Ciao a tutti, come va?
Poco tempo fa avevo parlato dei fumetti candidati per i prmi GLAAD 2015 (CLICCATE QUI), e cioè i premi che in America l'associazione GLAAD assegna ogni anno alle opere che hanno rappresentato nella maniera meno stereotipata e pregiudizievole il mondo LGBT. Avevo anche lanciato l'idea di organizzare una premiazione simile anche su questo blog, dove però sarebbero stati votati i fumetti italiani che hanno parlato del mondo LGBT nel modo peggiore... E alla fine mi sono deciso a farlo davvero: quindi benvenuti all'edizione 2015 dei...
PREMI GLAD
(Gay e Lesbiche Ancora Denigrati)
Intendiamoci: qualche fumetto italiano del 2014 in cui il mondo LGBT è stato presentato in maniera dignitosa esiste, ma nessuno di questi arriva in edicola e può essere considerato "mainstream", e siccome i premi GLAAD americani coinvolgono solo i fumetti mainstream non avrebbe avuto senso fare un sondaggio che riguardava fumetti distribuiti in fumetteria o per corrispondenza...
Così, siccome in Italia i fumetti mainstream dei gay parlano solo in maniera denigratoria, non potevo fare altro che realizzare un sondaggio che premiasse il peggiore...
Prima di andare avanti, però, ci terrei a precisare una cosa molto importante: io non ho niente di personale contro la Sergio Bonelli Editore. Avrei voluto davvero mettere in nominations anche dei fumetti provenienti da altre case editrici, ma la triste realtà è che in Italia gli altri editori di fumetti che hanno puntato alle edicole nel 2014 non hanno nemmeno provato ad affrontare direttamente il discorso LGBT... Nel caso della Star Comics, ad esempio, nemmeno si sarebbe capito che fra i comprimari di FOOD FIGHTERS (CLICCATE QUI) ce n'era uno gay, se lo sceneggiatore non fosse intervenuto su questo blog per segnalarlo... Inoltre in questo sondaggio non aveva senso includere le ristampe, come quella di Beverly Kerr della 1000voltemeglio (CLICCATE QUI e anche QUI)...
Quindi, alla fine, la rosa dei contendenti comprende unicamente fumetti italiani mai visti prima del 2014, che casualmente sono stati tutti pubblicati dalla Bonelli (e questo, in effetti, è indicativo della vivacità editoriale del nostro paese, ma questo è un altro discorso...).
Ognuno può trarne le conclusioni che crede, ma proprio non è dipeso da me.
Quali sono, dunque, le cinque serie in nominations quest'anno?
1) SPECIALE LE STORIE
Perchè nel numero intitolato UCCIDETE CARAVAGGIO! sono brillantemente riusciti a non far capire che il protagonista era un bisessuale convinto e praticante, anche se sono stati lanciati molti spunti interessanti che potevano essere approfonditi, e sono riusciti a trasformare il suo compagno e apprendista Carlo Cesare Malvasia in un buon amico qualsiasi... Per tutti i dettagli potete CLICCARE QUI.
2) SPECIALE STORIE DA ALTROVE
Perchè in questo supplemento alle avventure di Martin Mystère - intitolato COLORO CHE VIVONO DI MORTE - sono riusciti a proporre una storia incentrata su Oscar Wilde senza concretizzare le sue preferenze sessuali, ma al tempo stesso senza lesinare sugli stereotipi e senza mancare di farlo cadere in tentazione davanti alle formose grazie della bellona di turno... Per tutti i dettagli POTETE CLICCARE QUI.
3) SPECIALE AGENZIA ALFA
Perchè in questo supplemento delle avventure di Nathan Never hanno voluto presentare Legs Weaver e la sua attuale compagna Tanya come una coppia di lesbiche che vive con disagio e una punta di imbarazzo la propria condizione (in un mondo futuristico che a quanto pare continua a rispecchiare il tipico clima della provincia italiana di oggi), e perchè - come sempre - l'editore è stato molto attento a non rappresentare in maniera troppo diretta le manifestazioni della loro affettività (a differenza di quanto avviene per la rappresentazione dell'affettività eterosessuale, in questa e nelle altre sue collane). Per tutti i dettagli potete CLICCARE QUI.
4) LUKAS
Perchè in questa serie thriller horrorifica i gay non mancano, ma vengono dipinti esclusivamente in maniera stereotipata o negativa. A partire da Omar, che è l'unico personaggio gay ricorrente in una pubblicazione Bonelli da diversi anni a questa parte, per arrivare alla descrizione di un mondo gay caratterizzato da prostituti e maniaci omicidi... Per tutti i dettagli potete CLICCARE QUI, ma anche QUI e pure QUI.
5) JULIA
Siccome non ho il dono dell'onniveggenza (ma mi sto attrezzando), finora mi era sfuggito il numero 191 dell'unica serie Bonelli in corso con una titolare femminile... Anche perchè era uscito in agosto...
Quindi recupero ora, giusto in tempo per inserire anche la testata dedicata alla brava criminologa nel novero di quelle che, nel 2014, hanno dato una rappresentazione infelice del mondo LGBT. Tutto parte da un signore solo e distinto, che si beve un prosecco in quello che sembra un locale frequentato da soli uomini... Dove viene avvicinato da una coppia di ragazzi attirati dai suoi abiti costosi (e glielo dicono pure in faccia!)...
Il signore distinto viene trovato morto e le indagini portano all'arresto di uno dei due ragazzi, che durante l'interrogatorio rivela che "va con gli uomini per soldi"... Da notare che non dice mai di essere gay, e quando l'investigatore gli chiede se l'altro è il suo ragazzo lui svia la domanda... Preferendo raccontare di come il signore facoltoso se li fosse portati a casa e si fosse già preparato nel lettone, mentre i due - a quanto pare - volevano solo derubarlo senza farci davvero sesso... E, quando il malcapitato lo ha capito, la sua reazione ha fatto degenerare la situazione...
Ora: tutta la dinamica è presentata in maniera abbastanza inverosimile (nel senso che chi va abitualmente "con uomini per soldi" non si comporterebbe mai in questo modo, visto che avrebbe tutto da perdere e niente da guadagnare, e comunque un omosessuale benestante oggi può recuperare sesso a pagamento in mille modi più sicuri).
Oltretutto, a ben guardare, Julia è una serie ambientata negli USA, e neanche in qualche stato bigotto dell'entroterra, ma proprio in New Jersey (appena sotto New York), dove chi vuole cercare sesso a pagamento gay può ricorrere ad apposite agenzie o a siti dedicati, che offrono tutte le garanzie del caso... E dove, volendo, si possono anche prenotare i porn performer più quotati del momento, con tanto di tariffario e recensioni dei clienti precedenti...
Tant'è che ogni anno (dal 2006) a New York si tiene anche la cerimonia degli International
Escort Awards (per gli amici Hookies), dove vincono gli escort gay più
votati dal pubblico (e divisi per categorie)... A titolo puramente informativo qui sotto vi mostro il promo della cerimonia degli Hookies 2015, prevista per marzo...
Un modo un po' diverso di intendere la prostuzione maschile rispetto al numero 191 di Julia, vero? Eppure la location è grosso modo la stessa... E d'altra parte anche i locali gay di oggi a tutto assomigliano fuorchè a una mesta bisca clandestina in stile liberty, come quella presentata nella storia di cui stiamo parlando, soprattutto se hanno una clientela giovane...
Ovviamente, però, una rappresentazione verosimile del mondo gay americano non sarebbe in linea con il tipico fumetto Bonelli... Perchè evidentemente l'editore si rivolge a lettori che si aspettano ancora che gli omosessuali vivano come vivevano - al massimo - nei primi anni '80, o magari come i gay più attempati vivono ancora in certe zone della provincia italiana...
Quello che una volta veniva definito "lo squallido mondo gay", per intenderci...
E ovviamente anche i prostituti gay devono essere rappresentati come un rischio per l'incolumità dei loro clienti, perchè non sia mai che in un fumetto Bonelli si promuova il sesso gay, per giunta a pagamento... Comunque, al di là della poca verosimiglianza della situazione, in questa storia i due prostituti non solo uccidono - e non si capisce bene nemmeno il perchè - un potenziale cliente, ma dopo averlo soffocato fuggono via senza rubargli nulla, finendo però nella casa di una vecchia signora... Dove non possono resistere alla tentazione di rubare un adorabile pappagallo... Così oltre ad essere prostituti, ladri e assassini, in questo albo i gay fanno pure la figura dei perfetti idioti... Che oltretutto, rubando un pappagallo, danno modo di realizzare scambi di battute involontariamente (?) comici...
E questo era l'ultimo candidato di quest'anno...
Chi volete votare?
Trovate il sondaggio in cima a questo blog e potete votare entro il 9 maggio, quando anche in america si terrà la cerimonia conclusiva dei GLAAD AWARDS...
Solo che, vi ricordo, in Italia possiamo permetterci giusto i PREMI GLAD con una sola "A" (Gay e Lesbiche Ancora Denigrati).
Spargete la voce!
P.S. Potete votare solo se visualizzate questo sito in versione web, quindi non potete farlo se lo leggete in versione cellulare.
lunedì 9 febbraio 2015
venerdì 6 febbraio 2015
PUNTI DI VISTA...
Ciao a tutti, come va?
