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mercoledì 10 ottobre 2018

CONFRONTI E RILANCI

Ciao a tutti, come va?

Ormai le manifestazioni fumettistiche hanno colonizzato un po' tutte le stagioni, ma sicuramente l'inizio dell'autunno è considerato un momento clou, e non solo in Italia. Tant'è che lo scorso fine settimana abbiamo avuto sia la New York ComiCon che la ventiquattresima edizione di Romics (che, ovviamente è la manifestazione più importante della capitale e una delle più importanti d'Italia), e questa particolare sovrapposizione può fornire un po' di materiale per fare il punto della situazione... Che, purtroppo, non è particolarmente esaltante.

La prima cosa che balza all'occhio, infatti è che spulciando i programmi sui rispettivi siti internet, il confronto fra l'impostazione e i contenuti resta a dir poco impietoso... Tant'è che a New York il fumetto e l'immaginario pop, ormai, animano regolarmente tavole rotonde e incontri di un certo spessore, mentre a Roma sembrano più che altro produrre semplici prodotti di consumo da mettere in vetrina, come in una qualsiasi fiera campionaria.

Sul sito della New York ComiCon è ancora disponibile il programma dettagliato degli incontri, divisi per area tematica (CLICCATE QUI), e da qui è possibile vedere che gli incontri dedicati ad approfondire il tema della DIVERSITY sono stati trenta, così ripartiti: 15 sui temi LGBT, 8 sulle donne, 6 sulle minoranze etniche e 1 sulle disabilità. Già la mattina del primo giorno si partiva con l'inaugurazione di una mostra fotografica dedicata allo Spirit Day (il giorno della lotta al bullismo omofobo) in collaborazione con l'associazione GLAAD e con una conferenza sul tema del femminismo intersezionale (!)... E ovviamente non sono mancate nemmeno le ormai classiche tavole rotonde sul tema della rappresentanza LGBT fra gli autori di fumetti (CLICCATE QUI)...

O quelle, più innovative, sull'importanza delle tematiche LGBT anche nei fumetti che si rivolgono ai giovanissimi (CLICCATE QUI)...

Tutti incontri che, tra l'altro, hanno destato un certo interesse sui siti specializzati e non solo. Se invece andate sul sito di Romics e controllate il programma (CLICCATE QUI), noterete che - al di là degli ospiti di prestigio, delle mostre e delle presentazioni - i contenuti di interesse sono stati fondamentalmente pari a zero. Certo si tratta di un'altra impostazione, ma se il Romics 2018 ha avuto un'insolita visibilità sui media giusto per la presenza di una nota figura politica che si aggirava per gli stand... Forse qualche domandina sarebbe il caso di porsela.







E, come ho già avuto modo di scrivere in passato, questo è un problema generalizzato delle manifestazioni italiane, che diventa particolarmente evidente quando si tratta di manifestazioni importanti e "storiche", che in teoria dovrebbero valorizzare un certo tipo di contenuto non solo da un punto di vista prettamente commerciale.

Staremo a vedere se la nuova gestione di Lucca Comics & Games, quest'anno, farà qualche passo avanti in questo senso...

D'altra parte è anche vero che questo stato di cose non si può imputare unicamente alle manifestazioni e a chi le organizza. Dopotutto se negli USA il fumetto resta ancora un ambito estremamente dinamico e sperimentale (soprattutto quando si tratta di piccoli editori, svincolati dai colossi dell'entertainment), in Italia si sono consolidate una serie di strategie che - evidentemente - non favoriscono un cambio di rotta effettivo, alimentando un circolo vizioso che non si riesce a fermare.

Nel senso che, se pure in Italia vengono prodotti (pochi) fumetti dai contenuti alternativi e su cui varrebbe la pena riflettere, questi restano circoscritti in una nicchia di mercato molto defilata rispetto alle classiche produzioni seriali che arrivano in edicola (seppur in quantità sempre più ridotta). Una nicchia di mercato che, tra l'altro, in Italia non riesce nemmeno ad aggregare abbastanza lettori per creare una massa critica che possa sfociare nella promozione di un certo tipo di iniziative, anche all'interno delle manifestazioni di settore.

