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martedì 13 febbraio 2018

OSPITI INASPETTATI

Ciao a tutti, come va?

Devo ammettere che mi stupisco sempre di come, anche quando ho paura di non avere per le mani degli spunti interessanti che riguardano la situazione italiana, arriva sempre qualche notizia all'ultimo momento per uno dei miei post. Oggi, per esempio, pensavo che avrei dedicato il post alle candidature per il Premio GLAD (Gay e Lesbiche Ancora Denigrati) che organizzo ogni anno, e invece... All'orizzonte si è presentata un'occasione troppo ghiotta per non buttarmici a capofitto...

Partiamo da alcune considerazioni di base: i fumetti italiani in edicola vendono sempre meno. Per tanti motivi che negli anni ho approfondito più volte anche in questa sede, anche se le cause principali - fondamentalmente - sono due: una esogena e una endogena. La prima è rappresentata dal fatto che le alternative economiche per riempire il tempo e soddisfare il bisogno di entertainment sono tantissime, accessibilissime e agguerritissime, soprattutto se puntano alle nuove generazioni. E ovviamente, in questo caso, non ci si può fare molto.

Una causa più interna, invece, è rappresentata dal fatto che - evidentemente - chi gestisce e produce i fumetti italiani oggi non riesce più a mettersi in sintonia con il grande pubblico, soprattutto con quello giovane, e forse anche per questo motivo tende ad avere un occhio di riguardo per il pubblico storico, finendo per bloccare il ricambio generazionale con tutto ciò che ne consegue. In questo caso, invece, si potrebbe fare molto: il problema è che non si fa quasi niente.

Anche perchè, per farla molto breve (visto che ci sarebbe tanto da dire, e comunque in questo blog ne ho già parlato tanto in passato), l'industria del fumetto in Italia è nelle mani di persone sicuramente molto appassionate di fumetti, ma che si ostinano a voler portare avanti le cose - al netto di nuovi formati e nuovi circuiti distributivi - come ai tempi in cui loro erano dei semplici lettori, e cioè come venti, trenta, quaranta, cinquanta o magari sessant'anni fa... E alla fine realizzano fondamentalmente dei prodotti che piacciono a loro, o a chi ha avuto la loro stessa formazione, trascurando il fatto che i tempi cambiano sempre più velocemente. Poi, ovviamente, esistono anche persone (più o meno avanti con gli anni) che sarebbero in grado di produrre fumetti moderni e accattivanti, ma - siccome non sono allineati con quello che potremmo definire l'establishment fumettistico italiano - o si adeguano o non trovano una collocazione.

E da qui non se ne esce.

La ciliegina sulla torta, comunque, sono le operazioni di marketing, quelle che periodicamente risbucano fuori mascherate da colpi di genio, idee d'autore, scelte coraggiose, regali speciali per il pubblico, ecc... Anche se in realtà sono palesemente dei tentativi abbastanza goffi di incuriosire il pubblico occasionale, o più semplicemente quello che non segue abitualmente una determinata serie... A meno che non siano studiate per rimpinguare le casse puntando sulla spremitura dei  collezionisti, ma questo è un altro discorso.

In ogni caso queste iniziative nascono per tentare di compensare il fatto che non si riesce a raggiungere l'obbiettivo in altro modo, e si vede.

Il gradino successivo, comunque, sono quelle che qualcuno ha definito operazioni di "marketting" (con due "t"), e cioè quelle scelte editoriali di cui davvero NESSUNO ha mai sentito l'esigenza, e che vengono spacciate per semplici operazioni di marketing anche se in realtà sembrano tanto delle operazioni promozionali per conto terzi, o perlomeno finalizzate ad un reciproco scambio di favori e visibilità da cui il lettore in quanto tale non trae alcun beneficio concreto. Parlo, ad esempio, della copertina che ogni anno il settimanale Topolino dedica al Festival di Sanremo e al suo conduttore, e che anche quest'anno è tornata puntuale come le tasse...

E di tutte le copertine che ogni anno Topolino dedica alle versioni "disneyane" di calciatori, cantanti e quant'altro... Come quella che di recente è stata dedicata al cantante Fabio Rovazzi, e guardacaso non perchè i suoi video musicali su youtube hanno superato i cento milioni di visualizzazioni (cosa che magari avrebbe avuto più senso), ma perchè ha debuttato al cinema col suo primo film... Anche perchè, guarda un po' che incredibile coincidenza, il film è prodotto dalla Walt Disney Studios Motion Pictures ed è distribuito dalla The Walt Disney Company Italia.

Se non altro nel 2017 Topolino ha avuto il buon senso di inserire soprattutto personaggi under quaranta, e persino qualche artista gay dichiarato, e forse questo vuol dire che inizia a farsi una ragione del fatto che anche in fatto di "marketting" bisogna agire con un minimo di criterio, soprattutto se il pubblico di riferimento è molto giovane.






