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martedì 26 settembre 2017

FUTURO PASSATO

Ciao a tutti, come va?

Probabilmente viviamo in un'epoca di transizione e di grandi cambiamenti, anche se ce ne rendiamo conto solo in parte. La cosa interessante, però, è che più passa il tempo e più diventa evidente che - perlomeno dalle nostre parti - si fa fatica a prendere atto del fatto che se si vuole fare parte del cambiamento, e sfruttarlo al meglio, bisogna prima di tutto capirlo e non limitarsi a seguire la corrente su dei mezzi di fortuna.

Dico questo perchè la sensazione è che, se una volta i fumetti pubblicati in Italia cercavano di riflettere ed interpretare il contesto che li circondava, con risultati altalenanti, adesso al massimo provano a raccogliere le briciole sotto al tavolo di chi lo fa. Cercherò di spiegarmi meglio partendo dall'analisi di un ambito un po' circoscritto: la fantascienza.

Partiamo dall'inizio. Non è un mistero che, da qualche anno a questa parte, gli allegati dei periodici siano diventati un buon salvagente per tanti editori che non se la stanno passando benissimo: in questo modo possono testare il mercato senza investire soldi propri, possono provare a rilanciare i loro personaggi con tirature importanti (che gli garantiscono anche qualche entrata supplementare quando li "affittano" ad altri editori) o - più semplicemente - gli possono consentire di raggranellare un po' di pecunia quando gli viene affidata la cura editoriale di questa o di quella collana, magari occupandosi anche dei contatti con gli editori stranieri, degli adattamenti e via dicendo.

Niente di male, però è abbastanza evidente che con questi presupposti è più allettante provare a lanciare (o rilanciare) nuove collane in maniera indiretta, senza impegnarsi davvero per risollevare la situazione. Anche perchè - se tanto mi dà tanto - è molto più facile buttarsi a pesce, cercando di "cogliere l'attimo" e di sfruttare qualche bella occasione che possa anche risultare golosa per gli editori dei periodici che devono finanziare queste produzioni. E ultimamente sembra che questo ragionamento valga soprattutto per un genere che in Italia non è mai stato in cima alle classifiche di gradimento: la fantascienza, appunto.

A quali "belle occasioni" mi riferisco, quindi? Vediamo: la nuova serie di Star Trek, Discovery, è appena partita su Netflix e guardacaso il 30 agosto è partita la serie di allegati della Gazzetta dello Sport dedicati ai fumetti di Star Trek. Al cinema è arrivato Valerian, un personaggio che in Italia davvero non si è mai filato nessuno, e magicamente è arrivata in edicola la riproposta integrale delle sue avventure sempre con la Gazzetta dello Sport. Poi, colmo delle coincidenze, al cinema sta per arrivare il sequel di Blade Runner e viene miracolosamente annunciata la ristampa di Nathan Never con la solita Gazzetta e con il Corriere della Sera...

Sarà davvero tutto un caso? Ne dubito. Il punto però è un altro: queste proposte, che evidentemente sperano di seguire l'onda e di beneficiare di quelli che - ipoteticamente - potrebbero rivelarsi dei nuovi cult, quante speranze hanno di raggiungere l'obbiettivo prefissato se si collocano in un contesto totalmente impreparato ad accoglierle, puntando su dei riscontri del tutto ipotetici? Mi spiego ancora meglio: i fumetti di Star Trek erano assenti dalle edicole italiane da decenni, e comunque i fumetti proposti nella serie di allegati di cui sopra non hanno niente a che vedere con Star Trek Discovery... E d'altra parte chi ha visto il film Valerian, che peraltro pare non sia stato poi così apprezzato, molto difficilmente si ritroverà nella serie a fumetti ideata nel 1967, che oltretutto è realizzata con un tratto semi umoristico/caricaturale totalmente avulso dagli standard dei fumetti che arrivano nelle edicole italiane...

