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venerdì 24 aprile 2020

CONGIUNZIONI PARTICOLARI

Ciao a tutti, come va?

Ieri era la Giornata Mondiale del Libro, e per almeno 13 regioni italiane è stato possibile festeggiare l'evento direttamente nelle librerie appena riaperte, anche se - come spesso accade in questi casi - è sempre molto difficile capire se la suddetta riapertura sia stata in qualche modo travisata. Nel senso che la riapertura delle "cartolibrerie" in senso lato era stata prevista anche e soprattutto per venire incontro alle esigenze degli studenti e degli insegnanti, e in particolare per quelli che abitano in piccoli centri privi di ipermercati... E se poi, per una questione burocratica, nella riapertura sono rientrate anche le librerie vere e proprie e le fumetterie (che rientrano nella categoria commerciale delle librerie), si è trattato più di un effetto collaterale che altro. Anche se ovviamente è stato visto con un certo entusiasmo da chi aveva bisogno di un nuovo motivo valido per uscire di casa.

Anche se poi, se da una parte è abbastanza facile giustificare come necessità il viaggio in cartoleria, è un po' più complicato giustificare la necessità di andare in liberia per gli abitanti di una nazione in cui fino all'anno scorso il 60% della popolazione leggeva un libro all'anno (CLICCATE QUI)... D'altra parte non è difficile supporre che, se nei primi giorni della quarantena gli italiani si sono trasformati in un popolo di runners, adesso siano più che felici di trasformarsi in un popolo di voraci lettori (CLICCATE QUI). Perlomeno fino a quando non inizieranno a riaprire le altre attività commerciali e gli spazi pubblici come i parchi. A quel punto bisognerà vedere se, nel clima di crisi economica generalizzata, le librerie saranno ancora così frequentate... Anche perchè, in caso non ve ne foste accorti, a cavallo della pandemia ha iniziato ad essere applicata la nuova legge che fissa gli sconti promozionali per i libri (e quindi anche dei prodotti editoriali venduti in fumetteria) ad un massimo del 5% sul prezzo di copertina... Nel 2011 era stata fatta una legge che fissava lo sconto massimo al 15%, ma se il suo scopo era quello di incentivare l'editoria, considerando che dal 2011 a oggi i lettori sono diminiuiti (CLICCATE QUI), forse non si è rivelata esattamente un'idea geniale... Quindi, con un'ulteriore riduzione degli sconti, ho il vago sospetto che le cose non miglioreranno...

E visto che, già in situazioni di normalità, l'acquisto dei libri viene influenzato dalla situazione economica in generale (CLICCATE QUI), è altamente probabile che i contraccolpi di quello che si sta verificando in questo periodo non tarderanno a farsi sentire. Soprattutto a fronte di sconti più ridotti, in particolare per quel che riguarda le edizioni di prestigio. Una tipologia di prodotto che sta iniziando a dilagare in maniera preoccupante anche nel mondo del fumetto, che si sta allontanando sempre di più dalla sua vocazione di intrattenimento popolare per tutte le tasche. E infatti in Italia abbiamo già una casa editrice che sta iniziando a dare la possibilità di acquistare i suoi fumetti... A RATE!

Ebbene sì... Perlomeno Nicola Pesce Editore (per gli amici NPE) ha iniziato a proporre questa innovativa formula di acquisto per chi volesse pagare in tre comode rate mensili gli acquisti fatti dal suo sito... E questo non si applica solo ai volumi più costosi, ma a tutto il suo catalogo. Per maggiori informazioni, o per semplice curiosità, potete CLICCARE QUI. L'idea in quanto tale non è malvagia, e sono abbastanza sicuro che prima o poi verrà anche copiata, però il fatto che si sia arrivato a proporre un pagamento rateizzato per dei fumetti direi che la dice lunga sulla deriva che sta prendendo tutta la faccenda... Nel senso che invece di pensare a come produrre e distribuire fumetti per tutte le tasche si stanno cambiando le formule di pagamento per fumetti sempre più costosi... E qualcosa mi dice che questa strada, che indubbiamente risulta la più facile e la meno rischiosa in termine di investimento, diventerà una di quelle su cui punterà di più il settore nel prossimo futuro... Per quanto l'idea di acquistare dei fumetti a rate sia qualcosa di molto simile a un ossimoro. visto che sono una forma di lettura nata proprio come alternativa economica e popolare ai classici libri... Con tutta la conseguente ostilità da parte di insegnanti ed educatori, che in passato procurarono a questi prodotti editoriali parecchi guai...

Il fatto che dei fumetti vengano fatti pagare a rate, per giunta con dei sistemi di pagamento che non sono gestibili direttamente da dei minorenni, la dice lunga anche sulla piega che stanno prendendo gli eventi... E sul fatto che nel giro di tre o quattro decenni il settore fumettistico sia passato dalle mani di imprenditori più o meno onesti, che cercavano di rinnovare sempre il loro parco lettori, ad un esercito di editors che sono prima di tutto appassionati (e in buona parte dei casi ex fanzinari degli anni 80 e 90) che prendono se stessi come target di riferimento, a discapito del ricambio generazionale e dell'avvicinamento di un pubblico che - magari - non è interessato a spendere metà del proprio stipendio in fumetteria... Anche perchè, tecnicamente, i giovani e giovanissimi non hanno nemmeno uno stipendio, ma - se tutto va bene - una paghetta che devono gestire considerando anche le ricariche del cellulare (perlomeno dalla fine degli anni Novanta), la gestione del loro computer personale e mille altre piccole spese... Che una volta non c'erano, così come una volta non c'erano mille alternative GRATUITE per occupare il tempo libero...

Tutte cose che, ovviamente, un editor di 40/50/60 anni che proviene dal mondo degli appasisonati degli anni 70/80/90 fa molta fatica a prendere in considerazione. E in questo scenario, già terribilmente compromesso è arrivata anche una pandemia... Che probabilmente farà sentire le sue ripercussioni ANCHE sulle abitudini dei più giovani per gli anni a venire. E questo, effettivamente, mi porta ad alcune riflessioni che - tecnicamente - sono molto banali, ma che sono abbastanza sicuro che NON verranno prese in considerazione da nessuno. Nel senso che questa pandemia, paradossalmente, potrebbe anche essere letta come un'opportunità per il mondo del fumetto, a patto di vederla senza filtri e paraocchi. E avendo alle spalle una buona conoscenza della storia del media fumetto e delle sue forme di fruizione...

Nel senso che ormai è certo che  si prospetteranno un impoverimento generale e una limitazione degli spostamenti di tutti quanti (perlomeno fino alla fine dell'anno), compresi quelli dei giovani e giovanissimi (che NON potranno più andare a scuola, o in vacanza, e non potranno nemmeno ritrovarsi in comitiva per andare in giro liberamente o per fare sport di squadra)... Inoltre non ci sarà nemmeno la possibilità di condividere gli spazi in auto per ammortizzare le spese, una volta maggiorenni e patentati, e anche la fruizione degli spazi comuni andrà sicuramente rivista. In ogni caso se ne deduce che un qualche editore lungimirante potrebbe anche iniziare a pensare che, guardando al rovescio della medaglia, questa sarebbe la buona occasione per provare a rilanciare il fumetto in senso lato, e non inteso solo come un prodotto per collezionisti maturi. Nel senso che questo momento potrebbe anche essere quello buono per iniziare a progettare - VELOCEMENTE - dei prodotti editoriali supereconomici, su supporti poveri (e con disegni e colori - sempre che ci siano - STUDIATI per rendere bene su supporti poveri, e non su carte superpatinate, ad esempio) e iniziando a pensare di trattare temi e raccontare storie in cui EFFETTIVAMENTE si possa identificare il pubblico di oggi... Che, oltretututto, sta vivendo proprio quel genere di situazione che una volta si vedeva solo nei fumetti...

Ovviamente il prerequisito essenziale per portare avanti un'operazione del genere sarebbe innanzitutto procedere con un bel bagno di umiltà... Cosa difficilissima per chi - detto molto francamente - negli ultimi anni ha intrapreso la carriera di editore o di autore anche e soprattutto per gratificare il proprio ego. Qui si parlerebbe di lettura di evasione, magari ben riuscita, ma senza tutte quelle aspirazioni/derive autoriali che - negli ultimi tempi - sono diventate il tratto distintivo della produzione fumettistica del nostro Paese. E soprattutto senza tutti quei vincoli che, per un motivo o per l'altro, finiscono per tenere lontano il pubblico occasionale, e in particolare quello dei più giovani. Questa rivoluzione, ovviamente, implicherebbe anche tutta una serie di procedure di emergenza, un rinnovo drastico del parco autori e delle idee, un cambio di scaletta nel piano editoriale a tempo di record e un investimento importante anche in termini economici... Tutte cose che TEORICAMENTE sarebbero possibili, ma che - sono pronto a scommetterci - nessuno sta prendendo seriamente in considerazione... Perchè. come si diceva sopra, ormai l'editoria a fumetti italiana è gestita da persone che devono costantemente mediare il conflitto fra il loro spirito imprenditoriale (sempre che ne abbiano uno) e il loro essere fondamentalmente appassionati/collezionisti di fumetti che, facilmente, ora come ora aborrirebbero l'idea di un fumetto popolare a basso prezzo pensato per una generazione di lettori con cui ormai non hanno più niente in comune...

