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venerdì 7 giugno 2019

RICORRENZE E VALUTAZIONI

Ciao a tutti, come va?
Come forse saprete quest'anno si celebra il cinquantenario della rivolta di Stonewall, che il 28 giugno del 1969 diede il via al movimento di liberazione omosessuale come lo conosciamo oggi. Un movimento che, per vie traverse, ha finito per portare il corteo del Pride persino a Disneyland Paris.

Così, in questo clima di celebrazioni, ho pensato che poteva essere interessante fare un po' il punto della situazione su alcune ricorrenze che potrebbero aiutarci a fare luce sulla situazione attuale, ovviamente per quel che riguarda gli argomenti trattati da questo blog. In realtà lo spunto me l'ha offerto una vecchia notizia che qualcuno, di recente, ha tirato fuori dal dimenticatoio... Ovvero il tentativo molto goffo, da parte dell'associazione Arcigay, di utilizzare impunemente Tex Willer per la sua campagna tesseramenti del 1994... Facendo scoppiare lo scandalo il 10 maggio di quell'anno...

 Poichè quell'epoca buia l'ho vissuta, posso dire che effettivamente era buia sotto diversi punti di vista. E, nella fattispecie, era particolarmente oscura anche perchè Arcigay (che all'epoca qualcuno chiamava ancora Arci-Gay) decise di utilizzare Tex Willer (e Kit Carson) senza chiedere il permesso a nessuno... Per giunta come testimonial della sua campagna tesseramenti sul primo numero della rivista gay soft ADAM (altro simbolo di quel periodo oscuro, in cui il direttore e i collaboratori di questa testata avevano paura di compromettersi e quindi si firmavano con degli pseudonimi).

In un'epoca in cui era ancora molto facile fare questo genere di operazioni e farla franca, quindi, Arcigay tentò di utilizzare Tex all'insaputa degli aventi diritto... Magari dando per scontato che nessuno ne avrebbe fatto un caso, magari dando per scontato che nessun lettore devoto a TEX avrebbe mai comprato una testata come ADAM. Errore! Ovviamente la notizia circolò, e arrivò anche alla casa editrice Bonelli, che se pure adesso non risulta particolarmente illuminata in fatto di politiche gay friendly, potete immaginarvi come reagì nel 1994. E infatti venne difesa da Sergio Bonelli in persona, che scrisse una lettera di diffida per salvare il buon nome della sua casa editrice e la reputazione del suo eroe di punta. Come potete leggere CLICCANDO QUI.

 In realtà lui dichiarò che:

"Anche un personaggio di carta deve pagare il prezzo della notorietà. Non ho nulla contro i gay - tiene a precisare - Ma non posso permettere che si usi l' immagine di Tex senza che sia stata chiesta alcuna autorizzazione. Ho risposto infinite volte ' no' a chi mi chiedeva di usarla per vendere merendine, patatine o altre diavolerie. Ho rinunciato a un sacco di soldi per conservare integra l'immagine del mio personaggio. La stessa scelta deve valere anche per l' Arci-Gay. Scriverò una lettera di diffida. Che non si permettano più di rifare questo scherzetto. Nelle nostre storie le donne sono assenti per un motivo molto semplice - spiega Sergio Bonelli - Il pubblico di Tex vuole avventure forti, veloci, scattanti. Le donne, invece, portano rallentamenti nelle sceneggiature per effetto delle inevitabili storie d' amore" 

Disappunto legittimo e argomentazione politicamente corretta, direi (anche se in realtà il vero motivo per cui in TEX non ci sono donne è probabilmente un'altro, e ne ho parlato QUI), però - col senno di poi - verrebbe da chiedersi in che misura Sergio Bonelli sia rimasto contrariato proprio dall'accostamento di Tex Willer al mondo gay e quanto dal suo illecito sfruttamento. E d'altra parte la pubblica ammenda di Franco Grillini, all'epoca Presidente di Arcigay e ideatore dell'avventata campagna pubblicitaria, dà la misura della considerazione che le associazioni gay avevano dei fumetti.

 Infatti rispondeva che:

"Non pensavamo di sollevare tutto questo interesse - assicura Grillini - Certo siamo stati ingenui ad utilizzare un disegno senza l' autorizzazione. Chiediamo scusa. Non lo faremo più. Ma il nostro voleva essere un gioco per combattere lo stereotipo degli omosessuali effemminati, contro i quali naturalmente non abbiamo nulla, ma che rappresentano un' infinitesima parte del popolo gay. La gente non sa che la stragrande maggioranza degli omosessuali è composta dai loro compagni di banco, di ufficio, di lavoro. Persone assolutamente normali e spesso particolarmente virili, come Tex Willer, appunto. C' è uno slogan del movimento omosessuale americano che dice ' Troppo maschio per non essere gay' e mi pare si adatti a meraviglia a Tex Willer".

Anche in questo caso l'argomentazione della sua difesa aveva un suo perchè, però quello che emerge è che, per chi aveva pensato a questa campagna di tesseramento, i personaggi dei fumetti non erano poi una cosa così seria, visto che quando si è accorto di avere fatto qualcosa di illecito è letteralmente caduto dalle nuvole.


Ora: questa notizia d'archivio potrebbe anche fare sorridere, se non fosse per il fatto che a distanza di 25 anni la situazione è rimasta fondamentalmente la stessa. Nel senso che il fumetto italiano non ha ancora prodotto alcun eroe virile dichiaratamente gay (e, anzi, continua a giocare sui soliti stereotipi), mentre le associazioni gay italiane continuano a non prendere davvero sul serio il mondo del fumetto... E a ben guardare non sono i soli, visto che proprio nel maggio di quest'anno è successo un mezzo putiferio perchè l'assessore allo sviluppo economico ed energia della Regione Veneto, tale Roberto Marcato (peraltro in piena campagna elettorale per le elezioni europee), aveva deciso di utilizzare come copertina della sua pagina Facebook un ritratto assieme a Tex, commissionato al disegnatore Fabio Civitelli...

