Ciao a tutti, come va?
Ultimamente sta avendo un certo risalto l'apertura della fumetteria Amalgam Comics & Coffeehouse di Filadelfia...
In realtà nell'apertura di una fumetteria in una grande città statunitense non ci dovrebbe essere niente di strano, se non fosse per il fatto che questa specifica fumetteria ha alcune interessanti particolarità, che probabilmente sono il riflesso dei tempi che cambiano.
Breve riassunto: le fumetterie hanno preso piede negli USA a partire dagli anni Ottanta, e più precisamente da quando il Presidente Reagan aveva fatto chiudere gli Head Shop (gli empori dei prodotti legati alla controcultura fin dagli anni '60) in cui venivano commercializzati i fumetti "alternativi" e le autoproduzioni underground, nonchè i fumetti che non volevano essere vincolati alle censure del Comics Code...
Poi le case editrici hanno notato che le fumetterie potevano diventare un canale di distribuzione affidabile e hanno iniziato a privilegiarlo rispetto agli altri (prima i fumetti arrivavano soprattutto nelle edicole e negli empori alimentari), e il fenomeno è esploso.
Questi esercizi commerciali, fino a pochi anni fa, erano considerati un ambiente quasi esclusivamente maschile, gestito da nerd trasandati e vagamente sociopatici... Ben rappresentati anche nella serie animata dei Simpsons, per intenderci...
Poi, da una decina d'anni o poco più, è successo che la percezione dei fumetti è cambiata. Un po' per merito dei manga e un po' per via dei cinecomics, che hanno ampliato enormemente il pubblico potenziale di questo media... Anche in direzioni impensabili fino a qualche anno prima.
Così le case editrici hanno iniziato ad adeguarsi, diventando più propositive ed accoglienti verso il pubblico femminile, verso le minoranze etniche, verso quelle sessuali e via dicendo... E le fumetterie hanno iniziato ad adeguarsi, magari aprendo le porte anche alla celebrazione di qualche matrimonio gay in occasione dell'uscita di qualche fumetto particolarmente rappresentativo... Come ad esempio quello con la storia del matrimonio di Northstar degli X-Men...
Ora, però, stiamo entrando in una nuova fase. Quella, cioè, in cui le fumetterie si pongono ufficialmente come punti di riferimento per le nuove fasce di pubblico, anche perchè vengono gestite direttamente dai loro rappresentanti.
Lo scorso giugno, ad esempio, i titolari della fumetteria Red Pegasus Comics and Games di Dallas (nel pur conservatore Texas), hanno deciso di sposarsi non appena la Corte Suprema ha sancito la legittimità del loro progetto... E così Kenneth Denson e Gabriel Mendez (foto sotto) sono diventati la prima coppia gay regolarmente coniugata a portare avanti una fumetteria negli USA...
Ovviamente in Italia nessun sito di fumetti ha voluto dare risalto alla notizia, ma in compenso qualcuno ha voluto segnalare il caso della Amalgam Comics & Coffeehouse di Filadelfia, anche perchè forse è ancora più emblematico...
Cosa ci può essere di ancora più emblematico di una coppia gay regolarmente coniugata che gestisce una fumetteria? A quanto pare c'è l'intraprendente Ariell R. Johnson, che si è rimboccata le maniche ed è diventata la prima donna di colore a gestire una fumetteria sulla Est Coast... Un progetto che, stando a quanto dichiara Ariell (CLICCATE QUI), coltivava da almeno dodici anni...
La cosa interessante è che ha voluto personalizzare ulterioriormente la sua idea: infatti la sua fumetteria si presenta come un vero e proprio bar con piccola cucina, e il suo intento è quello di creare un luogo dove gli appassionati (e le appassionate) di fumetti possano trovare soprattutto un punto di ritrovo accogliente...
Inoltre, altro dettaglio particolarmente interessante, la rampante fumettara ha detto chiaro e tondo che vuole mettere particolarmente in risalto i fumetti (e le relative iniziative) che trattano tematiche relative alle donne e alle minoranze, compresa la comunità LGBTQ... Proponendo un modo nuovo, e decisamente originale, di intendere le fumetterie e le sue dinamiche di socializzazione...
Niente male davvero...
Ad ogni modo pare che ci abbia visto giusto, anche perchè per la comunità dei nerd afroamericani è diventata una specie di eroina, come dimostra l'ovazione con cui è stata accolta al Black Comic Festival di Harlem (trovate un video sul profilo facebook del negozio, CLICCANDO QUI). A proposito: lo sapevate, vero, che in america c'è un festival del fumetto incentrato sui fumetti e i fumettisti afroamericani? Giusto per ribadire il concetto che il processo di identificazione nei fumetti è importante, e che i fumettari gay americani non sono pazzi se organizzano ANCHE delle manifestazioni fumettistiche più specifiche la loro comunità, come la Bent-Con e la FlameCon... Visto che il senso di appartenenza alla propria comunità, negli USA, è considerato un valore da coltivare e non un modo per ghettizzarsi...
Ad ogni modo la speranza è che l'idea di Ariell R. Johnson possa essere ripresa anche da altre fumetterie, e che - magari - anche in Italia l'ipotesi di avviare un'attività del genere possa essere valutata da qualche rampante (e competente) imprenditore in qualche grande città... Anche perchè, ora che le librerie gay hanno fatto il loro tempo, i punti di ritrovo ufficiali per i nerd/geek gay italiani sono decisamente scarsetti, e considerando che sono una categoria in aumento forse varrebbe la pena di fare un tentativo...
Staremo a vedere.
Alla prossima.
mercoledì 20 gennaio 2016
lunedì 18 gennaio 2016
CHIUSURA A SORPRESA?
Ciao a tutti, come va?
Come forse avrete notato spesso ci viene ricordato che l'Italia è un paese conservatore e tradizionalista, che è fondamentalmente maschilista e tendenzialmente sessuofobo, con una cultura profondamente cattolica e tutte le conseguenze del caso...
Pertanto è opinione abbastanza diffusa che sarebbe da pazzi non prendere in considerazione questa situazione quando si vuole lanciare un prodotto di intrattenimeno a larga diffusione, soprattutto nell'ambiente dell'editoria, e in particolare per quel che riguarda i fumetti... E sarebbe da ipocriti negare che questa è una delle ragioni per cui i principali editori di fumetti italiani scelgono di avere un approccio ben preciso - e poco progressista - su vari argomenti "delicati", tra cui la questione LGBT.
Se le cose stessero davvero così, quindi, un fumetto italiano per ragazzi (e cioè per un pubblico che arriva alla preadolescenza inoltrata) che tenesse in debito conto tutte queste variabili dovrebbe avere un successo crescente e duraturo, avendo il supporto della maggioranza delle famiglie e di un clima accondiscendente verso un certo tipo di approccio.
I fatti, però, sembrerebbero contraddire questa teoria.
