Ciao a tutti!
Come forse avrete notato per la prima volta in... Umh... Oltre dieci anni questo blog è rimasto senza aggiornamenti per più di una settimana. Non sono morto e non sto male, per fortuna, e credo che questa sia la cosa più importante. In compenso nella mia vita si sono verificati alcuni piccoli/grandi cambiamenti (dopo, appunto, una decina d'anni) che necessitavano di una pausa di riflessione per essere elaborati. Anche perchè si è trattato di cambiamenti che potrebbero incidere positivamente sul mio futuro, e sulla ripresa della mia carriera di fumettista... Una carriera di cui, a quanto pare, non sento la mancanza solo io.
Tra l'altro, fra i vari messaggi un po' preoccupati che mi sono arrivati in questi giorni, qualcuno mi ha fatto notare che - al di là delle notizie che riporto (e che magari si possono trovare altrove se uno conosce l'inglese, il francese o altre lingue), parè che questo blog sia apprezzato anche per le analisi che faccio e per le opinioni che esprimo... Tant'è che anche se non l'ho aggiornato da un po' non è mai sceso sotto alle settecento visualizzazioni giornaliere.
Quindi diciamo che, a prescindere dalle notizie che posso o non posso riportare, ci sono delle cose che effettivamente apprezzate perchè le trovate solo qui :-)
Motivo in più per tornare operativo anche su questo fronte con rinnovata motivazione.
Quindi dalla prossima settimana ricomincerò a tartassarvi regolarmente, non temete.
A prestissimo.
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venerdì 5 maggio 2017
martedì 18 aprile 2017
DOV'É LA VERA FORZA?
Ciao a tutti, come va?
Il post di oggi sarà un po' diverso dai miei soliti post, e in particolare dai soliti post in cui finisco per parlare della casa editrice Bonelli... Infatti inizierà con una notizia che non ha niente a che fare coi fumetti, ma che ha molto a che fare con la famiglia Bonelli...Visto che quest'ultima ha donato 500.000 per avviare un centro per la cura e le prevenzione delle malattie nefrologiche infantili, intitolato a Sergio Bonelli, presso il Policlinico di Milano (maggiori dettagli li trovate QUI).
E questo, evidentemente, dimostra che quando i fumetti contribuiscono a generare un capitale possono anche essere utilizzati per dei nobili fini. Certo, in questo caso il capitale è maturato nel corso di decenni, ma il senso non cambia. La vera sfida, però, è fare in modo che il suddetto capitale continui a crescere per fare in modo che possa servire ancora per iniziative di questo tipo.
Quindi diciamo pure che portare avanti una casa editrice come è stata portata avanti la Bonelli, che dagli anni Quaranta a pochi anni fa è stata fondamentalmente una ditta a conduzione famigliare, ha avuto anche dei risvolti positivi nel lungo periodo e forse ha fatto in modo che si potesse conservare un certo tipo di approccio molto "umano" su vari fronti, portando forse alla donazione di cui sopra...
E penso che non fosse solo un'umanità di facciata...
L'unica volta in cui mi sono ritrovato faccia a faccia con Sergio Bonelli è stato ad una mostra di fumetti che si teneva nella mia città (credo fosse più o meno il 1993). Ad un certo punto mi sono ritrovato in un passaggio molto stretto (la mostra era allestita nella cripta di una chiesa sconsacrata) e ci siamo trovati uno di fronte all'altro... Però ero sovrappensiero e non avevo neanche realizzato che era Sergio Bonelli quello che doveva passare. A quel punto mi stavo facendo da parte per far passare questo signore tutto elegante e lui mi ha quasi fulminato con lo sguardo dicendo qualcosa tipo: "Ci mancherebbe! Passa prima tu! E grazie a voi che esistiamo! Siete voi la nostra forza!"... O qualcosa del genere. E mi sembrava davvero convinto. Così l'ho fatto contento e sono passato prima io, mentre questo signore in giacca e cravatta (credo avesse un gessato blu scuro) stava di lato, quasi scostandosi in maniera reverenziale al mio passaggio...
