Ciao a tutti, come va?
Se siete esperti di manga forse saprete che il primo fumetto giapponese ad essere incentrato su tematiche vagamente LGBT è stato リボンの騎 (Ribbon no kishi, e cioè il principe col fiocco) di Osamu Tezuka, un autore che negli anni '50 ha posto le basi per il fumetto giapponese come lo intendiamo oggi, tanto da essere definito spesso e volentieri "il dio dei manga". Comunque, fra le sue tante idee innovative, ci fu anche questa storia creata sulla falsariga delle fiabe occidentali. Incentrata su una principessa a cui per sbaglio il paradiso ha assegnato un cuore maschile, e che oltretutto viene cresciuta come un maschio perchè i suoi genitori non hanno altri eredi e devono far credere che sia un uomo fatto e finito per preservare il trono. Anche se il fumetto è del 1953 è stato tradotto in Italiano solo nel 2001, ma per fortuna la relativa serie animata (che era del 1967) è approdata da noi nei primi anni '80 come "La Principessa Zaffiro", facendo diventare questo personaggio un piccolo cult.
Dopo varie e rocambolesche avventure, che però non impediranno a Zaffiro di continuare a vestirsi da maschio anche dopo che il suo perfido zio riesce a smascherarla pubblicamente, la protagonista troverà la sua strada innamorandosi del principe Franco... Dopotutto erano gli anni '50 e non si poteva fare molto di più. Cosa sarebbe potuto succedere se questo fumetto fosse stato concepito nel 2013? Forse ora possiamo scoprirlo grazie alla casa editrice Homesca, che in occasione dei sessant'anni del manga originale ha deciso di realizzarne un remake...
Affidato a Shoko Fukaki per i disegni e a Atsushi Kagurazaka per la sceneggiatura, debutterà gratuitamente online sul sito della casa editrice, a partire dal 19 luglio. Se vi interessa e vi orientate col giapponese potete CLICCARE QUI. La Principessa Zaffiro del 2013 offrirà qualche spunto LGBT in più? Staremo a vedere: quel che è certo è che SICURAMENTE verranno prodotte a tempo di record una grande quantità di parodie più o meno pepate di questa nuova versione del principe infiocchettato. In attesa di ulteriori riscontri vi lascio con la sigla italiana che accompagnò il cartone, a beneficio dei nostalgici e di quanti per motivi di età non se la sono mai potuta godere...
Alla prossima!
lunedì 8 luglio 2013
venerdì 5 luglio 2013
FELICITAZIONI!
Ciao a tutti, come va?
Se siete appassionati della serie del Dottor Who, e dei suoi vari annessi e connessi, vi farà piacere sapere che il 2 luglio il simpatico attore John Barrowman è corso a sposarsi (in kilt) con il fidanzato storico Scott Gill...
I due non hanno perso tempo, e appena la Corte Suprema ha stabilito che la proposizione 8 era incostituzionale si sono sposati allegramente in California...
Congratulazioni e tanta felicità...
Alla prossima!
Se siete appassionati della serie del Dottor Who, e dei suoi vari annessi e connessi, vi farà piacere sapere che il 2 luglio il simpatico attore John Barrowman è corso a sposarsi (in kilt) con il fidanzato storico Scott Gill...
I due non hanno perso tempo, e appena la Corte Suprema ha stabilito che la proposizione 8 era incostituzionale si sono sposati allegramente in California...
Congratulazioni e tanta felicità...
Alla prossima!
mercoledì 3 luglio 2013
IL PRIMO BOYS LOVE MOVIE
Ciao a tutti, come va?
Mentre in Italia è ancora un evento se qualche fumetto tratta in maniera esplicita il tema delle relazioni omosessuali, in Giappone non solo ci sono interi generi fumettistici che ne fanno il loro argomento principale, ma l'argomento in questione inizia ad essere trattato con sempre maggior scioltezza anche dal mondo dell'animazione. Così il BOYS LOVE (fumetto a tematica gay concepito per il pubblico femminile) Sekai Ichi Hatsukoi (traducibile come "Il primo amore migliore del mondo") di Nakamura Shungiku si è guadagnato una serie animata di due stagioni trasmesse in TV a partire dal 2011 (più due special per il mercato home video). La serie, come peraltro il fumetto, non ha un unico protagonista dall'inizio alla fine, ma racconta in successione le vicissitudini sentimentali di tre ragazzi diversi che condividono lo stesso ambiente (in questo caso il mondo dell'editoria a fumetti).
