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venerdì 10 aprile 2020

SPUNTI DI ATTUALITÀ...

Ciao a tutti come va?

Che in questo periodo ci siano fumettisti più o meno famosi che cercano di fare buon viso a cattivo gioco, sfruttando la quarantena per esorcizzare la paura o per riflettere sulla situazione che ha travolto tutti quanti, non dovrebbe stupire nessuno. In Italia, giusto per citare un esempio, abbiamo Leo Ortolani che sulla sua pagina facebook (CLICCATE QUI) sta tenendo un diario  umoristico/satirico/filosofico della sua personale esperienza in quarantena. Tuttavia non è l'unico che ha avuto una simile idea, perchè in questi giorni anche Ralf Konig ha pensato di raccontare i giorni della quarantena, affidandosi però al punto di vista di Konrad e Paul, la coppia gay che ha animato alcuni dei suoi volumi di maggior successo...

Anche in questo caso si può trovare tutto sulla sua pagina facebook ufficiale (CLICCATE QUI), dove per ciascuna striscia è presente anche una traduzione in italiano (anche se purtroppo si vede che non c'è stato un vero adattamento, e con una semplice traduzione le battute e le situazioni vengono parecchio penalizzate).

Come si legge nell'intervista che potete trovare CLICCANDO QUI, in realtà lui era impegnato in progetti di tutt'altro genere, ma quando è scoppiata l'emergenza non è più riuscito a concentrarsi su quello che stava facendo come se niente fosse... E ripiegare su delle tavole che avessero dei collegamenti con la situazione attuale era diventata una specie di esigenza personale... Anche se, a quanto pare, queste strisce stanno piacendo e il suo editore gli ha già proposto di stamparne una raccolta più avanti.

In ogni caso questo piccolo fuori programma ha anche il merito di offrire un punto di vista abbastanza particolare sul periodo che stiamo attraversando, e tra l'altro sta mettendo in luce una volta di più il fatto che - mentre la grande editoria è più o meno in panne (anche per una questione di distribuzione e di vincoli di vario tipo), gli autori che riescono ad autoprodursi online - oggi - riescono a stare sul pezzo e possono essere liberi di sfruttare appieno il potenziale del linguaggio del fumetto anche in situazioni di emergenza, che magari richiedono aggiornamenti quotidiani. E possono anche riuscire nel non facile compito di raccontare quello che sta succedento con una punta di ironia... Cosa che, in un momento come questo, non guasta.

Ad ogni modo, se autori come Ralf Konig possono contare su una certa libertà creativa, nel prossimo futuro sarà molto interessante verificare quale sarà, invece, l'impatto di quello che sta accadendo sui fumetti che hanno un'ambientazione contemporanea e collegata in qualche modo al contesto reale. Fumetti come quelli MARVEL o DC Comics, o più banalmente Bonelli, che - inevitabilmente - da un certo momento in poi dovranno scegliere se inserire la tematica della pandemia oppure no all'interno dei loro universi narrativi... Anche perchè si parla di produzioni che avevano già pianificato tutta una serie di storie e percorsi narrativi che non avevano considerato elementi come il distanziamento sociale, l'uso massiccio delle mascherine o il lockdown delle grandi metropoli...  E considerando che a New York agisce buona parte dei supereroi MARVEL, giusto per dirne una, davvero non saprei dire quale piega potrebbero prendere gli eventi in questo senso...

Alla prossima.

mercoledì 5 giugno 2019

DISNEY E AFFINI...

Ciao a tutti, come va?

Vorrei iniziare il post di oggi prendendo atto di come il processo di "disintossicazione" calcistica di Topolino stia andando avanti... Ormai siamo arrivati a giugno, e da gennaio ad oggi non c'è stata una sola copertina dedicata a calcio, calciatori paperizzati, figurine dei calciatori o affini. Quali discussioni si siano consumate nelle segrete stanze non ci è dato saperlo, ma mi viene il sospetto che - forse - qualcuno sia giunto alle stesse conclusioni a cui sono giunto io... E cioè che l'eccessiva tendenza "calciocentrica" della testata sia stata uno dei motivi della disaffezione del pubblico (CLICCATE QUI). Ad ogni modo, per non allontanare il pubblico dei tifosi, potrebbe avere senso dedicare all'argomento - o magari allo sport in generale - qualche supplemento speciale, un po' come fanno in Francia con Le Journal de Mickey, che proprio in questi giorni propone in edicola uno speciale sui campionati mondiali di calcio... Femminile.

Ovviamente pensare di poter vedere in Italia qualcosa del genere è abbastanza fantascientifico, però non sarebbe male se - per sottolineare il cambio di approccio - Topolino dedicasse almeno una copertina ai campionati femminili di calcio che iniziano questo mese... Tantopiù che l'Italia si è qualificata, e giocherà la sua prima partita con l'Australia a breve... Anche se non mi pare che dalle nostre parti se ne stia parlando granchè. In ogni caso in bocca al lupo alle Azzurre..

E non sarebbe neanche tanto male se Topolino iniziasse a prendere in considerazione il fatto che, dalle parti di mamma Disney, l'approccio gay friendly è sempre più conclamato, e inevitabilmente si inizierà a riflettere sull'offerta per il pubblico generalista che anche in Italia segue i canali tematici che prongono le ultime produzioni disneyane. Giusto per fare un esempio: nel 2020, con il debutto del nuovo canale Disney+, dovrebbe essere distribuita la serie Four Dads, una sit-com incentrata sulla vita di due ex mariti gay alle prese con le loro due figlie adolescenti e con due nuove relazioni da gestire. Da notare che, dei quattro attori protagonisti (Cheyenne Jackson, Ed Weeks, Gavin Creel e Tuc Watkins), tre sono dichiaratamente gay anche nella vita (mentre Ed Weeks si dichiara "troppo gay per essere etero")... E oltretutto parliamo di attori gay dichiarati che in qualche caso hanno all'attivo delle performances porno soft o addirittura dei video privati finiti su PornHub (come nel caso di Cheyenne Jackson)...