Comunque, mentre Topolino - seppur nei suoi evidenti limiti - cerca di evolversi, bisogna prendere atto che c'è un'altra casa editrice che sta provando a lanciarsi nel "marketting", forse anche perchè con la Panini di Topolino ha un rapporto sempre più stretto. Ovviamente mi riferisco alla casa editrice Bonelli, e giuro che se continuo a parlarne qui non è colpa mia.

Anche perchè la notizia di oggi, che tra l'altro è arrivata abbastanza all'improvviso, riguarda l'imminente incontro fra il cantante Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, e Zagor, in un albo speciale allegato al numero 683 che arriverà il prossimo marzo... E intitolato (in maniera originalissima, direi) "Il Richiamo della Foresta".

Premessa uno: l'unico precedente vagamente paragonabile risale all'ottobre 1996, quando la (ora defunta) rivista TUTTO allegò un inserto speciale in cui Dylan Dog incontrava Claudio Baglioni (tanto per cambiare) ed era messo al centro di un suo brano musicale. Però nel 1996 Dylan Dog era un'icona pop che negli anni precedenti aveva raggiunto il picco di popolarità e quindi era diventato una specie di prezzemolino nei media italiani, e comunque i diritti del personaggio per quel particolare tipo di operazione - in quel momento - non appartenevano alla casa editrice, ma al suo ideatore Tiziano Sclavi.  

Premessa due: Jovanotti è EFFETTIVAMENTE un fan di Zagor. Lo ha detto anche in tempi non sospetti, in un'intervista televisiva del 2008, dove aveva mostrato i suoi autoritratti nei panni di Zagor e aveva espresso la sua volontà di tatuarsi l'aquila di Zagor da qualche parte (se volete vedere l'intervista integrale CLICCATE QUI). 

In un altro post (CLICCATE QUI) avevo esposto la mia teoria secondo cui Zagor è un personaggio che è stato capace di attecchire soprattutto fra chi è nato nel 1947 e chi è nato nel 1967: Jovanotti è nato nel 1966 e quindi direi che rientra pienamente nella casistica. Tutto questo per chiarire, fin da subito, che i miei dubbi non sono sull'affetto che Jovanotti nutre nei confronti di Zagor.

I miei dubbi sono sulla tempistica dell'operazione. Jovanotti è diventato un personaggio Disney nel giugno del 2015, in occasione del suo nuovo tour (sigh!), quando Simone Airoldi in Panini era Direttore Mercato Italia, e quindi penso si occupasse anche delle operazioni di marketing che riguardavano Topolino ad un certo livello...

Nel marzo del 2016 Simone Airoldi diventa Co-Direttore Generale della Bonelli, affiancando Davide Bonelli (figlio di Sergio) in un momento non proprio frizzante per la casa editrice, diciamo... E così - anche se la passione di Jovanotti per Zagor è risaputa da anni - questo improbabile incontro avviene solo nel marzo del 2018, in un momento in cui - guardacaso - Jovanotti parte con il suo tour 2018 e la casa editrice sta iniziando a provarle un po' tutte per riconquistare terreno. Soprattutto considerando che le sue testate storiche continuano a perdere lettori e quelle nuove, tendenzialmente, collezionano un flop dietro l'altro.

Sarà tutto un caso? Non so perchè ma al riguardo ho qualche dubbio... Ad ogni modo si tratta di una strategia legittima, e tecnicamente non c'è niente di male. Il punto è un altro. Ovviamente io non posso sapere se l'idea è partita da Jovanotti (improbabile) o da qualcuno in Bonelli (più probabile), quello che però penso di poter dire con una certa sicurezza è che certe strategie, su Topolino, non hanno mai funzionato granchè. O meglio: determinavano - forse - un aumento momentaneo delle vendite, ma nel lungo periodo non sono mai servite ad aumentare i lettori in modo stabile. E di certo Jovanotti allegato a Zagor non trasformerà i seguaci del cantante in lettori del fumetto. 

Anche perchè Zagor (anche ammesso che Jovanotti abbia ancora un pubblico perlopiù "giovane", e non è detto) è un fumetto che NON ha un taglio giovane (nel senso moderno del termine). Oltretutto lo stesso Jovanotti adesso ha 52 anni (ben portati) e quindi - anagraficamente parlando - ha un'età maggiore rispetto a quella che Zagor ha nei suoi fumetti (sui forum dedicati tutti sembrano concordi a dargliene al massimo 35)... Se e come verrà gestito questo piccolo dettaglio non ci è dato saperlo, ma sicuramente a livello di marketing non è stata una mossa proprio geniale, anche perchè se da una parte non attirerà nuovi lettori dall'altra finirà sicuramente per indisporre buona parte di quelli storici (soprattutto se Jovanotti non gli stava simpatico a prescindere).

Comunque la cosa più interessante che emerge da tutta questa storia è che, ancora una volta, piuttosto che puntare su un rinnovamento effettivo dei contenuti si preferisce puntare su strategie di questo tipo... Anche se ci sono numerosi precedenti che hanno dimostrato che NON sono mai servite granchè. Ed è ancora più interessante notare che se Topolino, in qualche modo, può giustificare certe scelte di marketing trincerandosi dietro l'alibi del pubblico molto giovane e della licenza Disney che non concede molte alternative in fatto di marketing e contenuti, Zagor - teoricamente - sarebbe un personaggio in grado di reinventarsi e aggiornarsi in maniera molto più libera, soprattutto in considerazione della sua ambientazione parzialmente fantastica.

