Ciao a tutti, come va?
Qualche volta si dice che sono i dettagli che fanno la differenza, e forse è per questo che tante volte vengono trascurati, in particolare quando si tratta di dettagli un po' scomodi (anche se poi è sempre una questione di punti di vista e di contesti). Così può capitare che anche in Italia sia diventato virale il trailer del nuovo film di Spider-Man, anche perchè in parte il film è ambientato a Venezia, trascurando un risvolto abbastanza particolare di questa pellicola...
Infatti Spider-Man Far From Home passerà alla storia anche per essere stato il primo film ispirato ad un supereroe MARVEL con due attori dichiaratamente transgender nel cast, che vestiranno i panni di due compagni di scuola del protagonista in vacanza... Infatti stiamo parlando Zach Barack e Tyler Luke Cunningham, che vedete qui sotto.
Siccome in queste super mega produzioni nulla accade per caso, e anche il casting per i ruoli secondari viene fatto con cura, questa scelta è già stata salutata come un'importante segnale di apertura nei confronti della comunità LGBT da parte del Marvel Cinematic Universe, che per anni era stato accusato di non dare spazio alle minoranze sessuali. Non si sa ancora se anche i personaggi che interpreteranno i due giovani attori FtM saranno diciaratamente transessuali, ma sicuramente si tratta di un primo passo importante.
Anche perchè, analizzando il tutto da un punto di vista più generale, dimostra una volta di più che le megaproduzioni "giovani", con protagonisti "giovani" e che - evidentemente - sperano di fare breccia nel pubblico "giovane" non possono più ignorare il fatto che le minoranze sessuali fanno parte della realtà quotidiana delle nuove generazioni, e sicuramente è più sensato includerle anzichè continuare a fare finta che non esistano.
Cosa che, peraltro, nel mondo delle serie TV ispirate al mondo del fumetto è ormai è diventata la prassi. E infatti, proprio in questi giorni, è stato mostrato il costume che indosserà l'attrice transgender Nicole Maines nel serial TV di Supergirl, interpretando la supereroina transgender mai vista in TV, e cioè Dreamer...
Quindi dire che, anche se ormai è abbastanza superfluo precisarlo, negare che certe tematiche - soprattutto se affrontate nel modo giusto - sono entrate a far parte della cultura pop giovanile sarebbe ababstanza ridicolo... Così come sarebbe ridicolo continuare a trattarle come si faceva venti, trenta o quaranta anni fa.
Poi, ovviamente, c'è sempre chi si ostina a mettere le proverbiali fette di prosciutto sugli occhi...
E i risultati, anche in termine di riscontro del pubblico giovane e di ricambio generazionale, sono sempre più evidenti.
Alla prossima.
venerdì 18 gennaio 2019
mercoledì 16 gennaio 2019
STONEWALL INN... ITALIANO?
Ciao a tutti, come va?
Forse anche voi ricorderete che quest'anno ricorrerà il cinquantesimo anniversario della rivolta dello Stonewall Inn di New York, che viene considerata il momento storico in cui il movimento per i diritti LGBT (anche se questa sigla ancora non esisteva) entrò in una nuova fase, fatta di manifestazioni, associazioni, rivendicazioni e cortei attorno ai quali si raccolsero un numero crescente di persone, portando a tutta una serie di cambiamenti abbastanza radicali nella società e nella stessa comunità LGBT. E tutto, a quanto pare, partì da un piccolo bar frequentato perlopiù da giovani rappresentanti LGBT di varie etnie, che probabilmente non avevano idea di quello che avrebbero rappresentato per le generazioni a venire...
Per tanti motivi la vera storia di quello che accadde a partire dal 28 giugno del 1969 ha finito per essere avvolta dalla leggenda, anche perchè non c'erano cronisti ufficiali e molti dei presenti diedero la propria versione/interpretazione dei fatti, e anche se questa storia ha riempito vari volumi e ha ispirato diversi film, l'unica cosa certa è che è diventato un episodio storico davvero importante per la comunità LGBT di tutto il mondo... E infatti, ogni volta che qualcuno prova a trarne spunto per realizzare qualche prodotto di intrattenimento, rischia sempre di addentrarsi in un campo minato e di finire sotto la lente di ingrandimento di associazioni gay, studiosi di storia gay e quant'altro... Per non parlare poi della platea LGBT che anima i social.
Anche per questo, devo ammettere, mi ha stupito un po' la leggerezza con cui Gianfranco Manfredi ha anticipato sulla sua pagina Facebook che uno dei prossimi episodi della serie Cani Sciolti (incentrata sulle vicissitudini di un gruppo di giovani che ha vissuto la stagione dei movimenti giovanili della fine degli anni Sessanta) sarà dedicato proprio alla rivolta di Stonevall...
Al momento non si sa molto di più, a parte - forse - il fatto che in questa occasione uno dei protagonisti della serie potrebbe fare coming out (visto che in passato era già stato anticipato che uno di loro si sarebbe rivelato omosessuale). Quello che si sa, per ora, è che - incredibilmente - la casa editrice Bonelli farà uscire un fumetto incentrato sulla rivolta di Stonewall in occasione del cinquantennale dell'evento (forse proprio a cavallo del 28 giugno?). E devo ammettere che non me lo aspettavo.
Ovviamente è ancora un po' presto per gridare al miracolo, visto che - come dicevo prima - ogni volta che si va a parlare dello Stonewall Inn in quei giorni si rischia sempre l'effetto elefante in cristalleria, soprattutto se si sottovaluta l'importanza del suddetto episodio per la comunità LGBT tutta... E infatti, a quanto mi ricordo, nessuno aveva ancora osato realizzare una versione a fumetti di quell'evento.
