SE COMPRI SU AMAZON.IT PASSANDO DA QUESTI LINKS RISPARMI E SOSTIENI QUESTO SITO!

Libri o fumetti in inglese? Qui niente spese di spedizione e dogana, solo sconti pazzi!

VUOI AGGIUDICARTI UN DISEGNO ORIGINALE DI WALLY RAINBOW?

Vuoi seguire questo blog dalla tua e-mail? Inserisci il tuo indirizzo!

giovedì 16 agosto 2018

SPUNTI DI CRONACA

Ciao a tutti, come va?

Per il post di oggi ho pensato che fosse il caso di partire da un fatto di cronaca di cui si è molto parlato anche in Italia, seppur con qualche giorno di ritardo, tant'è che nel frattempo c'è stato anche il tempo di organizzare una manifestazione di solidarietà in Belgio, dove si è consumata la vicenda.

Mi riferisco all'aggressione omofoba subita dal fumettista Mauro Padovani e da suo marito Tom Freeman nella cittadina di Gand, ad opera dei suoi vicini di casa (che però non sono belgi, ma bulgaro/ucraini). All'indomani di questa vicenda, che si qualifica da sola, Mauro Padovani ha scelto di condividere sui social le immagini scattate poco dopo, con la testa immersa in un lago di sangue, e successivamente la stampa ha riportato l'accaduto con dovizia di particolari. E questa volta la notizia ha avuto anche una grande eco sui media italiani, e persino sui siti che si occupano di fumetti e derivati (anche se, in realtà, ne hanno parlato solo alcuni, ma considerando la situazione di partenza è già qualcosa).

Ovviamente massima solidarietà alle due vittime, e speriamo che possano riprendersi (in tutti i sensi) quanto prima.

Questa notizia, però, mi ha offerto qualche spunto di riflessione collaterale abbastanza interessante. Io avevo conosciuto Mauro Padovani in occasione di una mostra che avevo organizzato a Genova in occasione del Pride Nazionale del 2009. Si chiamava Arcobaleni fra le Nuvole (CLICCATE QUI), e mi sembra che siano passati secoli... Secoli nei quali tutte le buone premesse di quell'evento sono andate un po' a farsi benedire. Nel senso che, per dare un po' di reale visibilità al concetto di fumettista associato alla parola gay, in Italia e al di fuori di una parte - molto risicata - del mondo gay, è stato necessario aspettare l'aggressione a Mauro Padovani... Che tra l'altro al TG1 ha mostrato la sua libreria con il suo Winter's Moon e Gengoroh Tagame in bella vista...

Oltretutto penso che sia stata la prima volta che ho sentito così spesso la parola "fumettista" pronunciata in televisione... O forse addirittura è stata la prima volta che in televisione ho sentito il termine "fumettista" in assoluto, anzichè "disegnatore di fumetti" o simili. E credo che comunque sia stata la prima volta in assoluto che l'opinione pubblica sia stata messa di fronte al fatto che esistono fumettisti omosessuali, e per giunta sposati. Magari può sembrare una questione da poco, ma forse tanto da poco non è. Perchè ha dimostrato quanto una realtà a suo modo ovvia e banale, in senso buono, finora sia sempre stata ignorata e/o tenuta ai margini. Anche dallo stesso mondo del fumetto, tant'è che per diventarne consapevole ha dovuto essere messo di fronte a qualcosa di obbiettivamente scioccante... Tipo le foto di Mauro Padovani sanguinante, che sembrava uscito da uno dei suoi fumetti più truculenti.

E tutta questa vicenda, al di là di quello che rappresenta in quanto tale, ha probabilmente messo in evidenza quanto sia anomalo parlare di fumetti e gay nello stesso momento, perlomeno dalle nostre parti. E forse anche quanto è diventato anomalo parlare di fumetti in generale, a meno che non siano supportati da qualche film in uscita o da qualche caso editoriale (possibilmente con risvolti politici)... Tant'è che, ripeto, solo in questa occasione mi sono accorto di quanto mi sembrasse strano sentire la parola "fumettista" pronunciata in televisione.

E questo mi ha portato ad una seconda riflessione. Mauro Padovani, negli ultimi anni, ha dovuto un po' accantonare la sua carriera di fumettista. Infatti adesso si mantiene facendo il benzinaio (e prima faceva l'idraulico).

Forse è dipeso anche dal fatto che i suoi fumetti sono sempre stati di quelli che non conoscono mezze misure. Può piacere o può non piacere, ma sicuramente non si può dire che abbia remore quando deve spazio a scene di sesso, violenza, splatter e tutto il resto. E infatti mano mano che in Italia il fumetto popolare chiudeva le porte a questo genere di contenuti, e man mano che le fumetterie perdevano il loro ruolo di riferimento per autoproduzioni e fumetti davvero alternativi (mentre venivano colonizzate dai prodotti "per collezionisti" degli editori più importanti), autori come Mauro Padovani hanno avuto sempre meno occasioni per farsi conoscere... Fino a scomparire gradualmente dalla scena. Anche se, paradossalmente, in Belgio (dove si è trasferito da cinque anni, quando già aveva messo un po' da parte le sue aspirazioni fumettistiche) gli veniva ancora dato spazio in qualche modo, anche in qualche antologia...

E questo mi ha portato a tutta una serie di riflessioni collaterali. La prima delle quali è: quando è successo che il mondo del fumetto, quello vero, è davvero uscito dall'ambito delle cose di cui si parla? Quando ha iniziato a perdere la connotazione più sperimentale e innovativa, perlomeno in edicola? Perchè siamo arrivati al punto in cui si parla di "fumettisti" solo in occasione di fatti di cronaca o, al limite, di fumetti di denuncia sociale o di casi editoriali che col fumetto in senso lato non hanno poi molto a che spartire? Sicuramente le alternative in fatto di entertainment, in particolare dopo la diffusione di internet, hanno fatto molto. Soprattutto per quel che riguarda le giovani generazioni. Tuttavia dargli tutta la colpa non avrebbe molto senso, e basterebbe guardarsi un po' attorno per capirlo.

Faccio qualche esempio relativo agli ultimi giorni.