Del caso di REAL LIFE della Disney Panini ho parlato abbondantemente nel 2015, fino alla sua grottesca conclusione (CLICCATE QUI), ma oggi vorrei concentrarmi su un altro caso che - a modo suo - è persino più emblematico... E cioè sul caso della chiusura del mensile Super G della Periodici San Paolo, che rivolgendosi soprattutto al pubblico dei "fedelissimi" di parrocchie e oratori, in teoria, avrebbe dovuto avere la strada spianata... E invece ha annunciato la sua chiusura col numero del gennaio 2016 (foto sotto), a poco più di due anni dal suo debutto.
Breve riassunto per i non addetti ai lavori: la Periodici San Paolo è il ramo "periodici" della Edizioni San Paolo, la casa editrice della congregazione religiosa nota some Società di San Paolo, che in vario modo si occupa di pubblicazioni "apostoliche" fin dal 1914. Infatti fin da allora viene gestita da personale consacrato. In poche parole produce editoria a prova di cattolico, e che promuove i valori cattolici: dal 1924 pubblica il settimanale a fumetti IL GIORNALINO e dal 1931 il più noto FAMIGLIA CRISTIANA. Possiede anche l'emittente Telenova e Radio Marconi.
Niente di male: al mondo c'è spazio per tutti...
Fatto sta che negli ultimi anni le vendite dei periodici San Paolo stavano calando (gli ultimi dati ADS de IL GIORNALINO risalgono al 2011 e parlano di 30.000 copie alla settimana, quando nel 2001 erano oltre 83.000), e così - dal 2013 - chi di dovere aveva pensato di rinnovare e ampliare le proposte dedicate ai fumetti, affiancando a IL GIORNALINO delle pubblicazioni per i bambini in età prescolare (come G Baby) e un mensile dedicato ai lettori più grandicelli: Super G, appunto, che doveva rivolgersi al pubblico dai 12 anni in su.
Sul numero di gennaio di Super G, però, è comparso un editoriale di commiato...
E gli abbonati hanno anche ricevuto una specie di lettera di scuse, visto che effettivamente la chiusura è avvenuta senza preavviso...
Ovviamente, come sempre accade in questi casi, la colpa è stata data alla crisi editoriale generale... Non certo alle scelte di Super G, o al fatto che non aveva idea di come agguantare il target che si era prefissato di raggiungere...
E men che meno è stato preso in considerazione il conflitto di interessi fra il suo essere "a prova di cattolico" e la sua necessità di risultare "intrigante" per chi entrava nella prima adolescenza dal 2013 in poi... Anche se è probabile che, dalle parti di Super G, dessero realmente per scontato che la situazione italiana di questi anni fosse quella di cui parlavo all'inizio di questo post... E che avrebbero avuto tutte le carte in regola per lanciare un prodotto di successo.
Evidentemente le cose non stavano così.
In realtà che l'editore avesse le idee un po' confuse si notava fin dal debutto della testata: sulla copertina del numero uno, infatti, compariva un anziano dall'aria sconsolata e in odore di santità... E come biglietto da visita non è che fosse proprio il massimo...
Tecnicamente era uno dei protagonisti del romanzo FROZEN BOY, scritto da Guido Sgardoli proprio per le Edizioni San Paolo nel 2011 (sigh), e avrebbe dovuto introdurre nel migliore dei modi il taglio editoriale del mensile: un storia a fumetti lunga e autoconclusiva ogni mese, affiancata da una selezione di storie ripescate dal grande serbatoio della casa editrice, ma anche da rubriche e racconti...
Però quanto poteva risultare accattivante una copertina del genere per il debutto di un mensile per ragazzi dai dodici anni in su?
In realtà, a parte alcuni fumetti italiani decisamente poco invitanti, la qualità delle storie presentate dal mensile era mediamente abbastanza alta, soprattutto quando ospitava autori stranieri. Infatti sulle sue pagine hanno trovato posto anche titoli raffinati come Jaybird dei fratelli finlandesi Lauri e Jaakko Ahonen, che ha vinto anche il Premio Gran Guinigi a Lucca 2014...
E la recente serie francese I quattro di Baker Street, che di fatto è uno spin-off dei romanzi di Sherlock Holmes (che in queste storie compare come personaggio secondario), avente come protagonisti i giovani informatori del detective più famoso di tutti i tempi...
Peccato, però, che questo materiale venisse inserito in un contesto inevitabilmente "oratoriale"... Che talvolta tracimava anche nelle storie italiane realizzate appositamente per SUPER G...
Riuscendo a mettere in secondo piano persino il pur pregevole recupero di alcune storie che avevano fatto onore alla Periodici San Paolo nel suo periodo d'oro... Come le iperrealistiche avventure de Il Commissario Spada, che si muoveva nell'Italia degli anni di piombo...
E le affascinanti peripezie aereonautiche di Petra Chérie durante la Prima Guerra Mondiale...
Storie e autori molto importanti, che però - è bene precisarlo - si rivolgevano ad un pubblico giovanile molto diverso da quello attuale... E infatti la sensazione è che, tanto per cambiare, questa rivista sia stata concepita da ex bambini di quaranta o cinquanta anni fa, che hanno proiettato le proprie aspettative su una proposta che si rivolgeva ai dodicenni di oggi... Dei dodicenni che evidentemente, per quanto possano essere cattolici, sono molto diversi dai dodicenni (cattolici e non) degli anni '60 e '70.
E infatti queste storie non hanno decretato il successo di Super G fra i ragazzini (e le ragazzine) di oggi. Anche perchè questo mensile, come buona parte dell'editoria a fumetti italiana degli ultimi anni, ha commesso il classico errore di confondere le esigenze narrative del pubblico a cui mirava con le ambientazioni dei fumetti che proponeva e l'età dei loro protagonisti.
Mi spiego meglio: Super G ha proposto anche saghe dedicate ai viaggi nel tempo...
E alla reintepretazione fantascientifica dei grandi classici come Moby Dick...
Puntando anche su un genere che in Italia è ampiamente sottovalutato, e cioè lo steampunk...
Ambientazioni tutto sommato intriganti per un pubblico giovane, e animate da protagonisti che in buona parte dei casi avevano l'età del target a cui Super G mirava, ma evidentemente ciò non è bastato...
Perchè le esigenze del pubblico dai dodici anni in su sono altre.
Nel suo saggio "IL MANGA - Storia e universi del fumetto giapponese" (se volete comprarlo su AMAZON potete CLICCARE QUI o sull'immagine sottostante e sosterrete questo blog), Jean-Marie Bouissou dedica un intero capitolo ad analizzare i motivi per cui i manga hanno tanta presa sul loro pubblico, e in particolare sui ragazzini dai dodici anni in su. Molto in sintesi dice che i manga, a differenza dei fumetti occidentali, hanno il merito di "elaborare" le più profonde pulsioni degli esseri umani (quello che in gergo psicologico viene definito l'Id), che sono molto diverse a seconda del sesso, dell'età e - soprattutto - del contesto socio culturale in cui queste due variabili interagiscono. Le ambientazioni particolari e l'età dei protagonisti possono aiutare, ma non sono quasi mai la chiave del successo di una storia... Anche perchè altrimenti basterebbe mettere un adolescente in un contesto fantastico per avere ottimi riscontri, ma non è così che funziona.