Gli spunti non mancherebbero.

Una pozione in grado di farlo ringiovanire, diciamo, di una dozzina d'anni? Prendere atto del fatto che Cico è una spalla comica concepita per i bambini dei primi anni Sessanta e che avrebbe bisogno di un restyling abbastanza radicale? Parlare di argomenti più attuali e delicati trasponendoli - in maniera moderna - negli USA della prima metà del XIX secolo? Iniziare a presentare degli indiani con "due-spiriti" (e cioè quelli con un orientamento/genere sessuale non convenzionale)? Introdurne uno come personaggio ricorrente, magari? Dopotutto avrebbe anche un suo senso storico e offrirebbe tutta una serie di spunti molto interessanti sia per le avventure fantastiche (molti due-spiriti erano sciamani e/o dotati di poteri magici) sia per le tematiche care al pubblico giovane di oggi... Quello che si fa venire le borse sotto gli occhi per fare le maratone notturne di serial TV in streaming, per intenderci.

E se pensate che questo è un blog troppo di parte, o non sapete cosa sono i due-spiriti - vi invito a leggere l'articolo di Indian Country Today che trovate CLICCANDO QUI.

Forse sono io che sono troppo idealista, ma mi sembra che di cose se ne potrebbero fare davvero tante, senza arrivare al "marketting". La triste realtà, invece, è che purtroppo il massimo della novità che può offrire Zagor all'inizio del 2018 è la comparsa di Jovanotti. E questo è quanto.

Alla prossima.

sabato 10 febbraio 2018

BENVENUTO BRACCOBALDO...

Ciao a tutti, come va?

Anche se, quando in Italia si parla di cartoni animati e anni Ottanta, il pensiero corre subito alle serie animate giapponesi non bisogna dimenticare che una buona percentuale del palinsesto riservato ai più giovani era occupato dalle produzioni occidentali, e in particolare da quelle statunitensi. Comunque fra le varie Ruby-Spears, Rankin/Bass, Filmation, Marvel Productions, DIC, Sunbow e via dicendo, la casa di produzione che deteneva il record di presenze (perlomeno fino alla prima prima metà degli anni Ottanta) era sicuramente la Hanna-Barbera (che fino agli anni Settanta occupava almeno il 50% dei palinsesti per ragazzi statunitensi). L'azienda era stata fondata da due animatori di ascendenze irlandesi e italiane (William Hanna e Joseph Barbera, che vedete sotto), fuggiti dalla MGM (per cui avevano inventato Tom & Jerry) quando smise di produrre animazione per il cinema. Nel giro di un paio decenni colonizzarono prima gli schermi televisivi americani, e poi quelli di buona parte del mondo, spaziando dalla commedia all'avventura, e con puntatine in tutti i sottogeneri possibili e immaginabili (fantascienza, fantasy, supereroi, horror, mistery, ecc), anche se purtroppo furono sempre molto vincolati dalle rigidissime imposizioni statunitensi in fatto di animazione televisiva per ragazzi (e non solo).

Poi, ad un certo punto, le cose per loro iniziarono ad andare maluccio: i costi di produzione diventarono sempre più alti (nonostante l'appaltamento a studi stranieri) e molte delle loro serie storiche iniziaro ad essere snobbate a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta. Buona parte delle nuove serie non ottenne il successo sperato, e probabilmente le cose sarebbero andate sempre peggio se il gruppo Turner non avesse rilevato l'esclusiva sulla trasmissione delle oltre 200 produzioni realizzate fino a quel momento (ma anche quella dei cartoons MGM, Warner e di altri studios di animazione) per la sua rete tematica Cartoon Network a partire dal 1991, con conseguente rilancio internazionale dei personaggi storici e di tutta una nuova generazione di cult.

William Hanna morì nel 2001 e Joseph Barbera nel 2006, e nonostante tutto ebbero un ruolo attivo in alcune delle loro produzioni fino all'ultimo. Difficile dire come avrebbero concepito le loro prime serie se avessero potuto contare sulla libertà creativa di questi ultimi anni, e soprattutto se avessero avuto modo di rivolgersi ad un target più maturo. Tuttavia questo deve essere stato esattamente l'interrogativo che si sono posti alla DC Comics negli ultimi anni, visti i toni e i temi dei nuovi fumetti ispirati ad alcuni dei più popolari franchise lanciati dalla Hanna-Barbera nella sua lunga storia. Franchise che tra l'altro la DC Comics ha potuto rielaborare con un'ampia libertà, visto che il gruppo Warner (che ha assorbito la Turner, e quindi la Hanna-Barbera, nel 1996) è proprietario anche della DC Comics ed evidentemente gli ha lasciato carta bianca con le centinaia di serie che costituiscono la library della casa di produzione (anche se ovviamente dalla lista sono esclusi tutti quei personaggi prodotti su licenza, come ad esempio i puffi). I primi esperimenti in questo senso pare che siano stati particolarmente apprezzati da pubblico e critica: Scooby-Doo (che pure anima già due pubblicazioni DC Comics nella sua versione "classica") è diventato il protagonista di un horror post apocalittico, i Flintstones hanno fatto una satira spietata della società contemporanea (con tanto di un numero dedicato al tema dei matrimoni gay), le nuove Wacky Races hanno fatto invidia ai film di Mad Max e le serie avventurose/superoistiche degli anni Sessanta ora fanno parte di un'universo coerente e interconnesso grazie al progetto Future Quest.

