Sta per uscire (ad agosto) il primo fumetto italiano avente per titolare una persona di colore...E per la precisione sarà una donna agente dell'FBI. Il suo nome è Pepper Russel e in questa prima avventura, affiancata dal suo collega Richard Martin, sarà sulle tracce di un serial killer donna che uccide i pentiti sotto protezione. Riporto questa notizia perchè riflette una situazione paradossale interessante e tipica del nostro paese: da una parte c'è l'intenzione di stare al passo coi tempi e con il mutare della società (seppur con notevole ritardo), e dall'altra non ci si rassegna ad affidare questo compito a persone che siano rappresentative dei cambiamenti in atto...Col risultato di non concretizzare per il meglio quella che potrebbe essere un'idea molto buona. Non si sa come andrà questa iniziativa editoriale, ma visto che l'editore sarà la MAX BUNKER PRESS bisogna augurarsi che il personaggio non risulti inverosimile come è già successo con Kerry Kross, la detective lesbica dichiarata realizzata dalla stessa casa editrice: uno dei personaggi più involontariamente grotteschi mai creati, di cui in questi giorni è appena uscita in edicola una nuova storia. Ormai è dal 1994 che Kerry Kross boccheggia senza avere grandi riscontri, e adesso si è ridotta ad uscire con uno o due albi all'anno, quando non compare come spalla nelle avventure di un'altro personaggio femminile altrettanto poco credibile: il procuratore distrettuale Beverly Kerr. Giustificazione dell'editore: il pubblico non è pronto a un personaggio omosessuale dichiarato. Giustificazione mia: non si può creare un personaggio con delle caratteristiche di cui si sa poco e niente. Kerry Kross è una lesbica "finta", nel senso che si basa sui preconcetti, sui luoghi comuni e sul sentito dire. Il suo ideatore non è una lesbica (anche perchè è un maschio, e per giunta di una certa età, dato che si tratta di Max Bunker, nome storico del fumetto italiano che è nato nel 1939!) e probabilmente non ha nemmeno mai frequentato delle lesbiche, il loro mondo o semplicemente il loro reale contesto. Figuriamoci, poi, se ha mai avuto a che fare con delle lesbiche che fanno le detectives private negli Stati Uniti... E' ovvio che quello che ne può saltare fuori è un minestrone in cui si spera che qualche colpo di scena (peraltro abbastanza banale) possa compensare le notevoli lacune di base del progetto. Come dice il proverbio: "chi sa tace e chi non sa insegna". Adesso sono proprio curioso di vedere cosa succederà quando lo stesso autore se la dovrà vedere con un'agente di colore che lavora all'FBI...Tanto valeva fare un fumetto di fantascienza. Non metto in dubbio le capacità di chi ha fatto la storia del fumetto italiano, ma - dico io - non sarebbe ora di lasciare spazio ad autori e idee più giovani??? Se io fossi un'editore che l'anno prossimo compirà settantanni un pensierino ce lo farei, invece di ostinarmi a sceneggiare tutto da solo...Perlomeno quando mi viene l'idea di tirare fuori dal cappello dei fumetti che trattano di argomenti su cui non sono ferrato...Una volta poteva anche funzionare (infatti Max Bunker ha ideato Alan Ford, un fumetto - ancora in corso di pubblicazione - ambientato in una New York totalmente inventata, che è stato uno dei grandi successi degli anni 60 e 70), ma oggi una simile scelta è totalmente improponibile. Soprattutto in un fumetto realistico al 100% e non volutamente grottesco e surreale come nel caso di Alan Ford (e dei suoi colleghi del gruppo T.N.T che vedete qui sotto). Oggi se anche l'idea di base è buona, ma non si sviluppa con i giusti accorgimenti, se ne ricava più che altro uno spreco di carta e inchiostro. D'altra parte immagino che tutto ciò sia perfettamente in tinta con un paese come il nostro. Comunque se vi avanza qualche euro e vi capitano sottomano i fumetti di Kerry Kross provate ad aquistarli e poi sappiatemi dire cosa ne pensate....(^___^)
Ciao a tutti! Oggi volevo condividere con con voi una lettera che ha il dono della sintesi:
ciau!!! sono un tuo grande fan!! volevo chiederti se hai intenzione di continuare lasaga di Troy! è davvero troppo bella quella storia!!! fammi sapere ti prego! Ivan
