Ciao a tutti e ciao a tutte, come va? Paese che vai, stilista gay che trovi. E per sottolineare il fatto che non tutti sono uguali, oggi mi sembrava doveroso ricordare Gary Robinson, che ci ha lasciato proprio in questi giorni... Al che voi vi chiederete: chi è mai costui? Domanda legittima :-) Trattasi di un fashion-designer americano che, assieme al collega David Jonhson, aveva deciso di realizzare una linea di abbigliamento ispirata all'arte di Tom of Finland. Il progetto è durato solo cinque anni, concludendosi nel 2003. Gary Robinson è il primo a sinistra nella foto sotto (scattata in occasione della presentazione dell'immenso volume XXL distribuito da Taschen quest'anno, al quale aveva collaborato anche lui). La cosa un po' triste è che il progetto Tom of Finland Clothing non si è concluso - da quel che ho capito - per una questione di riscontri, ma per una questione di finanziamenti (almeno in questo tutto il mondo è paese). Evidentemente una linea di moda che si ispirava a dei disegni omoerotici era ancora troppo audace e poco commerciale per motivare un grande investimento iniziale e, nonostante l'apertura di un emporio a New York, ora la Tom of Finland Clothing è solo un ricordo. Peccato! Per fortuna esiste internet, e per fortuna questo è il blog che vi fa vedere quello che gli altri non vi fanno vedere, così qui di seguito ho la possibilità di mostrarvi una sfilata della Tom of Finland Clothing che andò in TOUR nelle maggiori città americane alla fine degli anni 90...
Il TOUR in questione venne sponsorizzato dalla vodka svedese ABSOLUT, che all'epoca fece una bottiglia speciale dedicata proprio a Tom of Finland... Che dire? A prima vista sembra una linea di abbigliamento per manzi e stramanzi che devono sfilare al Gay Pride, ma d'altra parte anche nelle sfilate classiche i modelli non sono esattamente i ragazzi della porta accanto... E comunque nell'alta moda "tradizionale" si vedono cose molto più eccentriche e provocatorie, non trovate anche voi? Alla prossima. IMPORTANTE: Se guardate in alto a destra troverete, proprio in cima e in bella vista, degli annunci pubblicitari. Cliccandoci sopra ogni volta che passate di qui potete contribuire al mantenimento di questo sito senza spendere nulla. GRAZIE.
Ciao a tutti e ciao a tutte, come va? La vita va avanti e come ogni domenica sono qui a proporvi un cantante gay dichiarato. Il cantante (o meglio il giovane cantautore) che vi propongo oggi è alle prime armi, e non ha ancora realizzato un vero e proprio video, però secondo me ha tutti i numeri per sfondare. Si tratta di un ragazzo di evidenti origini italo americane e si chiama ChrisSalvatore...
Anche se ha solo 24 anni si sta dando da fare anche nel campo del cinema gay, ed è uno dei protagonisti del film EATING OUT 3, che proprio questi giorni ha debuttato nel circuito indipendente americano (e prossimamente in quello europeo, anche se molto probabilmente in Italia arriverà solo in qualche festival del cinema GLBT). Come se tutto ciò non bastasse fa anche da testimonial per l'associazione no profit americana Gay American Heroes, che si prefigge il compito di sensibilizzare l'opinione pubblica nei confronti delle vittime dell'omofobia. Siccome questo blog, come sapete, vi dà quello che gli altri non vi danno, qui di seguito ecco lo spot in cui Chris Salvatore parla del caso del giovane Lawrence King, che a quindici anni è stato ucciso da un coetaneo perchè a scuola si vestiva da donna...
Odio fare la figura di quello che spara sulla croce rossa, ma mi irrita molto la consapevolezza che nel nostro paese non ci sono aspiranti artisti gay a tutto tondo come Chris Salvatore, che scelgono di dichiararsi e di prendere una posizione chiara anche se sarebbe più facile usare il loro bel faccino per fare carriera come sex symbol etero (o magari "giocando sull'ambiguità"), vivendo nell'ipocrisia. Da noi succede proprio questo, e il nostro sistema sembra fatto apposta per non sbloccare questa situazione... Non sarebbe ora di evolverci un po'? IMPORTANTE: Se guardate in alto a destra troverete, proprio in cima e in bella vista, degli annunci pubblicitari. Cliccandoci sopra ogni volta che passate di qui potete contribuire al mantenimento di questo sito senza spendere nulla. GRAZIE.