Quando ci ripenso mi fa ancora un certo effetto, e ricordo che mi aveva fatto l'impressione di una persona molto per bene. Poi, ovviamente, aveva una certa formazione e su tante cose aveva finito per fossilizzarsi e/o per improntare la sua casa editrice all'insegna della prudenza e di un certo tradizionalismo di maniera che ha portato la situazione al punto in cui è... Però mi viene da pensare che si impegnasse davvero e che i lettori, per lui, venivano davvero prima di tutto.
O perlomeno l'idea di lettore con cui aveva più famigliarità.
Ecco... Direi che mi aveva rimandato l'impressione di un editore che faceva il suo mestiere con tanto spirito di servizio, e la gente - probabilmente - aveva finito per percepirlo anche dal fatto che si premurava sempre di chiedere scusa ogni volta che aumentava i prezzi delle sue testate.
Altri tempi.
Adesso, forse, la situazione è un po' sbilanciata al contrario, e mi viene da pensarlo a seguito di un episodio che mi è capitato in questi giorni. Un mio contatto su facebook, che ci tiene a rimanere anonimo, ci teneva a segnalarmi alcune parentesi omosessuali in un paio di recentissimi albi Bonelli (a proposito: voi segnalatemeli sempre, mi raccomando!). Oggi, però, più che sulle sequenze in quanto tali, volevo concentrarmi sul segnalatore anonimo... Perchè mi ha fatto riflettere su alcune cose.
Andiamo con ordine.
Il caro anonimo mi ha segnalato un personaggio molto frou frou che compare in DAMPYR 204 di marzo... Di quelli che perdono il controllo quando vedono un guardaroba con i boa di struzzo e le scarpe col tacco...
E successivamente mi ha segnalato il primo numero dell'ultima miniserie dedicata all'universo di ORFANI (in uscita questo mese), e cioè SAM, in cui si scopre che il Governatore Garland (personaggio abbietto e ambizioso) è gay e sembra voler usare il sesso come un mezzo per raggiungere i suoi scopi... Soprattutto quando c'è di mezzo il clone perverso di Ringo (il protagonista storico di ORFANI)... E infatti, poichè si parla di due personaggi gay negativi, ci scappa anche una scena che - evidentemente - arriva dopo un focoso amplesso... E tra l'altro penso che sia la prima volta che una scena del genere arriva in un albo Bonelli...
Come potete intuire il segnalatore anonimo mi ha mandato delle foto scattate con lo smartphone... E lo ha fatto perchè anche se aveva uno scanner non voleva rovinare i suoi fumetti: infatti si è definito un collezionista di fumetti Bonelli e mi ha pregato di non essere troppo spietato quando avrei discusso delle sue segnalazioni...
In effetti avrei potuto recuperare l'albo in questione per fare delle scansioni migliori, ma credo che il valore simbolico di questi scatti fatti con lo smartphone sia interessante... Visto che dimostra che non solo ci sono ancora dei gay che collezionano fumetti Bonelli, ma che non osano nemmeno infilarli nello scanner per non rischiare di rovinarli...
Anche se, diciamolo pure, non è che i suddetti fumetti abbiamo lo stesso approccio premuroso quando affrontano il tema omosessualità.
Intendiamoci: come ho detto in passato non c'è niente di sconvolgente nel fatto che una casa editrice utilizzi personaggi omosessuali simpaticamente frou frou o tendenzialmente malvagi mentre hanno una vita sessuale... Il problema è la pressochè totale assenza di personaggi simpaticamente gay senza essere frou frou e l'associazione fra la rappresentazione della sessualità gay (o, più in generale, la rappresentazione esplicità dell'omosessualità) e qualcosa di negativo (personaggio o situazione che sia).
