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mercoledì 21 ottobre 2009

LA RIFLESSIONE DI OGGI

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Negli Stati Uniti ottobre è il mese nazionale contro la violenza domestica, con particolare riferimento - ovviamente - alla violenza sulle donne. Per questo motivo, da quattro anni, è in questo mese che si celebra il Wonder Woman Day nella ridente cittadina di Portland (nello stato dell'Oregon).
Questo sabato a Portland verranno promosse varie inziative benefiche che avranno come testimonial la supereroina amazzonica, volte a raccogliere fondi per vari istituti e fondazioni che si occupano di aiutare le donne vittima di violenza. Molti disegnatori famosi, ad esempio, parteciperanno mettendo all'asta i loro lavori (rigorosamente a tema Wonder Woman) per poi devolvere il ricavato a questa nobile causa (che negli ultimi tre anni ha raccolto 69000 dollari!). Non male vero? Anche quest'anno l'iniziativa è stata promossa e ideata dal fumettologo e attivista gay Andy Mangels, al quale sicuramente vanno tutti i complimenti del caso per la tenacia con cui porta avanti questa bella iniziativa. Oggi, però, volevo proporre qualcosa di nuovo e riflettere assieme a voi sul rapporto di Wonder Woman con il nostro paese...
Partiamo dall'inizio: Wonder Woman naque negli USA nel 1941, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, e come tanti suoi colleghi supereroi divenne testimonial della causa americana contro le forze dell'Asse...
Ora: siccome nel cosiddetto Asse rientrava anche l'Italia, i suoi primi fumetti - che peraltro avevano un taglio propagandistico (in più di un'occasione si scontrò con Mussolini in persona!) - non vennero tradotti nella nostra lingua... Come tutti i fumetti provenienti dagli Stati Uniti. Tuttavia, col passare del tempo, divenne evidente che i motivi della sua assenza dalle nostre edicole non erano solo legati al conflitto... Infatti, quando la Mondadori iniziò a pubblicare i supereroi DC negli anni 50 e 60 (senza pagare i diritti a chi di dovere, e questo spiega perchè Superman veniva chiamato Nembo Kid e perchè su quelle pubblicazioni i costumi erano sempre ritoccati), Wonder Woman era presente solo in qualità di comparsa (col nome di Donna Meraviglia e/o Stella, o giù di lì)... E la sua prima apparizione ufficiale da protagonista, in Italia, risale solo al 1973 sulla rivista IL MAGO...
Probabilmente la copertina della rivista può spiegarci almeno uno dei motivi per cui fino a quel momento in Italia Wonder Woman era giudicata impubblicabile: era una supereroina che proponeva dei valori "femministi" come la parità dei sessi e l'emancipazione delle donne dalla società maschilista... Tutte cose intollerabili per l'Italia di quegli anni, in cui le donne godevano di pochissime libertà ed erano totalmente succubi di una cultura profondamente contadina. Basti pensare che il divorzio non esisteva e che i padri avevano una posizione dominante nel diritto di famiglia rispetto alle madri. Senza contare che il suo look estremamente "scosciato" veniva giudicato perlomeno sconveniente dalla morale bigotta del periodo (che censurava gli albi a fumetti per molto meno!). Non è un caso se, mentre da noi iniziavano ad arrivare le storie della Wonder Woman degli anni quaranta, negli Stati Uniti Wonder Woman compariva sulle copertine delle riviste ufficiali del movimento femminista...
Curiosamente, però, anche dopo che in Italia iniziò a farsi largo il movimento femminista, Wonder Woman continuava a NON avere riscontri di pubblico, così i pochi tentativi di lanciarla in grande stile - e con storie più attuali - fra la fine degli anni settanta e i primi anni 0ttanta (ad opera di editori che ne acquistarono regolarmente i diritti, come Fabbri e Cenisio) si risolsero in un nulla di fatto...
Perchè? Probabilmente perchè le femministe italiane sottovalutavano il contributo che poteva dare un fumetto come questo alla loro causa, mentre le classiche mamme italiane pensavano che per i figli maschi non fosse un fumetto adatto e che per le figlie femmine non fosse consigliabile (anche perchè all'epoca i fumetti erano considerati cose "da maschi", soprattutto quelli che non si rivolgevano alla prima infanzia). E tutto questo mentre, negli Stati Uniti, la Warner Bros (a cui faceva riferimento la DC Comics) decise di creare la Wonder Woman Foundation! Una vera e propria fondazione filantropica che, fra il 1981 e il 1986, si impegnò a raccogliere fondi da devolvere alla causa della parità dei sessi e dell'emancipazione femminile! Comunque nei primi anni 80 tutti i supereroi DC Comics sparirono dalla circolazione nel nostro paese e Wonder Woman da noi rimase solo la protagonista della serie di telefilm con Lynda Carter (e, per i più piccoli, una dei protagonisti della serie animata intitolata I SUPERAMICI)...
Quando nei primi anni 90 la Play Press tentò di riproporre l'universo DC in Italia giocò anche la carta di Wonder Woman, con le storie che nella seconda metà degli anni 80 l'avevano rilanciata in grande stile ponendo l'accento sul suo ruolo simbolico di "elevatrice" dell'umanità attraverso l'esempio femminile delle Amazzoni e delle dee greche. Il rilancio, ad opera del dettagliatissimo fumettista George Perez, aveva proposto una nuova Wonder Woman a tutto tondo, che in America riuscì a stregare anche un vasto pubblico femminile...
In Italia questo non si verificò... Un po' perchè i fumetti non erano ancora riusciti a fare breccia nei pregiudizi del pubblico femminile (per quello bisognerà attendere i manga, che potevano contare sul traino dei cartoni animati), un po' perchè di fatto una vera e propria nicchia di pubblico femminile per i fumetti di supereroi da noi non si era mai creata... Men che meno per Wonder Woman (che tra l'altro, negli Stati Uniti, era diventata anche un'icona per il pubblico gay e lesbico). Qualche anno dopo la Play Press tentò anche di rilanciarla con una rivista dedicata, ma anche lì non riusci a centrare il suo obbiettivo... Troppi pregiudizi attorno al personaggio sia da parte del pubblico maschile che da parte di quello femminile...
Oggi le avventure di Wonder Woman proseguono sotto l'etichetta Planeta DeAgostini, che in realtà pubblica il personaggio un po' a singhiozzo (e senza badare troppo alle esigenze del pubblico italiano, visto che il suo piano editoriale è studiato prima di tutto per la Spagna), ma comunque è sempre meglio di niente... C'è da dire che Wonder Woman è stata uno dei pochi supereroi americani ad avere una pubblicazione continuata dal 1941 a oggi, accompagnando l'evoluzione dei costumi e della condizione femminile, diventandone in un certo qual modo il simbolo...
Il fatto che in Italia non abbia mai saputo trovare una sua collocazione, e abbia fatto tanta fatica a conquistare il pubblico, vuole forse dire qualcosa in questo senso? Sinceramente non me la sento di dare risposte, tuttavia è innegabile che - oggi come nel 1941- Wonder Woman simboleggia le rivendicazioni del sesso femminile e la sua voglia di prendere il controllo della propria esistenza... I suoi scontri con avversari spesso molto maschilisti e conservatori, se non addirittura rappresentanti di qualche antica civiltà patriarcale, non sembrano messi lì proprio a caso...