Ora, però siamo entrati nel vivo della seconda fase, che a quanto pare ha iniziato a rispolverare anche gli animali antropomorfi con cui gli studios Hanna-Barbera avevano debuttato in televisione e partire dal 1957. Dell'arrivo di una serie dedicata a Svicolone in versione gay avevo parlato anche su questo blog tempo fa (CLICCATE QUI), quello che però non mi aspettavo era quanto si sarebbe spinta oltre la suddetta serie. Nel senso che per ora ne sono usciti solo due numeri, ma sono stati belli intensi, visto che si parla di matrimoni di copertura, vite gay clandestine e... Rapporti omosessuali fra animali antropomorfi ed esseri umani.

Lo stesso Svicolone è un celebre scrittore e drammaturgo di successo degli anni Cinquanta (ispirato alla figura di Tennessee Williams), sposato con una celebre attrice felina...

Tuttavia appena può si reca nei luoghi dove può coltivare la sue vere relazioni, lontano da sguardi indiscreti... In particolare la sua relazione con un profugo cubano di nome Pablo...

Che tra l'altro trova anche modo di parlare delle persecuzioni subite dagli omosessuali (animali e umani) nel proprio paese.
Il tutto nel particolare clima di caccia alle streghe che regnava negli Stati Uniti in quel momento storico. Tuttavia la cosa più interessante è che, man mano che si prosegue la lettura, si incontrano altri animali antropomorfi ideati da Hanna-Barbera in versione aggiornata... E a quanto pare nel "giro" omosessuale ci sono anche altri nomi noti, come ad esempio Braccobaldo (Huckleberry Hound, creato nel 1958).

Che però in questa sede è in piena crisi depressiva, dopo che la moglie ha assoldato un detective per accertarsi della natura delle sue scappatelle... E una volta scoperta la verità gli intima di non tornare mai più, se non vuole che lo denunci alla polizia (in quel periodo nrgli USA c'era ancor ail reato di sodomia)...

Inoltre nella storia è già comparso anche lo sceriffo Ernesto Sparalesto (Quick Draw McGraw, 1959), che però in questo caso è stato trasferito dalla classica ambientazione westerne al bar gay frequentato da Svicolone...

Quindi, a questo punto, non sarebbe da escludere l'ipotesi che - in questo nuovo universo condiviso - ad essere gay non sia solo Svicolone, ma anche una buona dose degli animali antropomorfi realizzati da Hanna-Barbera dagli anni Cinquanta ai primi anni Sessanta... Anche se in questi primi due numeri si sono potuti riconoscere diversi nomi noti che non sembrano avere connotazioni LGBT. Comunque questo nuovo progetto sembra decisamente originale e interessante, anche perchè il problema dell'omofobia (e del moralismo degli anni Cinquanta, attraverso la metafora della caccia alle streghe), nelle sue varie sfaccettature, si sta delineando come uno dei suoi temi portanti.

E questo, se non altro, dimostra una volta di più che quando negli USA si mettono in testa di rielaborare e/o aggiornare i loro personaggi, anche quelli più iconici, non si pongono troppi vincoli. E d'altra parte nell'ambito dei comics c'è una lunga tradizione di autori che hanno osato quello che fino a poco primo nessuno aveva osato (in maniera più o meno raffinata), peraltro ottenendo un buon successo di critica e pubblico, e in qualche caso riuscendo a lanciare delle produzioni cinematografiche diventate poi dei cult (mi viene da pensare a Kick-Ass e V for Vendetta, giusto per dirne qualcuna).

Che è un po' l'opposto di quello che succede in Italia, in effetti.

Sia come sia questa reinterpretazione dei classici Hanna-Barbera si sta rivelando sempre più interessante, e speriamo che vada avanti a lungo.

Ovviamente vi terrò aggiornati.

Alla prossima.

martedì 6 febbraio 2018

SITUAZIONI CONVERGENTI...

Ciao a tutti, come va?

Vi avviso che il post di oggi è uno di quelli impegnativi, quindi preparatevi. In realtà il post di oggi sarebbe dovuto iniziare in un altro modo, ma per una serie di strane convergenze siderali oggi mi tocca partire da una produzione animata giapponese degli anni Settanta, tratta da un romanzo scritto dal francese Hector Malot nel 1878 e dal titolo Senza Famiglia. Nel 1977 i giapponesi della Tokyo Movie Shinsha ne trassero una serie di cinquantuno episodi, che arrivò in Italia nel 1979 come "Remì, le sue avventure" e divenne uno dei portabandiera della prima invasione delle serie animate giapponesi in Italia.