Per un curioso sincronismo in Italia iniziano ad essere trasmessi i primi episodi delle due stagioni di ARROW e FLASH che sono appena riprese negli USA, ovviamente con grande successo, dopo la pausa natalizia. Ad essere particolarmente soddisfatto del loro successo, a parte i fans, è il loro produttore Greg Berlanti... Anche perchè grazie ai buoni riscontri di queste due serie supereroistiche è in trattativa per realizzarne almeno altre due (e solo fra quelle ispirate all'universo DC Comics).
Ne parlo oggi perchè Greg Berlanti, che come vi ho detto in altre occasioni è gay dichiarato, ha voluto parlare della prospettiva gay nelle sue ultime produzioni televisive (e non solo quelle più recenti, visto che c'è lui dietro a serial di culto come Dawson's Creek e Brothers & Sisters). E lo ha fatto rilasciando una lunga serie di dichiarazioni alla rivista gay THE ADVOCATE.
A quanto pare, dopo aver inserito vari personaggi omosessuali ricorrenti in ARROW e FLASH sostiene che:
"Il passo successivo sarà quello di aggiungere un personaggio regolare, non più solo ricorrente, che sia apertamente gay nelle prossime stagioni di questi show, perché penso che sia importante e mi piacerebbe farlo il prossimo anno. Mi ricordo che quando c'erano storie con personaggi gay in serial come Dynasty io pensavo di avere qualcosa in comune con quei personaggi. Questo succedeva prima di internet, con tutta la visibilità che ha portato con sé. A quei tempi mi sentivo davvero solo e quando vedevo quei personaggi in tv sapevo di non esserlo"
"Ormai ci sono persone che sanno gestire questo tipo di personaggi meglio di me nei loro serial, e ne sono felice. In ogni caso io sono orgoglioso di fare la mia parte e mi piace continuare su questa strada. lo scenario è cambiato molto negli ultimi quindici anni, ma io sono emozionato all'idea di avere fatto parte di questa rivoluzione"
E riguardo al fatto che nelle sue produzioni c'è un consistente numero di attori gay dichiarati dice che:
"Onestamente il più delle volte non calcoliamo minimamente questo aspetto, perché cerchiamo davvero di trovare il miglior attore per il ruolo che abbiamo in mente, e se è gay o meno è secondario... Però mi piace quando lanciamo attori apertamente gay in ruoli che altri non gli darebbero mai, perché è bello ricordare a tutti quello che sono in grado di fare."
E Greg Berlanti sembra avere un occhio di riguardo anche per la parte femminile del suo staff, cosa un po' anomala nei serial di azione:
"Più della metà dei nostri sceneggiatori sono donne, ma io dico che possiamo ancora migliorare, magari con qualche regista donna in più. Nel nostro settore è molto facile fare le cose nello stesso identico modo in cui le fanno gli altri, perché ci si sente al sicuro, ma alla fine questo non rende le cose migliori. Per rendere le cose migliori è necessario impegnarsi per davvero e continuare ad evolversi, e i prodotti di intrattenimento migliorano proprio quando ci sono tanti tipi di persone coinvolte. Quindi è bello vedere la crescita e l'evoluzione che c'è stata negli ultimi quindici anni, ma ci sono ancora tante possibilità. Il nostro primo obbiettivo deve essere quello di raccontare grandi storie, e se pensi in questo modo ti si apre un mondo. E va tutto per il meglio"
Da notare che Greg Berlanti è un rampante quarantaduenne, che ha iniziato come sceneggiatore poco dopo la Laurea e che - nonostante qualche inevitabile incidente di percorso - ha dimostrato di saper fare bene il suo lavoro. Da diversi anni è felicemente accoppiato con il calciatore Robbie Rogers (qui sotto li vedete insieme al Presidente Obama) e continua a produrre e scrivere serial TV cercando anche (ma non solo) di dare voce alla comunità LGBT... Cosa che, a quanto pare, contribuisce al successo delle sue proposte.
Greg Berlanti è di chiare origini italiane (cosa che, stando alle sue dichiarazioni, è stato anche un problema quando gli è capitato di vivere in certi quartieri un po' snob), e questo dimostra che essere italiani - di per sè - non rappresena un ostacolo alla realizzazione di produzioni che rappresentano la comunità LGBT in maniera dignitosa.
So che può sembrare superfluo ribadirlo, ma quando si sentono interviste come la sua e poi si guarda alla realtà italiana, qualche dubbio potrebbe venire. In particolare considerando alcune produzioni cinematografiche, come il famigerato "Non c'è due senza te" con Belen Rodriguez... Che, dopo aver incassato un contributo Statale di ben 200.000 euro dalla Direzione Generale per il Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, si appresta ad invadere le sale riproponendo stereotipi e luoghi comuni in quantità... Assieme all'indispensabile momento di sbandamento eterosessuale, senza il quale in Italia non si possono produrre e distribuire film a tematica gay... E se non ci credete guardate il trailer qui sotto.
La cosa agghiacciante è che la Direzione Generale per il Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo di cui sopra concede fondi ai “progetti di nazionalità italiana che rispondano a requisiti di idoneità tecnica, qualità culturale o artistica e spettacolare sono riconosciuti di interesse culturale dalla Commissione per la Cinematografia”, e come si può leggere dalla delibera ufficiale (CLICCATE QUI PER LEGGERLA) questo film (che ha un costo di oltre due milioni di euro) inzialmente aveva richiesto un contributo di 400.000 euro! E come se tutto ciò non bastasse il regista Massimo Cappelli e Fabio Troiano (uno dei protagonisti), oltre a scrivere la sceneggiatura hanno pure scritto il romanzo ufficiale che debutta in libreria in concomitanza col film...
Sarà per questo motivo che al progetto è stato riconosciuto tutto questo grande interesse culturale???
Chissà...
Di buono c'è che ripensando a Greg Berlanti si ha la conferma che c'è anche un altro modo di intendere l'intrattenimento... E di rappresentare il mondo gay... Nonostante il patrimonio genetico italiano in comune.
Per fortuna.
E d'altra parte se i serial di Greg Berlanti hanno successo in tutto il mondo, mentre le produzioni italiane in stile "Non c'è due senza te" piacciono giusto alla peggio italietta, un motivo dovrà pur esserci.
Alla prossima.
Per un curioso sincronismo in Italia iniziano ad essere trasmessi i primi episodi delle due stagioni di ARROW e FLASH che sono appena riprese negli USA, ovviamente con grande successo, dopo la pausa natalizia. Ad essere particolarmente soddisfatto del loro successo, a parte i fans, è il loro produttore Greg Berlanti... Anche perchè grazie ai buoni riscontri di queste due serie supereroistiche è in trattativa per realizzarne almeno altre due (e solo fra quelle ispirate all'universo DC Comics).
Ne parlo oggi perchè Greg Berlanti, che come vi ho detto in altre occasioni è gay dichiarato, ha voluto parlare della prospettiva gay nelle sue ultime produzioni televisive (e non solo quelle più recenti, visto che c'è lui dietro a serial di culto come Dawson's Creek e Brothers & Sisters). E lo ha fatto rilasciando una lunga serie di dichiarazioni alla rivista gay THE ADVOCATE.
A quanto pare, dopo aver inserito vari personaggi omosessuali ricorrenti in ARROW e FLASH sostiene che:
"Il passo successivo sarà quello di aggiungere un personaggio regolare, non più solo ricorrente, che sia apertamente gay nelle prossime stagioni di questi show, perché penso che sia importante e mi piacerebbe farlo il prossimo anno. Mi ricordo che quando c'erano storie con personaggi gay in serial come Dynasty io pensavo di avere qualcosa in comune con quei personaggi. Questo succedeva prima di internet, con tutta la visibilità che ha portato con sé. A quei tempi mi sentivo davvero solo e quando vedevo quei personaggi in tv sapevo di non esserlo"
"Ormai ci sono persone che sanno gestire questo tipo di personaggi meglio di me nei loro serial, e ne sono felice. In ogni caso io sono orgoglioso di fare la mia parte e mi piace continuare su questa strada. lo scenario è cambiato molto negli ultimi quindici anni, ma io sono emozionato all'idea di avere fatto parte di questa rivoluzione"
E riguardo al fatto che nelle sue produzioni c'è un consistente numero di attori gay dichiarati dice che:
"Onestamente il più delle volte non calcoliamo minimamente questo aspetto, perché cerchiamo davvero di trovare il miglior attore per il ruolo che abbiamo in mente, e se è gay o meno è secondario... Però mi piace quando lanciamo attori apertamente gay in ruoli che altri non gli darebbero mai, perché è bello ricordare a tutti quello che sono in grado di fare."
E Greg Berlanti sembra avere un occhio di riguardo anche per la parte femminile del suo staff, cosa un po' anomala nei serial di azione:
"Più della metà dei nostri sceneggiatori sono donne, ma io dico che possiamo ancora migliorare, magari con qualche regista donna in più. Nel nostro settore è molto facile fare le cose nello stesso identico modo in cui le fanno gli altri, perché ci si sente al sicuro, ma alla fine questo non rende le cose migliori. Per rendere le cose migliori è necessario impegnarsi per davvero e continuare ad evolversi, e i prodotti di intrattenimento migliorano proprio quando ci sono tanti tipi di persone coinvolte. Quindi è bello vedere la crescita e l'evoluzione che c'è stata negli ultimi quindici anni, ma ci sono ancora tante possibilità. Il nostro primo obbiettivo deve essere quello di raccontare grandi storie, e se pensi in questo modo ti si apre un mondo. E va tutto per il meglio"
Da notare che Greg Berlanti è un rampante quarantaduenne, che ha iniziato come sceneggiatore poco dopo la Laurea e che - nonostante qualche inevitabile incidente di percorso - ha dimostrato di saper fare bene il suo lavoro. Da diversi anni è felicemente accoppiato con il calciatore Robbie Rogers (qui sotto li vedete insieme al Presidente Obama) e continua a produrre e scrivere serial TV cercando anche (ma non solo) di dare voce alla comunità LGBT... Cosa che, a quanto pare, contribuisce al successo delle sue proposte.