Il 14 agosto sono andato al multisala per vedere il nuovo film di Ant-Man, un personaggio MARVEL che fino a pochi anni fa era un perfetto sconosciuto per il grande pubblico. Poi ai MARVEL STUDIOS ne hanno intuito il potenziale, lo hanno reinventato e ritoccato a dovere, e lo hanno riproposto con un buon successo. Io sono andato al secondo spettacolo e sono arrivato un po' in anticipo, così ho potuto vedere il pubblico che usciva dalla proiezione precedente. Ora: anche se era il 14 agosto un terzo del pubblico era composto da bambini e bambine, un altro terzo da under 18 o giù di lì e il restante terzo da adulti (nerd o genitori che accompagnavano i figli). Considerando che era un infrasettimanale e che il prezzo era pieno se ne possono dedurre varie cose. La prima è che i supereroi piacciono ai giovani, perlomeno al cinema, e la seconda è che i suddetti giovani un po' di disponibilità economica ce l'hanno ancora...

Eppure, proprio in questi giorni, dalla Panini è arrivata la notizia che gli albi di supereroi che arriveranno in edicola passeranno a 24 pagine per due euro (con una sola storia per albo), e che ci sarà un taglio generale dei titoli... Ampliando nel frattempo le uscite dei brossurati in fumetteria e dei cartonati (anche nelle librerie di varia). Qualcosa, evidentemente, non torna. Anche perchè le edicole sono ancora un canale distributivo con un grande potenziale (anche se si sono ridotte di numero e tutto il resto), e di sicuro hanno un pubblico occasionale più ampio rispetto alle fumetterie e alla maggior parte delle librerie (dove comunque la gente non è ancora abituata a cercare o ordinare fumetti, peraltro in versioni molto costose).

Ovviamente il motivo principale del riassetto editoriale della Panini, scuse a parte, è che i supereroi in edicola non tirano più come una volta, e sarebbe davvero molto interessante analizzare i motivi di questa situazione paradossale (ovviamente parlo dell'Italia, perchè altrove le dinamiche sono diverse). Visto che, ad esempio, personaggi come gli AVENGERS o lo stesso ANT-MAN non sono mai stati così popolari presso il grande pubblico del nostro paese. E il problema a monte non è certo la veste editoriale o l'edicola in quanto tale, ma la promozione e l'accessibilità di un contenuto che solo parzialmente può essere sovrapposto a quello dei film (anche quando riprende pari pari i titoli delle saghe fumettistiche come CIVIL WAR o INFINITY WAR)... E che quindi meriterebbe di essere proposto e curato in modo tale da sfruttare al meglio i film di supereroi, invece di trasformarli nel suo peggiore nemico.

Cosa che però non è avvenuta, e continua a non avvenire. Trasformando sempre di più i fumetti di supereroi in prodotti per collezionisti o nerd all'ultimo stadio. E mettendoli in secondo piano (nella migliore delle ipotesi) rispetto ai film che hanno ispirato. E tutta questa situazione sta facendo in modo che i fumetti di supereroi, semplicemente, escano dal campo visivo del grande pubblico... A differenza dei film derivati.

Sempre in questi giorni la Bonelli ha annunciato la chiusura anticipata del progetto 4HOODS in edicola, dopo soli sei numeri. Personalmente la cosa non mi stupisce affatto: si trattava di qualcosa che nasceva giusto per capitalizzare quelli che, molto superficialmente, erano considerati gli interessi dei giovanissimi di oggi... Senza che dietro ci fosse una vera sintonia con la fascia di pubblico a cui era destinato il tutto.

Alla fine gli unici giovanissimi che lo leggevano, evidentemente, erano quelli che erano sollecitati dai genitori che già seguivano le produzioni della casa editrice e gli ideatori del progetto.

D'altra parte, per interrompersi solo al sesto numero (quando c'erano ancora centinaia di pagine pronte per la pubblicazione), questa serie doveva vendere davvero molto poco. Però anche questa volta la colpa non era del progetto o dell'approccio in sè, a quanto pare, ma del modo in cui è stato promosso il tutto (CLICCATE QUI)... Il che, in effetti, suona tanto come uno scaricabarile.

Al momento non mi pare che ci siano dati ufficiali sull'andamento degli altri prodotti YOUNG della Bonelli, ma la sensazione - e le voci di corridoio - non parlano di un successo straordinario... E il fatto che si sia reputato necessario dedicare l'ultimo color fest di Dylan Dog al lancio della serie CREEPY PAST non promette granchè bene... Anche perchè, fra le righe, è un po' come ammettere che per stare a galla si spera di agganciare un po' di lettori di Dylan Dog (magari pensando, erroneamente, che l'horror sia un genere anagraficamente trasversale a prescindere), perchè evidentemente si teme già di non coinvolgere abbastanza giovanissimi...

E forse fanno bene a temerlo, perchè effettivamente di questo CREEPY PAST non sta parlando proprio nessuno... E se cercate delle recensioni su YOUTUBE, a distanza di quattro mesi dal debutto della serie, trovate solo quelle fatte da dei nerd perlopiù intorno alla trentina (che tra l'altro raccontano di come gli ricorda MONSTER ALLERGY, e considerando la fine che ha fatto quella serie anche questo non è esattamente un buon segno). Comunque, siccome due più due fa sempre quattro, direi che tornerò presto a parlare di tutta questa faccenda... Anche perchè la pagina facebook ufficiale della serie - dopo quattro mesi - ha meno di 2000 like, mentre sui social che sono più usati dai giovani la Bonelli non sta promuovendo in maniera diretta nessuno dei suoi prodotti YOUNG...

Comunque è interessante anche il fatto che, per giustificare certi insuccessi, si finisca sempre per parlare di "tendenze di mercato", che però sono le stesse che continuano a premiare lo Scottecs Megazine di Sio...

Quindi forse il problema non sono le tendenze di mercato in quanto tali, ma il fatto che si sia perso il contatto con i gusti del pubblico reale, e in particolare con quello giovane... Visto che gli si propinano cose che erano, forse, adeguate ai giovani di dieci, venti o trenta anni fa... Per poi lamentarsi se non hanno la presa sperata sul pubblico di oggi. Che, ad esempio, ha molta più famigliarità col concetto di "gay" rispetto a qualche anno fa, ma che a quanto pare si continua a ritrovare produzioni che in edicola lo considerano un tabù...

Quindi, tirando le somme, il fatto che per vedere nella televisione italiana un "fumettista gay" sia stato necessario aspettare una pesante aggressione omofoba non dovrebbe stupire più di tanto. Quello che stupisce è che il mondo del fumetto italiano stia continuando a giocare così male le sue carte (soprattutto in edicola), adducendo poi vagonate di giustificazioni che hanno poco e niente a che fare con il vero problema.

