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venerdì 7 maggio 2010

IL VIDEO DELLA SETTIMANA

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Devo ammettere che nella mia forsennata ricerca di cantanti gay dichiarati sconosciuti in Italia mi sono scordato di segnalare in questo appuntamento settimanale un cantante gay che in Italia è riuscito a farsi conoscere e che qualche anno fa ha avuto un notevole successo... Mi riferisco a Jake Shears, voce solista dei SCISSOR SISTERS, gruppo del quale fanno parte anche altri due musicisti apertamente omosessuali: Babydaddy e Del Marquis.
La cosa curiosa è che la quota gay del gruppo ha avuto modo di conoscersi e affermarsi anche nei locali gay della East Coast, segno evidente che i locali gay possono produrre anche qualcosa di buona quando si inseriscono in contesto che offre un più ampio ventaglio di possibilità. Non seguendo molto la radio o le trasmissioni musicali, non so quanto il discorso sia stato approfondito in Italia (al di là dell'ovvia "visibilità" del cantante), ma credo che questo gruppo sia riuscito a dare il suo piccolo contributo allo sdoganamento dell'omosessualità anche da noi... Anche se c'è da dire che quattro anni fa il clima nel nostro paese, se non altro dal punto di vista gay, era decisamente più favorevole di quello di oggi...

Che dire? probabilmente passerà ancora un po' di tempo prima che anche da noi si faccia largo un gruppo di questo tipo... Ma la speranza non muore mai.
Alla prossima.
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mercoledì 5 maggio 2010