Greg Berlanti è di chiare origini italiane (cosa che, stando alle sue dichiarazioni, è stato anche un problema quando gli è capitato di vivere in certi quartieri un po' snob), e questo dimostra che essere italiani - di per sè - non rappresena un ostacolo alla realizzazione di produzioni che rappresentano la comunità LGBT in maniera dignitosa.
So che può sembrare superfluo ribadirlo, ma quando si sentono interviste come la sua e poi si guarda alla realtà italiana, qualche dubbio potrebbe venire. In particolare considerando alcune produzioni cinematografiche, come il famigerato "Non c'è due senza te" con Belen Rodriguez... Che, dopo aver incassato un contributo Statale di ben 200.000 euro dalla Direzione Generale per il Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, si appresta ad invadere le sale riproponendo stereotipi e luoghi comuni in quantità... Assieme all'indispensabile momento di sbandamento eterosessuale, senza il quale in Italia non si possono produrre e distribuire film a tematica gay... E se non ci credete guardate il trailer qui sotto.
La cosa agghiacciante è che la Direzione Generale per il Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo di cui sopra concede fondi ai “progetti di nazionalità italiana che rispondano a requisiti di idoneità tecnica, qualità culturale o artistica e spettacolare sono riconosciuti di interesse culturale dalla Commissione per la Cinematografia”, e come si può leggere dalla delibera ufficiale (CLICCATE QUI PER LEGGERLA) questo film (che ha un costo di oltre due milioni di euro) inzialmente aveva richiesto un contributo di 400.000 euro! E come se tutto ciò non bastasse il regista Massimo Cappelli e Fabio Troiano (uno dei protagonisti), oltre a scrivere la sceneggiatura hanno pure scritto il romanzo ufficiale che debutta in libreria in concomitanza col film...
Sarà per questo motivo che al progetto è stato riconosciuto tutto questo grande interesse culturale???
Chissà...
Di buono c'è che ripensando a Greg Berlanti si ha la conferma che c'è anche un altro modo di intendere l'intrattenimento... E di rappresentare il mondo gay... Nonostante il patrimonio genetico italiano in comune.
Per fortuna.
E d'altra parte se i serial di Greg Berlanti hanno successo in tutto il mondo, mentre le produzioni italiane in stile "Non c'è due senza te" piacciono giusto alla peggio italietta, un motivo dovrà pur esserci.
Alla prossima.
mercoledì 4 febbraio 2015
DISNEY CONTRO CHARLIE... O FORSE NO?
Ciao a tutti, come va?
Di solito preferisco non dedicare più di un post alla settimana alla situazione editoriale italiana, perchè ultimamente mi sembra di redigere una specie di bollettino di guerra... Dove le uniche vittime sono il buonsenso, il progresso e l'apertura mentale.
Tuttavia ci sono dei casi eccezionali che mi impongono di rivedere le mie scalette, come nel caso del post di oggi.
Quando ero piccolo il mercoledì era un giorno speciale, perchè usciva il nuovo numero di Topolino (quando andavo in vacanza al mare al massimo arrivava il giovedì, ma il senso non cambiava), e ogni volta c'erano sempre delle belle sorprese o delle belle storie che giustificavano l'attesa.
Il numero di Topolino che esce questo mercoledì, però, sembra voler confermare le peggiori teorie che ho esposto su questo blog riguardo alle infelici scelte editoriali del settimanale a fumetti più venduto d'Italia... Che purtroppo ha finito per riflettere alcuni dei peggiori limiti dell'Italia di oggi.
Tutto è cominciato con l'attentato nella redazione di Charlie Hebdo qualche settimana fa. A seguito di quei tragici eventi la direttrice Valentina De Poli (che vedete nella foto sotto) aveva promosso una giornata di "silenzio" sulla pagina facebook del settimanale...
A cui era seguita una pagina completamente vuota, al posto del suo editoriale, sul numero di Topolino della settimana successiva ai tragici fatti di Parigi...
Dopodichè, da circa una settimana, aveva iniziato a circolare in anteprima una copertina speciale per il numero 3089, previsto per il 4 febbraio 2015, che celebrava la solidarietà alla libertà di stampa attraverso una matita alzata... In questo caso da parte di Topolino e Paperino, circondati da un folto gruppo di cittadini del mondo in versione disneyzzata...
Come è facile intuire questa copertina aveva destato una reazione entusiastica da parte di tutti quelli che da Topolino si aspettavano una presa di posizione... E devo ammettere che la cosa aveva stupito molto anche me, anche perchè mi sembrava una scelta decisamente audace per il Topolino che avevo analizzato nei miei ultimi post... Un Topolino che evidentemente aveva dei seri problemi a rapportarsi con la realtà e con gli stimoli del mondo che ci circonda. Certo non bisogna giudicare un libro (o un fumetto) dalla copertina, ma questo segnale di apertura (e di sfida al clima culturale del nostro paese) avrebbe fatto ben sperare per il futuro...
Poi, il primo febbraio, è comparso sul quotidiano IL SOLE24ORE un articolo a firma di un certo Pietrangelo Buttafuoco, "già militante di destra e di estrema destra" come riportato anche dal sito FUMETTOLOGICA (cliccate qui), di cui potete leggere la scansione qui sotto...
In parole povere sostiene che Topolino sbaglia a schierarsi con Charlie Hebdo, perchè indirettamente sosterrebbe una libertà di parola incondizionata, e comunque il bello di Topolino è che non è "sporcato" dalle brutture della realtà e del buonismo più banale... E citando Charlie Hebdo perderebbe la sua tradizionale "innocenza" e i suoi valori.
Particolarmente interessante è la parte in cui, per sostenere la sua tesi, oltre a dire che la folla di bambini multietnici rappresenta uno "spurgo", dice che:
"Manca poco e, assecondando la tirannia del pensiero unico a vocazione pedagogica, arriveranno le copertine arcobaleno affinché le sensibilità Lgbt possano radicarsi al resto dei dispotismi psicologici reclutando giovani pionieri tra i piccini."
Non so se avete notato la raffinatezza con cui questo soggetto agita lo spauracchio della promozione dell'omosessualità, come conseguenza diretta di una maggiore apertura di Topolino nei confronti dei temi di attualità e dei fatti di cronaca... Tra l'altro, da presidente di una piccola associazione lgbt di provincia che deve vedersela quotidianamente con giornalisti conservatori e Sentinelle varie, non ho potuto fare a meno di ritrovare il loro classico stile, con cui cercano di ribaltare completamente la realtà, inserendo citazioni e paroloni a caso, per fare la figura di quelli che hanno argomentazioni solide (che in realtà non hanno) e che hanno alle spalle una preparazione che noi altri miseri mortali sprovveduti non ci possiamo nemmeno sognare. Ora: io che ho gli anticorpi per questo genere di cose me ne accorgo, ma posso capire che non per tutti sia così... E che qualcuno possa essere messo in crisi da articoli di questo genere, soprattutto se vengono pubblicati su un quotidiano nazionale.
Fatto sta che questo articolo è stato pubblicato il primo febbraio e il 2 febbraio, in tarda serata, la Disney Panini ha inviato un comunicato stampa in cui diceva:
"La copertina del settimanale Topolino, circolata in questi giorni in Rete sui principali siti di informazione e attribuita all’uscita n.3089 del 4 febbraio 2015, non corrisponde all’immagine definitiva selezionata tra una serie di creatività preparata all’uopo di cui l’immagine divulgata faceva parte. Il numero in oggetto, infatti, si presenterà nelle edicole con una creatività differente (che potete trovare in allegato). La scelta di non pubblicare la creatività erroneamente circolarizzata è stata determinata dalle modalità di utilizzo dei personaggi del settimanale."
Quindi la copertina in omaggio a Charlie Hebdo non si farà più.
Allora: la prima cosa che si nota è che questo comunicato stampa, più che da un ufficio stampa, sembra provenire da un ufficio legale. Questo, infatti, è il tipico italiano che usano gli avvocati quando mandano comunicati che devono essere messi agli atti, perchè potrebbero essere utilizzati in qualche Tribunale... Quindi deve essere successo qualcosa di davvero grosso.
La seconda cosa è che evidentemente la copertina definitiva in allegato NON è mai stata scelta "tra una serie", e non bisogna essere un genio per provarlo. Infatti la copertina con cui uscirà Topolino 3089 raffigura Pippo reporter e la vedete qui sotto...
E guardacaso è lo stesso disegno che comparirà su uno speciale di prossima uscita che raccoglie proprio le storie di Pippo reporter...
Quindi è EVIDENTE che hanno dovuto sostituire la copertina del numero 3089 all'ultimo momento, e che non c'erano altre copertine fra cui scegliere, tant'è che sono stati costretti a prendere il primo disegno che avevano a portata di mano, con lo sfondo completamente bianco.
