Ciao a tutti, come va?
Di recente l'associazione GLAAD (da non confondere con il premio GLAD che promuovo su questo blog ogni anno), ha condotto un sondaggio tramite il sito The Harris Poll per il suo annuale report Accelerating Acceptance, che cerca di offrire una visione di insieme su come si rapporta la popolazione statunitense rispetto alla questione dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere. I risultati di questo sondaggio, a cui hanno partecipato 2037 persone adulte fra il 2 e il 4 novembre, li trovate tutti CLICCANDO QUI. Anche se questo sondaggio è stato condotto da un'associazione LGBT è interessante notare come, a grandi linee, confermi il trend segnalato da altre indagini conoscitive di questo tipo (come quella che ho segnalato QUI), e cioè che più passa il tempo e più diventano numerosi i rappresentanti delle nuove generazioni consapevoli di non essere esclusiveamente eterosessuali/cisgender, nonchè le persone eterosessuali/cisgender che hanno un atteggiamento inclusivo nei loro confronti.
Questo report Accelerating Acceptance 2017, nello specifico, mostrerebbe che nella fascia 18-34 anni le persone che si identificano come LGBT arrivano al 20% e che, sempre nella stessa fascia d'età, il 65% conosce persone omosessuali e il 63% si definisce vicino alla causa LGBT. Non male, direi, anche perchè - secondo la GLAAD - l'atteggiamento tendenzialmente ostile della nuova amministrazione USA non sta facendo altro che rinvigorire il processo in corso.
In ogni caso dati come questi possono rendere più comprensible la situazione che si sta delineando in quest'ultimo periodo, offrendo una spiegazione logica per diverse notizie che ultimamente hanno stupito anche i più ottimisti.
Ad esempio: sono stati finalmente resi noti i dati relativi agli introiti raccolti con l'antologia LOVE IS LOVE, destinati a sostenere le vittime della strage di Orlando... Che tra l'altro è arrivata alla quinta ristampa. Ebbene: attualmente la somma ha raggiunto quota 165.000 $, che attraverso l'associazione Equality Florida, verranno ridistribuiti per sostenere i sopravvissuti della strage del Pulse e i congiunti delle 49 vittime...
Comunque, se da una parte il successo arride ad iniziative di questo tipo, che magari coinvolgono personaggi e case editritici di un certo rilievo, bisogna dire che la diversa percezione delle tematiche LGBT da parte del pubblico - in particolare quello giovane - sta portando ad una serie di successi alquanto inaspettati anche nell'ambito delle produzioni dal basso.
Tashia L. Franklin (per gli amici Tee) è una fumettista che ha deciso di autoprodurre un fumetto un po' particolare, BINGO LOVE, che racconta la nascita dell'amore fra due ragazze lesbiche di colore appassionate di bingo. La storia d'amore parte nel lontano 1963, e il fumetto ne segue le visissitudini fino ai giorni nostri, parlando anche di temi come razzismo e invecchiamento.
Come spesso accade in questi casi Tee Franklin ha tentato la carta del crowdfunding, e ha lanciato questo progetto su kickstarter qualche giorno fa (CLICCATE QUI).
Ebbene: l'obbiettivo dei 20.000 $ è stato raggiunto in 5 giorni, e attualmente la somma raggiunta ha superato i 40.000 $, nonostante il soggetto di questo fumetto sia molto particolare, e sicuramente non propriamente commerciale. La cosa ironica, se vogliamo, è che siccome Tee Franklin (foto sotto) non sapeva se sarebbe riuscita a raccogliere abbastanza fondi oppure no, nel frattempo si era proposta anche per il premio Queer Press Grant, che consiste in una somma di denaro che l'associazione PRISM COMICS offre ogni anno ai migliori autori in cerca di fondi per le loro autoproduzioni... E lo ha vinto!
Quindi è proprio il caso di dire che ha fatto bingo, e che magari adesso può davvero inziare a pensare di fondare la sua casa editrice personale, a cui ha già dato il nome di Inclusive Press... Certo è che, se il suo sogno andrà in porto, le idee non le mancheranno, visto che l'anno scorso aveva promosso un'antologia a fumetti per combattere lo stigma delle malattie mentali e che ha lanciato l'iniziativa #BlackComicsMonth (CLICCATE QUI).
Ad ogni modo penso che sia abbastanza evidente come, al di là delle apparenze, nulla accade per caso e il mondo del fumetto - quello vero - resta estremamente interconnesso col mondo reale e con il pubblico che lo compone... Un pubblico che sembra sempre più disposto a prestare attenzione a certi argomenti, anche perchè - dati alla mano - lo coinvolgono in maniera sempre più diretta...
Quindi, a questo punto, sarà molto interessante seguire i prossimi sviluppi di tutta questa situazione, perlomeno in quelle nazioni in cui non vengono ostacolati da fattori esterni che - a conti fatti - non hanno niente a che vedere col rapporto fra il mondo del fumetto e le nuove generazioni.
Alla prossima.
E non dimenticate di VOTARE PER IL PREMIO GLAD 2017! CLICCANDO QUI
sabato 8 aprile 2017
giovedì 6 aprile 2017
DICHIARAZIONI E RITRATTAZIONI...
Ciao a tutti, come va?
Uno degli argomenti più "caldi" della settimana, se non altro dal punto di vista della scena fumettistica, sono state le dichiarazioni rilasciate da Axel Alonso e David Gabriel, rispettivamente Direttore Editoriale e Responsabile Vendite/Vice Presidente della Marvel (intesa come casa editrice). Le suddette dichiarazioni, sono state fatte durante il Marvel Retailer Summit della scorsa settimana: un incontro fra i responsabili della Marvel e quattordici rappresentanti dei rivenditori e dei distributori di fumetti nell'area USA/Canada, che si è tenuto negli uffici della casa editrice, a New York.