Giusto per fare un esempio: la Disney ha da poco inserito nella nuova season della serie Duck Tales una famiglia omogenitoriale composta da due papà: una situazione con cui magari non tutti i bambini hanno avuto modo di confrontarsi direttamente, ma che ormai è qualcosa di relativamente diffuso e comunque tende ad essere socialmente accettato, anche perchè in buona parte del mondo occidentale  non è illegale costituire famiglie omogenitoriali (anche perchè non si parla necessariamente di famiglie che si creano tramite la maternità surrogata, che in Italia non è consentita)... Una situazione di cui, comunque, i giovani possono ritrovarsi a parlare e che in qualche modo fa parte della realtà dei loro tempi. Però, al momento, l'argomento è considerato abbastanza spinoso (e da presentare il meno possibile) anche nei fumetti italiani che si rivolgono ad un pubblico adulto... E probabilmente a nessun editore italiano verrebbe in mente di trattarlostabilmente in un ipotetico fumetto per bambini, men che meno se dovesse essere un prodotto a basso costo per rilanciare la lettura dei fumetti fra i giovani in questo momento di crisi. E questo esempio, già da solo, basterebbe a far capire quali sono i limiti dell'editoria italiana a fumetti oggi...

E ovviamente questa è solo la punta dell'iceberg. Ad ogni modo il succo del discorso è che, a ben guardare, la situazione attuale, con tutte le sue difficoltà, potrebbe anche rappresentare un'opportunità su cui varrebbe la pena investire risorse ed energie. In parte perchè si tratta di una congiunzione molto particolare, e in parte perchè con la crisi economica che si acuirà da qui a un po', non è affatto detto che di saranno ancora i mezzi per poter sfruttare l'occasione. E se questa volta si perderà il treno non saprei proprio dire se e quando se ne presenterà un altro.

Eppure, anche la situazione è quella che è da un paio di mesi, sotto questo punto di vista tutto tace... Anche perchè ormai produrre fumetti è diventato qualcosa che, perlomeno in Italia, non è più pensato per dare delle risposte pronte a situazioni di emergenza. Spesso le storie pubblicate oggi sono state messe in cantiere da almeno un anno e le nuove proposte vedono la luce dopo anni di valutazioni e prove. Le formule editoriali di oggi non sono pensate per creare fumetti realizzati un mese prima, o storie brevi che potrebbero essere realizzate e pubblicate nel giro di due o tre settimane al massimo, e probabilmente anche questo - in un periodo come quello attuale - rende le cose ancora più complicate.

Eppure vale davvero la pena di continuare a portare avanti tutto nello stesso modo di prima, e come se niente fosse successo?
Cosa potrebbe succedere da qui a un paio d'anni se non si valutassero tutte le implicazioni della situazione attuale?

Staremo a vedere.

Alla prossima.

lunedì 20 aprile 2020

QUANDO I GABBIANI VOLAVANO ALTO...

Ciao a tutti, come va?

Fa un po' strano dover aggiornare questo blog continuando a prendere spunto da quello che sta succedendo in questo periodo, ma direi che è inevitabile. Anche perchè in un modo o nell'altro finisce per avere a che fare con quello di cui mi occupo qui.

Ad esempio: il fatto che il virus abbia contagiato e consegnato ad una morte prematura lo scrittore cileno Luis Sepúlveda ha riportato all'attenzione generale il lungomentraggio italiano tratto dal suo romanzo "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare", che nel 1998 andò benissimo nei cinema di tutto il mondo. All'epoca si parlò di un vero e proprio "caso" che prometteva di far rinascere il cinema di animazione italiano, che negli anni successivi beneficiò anche di numerosi finanziamenti... Senza però approdare a nulla. E la sequela di flop che seguirono a "La Gabbianella e il Gatto", probabilmente, determinò anche a una sua prematura rimozione dai palinsensti televisivi... Che in seguito hanno preferito riproporre a getto continuo i classici di Walt Disney. Anche perchè i temi di quel fim - che forse erano stati anche alla base del suo grande successo - col tempo avevano iniziato a diventare abbastanza "scomodi"...

Dopotutto si parlava di un gatto, maschio, di nome Zorba, che accetta di covare un uovo di gabbiano e di allevare come una figlia la gabbianella che ne viene fuori, con l'aiuto di altri tre papà felini e di un "fratellino" adottivo. Inutile dire che un film del genere, nell'Italia di oggi, non verrebbe mai ne prodotto ne distribuito. E forse, a pensarci bene, non deve essere stato proprio un caso se i film di animazione italiani che sono arrivati negli anni immediatamente successivi, tentando di bissarne il successo, abbiano perlopiù puntato su tutta una serie di tranquillizzanti e innoqui stereotipi legati a una certa cultura italiana molto tradizionale.... Pizze (Totò Sapore), presepi (Opopomoz), opere liriche (Aida degli Alberi) e quant'altro, piazzandoci magari qualche noto cantante italiano nella colonna sonora (Gianna Nannini per Momo o Lucio Dalla per Pinocchio, ad esempio)... A patto che non venissero più toccate determinate tematiche sociali o di attualità... Tant'è che le uniche cose interessanti che si sono viste di recente si sono viste nell'ambito dei film di animazione d'autore (Gatta Cenerentola), che però non si rivolgono al grande pubblico, e men che meno ai bambini.
Ad ogni modo, vista la sequela di flop, il cinema d'animazione italiano per il grande pubblico - con tutti i suoi nomi di punta - aveva finito per puntare più che altro sulle coproduzioni straniere, che bene o male puntavano ad un modesto margine di rientro a fronte di un investimento relativo, ma poi la straordinaria capacità italiana di non capire (o di non voler capire) cosa può interessare al grande pubblico di oggi ha di nuovo preso il sopravvento, e così siamo arrivati al gigantesco flop de "La famosa invasione degli orsi in Sicilia", che ha addirittura determinato il fallimento dello studio di animazione francese che lo aveva materialmente realizzato...

La storia di questo film è abbastanza interessante, visto che mette in primo piano un certo modo di ragionare tipico anche dell'editoria a fumetti e dell'intrattenimento italiano in generale. Come si legge nell'intervista che trovate CLICCANDO QUI, la bella idea di realizzare questo film è venuta a Lorenzo Mattotti, un fumettista e illustratore molto apprezzato in Francia, che aveva alle spalle anche la caratterizzazione grafica del film su Pinocchio coprodotto da Italia/Francia/Belgio/Lussemburgo nel 2012, con un discreto riscontro di pubblico... Anche se in quel caso sarebbe stato interessante capire fino a che punto sia stato determinante il contributo di Lorenzo Mattotti, e fino a che punto l'interesse del pubblico fosse dovuto all'abile regia di Enzo D'Alò o al fatto che Pinocchio è un personaggio ancora molto conosciuto.

Fatto sta che, probabilmente reduce da quell'esperienza positiva, Lorenzo Mattotti ha cercato dei produttori per mettere assieme gli 11 milioni di euro necessari per realizzare un film di animazione ispirato a un racconto comparso a puntate sul Corriere dei Piccoli del 1945, e diretto da lui stesso... Senza nulla togliere a Dino Buzzati e al messaggio del suo racconto, e senza mettere in dubbio la fama di cui gode Lorenzo Mattotti, la domanda che sorge spontanea è come sia stato possibile investire 11 milioni di euro nel progetto di un film di animazione (presumibilmente per famiglie) ideato da un fumettista/illustratore nato nel 1954 che voleva dare corpo a un racconto che lo aveva conquistato quando era bambino, ma che era totalmente avulso dall'immaginario (anche visivo) dei bambini prossimi al 2020... Tantopiù che parliamo di un autore, Lorenzo Mattotti,  che ha sempre avuto una certa propensione per un'estetica visionaria e molto personale, e che per giunta non aveva mai diretto un film di animazione... E infatti ha finito per portare al cinema qualcosa che, inevitabilmente, risultava astruso per la maggior parte del pubblico di oggi... Tant'è che ha finito per incassare meno di un terzo dei soldi che sono stati necessari per produrlo (CLICCATE QUI).

