Ciao a tutti come va?
Quando qualcuno contesta il fatto che la quota LGBT all'interno dei contesti narrativi legati all'immaginario POP sta aumentando troppo, una delle risposte più efficaci e incontestabili che gli si può dare è che effettivamente un personaggio LGBT - se ben gestito - crea delle dinamiche narrative diverse rispetto ad una eventuale controparte eterosessuale: dinamiche che per lungo tempo non sono state esplorate, e che potenzialmente possono risultare intriganti e originali. Anche per quel che riguarda le dinamiche relazionali dei protagonisti di un fumetto di supereroi... Ad esempio quando si cerca di svecchiare un personaggio un po' anonimo come Peter Cannon the Thunderbolt...
Breve riassunto per i non esperti: Peter Cannon è un supereroe che ha debuttato nel 1966 per i tipi della Charlton Comics, e trovò spazio solo in una decina di storie prima di finire nel dimenticatoio... E anche quando la DC Comics rilevò i personaggi della Charlton, nei primi anni Ottanta, non investì mai molte energie nel suo rilancio. Giusto una serie di dodici numeri nel 1992 e poi il nulla.
Il problema, forse, stava nel fatto che si trattava di un personaggio nato "vecchio" già nel 1966. Nel senso che rispolverava una serie di concept che andavano di moda presso i supereroi degli anni Quaranta, ma che ormai erano stati abbondantemente superati. Per farla molto breve: Peter Cannon era stato allevato fin da piccolo in uno sperduto monastero tibetano, dopo che i suoi genitori erano morti tentando di debellare un'epidemia in quel territorio, e gli era stato insegnato a sfruttare quel leggendario 90% del potenziale fisico e mentale che gli esseri umani di solito non sanno nemmeno di avere.
Ad ogni modo, nel suddetto monastero, Peter Cannon cresce assieme ad un altro orfano suo coetaneo, di nome Tabu, che poi diventerà il suo inseparabile assistente/domestico tuttofare (ovviamente munito di turbante) una volta che il protagonista sarà tornato alla civiltà e inizierà la sua personale crociata contro le forze del male. Ad ogni modo spesso e volentieri le storie di questo supereroe iniziavano con i due che si allenavano o si rilassavano assieme...
Ovviamente non è pensabile che il suo creatore (tale Pete Morisi, che oltretutto era un ufficiale di Polizia) volesse inserire volontariamente dei sottotesti omosessuali, anche se effettivamente il rapporto fra Peter e Tabu avrebbe potuto prestarsi a delle interpretazioni poco canoniche. Fatto sta che dopo la morte del suo creatore, nel 2003, i diritti di sfruttamento del personaggio sono tornati ai suoi eredi, che hanno deciso di lasciar perdere la DC Comics per passare alla Dynamite, che gli ha dedicato una miniserie nel 2012... Con il supporto grafico del famoso illustratore Alex Ross...
Eppure anche questa volta il personaggio non ha avuto il rilancio sperato, anche perchè i toni della storia restavano molto cupi, e il protagonista risultava troppo serio e "perfetto", se non addirittura altezzoso, per creare empatia coi lettori. Fatto sta che, proprio in questi mesi, dalle parti della Dynamite hanno pensato di dargli una nuova possibilità, e per renderlo più moderno e accattivante lo sceneggiatore Kieron Gillen, che oltretutto è dichiaratamente bisessuale (lo vedete nella foto sotto), ha pensato bene di rivedere radicalmente alcuni aspetti del personaggio e del suo contesto...
Nel senso che adesso Tabu è diventato un hipster indiano molto sexy, e anche se rimane al fianco del protagonista nel suo ruolo classico si viene a scoprire che i due hanno avuto anche una relazione... Che a quanto pare è stata troncata dall'enigmatico Peter Cannon (anche se ancora non si è capito bene il perchè), nonostante sia abbastanza evidente che Tabu lo ama ancora... E forse anche lo stesso Peter Cannon, in realtà, prova ancora qualcosa per lui...
In effetti penso che sia la prima volta che un fumetto di supereroi parte dal presupposto che il protagonista è gay e convive con il suo ex, e in cui questo ex ha ancora un ruolo importante nella sua vita, anche dal punto di vista supereroistico. Inoltre sembra che questa versione di Peter Cannon viva in maniera un po' conflittuale il fatto che la sua "perfezione" gli impedisce di soddisfare pienamente le sue emozioni "umane"... Quindi credo che potrebbe essere molto interessante seguire gli sviluppi della situazione, e del rapporto fra i due... Anche perchè, come dicevo all'inizio, in questo caso si tratta di qualcosa che in un fumetto di questo tipo non era mai stato sviluppato, visto che quando ci sono di mezzo relazioni gay solitamente si tratta di situazioni molto idilliache, di amori finiti in tragedia o di personaggi che - alla fine del loro idillio - decidono di restare separati...
Se questa trovata contribuirà a ridare smalto a un personaggio che, in realtà, non ha mai brillato granchè, ce lo dirà il tempo... Di sicuro è interessante notare che alla Dynamite hanno pensato di giocare questa carta, oltretutto rivedendo l'orientamento sessuale di un personaggio che comunque - nel suo piccolo - aveva un passato di tutto rispetto... E che a differenza di altri casi simili (come ad esempio Iceman negli X-Men) non ha esordito in un gruppo, ma che è stato titolare di una testata fin dal suo esordio.
Ovviamente se ci saranno aggiornamenti interessanti non mancherò di condividerli con voi.
In ogni caso, giusto per stare in tema, penso che sia interessante notare che - proprio in questi giorni - il direttore dei MARVEL STUDIOS, Kevin Feige, ha confermato che in vista della messa in produzione del nuovo film MARVEL sugli Eternals si sta cercando "un attore fra i 30 e i 49, con fisico supereroistico, senza preferenze etniche e possibilimente omosessuale" (CLICCATE QUI). E a quanto pare è sottointeso che anche il personaggio che dovrà intepretare sarà omosessuale (o perlomeno bisessuale), anche se nei fumetti originali degli Eternals di personaggi omosessuali dichiarati non ne sono mai comparsi (ma è possibile che in questo film si possa puntare sul fatto che spesso gli Eternals - essendo immortali e presenti sulla Terra da millenni - sono stati scambiati per gli Dei della mitologia classica, con tutti gli annessi e connessi del caso...).
