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mercoledì 1 settembre 2010

COSE DELL'ALTRO MONDO...

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Probabilmente il nome di Peter Berlin non dice niente alla maggior parte di voi, anche se vi sto parlando di una delle icone gay più note degli anni '70 e '80, se non altro al di fuori dell'Italia. Infatti, se in quegli anni dalle nostre parti i gay seguivano tutt'altro genere di icona (da Mina a Raffaella Carrà, passando per Renato Zero), in buona parte del mondo occidentale Peter Berlin - col suo caschetto biondo - era diventato la grande icona omoerotica di quel periodo.
Questo perchè nella vita era esattamente come appariva in foto: un manifesto della nuova emancipazione sessuale dei gay di quel periodo. Infatti dalla natia Polonia seguì la sua famiglia in Germania, dove iniziò la sua carriera di illustratore, stilista, modello e fotografo (usando come principale modello sè stesso), iniziò poi a spostarsi nelle grandi città europee per coltivare la sua passione per l'arte... E per il sesso libero. Alla fine degli anni '60 trascorse diverso tempo a Roma, ma evidentemente non era la sua città ideale, perchè ben presto emigrò a New York e da lì a San Francisco, dove trovò un terreno particolarmente fertile, per la sua arte e per la sua libidine...
Ben presto Armin Hagen Freiherr von Hoyningen-Huene (questo era il suo vero nome) divenne uno dei catalizzatori della rivoluzione sessuale della San Francisco di quegli anni, al punto da diventare protagonista del primo vero film erotico a tema leather ( Nights in Black Leather, del 1973)... Che lo consacrò definitivamente, trasformandolo nella musa ispiratrice di dozzine di illustratori omoerotici, tra i quali spiccava lo stesso Tom of Finland...La sua fama divenne talmente grande che il suo eco giunse anche in Italia, seppur stravolto ad uso e consumo della ristretta mentalità che (allora come oggi) rende tale il nostro paese. Infatti fu proprio sulle fattezze di Peter Berlin che venne creato MACHO, titolare di una serie di fumetti porno pubblicati (e sceneggiati) da Renzo Barbieri verso la metà degli anni '80. Bruno Marraffa disegnò per circa un anno questo fumetto delirante, evidentemente ispirato da film cruenti e spietati come Cruising (1980) e Arancia Meccanica (1971), che ben poco avevano a che fare con il vero immaginario gay (erotico e non). Macho, tanto per intenderci, era uno scaricatore di porto olandese, bisex e con una spiccata propensione allo stupro anale, che si muove fra nazi-skin, dominatrici sado-maso e bande di motocilclisti arrapati, prediligendo il sesso animalesco e totalmente fine a sè stesso. Violentissimo e contraddistinto da un gergo così truzzo che più truzzo non si può, Macho andrebbe ricordato anche per i titoli trash con cui appariva in edicola: Uccelli da rogo, Il tempo delle pere, Pompelmo Meccanico, Un pacco bello, L’Homo-Lupo, Nick dal Palo Freddo, Mazza Padrona…E via dicendo. Così, mentre da noi Peter Berlin (probabilmente ignaro di tutto) contribuiva indirettamente a confermare pregiudizi e inesattezze (attraverso disegni non proprio eccelsi), altrove contribuiva ad elevare l'immaginario omoerotico dei gay di mezzo mondo (continuando ad ispirare le raffinate matite di artisti di seria A come Tom of Finland)...
Considerando la situazione italiana di oggi è proprio il caso di dire che il buon giorno si era visto dal mattino. La cosa interessante è che il mito di Peter Berlin è ancora molto sentito, e nel 2005 gli è stato dedicato anche un signor documentario, che peraltro ha vinto una discreta quantita di premi al festival del cinema di Berlino (qui sotto vedete la copertina)...
Perchè parlo di Peter Berlin proprio adesso? Beh... Il fatto è che, girovagando per internet, mi sono imbattuto casualmente in una lunga intervista che il signor Peter Berlin (ormai sessantottenne rampante) ha rilasciato ad una emittente radiofonica di LOS ANGELES (L.A. TALK RADIO) qualche giorno fa... Se conoscete l'inglese consiglio anche a voi di ascoltarla CLICCANDO QUI.
Ovviamente si tratta di un appuntamento fisso dedicato alla comunità GLBT, che di volta in volta affronta nuovi temi e offre approfondimenti inediti, ma il punto è un altro. Anche noi abbiamo qualche trasmissione radiofonica che affronta temi legati all'omosessualità (come ad esempio la storica l'altro martedì su Radio Popolare) e persino una radio gay in streaming (Radio DEEGAY), ma ascoltando il programma in cui veniva intervistato Peter Berlin... Beh... Diciamo che la differenza si sente, e si sente tutta, e non solo perchè negli USA non si fanno problemi a mettere su un piedistallo un personaggio come Peter Berlin. Probabilmente la responsabilità non è tanto delle radio in sè, quanto del fatto che dalle nostre parti le radio gay risentono ancora dell'impostazione molto arretrata e superficiale della stessa comunità gay italiana. Anche la sola differenza fra la preparazione di Terry LeGrand, che conduceva l'intervista a Peter Berlin, e quella di un qualsiasi conduttore radiofonico delle radio gay italiane (passate e presenti) è qualcosa di semplicemente ABISSALE... E probabilmente anche questo vuol dire qualcosa.
Non sarebbe ora di prenderne atto e correggere il tiro?

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