Riguardo poi a Nathan Never, che - dati alla mano - perde costantemente lettori, l'operazione - più che il tentativo di sfruttare il ritorno di uno dei film che lo hanno influenzato di più - sembra una strategia - un po' disperata - per rilanciarlo sperando che Blade Runner 2049 faccia tornare di moda un certo tipo di atmosfere e di personaggi... Dando per scontato, ovviamente, che il suddetto film si riveli un successo e che comunque si inserisca nella scia del film del 1982. E questo sarà tutto da vedere, anche perchè con i sequel non si sa mai quello che può succedere (soprattutto quando c'è di mezzo Harrison Ford).

Anche in questo caso non c'è niente di male, però penso sia abbastanza interessante notare il fatto che per "cogliere l'attimo", rilanciare un personaggio e inserirsi nell'onda di un film del 2017, si sia pensato di riproporre delle store che ormai hanno più di 25 anni e quindi risultano perlomeno datate.

E non tanto per una una questione di ambientazioni, citazioni e riferimenti stilistici, che pure fanno tanto, ma proprio per una questione di approccio. Nel senso che la fantascienza, come il fantasy, funziona meglio quando riesce ad essere la metafora della società circostante con le sue paure e le sue aspirazioni. Nel momento in cui diventa autoreferenziale o peggio, quando si dà per scontato che il pubblico non sappia distinguere fra un'iniziativa messa lì per cercare di salvare il salvabile (possibilmente a costo zero), piuttosto che per proporre della fantascienza al passo coi tempi, allora è facilmente ipotizzabile che il tutto si risolverà nell'ennesimo nulla di fatto (magari con qualche imprevisto contraccolpo negativo nel lungo periodo). Tantopiù che chi bazzica il mercato dell'usato sa bene che è facilissimo recuperare collezioni complete di Nathan Never a prezzi stracciatissimi... Basta dare un occhiata su ebay...
E dico questo anche perchè, soprattutto nelle prime storie del personaggio, è evidente un approccio inevitabilmente datato a tutta una serie di questioni, come ad esempio l'omosessualità (ne accenno brevemente QUI). So che può sembrare un discorso un po' pretestuoso, ma forse non lo è poi così tanto se si pensa che nella nuova serie Star Trek Discovery (che ha debuttato giusto questa settimana) non solo salirà a bordo un ufficiale scientifico dichiaratamente e serenenamente omosessuale, ma il suddetto ufficiale avrà una relazione ben visibile (e per giunta interraziale) con il medico della nave...

Il tutto in una serie che cronologicamente si colloca dieci anni prima degli eventi narrati nella serie classica che debuttò nel 1966 (anche se è bene ricordare che l'universo di Star Trek di oggi è un realtà parallela a quella delle serie televisive realizzate fino al 2009, creata a seguito degli eventi raccontati nel film che si è visto quell'anno al cinema). E penso che a questo punto sia abbastanza evidente come Star Trek Discovery voglia offrire un approccio alla fantascienza che sia obbiettivamente al passo coi tempi, e in grado di coinvolgere anche quel pubblico che - anche solo per una questione anagrafica - non ha mai avuto modo di conoscere le varie incarnazioni del franchise.

E in effetti le alterazioni spazio temporali avvenute nel film del 2009, in questo senso, offrono un'infinità di spunti interessanti. Sia come sia questo approccio, oggi, non è una peculiarità della sola saga di Star Trek (che peraltro al cinema ha già fatto intravedere il compagno e la figlia del Sr. Sulu). Nella nuova serie della FOX a base di navi spaziali, The Orville, c'è una coppia formata da due alieni Moclans: Klyden e Bortus. I Moclans sono una specie ovipara monogenere  e monosessuale (quindi, tecnicamente, loro sono una coppia omosessuale), e i due hanno finalmente visto dischiudere l'uovo che hanno prodotto assieme...