E la vide presidente esecutiva dei MARVEL STUDIOS, Victoria Alonso, ha anche rincarato la dose, quando le sono state fatte delle domande al riguardo durante un recente evento per la presentazione del nuovo film di Captain Marvel (CLICCATE QUI):
"Questa cosa mi prende tantissimo. Devo proprio dirlo. Il nostro successo si basa su persone che sono incredibilmente diverse fra loro. Perché non dovremmo considerarlo? Perché dovremmo rivolgerci ad un solo tipo di pubblico? Il nostro pubblico è globale, è vario, è inclusivo. Se non facessimo in questo modo falliremmo. Se non premiamo l'acceleratore sulla diversità e sull'inclusività non continueremo ad avere successo. Il nostro proposito è di fare dei film che possano coinvolgere TUTTI i tipi di pubblico là fuori!".
Ineccepibile, direi.
E a questo punto sarà estremamente divertente verificare come si comporterà la MARVEL COMICS, dato che - pur essendo di proprietà della Disney come i MARVEL STUDIOS - ha un consiglio di amministrazione gestito a monte da un fedelissimo di Donald Trump, e negli ultimi anni ha cercato di orientare la produzione (e la gestione) della casa editrice in una direzione non proprio progressista (per usare un eufemismo)...
Tra l'altro negli USA si avvicinano le nuove presidenziali, e qualcosa mi dice che dalle parti della MARVEL COMICS si ritroveranno nel bel mezzo di un un conflitto di interessi non da poco...
E anche in questo caso vi terrò aggiornati.
Alla prossima.
venerdì 8 marzo 2019
martedì 5 marzo 2019
CONTRADDIZIONI MEDIATICHE
Ciao a tutti, come va?
Lo scorso giovedì ho avuto modo di andare a vedere al cinema il nuovo film di Dragon Ball, che - a differenza di quanto avviene normalmente quando si tratta di animazione giapponese nei cinema italiani - ha avuto una distribuzione standard e non ciroscritta ad un numero limitato di giornate. E forse l'idea non è stata così malvagia, visto che la scorsa settimana questo film si è posizionato in vetta alla classifica dei film più visti in Italia.
In effetti io sono andato al primo spettacolo, che per questo film era fissato alle 19,50 (oltretutto di giovedì), e la sala era quasi piena... E il pubblico era composto perlopiù da ragazzi fra i 16 e i 25 anni... Tutta gente che con Dragon Ball ci è cresciuta e che mai e poi mai si sarebbe persa il film in cui venivano mostrati gli ultimi istanti del pianeta del protagonista e il modo con cui i suoi genitori lo avevano messo in salvo. E tra l'altro, perlomeno quando sono andato io, si trattava di un pubblico molto partecipato, che rideva nei momenti ironici e applaudiva nelle scene clou, e che poi ha fatto un lungo applauso alla fine del film. Devo dire che non me l'aspettavo...
Fatto sta che il successo del nuovo film di Dragon Ball offre diversi spunti di riflessione interessanti, soprattutto se si considera che in Italia i nuovi episodi della serie Dragon Ball Super (che precedono di poco il suddetto film) vengono trasmessi da Italia Uno a partire dalle 23.00 del sabato sera... Una collocazione che, ormai, si sta rivelando quella preferita dall'emittente per i nuovi episodi delle sue serie cult... E infatti prima di Dragon Ball è stato il turno dell'ultima serie di Lupin III. Da notare che attualmente Italia uno, nel palinsensto infrasettimanale, dedica a Lupin III (e alla più recente serie dedicata a Fujiko) la fascia oraria compresa fra le 3.00 e le 5.00 del mattino.
Parafrasando un noto politico italiano, mi verrebbe da dire che a pensar male si fa peccato, ma raramente si sbaglia... E che in realtà la collocazione di certe serie in fasce orarie così strampalate serva giusto a garantire un numero di repliche sufficienti a mantenere l'opzione di sfruttamento su certi titoli, in vista di tempi migliori, piuttosto che a farli conosce dal pubblico, anche perchè avendo in qualche caso un taglio più "adulto" sono anche quelli che possono creare più guai...
E la faccenda delle repliche "obbligate" per mantenere l'opzione di sfruttamento potrebbe essere confermata anche dal fatto che nella stessa fascia oraria inizieranno ad essere replicate le serie animate di Bruce Timm dedicate alla Justice League... Alle 4,30 del mattino a partire dal 12 marzo, casomai vi interessasse e soffriste di insonnia...
Ad ogni modo è altamente probabile che, perlomeno nel caso di Lupin III e di Dragon Ball Super, si opti per una collocazione al sabato notte dei nuovi episodi nella speranza di evitare le multe e le reprimende dell'AGCOM. Anche perchè sembra che siano sempre in agguato quando ci sono di mezzo dei cartoni giapponesi trasmessi in fascia protetta, soprattutto se non sono stati più volte replicati e vagliati. Dall'AGCOM come dalle associazioni di genitori e da tutti quegli enti che vogliono dire la loro su questo argomento. E, a parziale conferma di questa teoria, varrebbe la pena ricordare che, attualmente, i cartoni trasmessi da Italia Uno la mattina sono l'Incantevole Creamy (in Italia dal 1984), L'Isola della Piccola Flo (in Italia dal 1982), L'Ape Maia (in Italia dal 1980) e la versione pesantemente rimaneggiata/censurata di Piccoli Problemi di Cuore (vista per la prima volta in Italia nel 1997).
Evidente dalle parti di Italia Uno vogliono proprio andare sul sicuro...
Curiosamente, adesso che il canale Italia 2 di Mediaset (che finora aveva provato a proporre un palinsesto leggermente più audace) verrà trasferito su un canale più raggiungibile sul digitale terrestre (pare il 66), inizierà ad ospitare una discreta quantità di serie trite e ritrite... Per ora si parla di Magica Emi, Mila e Shiro, Hello Spank, Holly e Benji e Lady Oscar... Tutte serie che hanno debuttato in Italia fra il 1982 e il 1986. Al momento Italia 2 osa trasmettere la vecchia serie di Lupin III (nella versione leggermente tagliuzzata da Mediaset) a partire dalle 19.00, e a seguire la serie Lost Canvas dei Cavalieri dello Zodiaco... Mentre il sabato pomeriggio la stessa fascia oraria è occupata dalle repliche dei primi episodi di Dragon Ball Super (che, evidentemente, hanno già superato l'esame AGCOM).