Pare che in questa occasione le gaffes, da parte dei responsabili della Marvel, non siano mancate su vari fronti... Tuttavia che la dichiarazione che più di tutte ha sollevato un vespaio di polemiche è stata quella con cui hanno affermato, molto in sintesi, che se le vendite complessive della Marvel ora non vanno tanto bene è perchè le nuove serie che mettono al centro personaggi appartenenti a qualche minoranza (religiosa, sessuale, etnica) o anche solo di genere femminile non vengono realmente apprezzate dal pubblico... Anche perchè non vanno più di moda (!). Lasciando intendere che prossimamente la Marvel avrebbe intenzione di correggere il tiro...
Questo intervento è stato riportato dal sito ICv2 (CLICCATE QUI), e ovviamente non poteva passare inosservato...
Anche perchè, alla luce di alcuni dati oggettivi, sembrava un po' campato in aria... Nel senso che controllando i dati di vendita delle serie Marvel che mettono al centro personaggi che non sono necessariamente maschi/bianchi/cristiani/eterosessuali i risultati sono tutt'altro che disprezzabili. Anzi: alcuni dei più grandi successi degli ultimi anni (grossomodo dopo l'evento SECRET WARS del 2015, che ha scompigliato un po' tutte le carte in tavola) hanno coinvolto proprio dei personaggi che in qualche modo rappresentavano delle minoranze, come ha fatto notare - fra gli altri - il sito CBR (CLICCATE QUI)...
E la cosa più interessante è che i suddetti titoli hanno successo presso fasce di pubblico (le donne e le minoranze) e circuiti di vendita (come le fiere scolastiche) che generalmente snobbavano i fumetti Marvel tradizionali...E le lettere che compaiono nella rubrica della posta di varie serie Marvel lo attestano senz'ombra di dubbio.
Il sito CBR fa anche notare come negli ultimi due anni, a prescindere dai temi trattati, la Marvel ha lanciato una media di sei nuove testate al mese, ognuna delle quali finiva per scombinare qualcosa che era stato costruito precedentemente... Una strategia, questa, che SICURAMENTE non ha contribuito a fidealizzare il pubblico.
Ad ogni modo, come potete immaginare, anche alcuni autori che si sono sentiti coinvolti in prima persona hanno voluto dire la loro,e fra i tanti è spiccato il bell'intervento della sceneggiatrice G. Willow Wilson (foto sotto), la creatrice della nuova Miss Marvel musulmana (uno dei più inaspettati successi degli ultimi anni, soprattutto presso il pubblico giovane), che nel suo blog ha espresso il suo pensiero sul concetto di "diversità" e sul suo potenziale (CLICCATE QUI), e lo trovate anche riassunto in Italiano (CLICCATE QUI)... Un intervento che, personalmente, non posso fare altro che condividere.
Così, nel giro di pochi giorni, i responsabili della Marvel hanno ritrattato tutto, sostenendo che - fondamentalmente - è stato tutto un malinteso e che non hanno alcuna intenzione di rivedere la loro politica inclusiva, in particolare nei riguardi dei loro personaggi "diversi" di maggior successo (CLICCATE QUI)... Anche se, francamente, mi sembra un po' strano definire "malinteso" un aneddoto in cui di afferma che il nuovo Hulk coreano è un problema perchè fa venire gli incubi ai bambini coreani (perchè questo è stato detto al famoso Marvel Retailer Summit di cui sopra).
Quindi tutta questa storia, apparentemente, si è rivelata una bolla di sapone... O forse no?
In realtà non penso che i responsabili della Marvel possano fare dichiarazioni così pesanti senza averci pensato bene prima, e senza che dietro ci sia davvero l'intenzione di rivedere un certo tipo di approccio. Il che, però, avrebbe poco senso considerando che i dati di vendita relativi a personaggi di un certo tipo sono stati una gradevole sorpresa per tutti. Soprattutto considerando che sicuramente anche loro ne erano a conoscenza quando hanno affermato ciò che hanno affermato...
Perchè, quindi, ventilare l'ipotesi di rivedere tutto?
Forse sbaglierò, ma se tanto mi dà tanto, ho il forte sospetto che quelle dichiarazioni servissero per preparare il pubblico ad un ipotetico cambio di rotta che era stato sollecitato non tanto dal pubblico, ma dai piani alti...
Infatti, anche se si tende sempre a dimenticarlo, il grande capo della Marvel, attualmente, è un signore di nome Isaac Perlmutter, che - guardacaso - qualche tempo fa era uscito dall'ombra perchè aveva scelto di donare un milione di euro per sostenere Donald Trump (CLICCATE QUI per saperne di più)...
E, adesso che Donald Trump è stato eletto Presidente degli USA, se il grande capo della Marvel fosse un sostenitore delle sue politiche in fatto di minoranze non mi stupirebbe affatto se iniziasse anche a sollecitare in maniera più o meno pacata una svolta più tradizionalista per i fumetti della sua casa editrice... Magari chiedendo ai suoi portavoce di iniziare a preparare/sondare il terreno durante il Marvel Retailer Summit...
E qui mi fermo, perchè non ho davvero idea delle implicazioni che tutto questo potrebbe avere.
Sicuramente - anche ammesso che la mia ipotesi sia fondata - le reazioni immediate alle dichiarazioni che sono state fatte, e la successiva ritrattazione, fanno ben sperare per il futuro... Con o senza Donald Trump di mezzo...
Alla prossima.
E non dimenticate di VOTARE PER IL PREMIO GLAD 2017! CLICCANDO QUI
Uno degli argomenti più "caldi" della settimana, se non altro dal punto di vista della scena fumettistica, sono state le dichiarazioni rilasciate da Axel Alonso e David Gabriel, rispettivamente Direttore Editoriale e Responsabile Vendite/Vice Presidente della Marvel (intesa come casa editrice). Le suddette dichiarazioni, sono state fatte durante il Marvel Retailer Summit della scorsa settimana: un incontro fra i responsabili della Marvel e quattordici rappresentanti dei rivenditori e dei distributori di fumetti nell'area USA/Canada, che si è tenuto negli uffici della casa editrice, a New York.
