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mercoledì 18 febbraio 2015

FUMETTI VIRTUALI E SODDISFAZIONI REALI...

Ciao a tutti, come va?
Forse avrete notato anche voi che ultimamente il mondo degli appassionati di fumetti si sta dividendo in maniera molto netta fra quelli che sostengono che le nuove tecnologie rappresentano il futuro e quelli che sostengono che segneranno la condanna a morte dell'industria fumettistica... Con una netta prevalenza della seconda fazione, perlomeno in Italia, dove editori ed esperti (o presunti tali) sono abbastanza pessimisti... E dove i principali siti che si occupano dell'argomento sono straordinariamente refrattari alla segnalazione, promozione e recensione di web comics, fumetti digitali, piattaforme digitali per l'acquisto di fumetti e via discorrendo.

Il che, in effetti, farebbe sospettare che chi gestisce i siti di informazione fumettistica in Italia non ha le competenze necessarie, oppure che ha qualche interesse collaterale a promuovere apertamente solo gli editori tradizionali che pubblicano in maniera tradizionale... A meno che, più semplicemente, chi gestisce i suddetti siti non voglia fare pubblicità gratuita a delle attività commerciali che trovano posto sul web... Il che, suppongo, avrebbe una certa logica...

E questo diventa particolarmente rilevante se, con tutte queste omissioni, il quadro generale viene falsato per supportare la teoria secondo cui i fumetti tradizionali sono prodotti di qualità, mentre i web comics sono, nella migliore delle ipotesi, fumo negli occhi o roba da niente... Senza contare la teoria secondo cui, ovviamente, i web comics e il mercato digitale in realtà non sono in grado di risollevare il settore del fumetto, non sono in grado di favorire il ricambio dei lettori, ecc...

Ognuno è libero si pensarla come crede, ovviamente, ma sarà proprio così?

A guardare alcuni dati oggettivi, in effetti, i dubbi non mancano. Senza andare a guardare necessariamente a quello che succede negli USA, dove i fumetti digitali animano un vero e proprio mercato parallelo e dove un crescente numero di autori vive grazie ai suoi web comics e alle raccolte (stampate) degli stessi, in Italia abbiamo la casa editrice SHOCKDOM (il suo shop lo trovate CLICCANDO QUI), che dal 2000 rappresenta l'anello di congiunzione fra chi realizza web comics (in Italia) e il mondo della carta stampata. Dopo tanti piccoli successi in fumetteria ha tentato la strada dell'edicola, e lo ha fatto con un trimestrale dedicato alle storielle comico-demenziali-assurde-nonsense di Sio (all'anagrafe Simone Albrigi), che si è rivelato un successo clamoroso: 20.000 copie bruciate in meno di una settimana, 30.000 in ristampa e posizione numero uno nella classifica di amazon.it... Senza contare il videogioco ufficiale realizzato tramite crowdfunding (e che ha raccolto 18.000 euro in più rispetto ai 20.000 euro necessari)...

E il caso di Sio non è proprio isolato, visto che iniziano ad esserci anche altri autori che, tramite il web, non solo sono riusciti a farsi conoscere e ad avviare una carriera, ma che hanno anche contribuito a raggiungere un vasto pubblico di lettori potenziali che abitualmente non leggono fumetti.

Qual è la chiave del loro successo? Sicuramente la familiarità con i nuovi mezzi di comunicazione (Sio è anche un vlogger molto seguito su youtube, dove ha un canale di nome SCOTTECS che è prossimo a cento milioni di visualizzazioni), ma soprattutto la totale mancanza di una qualsiasi forma di sottomissione agli standard che dettano legge presso gli editori tradizionali... Nonchè la capacità di allinearsi alla sensibilità REALE di una vasta platea. Alla fine gli autori come Sio producono quello che gli viene da produrre, e guardacaso riescono a produrre quello che un vasto pubblico vuole che sia prodotto... Senza mediazioni, vincoli crativi o altro.

E ci riescono perchè loro fanno parte del grande pubblico REALE, esattamente come i loro lettori, cosa che buona parte di chi produce fumetti in Italia non può più dire.

E probabilmente è questo che mette a disagio gli editori tradizionali, e il mondo che gli gira attorno (spingendolo a parlare il meno possibile di web comics e di autori come Sio)... Questo e il fatto che i suddetti fumetti hanno successo senza bisogno di grandi investimenti, incentrando tutto sulla creatività degli autori e sui gusti dei lettori... E ignorando del tutto cose come la sudditanza psicologica alle lobby di potere e allo zoccolo duro rappresentato dai lettori "storici" e/o più tradizionalisti...

Purtroppo, o per fortuna, i web comics sono la prova che, negli anni di internet, il successo arriva se fai qualcosa che piace davvero al target che prendi di mira, perchè oggi - con tutta l'offerta che c'è a disposizione - i lettori non sono più disposti a scendere a compromessi e a perdere tempo leggendo qualcosa che non li convince del tutto...

Vuoi fare un fumetto che piaccia ai giovani e attiri nuovi lettori? Allora smettila di pensarlo anche in funzione dei tuoi lettori over 60! E magari affidati a degli autori che sappiano produrre storie in linea coi giovani di oggi, e non con i giovani di venti, trenta o quaranta anni fa... Semplice, no?

