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venerdì 8 giugno 2018

DUE PESI E DUE MISURE?

Ciao a tutti, come va?

Oggi volevo prendere spunto da un commento al mio ultimo post, in cui cercavo di analizzare la situazione attuale del fumetto in Italia e le eventuali ripercussioni che potrebbero esserci sullo stesso adesso che la situazione generale sembra avere imboccato un strada nuova e potenzialmente avversa a certi tipi di contenuti (CLICCATE QUI).

Nella fattispecie il lettore anonimo mi scrive:

"Oddio... Credo sia un dato di fatto che nell'ultimo anno le cose per i gay, a livello mondiale, hanno iniziato a prendere una brutta piega, a cominciare dagli USA. Come questo si possa riflettere sui media è difficile dirlo. Negli Stati Uniti, ad esempio, abbiamo avuto episodi spiacevoli nel campo del fumetto di cui hai parlato anche in questo blog, ma al contempo un'esplosione di contenuti LGBT in altri settori, per esempio Netflix. E la direzione opposta in cui fumetti e tv sono andate ci può dare da pensare riguardo a cosa dipenda dalla politica e cosa da altri fattori (per esempio ci si può lamentare della chiusura di serie gay, ma i Fantastici Quattro sono stati assenti dalle scene per qualche anno ed è un titolo molto più importante).
E in Italia? Che i nostri editori e distributori non abbiano una vera visione del proprio ruolo e siano piuttosto pavidi non ci piove, ma forse quello che manca davvero è una tipologia di contenuti capace di fare breccia. Nine Stones è fantastico, ma non possiamo certo attenderci abbia ripercussioni mainstream..."


Partiamo dalla fine: al di là della sua bellezza bisogna dire che Nine Stones ha venduto anche molto bene, e molto più delle media delle nuove proposte del fumetto italiano. Con tanto di tirature più volte esaurite, anche per quel riguarda l'edizione da libreria con contenuti espliciti.

Forse non nasceva come prodotto mainstream, ma sicuramente ha dimostrato che il confine fra un prodotto mainstream e uno che non lo è non è poi così chiaro. Anche perchè tante nuove proposte"mainstream", nel senso classico, nell'ultimo anno sono andate malissimo. Probabilmente è il concetto stesso di mainstream che andrebbe riveduto un pochetto, anche perchè è abbastanza assurdo che a fronte dei buoni risultati di Nine Stones (che nell'ambiente sicuramente sono risaputi), non ci sia stato nessuno - fra la concorrenza - che abbia pensato di puntare sugli elementi più innovativi che ne hanno determinato il successo.

Per quanto riguarda la situazione degli USA penso che  l'argomento sia particolarmente interessante, e infatti era da un po' che volevo parlarne... Anche perchè è abbastanza assurdo che adesso la DC Comics abbia iniziato a seguire - almeno in parte - l'esempio delle strategie "velatamente" filo-presidenziali (se così vogliamo chiamarle) della MARVEL e abbia deciso, ad esempio, di cancellare la serie a fumetti di Batwoman (che, vi ricordo, è esbica dichiarata) proprio mentre se ne annunciava la prossima comparsa nei serial TV prodotti da Gerg Berlanti...

D'altra parte non sarebbe neanche la prima volta che, a fronte di una presidenza americana più conservatrice, la DC Comics comincia a comportarsi in maniera più o meno ammiccante nei suoi confronti. Ad esempio: sotto la presidenza di George W. Bush, in un periodo in cui peraltro si iniziava a parlare con maggiore insistenza delle possibili implicazioni gay dei fumetti più popolari, la casa editrice sostituì l'ultima versione di Robin - Tim Drake - con una ragazza (Stephanie Brown)...

Successivamente - nel 2006 - tagliò la testa al toro presentando il figlio biologico di Batman, con l'evidente proposito di farlo diventare presto o tardi il nuovo Robin ufficiale... Cosa che, effettivamente, avvenne poco dopo. Per non parlare di tutta una serie di altre scelte, per nulla gay friendly, che fece in quel periodo...

Poi *MAGICAMENTE*, dopo le elezioni di Obama nel gennaio 2009, c'è stato un cambio anche ai vertici della DC COMICS: diventa Presidente Diane Nelson (foto sotto) e le cose iniziano gradualmente a cambiare...

Se non che, *MAGICAMENTE*, dopo l'elezione di Donald Trump nel gennaio 2017 Diane Nelson inizia ad assentarsi per motivi famigliari e rassegna le sue dimissioni nel giugno del 2018, proprio qualche giorno fa... Da notare che delle sue assenze per motivi famigliari nessuno aveva parlato fino al momento delle sue dimissioni... Che tra l'altro sono arrivate proprio nel bel mezzo della saga che, guardacaso, porterà al matrimonio di Batman con Catwoman (che per la cronaca, qualche anno fa, aveva praticamente fatto coming out come bisessuale, e se non ci credete CLICCATE QUI, ma tant'è)...

Il tutto mentre  i personaggi LGBT della casa editrice stanno gradualmente uscendo di scena, o vengono relegati a ruoli sempre più marginali...

E nel frattempo - potere delle coincidenze - viene annunciato il rilancio della linea VERTIGO, che - al netto della qualità della sua offerta - è sempre stata considerata una specie di zona franca in cui circoscrivere i fumetti dai contenuti più adulti e socialmente impegnati. Cosa che, a quanto pare, avverrà anche con i nuovi titoli in programma... E di cui sicuramente tornerò a parlare, anche perchè fra prostitute queer che cercano di salvare il mondo del futuro dalla dittatura dei bigotti e Gesù che torna sulla terra per prendere lezioni da un supereroe direi che gli spunti sfiziosi non mancano...