Pare che in questa occasione le gaffes, da parte dei responsabili della Marvel, non siano mancate su vari fronti... Tuttavia che la dichiarazione che più di tutte ha sollevato un vespaio di polemiche è stata quella con cui hanno affermato, molto in sintesi, che se le vendite complessive della Marvel ora non vanno tanto bene è perchè le nuove serie che mettono al centro personaggi appartenenti a qualche minoranza (religiosa, sessuale, etnica) o anche solo di genere femminile non vengono realmente apprezzate dal pubblico... Anche perchè non vanno più di moda (!). Lasciando intendere che prossimamente la Marvel avrebbe intenzione di correggere il tiro...
Questo intervento è stato riportato dal sito ICv2 (CLICCATE QUI), e ovviamente non poteva passare inosservato...
Anche perchè, alla luce di alcuni dati oggettivi, sembrava un po' campato in aria... Nel senso che controllando i dati di vendita delle serie Marvel che mettono al centro personaggi che non sono necessariamente maschi/bianchi/cristiani/eterosessuali i risultati sono tutt'altro che disprezzabili. Anzi: alcuni dei più grandi successi degli ultimi anni (grossomodo dopo l'evento SECRET WARS del 2015, che ha scompigliato un po' tutte le carte in tavola) hanno coinvolto proprio dei personaggi che in qualche modo rappresentavano delle minoranze, come ha fatto notare - fra gli altri - il sito CBR (CLICCATE QUI)...
E la cosa più interessante è che i suddetti titoli hanno successo presso fasce di pubblico (le donne e le minoranze) e circuiti di vendita (come le fiere scolastiche) che generalmente snobbavano i fumetti Marvel tradizionali...E le lettere che compaiono nella rubrica della posta di varie serie Marvel lo attestano senz'ombra di dubbio.
Il sito CBR fa anche notare come negli ultimi due anni, a prescindere dai temi trattati, la Marvel ha lanciato una media di sei nuove testate al mese, ognuna delle quali finiva per scombinare qualcosa che era stato costruito precedentemente... Una strategia, questa, che SICURAMENTE non ha contribuito a fidealizzare il pubblico.
Ad ogni modo, come potete immaginare, anche alcuni autori che si sono sentiti coinvolti in prima persona hanno voluto dire la loro,e fra i tanti è spiccato il bell'intervento della sceneggiatrice G. Willow Wilson (foto sotto), la creatrice della nuova Miss Marvel musulmana (uno dei più inaspettati successi degli ultimi anni, soprattutto presso il pubblico giovane), che nel suo blog ha espresso il suo pensiero sul concetto di "diversità" e sul suo potenziale (CLICCATE QUI), e lo trovate anche riassunto in Italiano (CLICCATE QUI)... Un intervento che, personalmente, non posso fare altro che condividere.
Così, nel giro di pochi giorni, i responsabili della Marvel hanno ritrattato tutto, sostenendo che - fondamentalmente - è stato tutto un malinteso e che non hanno alcuna intenzione di rivedere la loro politica inclusiva, in particolare nei riguardi dei loro personaggi "diversi" di maggior successo (CLICCATE QUI)... Anche se, francamente, mi sembra un po' strano definire "malinteso" un aneddoto in cui di afferma che il nuovo Hulk coreano è un problema perchè fa venire gli incubi ai bambini coreani (perchè questo è stato detto al famoso Marvel Retailer Summit di cui sopra).
Quindi tutta questa storia, apparentemente, si è rivelata una bolla di sapone... O forse no?
In realtà non penso che i responsabili della Marvel possano fare dichiarazioni così pesanti senza averci pensato bene prima, e senza che dietro ci sia davvero l'intenzione di rivedere un certo tipo di approccio. Il che, però, avrebbe poco senso considerando che i dati di vendita relativi a personaggi di un certo tipo sono stati una gradevole sorpresa per tutti. Soprattutto considerando che sicuramente anche loro ne erano a conoscenza quando hanno affermato ciò che hanno affermato...
Perchè, quindi, ventilare l'ipotesi di rivedere tutto?
Forse sbaglierò, ma se tanto mi dà tanto, ho il forte sospetto che quelle dichiarazioni servissero per preparare il pubblico ad un ipotetico cambio di rotta che era stato sollecitato non tanto dal pubblico, ma dai piani alti...
Infatti, anche se si tende sempre a dimenticarlo, il grande capo della Marvel, attualmente, è un signore di nome Isaac Perlmutter, che - guardacaso - qualche tempo fa era uscito dall'ombra perchè aveva scelto di donare un milione di euro per sostenere Donald Trump (CLICCATE QUI per saperne di più)...
E, adesso che Donald Trump è stato eletto Presidente degli USA, se il grande capo della Marvel fosse un sostenitore delle sue politiche in fatto di minoranze non mi stupirebbe affatto se iniziasse anche a sollecitare in maniera più o meno pacata una svolta più tradizionalista per i fumetti della sua casa editrice... Magari chiedendo ai suoi portavoce di iniziare a preparare/sondare il terreno durante il Marvel Retailer Summit...
E qui mi fermo, perchè non ho davvero idea delle implicazioni che tutto questo potrebbe avere.
Sicuramente - anche ammesso che la mia ipotesi sia fondata - le reazioni immediate alle dichiarazioni che sono state fatte, e la successiva ritrattazione, fanno ben sperare per il futuro... Con o senza Donald Trump di mezzo...
Alla prossima.
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martedì 4 aprile 2017
TRENTA CENTESIMI...
Ciao a tutti, come va?