I ragazzini dai dodici anni in su hanno una serie di paure, incertezze e curiosità (anche sessuali), nonchè una buona dose di conflitti interiori e pulsioni contraddittorie nei riguardi del mondo adulto. E da una generazione all'altra questo insieme di caratteristiche può variare molto. Basti pensare al rapporto che può avere un dodicenne di oggi con la sessualità (e l'omosessualità), ad esempio, rispetto a quello che potevano avere i suoi fratelli maggiori, i suoi genitori o i suoi nonni.
I fumetti di Super G riuscivano a solleticare l'Id del pubblico a cui miravano? A quanto pare no... E la sensazione è che fossero pensati più che altro per solleticare l'Id della sua redazione, che evidentemente era composta da appassionati di fumetti che sono stati dodicenni molto tempo fa, e che infatti non hanno esitato a riproporre anche storie dal taglio molto vetusto... E totalmente avulse dalle esigenze narrative del giovane pubblico di oggi...
Anche perchè fino a qualche decennio fa poteva anche essere sufficiente un semplice fumetto di evasione per gratificare l'ego di un dodicenne, mentre adesso - che le occasioni di evasione sono molteplici, e i giovani sono circondati da stimoli e sollecitazioni di tutti i tipi - un fumetto che punta al successo dovrebbe lavorare su un registro completamente diverso rispetto al passato... E questo - per una casa editrice "apostolica" come la Periodici San Paolo - è sicuramente un problema...
Anche solo perchè un elemento molto ricorrente nelle storie pubblicate da Super G, ma anche da IL GIORNALINO, è rappresentato dal fatto che anche quando i protagonisti sono molto giovani ed intraprendenti non riescono ad andare da nessuna parte senza un adulto di riferimento a cui appoggiarsi. Ovviamente tutti questi "maestri di vita" sono perfettamente funzionali all'affermazione del principio cattolico secondo il quale, per quanto una persona sia onesta e virtuosa, non può e non deve mai fare a meno di padre spirituale di riferimento, alla cui autorità deve sempre rimettersi... Anche e soprattutto quando pensa di non averne bisogno.
E sicuramente questo risulta indisponente per buona parte del pubblico giovanile...
Anche perchè è più o meno l'opposto del messaggio che viene veicolato dai manga (che nel bene o nel male hanno rivoluzionato la percezione del fumetto per ragazzi), dove la presenza di maestri e figure di riferimento adulte serve giusto a dare il calcio d'inizio, ma in cui i giovani protagonisti devono comunque "farsi da soli", ponendosi spesso in conflitto con i limiti del mondo adulto per trovare la loro strada... Reinventando le regole per creare un mondo migliore e creando un processo di identificazione molto più intimo col lettore.
Tutte cose che gli adolescenti protagonisti di Super G non potevano certo permettersi di fare, perchè avrebbero veicolato un messaggio di indipendenza ed emancipazione molto poco in linea con i valori cattolici e conservatori che dovevano caratterizzarli.
Tantopiù che buona parte del materiale pubblicato da questo mensile era "riciclato" dalle pagine de IL GIORNALINO, che si rivolge a un pubblico dai 6 agli 11 anni... E nonostante quel "+12" che spiccava sulla copertina si può dire che Super G fosse un mensile a prova di bambino (cattolico), e che tutto sommato risultasse intrigante per un certo pubblico adulto molto nostalgico, mentre aveva un taglio abbastanza noioso e insipido proprio per chi affrontava la prima adolescenza... E cioè per il suo pubblico di riferimento.
E questo al di là dell'età media dei protagonisti, delle ambientazioni e della qualità delle storie in quanto tali.
E se a questo aggiungiamo le inevitabili iniziative propriamente "apostoliche"...
La non troppo occasionale promozione della cultura cattolica e dei suoi riferimenti pop come Don Camillo (anche se dubito che sia così noto alle nuove generazioni)...
E un lieve (ma neanche tanto) terrorismo psicologico nei confronti delle nuove tecnologie e delle ultime tendenze giovanili...
Direi che la frittata era annunciata fin dal debutto del mensile... Che non a caso si conclude con una storia adolescenziale abbastanza inverosimile a base di calcio e squadre miste... Dove trovano posto ragazzi e ragazze (???) di tutte le etnie, ma dove OVVIAMENTE non viene considerata nemmeno di striscio la possibilità di affrontare il tema dei giovani giocatori (e soprattutto delle giovani giocatrici) che iniziano a scoprirsi omosessuali...
Tutto questo per dire che, a ben guardare, il caso di Super G ha dimostrato che un certo approccio non paga più... Nemmeno quando si può contare sull'appoggio di un circuito distributivo pressochè esclusivo (la rete degli spazi cattolici) e su un pubblico già bello e pronto, e tendenzialmente bendisposto verso tutto quello che viene proposto in certi ambienti "sicuri".
Quindi ha ancora senso pensare che in Italia i fumetti debbano essere elaborati soprattutto in funzione di un ambiente conservatore, cattolico, sessuofobo e tutto il resto? Evitando di trattare certi argomenti nella speranza di conquistare un pubblico che sia il più ampio possibile? Evidentemente no, soprattutto se si vogliono intercettare nuovi lettori fra le nuove generazioni.
Anche perchè, giusto per fare un esempio pratico dell'anacronismo di certe scelte, se un giovane lettore andava a cercare "Super G" su Google si imbatteva, certo, nel sito ufficiale della rivista, ma subito dopo scopriva che da alcuni anni circolava in rete una web serie comico-demenziale con lo stesso nome - peraltro realizzata in Italia - incentrata su una coppia di superereoi gay (la trovate CLICCANDO QUI)!
Quindi direi che è evidente che i tempi sono cambiati, e che chi non riesce ad aggiornarsi deve pagare pegno. E questo varrà sempre di più anche per chi in Italia produce fumetti più "adulti"... Dato che, molto facilmente, i dodicenni che ora hanno snobbato Super G potrebbero diventare i ventenni che snobberanno i fumetti Bonelli fra otto anni, e per lo stesso genere di motivo: l'incapacità di proporre storie in grado di toccare le giuste corde emotive, puntando tutto su aspetti secondari (come il contesto in cui si muovono i protagonisti) e su un processo di identificazione molto superficiale...
Ma tant'è.
Quello che spiace davvero è che sembra proprio che la crisi del fumetto in Italia sia anche e soprattutto una crisi di contenuti, e che nei fatti non ci sia nessuno disposto a rischiare quel tanto che basta per invertire la tendenza, soprattutto fra le nuove generazioni.
Alla prossima.
Come forse avrete notato spesso ci viene ricordato che l'Italia è un paese conservatore e tradizionalista, che è fondamentalmente maschilista e tendenzialmente sessuofobo, con una cultura profondamente cattolica e tutte le conseguenze del caso...