Ad ogni modo penso che mettendo assieme tutti i pezzi del puzzle qualche sospetto sia legittimo, anche se per avere dei riscontri oggettivi bisognerà aspettare un po', per vedere cosa succederà quando si esauriranno i progetti gay friendly approvati sotto la presidenza di Diane Nelson.

Sia come sia è interessante notare che anche dalle parti della MARVEL all'indomani dell'elezione di Trump ci sono stati cambi ai vertici e ritorni a politiche editoriali più tradizionaliste (CLICCATE QUI). Il che, effettivamente, cozza anche in questo caso con l'approccio delle serie televisive ispirate al suo universo fumettistico.

Perchè questo approccio così contraddittorio, quindi?

In linea di massima bisogna considerare alcuni elementi: da una parte la MARVEL e la DC ora fanno parte di due grandi major dell'intrattenimento (la Disney e la Warner), e con gli anni i loro personaggi hanno acquisito un valore iconico non da poco nella cultura popolare americana. Di conseguenza le loro pubblicazioni da un lato hanno assunto sempre di più il valore di un biglietto da visita, o comunque di un mezzo per esternare il loro rispetto nei confronti dell'Amministrazione in carica, e dall'altro si sentono in dovere di venire incontro alla maggioranza - o presunta tale - degli americani, anche solo per una questione prettamente economica (soprattutto in un periodo in cui i fumetti non si vendono più come una volta). Una maggioranza che si esprime, ovviamente, anche nei risultati delle elezioni.

Le serie TV, ispirate dai fumetti o meno, per orientarsi, utilizzano invece tutt'altro tipo di riscontri. A partire dallo share che registrano i singoli episodi, dagli abbonamenti e dai commenti sui social del loro pubblico di riferimento. Se una serie TV ha dei buoni riscontri di pubblico, anche e soprattutto quando utilizza personaggi o sottotrame LGBT, sicuramente le emittenti che l'hanno commissionata non imporranno veti di sorta. Anche perchè, molto banalmente, ogni emittente americana ha già un suo elettorato di riferimento o comunque un target di pubblico su cui puntare. Anche se si tratta di emittenti che rientrano nella galassia Disney o Warner. Tantopiù che il pubblico dei serial TV, in generale, non equivale a quello dei fumetti da cui eventualmente sono tratti. Per tanti motivi che sarebbe troppo lungo spiegare qui.

L'approccio dei film, poi, sembrerebbe confermare questa teoria. Perchè come nel caso dei fumetti hanno un pubblico potenziale molto più ampio e trasversale dei serial televisivi, soprattutto in considerazione del fatto che devono valutare le implicazioni del mercato globale e dei veti locali in fatto di tematiche LGBT, ad esempio... Quindi diciamo che devono fare le stesse valutazioni delle case editrici da cui traggono ispirazione, ma devono farlo su una scala molto più vasta. E così il massimo del (relativamente) gay friendly che si possono concedere (se non vogliono essere boicottati a livello internazionale) è qualche scena shirtless e qualche ammiccamento velatissimo...

Questo, ovviamente, in relazione alla situazione americana.

La situazione italiana, invece, ha delle criticità in parte sovrapponibili a quelle di cui sopra, ma in buona parte legate ad un contesto repressivo e omofobico che non si riesce ancora a bypassare. E inoltre noi non abbiamo delle produzioni televisive che possano compensare in qualche modo. Soprattutto in considerazione del fatto che, dietro alle fiction del nostro paese, si muovono spesso degli interessi tutt'altro che artistici e contenutistici. Forse l'unica speranza potrebbe essere rappresentata proprio da qualche canale tipo Netflix, nel caso voglia continare a produrre dei serial (intesi nel senso moderno del termine) anche in Italia. Magari ispirandosi anche a qualche fumetto italiano con un taglio un po' più accattivante della media...

Chissà.

Di sicuro sarà interessante monitorare la situazione.

Alla prossima.

2 commenti:

☆♥ Laura Spianelli ♥☆ ha detto...

"Tantopiù che il pubblico dei serial TV, in generale, non equivale a quello dei fumetti da cui eventualmente sono tratti. Per tanti motivi che sarebbe troppo lungo spiegare qui."

Ciao, Wally Buona sera :)
Troverei molto interessante se un giorno di questi ti andasse di approfondire la frase qui sopra che ho copia incollato dal tuo pezzo.
Grazie in anticipo!! ;)

☆♥ Laura Spianelli ♥☆ ha detto...

Mi farebbe piacere darti qualche piccola nota a margine del tuo esaustivo pezzo.
Per prima cosa mi ha fatto piacere leggere una recensione di Nine Stone, trovo sia un piccolo fenomeno che meriterebbe ben più spazio di quello che la critica fumettistica gli riserva. Apprezzo quindi molto il tuo approfondimento.

Nella fumetteria della cittadina dove abito Nine Stone sembra essere tenuto d'occhio specialmente da ragazze. Ho anche avuto modo di vedere online come i commenti a Samuel Spano e gli apprezzamenti siano tantissimi e si distinguano principalmente le ragazze ( ho forse visto male?!)
Tale particolare unito al fatto di notare tantissime nuove e giovanissime fumettiste donne che nelle loro storie a fumetti raccontano di gay maschi, mi ha portato a pensare che siano molto più libere di esprimere la loro sessualità di quanto lo fossi io negli anni '80. Sono libere ed hanno preferenze ben definite malgrado, aggiungo io, l'impianto ufficiale del fumetto italiano rimanga vecchio, omofobo e bigotto.

Per lavoro mi confronto quasi giornalmente col mondo del fumetto indipendente e delle fumettiste emergenti. Se confronto i miei lavori con i loro, la mia storia d'amore etero mi sembra quasi quasi noiosa e poco al passo coi tempi!! XD

Buona notte!!