E cioè che, da venti o trent'anni almeno, il settore è finito nelle mani di curatori editoriali che - a suo tempo - si sono fatti largo partendo dalla loro esperienza personale di lettori/collezionisti/autori, e che per una serie di motivi (che sarebbe troppo lungo affrontare qui) hanno finito per perdere il contatto con la realtà circostante (e in particolare con quella giovanile), che nel frattempo si è evoluta a ritmi sempre più serrati. E poichè la concorrenza è progressivamente diminuita questi soggetti difendono la loro posizione con le unghie e con i denti, favorendo un sistema che li mantiene al sicuro e impedisce un sano ricambio generazionale. Non è solo un problema del fumetto (avete mai notato quanti programmi radiofonici "giovani" sono gestiti da ultracinquantenni?), ovviamente, ma diciamo che nell'ambito dell'entertainment in generale diventa particolarmente evidente.

E così ci si ritrova alle prese con idee, contenuti, formule editoriali e strategie promozionali che hanno fatto il loro tempo ancora prima di essere proposte al grande pubblico... E che magari fanno presa solo su altri appassionati, possibilmente con un background simile a quello di chi elabora questi prodotti, ma non sul gigantesco pubblico potenziale che è cresciuto con i canali tematici per ragazzi, che si informa tramite i social o che - più banalmente - è una fans sfegatato dei film MARVEL fin da piccolo senza averne mai letto un fumetto in vita sua.

Quindi se negli anni Settanta e Ottanta, e nei primi anni Novanta, le redazioni delle case editrici pullulavano di collaboratori e autori molto giovani, e le vendite andavano decisamente meglio, forse non dipendeva solo dal fatto che non c'era internet. D'altra parte se in quel periodo si fossero presentati stuoli di cinquanta/sessantenni - o anche solo ultraquarantenni senza esperienza nei fumetti per ragazzi - convinti di sapere quali erano le idee migliori da proporre ai giovani, probabilmente sarebbero stati riaccompagnati alla porta senza tanti complimenti... O perlomeno li si sarebbe testati PRIMA di affidargli un progetto sul lungo periodo, con relativi investimenti economici.

Questo, però, non avviene più.

E se poi tutto il settore diventa sempre più autoreferenziale e isolato dal mondo reale (quello dove esistono anche le tematiche gay e i fumettisti gay), tutto il resto viene da sè.

Alla prossima.

Ti piace questo BLOG e vuoi manifestare il tuo apprezzamento? Vuoi sostenerlo? Vorresti offrirmi un caffè ogni tanto? Se ti va puoi cliccare sul tasto che vedi qui sotto e seguendo le indicazioni puoi fare una microdonazione :-)

Buy Me a Coffee at ko-fi.com

giovedì 9 agosto 2018

DIETRO LE QUINTE...

Ciao a tutti, come va?

Anche in agosto le notizie e le news LGBT che coinvolgono il mondo del fumetto e dell'immaginario pop non mancano... Negli ultimi giorni, ad esempio, si è parlato molto della scelta dell'attrice lesbica dichiarata Ruby Rose Langenheim per il ruolo di Batwoman nel serial di prossima produzione per il canale CW...

Considerando che parliamo di un'attrice che ha fatto coming out a 12 anni (e che ha già interpretato altri ruoli "lesbici"), direi proprio che è stata mantenuta la promessa di scegliere un'interprete realmente lesbica per la prima supereroina lesbica titolare di un serial TV... Che tra l'altro ha dei lineamenti molto simili a quelli del personaggio che dovrà portare sullo schermo.

Ovviamente qualche polemica non poteva mancare (qualcuno la ritiene troppo mingherlina per il ruolo, ad esempio), ma a questo punto non ci resta altro che aspettare per vedere quale sarà il risultato finale.

In compenso ci sono altri tipi di notizie, che ufficialmente non riguardano il mondo del fumetto, che in questi giorni sono state ampiamente sottovalutate... Anche se in realtà potrebbero dimostrare che dietro al mondo del fumetto, perlomeno negli USA, si muovono tutta una serie di interessi collaterali che possono determinarne le scelte e le strategie...

Notizie come, ad esempio, il giuramento del 30 luglio scorso di Robert Wilkie come capo del Dipartimento per i Veterani degli Stati Uniti... Grazie alla calda raccomandazione di alcuni consulenti esterni molto influenti.

Cosa c'entra il suo giuramento col mondo del fumetto, e con le tematiche LGBT di cui si occupa questo blog di solito? Siccome anche la politica americana è discretamente contorta cercherò di ridurre la questione ai minimi termini.

Anche se, per ragioni di immagine, Stan Lee viene sempre presentato come nume tutelare e pilastro fondante della MARVEL ENTERTAINMENT (nonostante i suoi 95 anni e i suoi vari problemi di salute, e non solo), la triste realtà è che l'azienda (pur rilevata dalla Disney) ha un azionista di maggioranza/Presidente che si chiama Isaac Perlmutter... E ce l'ha dal 2005. Ne ho parlato in diverse occasioni, ed essendo una figura abbastanza opaca e non proprio progressista non ne ho parlato proprio benissimo, citando anche degli episodi non proprio edificanti, e dai risvolti omofobi, che lo hanno visto protagonista (CLICCATE QUI).

Isaac Perlmutter è un noto sostenitore di Donald Trump, per la cui campagna contribuì circa un milione di dollari (anche se figurarono come una donazione ad una delle sue fondazioni)... E siccome in certi ambienti un milione di dollari non si offre solo per una questione di principio, Isaac Perlmutter manifestò apertamente il suo interesse per il Dipartimento dei Veterani, e venne paparazzato in diverse occasioni mentre discuteva di questo argomento con il futuro Presidente.

Ufficialmente non gli vennero dati degli incarichi all'interno di quel Dipartimento, ma una recente indagine del sito Propublica (CLICCATE QUI), ha messo in luce il fatto che Donald Trump avrà pure tanti difetti, ma non è un ingrato. Molto in sintesi: ora Isaac Perlmutter, assieme a due suoi uomini di fiducia (il Dr. Bruce Moskowitz e l'Avvocato Marc Sherman), formerebbe un triumvirato di consulenti esterni per il Dipartimento dei Veterani, che avrebbe uno spropositato potere decisionale all'interno di questa struttura, che ovviamente muove parecchi soldi. A partire da quelli delle assicurazioni sanitarie e dell'assistenza medica, passando per quelli delle spese legali e arrivando anche a cose più banali come i servizi che si rivolgono nello specifico alla categoria dei veterani (come ad esempio alcune App per gli smartphone). Per non parlare di eventuali sponsorizzazioni di aziende esterne, e via dicendo.