Oltretutto pare che gli abbonati a Topolino versione digitale avessero già iniziato a scaricare la loro copia con la copertina in versione Charlie Hebdo... Mentre dal 2 febbraio in poi hanno trovato copie digitali con la copertina di Pippo reporter...
Il che ci porta ad una terza considerazione... E cioè che alla Disney Panini potrebbero davvero avere cambiato la copertina due giorni prima che il numero di Topolino andasse in distribuzione, con conseguenti disagi in tipografia (anche perchè presumo che Topolino richieda qualche giorno solo per essere stampato, visto che comunque parliamo di diverse centinaia di migliaia di albi). Quindi, se le cose stessero così, non è da escludere che il numero di Topolino con la copertina dedicata a Charlie Hebdo avesse già iniziato ad essere stampato...
E anche questo farebbe pensare che le anteprime di quella copertina non fossero state spedite ovunque per errore, ma che semmai sia successo qualcosa che ha fatto prendere alla redazione di Topolino una decisione (e una figuraccia) senza precedenti...
La domanda quindi è: cosa è successo di cosi ENORME?
Allora: sicuramente l'articolo di Pietrangelo Buttafuoco (che vedete nella foto sotto) non è passato inosservato, e il fatto che sia comparso su un quotidiano economico sicuramente gli ha dato una sfumatura molto particolare...
Tuttavia mi sembra evidente che chi di dovere non vuole fare davvero chiarezza su quello che è successo, perchè parlare di "modalità di utilizzo dei personaggi del settimanale" vuol dire tutto e niente... Quindi si possono solo fare le seguenti ipotesi:
1) La Panini ha posto il veto.
Ipotesi che scarterei subito, anche solo per il fatto che il direttore M.M. Lupoi su facebook sta mettendo "mi piace" su tutti i commenti dispiaciuti per il cambio di copertina, e comunque da quando la Disney Italia è stata accorpata alla Panini le è sempre stata garantita la massima autonomia creativa.
2) La Disney americana ha posto il veto.
Ipotesi che sta in piedi relativamente, anche se è quella che va per la maggiore nei siti e nei blog italiani. Dico "relativamente" perchè se si fosse trattato di un problema di immagine legato a Topolino e Paperino sarebbe bastato fare una copertina senza personaggi sotto copyright (solo con i personaggi disneyzzati, per intenderci). Sicuramente la Disney americana non vuole che su Topolino si parli di politica e religione, ma - anche ammesso che una copertina che celebra la libertà di stampa rientri in questa casistica - mi sembra improbabile che abbia posto il veto con così pochi giorni di anticipo.
Poniamo che le copertine italiane debbano passare al vaglio americano: se questo è un sistema rodato sicuramente i tempi per ottenere una risposta sono più ragionevoli, e la Disney Panini - dopo tanti anni - non può essere stata presa alla sprovvista in questo modo. Anzi: se questa storia dell'approvazione è vera, siccome non penso che nella redazione di Topolino siano degli sprovveduti (al punto di diffondere in anteprima copertine che non sono già state approvate), mi viene da pensare che la copertina dedicata a Charlie Hebdo sia stata prevista a distanza di un mese dall'attentato proprio perchè prima si voleva ottenere il benestare di mamma Disney, anche in considerazione della delicatezza del tema rappresentato. Lo stesso permesso che la Disney aveva già dato al disegno con Pippo reporter, evidentemente... E questo potrebbe spiegare perchè è stato utilizzato quel disegno anzichè un altro realizzato in questi giorni: perchè non c'era il tempo materiale per ottenere dalla Disney l'approvazione per una nuova copertina.
In ogni caso LE JOURNAL DE MICKEY (che è la versione francese di Topolino) ha potuto dedicare a Charlie Hebdo e alla libertà di espressione una pagina dove prende una posizione molto netta, che potete leggere qui sotto e in cui compare anche Topolino come testimonial (e guardacaso con in mano una matita), quindi non vedo perchè la Disney americana avrebbe dovuto farsi dei problemi al riguardo solo in Italia...
Anzi: "Mickey" invita addirittura i lettori a inviargli i disegni che vogliono dedicare a quanto è avvenuto...
Quindi mi spiace, ma l'ipotesi che la Disney americana abbia posto il veto mi sembra una giustificazione semplicistica e posticcia che serve a coprire qualcos'altro... Il che ci porta alle ipotesi 3 e 4...
3) I grandi capi hanno posto il veto.
IL SOLE24ORE è un quotidiano economico, e sicuramente è seguito anche dai responsabili della holding ID4 S.p.A., o della FINELDO S.p.A. (che gestisce la ID4), che sono gli attuali proprietari della Disney Panini... Forse qualcuno di loro si è spaventato per quello che ha scritto Pietrangelo Buttafuoco, e ha fatto pressione per cambiare le cose? Dopotutto la Panini (Disney Panini compresa) è in vendita da diverso tempo, e forse ha pensato che quella copertina avrebbe indisposto eventuali acquirenti... Pensando anche che potesse avere conseguenze sgradevoli di più ampia portata...
E non solo per via del clima che avviluppa l'Italia...
In effetti c'è un altro dettaglio che i siti e i blog di fumetti non hanno calcolato: la FINELDO S.p.A. fa capo alle industrie Merloni, e le industrie Merloni hanno ottimi rapporti con i paesi arabi, con tanto di sede di rappresentanza in ARABIA SAUDITA (il loro referente in loco si chiama Omar Al Hedaif, e se non ci credete potete CLICCARE QUI), senza contare che Merloni è un marchio ben presente anche in Iran fin dal 1973 e in Egitto dal 1986... Per non parlare degli affari che porta avanti in Cina e in Russia, nazioni ben note per un concetto molto relativo di libertà di stampa (per un elenco dei paesi in cui opera la Merloni potete CLICCARE QUI)... E al giorno d'oggi in queste nazioni non ci vuole davvero nulla a scoprire che Topolino - e indirettamente la galassia delle imprese legate alla Merloni - ha scelto di schierarsi con Charlie Hebdo... Quindi non è da escludere che per salvaguardare il buon nome dell'azienda (ed evitare eventuali complicazioni e rappresaglie) con i partner musulmani e con quelli contrari alla libertà di stampa, i signori della FINELDO abbiano alzato la cornetta per suggerire garbatamente un cambio di copertina a Topolino... Giusto con quei due giorni di anticipo...
A margine c'è da notare che LE JOURNAL DE MICKEY in Francia NON è pubblicato da una sussidiaria della Panini, ma dalla Disney Hachette Presse, che fa capo alla Lagardère Active SAS, che in Francia si occupa SOLO di media e comunicazione, e quindi non deve rispondere delle sue scelte alla Cina, alla Russia e ai paesi del Medio Oriente...
4) La Disney Panini si è autocensurata dopo aver letto l'articolo di Pietrangelo Buttafuoco.
Non dimentichiamo che Topolino vende sempre meno (e senza il salvagente rappresentato dai gadget sarebbe anche peggio), e forse ha riflettuto sul fatto che - a seguito di quell'articolo - una copertina del genere le avrebbe fatto una cattiva pubblicità presso il pubblico italiano più conservatore... In particolare per quell'associazione di idee fra "libertà di pensiero", "attualità" e "sensibilità LGBT". Quindi dopo la convocazione urgentissima di una riunione lampo in redazione, con le facce pallide e le pupille contratte, potrebbero avere deciso di riciclare un disegno di Pippo reporter piuttosto che rischiare eventuali danni di immagine in un periodo in cui ogni lettore e prezioso...
Le ultime due ipotesi, quindi, sembrano quelle più credibili, e non escluderei che si siano verificate entrambe contemporaneamente...
Quel che è certo è che in Italia Topolino non è libero di pubblicare una copertina che celebra la libertà di stampa, e questo è molto indicativo della situazione italiana... Anche perchè in Italia non ci sono alternative a Topolino per quel che riguarda i fumetti umoristici, e nonostante questo Topolino deve rispondere a tutta una serie di ordini dall'altro e di veti incrociati che gli impediscono di esprimersi liberamente...
Se in Francia, per assurdo, LE JOURNAL DE MICKEY avesse scelto di starsene zitto, ci sarebbe comunque stato il settimanale SPIROU a dedicare un intero speciale (di ben 150 pagine) all'argomento... E a confermare che anche il mondo del fumetto francese considera la libertà di espressione un diritto sacrosanto...
In Italia, invece, come Topolino c'è solo Topolino, e Topolino non può prendere posizione perchè evidentemente a qualcuno non va bene. Soprattutto se in qualche modo corre il rischio di essere associato a cose come la "sensibilità LGBT"... Quindi direi che tutte le mie ipotesi sul fatto che Topolino, così come buona parte del fumetto italiano, è succube (o addirittura ostaggio) dei poteri forti di questo paese hanno trovato un'ulteriore conferma... In un modo alquanto squallido, aggiungerei.
E d'altra parte in tutto quello che è successo c'è una certa coerenza: che senso avrebbe un fumetto con una copertina che celebra la libertà di stampa in una nazione dove la libertà di stampa non è garantita? Una nazione dove il termine "sensibilità LGBT" fa lo stesso effetto di una pistola puntata alla tempia?
Penso che ci sia poco da aggiungere.
