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lunedì 5 gennaio 2015

QUESTIONE DI GUSTI...

Ciao a tutti, come va?
Oggi avevo preparato un post di tutt'altro genere, e mi spiace anche un po' doverlo posticipare, ma ho pensato che fosse il caso di dare la precedenza al resoconto di alcuni eventi che mi sono successi di ricente, e che mi hanno portato a fare una scoperta un po' inquietante, che in teoria riguarda dati di pubblico dominio, ma di cui nessuno parla.

Andiamo con ordine.
Sabato ho avuto uno strano risveglio nel cuore della notte. Quando ho questo genere di risvegli, invece di combatterli, mi viene da attivarmi per fare delle cose che altrimenti non farei, anche perchè per la mia esperienza possono aprire le porte a delle opportunità che altrimenti non potrei cogliere.

Come dare senso a questo risveglio? Ho provato ad accendere il PC e ad andare sul mio blog, scoprendo che nella pagina di amministrazione dedicata al traffico risultavano alcune visite dal Forum del Papersera (il sito degli appassionati dei fumetti Disney).

Sono andato a controllare e ho visto che nella discussione "TIRATURA DI TOPOLINO" (che ormai aveva raggiunto 97 pagine di interventi) un affezionato lettore di questo blog mi aveva citato , riportando il post di venerdì scorso. Quello in cui scrivevo che se i lettori diminuiscono è perchè, molto semplicemente, gli editori italiani come la Disney Panini si rifiutano di seguire i loro gusti man mano che si evolvono.

Siccome altri iscritti sono intervenuti dicendo che era assurdo pretendere che i fumetti di Topolino parlassero di sesso (anche omosessuale) e violenza, e che comunque parlavano di temi molto attuali ispirandosi alle fiction del Commissario Montalbano, mi sono sentito in dovere di intervenire (nel cuore della notte), iscrivendomi al Forum del Papersera e postando un messaggio in cui chiarivo che non è di sesso e violenza che parlo quando mi riferisco ai cambiamenti che potrebbero rendere Topolino più interessante. E ho poi accennato al fatto che se tanti bambini non si affezionano più a Topolino forse è anche perchè negli ultimi anni i cartoni con cui sono cresciuti (dai Fantagenitori a Spongebob, passando per Adventure Time, Shezow, Gumball e gli stessi Phineas & Ferb disneyani) li hanno abituati a tutt'altro genere di umorismo rispetto a quello del settimanale Topolino. E avevo inserito alcuni link ai recenti post del mio blog che parlavano delle produzioni Panini Disney, precisando che tutto considerato 50.000 lettori al mese per un settimanale così lontano dai gusti dei bambini di oggi erano già una conquista.
La discussione la trovate CLICCANDO QUI.

In ogni caso entrare in quella discussione mi è servito per avere uno spunto di riflessione in più, a parziale conferma delle mie analisi. Infatti un lettore un po' piccato è intervenuto dicendo che se era vero che 50.000 lettori erano pochi bisognava comunque calcolare anche i lettori abbonati, perchè se si danno i numeri bisogna darli per bene...

Calcolare i lettori abbonati? In effetti le tabelle dei dati ADS sono molto incasinate e io avevo sempre dato per scontato che in quei 50.000 lettori fossero compresi anche gli abbonati, e invece - effettivamente - le tabelle ADS li conteggiano a parte... Ed è stato scartabellando quei dati che ho scoperto la notizia inquietante di cui sopra.

Ebbene: gli abbonati di Topolino, nell'ottobre 2012 erano 69.000 e sono diventati 61.000 nell'ottobre 2013, mentre nell'ottobre 2014 (l'ultimo mese per cui sono disponibili i dati) si sono ridotti a 55.000!

Questo significa che la disaffezione nei confronti di Topolino si sta estendendo con relativa rapidità anche allo zoccolo duro che tradizionalmente è rappresentato dai lettori che si abbonano... E perdere una media di 7000 abbonamenti all'anno non è sicuramente un buon segno, anche perchè in questi due anni si sono provate molte strategie atte proprio a fidealizzare il pubblico tradizionale e a conquistarne di nuovo... E nonostante tutto, in parole povere, negli ultimi due anni Topolino, oltre ai lettori in edicola, HA PERSO IN MEDIA UNA VENTINA DI ABBONATI AL GIORNO (compresi i festivi)!

Quindi, se anche gli abbonamenti sono in caduta libera, potrei azzardare l'ipotesi che effettivamente in Topolino c'è qualcosa che non funziona più tanto bene, sia con gli adulti che con i bambini.