Alla regia fu messo Osamu Dezaki, uno che per le atmosfere drammatiche e inquietanti è sempre stato molto portato (responsabile - qualche anno dopo - della tragicissima seconda parte di Lady Oscar, era già riuscito a rendere terrorizzante e paurosa persino la serie dedicata al topolino Ganba), e il risultato fu una delle serie animate giapponesi più strazianti di sempre. Il meraviglioso doppiaggio italiano riuscì persino ad accentuare la cosa, e infatti dal 1999 in poi Mediaset pensò bene di trasmetterla con uno nuovo doppiaggio e un nuovo adattamento, per addolcirne le atmosfere e smorzarne i toni drammatici. Anche perchè in vent'anni le politiche italiane in fatto di televisione per ragazzi erano molto cambiate, e in peggio (CLICCATE QUI). La scorsa settimana ho avuto modo di recuperare la serie col doppiaggio storico, ne ho vista qualche puntata a caso e ho ancora pianto in maniera imbarazzante, anche perchè io ho sempre avuto una certa tendenza a immedesimarmi nelle storie che seguo...

Comunque appena ne avrò la forza e il tempo voglio provare a rivedermela per bene tutta, perchè è un gioiellino e perchè è invecchiata benissimo. Ad ogni modo, rivedendo quelle puntate, pensavo proprio a quanto potevano essere utili tutti questi cartoni giapponesi emotivamente impegnativi, diciamo, per dare modo ai bambini e ai ragazzini di confrontarsi con tutta una serie di emozioni e situazioni che poi avrebbero potuto ritrovare nella vita reale, sviluppando anche un certo senso di empatia e di sensibilità verso i problemi altrui. Intendiamoci: so bene che il messaggio di queste serie non attecchiva ovunque, perchè esistono anche bambini cretini destinati a diventare adulti idioti e insensibili, però sicuramente certe produzioni hanno aiutato a mettere insieme una generazione che - mediamente - aveva sviluppato una certa famigliarità con determinati valori. Cosa che purtroppo non è successa con le generazioni successive, che sono state private del confronto con determinati prodotti animati (a torto ritenuti eccessivi, violenti e diseducativi).

E già qui ce ne sarebbe abbastanza per scrivere un saggio.

Comunque parlo di Remì oggi perchè, proprio ieri, la pagina Facebook di Fumo di China ha segnalato un'intervista un po' particolare pubblicata da Il Messaggero. L'intervistato era il responsabile dei canali tematici per ragazzi del gruppo DeAgostini, e cioè Massimo Bruno. L'intervista integrale, ricca di perle, potete leggerla ingrandendo le immagini qui sotto.
La parte più interessante è la chiosa, in cui - fondamentalmente - il nostro eroe sostiene che la TV dei ragazzi è meglio adesso, perchè una volta nei palinsesti c'erano i cartoni giapponesi e adesso non ci sono più.

Gusti personali e opportunismi a parte penso che sia abbastanza interessante notare che, anche se l'intervistato ha 46 anni e dovrebbe - in teoria - aver vissuto in pieno l'invasione delle serie animate giapponesi, non cita nessuna serie arrivata in Italia dopo il 1980. Curioso. E viene anche il sospetto che non sappia nemmeno che Heidi e Remì sono serie animate tratte da due romanzi per ragazzi europei che si trovano in tutte le biblioteche. Quindi il sospetto è che sia stato uno di quei ragazzini a cui era vietato vedere i suddetti cartoni dopo le crociate dei genitori che presero piede alla fine degli anni Settanta, e che di conseguenza abbia una formazione limitata e un po' pregiudizievole al riguardo. E, a proposito di formazione, se si guarda il suo profilo personale su LinkedIn (CLICCATE QUI), si legge che dopo la Facoltà di Scienze Politiche e un corso biennale di giornalismo è approdato, ancora ventiquattrenne, a Mediaset. Era il 1997 ed erano giusto gli anni della nuova crociata contro le serie animate giapponesi, quella che si scagliava contro Sailor Moon, per intenderci...

Quindi, se aveva bisogno di conferme riguardo ai suoi pregiudizi su certi tipi di contenuti, era proprio nel posto giusto al momento giusto. Fatto sta che da allora in poi ha avuto una brillante carriera nell'ambito della TV dei ragazzi, per poi arrivare ad essere Direttore dei canali tematici per ragazzi DeAgostini dal 2009. E presumo che il fatto che fosse perfettamente allineato con una determinata linea di pensiero lo abbia favorito. Per intenderci: Fabrizio Margaria (foto sotto), che effettivamente era competente in fatto di serie animate e che fu responsabile dei contenuti per ragazzi e del canale tematico Hiro di Mediaset (dove tentò persino di proporre serie animate giapponesi senza tagli dal 2008 al 2013, fra mille difficoltà e con tanti vincoli), adesso fa il produttore per i fatti propri e non si occupa più di gestire la TV dei ragazzi per nessuno.