Pertanto è opinione abbastanza diffusa che sarebbe da pazzi non prendere in considerazione questa situazione quando si vuole lanciare un prodotto di intrattenimeno a larga diffusione, soprattutto nell'ambiente dell'editoria, e in particolare per quel che riguarda i fumetti... E sarebbe da ipocriti negare che questa è una delle ragioni per cui i principali editori di fumetti italiani scelgono di avere un approccio ben preciso - e poco progressista - su vari argomenti "delicati", tra cui la questione LGBT.
Se le cose stessero davvero così, quindi, un fumetto italiano per ragazzi (e cioè per un pubblico che arriva alla preadolescenza inoltrata) che tenesse in debito conto tutte queste variabili dovrebbe avere un successo crescente e duraturo, avendo il supporto della maggioranza delle famiglie e di un clima accondiscendente verso un certo tipo di approccio.
I fatti, però, sembrerebbero contraddire questa teoria.
Del caso di REAL LIFE della Disney Panini ho parlato abbondantemente nel 2015, fino alla sua grottesca conclusione (CLICCATE QUI), ma oggi vorrei concentrarmi su un altro caso che - a modo suo - è persino più emblematico... E cioè sul caso della chiusura del mensile Super G della Periodici San Paolo, che rivolgendosi soprattutto al pubblico dei "fedelissimi" di parrocchie e oratori, in teoria, avrebbe dovuto avere la strada spianata... E invece ha annunciato la sua chiusura col numero del gennaio 2016 (foto sotto), a poco più di due anni dal suo debutto.
Breve riassunto per i non addetti ai lavori: la Periodici San Paolo è il ramo "periodici" della Edizioni San Paolo, la casa editrice della congregazione religiosa nota some Società di San Paolo, che in vario modo si occupa di pubblicazioni "apostoliche" fin dal 1914. Infatti fin da allora viene gestita da personale consacrato. In poche parole produce editoria a prova di cattolico, e che promuove i valori cattolici: dal 1924 pubblica il settimanale a fumetti IL GIORNALINO e dal 1931 il più noto FAMIGLIA CRISTIANA. Possiede anche l'emittente Telenova e Radio Marconi.
Niente di male: al mondo c'è spazio per tutti...
Fatto sta che negli ultimi anni le vendite dei periodici San Paolo stavano calando (gli ultimi dati ADS de IL GIORNALINO risalgono al 2011 e parlano di 30.000 copie alla settimana, quando nel 2001 erano oltre 83.000), e così - dal 2013 - chi di dovere aveva pensato di rinnovare e ampliare le proposte dedicate ai fumetti, affiancando a IL GIORNALINO delle pubblicazioni per i bambini in età prescolare (come G Baby) e un mensile dedicato ai lettori più grandicelli: Super G, appunto, che doveva rivolgersi al pubblico dai 12 anni in su.
Sul numero di gennaio di Super G, però, è comparso un editoriale di commiato...
E gli abbonati hanno anche ricevuto una specie di lettera di scuse, visto che effettivamente la chiusura è avvenuta senza preavviso...
Ovviamente, come sempre accade in questi casi, la colpa è stata data alla crisi editoriale generale... Non certo alle scelte di Super G, o al fatto che non aveva idea di come agguantare il target che si era prefissato di raggiungere...
E men che meno è stato preso in considerazione il conflitto di interessi fra il suo essere "a prova di cattolico" e la sua necessità di risultare "intrigante" per chi entrava nella prima adolescenza dal 2013 in poi... Anche se è probabile che, dalle parti di Super G, dessero realmente per scontato che la situazione italiana di questi anni fosse quella di cui parlavo all'inizio di questo post... E che avrebbero avuto tutte le carte in regola per lanciare un prodotto di successo.
Evidentemente le cose non stavano così.
In realtà che l'editore avesse le idee un po' confuse si notava fin dal debutto della testata: sulla copertina del numero uno, infatti, compariva un anziano dall'aria sconsolata e in odore di santità... E come biglietto da visita non è che fosse proprio il massimo...
Tecnicamente era uno dei protagonisti del romanzo FROZEN BOY, scritto da Guido Sgardoli proprio per le Edizioni San Paolo nel 2011 (sigh), e avrebbe dovuto introdurre nel migliore dei modi il taglio editoriale del mensile: un storia a fumetti lunga e autoconclusiva ogni mese, affiancata da una selezione di storie ripescate dal grande serbatoio della casa editrice, ma anche da rubriche e racconti...
Però quanto poteva risultare accattivante una copertina del genere per il debutto di un mensile per ragazzi dai dodici anni in su?
In realtà, a parte alcuni fumetti italiani decisamente poco invitanti, la qualità delle storie presentate dal mensile era mediamente abbastanza alta, soprattutto quando ospitava autori stranieri. Infatti sulle sue pagine hanno trovato posto anche titoli raffinati come Jaybird dei fratelli finlandesi Lauri e Jaakko Ahonen, che ha vinto anche il Premio Gran Guinigi a Lucca 2014...
E la recente serie francese I quattro di Baker Street, che di fatto è uno spin-off dei romanzi di Sherlock Holmes (che in queste storie compare come personaggio secondario), avente come protagonisti i giovani informatori del detective più famoso di tutti i tempi...
Peccato, però, che questo materiale venisse inserito in un contesto inevitabilmente "oratoriale"... Che talvolta tracimava anche nelle storie italiane realizzate appositamente per SUPER G...
Riuscendo a mettere in secondo piano persino il pur pregevole recupero di alcune storie che avevano fatto onore alla Periodici San Paolo nel suo periodo d'oro... Come le iperrealistiche avventure de Il Commissario Spada, che si muoveva nell'Italia degli anni di piombo...
E le affascinanti peripezie aereonautiche di Petra Chérie durante la Prima Guerra Mondiale...
Storie e autori molto importanti, che però - è bene precisarlo - si rivolgevano ad un pubblico giovanile molto diverso da quello attuale... E infatti la sensazione è che, tanto per cambiare, questa rivista sia stata concepita da ex bambini di quaranta o cinquanta anni fa, che hanno proiettato le proprie aspettative su una proposta che si rivolgeva ai dodicenni di oggi... Dei dodicenni che evidentemente, per quanto possano essere cattolici, sono molto diversi dai dodicenni (cattolici e non) degli anni '60 e '70.
E infatti queste storie non hanno decretato il successo di Super G fra i ragazzini (e le ragazzine) di oggi. Anche perchè questo mensile, come buona parte dell'editoria a fumetti italiana degli ultimi anni, ha commesso il classico errore di confondere le esigenze narrative del pubblico a cui mirava con le ambientazioni dei fumetti che proponeva e l'età dei loro protagonisti.
Mi spiego meglio: Super G ha proposto anche saghe dedicate ai viaggi nel tempo...
E alla reintepretazione fantascientifica dei grandi classici come Moby Dick...
Puntando anche su un genere che in Italia è ampiamente sottovalutato, e cioè lo steampunk...
