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sabato 28 maggio 2011

IL VIDEO DELLA SETTIMANA

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Anche oggi non può mancare l'appuntamento settimanale con il mondo dei cantanti gay dichiarati, che questa volta punta i riflettori sulla storia artistica e personale di Daniel Cartier...
Da che parte cominciare? Forse dal fatto che è nato Exeter, nel New Hampshire, quarantadue anni fa. Purtroppo la sua vita non è mai stata facile: la sua famiglia era decisamente problematica e di conseguenza ha vissuto un'adolescenza complicata, resa ancor più difficile dal fatto che aveva preso coscienza della sua omosessualità e per questo veniva preso di mira dai compagni di scuola. Probabilmente è anche per questo regisce adottando un look molto appariscente (ha una doppia cresta punk) e iniziando a fare uso di droghe. Dopo l'ennesimo episodio di omofobia scolastica (viene spinto giù da una rampa di scale), decide di andarsene dalla sua scuola e dalla sua famiglia, e di tentare la fortuna a New York, non prima di aver tentato il suicidio e di aver rischiato un'overdose. Dal 1991 al 1997 ha condotto una vita ai margini, senza fissa dimora e alternando le visite alla pubblica assistenza con i pernottamenti dai ragazzi che frequentava. Poi è successo qualcosa di inaspettato. Mentre cantava in metropolitana per racimolare qualche spicciolo ha attirato l'attenzione nientemeno che di Elthon John, che nota il suo talento e lo inserisce nel mondo delle etichette indipendenti. Purtroppo, però, le cose non vanno bene e un anno dopo Daniel Cartier si ritrova al punto di partenza, con la differenza che ora ha cominciato anche a bere. Deluso e sconfortato si trasferisce a Cape Cod e qui è riesce comunque a riversare le sue traversie emotive in due CD autoprodotti. Mentre cercava di promuoverli esibendosi nei locali della zona, però, scopre che può avere un successo più immediato come escort, e siccome la fame aguzza l'ingegno inizia a guadagnare da vivere prostituendosi. Però questo non gli dà serenità, e infatti nel 2005 tenta di nuovo il suicidio, ma paradossalmente in ospedale trova l'ispirazione per scrivere quattordici canzoni e per iniziare a frequentare un programma di riabilitazione. A quel punto decide di cambiare vita sul serio, torna a New York e ad un certo punto prova l'impulso irrefrenabile di mettersi all'opera per realizzare opere d'arte mettendo assieme i frammenti della sua vita: dalle foto ai vestiti, all'intimo sexy che usava quando si prostituiva... E curiosamente i suoi lavori, hanno un certo riscontro e, assieme al gruzzolo accumulato quando era un escort, gli permettono di riprendere anche la sua carriera musicale, che ormai porta avanti dal 2006...
Adesso sembra che abbia trovato maggior serenità e, forse, l'equilibrio che gli è mancato per tutta la vita. Intanto con la sua musica cerca di mandare un messaggio di speranza a quanti hanno attraversato dei momenti difficili come quelli che ha dovuto attraversare lui... Il brano con cui ve lo presento oggi è la sua appassionata e toccante versione del poema Auld Lang Syne di Robert Burns...

Che dire? É sempre bello vedere qualcuno che è riuscito a dimostrare che la vita si può migliorare - se ci si crede davvero - e che, nonostante tutto, alla fine del tunnel c'è sempre un po' di luce. Prima di salutarvi vi anticipo che siccome giugno è il mese dell'Europride - e siccome questo è un BLOG di quelli che non trovate tanto facilmente in giro - cercherò di proporvi dei cantanti gay dichiarati di ieri e di oggi che possano offire qualche spunto di riflessione in più del solito...
Ciao e alla prossima.

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