E tutto perchè, ancora una volta, qualcuno ha pensato che quello che ha fatto presa sulla sua infanzia avrebbe sicuramente fatto presa su chi è bambino oggi... Che poi è lo stesso ragionamento che, ormai, detta legge nel fumetto italiano, anche perchè è un ottimo pretesto per evitare di affrontare tutta una serie di argomenti e di temi che finirebbero per risultare difficili da gestire e da veicolare... Soprattutto nel clima di perenne campagna elettorale che caratterizza il nostro paese da decenni (e che a quanto pare tiene banco anche in piena pandemia).

Eppure lo stesso regista de "La Gabbianella e il Gatto" lo aveva detto e ripetuto quali erano stati i motivi che lo avevano spinto a puntare su quel progetto:


«L’idea del film mi è venuta due anni fa, dopo aver letto il libro di Sepúlveda. Non avevo ancora chiuso il libro che già riuscivo a visualizzare i disegni e le atmosfere e, in particolare, a intravedere al di là della metafora favolistica, una storia drammaticamente attuale sulla tolleranza e sul rispetto dei “diversi” [...] Da subito mi è sembrata una storia perfetta per il cinema. Così ne ho parlato con Rita Cecchi Gori e lei ne è stata entusiasta. Come lo è stato Sepúlveda, con cui abbiamo lavorato quasi a una riscrittura del racconto, sviluppando alcuni temi, focalizzando più profondamente alcuni personaggi, aggiungendo il gatto Pallino, che è la mascotte del gruppo, e anche Nina, la figlia del poeta... Mentre lavoravo alla sceneggiatura con Umberto Marino, immaginavo già le voci dei personaggi, perché mi ricordavano altri personaggi reali, del mondo dello spettacolo, che assomigliavano molto a quegli eroi di cartone» (E. D’Alò, www.lombardiaspettacolo.com/cinema).

«Mi sono incontrato più volte con Sepúlveda, a Gijòn, nelle Asturie, per esporgli i cambiamenti. Ne abbiamo discusso, trovando piena intesa. L'ambientazione nel porto di Amburgo è diventata più neutra: i personaggi si sono un po' italianizzati, soprattutto il pittoresco popolo dei gatti, che arieggiano i camalli di Genova. Abbiamo stemperato anche l'apologo ecologista, puntando, con tocco lieve e ironico, sulle incognite della diversità e dell'integrazione, di grande attualità oggi in Europa. La storia di una gabbianella salvata e allevata in un mondo felino scatena una serie di contraddizioni storiche - un gatto che cova e un uccellino che fa le fusa e miagola - da cui l'ottusa truppa dei topi trae veloci conclusioni: quegli stupidi si sono rimbambiti a furia di croccantini, è giunta l'ora di prendere il potere. [...] Mi è sempre parso pesante il modo hollywoodiano di appropriarsi delle culture altrui: Pinocchio che diventa un tirolesino, Hercules che balla il blues. La fiaba e il mito al servizio della spettacolarità, la magia vera dell'immaginazione soffocata da quella esteriore dell'effetto speciale. Le fiabe cinematografiche dovrebbero essere, prima di tutto, fiabe» (E. D’Alò, “la Repubblica”, 26.8.1998).


Sinceramente non saprei dire quali prospettive ci saranno per il cinema d'animazione italiano a questo punto, anche se sono abbastanza sicuro che nessuno vorrà guardare in faccia alla realtà, e al fatto che - molto banalmente - se si fosse continuato a seguire l'esempio de "La Gabbianella e il Gatto" le cose sarebbero andate in modo molto diverso... Anche perchè, molto banalmente, sarebbe bastato prendere in considerazione il fatto che il romanzo di Sepúlveda era stato scritto nel 1996 e il film di animazione è arrivato - a tempo di record - nel 1998, parlando di una realtà che era quella in cui viveva il pubblico di allora, e iniziando a toccare temi (come l'inclusione della diversità e le famiglie non tradizionali) che sarebbero rimasti attualissimi anche negli anni a venire... Segno evidente che al pubblico piacevano dei film di animazione di un certo tipo e con un certo approccio... Che però NON sono più stati realizzati.

Come e perchè dopo un film così riuscito (che costò 10 miliardi di lire e ne incassò il doppio solo in Italia) e con tanti livelli di lettura si sia precipitati nel qualunquismo e nell'approssimazione più totale non saprei dirlo...Forse più di qualcuno ha fiutato l'affare e ha cercato di cavalcare l'onda senza avere le competenze per farlo, finendo poi per buttare tutto alle ortiche? Forse ci si è fermati all'apparenza? Forse si è cercato di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, perchè i produttori italiani erano talmente impreparati e sprovveduti che non avrebbero mai sganciato un euro per film di animazione che erano troppo al di là delle loro limitate competenze? Certo è che è quantomai curioso che si sia arrivati ad animare un racconto abbastanza oscuro di Dino Buzzati, mentre tanti altri classici che al giorno d'oggi potrebbero riservare delle sorprese continuano d essere ignorati... Tant'è che a tutt'ora nessuno si è mai sognato di animare "Il Giornalino di Gianburrasca", tanto per dirne una...

E se pensate che sarebbe un film di animazione noioso potete provare ad ascoltare integralmente il romanzo CLICCANDO QUI. 

Ad ogni modo penso che sia molto indicativo il fatto che per rivedere "La Gabbianella e il Gatto" in TV sia stata necessaria la tragica morte del suo autore, quando invece è evidente l'apporto educativo che avrebbe potuto avere la valorizzazione più costante di un film di animazione che spiega che ci possono essere anche famiglie adottive composte da quattro papà, che riescono a proteggere e ad allevare una figlia nel miglior modo possibile... Però la verità è che, ogni anno a Capodanno, sulla RAI vengono riproposti gli Aristogatti della Disney...

Niente di male, però sono cose che fanno riflettere.

Alla prossima.

martedì 7 aprile 2020

COSA É SUCCESSO?

Ciao a tutti, come state?

Come avrete notato ho battuto tutti i record di non-aggiornamento da quando ho inaugurato questo blog, più di dieci anni fa. Probabilmente qualcuno di voi avrà anche pensato che avevo gettato la spugna.

E invece no.

Il fatto è che dall'inizio di gennaio e fino alla metà di  febbraio mi sono ammalato, ed è stata un'influenza virale abbastanza aggressiva. Adesso le fonti ufficiali sostengono che a Piacenza non circolava il corona virus in quel periodo, ma qualunque cosa fosse mi ha stesso per un bel po'. Poi, a febbraio, sono anche rimasto travolto un una situazione un po' surreale. Diciamo che ho contribuito a risolvere un mistero nerd che si trascinava da una trentina d'anni, e cioè quello dell'interprete della prima sigla italiana dell'anime Urusei Yatsura, e - anche se la cosa è diventata un piccolo caso internazionale - mi ha messo in una situazione abbastanza sgradevole. Nella misura in cui, avendo rotto le uova nel paniere a dei personaggi sui quali preferisco non esprimermi, sono state scatenate delle shitstorm contro di me, con tanto di minacce annesse (che in qualche caso si sono anche concretizzate). E questa cosa, alla quale non ero granchè abituato, mi ha fatto ripensare molto a quello che potrebbe essere il mondo nerd italiano... E al senso che potrebbe avere rivolgersi ad un contesto in cui si annida una tale quantità di gente che - a monte - deve avere sicuramente molte situazioni irrisolte.

Così mi sono dovuto prendere una pausa per riequilibrare un po' la situazione, e per fare chiarezza con me stesso, e soprattutto per capire a chi voglio rivolgermi quando mi esprimo su internet, e con quale scopo. Poi, come tutti saprete, è scoppiata la pandemia... E siccome io mi trovo in prossimità dell'epicentro ho dovuto pensare a diverse situzioni d'emergenza, anche perchè con l'associazione di volontariato di cui faccio parte (Il Grande Colibrì) seguivo delle persone che erano entrate in una fase di particolare difficoltà, e a tutt'ora la situazione non è semplice. Quindi, siccome non riesco a fare le cose senza avere il tempo per farle bene, per un po' ho accantonato il blog.

Comunque a quella manciata di irriducibili che hanno continuato a passare di qui nella speranza di avere qualche aggiornamento faccio i complimenti per la costanza, e confermo che facevano bene a sperare. Anche perchè, nei limiti del possibile, ho intenzione di riavviare questo blog... Tantopiù che la situazione attuale - in un certo senso - si sta iniziando a legare a tutta una serie di cose di situazioni che ho analizzato per anni. E probabilmente questo diventerà particolarmente evidente da qui alla fine dell'anno, per poi diventare palese dal 2021 in poi.

Avete presente quando dicevo per per tante situazioni i nodi, prima o poi, sarebbero venuti al pettine?  Ecco... Non è da escludere che la pandemia possa rivelarsi il pettine. Un pettine con i denti molto stretti, per giunta.