Caro Ivan, io non ho il dono della sintesi, ma ti rispondo volentieri, anche perchè la risposta è che OVVIAMENTE voglio portare avanti anche il mio fumetto dedicato a TROY (a proposito: sono molto contento disapere che ti piace così tanto). Il fatto che questo fumetto proceda a singhiozzo, un po' come la totalità delle cose che sto facendo da qualche anno a questa parte, non vuole dire che ho intenzione di sospenderle, ma semplicemente che hanno risentito del gorgo di imprevisti e contrattempi che è ormai una presenza quasi fissa nella mia vita. Forse conosci la serie di romanzi per ragazzi di Lemony Snicket , che in Italia è arrivata col titolo di "Una Serie di Sfortunati Eventi" (da cui è stato tratto anche un sfortunato, è il caso di dirlo, film con Jim Carrey). Se non la conosci posso dirti che il titolo riassume bene le tormentate vicende dei tre piccoli protagonisti, a cui capitano una serie inverosimile di eventi infausti, perlopiù architettati dal perfidissimo conte Olaf...Che ricompare regolarmente per perseguitarli con sempre nuovi travestimenti, quasi come se fosse una sorta di ineluttabile destino che si accanisce contro di loro sotto varie forme...E la cosa agghiacciante è che loro si rendono perfettamente conto di dove sia e di cosa fa, ma per un motivo o per l'altro non possono fare nulla per impedirgli di realizzare i suoi progetti da incubo. Ecco: diciamo che quando ho visto il film mi è venuta l'ansia, perchè mi sono identificato anche troppo in quella situazione. Io non ho un conte Olaf che mi perseguita (almeno quello!), ma in compenso vivo in un contesto che riesce a fare benissimo le sue veci. E così finisce sempre che non riesco ad essere puntuale come vorrei. Quando sarò uscito finalmente da questa situazione opprimente (e spero di uscirne presto, perchè ne ho davvero le scatole piene!) mi piacerebbe spiegare meglio a cosa mi riferisco. Magari potrei farne un fumetto...Chissà... Detto questo oggi vi lascio con una storia in due pagine di Billy Bono (il personaggio che ho portato avanti sulla rivista Babilonia per qualche mese). Mi spiace di aver smesso di pubblicare fumetti du Babilonia, ma a quelle condizioni era davvero complicato: mi davano due pagine al mese, non potevo mai essere troppo esplicito e al tempo stesso dovevo fare qualcosa che fosse in in tinta col taglio fashion della rivista...Avete presente quel finto - trasgressivo - in - realtà- fondamentalmente - castigatissimo che non si sa mai come gestire in sole 2 pagine ? Ogni mese fondevo per tirare fuori qualche idea e anche se per variare il più possibile facevo cambiare lavoro a Billy Bono ogni mese ogni volta fondevo per venire a capo di quelle due pagine. In ogni caso qui vi lascio un assaggio... Non so perchè, ma qualcosa mi dice che la maggior parte di voi Billy Bono non l'ha mai visto.
Quando ero piccolo e mi portavano tutte le domeniche in chiesa una delle poche cose che mi rallegravano era la consapevolezza che all'uscita avrei trovato un copia de IL GIORNALINO: non era il mio settimanale a fumetti preferito (già all'epoca mi compravo regolarmente Topolino, Il Corriere dei Piccoli e il bellissimo PIU'...Qualcuno si ricorda di PIU'?), anche perchè trasudava una buona dose di catechismo e buonismo fine a se stesso, ma era sempre meglio di niente. Allora come oggi una delle chicche de IL GIORNALINO era un inserto che si chiamava "conoscere insieme", con approfondimenti su vari argomenti (storia, geografia, scienze o altro). Così mi sono detto: perchè non postare di tanto in tanto un "conoscere insieme" in versione gay sul mio blog? Magari per approfondire qualche argomento sollevato da chi mi segue? Oggi volevo ricollegarmi ad alcuni commenti al mio post precedente, che in parte giustificavano l'associazione di idee fra Lady Oscar e il teatro kabuki giapponese, visto che in questo teatro i ruoli femminili sono interpretati da uomini. Ordunque: il teatro kabuki è un teatro allegorico che si richiama al Giappone feudale. Per inciso: questo è il teatro kabuki...
E questi sono i ruoli femminili interpretati da uomini...