E gli autori come Sio, o come l'americano Rick Burlew (che col suo web comic Order of the Stick guadagna somme nell'ordine del milione di dollari), guardacaso si rivolgono ai giovani e dimostrano che il successo non è più (solo) una questione di virtuosismi estetici, ma soprattutto di contenuti...

Nel senso che un bravo disegnatore dà un valore aggiunto ad un fumetto che RICHIEDE di essere disegnato bene, ma un fumetto disegnato benissimo difficilmente potrà compensare la mancanza dei contenuti necessari per renderlo davvero gradito al pubblico che vuole conquistare...

Perchè oggi, evidentemente, la forma non riesce più a prevalere sulla sostanza, e forse è meglio così.

E questo discorso è ancora più valido nell'ambito dei web comics a tema gay, che a quanto pare stanno entrando in una nuova fase. Infatti finora avevano sempre mantenuto un ruolo marginale rispetto ai fumetti gay stampati tradizionalmente, tant'è vero che la loro massima aspirazione è stata per lungo tempo quella di essere pubblicati successivamente sotto forma di raccolta cartacea, anche solo per il fatto che la suddetta raccolta rappresentava l'unica forma di guadagno effettivo che gli autori avrebbero ottenuto da questo tipo di opere.

Poi, però, la situazione si è evoluta, perchè anche gli autori di fumetti gay hanno iniziato a credere sul serio nel potenziale dei web comics in quanto tali e nel potenziale delle piattaforme per la vendita di fumetti digitali... E questo radicale cambio di mentalità ha iniziato a produrre risultati decisamente interessanti. Ad esempio facendo emergere quei fumetti che riescono a coinvolgere davvero il pubblico, al punto di fargli investire i propri soldi nel finanziamento diretto di questi progetti... Anche quando sarebbe possibile leggerli comodamente (e gratuitamente) tramite la condivisione illegale e la pirateria...

Escludendo il Giappone, dove da anni c'è un vero e proprio mercato parallelo dedicato ai fumetti gay prodotti espressamente per il mercato digitale (e venduti tramite apposite piattaforme, come DLSite, che trovate CLICCANDO QUI), il primo a invertire la tendenza nel mondo occidentale è stato Patrick Fillion, che da qualche anno permette anche di acquistare in formato pdf, e direttamente dal suo sito, i fumetti omoerotici prodotti dalla sua etichetta CLASS COMICS, che era nata come una casa editrice tradizionale.

Tuttavia, ultimamente, i casi che meritano di essere segnalati si sono moltiplicati.

Ad esempio: Alex Woolfson, l'ideatore e sceneggiatore dei webcomics Artifice e The Young Protectors (CLICCATE QUI), vuole portare avanti progetti di qualità e per i suoi webcomics si affida a un disegnatore e ad una colorista professionisti regolarmente retribuiti. Fino a poco tempo fa garantiva una pagina a settimana, e una pagina extra in base alle donazioni che riceveva: così ogni volta che raggiungeva 400 $ metteva online una tavola bonus. Poi ha iniziato ad utilizzare una nuova piattaforma per la raccolta fondi, che si chiama PATREON (CLICCATE QUI) e che - a differenza di altri siti simili - consente ai sostenitori di un progetto di "abbonarsi" per garantire la sua prosecuzione con una quota fissa mensile... Ebbene: oggi gli abbonati che sostengono la prosecuzione della serie The Young Protectors di Alex Woolfson (che COMUNQUE è visibile GRATIS sul suo sito) gli garantiscono un'entrata mensile di 3450 $ (circa 3000 euro)... E Alex Woolfson si è iscritto a PATREON solo da un paio di mesi!

Tuttavia il suo obbiettivo sarebbe quello di raggiungere almeno la cifra di 7000 $ al mese, il che gli permetterebbe di abbandonare il suo lavoro ufficiale e di vivere agiatamente solo seguendo i suoi progetti a fumetti, potendosi anche permettere di pagare tutte le tasse del caso e di stipendiare regolarmente gli artisti che lavorano per lui. Se dovesse riuscirci si tratterebbe probabilmente di uno spartiacque per il mondo del fumetto gay (online e non), che aprirebbe le porte a tutta un serie di possibilità impensabili fino a poco tempo fa.

Comunque c'è da dire che ad Alex Woolfson servirebbero 7000 $ al mese perchè deve anche pagare qualcuno per realizzare graficamente le sue storie... Se però degli artisti che fossero in grado di sceneggiare e disegnare autonomamente delle belle storie a tema gay iniziassero a sfruttare pienamente le possibilità offerte da internet saremmo prossimi ad una piccola rivoluzione, che finirebbe per riconfigurare completamente il ruolo e le scelte delle case editrici tradizionali...

Notoriamente prudenti riguardo a certi temi...

Eppure, giusto per fare un altro esempio, la miniserie THE PRIDE scritta dall'inglese Joe Glass, e incentrata su di un gruppo di supereroi LGBT, era partita come progetto di crowdfunding e poi è approdata sulla piattaforma per la vendita di fumetti digitali Comixology (CLICCATE QUI)... E il numero uno è finito nella lista dei 25 fumetti autoprodotti più apprezzati del 2014!
E probabilmente anche questa piccola conquista è rappresentativa di un cambiamento in atto, che sta iniziando a dimostrare come anche i fumetti LGBT che partono da zero, ma hanno un target di riferimento ben delineato, riescono a risultare competitivi in un ambito più generalista... Mentre una volta, prima che internet prendesse piede, potevano farsi largo solo all'interno del circuito gay.