 Comunque, anche in questo caso, è montata la polemica (seppur circoscritta ai social e allo staff Bonelli, che ha minacciato azioni legali), e anche in questo caso il responsabile ha dovuto rimuovere il disegno.

Il diretto interessato ha poi dichiarato:

"Sono da sempre un lettore di fumetti con tendenza all’invidia per i disegnatori, spesso e volentieri artisti veri. Nessuna azione legale anzi, molto gentilmente mi hanno chiesto di rimuovere il disegno, bellissimo, e io l’ho fatto... nel rispetto di Tex." 

E da tutto questo si può dedurre che, riferimenti gay o meno, ci sono ancora dei problemi generalizzati nella percezione del valore (e dei diritti di sfruttamento) dei personaggi a fumetti. Perlomeno nel nostro paese. Ad ogni modo, per tornare al motivo per cui ho parlato di tutto questo sul mio blog, era giusto per riflettere sul fatto che - fondamentalmente - analizzare l'episodio del 1994 dimostra che in 25 anni, in Italia, sono cambiate pochissime cose. E la situazione diventa ancora più imbarazzante se si considera quanto invece le cose si sono evolute altrove.

Se, ad esempio, negli oltre quaranta Pride che si celebrano quest'anno in Italia non mi risulta che siano state proposte iniziative finalizzate a valorizzare fumetti e dintorni, giusto in data 8 giugno (per citare quella più vicina) nel Centre LGBT di Lione si organizza un piccolo festival del fumetto LGBT, all'interno delle sue iniziative dedicate al mese del Pride. Ovviamente per valorizzare i fumettisti francesi che si dedicano principalmente alle autoproduzioni di questo tipo.

 E nel frattempo, mentre dalle nostre parti ci si chiede ancora quando e se compariranno dei fumetti in cui i protagonisti sfideranno apertamente gli stereotipi legati ad un certo tipo di omosessualità, in Giappone si è da poco conclusa la decima edizione dello Yarou Fest, il festival delle autoproduzioni a fumetti che mettono al centro i gay virili e mascolini (niente BOYS LOVE e affini, tanto per intenderci)... Con una buona dose di proposte omoerotiche...

 E questo festival pare che sia diventato un appuntamento abbastanza importante per i numerosi appasionati del genere, tant'è che lo stesso Gengoroh Tagame, che fino a qualche mese fa pensava che la sua carriera di mangaka omoerotico sarebbe finita con la chiusura degli ultimi mensili gay generalisti, ha annunciato che le 300 copie del fumetto autoprodotto che aveva portato allo Yarou Fest di sono esaurite in due ore...

Intendiamoci: non sto dicendo che in Italia tutte le cose sono rimaste assolutamente identiche a come erano nel 1994, anche perchè per fortuna non è così... Però sarebbe stupido non ammettere che, sotto certi punti di vista, il tempo si è effettivamente fermato più o meno a quella data...

E, se pure ci sono stati dei passi avanti, in diverse occasioni c'è stata la sgradevole sensazione di essere tornati indietro. Senza neanche capire bene come è successo.

Quel che è certo all'estero ci sono numerosi esempi di come le cose sarebbero potute andare ANCHE in Italia, se solo - ad un certo punto - non si fosse bloccato qualcosa. Nell'indifferenza generale.

La domanda è: quanto tempo può ancora passare prima che tutta questa logorante immobilità inizi a chiedere il conto? E se avesse già iniziato a riscuotere?

Alla prossima.

martedì 5 marzo 2019

CONTRADDIZIONI MEDIATICHE

Ciao a tutti, come va?

Lo scorso giovedì ho avuto modo di andare a vedere al cinema il nuovo film di Dragon Ball, che - a differenza di quanto avviene normalmente quando si tratta di animazione giapponese nei cinema italiani - ha avuto una distribuzione standard e non ciroscritta ad un numero limitato di giornate. E forse l'idea non è stata così malvagia, visto che la scorsa settimana questo film si è posizionato in vetta alla classifica dei film più visti in Italia.

In effetti io sono andato al primo spettacolo, che per questo film era fissato alle 19,50 (oltretutto di giovedì), e la sala era quasi piena... E il pubblico era composto perlopiù da ragazzi fra i 16 e i 25 anni... Tutta gente che con Dragon Ball ci è cresciuta e che mai e poi mai si sarebbe persa il film in cui venivano mostrati gli ultimi istanti del pianeta del protagonista e il modo con cui i suoi genitori lo avevano messo in salvo. E tra l'altro, perlomeno quando sono andato io, si trattava di un pubblico molto partecipato, che rideva nei momenti ironici e applaudiva nelle scene clou, e che poi ha fatto un lungo applauso alla fine del film. Devo dire che non me l'aspettavo...

Fatto sta che il successo del nuovo film di Dragon Ball offre diversi spunti di riflessione interessanti, soprattutto se si considera che in Italia i nuovi episodi della serie Dragon Ball Super (che precedono di poco il suddetto film) vengono trasmessi da Italia Uno a partire dalle 23.00 del sabato sera... Una collocazione che, ormai, si sta rivelando quella preferita dall'emittente per i nuovi episodi delle sue serie cult... E infatti prima di Dragon Ball è stato il turno dell'ultima serie di Lupin III. Da notare che attualmente Italia uno, nel palinsensto infrasettimanale, dedica a Lupin III (e alla più recente serie dedicata a Fujiko) la fascia oraria compresa fra le 3.00 e le 5.00 del mattino.