Come e quanto verrà sviluppato il tutto da Gianfranco Manfredi non ci è dato saperlo, quindi penso sia abbastanza inutile fare delle supposizioni prima del tempo. Quello che un po' mi turba, in realtà, e il taglio che la casa editrice potrebbe richiedere per concedere la pubblicazione di un fumetto che parla della rivolta di Stonewall. Nel senso che, anche se gli anni passano, l'atteggiamento della Bonelli quando si tratta di rappresentare gli omosessuali e l'omosessualità finora si è dimostrato tendenzialmente "retrò", per dirla con un eufemismo, e si può riassumere nei seguenti punti:
1) Rappresentare un personaggio omosessuale è concesso nella misura in cui abbia dei risvolti infelici, negativi (meglio ancora se psicopatologici) o perlomeno drammatici. In particolare quando ha una relazione di coppia, visto che è buona prassi che almeno uno dei due resti vittima di qualche tragedia. Quasi come se dei risvolti "punitivi" nella trama servissero a compensare la presenza dei personaggi LGBT, onde evitare di far passare l'idea che l'editore ha un'atteggiamento troppo accondiscendente.
2) Rapprsentare l'omosessualità è concesso nella misura in cui rispecchia alcuni stereotipi abbastanza riconoscibili e "tranquillizzanti". La rappresentazione dei momenti intimi è concessa solamente alle coppie femminili, anche se poi i risvolti "punitivi" della storia tendono ad essere proporzionali alla "sfacciataggine" dei momenti intimi di cui sopra. Solitamente alla raffigurazione esplicita di un amplesso lesbico segue perlomeno la morte, più o meno cruenta, di una delle sue protagoniste.
3) Rappresentare dei personaggi omosessuali ricorrenti, e positivi, in una serie (o miniserie) della casa editrice di cui stiamo parlando resta ancora l'eccezione che conferma la regola, anche perchè - generalmente - più l'orientamento di questi personaggi diventa esplicito più la loro presenza viene centellinata (e i riferimenti al loro orientamento diventano rarefatti). Un po' più di libertà viene concessa agli autori che hanno programmato delle miniserie per cui è già prevista una conclusione, o magari dei titoli a cadenza molto diluita (quadrimestrali, semestrali, ecc)... In particolare se il loro obbiettivo non è quello di raccogliere un vasto pubblico (o se non vendono tanto). o se si rivolgono a un pubblico di riferimento già selezionato.
Quindi, partendo da questi presupposti, come potrebbe svilupparsi un fumetto dedicato alla rivolta di Stonewall pubblicato dalla casa editrice Bonelli? Oltretutto il pubblico di riferimento della miniserie Cani Sciolti (che dovrebbe durare una ventina di numeri) non è esattamente giovanile e molto probabilmente è composto da molte persone a cui la parola Stonewall non dice nulla...
Ammetto che sono molto curioso.
Anche perchè nel passato recente l'unico caso di un fumetto Bonelli in cui non vengono rispettati almeno due dei tre punti che ho elencato prima è stato il numero di luglio del Commissario Ricciardi... Che guardacaso NON è tratto da un soggetto originale Bonelli, ma da un romanzo di Maurizio De Giovanni...
E infatti, sullo sfondo di un omicidio che si consuma nella canicola di un'estate napoletana degli anni Trenta, le indagini del Commissario sensitivo finiscono per portarlo a confrontarsi con una coppia omosessuale abbastanza originale (uno dei due è dichiaratamente fascista), che oltretutto viene rappresentata mentre si bacia senza poi subire nefande conseguenze... Tant'è che, stranamente, entrambi arrivano vivi alla fine della storia.
Oltretutto nel fumetto del Commissario Ricciardi compare anche un "femminiello" - Bambinella - con le fattezze dell'attore Leopoldo Mastelloni, in veste di informatore/consulente delle indagini... E per spiegare meglio il suo ruolo e il suo personaggio si è dedicata un'intera pagina a spiegare che cos'è un "femminiello" e perchè è importante considerare un personaggio di questo tipo nei gialli del Commissario...
Il che potrebbe essere anche letto come un segnale di apertura, se non fosse per il fatto che - appunto - non si tratta di soggetti concepiti dalla casa editrice, ma dall'autore dei romanzi da cui le storie del Commissaro sono tratte... E che evidentemente rappresentano una specie di alibi, grazie al quale l'editore può concedere una deroga rispetto al suo approccio tradizionale.
Nel caso della storia di Cani Sciolti ambientata a Stonewall saanno concesse delle deroghe a Gianfranco Manfredi? Chissà... Qualche anno fa questo BLOG aveva analizzato proprio l'opinione di Gianfranco Manfredi sulla rappresentazione dell'omosessualità dalle parti della Bonelli (CLICCATE QUI)... E il succo era che secondo lui la casa editrice non era omofoba per vocazione, ma che siccome è consapevole di quanto possono esserlo i suoi lettori - e non vuole giocarseli - deve ercare sempre il minimo comun denominatore fra il maggior numero di lettori possibile... E, siccome si presuppone buona parte dei suoi lettori abbiano un certo tipo di mentalità (anche solo per una questione anagrafica), tutto il resto vien da sè...
Quell'intervista è di quattro anni fa, quindi adesso staremo a vedere se qualcosa è cambiato oppure no.
Alla prossima.