Secondo Propublica, quindi, Perlmutter e soci avrebbero girato il tutto a proprio vantaggio, facendo licenziare o sostituire i referenti del Dipartimento che non assecondavano le loro richieste o che non erano in linea con i loro suggerimenti, molto spesso finalizzati ad agevolare amici o amici di amici. In cambio di cosa non si è ben capito, ma il sospetto di reciproci favori insinuato fra le righe è abbastanza chiaro... Anche perchè il Dipartimento firma contratti nell'ordine dei 10 MILIARDI di dollari l'uno...

Comunque, stando a quanto riferisce chi lavora nel Dipartimento, ora Isaac Perlmutter (Ike per gli amici) è diventato il principale riferimento di Donald Trump per il Dipartimento dei Veterani, e il Presidente gli avrebbe dato carta bianca fino al punto di consentirgli di avere l'ultima parola nella selezione e nella raccomandazione delle più alte cariche della struttura.

Quindi è abbastanza evidente che, in una situazione del genere, non sarebbe del tutto insensato ipotizzare che Isaac Perlmutter avesse sollecitato anche gli uffici della MARVEL ad avere un approccio più filo governativo, marginalizzando i contenuti (e i dipendenti) che rappresentavano delle minoranze che non erano viste di buon occhio da chi risiede attualmente alla Casa Bianca. Anche perchè, in un eventuale piano finalizzato ad ottenere i maggiori benefici possibili da questa situazione, è abbastanza evidente che dovrebbero rientrare anche i fumetti della MARVEL, che in questo caso possono essere valutati come un ottimo biglietto da visita.

E mettendo insieme i pezzi del puzzle verrebbe da pensare che alcuni degli episodi che sono successi dalle parti della MARVEL negli ultimi tempi (CLICCATE QUI) non sono stati proprio delle coincidenze.

Tutto complottismo? Negli USA ogni 11 Novembre si festeggia il Giorno del Veterano, e nel 2017 Isaac Perlmutter ha lavorato per far partire una campagna per la prevenzione dei suicidi dei veterani di guerra (in collaborazione con la Johnson & Johnson, quella degli shampoo, e non era mai capitato che una ditta privata avesse questo ruolo)... Il lancio ufficiale della stessa, avvenuto il 7 novembre, si è tenuto alla Borsa di New York con lo staff del Dipartimento per i Veterani e un figurante di Capitan America palesemente imbarazzato...

E fra il pubblico c'era anche il caro vecchio Spider-Man... Se volete vedere il video integrale potete CLICCARE QUI.

Il tutto poteva anche essere considerato una semplice trovata di marketing (più o meno accettabile), se non che - *MAGICAMENTE* - pochi giorni dopo è stato rimosso dal suo incarico Axel Alonso, che ricopriva il ruolo di Direttore Editoriale della MARVEL dal 2011... A a tutt'ora le vere ragioni non sono mai state chiarite. Di certo è abbastanza curioso che questo allontanamento sia avvenuto proprio nel momento in cui l'affermazione di Isaac Perlmutter presso il Dipartimento dei Veterani entrava in una nuova fase, che coinvolgeva direttamente anche i personaggi MARVEL...

Forse a quel punto un Direttore Editoriale di origine messicana era diventato sconsigliabile per le aspirazioni e le esigenze di immagine dell'azionista di maggioranza dell'azienda, che a quanto pare cena regolarmente con un Presidente degli Stati Uniti che ha sempre sognato un muro per separare il Messico dagli USA? Forse ci sono state delle pressioni dall'alto e lui non era più disposto ad assecondarle tutte?

Chissà...

Ovviamente prove non ce ne sono, però qualche sospetto è legittimo... Anche perchè, sempre secondo Propublica, l'iniziativa per il Giorno del Veterano aveva iniziato ad essere pianificata a partire dal febbraio del 2017, e guardacaso il giro di vite della MARVEL sulle minoranze etniche e sessuali ha avuto inizio a partire dall'aprile di quell'anno (CLICCATE QUI)... Ed è culminato proprio con la sostituzione di Axel Alonso...

Sarà stato tutto un caso?

Da questo momento in poi, comunque, potrebbe essere molto interessante fare un parallelo fra quello che succede dalle parti della MARVEL e le attività del Dipartimento per i Veterani USA... Giusto per curiosità.

Ti piace questo BLOG e vuoi manifestare il tuo apprezzamento? Vuoi sostenerlo? Vorresti offrirmi un caffè ogni tanto? Se ti va puoi cliccare sul tasto che vedi qui sotto e seguendo le indicazioni puoi fare una microdonazione :-)

Buy Me a Coffee at ko-fi.com


martedì 7 agosto 2018

MOLTO INTERESSANTE...

Ciao a tutti, come va?

Neanche a farlo apposta è circolata da poco una notizia bomba lanciata dalla casa editrice Bonelli, e così - anche se ne avevo parlato di recente - mi ritrovo a metterla ancora al centro di uno dei miei post...

Tutto parte da questo comunicato stampa:

"Milano, 3 Agosto 2018 –Sergio Bonelli Editore S.p.A., l’editore italiano leader di mercato nel settore dei fumetti, ha annunciato oggi la creazione di Bonelli Entertainment, “braccio produttivo” della Casa Editrice nato con lo scopo di sviluppare progetti cinematografici e televisivi basati sui propri personaggi e sulle proprie storie originali.

La nuova unità sta attualmente sviluppando una serie TV horror live-action di 10 episodi basata su Dylan Dog, l’ “Indagatore dell’Incubo”, e sono allo studio progetti per cinema e TV che coinvolgeranno Martin Mystère, Mister No, Dampyr, Dragonero, Il Confine e l’universo legato a Nathan Never, così come altri personaggi e nuove property.

Dylan Dog, creato da Tiziano Sclavi, è uno dei brand di maggior successo nella storia della Sergio Bonelli Editore; fu lanciato nel 1986 e da allora sono stati pubblicati oltre 500 differenti episodi a fumetti. La diffusione lifetime ha superato le 50 milioni di copie, facendo di Dylan uno degli eroi di carta a maggior diffusione in Italia, da sempre.

Dylan Dog è uno di quei rari fenomeni che riescono a coniugare un vasto pubblico, un seguito di culto (Dylan ha ispirato festival e fan-film, come il Dylan Dog Horror Fest che nei primi anni '90 ha avuto centinaia di migliaia di partecipanti), con un alto apprezzamento sia da parte di critici letterari che intellettuali.