Anche qui penso che sia abbastanza evidente come la fantascienza del 2017 sia consapevole che non può evitare di confrontarsi con il mondo che la circonda. E a questo punto mi viene da pensare che questo approccio inizierà molto presto ad influenzare anche i fumetti ispirati alle serie televisive di cui sopra (e non solo). Il tutto mentre la fantascienza a fumetti prodotta in Italia - al riguardo - si muove ancora molto goffamente, cercando di strizzare l'occhio ad una serie di pregiudizi e luoghi comuni (negli ultimi due anni su questo blog sono stati citati diversi esempi al riguardo), tantopiù che gli stessi autori sostengono che ogni qualvolta hanno provato ad ampliare il discorso sono stati pesantemente frenati (e se non ci credete CLICCATE QUI)... Ad ogni modo, visto che siamo in un momento di grande rilancio per il genere fantascientifico, in Bonelli hanno pensato di iniziare a riproporre in libreria anche alcuni cicli di storie di Legs Weaver...

Il che assume dei connotati persino ironici, considerando che si tratta di storie che risalgono proprio al suo felice periodo "cripto lesbico", prima cioè che il suo ideatore Antonio Serra finisse per essere richiamato dall'editore per moderare certi temi e situazioni... Portando ad un appiattimento generale della serie, all'allontanamento della compagna storica della protagonista e ad una perdita di lettori che determinò la chiusura della serie. Forse, e dico forse, se siamo davvero all'alba di un rilancio per il genere fantascientifico in generale non sarebbe stato più opportuno proporre qualche nuovo progetto più al passo coi tempi? Certo è che dopo il tracollo di ORFANI è abbastanza improbabile che in Bonelli vogliano puntare su nuovi progetti fantascientifici nel prossimo futuro, e considerando come si presenta il resto del panorama dell'editoria italiana a fumetti probabilmente il massimo che si vedrà in giro saranno altre collane di ristampe.

Sempre ammesso che gli allegati che circolano in questo periodo abbiano dei buoni riscontri di pubblico, ovviamente. Se così non fosse, comunque, la colpa non verrebbe data alle proposte sbagliate, ma al fatto che i lettori italiani non sono portati per la fantascienza... Anche se paradossalmente la fantascienza, grazie a internet e allo streaming più o meno legale, non è mai stata così accessibile e sicuramente con le nuove produzioni si appresta a conquistare un nuovissimo (e potenzialmente amplissimo) pubblico.


Ad ogni modo staremo a vedere cosa accadrà... Anche se qualcosa mi dice che prima di vedere due gay felicemente e ufficialmente accoppiati, magari con prole, in un fumetto italiano di fantascienza, di acqua sotto i ponti ne dovrà passare ancora parecchia.

Alla prossima.

sabato 23 settembre 2017

TEMPO DI FIORETTI

Ciao a tutti, come va?

Che col tempo il mondo del fumetto si sia sempre più globalizzato non è un mistero, anche se non sempre questa globalizzazione ha portato a dei benefici in senso assoluto. Basti pensare alla "rivoluzione" che hanno portato tanti autori e sceneggiatori statunitensi di ultima generazione influenzati, più o meno consapevolmente, dai manga. Mi riferisco a tutti quelli che, cercando di cogliere il potenziale narrativo ed evocativo dei fumetti giapponesi, forse non hanno capito che certe trovate (come ad esempio dilatare le azioni in più pagine con pochissime vignette e ancor meno dialoghi) in Giappone funzionano perchè i manga vengono pubblicati settimanalmente in pubblicazioni con la foliazione di un elenco telefonico...

Mentre la periodicità mensile (o peggio) dei comic book americani - che di solito hanno meno di trenta pagine ciascuno - è stata concepita fin dall'inizio per scelte narrative più "condensate", e non considerando questo fattore si rischia di fare spendere quattro dollari al mese per un albo che si legge in meno di cinque minuti (e magari con un finale aperto), portando il lettore a disaffezionarsi rapidamente... O, più ottimisticamente, portandolo all'acquisto della ristampa della serie che gli interessa in volume, anche se questo può accelerare la chiusura della suddetta serie per via delle basse vendite.

D'altra parte è anche vero che una maggiore interazione fra diversi modi di intendere il linguaggio del fumetto può portare anche delle novità abbastanza interessanti.