Quindi siamo davvero così sicuri che internet stia facendo più danni che altro? Oppure sono gli editori italiani che non riescono ad adattarsi ai nuovi meccanismi e al fatto che - in un contesto infinitamente più competitivo e meritocratico - non possono più pretendere che le loro strategie storiche risultino ancora vincenti? Forse pensano davvero che i tradizionali vincoli che si autoimpongono (uno fra tutti la rappresentazione datata dell'omosessualità) siano un'ancora di salvezza, mentre in realtà si stanno dimostrando una zavorra che li trascina sempre più giù?

Chissà...

Certo è che ormai è da diversi anni che nei paesi di lingua inglese su AMAZON i libri digitali si vendono meglio di quelli cartacei, ma questo non significa che la gente abbia smesso di leggere, dopotutto...

E comunque, giusto per la cronaca, in Giappone - dove solo il Cielo sa quante alternative ci sono ai fumetti tradizionali - il mercato del fumetto, nel 2014, ha registrato un incremento dell'4%, raggiungendo un fatturato di ben  281.51 miliardi di yen (e cioè più di 2 miliardi di euro)... Alla faccia della crisi. Non sarà forse che in Giappone, a differenza che in Italia, gli editori si tengono sempre molto aggiornati e mettono al primo posto i gusti dei lettori, differenziandoli in fasce di pubblico molto precise?





Chissà... Chissà... Chissà...

Alla prossima.

P.S. Vi ricordo che in cima a questo blog (nella versione web che potete visualizzare dal browser e non in quella per cellulare) potete votare per il PREMIO GLAD (Gay e Lesbiche Ancora Denigrati: trovate tutti i dettagli cliccando sull'apposito banner) 2015. Partecipate e spargete la voce!

lunedì 16 febbraio 2015

IRONIE EDITORIALI E INDIZI VARI...

Ciao a tutti, come va?
Nonostante le apparenze ci tengo a precisare che non sono ossessionato dalle polemiche sui fumetti italiani, anzi... Dipendesse da me preferirei concentrarmi su tutt'altro... Solo che in questo periodo sembra che il destino si accanisca a portarmi sull'argomento. Questa volta, per esempio, ho l'opportunità di fare ulteriore chiarezza su due misteri che hanno tenuto banco su questo blog di recente.

Cominciamo con la questione del numero 341 di DYLAN DOG e della sessualità di John Ghost... Probabilmente vi chiederete quali elementi possono essere emersi a distanza di due settimane dal mio ultimo post sull'argomento (CLICCATE QUI)... Soprattutto dopo che avevo esaminato i disegni nei minimi dettagli, notando persino la misteriosa scomparsa di una scarpa. Ebbene: un tassello importante per inquadrare il mistero della scarpa (e non solo) arriva dall'ultimo numero della rivista SCUOLA DI FUMETTO (che, ironia della sorte, è una rivista diretta da Laura Scarpa). Infatti presenta uno speciale dedicato al rinnovamento di Dylan Dog, in cui viene pubblicato il bozzetto originale di Angelo Stano, relativo alla famosa vignetta del lettone in cui esordisce John Ghost...

Ebbene: come noterete anche voi si tratta di un bozzetto molto dettagliato, di quelli che probabilmente vengono inviati alla casa editrice per essere approvati prima di procedere alla realizzazione della tavola vera e propria... E in questo bozzetto si nota che le due scarpe col tacco sul lato della figura femminile erano presenti dall'inizio, mentre dal lato della figura "ambigua" non ne abbiamo neanche una... Anche perchè, nel bozzetto, il soggetto sembra molto più maschile rispetto a quella che poi sarà la versione rifinita e pubblicata su DYLAN DOG 341... Addirittura azzarderei l'ipotesi che Angelo Stano volesse conferire al giovanotto un taglio di capelli da rocker inglese anni '80.

Quindi, avendo  disposizione questo nuovo elemento, tutto lascia supporre che i fatti possano essersi svolti in questo modo: inizialmente Roberto Recchioni aveva stabilito che il personaggio dovesse essere un ragazzo e ha dato ad Angelo Stano le indicazioni per realizzare un maschio in quella posizione...

A disegno ultimato, quando c'era da realizzare la versione definitiva per lo Speciale John Ghost di Lucca, qualcuno in Bonelli deve averci ripensato (forse leggendo la sceneggiatura iniziale non si aspettava che la figura maschile giacesse appoggiata a John Ghost, e ha trovato il disegno troppo sensuale), così ha chiesto ad Angelo Stano di femminilizzare il personaggio: rendendo il suo bacino più femminile, aggiungendo un orecchino, un taglio alla Audrey Hepburne e un vezzoso ricciolino sulla tempia...

A quel punto, probabilmente, gli è stato chiesto di ritoccare pesantemente anche le vignette successive (o forse è stato chiesto a qualche altro disegnatore, visto che lo stile delle vignette successive non è proprio omogeneo), per trasformare il ragazzo in una ragazza mascolina, e così è comparsa anche la famosa scarpa, per sottolineare il genere femminile del personaggio...