Ambientazione abbastanza originale per un manga, e un anime, che evidentemente ha soddisfatto ampiamente le aspettative del pubblico e dei produttori, visto che è stato appena annunciato che da questa serie - e più precisamente della parte che ha come protagonista Ritsu Onodera, che finisce per innamorarsi del suo (apparentemente) tirannico direttore editoriale - verrà presto tratto un film di animazione per il grande schermo.
Non vorrei sbagliarmi, ma credo che sia la prima volta che un BOYS LOVE arriva nei cinema nipponici, con tutto il suo carico di languori, trine e merletti, e sicuramente questo è un segno dei tempi che stanno cambiando. Certo si tratta di omosessualità rappresentata ad uso e consumo del pubblico femminile, ma pur sempre di omosessualità si tratta e non bisogna dimenticare che il Giappone moderno - pur essendo una nazione molto tollerante sotto certi punti di vista - fa ancora un po' di fatica a dare una collocazione "visibile" all'omosessualità. Se però il mondo dell'animazione concede questi spazi di apertura è evidente che qualcosa sta cambiando. Anche perchè sembra che nessuno si sia lamentato granchè della cosa.
Nell'improbabilissimo caso che questa serie (e questo film) possano avere un'adattamento italiano, invece, sono abbastanza sicuro che si potrebbe scatenare una nuova crociata contro i cartoni animati (e forse non è un caso se ultimamente il livello dei cartoni giapponesi trasmessi in TV è quello che è). D'altra parte è anche vero che la speranza non muore mai, e che magari - fra quei venti o trent'anni - anche da noi certe produzioni possano risultare interessanti per le emittenti televisive o i distributori cinematografici.
Staremo a vedere.
Nel frattempo vi lascio con le due sigle di apertura della serie animata... Come vedete ci tengo sempre a mostrarvi quello che gli altri non vi mostrano.
Alla prossima!
Mentre in Italia è ancora un evento se qualche fumetto tratta in maniera esplicita il tema delle relazioni omosessuali, in Giappone non solo ci sono interi generi fumettistici che ne fanno il loro argomento principale, ma l'argomento in questione inizia ad essere trattato con sempre maggior scioltezza anche dal mondo dell'animazione. Così il BOYS LOVE (fumetto a tematica gay concepito per il pubblico femminile) Sekai Ichi Hatsukoi (traducibile come "Il primo amore migliore del mondo") di Nakamura Shungiku si è guadagnato una serie animata di due stagioni trasmesse in TV a partire dal 2011 (più due special per il mercato home video). La serie, come peraltro il fumetto, non ha un unico protagonista dall'inizio alla fine, ma racconta in successione le vicissitudini sentimentali di tre ragazzi diversi che condividono lo stesso ambiente (in questo caso il mondo dell'editoria a fumetti).
Ambientazione abbastanza originale per un manga, e un anime, che evidentemente ha soddisfatto ampiamente le aspettative del pubblico e dei produttori, visto che è stato appena annunciato che da questa serie - e più precisamente della parte che ha come protagonista Ritsu Onodera, che finisce per innamorarsi del suo (apparentemente) tirannico direttore editoriale - verrà presto tratto un film di animazione per il grande schermo.
Non vorrei sbagliarmi, ma credo che sia la prima volta che un BOYS LOVE arriva nei cinema nipponici, con tutto il suo carico di languori, trine e merletti, e sicuramente questo è un segno dei tempi che stanno cambiando. Certo si tratta di omosessualità rappresentata ad uso e consumo del pubblico femminile, ma pur sempre di omosessualità si tratta e non bisogna dimenticare che il Giappone moderno - pur essendo una nazione molto tollerante sotto certi punti di vista - fa ancora un po' di fatica a dare una collocazione "visibile" all'omosessualità. Se però il mondo dell'animazione concede questi spazi di apertura è evidente che qualcosa sta cambiando. Anche perchè sembra che nessuno si sia lamentato granchè della cosa.