Forse anche voi ricorderete che quest'anno ricorrerà il cinquantesimo anniversario della rivolta dello Stonewall Inn di New York, che viene considerata il momento storico in cui il movimento per i diritti LGBT (anche se questa sigla ancora non esisteva) entrò in una nuova fase, fatta di manifestazioni, associazioni, rivendicazioni e cortei attorno ai quali si raccolsero un numero crescente di persone, portando a tutta una serie di cambiamenti abbastanza radicali nella società e nella stessa comunità LGBT. E tutto, a quanto pare, partì da un piccolo bar frequentato perlopiù da giovani rappresentanti LGBT di varie etnie, che probabilmente non avevano idea di quello che avrebbero rappresentato per le generazioni a venire...
Per tanti motivi la vera storia di quello che accadde a partire dal 28 giugno del 1969 ha finito per essere avvolta dalla leggenda, anche perchè non c'erano cronisti ufficiali e molti dei presenti diedero la propria versione/interpretazione dei fatti, e anche se questa storia ha riempito vari volumi e ha ispirato diversi film, l'unica cosa certa è che è diventato un episodio storico davvero importante per la comunità LGBT di tutto il mondo... E infatti, ogni volta che qualcuno prova a trarne spunto per realizzare qualche prodotto di intrattenimento, rischia sempre di addentrarsi in un campo minato e di finire sotto la lente di ingrandimento di associazioni gay, studiosi di storia gay e quant'altro... Per non parlare poi della platea LGBT che anima i social.
Anche per questo, devo ammettere, mi ha stupito un po' la leggerezza con cui Gianfranco Manfredi ha anticipato sulla sua pagina Facebook che uno dei prossimi episodi della serie Cani Sciolti (incentrata sulle vicissitudini di un gruppo di giovani che ha vissuto la stagione dei movimenti giovanili della fine degli anni Sessanta) sarà dedicato proprio alla rivolta di Stonevall...
Al momento non si sa molto di più, a parte - forse - il fatto che in questa occasione uno dei protagonisti della serie potrebbe fare coming out (visto che in passato era già stato anticipato che uno di loro si sarebbe rivelato omosessuale). Quello che si sa, per ora, è che - incredibilmente - la casa editrice Bonelli farà uscire un fumetto incentrato sulla rivolta di Stonewall in occasione del cinquantennale dell'evento (forse proprio a cavallo del 28 giugno?). E devo ammettere che non me lo aspettavo.
Ovviamente è ancora un po' presto per gridare al miracolo, visto che - come dicevo prima - ogni volta che si va a parlare dello Stonewall Inn in quei giorni si rischia sempre l'effetto elefante in cristalleria, soprattutto se si sottovaluta l'importanza del suddetto episodio per la comunità LGBT tutta... E infatti, a quanto mi ricordo, nessuno aveva ancora osato realizzare una versione a fumetti di quell'evento.
Come e quanto verrà sviluppato il tutto da Gianfranco Manfredi non ci è dato saperlo, quindi penso sia abbastanza inutile fare delle supposizioni prima del tempo. Quello che un po' mi turba, in realtà, e il taglio che la casa editrice potrebbe richiedere per concedere la pubblicazione di un fumetto che parla della rivolta di Stonewall. Nel senso che, anche se gli anni passano, l'atteggiamento della Bonelli quando si tratta di rappresentare gli omosessuali e l'omosessualità finora si è dimostrato tendenzialmente "retrò", per dirla con un eufemismo, e si può riassumere nei seguenti punti:
1) Rappresentare un personaggio omosessuale è concesso nella misura in cui abbia dei risvolti infelici, negativi (meglio ancora se psicopatologici) o perlomeno drammatici. In particolare quando ha una relazione di coppia, visto che è buona prassi che almeno uno dei due resti vittima di qualche tragedia. Quasi come se dei risvolti "punitivi" nella trama servissero a compensare la presenza dei personaggi LGBT, onde evitare di far passare l'idea che l'editore ha un'atteggiamento troppo accondiscendente.
2) Rapprsentare l'omosessualità è concesso nella misura in cui rispecchia alcuni stereotipi abbastanza riconoscibili e "tranquillizzanti". La rappresentazione dei momenti intimi è concessa solamente alle coppie femminili, anche se poi i risvolti "punitivi" della storia tendono ad essere proporzionali alla "sfacciataggine" dei momenti intimi di cui sopra. Solitamente alla raffigurazione esplicita di un amplesso lesbico segue perlomeno la morte, più o meno cruenta, di una delle sue protagoniste.
3) Rappresentare dei personaggi omosessuali ricorrenti, e positivi, in una serie (o miniserie) della casa editrice di cui stiamo parlando resta ancora l'eccezione che conferma la regola, anche perchè - generalmente - più l'orientamento di questi personaggi diventa esplicito più la loro presenza viene centellinata (e i riferimenti al loro orientamento diventano rarefatti). Un po' più di libertà viene concessa agli autori che hanno programmato delle miniserie per cui è già prevista una conclusione, o magari dei titoli a cadenza molto diluita (quadrimestrali, semestrali, ecc)... In particolare se il loro obbiettivo non è quello di raccogliere un vasto pubblico (o se non vendono tanto). o se si rivolgono a un pubblico di riferimento già selezionato.
Quindi, partendo da questi presupposti, come potrebbe svilupparsi un fumetto dedicato alla rivolta di Stonewall pubblicato dalla casa editrice Bonelli? Oltretutto il pubblico di riferimento della miniserie Cani Sciolti (che dovrebbe durare una ventina di numeri) non è esattamente giovanile e molto probabilmente è composto da molte persone a cui la parola Stonewall non dice nulla...
Ammetto che sono molto curioso.
Anche perchè nel passato recente l'unico caso di un fumetto Bonelli in cui non vengono rispettati almeno due dei tre punti che ho elencato prima è stato il numero di luglio del Commissario Ricciardi... Che guardacaso NON è tratto da un soggetto originale Bonelli, ma da un romanzo di Maurizio De Giovanni...