Da qualche mese, ad esempio, la casa editrice BOOM!Studio ha annunciato che a novembre dovrebbe prendere il via una nuova serie dichiaratamente ispirata ai manga sportivi con risvolti BOYS LOVE. Una serie che non a caso è stata lasciata nelle mani di un team di sole autrici, che oltretutto si sono già fatte conoscere a livello internazionale proprio dal pubblico amante di BOYS LOVE e affini: la scrittrice italo-australiana C.S Pacat (che ha scritto la serie The Captive Prince, inizialmente proposta su internet e poi raccolta in volume dalla Penguin Press) e l'illustratrice messicana Johanna The Mad.

Il risultato finale di questa collaborazione si vedrà fra qualche mese nella serie FENCE! ambientata nel mondo della scherma (ovviamente maschile) che dovrebbe alternare tensioni agonistiche e sentimentali fra i vari protagonisti.

Un altro aspetto abbastanza interessante di questa serie dovrebbe essere l'approccio estremamente multiculturale (dovuto anche all'esperienza personale delle autrici), che non era poi così scontato e che potrebbe offrire l'occasione per affrontare diversi spunti narrativi che esulano dallo sport e dalle relazioni sentimentali. In ogni caso penso che questa serie sia abbastanza interessante anche perchè per portarlo avanti si è scelto di investire su due persone appassionate di fumetti e manga, ma che però non avevano ancora avuto l'occasione di cimentarsi professionalmente in questo ambito. E questo, penso, possa dimostrare che - per fortuna - negli USA non si è persa quella sana abitudine di investire sui giovani autori esordienti anche con progetti di un certo livello. Giovani autori che, tra l'altro: 1) Sono di sesso femminile, 2) Non sono statunitensi e 3) Hanno avuto modo di farsi notare principalmente grazie a internet...

Oltretutto, nella recente intervista che trovare QUI, non negano di essere grandi ammratrici di tutta una serie di produzioni animate e fumettistiche giapponesi di ultima generazione, e di cui ho parlato anche su questo blog, ma anche di quei fumetti online a tematica gay che ultimamente sono diventati dei piccoli casi editoriali (come Check, please!, di cui ho parlato QUI), a riprova del fatto che ormai è praticamente impossibile vivere sotto una campana di vetro ed ignorare il mondo sempre più interconnesso in cui viviamo. E penso che questo sia anche quello che ha pensato l'editor Dafna Pleban di BOOM!Studio quando C.S Pacat si è fatta avanti con la sua idea.

Ovviamente, visto che parliamo di USA e non di Giappone, e in considerazione del fatto che i protagonisti di questa storia sono tutti adolescenti, sarà molto improbabile che la narrazione possa indugiare troppo su dettagli bollenti, scene piccanti e via dicendo, tuttavia penso che si tratti comunque di un progetto che ha un certo valore simbolico. Anche perchè - sempre ammesso che abbia una buona risposta di pubblico - potrebbe aprire le porte a tutta una serie di proposte che finora (pelomeno negli USA) erano rimaste confinate nell'ambito delle autoproduzioni o poco più.

Staremo a vedere. In ogni caso direi che è abbastanza evidente che alla BOOM!Studio non hanno pregiudizi verso gli autori stranieri, anche quando propongono delle serie nuove e un po' fuori dagli schemi. E ciò è bene.

Alla prossima.

giovedì 21 settembre 2017

STORIE VERE

Ciao a tutti, come va?

La cerimonia per l'assegnazione dei prossimi premi Oscar si terrà solo all'inizio del prossimo anno, ma ovviamente si iniziano già a fare le prime selezioni, compresa quella per il miglior film straniero.

Può essere interessante notare che il film proposto dalla Finlandia per entrare nella rosa dei candidati per questa categoria sarà la biografia ufficiale di Tom of Finland, quella diretta Dome Karukoski con la collaborazione della Tom of  Finland Foundation (che ha concesso l'utilizzo dei disegni originali, senza i quali un film del genere perderebbe molto in credibilità).