Probabilmente anche per via del fatto che, in Italia, le produzioni alternative e/o più impegnate - oltre a non essere distribuite in edicola - il più delle volte arrivano direttamente in volume (in fumetteria come nelle librerie di varia), mentre negli USA debuttano quasi sempre sotto forma di miniserie... Riuscendo comunque a raggiungere una platea più ampia ed economicamente differenziata.

E considerando che la situazione è rimasta tale e quale da quasi due decenni (e forse si è persino involuta un po'), verrebbe da pensare che a monte si è davvero inceppato qualche grosso ingranaggio che potrebbe fare la differenza. Forse se le edicole, negli ultimi vent'anni, avessero potuto contare su più fumetti "di rottura", le cose sarebbero andate diversamente? Se, ad esempio, le persone che gestiscono la realtà fumettistica italiana non fossero perlopiù le stesse da una ventina d'anni (e forse anche trenta) a questa parte, sarebbe stato più semplice smuovere le acque ed evitare il clima attuale? Immedesimarsi di più nelle esigenze, anche economiche, delle ultime generazioni? In quel caso in Italia avremmo delle manifestazioni con un taglio diverso? Magari con degli incontri sul femminismo intersezionale, come quello che si è visto a New York anche quest'anno (CLICCATE QUI)?

Ovviamente non possiamo saperlo, però credo che sia abbastanza interessante notare che, nonostante la situazione stia assumendo contorni un po' preoccupanti (con chiusure importanti e licenziamenti eccellenti), salvo rarissime eccezioni - che purtroppo, da sole, non possono fare la differenza - la tendenza continua ad essere quella di perpetuare modelli e strategie che hanno fatto il loro tempo, anche se si cerca di mascherarle con una patina di freschezza e modernità. Anche perchè, evidentemente, lasciare la strada vecchia per quella nuova fa molta paura.

L'ultimo, ma non ultimo, esempio in questo senso potrebbe esserci fornito dalla nuova testata dedicata a TEX che sta per debuttare in edicola... E che, dopo il buon successo di alcuni speciali ambientati prima dell'inizio della serie regolare, sarà dedicata alle avventure del personaggio quando aveva circa vent'anni: una testata che invece di TEX si chiamerà TEX WILLER.

Dovrebbe partire a fine anno, ma un numero zero verrà allegato questo mese a Zagor 639 e a Tex 697... Ovvero due fra le testate che hanno il pubblico con l'età media più alta. E questo, in effetti, porterebbe a pensare che la casa editrice abbia voluto progettare una serie più adatta a spremere ulteriormente il pubblico storico, che non a conquistarne del nuovo. E la copertina del suddetto numero zero sembrerebbe confermarlo... Visto che non mette al centro della composizione il giovane Tex, ma il suo più maturo compagno di avventure Kit Carson...

E qualche spunto interessante arriva anche dalla presentazione del numero uno, che effettivamente sembra rivolgersi al pubblico storico del personaggio, che già lo conosce bene e che da lui si aspetta un determinato tipo di prodotto anche se Tex viene riportato alla sua giovinezza:

Tex ha appena vent’anni, nella sua prima apparizione del 1948 sull’albo a striscia, “Il totem misterioso”, quando, cavaliere solitario ricercato dagli sceriffi, si getta a capofitto nell’avventura. Da quel momento, non ha smesso di cavalcare e battersi per il trionfo del Bene. Il Tex che conosciamo ha circa 45 anni, vedovo e con un figlio grande. I suoi lettori affezionati, però, conservano indelebile il ricordo di quel giovane scatenato. E ora siamo lieti di annunciare che quel mondo tornerà, in una testata nuova di zecca! Un mensile che esplora le pagine sconosciute della sua indimenticabile giovinezza, parallelo e indipendente dal consueto albo mensile che tutti conosciamo. Queste storie saranno in diretta, senza la mediazione del Tex adulto, e ci riporteranno a un mondo della Frontiera ancora più semplice, forte e selvaggio. La nostra intenzione è quella di farvi riassaporare il gusto e il ritmo d’altri tempi, di un giovane West e di un giovane Tex, il sapore dell’avventura semplice, diretta e incantata, come la vivevano le fantasie di Bonelli, di Galep e dei loro lettori.