Nell'improbabilissimo caso che questa serie (e questo film) possano avere un'adattamento italiano, invece, sono abbastanza sicuro che si potrebbe scatenare una nuova crociata contro i cartoni animati (e forse non è un caso se ultimamente il livello dei cartoni giapponesi trasmessi in TV è quello che è). D'altra parte è anche vero che la speranza non muore mai, e che magari - fra quei venti o trent'anni - anche da noi certe produzioni possano risultare interessanti per le emittenti televisive o i distributori cinematografici.
Staremo a vedere.
Nel frattempo vi lascio con le due sigle di apertura della serie animata... Come vedete ci tengo sempre a mostrarvi quello che gli altri non vi mostrano.
Alla prossima!
lunedì 1 luglio 2013
IL RITORNO (?) DI BLEK MACIGNO
Ciao a tutti, come va?
La mia opinione sulla questione delle ristampe dei fumetti allegate ai quotidiani più o meno la dovreste conoscere, nel senso che l'idea è buona, ma tante volte le scelte non si capisce in base a quale criterio siano effettuate. Ultimamente, poi, devo dire che si vedono delle cose perlomeno curiose. Così se da una parte abbiamo la prima serie manga - e che manga - ristampata assieme al Corriere dello Sport (mi riferisco, ovviamente, a Ken il Guerriero), dall'altra Il Sole 24 Ore ha deciso di dedicare una serie di ristampe a Blek Macigno...
Perchè parlo di Blek Macigno e della sua ristampa qui? Blek Macigno è un fumetto che nasce, sotto forma di striscia, nel 1954. Periodo molto prolifico per i fumetti western in Italia, probabilmente anche perchè gli americani andavano molto di moda, visto che avevano vinto la guerra e fino a pochi anni prima, col Piano Marshall, avevano rimesso in piedi l'Italia. Poco importa se nei fumetti italiani fosse presente un'america riveduta e corretta, soprattutto alla luce dell'egemonia culturale cattolica del nostro paese, che dettava legge e censurava anche i più piccoli accenni alla sessualità e non solo. Infatti sconsigliava anche di parlare dei culti protestanti, che magicamente sparivano dalle ambientazioni westerm, per evitare che i giovani lettori si facessero idee strane. Ovviamente era inconcepibile che qualcuno in un fumetto potesse legittimare o assecondare in qualche modo l'omosessualità... Che in quegli anni, comunque, era considerata sinonimo di travestitismo.
Quindi, teoricamente, se qualcuno realizzava un fumetto a base di maschioni muscolosi e non troppo vestiti, era al di sopra di ogni sospetto. Così avvenne con personaggi come, appunto, Blek Macigno, che penso che sia l'unico trapper della storia che si sia mai aggirato vestito solo di una giacchetta di pelliccia, anche in pieno inverno.
A parte tutto, comunque, questo avventuriero che si muoveva nell'america coloniale in aperto contrasto con gli inglesi, rimaneva vittima della morale di quegli anni, per cui le sue avventure dovevano essere necessariamente stemperate da una spalla comica (il Dr. Occultis) e - non essendo autorizzati a gestire situazioni particolarmente impegnative con personaggi del sesso opposto - gli ideatori pensarono che il ruolo della damigella da salvare e proteggere, in questo caso, poteva essere affidato ad un ragazzino orfano che viene salvato da Blek già nella sua prima avventura, e che in seguito diventerà il suo inseparabile amico: Roddy Lassiter...
Roddy Lassiter, che successivamente viene ufficialmente adottato da Blek, è un personaggio estremamente petulante ed emotivo, nonchè geloso del protagonista, ed è davvero curioso notare come il suo ruolo nell'economia della saga sia andato via via delineandosi come quello che avrebbe potuto avere l'eventuale partner femminile del personaggio.
La serie, comunque, ebbe un grande successo, arrivando a vendere anche 500.000 copie per numero, diventando anche un cult per i lettori omosessuali, che in quelle avventure - oltre che apprezzare la fisicità di Blek - potevano immaginare facilmente dei sottointesi cripto gay. Non ci è dato sapere se i tre realizzatori di quelle storie (e di quelle di tanti altri personaggi di successo del periodo) avessero coscienza della cosa e ci avessero preso gusto. Quel che è certo è che presto avrebbero ideato un altro personaggio western con un look inverosimile e sexy quanto quello di Blek: il meno fortunato Alan Mistero (1965)... Che fini dopo meno di trenta numeri. Forse perchè, guardacaso, NON aveva un amichetto speciale (anche se in compenso aveva due spalle comiche)?