Anzi no, una cosa da aggiungere ci sarebbe: una volta in Italia c'erano dozzine di editori di fumetti che inondavano le edicole con numerosissime pubblicazioni, e - per la legge dei grandi numeri - fra di loro c'era sempre qualcuno che - più o meno consapevolmente - combatteva per la libertà di espressione... Anche quando c'erano di mezzo processi, sequestri, querele e rischi di vario genere...
E tutto questo avveniva sotto gli occhi di tutti, e non nel tranquillo ghetto rappresentato dalle fumetterie o in qualche recondito scaffale delle librerie di varia...
Come è possibile che adesso siamo caduti così in basso?
Non sarebbe ora di reagire e di ridare al fumetto italiano un minimo di dignità?
Alla prossima.
Di solito preferisco non dedicare più di un post alla settimana alla situazione editoriale italiana, perchè ultimamente mi sembra di redigere una specie di bollettino di guerra... Dove le uniche vittime sono il buonsenso, il progresso e l'apertura mentale.
Tuttavia ci sono dei casi eccezionali che mi impongono di rivedere le mie scalette, come nel caso del post di oggi.
Quando ero piccolo il mercoledì era un giorno speciale, perchè usciva il nuovo numero di Topolino (quando andavo in vacanza al mare al massimo arrivava il giovedì, ma il senso non cambiava), e ogni volta c'erano sempre delle belle sorprese o delle belle storie che giustificavano l'attesa.
Il numero di Topolino che esce questo mercoledì, però, sembra voler confermare le peggiori teorie che ho esposto su questo blog riguardo alle infelici scelte editoriali del settimanale a fumetti più venduto d'Italia... Che purtroppo ha finito per riflettere alcuni dei peggiori limiti dell'Italia di oggi.
Tutto è cominciato con l'attentato nella redazione di Charlie Hebdo qualche settimana fa. A seguito di quei tragici eventi la direttrice Valentina De Poli (che vedete nella foto sotto) aveva promosso una giornata di "silenzio" sulla pagina facebook del settimanale...
A cui era seguita una pagina completamente vuota, al posto del suo editoriale, sul numero di Topolino della settimana successiva ai tragici fatti di Parigi...
Dopodichè, da circa una settimana, aveva iniziato a circolare in anteprima una copertina speciale per il numero 3089, previsto per il 4 febbraio 2015, che celebrava la solidarietà alla libertà di stampa attraverso una matita alzata... In questo caso da parte di Topolino e Paperino, circondati da un folto gruppo di cittadini del mondo in versione disneyzzata...
Come è facile intuire questa copertina aveva destato una reazione entusiastica da parte di tutti quelli che da Topolino si aspettavano una presa di posizione... E devo ammettere che la cosa aveva stupito molto anche me, anche perchè mi sembrava una scelta decisamente audace per il Topolino che avevo analizzato nei miei ultimi post... Un Topolino che evidentemente aveva dei seri problemi a rapportarsi con la realtà e con gli stimoli del mondo che ci circonda. Certo non bisogna giudicare un libro (o un fumetto) dalla copertina, ma questo segnale di apertura (e di sfida al clima culturale del nostro paese) avrebbe fatto ben sperare per il futuro...
Poi, il primo febbraio, è comparso sul quotidiano IL SOLE24ORE un articolo a firma di un certo Pietrangelo Buttafuoco, "già militante di destra e di estrema destra" come riportato anche dal sito FUMETTOLOGICA (cliccate qui), di cui potete leggere la scansione qui sotto...
In parole povere sostiene che Topolino sbaglia a schierarsi con Charlie Hebdo, perchè indirettamente sosterrebbe una libertà di parola incondizionata, e comunque il bello di Topolino è che non è "sporcato" dalle brutture della realtà e del buonismo più banale... E citando Charlie Hebdo perderebbe la sua tradizionale "innocenza" e i suoi valori.
Particolarmente interessante è la parte in cui, per sostenere la sua tesi, oltre a dire che la folla di bambini multietnici rappresenta uno "spurgo", dice che:
"Manca poco e, assecondando la tirannia del pensiero unico a vocazione pedagogica, arriveranno le copertine arcobaleno affinché le sensibilità Lgbt possano radicarsi al resto dei dispotismi psicologici reclutando giovani pionieri tra i piccini."
Non so se avete notato la raffinatezza con cui questo soggetto agita lo spauracchio della promozione dell'omosessualità, come conseguenza diretta di una maggiore apertura di Topolino nei confronti dei temi di attualità e dei fatti di cronaca... Tra l'altro, da presidente di una piccola associazione lgbt di provincia che deve vedersela quotidianamente con giornalisti conservatori e Sentinelle varie, non ho potuto fare a meno di ritrovare il loro classico stile, con cui cercano di ribaltare completamente la realtà, inserendo citazioni e paroloni a caso, per fare la figura di quelli che hanno argomentazioni solide (che in realtà non hanno) e che hanno alle spalle una preparazione che noi altri miseri mortali sprovveduti non ci possiamo nemmeno sognare. Ora: io che ho gli anticorpi per questo genere di cose me ne accorgo, ma posso capire che non per tutti sia così... E che qualcuno possa essere messo in crisi da articoli di questo genere, soprattutto se vengono pubblicati su un quotidiano nazionale.
Fatto sta che questo articolo è stato pubblicato il primo febbraio e il 2 febbraio, in tarda serata, la Disney Panini ha inviato un comunicato stampa in cui diceva:
"La copertina del settimanale Topolino, circolata in questi giorni in Rete sui principali siti di informazione e attribuita all’uscita n.3089 del 4 febbraio 2015, non corrisponde all’immagine definitiva selezionata tra una serie di creatività preparata all’uopo di cui l’immagine divulgata faceva parte. Il numero in oggetto, infatti, si presenterà nelle edicole con una creatività differente (che potete trovare in allegato). La scelta di non pubblicare la creatività erroneamente circolarizzata è stata determinata dalle modalità di utilizzo dei personaggi del settimanale."
Quindi la copertina in omaggio a Charlie Hebdo non si farà più.
Allora: la prima cosa che si nota è che questo comunicato stampa, più che da un ufficio stampa, sembra provenire da un ufficio legale. Questo, infatti, è il tipico italiano che usano gli avvocati quando mandano comunicati che devono essere messi agli atti, perchè potrebbero essere utilizzati in qualche Tribunale... Quindi deve essere successo qualcosa di davvero grosso.
La seconda cosa è che evidentemente la copertina definitiva in allegato NON è mai stata scelta "tra una serie", e non bisogna essere un genio per provarlo. Infatti la copertina con cui uscirà Topolino 3089 raffigura Pippo reporter e la vedete qui sotto...
E guardacaso è lo stesso disegno che comparirà su uno speciale di prossima uscita che raccoglie proprio le storie di Pippo reporter...
Quindi è EVIDENTE che hanno dovuto sostituire la copertina del numero 3089 all'ultimo momento, e che non c'erano altre copertine fra cui scegliere, tant'è che sono stati costretti a prendere il primo disegno che avevano a portata di mano, con lo sfondo completamente bianco.
Oltretutto pare che gli abbonati a Topolino versione digitale avessero già iniziato a scaricare la loro copia con la copertina in versione Charlie Hebdo... Mentre dal 2 febbraio in poi hanno trovato copie digitali con la copertina di Pippo reporter...
Il che ci porta ad una terza considerazione... E cioè che alla Disney Panini potrebbero davvero avere cambiato la copertina due giorni prima che il numero di Topolino andasse in distribuzione, con conseguenti disagi in tipografia (anche perchè presumo che Topolino richieda qualche giorno solo per essere stampato, visto che comunque parliamo di diverse centinaia di migliaia di albi). Quindi, se le cose stessero così, non è da escludere che il numero di Topolino con la copertina dedicata a Charlie Hebdo avesse già iniziato ad essere stampato...
E anche questo farebbe pensare che le anteprime di quella copertina non fossero state spedite ovunque per errore, ma che semmai sia successo qualcosa che ha fatto prendere alla redazione di Topolino una decisione (e una figuraccia) senza precedenti...
La domanda quindi è: cosa è successo di cosi ENORME?
Allora: sicuramente l'articolo di Pietrangelo Buttafuoco (che vedete nella foto sotto) non è passato inosservato, e il fatto che sia comparso su un quotidiano economico sicuramente gli ha dato una sfumatura molto particolare...
Tuttavia mi sembra evidente che chi di dovere non vuole fare davvero chiarezza su quello che è successo, perchè parlare di "modalità di utilizzo dei personaggi del settimanale" vuol dire tutto e niente... Quindi si possono solo fare le seguenti ipotesi:
1) La Panini ha posto il veto.
Ipotesi che scarterei subito, anche solo per il fatto che il direttore M.M. Lupoi su facebook sta mettendo "mi piace" su tutti i commenti dispiaciuti per il cambio di copertina, e comunque da quando la Disney Italia è stata accorpata alla Panini le è sempre stata garantita la massima autonomia creativa.
2) La Disney americana ha posto il veto.
Ipotesi che sta in piedi relativamente, anche se è quella che va per la maggiore nei siti e nei blog italiani. Dico "relativamente" perchè se si fosse trattato di un problema di immagine legato a Topolino e Paperino sarebbe bastato fare una copertina senza personaggi sotto copyright (solo con i personaggi disneyzzati, per intenderci). Sicuramente la Disney americana non vuole che su Topolino si parli di politica e religione, ma - anche ammesso che una copertina che celebra la libertà di stampa rientri in questa casistica - mi sembra improbabile che abbia posto il veto con così pochi giorni di anticipo.