E infatti, sullo sfondo di un omicidio che si consuma nella canicola di un'estate napoletana degli anni Trenta, le indagini del Commissario sensitivo finiscono per portarlo a confrontarsi con una coppia omosessuale abbastanza originale (uno dei due è dichiaratamente fascista), che oltretutto viene rappresentata mentre si bacia senza poi subire nefande conseguenze... Tant'è che, stranamente, entrambi arrivano vivi alla fine della storia.
Oltretutto nel fumetto del Commissario Ricciardi compare anche un "femminiello" - Bambinella - con le fattezze dell'attore Leopoldo Mastelloni, in veste di informatore/consulente delle indagini... E per spiegare meglio il suo ruolo e il suo personaggio si è dedicata un'intera pagina a spiegare che cos'è un "femminiello" e perchè è importante considerare un personaggio di questo tipo nei gialli del Commissario...
Il che potrebbe essere anche letto come un segnale di apertura, se non fosse per il fatto che - appunto - non si tratta di soggetti concepiti dalla casa editrice, ma dall'autore dei romanzi da cui le storie del Commissaro sono tratte... E che evidentemente rappresentano una specie di alibi, grazie al quale l'editore può concedere una deroga rispetto al suo approccio tradizionale.
Nel caso della storia di Cani Sciolti ambientata a Stonewall saanno concesse delle deroghe a Gianfranco Manfredi? Chissà... Qualche anno fa questo BLOG aveva analizzato proprio l'opinione di Gianfranco Manfredi sulla rappresentazione dell'omosessualità dalle parti della Bonelli (CLICCATE QUI)... E il succo era che secondo lui la casa editrice non era omofoba per vocazione, ma che siccome è consapevole di quanto possono esserlo i suoi lettori - e non vuole giocarseli - deve ercare sempre il minimo comun denominatore fra il maggior numero di lettori possibile... E, siccome si presuppone buona parte dei suoi lettori abbiano un certo tipo di mentalità (anche solo per una questione anagrafica), tutto il resto vien da sè...
Quell'intervista è di quattro anni fa, quindi adesso staremo a vedere se qualcosa è cambiato oppure no.
Alla prossima.
venerdì 11 gennaio 2019
X-DRAG
Ciao a tutti, come va?
Ultimamente le notizie che arrivano dalle maggiori case editrici americane non sono proprio entusiasmanti. Nel senso che, dalle parti di MARVEL e DC, perlomeno dal 2017 ha preso piede una tendenza "conservatrice" che ha progressivamente limitato la libertà di espressione su certe tematiche e in qualche caso ha portato anche all'allontanamento di determinati autori/responsabili (evidentemente ritenuti poco funzionali alla nuova immagine che le suddette case editrici volevano avere). La MARVEL era partita praticamente in quarta all'indomani dell'elezione di Donald Trump (come potete leggere CLICCANDO QUI e potete approfondire le probabili ragioni CLICCANDO QUI). La DC Comics ha seguito l'esempio con un lieve ritardo, ma direi che sta recuperando brillantemente le distanze (come potete leggere CLICCANDO QUI e CLICCANDO QUI)... E a parte il discorso prettamente LGBT ci sono stati molti segnali imbarazzanti anche per quel che riguarda il trattamento riservato altre minoranze, etniche e religiose in particolare, tant'è che - grazie a tutta una serie di trovate narrative - diversi personaggi sono stati sbiancati o hanno assunto lineamenti tipicamente occidentali... E si è formato perfino un fronte per limitare la rappresentatività delle donne (CLICCATE QUI). Insomma, ultimamente non tira un'aria propriamente allegra...
Quindi ha stupito un po' tutti il fatto che sul numero 4 della miniserie di Iceman (che peraltro è stata messa in produzione dopo che la serie regolare era stata sospesa all'improvviso, scatenando le proteste del pubblico) sia comparsa la prima mutante in drag della MARVEL, e cioè la (per ora) misteriosa Shade... Per giunta nel ruolo di presentatrice degli eventi della prima edizione del Mutant Pride di New York...
Per ora di questo personaggio non si sa praticamente nulla, a parte il fatto che può teletrasportarsi sventagliando e che il suo outfit è ricco di riferimenti a varie x-woman, con particolare riferimento agli anni Novanta... E questo fa supporre che sia un personaggio abbastanza nerd, o perlomeno che sia una fan storica degli X-Men... Nonchè un personaggio palesemente ricalcato sulle fattezze di RuPaul...
Anche se il personaggio è ricoparso nel numero 5 si è visto solo in una manciata di vignette, quindi è davvero troppo presto per farsi un'idea di quale potrebbe essere il suo spessore. Di sicuro si sa che dovrebbe comparire anche sullo speciale X-Men’s: Winter’s End che uscirà a febbraio... Quindi potrebbe anche darsi che non si tratti di un personaggio meteora, anche solo per via del fatto che la notizia della sua comparsa ha iniziato a fare il giro del web, suscitando un certo interesse.
La domanda è: dopo circa due anni in cui la MARVEL ha provato ad avere un atteggiamento più intransigente per allinearsi con quello che - apparentemente - era il nuovo clima dominante negli USA, ha iniziato a ripensarci? Probabilmente è ancora troppo presto per dirlo, e bisognerebbe monitorare la situazione nel suo insieme. Se, ad esempio, si sfoglia il quinto numero della nuova serie dei Fantastici Quattro, ci si imbatte nella festa di addio al nubilato di Alicia Masters (la fidanzata storica della Cosa), con tanto di stripper sculettanti e completamente nudi...