Dopodichè la tavola in anteprima ha iniziato a circolare su internet, ma siccome le correzioni all'ultimo minuto non fanno miracoli qualcuno ha iniziato a supporre che il personaggio in questione fosse comunque un uomo... E Roberto Recchioni non ha certo smentito, anche perchè in questo modo avrebbe garantito una pubblicità supplementare a John Ghost e nel frattempo avrebbe potuto mettere con le spalle al muro l'editore. A quel punto la frittata era stata fatta, e così l'editore ha concesso - presumibilmente su richiesta dello sceneggiatore - almeno la rimozione della famosa scarpa della vergogna nel momento in cui ha dovuto ripubblicare il disegno su DYLAN DOG 341...
Ovviamente non sapremo mai se questo episodio ha creato tensioni fra gli autori del fumetto e l'editore, ma qualcosa mi dice ci sono state perlomeno delle discussioni al riguardo, anche perchè quando Roberto Recchioni è intervenuto sul forum di COMICUS per chiarire i dubbi sulla sessualità del personaggio si è espresso con un sibillino "non si vede il seno; per me quello è un uomo; ma sulla cosa cercherò di tornare sopra nei prossimi albi".

E questo, alla luce degli elementi analizzati in questo post, potrebbe anche voler dire che il risultato finale è stato una specie di compromesso, visto che per Roberto Recchioni  quello sarebbe dovuto essere un uomo fin dall'inizio, ma l'editore ha fatto di tutto per cambiare le cose... Evidentemente per  EVITARE di passare per un editore troppo progressista e gay friendly presso il suo pubblico di riferimento, che - come da prassi - reputa molto bigotto. Comunque, se tutto questo casino è successo solo per una manciata di vignette, non sarà affatto semplice tornare a parlare della bisessualità di John Ghost, anche perchè è molto probabile che adesso l'editore starà molto più attento a non lasciare che certi dettagli sfuggano al suo controllo.

Staremo a vedere.

C'è da dire che, per uno strano gioco del destino, il bozzetto di Angelo Stano è stato pubblicato su un numero di SCUOLA DI FUMETTO che dedica un dossier speciale, e la copertina, a Charlie Hebdo e al diritto di esprimersi liberamente attraverso fumetti e vignette... E bisogna rendere merito a Laura Scarpa per il fatto di essere stata praticamente l'unico direttore editoriale che ha concesso ad una pubblicazione italiana a fumetti e/o sui fumetti di dedicare una copertina a Charlie Hebdo...

Per quel che vale ha tutta la mia stima, soprattutto considerando lo stato in cui versa l'editoria italiana di oggi (a fumetti e non solo)...

Il che, però, mi porta a parlare ancora del disastro che è successo con la copertina di TOPOLINO 3089, quella sostituita all'ultimissimo momento per motivi misteriosi, ma che forse tanto misteriosi non sono se la mia ricostruzione dei fatti è vera (CLICCATE QUI se vi è sfuggita)... Infatti anche riguardo a questa fosca vicenda sono emersi nuovi dettagli fra l'ironico e l'inquietante.

Nonostante tante belle parole che hanno cercato di far passare il cambio di copertina come una scelta coerente e meditata, spacciando la copertina diffusa in anteprima come "un errore di comunicazione", i fatti hanno clamorosamente smentito questa versione degli eventi.

Infatti l'editoriale della direttrice su TOPOLINO 3089 si riferisce proprio alla prevista copertina piena di matite che celebra la libertà di stampa... E se non ci credete potete leggerlo qui di seguito (nella prima versione per gli abbonati alla versione digitale, in cui compare il bozzetto della copertina con le matite)...

Questo, in teoria, porterebbe a pensare che quando "dall'alto" è arrivato l'ordine di cambiare copertina TOPOLINO 3089 fosse già andato in stampa, e che l'unica cosa che si poteva sostituire era giusto la copertina, perchè evidentemente viene impaginata solo in un secondo momento...

Ma forse le cose non sono andate così, visto che la Disney Panini è riuscita comunque a sostituire il bozzetto all'interno dell'editoriale con un bozzetto relativo a Pippo Reporter... La cosa curiosa è che NON si tratta del disegno di Pippo Reporter presente sulla copertina, ma più probabilmente del bozzetto della copertina INEDITA che la Disney Panini avrebbe voluto inserire sul numero 3089 per sostituire quella con le matite, ma che non ha avuto il tempo materiale di realizzare (e di farsi approvare dalla Disney americana, se la storia dell'approvazione dei disegni per le copertine italiane fosse vera).

In ogni caso, considerando che sono riusciti a sostituire il bozzetto, viene anche da chiedersi perchè non è stato sostituito anche l'editoriale... Forse per non peggiorare la situazione, visto che l'editoriale era già stato scaricato con l'edizione digitale? O forse la direttrice era rimasta talmente sconvolta da quello che stava succedendo da non avere la minima idea di cosa scrivere? Era talmente furibonda che ha preferito trattenersi piuttosto di scrivere di getto quello che pensava in quel momento, rischiando di compromettere la sua posizione (per poi ritrovarsi come la sua predecessora Claretta Muci, a lavorare per Eva 3000)? Oppure lasciare quell'editoriale cambiando solo il bozzetto è stato un consepevole atto di ACCUSA nei confronti di chi ha ha censurato la copertina e ha voluto diffondere un comunicato stampa pieno di bugie? Chissà...