Quando i prezzi dei fumetti vengono ritoccati al rialzo non è mai una buona notizia. Non è una buona notizia per i portafogli dei lettori, ma neanche dovrebbe esserlo per il settore in generale, perchè vuol dire che il prezzo precedente non bastava più a coprire le spese della casa editrice, e che la suddetta casa editrice non riesce ad aumentare le vendite per tamponare gli eventuali rincari delle materie prime, della distribuzione e via discorrendo. Sempre che i suddetti rincari ci siano e che l'aumento del prezzo non serva a coprire unicamente le perdite dovute al calo dei lettori, ovviamente.
Dico questo perchè dalle parti della Bonelli hanno annunciato che a partire da giugno il prezzo di buona parte delle sue pubblicazioni aumenterà di trenta centesimi, ma nel caso delle pubblicazioni a colori il rincaro sarà di quaranta centesimi. Obbiettivamente - di per sé - trenta o quaranta centesimi non sono poi così tanti, ma molti affezionati lettori hanno espresso il loro disappunto in maniera abbastanza sentita (come accade ogni volta che questa casa editrice aumenta i prezzi, per la verità), e forse varrebbe la pena indagarne i motivi, anche perchè non è detto che sia solo una questione di taccagneria.
Prima di tutto credo sia il caso di analizzare alcuni dati oggettivi: dal 2002 al 2012 le serie Bonelli sono passate da 2,07 € a 2,90 €, con un rialzo di 83 ventesimi, mentre dal 2007 al 2017 sono passati da 2,50 € a 3,50 €, aumentando quindi di un euro netto. Non sono un economista, ma penso sia evidente che dal 2002 a oggi l'aumento dei prezzi non ha seguito un andamento costante, ma piuttosto ha iniziato a impennarsi. Questo, probabilmente, i lettori di lunga data lo hanno notato, e sicuramente non gli è andato molto a genio...
E non tanto per l'aumento in quanto tale, quanto per il fatto che il suddetto aumento non ha coinciso con un aumento della qualità media del prodotto, che in qualche caso - dicono i beninformati - è persino calata, portando molta gente ad interrompere la sua collezione e molti lettori potenziali a non iniziarne una, innescando quel circolo vizioso che probabilmente è il primo motivo per cui i prezzi di questa casa editrice necessitano di ritocchi sempre più importanti.
Anche perchè, piccolo dettaglio che viene spesso sottovalutato, bisogna considerare che spesso chi segue una serie (o più di una) da molti anni (soprattutto se è una serie che tende sempre a mantenersi uguale a se stessa) finisce per farlo più per inerzia e spirito di collezionismo, che non per un reale coinvolgimento... E magari, senza rendersene conto, inizia a considerarlo più come un sacrificio che fa per spirito di fedeltà piuttosto che come un'esigenza personale, e in questi casi i rincari sono percepiti in maniera particolarmente odiosa...
Certo è che gli aumenti di prezzo sono un ottimo incentivo per spingere tutte queste persone a lasciar perdere e a svendere tutto per fare posto in libreria.
Tuttavia è anche vero che, quando si innesca questo tipo di polemica, si alzano gli scudi di chi ricorda che il rapporto quantità di pagine/prezzo di un albo Bonelli è ancora estremamente concorrenziale a livello globale, soprattutto considerando che sono fumetti (italiani) prodotti interamente dall'editore e non fumetti (stranieri) pubblicati su licenza... E che, d'altra parte, se non ci fosse la Bonelli il fumetto popolare italiano sarebbe già morto e sepolto.
Tutto vero, ma a ben gardare più che una giustificazione sembra un'ammissione di colpa.
Nel senso che se una serie americana o giapponese nelle edicole italiane non vende tanto, o magari perde lettori, può essere dovuto (in buona parte) al fatto che non è stata pensata per il pubblico italiano, che non considera la prospettiva italiana su certe questioni, l'attuale situazione italiana, la cultura italiana e, soprattutto, i gusti del pubblico potenziale italiano. Una casa editrice come la Bonelli, però, questa scusa non può usarla, perchè tecnicamente potrebbe realizzare dei prodotti su misura per il pubblico che vuole raggiungere.
Cosa che, peraltro, una volta riusciva a fare benissimo.
Quindi, forse, il nocciolo della questione è che i gusti e le esigenze del pubblico stanno cambiando rapidamente, e la casa editrice di cui stiamo parlando non riesce a starci più dietro... Anche perchè, e non è un mistero per nessuno, ha sempre puntato a coltivare lo zoccolo duro dei suoi lettori storici man mano che invecchiavano, e nel lungo periodo questa strategia si è rivelata fallimentare... Anche solo per il fatto che ha impedito - perlomeno negli ultimi vent'anni - un rinnovamento effettivo dei toni, degli spunti narrativi e dei temi trattati... E di conseguenza il ricambio generazionale.
Se a questo aggiungiamo il fatto che le nuove generazioni hanno sempre più alternative per occupare il loro tempo libero, e magari arrivano anche a passare notti insonni per recuperare in streaming le puntate dei serial TV che gli piacciono di più, direi che aumentare i prezzi senza che a monte ci sia una reale intenzione di cambiare le cose rischia davvero di accelerare quel processo di allontanamento del pubblico che è già in pieno corso. Anche perchè, come dicevo prima, le alternative economiche per il tempo libero ora sono molteplici...
E d'altra parte come si può adeguare una casa editrice di fumetti ai grandi cambiamenti socioculturali in corso, se a monte chi la amministra e/o si occupa della parte creativa ne è escluso e/o non è più in grado di rapportarsi con essi in maniera adeguata, anche solo per una questione anagrafica?
Facciamo un esempio molto banale: i serial TV di cui sopra, ora, grazie allo streaming, alle connessioni veloci e agli smartphone sono diventate fruibili (in buona parte d'Italia) esattamente quando un qualsiasi fumetto, e per molti millenials italiani sono diventati l'equivalente di quello che poteva essere una serie Bonelli per i giovani italiani delle generazioni precedenti. Poniamo ora che i suddetti serial stiano diventando, e probabilmente è davvero quello che sta succedendo, il metro di paragone con cui un giovane del 2017 giudica le altre forme di narrativa pop con cui può potenzialmente entrare in contatto e occupare il suo tempo libero...