E, sempre nello stesso albo, ò'addio al celibato della Cosa si conclude con una partita di Strip Poker in cui tutti i super maschi presenti (Thor, Dr.Strange, Iron, Black Panther...) perdono contro la super amazzone Thundra. Con tutte le inevitabili conseguenze del caso...
Considerando che nei fumetti MARVEL le partite a carte della Cosa con gli altri supereroi sono sempre state un tormentone abbastanza iconico direi che il valore simbolico di questa scena potrebbe - forse - valutare l'ipotesi di scartabellare meglio fra le prossime pubblicazioni della casa editrice, alla ricerca di eventuali indizi che possano confermare, o meno, una qualche inversione di tendenza. Anche perchè in alcuni casi i segnali sono un po' ambigui...
Nella miniserie dedicata a Shatterstar in questi mesi, ad esempio, non si capisce bene se si voglia valorizzare il suo lato bisessuale perchè finora i bisessuali hanno avuto poco spazio nei fumetti MARVEL o se è tutta un'operazione finalizzata a "ripulirlo" dopo che per anni era passato alla storia come il protagonista del primo bacio gay della MARVEL (quello con il mutante Rictor, con cui avrebbe proseguito una storia per anni senza problemi... Anche se poi, magicamente, l'idillio è finito giusto in tempo per la partenza di questa miniserie, in cui alterna partner di ambo i sessi con una certa disinvoltura...).
Staremo a vedere.
Dopotutto il 2019 è appena iniziato.
Alla prossima.
Ultimamente le notizie che arrivano dalle maggiori case editrici americane non sono proprio entusiasmanti. Nel senso che, dalle parti di MARVEL e DC, perlomeno dal 2017 ha preso piede una tendenza "conservatrice" che ha progressivamente limitato la libertà di espressione su certe tematiche e in qualche caso ha portato anche all'allontanamento di determinati autori/responsabili (evidentemente ritenuti poco funzionali alla nuova immagine che le suddette case editrici volevano avere). La MARVEL era partita praticamente in quarta all'indomani dell'elezione di Donald Trump (come potete leggere CLICCANDO QUI e potete approfondire le probabili ragioni CLICCANDO QUI). La DC Comics ha seguito l'esempio con un lieve ritardo, ma direi che sta recuperando brillantemente le distanze (come potete leggere CLICCANDO QUI e CLICCANDO QUI)... E a parte il discorso prettamente LGBT ci sono stati molti segnali imbarazzanti anche per quel che riguarda il trattamento riservato altre minoranze, etniche e religiose in particolare, tant'è che - grazie a tutta una serie di trovate narrative - diversi personaggi sono stati sbiancati o hanno assunto lineamenti tipicamente occidentali... E si è formato perfino un fronte per limitare la rappresentatività delle donne (CLICCATE QUI). Insomma, ultimamente non tira un'aria propriamente allegra...
Quindi ha stupito un po' tutti il fatto che sul numero 4 della miniserie di Iceman (che peraltro è stata messa in produzione dopo che la serie regolare era stata sospesa all'improvviso, scatenando le proteste del pubblico) sia comparsa la prima mutante in drag della MARVEL, e cioè la (per ora) misteriosa Shade... Per giunta nel ruolo di presentatrice degli eventi della prima edizione del Mutant Pride di New York...
Per ora di questo personaggio non si sa praticamente nulla, a parte il fatto che può teletrasportarsi sventagliando e che il suo outfit è ricco di riferimenti a varie x-woman, con particolare riferimento agli anni Novanta... E questo fa supporre che sia un personaggio abbastanza nerd, o perlomeno che sia una fan storica degli X-Men... Nonchè un personaggio palesemente ricalcato sulle fattezze di RuPaul...
Anche se il personaggio è ricoparso nel numero 5 si è visto solo in una manciata di vignette, quindi è davvero troppo presto per farsi un'idea di quale potrebbe essere il suo spessore. Di sicuro si sa che dovrebbe comparire anche sullo speciale X-Men’s: Winter’s End che uscirà a febbraio... Quindi potrebbe anche darsi che non si tratti di un personaggio meteora, anche solo per via del fatto che la notizia della sua comparsa ha iniziato a fare il giro del web, suscitando un certo interesse.
La domanda è: dopo circa due anni in cui la MARVEL ha provato ad avere un atteggiamento più intransigente per allinearsi con quello che - apparentemente - era il nuovo clima dominante negli USA, ha iniziato a ripensarci? Probabilmente è ancora troppo presto per dirlo, e bisognerebbe monitorare la situazione nel suo insieme. Se, ad esempio, si sfoglia il quinto numero della nuova serie dei Fantastici Quattro, ci si imbatte nella festa di addio al nubilato di Alicia Masters (la fidanzata storica della Cosa), con tanto di stripper sculettanti e completamente nudi...
E, sempre nello stesso albo, ò'addio al celibato della Cosa si conclude con una partita di Strip Poker in cui tutti i super maschi presenti (Thor, Dr.Strange, Iron, Black Panther...) perdono contro la super amazzone Thundra. Con tutte le inevitabili conseguenze del caso...
Considerando che nei fumetti MARVEL le partite a carte della Cosa con gli altri supereroi sono sempre state un tormentone abbastanza iconico direi che il valore simbolico di questa scena potrebbe - forse - valutare l'ipotesi di scartabellare meglio fra le prossime pubblicazioni della casa editrice, alla ricerca di eventuali indizi che possano confermare, o meno, una qualche inversione di tendenza. Anche perchè in alcuni casi i segnali sono un po' ambigui...