Quel che è certo è che a tutto questo non è seguito praticamente nulla...

I lettori più affezionati di Topolino hanno già iniziato a soprassedere, mentre quelli che erano sul punto di smettere di seguire Topolino hanno colto l'occasione per dare un taglio netto alla loro collezione (i dati di vendita saranno disponibili fra un paio di mesi e sarà interessante verificare le conseguenze di tutta questa storia)... Però - effettivamente - non è stata organizzata alcuna iniziativa di protesta, e non è stata formalizzata nessuna richiesta di chiarimento, men che meno partendo dai siti internet e dai social network... Anzi: alcuni siti e blog hanno persino detto che è già tanto che la Disney Panini abbia PENSATO una copertina sulla libertà di espressione... E poco importa se nei fatti non ha avuto la libertà di pubblicarla, perchè - a quanto pare - è il pensiero che conta...

Sarà...

Fatto sta che ancora non si sa per certo chi ha imposto la censura...

E badate che non è un dettaglio da poco: perchè se il divieto è davvero arrivato dalla Walt Disney Company (cosa di cui dubito, per i motivi che ho esposto nel mio precedente post) è un conto, ma se il problema nasce e si consuma in Italia (magari a seguito di un articolo omofobo comparso su IL SOLE24ORE, che trovate CLICCANDO QUI ) il discorso cambia completamente... E metterebbe in luce una serie di criticità di cui i lettori di Topolino, e i cittadini italiani in generale, dovrebbero essere messi al corrente.


E il comunicato stampa nebuloso e truffaldino che è stato diffuso, alla luce della controprova rappresentata dall'editoriale, rende tutto ancora più sospetto... Quasi come se fosse stato studiato per coprire qualcuno... Qualcuno che ha il potere di dare ordini, ma che non vuole essere additato come il responsabile di questo brutto episodio.

Analizziamo i fatti: se fosse tutto partito dalla Walt Disney Company, e nel comunicato la Disney Panini avesse detto chiaro e tondo che la Walt Disney Group aveva posto il veto, sarebbe cambiato qualcosa? No. Perchè comunque in Italia TUTTI hanno dato per scontato che il veto fosse partito dalla Walt Disney Company. Quindi perchè la Disney Panini non l'ha scritto, magari addolcendo la pillola, invece di suggerire che la multinazionale Disney, nonostante 80 anni di professionalità alle spalle, si accorge di certe cose con due giorni di anticipo e poi PRETENDE di cambiare tutto, senza pensare alle conseguenze e senza assumersene la responsabilità?

Non lo ha fatto per non infierire o perchè non poteva scrivere una cosa che non rispondeva a verità? Non ha indicato il vero responsabile perchè, rimanendo sul vago, avrebbe potuto deviare i sospetti sulla Walt Disney Company senza accusarla direttamente?

Forse sbaglio, ma ora i sospetti che in tutto questo ci abbia messo lo zampino la FINELDO S.p.A. per conto della Merloni (CLICCATE QUI) sono sempre più forti, anche perchè, a conti fatti, sarebbe stata l'unica ad avere il potere (e l'incompetenza editoriale) per entrare a gamba tesa imponendo delle pretese così assurde nel giro di due giorni... E - a differenza della Walt Disney Company - avrebbe comunque preferito restare nell'ombra senza assumersi responsabilità, perchè se da una parte avesse avanzato la richiesta di cambiare copertina per tutelare i suoi affari in Medio Oriente, Cina e Russia, dall'altra non avrebbe avuto alcun interesse a pubblicizzare questo suo intervento in Italia, facendo la figura di chi si schiera coi "nemici dell'Occidente e della democrazia" per una mera questione economica.

In questo caso il comunicato stampa che è stato diffuso sarebbe stato perfetto per dirottare i sospetti sugli americani senza compromettere la posizione della Disney Panini con la Walt Disney Company... Che peraltro, oltre a detenere i diritti sui personaggi Disney detiene anche quelli sui personaggi MARVEL, che in Italia sono sempre pubblicati dalla Panini (tramite un contratto di licenza che viene rinnovato periodicamente)...

Il bello, però, è che la storia non finisce qui...

Infatti sulla copertina di TOPOLINO 3090, dedicata a San Valentino, abbiamo Paperino che omaggia un altro noto personaggio dei fumetti e una delle sue gag ricorrenti... E cioè Charlie Brown di Charles Schultz, alle prese con gli auguri di San Valentino nella sua cassetta della posta...


Una strana coincidenza? La copertina con Paperino versione Charlie Brown era forse prevista da mesi? Mi sembra estremamente improbabile, visto che Paperino non si è MAI vestito come Charlie Brown prima d'ora, men che meno su una copertina di Topolino... Anche perchè si sarebbe trattato di un clamoroso caso di pubblicità indiretta ad un franchise che, entro certi limiti, fa concorrenza alla stessa Disney... E infatti, anche se la Panini pubblica da anni le raccolte di lusso delle striscie dei Peanuts, nei suoi quasi due anni di vita sotto l'ala della Panini la Disney Panini non ha mai ritenuto opportuno mischiare le due cose...

