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mercoledì 2 dicembre 2009

LA RIFLESSIONE DI OGGI...

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Lo spunto per il post di oggi mi viene da Vanity Fair, nota rivista fashion che - purtroppo - nel nostro paese è diventata una specie di riferimento per la nostra comunità gay (o perlomeno per quella sua fetta più modaiola), visto che da noi la stampa gay in edicola praticamente non esiste. Evidentemente il suo essere cripto gay inizia ad essere una tale segreto di Pulcinella che anche chi la dirige ha iniziato a farsene una ragione, tant'è che nell'ultimo numero non solo hanno segnalato l'ennesima mostra parigina dedicata ai fotografi Pierre et Gilles (vere e proprie icone dell'immaginario gay, camp e queer, nonchè coppia gay da diversi decenni), ma per promuoverla hanno scelto (non proprio a caso, mi viene da pensare) una bella foto in cui i due artisti hanno fatto posare lo strafamosissimo performer gay François Sagat.
A parte l'idea di Vanity Fair di coprire la foto proprio sui genitali di François Sagat (meno male che si tratta di un'opera d'arte!), giusto per salvare l'ultima parvenza di rivista "seria" che certe cose non le fa vedere (no comment!), penso che questa sia la prima volta che questo performer viene mostrato e nominato su una rivista distribuita regolarmente nelle edicole italiane (a parte alcune recensioni di DVD hard realizzate dal sottoscritto per Babilonia negli anni scorsi). Peraltro una rivista che, ufficialmente, non si rivolge al pubblico gay. Anche questo, direi, è abbastanza indicativo della situazione nel suo insieme, non trovate? Oltretutto non posso fare a meno di pensare che c'è qualcosa di sottilmente sadico nel fatto che una rivista cripto gay italiana pubblichi una foto di un porn performer gay dichiarato di origine francese (ma famoso a livello internazionale) per promuovere una mostra (dai toni gay friendly e omoerotici) che si tiene a Parigi. Peraltro una mostra dedicata a due famosi fotografi/artisti gay in coppia... Non so a voi, ma a me suona quasi come una beffa... Soprattutto se si considera che - proprio in questi giorni - la storica rivista Babilonia (l'unica rivista italiana che dichiara di rivolgersi prettamente al pubblico GLBT) sta tentando di riproporsi in edicola...
Il taglio della rivista, come si può vedere già dalla copertina (cupa e un po' morbosetta, come da prassi), è identico a quello che aveva quando all'inizio dell'anno ha dovuto chiudere per mancanza di lettori e inserzionisti... I contenuti sono più o meno simili (anche se io non ho avuto il tempo di partecipare a questo numero, visto che mi hanno avvisato poche settimane prima dell'invio in tipografia) e le interviste sono sempre improbabili e mediamente poco interessanti per il pubblico gay di oggi (Amanda Lear? Quasi peggio di Marina Ripa di Meana intervistata nel numero precedente!), gli interventi e le NEWS hanno un nonsochè di deja vù (l'intervento di Anna Paola Concia era stato ampiamente anticipato dai maggiori siti gay italiani, come praticamente tutti gli argomenti trattati in questo numero), i servizi fotografici hanno il solito taglio fashion che si vede su tutte le riviste fashion di questo paese, mentre non mancano i soliti articoli (anche se sarebbe meglio definirli sfoghi), di personaggi omosessuali variamente titolati (dall'editore Fabio Croce al conte Gabriele Galè, deeGay radiofonico abbastanza atipico e vate ufficiale della rivista) che fondamentalmente si piangono addosso e criticano la situazione italiana (senza peraltro proporre alternative o confronti costruttivi)... Mamma mia! So che non forse non dovrei dirlo, ma la mia idea di rilancio non è esattamente questa... A partire dalla copertina... Rimanga fra me e voi: ma la quarta di copertina (il retro della rivista) con la pubblicità del noto marchio AUSSIEBUM è molto meglio...
Il modello ha la stessa espressione seria, ma i colori e la composizione sono tutta un'altra cosa e obbiettivamente invoglierebbero molto di più all'acquisto di una rivista gay (d'altra parte se AUSSIEBUM è un marchio di successo, mentre BABILONIA è una rivista con l'acqua alla gola, sarà anche una questione di marketing, no?). Sapete... Coniglio Editore (che non c'entra niente con Babilonia, ma che ha decenni di esperienza in fatto di riviste per le edicole), sostiene che, quando una rivista si è fatta una certa nomea e non vende tanto, gli edicolanti iniziano a non tenerla più, o a relegarla in settori poco accessibili. Infatti l'editore Francesco Coniglio (che qui sotto vedete