Quante cose in comune può avere una serie Bonelli con un serial prodotto da Netflix o da CW?
Certo si possono condividere o meno i contenuti dei serial TV di ultima generazione, e si può - ad esempio - ridurre il discorso di una sempre maggiore rappresentatività del mondo LGBT (in tutte le forme e per tutte le età) ad una questione di politically correct... Però bisogna prenderne atto, e se questo è il registro narrativo su cui si sta sintonizzando il grande pubblico, soprattutto quello giovane, ha ancora senso affrontare certi argomenti in maniera del tutto marginale e spesso stereotipata? Ostinandosi ancora a prendere come riferimento i gusti e le aspettative di un pubblico che, dati alla mano, si sta lentamente estinguendo?
Inquietante interrogativo.
Inoltre se l'aumento di prezzo manterrà la curva attuale non è da escludere che fra dieci anni un albo Bonelli arriverà a costare anche due euro in più rispetto al prezzo attuale, e allora cosa succederà? E se nel frattempo ci saranno altre crisi economiche che limiteranno il potere di acquisto del pubblico? E se i pensionati, che ormai rappresentano una fetta molto importante del pubblico della casa editrice, fossero costretti a tagliare ulterioremente le loro spese?
Chissà...
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Quando i prezzi dei fumetti vengono ritoccati al rialzo non è mai una buona notizia. Non è una buona notizia per i portafogli dei lettori, ma neanche dovrebbe esserlo per il settore in generale, perchè vuol dire che il prezzo precedente non bastava più a coprire le spese della casa editrice, e che la suddetta casa editrice non riesce ad aumentare le vendite per tamponare gli eventuali rincari delle materie prime, della distribuzione e via discorrendo. Sempre che i suddetti rincari ci siano e che l'aumento del prezzo non serva a coprire unicamente le perdite dovute al calo dei lettori, ovviamente.
Dico questo perchè dalle parti della Bonelli hanno annunciato che a partire da giugno il prezzo di buona parte delle sue pubblicazioni aumenterà di trenta centesimi, ma nel caso delle pubblicazioni a colori il rincaro sarà di quaranta centesimi. Obbiettivamente - di per sé - trenta o quaranta centesimi non sono poi così tanti, ma molti affezionati lettori hanno espresso il loro disappunto in maniera abbastanza sentita (come accade ogni volta che questa casa editrice aumenta i prezzi, per la verità), e forse varrebbe la pena indagarne i motivi, anche perchè non è detto che sia solo una questione di taccagneria.
Prima di tutto credo sia il caso di analizzare alcuni dati oggettivi: dal 2002 al 2012 le serie Bonelli sono passate da 2,07 € a 2,90 €, con un rialzo di 83 ventesimi, mentre dal 2007 al 2017 sono passati da 2,50 € a 3,50 €, aumentando quindi di un euro netto. Non sono un economista, ma penso sia evidente che dal 2002 a oggi l'aumento dei prezzi non ha seguito un andamento costante, ma piuttosto ha iniziato a impennarsi. Questo, probabilmente, i lettori di lunga data lo hanno notato, e sicuramente non gli è andato molto a genio...
E non tanto per l'aumento in quanto tale, quanto per il fatto che il suddetto aumento non ha coinciso con un aumento della qualità media del prodotto, che in qualche caso - dicono i beninformati - è persino calata, portando molta gente ad interrompere la sua collezione e molti lettori potenziali a non iniziarne una, innescando quel circolo vizioso che probabilmente è il primo motivo per cui i prezzi di questa casa editrice necessitano di ritocchi sempre più importanti.
Anche perchè, piccolo dettaglio che viene spesso sottovalutato, bisogna considerare che spesso chi segue una serie (o più di una) da molti anni (soprattutto se è una serie che tende sempre a mantenersi uguale a se stessa) finisce per farlo più per inerzia e spirito di collezionismo, che non per un reale coinvolgimento... E magari, senza rendersene conto, inizia a considerarlo più come un sacrificio che fa per spirito di fedeltà piuttosto che come un'esigenza personale, e in questi casi i rincari sono percepiti in maniera particolarmente odiosa...
Certo è che gli aumenti di prezzo sono un ottimo incentivo per spingere tutte queste persone a lasciar perdere e a svendere tutto per fare posto in libreria.
Tuttavia è anche vero che, quando si innesca questo tipo di polemica, si alzano gli scudi di chi ricorda che il rapporto quantità di pagine/prezzo di un albo Bonelli è ancora estremamente concorrenziale a livello globale, soprattutto considerando che sono fumetti (italiani) prodotti interamente dall'editore e non fumetti (stranieri) pubblicati su licenza... E che, d'altra parte, se non ci fosse la Bonelli il fumetto popolare italiano sarebbe già morto e sepolto.
Tutto vero, ma a ben gardare più che una giustificazione sembra un'ammissione di colpa.
Nel senso che se una serie americana o giapponese nelle edicole italiane non vende tanto, o magari perde lettori, può essere dovuto (in buona parte) al fatto che non è stata pensata per il pubblico italiano, che non considera la prospettiva italiana su certe questioni, l'attuale situazione italiana, la cultura italiana e, soprattutto, i gusti del pubblico potenziale italiano. Una casa editrice come la Bonelli, però, questa scusa non può usarla, perchè tecnicamente potrebbe realizzare dei prodotti su misura per il pubblico che vuole raggiungere.
Cosa che, peraltro, una volta riusciva a fare benissimo.