Parafrasando un noto politico italiano, mi verrebbe da dire che a pensar male si fa peccato, ma raramente si sbaglia... E che in realtà la collocazione di certe serie in fasce orarie così strampalate serva giusto a garantire un numero di repliche sufficienti a mantenere l'opzione di sfruttamento su certi titoli, in vista di tempi migliori, piuttosto che a farli conosce dal pubblico, anche perchè avendo in qualche caso un taglio più "adulto" sono anche quelli che possono creare più guai...

E la faccenda delle repliche "obbligate" per mantenere l'opzione di sfruttamento potrebbe essere confermata anche dal fatto che nella stessa fascia oraria inizieranno ad essere replicate le serie animate di Bruce Timm dedicate alla Justice League... Alle 4,30 del mattino a partire dal 12 marzo, casomai vi interessasse e soffriste di insonnia...

Ad ogni modo è altamente probabile che, perlomeno nel caso di Lupin III e di Dragon Ball Super, si opti per una collocazione al sabato notte dei nuovi episodi nella speranza di evitare le multe e le reprimende dell'AGCOM. Anche perchè sembra che siano sempre in agguato quando ci sono di mezzo dei cartoni giapponesi trasmessi in fascia protetta, soprattutto se non sono stati più volte replicati e vagliati. Dall'AGCOM come dalle associazioni di genitori e da tutti quegli enti che vogliono dire la loro su questo argomento. E, a parziale conferma di questa teoria, varrebbe la pena ricordare che, attualmente, i cartoni trasmessi da Italia Uno la mattina sono l'Incantevole Creamy (in Italia dal 1984), L'Isola della Piccola Flo (in Italia dal 1982), L'Ape Maia (in Italia dal 1980) e la versione pesantemente rimaneggiata/censurata di Piccoli Problemi di Cuore (vista per la prima volta in Italia nel 1997).

Evidente dalle parti di Italia Uno vogliono proprio andare sul sicuro...

Curiosamente, adesso che il canale Italia 2 di Mediaset (che finora aveva provato a proporre un palinsesto leggermente più audace) verrà trasferito su un canale più raggiungibile sul digitale terrestre (pare il 66), inizierà ad ospitare una discreta quantità di serie trite e ritrite... Per ora si parla di Magica Emi, Mila e Shiro, Hello Spank, Holly e Benji e Lady Oscar... Tutte serie che hanno debuttato in Italia fra il 1982 e il 1986. Al momento Italia 2 osa trasmettere la vecchia serie di Lupin III (nella versione leggermente tagliuzzata da Mediaset) a partire dalle 19.00, e a seguire la serie Lost Canvas dei Cavalieri dello Zodiaco... Mentre il sabato pomeriggio la stessa fascia oraria è occupata dalle repliche dei primi episodi di Dragon Ball Super (che, evidentemente, hanno già superato l'esame AGCOM).

E, nonostante tutte queste collocazioni e ricollocazioni imbarazzanti, il film di Dragon Ball trasmesso al cinema è diventato un piccolo campione di incassi anche in Italia... E probabilmente a Mediaset, e dalle parti degli altri canali tematici per ragazzi, più di qualche responsabile armato di buonsenso si starà mangiando le mani al pensiero che i cartoni giapponesi potrebbero avere ancora tantissimo pubblico, ma al tempo stesso rappresentano un'enorme fonte di guai... Visto che continuano ad essere nel mirino da decenni, e a quanto pare l'AGCOM sembra sempre pronta a colpire... Anche se poi dei suoi provvedimenti se ne parla sempre pochissimo al di fuori degli addetti ai lavori... Tant'è che a tutt'oggi tantissima gente resta inconsapevole del suo ruolo nelle scelte dei palinsesti italiani... Di quelli nazionali come di quelli locali (potete CLICCARE QUI per avere un'idea delle sue delibere per la tutela dei minori).

Anche se, ovviamente, non sono solo i cartoni giapponesi che corrono rischi, soprattutto quando - oltre all'AGCOM - possono intervenire altri fattori esterni, o magari ci si trova in un determinato periodo storico, che magari porta a compiere dei passi indietro...

A questo proposito può essere interessante notare che, nonostante le repliche di Sailor Moon Crystal su RaiGulp continuassero a mantenere un buon livello di ascolti, attualmente siano state spostate alle 2,20 di notte. Forse anche per via del fatto che toccavano certi temi, che in questo periodo stanno iniziando a tornare un po' scomodi e sgraditi?

Anche in questo caso non ci è dato sapere che aria tira nelle segrete stanze, ma a parziale conferma di questa ipotesi può essere interessante ricordare il trattamento riservato in Italia alla quinta serie di Steven Universe, quella in cui i nodi vengono al pettine e in cui due personaggi cardine celebrano il loro rapporto con un matrimonio lesbico officiato proprio dal protagonista.

Con le prime quattro stagioni, generalmente, si è assistito ad una prima messa in onda - con relative repliche - su Cartoon Network, a cui poi seguiva la trasmissione in chiaro sul canale BOING, con altre numerose repliche. Questa volta il primo ciclo di episodi della quinta serie, in italiano, si è visto una volta sola su Cartoon Network... E non è mai stato replicato, men che meno su BOING. E guardacaso la quinta serie era stata doppiata proprio fino al punto in cui Rubino e Zaffiro convolavano a nozze, poco prima del gran finale (temporaneo) della saga.

Attualmente su Cartoon Network è in replica la prima serie, mentre su BOING questo titolo non risulta in palinsesto, anche se la quinta serie di Steven Universe è diventata un piccolo fenomeno di costume anche a livello di social, e sicuramente anche in Italia ha un nutritissimo seguito di appassionati... In particolare fra coloro che apprezzano il suo approccio candidamente queer a tutta una serie di temi... E che apprezzano anche il fatto che di tanto in tanto il protagonista si fonde con la sua migliore amica diventando un nuovo personaggio ermafrodito...