Le cose da dire sono tante, e sicuramente bisognerà tornare a parlarne, ma il succo della questione è che questa pandemia cambierà molti equilibri, più o meno fragili, che si erano mantenuti nel tempo e su cui l'industria del fumetto - in particolare in Italia - pensava di poter puntare per i prossimi due o tre decenni.

In primo luogo la riserva di lettori maturi o addirittura anziani. Al di là del fatto che sembrano essere uno dei target preferiti dal virus, quando la crisi economica montante inizierà a fare sentire il suo peso, diventeranno inevitabilmente uno dei pochi appigli per i propri figli e nipoti, e per le loro famiglie. E questo sicuramente li porterà a fare dei tagli sulla spesa dedicata al fumetto. E in particolare per quel che riguarda le edizioni costose o di lusso.

Il che ci porta a una seconda considerazione: fumetterie e librerie stavano diventando il circuito privilegiato per la distribuzione dei fumetti in Italia. Durante la pandemia, e nel post pandemia, quanto potranno reggere il contraccolpo? Al momento sono chiuse, ma quando riapriranno il mercato dei costosi volumi cartonati dovrà necessariamente contrarsi, se vuole sperare di sopravvivere in qualche modo. A meno che non voglia diventare un mercato di nicchia a tutti gli effetti, triplicando i prezzi e rivolgendosi a quei pochissimi che potranno ancora permettersi di fare un certo tipo di acquisto.

E questo farà pesare tantissimo il fatto che, col tempo, si è preferito trascurare il pubblico dei bambini e dei giovani adulti (il pubblico REALE, intendo, e non quello a cui si rivolgevano prodotti pensati per chi era giovane trenta o quaranta anni fa), e in particolare quello con poco potere d'acquisto, mettendo da parte - oltretutto - anche il circuito distributivo delle edicole..  Che, guardacaso, è l'unico che può rimanere aperto e funzionante anche in caso di pandemia. Certo si possono fare ordini online, ma non è la stessa cosa, soprattutto se la pandemia incide anche sulle consegne e se non c'è la possibilità di sfogliare un fumetto prima di acquistarlo. Cosa che peraltro non si potrà più fare nemmeno nelle fiere del settore... Visto che sono tutte rimandate a data da destinarsi, e quelle più grosse, probabilmente, sono destinate a non svolgersi più per almeno un anno... Anche perchè, col tempo, molte di queste si erano trasformate in vere e proprie sagre paesane, con centinaia di migliaia di persone che si riversano per strada, ancor prima di intasare i padiglioni...

Per inciso: se non si troverà un vaccino a tempo di record o il virus non muterà repentinamente in una forma meno virulenta e aggressiva, Lucca Comics & Games 2020 non ci potrà essere in nessuna forma e maniera... Forse col tempo potrebbero riaprire le manifestazioni fumettistiche che si tengono in centri congressi in cui si possono gestire i flussi di pubblico, magari con un numero limitato di ingressi (anche se logisticamente è parecchio complicato), ma le sagre cittadine camuffate da fiere del fumetto proprio no, tantopiù se attirano persone da ogni parte del mondo. Sarebbe da irresponsabili. E comunque anche se per ottobre fosse disponibile un vaccino dovrebbe essere necessario verificare all'ingresso chi è vaccinato e chi no... E non oso pensare a cosa potrebbe accadere in termini di organizzazione... Anche perchè molto banalmente, se uno prenota il biglietto mesi prima non può sapere in che condizione si potrebbe presentare alla manifestazione...

Quindi, probabilmente, bisognerà ripensare anche a tutto il sistema di promozione (e sfruttamento economico) dell'immaginario POP... Con tutta una serie di ripercussioni che, al momento, faccio molta fatica ad ipotizzare. Dopotutto se l'interesse attorno a certi ambiti era portato avanti a livello superficiale, e veniva ravvivato periodicamente da manifestazioni di un certo tipo, sicuramente ci saranno dei contraccolpi importanti su tutto il settore. Anche perchè, col tempo, sono stati enfatizzati sempre più spesso degli aspetti che poco o niente avevano a che fare con la reale valorizzazione dell'immaginario POP in quanto tale, e con i suoi reali contenuti. Basti pensare a come, per una mera questione di opportunismo, per anni queste manifestazioni hanno scelto di ignorare i risvolti LGBT delle ultime produzioni legate all'immaginario POP.

Di conseguenza è molto probabile che, semplicemente, le fiumane di persone che intasavano le manifestazioni per passare un fine settimana diverso, volgeranno i loro interessi altrove... E quando la situazione tornerà alla normalità il panorama di queste manifestazioni potrebbe risultare molto diverso. E probabilmente andranno ripensate da cima a fondo, sempre ammesso che qualcuno abbia le capacità di farlo sul serio, ovviamente.

E sapete qual è la cosa più tragicamente ironica di tutta questa situazione? Che adesso che le edicole potrebbero avere molte più possibilità per rilanciarsi come circuito distributivo (quanti ragazzi e bambini sarebbero felici di andare in edicola pur di fare quattro passi?), le uscite presenti in edicola sono quelle che erano state pianificate PRIMA che scoppiasse la pandemia... E così se qualche under 30 adesso passasse in edicola, magari dopo anni e anni in cui se ne era stato alla larga, e gli cadesse l'occhio su Topolino che ha in copertina la versione paperizzata di Adelmo "Zucchero" Fornaciari, secondo voi che reazione potrebbe avere?
E comunque le edicole adesso hanno un reparto dedicato ai fumetti che, in molti casi, è ridotto all'osso e non presenta quasi niente che possa interessare alle nuove generazioni... E oltretutto, con le fumetterie chiuse molte cose che dovevano uscire anche in edicola non sono state distribuite per non creare una stuazione di "concorrenza sleale"...

Sono cose che fanno riflettere... Così come fa riflettere il fatto che alcuni editori hanno deciso di rendere disponibili gratuitamente, e legalmente, alcuni dei loro fumetti su varie piattaforme. Nella maggior parte dei casi si tratta di assaggini, ma in qualche caso si tratta anche di porzioni più corpose di serie storiche (perlopiù italiane)... E se da una parte è comprensibile che qualcuno voglia cogliere l'occasione per aiutare il pubblico in quarantena a passare il tempo, con l'obbiettivo - scontato - incrementare il consumo di fumetti in digitale (ma c'era bisogno di aspettare una pandemia per promuovere i fumetti online?), dall'altra viene da chiedersi quanto questa iniziativa - realizzata su due piedi - possa essere competitiva con le piattaforme dell'intrattenimento che da anni puntano ad accattivarsi le simpatie del pubblico digitalizzato. Anche perchè non tutti sono abbonati a Netflix, ma ci sono anche una quantità di piattaforme per cui non si richiede nessun abbonamento e che comunque offrono tanto intrattenimento di qualità... Oltretutto inedito.

Ovviamente fare il punto su queste cose, in un momento del genere, risulta inevitabilmente frivolo, però a pensarci bene dà la misura di quanto sia tutto interconnesso, e di come non bisognerebbe mai sottovalutare certi dettagli, perchè da un momento all'altro le prospettive possono sempre ribaltarsi.

Comunque, se da qui a qualche mese quello che ho scritto dovesse trovare conferma, è probabile che da qui a un po' molte cose cambieranno. Anche se la questione, al momento viene ancora ampiamente sottovalutata (ma questa è la norma, a quanto pare).

Di sicuro ci saranno molte di cui bisognerà tornare a parlare nel prossimo futuro.

A presto e state in casa il più possibile!

lunedì 9 dicembre 2019

RIFLESSIONI POSTUME

Ciao a tutti, come va?

Io ho il problema di essere poco avvezzo agli atteggiamenti di circostanza. Credo che questo dipenda dal mio modo di interpretare il concetto di coerenza. Se una cosa non mi va giù, nella maggior parte dei casi, continua a non andarmi giù a prescindere dalle circostanze. E a volte questo determina un po' di riprovazione, perchè rischio di passare per quello cinico e insensibile. O magari per una persona poco intelligente, che si preclude delle possibilità solo perchè si ostina a non omologarsi. In realtà, da questo punto di vista, proprio non so vendermi bene.

Fatta questa doverosa premessa, una notizia che oggi mi offre diversi spunti di riflessione è la dipartita dello sceneggiatore Federico Memola, a soli 52 anni per via di una brutta malattia (anche se lui ci scherzava sopra, e diceva che aveva lo stesso nome di un segno delo Zodiaco). E vorrei precisare che tutto quello che scriverò da questo momento in poi non vuole mancare di rispetto a lui, alla sua situazione, alla sua famiglia o a chiunque si sentirà preso in causa. Io ho avuto a che fare con lui solo in una manciata di occasioni, quando ancora collaboravo all'organizzazione di alcune manifestazioni fumettistiche a Piacenza, quindi l'ho conosciuto solo in maniera superficiale e non ho alcun motivo per provare astio verso di lui. Però leggendo i commenti, le condoglianze, le elegie funebri e le biografie che sono circolate negli ultimi giorni non ho potuto fare a meno di fare alcune considerazioni, che vorrei condividere con voi.