E, nonostante tutte queste collocazioni e ricollocazioni imbarazzanti, il film di Dragon Ball trasmesso al cinema è diventato un piccolo campione di incassi anche in Italia... E probabilmente a Mediaset, e dalle parti degli altri canali tematici per ragazzi, più di qualche responsabile armato di buonsenso si starà mangiando le mani al pensiero che i cartoni giapponesi potrebbero avere ancora tantissimo pubblico, ma al tempo stesso rappresentano un'enorme fonte di guai... Visto che continuano ad essere nel mirino da decenni, e a quanto pare l'AGCOM sembra sempre pronta a colpire... Anche se poi dei suoi provvedimenti se ne parla sempre pochissimo al di fuori degli addetti ai lavori... Tant'è che a tutt'oggi tantissima gente resta inconsapevole del suo ruolo nelle scelte dei palinsesti italiani... Di quelli nazionali come di quelli locali (potete CLICCARE QUI per avere un'idea delle sue delibere per la tutela dei minori).
Anche se, ovviamente, non sono solo i cartoni giapponesi che corrono rischi, soprattutto quando - oltre all'AGCOM - possono intervenire altri fattori esterni, o magari ci si trova in un determinato periodo storico, che magari porta a compiere dei passi indietro...
A questo proposito può essere interessante notare che, nonostante le repliche di Sailor Moon Crystal su RaiGulp continuassero a mantenere un buon livello di ascolti, attualmente siano state spostate alle 2,20 di notte. Forse anche per via del fatto che toccavano certi temi, che in questo periodo stanno iniziando a tornare un po' scomodi e sgraditi?
Anche in questo caso non ci è dato sapere che aria tira nelle segrete stanze, ma a parziale conferma di questa ipotesi può essere interessante ricordare il trattamento riservato in Italia alla quinta serie di Steven Universe, quella in cui i nodi vengono al pettine e in cui due personaggi cardine celebrano il loro rapporto con un matrimonio lesbico officiato proprio dal protagonista.
Con le prime quattro stagioni, generalmente, si è assistito ad una prima messa in onda - con relative repliche - su Cartoon Network, a cui poi seguiva la trasmissione in chiaro sul canale BOING, con altre numerose repliche. Questa volta il primo ciclo di episodi della quinta serie, in italiano, si è visto una volta sola su Cartoon Network... E non è mai stato replicato, men che meno su BOING. E guardacaso la quinta serie era stata doppiata proprio fino al punto in cui Rubino e Zaffiro convolavano a nozze, poco prima del gran finale (temporaneo) della saga.
Attualmente su Cartoon Network è in replica la prima serie, mentre su BOING questo titolo non risulta in palinsesto, anche se la quinta serie di Steven Universe è diventata un piccolo fenomeno di costume anche a livello di social, e sicuramente anche in Italia ha un nutritissimo seguito di appassionati... In particolare fra coloro che apprezzano il suo approccio candidamente queer a tutta una serie di temi... E che apprezzano anche il fatto che di tanto in tanto il protagonista si fonde con la sua migliore amica diventando un nuovo personaggio ermafrodito...
La domanda è: c'è un collegamento fra il fatto che la nuova serie di Steven Universe, nonostante sia attesissima e richiestissima, stenti a trovare una collocazione nei palinsesti e il fatto che Dragon Ball Super, nonostante abbia dimostrato di funzionare al cinema, venga piazzato nella terza serata del sabato? E tutto questo potrebbe avere a che fare con i contenuti dei palinsensti italiani in senso più ampio? E cosa dimostrano le continue repliche di serie animate che risalgono a trent'anni fa, e solo quando si tratta di serie particolarmente innoque, o comunque ampiamente sdoganate? Ovviamente, dato che non ci sono conferme ufficiali, si possono solo fare ipotesi... Anche se la sensazione è che, dietro le quinte, continuino ad essere prese delle decisioni che tengono in considerazione i gusti del pubblico solo in maniera molto marginale... E che le vere priorità siano altre...
Ad esempio non indisporre chi potrebbe creare problemi e non andare contro chi gestisce a monte la stanza dei bottoni, ad esempio... E a questo proposito può essere interessante notare che nella GUIDA ALLO ZAPPING 2018 redatta dal MOIGE (il MOvimento Italiano GEnitori, che tanti problemi creò in passato agli appassionati di cartoni giapponesi) è stata recensita solo una serie animata giapponese, e cioè Pokemòn Sole e Luna, tra l'altro in maniera positiva (potete scaricare la guida CLICCANDO QUI, se non ci credete)... Segno evidente che ormai le emittenti italiane hanno capito come gestire la situazione,... E cioè evitando di svegliare il can che dorme... Anche se questo significa trasmettere le poche nuove serie che arrivano in Italia quando dormono tutti, e non solo il cane... O perlomeno quando tutti sono distratti da altro...
Morale della favola: per fortuna esiste internet e tante lacune possono essere colmate senza passare dalla TV... Anche se poi la piega che hanno preso gli eventi fa pensare che effettivamente la situazione a monte sia un po' preoccupante...
Voi che ne pensate?
Lo scorso giovedì ho avuto modo di andare a vedere al cinema il nuovo film di Dragon Ball, che - a differenza di quanto avviene normalmente quando si tratta di animazione giapponese nei cinema italiani - ha avuto una distribuzione standard e non ciroscritta ad un numero limitato di giornate. E forse l'idea non è stata così malvagia, visto che la scorsa settimana questo film si è posizionato in vetta alla classifica dei film più visti in Italia.
In effetti io sono andato al primo spettacolo, che per questo film era fissato alle 19,50 (oltretutto di giovedì), e la sala era quasi piena... E il pubblico era composto perlopiù da ragazzi fra i 16 e i 25 anni... Tutta gente che con Dragon Ball ci è cresciuta e che mai e poi mai si sarebbe persa il film in cui venivano mostrati gli ultimi istanti del pianeta del protagonista e il modo con cui i suoi genitori lo avevano messo in salvo. E tra l'altro, perlomeno quando sono andato io, si trattava di un pubblico molto partecipato, che rideva nei momenti ironici e applaudiva nelle scene clou, e che poi ha fatto un lungo applauso alla fine del film. Devo dire che non me l'aspettavo...