La domanda è: c'è un collegamento fra il fatto che la nuova serie di Steven Universe, nonostante sia attesissima e richiestissima, stenti a trovare una collocazione nei palinsesti e il fatto che Dragon Ball Super, nonostante abbia dimostrato di funzionare al cinema, venga piazzato nella terza serata del sabato? E tutto questo potrebbe avere a che fare con i contenuti dei palinsensti italiani in senso più ampio? E cosa dimostrano le continue repliche di serie animate che risalgono a trent'anni fa, e solo quando si tratta di serie particolarmente innoque, o comunque ampiamente sdoganate? Ovviamente, dato che non ci sono conferme ufficiali, si possono solo fare ipotesi... Anche se la sensazione è che, dietro le quinte, continuino ad essere prese delle decisioni che tengono in considerazione i gusti del pubblico solo in maniera molto marginale... E che le vere priorità siano altre...

Ad esempio non indisporre chi potrebbe creare problemi e non andare contro chi gestisce a monte la stanza dei bottoni, ad esempio... E a questo proposito può essere interessante notare che nella GUIDA ALLO ZAPPING 2018  redatta dal MOIGE (il MOvimento Italiano GEnitori, che tanti problemi creò in passato agli appassionati di cartoni giapponesi) è stata recensita solo una serie animata giapponese, e cioè Pokemòn Sole e Luna, tra l'altro in maniera positiva (potete scaricare la guida CLICCANDO QUI, se non ci credete)... Segno evidente che ormai le emittenti italiane hanno capito come gestire la situazione,... E cioè evitando di svegliare il can che dorme...  Anche se questo significa trasmettere le poche nuove serie che arrivano in Italia quando dormono tutti, e non solo il cane... O perlomeno quando tutti sono distratti da altro...

Morale della favola: per fortuna esiste internet e tante lacune possono essere colmate senza passare dalla TV... Anche se poi la piega che hanno preso gli eventi fa pensare che effettivamente la situazione a monte sia un po' preoccupante...

Voi che ne pensate?

mercoledì 9 gennaio 2019

FINE DI UN'ERA?

Ciao a tutti, come va?

Scrivere dei post come quello che dovrò scrivere oggi non mi piace, però penso che sia importante condividere anche un certo tipo di notizia, in particolare se si considera che - negli spazi ufficiali che in Italia si occupano di fumetto, e soprattutto di manga - della cosa si sta parlando molto poco.

Con il numero di marzo, che però sarà già disponibile dal 25 gennaio, si conclude l'avventura editoriale del mensile BADI, vera e propria istituzione dell'editoria gay nipponica, che aveva appena fatto in tempo a festeggiare il suo venticinquesimo anniversario...

Il motivo è facilmente intuibile: un periodico di questo tipo, in cui oltre la metà delle pagine (che comunque erano davvero tante) era dedicata a servizi sulle novità in ambito pornografico, agli annunci personali e alla promozione di locali/eventi, nel 2019 non poteva più competere con internet. Recentemente aveva anche provato a inserire dei DVD promozionali, ma non c'è stato niente da fare, evidentemente. D'altra parte, a rendere tutto più complicato, c'era anche il fatto che in Giappone la pornografia è concessa solo nella misura in cui viene opportunamente censurata, e nel lungo periodo anche questo deve avere fatto la sua parte... Anche se BADI ha sempre puntato su una qualità fotografica e di stampa di alto livello, che in buona parte del mondo occidentale non si è mai vista in questo genere di prodotti.

Forse questo periodico avrebbe potuto sopravvivere rivoluzionando completamente la sua formula e i suoi contenuti, ma a quanto pare l'editore non lo ha ritenuto opportuno e così alla fine la situazione ha preso questa piega, e probabilmente non ci saranno scappatoie. Anche BADI seguirà il destino dei gay magazine che lo hanno preceduto. Il grosso problema è che, dopo la chiusura di G-MEN, col numero dell'aprile 2016, BADI era rimasto l'ultimo gay magazine nipponico che pubblicava bara manga...

E purtroppo è da diverso tempo che hanno concluso la loro esperienza anche le pubblicazioni antologiche dedicate unicamente ai bara manga o agli YAOI con contaminazioni bara, come ad esempio la storica Kinniku Otoko... Probabilmente perchè, anche in questo caso, il pubblico di riferimento ha iniziato a preferire internet, e perchè gli stessi autori hanno iniziato ad utilizzare direttamente il web per lanciare e proporre i loro lavori... Presumo anche per via delle limitazioni censorie a cui accennavo prima.

Attualmente l'unico gay magazine che sopravvive, anche se non si ancora per quanto tempo, resta SAMSON, che però si rivolge agli estimatori degli uomoni molto maturi e di quelli sovrappeso, e quindi - per ovvi motivi - può ospitare solo manga e illustrazioni di un certo tipo.

Gengoroh Tagame, a cui bisogna riconoscere il merito di avere previsto l'infelice evoluzione di questa situazione con anni di anticipo, ha già scritto un messaggio di scuse agli ammiratori dei suoi manga erotici... Perchè a quanto pare, visto che in Giappone sono sparite le riviste che pubblicavano i suoi bara manga, adesso per vivere si dovrà concentrare sui manga "per tutti" che ha iniziato a produrre da qualche anno a questa parte. Così, mentre sull'ultimo numero di BADI si concluderà il suo fumetto ‘親友の親父に雌にされて (trad: "Ora sono la troia del migliore amico di mio padre"), sulla rivista di manga Monthly Action il suo ultimo fumetto ‘僕らの色彩 ("I nostri colori") procede senza problemi, ed è stato da poco pubblicato il primo volumetto che lo raccoglie...