Dylan Dog, l'unico Indagatore dell’Incubo, è inglese, poco più che trentenne, vive nella Londra contemporanea e, come investigatore privato, accetta solo casi "strani", soprannaturali e inquietanti. Le sue avventure, molto cinematografiche e dalla forte connotazione romance, hanno a che fare sia con mostri, fantasmi, vampiri, lupi

mannari e zombi, che con un universo surreale e fantastico.

Il fumetto di Dylan Dog, è stato distribuito in 30 paesi e attualmente è venduto in 11 nazioni.


"Una delle principali priorità dell’unità produttiva Bonelli Entertainment –dichiara Davide Bonelli, Presidente di Sergio Bonelli Editore S.p.A.– è quella di sviluppare nuovi modi per permettere al pubblico di conoscere i nostri personaggi più famosi e iconici, ma anche le proposte più recenti e quelle inedite ancora in lavorazione, su qualsiasi piattaforma. Stiamo investendo nella produzione di contenuti originali e spettacoli di alta qualità come la serie live-action su Dylan Dog, prendendoci cura dei nostri personaggi più amati, e al tempo stesso elevando i nostri fumetti verso nuove esperienze e vette, con idee innovative”.
Il comunicato è stato fatto girare anche in inglese, ed è stato ripreso anche da Variety (CLICCATE QUI) e dal sito specializzato in horror Bloody Disgusting (CLICCATE QUI). Da notare che in entrambi i casi il comunicato è stato ripreso citando l'imbarazzante film del 2011 prodotto negli USA, che probabilmente è diventato un piccolo cult del trash (e infatti la Bonelli NON lo ha citato nel comunicato), nonchè uno dei principali motivi per cui Variety e Bloody Disgusting hanno ripreso la notizia, probabilmente.

In compenso Variety ha riportato in esclusiva un intervento di Vincenzo Sarno (foto sotto), a capo del neonato ufficio Bonelli Entertainment, secondo cui, ora che la casa editrice è tornata in possesso di tutti i diritti multimediali dei propri fumetti, e ne ha ripreso il controllo, “l'essenza dei suoi personaggi resterà intatta”. I noltre ha precisato che “Dylan Dog” si sta sviluppando come "una stagione di 10 episodi, basata sulle storie dell’investigatore del paranormale inventato da Tiziano Sclavi che insieme al suo fidato compagno Groucho si trova ad indagare sul mondo bizzarro e paranormale che circonda Londra, fatto di mostri, vampiri e lupi mannari."

Sul sito Bonelli (CLICCATE QUI) si legge poi che ogni episodio durerà 50 minuti, che la maggior parte degli episodi saranno autoconclusivi, ma che alcune sottotrame si svilupperanno lungo tutta la serie. E se il genere sarà senza dubbio l'horror, non mancheranno di certo la commedia, l'azione e le relazioni sentimentali. Più in generale, non mancherà la profondità del protagonista, che è sempre stata fondamentale nell'apprezzamento del grande pubblico alla serie.

Vincenzo Sarno ha poi confermato che gli altri progetti che Bonelli ha in sviluppo sono una serie tv fantascientifica su Nathan Never, una serie avventurosa dedicata a Mister No, la serie su Dampyr ed un adattamento animato di Dragonero in sviluppo presso RAI. Anche Il Confine e Martin Mystère avranno presto un adattamento. Il Confine (progetto ancora molto misterioso, che non ha visto la luce nemmeno a fumetti) sarà una co-produzione con la Lucky Red di Andrea Occhipinti.

Dal canto suo il direttore editoriale Michele Masiero è intervenuto rivelando che "tutte le serie avranno punti di contatto che gli permetteranno di poter in alcuni casi fare degli spin off. Infatti, Dylan Dog introdurrà le possibili serie su Mister No e su Martin Mystère. Inoltre conferma che le serie adatteranno storie che possano funzionare sia sulla carta stampata che sullo schermo."

Come precisato da Wired (CLICCATE QUI), la Bonelli ha anche dichiarato che sono in corso trattative con realtà italiane e internazionali, comprese le grandi piattaforme di streaming, per trovare partner produttivi con cui unire le forze.

In realtà, considerando che al momento i progetti sono solo in fase di perfezionamento e si cercano partner (presumo anche economici), viene un po' il sospetto che questo annuncio roboante - diffuso tra l'altro in spazi abbastanza rinomati - serva appunto per garantire la serietà di chi lo ha fatto e per sollecitare i suddetti partner potenziali a prendere una decisione positiva in merito.

Ad ogni modo perchè ne parlo su questo blog, vi chiederete voi?

Alcune considerazioni preliminari: i personaggi Bonelli (o perlomeno tutti quelli citati nel comunicato) NON sono collocati in Italia. Da una parte per l'irrefrenabile fascino della location esotica/straniera, e dall'altra per evitare riferimenti troppo diretti alla situazione del nostro paese (con conseguente rischio di polemiche, strumentalizzazioni, querele o altro). Inoltre, in alcuni casi, sono collocati in altre epoche (Mister No negli anni Sessanta e Nathan Never un centinaio di anni nel futuro).

Quindi per essere realizzate in maniera credibile dovrebbero essere girate, almeno in parte,  a Londra (Dylan Dog), nella foresta amazzonica (Mister No), nell'Europa dell'Est in diverse epoche storiche (Dampyr), in un futuro ipertecnologico (Nathan Never) e in giro per il mondo (Martin Mystère)... Gli unici che hanno vissuto ANCHE avventure italiane per un certo periodo sono stati Dampyr e Martin Mystère, ma realizzare le loro eventuali serie utilizzando SOLO location italiane/contemporanee probabilmente li snaturerebbe e non sarebbe un gran biglietto da visita.

In ogni caso già solo girare una serie a Londra, come la serie di Dylan Dog ormai data per certa, richiederebbe un investimento produttivo importante (soprattutto adesso che è in fase di Brexit), che si va ad aggiungere a quello relativo alla post produzione, agli effetti speciali, alla scelta di un cast adeguato, alle sconografie e tutto il resto. Quindi - considerando che si parla di episodi di un'ora l'uno - il costo di produzione (se si volesse fare qualcosa di realmente competitivo) potrebbe arrivare facilmente a superare i 600.000 euro a episodio (che diventerebbero molti di più nel caso di altri personaggi fra quelli elencati). Senza contare la promozione e tutte le spese accessorie. Quindi è evidente che alla Bonelli servirebbero partner molto danarosi, a meno che non voglia ritrovarsi per le mani del materiale al cui confronto il film di Dylan Dog del 2011 sarebbe una pellicola da Oscar... Col risultato di affossare tutto il progetto sul nascere (e probabilmente non solo quello).