E parliamo comunque del responsabile dell'arrivo in Italia di serie come Naruto, One Piece e Detective Conan (facendo i salti mortali per mediare fra le esigenze della sua azienda, i vincoli delle fasce protette e le aspettative del pubblico): tutte serie che anche in Italia sono diventate in breve tempo popolarissime ed estremamente iconiche. Tra l'altro nelle interviste che rilasciava diceva anche che, se avesse potuto, avrebbe voluto persino riproporre in TV le serie robotiche di Go Nagai, di cui era un grande fan (CLICCATE QUI)! Però resta il fatto che lui non si occupa più di canali tematici per ragazzi, mentre Massimo Bruno - quello che ama i Barbapapà - ne gestisce ancora quattro.

Ognuno tragga le sue conclusioni.

Tutto questo preambolo, però, mi serviva per fare il punto su di un'altra questione. L'impostazione e i vincoli della televisione italiana, inevitabilmente, stanno spingendo sempre più giovani e giovanissimi verso internet, verso le piattaforme di streaming e - soprattutto - verso i serial TV. Tant'è che anche in Italia si inizia a parlare di binge watching, e cioè di quella tendenza a guardare i serial TV una puntata dietro l'altra... A tutte le ore del giorno e della notte. La situazione in Italia è meno indagata rispetto ad altre nazioni, ma un'indagine commissionata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo all'Istituto Toniolo l'anno scorso può offrire qualche spunto interessante...


Si tratta di un'indagine condotta sui cosiddetti millenials, e cioè le persone nate fra il 1980 e il 2000 (queli nati dal 2000 in poi sono detti centennials), e condotta su un campione di 2045 persone, per capire il loro rapporto con il cinema e i serial TV. Da questa indagine (che si può leggere più nel dettaglio CLICCANDO QUI), emerge che anche se andare al cinema piace molto seguire i serial TV inizia a piacere di più (anche perchè è più economico). Il 35,4% degli intervistati ha dichiarato di guardare entrambi i prodotti. Il 34,1% guarda soprattutto le serie, e il 30,5% guarda soprattutto film. Quindi diciamo che i serial TV iniziano a diventare il paradigma dell'intrattenimento popolare per le nuove generazioni, cosa che probabilmente diventerà ancora più evidente man mano che i centennials cresceranno. Un altro dato interessante è che il genere preferito dai millenials è la commedia, che conquista oltre un intervistato su quattro (21,5%). In seconda posizione c'è il thriller/suspense (17,5%), in terza posizione il fantasy (14,5%), e in quarta l'avventura (11,8%). Seguono poi il genere comico (9,1), l'horror (8,3%), il genere drammatico (6,3%) e infine quello sentimentale (6,3%). Da notare che commedia e comico sono considerati due generi ben distinti.

Tutto ciò premesso, in questa particolare congiunzione, è abbastanza evidente che chi produce fumetti in Italia - volendo - potrebbe sfruttare la situazione a suo vantaggio. Perchè teoricamente non ha tutti vincoli dei canali televisivi italiani, e al tempo stesso potrebbe permettersi di realizzare prodotti in totale sintonia con i gusti delle nuove generazioni senza particolari sforzi produttivi. Se volesse, se si guardasse attorno, se utilizzasse i professionisti giusti e se accettasse il fatto che - evidentemente - dovrebbe rimettersi in discussione in maniera abbastanza radicale. Perchè, altrettanto evidentemente, ora come ora c'è qualcosa non funziona,

Altrimenti non si spiegherebbe il fatto che, anche se ci sono studi attendibili che dicono che i toni da commedia (intelligente e moderna, beninteso) piacciono, in Italia la tendenza è ancora quella di realizzare fumetti popolari dai toni seriosi.

E non si spiegherebbe nemmeno perchè, per risollevare le vendite di una testata, piuttosto che puntare sui temi e le situazioni che rendono intriganti i serial TV che tanto piacciono a millenials e centennials, si riciclano strategie degli anni Settanta e Ottanta. Giusto per fare un esempio concreto: per rilanciare MORGAN LOST la Bonelli ha pensato bene di concedere all'autore la possibilità di inserire la rappresentazione esplicità di una vagina in una situazione da fumetto erotico un po' fetish (qui sotto vedete la tavola originale)...

Ora: fermo restando che la cosa di per sè non ha niente di illegittimo, e può anche essere una scelta narrativa funzionale alla trama, quello che mi ha lasciato perplesso è stato più che altro il fatto che questa vignetta è stata promossa come una cosa sconvolgente... Come un traguardo mai raggiunto prima... Come un punto di rottura straordinario e come una terra di conquista inesplorata...

