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mercoledì 22 aprile 2009

COSE DELL'ALTRO MONDO

Ciao a tutti e a tutte, come state?
Bentornati e bentornate nel BLOG che vi dice le cose che nessun altro osa dirvi :-) Oggi volevo parlare con voi di CULTURA, ma di CULTURA nel senso pieno del termine. Eh, già! Perchè di solito con questo termine nel nostro paese si pensa alla scuola, alle biblioteche e alle nozioni delle enciclopedie. In realtà, come ho ribadito durante il mio intervento introduttivo alla mostra ARCOBALENI FRA LE NUVOLE di Genova il concetto di CULTURA è un po' più ampio... Visto che con questa parola bisognerebbe intendere, più a monte, l'espressione di un'identità collettiva. Che poi questa identità parta da un vissuto comune è pacifico, così come è pacifico che si esprima attraverso l'arte, la letteratura, il linguaggio, la moda e molte altre cose. Tuttavia non bisognerebbe mai dimenticare che la cultura è fondamente il mix di tre concetti: condivisione, espressione e consapevolezza. Il tutto finalizzato a generare quel senso di appartenenza senza il quale nessun individuo riesce a rapportarsi davvero col mondo che lo circonda. Troppo intellettuale? Spero di no. Comunque, quando si parla di cultura gay, è proprio così che andrebbe intesa e da qui, forse, nascono i problemi che in Italia si sentono di più che altrove. Eh, già! Perchè se cultura vuol dire condivisione, espressione e consapevolezza questo implica che una comunità gay formata da persone individualiste, tendenzialmente nascoste e fondamentalmente superficiali (e qui bisognerebbe aprire un capitolo a parte), non può riuscire a produrre una reale "cultura", e forse neanche una reale comunità. Tutto chiaro fin qui? Bene. Quando una minoranza produce una cultura è quasi inevitabile che senta la necessità di avere l'equivalente delle icone pop della cultura dominante, anche quando sono fondamentalmente inutili. Non sono un sociologo, ma penso che tutto questo dipenda da una sorta di spirito di rivalsa insito in tutte le minoranze, e forse è per questo che - regolarmente - vengono proposti dei bambolotti gay. Il primo è stato Gay Bob negli anni 70. Prego notare la finezza della scatola a forma di guardaroba (closet), dal quale Gay Bob doveva uscire ("coming out" è l'abbreviazione di "coming out of the closet", espressione che veniva inizialmente usata per indicare le ragazze di buona famiglia che erano pronte per il debutto in società dopo essersi agghindate a puntino nel guardaroba).
A metà anni 90 arrivò Billy, prodotto in una dozzina di versioni (tra cui quella in stile marinaretto che vedete qui di seguito). Nella linea di Bob erano comparsi anche il suo ragazzo ispanico Carlos e il loro migliore amico di colore Tyson... Lo sapevate che il Museo d'Arte Contemporanea di New York gli dedicò una mostra nel 1998?
Anche non ebbe il successo sperato non fu certo l'ultimo esperimento in questo senso, perchè agli inizi del 2000 debuttò il bambolotto ispirato all'icona hard Jeff Stryker.
Seguito, qualche anno più tardi, dal bambolotto ispirato ai personaggi disegnati dal noto artista Tom of Finland.
Da notare che tutti questi bambolotti, oltre ad essere estremamente costosi (visto che si rivolgevano ai collezionisti e non certo alla sconfinata platea dei bambini figli del consumismo) e "anatomicamente corretti", sono stati prodotti negli Stati Uniti. Ora, però, sembra che qualcosa stia cambiando... Eh, già! Perchè il nuovo bambolotto gay, ispirato all'icona porno Billy Herrington, è stato prodotto in Giappone e sarà possibile ordinarlo a partire da luglio (e per ora solo dal sito - giapponese - http://niconico.qt.shopserve.jp/).Il bambolotto è completamente snodato, e là dove non arrivano gli snodi arrivano le parti intercambiabili (ha a disposizione diverse teste con varie espressioni, mani in varie posizioni, vari tipi di intimo e via discorrendo). Siccome, come dicevo prima, questo BLOG vi fa vedere quello che gli altri omettono, vi mostro qualche foto in anteprima per farvi capire meglio cosa intendo...
Che dire? A me fa un po' impressione, ma immagino che per i feticisti di questo genere di cose sia notevole. D'altra parte non posso fare a meno di pensare che, se anche i giapponesi iniziano a pensare a questo tipo di modellismo, effettivamente la cultura gay sta iniziando a diventare qualcosa di davvero globale... Laddove ovviamente trova terreno fertile. Voi cosa ne pensate?

4 commenti:

Anonimo ha detto...

fantastici, soprattutto l' ultimo.
Io colleziono modellini anche di personaggi del cinema, dal fantasy, a quelli dei comics, all' horror...
Ormai son vendutissimi anche in italia nelle fumetterie..

E questi modelli non sono diversi da questo realtà, in questo caso presentano soggetti gay..

Ma questi non si chiamamno bambolotti.
Il nome preciso è ACTION FIGURE..
Termine americano per indicare questo genere nuovo di modellini , Ovvero statue che, a differenza dei vecchissimi modellini FISSI e rigidi, questi sono snodati e possono essere messi in posa di azione.. in modo moolto realistico.

Max.

Wally Rainbow ha detto...

In realtà sapevo che si diceva action-figures, ma non volevo risultare troppo tecnico... Prometto che dalla prossima volte userò la terminologia corrette :-)

Anonimo ha detto...

non volevo essere puntiglioso eh eh :-)


Max.

Phayart ha detto...

Finchè non usi la terrificante versione italiana "personaggio d'azione" (perchè usare personaggio articolato come sarebbe corretto sembrava evidentemente troppo tecnico), va bene anche bambolotto! :D

P.S. cancelleresti il commento nell'altro post?