Morale della favola: un'intera nazione ha scelto di essere rappresentata da un film che racconta la vita di un'artista gay specializzato in disegni omoerotici, e anche questo dimostra - anche se in realtà non c'era bisogno di ulteriori conferme - quanto è diventato iconico Tom of Finland per la nazione che gli ha dato i natali. Tra l'altro, giusto per la cronaca, dal 24 al 26 agosto si è celebrata la festa per il centenario della Finlandia nel centro di Stoccolma (la Svezia ha un rapporto molto stretto coi cugini finlandesi), che è stata visitata anche dai reali svedesi e da importanti figure istituzionali... E ovviamente in quella sede non poteva mancare un padiglione dedicato a Tom of Finland, con tanto di palco per l'animazione a tema...




Il che, penso, la dice lunga anche su quanto siamo indietro in Italia... Visto che non solo da noi una mostra personale di Tom of Finland non è mai stata realizzata (men che meno in una piazza aperta al pubblico), ma dalle nostre parti persino parlare di omosessualità in una manifestazione culturale di piazza può essere ancora un problema, come attesta il recente caso di Verona, dove è stata vietata la proposta di testi a tematica LGBT nella rassegna di arte di strada Tokatì di quest'anno (se volete maggiori dettagli CLICCATE QUI).

Ad ogni modo il film di Tom of Finland inizierà ad essere distribuito negli USA a ottobre, ma al momento - tanto per cambiare - non mi risulta che in Italia ci siano dei distributori interessati. A questo punto sarebbe davvero bello se questo film fosse selezionato dall'Academy e poi vincesse l'Oscar, giusto per vedere poi in Italia cosa potrebbe succedere. Ad ogni modo qui sotto vi posto il trailer statunitense.
Comunque ad ottobre, negli USA, arriverà nelle sale un altro film decisamente interessante, che forse potrebbe avere qualche speranza in più di essere visto dalle nostre parti. Sto parlando di Professor Marston & the Wonder Women, e cioè della storia vera dell'ideatore di Wonder Woman (quando ancora usava lo pseudonimo di Charles Moulton, per non compromettere la sua carriera in un'epoca in cui fare fumetti era considerata una professione degradante). Al di là del fatto che si parla del creatore di un personaggio che fin dall'inizio è stato considerato un'icona queer, ancor prima che gay, questo film mette finalmente al centro la vita di una persona che pochi conoscono, ma che ha dei risvolti alquanto interessanti...

Molto in sintesi: William Moulton Marston(1893-1947) si era laureato il Legge per poi prendere un dottorato in psicologia. Brevettò il primo prototipo di macchina della verità ed elaborò alcune teorie che poi trovarono spazio anche in Wonder Woman, come ad esempio quella secondo cui le donne sono mediamente più oneste e affidabili degli uomini e possono lavorare più velocemente e con maggiore precisione. Marston sosteneva inoltre che c'è una nozione maschile di libertà che è intrinsecamente anarchica e violenta, e una nozione opposta femminile basata sulla "attrazione amorosa" che porta a uno stato ideale di sottomissione verso l'autorità amata. Probabilmente queste teorie, e certi sottotesti presenti nella primissima Wonder Woman, erano frutto anche della sua esperienza di vita personale, che per fortuna viene ampiamente snocciolata nel film. Molto in sintesi:  oltre ad essere un amante del sadomaso finì per amare due donne contemporaneamente (col benestare di entrambe), anche se formalmente rimase sposato solo con una di loro, che poi finirono per amarsi fra loro. In parole povere non creò una famiglia poligama, ma poliamorosa nel senso pieno del termine. Tant'è vero che ebbe figli da entrambe le compagne (che poi li hanno cresciuti come una coppia, continuando a vivere assieme dopo la sua scomparsa).

Grazie al successo del primo film di Wonder Woman non è da escludere che questo film possa essere ampiamente distribuito anche da noi, e qualcosa mi dice che potrebbe diventare anche un piccolo cult per gli amanti delle nuove prospettive relazionali. Staremo a vedere. Qui di seguito vi posto il trailer, che è decisamente invitante e che - a quanto pare - promette un'abbondante presenza dei fumetti di Wonder Woman... Con tanto di analisi del periodo successivo alla morte del protagonista, quando i suoi fumetti vennero ufficialmente accusati di promuovere l'omosessualità femminile e le pratiche sadomaso...
IN parole povere questo sembrerebbe un film caldamente raccomandabile sotto vari punti di vista, e anche in questo caso sarà interessante verificare quali saranno le reazioni ad una sua eventuale distribuzione italiana.