Una trovata che però, nell'ambito del fumetto italiano in senso lato, non aveva assolutamente niente di originale. Anzi: per chi ha vissuto la stagione dei tascabili erotici degli anni Settanta e Ottanta, e quella delle riviste erotiche degli anni Novanta, è stata più che altro una trovata banalotta. Ovvio che, se una persona ha una visione Bonelli-centrica del fumetto, questa pagina assume un significato completamente diverso, ma il punto è proprio questo: se la trovata serviva per attirare gente che abitualmente non compra le testate di questa casa editrice sicuramente non è servita a granchè (così come non penso sia servita granchè la trovata delle effusioni lesbiche nel numero precedente, di cui ho parlato QUI).

Perchè, molto semplicemente, il pubblico nato dal 1980 in poi cerca soprattutto altro. E in particolare quelli nati dopo il 2000, che probabilmente da qui a qualche anno faranno davvero la differenza. Gli studi, perlopiù americani, condotti sui centennials mettono in risalto il fatto che si tratta della prima generazione nata dopo una serie di rivoluzioni tecnologiche e sociali non da poco. Sono quelli nati quando internet si era già diffuso, la globalizzazione delle informazioni e dei linguaggi era una realtà, i flussi migratori erano diventati un fenomeno endemico e i matrimoni gay si stavano già affermando (e prima di dire che questo è un blog di parte vi invito a leggere la relativa voce su wikipedia QUI).

Quindi ostinarsi a vivere in una bolla e autoconvincersi che una vagina in evidenza possa attirare pubblico, forse, non è esattamente una strategia vincente. Tra l'altro, a proposito di internet e nuove tecnologie, lo sceneggiatore di MORGAN LOST in questi giorni ha provato a rilanciare il nuovo corso del personaggio anche con un trailer su youtube, relativo proprio all'albo in cui compare la famosa vagina... Fatto con tanto amore, ma evidentemente senza i mezzi necessari per renderlo competitivo o anche solo mediamente intrigante per gli standard minimi attuali. Anche solo per il fatto che lui non è un attore o un doppiatore, e non ha nemmeno la voce adatta per rendere al meglio le atmosfere di un fumetto come quello che voleva promuovere.
Comunque lo trovate qui sotto e potete giudicare voi.
Qualcuno può davvero pensare che nel 2018 il doppiaggio di un trailer su youtube sia qualcosa da sottovalutare? Evidentemente sì, se non ha la percezione di come stanno effettivamente le cose. D'altra parte se pensa che per rilanciare una serie in perdita e attirare l'attenzione abbia senso presentare lesbiche da porno etero che amoreggiano e vagine ben rasate, ma NON relazioni omosessuali maschili e/o nudi maschili (che però iniziano a vedersi con una certa abbondanza nei serial TV sopracitati), direi che c'è una certa coerenza.

Morale della favola: in Italia il mondo dell'entertainment si esprime in maniera conflittuale e contraddittoria, anche perchè a monte ci sono tutta una serie di interessi collaterali che hanno molto poco a che fare col mondo dell'entertainment in quanto tale, ma il pubblico - soprattutto quello giovane - sa benissimo cosa vuole e lo dimostra coi fatti.

Il problema è che, a quanto pare, chi potrebbe trarne vantaggio e stare davvero dalla parte del pubblico (anche giovane) continua ad avere i paraocchi... Per poi lamentarsi ogni volta che rischia di cadere in un fosso, e magari quando finisce per caderci sul serio.

E tutto il resto vien da sè.

Alla prossima.

venerdì 2 febbraio 2018

GAY FANTASTICI E DOVE TROVARLI

Ciao a tutti, come va?

La notizia di oggi è un po' più banalotta rispetto a quelle che riporto di solito su questo blog, ma forse merita un piccolo approfondimento analizzando la situazione nel suo insieme. Partiamo dall'inizio: mentre portava avanti la saga di Harry Potter la scrittrice J.K. Rowling pubblicò anche un libro di quelli che i protagonisti avevano in dotazione nella loro scuola di magia, ovvero Gli animali fantastici: dove trovarli. Così, una volta terminato l'adattamento cinematografico della saga principale alla Warner hanno pensato bene di riavviare la macchina produttiva, partendo dalle vicissitudini di chi - nel mondo di Harry Potter - aveva scritto il bestiario in questione, e cioè Newt Scamandro. Le vicende narrate partono una settantina d'anni prima dell'inizio della saga di Harry Potter e a quanto pare il progetto è di portare avanti una nuova saga cinematografica di almeno quattro capitoli, anche se in realtà un romanzo di riferimento non esiste e l'autrice (foto sotto) si limita a curare la sceneggiatura, anche e soprattutto per assicurarsi che sia coerente con la sua saga di culto.