Quali sono i motivi? Probabilmente la situazione è molto complessa.

Quel che è certo è che gli adulti nelle sue pagine non trovano più riferimenti alla realtà in cui vivono (dove "riferimenti alla realtà" non vuol dire mettere Pippo Baudo in copertina, mandare Paperino a Sanremo o ispirarsi a qualche fiction), mentre i bambini non ci trovano niente di paragonabile ai cartoni umoristici proposti dai canali digitali negli ultimi anni. Cartoni che gli hanno fatto sviluppare una sensibilità e un senso dell'umorismo completamente diversi da quelli che trovano spazio su Topolino oggi.

Infatti parliamo di serie animate che sicuramente hanno un'ironia più acida, diretta, spietata e crudele di qualsiasi storia di Topolino, e che peraltro non esitano a giocare le loro gag anche in maniera maliziosa e volgarotta, se non addirittura sboccata. Per non parlare dei doppi sensi e di cose come lo sfruttamento della nudità dei personaggi maschili... Che nei cartoni americani di ultima generazione è considerata un elemento comico molto spendibile, mentre nei fumetti Disney italiani è ancora un tabù assoluto (come tutto quello che ha a che fare con la sessualità).

Dite che esagero?

Eppure, senza neanche fare troppa fatica, su Google si trovano queste immagini tratte da Spongebob...

Da Gumball (prego notare la pixellatura sulle parti intime del protagonista)...

Da A Tutto Reality (prego notare ancora la pixellatura)...
E da i Fantagenitori...

Nella serie dei Fantagenitori il protagonista Timmy è diventato anche il protagonista di un "fumetto nel cartone" a base di supereroi nudisti intitolato NAKED LAD!

E questi sono solo alcuni esempi, presi a caso fra quelli più recenti, di un fenomeno che è iniziato perlomeno a metà degli anni '90, anche in cartoni che sono ormai considerati dei classici moderni, come Il Laboratorio di Dexter...

Un fenomeno che ha finito per coinvolgere anche gli stessi cartoni Disney di ultima generazione, che per essere competitivi hanno dovuto adeguarsi all'umorismo che va per la maggiore... Senza che negli USA siano partite polemiche... Il che è tutto dire.

E la nudità dei personaggi maschili utilizzata come elemento comico è solo la punta dell'iceberg. Un iceberg composto da trovate umoristiche e soluzioni narrative che in Italia Topolino non oserebbe mai utilizzare, perchè risulterebbero troppo trasgressive (se non eversive) per i suoi standard, da una parte cozzando con le aspettative del suo pubblico più tradizionale (che NON ha il senso dell'umorismo dei bambini di oggi), e dall'altra rischiando di suscitare strascichi polemici dalla portata difficilmente prevedibile...

Se, per assurdo, su Topolino comparisse una storia incentrata su Topolino che si ritrova a girare nudo, suo malgrado, per Topolina,  e alle prese con situazioni imbarazzanti e vagamente allusive cosa succederebbe? Probabilmente solo per analizzare la lista delle eventuali accuse di sconceria e istigazione all'omosessualità avrei bisogno di due o tre post dei miei... Eppure un cartone del genere la Disney lo ha prodotto proprio di recente...

Nella famosa discussione "TIRATURA DI TOPOLINO" qualcuno aveva replicato dicendo che Topolino oggi parla anche di cose serie, e di recente ha addirittura affrontato con delicatezza un tema come la morte nella storia "Topolino e l'albero di Holly".

Bene.

Sicuramente si tratta di una storia bellissima, ma il problema è che i bambini di oggi sono abituati a cartoni come Le Tenebrose Avventure di Billy e Mandy, in cui la morte è un personaggio che finisce succube di una ragazzina cinica, misantropa e sadica che non sorride mai... E tutte le tematiche legate alla morte, a partire da quella del criceto di Mandy e del suo amichetto (a dir poco idiota) Billy, vengono scomposte e ricomposte in mille modi diversi... Tant'è che la serie è andata avanti per 155 episodi...

Si può non tenerne conto?
Ovviamente sì, ma poi non bisogna stupirsi se un bambino del 2015 può restare fondamentalmente indifferente davanti alle storie di Topolino che ai lettori più stagionati risultano coraggiose e toccanti, come "Topolino e l'albero di Holly", appunto.

