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giovedì 30 agosto 2012

COSE DELL'ALTRO MONDO

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Dopo un periodo di relativa calma il post di oggi sarà di quelli che metteranno in luce le differenze fra l'Italia e il resto del mondo, quindi se siete persone molto sensibili e patriottiche non proseguite la lettura (^__^). Da che parte cominciamo? La prima cosa che vorrei segnalare oggi è che da qualche tempo sta circolando la locandina dell'Art Fair Week End, la tradizionale rassegna di arte omoerotica promossa dalla Tom of Finland Foundation a West Hollywood (ridente municipalità dell'area urbana di Los Angeles, in California)...
Di questa fiera, e di come sia la prova del peso che l'arte e l'illustrazione omoerotica hanno avuto (e continuano ad avere ) nella cultura gay degli ultimi quarant'anni, ho già parlato in diverse occasioni, stavolta - però - ci tengo particolarmente a parlarne perchè quest'anno non solo la municipalità di West Hollywood ha deciso di patrocinare l'evento, ma - come si legge sul sito della Tom of Finland Fundation - sarà anche uno dei suoi sponsor, tramite il suo ufficio per le questioni gay e lesbiche!
Considerando che siamo nel bel mezzo di una delle peggiori crisi economiche del mondo occidentale direi che è una cosa notevole. E comuqnue dovrebbe fare riflettere molto anche il fatto che a West Hollywood, dove la comunità gay è molto visibile, ci sia un'inevitabile apertura delle amministrazioni pubbliche, soprattutto se si considera che siamo in piena campagna elettorale per le elezioni presidenziali USA. Come dire che, dove gay e lesbiche non vivono nascosti, vengono considerati un elettorato da corteggiare e non un semplice argomento su cui discutere, come invece avviene da noi. Certo se negli USA ci sono fondazioni per la tutela e la promozione dell'arte omoerotica - peraltro in attività da un quarto di secolo e finanziate da donazioni private - vuole anche dire che l'approccio degli stessi gay americani alla loro identità sessuale è profondamente diverso rispetto a quello dei gay italiani, con tutta una serie di conseguenze che penso siano abbastanza visibili a tutti. Sia come sia se passate dalle parti di West Hollywood l'appuntamento quest'anno è fissato per il 28, 29 e 30 settembre,alla Fiesta Hall presso il Plummer Park, al 7377 del Santa Monica Boulevard di West Hollywood... Tutto chiaro? Detto questo passiamo ad un altro confronto un po' spietato, che questa volta riguarda il mondo dell'animazione.
Come forse saprete  l'ultimo film Disney realizzato in CG si chiama The Brave, ed è incentrato sulle vicissitudini di una giovane principessa celtica scozzese, particolarmente ribelle e anticonvenzioale, oltre che munita di una folta chioma ricciuta: Merida.
Ora: negli USA ha suscitato qualche polemica l'intervento del giornalista Adam Markovitz, che sul sito di Entertainment Weekly ha scritto che Merida potrebbe avere tutti i numeri per essere considerata la prima principessa Disney "lesbica". Non lesbica nel senso esplicito del termine, quanto negli atteggiamenti, nel suo carattere volitivo, nel suo totale disinteresse verso principi e pretendenti vari (al punto di volersi "sposare con sè stessa" per evitarli), e nella sua indomita tendenza a ribellarsi alle convenzioni del genere femminile, anche a costo di litigare con la sua famiglia. Sicuramente questa analisi è un po' riduttiva, perchè sarebbe un po' come tornare indietro di decenni, quando l'omosessualità era inevitabilmente associata all'inversione di genere, e cioè all'identificazione più o meno forte col sesso opposto... Tuttavia è anche vero che Adam Markovitz non sbaglia quando sostiene che il modello lanciato da Merida è decisamente diverso da quelle delle altre principesse Disney, e sicuramente può considerarsi molto lesbo friendly...
In effetti la Disney, che comunque ha avuto sempre una rapporto privilegiato con la comunità gay e con la sua cultura pop, potrebbe anche avere fatto delle valutazioni in questo senso, e non è da escludere che questo sia un ulteriore passo verso lo sdoganamento di certi argomenti, magari sfruttando storie originali e lasciando da parte i classici per l'infanzia, che effettivamente sono un po' vincolanti. E questa riflessione mi offre lo spunto per tornare a parlare della situazione italiana. Proprio ieri in TV ho rivisto - dopo molti anni - il regista Enzo D'Alò, che nonostante il clima sfavorevole (e diversi FLOP dopo il grande successo de LA GABBIANELLA E IL GATTO) resta il regista italiano più attivo nel mondo dell'animazione cinematografica...
Onore al merito e alla tenacia. In ogni caso Enzo D'Alò è tornato in primo piano perchè al Festival di Venezia, proprio in questi giorni, sta presentando il suo tanto sofferto film di animazione su Pinocchio... Che era in cantiere da più anni di quanti non ricordo e che dopo un'impressionante quantità di traversie ha finalmente visto la luce, grazie anche - presumo - alla dipartita di chi aveva composto le canzoni e la colonna sonora, e cioè Lucio Dalla. Forse sarò malizioso, ma considerando che di questo film si erano perse le traccie da tempo, e che è risbucato fuori fatto e finito giusto in tempo per il primo Festival di Venezia successivo alla morte di Lucio Dalla... Beh... Qualche dubbio me lo ha fatto venire...