Quindi, forse, il nocciolo della questione è che i gusti e le esigenze del pubblico stanno cambiando rapidamente, e la casa editrice di cui stiamo parlando non riesce a starci più dietro... Anche perchè, e non è un mistero per nessuno, ha sempre puntato a coltivare lo zoccolo duro dei suoi lettori storici man mano che invecchiavano, e nel lungo periodo questa strategia si è rivelata fallimentare... Anche solo per il fatto che ha impedito - perlomeno negli ultimi vent'anni - un rinnovamento effettivo dei toni, degli spunti narrativi e dei temi trattati... E di conseguenza il ricambio generazionale.
Se a questo aggiungiamo il fatto che le nuove generazioni hanno sempre più alternative per occupare il loro tempo libero, e magari arrivano anche a passare notti insonni per recuperare in streaming le puntate dei serial TV che gli piacciono di più, direi che aumentare i prezzi senza che a monte ci sia una reale intenzione di cambiare le cose rischia davvero di accelerare quel processo di allontanamento del pubblico che è già in pieno corso. Anche perchè, come dicevo prima, le alternative economiche per il tempo libero ora sono molteplici...
E d'altra parte come si può adeguare una casa editrice di fumetti ai grandi cambiamenti socioculturali in corso, se a monte chi la amministra e/o si occupa della parte creativa ne è escluso e/o non è più in grado di rapportarsi con essi in maniera adeguata, anche solo per una questione anagrafica?
Facciamo un esempio molto banale: i serial TV di cui sopra, ora, grazie allo streaming, alle connessioni veloci e agli smartphone sono diventate fruibili (in buona parte d'Italia) esattamente quando un qualsiasi fumetto, e per molti millenials italiani sono diventati l'equivalente di quello che poteva essere una serie Bonelli per i giovani italiani delle generazioni precedenti. Poniamo ora che i suddetti serial stiano diventando, e probabilmente è davvero quello che sta succedendo, il metro di paragone con cui un giovane del 2017 giudica le altre forme di narrativa pop con cui può potenzialmente entrare in contatto e occupare il suo tempo libero...
Quante cose in comune può avere una serie Bonelli con un serial prodotto da Netflix o da CW?
Certo si possono condividere o meno i contenuti dei serial TV di ultima generazione, e si può - ad esempio - ridurre il discorso di una sempre maggiore rappresentatività del mondo LGBT (in tutte le forme e per tutte le età) ad una questione di politically correct... Però bisogna prenderne atto, e se questo è il registro narrativo su cui si sta sintonizzando il grande pubblico, soprattutto quello giovane, ha ancora senso affrontare certi argomenti in maniera del tutto marginale e spesso stereotipata? Ostinandosi ancora a prendere come riferimento i gusti e le aspettative di un pubblico che, dati alla mano, si sta lentamente estinguendo?
Inquietante interrogativo.
Inoltre se l'aumento di prezzo manterrà la curva attuale non è da escludere che fra dieci anni un albo Bonelli arriverà a costare anche due euro in più rispetto al prezzo attuale, e allora cosa succederà? E se nel frattempo ci saranno altre crisi economiche che limiteranno il potere di acquisto del pubblico? E se i pensionati, che ormai rappresentano una fetta molto importante del pubblico della casa editrice, fossero costretti a tagliare ulterioremente le loro spese?
Chissà...
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domenica 2 aprile 2017
NUOVA BANCAROTTA...
Ciao a tutti, come va?
In realtà, anche se mi piace molto l'idea che questo blog possa fornire notizie che tendenzialmente circolano poco, ci sono delle news che preferirei non dover riferire mai.
News tipo quella di oggi... E cioè che l'editore tedesco Gmuender ha dichiarato la seconda bancatotta nel giro di tre anni, e se non troverà presto dei nuovi investitori non si sa proprio come andrà a finire.
I fatti, molto in sintesi, sono questi: questa casa editrice era diventata un caposaldo dell'editoria gay omoerotica (e non solo) dal 1981, e in particolare era famosa per la sua guida gay SPARTACUS, per i suoi libri fotografici e - nel mercato prettamente tedesco - anche per le riviste e la narrativa. Più o meno dal 2000 aveva iniziato a pubblicare in maniera continuativa anche fumetti e libri di illustrazioni e sembrava che tutto fosse destinato ad andare sempre meglio... Anche perchè nel frattempo aveva aperto diverse librerie specializzate in Germania, era arrivata a dare un lavoro fisso a ottanta persone e aveva un fatturato annuo che si aggirava intorno ai nove milioni di euro...
Poi, evidentemente, qualcosa non è più andata per il verso giusto, tant'è che il fondatore della casa editrice (che gli aveva dato il nome) aveva ceduto l'attività nel 2011, e dopo tre anni la nuova proprietà aveva ammesso di essere insolvente, con un comunicato che a suo tempo avevo riportato anche su questo BLOG (CLICCATE QUI per leggerlo).
Cosa è successo dal 2014 a oggi? Apparentemente la situazione sembrava essersi risollevata, e quando la Corte di Charlottenburg ha dichiarato la nuova bancarotta lo scorso 15 marzo la notizia ha colto un po' tutti impreparati. Poi, però, sono emersi alcuni dettagli poco confortanti.
Il mio post sulla prima bancarotta risaliva al giugno 2014, ma nel novembre dello stesso si era fatto avanti un nuovo investitore nella persona di Frank Zahn (foto sotto), un imprenditore che per i successivi tre anni avrebbe tamponato tutte le perdite della casa editrice attingendo al proprio capitale... In attesa di un ripresa che purtroppo non si era ancora verificata (tant'è che ultimamente erano aumentati i libri che erano pubblicati tramite crowdfunding)...
La situazione, però, è precipitata quando Frank Zahn è venuto inaspettatamente a mancare lo scorso 8 febbraio (aveva solo 49 anni), e poichè la casa editrice aveva finito per appoggiarsi quasi interamente sulle sue spalle potete immaginare anche voi quello che è successo... Anche perchè il capitale di Frank Zahn non era illimitato, e già dalla scorsa estate pare che avesse problemi a saldare puntualmente i conti... E così adesso, stando anche a quello che riferisce lo sceneggiatore Dale Lazarov su facebook, la casa editrice non è più nemmeno in grado di pagare gli anticipi agli autori per le nuove opere, e men che meno le percentuali sulle vendite dell'ultimo anno. Inoltre ha deciso di chiudere l'edizione cartacea del suo magazine Manner (che dovrebbe restare solo in versione digitale)...