Il che mi fa sorgere tutta una serie di dubbi: gli sceneggiatori e i redattori di Topolino hanno mai seguito (e analizzato) le serie di cui ho parlato?  Comprendono il loro umorismo o no? Scelgono semplicemente di ignorarle oppure le disapprovano? Pensano di correre meno rischi isolandosi nella loro autoreferenzialità o non provano nemmeno a percorrere certe strade perchè sono consapevoli che non sarebbero in grado di farlo?

E soprattutto: si sono resi conto del fatto che il clima nel nostro paese sta lentamente cambiando, soprattutto nelle ultime generazioni, nonostante le apparenze e i bigotti che fanno la voce grossa?

Il cartone di Shezow, che - per inciso - parla di un bambino maschio che veste i panni di una supereroina femmina, anche IN ITALIA prosegue indisturbato da mesi sul digitale terrestre (su FRESBEE)... E, considerate le polemiche che hanno accompagnato alcuni cartoni animati giapponesi fino a  non molto tempo fa, forse anche questo è molto indicativo...

Tra l'altro l'atteggiamento della Disney Panini - arroccata sulle sue posizioni pluridecennali - stupisce ancora di più se si considera la particolare congiuntura aziendale di cui fa parte. La casa editrice Panini, infatti, non è più di proprietà della famiglia omonima dal 1988. Attualmente appartiene alla holding ID4 s.p.a., una società finanziaria a sua volta di proprietà della Fineldo s.p.a. che fa capo all'industriale Vittorio Merloni. In un articolo del 22 settembre 2014, il sito di Milano Finanza racconta che la Fineldo ha fatturato ben 2,69 miliardi di euro, ma in diminuzione dell'8,9% rispetto all'anno precedente. La riduzione, oltre alla chiusura di un minor numero di commesse da parte della Merloni Progetti, esclusivamente relative alla realizzazione di impianti fotovoltaici, è principalmente dovuta all'andamento delle vendite di prodotti finiti (-8,0%) e servizi (-4,2%) del gruppo Indesit. Il risultato netto consolidato, a quanto pare, a fine 2014 ha raggiunto quota 13,8 milioni, registrando una diminuzione del 76,6% rispetto al 2012! Una situazione non proprio semplice da gestire, e infatti dal giugno 2013 la Panini è ufficialmente in vendita (CLICCATE QUI).


Si sussurra che tra i suoi acquirenti ci sia la stessa Disney, a sua volta proprietaria della Marvel, ma anche Carlyle e la gigantesca casa editrice giapponese Kodansha...

Il punto è: se la Panini, e di conseguenza la Disney Panini, finirà in mano a qualcuno che non è più disposto a chiudere un occhio (o anche due) sul fatto che le strategie adottate da Topolino si stanno rivelando inadeguate, cosa accadrà? Chiuderanno Topolino e lo rimpiazzeranno con qualcos'altro? Avvieranno una rivoluzione forzata? Trasformeranno Topolino in una pubblicazione a bassa tiratura per adulti nostalgici e per i bambini penseranno ad altre pubblicazioni? Sostituiranno la redazione attuale, rea di aver fatto scendere Topolino sotto le 50.000 copie a settimana e di essersi ostinata a non venire incontro ai gusti REALI del suo pubblico più giovane? Proporranno agli sceneggiatori dei corsi di aggiornamento obbligatori a base di cartoni animati recenti?

Solo il tempo ce lo dirà...
Quel che è certo è che nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi serve a poco.

Alla prossima.

venerdì 2 gennaio 2015

NIENTE DI NUOVO...

Ciao a tutti, come va?
Siccome all'inizio dell'anno tutti fanno discorsi, propongono ricette per uscire dalla crisi e lanciano moniti, una volta tanto ho deciso di adeguarmi... Ovviamente parlando di fumetti e di cose di cui non parla nessuno... Quindi preparatevi :-)
 
Vediamo... Da piccolo uno dei miei chiodi fissi erano i dinosauri, e così leggevo molti libri sui dinosauri. Una cosa che mi colpiva molto era questa storia della loro estinzione, 65 milioni di anni fa, che era riportata praticamente su tutti i libri che leggevo, e che veniva presentata come una cosa sconvolgente e straordinaria. Poi, con gli anni, ho scoperto che quella non era stata l'unica estinzione di massa sul nostro pianeta, e neanche la peggiore, visto che 438 milioni di anni fa sparì il 50% della vita animale sulla terra e 248 milioni di anni fa sparì addirittura il 90% delle specie viventi. Però i libri che leggevo erano sui dinosauri, e siccome queste estinzioni non coinvolgevano i dinosauri non ne parlavano. Io comunque ho sempre pensato che se lo avessero fatto sarebbe stato meglio, perchè mi avrebbero aiutato a inquadrare meglio anche l'estinzione dei dinosauri e la storia della vita sul nostro pianeta.