Senza contare che la libertà di rappresentare un certo tipo di personaggio o di situazione, pur con tutti i suoi vincoli e i suoi stereotipi negativi, continua ad essere concessa soprattutto a titoli che sono in caduta libera e che non hanno niente da perdere (o quasi).
Eppure i lettori gay/gay friendly che ancora seguono questa casa editrice esistono, e forse meriterebbero anche una rappresentanza di altro tipo. Anche perchè quelli disposti a rassegnarsi sono sempre meno e quelli potenziali che vengono tenuti alla larga da scelte di un certo tipo sono sempre di più.
Tra l'altro il segnalatore anonimo si è lasciato un po' andare e mi ha confidato che il suo sogno segreto sarebbe quello di vedere Dylan Dog in una storia, magari in un COLOR FEST, dove si ritrova a letto con un uomo... Possibilmente una storia disegnata da Jacopo Camagni...
Non so quale delle due cose sia più improbabile, per la verità, ma il punto è che - dal punto di vista prettamente tecnico - questo desiderio non sarebbe nemmeno così impossibile da realizzare... Se ci fosse la volontà di realizzarlo, ovviamente... O magari se chi di dovere prendesse coscienza del fatto che sono i lettori che danno senso alle case editrici, e che rappresentano la loro vera forza (come sentii dire da Sergio Bonelli)...
Anche i lettori gay o quelli che, semplicemente, si sono stufati di vedere i gay rappresentati in maniera stereotipata, anacronistica e/o a prova di pregiudizio omofobo.
Alla prossima.
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Il post di oggi sarà un po' diverso dai miei soliti post, e in particolare dai soliti post in cui finisco per parlare della casa editrice Bonelli... Infatti inizierà con una notizia che non ha niente a che fare coi fumetti, ma che ha molto a che fare con la famiglia Bonelli...Visto che quest'ultima ha donato 500.000 per avviare un centro per la cura e le prevenzione delle malattie nefrologiche infantili, intitolato a Sergio Bonelli, presso il Policlinico di Milano (maggiori dettagli li trovate QUI).
E questo, evidentemente, dimostra che quando i fumetti contribuiscono a generare un capitale possono anche essere utilizzati per dei nobili fini. Certo, in questo caso il capitale è maturato nel corso di decenni, ma il senso non cambia. La vera sfida, però, è fare in modo che il suddetto capitale continui a crescere per fare in modo che possa servire ancora per iniziative di questo tipo.
Quindi diciamo pure che portare avanti una casa editrice come è stata portata avanti la Bonelli, che dagli anni Quaranta a pochi anni fa è stata fondamentalmente una ditta a conduzione famigliare, ha avuto anche dei risvolti positivi nel lungo periodo e forse ha fatto in modo che si potesse conservare un certo tipo di approccio molto "umano" su vari fronti, portando forse alla donazione di cui sopra...
E penso che non fosse solo un'umanità di facciata...
L'unica volta in cui mi sono ritrovato faccia a faccia con Sergio Bonelli è stato ad una mostra di fumetti che si teneva nella mia città (credo fosse più o meno il 1993). Ad un certo punto mi sono ritrovato in un passaggio molto stretto (la mostra era allestita nella cripta di una chiesa sconsacrata) e ci siamo trovati uno di fronte all'altro... Però ero sovrappensiero e non avevo neanche realizzato che era Sergio Bonelli quello che doveva passare. A quel punto mi stavo facendo da parte per far passare questo signore tutto elegante e lui mi ha quasi fulminato con lo sguardo dicendo qualcosa tipo: "Ci mancherebbe! Passa prima tu! E grazie a voi che esistiamo! Siete voi la nostra forza!"... O qualcosa del genere. E mi sembrava davvero convinto. Così l'ho fatto contento e sono passato prima io, mentre questo signore in giacca e cravatta (credo avesse un gessato blu scuro) stava di lato, quasi scostandosi in maniera reverenziale al mio passaggio...