Quindi i casi sono due: o alla Disney Panini hanno voluto ironizzare su quello che è successo la settimana precedente (cosa che mi pare assurda, considerando il putiferio che c'è stato), oppure la copertina di TOPOLINO 3090 è stato un modo molto contorto (e un po' paraculo, se mi concedete il termine) per fare ammenda e prendersi una specie di rivincita su chi ha voluto eliminare la copertina dedicata a Charlie Hebdo (e che, evidentemente, è ritenuto tanto ignorante in fatto di fumetti da non cogliere la citazione... Quindi direi che NON è la Walt Disney Company...). Infatti il nome del settimanale satirico Charlie Hebdo deriva - per stessa ammissione dei suoi creatori - proprio da Charlie Brown: un po' perchè tutti erano fans di Schultz e un po' perchè era un modo per fare satira sul fatto che la precedente incarnazione della rivista, che si chiamava Hara-Kiri Hebdo (in caso ve lo chiedeste Hebdo è il diminutivo di hebdomadaire, e cioè "settimanale"), era stata chiusa a seguito di una copertina dedicata a  Charles de Gaulle... 

A quanto pare le copertine dei settimanali non hanno mai vita facile, quando sono troppo impegnate...

In ogni caso, se le cose stessero così, sicuramente la copertina con Paperino in versione Charlie Brown  aiuterà Valentina De Poli e tutta la redazione di Topolino a sentirsi un po' meno in colpa e a gustare il dolce sapore della vendetta, ma si tratta di una citazione talmente colta (e paracula, se mi è concesso ancora il termine) da sembrare studiata proprio per non fare correre rischi a nessuno... 

Oltretutto, nell'editoriale del numero 3090, Valentina De Poli ribadisce più volte che la copertina è proprio un omaggio a Charlie Brown, perchè questo personaggio è un po' il simbolo di San Valentino (???)... Quindi o Valentina De Poli ha perso la ragione oppure, molto ingegnosamente, ha continuato a ribadire che Charlie Brown è stato scelto a causa di San Valentino proprio in vista di una possibile arringa difensiva, nel caso qualcuno avesse notato altri tipi di messaggi nascosti... Molto ingegnosa...

D'altra parte anche usare la scusa di San Valentino per vestire Paperino come Charlie Brown al fine di omaggiare Charlie Hebdo, lo ammetto, è stata una trovata geniale...

Comunque, a pensarci bene, se la Walt Disney Company avesse davvero posto dei veti sull'uso "politico" dei suoi personaggi che alzano le matite, ma non li avesse posti sulla pubblicità che Paperino fa ad un franchise (quello dei Peanuts di Shultz) che in una certa misura gli fa concorrenza, sarebbe ben strano... Tantopiù che proprio questo febbraio sono passati quindici anni dall'ultima striscia dei Peanuts mai pubblicata (e dalla morte di Schultz), e questo significa una serie di eventi celebrativi che, seppur in minima parte, distoglieranno l'attenzione dai prodotti Disney con conseguenti ripercussioni economiche... Inoltre a breve arriverà al cinema un bel film in computer graphic dedicato proprio a Charlie Brown... Un film che farà concorrenza diretta anche ai prodotti cinematografici della Disney e al relativo merchandising...

Quindi, se diamo per scontato che Valentina De Poli non ha perso la ragione (rischiando peraltro di indisporre sul serio la Walt Disney Company), dobbiamo dedurre che ha voluto lanciarci un messaggio in codice molto chiaro... Con cui ci fornisce anche ulteriori indizi sui veri responsabili della censura che gli è stata imposta...

La questione, però, è che se in Italia gli editori di fumetti sono arrivati al punto di dover concepire delle copertine "criptate" per manifestare la solidarietà a Charlie Hebdo e dissociarsi dai veti imposti dall'alto (magari anche a seguito di un articolo dai toni omofobi pubblicato su IL SOLE24ORE), vuol dire che la situazione è davvero diventata critica.

E il tutto in un clima di relativa indifferenza generale.

Personalmente trovo che tutto questo sia agghiacciante.

Alla prossima.

P.S. Vi ricordo che in cima a questo blog (nella versione web che potete visualizzare dal browser e non in quella per cellulare) potete votare per il PREMIO GLAD (Gay e Lesbiche Ancora Denigrati) 2015. Partecipate e spargete la voce!

venerdì 13 febbraio 2015

SFILATE DEL CUORE

Ciao a tutti, come va?
Di solito questo BLOG non si occupa di moda, ma ogni tanto può succedere se la moda si interfaccia con i risvolti "gay" dell'immaginario pop. Ed è per questo che oggi volevo segnalarvi la collezione autunno-inverno 2015 della giovane stilista Krizia Robustella (che vedete qui sotto e che non ha niente a che fare con la stilista italiana Mariuccia Mandelli, in arte Krizia).

Comunque, se il nome Krizia Robustella non vi dice nulla, forse è perchè - a discapito delle evidenti radici italiane - è nata ad Amsterdam e adesso risiede e produce a Barcellona... Infatti la collezione di cui mi appresto a parlarvi ha debuttato in passerella presso la rassegna di moda 080 Barcellona Fashion, che si è tenuta dal 2 al 5 febbraio, puntando i riflettori sui talenti emergenti e sugli stilisti indipendenti della Catalonia e non solo (come peraltro avviene da quindici anni a questa parte).