Poniamo che le copertine italiane debbano passare al vaglio americano: se questo è un sistema rodato sicuramente i tempi per ottenere una risposta sono più ragionevoli, e la Disney Panini - dopo tanti anni - non può essere stata presa alla sprovvista in questo modo. Anzi: se questa storia dell'approvazione è vera, siccome non penso che nella redazione di Topolino siano degli sprovveduti (al punto di diffondere in anteprima copertine che non sono già state approvate), mi viene da pensare che la copertina dedicata a Charlie Hebdo sia stata prevista a distanza di un mese dall'attentato proprio perchè prima si voleva ottenere il benestare di mamma Disney, anche in considerazione della delicatezza del tema rappresentato. Lo stesso permesso che la Disney aveva già dato al disegno con Pippo reporter, evidentemente... E questo potrebbe spiegare perchè è stato utilizzato quel disegno anzichè un altro realizzato in questi giorni: perchè non c'era il tempo materiale per ottenere dalla Disney l'approvazione per una nuova copertina.
In ogni caso LE JOURNAL DE MICKEY (che è la versione francese di Topolino) ha potuto dedicare a Charlie Hebdo e alla libertà di espressione una pagina dove prende una posizione molto netta, che potete leggere qui sotto e in cui compare anche Topolino come testimonial (e guardacaso con in mano una matita), quindi non vedo perchè la Disney americana avrebbe dovuto farsi dei problemi al riguardo solo in Italia...
Anzi: "Mickey" invita addirittura i lettori a inviargli i disegni che vogliono dedicare a quanto è avvenuto...
Quindi mi spiace, ma l'ipotesi che la Disney americana abbia posto il veto mi sembra una giustificazione semplicistica e posticcia che serve a coprire qualcos'altro... Il che ci porta alle ipotesi 3 e 4...
3) I grandi capi hanno posto il veto.
IL SOLE24ORE è un quotidiano economico, e sicuramente è seguito anche dai responsabili della holding ID4 S.p.A., o della FINELDO S.p.A. (che gestisce la ID4), che sono gli attuali proprietari della Disney Panini... Forse qualcuno di loro si è spaventato per quello che ha scritto Pietrangelo Buttafuoco, e ha fatto pressione per cambiare le cose? Dopotutto la Panini (Disney Panini compresa) è in vendita da diverso tempo, e forse ha pensato che quella copertina avrebbe indisposto eventuali acquirenti... Pensando anche che potesse avere conseguenze sgradevoli di più ampia portata...
E non solo per via del clima che avviluppa l'Italia...
In effetti c'è un altro dettaglio che i siti e i blog di fumetti non hanno calcolato: la FINELDO S.p.A. fa capo alle industrie Merloni, e le industrie Merloni hanno ottimi rapporti con i paesi arabi, con tanto di sede di rappresentanza in ARABIA SAUDITA (il loro referente in loco si chiama Omar Al Hedaif, e se non ci credete potete CLICCARE QUI), senza contare che Merloni è un marchio ben presente anche in Iran fin dal 1973 e in Egitto dal 1986... Per non parlare degli affari che porta avanti in Cina e in Russia, nazioni ben note per un concetto molto relativo di libertà di stampa (per un elenco dei paesi in cui opera la Merloni potete CLICCARE QUI)... E al giorno d'oggi in queste nazioni non ci vuole davvero nulla a scoprire che Topolino - e indirettamente la galassia delle imprese legate alla Merloni - ha scelto di schierarsi con Charlie Hebdo... Quindi non è da escludere che per salvaguardare il buon nome dell'azienda (ed evitare eventuali complicazioni e rappresaglie) con i partner musulmani e con quelli contrari alla libertà di stampa, i signori della FINELDO abbiano alzato la cornetta per suggerire garbatamente un cambio di copertina a Topolino... Giusto con quei due giorni di anticipo...
A margine c'è da notare che LE JOURNAL DE MICKEY in Francia NON è pubblicato da una sussidiaria della Panini, ma dalla Disney Hachette Presse, che fa capo alla Lagardère Active SAS, che in Francia si occupa SOLO di media e comunicazione, e quindi non deve rispondere delle sue scelte alla Cina, alla Russia e ai paesi del Medio Oriente...
4) La Disney Panini si è autocensurata dopo aver letto l'articolo di Pietrangelo Buttafuoco.
Non dimentichiamo che Topolino vende sempre meno (e senza il salvagente rappresentato dai gadget sarebbe anche peggio), e forse ha riflettuto sul fatto che - a seguito di quell'articolo - una copertina del genere le avrebbe fatto una cattiva pubblicità presso il pubblico italiano più conservatore... In particolare per quell'associazione di idee fra "libertà di pensiero", "attualità" e "sensibilità LGBT". Quindi dopo la convocazione urgentissima di una riunione lampo in redazione, con le facce pallide e le pupille contratte, potrebbero avere deciso di riciclare un disegno di Pippo reporter piuttosto che rischiare eventuali danni di immagine in un periodo in cui ogni lettore e prezioso...
Le ultime due ipotesi, quindi, sembrano quelle più credibili, e non escluderei che si siano verificate entrambe contemporaneamente...
Quel che è certo è che in Italia Topolino non è libero di pubblicare una copertina che celebra la libertà di stampa, e questo è molto indicativo della situazione italiana... Anche perchè in Italia non ci sono alternative a Topolino per quel che riguarda i fumetti umoristici, e nonostante questo Topolino deve rispondere a tutta una serie di ordini dall'altro e di veti incrociati che gli impediscono di esprimersi liberamente...
Se in Francia, per assurdo, LE JOURNAL DE MICKEY avesse scelto di starsene zitto, ci sarebbe comunque stato il settimanale SPIROU a dedicare un intero speciale (di ben 150 pagine) all'argomento... E a confermare che anche il mondo del fumetto francese considera la libertà di espressione un diritto sacrosanto...
In Italia, invece, come Topolino c'è solo Topolino, e Topolino non può prendere posizione perchè evidentemente a qualcuno non va bene. Soprattutto se in qualche modo corre il rischio di essere associato a cose come la "sensibilità LGBT"... Quindi direi che tutte le mie ipotesi sul fatto che Topolino, così come buona parte del fumetto italiano, è succube (o addirittura ostaggio) dei poteri forti di questo paese hanno trovato un'ulteriore conferma... In un modo alquanto squallido, aggiungerei.
E d'altra parte in tutto quello che è successo c'è una certa coerenza: che senso avrebbe un fumetto con una copertina che celebra la libertà di stampa in una nazione dove la libertà di stampa non è garantita? Una nazione dove il termine "sensibilità LGBT" fa lo stesso effetto di una pistola puntata alla tempia?
Penso che ci sia poco da aggiungere.
Anzi no, una cosa da aggiungere ci sarebbe: una volta in Italia c'erano dozzine di editori di fumetti che inondavano le edicole con numerosissime pubblicazioni, e - per la legge dei grandi numeri - fra di loro c'era sempre qualcuno che - più o meno consapevolmente - combatteva per la libertà di espressione... Anche quando c'erano di mezzo processi, sequestri, querele e rischi di vario genere...
E tutto questo avveniva sotto gli occhi di tutti, e non nel tranquillo ghetto rappresentato dalle fumetterie o in qualche recondito scaffale delle librerie di varia...
Come è possibile che adesso siamo caduti così in basso?
Non sarebbe ora di reagire e di ridare al fumetto italiano un minimo di dignità?
Alla prossima.
lunedì 2 febbraio 2015
LA SCARPA DELLA VERITÀ...
Ciao a tutti, come va?
Quando sono andato a Lucca Comics & Games 2014 avevo sfogliato lo Speciale John Ghost che veniva dato a quanti compravano l'edizione speciale di altri tre albi Bonelli. La spesa mi sembrava eccessiva e non sono entrato in possesso di quel famoso Speciale, anche se sfogliandolo mi era proprio parso di capire che il famoso uomo raffigurato a letto con John Ghost, che avrebbe dovuto qualificarlo come bisessuale, non era poi tanto uomo... Anche se la famosa tavola "bisex" circolata in anteprima (e che vedete qui sotto) non aveva mancato di accendere tutta una discussione attorno alla nuova nemesi di Dilan Dog (alla quale avevo contribuito anche io con un post che trovate CLICCANDO QUI)...
Inizialmente avevo riportato le mie perplessità nel mio reportage da Lucca, ma - siccome qualcuno mi aveva fatto notare che lo sceneggiatore Roberto Recchioni aveva confermato su facebook che il personaggio moro nel lettone era un uomo - ho preferito cancellare le mie osservazioni, riservandomi di approfondire l'argomento dopo aver visionato i numeri di Dylan Dog in cui compariva questo famoso John Ghost... Tipo DYLAN DOG 341, che alla fine di gennaio ha segnato il debutto di questo attesissimo personaggio...
Andiamo con ordine.
La prima cosa che ho pensato leggendo questo albo è stata: "Per fortuna che a Lucca mi sono trattenuto!", nel senso che - da quel che ho visto - lo Speciale John Ghost proponeva giusto delle tavole che poi sarebbero comparse nella serie regolare... E infatti la seconda cosa che ho pensato è stata: "Chissà come ci saranno rimasti male quelli che hanno speso quasi venti euro per tre albi speciali solo per avere lo Speciale John Ghost!", visto che a suo tempo era stato presentato come una chicca da collezione...