NEWS

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Come saprete manca pochissimo tempo al debutto di Prince of Persia: The Sands of Time, il film tratto dal videogame che - in varie vesti - tiene banco dal 1989... E a quanto pare la Disney è proprio decisa a ingolosire (anche) i numerosi fans gay di Jake Gyllenhaal, visto che continua a diffondere delle immagini in anteprima che puntano sul magnetismo animale del protagonista...
Staremo a vedere se si tratterà di un fuoco di paglia o se effettivamente questo attore confermerà il suo status di icona gay. Nel frattempo è stata diffusa anche la primissima immagine di Chris Hemsworth nei panni del mitico Thor, e a quanto pare sfoggerà l'ultima versione del costume del personaggio...
Non ci è dato ancora sapere se questa sarà l'unica versione del costume presente nel film, ma la speranza è che ci sia spazio anche per una delle tante versioni "smanicate" del personaggio, o magari per qualcosa di più. Staremo a vedere... Certo è che, se ai Marvel Studios non hanno ancora preso una posizione dichiaratamente gay friendly, alla Marvel Comics sembrano intenzionati a percorrere con sempre maggior determinazione questa strada. Infatti, dopo un silenzio che dura dal 2003, alla Marvel hanno pensato che i tempi fossero maturi per rilanciare il pistolero gay Rawhide Kid con una nuova miniserie!
La nuova miniserie si intitolerà Tombstone Blues e debutterà a giugno (giusto giusto per le celebrazioni del Gay Pride...): per l'occasione verrà ristampata anche la miniserie del 2003 (quella del "coming out") in una versione cartonata per collezionisti. Disgraziatamente ai testi troveremo ancora Ron Zimmerman, che nella miniserie precedente tratteggiò l'omosessualità di Rawhide Kid in maniera terribilmente stereotipata e superficiale, finendo per farsi odiare dal pubblico gay e per trasformare un'occasione d'oro in un'occasione persa. A sua parziale discolpa c'è da dire che Ron Zimmerman (che vedete nella foto sotto), oltre a NON essere gay, è stato anche lo sceneggiatore televisivo di tre stagioni (su nove) del serial noto in Italia come SETTIMO CIELO...
Cos'hanno in comune un serial televisivo a base di reverendi con famiglia numerosa e un fumetto incentrato su di un cowboy gay? Probabilmente alla Marvel devono avere affidato la miniserie del 2003 al loro primo scrittore libero e poi hanno pensato che il "caso" attorno a Rawhide Kid fosse scoppiato per merito suo e non per il fatto che un cowboy gay faceva notizia a prescindere... Speriamo che con gli anni Ron Zimmerman abbia avuto modo di approfondire l'argomento gay, altrimenti ci troveremo di fronte ad una nuova occasione persa... E questa volta sarebbe un vero peccato, anche perchè ai disegni è stato chiamato un maestro come Howard Chaykin, e le prime anteprime della miniserie promettono decisamente bene...
C'è da dire che, se non altro, alla Marvel hanno avuto il buon senso di affidare il rilancio di Dazzler allo scrittore gay dichiarato Jim McCann (foto sotto), che - oltre ad essere stato apprezzato per varie sequenze degli X-Men e degli Avengers - è noto per il suo lavoro nell'ambito delle soap operas televisive, come scrittore teatrale e persino come consulente alle pubbliche relazioni per la Marvel Comics...
Per la cronaca: Dazzler è una supereroina minore della Marvel Comics, anche se fa parte del cast degli X-Men fin dal 1980, ed era nata per cavalcare la moda della discomusic e dei suoi idoli abbigliati in modo eccentrico. Infatti si trattava di una cantante con il potere mutante di trasformare i suoni in luce, cosa che le tornava particolarmente utile nei suoi concerti. Quando la discomusic passò di moda si tentò più volte di riciclarla e di aggiornare il suo look, facendole persino abbandonare la carriera musicale... Tuttavia, siccome non bisogna mai dire nulla per scontato, adesso che le cantanti eccentriche sono tornate di moda (a partire da Lady Gaga), alla Marvel hanno pensato bene di fare tornare Dazzler alle origini... E infatti, nell'albo scritto da Jim McCann, Dazzler si presenta esattamente con il look discomusic del suo debutto...
Se questo albo speciale andrà bene si potrà pensare ad una nuova miniserie e, nella migliore delle ipotesi, a una serie regolare. L'idea di Jim McCann è proprio quella di puntare sul lato "disco diva" del personaggio, cercando di venire incontro alla sensibilità dei fans di Madonna e delle sue colleghe. In questo il fatto che lui è gay potrebbe effettivamente aiutarlo a toccare i tasti giusti. Staremo a vedere...
Come avrete notato da tutti questi esempi, negli USA i fumetti e i loro derivati vengono sottoposti a continue opere di rilancio e svecchiamento, mentre la componente gay e gay friendly in queste operazioni è in costante aumento. A volte questi processi riescono bene e altre volte no, ma di certo non si può dire che il mondo del fumetto americano sia immobile e manchi di slancio, e infatti è sempre stato in grado di rinverdire i fasti dei suoi personaggi più datati, mentre continua a lanciarne di nuovi che non temono il confronto con le vecchie glorie. E in Italia? Farò un esempio pratico: forse avrete notato che in edicola ultimamente sono uscite le collezioni di statuine in piombo dedicate ai personaggi della Marvel Comics e a quelli della DC Comics, mentre dei personaggi Disney sono uscite le riproduzioni in plastica. Qualche anno fa uscì in edicola persino una (orribile) raccolta di statuine in plastica dedicate a TEX.