Tra l'altro questa presentazione mette anche in luce un altro dettaglio interessante, e cioè l'età del personaggio, che "adesso" dovrebbe avere circa quarantacinque anni, anche se qualcosa non torna. A cosa mi riferisco? Essendo le testate Bonelli figlie di un modo di intendere i  fumetti in maniera un po' semplicistica e poco legato a questioni di continuity e allineamento cronologico, non ci sono - in realtà - sistemi di conteggio ufficiali per gli anni di personaggi che non invecchiano in tempo reale. Se non che, proprio in occasione dei settant'anni di Tex, sull'album di figurine "Tex e gli eroi Bonelli", è stato indicato chiaramente che "nella fiction" bonelliana quattro anni reali coincidono con un anno di vita del personaggio.

Così, ad esempio, dalla prima avventura di Dylan Dog sarebbero passati solo 8 anni, anche se risale al 1986, dalla prima storia di Martin Mystère ne sarebbero passati 9 e via dicendo... E di conseguenza i settant'anni editoriali di TEX coincidono con poco più di 17 anni di vita del personaggio, che se ha iniziato le sue avventure a vent'anni di conseguenza ora dovrebbe averne meno di 38 e non circa 45. Anche se, probabilmente, la sua età è stata indicata in buona fede. Tra l'altro, se si volesse considerare il salto temporale che si è verificato all'inizio della saga, quando il figlio Kit è passato dallo stato di ovulo nel grembo materno (nel numero 7) ad adolescente (nel numero 12), adesso Tex avrebbe dovuto superare abbondantemente i cinquant'anni... Quindi in entrambi i casi non potrebbe averne 45.

Perchè, allora, sottolineare che adesso i suoi anni sono proprio 45? Probabilmente perchè il lettore medio di Tex ha un'età per cui 37 anni sarebbero troppo pochi per consentire una reale identificazione (visto che lo considererebbe poco più che un ragazzo), ma per cui un Tex che va per i sessant'anni - con i capelli grigi e i primi acciacchi - non sarebbe più presentabile. Anche perchè andrebbe a sovrapporsi troppo a Kit Carson (che in un albo del 1993, "La Congiura" ufficializzò i suoi 55 anni, e pertanto adesso dovrebbe averne 61). Quindi è probabile che i 45 anni di cui sopra siano più che altro una mediazione dettata da ragioni di marketing... E che difficilmente verranno mai superati.

E questo direi che la dice lunga sul pubblico che viene preso come riferimento per questa serie e che, a quanto pare, si vuole continuare a coltivare anche con la nuova testata TEX WILLER. Difficile giudicare in anticipo, ma visti i presupposti e la presentazione è altamente improbabile che questa serie voglia porsi come una serie realmente "giovane". Più probabilmente servirà per proporre avventure e situazioni che il Tex adulto non era più in grado di vivere, ma che era sconsigliabile assegnare al figlio Kit (che con gli anni è stato tratteggiato in maniera sempre meno incisiva per non offuscare la fama paterna)... E che comunque è stato a sua volta "invecchiato" precocemente, anche dal punto vista grafico, per allinearlo maggiormente all'età del padre e degli altri suoi compagni di avventure (e, soprattutto, all'età del pubblico di cui sopra... Che in buona parte potrebbe avere dei figli che hanno superato l'adolescenza da un bel po').

Quindi, probabilmente, si tratterà di un'altra occasione mancata per rilanciare il personaggio presso un pubblico diverso da quello abituale... Un pubblico che magari gradirebbe personaggi femminili più approfonditi, tematiche più moderne, spunti più trasgressivi e situazioni più disinvolte. Che però, è facile immaginare, non potranno trovare spazio.

Con buona pace di chi auspica un reale ricambio generazionale fra i lettori... O magari assecondando le aspettative di chi - questo ricambio - lo dà già per scontato.

E dico questo perchè neanche tanti giorni fa è risbucato fuori il nome di Giorgio Bonelli... Il fratello di Sergio Bonelli buonanima, a cui il padre Gian Luigi lasciò in eredità - pare - i diritti di sfruttamento cinematografico di Tex, e probabilmente anche parte di quelli extra editoriali... Visto che in occasione dei settant'anni di Tex ha deciso di investire in un parco a tema Tex, da costruire su 23 ettari appena rilevati in provincia di Padova. Infatti Giorgio Bonelli da diversi anni è titolare di una finanziaria immobiliare che opera soprattutto all'estero (CLICCATE QUI), e non ha rapporti diretti con la casa editrice... Perlomeno a giudicare dal fatto che non viene nominato praticamente mai.