Tuttavia questo è stato il meno.
Una volta iniziata la lettura di DYLAN DOG 341 la prima pagina è proprio quella con la famigerata tavola del lettone a tre piazze, dove però non ho potuto fare a meno di notare un certo dettaglio... Infatti nella versione stampata sul numero 341 è misteriosamente scomparsa una scarpa femminile presente nella tavola diffusa in anteprima...
Come mai?
Nel post che avevo scritto a suo tempo avevo segnalato che questa terza scarpa femminile, peraltro dal lato del presunto uomo, era di troppo... Oppure segnalava che il personaggio di spalle NON era un uomo... O che, se era un uomo, era un uomo che camminava sui tacchi (e quindi un uomo che non connotava granchè la bisessualità di John Ghost). Forse deve averlo notato qualcuno anche in Bonelli, e deve essere partita la richiesta di cancellare la scarpa per rendere la situazione più ambigua (ma non troppo).
E questo, effettivamente, porterebbe a pensare che in Bonelli si volesse far passare per buona la bisessualità di John Ghost... Se non fosse che, nelle pagine successive, ci sono proprio le vignette che avevo notato nello Speciale John Ghost a Lucca e che mi avevano fatto sorgere numerosi dubbi...
Infatti mentre John Ghost parla alla ragazza bionda (per dare il via ad un piano fra il diabolico e il demenziale), l'inquadratura sul personaggio moro che dovrebbe essere maschile è studiata in modo tale da occultare le zone anatomiche che potrebbero togliere il dubbio, anche se - guardando meglio il taglio dei suoi capelli - sembra davvero femminile...
Prima di andarsene John Ghost dice alla ragazza che è inqualificabilmente grassa (fa parte del suo piano diabolico, a quanto pare...) e così poco dopo lei sbrocca iniziando a distruggere le stanza, risvegliando dal torpore il personaggio misterioso... Che nonostante la sua presunta virilità si copre con una coperta in maniera molto femminile...
E mantiene la stessa pudica coperta anche quando cerca di consolare la ragazza (con la quale, peraltro, si presume che abbia già fatto le peggio cose, e quindi tutto questo pudore risulta alquanto superfluo), mentre si possono intravedere anche le sue lunghe ciglia, le labbra carnose e un orecchino molto poco maschile... O che, al limite, poteva indossare giusto qualche gay un po' trasgressivo negli anni '70/'80.
Dopodichè il suddetto personaggio sparisce di scena, con le sue labbra carnose e i suoi lineamenti femminei... E il suo braccio sempre posizionato in modo tale da non far capire se ha un seno femminile oppure no...
Sarò sincero: se questo personaggio doveva servire a provare la bisessualità di John Ghost (e il rivoluzionario rinnovamento della serie di Dylan Dog), direi che l'esito è stato molto imbarazzante. A me, piuttosto, è sembrato che l'editore NON abbia voluto chiarire di proposito se si trattava di un uomo o di una donna, proprio per lasciare il lettore nel dubbio e non risultare troppo "trasgressivo"... O addirittura "offensivo" nei confronti del pubblico più conservatore...
Un po' come quei politici che provano a dichiararsi aperti di mente, stando però ben attenti a non compromettersi con gli elettori bigotti.
Tecnicamente il personaggio misterioso potrebbe passare per una donna mascolina, per un gay molto femminile (e truccato) o - al limite - per un qualche tipo di figura transgender... Ma non per un personaggio indiscutibilmente maschile che qualificherebbe un suo eventuale partner maschile come bisessuale. Non nel senso moderno del termine, se non altro. E questo, forse, era proprio lo scopo che l'editore voleva raggiungere... E il punto nodale delle mie osservazioni.
Inoltre, guardando bene le ultime vignette che vi ho mostrato sembrano fatte abbastanza di fretta, come se si trattasse di disegni rifatti o ritoccati all'ultimo minuto... Forse a un certo punto l'editore ha preteso che il personaggio fosse più femminile? C'era una versione originale del disegno in cui non si avvolgeva nella coperta nascondendo il petto?
Forse non lo sapremo mai, ma se questo doveva essere il nuovo corso di DYLAN DOG, quello rivoluzionario e ambientato nella Londra dei giorni nostri, direi che proprio non ci siamo...
E a questo punto potrebbe anche venire il sospetto che in Bonelli qualcuno possa avere pensato che la nuova nemesi di Dylan Dog, per risultare credibile al lettore bonelliano tipo (che si presume essere maschilista e bigotto), avrebbe potuto essere bisessuale solo se fosse risultato molto più maschile dei suoi eventuali partner di sesso maschile...
L'ideatore di John Ghost (e del rinnovamento di Dylan Dog), e cioè Roberto Recchioni, ha sempre sostenuto che si trattasse di un uomo ed è intervenuto in merito anche sul forum di Comicus (CLICCATE QUI) con tre dichiarazioni molto lapidarie:
"Non si vede il seno. Per me quello è un uomo. Ma sulla cosa cercherò di tornare sopra nei prossimi albi."
Che, volendo, si potrebbero anche interpretare come: "Questo è il massimo che si poteva fare; per me gay e travestiti sono la stessa cosa; proverò a tornare sull'argomento, ma siccome ci sarà da litigare con l'editore non garantisco sul risultato."
E se le cose stessero davvero così vorrebbe dire che le cose vanno persino peggio di quello che sembrava all'inizio... E che la Bonelli, nonostante tanti proclami di rinnovamento, si sta avviando sempre più rapidamente verso uno scontro frontale con la dura realtà...
E cioè col fatto che - molto semplicemente - non può, o non vuole, avere un approccio davvero moderno... E un approccio "moderno" non significa incentrare una storia di DYLAN DOG sugli smartphone maledetti (come nel numero 341 di cui stiamo parlando) o presentare un omosessuale che rispecchia i tipici stereotipi italiani di qualche decennio fa (per non mettere in crisi il concetto di virilità del lettore bonelliano medio)... E non penso nemmeno che significhi farcire una storia di citazioni (e per un elenco parziale di quelle presenti in questo numero 341 CLICCATE QUI)...
Piuttosto vorrebbe dire riflettere quelle che sono le ansie e le paure REALI del nostro tempo...
Mentre oggi sembra quasi che questo "nuovo" Dylan Dog voglia risultare tranquillizzante... Per non sollecitare troppo il lettore e non scuoterlo oltre un certo limite...
Ad esempio: un personaggio come John Ghost dovrebbe essere un genio del male, ma a quanto pare è convinto che dare della cicciona ad una ragazza dopo averle fatto fare le peggio porcate a tre (peraltro in maniera consenziente: capirai che trauma!) possa innescare una reazione di eventi capace di renderlo il padrone del mondo... Questo, però, non fa venire paura... Tutt'altro... Sembra quasi una gag comica in stile "Sensualità a Corte", se capite che intendo...
Così come non c'è niente di realmente trasgressivo nel mostrarlo a letto con qualcuno che POTREBBE essere un ragazzo molto effeminato. Avrei capito se fosse stato un hipster barbuto... Un go go boy muscoloso... O magari, ancora meglio, se John Ghost fosse riuscito a portarsi a letto la ragazza e suo padre contemporaneamente, magari dopo averli drogati o qualcosa del genere... In quel caso l'esordio di John Ghost sarebbe stato realmente inquientante e destabilizzante...
E infatti NON è andata così.
In compenso in questo albo c'è stato modo di rispettare (di nuovo) il sacro comandamento bonelliano per cui l'unico nudo integrale maschile accettabile in mancanza di una figura femminile può essere quello di un uomo sgradevole... Che in questo caso è la palese versione bonelliana del famoso sceneggiatore inglese Alan Moore (quello di Watchmen e V for Vendetta), noto appassionato di occultismo, che in questo albo si offre in sacrificio ad una una sorta di divinità pluritentacolata... In una sequenza che, più che altro, finisce per ridicolizzare e banalizzare Alan Moore e la sua passione per l'occulto...
Ammetto che, da lettore occasionale, tutto questo mi lascia molto perplesso... E non mi porta ad essere ottimista... Anche se pare che i fedelissimi della serie, dopo la lettura di questo albo, siano andati in brodo di giuggiole.
Se proprio devo essere sincero, con tutte le aspettative che si erano create intorno a John Ghost e al famigerato "nuovo corso" di Dylan Dog, sarei tentato di pensare che questo albo rappresenti un notevole passo falso e un discreto punto di non ritorno...
Il tempo ci dirà se ho preso un granchio oppure no.
Alla prossima.
Quando sono andato a Lucca Comics & Games 2014 avevo sfogliato lo Speciale John Ghost che veniva dato a quanti compravano l'edizione speciale di altri tre albi Bonelli. La spesa mi sembrava eccessiva e non sono entrato in possesso di quel famoso Speciale, anche se sfogliandolo mi era proprio parso di capire che il famoso uomo raffigurato a letto con John Ghost, che avrebbe dovuto qualificarlo come bisessuale, non era poi tanto uomo... Anche se la famosa tavola "bisex" circolata in anteprima (e che vedete qui sotto) non aveva mancato di accendere tutta una discussione attorno alla nuova nemesi di Dilan Dog (alla quale avevo contribuito anche io con un post che trovate CLICCANDO QUI)...