Anche perchè, piccolo dettaglio, quel film sarà stato anche inguardabile però venne a costare 20 milioni di dollari (ed era il 2011)... E questo, forse, può dare un'idea degli investimenti di cui si parla.

Un secondo dettaglio da valutare è il fatto che, a livello internazionale, i paesi in cui i personaggi Bonelli elencati vendono di più sono Turchia, Serbia e Croazia... E nessuna di queste nazioni è in grado di sponsorizzare produzioni televisive competitive a livello internazionale (anche se forse offrirebbero delle location interessanti a costi contenuti).

Quindi - escludendo RAI e MEDIASET (che da decenni non producono fiction live ispirate ai fumetti, e visti i pochi precedenti è molto meglio così) è abbastanza ovvio che in Bonelli cercheranno di avviare collaborazioni con SKY (ma sarà difficile, visto che è da quasi dieci anni che ha un serial di Diabolik in sospeso), Netflix o con qualche grande multinazionale dell'intrattenimento (magari sfruttando gli agganci della Panini in tutto il mondo? Chissà...).

E a quel punto, probabilmente, si manifesteranno alcuni problemi.

A partire dal fatto che i personaggi Bonelli non hanno mai fatto parte di un universo realmente coeso. Condiviso forse sì, ma coeso proprio no. O meglio: hanno interagito in alcune occasioni, ma quello che è successo su una serie non ha mai avuto reali ripercussioni sulle altre. Le scoperte di Martin Mystere sono mai entrate a far parte di una qualche cronologia ufficiale del "Bonelli Universe"? Le gerarchie vampiriche di Dampyr hanno mai fatto sentire il loro peso in Dylan Dog? Come si può creare un universo coerente in stile MARVEL senza snaturare il concept originale di personaggi che si muovono di fatto in una serie di realtà parallele, strafregandosene fondamentalmente gli uni degli altri?

Comunque il punto più importante è che, se pure un qualche colosso dell'intrattenimento fosse ingolosito dalla proposta e si rendesse disponibile, entrerebbe quasi certamente in conflitto con l'editore che detiene i diritti su Dylan Dog e soci su alcuni punti. Nel senso che sarebbe inconcepibile fare una trasposizione fedele di personaggi che, per risultare competitivi a livello di fiction, andrebbero necessariamente svecchiati, riveduti e corretti. In una parola rimaneggiati. E se  Netflix - per fare un esempio - ha ritenuto che fosse necessario compiere questa operazione con i personaggi MARVEL, lo riterrebbe ancora più necessario nel caso dei personaggi Bonelli (che tra l'altro, a differenza di quelli MARVEL, non hanno mai avuto un reale restyling dal momento della loro ideazione ad oggi).

E a quel punto la  Bonelli che potrebbe fare? Rifiutare tutte le proposte che arrivano fino a quando non si presenta quella che gli garantisce totale controllo sui personaggi? E se non arrivasse mai?

D'altra parte si sa già che la serie animata di Dragonero (26 episodi realizzati con RAI RAGAZZI), per poter entrare in produzione, ha subito varie modifiche rispetto al fumetto originale. Cosa che a suo tempo fu necessaria anche per Martin Mistery. A proposito: la Bonelli ha qualche diritto su quel personaggio? A questo punto viene proprio il sospetto di no, e verrebbe da pensare che all'epoca i diritti di sfruttamento fossero del solo Alfredo Castelli, il cui nome compare nella sigla di testa... Quindi gli eventuali diritti di Martin Mystère, ora, di chi sarebbero? MISTERY!

Comunque se nel caso delle serie animate certe operazioni potrebbero essere maggiormente tollerate dalla casa editrice, cosa accadrebbe se si ritrovasse con dei partner che esigessero delle virate in direzioni che la casa editrice non ha mai considerato (o voluto considerare) per i suoi fumetti?

E qui arriviamo al dunque, e al motivo per cui tocco l'argomento su questo blog.

Nelle fiction di ultima generazione, quelle che vogliono avere un certo appeal sui giovani e sugli amanti di immaginario pop, le tematiche omosessuali non solo sono presenti in maniera sempre più frequente e disinvolta, ma iniziano anche ad essere portate avanti da personaggi ricorrenti o addirittura tramite quelli che compongono il cast regolare... E prossimamente faranno parte addirittura del background del/della protagonista (come nel caso di Batwoman). E queste tematiche vengono presentate, per forza di cose, in maniera moderna e gay friendly. Toccando direttamente anche una serie di sottotemi che, per esempio, Dylan Dog non ha mai osato toccare pur vivendo in una città come Londra. Una citta dove - tanto per dirne una - Scotland Yard ha la sua associazione di riferimento per i poliziotti gay, che marcia al Pride di Londra (in uniforme!) dal 2003, ma in cui Dylan Dog non si è mai imbattuto in un poliziotto o un agente omosessuale... Di altre minoranze sì, ma omosessuali proprio no.

Ora: se per ipotesi - ed è solo un'ipotesi - qualche produttore internazionale o qualche piattaforma streaming volesse impegnarsi per realizzare dieci puntate di Dylan Dog... O magari di Nathan Never... Potrebbe accettare a testa bassa l'approccio tradizionale della casa editrice a tutta la questione? Magari presentando i personaggi omosessuali nel suo classico stile e ficcandoli nelle tipiche situazioni deprimenti in cui li colloca tradizionalmente?

Avrebbe senso proporre al grande pubblico internazionale la Legs Weaver perennemente tormentata e depressa che si è vista negli ultimi anni, ad esempio?

Forse sbaglierò, ma mi sembra abbastanza improbabile. Però a quel punto sarebbe la casa editrice che dovrebbe scendere a compromessi, "tradendo" il suo patto di fedeltà con il suo pubblico tradizionale (e anche le dichiarazioni che sono circolate in questi giorni).

D'altra parte, per fare un esempio recente, su Netflix ha da poco debuttato la seconda serie ispirata dai romanzi di Anna dai Capelli Rossi... E chi di dovere ha pensato bene di inserire un'interessantissima sottotrama che coinvolge il migliore amico gay della protagonista (assente nei romanzi originali) e l'approfondimento delle vicende della ricca zia lesbica della sua migliore amica Diana... Riuscendo persino a trattare temi attuali come il bullismo omofobo, le coppie omosessuali di lungo corso e le leggi omofobe... E stiamo parlando di un serial su Anna dai Capelli Rossi...

Da dei personaggi come quelli della Bonelli, che hanno un target di pubblico più adulto, a rigor di logica un produttore internazionale si aspetterebbe dei serial TV che trattino l'argomento in maniera molto più esplicita e diretta...