Evidentemente, nonostante la crisi e tutto il resto, in Spagna si preferisce continuare ad investere sui giovani e sulla creatività,  e lo si fa anche a livello istituzionale visto che la città di Barcellona è parte attiva nell'organizzazione dell'evento (che ogni anno si tiene in un diverso luogo di richiamo culturale della città, e questa volta è toccato al  MUSEU MARÍTIM DE BARCELONA).

Stendendo un velo pietoso sul fatto che in Italia non mi risulta che esistano iniziative simili di questa portata (anche perchè da noi i grandi nomi cannibalizzano subito i giovani talenti), oggi vi parlo di Krizia Robustella perchè - essendo una stilista giovane anche anagraficamente - realizza collezioni che si rivolgono ai giovani, tenendo in debito conto il loro immaginario di riferimento. E il suo stile, così colorato, eccentrico e kitch, non manca di strizzare l'occhio a una certa estetica che potremmo definire "gay"... Cosa particolarmente evidente nei capi maschili che ha presentato la scorsa settimana... E che puntano tutto sui Care Bears, meglio noti in Italia come gli Orsetti del Cuore...

Creati dall'illustratrice Elena Kucharik (che vedete nella foto sotto) per una serie di cartoline di auguri nel 1982, sono presto tracimati a livello multimediale divenendo un elemento abbastanza caratteristico dell'immaginario pop degli anni '80, fra cartoni, giocattoli e oggettistica varia...
Dagli anni '80 ad oggi questi personaggi sono stati riproposti ciclicamente, e per il loro modo di porsi, per i colori e le simbologie "rainbow" e per l'evidente empatia con la sottocultura gay bear, in tempi più recenti sono stati simbolicamente adottati come mascotte dalla comunità gay...

Quindi forse non è proprio una coincidenza che una giovane stilista di Barcellona, che si rivolge proprio ai giovani, abbia pensato che avrebbe avuto senso dedicare una sfilata di moda (anche) maschile ai Care Bears...

Al di là dei cappelli un po' inquietanti penso che l'idea abbia dei risvolti simbolici e sociologici interessanti, soprattutto per quel che riguarda lo sdoganamento di un certo tipo di immaginario, che una volta non sarebbe mai stato associato a una sfilata di sportwear per giovani adulti... Gay o meno...
 
 
 

Ovviamente se siete interessati non troverete in commercio questi capi prima del prossimo autunno, ma se volete andare sul sicuro quando arriverà il momento potrete acquistarli direttamente dal sito di Krizia Robustella (CLICCATE QUI per il suo SHOP).

Comunque è interessante notare come ultimamente si stia assistendo ad una sorta di rivendicazione simbolica dell'immaginario infantile e dei suoi valori da parte delle nuove generazioni, una rivendicazione di cui la comunità gay sembra volersi fare portabandiera... Come se volesse ribadire che l'oppressione dell'omosessualità e della libertà sessuale ha molti tratti in comune con l'oppressione dell'immaginazione e della spontaneità dell'infanzia... Con tutte le cose negative che queste oppressioni comportano in entrambi i casi.

E in effetti, a pensarci bene, non ha tutti i torti.

Forse che vestirsi con gli Orsetti del Cuore, piuttosto che con Jem o con altri brand per l'infanzia che negli anni sono entrati nell'immaginario gay, abbia una valore simbolico che va al di là della semplice eccentricità? Forse questo tipo di abbigliamento lancia un messaggio più sottile di rivendicazione? Una sfida all'omologazione e alle repressione imposte dalla società?

Io inizio a pensare che sia proprio così... Anche se forse molte persone non ne sono pienamente consapevoli e si limitano ad assecondare un impulso che non riescono a identificare...

Alla prossima...

P.S. Vi ricordo che in cima a questo blog (nella versione web che potete visualizzare dal browser e non in quella per cellulare) potete votare per il PREMIO GLAD (Gay e Lesbiche Ancora Denigrati) 2015. Partecipate e spargete la voce!

mercoledì 11 febbraio 2015

MOSTRE DIVERSE...

Ciao a tutti, come va?

Oggi vado a segnalarvi due mostre interessanti, che si tengono nello stesso periodo in due città non proprio vicine: Bologna e Los Angeles.

La prima è una personale di Andrea Madalena, si intitola MUSI ISPIRATORI e si tiene presso Senape Vivaio Urbano, in Via Santa Croce a/b/c a Bologna (l'allestimento lo vedete qui sotto).

La mostra dura fino al 14 febbraio e si compone di una trentina di opere che ripercorrono l'evoluzione del rapporto fra questo artista e i soggetti omoerotici (è la sua prima mostra personale che verte su questo tema). E infatti è stata sponsorizzata anche da Ren Books.


Siccome mostre di questo tipo dalle parti nostre sono abbastanza rare, se siete di passaggio a Bologna e vi piace questo tipo di tematica potreste farci un pensierino...


E se questo artista vi piace vi ricordo che è ancora disponibile la pubblicazione che gli ho dedicato qualche anno fa, che raccoglie anche alcuni suoi fumetti (la potete ORDINARE CLICCANDO QUI).