E comunque sembra che questo non sarà l'unica produzione con cui la Disney tenterà di sondare i gusti di un pubblico sempre più gay freindly. Infatti sulla piattaforma HULU, che è di proprietà della Disney, debutterà a breve la serie animata tratta dal libro The Bravest Knight, di Daniel Errico... Una dolce favola in cui una bambina di nome Nia aspira a diventare un cavaliere con l'aiuto del troll Grunt e dei suoi due papà adottivi: Sir Cedric e il Principe Andrew, che sono regolarmente sposati...

Su questa produzione per ora preferisco non dilungarmi, anche perchè sicuramente ne parlerò ancora, però secondo me è interessante prendere atto del fatto che - se persino la Disney è disposta a sfidare (indirettamente) questo  tabù - forse inizia ad essere sinceramente ridicolo portarlo avanti nelle produzioni per ragazzi italiane, e ancor di più in quelle per un pubblico più adulto. Anche perchè, giusto per ribadire un concetto molto banale, negli USA come in buona parte del mondo occidentale le unioni omosessuali sono regolamentate e possono sfociare nella creazione di una famiglia, e non c'è nulla di sbagliato nel rappresentare qualcosa che, nei fatti, fa parte della vita reale ed è legalizzato da anni... Anzi, sarebbe illogico continuare a fare finta di essere rimasti a trenta o quarant'anni fa...

Eppure, giusto per citare un esempio recente, il buon Francesco Legramandi (già autore di Black Wade e Poseidon-T), si è ritrovato per l'ennesima volta a trovare all'estero un'editore per la sua ultima graphic novel (guardacaso una storia a base di Principi, Re omofobi, maghi gay vendicativi, maledizioni e imprevisti magici). Infatti il libro uscirà direttamente per l'editore francese H&O... Che è un po' come ammettere che nel 2019, dalle nostre parti, praticamente non ci sono sponde per dare dignitosamente alle stampe un lavoro del genere... E quindi verrebbe da pensare che la situazione è persino peggiorata rispetto a qualche anno fa.

E se queste sono le difficolta di chi vuole trattare questi argomenti rivolgendosi ad un pubblico adulto, e magari interessato alle graphic novel a sfondo omoerotico, è facile immaginare quale possa essere la situazione delle tematiche gay quando si parla di prodotti per ragazzi. E la cosa che rende tutto più surreale, comunque, è che se la Disney si è lanciata così tanto sul fronte gay froendly non è tanto perchè vuole essere un'apripista... Quanto per il fatto che, molto semplicemente, non può permettersi di restare indietro rispetto alla concorrenza. Tant'è che meno di un mese fa la serie animata dedicata al giovane oritteropo Arthur, prodotta dal canale educativo PBS Kids e tratta dai libri illustrati di Marc Brown, ha dato spazio al suo primo matrimonio omosessuale.

Ovviamente - essendo una serie dal taglio educativo rivolta ai più piccoli - le polemiche non sono mancate, soprattutto da parte delle associazioni di genitori cristiani, ma la puntata è stata difesa a spada tratta anche dall'ultrasettantenne ideatore di Arthur... Che, fra parentesi, è una serie che va in onda dal 1994 e ha superato le 260 puntate. Che si sono viste, in parte, anche in Italia... Oltretutto accompagnate da una sigla di Cristina D'Avena. Quindi non è da escludere che prima o poi il suddetto episodio non si veda anche da noi, allungando la lista delle serie animate che scelgono di dare una rappresentazione esplicita del mondo LGBT e che arrivano anche in Italia... Alla faccia di chi pensa ancora che questi argomenti non possano essere trattati in prodotti per bambini e ragazzi. Soprattutto per quel che riguarda le serie animate e i fumetti.

E ovviamente questa situazione dimostra, una volta di più, che continuare ad arroccarsi su posizioni retrograde rende il ricambio generazionale sempre più difficile, con conseguente crisi generalizzata del settore. Anche perchè a fronte di un mancato ricambio generazionale, e di un calo delle vendite, non si può fare a meno di alzare i prezzi... Innescando una spirale che difficilmente porterà ad un miglioramento della situazione.

E questo le Major dell'intrattenimento lo hanno capito bene. Tant'è che fra un Pride e l'altro si è tenuto anche il tanto atteso Magical Pride di Disneyland Paris... Con tanto di parata a tema, spettacolo finale, ospiti dichiaratamnte gay o gay friendly e quant'altro...
Ovviamente, più che una manifestazione per l'affermazione e la rivendicazione dei diritti LGBT, ha rappresentato un'operazione di marketing studiata con cura e nei minimi dettagli, per risultare incisiva e al tempo stesso estremamente asettica e "soft"... Tant'è che la parola "gay" non compare da nessuna parte e di "provocazioni" non se ne sono viste nemmeno di sfuggita.

Però il messaggio era chiaro e la vicinanza alla comunità LGBT era esplicita, con tanto di inequivocabile simbologia, e questo rappresenta comunque un passo avanti storico... Però è evidente che si è trattato di un evento studiato per dare ufficialità ad una situazione già in essere da molto tempo, per dimostrare che dalle parti della Disney sono al passo coi tempi e per gratificare una fetta di pubblico (quella LGBT e LGBT friendly) sempre più rilevante in tutto il mondo occidentale.

Anche perchè la Disney, generalmente, non fa mai niente a caso o sull'onda dell'emotività.

Tutto questo per dire che, arrivati a questo punto, probabilmente siamo davvero arrivati ad un bivio: o un certo tipo di produzioni italiane - soprattutto a fumetti - inizieranno ad adeguarsi, oppure nel giro di una dozzina d'anni al massimo avranno imboccato una strada senza ritorno... Tantopiù che persino i siti italiani specializzati, che generalmente hanno sempre manifestato una certa accondiscendenza, iniziano a manifestare il loro disappunto per le scelte anacronistiche delle nuove proposte del fumetto italiano (come, ad esempio, ha fatto Fumettologica con la nuova serie ODESSA della Bonelli, con una recensione abbastanza severa che trovate CLICCANDO QUI).