Perchè parlo di dinosauri su un blog che parla del rapporto fra fumetti e il mondo LGBT?

In realtà non sono impazzito, e c'è un motivo.

Ultimamente tutti sostengono che i fumetti italiani in edicola si vendono sempre meno, che c'è crisi, che non si sono mai persi tanti lettori come in questi anni e che in base ai dati di vendita il futuro è quantomai incerto. In parole povere se ne parla come se questo periodo di declino fosse il peggiore mai visto nella storia del fumetto italiano... Ma sarà proprio così?

Il giornalista Luca Boschi ha pubblicato su suo BLOG (CLICCATE QUI) i dati di vendita di alcune testate a fumetti monitorate dall'ADS fra il 1976 e il 1986, e quello che è emerso è molto interessante, in particolare per quel che riguarda i settimanali per bambini e ragazzi di maggior successo in quegli anni.

Corriere dei Piccoli
1976 – 80.032
1977 – 75.594
1978 – 128.888
1979 – 108.601
1980 – 68.350
1981 – 68.701
1982 – 98.127
1983 – 108.289
1984 – 139.045
1985 – 153.777
1986 – 153.487

Il Monello
1976 – 482.242
1977 – 437.883
1978 – 402.474
1979 – 405.273
1980 – 366.286
1981 – 303.593
1982 – 280.632
1983 – 253.227
1984 – 231.992
1985 – 193.029
1986 – 150.786

Intrepido
1976 – 587.171
1977 – 540.376
1978 – 489.347
1979 – 472.303
1980 – 405.027
1981 – 332.738
1982 – 328.969
1983 – 301.710
1984 – 307.050
1985 – 276.098
1986 – 226.455

Topolino
1976 – 750.482
1977 – 692.962
1978 – 630.326
1979 – 632.020
1980 – 540.550
1981 – 504.246
1982 – 499.804
1983 – 496.977
1984 – 496.746
1985 – 461.270
1986 – 482.996

 Bliz / Blitz
1978 – 244.098
1979 – 182.702
1980 – 180.605
1981 – 129.453
1982 – 111.379
1983 – 199.810
1984 – 294.837
1985 – 246.798
1986 – 153.667

A quanto pare intorno al 1978 è successo qualcosa che ha accelerato in maniera notevole il processo di sfoltimento dei lettori del CORRIERE DEI PICCOLI (che aveva appena iniziato a recuperare pubblico allegando un gadget in ogni numero), di  TOPOLINO, de IL MONELLO, di BLIZ e de L'INTREPIDO. Uno sfoltimento che proababilmente era iniziato qualche anno prima, quando le reti televisive nazionali avevano aumentato gli spazi dedicati ai programmi per ragazzi (che ovviamente toglievano tempo alla lettura dei fumetti).

IL MONELLO (nato nel 1933) e L'INTREPIDO (nato nel 1935) avrebbero continuato a perdere lettori anche negli anni successivi (anche se L'INTREPIDO tentò di rilanciarsi, fra il 1982 e il 1992, come settimanale sportivo e cambiando addirittura il titolo in L'INTREPIDO SPORT), fino ad una chiusura abbastanza ingloriosa, il primo nel 1990 e il secondo nel 1998. BLIZ venne preso talmente in contropiede che, per recuperare lettori, dal 1982 abbandonò i fumetti e si trasformò in un settimanale erotico e scandalistico, cambiando nome in BLITZ...

Passando da così...
A così...

Tuttavia a partire dal 1982 il CORRIERE DEI PICCOLI si riprese benissimo, anche se alla fine degli anni '80 ricominciò a perdere colpi e finì per chiudere nel 1995 (e teneva banco dal 1908!). TOPOLINO avrebbe avuto vari alti e bassi nei decenni successivi, per poi arrivare al record negativo degli ultimi mesi.

C'è da notare che intorno al 1978 anche gli albi MARVEL pubblicati in Italia dall'Editoriale Corno iniziarono a perdere lettori, tant'è che nel 1981 le testate MARVEL erano già state chiuse quasi tutte, e nel 1984 chiuse anche l'Editoriale Corno (anche se, fino al 1978, ciascuna delle sue serie vendeva anche 50.000 copie a numero).