Fatto sta che il successo del nuovo film di Dragon Ball offre diversi spunti di riflessione interessanti, soprattutto se si considera che in Italia i nuovi episodi della serie Dragon Ball Super (che precedono di poco il suddetto film) vengono trasmessi da Italia Uno a partire dalle 23.00 del sabato sera... Una collocazione che, ormai, si sta rivelando quella preferita dall'emittente per i nuovi episodi delle sue serie cult... E infatti prima di Dragon Ball è stato il turno dell'ultima serie di Lupin III. Da notare che attualmente Italia uno, nel palinsensto infrasettimanale, dedica a Lupin III (e alla più recente serie dedicata a Fujiko) la fascia oraria compresa fra le 3.00 e le 5.00 del mattino.
Parafrasando un noto politico italiano, mi verrebbe da dire che a pensar male si fa peccato, ma raramente si sbaglia... E che in realtà la collocazione di certe serie in fasce orarie così strampalate serva giusto a garantire un numero di repliche sufficienti a mantenere l'opzione di sfruttamento su certi titoli, in vista di tempi migliori, piuttosto che a farli conosce dal pubblico, anche perchè avendo in qualche caso un taglio più "adulto" sono anche quelli che possono creare più guai...
E la faccenda delle repliche "obbligate" per mantenere l'opzione di sfruttamento potrebbe essere confermata anche dal fatto che nella stessa fascia oraria inizieranno ad essere replicate le serie animate di Bruce Timm dedicate alla Justice League... Alle 4,30 del mattino a partire dal 12 marzo, casomai vi interessasse e soffriste di insonnia...
Ad ogni modo è altamente probabile che, perlomeno nel caso di Lupin III e di Dragon Ball Super, si opti per una collocazione al sabato notte dei nuovi episodi nella speranza di evitare le multe e le reprimende dell'AGCOM. Anche perchè sembra che siano sempre in agguato quando ci sono di mezzo dei cartoni giapponesi trasmessi in fascia protetta, soprattutto se non sono stati più volte replicati e vagliati. Dall'AGCOM come dalle associazioni di genitori e da tutti quegli enti che vogliono dire la loro su questo argomento. E, a parziale conferma di questa teoria, varrebbe la pena ricordare che, attualmente, i cartoni trasmessi da Italia Uno la mattina sono l'Incantevole Creamy (in Italia dal 1984), L'Isola della Piccola Flo (in Italia dal 1982), L'Ape Maia (in Italia dal 1980) e la versione pesantemente rimaneggiata/censurata di Piccoli Problemi di Cuore (vista per la prima volta in Italia nel 1997).
Evidente dalle parti di Italia Uno vogliono proprio andare sul sicuro...
Curiosamente, adesso che il canale Italia 2 di Mediaset (che finora aveva provato a proporre un palinsesto leggermente più audace) verrà trasferito su un canale più raggiungibile sul digitale terrestre (pare il 66), inizierà ad ospitare una discreta quantità di serie trite e ritrite... Per ora si parla di Magica Emi, Mila e Shiro, Hello Spank, Holly e Benji e Lady Oscar... Tutte serie che hanno debuttato in Italia fra il 1982 e il 1986. Al momento Italia 2 osa trasmettere la vecchia serie di Lupin III (nella versione leggermente tagliuzzata da Mediaset) a partire dalle 19.00, e a seguire la serie Lost Canvas dei Cavalieri dello Zodiaco... Mentre il sabato pomeriggio la stessa fascia oraria è occupata dalle repliche dei primi episodi di Dragon Ball Super (che, evidentemente, hanno già superato l'esame AGCOM).
E, nonostante tutte queste collocazioni e ricollocazioni imbarazzanti, il film di Dragon Ball trasmesso al cinema è diventato un piccolo campione di incassi anche in Italia... E probabilmente a Mediaset, e dalle parti degli altri canali tematici per ragazzi, più di qualche responsabile armato di buonsenso si starà mangiando le mani al pensiero che i cartoni giapponesi potrebbero avere ancora tantissimo pubblico, ma al tempo stesso rappresentano un'enorme fonte di guai... Visto che continuano ad essere nel mirino da decenni, e a quanto pare l'AGCOM sembra sempre pronta a colpire... Anche se poi dei suoi provvedimenti se ne parla sempre pochissimo al di fuori degli addetti ai lavori... Tant'è che a tutt'oggi tantissima gente resta inconsapevole del suo ruolo nelle scelte dei palinsesti italiani... Di quelli nazionali come di quelli locali (potete CLICCARE QUI per avere un'idea delle sue delibere per la tutela dei minori).
Anche se, ovviamente, non sono solo i cartoni giapponesi che corrono rischi, soprattutto quando - oltre all'AGCOM - possono intervenire altri fattori esterni, o magari ci si trova in un determinato periodo storico, che magari porta a compiere dei passi indietro...
A questo proposito può essere interessante notare che, nonostante le repliche di Sailor Moon Crystal su RaiGulp continuassero a mantenere un buon livello di ascolti, attualmente siano state spostate alle 2,20 di notte. Forse anche per via del fatto che toccavano certi temi, che in questo periodo stanno iniziando a tornare un po' scomodi e sgraditi?
Anche in questo caso non ci è dato sapere che aria tira nelle segrete stanze, ma a parziale conferma di questa ipotesi può essere interessante ricordare il trattamento riservato in Italia alla quinta serie di Steven Universe, quella in cui i nodi vengono al pettine e in cui due personaggi cardine celebrano il loro rapporto con un matrimonio lesbico officiato proprio dal protagonista.
Con le prime quattro stagioni, generalmente, si è assistito ad una prima messa in onda - con relative repliche - su Cartoon Network, a cui poi seguiva la trasmissione in chiaro sul canale BOING, con altre numerose repliche. Questa volta il primo ciclo di episodi della quinta serie, in italiano, si è visto una volta sola su Cartoon Network... E non è mai stato replicato, men che meno su BOING. E guardacaso la quinta serie era stata doppiata proprio fino al punto in cui Rubino e Zaffiro convolavano a nozze, poco prima del gran finale (temporaneo) della saga.