Al momento, comunque, sembra intenzionata a non gettare la spugna e a cercare nuovi investitori. Il problema è che adesso, a differenza di quanto è avvenuto nel 2014, gli investitori sanno come sono andate le cose a Frank Zahn, e quindi non è affatto detto che se la sentano di farsi avanti senza qualche garanzia in più e senza un progetto editoriale finalizzato ad un concreto rientro delle spese.
E probabilmente il problema di questa casa editrice, negli ultimi anni, è stato proprio questo.
Nel senso che è cosa buona e giusta adeguarsi alle nuove tecnologie e alle nuove piattaforme digitali, ma se il piano editoriale degli ultimi anni, e l'approccio verso l'editoria gay in generale, era fondamentalmente rimasto uguale a quello di venti anni fa era inevitabile che si creassero degli scompensi.
Nel senso che qualche decennio fa la situazione economica globale (e questa casa editrice ha una distribuzione internazionale) era molto diversa, e le edizioni di lusso potevano avere un mercato più ampio... Così come avevano senso libri fotografici con soggetti omoerotici a prezzi mediamente molto alti, visto che - ad esempio - le connessioni a internet (che non erano poi così diffuse) non consentivano di scaricare rapidamente immagini dello stesso genere in alta qualità. Poteva anche avere senso una guida gay internazionale come SPARTACUS, che in effetti si vendeva come il pane anche se era abbastanza cara... Così come potevano avere senso la pubblicazione di fumetti in edizioni extra lusso anche se non si trattava sempre di cose propriamente imperdibili...
Il problema è che, col tempo (e con la diffusione della banda larga e delle app di incontri, di pari passo con la diminuizione generale del potere d'acquisto in buona parte del mondo), il pubblico è diventato molto più selettivo... E molto meno disposto a spendere soldi per delle pubblicazioni di lusso... Anche perchè, nello specifico caso dei fumetti, far pagare una ventina di euro un manga in versione extra large e su carta pregiatissima, quando mediamente un manga con lo stesso numero di pagine costa la metà (o addirittura si può leggere gratis su qualche sito abusivo), aveva poco senso... E forse tradiva una scarsa consapevolezza della situazione attuale da parte dei responsabili della casa editrice. Tant'è che anche quando venivano riproposte le edizioni "economiche" dei suoi libri fotografici si trattava comunque di passare da una sessantina di euro a una trentina, come nel caso del bel saggio Beards - An Unshaved History (fonte Amazon)... E anche se il prezzo veniva dimezzato restava comunque fuori dalla portata di chi, in periodo di crisi, doveva stare attento a come spendere i suoi soldi...
Tornando a parlare di fumetti, comunque, il formato e il prezzo del catalogo di questa casa editrice era obbiettivamente fuori mercato... Anche perchè, se è pur vero che anche in fumetteria arrivano edizioni cartonate che dissanguerebbero il portafogli di chiunque, è anche vero che che si tratta di materiale che - generalmente - era già stato venduto in altre forme, e che in precedenza si era creato un bacino di utenza abbastanza ampio da giustificare questo tipo di pubblicazione extra lusso.
Con i fumetti della Bruno Gmuender le cose non stavano esattamente così, anche perchè molti dei fumetti che proponeva erano del tutto inediti su carta (o quasi)... E nel lungo periodo la strategia di proporli da subito in edizioni di lusso non ha certo favorito (nella maggior parte dei casi, se non altro) la loro diffusione e/o il riavvicinamento del pubblico ai fumetti omoerotici in versione cartacea...
Anche se probabilmente le vendite del suo catalogo di fumetti, di recente, sono andate molto meglio rispetto ad altre... Se non altro per il fatto che mediamente costavano meno delle altre cose che metteva in commercio.
Cosa accadrà adesso?
Certo è che al momento la situazione resta alquanto nebulosa, e sarebbe davvero un peccato se una casa editrice come questa - che comunque avrebbe ancora un grande potenziale - dovesse chiudere i battenti.
D'altra parte se si trovassero dei nuovi investitori, ma certe strategie rimanessero sempre uguali, si tornerebbe da punto accapo nel giro di qualche anno...
In ogni caso vi terrò aggiornati.
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In realtà, anche se mi piace molto l'idea che questo blog possa fornire notizie che tendenzialmente circolano poco, ci sono delle news che preferirei non dover riferire mai.
News tipo quella di oggi... E cioè che l'editore tedesco Gmuender ha dichiarato la seconda bancatotta nel giro di tre anni, e se non troverà presto dei nuovi investitori non si sa proprio come andrà a finire.
I fatti, molto in sintesi, sono questi: questa casa editrice era diventata un caposaldo dell'editoria gay omoerotica (e non solo) dal 1981, e in particolare era famosa per la sua guida gay SPARTACUS, per i suoi libri fotografici e - nel mercato prettamente tedesco - anche per le riviste e la narrativa. Più o meno dal 2000 aveva iniziato a pubblicare in maniera continuativa anche fumetti e libri di illustrazioni e sembrava che tutto fosse destinato ad andare sempre meglio... Anche perchè nel frattempo aveva aperto diverse librerie specializzate in Germania, era arrivata a dare un lavoro fisso a ottanta persone e aveva un fatturato annuo che si aggirava intorno ai nove milioni di euro...
Poi, evidentemente, qualcosa non è più andata per il verso giusto, tant'è che il fondatore della casa editrice (che gli aveva dato il nome) aveva ceduto l'attività nel 2011, e dopo tre anni la nuova proprietà aveva ammesso di essere insolvente, con un comunicato che a suo tempo avevo riportato anche su questo BLOG (CLICCATE QUI per leggerlo).