Ciao a tutti e ciao a tutte, come va? Stamattina mi hanno chiamato dalla clinica per dirmi che il mio nonnino è passato a miglior vita, quindi si prannuncia un ponte di quelli belli malinconici... D'altra parte il nonnino aveva una bella età, e anche se mi dispiace tanto lo stesso, probabilmente è stato meglio così, visto come stava (e visto che la nonnina lo aveva preceduto quest'estate dopo oltre sessant'anni di matrimonio). Non mi piace usare questo blog per parlare di cose personali, perchè penso che sia superfluo e tuttosommato noioso per chi le legge da fuori, però oggi mi sembrava carino (e anche un po' doveroso) raccontavi una storia. Una storia che coinvolge me, il mio nonnino e tutti voi che siete qui in questo momento...
E che ci crediate o no non sto delirando.
Tutto è cominciato durante la grande guerra... Non parlo della seconda guerra mondiale, ma proprio della prima. Il mio bisnonno era stato mandato sul fronte austriaco, e siccome stare nelle trincee era qualcosa di inumano, il povero bisnonno si ammalò gravemente e fu mandato nell'ospedale da campo, dove morì (forse anche perchè di mezzo ci furono degli attacchi nemici, ma i dettagli sono alquanto nebulosi). Sono convinto che il povero bisnonno abbia sofferto molto pensando al fatto che lasciava una moglie con un figlio in arrivo: nella sua unica foto che possiedo sembra proprio una persona buona, e ha anche uno sguardo dolce e un po' malinconico (questa foto venne scattata poco prima che partisse per il fronte). Questa foto mi ha sempre fatto uno strano effetto: all'inizio sembra che stia sorridendo, ma guardandolo con attenzione si vede tanta tristezza... Fatto sta che, quando morì, sua moglie (la mia bisnonna), si ritrovò a mantenere un figlioletto appena nato da sola... E a quei tempi non è che fosse proprio una passeggiata. Non so molto di lei, ma credo che volesse bene a suo figlio. Una volta il nonnino mi ha raccontato che lei aveva ricevuto le avances di un ricco armatore genovese (che aveva pure dei titoli nobiliari), ma rifiutò di andare avanti perchè lui le promise di sposarla se avesse mandato mio nonno in collegio... Lei non volle farlo, e a dire la verità mio nonno è sempre stato convinto che avesse sbagliato, perchè a quest'ora lui e i suoi discendenti (tra cui io) saremmo stati ricchi e nobili (O__O). Però la bisnonna la capisco: mio nonno era tutto ciò che aveva e che le rimaneva del marito defunto, e per lei sicuramente valeva più di tutto l'oro del mondo. Comunque, dall'unica sua foto che mi è rimasta, deduco che fosse una donna che sapeva il fatto suo... In ogni caso, qualche anno più tardi (immagino anche a seguito della crisi economica del 1929), decise di risposarsi e qui la situazione si fa alquanto complicata. In seconde nozze ebbe tre figli, ma secondo la versione di mio nonno a quel punto lui divenne una specie di figlio di serie "B", per lei quanto per il patrigno. Difficile dire dove sia la verità e dove no: so solo che mio nonno ebbe sempre rapporti freddissimi con i suoi fratellastri (che io avrò visto due o tre volte in tutta la mia vita). Personalmente sono portato a credere che, più che altro, mio nonno soffrisse per il fatto di essere orfano e di non avere mai potuto conoscere il suo vero padre, mentre vedeva che i suoi nuovi fratelli e sorelle avevano tutto quello che lui non aveva mai avuto... Mio nonno è stata sempre una persona buona, però secondo me aveva una buona dose di rabbia repressa... Che sfogava andando a caccia o al poligono di tiro (qui sotto è quello col fucile in mano). Però non c'ero e quindi posso solo supporlo. In ogni caso col passare del tempo i rapporti con questi fratellastri (e sorellastre) si trasformarono via via in un sentimento sempre più rancoroso, che spinse mio nonno a tagliare del tutto i ponti con loro e ad essere sempre più autonomo e ingegnoso nell'arte di arrangiarsi con quello che aveva e con le sue capacità. Comunque il tempo passò, si sposò, andò in guerra sul fronte greco (con mia nonna in dolce attesa) e per fortuna ritornò... Ritrovandosi con un figlio di quattro anni che non aveva mai visto (O__O). Comunque, anche se aveva solo la quinta elementare, mio nonno sapeva fare tantissime cose e infatti divenne un operaio molto qualificato