E se persino i tradizionali supporter del fumetto italiano cominciano a prendere le distanze dalle nuove serie (oltretutto quando sono ancora in piena fase di lancio!), e a fare i ragionamenti che porto avanti su questo blog da anni, forse i nodi potrebbero venire al pettine anche prima del previsto.

Alla prossima.

mercoledì 22 maggio 2019

FUMETTI DI CLASSE

Ciao a tutti, come va?

Alla galleria Comic Art Factory di Bruxelles (una galleria d'arte specializzata in fumetti), dal 17 maggio al 6 luglio si terrà un'esposizione delle tavole originali di Howard Cruse, uno dei capostipiti del genere  gay comix (i fumetti gay underground americani, non necessariamente a tema erotico, che hanno iniziato a farsi timidamente avanti dagli anni Sessanta in poi). Ovviamente le tavole sono tutte in vendita, e hanno un prezzo che va dagli 800 ai 1600 euro, ma alcune possono essere acquistate in versione combinata, risparmiando qualcosa. Se volete saperne di più su questa esposizione e/o sulla location del tutto potete CLICCARE QUI. Ad ogni modo pare che sia la prima volta che in Europa viene dedicata una mostra ad Howard Cruse, che ovviamente non poteva mancare al vernissage...

D'altra parte, in Europa, non è poi così conosciuto (anche perchè dalle nostre parte i fumetti gay hanno iniziato a trovare spazio in tempi e modi molto diversi rispetto agli USA, e i suoi fumetti gay sono sempre stati strabordanti di riferimenti culturali e storici molto legati alla comunità gay americana, che probabilmente hanno sempre intimorito gli editori europei)... In Italia penso che si sia visto solo in occasione della pubblicazione del romanzo grafico "Figlio di un preservativo Bucato" e sui (pochi) numeri dell'antologia HAPPY BOYS (poi HAPPY BOYS & GIRLS), che in un'epoca editorialmente più stimolante avevo curato per la defunta Coniglio Editore... Comunque se volete maggiori informazioni su Howard Cruse CLICCATE QUI.

Quindi il fatto che una galleria d'arte di Bruxelles (sigh!) specializzata in fumetti abbia deciso di dargli spazio, soprattutto alla luce della grande considerazione di cui gode il fumetto in Belgio, ha un certo significato simbolico... Soprattutto se si considera che si è scelto di inaugurare la mostra in occasione della giornata internazionale contro l'omotransfobia.

Probabilmente prima di vedere in Italia un'iniziativa fumettistica di qualche tipo a cavallo di questa data (se mai si vedrà) dovrà passare ancora un po' di tempo, però sicuramente quello che sta succedendo a Bruxelles è un buon segno, che fa ben sperare per il futuro. Nel frattempo, presso il British Museum (che non è proprio una location qualsiasi) si sta per inaugurare una mostra dedicata al mondo dei manga (se vi interessa è dal 23 maggio al 26 agosto), e fra gli artisti presenti c'è anche Gengoroh Tagame, che proprio in questi giorni è stato invitato a Londra dagli organizzatori per le interviste coi giornalisti... 

Il fatto che la mostra di Howard Cruse e l'ennesimo riconoscimento all'arte di Gengoroh Tagame, con relative trasferte degli autori, si stiano tenendo proprio in questi giorni mi ha dato modo di riflettere su una questione abbastanza banale, di cui però si parla molto poco... Ovvero l'impressionante, gigantesca, mole di fumetti a tematica gay che in Italia non sono mai arrivati (e non stanno arrivando) in nessuna forma. E, più in generale, l'impressionante mole di fumetti che - in Italia - non hanno l'opportunità di confrontarsi col pubblico giusto e nel modo giusto... Anche solo per il fatto che il loro pubblico potenziale non si sovrappone necessariamente a quello dei collezionisti o dei fumettari propriamente detti, mentre le case editrici italiane - spesso e volentieri - anche quando ci sono di mezzo temi innovativi o poco battuti danno per scontato che sia così... E non investono davvero sul recupero di nuovo pubblico potenziale, magari tramite pubblicazioni su misura per chi non spende e spande in fumetteria o in libreria...

E la cosa risulta particolarmente interessante, comunque, nel caso dei fumetti a tematica gay... Anche perchè adesso - a differenza di quanto avveniva dieci o venti anni fa - i tempi potrebbero essere maturi per una loro maggiore diffusione... Anche nel caso degli storici fumetti di Howard Cruse, ad esempio, soprattutto considerando che le dinamiche e le situazioni dei gay americani che descriveva lui nei suoi fumetti di qualche decennio fa sono diventate davvero molto simili a quelle che stanno affrontando i gay italiani oggi... Al netto del diverso contesto storico (per cui servirebbero abbondanti note esplicative, e se qualche editore non sapesse a chi rivolgersi per non fare disastri potrebbe sempre chiedere a qualcuno che sa di cosa si sta parlando... Coff... Coff..) sono abbastanza sicuro che i lettori italiani li apprezzerebbero... Soprattutto se venissero presentati in un'edizione economica ed abbordabile... E magari NON diretta da subito al mercato dei collezionisti...