Giorgio Bonelli è nato nel 1953 e ha 19 anni in meno del più noto fratello (anche perchè è nato dopo che Gian Luigi e la madre di Sergio si erano separati), ma a quanto pare rientra appieno nella generazione di quelli che non hanno le idee molto chiare su chi compone,oggi, il pubblico di Tex... Altrimenti non si spiegherebbe davvero l'idea di realizzare un intero parco a tema western dedicato a questo personaggio. Tra l'altro sul quotidiano La Verità è stato pubblicato anche un bozzetto abbastanza dettagliato di come dovrebbe presentarsi alla fine, mentre anche il Sole24Ore (CLICCATE QUI) riporta che la cifra che sta cercando di mettere assieme per partire con i lavori è di circa 20 milioni di euro....


Forse siamo alle prese con il primo parco a tema che non è pensato per le famiglie, ma per la terza età (anche in considerazione del fatto che quella zona è famosa per le sue Terme)? Oppure, più realisticamente, tutto questo è solo l'ennesima dimostrazione che una parte del fumetto italiano (e di chi lo gestisce) è imbrigliata da decenni in una serie di dinamiche molto peculiari che gli impediscono di essere al passo coi tempi e di guardare in faccia alla realtà? Anche per questo non si riesce seriamente a puntare su un pubblico davvero diverso rispetto a quello che è invecchiato con Tex? Magari pensando ad autori nuovi per TEX WILLER, che invece sarà una testata curata e sceneggiata da Mauro Boselli (come quella del TEX adulto)?

Tecnicamente Mauro Boselli è nato nel 1953 (come Giorgio Bonelli), ma considerata l'età media dei curatori dei personaggi "storici" del fumetto italiano che arriva in edicola (e quindi resta il motore principale di questo settore) è relativamente giovane. Mario Gomboli cura Diabolik ed è nato nel 1947, mentre Luciano Secchi non si schioda da Alan Ford nonostante sia nato nel 1939. Giusto per fare un paio di nomi. E comunque anche diversi fumetti non proprio "storici" sono nelle mani di persone nate prima del 1950 (Giancarlo Berardi cura Julia ed è nato nel 1947, ad esempio). Poi c'è tutta la categoria dei curatori "giovanissimi", quelli che grossomodo sono nati dopo il 1960 e infine ci sono pochi, fortunatissimi, ultraquarantenni che - ma solo in caso siano più vicini ai quaranta che ai cinquanta - sono considerati innovatori trasgressivi e ribelli, che possono portare nuova linfa al settore... Anche se poi, dati alla mano, il più delle volte hanno gli stessi problemi dei loro colleghi "anziani"... Visto che magari sono rimasti fermi agli anni Ottanta e Novanta, e non riescono ad entrare davvero in sintonia con i giovani lettori di oggi...

Il che, teoricamente, ha senso... Visto che anche in passato la maggior parte del ricambio generazionale fra i lettori fumetti era stato favorito dalle idee di chi aveva al massimo quarant'anni... Lo stesso Tex venne concepito da Gian Luigi Bonelli quando di anni ne aveva ancora 39 e Sergio Bonelli creò Zagor a 29 anni... Il primo numero di Dylan Dog arrivò quando Tiziano Sclavi aveva 33 anni (e comunque il personaggio venne ideato qualche anno prima)... Nathan Never comparve quando i suoi ideatori avevano 28, 29 e 34 anni... E, giusto per citare un esempio al di fuori della Bonelli, Luciano Secchi inventò Kriminal a 25 anni e Alan Ford quando ne aveva 30... E l'elenco potrebbe essere ancora molto lungo.

Ognuno può trarre le conclusioni che crede.

Sicuramente, a questo punto, è molto più chiaro perchè alla New York ComiCon si possono metttere assieme incontri sul tema del femminismo intersezionale o sul tema della rappresentatività LGBT nei fumetti per giovanissimi... Mentre nelle manifestazioni italiane no.

Ad ogni modo qualcosa mi dice che tornerò presto a parlare di questo argomento.

Alla prossima.

mercoledì 3 ottobre 2018

COMICS VS. TELEVISION

Ciao a tutti, come va?