in un ritratto di Graziano Origa), l'anno prossimo, rilancerà la sua rivista BLUE cambiandole nome... E lo farà proprio per essere sicuro che gli edicolanti le diano la giusta visibilità, e quindi una seconda possibilità... Se tanto mi da tanto BABILONIA avrebbe dovuto ripresentarsi con un nuovo nome, se non altro per non essere snobbata dagli edicolanti o per non essere messa fra i porno. Ingrandire il formato delle pagine serve a poco se gli edicolanti non ti tengono, dico bene? Ma a parte quello: facciamo anche finta che qualche gay noti la rivista e la voglia provare... Se è un gay militante o un gay allupato non trova pane per i suoi denti, se è un gay fashion rimane deluso perchè in edicola si trova di meglio, mentre se non è un gay fashion rimane deluso perchè il taglio è troppo fashion... Inoltre, se si tratta di un gay informatizzato, lo troverà un acquisto superfluo in ogni caso... A me sembra un ragionamento banale, ma evidentemente tanto banale non è... Così come mi sembra banale che avrebbe dovuto essere BABILONIA e non Vanity Fair a parlare della mostra di Pierre et Gilles con tanto di foto (o magari più di una foto) di François Sagat. O magari con una bella intervista a François Sagat o agli stessi Pierre et Gilles (ai quali la Babilonia dei primi anni 90 diede il giusto spazio), piuttosto che ad Amanda Lear...
Forse, ma la mia è solo un ipotesi, mi viene da pensare che dalle parti di BABILONIA diano per scontato che basti dichiararsi rivista GLBT e trattare argomenti GLBT per andare a ruba fra il pubblico GLBT (che in effetti sarebbe tanto). Per poi rimanere esterrefatti se il pubblico non risponde bene (un atteggiamento simile a quello di tante associazioni gay italiane, insomma). Per esempio: su questo numero di BABILONIA c'era l'ennesima intervista a Vladimir Luxuria...
Siamo davvero sicuri ce ne fosse bisogno, considerando che l'ex onorevole transgender è ormai una prezzemolina televisiva onnipresente? Il problema è che, alle soglie del 2010, non è tanto l'argomento (o il personaggio) GLBT ad attirare il pubblico gay, quanto il TIPO di argomento (o personaggio) GLBT e il MODO in cui viene presentato. Tantopiù che, a differenza dei siti internet e della free press gay distribuita nei locali gay, qui si tratta anche di spendere dei soldi (e neanche pochi), e quindi si richiedono una competenza e una qualità supplementari.... Nonchè una preparazione ENCICLOPEDICA su una miriade di argomenti e sul target di pubblico gay REALE (e non dedotto da stereotipi e pregiudizi, come quelli che vorrebbero tutti i gay ricchi e modaioli)... E qualcuno con questa preparazione è disponibile in Italia? La mia sensazione è che, se c'è, non viene calcolato perchè a monte non ci sono persone che, a loro volta, hanno le capacità per notarlo o per intuire le sue potenzialità... Ed è un circolo vizioso da cui non si esce, perchè se le persone preparate e competenti continuano ad essere escluse non si eleverà mai il livello medio delle persone che gestiscono l'offerta GLBT nel nostro paese (e che, per inciso, sono le stesse che hanno sempre evitato di pubblicare i fumetti a tema gay ritenendoli poco commerciali, e questo la dice lunga)... Così questa situazione si replicherà all'infinito (come è accaduto finora). A meno che qualcuno non riesca a rompere la catena, ovviamente. Speriamo che quel qualcuno arrivi presto, anche perchè l'idea che Vanity Fair rimanga l'unica rivista italiana che segnala Pierre et Gilles e fa conoscere François Sagat al pubblico delle edicole ha un nonsochè di urticante! Comunque, siccome ieri era la giornata mondiale della lotta all'AIDS (che peraltro "festeggia" i primi venticinque anni dalla sua scoperta) e siccome questo non è un blog cripto gay, vi lascio con il link per un video sull'uso corretto del preservativo realizzato proprio da François Sagat .
Trattasi di video ESPLICITO (anche se personalmente non lo trovo affatto hard, semmai trovo che abbia un taglio simpaticamente medico), quindi siete avvisati! Mi raccomando prendete esempio da François Sagat!




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1 commento:

loran ha detto...

è il solito problema dell'italia e della sua cultura cattolico romana.
Quando si tratta di guadagnare va bene tutto basta dissimulare un pò certe cose troppo esplicite, un pò come il sesso gay nei paesi arabi, molti lo praticano ma nessuno deve dire che uno è gay.
I problemi iniziano quando uno affronta un discorso in maiera seria e visibile sulla cultura gay, come più volte ha detto uno dei titolari della libreria Babilonia di Roma.