Quando ci ripenso mi fa ancora un certo effetto, e ricordo che mi aveva fatto l'impressione di una persona molto per bene. Poi, ovviamente, aveva una certa formazione e su tante cose aveva finito per fossilizzarsi e/o per improntare la sua casa editrice all'insegna della prudenza e di un certo tradizionalismo di maniera che ha portato la situazione al punto in cui è... Però mi viene da pensare che si impegnasse davvero e che i lettori, per lui, venivano davvero prima di tutto.
O perlomeno l'idea di lettore con cui aveva più famigliarità.
Ecco... Direi che mi aveva rimandato l'impressione di un editore che faceva il suo mestiere con tanto spirito di servizio, e la gente - probabilmente - aveva finito per percepirlo anche dal fatto che si premurava sempre di chiedere scusa ogni volta che aumentava i prezzi delle sue testate.
Altri tempi.
Adesso, forse, la situazione è un po' sbilanciata al contrario, e mi viene da pensarlo a seguito di un episodio che mi è capitato in questi giorni. Un mio contatto su facebook, che ci tiene a rimanere anonimo, ci teneva a segnalarmi alcune parentesi omosessuali in un paio di recentissimi albi Bonelli (a proposito: voi segnalatemeli sempre, mi raccomando!). Oggi, però, più che sulle sequenze in quanto tali, volevo concentrarmi sul segnalatore anonimo... Perchè mi ha fatto riflettere su alcune cose.
Andiamo con ordine.
Il caro anonimo mi ha segnalato un personaggio molto frou frou che compare in DAMPYR 204 di marzo... Di quelli che perdono il controllo quando vedono un guardaroba con i boa di struzzo e le scarpe col tacco...
E successivamente mi ha segnalato il primo numero dell'ultima miniserie dedicata all'universo di ORFANI (in uscita questo mese), e cioè SAM, in cui si scopre che il Governatore Garland (personaggio abbietto e ambizioso) è gay e sembra voler usare il sesso come un mezzo per raggiungere i suoi scopi... Soprattutto quando c'è di mezzo il clone perverso di Ringo (il protagonista storico di ORFANI)... E infatti, poichè si parla di due personaggi gay negativi, ci scappa anche una scena che - evidentemente - arriva dopo un focoso amplesso... E tra l'altro penso che sia la prima volta che una scena del genere arriva in un albo Bonelli...
Come potete intuire il segnalatore anonimo mi ha mandato delle foto scattate con lo smartphone... E lo ha fatto perchè anche se aveva uno scanner non voleva rovinare i suoi fumetti: infatti si è definito un collezionista di fumetti Bonelli e mi ha pregato di non essere troppo spietato quando avrei discusso delle sue segnalazioni...
In effetti avrei potuto recuperare l'albo in questione per fare delle scansioni migliori, ma credo che il valore simbolico di questi scatti fatti con lo smartphone sia interessante... Visto che dimostra che non solo ci sono ancora dei gay che collezionano fumetti Bonelli, ma che non osano nemmeno infilarli nello scanner per non rischiare di rovinarli...
Anche se, diciamolo pure, non è che i suddetti fumetti abbiamo lo stesso approccio premuroso quando affrontano il tema omosessualità.
Intendiamoci: come ho detto in passato non c'è niente di sconvolgente nel fatto che una casa editrice utilizzi personaggi omosessuali simpaticamente frou frou o tendenzialmente malvagi mentre hanno una vita sessuale... Il problema è la pressochè totale assenza di personaggi simpaticamente gay senza essere frou frou e l'associazione fra la rappresentazione della sessualità gay (o, più in generale, la rappresentazione esplicità dell'omosessualità) e qualcosa di negativo (personaggio o situazione che sia).
Senza contare che la libertà di rappresentare un certo tipo di personaggio o di situazione, pur con tutti i suoi vincoli e i suoi stereotipi negativi, continua ad essere concessa soprattutto a titoli che sono in caduta libera e che non hanno niente da perdere (o quasi).