Come potete vedere anche voi il teatro kabuki non ha nulla di gay e gli attori di kabuki, di per sè, non propongono alcun modello di bellezza "alternativo" a quelli tradizionali. Al contrario diventano dei mirabili esempi di grazia e femminilità perfettamente canonica. Il punto è che il kabuki, all'inizio, era aperto anche alle donne, ma siccome la bellezza delle attrici finiva per procurare disordini, se non veri e propri duelli mortali, per legge venne loro proibito di calcare il palcoscenico. Ovviamente poi il problema si ripresentò con gli uomini che interpretavano ruoli femminili, e per questo l'autorità centrale li obbligò a tenere sempre i capelli molto corti. A questo punto, visto che i problemi non cessarono l'autorità gettò la spugna, ma la tradizione del kabuki solo maschile era ormai consolidata. Il kabuki contribuì almeno in parte alla tolleranza verso il travestitismo e il cross-dressing, anche dopo l'apertura agli occidentali, tant'è che in Giappone sono tutt'ora praticati anche da tantissimi eterosessuali. Nei cosiddetti GAY BAR giapponesi servono tantissimi travestiti che sono ragazzi eterosessuali che non si fanno problemi, e magari si sentono anche gratificati, a lavorare in abito lungo e truccati di tutto punto. Qui di seguito inserisco una trasmissione giapponese che parla delle migliori attrazioni di Shinjuku, il quartiere gay di Tokyo, potrete vedere che i travestiti non hanno alcun problema a farsi riprendere, a differenza della maggior parte dei gay. Da notare che tanti locali gay hanno la loro specialità gastronomica.
Siccome dei gay giapponesi si parla tanto, ma nessuno portava esempi concreti ci tenevo a dare il mio contributo...Cosa ne pensate del mondo gay di Shinjuku?
P.S. Alla fine dovevo parlare delle origini del culto della bellezza androgina in Giappone e sono andato su tutt'altro argomento...Uff...Recupererò un altra volta...Nel frattempo spero che questo post vi sia piaciuto. Mi raccomando, fatemi sapere!
Navigando per internet mi sono imbattuto in questo articolo, che è stato pubblicato sul numero di luglio della rivista gratuita Acqua&sapone (che da quel che ho capito è distribuita nell'omonima catena di negozi), nella sezione “Genitori&Figli”. Il titolo era: «Non mi fido di Lady Oscar. Guida ad un cartoon che non va bene per mio figlio». Qui di seguito vi riporto i passi salienti.
«Chi non ricorda Lady Oscar? La maggior parte delle lettrici di questo giornale saprà canticchiare benissimo almeno il ritornello […]. Lady Oscar è parte del nostro passato almeno quanto il monclair e i Duan Duran, ma è anche un cartone estremamente longevo se ancora viene trasmesso e distribuito in dvd nelle edicole. Attenzione però a Lady Oscar. Io faccio parte di quelle mamme che, pur lavorando in televisione e quindi producendo tv spazzatura (anzi forse proprio per questo), prima di mostrare un cartone ai propri figli se li vede da sola, possibilmente anche tutta la serie. Non che pensi che la tv sia il demonio […], né una droga, ma sono convinta che possa far male e dare assuefazione. Questo meraviglioso sedativo ipnotico, questa economica babysitter […] è per me fonte continua di preoccupazioni e autocensure. Quindi niente power ranger né gormiti, mio figlio guarda Heidi, impazzisce per i Superman e gli Spiderman degli anni 70, si commuove davanti a Biancaneve del 1937 e Cenerentola del 1950. E allora ho pensato: “sarà pronto per Lady Oscar?”. Rivediamoci tutti i 40 episodi tratti dal manga di Ryoko Ikeda per vedere se passano la mia implacabile censura, il Moige sono io! Ne sono rimasta sorpresa. L’anime ha due anime: una per bambini e una per adulti. Ho infatti scoperto, rivedendolo, che Lady Oscar è un precursore del genere yuri. Yuri è un termine giapponese per indicare quei cartoni, manga o anime, che trattano il tema delle relazioni omosessuali tra donne o ragazze adolescenti. Oscar è infatti un travestito, non c’è dubbio. È la storia di una bimba che […] viene costretta dal padre a ricevere un’educazione maschile e che infatti si crede un uomo fio ai 6 anni. Il/la protagonista ha un nome maschile, si veste da uomo, incarna quello che in Giappone è l’ideale bishonen, ovvero una canone di bellezza maschile molto effeminato […], spesso omosessuale. Questa figura nasce nel teatro kabuki dove sono gli attori uomini ad interpretare ruoli femminili. In Italia l’ambiguità sessuale di L.O. è smorzata dall’appellativo Lady, spesso tradotto in madamigella e dalla censura delle scene più ambigue. In Giappone invece […] viene chiamata colonnello, signore o semplicemente Oscar. Si capisce meglio quindi […] come […] la piccola Rosalie Lamorliere l’abbia prima presa per un uomo […]. La stessa Oscar ama di un amore tenero e assoluto […] Maria Antonietta, salvo poi scoprirsi eterosessuale […]. Intrigata da Lady Oscar e dall’autrice […], sono andata a vedermi un’altra serie tratta da una manga “Caro fratello” […]. In questo anime Nanako […] si innamora di Saint- Just, una compagna di scuola dall’animo tormentato e ribelle che fa ampio uso di psicofarmaci e tenta il suicidio. Saint-Just incarna anche lei l’ideale bishonen […]. Altre storie omosessuali […] sono tutte raccontate con naturalezza e, direi, andore. Questi temi e personaggi ricorrenti sono quindi cari all’autrice dei manga […]. Non farò vedere L.O. a mio figlio per il momento, e non per lo sfondo omosessuale del cartone che comunque ne costituisce l’elemento di maggiore fascinazione, ma perché ci sono scene violente, bimbi che vengono uccisi alle spalle, donne innocenti investite dalle carrozze dei ricchi, poveri ammazzati da un battaglione di soldati. È una cartone troppo ansiogeno per un lupetto come il mio e tra l’altro finisce anche male, con la morte dei protagonisti. Preferisco i cartoni come Superman dove il bene trionfa sempre e l’eroe è imbattibile. Mi fa piacere che nel mondo di mio figlio ci sia qualcuno in grado di sollevare con la sola forza delle braccia un aereo che sta precipitando a causa di pochi malvagi destinati alla sconfitta eterna. Mi dà una certa sicurezza. Per vedere le tristezze del mondo ci sarà tempo…».