nel campo delle mietitrebbiatrici... Tant'è che la sua ditta lo inviò come consulente tecnico in Mozambico (O__O). Di quella esperienza parlava molto e aveva portato tanti souvenir (animali impagliati, cappello da esploratore, ecc...), ma purtroppo non aveva una grande vocazione fotografica... E infatti le sue poche foto di quel periodo sembrano più che altro immagini promozionali per la sua ditta (qui sotto mio nonno è quello davanti). Tornato dal Mozambico la sua vita andò avanti tranquilla, suo figlio crebbe, inizio a lavorare assieme a lui (anche se voleva fare tutt'altro nella vita, ma questa è un'altra storia...), poi si sposò a sua volta e arrivai io. Mio nonno ci teneva tanto a me, anche perchè ero un po' il figlio che lui non aveva mai visto nascere. Siccome aveva la passione del fai da te, tanti giochini di legno me li faceva lui, con tanta passione... E spesso con materiale di recupero (e per questo l'ho sempre ammirato). Una delle cose di cui gli sono più grato è di avere trasformato un vecchio televisore nella mia prima scrivania (quanto ci ho disegnato sopra!)... E aveva pure realizzato un arcobaleno per abbellirla! Troppo intuitivo il nonno! Se non ci credete qui sotto ho le prove... (^__^)... So che adesso vi starete chiedendo cosa c'entra tutto questo con voi... C'entra... C'entra... Allora: dovete sapere che, essendo la mia famiglia composta da persone poco acute e lungimiranti, nessuno ha mai creduto granchè nelle mie possibilità e non hanno mai voluto investire più di tanto su di me. Le cose, poi, sono peggiorate quando avevo diciotto anni e mio padre perse il suo lavoro in autoscuola (la ditta dove lavorava col nonno era fallita anni prima... Evidentemente il Mozambico non portò una grande fortuna). Mio nonno sarebbe stato anche disponibile a finanziarmi qualche progetto o qualche corso, ma diciamo che altri membri della famiglia lo hanno sempre frenato. Comunque io l'idea di fare fumetti ce l'avevo fin da piccolo, e dopo aver provato vari tipi di lavoro (restauratore di affreschi, progettista di giardini...), mi ero reso conto che i fumetti erano proprio quello che volevo fare... Possibilmente un certo tipo di fumetti (^__^)... Tuttavia eravamo alla fine degli anni 90, e se la situazione adesso è quello che è in quel periodo era anche peggio! E poi c'era un grande, grandissimo problema: in casa non c'era un computer, io non potevo permettermelo e a nessuno passava nemmeno per l'anticamera del cervello di finanziarmelo... Tantopiù che erano convinti che - non avendone mai avuto uno (a parte un vecchio commodore 64) - sarebbero stati soldi sprecati... A quel punto, però, tutti i nodi sono venuti al pettine... Perchè uno dei fratellastri di mio nonno passò a trovarlo (nell'ennesimo vano tentativo di riallacciare i ponti) e gli disse che tutti i suoi nipoti avevano un PC... E che era importante averne uno... Al che mio nonno si sentì in dovere di provvedere... E nel giro di qualche mese proposi RAINBOWS a Gay.it... A proposito... Nell'appartamento del nonnino ho appena ritrovato un disegno di prova per la striscia due (all'inizio disegnavo da lui)...
Il resto della storia più o meno dovreste saperlo anche voi (^__^)...
Morale della favola: senza quello slancio di generosità del mio nonnino (che trova le sue radici addirittura nella prima guerra mondiale) ora io e voi non saremmo qui... Non è incredibile come sia tutto collegato, anche quando apparentemente non lo è? Spero di non avervi annoiato con questa storia, ma oggi mi sentivo di condividerla con voi... Anche perchè magari potrebbe farvi riflettere su l fatto che nella vita non c'è nulla che va del tutto sprecato, anche se magari i risultati si vedono a distanza di molto tempo :-)
Ciao e a presto.
P.S. Un altro merito di mio nonno è stato quello di rifiutarsi di darmi il suo nome... Lui di secondo nome faceva Gianni, ma siccome suo padre (il mio bisnonno) era morto dalle parti di Trieste la bisnonna decise di usare Triestino come primo nome... Ve lo immaginate Triestino Elfodiluce (O__O) ??? Così i miei genitori scelsero un nome che gli piaceva dal calendario, optando per Valeriano. Comunque, per fortuna, il bisnonno non è morto a Ivrea altrimenti il nonnino avrebbe potuto chiamarsi Eporediesio... Brrr...