Ambientazioni tutto sommato intriganti per un pubblico giovane, e animate da protagonisti che in buona parte dei casi avevano l'età del target a cui Super G mirava, ma evidentemente ciò non è bastato...
Perchè le esigenze del pubblico dai dodici anni in su sono altre.
Nel suo saggio "IL MANGA - Storia e universi del fumetto giapponese" (se volete comprarlo su AMAZON potete CLICCARE QUI o sull'immagine sottostante e sosterrete questo blog), Jean-Marie Bouissou dedica un intero capitolo ad analizzare i motivi per cui i manga hanno tanta presa sul loro pubblico, e in particolare sui ragazzini dai dodici anni in su. Molto in sintesi dice che i manga, a differenza dei fumetti occidentali, hanno il merito di "elaborare" le più profonde pulsioni degli esseri umani (quello che in gergo psicologico viene definito l'Id), che sono molto diverse a seconda del sesso, dell'età e - soprattutto - del contesto socio culturale in cui queste due variabili interagiscono. Le ambientazioni particolari e l'età dei protagonisti possono aiutare, ma non sono quasi mai la chiave del successo di una storia... Anche perchè altrimenti basterebbe mettere un adolescente in un contesto fantastico per avere ottimi riscontri, ma non è così che funziona.
I ragazzini dai dodici anni in su hanno una serie di paure, incertezze e curiosità (anche sessuali), nonchè una buona dose di conflitti interiori e pulsioni contraddittorie nei riguardi del mondo adulto. E da una generazione all'altra questo insieme di caratteristiche può variare molto. Basti pensare al rapporto che può avere un dodicenne di oggi con la sessualità (e l'omosessualità), ad esempio, rispetto a quello che potevano avere i suoi fratelli maggiori, i suoi genitori o i suoi nonni.
I fumetti di Super G riuscivano a solleticare l'Id del pubblico a cui miravano? A quanto pare no... E la sensazione è che fossero pensati più che altro per solleticare l'Id della sua redazione, che evidentemente era composta da appassionati di fumetti che sono stati dodicenni molto tempo fa, e che infatti non hanno esitato a riproporre anche storie dal taglio molto vetusto... E totalmente avulse dalle esigenze narrative del giovane pubblico di oggi...
Anche perchè fino a qualche decennio fa poteva anche essere sufficiente un semplice fumetto di evasione per gratificare l'ego di un dodicenne, mentre adesso - che le occasioni di evasione sono molteplici, e i giovani sono circondati da stimoli e sollecitazioni di tutti i tipi - un fumetto che punta al successo dovrebbe lavorare su un registro completamente diverso rispetto al passato... E questo - per una casa editrice "apostolica" come la Periodici San Paolo - è sicuramente un problema...
Anche solo perchè un elemento molto ricorrente nelle storie pubblicate da Super G, ma anche da IL GIORNALINO, è rappresentato dal fatto che anche quando i protagonisti sono molto giovani ed intraprendenti non riescono ad andare da nessuna parte senza un adulto di riferimento a cui appoggiarsi. Ovviamente tutti questi "maestri di vita" sono perfettamente funzionali all'affermazione del principio cattolico secondo il quale, per quanto una persona sia onesta e virtuosa, non può e non deve mai fare a meno di padre spirituale di riferimento, alla cui autorità deve sempre rimettersi... Anche e soprattutto quando pensa di non averne bisogno.
E sicuramente questo risulta indisponente per buona parte del pubblico giovanile...
Anche perchè è più o meno l'opposto del messaggio che viene veicolato dai manga (che nel bene o nel male hanno rivoluzionato la percezione del fumetto per ragazzi), dove la presenza di maestri e figure di riferimento adulte serve giusto a dare il calcio d'inizio, ma in cui i giovani protagonisti devono comunque "farsi da soli", ponendosi spesso in conflitto con i limiti del mondo adulto per trovare la loro strada... Reinventando le regole per creare un mondo migliore e creando un processo di identificazione molto più intimo col lettore.
Tutte cose che gli adolescenti protagonisti di Super G non potevano certo permettersi di fare, perchè avrebbero veicolato un messaggio di indipendenza ed emancipazione molto poco in linea con i valori cattolici e conservatori che dovevano caratterizzarli.
Tantopiù che buona parte del materiale pubblicato da questo mensile era "riciclato" dalle pagine de IL GIORNALINO, che si rivolge a un pubblico dai 6 agli 11 anni... E nonostante quel "+12" che spiccava sulla copertina si può dire che Super G fosse un mensile a prova di bambino (cattolico), e che tutto sommato risultasse intrigante per un certo pubblico adulto molto nostalgico, mentre aveva un taglio abbastanza noioso e insipido proprio per chi affrontava la prima adolescenza... E cioè per il suo pubblico di riferimento.
E questo al di là dell'età media dei protagonisti, delle ambientazioni e della qualità delle storie in quanto tali.
E se a questo aggiungiamo le inevitabili iniziative propriamente "apostoliche"...
La non troppo occasionale promozione della cultura cattolica e dei suoi riferimenti pop come Don Camillo (anche se dubito che sia così noto alle nuove generazioni)...
E un lieve (ma neanche tanto) terrorismo psicologico nei confronti delle nuove tecnologie e delle ultime tendenze giovanili...
Direi che la frittata era annunciata fin dal debutto del mensile... Che non a caso si conclude con una storia adolescenziale abbastanza inverosimile a base di calcio e squadre miste... Dove trovano posto ragazzi e ragazze (???) di tutte le etnie, ma dove OVVIAMENTE non viene considerata nemmeno di striscio la possibilità di affrontare il tema dei giovani giocatori (e soprattutto delle giovani giocatrici) che iniziano a scoprirsi omosessuali...
Tutto questo per dire che, a ben guardare, il caso di Super G ha dimostrato che un certo approccio non paga più... Nemmeno quando si può contare sull'appoggio di un circuito distributivo pressochè esclusivo (la rete degli spazi cattolici) e su un pubblico già bello e pronto, e tendenzialmente bendisposto verso tutto quello che viene proposto in certi ambienti "sicuri".
Quindi ha ancora senso pensare che in Italia i fumetti debbano essere elaborati soprattutto in funzione di un ambiente conservatore, cattolico, sessuofobo e tutto il resto? Evitando di trattare certi argomenti nella speranza di conquistare un pubblico che sia il più ampio possibile? Evidentemente no, soprattutto se si vogliono intercettare nuovi lettori fra le nuove generazioni.
Anche perchè, giusto per fare un esempio pratico dell'anacronismo di certe scelte, se un giovane lettore andava a cercare "Super G" su Google si imbatteva, certo, nel sito ufficiale della rivista, ma subito dopo scopriva che da alcuni anni circolava in rete una web serie comico-demenziale con lo stesso nome - peraltro realizzata in Italia - incentrata su una coppia di superereoi gay (la trovate CLICCANDO QUI)!