Nella miniserie dedicata a Shatterstar in questi mesi, ad esempio, non si capisce bene se si voglia valorizzare il suo lato bisessuale perchè finora i bisessuali hanno avuto poco spazio nei fumetti MARVEL o se è tutta un'operazione finalizzata a "ripulirlo" dopo che per anni era passato alla storia come il protagonista del primo bacio gay della MARVEL (quello con il mutante Rictor, con cui avrebbe proseguito una storia per anni senza problemi... Anche se poi, magicamente, l'idillio è finito giusto in tempo per la partenza di questa miniserie, in cui alterna partner di ambo i sessi con una certa disinvoltura...).
Staremo a vedere.
Dopotutto il 2019 è appena iniziato.
Alla prossima.
mercoledì 9 gennaio 2019
FINE DI UN'ERA?
Ciao a tutti, come va?
Scrivere dei post come quello che dovrò scrivere oggi non mi piace, però penso che sia importante condividere anche un certo tipo di notizia, in particolare se si considera che - negli spazi ufficiali che in Italia si occupano di fumetto, e soprattutto di manga - della cosa si sta parlando molto poco.
Con il numero di marzo, che però sarà già disponibile dal 25 gennaio, si conclude l'avventura editoriale del mensile BADI, vera e propria istituzione dell'editoria gay nipponica, che aveva appena fatto in tempo a festeggiare il suo venticinquesimo anniversario...
Il motivo è facilmente intuibile: un periodico di questo tipo, in cui oltre la metà delle pagine (che comunque erano davvero tante) era dedicata a servizi sulle novità in ambito pornografico, agli annunci personali e alla promozione di locali/eventi, nel 2019 non poteva più competere con internet. Recentemente aveva anche provato a inserire dei DVD promozionali, ma non c'è stato niente da fare, evidentemente. D'altra parte, a rendere tutto più complicato, c'era anche il fatto che in Giappone la pornografia è concessa solo nella misura in cui viene opportunamente censurata, e nel lungo periodo anche questo deve avere fatto la sua parte... Anche se BADI ha sempre puntato su una qualità fotografica e di stampa di alto livello, che in buona parte del mondo occidentale non si è mai vista in questo genere di prodotti.
Forse questo periodico avrebbe potuto sopravvivere rivoluzionando completamente la sua formula e i suoi contenuti, ma a quanto pare l'editore non lo ha ritenuto opportuno e così alla fine la situazione ha preso questa piega, e probabilmente non ci saranno scappatoie. Anche BADI seguirà il destino dei gay magazine che lo hanno preceduto. Il grosso problema è che, dopo la chiusura di G-MEN, col numero dell'aprile 2016, BADI era rimasto l'ultimo gay magazine nipponico che pubblicava bara manga...
E purtroppo è da diverso tempo che hanno concluso la loro esperienza anche le pubblicazioni antologiche dedicate unicamente ai bara manga o agli YAOI con contaminazioni bara, come ad esempio la storica Kinniku Otoko... Probabilmente perchè, anche in questo caso, il pubblico di riferimento ha iniziato a preferire internet, e perchè gli stessi autori hanno iniziato ad utilizzare direttamente il web per lanciare e proporre i loro lavori... Presumo anche per via delle limitazioni censorie a cui accennavo prima.
Attualmente l'unico gay magazine che sopravvive, anche se non si ancora per quanto tempo, resta SAMSON, che però si rivolge agli estimatori degli uomoni molto maturi e di quelli sovrappeso, e quindi - per ovvi motivi - può ospitare solo manga e illustrazioni di un certo tipo.
Gengoroh Tagame, a cui bisogna riconoscere il merito di avere previsto l'infelice evoluzione di questa situazione con anni di anticipo, ha già scritto un messaggio di scuse agli ammiratori dei suoi manga erotici... Perchè a quanto pare, visto che in Giappone sono sparite le riviste che pubblicavano i suoi bara manga, adesso per vivere si dovrà concentrare sui manga "per tutti" che ha iniziato a produrre da qualche anno a questa parte. Così, mentre sull'ultimo numero di BADI si concluderà il suo fumetto ‘親友の親父に雌にされて (trad: "Ora sono la troia del migliore amico di mio padre"), sulla rivista di manga Monthly Action il suo ultimo fumetto ‘僕らの色彩 ("I nostri colori") procede senza problemi, ed è stato da poco pubblicato il primo volumetto che lo raccoglie...
Di buono c'è che Gengoroh Tagame ha saputo riciclarsi brillantemente in chiave soft senza trascurare le tematiche omosessuali, meritandosi anche tutta una serie di riconoscimenti a livello internazionale. L'ultimo, ma solo in ordine di tempo, è stato l'inserimento dell'edizione inglese de "Il marito di mio fratello" nella lista dei manga migliori del 2018, perlomeno secondo l'Hollywood Reporter (CLICCATE QUI).
Da notare che fra i tre manga che rientrano in questa particolare classifica c'è un secondo titolo a tematica LGBT, e più propriamente lesbico, e cioè My Solo Exchange Diary di Nagata Kabi.
Comunque, tornando al punto iniziale, stupisce un po' il fatto che un artista così iconico come Gengoroh Tagame sia davvero convinto che, con la chiusura di BADI, la sua carriera in ambito omoerotico debba considerarsi momentaneamente sospesa (CLICCATE QUI)... Anche perchè, con la marea di estimatori che negli anni ha fidealizzato in tutto il mondo, avrebbe davvero un'infinità di possibilità per portarla avanti. E qualcuno dovrebbe farglielo notare al più presto, prima che appenda definiticamente la sua matita (omoerotica) al chiodo. Comunque, nel frattempo, ha trovato anche il modo di pubblicare - a dodici anni di distanza dall'ultimo volume - la terza antologia con cui ripercorre la storia dell'illustrazione omoerotica giapponese...