Sia come sia, considerando che il pubblico di questi fumetti era al 99% maschile, si fa fatica a credere che Giovanni Sinchetto, Dario Guzzon e Pietro Sartoris (meglio noti come EsseGesse) non siano mai stati sfiorati dal pensiero che - forse - il successo determinato da questi personaggi maschili un po' sovraesposti non avesse niente a che fare con il loro sex appeal su un certo tipo di pubblico. In ogni caso il grande Blek restò in edicola fino primi anni 70, quando i supereroi presero il suo posto nel cuore del pubblico. Forse anche perchè il taglio delle storie di Blek Macigno iniziava ad essere davvero troppo infantile per gli emancipati anni '70. Comunque, nel 1994, il fumettologo gay dichiarato Graziano Origa (foto sotto), fu responsabile del suo rilancio e della ristampa delle sue avventure (comprese quelle che erano state realizzate in altri paesi, quando il materiale italiano era finito).
Sarà stato un caso se proprio Graziano Origa, fra tanti, si impegnò per riproporlo alle nuove generazioni? Non credo... Fatto sta che dal 1994 ad oggi, in un modo o nell'altro, le ristampe de IL GRANDE BLEK sono state una presenza costante in edicola, in un modo o nell'altro. E qui arriviamo a IL SOLE 24 ORE: che senso aveva una nuova ristampa di Blek Macigno? E soprattutto: nel 2013 ha senso riproporre una serie che, nei suoi tempi d'oro, aveva avuto successo anche perchè - fra le righe - appagava dei desideri inconfessabili? Oltretutto si tratta di una serie disegnata con uno stile vetusto, intrisa di una retorica e di un umorismo ormai anacronistici... E a questo punto un suo eventuale successo in versione allegato, soprattutto considerando che le sue ristampe in edicola continuano a ripartire ciclicamente dal 1994, sarebbe a dir poco preoccupante.
Perchè vorrebbe dire che nel nostro paese ci sono ancora troppe persone che sono disposte ad accontentarsi di fantasticare sui fumetti cripto gay degli anni '50...
E forse oggi ci meritiamo un po' di più.
Voi cosa ne pensate?
La mia opinione sulla questione delle ristampe dei fumetti allegate ai quotidiani più o meno la dovreste conoscere, nel senso che l'idea è buona, ma tante volte le scelte non si capisce in base a quale criterio siano effettuate. Ultimamente, poi, devo dire che si vedono delle cose perlomeno curiose. Così se da una parte abbiamo la prima serie manga - e che manga - ristampata assieme al Corriere dello Sport (mi riferisco, ovviamente, a Ken il Guerriero), dall'altra Il Sole 24 Ore ha deciso di dedicare una serie di ristampe a Blek Macigno...
Perchè parlo di Blek Macigno e della sua ristampa qui? Blek Macigno è un fumetto che nasce, sotto forma di striscia, nel 1954. Periodo molto prolifico per i fumetti western in Italia, probabilmente anche perchè gli americani andavano molto di moda, visto che avevano vinto la guerra e fino a pochi anni prima, col Piano Marshall, avevano rimesso in piedi l'Italia. Poco importa se nei fumetti italiani fosse presente un'america riveduta e corretta, soprattutto alla luce dell'egemonia culturale cattolica del nostro paese, che dettava legge e censurava anche i più piccoli accenni alla sessualità e non solo. Infatti sconsigliava anche di parlare dei culti protestanti, che magicamente sparivano dalle ambientazioni westerm, per evitare che i giovani lettori si facessero idee strane. Ovviamente era inconcepibile che qualcuno in un fumetto potesse legittimare o assecondare in qualche modo l'omosessualità... Che in quegli anni, comunque, era considerata sinonimo di travestitismo.