Di buono c'è che Gengoroh Tagame ha saputo riciclarsi brillantemente in chiave soft senza trascurare le tematiche omosessuali, meritandosi anche tutta una serie di riconoscimenti a livello internazionale. L'ultimo, ma solo in ordine di tempo, è stato l'inserimento dell'edizione inglese de "Il marito di mio fratello" nella lista dei manga migliori del 2018, perlomeno secondo l'Hollywood Reporter (CLICCATE QUI).

Da notare che fra i tre manga che rientrano in questa particolare classifica c'è un secondo titolo a tematica LGBT, e più propriamente lesbico, e cioè My Solo Exchange Diary di Nagata Kabi.

Comunque, tornando al punto iniziale, stupisce un po' il fatto che un artista così iconico come Gengoroh Tagame sia davvero convinto che, con la chiusura di BADI, la sua carriera in ambito omoerotico debba considerarsi momentaneamente sospesa (CLICCATE QUI)... Anche perchè, con la marea di estimatori che negli anni ha fidealizzato in tutto il mondo, avrebbe davvero un'infinità di possibilità per portarla avanti. E qualcuno dovrebbe farglielo notare al più presto, prima che appenda definiticamente la sua matita (omoerotica) al chiodo. Comunque, nel frattempo, ha trovato anche il modo di pubblicare - a dodici anni di distanza dall'ultimo volume - la terza antologia con cui ripercorre la storia dell'illustrazione omoerotica giapponese...

Sia come sia, nell'attesa di verificare quali saranno le reali ripercussioni della chiusura di BADI nel mondo dei bara manga, bisogna prendere atto di alcune cose. La prima è che, forse, questo genere di fumetto avrebbe dovuto provare ad affrancarsi dai gay magazine generalisti PRIMA di ritrovarsi in una situazione del genere. Anche perchè, probabilmente, i bara manga erano ancora uno dei pochi motivi per cui BADI è riuscito a resistere fino ad ora. La seconda è che i lettori omosessuali, probabilmente, in Giappone hanno continuato a vivere in maniera molto riservata e circoscritta la loro passione per questi manga, appoggiandosi prevalentemente al circuito distributivo dei gay shop per recuperare il materiale a loro dedicato. Questo, però, ha inpedito ai grandi editori di manga di entrare in contatto diretto con loro... Impedendo di conseguenza la creazione di una nicchia di mercato nell'ambito di un più ampio - e più uffficiale - circuito distributivo. Quello in cui, ad esempio, trovano già posto YAOI e BOYS LOVE per un pubblico prettamente femminile, che col tempo hanno guadagnato una visibilità che i bara manga non hanno mai avuto...

E, anche grazie alla loro progressiva diffusione nei circuiti ufficiali, BOYS LOVE e YAPO hanno finito per essere ampiamente sdoganati in quanto tali, e non in quanto "contenuto speciale" di magazine più generalisti (come, invece, è avvenuto con i bara manga in rapporto ai gay magazine). E quello che si vede abitualmente passeggiando nella famigerata Otomo Road di Tokyo rende bene il concetto...



Forse le cose sarebbero andate diversamente se i bara manga fossero comparsi una ventina di anni prima, assieme ai BOYS LOVE, a avessero avuto più tempo per emanciparsi prima dell'arrivo di internet? Difficile dirlo...

Sicuramente fa un po' specie, da una prospettiva italiana, il fatto che Gengoroh Tagame lamenti il fatto che con la sparizione dei gay magazine non potrà più avere un reddito grazie ai suoi manga omoerotici. Nel senso che, in Italia, la fase in cui qualcuno poteva avere un reddito dignitoso pubblicando fumetti omoerotici su un gay magazine generalista non c'è mai stata. Anche perchè i (pochi) gay magazine di lungo corso che ci sono stati in Italia non hanno mai investito realmente sui fumetti, per tutta una serie di motivi che sarebbe troppo lungo elencare qui.

Quindi, a ben guardare, in Giappone hanno comunque la possibilità di ripartire da qualcosa di relativamente solido, e possono contare anche su uno zoccolo duro di lettori cresciuti con i gay magazine di cui sopra. Perciò, nella sfortuna, direi che gli autori di bara manga sono relativamente fortunati, e personalmente sono abbastanza convinto che il genere non si estinguerà con BADI. Soprattutto adesso che aveva iniziato a farsi conoscere anche al di fuori dal Giappone.

Ad ogni modo vi terrò aggiornati.

Alla prossima.

martedì 25 settembre 2018

MANGA QUALCOSA...

Ciao a tutti, come va?

Forse, se siete di quelli che ancora passano in edicola, in questi giorni avrete notato che è ripartita la GO NAGAI ROBOT COLLECTION, e cioè la raccolta di statuette che riproducono i personaggi, i robot, le location e i mezzi di trasporto delle più popolari serie robotiche ideate da Go Nagai, che stregarono anche il pubblico italiano a cavallo degli anni Settanta e Ottanta...

La serie era stata presentata per la prima volta dal 2013 al 2017, per un totale di 150 uscite regolari e 30 speciali, ed evidentemente deve essere andata particolarmente bene, visto che viene riproposta ad un solo anno di distanza dalla sua conclusione. Peraltro sempre attraverso la Gazzetta dello Sport, che fra manga, anime in DVD e gadget vari è diventata un riferimento decisamente importante per la generazione dei bambini cresciuti con i palinsesti di trent'anni fa.