Sperando che non scattino censure preventive o altro... E non sarebbe la prima volta.

Ad ogni modo non bisognerà aspettare troppo tempo per vedere come andranno le cose.

Alla prossima.

martedì 19 settembre 2017

IN DIVENIRE?

Ciao a tutti, come va?

Nelle ultime due settimane me la sono dovuta vedere con alcuni imprevisti che mi hanno impedito di seguire questo blog (e altre cose, per la verità), ma vorrei tranquillizzare tutti quelli che si sono preoccupati (e anche quelli che forse avevano iniziato a brindare): non è successo niente di grave e non ho intenzione di sparire nel nulla. Anzi: questa pausa mi ha dato modo di pensare meglio a una serie di cose e mi ha fornito l'occasione per fare il punto della situazione... Quindi, a voler guardare la bottiglia mezza piena, nel lungo periodo potrebbe avere dei risvolti positivi.

Comunque, fra le altre cose, queste due settimane di relativa calma mi hanno dato modo di analizzare con un po' più di calma e un po' più di distacco gli argomenti di cui parlo abitualmente qui, e devo dire che - dopo tanti anni di analisi e  confronti - penso di poter affermare con un certo margine di sicurezza che il panorama italiano non è incoraggiante, e forse sta persino peggiorando (nonostante qualche sporadico barlume di speranza)... Soprattutto se si considera l'evoluzione che hanno avuto altri panorami nel frattempo. Tra l'altro questo processo, ultimamente, sembra avere subito una notevole accelerata e qualcosa mi dice che nel giro di pochi anni potrebbe diventare ancora più evidente. Ad ogni modo, siccome questo non è un blog che parla per astratto e preferisce esempi concreti, direi che potrei partire segnalandovi il numero di Topolino in edicola questa settimana. Un numero che dedica la copertina al duo canoro formato da Benji e Fede, a cui viene dedicata un'intervista esclusiva...

Ora: apparentemente questo potrebbe essere visto come un passo avanti, visto che di solito le copertine di questo tipo mettono al centro dei personaggi che potrebbero essere i nonni (o i bisnonni) di chi appartiene alla fascia d'età 7-14. O che comunque NON hanno un pubblico composto prettamente da giovanissimi. Oltretutto in questo caso si tratta di un duo (peraltro abbastanza "chiacchierato" nel senso gay del termine) che è nato come fenomeno su youtube, quindi questa copertina potrebbe sembrare un segnale di apertura e modernizzazione importante. Però, a ben guardare, è anche vero che certe operazioni sembrano più che altro dei service commerciali, e che lasciano quello che trovano... E devo ammettere che in questi casi mi chiedo sempre se sono gli agenti dei cantanti a pagare Topolino per avere visibilità o se è Topolino che richiede l'intervista e la "paga" offrendo (anche) una copertina paperizzata... Chissà... Anche perchè abitualmente Topolino NON parla di fenomeni nati su youtube, e - per inciso - tre settimane fa in copertina sfoggiava ancora il Commissario Topalbano... E cioè la parodia (o il service, decidete voi) della fiction Rai ispirata ai romanzi di  Andrea Camilleri...

Se però si allarga lo sguardo a Le Journal de Mickey di questa settimana, oltre ad un servizio sul calciatore Neymar (che per fortuna non è stato paperizzato), in copertina viene evidenziata un'intervista esclusiva a Zep (nome d'arte di Philippe Chappuis), il creatore dell'incontenibile Titeuf (che è stato anche ospitato sulle pagine de Le Journal de Mickey e che proprio in questo periodo festeggia i suoi primi 25 anni). 