Ora: nel secondo film, che si vedrà a breve, saranno presenti anche le versioni giovanili di Albus Silente (futuro preside di Harry Potter) e del suo grande amore Gellert Grindelwald... Anche se l'orientamento sessuale del primo e la vera natura del suo rapporto col secondo è stata rivelata dall'autrice solo dopo la pubblicazione dell'ultimo volume di Harry Potter, e non è mai stata affrontata in maniera diretta nelle pagine dei suoi libri. Il punto è che, come molti di voi sapranno, il regista del secondo film, David Yates, ha rilasciato un'intervista a Entertainment Weekly, in cui dice che:

“Non ci saranno riferimenti espliciti all’omosessualità di Silente. Ma credo che i fan ne siano consapevoli. Ha avuto una relazione molto intensa con Grindelwald quando erano giovani. Si sono innamorati delle idee e delle ideologie reciproche. Silente è un dissidente, un ribelle ed è un insegnante di grande ispirazione ad Hogwarts. E’ arguto e fuori dagli schemi. Non è un anziano statista. E’ un tizio molto energico. Insieme al Grindelwald di Johnny Depp forma una coppia incredibile.”

E nel giro di poche ore si è scatenato l'inferno.

Nel senso che i social sono stati sommersi da valanghe di proteste e - per dirla con un eufemismo - di accuse di omofobie e codardia... Persino nei riguardi della stessa J.K. Rowling. Nonchè di suppliche disperate da parte di chi spera ancora che ci sia un ripensamento e che l'orientamento di Albus Silente possa ancora avere modo di manifestarsi liberamente. Per darvi un'idea del tono potete CLICCARE QUI.

Per inciso: alla scrittrice è stata pure rinfacciata una buona dose di opportunismo, rimproverandole anche il fatto che ha aspettato che fossero passati tre mesi dalla pubblicazione dell'ultimo libro di Harry Potter per rivelare l'omosessualità di Silente . Dal canto suo lei ha risposto abbastanza piccata, visto che si è sentita insultata per un'intervista che non ha nemmeno rilasciato lei, e che comunque tutte queste critiche non hanno senso, dato che questa nuova saga cinematografica è ben lungi dall'essere conclusa e nessuno - in realtà - ha letto la sceneggiatura.

Cosa avrà voluto dire? Ha cercato solo di difendersi o alludeva a possibili sviluppi futuri?

Ovviamente non possiamo saperlo. Però in questi casi può essere molto utile incrociare i dati a disposizione per capire se si possono ottenere delle informazioni supplementari. Innanzitutto si sa che il film dovrebbe uscire non prima di novembre... E ora siamo solo a febbraio. Quindi, anche se il film è in fase di post produzione, si fa ancora in tempo a ritoccare qualcosa qua e là e forse anche a girare delle scene supplementari. É realistico pensare che le dichiarazioni del regista non siano state rilasciate proprio a caso, e che forse si sia trattato di una specie di test per verificare la sensibilità del pubblico e dei media intorno alla questione?

In realtà la domanda potrebbe essere legittima, se si considera che la Warner non è proprio in una situazione semplicissima da questo punto di vista. Da una parte ci sono le affermazioni dell'autrice sull'orientamento del personaggio, che ne hanno fatto istantaneamente un'icona gay a tutti gli effetti, trasformando la saga in un cult anche per il pubblico gay e gay friendly...

Dall'altra c'è il fatto che i libri prima e i film poi sono diventati popolarissimi in tutto il mondo, e quindi anche in quelle parti di mondo in cui l'omosessualità è considerata un reato e/o viene crudelmente repressa. Gli stessi paesi che, per inciso, hanno boicottato di recente la versione live de La Bella e la Bestia della Disney piuttosto che il film dei Power Rangers prodotto dalla Lionsgate... Anche se in questi casi la tematica gay era stata più che altro suggerita in maniera abbastanza velata.

Se in un film, dedicato (anche) alla giovinezza di uno dei principali protagonisti della saga di Harry Potter, emergesse in maniera lampante il fatto che si tratta di un omosessuale cosa potrebbe succedere? Difficile dirlo, perchè al di là del film in questione probabilmente verrebbe compromesso tutto il franchise di Harry Potter, anche in maniera retroattiva...

Perchè in un paese come la Russia, tanto per fare un esempio, un film che mettesse in evidenza l'omosessualità di Albus Silente metterebbe automaticamente fuorilegge tutti i libri e i film di Harry Potter, e tutto il merchandising annesso e connesso. E probabilmente questo sarebbe solo l'inizio.

Quindi diciamo pure che un'intervista in cui si rivela - in maniera apparentemente casuale - che i personaggi di Animali Fantastici 2 non saranno omosessuali in maniera esplicita potrebbe servire per tastare il terreno e verificare quale potrebbe essere il male minore... E per valutare eventuali modifiche in corso d'opera, o magari per capire meglio come sviluppare i film successivi.

Sia come sia le reazioni che ci sono state, e l'eco che hanno avuto in tutto il mondo, probabilmente hanno già superato abbondantemente le eventuali previsioni fatte al riguardo, e non è affatto detto che la cosa si esaurisca qui.

Inoltre, per come vanno queste cose, non è nemmeno detto che in certe nazioni qualcuno non faccia partire il boicottaggio del film a prescindere, dato che - per stessa ammissione di scrittrice e regista - i personaggi SONO omosessuali anche se non lo danno a vedere.

Quindi sarà interessante seguire i futuri sviluppi di questa vicenda.

Alla prossima.