E penso che questa riflessione sia quanto mai attuale se si considera la deriva collezionistica degli ultimi anni, che probabilmente sta iniziando a sfiorare il feticismo fine a se stesso. Per capire meglio cosa intendo e cos'è un feticismo riporto la descrizione da Wikipedia:

"Il feticismo è una parafilia consistente nello spostamento della meta sessuale dalla persona viva nella sua interezza a un suo sostituto; ciò che la sostituisce può essere o una parte del corpo stesso, una qualità, un indumento, un'azione o qualsiasi altro oggetto inanimato. In sostanza, quindi, il feticista è colui che prova attrazione sessuale per qualcosa che fuoriesce dai canoni della sessualità tradizionale che presuppone i genitali quali oggetti libidici primari.
La quinta edizione del sistema DSM distingue il comportamento feticistico, che non causa alcun detrimento alla vita sociale e relazionale del soggetto, dal disturbo feticistico vero e proprio il quale è connotato da una compulsione e da un significativo disagio clinico.
Il feticismo è normalmente caratterizzato da una supervalutazione psicologica dell'oggetto sessuale che si estende a ogni cosa a esso associato. Un certo grado di feticismo rientra abitualmente nell'ambito della sessualità normale, specialmente quando il desiderio di intrattenere un rapporto sessuale con la persona amata non è immediatamente esaudibile (così, ad esempio, chi si trova lontano dalla persona amata può assurgere a feticcio un indumento intimo di colei/colui). La condizione diventa patologica solo quando il feticcio arriva a sostituirsi completamente al coito, o a maggior ragione, quando esso si distacca da qualsiasi determinata persona e diventa per sé solo l'oggetto sessuale."

Ora: non so se qualcuno ha mai provato a riportare questo comportamento nell'ambito degli appassionati di fumetti, ma personalmente ho sempre pensato che - perlomeno in alcuni casi - il parallelismo fosse notevole.

Nel senso che, col tempo, da parte di una certa editoria a fumetti è stata messa in atto una strategia (più o meno consapevole) finalizzata a trasformare i semplici fruitori di storie a fumetti in collezionisti, per poi puntare a renderli dei feticisti... Più interessati alla confezione e all'edizione di prestigio che non alla storia a fumetti in quanto tale... Anche perchè, generalmente, le storie a fumetti non vengono concepite per avere un'edizione super lussuosa... E generalmente il prezzo di un fumetto sale in proporzione alla sua rarità, alla sua età e al suo valore simbolico...

Poi, ovviamente, se a delle storie inizialmente pubblicate in edizioni molto misere viene data una seconda possibilità su carta più pregiata e durevole, che rende al meglio i colori (magari se si tratta di fumetti dipinti o realizzati con tecniche particolari) non c'è nulla di male. Così come non c'è niente di male se qualcuno si appassiona particolarmente ad una certa serie ed è disposto a ricomprarla tutta in un'edizione da collezione più curata e resistente, e che magari è più facile da conservare in libreria. Se però si inizia a riproporre storie già viste e riviste in nuove edizioni particolarmente lussuose, o se in Italia si propongono raccolte di storie - inizialmente concepite all'estero come economiche - direttamente in versione extra lusso... Allora, forse, qualcosa a monte non funziona più tanto bene... A meno che non ci sia dietro l'intenzione di puntare sui clienti danarosi nella speranza di creare un mercato per i lettori feticisti (e possibilmente abbienti), per cui è più  importante possedere un'edizione lussuosissima (e forse anche un po' stramba) di una storia, che magari conoscono e possiedono già in varie vesioni, che non leggere storia in quanto tale.

Probabilmente, in questo senso, abbiamo raggiunto una nuova vetta qualche giorno fa, quando è stata annunciata una nuova ristampa del romanzo grafico Daredevil - Amore e Guerra, da parte di Panini. Il volume, di grande formato, è contenuto in una scatola magnetica a sua volta racchiusa in un cofanetto di cartone ed è stampato su carta serigrafata da 140 grammi, pensata per la stampa di libri d’arte. Le pagine sono a loro volta realizzate con effetti speciali: il personaggio di Daredevil è stampato con una resa che al tatto risulta ruvida, così come i vestiti di Kingpin. Inoltre è compreso un certificato di autenticità firmato dal direttore editoriale di Panini Comics Marco M. Lupoi, dal direttore di mercato di Panini Alex Bertani e da Bill Sienkiewicz. L’edizione è tirata in 300 copie, costa 500 euro ed è stata presentata al Lake Como Comic Art Festival , per poi essere venduta dal 30 maggio sul sito di Panini Comics e in fumetteria. Qui è mostrato in un video.

Due righe per parlare del Lake Como Comic Art Festival. Sul modello di alcune iniziative simili  viste all'estero, si è trattato di una convention fumettistica ricca di ospiti internazionali, ma per pochi eletti. Potevano prenotarsi solo 1000 visitatori, acquistando biglietti che andavano dai 125 ai 450 euro (+ i costi di servizio). In realtà, poi, l'evento di per sè non si presentava in maniera poi così diversa da una classica convention fumettistica (foto sotto). Ora: al di là del fatto che associare il concetto di fumetto ad eventi di questo tipo mi sembra un po' un ossimoro, e al netto del fatto che non c'è niente di male ad organizzare eventi fumettistici solo per chi se li può permettere, mi viene il dubbio che - visto l'andamento generale - qualcuno stia iniziando a pensare che i fumetti siano destinati a diventare un bene di lusso... E che si stiano iniziando a fare esperimenti in questo senso... Con tutta una serie di conseguenze a catena che, al momento, faccio molto fatica ad immaginarmi. Parere personale: l'idea di trasformare una forma narrativa assolutamente democratica in qualcosa di classista mi spaventa un po'...

In questo momento ho di fronte a me la prima edizione di Amore e Guerra (pubblicata negli USA nel 1986 e arrivata da noi nel 1989 grazie alla Star Comics), e all'epoca l'avevo pagata 8000 lire. Era una somma onesta (anche se non si trattava di un'edizione propriamente economica), ma la carta rendeva giustizia alla storia e non ho mai avuto l'esigenza di ricomprarla in una qualche edizione cartonata o extra lusso. Poi, ovviamente, ognuno è libero di fare le sue scelte e di decidere come spendere i suoi soldi, però devo ammettere che - personalmente - l'idea di inaugurare in Italia un mercato di ristampe per i feticisti del fumetto (e magari pernsate per eventi elitari), piuttosto che provare a ricreare un mercato di edizioni super economiche con fumetti più attuali e perlomeno inediti, mi lascia abbastanza perplesso. Soprattutto se si considera che, in realtà, tramite le serie TV di ultima generazione c'è un'enorme fetta di pubbico potenziale che sarebbe già predisposta mentalmente ad avvicinarsi al mondo dei fumetti seriali... Sempre che venissero proposti nel modo giusto, ad un costo competitivo e con dei contenuti paragonabili a quelli delle suddette serie... Anche perchè, a differenza delle serie prodotte per la TV, i fumetti seriali corrono molti meno rischi di deludere il pubblico nel lungo periodo, visto che non devono sottostare a tutta una serie di dinamiche - tipiche delle produzioni televisive - che possono compromettere gli sviluppi delle trame e la caratterizzazione dei personaggi...