L'intervista viene realizzata in occasione dell'uscita del nuovo attesissimo albo del ciuffuto ragazzino, che a quanto pare anche questa volta non mancherà di sfidare veti e tabù... Tant'è che il titolo dell'albo in questione (il quindicesimo) in italiano potrebbe tradursi come "Abbasso le mutande!"... E infatti su le Journal de Mickey l'intervista all'autore (lo vedete nella foto sotto) viene annunciata come "le mutande del nuovo album"...

Penso che la differenza di approccio sia sostanziale, anche perchà come ho detto più volte le Journal de Mickey si propone come un vero e proprio magazine dalla parte dei lettori fra i 7 e i 14 anni, senza cercare mediazioni col pubblico adulto, con i bigotti, i poteri forti o altro.

Certo si può obbiettare che la Francia non è l'Italia, che i fumetti per giovanissimi in Francia sono un'altra cosa rispetto ai corrispettivi italiani, che in Italia Topolino non dà visibilità ai fumetti di altre case editrici e tanto altro... Però sarebbe interessante chiedersi se è nato prima l'uovo o la gallina.

Tra l'altro penso che sia abbastanza indicativo anche il fatto che la casa editrice che pubblica in Francia Titeuf (la Glènat) , che - per inciso - è un idolo dei ragazzini francofoni, non solo è quella che sta pubblicando le storie "sperimentali" di Topolino realizzate da alcuni grandi nomi del fumetto francese, ma è anche quella che lo scorso mese ha pubblicato un'interessante graphic novel a tematica gay di 232 pagine: un vero e proprio thriller erotico con tanto di scene piccanti dal titolo "La nuit mange le jour"...



Non che sia una grande novità, considerando che Glènat pubblicò anche "Il blu è un colore caldo" di Julie Maroh (con tutto quello che ne segui, premi cinematografici compresi), però secondo me è interessante notare che a distanza di quasi otto anni dal lavoro di Julie Maroh la Glènat non vuole mollare le tematiche LGBT, pur restando una casa editrice generalista (per inciso: Titeuf nel 2008 aveva già venduto 16 milioni di copie in 25 lingue, quindi alla Glènat non ha mai avuto bisogno di titoli LGBT per battere cassa), mentre in Italia gli editori di fumetti di questo calibro si guardano bene dall'azzardare operazioni di questo tipo. Tant'è che dalle parti della Bonelli è stata appena annunciata la versione a fumetti del romanzo Mani Nude di Paola Barbato: in poche parole 300 pagine a base di lotte clandestine fra sedicenni rapiti da colletti bianchi insospettabili per i loro giri di scommesse possono essere pubblicate senza problemi, ma una storia che mette al centro tematiche e/o personaggi gay nel senso moderno del termine ancora no... E anche questo è abbastanza indicativo, penso...

E visto che siamo in tema di Bonelli penso che sia abbastanza interessante notare che il progetto crossmediale incentrato sulla graphic novel Monolith, che ha portato anche ad un film (inizialmente progettato per la TV) nei cinema non abbia esattamente sbancato ai botteghini e non abbia ricevuto grandi plausi dalla critica. Il che lo rende solo l'ultimo di una lunga serie di tentativi non proprio riusciti di tentare la via della crossmedialità per ottimizzare il potenziale dei fumetti attraverso produzioni collaterali. Da Il Ragazzo Invisibile (che a quanto pare sta per arrivare col secondo capitolo, nonostante gli sconfortanti risultati del primo) alla serie in semi animazione di Orfani proposta dalla RAI (qualcuno se la ricorda?)... Il tutto mentre dalle nostre parti praticamente nessuno - al momento - sta valutando l'ipotesi di produrre qualcosa ispirandosi a fumetti italiani già pubblicati, che magari abbiano un taglio adulto e autoriale o mettano al centro tematiche gay, come "Il blu è un colore caldo" a cui accennavo prima. Il tutto mentre negli USA sembra praticamente certa la messa in produzione di (almeno) un film ispirato al bellissimo Strangers in Paradise di Terry Moore...