Ora: di interventi come questi ce ne sono stati da quando i cartoni giapponesi sono arrivati in Italia. La cosa preoccupante è che siamo nel 2008 e che l'autrice di questo articolo, Lucrezia L. (perchè non ha messo per esteso il cognome???), dice di essere un'autrice televisiva. Se la televisione italiana è in mano a siffatti autori possiamo spiegarci tante cose. A parte che Lady Oscar si può definire "gay" nella misura in cui si confonde la direzione dei suoi desideri erotici (l'orientamento sessuale) con il suo abbigliamento e i suoi atteggiamenti (la cosiddetta identità di genere)...Il che sarebbe un po' come dire che i gay maschili e le lesbiche femminili non potrebbero esistere. Beata ingenuità!
In ogni caso chi ha seguito il cartone sa bene che Lady Oscar non ha mai avuto momenti di reale intimità con altre donne, e anzi ogni volta che veniva accusata di questo andava su tutte le furie. Il fatto che le dame di corte e la sua protetta Rosalie avessero un debole per lei non intaccava minimamente la sua eterosessualità, che si è manifestata con il Conte di Fersen e poi - in maniera più completa - con lo sfortunato Andrè (e nel fumetto questi amori eterosessuali erano ancora più palesi che nel cartone). Ciò che la protagonista provava per Maria Antonietta, poi, era un intenso amore platonico più simile a una sincera devozione piuttosto che a una passione repressa. Questo cartone era gay-friendly proprio nella misura in cui Lady Oscar veniva accettata per quello che era e non si faceva problemi ad essere coerente con sè stessa.
Ma lasciamo perdere il discorso omosessualità (che secondo me non viene incriminato solo perchè l'ambiguità sessuale del cartone coinvolge donne e non uomini), quello che emerge è una ristrettezza mentale notevole e una totale incapacità di valutare il potenziale educativo (e anche culturale, nel caso di Lady Oscar che è ambientato in un contesto storico ricostruito minuziosamente) di quello che passa in televisione. Le immagini realistiche, forti e in un certo senso crudeli dei cartoni giapponesi hanno fatto riflettere intere generazioni di bambini sulla malvagità e sulle bassezze umane, e in molti casi li hanno aiutati a prenderne le distanze e a comprendere meglio il valore del rispetto per il prossimo e della convivenza civile...E guardacaso da quando i cartoni animati "violenti" sono diminuiti nella nostra televisione è anche aumentato il numero dei minori italiani coinvolti in fatti di cronaca decisamente spiacevoli (dal bullismo, al vandalismo agli stupri di gruppo). Sarà un caso? Inoltre se seguiamo la logica del "non facciamo vedere ciò che è male", per associazione di idee i bambini potrebbero iniziare a pensare che se i gay vengono mostrati poco e in maniera ridicola è perchè sono qualcosa di negativo e/o da prendere di mira...Cosa che in effetti fanno, così come iniziano a pensare che le veline siano un ideale e che l'unico modo per essere valorizzati sia partecipare a un reality o a un programma di Maria De Filippi. Voi Cosa ne pensate?
P.S. Comunque, giusto per correggere una citazione fatta a sproposito, Lady Oscar non si ispira al teatro kabuki, ma al teatro Takarazuka, nel quale al contrario i ruoli maschili e femminili sono interpretati da sole donne. Nel suddetto teatro, ovviamente, la storia di Lady Oscar è stata più volte messa in cartellone, e siccome questo è un blog serio qui di seguito vi faccio vedere l'introduzione del musical che il Takarazuka ha tratto da questo celebre manga.