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lunedì 27 luglio 2009

COSE DELL'ALTRO MONDO

Ciao a tutti e ciao a tutte, come state?
Spero bene nonostante il caldo pauroso degli ultimi giorni. Per dissetare i vostri animi oggi porto alla vostra attenzione una notizia che, per gli standard italiani, è persino più inverosimile del solito. Infatti tutto parte da un'associazione gay statunitense che si è specializzata in un campo molto specifico, ovvero il sostegno economico dei giovani gay, lesbiche, bisessuali e trans che a causa del loro orientamento sessuale hanno incontrato difficoltà a proseguire gli studi nonostante fossero particolarmente meritevoli. L'associazione si chiama Point Foundation e se andate sul suo SITO potete vedere come opera, aiutanto gli studenti che vengono ricattati dalle famiglie dopo il coming out o che - in quanto gay - affrontano difficoltà supplementari che rischiano di compromettere il loro corso di studi, e come se tutto ciò non bastasse offre anche un servizio di tutor GLBT (nel caso ci siano problemi con tutor omofobi nei rispettivi atenei). Quest'anno gli studenti che si sono laureati e/o hanno seguito specializzazioni (tra l'altro con ottimi risultati) grazie all'aiuto di questa associazione sono stati undici. Si tratta di un'associazione/fondazione estremamente seria, che ha un certo risalto nei media statunitensi e che organizza frequentemente degli eventi di beneficenza (premiazioni di personaggi vip gay friendly, spettacoli di beneficenza, galà, ecc) per raccogliere fondi, a cui partecipano una grande quantità di testimonials d'eccezione (se spulciate sul suo SITO potete farvene un'idea). Qui di seguito mi limito a postare un servizio su un galà di beneficenza organizzato a New York col cast di Sex and the City...

Fantascientifico, vero? Ogni volta che vedo associazioni/fondazioni di questo tipo ammetto che mi emoziono sempre, poi penso alla situazione italiana e l'emozione si trasforma in qualcosa di diverso (e non particolarmente gradevole), ma ovviamente non sono venuto qui a parlarvi della Point Foundation solo per poi potermi lamentare. Ve ne parlo perchè questa associazione, che - lo ripeto - è estremamente seria, ha provato a raccogliere fondi anche collaborando con alcuni fumettisti, in prevalenza donne e lesbo-friendly, che hanno messo all'asta qualcosa di loro (tavole, illustrazioni o schizzi), destinando ovviamente i proventi al fondo della Point Foundation. Le aste si sono concluse giusto venerdì scorso e qui di seguito vi posto qualche esempio dei pezzi offerti...





Carina come idea, vero? Non hanno raccolto milioni, ma si trattava fondamentalmente di un esperimento, e comunque i disegni sono stati tutti venduti. Lascio a voi il compito di trarre tutte le considerazioni del caso e stavolta non mi lancerò nei miei soliti paragoni esterofili perchè sarebbe davvero come sparare sulla croce rossa (^__^). In questa sede mi limito a dire che la prossima volta spero che vengano proposti anche dei soggetti un po' più al maschile, augurandomi che questo sia il segnale di una crescente e sempre più trasversale considerazione del fumetto da parte della comunità GLBT americana...
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3 commenti:

loran ha detto...

Cose come queste per l'italia è pura fantascenza, quando ancora molti ragazzi rinunciano a fare il coming out per paura di essere allontanati da casa.

http://velies.blogspot.com/2009/07/sopravvivere-al-coming-out.html

Wally Rainbow ha detto...

Ma sai... Da presidente di una piccola associazione gay di una realtà di provincia (mi tocca anche questo! ^__^) penso di poter dire che il grosso problema dell'Italia non sono tanto le ripercussioni che il coming out e la vita gay vissuta apertamente potrebbero portare, quanto la paura di non poter contare sull'appoggio di nessuno in caso di necessità. Un po' perchè da noi effettivamente la società si appoggia TROPPO sui rapporti familiari(con tutto quel che ne consegue) a discapito dei rapporti di altro tipo (gruppi sociali, reti amicali, ecc), e un po' perchè il mondo gay da noi non si percepisce ancora come una minoranza che deve fare fronte comune contro le avversità, ma come tanti individui il cui scopo primario è quello di avere una vita sessuale e sentimentale gratificante (magari con delle parentesi ricreative in qualche bel locale-ghetto dove sentirsi liberi). Lì poi bisognerebbe anche valutare quanto questo pregiudizio dei gay italiani verso sè stessi sia innato oppure sia inculcato dalla società... Certo noi non abbiamo una POINT FOUNDATION, ma forse è il caso di chiedersi se da quelle parti è nato prima l'uovo o la gallina...

loran ha detto...

La tua analisi è di una verità incredibile, dovrebero farti presidente di tutte le associazioni gay in Italia.

Io mi sono sempre chiesto come mai in America ci sia un senso della comunità più sentito che in altre nazioni, e che questo sentimento si sia concretizzato nell'lavoro dei singoli per il resto della comunità.