Ovviamente anche il mondo del fumetto non è esente da rischi e incidenti di percosrso, ma a fronte di meno variabili in campo i rischi sarebbero comunque inferiori (anche se ovviamente tutto dipende dagli autori coninvolti). Eppure, negli ultimi anni, sembra proprio che le parole chiave del mondo del fumetto italiano siano "ristampa", "collezionista", "graphic novel", "classico" e poco altro... Anche se poi, nel mondo reale, le cose vanno avanti ad un ritmo sempre più serrato, i gusti del pubblico cambiano e si rinnovano, e il marcato estero accumula tonnellate di fumetti interessanti che in Italia restano inediti perchè si preferisce puntare su cose già viste e riviste, magari in edizioni a tiratura limitata da 500 euro. Poi, ovviamente, se uno vuole spendere 500 euro per un romanzo grafico (e se un'editore punta su questo mercato) non c'è niente di illegale, però sono cose che fanno riflettere.

Soprattutto se si considera che la sensibilità generale, negli ultimi anni, è cambiata tantissimo e adesso si potrebbero aprire le porte ad una nuova idea di fumetto, più fresca e inclusiva. E probabilmente in grado di avere un maggiore appeal sul nuovo pubblico di oggi. Però la sensazione è che al primo posto continui ad esserci il pubblico di ieri, possibilmente con qualche ossessione collezionistica/feticistica e con un buon conto in banca.

Alla prossima.

giovedì 28 febbraio 2019

DISNEY OLANDESI

Ciao a tutti, come va?

La notizia di oggi è decisamente succosa, anche perchè apre le porte a tutta una serie di riflessioni molto interessanti. Come forse saprete è da anni che su questo blog punto l'attenzione sul fatto che le pubblicazioni Disney italiane continuano a glissare sulla rappresentazione della realtà LGBT, anche se i tempi - e soprattutto i bambini - di oggi sarebbero ormai pronti... E probabilmente avrebbero anche la necessità di rapportarsi con fumetti più inclusivi e in linea con la realtà di oggi.

E molto spesso chi difende a spada tratta la politica delle suddette pubblicazioni, per quel che riguarda l'argomento LGBT e non solo, tende a giustificarla con i veti della Disney americana... Anche se in realtà, e se leggete questo blog non è una novità, il sospetto è che - perlomeno in Italia - i motivi reali siano altri... E siano più legati agli interessi incrociati della Panini e/o alle remore di qualcuno a monte, piuttosto che non alle linee guida della Disney. Anche perchè fra l'annunciato Gay Pride a Disneyland Paris (CLICCATE QUI), il crescente numero di ammiccamenti gay nelle sue serie animate e il recente coming out preadolescenziale di Cyrus nella serie Andy Mack (prima con un'amica, poi con la protagonista e infine con il ragazzo che gli è sempre piaciuto), la sensazione è che alla Disney non siano affatto contrari all'idea di fare la figura di quelli dichiaratamente gay friendly... Anzi...
Questa teoria, comunque, sembra essere ulteriormente confermata da un episodio avvenuto in Olanda, e che ha avuto anche un discreto impatto a livello internazionale. Infatti nel paese dei tulipani c'è una giovane lettrice dei fumetti Disney, Fenna, che si è rivolta alla rubrica "SOS Bambini" della rivista NOS, per segnalare il fatto che nei suoi fumetti Disney non compaiono mai coppie omosessuali... Nemmeno sullo sfondo... E questo la indispone molto perchè lei è la figlia di due coppie omosessuali (nel senso che ha due mamme e due papà, presumo per via del fatto che i suoi genitori biologici erano entrambi omosessuali e hanno deciso di avere un bambino insieme prima di aver trovato i rispettivi partner, o forse perchè entrambi si sono scoperti omosessuali dopo averla concepita, anche se la testata non approfondisce questo aspetto... E non conoscendo l'olandese non saprei dire se Fenna lo spiega meglio...).

Fatto sta che una giornalista di NOS si è presa in carico il suo caso è ha deciso di farla parlare direttamente con la caporedattrice delle testate Disney olandesi, la signora Joan Lommen, per esporle il suo problema. E quando la giovane contestatrice si è vista rispondere che "l'argomento non era trattato perchè gli autori Disney non ci avevano mai pensato", dall'alto dei suoi dieci anni le ha fatto presente che questa motivazione le sembrava alquanto ridicola... Anche perchè lei non pretendeva di far cambiare orientamento a qualche personaggio noto, ma voleva giusto che iniziassero a comparire delle coppie omosessuali sullo sfondo di qualche vignetta, al pari di quelle eterosessuali...

Morale della favola: siccome stiamo parlando di Olanda, alla fine si è raggiunto un molto diplomatico compromesso, e sotto gli occhi di Fenna è stato chiesto ad un disegnatore di modificare una tavola di prossima pubblicazione, per trasformare una coppia seduta al tavolino di un bar da etero a lesbica... Se vi interessa vedere tutto il servizio realizzato da NOS, anche se - ovviamente - è in olandese e senza sottotitoli, potete trovarlo CLICCANDO QUI.


Quindi, in poche parole, su un numero di Donald Duck di prossima pubblicazione in Olanda, comparirà la prima coppia lesbica di Paperopoli... E, presumibilmente, il suddetto numero diventerà in poco tempo un pezzo da collezione.