Quindi direi che è evidente che i tempi sono cambiati, e che chi non riesce ad aggiornarsi deve pagare pegno. E questo varrà sempre di più anche per chi in Italia produce fumetti più "adulti"... Dato che, molto facilmente, i dodicenni che ora hanno snobbato Super G potrebbero diventare i ventenni che snobberanno i fumetti Bonelli fra otto anni, e per lo stesso genere di motivo: l'incapacità di proporre storie in grado di toccare le giuste corde emotive, puntando tutto su aspetti secondari (come il contesto in cui si muovono i protagonisti) e su un processo di identificazione molto superficiale...
Ma tant'è.
Quello che spiace davvero è che sembra proprio che la crisi del fumetto in Italia sia anche e soprattutto una crisi di contenuti, e che nei fatti non ci sia nessuno disposto a rischiare quel tanto che basta per invertire la tendenza, soprattutto fra le nuove generazioni.
Alla prossima.
venerdì 15 gennaio 2016
CONVENIENZA E BENEFICIENZA
Ciao a tutti, come va?
Come forse avrete notato mi è capitato spesso di puntualizzare come gli editori di fumetti statunitensi abbiamo adottato da tempo una politica gay friendly, anche se spesso non è semplice capire chi lo fa per una questione di marketing e chi lo fa per una questione di principio... Sia come sia questa distinzione è sempre stata tutto sommato secondaria, dato che i benefici indiretti per la comunità LGBT erano comunque evidenti.
Oggi, però, vado a segnalarvi che c'è almeno una casa editrice statunitense che ha deciso di offrire alla comunità LGBT anche dei benefici molto diretti. Mi riferisco alla IMAGE, che in tempi non sospetti avevo già definito come la casa editrice che mi sembrava più determinata ad ottenere il primato in ambito gay friendly (CLICCATE QUI)... E a quanto pare ci avevo visto giusto.
Infatti da qualche giorno sta proponendo un'iniziativa sul sito Humble Bundle, finalizzata alla raccolta di fondi da destinare alla Human Rights Campaign Foundation, la più grande associazione gay americana (CLICCATE QUI), che dal 1980 lavora per migliorare le condizioni della comunità LGBT americana e per promuovere una cultura dell'integrazione e del rispetto.
Che cosa propone il sito Humble Dumble? Molto in sintesi una selezione di prodotti che viene proposta ad un prezzo DECISO DALL'ACQUIRENTE (anche se il loro valore di mercato complessivo sarebbe di oltre 380 dollari!!!): chi sceglie di acquistarli in blocco, quindi, può anche scegliere quanto spendere e, di conseguenza, quanto destinare alla raccolta di beneficenza a cui sono associati.
Inoltre può anche decidere se vuole riservare una certa quantità di denaro anche agli aventi diritto, e cioè - in questa occasione - gli autori dei fumetti (visto che nel caso della IMAGE loro restano proprietari dei diritti sui loro personaggi)...
In questo caso la IMAGE ha proposto una selezione dei suoi fumetti, in versione digitale, che in qualche modo trattano tematiche LGBT (molti di loro sono stati segnalati anche su questo blog). E se si spendono più di 17 dollari vengono sbloccati anche alcuni fumetti "bonus", a cui se ne aggiungono molti altri se si superano i 20 dollari... Potete verificare tutti i fumetti proposti su Humble Dumble, ed eventualmente fare un'offerta, nella pagina che trovate CLICCANDO QUI.
Nel momento in cui sto scrivendo la raccolta fondi ha superato quota 130.000 dollari, ma visto che dovrebbe proseguire fino al 27 gennaio è altamente probabile che la somma raccolta alla fine sarà molto più alta.
In poche parole la IMAGE sta facendo una raccolta di beneficenza per la causa gay, e lo fa anche se non ha certo bisogno di farsi pubblicità: secondo i dati del distributore Diamonds relativi al 2015, infatti, questa casa editrice detiene il 10% del mercato (CLICCATE QUI), risultando il TERZO editore statunitense di fumetti (nel grafico qui sotto è lo spicchio giallo)...
Quindi è altamente probabile che, al di là del ritorno di immagine presso il mondo gay e gay friendly, abbia proposto questa iniziativa per una questione di principio e per essere coerente con la sua politica editoriale (che ultimamente sta dando molto spazio ai temi LGBT e agli autori LGBT dichiarati che vogliono affrontare l'argomento).
Quindi tanto di cappello alla IMAGE e ai suoi autori, che si sono prestati a questa iniziativa.
Direi che la cosa si commenta da sè, tuttavia non posso davvero trattenermi dal fare due considerazioni a margine.
La prima è che in Italia un'operazione di questo tipo, da parte di un editore generalista (inteso come un editore che non si rivolge prevalentemente al pubblico LGBT) che detenesse almeno il 10% del mercato (o che risultasse al terzo posto nella classifica delle vendite), andrebbe al di là delle ipotesi più fantascientifiche. Anche perchè dalle nostre parti si sta sempre ben attenti non sbilanciarsi troppo a favore di gay e lesbiche, anche solo inserendo allusioni e sottotesti troppo positivi nelle sceneggiature... Quindi promuovere una raccolta fondi per finanziare un'associazione LGBT è qualcosa che non starebbe né in cielo né in terra... Anche se dalle nostre parti sicuramente ce ne sarebbe più bisogno che negli USA, soprattutto in questo periodo...
La seconda è che, da quel che mi pare di vedere, i siti italiani specializzati in fumetti - che di solito sono sempre attentissimi a riportare quello che succede negli USA - al momento non stanno segnalando questa iniziativa... Anche se in teoria farebbe risparmiare una buona quantità di denaro anche ai loro lettori.
Magari finora gli è sfuggito, ma visti alcuni precedenti - e il fatto che generalmente sulla questione LGBT tendono ad essere prudenti quanto gli editori nostrani - viene il sospetto che forse non abbiano troppa voglia di parlarne, per non risultare troppo schierati... O per non mettere troppo in evidenza il fatto che su certe questioni gli editori americani sono avanti anni luce rispetto ai loro colleghi italiani... Con tutto quel che ne consegue.
Peccato.
Io, comunque, sto sempre in guardia e cerco di compensare anche queste lacune, se posso (^__^).
Alla prossima.
Come forse avrete notato mi è capitato spesso di puntualizzare come gli editori di fumetti statunitensi abbiamo adottato da tempo una politica gay friendly, anche se spesso non è semplice capire chi lo fa per una questione di marketing e chi lo fa per una questione di principio... Sia come sia questa distinzione è sempre stata tutto sommato secondaria, dato che i benefici indiretti per la comunità LGBT erano comunque evidenti.
Oggi, però, vado a segnalarvi che c'è almeno una casa editrice statunitense che ha deciso di offrire alla comunità LGBT anche dei benefici molto diretti. Mi riferisco alla IMAGE, che in tempi non sospetti avevo già definito come la casa editrice che mi sembrava più determinata ad ottenere il primato in ambito gay friendly (CLICCATE QUI)... E a quanto pare ci avevo visto giusto.