Eppure i lettori gay/gay friendly che ancora seguono questa casa editrice esistono, e forse meriterebbero anche una rappresentanza di altro tipo. Anche perchè quelli disposti a rassegnarsi sono sempre meno e quelli potenziali che vengono tenuti alla larga da scelte di un certo tipo sono sempre di più.
Tra l'altro il segnalatore anonimo si è lasciato un po' andare e mi ha confidato che il suo sogno segreto sarebbe quello di vedere Dylan Dog in una storia, magari in un COLOR FEST, dove si ritrova a letto con un uomo... Possibilmente una storia disegnata da Jacopo Camagni...
Non so quale delle due cose sia più improbabile, per la verità, ma il punto è che - dal punto di vista prettamente tecnico - questo desiderio non sarebbe nemmeno così impossibile da realizzare... Se ci fosse la volontà di realizzarlo, ovviamente... O magari se chi di dovere prendesse coscienza del fatto che sono i lettori che danno senso alle case editrici, e che rappresentano la loro vera forza (come sentii dire da Sergio Bonelli)...
Anche i lettori gay o quelli che, semplicemente, si sono stufati di vedere i gay rappresentati in maniera stereotipata, anacronistica e/o a prova di pregiudizio omofobo.
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sabato 15 aprile 2017
CONFERENZE PASQUALI...
Ciao a tutti, come va?
Proprio mentre scrivo al California College of the Arts di San Francisco si sta tenendo la seconda edizione del Queers and Comics: una due giorni di conferenze molto intensa, incentrata - come potete intuire - sul tema dei fumetti a tematica LGBT e di tutto il mondo che gli gira attorno...
Anche se, molto colpevolmente, in Italia le conferenze di questo tipo sono a dir poco rare direi che le cose di cui discutere non sono poche, anche perchè alla suddetta iniziativa partecipano oltre 150 relatori (fra esperti, artisti e operatori del settore) ridistribuiti in quarantatre (avete capito bene: QUARANTATRE) conferenze... Senza contare i due focus su Gengoroh Tagame e Mariko Tamaki (che ovviamente sono presenti). E, se non ci credete, la presentazione dettagliata degli ospiti la trovate CLICCANDO QUI, mentre il programma del Queers and Comics 2017 lo trovate CLICCANDO QUI... Per partecipare era necessario acquistare un biglietto dal prezzo non proprio economico, ma direi che quei 75 dollari per due giorni li valeva tutti...
L'unico problema, se di problema si può parlare, è che durante questo evento non ci sono mai meno di quattro conferenze in contemporanea, quindi è dolorosamente necessario operare delle scelte... E considerando che praticamente tutte le conferenze in programma risultano imperdibili posso solo immaginare come ci si sente a dover rinunciare a questa piuttosto che a quella... Anche perchè i temi coprono un po' tutto lo spettro del fumetto LGBT, dai contenuti alle strategie di promozione, passando per i risvolti tecnici e quello socio-pedagogici... Quindi, in poche parole, si tratta di una vera e propria abbuffata per tutti quelli che sono golosi di questi argomenti...
Il tutto organizzato in una struttura particolarmente adatta a questo tipo di iniziative, come può essere un College con le sue aule e i suoi spazi, che per l'occasione vengono messi a disposizione di una due giorni dedicata interamente ai fumetti LGBT... So che forse posso risultare un pochetto ripetitivo, e forse anche un po' di parte, ma credo che una cosa del genere sia a dir poco notevole... E dà la misura di quello che sono diventati (e di quello che rappresentano) i fumetti a tematica LGBT nel 2017... Perlomeno negli USA...
E così, dopo l'esaltazione che prende il sopravvento mentre segnalo questo tipo di iniziative, arriva l'inevitabile perplessità che accompagna il pensiero che nel nostro paese tutto questo (per ora) resta pura e semplice fantascienza... Tantopiù che se l'ambito accademico ancora non ha pensato di toccare questo argomento, men che meno con una manifestazione che dura qualche giorno (con l'eccezione, forse, del festival NipPop che si tiene all'Università di Bologna, ma che tocca certe tematiche mooooooolto alla lontana), nemmeno le manifestazioni fumettistiche che si tengono nel nostro paese riescono ad affrontare il discorso nel modo che merita (a differenza di quanto accade, tanto per cambiare, nelle manifestazioni fumettistiche statunitensi). E direi che, nel 2017, una situazione del genere pare un po' desolante.