E adesso che questo argine storico è stato rotto sarà molto interessante verificare se farà scuola oppure no, e se magari questa storia verrà pubblicata un domani anche in Italia... Anche se non saprei davvero dire se, per come siamo messi in Italia adesso (e per come è messa la Panini), potrà fare da apripista anche da noi per quel che riguarda le storie realizzate dalle nostre parti.

Sicuramente questo episodio dimostra due cose: che è possibile mostrare gay e lesbiche in un fumetto Disney e che in Olanda, dove EVIDENTEMENTE il livello del dibattito è molto più maturo e dove l'integrazione della comunità LGBT è molto più avanzata, possono accadere cose che per noi sono abbastanza fantascientifiche...

Anche a livello di stampa e giornalismo. A questo proposito penso che sia interessante notare che la stampa estera riporta il fatto che Fenna dice che è ridicola la giustificazione della caporedattrice quando parla di "autori che non ci avevano mai pensato" (CLICCATE QUI), mentre la stampa italiana racconta di una bambina che dopo aver visto il disegnatore modificare la vignetta ha detto che era ridicolo e che si aspettava di più (CLICCATE QUI e QUI), stravolgendo il tutto e montando ad arte un bel caso mediatico sue una perversa bambina olandese indottrinata da chissà quale lobby malsana...

Che strano, vero?

Ad ogni modo Fenna ha dimostrato che c'è un altro mondo possibile, e questo è ciò che conta davvero.

Alla prossima.

martedì 8 maggio 2018

LUTTI ANNUNCIATI...

Ciao a tutti, come va?

Qualche tempo fa vi avevo parlato di come la situazione dell'editore tedesco Bruno Gmünder non stesse esattamente brillando, e di come - dopo la bancarotta - ci fosse aria di fallimento (in particolare dopo la sparizione del sito ufficiale, e se volete saperne di più CLICCATE QUI). Siccome al momento comunicati non ne sono circolati, o comunque non ne sono circolati in inglese, ho chiesto a uno dei miei agenti segreti in viaggio a Berlino di fare una perlustrazione... Ed effettivamente l'aria che si respirava dalle parti di Nollendorfplatz, dove si trova il principale emporio gay Brunos (che coi suoi 400 mq è il più grande negozio gay della Germania, e forse del mondo), non è che fosse molto incoraggiante... Infatti il negozio (che era stato aperto nell'ormai lontano 1988 dall'editore Bruno Gmünder in persona, e che rappresentava - diciamo - la manifestazione fisica della casa editrice nella capitale tedesca), in questi giorni si presenta così...



E cioè come quello che a tutti gli effetti sembra un negozio dismesso, e senza nemmeno un avviso per il pubblico... Non so quale sia la situazione attuale degli altri negozi della catena (che si trovano a Monaco, Amburgo e Köln), ma se quello principale era in queste condizioni ne deduco che altrove le cose non vadano tanto meglio, anche se - per il momento - lo shop online rimane ancora attivo (CLICCATE QUI). A suo tempo la casa editrice si vantava di dare lavoro anche ai dipendenti di Brunos, quindi presumo che in qualche modo i negozi facessero capo all'editore, che ovviamente - andando le cose come sono andate - non poteva più permettersi di tenere aperto uno spazio di 400 mq. Magari l'inquadramento legale dello shop online è diverso, e al momento può ancora permettersi di andare avanti anche se la casa editrice è alla deriva... Non saprei... Di sicuro dispiace vedere il negozio Brunos di Berlino ridotto così, quando una volta si presentava così...



Siccome la speranza non muore mai, e sperare non costa nulla, attendiamo aggiornamenti... In ogni caso è abbastanza evidente che le cose non torneranno come prima tanto presto, e che ovviamente questa situazione non farà granchè bene - tra le altre cose - al mondo del fumetto omoerotico... Che nella casa editrice di cui sopra aveva un importante riferimento internazionale, fin dai primi anni del 2000. 

Tantopiù che la suddetta casa editrice aveva rappresentato anche una sponda importante per alcuni autori italiani che, ovviamente, in Italia non hanno mai avuto vita facile... E che, fatta salva l'edizione italiana di Black Wade, non hanno mai avuto la possibilità di essere pubblicati nella loro lingua...

Oltretutto parliamo di autori che con la Gmünder avevano avuto la possibilità di essere pubblicati in antologie dove, una volta tanto, erano considerati alla pari dei loro colleghi del resto del mondo... E dove avevano ottenuto la loro stessa visibilità.


E per quel che riguarda la fotografia, che ha rappresentato il cavallo di battaglia della casa editrice fin dall'inizio, la situazione è ancora più evidente... Visto che da sempre la Gmünder ha dato la possibilità a diversi fotografi italiani - che per ovvi motivi in patria hanno sempre faticato a trovare delle vetrine per i loro scatti omoerotici - di avere delle pubblicazioni curate e in grado di valorizzare al meglio i loro lavori... 

Pubblicazioni che per anni hanno anche fornito la possibilità di archiviare, diffondere e preservare un produzione che, purtroppo, nel nostro paese rischiava di sparire nel nulla... O perlomeno di non farsi conoscere mai al di fuori di un ristrettissimo giro di estimatori.


Se davvero la Gmünder chiuderà definitivamente i battenti (sempre che non l'abbia già fatto) che cosa ne sarà di tutti quelli che in Italia la consideravano l'ultima spiaggia? Certo internet offre molte possibilità, ma senza dei punti di riferimento precisi (come, appunto, poteva essere la casa editrice
fondata da Bruno Gmünder) rischia di essere un mezzo davvero molto dispersivo... 

E forse è anche per questo che la casa editrice ha iniziato ad avere dei problemi, non riuscendo a stare al passo con la rivoluzione digitale e le sue nuove regole... Tant'è che, come ho già detto in altre occasioni, non aveva mai pensato di vendere le versioni digitali delle sue pubblicazioni, e nemmeno aveva considerato la possibilità di realizzare una linea di prodotti davvero economica, dando per scontato che la situazione fosse rimasta più o meno invariata rispetto agli anni Novanta, o anche prima... Quando i gay vivevano in semiclandestinità e NON avevano alternative, e quindi erano disposti a spendere cifre importanti per pubblicazioni patinate e guide alla movida gay. Tant'è che - per inciso - la guida SPARTACUS era un'idea nata nei primi anni Settanta,  quando non era nemmeno pubblicata da Bruno Gmünder (che la rilevò, trentunenne, solo nel 1986)...