Anche la casa editrice Cenisio, che negli anni '70 pubblicava alcuni fumetti DC Comics e che aveva un grande seguito coi fumetti di Tarzan (al punto da commissionarie storie IN ESCLUSIVA ad autori americani del calibro di Russ Manning), perse lettori e smise di pubblicare fumetti nei primissimi anni '80.

A quanto pare, a partire dalla fine degli anni '70, in Italia ci fu una vera e propria estinzione di massa dei lettori di fumetti per ragazzi... Che cosa accadde? E il guizzo misterioso del CORRIERE DEI PICCOLI intorno al 1982 cosa sta a significare? In questi dati si possono forse leggere informazioni importanti anche per il 2015?

Secondo me sì.

Andiamo con ordine: tutte queste riviste, e buona parte dei fumetti di supereroi, si rivolgevano soprattutto ad un lettore mediamente molto giovane, che solo in qualche caso raggiungeva la maggiore età. Quando il lettore cresceva subentravano altri interessi, e comunque gli adulti appassionati di fumetti, nel senso moderno (e costante) del termine, erano abbastanza rari. Senza contare che, per via di una certa impostazione mentale tipica di quel periodo, le persone a cui piacevano i fumetti, raggiunta un'età più matura, avevano la tendenza a scegliere fumetti più adulti, come potevano essere le riviste d'autore, i mensili Bonelli o altro.
Sempre che non si concentrassero su altri passatempi più o meno tipici degli anni '70...

Questo, però, non era visto come un problema dagli editori di fumetti per ragazzi, perchè comunque potevano contare su un ricambio generazionale continuo, non appena i nuovi lettori potenziali imparavano a leggere.

Perlomeno fino al 1978.

Quale fu, dunque, il meteorite che precipitò sulla terra e fece estinguere in massa i giovani lettori italiani di fumetti, bloccando un ricambio generazionale che durava perlomeno dal secondo dopoguerra? Probabilmente, se dovessimo dare un nome a questo simbolico meteorite, dovremmo battezzarlo Goldrake.

Infatti fu nel 1978 che iniziò l'invasione dei cartoni animati giapponesi (più o meno in concomitanza con l'arrivo dell'anime di Grendizer, in italiano Goldrake) sulle reti pubbliche e private, che in meno di una decina d'anni cambiò radicalmente le abitudini dei bambini in età scolare e prescolare. Siccome su questo argomento sono state pubblicate dozzine di saggi mi limito a dire che questa forma di intrattenimento aveva diversi punti a favore rispetto ai fumetti di quel periodo:

1) Rispetto alla media dei fumetti offriva spunti più dinamici, innovativi, coinvolgenti, drammatici, stimolanti, accattivanti e - soprattutto - audaci.
2) Toccava, anche in modo diretto, temi che nei fumetti occidentali per ragazzi erano tabù (passione, morte, violenza, sacrificio, dolore e persino sessualità e scene di nudo).
3) Ogni serie aveva puntate di mezz'ora e occupava i palinsesti tutti i giorni per almeno un mese, e a volte anche due o più (senza contare le repliche), mentre per leggere un albo a fumetti ci si impiegava meno tempo e si doveva aspettare almeno una settimana (se non addirittura un mese) per leggere quello successivo.
4) Essendo il prodotto di una cultura esotica, e in buona parte sconosciuta, offriva prospettive insolite (che, per esempio, non risultavano vincolate alla retorica cristiano cattolica) e riferimenti storico culturali originali.
5) Non costava assolutamente nulla, e di certo molti genitori non incentivavano i loro figli a spendere soldi in fumetti quando potevano vedere cartoni animati gratis.

I bambini del 1978 (e degli anni successivi) rimasero stregati da questi prodotti, abbandonando gradualmente le letture con cui avevano impegnato il loro tempo libero fino all'anno prima, mentre chi naque da quel momento in poi iniziò a seguire cartoni animati giapponesi ancora prima di imparare a leggere, con conseguente crollo del ricambio generazionale per le testate a fumetti tradizionali... Prima quelle per i più piccoli e poi, col passare degli anni, tutte le altre, man mano che l'età del pubblico cresceva...

Anche perchè quelle testate NON si adeguarono alla nuova sensibilità del pubblico, sottovalutando il fatto che i cartoni giapponesi proponevano nuovi contenuti e nuove strategie narrative; improntate a trattare gli spettatori come giovani adulti pronti a tutto, piuttosto che come bambini (e adulti) da tenere al riparo da emozioni troppo forti e nuove sollecitazioni... Magari in aperto contrasto con la cultura italiana dominante fino a quel momento.