Sia come sia, nell'attesa di verificare quali saranno le reali ripercussioni della chiusura di BADI nel mondo dei bara manga, bisogna prendere atto di alcune cose. La prima è che, forse, questo genere di fumetto avrebbe dovuto provare ad affrancarsi dai gay magazine generalisti PRIMA di ritrovarsi in una situazione del genere. Anche perchè, probabilmente, i bara manga erano ancora uno dei pochi motivi per cui BADI è riuscito a resistere fino ad ora. La seconda è che i lettori omosessuali, probabilmente, in Giappone hanno continuato a vivere in maniera molto riservata e circoscritta la loro passione per questi manga, appoggiandosi prevalentemente al circuito distributivo dei gay shop per recuperare il materiale a loro dedicato. Questo, però, ha inpedito ai grandi editori di manga di entrare in contatto diretto con loro... Impedendo di conseguenza la creazione di una nicchia di mercato nell'ambito di un più ampio - e più uffficiale - circuito distributivo. Quello in cui, ad esempio, trovano già posto YAOI e BOYS LOVE per un pubblico prettamente femminile, che col tempo hanno guadagnato una visibilità che i bara manga non hanno mai avuto...
E, anche grazie alla loro progressiva diffusione nei circuiti ufficiali, BOYS LOVE e YAPO hanno finito per essere ampiamente sdoganati in quanto tali, e non in quanto "contenuto speciale" di magazine più generalisti (come, invece, è avvenuto con i bara manga in rapporto ai gay magazine). E quello che si vede abitualmente passeggiando nella famigerata Otomo Road di Tokyo rende bene il concetto...
Forse le cose sarebbero andate diversamente se i bara manga fossero comparsi una ventina di anni prima, assieme ai BOYS LOVE, a avessero avuto più tempo per emanciparsi prima dell'arrivo di internet? Difficile dirlo...
Sicuramente fa un po' specie, da una prospettiva italiana, il fatto che Gengoroh Tagame lamenti il fatto che con la sparizione dei gay magazine non potrà più avere un reddito grazie ai suoi manga omoerotici. Nel senso che, in Italia, la fase in cui qualcuno poteva avere un reddito dignitoso pubblicando fumetti omoerotici su un gay magazine generalista non c'è mai stata. Anche perchè i (pochi) gay magazine di lungo corso che ci sono stati in Italia non hanno mai investito realmente sui fumetti, per tutta una serie di motivi che sarebbe troppo lungo elencare qui.
Quindi, a ben guardare, in Giappone hanno comunque la possibilità di ripartire da qualcosa di relativamente solido, e possono contare anche su uno zoccolo duro di lettori cresciuti con i gay magazine di cui sopra. Perciò, nella sfortuna, direi che gli autori di bara manga sono relativamente fortunati, e personalmente sono abbastanza convinto che il genere non si estinguerà con BADI. Soprattutto adesso che aveva iniziato a farsi conoscere anche al di fuori dal Giappone.
Ad ogni modo vi terrò aggiornati.
Alla prossima.
Scrivere dei post come quello che dovrò scrivere oggi non mi piace, però penso che sia importante condividere anche un certo tipo di notizia, in particolare se si considera che - negli spazi ufficiali che in Italia si occupano di fumetto, e soprattutto di manga - della cosa si sta parlando molto poco.
Con il numero di marzo, che però sarà già disponibile dal 25 gennaio, si conclude l'avventura editoriale del mensile BADI, vera e propria istituzione dell'editoria gay nipponica, che aveva appena fatto in tempo a festeggiare il suo venticinquesimo anniversario...
Il motivo è facilmente intuibile: un periodico di questo tipo, in cui oltre la metà delle pagine (che comunque erano davvero tante) era dedicata a servizi sulle novità in ambito pornografico, agli annunci personali e alla promozione di locali/eventi, nel 2019 non poteva più competere con internet. Recentemente aveva anche provato a inserire dei DVD promozionali, ma non c'è stato niente da fare, evidentemente. D'altra parte, a rendere tutto più complicato, c'era anche il fatto che in Giappone la pornografia è concessa solo nella misura in cui viene opportunamente censurata, e nel lungo periodo anche questo deve avere fatto la sua parte... Anche se BADI ha sempre puntato su una qualità fotografica e di stampa di alto livello, che in buona parte del mondo occidentale non si è mai vista in questo genere di prodotti.
Forse questo periodico avrebbe potuto sopravvivere rivoluzionando completamente la sua formula e i suoi contenuti, ma a quanto pare l'editore non lo ha ritenuto opportuno e così alla fine la situazione ha preso questa piega, e probabilmente non ci saranno scappatoie. Anche BADI seguirà il destino dei gay magazine che lo hanno preceduto. Il grosso problema è che, dopo la chiusura di G-MEN, col numero dell'aprile 2016, BADI era rimasto l'ultimo gay magazine nipponico che pubblicava bara manga...
E purtroppo è da diverso tempo che hanno concluso la loro esperienza anche le pubblicazioni antologiche dedicate unicamente ai bara manga o agli YAOI con contaminazioni bara, come ad esempio la storica Kinniku Otoko... Probabilmente perchè, anche in questo caso, il pubblico di riferimento ha iniziato a preferire internet, e perchè gli stessi autori hanno iniziato ad utilizzare direttamente il web per lanciare e proporre i loro lavori... Presumo anche per via delle limitazioni censorie a cui accennavo prima.
