Il romanzo venne pubblicato originariamente a puntate sulla rivista Shousetsu June, specializzata in erotismo a tema gay per ragazze... E infatti tutta la storia è permeata da un sottile omoerotismo molto cerebrale fatto apposta per mandare in sollucchero il pubblico femminile, ma che generalmente non coinvolge troppo il pubblico maschile gay... Personalmente in certi punti l'ho trovato persino spocchioso, e questo nonostante alcune trovate che a prima vista potrebbero sembrare molto intriganti (come i cock ring per controllare gli schiavi sessuali, le pratiche di sottomissione in un contesto fantascientifico, ecc). Questo perchè, tra l'altro, sia graficamente che psicologicamente i protagonisti erano estremamente "femminili" (anche se non necessariamente effemminati). La prima versione OAV in Italia ebbe davvero un notevole successo fra il pubblico femminile, e fu determinante nella creazione dello zoccolo duro delle appassionate dei BOYS LOVE (fumetti erotici gay per ragazze) nel nostro paese, ma anche nella formazione di tante aspiranti autrici di GLOBAL BOYS LOVE (ovvero BOYS LOVE realizzati in occidente). Sia come sia ora il romanzo verrà riproposto in una versione animata che - si spera - sarà meno frettolosa e sintetica della precedente, anche se le prime immagini provenienti dal SITO UFFICIALE sembrano confermare che la grafica sarà estremamente simile a quella già vista negli OAV degli anni 90 (anche perchè entrambe si basano sulle illustrazioni del romanzo realizzate da Katsumi Michihara negli anni 80).
Come mai? Forse è proprio qui che - fatte le dovute proporzioni - entrano in gioco le similitudini fra Italia e Giappone. Produrre animazione in Giappone è - come si sà - una pratica abbastanza diffusa, ma con dei costi che necessitano di sponsor e produttori disposti ad investire prevedendo un rientro che garantisca un certo guadagno (ad esempio col merchandising legato a un certo titolo). Ebbene: a quanto pare non c'è ancora nessuno che vuole investire sul mercato prettamente gay. Perchè? Per lo stesso motivo che spinge gli editori (e gli inserzionisti) italiani a snobbare il pubblico GLBT: in una società maschilista e sessuofoba schierarsi "dalla parte dei gay" può scatenare vari tipi di resistenze, mentre i gay nipponici (intesi come "maschi" e non come figure variamente effemminate o travestite) non sono sufficentemente quantificabili e non garantiscono alcuna forma di rientro economico, visto che ancora non vivono in maniera abbastanza emancipata e visibile (a differenza delle ragazze appassionate di erotismo gay). Tecnicamente l'editoria italiana e l'industria dell'animazione nipponica possono essere messe sullo stesso ideale gradino (più o meno), mentre l'editoria nipponica vera e propria - per numeri, strategie e dinamiche - rappresenta qualcosa di completamente diverso e fuori scala (e questo spiega perchè in Giappone vengono pubblicati anche i bara manga, nonostante la situazione di cui stiamo parlando). La situazione dei gay in Giappone può essere esemplificata anche dando un fugace sguardo alla pornografia gay locale, che è estremamente prolifica anche se in occidente è perfettamente sconosciuta (probabilmente perchè nell'hard giapponese i genitali vengono pixellati). In un numero imbarazzante di video hard gay nipponici c'è almeno un partecipante che fa sesso con gli occhiali da sole o con accorgimenti simili (gli occhialini da piscina sono un classico del genere) per non farsi riconoscere. Di solito in occidente mascherine e simili accompagnano le produzioni amatoriali, ma in Giappone sono una caratteristica molto trasversale a tutti i tipi di produzione (anche se, per fortuna, ultimamente sembra esserci una certa inversione di tendenza). Non stupisce quindi che a fronte di una nuova serie di 13 OAV dedicati a un romanzo a tematica gay per ragazze non sia ancora stato prodotto un solo OAV dedicato al pubblico gay reale, al quale non si riconosce ancora la massa critica (e forse anche la legittimità) che giustificherebbe un investimento (sia e economico che di immagine) di un certo rilievo (tipo quello necessario per produrre un cartone animato). Nè più nè meno di quello che avviene in Italia con i fumetti omoerotici (o più in generale con la stampa gay), anche se nel caso italiano il problema è costituito anche dall'atto omosessuale stesso, mentre in Giappone il tabù è più legato al "riconoscimento" del target omosessuale. Due approcci diversi, ma al tempo stesso molto simili, cosa ne pensate? Qui di seguito vi posto il trailer della nuova serie di Ai no Kusabi... E qualcosa mi dice che presto la vedremo anche dalle nostre parti.IMPORTANTE: Se guardate in alto a destra troverete, proprio in cima e in bella vista, degli annunci pubblicitari. Cliccandoci sopra ogni volta che passate di qui potete contribuire al mantenimento di questo sito senza spendere nulla. GRAZIE.