E qualcosa mi dice che, anche se di questo problema ho già parlato in più occasioni, dovrò tornarci presto sopra... Soprattutto in considerazione della piega che sta prendendo il fumetto Made in Italy negli ultimi anni.
Vedremo un po'...
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Alla prossima.
Proprio mentre scrivo al California College of the Arts di San Francisco si sta tenendo la seconda edizione del Queers and Comics: una due giorni di conferenze molto intensa, incentrata - come potete intuire - sul tema dei fumetti a tematica LGBT e di tutto il mondo che gli gira attorno...
Anche se, molto colpevolmente, in Italia le conferenze di questo tipo sono a dir poco rare direi che le cose di cui discutere non sono poche, anche perchè alla suddetta iniziativa partecipano oltre 150 relatori (fra esperti, artisti e operatori del settore) ridistribuiti in quarantatre (avete capito bene: QUARANTATRE) conferenze... Senza contare i due focus su Gengoroh Tagame e Mariko Tamaki (che ovviamente sono presenti). E, se non ci credete, la presentazione dettagliata degli ospiti la trovate CLICCANDO QUI, mentre il programma del Queers and Comics 2017 lo trovate CLICCANDO QUI... Per partecipare era necessario acquistare un biglietto dal prezzo non proprio economico, ma direi che quei 75 dollari per due giorni li valeva tutti...
L'unico problema, se di problema si può parlare, è che durante questo evento non ci sono mai meno di quattro conferenze in contemporanea, quindi è dolorosamente necessario operare delle scelte... E considerando che praticamente tutte le conferenze in programma risultano imperdibili posso solo immaginare come ci si sente a dover rinunciare a questa piuttosto che a quella... Anche perchè i temi coprono un po' tutto lo spettro del fumetto LGBT, dai contenuti alle strategie di promozione, passando per i risvolti tecnici e quello socio-pedagogici... Quindi, in poche parole, si tratta di una vera e propria abbuffata per tutti quelli che sono golosi di questi argomenti...
Il tutto organizzato in una struttura particolarmente adatta a questo tipo di iniziative, come può essere un College con le sue aule e i suoi spazi, che per l'occasione vengono messi a disposizione di una due giorni dedicata interamente ai fumetti LGBT... So che forse posso risultare un pochetto ripetitivo, e forse anche un po' di parte, ma credo che una cosa del genere sia a dir poco notevole... E dà la misura di quello che sono diventati (e di quello che rappresentano) i fumetti a tematica LGBT nel 2017... Perlomeno negli USA...
E così, dopo l'esaltazione che prende il sopravvento mentre segnalo questo tipo di iniziative, arriva l'inevitabile perplessità che accompagna il pensiero che nel nostro paese tutto questo (per ora) resta pura e semplice fantascienza... Tantopiù che se l'ambito accademico ancora non ha pensato di toccare questo argomento, men che meno con una manifestazione che dura qualche giorno (con l'eccezione, forse, del festival NipPop che si tiene all'Università di Bologna, ma che tocca certe tematiche mooooooolto alla lontana), nemmeno le manifestazioni fumettistiche che si tengono nel nostro paese riescono ad affrontare il discorso nel modo che merita (a differenza di quanto accade, tanto per cambiare, nelle manifestazioni fumettistiche statunitensi). E direi che, nel 2017, una situazione del genere pare un po' desolante.
E qualcosa mi dice che, anche se di questo problema ho già parlato in più occasioni, dovrò tornarci presto sopra... Soprattutto in considerazione della piega che sta prendendo il fumetto Made in Italy negli ultimi anni.