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Ciao a tutti e ciao a tutte, come va? Lo spunto per il post di oggi mi viene da Vanity Fair, nota rivista fashion che - purtroppo - nel nostro paese è diventata una specie di riferimento per la nostra comunità gay (o perlomeno per quella sua fetta più modaiola), visto che da noi la stampa gay in edicola praticamente non esiste. Evidentemente il suo essere cripto gay inizia ad essere una tale segreto di Pulcinella che anche chi la dirige ha iniziato a farsene una ragione, tant'è che nell'ultimo numero non solo hanno segnalato l'ennesima mostra parigina dedicata ai fotografi Pierre et Gilles (vere e proprie icone dell'immaginario gay, camp e queer, nonchè coppia gay da diversi decenni), ma per promuoverla hanno scelto (non proprio a caso, mi viene da pensare) una bella foto in cui i due artisti hanno fatto posare lo strafamosissimo performer gay François Sagat. A parte l'idea di Vanity Fair di coprire la foto proprio sui genitali di François Sagat (meno male che si tratta di un'opera d'arte!), giusto per salvare l'ultima parvenza di rivista "seria" che certe cose non le fa vedere (no comment!), penso che questa sia la prima volta che questo performer viene mostrato e nominato su una rivista distribuita regolarmente nelle edicole italiane (a parte alcune recensioni di DVD hard realizzate dal sottoscritto per Babilonia negli anni scorsi). Peraltro una rivista che, ufficialmente, non si rivolge al pubblico gay. Anche questo, direi, è abbastanza indicativo della situazione nel suo insieme, non trovate? Oltretutto non posso fare a meno di pensare che c'è qualcosa di sottilmente sadico nel fatto che una rivista cripto gay italiana pubblichi una foto di un porn performer gay dichiarato di origine francese (ma famoso a livello internazionale) per promuovere una mostra (dai toni gay friendly e omoerotici) che si tiene a Parigi. Peraltro una mostra dedicata a due famosi fotografi/artisti gay in coppia... Non so a voi, ma a me suona quasi come una beffa... Soprattutto se si considera che - proprio in questi giorni - la storica rivista Babilonia (l'unica rivista italiana che dichiara di rivolgersi prettamente al pubblico GLBT) sta tentando di riproporsi in edicola... Il taglio della rivista, come si può vedere già dalla copertina (cupa e un po' morbosetta, come da prassi), è identico a quello che aveva quando all'inizio dell'anno ha dovuto chiudere per mancanza di lettori e inserzionisti... I contenuti sono più o meno simili (anche se io non ho avuto il tempo di partecipare a questo numero, visto che mi hanno avvisato poche settimane prima dell'invio in tipografia) e le interviste sono sempre improbabili e mediamente poco interessanti per il pubblico gay di oggi (Amanda Lear? Quasi peggio di Marina Ripa di Meana intervistata nel numero precedente!), gli interventi e le NEWS hanno un nonsochè di deja vù (l'intervento di Anna Paola Concia era stato ampiamente anticipato dai maggiori siti gay italiani, come praticamente tutti gli argomenti trattati in questo numero), i servizi fotografici hanno il solito taglio fashion che si vede su tutte le riviste fashion di questo paese, mentre non mancano i soliti articoli (anche se sarebbe meglio definirli sfoghi), di personaggi omosessuali variamente titolati (dall'editore Fabio Croce al conte Gabriele Galè, deeGay radiofonico abbastanza atipico e vate ufficiale della rivista) che fondamentalmente si piangono addosso e criticano la situazione italiana (senza peraltro proporre alternative o confronti costruttivi)... Mamma mia! So che non forse non dovrei dirlo, ma la mia idea di rilancio non è esattamente questa... A partire dalla copertina... Rimanga fra me e voi: ma la quarta di copertina (il retro della rivista) con la pubblicità del noto marchio AUSSIEBUM è molto meglio... Il modello ha la stessa espressione seria, ma i colori e la composizione sono tutta un'altra cosa e obbiettivamente invoglierebbero molto di più all'acquisto di una rivista gay (d'altra parte se AUSSIEBUM è un marchio di successo, mentre BABILONIA è una rivista con l'acqua alla gola, sarà anche una questione di marketing, no?). Sapete... Coniglio Editore (che non c'entra niente con Babilonia, ma che ha decenni di esperienza in fatto di riviste per le edicole), sostiene che, quando