Cosa è successo dal 2014 a oggi? Apparentemente la situazione sembrava essersi risollevata, e quando la Corte di Charlottenburg ha dichiarato la nuova bancarotta lo scorso 15 marzo la notizia ha colto un po' tutti impreparati. Poi, però, sono emersi alcuni dettagli poco confortanti.
Il mio post sulla prima bancarotta risaliva al giugno 2014, ma nel novembre dello stesso si era fatto avanti un nuovo investitore nella persona di Frank Zahn (foto sotto), un imprenditore che per i successivi tre anni avrebbe tamponato tutte le perdite della casa editrice attingendo al proprio capitale... In attesa di un ripresa che purtroppo non si era ancora verificata (tant'è che ultimamente erano aumentati i libri che erano pubblicati tramite crowdfunding)...
La situazione, però, è precipitata quando Frank Zahn è venuto inaspettatamente a mancare lo scorso 8 febbraio (aveva solo 49 anni), e poichè la casa editrice aveva finito per appoggiarsi quasi interamente sulle sue spalle potete immaginare anche voi quello che è successo... Anche perchè il capitale di Frank Zahn non era illimitato, e già dalla scorsa estate pare che avesse problemi a saldare puntualmente i conti... E così adesso, stando anche a quello che riferisce lo sceneggiatore Dale Lazarov su facebook, la casa editrice non è più nemmeno in grado di pagare gli anticipi agli autori per le nuove opere, e men che meno le percentuali sulle vendite dell'ultimo anno. Inoltre ha deciso di chiudere l'edizione cartacea del suo magazine Manner (che dovrebbe restare solo in versione digitale)...
Al momento, comunque, sembra intenzionata a non gettare la spugna e a cercare nuovi investitori. Il problema è che adesso, a differenza di quanto è avvenuto nel 2014, gli investitori sanno come sono andate le cose a Frank Zahn, e quindi non è affatto detto che se la sentano di farsi avanti senza qualche garanzia in più e senza un progetto editoriale finalizzato ad un concreto rientro delle spese.
E probabilmente il problema di questa casa editrice, negli ultimi anni, è stato proprio questo.
Nel senso che è cosa buona e giusta adeguarsi alle nuove tecnologie e alle nuove piattaforme digitali, ma se il piano editoriale degli ultimi anni, e l'approccio verso l'editoria gay in generale, era fondamentalmente rimasto uguale a quello di venti anni fa era inevitabile che si creassero degli scompensi.
Nel senso che qualche decennio fa la situazione economica globale (e questa casa editrice ha una distribuzione internazionale) era molto diversa, e le edizioni di lusso potevano avere un mercato più ampio... Così come avevano senso libri fotografici con soggetti omoerotici a prezzi mediamente molto alti, visto che - ad esempio - le connessioni a internet (che non erano poi così diffuse) non consentivano di scaricare rapidamente immagini dello stesso genere in alta qualità. Poteva anche avere senso una guida gay internazionale come SPARTACUS, che in effetti si vendeva come il pane anche se era abbastanza cara... Così come potevano avere senso la pubblicazione di fumetti in edizioni extra lusso anche se non si trattava sempre di cose propriamente imperdibili...
Il problema è che, col tempo (e con la diffusione della banda larga e delle app di incontri, di pari passo con la diminuizione generale del potere d'acquisto in buona parte del mondo), il pubblico è diventato molto più selettivo... E molto meno disposto a spendere soldi per delle pubblicazioni di lusso... Anche perchè, nello specifico caso dei fumetti, far pagare una ventina di euro un manga in versione extra large e su carta pregiatissima, quando mediamente un manga con lo stesso numero di pagine costa la metà (o addirittura si può leggere gratis su qualche sito abusivo), aveva poco senso... E forse tradiva una scarsa consapevolezza della situazione attuale da parte dei responsabili della casa editrice. Tant'è che anche quando venivano riproposte le edizioni "economiche" dei suoi libri fotografici si trattava comunque di passare da una sessantina di euro a una trentina, come nel caso del bel saggio Beards - An Unshaved History (fonte Amazon)... E anche se il prezzo veniva dimezzato restava comunque fuori dalla portata di chi, in periodo di crisi, doveva stare attento a come spendere i suoi soldi...
Tornando a parlare di fumetti, comunque, il formato e il prezzo del catalogo di questa casa editrice era obbiettivamente fuori mercato... Anche perchè, se è pur vero che anche in fumetteria arrivano edizioni cartonate che dissanguerebbero il portafogli di chiunque, è anche vero che che si tratta di materiale che - generalmente - era già stato venduto in altre forme, e che in precedenza si era creato un bacino di utenza abbastanza ampio da giustificare questo tipo di pubblicazione extra lusso.
Con i fumetti della Bruno Gmuender le cose non stavano esattamente così, anche perchè molti dei fumetti che proponeva erano del tutto inediti su carta (o quasi)... E nel lungo periodo la strategia di proporli da subito in edizioni di lusso non ha certo favorito (nella maggior parte dei casi, se non altro) la loro diffusione e/o il riavvicinamento del pubblico ai fumetti omoerotici in versione cartacea...
Anche se probabilmente le vendite del suo catalogo di fumetti, di recente, sono andate molto meglio rispetto ad altre... Se non altro per il fatto che mediamente costavano meno delle altre cose che metteva in commercio.
Cosa accadrà adesso?
Certo è che al momento la situazione resta alquanto nebulosa, e sarebbe davvero un peccato se una casa editrice come questa - che comunque avrebbe ancora un grande potenziale - dovesse chiudere i battenti.
D'altra parte se si trovassero dei nuovi investitori, ma certe strategie rimanessero sempre uguali, si tornerebbe da punto accapo nel giro di qualche anno...
In ogni caso vi terrò aggiornati.
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