Considerazione numero uno: anche se le case editrici con cui ha collaborato in passato, i suoi colleghi, gli spazi online dedicati al fumetto e persino i quotidiani nazionali lo ricordano come un grande professionista e ne parlano in termini di grande perdita per il fumetto italiano, è un dato di fatto che da anni nessuno gli offrisse più dei grandi spazi. Attualmente lavorava sull'adattamento di alcune leggende delle Dolomiti, ma i tempi in cui collaborava a ZONA X (chiusa nel 1999), lanciava Jonathan Steele con la Bonelli (dal 1999 al 2004) e lo rilanciava con la Star Comics (dal 2004 al 2009) erano ormai lontani.

Nel 2010 aveva tentato di rilanciarsi con la Planeta DeAgostini (e ricordo bene che quando ne parlava era convinto di avere fatto "il colpaccio" della sua vita), per un nuova serie dedicata a Harry Moon (che aveva debuttato in volume con 001 Edizioni, nel 2006). Però quel progetto è caduto nel vuoto dopo una manciata di numeri. Così come non ha avuto seguito la serie Rourke, con cui tentò di riproporsi in Star Comics dopo la chiusura di Jonathan Steele. E con Jonathan Steele, comunque, provò anche a farsi avanti con un terzo reboot nel 2012, per i tipi di Kappalab, ma l'esperimento si concluse dopo tre volumetti.

Evidentemente più il tempo passava e meno le sue idee incontravano i favori del pubblico necessario per portarle avanti. L'ultima volta che si è visto su una pubblicazione periodica è stato una decina di anni fa su IL GIORNALINO, quando lavorò su Gray Logan, un personaggio ideato da Stefano Vietti, e poi sul fantasy medioevale Roland, in sei puntate.

Nel frattempo aveva tentato di dare nuova vita ai suoi personaggi tramite crowdfunding, piattaforme digitali e via dicendo, ma senza grandi riscontri. Ad ogni modo, considerando che di solito, quando un autore mette radici in Bonelli, non se ne va fino alla fine dei suoi giorni, verrebbe anche da pensare che la sua sfortuna sia iniziata proprio quando è passato alla concorrenza, osando persino rilanciare un personaggio da lui ideato proprio per la casa editrice più influente d'Italia... Che guardacaso, da quel momento in poi, non gli ha dato altre occasioni. Da notare che, come ammesso dallo stesso Federico Memola (in un'intervista che trovate CLICCANDO QUI), quando lavorava in Bonelli riusciva a portare avanti i suoi progetti perchè aveva l'appoggio di Decio Canzio. Decio Canzio (1930-2013) è stato un autore di fumetti assunto come direttore editoriale in Bonelli dai primi anni Ottanta fino al 2006 (lo vedete qui sotto).

Federico Memola se n'è andato dalla Bonelli prima che Decio Canzio si ritirasse e passasse il testimone a Sergio Bonelli stesso. Sergio Bonelli, però, non aveva mai sopportato i fumetti fantastici. Probabilmente se lui fosse rimasto in vita una serie come Dragonero (che è iniziata nel 2013, e cioè due anni dopo la sua dipartita) non sarebbe mai stata lanciata con la sua casa editrice. E presumibilmente non era nemmeno felicissimo di quello che era successo con Jonathan Steele, anche perchè l'unico precedente vagamente simile si riferisce a Ken Parker, che però prosegui le sue storie altrove con il benestare di Sergio Bonelli che poi riassorbì definitivamente il personaggio nel 1994 . Ognuno tragga le conclusioni che crede, ma forse il fatto che Federico Memola non abbia più lanciato personaggi con la Bonelli non è stato proprio un caso. Se poi dovessi esprimere un parere personale, a costo di risultare inopportuno, mentre ho avuto a che fare con Federico Memola nelle edizioni di FullComics (l'ex festival del fumetto di Piacenza) a cui avevo collaborato, diciamo che ho avuto modo di conoscere meglio alcuni dietro le quinte a alcuni meccanismi che muovono il fumetto italiano. E quello che ho scoperto non mi è piaciuto.

Vorrei tanto entrare nei dettagli, ma visto che dovrei fare nomi e cognomi di persone ancora vive e/o in attività preferisco passare oltre. Diciamo solo che in quell'occasione ho scoperto che la meritocrazia, in certi ambiti, ha un peso molto relativo. E che i meriti sono determinanti perlomeno quanto l'impegno profuso per entrare nelle grazie delle persone giuste, che ti fanno entrare nei giri giusti e ti aprono le porte giuste. Anche perchè, se poi si esce dalle suddette grazie, le alternative non sono molte. Comunque se certi meccanismi non sono cambiati, e sinceramente non penso che lo siano, buona parte della situazione in cui versa il fumetto italiano oggi aquista più senso. E probabilmente si capisce meglio anche la progressiva sparizione di Federico Memola da una certa scena fumettistica. La stessa scena in cui tanti suoi colleghi sono rimasti senza colpo ferire, nonostante i loro nomi siano collegati a dei flop molto più imbarazzanti dei suoi (che comunque, con Jonathan Steele, era andato avanti per 118 mesi di fila, mentre tutte le altre serie Bonelli nate dal 1999 in poi si sono fermate prima di raggiungere quel traguardo).

E comunque bisogna anche considerare che, dato che chi ha trovato posto presso certe case editrici non si schioda più (e non viene fatto schiodare) finisce inevitabilmente per bloccare il ricambio, e l'aggiornamento, degli autori e delle idee. La cosa interessante è che in realtà lo stesso Federico Memola è la prova che, fino a qualche decennio fa, non era così che funzionava. Lui ha iniziato a scrivere storie e serie per la Bonelli quando aveva 26 anni e ha lanciato Jonathan Steele quando ne aveva 32. Adesso quanti sono gli autori fra i 26 e i 32 anni a cui viene affidata la realizzazione di un progetto editoriale di ampio respiro per le edicole?

Però, ovviamente, ci sono altre riflessioni che vorrei condividere. Più pertinenti con i temi che tratta questo blog. Infatti il caso di Jonathan Steele ha rappresentato un ottimo esempio di come l'abito non fa il monaco, e probabilmente ha rappresentato un importante punto di rottura fra il fumetto popolare e quel ricambio generazionale che ormai è diventato la pietra filosofale dell'editoria italiana a fumetti.

Federico Memola propose le avventure fantapoliziesche di un ragazzo poco più che ventenne, elegante e scanzonato, ambientate in una realtà alternativa in cui coabitavano magia e tecnologia del prossimo futuro. Il tutto con un registro abbastanza frizzante e facendo pensare che si potesse trattare di un protagonista davvero innovativo e alternativo (in tutti i sensi). Infatti, almeno all'inizio, questa serie solleticò l'interesse anche di un ampio pubblico omosessuale che - beata ingenuità - iniziava a sperare di vedersi rappresentato in qualche modo da lui. Anche perchè rientrava in un certo canone "metrosexual", che ai tempi andava per la maggiore nella comunità gay italiana. Tantopiù che il protagonista lavorava gomito a gomito con due avvenenti e procaci colleghe con cui, almeno all'inizio, non sembrava intenzionato a imbastire relazioni di un certo tipo.

Poi, però, questo personaggio si rivelò molto meno originale di quanto sembrasse, dimostrandosi oltretutto un eterosessuale assolutamente nella norma. Inoltre gli elementi fantastici iniziarono ad essere talmente numerosi e sovraesposti da risultare banali e scontati, perdendo quasi tutto il loro fascino. Anzi: alla fine contribuirono ad appiattire il tutto e a mettere in evidenza la scarsa capacità di Federico Memola di definire personaggi realmente "umani" in cui cui il pubblico avrebbe potuto identificarsi. E soprattutto la sua incapacità di raccontare personaggi "giovani" e aggiornati in senso lato, e non solo graficamente. Probabilmente Federico Memola aveva avuto il merito di introdurre nuovi elementi e nuove ambientazioni in un contesto fumettistico stantito, e magari ammiccando ad un certo tipo di manga o di narrativa di genere (la Stirpe di Elan su Zona X è stata la prima saga fantasy vista in Bonelli), però ho sempre avuto l'impressione che ai suoi personaggi mancasse quel qualcosa capace di entrare davvero nel cuore del pubblico. A volte farcire le storie di elementi fantastici può compensare altre lacune, soprattutto se rappresentano una novità, ma altre volte no. E in ogni caso lo stesso Jonathan Steele, al netto dell'empatia che creava col pubblico, non era nè carne nè pesce: il pubblico se ne accorse abbastanza presto e le vendite calarono. Quindi venne tentato il trasloco/reboot con la Star Comics (prima che la Bonelli lo sospendesse), ritoccando il contesto e alcuni elementi della trama, ma conservando gli stessi difetti che stavano segnando il destino della serie in  precedenza. E con il terzo reboot, le cose non sono andate diversamente.