Inizialmente avevo riportato le mie perplessità nel mio reportage da Lucca, ma - siccome qualcuno mi aveva fatto notare che lo sceneggiatore Roberto Recchioni aveva confermato su facebook che il personaggio moro nel lettone era un uomo - ho preferito cancellare le mie osservazioni, riservandomi di approfondire l'argomento dopo aver visionato i numeri di Dylan Dog in cui compariva questo famoso John Ghost... Tipo DYLAN DOG 341, che alla fine di gennaio ha segnato il debutto di questo attesissimo personaggio...
Andiamo con ordine.
La prima cosa che ho pensato leggendo questo albo è stata: "Per fortuna che a Lucca mi sono trattenuto!", nel senso che - da quel che ho visto - lo Speciale John Ghost proponeva giusto delle tavole che poi sarebbero comparse nella serie regolare... E infatti la seconda cosa che ho pensato è stata: "Chissà come ci saranno rimasti male quelli che hanno speso quasi venti euro per tre albi speciali solo per avere lo Speciale John Ghost!", visto che a suo tempo era stato presentato come una chicca da collezione...
Tuttavia questo è stato il meno.
Una volta iniziata la lettura di DYLAN DOG 341 la prima pagina è proprio quella con la famigerata tavola del lettone a tre piazze, dove però non ho potuto fare a meno di notare un certo dettaglio... Infatti nella versione stampata sul numero 341 è misteriosamente scomparsa una scarpa femminile presente nella tavola diffusa in anteprima...
Come mai?
Nel post che avevo scritto a suo tempo avevo segnalato che questa terza scarpa femminile, peraltro dal lato del presunto uomo, era di troppo... Oppure segnalava che il personaggio di spalle NON era un uomo... O che, se era un uomo, era un uomo che camminava sui tacchi (e quindi un uomo che non connotava granchè la bisessualità di John Ghost). Forse deve averlo notato qualcuno anche in Bonelli, e deve essere partita la richiesta di cancellare la scarpa per rendere la situazione più ambigua (ma non troppo).
E questo, effettivamente, porterebbe a pensare che in Bonelli si volesse far passare per buona la bisessualità di John Ghost... Se non fosse che, nelle pagine successive, ci sono proprio le vignette che avevo notato nello Speciale John Ghost a Lucca e che mi avevano fatto sorgere numerosi dubbi...
Infatti mentre John Ghost parla alla ragazza bionda (per dare il via ad un piano fra il diabolico e il demenziale), l'inquadratura sul personaggio moro che dovrebbe essere maschile è studiata in modo tale da occultare le zone anatomiche che potrebbero togliere il dubbio, anche se - guardando meglio il taglio dei suoi capelli - sembra davvero femminile...
Prima di andarsene John Ghost dice alla ragazza che è inqualificabilmente grassa (fa parte del suo piano diabolico, a quanto pare...) e così poco dopo lei sbrocca iniziando a distruggere le stanza, risvegliando dal torpore il personaggio misterioso... Che nonostante la sua presunta virilità si copre con una coperta in maniera molto femminile...
E mantiene la stessa pudica coperta anche quando cerca di consolare la ragazza (con la quale, peraltro, si presume che abbia già fatto le peggio cose, e quindi tutto questo pudore risulta alquanto superfluo), mentre si possono intravedere anche le sue lunghe ciglia, le labbra carnose e un orecchino molto poco maschile... O che, al limite, poteva indossare giusto qualche gay un po' trasgressivo negli anni '70/'80.
Dopodichè il suddetto personaggio sparisce di scena, con le sue labbra carnose e i suoi lineamenti femminei... E il suo braccio sempre posizionato in modo tale da non far capire se ha un seno femminile oppure no...
Sarò sincero: se questo personaggio doveva servire a provare la bisessualità di John Ghost (e il rivoluzionario rinnovamento della serie di Dylan Dog), direi che l'esito è stato molto imbarazzante. A me, piuttosto, è sembrato che l'editore NON abbia voluto chiarire di proposito se si trattava di un uomo o di una donna, proprio per lasciare il lettore nel dubbio e non risultare troppo "trasgressivo"... O addirittura "offensivo" nei confronti del pubblico più conservatore...
Un po' come quei politici che provano a dichiararsi aperti di mente, stando però ben attenti a non compromettersi con gli elettori bigotti.
Tecnicamente il personaggio misterioso potrebbe passare per una donna mascolina, per un gay molto femminile (e truccato) o - al limite - per un qualche tipo di figura transgender... Ma non per un personaggio indiscutibilmente maschile che qualificherebbe un suo eventuale partner maschile come bisessuale. Non nel senso moderno del termine, se non altro. E questo, forse, era proprio lo scopo che l'editore voleva raggiungere... E il punto nodale delle mie osservazioni.
Inoltre, guardando bene le ultime vignette che vi ho mostrato sembrano fatte abbastanza di fretta, come se si trattasse di disegni rifatti o ritoccati all'ultimo minuto... Forse a un certo punto l'editore ha preteso che il personaggio fosse più femminile? C'era una versione originale del disegno in cui non si avvolgeva nella coperta nascondendo il petto?
Forse non lo sapremo mai, ma se questo doveva essere il nuovo corso di DYLAN DOG, quello rivoluzionario e ambientato nella Londra dei giorni nostri, direi che proprio non ci siamo...
E a questo punto potrebbe anche venire il sospetto che in Bonelli qualcuno possa avere pensato che la nuova nemesi di Dylan Dog, per risultare credibile al lettore bonelliano tipo (che si presume essere maschilista e bigotto), avrebbe potuto essere bisessuale solo se fosse risultato molto più maschile dei suoi eventuali partner di sesso maschile...
L'ideatore di John Ghost (e del rinnovamento di Dylan Dog), e cioè Roberto Recchioni, ha sempre sostenuto che si trattasse di un uomo ed è intervenuto in merito anche sul forum di Comicus (CLICCATE QUI) con tre dichiarazioni molto lapidarie:
"Non si vede il seno. Per me quello è un uomo. Ma sulla cosa cercherò di tornare sopra nei prossimi albi."
Che, volendo, si potrebbero anche interpretare come: "Questo è il massimo che si poteva fare; per me gay e travestiti sono la stessa cosa; proverò a tornare sull'argomento, ma siccome ci sarà da litigare con l'editore non garantisco sul risultato."
E se le cose stessero davvero così vorrebbe dire che le cose vanno persino peggio di quello che sembrava all'inizio... E che la Bonelli, nonostante tanti proclami di rinnovamento, si sta avviando sempre più rapidamente verso uno scontro frontale con la dura realtà...
E cioè col fatto che - molto semplicemente - non può, o non vuole, avere un approccio davvero moderno... E un approccio "moderno" non significa incentrare una storia di DYLAN DOG sugli smartphone maledetti (come nel numero 341 di cui stiamo parlando) o presentare un omosessuale che rispecchia i tipici stereotipi italiani di qualche decennio fa (per non mettere in crisi il concetto di virilità del lettore bonelliano medio)... E non penso nemmeno che significhi farcire una storia di citazioni (e per un elenco parziale di quelle presenti in questo numero 341 CLICCATE QUI)...
Piuttosto vorrebbe dire riflettere quelle che sono le ansie e le paure REALI del nostro tempo...
Mentre oggi sembra quasi che questo "nuovo" Dylan Dog voglia risultare tranquillizzante... Per non sollecitare troppo il lettore e non scuoterlo oltre un certo limite...
Ad esempio: un personaggio come John Ghost dovrebbe essere un genio del male, ma a quanto pare è convinto che dare della cicciona ad una ragazza dopo averle fatto fare le peggio porcate a tre (peraltro in maniera consenziente: capirai che trauma!) possa innescare una reazione di eventi capace di renderlo il padrone del mondo... Questo, però, non fa venire paura... Tutt'altro... Sembra quasi una gag comica in stile "Sensualità a Corte", se capite che intendo...
Così come non c'è niente di realmente trasgressivo nel mostrarlo a letto con qualcuno che POTREBBE essere un ragazzo molto effeminato. Avrei capito se fosse stato un hipster barbuto... Un go go boy muscoloso... O magari, ancora meglio, se John Ghost fosse riuscito a portarsi a letto la ragazza e suo padre contemporaneamente, magari dopo averli drogati o qualcosa del genere... In quel caso l'esordio di John Ghost sarebbe stato realmente inquientante e destabilizzante...
E infatti NON è andata così.
In compenso in questo albo c'è stato modo di rispettare (di nuovo) il sacro comandamento bonelliano per cui l'unico nudo integrale maschile accettabile in mancanza di una figura femminile può essere quello di un uomo sgradevole... Che in questo caso è la palese versione bonelliana del famoso sceneggiatore inglese Alan Moore (quello di Watchmen e V for Vendetta), noto appassionato di occultismo, che in questo albo si offre in sacrificio ad una una sorta di divinità pluritentacolata... In una sequenza che, più che altro, finisce per ridicolizzare e banalizzare Alan Moore e la sua passione per l'occulto...
Ammetto che, da lettore occasionale, tutto questo mi lascia molto perplesso... E non mi porta ad essere ottimista... Anche se pare che i fedelissimi della serie, dopo la lettura di questo albo, siano andati in brodo di giuggiole.
Se proprio devo essere sincero, con tutte le aspettative che si erano create intorno a John Ghost e al famigerato "nuovo corso" di Dylan Dog, sarei tentato di pensare che questo albo rappresenti un notevole passo falso e un discreto punto di non ritorno...
Il tempo ci dirà se ho preso un granchio oppure no.
Alla prossima.
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