L'unico che si salvò fu il CORRIERE DEI PICCOLI, che guardacaso dal 1982 effettuò un restyling non da poco, diventando di fatto un prolungamento dei palinsesti televisivi di quel periodo: con fumetti tratti dalle serie animate e "fotoromanzi" creati tramite i fotogrammi delle puntate (che venivano utilizzati anche per le copertine), anteprime e servizi speciali sui cartoni di maggior successo, poster e giochi dedicati, una guida settimanale ai programmi TV e persino qualche manga originale (ovviamente a patto che fosse a prova di bambino)... Ad un certo punto cominciò persino ad offrire la possibilità di chiamare un numero telefonico in redazione per parlare con i personaggi dei cartoni (o meglio: con i loro doppiatori)!

Evidentemente al CORRIERE DEI PICCOLI qualcuno aveva capito cosa stava succedendo e alla fine, pur edulcorando e depotenziando pesantemente il contenuto degli anime (per renderlo più innocuo e più infantile, nel senso italiano del termine), l'idea di correre ai ripari risultò azzeccatissima... E d'altra parte non si trattava di un salto nel buio, visto che da qualche anno erano già comparse delle nuove riviste italiane che presentavano dei fumetti apocrifi ispirati alle serie animate nipponiche. Queste riviste ottennero - almeno inizialmente - un grande seguito, tant'è che alcune di loro riuscirono a permettersi la periodicità settimanale per diversi anni...





Poi, però, i fruitori di queste riviste iniziarono a maturare un certo senso critico, e si accorsero che non era tutto oro quello che luccicava... Come potete intuire anche dalla pagina della posta di CARTONI IN TV qui sotto (datata settembre 1981), i lettori iniziarono presto a lamentarsi della scarsa qualità dei disegni, dei colori inesatti, delle storie approssimative e più in generale della scarsa cura editoriale di questo tipo di prodotti, la cui lontananza dal modello originale era sempre più evidente col passare del tempo...


A quanto pare il pubblico di CARTONI IN TV e simili, di cui facevano parte - come dimostra questa pagina della posta - anche i diciassettenni che fino a qualche anno prima avrebbero letto tutt'altro genere di fumetto, stava raffinando i suoi gusti. E infatti avrebbe decretato il fallimento del settore "manga apocrifi", e del loro stile raffazzonato e approssimativo, verso la metà degli anni '80... Determinando anche una nuova crisi del CORRIERE DEI PICCOLI, che nei dieci anni successivi non riuscì più a centrare i gusti del suo pubblico di riferimento e imboccò la strada del non ritorno.

C'è anche da dire che nella seconda metà degli anni '80, con la diffusione dei videoregistratori, gli amanti delle serie giapponesi (o comunque dei cartoni animati di ultima generazione) sentivano sempre meno la necessità di prodotti che erano la brutta copia dell'originale, visto che ora l'originale poteva entrare in loro possesso schiacciando semplicemente il tasto "REC"...


D'altra parte i manga apocrifi Made in Italy non potevano, e nemmeno volevano, essere audaci e coinvolgenti come le serie animate a cui si ispiravano, perchè sapevano che in Italia c'era sempre il rischio di finire al centro di una caccia alle streghe che di anno in anno si faceva sempre più accanita... Cosa che, evidentemente, faceva persino più paura della prospettiva di perdere lettori fino al punto di chiudere tutto.

Controllando i dati ADS del settimanale CANDY CANDY della Fabbri, ad esempio, si nota che ci fu un crollo delle vendite in concomitanza con la fine dei manga originali (peraltro già censurati nell'edizione italiana) e l'introduzione di sequel non ufficiali e di nuove storie italiane in stile manga.
I numeri parlano da soli...

Candy Candy
1981 – 128.672
1982 – 129.893
1983 – 101.383
1984 – 74.313
1985 – 43.685

Evidentemente, a seguito delle crociate contro le serie giapponesi (le stesse che spinsero le emittenti italiane a rivedere pesantemente il loro rapporto con i cartoni giapponesi, inaugurando una stagione di repressioni, adattamenti e censure, ma anche di condanna all'oblio per diversi titoli di successo), la Fabbri voleva correre meno rischi possibili: arrivò persino ad interrompere di punto in bianco la pubblicazione dei manga originali di Lady Oscar e Georgie, quando si accorse che iniziavano a toccare tematiche più adulte. Scelta assurda, considerando che quelle tematiche erano proprio uno dei motivi del grande successo delle rispettive serie animate...