Attualmente l'unico gay magazine che sopravvive, anche se non si ancora per quanto tempo, resta SAMSON, che però si rivolge agli estimatori degli uomoni molto maturi e di quelli sovrappeso, e quindi - per ovvi motivi - può ospitare solo manga e illustrazioni di un certo tipo.
Gengoroh Tagame, a cui bisogna riconoscere il merito di avere previsto l'infelice evoluzione di questa situazione con anni di anticipo, ha già scritto un messaggio di scuse agli ammiratori dei suoi manga erotici... Perchè a quanto pare, visto che in Giappone sono sparite le riviste che pubblicavano i suoi bara manga, adesso per vivere si dovrà concentrare sui manga "per tutti" che ha iniziato a produrre da qualche anno a questa parte. Così, mentre sull'ultimo numero di BADI si concluderà il suo fumetto ‘親友の親父に雌にされて (trad: "Ora sono la troia del migliore amico di mio padre"), sulla rivista di manga Monthly Action il suo ultimo fumetto ‘僕らの色彩 ("I nostri colori") procede senza problemi, ed è stato da poco pubblicato il primo volumetto che lo raccoglie...
Di buono c'è che Gengoroh Tagame ha saputo riciclarsi brillantemente in chiave soft senza trascurare le tematiche omosessuali, meritandosi anche tutta una serie di riconoscimenti a livello internazionale. L'ultimo, ma solo in ordine di tempo, è stato l'inserimento dell'edizione inglese de "Il marito di mio fratello" nella lista dei manga migliori del 2018, perlomeno secondo l'Hollywood Reporter (CLICCATE QUI).
Da notare che fra i tre manga che rientrano in questa particolare classifica c'è un secondo titolo a tematica LGBT, e più propriamente lesbico, e cioè My Solo Exchange Diary di Nagata Kabi.
Comunque, tornando al punto iniziale, stupisce un po' il fatto che un artista così iconico come Gengoroh Tagame sia davvero convinto che, con la chiusura di BADI, la sua carriera in ambito omoerotico debba considerarsi momentaneamente sospesa (CLICCATE QUI)... Anche perchè, con la marea di estimatori che negli anni ha fidealizzato in tutto il mondo, avrebbe davvero un'infinità di possibilità per portarla avanti. E qualcuno dovrebbe farglielo notare al più presto, prima che appenda definiticamente la sua matita (omoerotica) al chiodo. Comunque, nel frattempo, ha trovato anche il modo di pubblicare - a dodici anni di distanza dall'ultimo volume - la terza antologia con cui ripercorre la storia dell'illustrazione omoerotica giapponese...
Sia come sia, nell'attesa di verificare quali saranno le reali ripercussioni della chiusura di BADI nel mondo dei bara manga, bisogna prendere atto di alcune cose. La prima è che, forse, questo genere di fumetto avrebbe dovuto provare ad affrancarsi dai gay magazine generalisti PRIMA di ritrovarsi in una situazione del genere. Anche perchè, probabilmente, i bara manga erano ancora uno dei pochi motivi per cui BADI è riuscito a resistere fino ad ora. La seconda è che i lettori omosessuali, probabilmente, in Giappone hanno continuato a vivere in maniera molto riservata e circoscritta la loro passione per questi manga, appoggiandosi prevalentemente al circuito distributivo dei gay shop per recuperare il materiale a loro dedicato. Questo, però, ha inpedito ai grandi editori di manga di entrare in contatto diretto con loro... Impedendo di conseguenza la creazione di una nicchia di mercato nell'ambito di un più ampio - e più uffficiale - circuito distributivo. Quello in cui, ad esempio, trovano già posto YAOI e BOYS LOVE per un pubblico prettamente femminile, che col tempo hanno guadagnato una visibilità che i bara manga non hanno mai avuto...
E, anche grazie alla loro progressiva diffusione nei circuiti ufficiali, BOYS LOVE e YAPO hanno finito per essere ampiamente sdoganati in quanto tali, e non in quanto "contenuto speciale" di magazine più generalisti (come, invece, è avvenuto con i bara manga in rapporto ai gay magazine). E quello che si vede abitualmente passeggiando nella famigerata Otomo Road di Tokyo rende bene il concetto...
Forse le cose sarebbero andate diversamente se i bara manga fossero comparsi una ventina di anni prima, assieme ai BOYS LOVE, a avessero avuto più tempo per emanciparsi prima dell'arrivo di internet? Difficile dirlo...
Sicuramente fa un po' specie, da una prospettiva italiana, il fatto che Gengoroh Tagame lamenti il fatto che con la sparizione dei gay magazine non potrà più avere un reddito grazie ai suoi manga omoerotici. Nel senso che, in Italia, la fase in cui qualcuno poteva avere un reddito dignitoso pubblicando fumetti omoerotici su un gay magazine generalista non c'è mai stata. Anche perchè i (pochi) gay magazine di lungo corso che ci sono stati in Italia non hanno mai investito realmente sui fumetti, per tutta una serie di motivi che sarebbe troppo lungo elencare qui.
Quindi, a ben guardare, in Giappone hanno comunque la possibilità di ripartire da qualcosa di relativamente solido, e possono contare anche su uno zoccolo duro di lettori cresciuti con i gay magazine di cui sopra. Perciò, nella sfortuna, direi che gli autori di bara manga sono relativamente fortunati, e personalmente sono abbastanza convinto che il genere non si estinguerà con BADI. Soprattutto adesso che aveva iniziato a farsi conoscere anche al di fuori dal Giappone.
Ad ogni modo vi terrò aggiornati.
Alla prossima.
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