Infatti da qualche giorno sta proponendo un'iniziativa sul sito Humble Bundle, finalizzata alla raccolta di fondi da destinare alla Human Rights Campaign Foundation, la più grande associazione gay americana (CLICCATE QUI), che dal 1980 lavora per migliorare le condizioni della comunità LGBT americana e per promuovere una cultura dell'integrazione e del rispetto.
Che cosa propone il sito Humble Dumble? Molto in sintesi una selezione di prodotti che viene proposta ad un prezzo DECISO DALL'ACQUIRENTE (anche se il loro valore di mercato complessivo sarebbe di oltre 380 dollari!!!): chi sceglie di acquistarli in blocco, quindi, può anche scegliere quanto spendere e, di conseguenza, quanto destinare alla raccolta di beneficenza a cui sono associati.
Inoltre può anche decidere se vuole riservare una certa quantità di denaro anche agli aventi diritto, e cioè - in questa occasione - gli autori dei fumetti (visto che nel caso della IMAGE loro restano proprietari dei diritti sui loro personaggi)...
In questo caso la IMAGE ha proposto una selezione dei suoi fumetti, in versione digitale, che in qualche modo trattano tematiche LGBT (molti di loro sono stati segnalati anche su questo blog). E se si spendono più di 17 dollari vengono sbloccati anche alcuni fumetti "bonus", a cui se ne aggiungono molti altri se si superano i 20 dollari... Potete verificare tutti i fumetti proposti su Humble Dumble, ed eventualmente fare un'offerta, nella pagina che trovate CLICCANDO QUI.
Nel momento in cui sto scrivendo la raccolta fondi ha superato quota 130.000 dollari, ma visto che dovrebbe proseguire fino al 27 gennaio è altamente probabile che la somma raccolta alla fine sarà molto più alta.
In poche parole la IMAGE sta facendo una raccolta di beneficenza per la causa gay, e lo fa anche se non ha certo bisogno di farsi pubblicità: secondo i dati del distributore Diamonds relativi al 2015, infatti, questa casa editrice detiene il 10% del mercato (CLICCATE QUI), risultando il TERZO editore statunitense di fumetti (nel grafico qui sotto è lo spicchio giallo)...
Quindi è altamente probabile che, al di là del ritorno di immagine presso il mondo gay e gay friendly, abbia proposto questa iniziativa per una questione di principio e per essere coerente con la sua politica editoriale (che ultimamente sta dando molto spazio ai temi LGBT e agli autori LGBT dichiarati che vogliono affrontare l'argomento).
Quindi tanto di cappello alla IMAGE e ai suoi autori, che si sono prestati a questa iniziativa.
Direi che la cosa si commenta da sè, tuttavia non posso davvero trattenermi dal fare due considerazioni a margine.
La prima è che in Italia un'operazione di questo tipo, da parte di un editore generalista (inteso come un editore che non si rivolge prevalentemente al pubblico LGBT) che detenesse almeno il 10% del mercato (o che risultasse al terzo posto nella classifica delle vendite), andrebbe al di là delle ipotesi più fantascientifiche. Anche perchè dalle nostre parti si sta sempre ben attenti non sbilanciarsi troppo a favore di gay e lesbiche, anche solo inserendo allusioni e sottotesti troppo positivi nelle sceneggiature... Quindi promuovere una raccolta fondi per finanziare un'associazione LGBT è qualcosa che non starebbe né in cielo né in terra... Anche se dalle nostre parti sicuramente ce ne sarebbe più bisogno che negli USA, soprattutto in questo periodo...
La seconda è che, da quel che mi pare di vedere, i siti italiani specializzati in fumetti - che di solito sono sempre attentissimi a riportare quello che succede negli USA - al momento non stanno segnalando questa iniziativa... Anche se in teoria farebbe risparmiare una buona quantità di denaro anche ai loro lettori.
Magari finora gli è sfuggito, ma visti alcuni precedenti - e il fatto che generalmente sulla questione LGBT tendono ad essere prudenti quanto gli editori nostrani - viene il sospetto che forse non abbiano troppa voglia di parlarne, per non risultare troppo schierati... O per non mettere troppo in evidenza il fatto che su certe questioni gli editori americani sono avanti anni luce rispetto ai loro colleghi italiani... Con tutto quel che ne consegue.
Peccato.
Io, comunque, sto sempre in guardia e cerco di compensare anche queste lacune, se posso (^__^).
Alla prossima.
mercoledì 13 gennaio 2016
PONY ARCOBALENO
Ciao a tutti, come va?
Era da un po' che su questo blog non parlavo della serie MY LITTLE PONY: FRIENDSHIP IS MAGIC, anche se ormai ha all'attivo cinque stagioni e tre lungometraggi (che però ambientati in una realtà parallela in cui agiscono le versioni "umanoidi" delle protagoniste), e dopo che anche in Italia la quinta stagione è stata trasmessa integralmente mi sembrava doveroso fare il punto della situazione...
Anche perchè le connotazioni gay friendly di questo cartone iniziano a manifestarsi in maniera sempre più diretta, e varrebbe la pena di spenderci due parole.
Premesso che negli ultimi cinque anni il fenomeno dei bronies (CLICCATE QUI) si è consolidato, e che sicuramente alla Hasbro ne sono ben consapevoli (vista la quantità di merchandising per collezionisti adulti - anche di sesso maschile - che affianca i giocattoli per bambine), sicuramente la progressiva integrazione del mondo omosessuale nell'immaginario pop ha accelerato un processo che era già in corso. E infatti nell'ultima stagione gli ammiccamenti gay friendly sono aumentati.
Premesso che nella serie, col tempo, sono aumentate le comparse palesemente omosessuali, anche se spesso appartenevano a categorie un po' stereotipate (pony stilisti, pony dandy, pony impresari, pony parrucchieri, ecc), ultimamente la serie ha iniziato ad alludere ai gusti non convenzionali di alcuni fra i protagonisti secondari.
Come nel caso di Big McIntosh (per gli amici Big Mac), il rustico e taciturno fratello di Applejack, una delle protagoniste principali.
Big Mac è un contadino timido e schivo, e passa il tempo nel meleto di famiglia (il giardino "Dolci Mele"). Di tanto in tanto ha dimostrato di avere un debole per alcune cavalline, ma molti indizi portano a pensare che nel profondo del suo animo coltivi anche altri tipi di interessi... Ad esempio in un episodio ha dimostrato che la sua passione per le bambole di pezza non era dovuta ad un incantesimo (come era avvenuto per le altre cavalline di Ponyville).
E quando si commuove, nonostante la sua aria rude e distaccata, non riesce a trattenere le lacrime...
Inoltre, in almeno due puntate dell'ultima stagione, ha dimostrato di essere molto a suo agio col suo lato femminile. In una puntata, mentre Applejack è assente, si traveste da "sorella maggiore" per aiutare la sorellina Applebloom in una gara dove le sorelle giocano in coppia... Diventando la prima drag queen di equestria...