Così, alla nota casa editrice specializzata in raccolte e collezioni HOBBY & WORK, hanno pensato bene di cavalcare l'onda e hanno da poco annunciato l'imminente uscita di una collezione di statuette dedicata agli eroi del fumetto italiano...
La collezione inizia con la statuetta di Diabolik, e prosegue con quelle di Zagor e Valentina. Stando a quanto indicato da Hobby & Work, le uscite successive dovrebbero comprendere Dylan Dog, Tex, Martin Mistère, Mister No, Eva Kant, e poi ancora Mefisto, Lupo Alberto, Cico, Volto Nascosto, Isabella, Cocco Bill, Blek, Julia, Capitan Miki, Jacula, Zora la Vampira, Bonaventura, Mark, Petra Chérie, Akim, Amok, Jolanda, Tiramolla, Dampyr, Magico Vento, Pedrito el Drito e Pepito. Come vedete su trenta uscite ce ne sono undici con personaggi pubblicati da Bonelli Editore, e - escludendo Diabolik, Eva Kent e Lupo Alberto - rimangono sedici personaggi dei quali non vengono prodotte nuove storie da almeno un decennio.
Di alcuni di loro si trovano ancora le ristampe in edicola (Blek e Capitan Miki), ma degli altri si sono perse le traccie da molto più tempo (a parte un tentativo di ristampare Akim, la ristampa integrale di Valentina allegata al Corriere della Sera e qualche volume antologico in cui sono comparsi alcuni degli altri).
A ben guardare l'astro di Valentina tramontò ben prima della sua ultima storia del 1995, mentre di Tiramolla si sono perse completamente le traccie dopo il suo rilancio nel 1990/1992, tuttavia per scovare le ultime apparizioni degli altri personaggi bisogna andare indietro di decenni. Probabilmente se non siete super esperti di fumetti non li avete mai sentiti nemmeno nominare... Esemplare, in questo senso, è senza dubbio il caso di Amok: un personaggio che nasceva come mix di vari fumetti americani di successo e che non riuscì a diventare popolare nemmeno quando era una novità (nel 1947!), poichè i suoi albi costavano ben 25 lire (contro le 5 lire della maggior parte dei fumetti di quel periodo).
Non ho la minima idea di chi sia stato consultato per decidere quali fossero i personaggi più adatti per questa collezione, ma probabilmente abbiamo a che fare con un signore sulla sessantina (o magari prossimo ai settanta) molto affezionato ai personaggi Bonelli e a quelli che la sua generazione leggeva in gioventù... Mhhh... A pensarci bene un nome mi verrebbe in mente (anche alla luce del fatto che in questa collezione non ci sono diretti concorrenti della Bonelli, ma in compenso ci sono diversi personaggi a cui Bonelli ha dedicato delle ristampe su licenza), ma preferisco non esprimermi. Quello che volevo farvi notare è che questa collezione è un fantastico specchio della situazione del nostro fumetto popolare (quello delle edicole), monopolizzato da personaggi che non sono mai stati realmente aggiornati, o che addirittura sono conosciuti solo grazie alle ristampe di storie che risalgono agli anni '60.C'è poi un passato più o meno glorioso, sconosciuto ai più, legato a personaggi che alle nuove generazioni non dicono assolutamente nulla e sui quali è difficile reperire informazioni persino su internet (cercate Amok su Google e poi sappiatemi dire!). Certo Diabolik e i fumetti Bonelli funzionano ancora benissimo (Tex vende ancora 200000 copie ogni mese con la sola serie regolare!), ma gli altri personaggi della collezione si rivolgono a un pubblico che - di fatto - non esiste più... Se non nella ristretta cerchia dei fumettofili e dei nostalgici.
Non so cosa ne pensate voi, ma forse è anche da queste piccole cose si può inquadrare meglio la situazione nel suo insieme, trovando ulteriore conferma del fatto che dalle nostre parti si continua a guardare al passato e non si punta sul presente (e meno che mai sul futuro)... Tant'è che in questo caso si è preferito rimanere ancorati ad un immaginario che ha fatto il suo tempo e che, da almeno trent'anni, avrebbe dovuto rappresentare un punto di partenza e non certo un punto di arrivo. Il fatto che poi la Bonelli monopolizzi questa collezione così come monopolizza il mercato delle edicole offre ulteriori spunti di riflessione, così come fa pensare il fatto che - escludendo Diabolik, Alan Ford, Bonelli e i suoi cloni - l'immaginario popolare del fumetto italiano (che, vi ricordo, è e rimane quello delle edicole) è decisamente modesto, per usare un eufemismo... Difficile dire se è il pubblico italiano che si adegua a questo modo di intendere i fumetti popolari o se è il fumetto italiano (e i suoi autori) che si adatta ai gusti un po' datati del pubblico. In ogni caso questo spiega, in parte, perchè da noi vere parentesi gay friendly nei fumetti popolari non ci sono e perchè in Italia non si investe in produzioni cinematografiche ispirate ai fumetti (men che meno ammiccando al pubblico gay)... E spiega anche il motivo per cui, nell'imminente film su Dylan Dog (che si intitolerà DEAD OF NIGHT) realizzato negli USA, gli sceneggiatori locali hanno pensato bene di ritoccare la storia e il personaggio (che verrà interpretato da Brendon Routh) per svecchiarlo e renderlo più accattivante.
In compenso, visto che il filone dei film tratti dai supereroi batte cassa, a Mediaset hanno pensato bene di aquistare dall'editore Astorina i diritti per realizzare una fiction in sei parti su Diabolik, che dovrebbe uscire entro il 2012... Dite che bisogna già iniziare a tremare?
Ciao e alla prossima.
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lunedì 3 maggio 2010