Però, a quanto pare, l'editoria italiana ha sempre avuto un certo timore revenziale verso le lobby bigotte, anche se questo risultava deleterio per la sua salute. Infatti CANDY CANDY finì per chiudere i battenti nel 1987, e qualcosa mi dice che per la Fabbri fu come togliersi un peso.

Tuttavia i bambini che dagli anni '80 in poi abbandonarono i fumetti per ragazzi classici, una volta cresciuti, segnarono il successo dei manga negli anni  '90, anche perchè questa volta erano prodotti originali e non censurati. In poche parole erano perfettamente allineati con la sensibilità che questi lettori potenziali avevano sviluppato seguendo le serie animate giapponesi fin da piccoli.

Al tempo stesso, però, questi lettori decretarono la chiusura delle riviste d'autore e di altri prodotti a fumetti che non erano più in sintonia con i giovani adulti degli anni '90. In quel periodo in Italia tornarono anche i fumetti della MARVEL, ottenendo un buon successo dopo un inizio molto incerto, e non è da escludere che anche in questo caso siano stati provvidenziali i palinsesti televisivi dei primi anni '80, che hanno fatto conoscere le serie animate dei personaggi MARVEL a tantissimi futuri adolescenti.

E, a ben guardare, nelle famigerate riviste che ho citato prima, al fianco dei protagonisti delle serie animate giapponesi potevano comparire anche le versioni apocrife dei supereroi che in quel periodo comparivano in TV sotto forma di serie animate... A riprova del fatto che condividevano lo stesso spazio nell'immaginario di quella generazione (e le stesse violazioni di copyright da parte di alcune case editrici italiane).

Tant'è vero che i cartoni dell'UOMO RAGNO finirono anche sul CORRIERE DEI PICCOLI...

Non sono un massmediologo, ma tutto questo mi porta a pensare che il meteorite del 1978 non avrebbe avuto l'effetto che ha avuto se a monte non ci fosse stata l'esplosione delle reti private, accompagnata da una crescita esponenziale dell'offerta e da un miglioramento generale delle prestazioni tecnologiche (come le TV a colori a prezzi più accessibili). Il tutto assolutamente GRATIS (a parte, ovviamente, il costo della TV e del canone).

E tutto questo ricorda molto da vicino un fenomeno più recente, e cioè l'esplosione di internet, delle connessioni veloci, dei canali digitali, dello streaming gratuito e di tutto il resto a seguire.

Effettivamente negli ultimi anni si è verificato qualcosa di simile alla rivoluzione del 1978, ma su scala più ampia, perchè non sono coinvolte solo le ultime generazioni, ma tutti coloro che acquistano dimestichezza con le nuove tecnologie.

Oggi, in teoria, si può accedere (in maniera più o meno legale)  a tantissime produzioni televisive e cinematografiche, presenti e passate, animate e non, quando e come si vuole, e questo ha sicuramente sviluppato una nuova sensibilità, visto che tecnicamente una persona ha tutto a portata di mano e può scegliere il meglio. Questo implica che se una cosa non lo convince, o non rientra pienamente nei suoi gusti, può permettersi di scegliere dell'altro senza dover scendere a compromessi con censure, scelte di palinsesto e imposizioni di vario tipo... E, soprattutto, senza grandi vincoli economici.

In poche parole sempre più gente sta imparando a non accontentarsi più, perlomeno in termini di intrattenimento.

Oggi si possono seguire i migliori serial TV di ultima generazione senza correre il rischio di perdersi nemmeno una puntata, così come si possono seguire le serie animate giapponesi in contemporanea col Giappone e nel frattempo farsi una cultura cinematografica che non ha paragoni con quella che ci si poteva permettere quando c'erano solo cinema, TV e videoregistratori.

E tutto a costo zero, o quasi. Inoltre oggi è possibile scambiare segnalazioni, recensioni, opinioni e suggerimenti in maniera istantanea e con chiunque, creando fasce di pubblico sempre più esigenti, interconnesse e preparate... E sempre meno inclini a spendere soldi per forme di intrattenimento che che non siano perlomeno all'altezza di quello che mette a disposizione internet (gratis).