Vorrei precisare che non ne sto facendo una colpa, anche perchè probabilmente Federico Memola - in quel contesto - ha fatto il meglio che poteva e sapeva fare, e comunque non era tenuto ad avere l'intuito e la lungimiranza necessarie per capire quello che stava succedento. Tuttavia Jonathan Steele è stato uno dei primi e più evidenti esempi di come il fumetto italiano non fosse più in grado di seguire i cambiamenti della società a cavallo del nuovo millennio. E di come i suoi autori, fondamentalmente, iniziassero a perdere il contatto con il pubblico, realizzando fumetti "popolari" da una prospettiva "autoriale", e cioè prendendo come riferimento se stessi e non il pubblico a cui avrebbero potuto rivolgersi. Anche perchè già agli inizi del 2000 si iniziavano a manifestare i mutamenti che avrebbero portato alla situazione attuale. Cambi di prospettiva sempre più radicali, riferimenti culturali che si modificavano, modelli sociali che si evolvevano, scenari di genere e orientamento sessuale che si moltiplicavano: tutte cose che negli successivi sarebbero diventate sempre più evidenti a tutti i livelli. E adesso la sensazione è che il fumetto popolare stia perdendo definitivamente il treno. La cosa un po' triste è che ad un certo punto lo stesso Jonathan Steele fece qualche goffo tentativo di adeguarsi (fuori tempo massimo), come ad esempio quando tentò di toccare l'argomento omofobia nel 2009 (ne ho parlato QUI), con esiti abbastanza imbarazzanti.


D'altra parte la strada del declino del personaggio era già stata imboccata da tempo. Jonathan Steele - per vari motivi - avrebbe potuto rappresentare una svolta importante, ma non lo fece. Forse anche perchè il suo autore è stato uno di quelli che, ad un certo punto, non è più riuscito a staccarsi dai suoi riferimenti pop anni Ottanta/Novanta, quelli della sua esperienza nerd di quel periodo, per imboccare nuove strade. E la cosa un po' triste è che quello che è successo negli anni successivi ha ampiamente dimostrato che il mondo del fumetto italiano, o perlomeno quello che dovrebbe mirare al grande pubblico, non ha imparato la lezione... Anche perchè certe dinamiche interne a certi ambienti tutto fanno fuorchè spingere autori ed editori a fare tesoro degli errori altrui, o anche solo a prenderne coscienza mettendoli di fronte alla realtà.

Ad ogni modo ho notato anche un altro dettaglio.

L'autore si è spento nel dicembre 2019.
La prima serie di Jonathan Steele iniziava nel 2020.

Speriamo che adesso qualcuno non stia già pensando di speculare su questa cosa, visto che in tempo di guerra ogni buco e trincea.

Alla prossima.

venerdì 4 ottobre 2019

NEW YORK NEW YORK...

Ciao a tutti, come va?

Mentre scrivo la nuova edizione della New York ComiCon sta entrando nel vivo, e ogni volta che arriva questa manifestazione la sua distanza - non solo in senso letterale - da Lucca Comics & Games (che si tiene a meno di un mese di distanza) e dalle altre manifestazioni italiane, diventa sempre più evidente. Nell'approccio, nei contenuti e nel coraggio (che probabilmente per le manifestazioni statunitensi è scontato) di approfondire certi temi e di trarre spunto dal fumetto per analizzare la società, le sue risorse e i suoi rischi. Soprattutto dal punto di vista della comunità degli appassionati, che è il vero fulcro della manifestazione e che evidentemente - negli USA - non viene considerata come un insieme di consumatori senza cervello che cercano solo nuove occasioni per distrarsi e coltivare i loro hobby. A titolo di esempio cito giusto la conferenza che parlerà di come la comunità composta da chi fa e legge fumetti può e deve darsi da fare per difendersi dalle ingerenze e dalle prepotenze del fascismo e dei bigotti!!! Se non ci credete CLICCATE QUI.

Inutile dire che una conferenza del genere, a Lucca Comics & Games, non verrà proposta per chissà quanti anni (decenni?) ancora. Comunque se, come ogni anno, volete divertirvi a cercare quali sono le conferenze che in Italia sarebbe più improbabile organizzare in una manifestazione fumettistica, trovate il programma della ComiCon di New York CLICCANDO QUI. E ce n'è davvero per tutti i gusti. Lasciando perdere gli immancabili e numerosi appuntamenti dedicati alla questione LGBT+ (e il fatto che c'è un'intera area, la QUEER & ALLY LOUNGE, pensata anche per far socializzare gli appassionati LGBT+) si trovano anche momenti di approfondimento dedicati a cose come il rapporto dei lettori musulmani col fumetto, alla questione delle lettrici ebree e a nicchie di appassionati emergenti come quelle dei blerds (i nerd afroamericani) e degli afropunk... Per non parlare dei momenti di discussione attorno ad argomenti più spinosi ed eticamente sensibili...

O magari attorno ai temi caldi dell'industria fumettistica. Ad esempio ce ne sarà uno sull'importanza della diversificazione dei generi fumettistici. delle tematiche e degli autori, e sulle opportunità che può riservare questo approccio (CLICCATE QUI). Anche in questo caso, probabilmente, certi discorsi sarebbero ritenuti sacrileghi da buona parte delle manifestazioni fumettistiche italiane. Anche perchè, ironia della sorte, sono le prime a dare per scontato il fatto che i pregiudizi sulla superficialità e sulla "tradizione" fumettistica italiana rispondano a verità, tantopiù che la maggior parte degli editori di fumetti italiani non si dà particolarmente da fare per smentirli...

Anche se poi, periodicamente, si ripropongono alcune domande abbastanza inquietanti... Come, ad esempio, quelle sul perchè i fumetti italiani che vendono sempre meno, o sul perchè  sono esportati sempre meno all'estero (e perlopiù in paesi non proprio all'avanguardia). In realtà di risposte a queste domande ce ne sarebbero molte, e diverse hanno trovato spazio anche su questo blog. Tuttavia, siccome sono delle risposte scomode, chi di dovere si ostina a fare finta che nessuno sappia fornirle. Eppure, a ben guardare, proprio dalla New York ComiCon stanno arrivando delle ulteriori conferme. Mentre dozzine di titoli, pompatissimi dalle nostre parti, negli USA vengono bellamente ignorati dai grandi editori (a parte qualche tentativo da parte di case editrici abbastanza piccole o poco più che amatoriali), quest'anno la IMAGE ha deciso di puntare sull'edizione comicbook di Nomen Omen di Marco B. Bucci e Jacopo Camagni, che proprio in questi giorni sono stati invitati alla New York comiCon...

E a quanto pare la IMAGE potrebbe aver colto nel segno, visto che i preordini sono stati talmente tanti da rendere necessaria la programmazione della prima ristampa ancora prima che venisse messo in vendita il numero uno! Però, come saprà chi conosce la storia, si tratta di un racconto fresco, giovane, strabordante di temi e toni che i fumetti italiani schivano come la peste, e con una visione molto disinibita e moderna della sessualità (in tutti i sensi)... Tutte caratteristiche che avevano già spinto la IMAGE a opzionare le opere di un'altra italiana: e cioè Contronatura e (prossimamente) Sacro/Profano di Mirka Andolfo... Che a sua volta è stata invitata alla manifestazione newyorkese...

Direi che, checchè ne dicano i detrattori e i tradizionalisti, i fatti parlano da soli. Oltretutto, se proprio si volesse rincarare la dose, affrontando la questione dal punto di vista opposto, potrebbe essere interessante notare che - ad esempio - il Brasile è uno dei pochi paesi al mondo dove il TEX della Bonelli viene pubblicato da decenni, ed è anche la stessa nazione in cui, in occasione della Biennale del Libro Internazionale di Rio de Janeiro, all'inizio di settembre, il Sindaco della città ha chiesto e ottenuto che venissero ritirate le copie del di una raccolta del fumetto MARVEL degli Young Avengers... "Colpevole" di avere mostrato una coppia di super adolescenti gay, per giunta nell'atto di baciarsi...