Ora: anche volendo sorvolare sul fatto che, se davvero così fosse, sarebbe davvero triste che in Italia siamo arrivati al punto di trovare i soldi per ultimare i film di animazione in base alla morte dei cantanti famosi che hanno composto le loro colonne sonore, non ho potuto fare a meno di considerare due cose. La prima è che, se da una parte in tutto il mondo l'animazione - anche quella per bambini - cerca nuove strade, in Italia siamo ancora fermi ai classici visti e rivisti... Che magari non passano mai di moda, è vero, ma che sicuramente troveranno sempre meno spazio fra i bambini di oggi, abituati come sono a tutt'altro genere di intrattenimento  (i figli delle mie amiche già a tre anni smanettano con le applicazioni per bambini degli iPad, tanto per dirne una)...
Certo: magari questa versione di Pinocchio sarà bella e suggestiva quanto si vuole, ma rischia davvero di trasformarsi in un'operazione anacronistica per nostalgici dell'infanzia che fu, col risultato di affossare ulteriormente il cinema di animazione italiano e di comprometterlo ulteriormente agli occhi delle giovani generazioni, che forse potrebbero trovarlo interessante in età prescolare, ma nulla più. E così, anche questa volta, il nostro paese dimostra di avere uno sguardo preferenziale verso il passato, e non inteso come punto di partenza (come ad esempio avviene nei film di animazione della Disney), ma come punto di arrivo. E così non ci si muove mai dalle solite posizioni, e in Italia si continua a pensare che certe cose (come l'animazione e i fumetti, e in generale tutte le cose che hanno a che fare con l'immaginario) sono e devono restare appannaggio della prima infanzia, perlomeno a livello ufficiale.
E questa presunta ufficialità mi offre lo spunto per considerare anche un altro aspetto della questione, ovvero che in Italia la comunità gay risente ancora molto delle posizioni "ufficiali"... Nel senso che, nel nostro paese, ci sono cose che "ufficialmente" e "tradizionalmente" si ritiene debbano rientrare nel campo di interesse degli omosessuali, e gli omosessuali italiani si adeguano, senza elaborare delle alternative. Dico questo perchè, giusto per fare un esempio, negli USA i party gay a base di costumi di supereroi ormai sono diventati abbastanza comuni durante tutto l'anno... A New York c'è ne uno anche il prossimo sabato (foto sotto), mentre in Italia le discoteche gay si guardano bene dal proporre iniziative così "infantili"...
Nonostante i superhero movies stiano diventando dei cult anche per i gay italiani...
Vogliamo fare un altro esempio pratico? Dovete a sapere che a New York c'è un free magazine gay che informa sulla vita gay di questa vasta e vivacissima area metropolitana: si chiama Next Magazine e non è molto diverso dalla free press gay italiana che viene distribuita nei locali gay della nostra penisola...
Però, giusto per darvi un'idea, in occasione della prossima edizione della New York ComiCon, forse la fiera di fumetti e animazione più importante della Est Coast, ha deciso di lanciare un concorso: infatti la copertina del numero che uscirà in occasione di questa manifestazione (prevista dall'11 al 14 ottobre) verrà scelta fra le proposte di fumettisti e illustratori che invieranno le loro idee entro il 14 settembre! Per maggiori informazioni potete CLICCARE QUI. L'iniziativa è organizzata in collaborazione con l'associazione gay GEEK OUT, che - come ho detto in più occasioni, si propone di essere un punto di riferimento per gli appasionati gay di fumetti e immaginario pop in generale.
La cosa più interessante, però, è che questo semplice concorso dimostra che - perlmeno a New York e dintorni - il mondo del fumetto e dell'immaginario pop è entrato a far parte a tutti gli effetti della cultura gay, la stessa dei locali, della moda e di tutte le altre cose che "storicamente" sono ritenute appannaggio della comunità omosessuale. E questo succede senza che qualcuno alzi gli scudi sostenendo che i fumetti "non sono una cosa da gay" e via discorrendo. Forse il discorso è un po' complesso, ma credo che ampliare il raggio degli interessi di una comunità sia anche un ottimo modo per farla uscire dal suo ghetto, per non farla rimanere legata ai soliti stereotipi e per farle superare alcuni pericolosi condizionamenti. In una parola: per farla progredire. Forse il mio è un parere di parte, ma credo che se anche in Italia si iniziasse a ragionare in questo modo le cose potrebbero cambiare in meglio, e molto più velocemente.
Il giorno in cui in occasione di Lucca Comics qualche discoteca gay della zona si deciderà ad organizzare un'iniziativa a tema, quindi, ci sarà da festeggiare...
Sempre che accada, ovviamente.
Alla prossima.

4 commenti:

La Cozza ha detto...

forse tra 40 anni Lucca si degnerà di organizzare un evento del genere, sempre che non utilizzi la solita scusa del vaticano. Ma non ci conterei, tenendo conto che hanno lanciato quest'anno il "nuovissimo" contest per mangaka. Adesso. Nel 2012.

Sì.

Anonimo ha detto...

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