La cosa curiosa, secondo me, è che di film italiani ispirati a fumetti a tematica gay se ne potrebbero produrre diversi con un budget abbastanza contenuto (Sprayliz? Matteo e Enrico?), ma l'idea non sembra sfiorare nessuno... Si sa che c'è un serial di Diabolik in produzione da anni (anche se a quanto mi risulta è tutto fermo e il casting non è ancora stato fatto) e si vocifera che adesso che i diritti di sfruttamento di Dylan Dog, Zagor e Nathan Never sono tornati in Bonelli si potrebbero avviare collaborazioni con lo studio Rainbow (quello delle WINX), ma la prospettiva è un po' inquietante...

E d'altra parte è anche abbastanza inquietante il fatto che, nella probabile realizzazione della serie animata ispirata alle avventure del giovane Dragonero, verrà del tutto rimossa la componente lesbica dalla caratterizzazione della sorella Myrva (la vedete sotto)... Il tutto mentre, per inciso, nelle serie animate statunitensi di ultima generazione (anche per i più piccoli) la componente LGBT è sempre più visibile ed esplicita (in questo blog ne ho riportati diversi esempi anche di recente).

E comunque, a ben guardare, il fatto che negli USA le serie animate affrontino questi argomenti con sempre maggior disinvoltura non può prescindere dal fatto che le produzioni legate all'immaginario pop in generale hanno preso una posizione molto netta al riguardo. Anche e soprattutto per quel che riguarda i fumetti. Per inciso: mentre in Italia solo ora si stanno iniziando timidamente a sfiorare certi argomenti, e ancora troppo raramente lo si fa senza ripiegare sugli stereotipi eterocentrici e sulle generalizzazioni negative, giusto il mese scorso negli USA è stata aperta una finestra sul futuro della coppia di supereroi MARVEL composta da Hulkling e Wikkan... Che a quanto pare diventeranno papà di un bel bimbo...

Mentre un supereroe di tutto rispetto come Iceman/Uomo Ghiaccio (o meglio: la versione adulta del personaggio, che attualmente coesiste con la sua versione più giovane e più disinvolta) ha deciso di fare coming out con i suoi genitori... E credo che sia la prima volta per un supereroe "storico" della sua portata, di quelli ideati da Stan Lee negli anni Sessanta, per intenderci...

E questa, giusto per stare in tema, è solo la punta dell'iceberg. Un iceberg che però, in Italia, si intravede a stento.... E in tutto ciò penso che sia abbastanza emblematico il fatto che, mentre da anni su questo blog parlo di come le manifestazioni fumettistiche straniere dedichino momenti di approfondimento alle nuove tendenze del fumetto e all'inclusione di tematiche innovative come l'inclusione delle minoranze, la quarantacinquesima edizione di Rapalloonia - Mostra Internazionale dei Cartoonists (30/31 settembre) si intitolerà “Pennelli in fuga. Gli artisti italiani nel mondo”...

Sul come e sul perchè in Italia sia possibile dedicare un intero evento fumettistico agli autori che hanno trovato miglior fortuna all'estero ci sarebbe molto da dire. Sicuramente se questo fenomeno è in crescita (ed è in crescita) qualche motivo deve esserci... A partire dal fatto che il mercato per le produzioni italiane è in contrazione da anni e non offre nuovi sbocchi a chi vuole effettivamente vivere facendo fumetti... A meno che non si tratti di fenomeni editoriali (Zerocalcare, Sio, ecc) che, guardacaso, NON si sono fatti conoscere attraverso le case editrici tradizionali... Sarà solo un caso?

Chissà...

Intendiamoci: qualche segnale positivo qua e là si può ancora cogliere, ma gli editori che fanno gli editori senza scendere a compromessi e scegliendo di osare sul serio (con le tematiche LGBT e non solo), sono ancora troppo pochi... Anche se paradossalmente sono quelli che in proporzione hanno avuto il maggior incremento di pubblico (e liquidità)...

Devo ammettere che, constatando come stanno andando le cose, inizio a pensare che sia davvero arrivato il momento di tornare a fare qualcosa per cambiarle.

Vi terrò aggiornati.

Alla prossima.