Ad ogni modo questo dimostra che, al giorno d'oggi, non basta essere gay e rivolgersi al mondo gay per riuscire a stare a galla... Anche perchè ora il pubblico gay, per fortuna, rappresenta una nicchia di mercato corteggiata su parecchi fronti, senza contare che l'omoerotismo è stato ampiamente sdoganato e la pornografia gay non è mai stata così diffusa. E questo è particolarmente evidente anche in Germania, dove - giusto per farvi un esempio - questa à la copertura che si vede durante i lavori sulla metropolitana di Berlino (la si vede anche in questi giorni nei lavori sulla linea U5)... 


Quindi era abbastanza prevedibile che se una casa editrice avesse continuato a mantenere un'impostazione "tradizionale", e forse un po' superata, avrebbe corso dei rischi importanti... E nel caso dei fumetti - bisogna dirlo - aveva anche un approccio un po' sconsiderato e ingenuo, visto che pubblicava in edizioni superlussuose anche degli artisti esordienti e non proprio eccezionali, per dirla con un eufemismo...

Certo è che, se qualche imprenditore oculato e lungimirante volessere lanciarsi per cercare di occupare la nicchia di mercato lasciata libera dalla Gmünder, partirebbe avvantaggiato... A patto, però, di non muoversi a caso e di circondarsi di consulenti competenti. Magari avendo l'umiltà di riconoscere che al giorno d'oggi non basta essere gay per sfruttare al meglio le potenzialità del pubblico gay. Soprattutto in uno scenario in continua evoluzione e in cui il pubblico gay è sempre più esigente.

Cosa che, effettivamente, in Italia viene ancora considerata molto poco... E, siccome prima o poi i nodi vendono sempre al pettine, mi è giunta voce che è molto a rischio anche l'ultimo magazine gay del nostro paese, e cioè PRIDE...

Sull'ultimo numero non si accenna alla cosa, ma fonti attendibili mi dicono che il profilarsi di una chiusura sarebbe dovuto al fatto che il mensile fa capo all'associazione ANDOSS, che ha avuto un bel po' di danni di immagine dopo che la trasmissione Le Iene aveva scoperchiato il vaso di Pandora delle inadempienze e delle irregolarità delle sue strutture convenzionate (nonchè il caso di un elargizione di fondi pubblici alquanto impropria da parte dell'Unar). La situazione avrebbe avuto delle ripercussioni anche sul mensile e su chi ci lavorava, nel senso che prima lo staff del sito e poi quello del cartaceo sono rimasti senza fondi. E, siccome il volontariato è un'altra cosa, pare proprio che se le cose non cambieranno, e alla svelta, i collaboratori tireranno i remi in barca. Se ANDOSS riuscirà a recuperare a tempo di record una nuova redazione e nuovi collaboratori, o magari riuscirà a riagguantare in qualche modo i collaboratori attuali, non mi è dato saperlo. Però, a quanto pare, la situazione sarebbe questa.

E sarebbe un peccato perchè si trattava di un mensile gestito fin da subito con competenza e professionalità, anche se si trattava di free press distribuita principalmente nei locali gay. E anche in questo caso lascerebbe un certo vuoto.

Ad ogni modo anche questo caso dimostra che al giorno d'oggi rivolgersi al pubblico gay non è sinonimo di successo e guadagno assicurato, se a monte il tutto viene gestito con supponenza e superficialità. Perchè a quanto pare il mondo gay, e soprattutto la dura legge del mercato, non perdonano. Nemmeno in Italia.

Alla prossima.

http://lightelf.blogspot.it/2018/04/premio-glad-2018_3.html

venerdì 4 maggio 2018

DALLA SVEZIA CON FURORE

Ciao a tutti, come va?

Allo stato attuale non mi risulta che siano programmate iniziative particolarmente gay friendly per quel che riguarda il fumetto italiano che arriva in edicola, anche se maggio è il mese della Giornata Internazionale contro l'Omofobia e giugno sarà il mese delle parate del Gay Pride... E questo penso di averlo fatto notare a sufficienza negli ultimi post. In compenso in edicola, proprio in questi giorni, debutta la nuova serie di ristampe dei classici di Milo Manara, a partire dalla sua versione eterosessualizzata di Caravaggio... E anche di questo ho parlato dettagliatamente di recente (CLICCATE QUI).

Del come e del perchè questo scollamento fra le proposte editoriali del nostro paese e la realtà circostante, e in particolare la realtà giovanile, non faccia granchè bene al settore ho parlato fino alla nausea fin da quando ho aperto questo blog. In particolare per quel che riguarda i tentativi (falliti) di aggiornare dei personaggi che hanno fatto la storia del fumetto, o magari di lanciarne di nuovi, inserendo anche - e molto goffamente - tematiche LGBT... Presentandole però nello stile di venti o trenta anni fa e facendosi peraltro mille problemi, e mille scrupoli, per paura di urtare la suscettibilità di chi difende le posizioni più reazionarie.

Diciamo che se seguite questo blog dovreste avere già una panoramica abbastanza dettagliata della situazione.

Però so anche che c'è molta gente che pensa che io sono troppo di parte, che le mie teorie non stanno in piedi, che prendere come riferimento il mercato USA non ha senso e via discorrendo...

E così, con un sottile e perverso piacere, ora vado a segnalarvi una notizia che arriva dalla Svezia: una notizia che in nord Europa ha avuto una certa eco e sta pure scatenando un mezzo incidente diplomatico.

La cosa curiosa è che il protagonista di questa vicenda è il primo eroe mascherato in calzamaglia della storia del fumetto, nato negli USA e tutt'ora pubblicato su licenza in Svezia con storie realizzate in loco (più o meno come succede in Italia con i personaggi Disney), e cioè Phantom (che in Svezia è conosciuto come Fantomen).

