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martedì 21 dicembre 2010

MAH...

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Molte volte su questo blog mi sono soffermato a riflettere sulle differenze che ci sono fra la situazione italiana e quella di altre nazioni dal punto di vista della cultura gay, dei media che la diffondono e delle persone che hanno la grande responsabilità di promuoverla. Lo faccio perchè, nel mio piccolo, vorrei offrire una visione d'insieme, nella speranza di offrire qualche spunto per migliorare le cose. Tuttavia più passa il tempo e più sono tentato di pensare che dalle nostre parti la radice del problema non sia tanto nella mancanza di informazione e di preparazione, che pure è notevole, ma negli atteggiamenti e nel carattere che contraddistinguono la tipica mentalità italiana... Prima di arrivare al nocciolo della questione, però, volevo innanzitutto parlarvi di John H. Embry (foto sotto), un personaggio pressochè sconosciuto in Italia, che è passato a miglior vita lo scorso 16 settembre, alla non più tenera età di 83 anni... Si tratta dell'ideatore e fondatore del gay magazine DRUMMER...
John H. Embry era un attivista gay di San Francisco, che aveva già esperienza nel campo della pubblicità e del marketing, ma che non si sentiva particolarmente rappresentato dalle prime riviste gay comparse negli anni '70. Infatti a lui piacevano i maschi duri e puri: leather, bear, bikers e via discorrendo, che di fatto costituivano già un ramo a parte della comunità gay. Così, nel 1975, ebbe la bella pensata di fondare DRUMMER... Una rivista che si rivolgeva proprio alla parte più maschia della comunità gay, non limitandosi però al solo materiale erotico e pornografico, ma lasciando un ampio spazio alla corrispondenza coi lettori, ai racconti, alle recensioni, agli articoli di approfondimento, ai servizi sugli eventi a tema e persino a molti fumetti selezionati con cura, come quelli del notevole - quanto sottovalutato - Bill Ward (che purtroppo è venuto a mancare nel 1996, e di cui potete vedere un assaggio qui sotto).
DRUMMER ebbe un grande e meritato successo, divenne un punto di riferimento importante per la cultura gay di diverse nazioni e, fino al 1986, venne gestita con amore e professionalità da John H. Embry e dal suo collega Jeanne Barney. Poi i due decisero di vendere la loro creatura all'attivista Tony Deblase (che è diventato famoso per avere inventato la bandiera dell'orgoglio leather, che vedete qui sotto), un personaggio decisamente in gamba che riuscì a dare spessore e identità alla comunità gay leather anche su altri fronti, ma che a sua volta - proprio perchè impegnato in tantissime attività - cedette il magazine ad una casa editrice olandese nel 1992. A quel punto il magazine iniziò a perdere lettori, anche perchè iniziò a puntare troppo sui servizi fotografici (che erano la parte più banale del magazine, soprattutto dopo l'exploit del mercato dell'home video), e chiuse i battenti nel 1999. In ogni caso oggi DRUMMER è considerato ancora un magazine cult, che ha fatto la storia dei media e della cultura erotica gay.
Analiziamo i fatti: qui ci sono delle persone competenti che condividono una visione del mondo gay e decidono di investire tempo ed energie in una produzione editoriale in cui credono e che vada incontro alle esigenze del pubblico. Lo fanno insieme per undici anni e trasformano il loro progetto in un successo. Per lavorare insieme undici anni ci vogliono professionalità, passione, costanza, disponibilità e condivisione di obbiettivi. A maggior ragione se si vuole raggiungere una nicchia di mercato molto vasta, ma che non è abituata ad avere pubblicazioni di riferimento... Senza contare che parliamo di un epoca in cui non c'era niente di simile a internet. Poi cedono la loro attività a un loro collega altrettanto appassionato e competente, che rivende sei anni dopo. In diciassette anni questi signori hanno creato una nuova nicchia di mercato e hanno proposto una formula editoriale innovativa (così innovativa che in Italia, a quei livelli, non è mai stata sperimentata). Cosa sarebbe successo se le menti dietro a questo progetto non avessero condiviso i loro obbiettivi, se avessero iniziato a litigare, se si fossero separati quasi subito? Per fortuna non lo sapremo mai, ma in compenso ora possiamo vedere cosa succederà alle Edizioni Voilier, i cui soci fondatori si sono appena separati ufficialmente, a meno di un anno di distanza dalla pubblicazione italiana di Black Wade...
In parole molto semplici: questa casa editrice era stata messa in piedi da due soci, uno gay e uno etero, che strada facendo si sono resi conto di essere alquanto incompatibili. Uno dei due (quello gay, al quale avevo segnalato BLACK WADE) ha così deciso di vendere la sua quota, anche perchè l'altro (quello etero), non voleva dare uno spazio fisso alle pubblicazioni gay (tant'è che il prossimo volume della collana in cui è comparso BLACK WADE sarà un fumetto erotico etero). Siccome il socio gay era quello che si occupava anche della promozione di BLACK WADE (che di fatto è in pieno corso), non ho la minima idea di quello che potrebbe succedere adesso (anche a livello di presentazioni nelle librerie) e non è che la cosa mi faccia particolarmente piacere... Soprattutto in questo momento in cui BLACK WADE inizia davvero ad animare una discussione sui fumetti gay anche nel nostro paese, soprattutto al di fuori dei soliti circuiti gay (a proposito: se vi siete persi l'intervista che i due autori hanno appena rilasciato al sito comicus.it CLICCATE QUI).
Cosa succederà adesso? Il co-fondatore gay delle Edizioni Voilier vorrebbe mettersi in proprio l'anno prossimo, fondando una casa editrice stabilmente gay friendly, ma per ora si tratta solo di un progetto, quindi non saprei davvero dirvi di più.
Speriamo in bene.
Certo è che queste cose capitano giusto in Italia.
Voi cosa ne pensate?

3 commenti:

Mauro Padovani ha detto...

Incrociamo le dita per gli sviluppi sul socio gay della Voiler!
Se i fumetti gay vendevano non capisco il problema per il socio etero....alla fine l'importante è vendere.

loran ha detto...

Certo che siamo una stana nazione, che su certe cose va anche contro gli interessi economici, cosa inspiegabile in questi tempi di crisi dove per le piccole case editrici non sono certo tempi ellegri.
Poi altra cosa che non so spiegarmi è quello delle recensioni-critiche su alcuni fumetti che ho letto in alcuni blog e siti e che potrebbero essere scritte da un inquisitore del '500, nella mia ingenuità pensavo che il mondo del fumetto dovesse essere di per se più aperto alle novità e a tutti gli aspetti anche i più estremi.

Dispari ha detto...

Cazzarola, che sfiga per gli autori di BW proprio adesso che il loro fumetto iniziavaa circolare!