Una generazione che, a quanto pare, ha un certo potere d'acquisto e la cui onda lunga tende ad emergere anche in contesti che una volta sarebbero stati impensabili. Giusto per fare un esempio: il 29 settembre partiranno i campionati mondiali di pallavolo femminile, che quest'anno si terranno proprio in Giappone, e per l'occasione la RAI ha realizzato un breve promo con le giocatrici della nazionale italiana che diventano dei cartoni animati, con la canzone (originale) di Attacker YOU!/Mila e Shiro come sottofondo...
Probabilmente qualcuno deve essersi finalmente reso conto che ci sono almeno due generazioni di italiani che hanno imparato a conoscere ed apprezzare la pallavolo femminile proprio attraverso alcune serie cult giapponesi... Nonchè attraverso le loro indimenticabili sigle, interpretate perlopiù da Georgia Lepore e Cristina D'Avena (che in un mondo ideale avrebbero potuto essere convocate per interpretare una canzone inedita per l'occasione, ma tant'è)...



E, siccome non c'è due senza tre, il 25 e 26 settembre nei cinema italiani viene riproposto il primo film della pentalogia di Ken il Guerriero (La Leggenda di Hokuto), che risale al 2006 ed era già stato portato nelle sale italiane nel 2008.

Tutto bene, quindi? L'animazione giapponese è stata finalmente sdoganata e legittimata, e si è finalmente affermata in un paese che per anni ha preferito criminalizzarla? Ovviamente no. Anzi, iniziative come quelle che ho elencato qui sopra - in realtà - non fanno altro che dimostrare che la situazione è sempre più inquietante sotto diversi punti di vista, anche se probabilmente i risultati di questo stato di cose non sono molto evidenti, e si manifesteranno in maniera più palese nei prossimi anni...

Partiamo da alcuni dati di fatto. Manga e anime, in Italia, sono diventati un fenomeno di massa (a differenza di quanto è avvenuto in molte altre nazioni), perchè fra gli anni Settanta e Ottanta (e in parte negli anni Novanta) i "cartoni animati giapponesi" venivano importati in gran numero e replicati a tutte le ore - talvolta in maniera un po' ossessiva - da una moltitudine di reti private sparse per la penisola. Come ormai tutti sapranno, all'epoca, si dava per scontato che le produzioni animate fossero un prodotto "per bambini occidentali standard", assimilandole a quello che aveva prodotto la maggior parte dell'animazione televisiva occidentale fino a quel momento, e da questo malinteso scaturirono un'anarchia e una promisquità di proposte e contenuti senza precedenti... Persino con sfumature erotiche, e non di rado con qualche risvolto LGBT...

 Probabilmente, se non ci fosse stato questo malinteso di base, a quest'ora in Italia tante serie giapponesi non sarebbero mai diventate dei cult, e di certo - giusto per fare un esempio - i film di Ken il Guerriero non arriverebbero al cinema. Il punto è che, come ho ripetuto più volte, la televisione italiana è stata costretta ad accogliere una serie di provvedimenti restrittivi, che sono culminati nel 2007 (CLICCATE QUI per un ripasso degli eventi). E infatti è dal 2007 che, grossomodo, le emittenti italiane hanno smesso di puntare su nuovi anime, preferendo riproporre quelli storici o proseguire quelli di cui già detenevano i diritti (e che avevano già raccolto un grande pubblico, come Naruto e One Piece, che infatti debuttarono in Italia nel 2006 e nel 2001, e cioè PRIMA dell'epurazione definitiva).

Fra le pochissime eccezioni gli anime tratti da giochi o videogiochi "per tutti", anche per via delle sollecitazioni degli sponsor, che comunque hanno finito per trasferirsi perlopiù sui canali tematici, lasciando che i canali più generalisti finissero per proporre dei palinsesti praticamente identici a quelli di una trentina di anni fa, con la differenza che i cartoni presentati sono solo quelli più soft... E così il palinsesto mattutino di Italia Uno, questo mese, era il seguente:

07.40 i Puffi
08.05 Spank Tenero rubacuori
08.30 Pollyanna
09.00 Kiss me Licia


Mentre le serie storiche, anche solo vagamente sospettabili di avere connotazioni che risulterebbero problematiche per gli standard attuali, vengono segregate nel cuore della notte... Tant'è che, questo mese, siamo arrivati al punto di ritrovare alle 4.00 di notte persino le repliche della maghetta Lalabel... Forse per via del fatto che una delle sue migliori amiche (Toshiko "Toko" Matsumiya), per gli standard di oggi, risulterebbe troppo mascolina, o persino un po' troppo "gender"? A questo punto non lo escluderei... Anche se in effetti la speranza era che dopo le repliche di Sailor Moon Crystal su RAI GULP qualcosa fosse cambiato...


Su Italia 2, invece, sono state dirottate le repliche dei titoli un po' più scomodi, nonchè i loro episodi inediti... Ma SOLO in tarda serata... Perchè essendo INEDITI potrebbero contenere elementi in grado di motivare gli interventi (e le multe/reprimende) dell'AGCOM. Infatti i  nuovi episodi di Naruto vanno in onda dalle 23.50 in poi! Preceduti da una serie che è il vero fenomeno POP del momento, nonchè l'unica vera novità del palinsesto, e cioè MY HERO ACADEMIA... Che però parte alle 22.50! E così la serie animata tratta da uno dei manga più venduti in Italia, capace di convogliare l'interesse degli amanti di animazione giapponese e dei supereroi, arriva sulle emittenti italiane in una fascia oraria totalmente inadeguata... Soprattutto per un pubblico di giovani e giovanissimi, che magari il giorno dopo dovrebbero anche andare a scuola, si spera...

Certo non sono stato solo io a notarlo, ma generalmente quando si parla di questo argomento si sottovaluta il fatto che le emittenti italiane - perlomeno quando si tratta di animazione giapponese e fasce orarie adatte ai minori - vivono nel TERRORE dell'AGCOM... Anche perchè l'Autorità Garante delle teleCOMunicazioni è un organo che valuta chi accusare/ammonire/punire e giudica anche chi ricorre contro le decisioni che reputa ingiuste. Quindi non essendoci un autorità superiore (tipo il Garante del Garante), essendo accusatore e Giudice al tempo stesso, ed avendo un potere ENORME (se volesse, a parte le multe salatissime, potrebbe persino far chiudere un'emittente televisiva per quella che ritiene una grave violazione dei suoi codici), è abbastanza ovvio che l'AGCOM può imporsi come crede e le emittenti televisive italiane possono solo adeguarsi...