Il fatto che nell'Italia delle veline e delle vallette Wonder Woman sia ancora così poco popolare, soprattutto presso il pubblico femminile, è solo un caso? Difficile dirlo... D'altra parte mettendo assieme i vari episodi relativi alla presenza di Wonder Woman nell'editoria italiana ognuno può trarre le conclusioni che preferisce... In ogni caso il fatto che, in Italia, non abbia fortuna un personaggio che negli USA è estremamente popolare presso la comunità omosessuale non dovrebbe essere sottovalutato. Le battaglie delle donne spesso si sovrappongono a quelle della comunità omosessuale, e spesso le condizioni di queste due componenti della società si influenzano a vicenda... D'altra parte se in Italia Wonder Woman non riesce a trovare il suo spazio in edicola, così come non riescono a trovarlo i fumetti a tematica gay, forse non si tratta di una semplice concidenza. Voi cosa ne pensate?
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1 commento:

Phayart ha detto...

Wonder Woman in Italia è sempre stata ampliamente sottovalutata, fose perché raccontava cose scomode per il grande pubblico e la sua impostazione mitologica ha sempre avuto funzione repellente per il lettore quadratico medio con in odio l'argomento fin dalle scuole, se a questo poi si aggiunge la gestione pessima che ne ebbe la Play Press, casa editrice famosa per fare il passo più lungo della gamba, forse il perché la principessa Diana da noi è vista come un personaggio trascurabile è spiegato.
Purtroppo lei è solo la più famosa di una serie di eroine andate male sul nostro mercato, ultima in ordine di tempo è stata l'ultima Manhunter (la decima) durata un anno circa e poi tagliata, lei oltre ad essere una donna di successo era anche procuratore distrettuale e con un personaggio ricorrente gay... insomma un abominio da denuncia del Moige! :D
Da noi sembra che personaggi femminili forti possano sopravvivere solo in gruppi (tipo X-men) o in fiction di scarso livello di scrittura tipo quelle che ci propina regolarmente la tv.