E, quando l'Associazione degli Editori brasiliani ha proceduto con un'esposto contro il Sindaco, il Giudice ha confermato la validità della decisione del Primo Cittadino, perchè la pubblicazione non metteva in guardia i genitori (?) riguardo a un certo tipo di contenuto... Premesso che il Brasile è una nazione contraddittoria (parliamo di una nazione in cui i matrimoni gay sono legali dal 2013!), e in quest'ultimo periodo risente di un clima molto poco progressista, direi che è comunque interessante notare che questo è esattamente il genere di situazione che gli editori italiani vedono come uno spauracchio, e che li spinge a mantenere un basso profilo e a non osare mai troppo nelle loro pubblicazioni a più ampia diffusione. E questo, se non altro, fa in modo che TEX in Brasile continui ad essere in una botte di ferro... Visto che non mostrerà mai nulla che possa indisporre le autorità locali (o quelle italiane). O eventualmente i "bigotti e fascisti" di cui si parlerà alla conferenza organizzata alla New York ComiCon.

E comunque i fumetti Bonelli sono molto popolari anche in Turchia, ad esempio... Una nazione dove ogni volta che si tenta di organizzare una parata dell'orgoglio LGBT le autorità disperdono la folla con lacrimogeni, idranti e cani inferociti... Sarà un caso? Il problema è che, ovviamente, se da una parte questi fumetti non indispongono i lettori di un certo tipo, dall'altra rischiano di risultare sempre più datati e meno invitanti per buona parte degli altri... E in particolare per il pubblico emergente e per quelli che potrebbero diventare lo zoccolo duro di domani. Ovviamente certe paure degli editori italiani sono comprensibili e in parte motivate, tantopiù che recentemente - proprio come a Rio - è successo che un Sindaco (in questo caso quello dell'Aquila) sia intervenuto per impedire la presenza dei fumetti di Zerocalcare (e di Zerocalcare stesso) al Festival degli Incontri dell'Aquila, che partirà a breve (CLICCATE QUI).

Sono cose che fanno riflettere, così come ha fatto riflettere il tentativo di rimuovere una performance teatrale da Lucca Comics & Games per via dei suoi contenuti LGBT-friendly (CLICCATE QUI). Soprattutto se si confronta il tutto con il clima della New York ComiCon in questi giorni, che sicuramente mette in luce cosa significa proporre una manifestazione davvero indipendente, che può organizzarsi in un certo modo e proporre un taglio di un certo tipo.

Effettivamente fa sempre un po' di tristezza constatare che il tempo passa, ma la situazione delle manifestazioni italiane resta fondamentalmente uguale a se stessa, mentre tantissimi editori continuano a puntare su una visione anacronistica del fumetto per non correre il rischio di scontrarsi con la parte più reazionaria del Paese (o del proprio pubblico). Anche ammesso che sia una forma di prudenza, o addirittura di autotutela, sembra che nel lungo periodo non sia esattamente un investimento redditizio.

Intendiamoci: tutte scelte legittime, per carità, ma poi i risultati si vedono.

E comunque, per dimostrare che non ce l'ho solo con Lucca Comics & Games, CLICCANDO QUI potrete vedere il programma (se così vogliamo definirlo) dell'edizione di Romics che si tiene proprio questo fine settimana. Confrontatelo con quello di New York e poi sappiatemi dire...

Alla prossima.

venerdì 6 settembre 2019

DICHIARAZIONI E SITUAZIONI

Ciao a tutti, come va?

Avevo annunciato che questo blog sarebbe stato rilanciato, e nelle ultime settimane non è stato così: a quanto pare - per scaramanzia - sarebbe sempre meglio non fare certi tipi di annunci. Perchè poi, perlomeno nel mio caso, sembra che si inneschino dei meccanismi che vanificano le mie buone intenzioni. Detto questo sono ancora qui, e anche il blog. Quindi, se tutto va bene, questa potrebbe essere la volta buona....

Da che parte possiamo ricominciare? In realtà alcuni spunti interessanti, di recente, sono arrivati dal mondo del cinema. Anche perchè si tratta di spunti che poi sono stati elaborati e riportati dai media italiani mettendo in evidenza alcuni limiti abbastanza vistosi del nostro apparato culturale e del suo sistema informativo. Non che ci sia niente di nuovo, ma di tanto in tanto certe conferme possono aiutare a capire meglio come vanno le cose. Ad esempio: il 28 agosto il magazine Vulture ha pubblicato una lunga intervista al regista gay dichiarato Joel Schumacher (foto sotto). Negli ultimi giorni questa intervista è stata citata numerose volte, ma in pochi hanno riportato il link diretto alla versione completa, che voi potete trovare CLICCANDO QUI.

In questa intervista il regista, classe 1939, si è raccontato senza troppe remore, e dopo aver ammesso di avere avuto una vita sessuale decisamente frizzante (anche perchè ai suoi tempi, secondo lui, gli omosessuali non potevano fare dei veri progetti di vita, e si dedicavano solo al sesso), ha parlato della sua esperienza con Batman. Infatti, per quanti se lo fossero scordato, nel 1995 venne chiamato a dirigere il terzo film della saga cinematografica inaugurata da Tim Burton, e cioè Batman Forever, e poi venne anche confermato per dirigere il suo sequel Batman e Robin nel 1997.

Probabilmente il regista non era un grande esperto di fumetti, e il suo riferimento principale per i due film sembrava più che altro la serie televisiva degli anni Sessanta, così alla fine mise assieme due giocattoloni molto commerciali e senza particolari virtuosismi, e con un cast non propriamente azzeccato. Tant'è che le critiche negative furono tante e tali da portare al blocco delle produzioni cinematografiche di Batman fino al 2005. Ad ogni modo, nell'intervista di cui stiamo parlando, il giornalista ha chiesto al regista cosa pensava del fatto che i suoi film di Batman fossero stati accusati di essere troppo "gay", e del fatto che Batman e Robin sono considerati da sempre una "coppia gay".

Il regista, molto salomonicamente, ha affermato che certe critiche al film forse non ci sarebbero state se lui non fosse stato gay, e che comunque la leggenda di Batman e Robin coppia gay è nata a seguito delle accuse portate avanti negli anni Cinquanta, ed è stata alimentata dal bisogno della comunità gay di avere dei personaggi in cui identificarsi. Personaggi che, per lungo tempo, sono mancati, spingendo la suddetta comunità ad adottarne alcuni che in realtà non nascevano con quello scopo. Io aggiungerei che, ai tempi, erano parecchi i fumetti che lanciavano involontariamente dei sottotesti di un certo tipo, anche se al giorno d'oggi nessuno li cità più... Anche perchè Batman è ancora sulla breccia, mentre degli altri non si ricorda quasi nessuni, e quindi viene spontaneo andare ad analizzare sempre e solo le ambiguita che di tanto in tanto spiccavano nelle sue storie...




Che poi Batman e Robin siano diventati particolarmente iconici da questo punto di vista, e che qualcuno abbia iniziato a giocare molto su questa presunta ambiguità, direi che è sotto gli occhi di tutti. Però penso che sia altrettanto evidente come Joel Schumacher abbia espresso la sua opinione in maniera onesta, anche perchè nell'intervista racconta senza problemi di quando, ancora minorenne, aveva rapporti sessuali consenzienti con degli adulti, e si scaglia anche contro i bigotti che vedono molestie e abusi anche laddove non ci sono. Quindi, se avesse voluto dire che Batman e Robin erano omosessuali, probabilmente non avrebbe avuto problemi. Molto semplicemente è stato onesto, non ha voluto essere superficiale e ha inquadrato la situazione per quello che è. Anche se poi è stato molto prudente quando gli hanno chiesto se le voci sull'omosessualità di alcuni attori che ha diretto erano vere oppure no...

Tuttavia la cosa interessante è che, nei giorni successivi, anche in Italia è stato dato ampio risalto alla notizia enfatizzando il fatto che Joel Schumacher, di fatto, metteva una pietra tombale sul ruolo iconico di Batman e Robin (cosa che non ha fatto), sferrando un colpo mortale all'orgoglio della comunità gay. E ovviamente i giornali vicini ad una certa area politica, come ad esempio Libero, hanno evidenziato molto la cosa. Però anche buona parte dei media più generalisti hanno lanciato lo stesso tipo di messaggio, seppur con toni meno trionfalistici...

La cosa più interessante che emerge dalla lettura di questi articoli, comunque, al di là della superficialità e della faziosità che spesso caratterizza certi contenuti, è che si omette quello che è il dato di fatto più rilevante. E cioè che adesso la comunità gay non ha più bisogno di proiettare le sue aspettative in supereroi che non sono dichiaratamente omosessuali... Perchè da qualche anno a questa parte ce ne sono diversi che sono effettivamente gay o lesbiche (e persino trans), e che sono arrivati al grande pubblico anche tramite numerose produzioni televisive (anche animate). Alla MARVEL/DISNEY, tra le altre cose, stanno già lavorando alla serie TV dedicata alla nuova Miss America: una supereroina lesbica e latina, nata in una famiglia composta da due mamme. E la serie dovrebbe essere ospitata dal canale Disney+, alla faccia di chi pensa che questi temi non siano adatti ad un pubblico giovane.