Attualmente su Cartoon Network è in replica la prima serie, mentre su BOING questo titolo non risulta in palinsesto, anche se la quinta serie di Steven Universe è diventata un piccolo fenomeno di costume anche a livello di social, e sicuramente anche in Italia ha un nutritissimo seguito di appassionati... In particolare fra coloro che apprezzano il suo approccio candidamente queer a tutta una serie di temi... E che apprezzano anche il fatto che di tanto in tanto il protagonista si fonde con la sua migliore amica diventando un nuovo personaggio ermafrodito...
La domanda è: c'è un collegamento fra il fatto che la nuova serie di Steven Universe, nonostante sia attesissima e richiestissima, stenti a trovare una collocazione nei palinsesti e il fatto che Dragon Ball Super, nonostante abbia dimostrato di funzionare al cinema, venga piazzato nella terza serata del sabato? E tutto questo potrebbe avere a che fare con i contenuti dei palinsensti italiani in senso più ampio? E cosa dimostrano le continue repliche di serie animate che risalgono a trent'anni fa, e solo quando si tratta di serie particolarmente innoque, o comunque ampiamente sdoganate? Ovviamente, dato che non ci sono conferme ufficiali, si possono solo fare ipotesi... Anche se la sensazione è che, dietro le quinte, continuino ad essere prese delle decisioni che tengono in considerazione i gusti del pubblico solo in maniera molto marginale... E che le vere priorità siano altre...
Ad esempio non indisporre chi potrebbe creare problemi e non andare contro chi gestisce a monte la stanza dei bottoni, ad esempio... E a questo proposito può essere interessante notare che nella GUIDA ALLO ZAPPING 2018 redatta dal MOIGE (il MOvimento Italiano GEnitori, che tanti problemi creò in passato agli appassionati di cartoni giapponesi) è stata recensita solo una serie animata giapponese, e cioè Pokemòn Sole e Luna, tra l'altro in maniera positiva (potete scaricare la guida CLICCANDO QUI, se non ci credete)... Segno evidente che ormai le emittenti italiane hanno capito come gestire la situazione,... E cioè evitando di svegliare il can che dorme... Anche se questo significa trasmettere le poche nuove serie che arrivano in Italia quando dormono tutti, e non solo il cane... O perlomeno quando tutti sono distratti da altro...
Morale della favola: per fortuna esiste internet e tante lacune possono essere colmate senza passare dalla TV... Anche se poi la piega che hanno preso gli eventi fa pensare che effettivamente la situazione a monte sia un po' preoccupante...
Voi che ne pensate?
giovedì 28 febbraio 2019
DISNEY OLANDESI
Ciao a tutti, come va?
La notizia di oggi è decisamente succosa, anche perchè apre le porte a tutta una serie di riflessioni molto interessanti. Come forse saprete è da anni che su questo blog punto l'attenzione sul fatto che le pubblicazioni Disney italiane continuano a glissare sulla rappresentazione della realtà LGBT, anche se i tempi - e soprattutto i bambini - di oggi sarebbero ormai pronti... E probabilmente avrebbero anche la necessità di rapportarsi con fumetti più inclusivi e in linea con la realtà di oggi.
E molto spesso chi difende a spada tratta la politica delle suddette pubblicazioni, per quel che riguarda l'argomento LGBT e non solo, tende a giustificarla con i veti della Disney americana... Anche se in realtà, e se leggete questo blog non è una novità, il sospetto è che - perlomeno in Italia - i motivi reali siano altri... E siano più legati agli interessi incrociati della Panini e/o alle remore di qualcuno a monte, piuttosto che non alle linee guida della Disney. Anche perchè fra l'annunciato Gay Pride a Disneyland Paris (CLICCATE QUI), il crescente numero di ammiccamenti gay nelle sue serie animate e il recente coming out preadolescenziale di Cyrus nella serie Andy Mack (prima con un'amica, poi con la protagonista e infine con il ragazzo che gli è sempre piaciuto), la sensazione è che alla Disney non siano affatto contrari all'idea di fare la figura di quelli dichiaratamente gay friendly... Anzi...
Questa teoria, comunque, sembra essere ulteriormente confermata da un episodio avvenuto in Olanda, e che ha avuto anche un discreto impatto a livello internazionale. Infatti nel paese dei tulipani c'è una giovane lettrice dei fumetti Disney, Fenna, che si è rivolta alla rubrica "SOS Bambini" della rivista NOS, per segnalare il fatto che nei suoi fumetti Disney non compaiono mai coppie omosessuali... Nemmeno sullo sfondo... E questo la indispone molto perchè lei è la figlia di due coppie omosessuali (nel senso che ha due mamme e due papà, presumo per via del fatto che i suoi genitori biologici erano entrambi omosessuali e hanno deciso di avere un bambino insieme prima di aver trovato i rispettivi partner, o forse perchè entrambi si sono scoperti omosessuali dopo averla concepita, anche se la testata non approfondisce questo aspetto... E non conoscendo l'olandese non saprei dire se Fenna lo spiega meglio...).
Fatto sta che una giornalista di NOS si è presa in carico il suo caso è ha deciso di farla parlare direttamente con la caporedattrice delle testate Disney olandesi, la signora Joan Lommen, per esporle il suo problema. E quando la giovane contestatrice si è vista rispondere che "l'argomento non era trattato perchè gli autori Disney non ci avevano mai pensato", dall'alto dei suoi dieci anni le ha fatto presente che questa motivazione le sembrava alquanto ridicola... Anche perchè lei non pretendeva di far cambiare orientamento a qualche personaggio noto, ma voleva giusto che iniziassero a comparire delle coppie omosessuali sullo sfondo di qualche vignetta, al pari di quelle eterosessuali...
Morale della favola: siccome stiamo parlando di Olanda, alla fine si è raggiunto un molto diplomatico compromesso, e sotto gli occhi di Fenna è stato chiesto ad un disegnatore di modificare una tavola di prossima pubblicazione, per trasformare una coppia seduta al tavolino di un bar da etero a lesbica... Se vi interessa vedere tutto il servizio realizzato da NOS, anche se - ovviamente - è in olandese e senza sottotitoli, potete trovarlo CLICCANDO QUI.