Quindi, teoricamente, se qualcuno realizzava un fumetto a base di maschioni muscolosi e non troppo vestiti, era al di sopra di ogni sospetto. Così avvenne con personaggi come, appunto, Blek Macigno, che penso che sia l'unico trapper della storia che si sia mai aggirato vestito solo di una giacchetta di pelliccia, anche in pieno inverno.
A parte tutto, comunque, questo avventuriero che si muoveva nell'america coloniale in aperto contrasto con gli inglesi, rimaneva vittima della morale di quegli anni, per cui le sue avventure dovevano essere necessariamente stemperate da una spalla comica (il Dr. Occultis) e - non essendo autorizzati a gestire situazioni particolarmente impegnative con personaggi del sesso opposto - gli ideatori pensarono che il ruolo della damigella da salvare e proteggere, in questo caso, poteva essere affidato ad un ragazzino orfano che viene salvato da Blek già nella sua prima avventura, e che in seguito diventerà il suo inseparabile amico: Roddy Lassiter...
Roddy Lassiter, che successivamente viene ufficialmente adottato da Blek, è un personaggio estremamente petulante ed emotivo, nonchè geloso del protagonista, ed è davvero curioso notare come il suo ruolo nell'economia della saga sia andato via via delineandosi come quello che avrebbe potuto avere l'eventuale partner femminile del personaggio.
La serie, comunque, ebbe un grande successo, arrivando a vendere anche 500.000 copie per numero, diventando anche un cult per i lettori omosessuali, che in quelle avventure - oltre che apprezzare la fisicità di Blek - potevano immaginare facilmente dei sottointesi cripto gay. Non ci è dato sapere se i tre realizzatori di quelle storie (e di quelle di tanti altri personaggi di successo del periodo) avessero coscienza della cosa e ci avessero preso gusto. Quel che è certo è che presto avrebbero ideato un altro personaggio western con un look inverosimile e sexy quanto quello di Blek: il meno fortunato Alan Mistero (1965)... Che fini dopo meno di trenta numeri. Forse perchè, guardacaso, NON aveva un amichetto speciale (anche se in compenso aveva due spalle comiche)?
Sia come sia, considerando che il pubblico di questi fumetti era al 99% maschile, si fa fatica a credere che Giovanni Sinchetto, Dario Guzzon e Pietro Sartoris (meglio noti come EsseGesse) non siano mai stati sfiorati dal pensiero che - forse - il successo determinato da questi personaggi maschili un po' sovraesposti non avesse niente a che fare con il loro sex appeal su un certo tipo di pubblico. In ogni caso il grande Blek restò in edicola fino primi anni 70, quando i supereroi presero il suo posto nel cuore del pubblico. Forse anche perchè il taglio delle storie di Blek Macigno iniziava ad essere davvero troppo infantile per gli emancipati anni '70. Comunque, nel 1994, il fumettologo gay dichiarato Graziano Origa (foto sotto), fu responsabile del suo rilancio e della ristampa delle sue avventure (comprese quelle che erano state realizzate in altri paesi, quando il materiale italiano era finito).
Sarà stato un caso se proprio Graziano Origa, fra tanti, si impegnò per riproporlo alle nuove generazioni? Non credo... Fatto sta che dal 1994 ad oggi, in un modo o nell'altro, le ristampe de IL GRANDE BLEK sono state una presenza costante in edicola, in un modo o nell'altro. E qui arriviamo a IL SOLE 24 ORE: che senso aveva una nuova ristampa di Blek Macigno? E soprattutto: nel 2013 ha senso riproporre una serie che, nei suoi tempi d'oro, aveva avuto successo anche perchè - fra le righe - appagava dei desideri inconfessabili? Oltretutto si tratta di una serie disegnata con uno stile vetusto, intrisa di una retorica e di un umorismo ormai anacronistici... E a questo punto un suo eventuale successo in versione allegato, soprattutto considerando che le sue ristampe in edicola continuano a ripartire ciclicamente dal 1994, sarebbe a dir poco preoccupante.
Perchè vorrebbe dire che nel nostro paese ci sono ancora troppe persone che sono disposte ad accontentarsi di fantasticare sui fumetti cripto gay degli anni '50...
E forse oggi ci meritiamo un po' di più.
Voi cosa ne pensate?
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