Non ci vuole un genio per capire che alla MARVEL stanno pensando a qualcosa che possa fare concorrenza all'imminente serie TV di Batwoman, la più iconica supereroina lesbica della DC Comics... E questo la dice lunga su quella che è la situazione REALE, a discapito di chi "gioisce" per le dichiarazioni di Joel Schumacher su Batman e Robin (che comunque lasciano quello che trovano, visto che si parla di un regista che si è limitato a dirigere due film con questi personaggi più di vent'anni fa). Magari, se il punto focale di questi articoli era l'omosessulità dei supereroi, sarebbe stato interessante chiedere un'opinione anche della regista Chloé Zhao (classe 1982, che vedete sotto), che la MARVEL ha ingaggiato per dirigere il film THE ETERNALS.

Infatti in questo film è stata confermata la presenza, per la prima volta in un film di supereroi, di protagonisti dichiaratamente omosessuali. Ovviamente non si sa ancora in che termini la questione verrà affrontata, ma considerando che per aggiornare il franchise si è ritenuto opportuno modificare anche il genere, l'etnia e il presunto orientamento di alcuni personaggi dei fumetti originali (e di questo sicuramente tornerò a parlare), probabilmente sarà una produzione da tenere d'occhio.

Tuttavia, com'era prevededibile, negli  "approfondimenti" legati alle dichiarazioni di Joel Schumacher su Batman e Robin non è stata dedicata neanche una postilla a proposito della situazione ATTUALE, limitandosi a citarlo a proposito di due film che ha girato nel 1995 e nel 1997. Penso che sia abbastanza indicativo sotto molti punti di vista. Soprattutto se l'intezione era quella di filtrare il messaggio per "rassicurare" un certo tipo di pubblico.

Così come è stata abbastanza indicativa la polemica nata attorno ad alcune dichiarazioni dell'attore Toni Servillo, che ha presentato al Festival di Venezia il primo film diretto dal fumettista Igor Tuveri (in arte Igort) e tratto dal suo romanzo grafico 5 É IL NUMERO PERFETTO. Durante un'intervista al sito di Repubblica assieme a Valeria Golino (che si è ben guardata dal ricordare che la sua esperienza con i "cinecomics" è iniziata con IL RAGAZZO INVISIBILE), Toni Servillo ha voluto precisare che questo film è tratto da una graphic novel e non da un fumetto, e che quindi da una parte ci sono fumetti di basso livello (e tanto per cambiare, ha citato Topolino e Paperino) da cui il cinema farebbe meglio a stare alla larga, e dall'altra ci sono graphic novel. L'intervista potete ascoltarla CLICCANDO QUI.

Ancora non possiamo sapere se l'esperienza di Igort in Italia avrà lo stesso successo di quella che ha avuto Frank Miller negli USA, però a quanto pare le dichiarazioni di Toni Servillo hanno indisposto parecchi appassionati italiani di fumetti, che ovviamente l'hanno presa sul personale. Il punto, però, è che al netto dei pareri soggettivi e della qualità del singolo prodotto, Toni Servillo probabilmnte ha toccato dei nervi scoperti. Nel senso che, obbiettivamente, con gli anni le scelte degli editori italiani in fatto di fumetti "popolari" (quelli pensati per un vasto pubblico, e che pertanto devono scendere a molti compromessi) e quelle di chi si è concentrato sui fumetti d'autore (che lasciano maggiore libertà creativa, e rivolgendosi a un pubblico più selezionato hanno meno vincoli) si sono differenziate in maniera sempre più evidente. Portando alla situazione attuale, e al fatto che c'è chi pensa che i "fumetti" siano una cosa e le "graphic novel" un'altra. Tant'è che in edicola, attualmente, non c'è niente di paragonabile a Corto Maltese, o ad ad altre produzioni di un certo tipo, che erano ben presenti in edicola fino agli anni Ottanta.

Però le cose non vanno così dappertutto.

Negli USA, ad esempio, la situazione è molto più sfumata. Tant'è che il già citato Frank Miller propose il suo noir SIN CITY in una confezione mainstream, e poi ne trasse i due film cult che hanno apprezzato anche quelli che non hanno mai letto il fumetto originale (e lo stesso è accaduto con 300). Questo, con i fumetti di Igort, non avviene.

E se volessimo fare un paragone relativo al momento attuale, direi che sarebbe molto interessante sottolineare che nello speciale che la MARVEL ha realizzato per celebrare i suoi primi 80 anni c'è stato spazio anche per una storia in cui Tempesta degli X-Men salva una bambina che sta attraversando il Mediterraneo, in modo che poi possa arrivare sana e salva a Riace...

Attualmente quante sono le possibilità che un fumetto italiano "popolare" possa toccare anche solo lontamente il tema degli sbarchi nel Mediterraneo, che pure dalle nostri parti continua ad essere uno degli argomenti più caldi degli ultimi anni? Sono cose che fanno riflettere. In compenso, la scorsa settimana, Topolino non ha potuto fare a meno di puntare di nuovo su una copertina dedicata alla promozione calcistica...

Sperando che non sia l'inizio di una nuova fase di totale sottomissione alle logiche commerciali dettate dalla promozione degli album di figurine Panini dei calciatori (che tanti danni hanno già provocato al settimanale), non ho potuto fare a meno di notare che, per una singolare coincidenza, la stessa settimana anche Le Journal de Mickey ha dedicato la copertina ai nipoti di Paperino... Che però erano alle prese con degli yo-yo... E anche questo mi ha fatto riflettere, visto che i campionati di calcio partono in Francia come in Italia, e anche in Francia il calcio è uno sport molto amato...

Comunque, tornando a bomba, anche se alla MARVEL ultimamente si è adottata una politica perlomeno AMBIGUA quando qualcuno prova a criticare l'attuale Governo statunitense (proprio nello speciale di cui sopra è stato eliminato un intervento del pluripremiato autore Art Spiegelman, perchè paragonava il Presidente Trump al Teschio Rosso), per via degli ingombranti legami dell'azionista di maggioranza della MARVEL con il Presidente Trump (legami di cui in questo BLOG parlo da anni, anche evidenziandone i risvolti più imbarazzanti, e se non ci credete CLICCATE QUI), la situazione non è paragonabile a quella italiana. Perchè nonostante tutto la MARVEL, così come la DC e le altre case editrici che negli USA sono considerate mainstream, per vie traverse non mancano mai di prendere spunto da temi scottanti ed eticamente sensibili... Col risultato che, pur essendo i fumetti MARVEL (e DC) meno liberi di esporsi rispetto a qualche anno fa, restano comunque anni luce avanti rispetto ai corrispettivi italiani... E comunque, se da una parte MARVEL e DC risultano più vincolate, dall'altra con il loro atteggiamento stanno favorendo l'emancipazione della concorrenza, che sta iniziando ad osare cose che fino a qualche anno fa nessuno avrebbe mai ritenuto possibili... E di questo, sicuramente, tornerò a parlare in futuro... Non foss'altro per la quantità di peni maschili e di sesso gay ESPLICITO che sta iniziando a comparire nei fumetti della IMAGE (prego notare la tavola qui sotto)... E badate che parliamo di fumetti fantasy che NON sono prettamente erotici...

Mentre gli autori che vengono scartati  da MARVEL e DC all'ultimo momento per i loro contenuti, ritenuti troppo "forti", trovano comunque delle sponde altrove... Come nel caso della serie SECOND COMING, che parla della partnership fra il supereroe Sun-Man e Gesù Cristo. Rinnegata dalla DC Comics dopo che era già stata annunciata sotto l'etichetta Vertigo, è stata poi pubblicata dalla giovane Ahoy Comics...

Quanti fumetti italiani mainstream (e non solo) oserebbero tanto? In edicola, magari? Quindi, in conclusione, anche se teoricamente Toni Servillo non ha ragione (e infatti ha ritrattato, e per sapere come potete CLICCARE QUI), bisogna prendere atto che in un certo senso ha saputo inquadrare la situazione molto meglio di tanti sedicenti esperti. Nella misura in cui dice che dalle nostre parti, ora come ora, c'è un fumetto - quello delle graphic novel - che prova ad affrancarsi dagli stereotipi e dai pregiudizi che hanno accompagnato il linguaggio del fumetto nel nostro Paese, mentre ce n'è un altro che fa ancora mota fatica ad emanciparsi. Anche perchè, aggiungo io, continua a puntare sul suo pubblico storico, che ha imparato ad "amarlo" anche per via di quegli stereotipi e quei pregiudizi, che erano un po' il riflesso dello scenario culturale e sociale in cui sono cresciute le vecchie generazioni. Il problema è che, anno dopo anno, il pubblico storico rischia sempre più di diventare l'unico pubblico disponibile in Italia... Con tutta una serie di conseguenze a catena che è facile immaginare...

E anche verificare.

Alla prossima!