Quindi, in poche parole, su un numero di Donald Duck di prossima pubblicazione in Olanda, comparirà la prima coppia lesbica di Paperopoli... E, presumibilmente, il suddetto numero diventerà in poco tempo un pezzo da collezione.
E adesso che questo argine storico è stato rotto sarà molto interessante verificare se farà scuola oppure no, e se magari questa storia verrà pubblicata un domani anche in Italia... Anche se non saprei davvero dire se, per come siamo messi in Italia adesso (e per come è messa la Panini), potrà fare da apripista anche da noi per quel che riguarda le storie realizzate dalle nostre parti.
Sicuramente questo episodio dimostra due cose: che è possibile mostrare gay e lesbiche in un fumetto Disney e che in Olanda, dove EVIDENTEMENTE il livello del dibattito è molto più maturo e dove l'integrazione della comunità LGBT è molto più avanzata, possono accadere cose che per noi sono abbastanza fantascientifiche...
Anche a livello di stampa e giornalismo. A questo proposito penso che sia interessante notare che la stampa estera riporta il fatto che Fenna dice che è ridicola la giustificazione della caporedattrice quando parla di "autori che non ci avevano mai pensato" (CLICCATE QUI), mentre la stampa italiana racconta di una bambina che dopo aver visto il disegnatore modificare la vignetta ha detto che era ridicolo e che si aspettava di più (CLICCATE QUI e QUI), stravolgendo il tutto e montando ad arte un bel caso mediatico sue una perversa bambina olandese indottrinata da chissà quale lobby malsana...
Che strano, vero?
Ad ogni modo Fenna ha dimostrato che c'è un altro mondo possibile, e questo è ciò che conta davvero.
Alla prossima.
La notizia di oggi è decisamente succosa, anche perchè apre le porte a tutta una serie di riflessioni molto interessanti. Come forse saprete è da anni che su questo blog punto l'attenzione sul fatto che le pubblicazioni Disney italiane continuano a glissare sulla rappresentazione della realtà LGBT, anche se i tempi - e soprattutto i bambini - di oggi sarebbero ormai pronti... E probabilmente avrebbero anche la necessità di rapportarsi con fumetti più inclusivi e in linea con la realtà di oggi.
Questa teoria, comunque, sembra essere ulteriormente confermata da un episodio avvenuto in Olanda, e che ha avuto anche un discreto impatto a livello internazionale. Infatti nel paese dei tulipani c'è una giovane lettrice dei fumetti Disney, Fenna, che si è rivolta alla rubrica "SOS Bambini" della rivista NOS, per segnalare il fatto che nei suoi fumetti Disney non compaiono mai coppie omosessuali... Nemmeno sullo sfondo... E questo la indispone molto perchè lei è la figlia di due coppie omosessuali (nel senso che ha due mamme e due papà, presumo per via del fatto che i suoi genitori biologici erano entrambi omosessuali e hanno deciso di avere un bambino insieme prima di aver trovato i rispettivi partner, o forse perchè entrambi si sono scoperti omosessuali dopo averla concepita, anche se la testata non approfondisce questo aspetto... E non conoscendo l'olandese non saprei dire se Fenna lo spiega meglio...).
Fatto sta che una giornalista di NOS si è presa in carico il suo caso è ha deciso di farla parlare direttamente con la caporedattrice delle testate Disney olandesi, la signora Joan Lommen, per esporle il suo problema. E quando la giovane contestatrice si è vista rispondere che "l'argomento non era trattato perchè gli autori Disney non ci avevano mai pensato", dall'alto dei suoi dieci anni le ha fatto presente che questa motivazione le sembrava alquanto ridicola... Anche perchè lei non pretendeva di far cambiare orientamento a qualche personaggio noto, ma voleva giusto che iniziassero a comparire delle coppie omosessuali sullo sfondo di qualche vignetta, al pari di quelle eterosessuali...
Morale della favola: siccome stiamo parlando di Olanda, alla fine si è raggiunto un molto diplomatico compromesso, e sotto gli occhi di Fenna è stato chiesto ad un disegnatore di modificare una tavola di prossima pubblicazione, per trasformare una coppia seduta al tavolino di un bar da etero a lesbica... Se vi interessa vedere tutto il servizio realizzato da NOS, anche se - ovviamente - è in olandese e senza sottotitoli, potete trovarlo CLICCANDO QUI.
Quindi, in poche parole, su un numero di Donald Duck di prossima pubblicazione in Olanda, comparirà la prima coppia lesbica di Paperopoli... E, presumibilmente, il suddetto numero diventerà in poco tempo un pezzo da collezione.
E adesso che questo argine storico è stato rotto sarà molto interessante verificare se farà scuola oppure no, e se magari questa storia verrà pubblicata un domani anche in Italia... Anche se non saprei davvero dire se, per come siamo messi in Italia adesso (e per come è messa la Panini), potrà fare da apripista anche da noi per quel che riguarda le storie realizzate dalle nostre parti.
Sicuramente questo episodio dimostra due cose: che è possibile mostrare gay e lesbiche in un fumetto Disney e che in Olanda, dove EVIDENTEMENTE il livello del dibattito è molto più maturo e dove l'integrazione della comunità LGBT è molto più avanzata, possono accadere cose che per noi sono abbastanza fantascientifiche...
Anche a livello di stampa e giornalismo. A questo proposito penso che sia interessante notare che la stampa estera riporta il fatto che Fenna dice che è ridicola la giustificazione della caporedattrice quando parla di "autori che non ci avevano mai pensato" (CLICCATE QUI), mentre la stampa italiana racconta di una bambina che dopo aver visto il disegnatore modificare la vignetta ha detto che era ridicolo e che si aspettava di più (CLICCATE QUI e QUI), stravolgendo il tutto e montando ad arte un bel caso mediatico sue una perversa bambina olandese indottrinata da chissà quale lobby malsana...
Che strano, vero?
Ad ogni modo Fenna ha dimostrato che c'è un altro mondo possibile, e questo è ciò che conta davvero.
Alla prossima.
martedì 26 febbraio 2019
QUESTIONE DI PUNTI DI VISTA...