E poi, in una puntata ambientata nel mondo dei sogni, decide di sconfiggere i nemici attingendo ai suoi desideri inconsci... Come ad esempio quello di diventare un alicorno (cioè un unicorno alato), che è un tipo speciale di pony che finora - nella serie - ha caratterizzato solo le principesse di Equestria... E per giunta quando si trasforma in alicorno lo fa in perfetto stile Sailor Moon...
E in effetti tutti questi indizi porterebbero a pensare che questo personaggio voglia strizzare l'occhio a tutti i bronies che seguono la serie, e in particolare a quelli gay... Anche perchè una serie animata del 2016, anche se si rivolge ad un pubblico in buona parte infantile, non può più permettersi di ignorare quello che accade nel mondo reale... Non se vuole restare competitiva e vuole tenersi ben stretto anche un certo tipo di pubblico, che guarda con simpatia a questo genere di dettagli (e che, nel caso di questa serie, non è poi così irrilevante).
Ad ogni modo il picco degli omaggi al mondo gay che si è visto in questa quinta stagione è arrivato con l'introduzione di Contessa Coloratura (per gli amici RaRa), e cioè la versione pony di Lady GaGa, che tra l'altro si esibisce su un palco pieno di arcobaleni e accompagnata da sei ballerini (muniti di rimmel, barba curata e sopracciglia rifatte, che a me sono sembrati palesemente gay) che sfoggiano i sei colori della bandiera dell'orgoglio gay in tinta pastello...
E forse questo personaggio ha portato un po' fortuna anche alla stessa Lady GaGa, visto che ha da poco vinto un Golden Globe (foto sotto) per la sua interpretazione della "Contessa" nel serial American Horror Story.
Tutto questo per dire che, evidentemente, se al giorno d'oggi si vuole realizzare un cartone animato cult bisogna prendere in considerazione una serie di elementi che una volta non si potevano nemmeno ipotizzare. E sicuramente la componente "gay" è uno di questi.
D'altra parte questo ragionamento si può applicare tranquillamente anche ad un parente stretto delle serie animate, e cioè i fumetti... All'estero questa consapevolezza pare sempre più diffusa, ma in Italia - evidentemente - no.
E chi è causa del suo mal pianga se stesso (soprattutto se spera comunque di attirare le nuove generazioni, che stanno crescendo con prodotti come MY LITTLE PONY: FRIENDSHIP IS MAGIC).
Alla prossima.
Era da un po' che su questo blog non parlavo della serie MY LITTLE PONY: FRIENDSHIP IS MAGIC, anche se ormai ha all'attivo cinque stagioni e tre lungometraggi (che però ambientati in una realtà parallela in cui agiscono le versioni "umanoidi" delle protagoniste), e dopo che anche in Italia la quinta stagione è stata trasmessa integralmente mi sembrava doveroso fare il punto della situazione...
Anche perchè le connotazioni gay friendly di questo cartone iniziano a manifestarsi in maniera sempre più diretta, e varrebbe la pena di spenderci due parole.
Premesso che negli ultimi cinque anni il fenomeno dei bronies (CLICCATE QUI) si è consolidato, e che sicuramente alla Hasbro ne sono ben consapevoli (vista la quantità di merchandising per collezionisti adulti - anche di sesso maschile - che affianca i giocattoli per bambine), sicuramente la progressiva integrazione del mondo omosessuale nell'immaginario pop ha accelerato un processo che era già in corso. E infatti nell'ultima stagione gli ammiccamenti gay friendly sono aumentati.
Premesso che nella serie, col tempo, sono aumentate le comparse palesemente omosessuali, anche se spesso appartenevano a categorie un po' stereotipate (pony stilisti, pony dandy, pony impresari, pony parrucchieri, ecc), ultimamente la serie ha iniziato ad alludere ai gusti non convenzionali di alcuni fra i protagonisti secondari.
Come nel caso di Big McIntosh (per gli amici Big Mac), il rustico e taciturno fratello di Applejack, una delle protagoniste principali.
Big Mac è un contadino timido e schivo, e passa il tempo nel meleto di famiglia (il giardino "Dolci Mele"). Di tanto in tanto ha dimostrato di avere un debole per alcune cavalline, ma molti indizi portano a pensare che nel profondo del suo animo coltivi anche altri tipi di interessi... Ad esempio in un episodio ha dimostrato che la sua passione per le bambole di pezza non era dovuta ad un incantesimo (come era avvenuto per le altre cavalline di Ponyville).
E quando si commuove, nonostante la sua aria rude e distaccata, non riesce a trattenere le lacrime...
Inoltre, in almeno due puntate dell'ultima stagione, ha dimostrato di essere molto a suo agio col suo lato femminile. In una puntata, mentre Applejack è assente, si traveste da "sorella maggiore" per aiutare la sorellina Applebloom in una gara dove le sorelle giocano in coppia... Diventando la prima drag queen di equestria...
E poi, in una puntata ambientata nel mondo dei sogni, decide di sconfiggere i nemici attingendo ai suoi desideri inconsci... Come ad esempio quello di diventare un alicorno (cioè un unicorno alato), che è un tipo speciale di pony che finora - nella serie - ha caratterizzato solo le principesse di Equestria... E per giunta quando si trasforma in alicorno lo fa in perfetto stile Sailor Moon...
E in effetti tutti questi indizi porterebbero a pensare che questo personaggio voglia strizzare l'occhio a tutti i bronies che seguono la serie, e in particolare a quelli gay... Anche perchè una serie animata del 2016, anche se si rivolge ad un pubblico in buona parte infantile, non può più permettersi di ignorare quello che accade nel mondo reale... Non se vuole restare competitiva e vuole tenersi ben stretto anche un certo tipo di pubblico, che guarda con simpatia a questo genere di dettagli (e che, nel caso di questa serie, non è poi così irrilevante).
Ad ogni modo il picco degli omaggi al mondo gay che si è visto in questa quinta stagione è arrivato con l'introduzione di Contessa Coloratura (per gli amici RaRa), e cioè la versione pony di Lady GaGa, che tra l'altro si esibisce su un palco pieno di arcobaleni e accompagnata da sei ballerini (muniti di rimmel, barba curata e sopracciglia rifatte, che a me sono sembrati palesemente gay) che sfoggiano i sei colori della bandiera dell'orgoglio gay in tinta pastello...
E forse questo personaggio ha portato un po' fortuna anche alla stessa Lady GaGa, visto che ha da poco vinto un Golden Globe (foto sotto) per la sua interpretazione della "Contessa" nel serial American Horror Story.
D'altra parte questo ragionamento si può applicare tranquillamente anche ad un parente stretto delle serie animate, e cioè i fumetti... All'estero questa consapevolezza pare sempre più diffusa, ma in Italia - evidentemente - no.
E chi è causa del suo mal pianga se stesso (soprattutto se spera comunque di attirare le nuove generazioni, che stanno crescendo con prodotti come MY LITTLE PONY: FRIENDSHIP IS MAGIC).
Alla prossima.
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