Vedremo un po'...
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Alla prossima.
giovedì 13 aprile 2017
MOSTRE CELEBRATIVE...
Ciao a tutti, come va?
Se avete in programma di passare dalle parti di Londra nei prossimi mesi potreste cogliere l'occasione per fare un saltro alla Tate Britain Gallery (CLICCATE QUI), che dal 5 aprile al 1 ottobre ha deciso di dedicare una mostra all'arte Queer britannica prodotta fra il 1861 e il 1967. Queer, in questo caso, è una definizione che si riferisce al significato più tradizionale del termine, e cioè a tutto quello che di insolito ed eccentrico poteva riferirsi in qualche modo al contesto omosessuale. D'altra parte anche il periodo scelto non è casuale: nel 1861 veniva abrogata la pena di morte per il reato di omosessualità e nel 1967, esattamente cinquant'anni fa, veniva depenalizzato l'atto omosessuale... E quale miglior modo di celebrare questo importante anniversario se non andando a riscoprire quegli artisti, per la verità abbastanza coraggiosi, che hanno scelto comunque di lanciare messaggi di un certo tipo in un periodo così delicato?
Tra l'altro si parla delle opere di artisti del calibro di John Singer Sargent, Dora Carrington, Duncan Grant e David Hockney, che - anche se dalle nostre parti sono quasi dei perfetti sconosciuti per tutt auna serie di motivi che un giorno mi piacerebbe approfondire - sono diventati delle vere e proprie icone culturali per la comunità gay britannica, soprattutto in un periodo storico in cui l'arte rappresentava una delle poche possibilità per esprimere liberamente se stessi e i propri desideri... Seppur fra le righe...
Senza contare che attorno a certi artisti, e alle loro mostre, si creavano dei veri e propri "circoli" che facevano da punto di ritrovo per tutti coloro che non avevano altro modo di conoscere e/o frequentare altri omosessuali senza paura di incappare in qualche ammenda o in qualche poliziotto in borghese che avrebbe potuto adescarli.
Se vi interessa il catalogo di questa bella mostra è già in vendita (CLICCATE QUI), mentre sul sito della Tate Gallery potete trovare una descrizione molto dettagliata di come sono articolate le otto sale che compongono il percorso (CLICCATE QUI).
Comunque, se passerete a Londra dal 24 luglio al 12 agosto, potrete combattere la calura estiva visitando anche un'altra mostra che verrà allestita poco lontano, e più precisamente alla Menier Gallery (CLICCATE QUI). Questa galleria d'arte celebrerà la depenalizzazione del 1967 con una mostra fotografica dedicata alla cosiddetta Physique Era (1945-1970)... E cioè a quel particolare periodo in cui alcuni magazine di fitness e di culturismo erano diventati il punto di riferimento principale per quanti cercavano materiale omoerotico sotto mentite spoglie...
E anche questa direi che è una mostra da vedere, soprattutto in considerazione del fatto che attualmente la situazione del Regno Unito non è esattamente idilliaca dal punto di vista della censura. Infatti, anche se solo dal 2002 che in questa nazione la pornografia esplicita è diventata legale, potrebbe essere approvata a breve una nuova Legge che vieta la pornografia con contenuti "inusuali" (con il conseguente blocco di milioni di siti internet). Ovviamente, considerando che in tema di sesso è davvero molto difficile stabilire cosa è inusuale e cosa no, questo potrebbe rappresentare un primo pericoloso passo indietro... E, forse, mostre come quelle che celebrano il cambio di rotta del 1967 potrebbero offrire qualche spunto di riflessione in più anche ai politici inglesi...
Si spera...
Certo è che, anche se in Italia l'omosessualità non è mai stata ufficialmente un reato, è abbastanza curioso notare come dalle nostre parti mostre di questo tipo non se ne facciano praticamente mai... L'ultima (che è stata anche la prima) credo risalga al 2007, e trovò posto a Firenze dopo che venne letteralmente vietata a Milano...