Ciao a tutti, come va?
Come forse saprete si è appena celebrato, a Los Angeles, il Gala degli Academy Awards, meglio noto in Italia come la Cerimonia della Notte degli Oscar. E se avete seguito l'evento potreste sapere anche che l'unico nome italiano citato sul palco è stato quello di Sara Pichelli, la fumettista a cui viene riconosciuta la maternità grafica di Miles Morales, lo Spider-Man "etnico" che era al centro del film di animazione che quest'anno ha ottenuto il prestigioso riconoscimento, e cioè Spiderman: un nuovo universo.
Quando il regista Peter Ramsey è salito sul palco per ritirare il premio la prima cosa che ha detto è stata proprio: “Sara Pichelli ha creato il personaggio di Miles, ha fatto il lavoro pesante, poi per noi è stato facile portarlo sullo schermo”... Quindi tanto di cappello.
La cosa interessante è che il giorno dopo si sono sprecati i soliti titoloni in stile "ha fatto vincere anche l'Italia" (CLICCATE QUI) e "vince anche l'Italia!" (CLICCATE QUI)... Quando in realtà, se fosse stato per l'Italia, Sara Pichelli agli Academy Awards non sarebbe mai stata nominata nemmeno per errore.
Nel senso che la carriera di fumettista di Sara Pichelli ha preso il volo dopo che, avendo alle spalle una solida esperienza nel campo degli storyboard (e un diploma alla Scuola Internazionale di Comics di Roma) e la pubblicazione di una storia (nell'antologia Sesso col coltello della piccolissima casa editrice Cut-Up), ha deciso di partecipare ad un contest della Marvel per la ricerca di nuovi talenti in tutto il mondo, il Chesterquest 2008, che alla fine vide trionfare ben dodici disegnatori italiani! Marco Turini, Vincenzo Cucca, Antonio Fuso, Matteo Lolli, Jacopo Camagni, Marco Castiello, Matteo Scalera, Serena Ficca, Michele Bertilorenzi, Tomas Bennato, Matteo De Longis e - appunto - Sara Pichelli... Che nel 2011 avrebbe ideato Miles Morales...
Da notare che i vincitori, in tutto il mondo, furono 27 (CLICCATE QUI)... Quindi gli italiani vincitori furono quasi la metà. A riprova del fatto che i talenti italiani, quando si parla di fumetto, esistono e magari dovrebbero essere valorizzati meglio anche in patria.
Quindi, ricapitolando: abbiamo una disegnatrice che - fondamentalmente - ha iniziato la sua brillante carriera tramite un'opera di scouting della MARVEL americana. Una disegnatrice che, probabilmente, in un'altra epoca sarebbe stata costretta a emigrare per tentare la sorte negli USA (internet fa la differenza) e che ha fatto la sua fortuna dopo aver ideato la versione "etnica" di Spider-Man...
Una ragazza che, tra l'altro, nell'agosto 2011 era balzata agli onori della cronaca internazionale perchè aveva dichiarato a USA Today che in un futuro non troppo lontano uno Spider-Man di colore o gay sarebbe potuto essere considerato assolutamente normale... Una dichiarazione che da qualcuno fu interpretata come una fuga di notizie su Miles Morales, ma che la MARVEL si affrettò a smentire... E il mese successivo senti persino la necessità di spedire una mail di raccomandazioni alla SONY, per evitare che magari prendesse qualche spunto di troppo (trovate i dettagli CLICCANDO QUI).
Se, per assurdo, fosse rimasta a lavorare per qualche editore italiano, magari su qualche personaggio particolarmente popolare da noi, e qualche giornalista si fosse degnato di farle qualche domanda (anche se era una semplice disegnatrice, e per giunta donna e under 50), e lei avesse risposto qualcosa di simile... Cosa pensate che sarebbe successo? E quali ripercussioni avrebbe potuto avere la sua carriera?
Ovviamente la storia non si fa con i se e con i ma... Però credo che varrebbe la pena riflettere un attimo su certi dettagli, soprattutto alla luce di tante dichiarazioni entusiastiche a proposito della vittoria dell'Italia alla notte degli Oscar...
Anche perchè mentre Sara Pichelli - la disegnatrice gay friendly dello Spider-Man ispanico - incassava il plauso per il suo contributo grafico al film vincitore, e mentre Billy Porter e Jason Momoa (reduce da un altro successo di origine fumettistica, e cioè il suo film di Aquaman) frantumavano in maniera abbastanza sfacciata convenzioni e stereotipi di genere...
Mentre il mondo andava avanti, insomma... In Italia dovevamo fare i conti col fatto che l'ultima occasione in cui è stata offerta una rappresentazione dell'omosessualità (in senso lato) in un fumetto popolare è stata una sequenza non proprio incoraggiante, su Mister No Revolution 2 di gennaio... In cui, tanto per cambiare, si è potuto toccare l'argomento - e offrirne una rappresentazione - giusto in funzione di uno stupro durante la guerra del Vietnam...
Che magari sarà pure una situazione storicamente pertinente, però - guardacaso - nelle sequenze ambientate nella San Francisco della fine degli anni Sessanta, finora si è stati ben attenti a NON rappresentare i movimenti di liberazione sessuale e la disinibità realtà gay della città (CLICCATE QUI)... Preferendo dare una rappresentazione della città e del suo clima più simile a quella che era l'Italia di quel periodo (per strizzare l'occhio al SOLITO zoccolo duro di pubblico, che nell'Italia di quel periodo visse per davvero? Chissà...).
Quindi, a ben guardare, Sara Pichelli non ha dimostrato che l'Italia - o addirittura l'Italia del fumetto - è arrivata agli Oscar, per giunta puntando sui suoi giovani talenti e su tematiche moderne... Semmai ha dimostrato il contrario. Se poi volessimo ampliare il discorso alla rappresentazione, e alla rappresentanza, delle minoranze etniche nell'Italia del 2019 direi che l'analisi sarebbe ancora più imbarazzante.
Se non altro questa premiazione dimostra che ci sono fumettisti italiani che riescono ad essere ringraziati agli Academy Awards NONOSTANTE l'Italia, e che volendo il talento italiano può trovare COMUNQUE il modo di esprimersi e di essere valorizzato...