E ciò che ne consegue è che - da qualche anno a questa parte - le suddette possono sentirsi sicure solo trasmettendo animazione giapponese in fasce orarie bislacche... E in orari che generalmente NON permettono all'animazione giapponese (o "nippofila") di fare presa sui bambini di oggi. Pare che, ad esempio, la prima messa in onda del nuovo remake di VOLTRON prodotto da Netflix, in italiano su K2, anche a causa dell'orario (che più o meno coincideva con l'ora di cena, che ormai è appannaggio degli adulti) sia stata un grosso flop... Che ovviamente ha compromesso anche la vendita della nuova linea di giocattoli. In questi giorni K2 sta provando a riproporla alle ore 21.00, e si vedrà se le cose andranno un po' meglio (mentre le prime serie doppiate sono arrivate anche su Netflix Italia)... 

Anche perchè, essendo che questa serie - ad un certo punto - comincia a parlare di ragazze che si travestono da maschi (e più avanti prevede anche il coming out di uno dei protagonisti), direi che in Italia qualche rischio potrebbe effettivamente correrlo, prima di una certa ora. Di sicuro, dopo aver visto lo scarso appeal della fascia notturna (dove avevano provato a proporre anche il remake di Jeeg Robot e la replica dello storico Daltanious, tra l'altro nella seconda serata del sabato), almeno a K2 devono essersi resi conto che non si può pretendere che i robottoni giapponesi (o simil giapponesi) abbiano successo in un orario in cui il target di riferimento dorme da un pezzo... Una realtà a cui però Mediaset non si è ancora rassegnata, pare.

Quindi la morale della favola è che le statuette di Go Nagai in edicola vanno benissimo, perchè si rivolgono a un pubblico che ha avuto la possibilità di guardare i cartoni di Go Nagai da piccolo, mentre i giocattoli di Voltron in Italia non si vendono, perchè i bambini italiani di oggi hanno serie difficoltà a seguirlo. E nel frattempo l'unico modo per rivedere Ken il Guerriero (internet e DVD esclusi) è andare al cinema, mentre gli unici cartoni animati giapponesi che vengono in mente per promuovere le pallavoliste italiane sono quelli che risalgono a trent'anni fa... Perchè è da tantissimo tempo che anime sportivi nuovi, in Italia, non ne arrivano... Anche se in Giappone continuano ad esserne prodotti ogni anno, e per tutti gusti...

E già solo nell'ambito della pallavolo se ne contano decine, ormai, compresi quelli che riguardano la pallavolo maschile, ovviamente...

Tutte produzioni a tema sportivo che al grande pubblico italiano non sono mai arrivate, anche se SICURAMENTE avrebbero contribuito a stimolare un salutare interesse per una grande quantità di attività sportive, che magari - nel 2018 - potrebbero anche essere più accessibili per i bambini italiani del 2018 rispetto a quelli degli anni Ottanta. Nel senso che quando i bambini della Goldrake Generation si appassionavano ad un anime dedicato al baseball o allo judo spesso non avevano la possibilità di provare queste attività dal vivo, perchè da noi all'epoca non erano abbastanza diffuse, mentre adesso la situazione è cambiata (per fortuna)...

Comunque questa è solo a punta dell'iceberg. Ad un adulto di oggi, evidentemente, il 2007 non sembra un anno tanto remoto, però se è dal 2007 che gli anime hanno iniziato ad essere rimossi in maniera più evidente dai palinsesti televisivi, vuol dire che adesso chi ha dagli 11 anni in giù ha potuto conoscere questo tipo di prodotto solo per interposta persona (o magari attraverso la passione dei genitori), o perchè ci si è imbattuto in maniera fortuita, o per una curiosità personale. Tutti quelli che non hanno avuto questa possibilità NON contribuiranno - probabilmente - al ricambio generazionale degli appassionati di anime e manga (che infatti in Italia vendono sempre meno), e sicuramente non beneficeranno degli stimoli - anche pedagogici e formativi - di questo tipo di prodotto. 

E in ogni caso non ne beneficieranno nella stessa misura delle generazioni precedenti... Che, in effetti, in tanti casi hanno potuto ampliare i loro orizzonti e il loro modo di pensare anche grazie all'animazione giapponese. Una forma di intrattenimento che tra l'altro ha avuto il merito di fargli esplorare nuove emozioni e di prepararle alla vita adulta. Dote che, purtroppo, l'animazione occidentale che ora va per la maggiore non ha.

Tra l'altro, altro piccolo dettaglio, anche le numerose serie che arrivano in Italia tramite canali alternativi (piattaforme internet, streaming legale e non, sottotitolate o doppiate), nella maggior parte dei casi NON sono quelle che in Giappone vengono pensate per i più piccoli, bensì quelle per chi è già grandicello o addirittura adulto... E anche questo può contribuire a NON avvicinare le ultime generazioni, che non hanno più l'opportunità di conoscere il mondo dell'animazione giapponese in maniera più graduale e variegata... Come invece hanno modo di fare i loro coetanei nipponici.

Morale della favola: se chiedete a un bambino dagli 11 anni in giù se ha mai sentito nominare la serie animata RANMA 1/2, quasi sicuramente vi risponderà di no... Perchè dopo gli ultimi provvedimenti restrittivi dell'AGCOM nessuno ha più osato replicarla. Anche se sarebbe stato un ottimo modo per fare riflettere anche tanti giovanissimi su concetti come il sesso biologico, il ruolo di genere e l'identità di genere. SOPRATTUTTO in un periodo storico in cui ce ne sarebbe stato tanto bisogno.