Anche la seconda mostra di cui vi voglio parlare oggi si conclude il 14 febbraio, ma si tiene alla Francois Ghebaly Gallery ( 2245 E Washington Blvd a Los Angeles), si intitola SAINTS AND SINNERS ed è una personale di Mike Kuchar, attivo nel campo dell'illustrazione omoerotica fin dagli anni '70 e noto cineasta underground (assieme al fratello George).

Il caso di Mike Kuchar (che vedete nella foto sotto, all'inaugurazione della mostra di cui parliamo) è particolarmente interessante, perchè è uno dei relativamente pochi artisti omoerotici della sua generazione (lui è nato nel 1942) ad essere sopravvissuto all'epidemia di AIDS degli anni '80 e a scegliere di vivere alla luce del sole fin dall'inizio.

E questo ha fatto in modo che le sue tracce non si siano mai perse, dandogli modo di continuare a produrre ininterrottamente nuove cose, anche dopo la conclusione della grande stagione delle pubblicazioni underground (i cosiddetti "comix") gay, di cui lui è stato un nome molto rappresentativo. Infatti il suo inconfondibile stile (volutamente grottesco e kitch) ha trovato spazio su riviste come Meatmen, Manscape, Gay Heart Throbs e First Hand, solo per citare alcuni titoli...


E riuscì a trovare spazio persino in Italia negli anni '80 e '90, venendo pubblicato (in maniera del tutto abusiva, come era tradizione in quegli anni) sulla rivista Gay Italia. La cosa interessante, se vogliamo, è che mentre da noi il suo nome non è mai stato valorizzato a dovere (anche se sicuramente le sue illustrazioni e i suoi fumetti avevano degli estimatori anche  dalle nostre parti), lui ha continuato ad esporre le sue illustrazioni da San Francisco a New York, passando per Vancouver e Londra... Dando prova di uno stile in continuo perfezionamento...






Quello che però mi sembra assolutamente indicativo è che, mentre in Italia una mostra personale omoerotica è sempre e comunque l'eccezione conferma la regola, negli USA mostre personali dedicate ad artisti come Mike Kuchar sono tutt'altro che rare (ad esempio: sempre a Los Angeles, fino al 7 marzo presso la David Kordansky Gallery, ce n'è un'altra sui primi lavori di Tom of Finland, che vedete nella foto qui sotto) tant'è che da quelle parti ci sono artisti che praticamente vivono solo grazie al mercato dell'arte omoerotica.

Inoltre, altro piccolo e non irrilevante dettaglio, Mike Kuchar è la prova vivente di come negli USA, fin dagli anni '60, fosse ben presente una "scuola" del fumetto omoerotico all'interno del più ampio ambito del movimento underground... Una scuola che, in Italia, non ha mai avuto modo di affermarsi nemmeno negli anni in cui da noi TUTTI i fumetti si vendevano benissimo e nonostante il fatto che - perlomeno fino ai primi anni '90 - le riviste pornografiche gay che ospitavano abusivamente fumettisti e illustratori stranieri avessero un pubblico molto numeroso (e infatti Gay Italia, per un certo periodo, divenne addirittura settimanale).

Così, negli anni in cui  Mike Kuchar iniziava ad esporre e diffondere i suoi lavori, manifestando liberamente le sue preferenze, da noi gli unici che avevano il diritto di rappresentare gli omosessuali (e la loro sessualità) a livello mediatico restavano gli eterosessuali (con il loro carico di ignoranza e pregiudizi) e gli omosessuali che più o meno li assecondavano, con tutti i disastri che ne sono conseguiti...

Decisamente due modi diversi di vivere la stessa cosa... Per tanti motivi che sarebbe troppo lungo elencare qui, ma che si riassumono nella tendenza all'invisibilità del gay italiano medio (perlomeno fino a pochissimi anni fa), con consenguente tendenza all'invisibilità degli editori gay, dei fumettisti gay, degli illustratori gay e di tutto il resto a seguire... Con la conseguente mancanza di una vera volontà di autoaffermarsi e ritagliarsi uno spazio visibile.

E così, anche se le cose stanno iniziando a cambiare anche da noi, seppur con qualche decennio di ritardo, la sensazione è comunque di avere perso qualcosa di importante.

In qualche modo in Italia ci sarà tempo e modo di recuperare questo dislivello?

La situazione attuale non è semplice, ma tutto considerato i nuovi mezzi di comunicazione offrono delle possibilità che una volta erano impensabili.

Quindi forse mostre come quella di Andrea Madalena dimostrano che qualche speranza in più c'è, anche se continuano a restare delle gocce nel mare... E la sensazione è che, nel clima di rassegnazione generale che stiamo vivendo, siano ben poche le persone che si rendono conto di come mostre di questo genere hanno un valore simbolico che va al di là delle opere che espongono...

Quindi, forse, c'è ancora molto su cui bisogna lavorare.

Alla prossima.

P.S. Vi ricordo che in cima a questo blog (nella versione web che potete visualizzare dal browser e non in quella per cellulare) potete votare per il PREMIO GLAD (Gay e Lesbiche Ancora Denigrati) 2015. Partecipate e spargete la voce!