COSE DELL'ALTRO MONDO...

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Oggi vorrei iniziare facendo un po' di storia dell'arte e mostrandovi un quadro di Michelangelo Merisi, meglio noto come Caravaggio: la crocifissione di San Pietro (1600-1601), che sintetizza abbastanza bene l'innovazione rappresentata da un pittore che aveva deciso di rompere molti schemi... Facendosi anche una discreta quantità di nemici (e finendo per dover rifare parecchie commissioni, ritenute troppo audaci e provocatorie).
Lungi da me l'idea di riassumere in poche righe l'arte di Caravaggio, ma anche se non siete esperti potete notare il realismo con cui realizzava le composizioni sacre e i personaggi che vi comparivano... Qui, ad esempio, San Pietro sembra un poveraccio, mentre coloro che lo crocifiggono sono realizzati come operai squallidi e dimessi (prego notare quello col deretano in primo piano e il piede sinistro lurido). Ognuno ci può leggere il messaggio che vuole (è il bello dell'arte), ma sicuramente se lo si guarda con attenzione si possono trovare diversi significati metaforici e qualche sottile frecciatina nei confronti della Chiesa. Forse è per questo che il pittore australiano Ross Watson, specializzato nella reinterpretazione gay e/o omoerotica di opere celebri, ha scelto proprio questo quadro per muovere la sua personale critica all'atteggiamento della Chiesa nei confronti degli omosessuali e del preservativo, mettendo il porn performer Francois Sagat al posto di San Pietro...
Non so cosa ne pensate voi, ma io credo che questo quadro di Ross Watson colga davvero nel segno, e - guardandolo con occhi italiani - sintetizza perfettamente la situazione dell'omosessualità e dell'omoerotismo nel nostro paese... Per la cronaca: il quadro aveva un prezzo di 42000 dollari australiani (circa 30000 euro) ed è stato venduto quasi subito. Chi l'ha detto che l'arte gay non paga? C'è da dire che Ross Watson (nella foto sotto assieme a Francois Sagat) ha saputo fondere gusto classico e piglio commerciale in maniera decisamente originale, ma sicuramente lo sta aiutando il fatto di poter contare su volti celebri (e gay dichiarati) disposti a posare per lui... Puntando ad un vasto pubblico internazionale che apprezza certi riferimenti.
Oltre a Francois Sagat nella sua ultima mostra personale di Sidney si sono visti diversi quadri per i quali hanno posato diverse icone gay moderne, come il tuffatore australiano Matthew Mitcham...
Il ballerino e coreografo londinese Marco da Silva...
Il cantante delle Scissor Sisters Jake Shears...
Ma anche Dean Allright e l'onorevole Michael Kirby, famoso avvocato per i diritti gay il primo ed ex giudice della Corte Suprema australiana il secondo... Entrambi gay dichiarati, ovviamente...
Comunque, per amor di patria, vi ricordo che l'anno scorso Ross Watson dedicò ben tre dipinti al gay porn performer italiano Alex Baresi... Che peraltro hanno fatto la loro bella figura durante la recente mostra che Ross Watson ha tenuto a Berlino, dove Alex Baresi è particolarmente popolare...


Ross Watson, a quanto mi risulta, in Italia non ha mai esposto... Per tutta una serie di motivi che qui vi risparmio e che potete intuire da soli... Sicuramente ha influito anche il fatto che da noi la cultura gay è fondamentalmente quella delle discoteche e i gay che si possono permettere l'aquisto di certi quadri non sanno apprezzarli (e di conseguenza non motivano i galleristi ad inverstire su certi artisti). Senza contare che, evidentemente, il concetto di "icona gay" in Italia è alquanto arretrato... Tantopiù che, se Australia (e in buona parte dei paesi anglofoni) essere gay dichiarati viene considerato un merito da valorizzare, da noi non è esattamente la stessa cosa. La cosa ironica è che Ross Watson si ispira all'arte italiana del passato, ma nell'arte italiana di oggi per quelli come lui non c'è posto... Dulcis in fundo c'è da dire che Ross Watson si rivolge a tutta la comunità gay, e non solo ai suoi danarosi clienti... Tant'è che in occasione della mostra che ha organizzato per l'ultimo Gay Mardi Gras di Sidney (il Gay Pride australiano), ha sguinzagliato in lungo e in largo i suoi modelli per fare volantinaggio e promozione...


Forse sbaglio, ma penso che questa sia una bella dimostrazione di come l'arte gay (nel senso moderno del termine) possa integrarsi perfettamente con la cultura gay in senso lato, innescando un circolo virtuoso che può portare ulteriori benefici per tutti. Sarebbe molto bello se anche dalle nostre parti si iniziasse a ragionare in questo modo, anche se è inutile negare che il nostro modo di intendere l'omosessualità e la comunità gay risente dell'arretratezza generale di cui sopra, mentre la poca arte gay che viene prodotta in Italia si rivolge a una ristrettissima cerchia di persone. Inoltre, confrontandosi con artisti come Ross Watson, si ha la netta sensazione che il nostro paese rimanga escluso dai grandi circuiti culturali gay internazionali... E probabilmente anche questo riflette un clima di più generale svalutazione della cultura nel nostro paese, accompagnato da una crescente tensione omofobo-sessuofobica. Peccato.
Tuttavia sono fermamente convinto che dal confronto e dall'informazione può ancora nascere il seme di qualcosa si buono, e se in tanti (e tante) seguite questo blog c'è ancora speranza...
(^__^)
Alla prossima.
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