Alla prossima.
Come forse saprete si è appena celebrato, a Los Angeles, il Gala degli Academy Awards, meglio noto in Italia come la Cerimonia della Notte degli Oscar. E se avete seguito l'evento potreste sapere anche che l'unico nome italiano citato sul palco è stato quello di Sara Pichelli, la fumettista a cui viene riconosciuta la maternità grafica di Miles Morales, lo Spider-Man "etnico" che era al centro del film di animazione che quest'anno ha ottenuto il prestigioso riconoscimento, e cioè Spiderman: un nuovo universo.
Quando il regista Peter Ramsey è salito sul palco per ritirare il premio la prima cosa che ha detto è stata proprio: “Sara Pichelli ha creato il personaggio di Miles, ha fatto il lavoro pesante, poi per noi è stato facile portarlo sullo schermo”... Quindi tanto di cappello.
La cosa interessante è che il giorno dopo si sono sprecati i soliti titoloni in stile "ha fatto vincere anche l'Italia" (CLICCATE QUI) e "vince anche l'Italia!" (CLICCATE QUI)... Quando in realtà, se fosse stato per l'Italia, Sara Pichelli agli Academy Awards non sarebbe mai stata nominata nemmeno per errore.
Nel senso che la carriera di fumettista di Sara Pichelli ha preso il volo dopo che, avendo alle spalle una solida esperienza nel campo degli storyboard (e un diploma alla Scuola Internazionale di Comics di Roma) e la pubblicazione di una storia (nell'antologia Sesso col coltello della piccolissima casa editrice Cut-Up), ha deciso di partecipare ad un contest della Marvel per la ricerca di nuovi talenti in tutto il mondo, il Chesterquest 2008, che alla fine vide trionfare ben dodici disegnatori italiani! Marco Turini, Vincenzo Cucca, Antonio Fuso, Matteo Lolli, Jacopo Camagni, Marco Castiello, Matteo Scalera, Serena Ficca, Michele Bertilorenzi, Tomas Bennato, Matteo De Longis e - appunto - Sara Pichelli... Che nel 2011 avrebbe ideato Miles Morales...
Da notare che i vincitori, in tutto il mondo, furono 27 (CLICCATE QUI)... Quindi gli italiani vincitori furono quasi la metà. A riprova del fatto che i talenti italiani, quando si parla di fumetto, esistono e magari dovrebbero essere valorizzati meglio anche in patria.
Quindi, ricapitolando: abbiamo una disegnatrice che - fondamentalmente - ha iniziato la sua brillante carriera tramite un'opera di scouting della MARVEL americana. Una disegnatrice che, probabilmente, in un'altra epoca sarebbe stata costretta a emigrare per tentare la sorte negli USA (internet fa la differenza) e che ha fatto la sua fortuna dopo aver ideato la versione "etnica" di Spider-Man...
Una ragazza che, tra l'altro, nell'agosto 2011 era balzata agli onori della cronaca internazionale perchè aveva dichiarato a USA Today che in un futuro non troppo lontano uno Spider-Man di colore o gay sarebbe potuto essere considerato assolutamente normale... Una dichiarazione che da qualcuno fu interpretata come una fuga di notizie su Miles Morales, ma che la MARVEL si affrettò a smentire... E il mese successivo senti persino la necessità di spedire una mail di raccomandazioni alla SONY, per evitare che magari prendesse qualche spunto di troppo (trovate i dettagli CLICCANDO QUI).
Se, per assurdo, fosse rimasta a lavorare per qualche editore italiano, magari su qualche personaggio particolarmente popolare da noi, e qualche giornalista si fosse degnato di farle qualche domanda (anche se era una semplice disegnatrice, e per giunta donna e under 50), e lei avesse risposto qualcosa di simile... Cosa pensate che sarebbe successo? E quali ripercussioni avrebbe potuto avere la sua carriera?
Ovviamente la storia non si fa con i se e con i ma... Però credo che varrebbe la pena riflettere un attimo su certi dettagli, soprattutto alla luce di tante dichiarazioni entusiastiche a proposito della vittoria dell'Italia alla notte degli Oscar...
Anche perchè mentre Sara Pichelli - la disegnatrice gay friendly dello Spider-Man ispanico - incassava il plauso per il suo contributo grafico al film vincitore, e mentre Billy Porter e Jason Momoa (reduce da un altro successo di origine fumettistica, e cioè il suo film di Aquaman) frantumavano in maniera abbastanza sfacciata convenzioni e stereotipi di genere...
Mentre il mondo andava avanti, insomma... In Italia dovevamo fare i conti col fatto che l'ultima occasione in cui è stata offerta una rappresentazione dell'omosessualità (in senso lato) in un fumetto popolare è stata una sequenza non proprio incoraggiante, su Mister No Revolution 2 di gennaio... In cui, tanto per cambiare, si è potuto toccare l'argomento - e offrirne una rappresentazione - giusto in funzione di uno stupro durante la guerra del Vietnam...
Che magari sarà pure una situazione storicamente pertinente, però - guardacaso - nelle sequenze ambientate nella San Francisco della fine degli anni Sessanta, finora si è stati ben attenti a NON rappresentare i movimenti di liberazione sessuale e la disinibità realtà gay della città (CLICCATE QUI)... Preferendo dare una rappresentazione della città e del suo clima più simile a quella che era l'Italia di quel periodo (per strizzare l'occhio al SOLITO zoccolo duro di pubblico, che nell'Italia di quel periodo visse per davvero? Chissà...).
Quindi, a ben guardare, Sara Pichelli non ha dimostrato che l'Italia - o addirittura l'Italia del fumetto - è arrivata agli Oscar, per giunta puntando sui suoi giovani talenti e su tematiche moderne... Semmai ha dimostrato il contrario. Se poi volessimo ampliare il discorso alla rappresentazione, e alla rappresentanza, delle minoranze etniche nell'Italia del 2019 direi che l'analisi sarebbe ancora più imbarazzante.
Se non altro questa premiazione dimostra che ci sono fumettisti italiani che riescono ad essere ringraziati agli Academy Awards NONOSTANTE l'Italia, e che volendo il talento italiano può trovare COMUNQUE il modo di esprimersi e di essere valorizzato...
Alla prossima.
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