Piccolo riassunto per i non esperti. Phantom è un personaggio nato per i quotidiani americani nel 1936, ad opera di Lee Falk (che continuò a scrivere le sue sceneggiature fino alla sua morte, avvenuta nel 1999), e da allora in poi si è periodicamente riproposto - con alterne fortune - anche in altri formati e media: dai classici comic book alle serie animate, dai romanzi ai videogames, passando per un film con Billy Zane nel 1996 (qui sotto lo vedete in una foto dal set assieme a Lee Falk)...


Molto in sintesi: Phantom non ha superpoteri, ma è il protettore della jungla bengalese in cui un suo antenato è naufragato secoli fa diventandone una sorta di nume tutelare, inaugurando una tradizione che da allora viene tramandata a tutti i suoi discendenti (contribuendo a mantenere viva la leggenda che lo vorrebbe uno spirito immortale, o un fantasma, appunto). Ovviamente questo non gli impedisce di impegnarsi per riportare la giustizia al di fuori del suo territorio di competenza, anche perchè il personaggio ha avuto un grande successo anche al di fuori degli USA. Attualmente, ad esempio, viene pubblicato regolarmente in paesi come Brasile, India, Australia e - appunto - la penisola scandinava.

E questo, secondo me, è molto indicativo se si considera anche la sua esperienza italiana.

Nel senso che fra il 1962 e i primi anni Settanta la casa editrice Fratelli Spada pubblicò su licenza una lunga serie di avventure inedite, e realizzate in Italia, di Phantom (che da noi era conosciuto come L'Uomo Mascherato fin dalle prime traduzioni delle strisce originali). Anche in quell'occasione venne mantenuto, per la sua calzamaglia, il colore rosso con cui era stato presentato in Italia fin dall'inizio (forse perchè il viola era ritenuto poco virile? O forse si trattava di esigenze tipografiche? Mistero)...

Anche se in pochi, oggi, ricordano quell'esperienza editoriale bisogna considerare che ebbe un certo impatto e che influì in maniera molto marcata anche sui primi tentativi italiani di realizzare dei film di supereroi... Tant'è che i fumetti de L'Uomo Mascherato hanno rappresentato un riferimento importante per produzioni come Superargo o i 3 Fantastici Supermen... Anche perchè i produttori, lavorando su personaggi che si ispiravano al mondo del fumetto senza averne mai avuto uno proprio, probabilmente speravano proprio di sfruttare la popolarità dell'Uomo Mascherato in Italia per attirare il pubblico nelle sale...


Fatto sta che nei primi anni Settanta in Italia arrivarono i fumetti della MARVEL, più dinamici, coinvolgenti, fantasiosi e moderni delle storie de L'Uomo Mascherato, e così la sua esperienza italiana si concluse... Mentre i disegnatori che ci avevano lavorato fino a quel momento iniziarono a lavorare direttamente per gli editori che continuavano a pubblicarlo in altri paesi, e che evidentemente riuscivano a tenere il passo con i gusti del pubblico. Tant'è che l'edizione svedese del personaggio - gestita dalla Egmont - sta proseguendo ininterrottamente fin dagli anni Cinquanta, e ha all'attivo oltre 1600 uscite... Tra cui quella che mi ha spinto a parlarvi di Phantom proprio oggi , e di cui vedete la copertina qui sotto (il numero è quello distribuito a fine aprile)...

Per dirla in parole molto semplici: Phantom si ritrova in Polonia (nazione notoriamente reazionaria e tendenzialmente omofoba) proprio mentre la parata del Gay Pride locale viene minacciata da alcuni fanatici omofobi filo nazisti con tanto di divisa militare... E ovviamente non può fare a meno di intervenire alla sua maniera per dargli una lezione...


Lo sceneggiatore di questa storia si chiama Philip Madden ed è polacco, quindi si presuppone che volesse mettere in evidenza una realtà che conosceva bene. Dal canto suo il direttore editoriale di Fantomen, Mikael Sol, ha detto:

"Ho pensato che ci fosse un bel simbolismo con la bandiera colorata, che rappresenta la tolleranza, contro il cattivo con colori sbiaditi, che rappresentano l'intolleranza. Capisco perfettamente che la copertina può suscitare polemiche, ma a volte devi essere coerente e proseguire per la tua strada"

A proposito... Visto che so che c'è della gente che pensa che dico delle eresie quando parlo di come il mondo del fumetto italiano sia un tantino "vecchio" anche e soprattutto dal punto di vista anagrafico, con tutto quello che ne consegue, qui sotto vi faccio vedere chi è Mikael Sol...

É nato nel 1981, si è laureato al Beckmans College of Design nel 2008 ed è Editorial Project Menager alla Egmont dal 2011... E cioè da quando di anni ne aveva trenta. Ovviamente è anche un illustratore e fumettista.

Nel frattempo, giusto per fare un paragone con una situazione italiana recente, la Bonelli ha appena deciso di rinverdire i fasti di Tex richiamando il suo sceneggiatore storico Claudio Nizzi, che è nato nel 1938... 

Ad ogni modo, com'era prevedibile, in Polonia la presa di posizione di Phantom/Fantomen ha inevitabilmente indisposto i nazionalisti, i commentatori filo conservatori e gli omofobi tutti, ma alla Egmont lo avevano già calcolato, e - molto semplicemente - li stanno ignorando...

A questo punto, nella remota ipotesi che dalla Egmont qualcuno stesse leggendo questo blog, mi permetto di suggerire di portare Fantomen a fare un viaggetto in Italia... Perchè sicuramente le occasioni per menare le mani non gli mancherebbero.

Comunque direi che vedere il primo eroe in maschera e calzamaglia della storia del fumetto menare gli omofobi impugnando una rainbow flag, e per giunta in copertina, è una bella soddisfazione a prescindere.

Alla prossima.
http://lightelf.blogspot.it/2018/04/premio-glad-2018_3.html