Quindi, paradossalmente, il fumetto popolare italiano, quello che arriva nelle edicole, non ha mai avuto un pubblico potenziale così vasto, così versatile e così ricettivo nei confronti dei prodotti di qualità, però continua a perdere lettori, mese dopo mese, e continua a chiedersi come ciò sia possibile.

E forse queste erano le stesse domande che si ponevano gli editori de IL MONELLO e de L'INTREPIDO dal 1978 in poi, quando in pieno boom dei cartoni giapponesi non avevano realizzato che se - per assurdo - avessero iniziato a pubblicare manga originali, o comunque materiale che ammiccava alla sensibilità che si era sviluppata attorno alle serie giapponesi, e ai loro veri punti di forza (che non erano la violenza, il sesso e la fantascienza in quanto tali, ma il modo in cui questi temi erano affrontati), forse avrebbero potuto davvero cambiare il loro destino.

In realtà nei suoi ultimi anni L'INTREPIDO cercò di correggere parzialmente il tiro, presentando storie e personaggi più in tinta con i turbamenti e i pruriti dei giovani degli anni '90, tant'è che Sprayliz di Luca Enoch debuttò sulle sue pagine e ci furono persino degli autori che nel 1994 furono rinviati a giudizio (assieme al direttore responsabile Sauro Pennacchioli) per "oltraggio alla morale".

Purtroppo, però, erano già andate perse troppe generazioni di lettori, e comunque la rivista aveva ancora le idee troppo confuse riguardo ai gusti del pubblico di quegli anni, così non riuscì a centrare l'obbiettivo... Alla fine, proprio mentre i manga in Italia stavano raggiungendo l'apice della popolarità (al punto di giocare la carta del senso di lettura alla giapponese, ottenendo peraltro un clamoroso successo), L'INTREPIDO passò da settimanale a mensile e poi a bimestrale, e infine chiuse i battenti dopo ben 53 anni... Un caso? Decidete voi.

Tutto questo per dire che, all'inizio di questo 2015 si dovrebbero imporre alcune riflessioni, facendo tesoro degli errori passati.

Se i lettori potenziali di oggi hanno determinati stimoli e determinati riferimenti narrativi non ha senso fare finta che abbiano gli stessi gusti e le stesse prospettive di dieci, venti o trenta anni fa. Così come non ha senso creare storie e personaggi che, per pudore o per timore, si ostinano a proporre schemi, modelli e tabù che in sostanza riflettono un'impostazione mentale ormai superata. Perchè questo blocca il ricambio dei lettori, e nel lungo periodo porta a conseguenze molto sgradevoli.

D'altra parte se, per esempio, Topolino oggi non ha (quasi) niente a che spartire con l'umorismo e le trovate a cui si sono abituati i bambini degli ultimi dieci anni, cresciuti con i cartoni trasmessi dai canali tematici (compresi i cartoni Disney di oggi, che ormai non hanno più nulla a che fare con i fumetti Disney italiani), poi non bisogna stupirsi se il ricambio generazionale dei suoi lettori è sempre più stentato...

La storia insegna...

E anche il modo con cui viene proposto tutto il discorso LGBT nei fumetti italiani, rispetto a come è stato proposto nei serial TV, nei film e nelle serie animate (non solo giapponesi) degli ultimi dieci anni è molto emblematico e meriterebbe un'attenta riflessione... Perchè è indicativo della grande scollatura che sta avvenendo fra il fumetto italiano e le altre forme di intrattenimento con cui il pubblico italiano si interfaccia sempre più spesso e con crescente partecipazione.

Se io fossi un editore italiano inizierei a pormi dei seri interrogativi al riguardo, prima che sia troppo tardi... Anche perchè ci sono editori che in questo periodo stanno iniziando a risentire non solo della situazione attuale, ma anche dell'onda lunga del meteorite del 1978 (visto che i bambini di allora iniziano a diventare dei trenta/quarantenni che, sempre più spesso, non si ritrovano nell'impostazione e nei contenuti dei fumetti italiani che tradizionalmente si rivolgono alla loro fascia d'età).

Samantha Cristoforetti, la prima astronauta italiana in orbita nella Stazione Spaziale Internazionale, è nata nel 1977 e per svegliarsi la mattina del 25 dicembre scorso doveva scegliere una canzone fra le tre che sono risultate le più votate sul sito di RAINEWS... E indovinate un po'? Fra le tre candidate ha scelto ATLAS UFO ROBOT, e cioè la sigla di Goldrake...

Dopotutto niente accade per caso, ma qualche volta le estinzioni si possono evitare, volendo.

Volendo, appunto...

Buon anno.