E di esempi come questi se ne potrebbero fare molti altri.

Quindi la sensazione è che si stia iniziando a delineare una situazione di impoverimento culturale anche sotto questo fronte, e nel disinteresse generale. In particolare da parte di chi è già appassionato di manga e anime, ma  non si rende conto di quello sta succedendo da qualche anno a questa parte... Forse internet, Netflix (o chi per lei) e il mondo dei videogames - col tempo - si riveleranno un prezioso salvagente?

Ce lo dirà il tempo. Soprattutto quando gli undicenni di oggi diventeranno ventenni e trentenni.

Sicuramente la sensazione è che, nel frattempo, tante buone occasioni siano già andate perse... E che quanti volevano allontanare l'animazione giapponese - e i suoi stimoli (anche LGBT) - dal grande pubblico, trasformandola in un fenomeno sempre più di nicchia e/o per nostalgici, stiano riuscendo nel loro proposito. Anche perchè, purtroppo, la trasmissione di Sailor Moon Crystal si è rivelata una goccia nel mare.

Alla prossima.

giovedì 23 agosto 2018

MANGA GRATIS!

Ciao a tutti, come va?

Per oggi voglio provare a staccare la spina dalle traversie del fumetto occidentale, e soprattutto dalle magagne del fumetto italiano, per andare a parlare di un esperimento interessante che - tanto per cambiare - viene portato avanti in Giappone... E più precisamente dalla catena di locali gay Eagle, che ha da poco inaugurato l'Eagle Tokyo Blue, che a quanto pare è il più grande gay bar nella regione del Kanto.


Nonchè quello con gli acquari (!) più sfarzosi, presumo.


Purtroppo in queste foto non si vede bene, ma uno dei pezzi forti del locale è una lunga parete tappezzata dai bara manga di JIRAIYA, che realizzerà presto un disegno murale come quello già presente nell'altro locale Eagle di Tokyo... Che è diventato una vera e propria meta di pellegrinaggio per tutti i clienti, che ormai non possono uscire senza essersi fatti la foto ricordo che poi verrà condivisa  sui social. Qui sotto ne vedete qualche esempio.


Giusto per dimostrare quanto i bara manga siano entrati a far parte della cultura gay pop giapponese. E infatti i bar EAGLE di Tokyo vendono anche tutta una serie di magliette e gadget esclusivi...
E fanno anche da emporio per i prodotti realizzati da vari mangaka che si sono fatti notare sui periodici gay nipponici o su internet...




Inoltre questi bar - che hanno una chiara vocazione bear - hanno anche un pcchio di riguardo per i gadget dell'orsetto Kumagoro, che si sta avviando a diventare la versione gay bear di Hello Kitty.




E questo basterebbe per stendere un vielo pietosissimo su quanto i fumetti (e la loro estetica) vengono valorizzati dalla cultura gay italiana. E il suddetto velo andrebbe poi a calare su tutti quei discorsi a proposito del fatto che i fumetti - anche quando non sono considerati "roba per bambini o per sfigati" - sono finiti, che sono superati e tutto il resto... Però, siccome questo è un blog che prova un sottile e perverso piacere a infilare il dito nella piaga, oggi volevo segnalarvi che i suddetti locali hanno contribuito alla nascita e al lancio del marchio Nippodanji (che si occupa materialmente delle magliette e dei gadget), di cui trovate il sito ufficiale CLICCANDO QUI.

Il quale marchio ha pensato bene di avventurarsi anche nel mondo della free press distribuita nei locali gay, con una pubblicazione che si chiama - appunto - Nippodanji Magazine... E il cui pezzo forte sono i bara manga realizzati dagli artisti che realizzano i disegni per gadget e magliette! Che ovviamente vengono distribuiti GRATUITAMENTE a tutti i clienti...



Un'idea talmente banale da risultare geniale: tu promuovi i soggetti dei tuoi gadget REGALANDO i manga di cui sono protagonisti. Così tu vendi più gadget, la gente li indossa e fa pubblicità sia al tuo marchio che ai mangaka coinvolti. Inoltri rendi ancora più popolari i locali che partecipano a tutta l'operazione, che ovviamente hanno una percentuale su quanto vendono. Tutti sono contenti e, oltretutto, innescando questo circolo virtuoso rendi un servizio ai bara manga in senso lato.

Oltretutto gli ideatori di Nippodanji hanno pensato bene di fare una pubblicazione bilingue giapponese/inglese, che infatti viene distribuita anche al di fuori del Giappone (assieme ai loro gadget, ovviamente). Qui sotto vedete le parti del mondo in cui è al momento reperibile (il più vicino all'Italia penso sia ad Amsterdam).

Comunque sono lanciatissimi e sono sempre alla ricerca di nuovi punti appoggio in tutto il mondo (bar, negozi, librerie o altro). Se per caso passasse di qui qualcuno interessato a contattarli, o magari un qualche editore italiano che avesse il buonsenso di avviare una partnership di qualche tipo con loro - magari in vista di Lucca Comics & Games 2018 - li può contattare all'indirizzo shop@nippondanji.net o tramite la loro pagina facebook ufficiale (che trovate CLICCANDO QUI).

Ad ogni modo direi che questo sembra proprio un fulgido esempio di come le cose potrebbero (e dovrebbero) andare, in un contesto collaborativo, vivace e libero da pregiudizi, se non altro.

Nel frattempo la free press gay italiana si avvia rapidamente all'estinzione, e ovviamente non le è mai venuto in mente di puntare su iniziative - o collaborazioni - come quella di Nippodanji.

Ben le sta, a questo punto.

Alla prossima.

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