Quindi sarà molto interessante vedere cosa succederà se e quando questo potenziale conflitto di interessi emergerà, anche perchè - se certe voci che circolano sono vere - può anche essere che in Bonelli si voglia investire una sostaziosa liquidità (ricomprando anche i diritti di personaggi precedentemente ceduti ad altri) in progetti multimediali proprio perchè le entrate dei fumetti sono in calo costante... E, finchè possono (e hanno ancora abbastanza soldi da investire), vogliono provare a trovare altri sbocchi a livello di entertainment.

Scelta legittima e comprensibile.

Ora bisognerà vedere cosa succederà quando scopriranno che in un certo ambiente non è affatto detto che abbiano ancora il coltello dalla parte del manico, soprattutto a livello internazionale... E quindi potrebbero anche prendere contatto con una realtà diversa da quella che si aspettavano, e che magari potrebbe anche spingerli a un più produttivo rinnovamento delle loro posizioni su tutta una serie di questioni...

Anche perchè l'alternativa potrebbero essere una serie di flop a catena, di cui sarebbe molto difficile intuire le conseguenze.

Chi vivrà vedrà.

Alla prossima.

Ti piace questo BLOG e vuoi manifestare il tuo apprezzamento? Vuoi sostenerlo? Vorresti offrirmi un caffè ogni tanto? Se ti va puoi cliccare sul tasto che vedi qui sotto e seguendo le indicazioni puoi fare una microdonazione :-)

Buy Me a Coffee at ko-fi.com

mercoledì 1 agosto 2018

PARLIAMO D'AMORE...

Ciao a tutti, come va?

Magari sarà solo una coincidenza, ma la mia teoria sull'aumento della quota lesbica nel fumetto popolare italiano - e in particolare bonelliano - durante l'estate sembra trovare ulteriore conferma anche nell'ultimo numero di Dylan Dog (il 383)... Quello con la copertina metallizzata e il tanto atteso soggetto scritto da Dario Argento... Tant'è che in questa storia di lesbiche non ne abbiamo una, non ne abbiamo due, ma bensì tre!

Curiosamente, in questo thriller in salsa paranormale (che prova a richiamare il primo grande successo di Dario Argento, e cioè il film Profondo Rosso del 1974), il fatto che i personaggi chiave siano tre lesbiche amanti del sadomaso non determina una loro rappresentazione necessariamente pietistica, drammatica, tormentata o funzionale a confermare determinati stereotipi... E il fatto che provino piacere sadomasochistico anche con partner di sesso maschile, in questo contesto, non ha implicazioni necessariamente eterosessiste.
Mi spiego meglio. Neanche tanto tempo fa ho passato un po' di tempo a parlare amabilmente di sadomaso con un autore di fumetti italiano molto ferrato sull'argomento (anche perchè lo vive dall'interno), e mi diceva che nell'ambiente sadomaso di un certo livello - quando si tratta di sadomaso duro e puro, e non di una questione estetica - il genere e l'orientamento sessuale sono dei concetti molto relativi.
Se poi al tipico lettore disinformato passa il messaggio che in questa storia ci sono lesbiche lussuriose che provano piacere ad essere frustate da Dylan Dog in quanto maschio, e non in quanto master, non è una responsabilità di Dario Argento... Che tra l'altro NON presenta il sadomaso come un disagio o una perversione, ma come un feticismo che è stato sdoganato dalla società e che può anche ispirare delle mostre d'arte fotografica.

Tantopiù che in questa storia gli unici amori dichiarati, e le uniche gelosie (che portano ad atti estremi), arrivano dalle tre lesbiche di cui sopra. C'è anche un bacio fra Dylan Dog e il fantasma della prima vittima, alla fine della storia, ma sembra più che altro un bacio di gratitudine... E probabilmente lo stile grafico di Corrado Roi, che delinea ragazze bellissime per cui essere lesbiche è assolutamente normale (e che una volta tanto non sembrano uscite da una clinica psichiatrica o da un tascabile porno) fa la sua parte...

Più o meno il contrario di quanto era avvenuto nel numero 348 (potete approfondire CLICCANDO QUI), che in effetti era la festa dello stereotipo. In realtà, essendoci di mezzo Dario Argento, il fatto che in questo albo non si stato utilizzato il tipico registro bonelliano in fatto omosessualità non dovrebbe stupire più di tanto. Dario Argento, nei suoi film, ha spesso cercato di inserire la rappresentazione dell'omosessualità come un elemento narrativo al pari degli altri e come una sfaccettatura della realtà... Ispirandosi anche a registi cult come Alfred Hitchcock.

Seppur con tutti i limiti del suo stile, di una persona della sua generazione, del contesto in cui si muoveva e della sua esperienza personale (che lo aveva messo in contatto con un ambiente omosessuale un po' circoscritto)...

Tant'è che in un'intervista del 1996 disse proprio:

 «Raccontare le storie dei diversi per me significa raccontare le vicende dei miei veri amici, dei parenti, delle persone che mi sono vicine»

 E nel 2011 ebbe modo di dire che:

«L’omosessualità era inesistente, non se ne parlava in famiglia. Però io ero fortunato perché la mia era una famiglia di cinema e come tale casa mia era continuamente frequentata da registi, scenografi, critici omosessuali. Però erano nascosti. Però mio padre e mia madre mi dicevano: “Quello è omosessuale, quello lì pure, quello è il suo fidanzato…”. Così per me era una cosa normalissima, tanto che poi quando ho cominciato a fare il cinema per me è stato normalissimo introdurre personaggi omosessuali nei miei film. Il film deve raccontare la vita, e se nella vita ci sono gli omosessuali perché non bisognerebbe raccontarli? E io li ho raccontati così come sono!»

O perlomeno come li aveva conosciuti lui. E infatti nel film Profondo Rosso, nonostante una certa tendenza ad associare l'omosessualità con vari tipi di patologie psichiatriche e luoghi comuni (cosa che peraltro era, ed è, abbastanza tipico di un certo tipo di thriller), il modo con cui veniva dato spazio all'argomento era tutto sommato progressista per l'Italia di quel periodo. Se volete approfondire meglio l'argomento dell'omosessualità in Profondo Rosso vi consiglio di leggere il mini saggio che trovate CLICCANDO QUI.