una rivista si è fatta una certa nomea e non vende tanto, gli edicolanti iniziano a non tenerla più, o a relegarla in settori poco accessibili. Infatti l'editore Francesco Coniglio (che qui sotto vedete in un ritratto di Graziano Origa), l'anno prossimo, rilancerà la sua rivista BLUE cambiandole nome... E lo farà proprio per essere sicuro che gli edicolanti le diano la giusta visibilità, e quindi una seconda possibilità... Se tanto mi da tanto BABILONIA avrebbe dovuto ripresentarsi con un nuovo nome, se non altro per non essere snobbata dagli edicolanti o per non essere messa fra i porno. Ingrandire il formato delle pagine serve a poco se gli edicolanti non ti tengono, dico bene? Ma a parte quello: facciamo anche finta che qualche gay noti la rivista e la voglia provare... Se è un gay militante o un gay allupato non trova pane per i suoi denti, se è un gay fashion rimane deluso perchè in edicola si trova di meglio, mentre se non è un gay fashion rimane deluso perchè il taglio è troppo fashion... Inoltre, se si tratta di un gay informatizzato, lo troverà un acquisto superfluo in ogni caso... A me sembra un ragionamento banale, ma evidentemente tanto banale non è... Così come mi sembra banale che avrebbe dovuto essere BABILONIA e non Vanity Fair a parlare della mostra di Pierre et Gilles con tanto di foto (o magari più di una foto) di François Sagat. O magari con una bella intervista a François Sagat o agli stessi Pierre et Gilles (ai quali la Babilonia dei primi anni 90 diede il giusto spazio), piuttosto che ad Amanda Lear... Forse, ma la mia è solo un ipotesi, mi viene da pensare che dalle parti di BABILONIA diano per scontato che basti dichiararsi rivista GLBT e trattare argomenti GLBT per andare a ruba fra il pubblico GLBT (che in effetti sarebbe tanto). Per poi rimanere esterrefatti se il pubblico non risponde bene (un atteggiamento simile a quello di tante associazioni gay italiane, insomma). Per esempio: su questo numero di BABILONIA c'era l'ennesima intervista a Vladimir Luxuria... Siamo davvero sicuri ce ne fosse bisogno, considerando che l'ex onorevole transgender è ormai una prezzemolina televisiva onnipresente? Il problema è che, alle soglie del 2010, non è tanto l'argomento (o il personaggio) GLBT ad attirare il pubblico gay, quanto il TIPO di argomento (o personaggio) GLBT e il MODO in cui viene presentato. Tantopiù che, a differenza dei siti internet e della free press gay distribuita nei locali gay, qui si tratta anche di spendere dei soldi (e neanche pochi), e quindi si richiedono una competenza e una qualità supplementari.... Nonchè una preparazione ENCICLOPEDICA su una miriade di argomenti e sul target di pubblico gay REALE (e non dedotto da stereotipi e pregiudizi, come quelli che vorrebbero tutti i gay ricchi e modaioli)... E qualcuno con questa preparazione è disponibile in Italia? La mia sensazione è che, se c'è, non viene calcolato perchè a monte non ci sono persone che, a loro volta, hanno le capacità per notarlo o per intuire le sue potenzialità... Ed è un circolo vizioso da cui non si esce, perchè se le persone preparate e competenti continuano ad essere escluse non si eleverà mai il livello medio delle persone che gestiscono l'offerta GLBT nel nostro paese (e che, per inciso, sono le stesse che hanno sempre evitato di pubblicare i fumetti a tema gay ritenendoli poco commerciali, e questo la dice lunga)... Così questa situazione si replicherà all'infinito (come è accaduto finora). A meno che qualcuno non riesca a rompere la catena, ovviamente. Speriamo che quel qualcuno arrivi presto, anche perchè l'idea che Vanity Fair rimanga l'unica rivista italiana che segnala Pierre et Gilles e fa conoscere François Sagatal pubblico delle edicole ha un nonsochè di urticante! Comunque, siccome ieri era la giornata mondiale della lotta all'AIDS (che peraltro "festeggia" i primi venticinque anni dalla sua scoperta) e siccome questo non è un blog cripto gay, vi lascio con il link per un video sull'uso corretto del preservativo realizzato proprio da François Sagat . Trattasi di video ESPLICITO (anche se personalmente non lo trovo affatto hard, semmai trovo che abbia un taglio simpaticamente medico), quindi siete avvisati! Mi raccomando prendete esempio da François Sagat!
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