Ci sarebbe molto su cui riflettere.
Alla prossima.
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Se avete in programma di passare dalle parti di Londra nei prossimi mesi potreste cogliere l'occasione per fare un saltro alla Tate Britain Gallery (CLICCATE QUI), che dal 5 aprile al 1 ottobre ha deciso di dedicare una mostra all'arte Queer britannica prodotta fra il 1861 e il 1967. Queer, in questo caso, è una definizione che si riferisce al significato più tradizionale del termine, e cioè a tutto quello che di insolito ed eccentrico poteva riferirsi in qualche modo al contesto omosessuale. D'altra parte anche il periodo scelto non è casuale: nel 1861 veniva abrogata la pena di morte per il reato di omosessualità e nel 1967, esattamente cinquant'anni fa, veniva depenalizzato l'atto omosessuale... E quale miglior modo di celebrare questo importante anniversario se non andando a riscoprire quegli artisti, per la verità abbastanza coraggiosi, che hanno scelto comunque di lanciare messaggi di un certo tipo in un periodo così delicato?
Tra l'altro si parla delle opere di artisti del calibro di John Singer Sargent, Dora Carrington, Duncan Grant e David Hockney, che - anche se dalle nostre parti sono quasi dei perfetti sconosciuti per tutt auna serie di motivi che un giorno mi piacerebbe approfondire - sono diventati delle vere e proprie icone culturali per la comunità gay britannica, soprattutto in un periodo storico in cui l'arte rappresentava una delle poche possibilità per esprimere liberamente se stessi e i propri desideri... Seppur fra le righe...
Senza contare che attorno a certi artisti, e alle loro mostre, si creavano dei veri e propri "circoli" che facevano da punto di ritrovo per tutti coloro che non avevano altro modo di conoscere e/o frequentare altri omosessuali senza paura di incappare in qualche ammenda o in qualche poliziotto in borghese che avrebbe potuto adescarli.
Se vi interessa il catalogo di questa bella mostra è già in vendita (CLICCATE QUI), mentre sul sito della Tate Gallery potete trovare una descrizione molto dettagliata di come sono articolate le otto sale che compongono il percorso (CLICCATE QUI).
Comunque, se passerete a Londra dal 24 luglio al 12 agosto, potrete combattere la calura estiva visitando anche un'altra mostra che verrà allestita poco lontano, e più precisamente alla Menier Gallery (CLICCATE QUI). Questa galleria d'arte celebrerà la depenalizzazione del 1967 con una mostra fotografica dedicata alla cosiddetta Physique Era (1945-1970)... E cioè a quel particolare periodo in cui alcuni magazine di fitness e di culturismo erano diventati il punto di riferimento principale per quanti cercavano materiale omoerotico sotto mentite spoglie...
E anche questa direi che è una mostra da vedere, soprattutto in considerazione del fatto che attualmente la situazione del Regno Unito non è esattamente idilliaca dal punto di vista della censura. Infatti, anche se solo dal 2002 che in questa nazione la pornografia esplicita è diventata legale, potrebbe essere approvata a breve una nuova Legge che vieta la pornografia con contenuti "inusuali" (con il conseguente blocco di milioni di siti internet). Ovviamente, considerando che in tema di sesso è davvero molto difficile stabilire cosa è inusuale e cosa no, questo potrebbe rappresentare un primo pericoloso passo indietro... E, forse, mostre come quelle che celebrano il cambio di rotta del 1967 potrebbero offrire qualche spunto di riflessione in più anche ai politici inglesi...
Si spera...
Certo è che, anche se in Italia l'omosessualità non è mai stata ufficialmente un reato, è abbastanza curioso notare come dalle nostre parti mostre di questo tipo non se ne facciano praticamente mai... L'ultima (che è stata anche la prima) credo risalga al 2007, e trovò posto a Firenze dopo che venne letteralmente vietata a Milano...
Ci sarebbe molto su cui riflettere.
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