E a quanto pare l'approccio di Dario Argento, per quanto ormai datato sotto diversi punti di vista, resta ancora abbastanza progressista anche per gli standard di un albo popolare italiano, e in particolare per un albo Bonelli. E oltretutto, trattandosi di una storia di Dylan Dog, il fatto che tutte e tre le lesbiche in questione facciano una brutta fine non è nemmeno fuori luogo, tantopiù che solo una su tre dimostrerà di essere davvero disturbata e perversa... Provando, una volta tanto, che non c'è sempre un legame diretto fra l'omosessualità e la tendenza ad essere assassini psicopatici.

E questo mi offre lo spunto per affrontare un tema che mi sta abbastanza a cuore, e che è emerso durante una chattata con un collezionista/dipendente Bonelli qualche giorno fa. Secondo lui parto prevenuto, perchè quello che la casa editrice riserva ai personaggi omosessuali non è un trattamento diverso rispetto a quello che riserva ai personaggi eterosessuali, visto che in entrambi i casi c'è una certa tendenza a ripiegare sugli amori tormentati che finiscono in tragedia...

E mi ha fatto tutta una serie di esempi, che potete leggere anche voi qui sotto...





Niente da eccepire, direi. E devo ammettere che non avevo mai analizzato la questione da questo punto di vista. Quindi, se questa teoria fosse vera, il problema della rappresentazione dell'omosessualità in un certo tipo di fumetto sarebbe solo relativo agli stereotipi e alle connotazioni negative che caratterizzano i personaggi LGBT, ma non al fatto che le loro relazioni sentimentali finiscono in tragedia... Perchè, a quanto pare, nel fumetto popolare italiano ci sarebbe questa lunga tradizione di amori che finiscono male a prescindere. Nessun accanimento o approccio omofobo-friendly, quindi.

Interessante punto di vista.

Devo ammettere che la prima cosa che ho pensato è stata che, forse, questo modo di gestire TUTTI i rapporti amorosi potrebbe essere fra le cause del progressivo allontanamento del pubblico... Soprattutto quello che è cresciuto in un contesto in cui i drammoni possono anche esserci, ma rientrano in una rete narrativa più ampia e sfaccettata, e sicuramente non sono fini a se stessi come (troppo spesso) accade nel fumetto popolare italiano.

D'altra parte gestire narrativamente delle strade alternative sarebbe oggettivamente più complicato, ma questo è un altro discorso (su cui magari tornerò in futuro).

In ogni caso c'era qualcosa che non mi tornava in questo ragionamento, anche se non capivo cosa fosse... Poi, stranamente, leggendo il Dylan Dog scritto da Dario Argento credo di avere capito. In questa storia ci sono due lesbiche che si amano e hanno una relazione complice, che le completa a vicenda. Il dramma della gelosia viene scatenato dal fatto che una delle due molla l'altra, dopo avere scoperto che erano sorellastre, per andare con una terza.

Sarebbe potuto succedere anche ad una coppia eterosessuale, e il fatto che si parla di tre lesbiche - sostanzialmente - non ha alcuna rilevanza, perchè le loro relazioni non erano influenzate dal fatto che erano omosessuali. Nessuna si reprimeva, nessuna viveva in maniera tormentata il proprio orientamento, nessuna portava avanti con disagio (e magari di nascosto) la sua situazione sentimentale... E soprattuto nessuna ha avuto "cedimenti" verso maschi eterosessuali (come avviene quasi sempre in questo tipo di fumetti): l'unico momento in cui una di loro cerca di coinvolgere Dylan Dog in una sessione sadomaso è perchè, essendo un fantasma, sta cercando di lanciargli un messaggio per arrivare alla sua assassina...

E questa, rispetto alla media dei fumetti popolari italiani (e in particolare quelli Bonelli) è un'anomalia. Nel senso che, generalmente, quando si parla di relazioni omosessuali i drammi e i tormenti sono praticamente l'unico elemento che le caratterizza. Anche prima di eventuali tragedie definitive (che comunque in questi fumetti sono statisticamente più numerose nelle relazioni omosessuali), nessuno si prende la briga (o la responsabilità) di raccontare che erano relazioni consapevoli, stabili, complici e - in varia misura - serene ed equilibrate. E, soprattutto, portate avanti con disinvoltura e senza il fardello di un qualche tormento e/o disagio interiore legato intrinsecamente al fatto che si trattava di relazioni omosessuali.

Generalmente, quindi, queste relazioni sono definite unicamente dal loro essere tormentate e/o destinate a finire in modo tragico, se non addirittura trucido... Senza che prima siano state davvero approfondite in qualche altro modo. Salvo rarissime eccezioni (che tra l'altro, mi pare, siano state proposte perlopiù da Luca Enoch su Gea e Lilith) tutta la casistica che ho analizzato su questo blog in oltre dieci anni risponde a questo schema: pochi accenni al fatto che ci si trova di fronte a una coppia omosessuale, la raffigurazione di qualche momento intimo (ma solo nel caso delle lesbiche) e poi pagine e pagine di tormenti, tragedie, abbandoni, conversioni all'eterosessualità e morti più o meno truculente (e spesso abbastanza gratuite).

Senza contare quelle relazioni omosessuali che nascono da atti di prevaricazione e manipolazione, o quelle portate avanti sottotraccia, ma qui si entra in un discorso leggermente diverso (che peraltro ho già affrontato più volte).

Per intenderci: Romeo e Giulietta sono finiti come sono finiti, ma intanto si sono conosciuti ad un ballo, si sono baciati e si sono dichiarati eterno amore... Quindi diciamo che la tragedia ha caratterizzato il loro amore nella misura in cui c'era stato qualcosa prima che lo aveva definito come tale. Nel caso degli amori omosessuali nel fumetto popolare italiano, invece, sembra che sia buona regola definirli esclusivamente col tormento e la tragedia, saltando (o escludendo) tutto il resto...

Quasi come se NON si volesse rischiare di risultare troppo progressisti o troppo di parte, finendo per promuovere indirettamente un certo tipo relazione...

E direi che una delle poche eccezioni, paradossalmente, è stata proprio questa storia di Dylan Dog scritta da Dario Argento: una storia in cui, una volta tanto, si riesce a spiegare come è nata una relazione omosessuale, come ha raggiunto il suo punto di equilibrio e perchè è finita in tragedia...

E infatti Dario Argento, nonostante sia prossimo all'ottantina, NON è un tipico sceneggiatore Bonelli.

Vorrrà dire qualcosa?

Alla prossima.

Ti piace questo BLOG e vuoi manifestare il tuo apprezzamento? Vuoi sostenerlo? Vorresti offrirmi un caffè ogni tanto? Se ti va puoi cliccare sul tasto che vedi qui sotto e seguendo le indicazioni puoi fare una microdonazione :-)

Buy Me a Coffee at ko-fi.com