Negli ultimi tempi ho avuto modo di analizzare in diverse occasioni la situazione del fumetto americano, in particolare per quel che riguarda il clima di "regressione" delle due case editrici più importanti, che facendo parte di due grosse multinazionali dell'intrattenimento (DISNEY e WARNER) hanno risentito più delle altre del clima politico statunitense e dei conflitti di interesse dei loro amministratori. E se la MARVEL aveva mostrato segni di cedimento da almeno un anno (CLICCATE QUI), la DC COMICS ha finito per seguirne l'esempio in tempi più recenti (CLICCATE QUI). Anche perchè la tendenza sembra proprio quella di puntare sempre di più sul potenziale "per famiglie" dei propri personaggi e delle proprie produzioni cinematografiche, tant'è che il primo film di animazione di Spider-Man per il grande schermo si preannuncia con un taglio a dir poco "disneyano", se non addirittura in perfetto stile Pixar... E sul fatto che il tutto sia stato concordato fra la DISNEY/MARVEL e la SONY direi che ci sono pochi dubbi...

Diciamo pure che, al confronto, persino l'ultima serie animata di Spider-Man (quella prodotta per il canale Disney XD) risulta molto più ricca di livelli di lettura, spunti adulti e sottotesti interessanti (anche dal punto di vista LGBT). E in effetti, dopo l'acquisizione della FOX da parte della Disney (con il conseguente, e già annunciato, "ritocco" della sua politica in fatto di produzioni cinematografiche) e il progressivo "asservimento" dei fumetti a ingerenze esterne, per una questione di marketing, sembrerebbe che - paradossalmente - uno dei pochi spazi relativamente "liberi" potrebbe restare (per ora) proprio quello dei serial (animati e non) per la TV. E, più marginalmente, quello delle produzioni direct-to-video, come i film animati targati DC...

Anche perchè, fortunatamente, in questi casi si può parlare di produzioni che hanno un target di riferimento abbastanza preciso, e che può essere coinvolto solo a determinate condizioni... E cioè producento materiale che risulti COMPETITIVO nell'aggueritissimo (e spesso molto trasgressivo) ambito dei serial TV e dell'animazione seriale, soprattutto dopo l'arrivo di piattaforme come Netflix.

Così può anche succedere che, mentre i fumetti DC iniziano ad orientarsi verso un maggiore pudore (anche nei confronti del corpo maschile), il serial dei Teen Titans - che dovrebbe debuttare il prossimo 12 ottobre - ha annunciato fin dal trailer che giocherà molto sulle scene di nudo che coinvolgeranno Beast Boy dopo le sue mutazioni animali (prendendo spunto dai film direct-to-video, come quello da cui è stata tratta l'immagine che ho inserito sopra? Chissà...)...



Tra l'altro l'attore scelto per il ruolo è Ryan Potter... Che, oltre ad essere un attivista per i diritti gay fin da quando aveva 15 anni, neanche tanto tempo fa è rientrato nella categoria dei giovani attori che hanno inviato le foto private delle loro segrete (e abbastanza notevoli) virtù alle persone sbagliate... E così non è neanche tanto difficile recuperare le foto dei suoi attributi per compensare quello che - ovviamente - non verrà mostrato nel serial TV...

Tutto un caso? Considerando che fra i produttori c'è Greg Berlanti non ci scommetterei. Anche perchè, mentre l'universo a fumetti della DC pare voler limitare la visibilità dei personagi LGBT e di un certo tipo di ammiccamenti, nei suoi serial Greg Berlanti. da bravo produttore gay dichiarato, continua a puntare molto su questi temi... Al punto di fare dei personaggi LGBT uno dei suoi punti di forza, e mettendoli spesso e volentieri al centro dell'attenzione (e degli sviluppi narrativi dei suoi serial)... Come si intuisce chiaramente anche dalle sue locandine promozionali.

E il fatto che questo approccio, anche e soprattutto nei serial ispirati dal mondo del fumetto, continui a garantirgli un buon successo presso il suo target di riferimento evidentemente ha fatto scuola... Visto che nel trailer della seconda stagione di RUNAWAYS, che è ispirato da un fumetto MARVEL ed è prodotto dalla piattaforma Hulu, viene messo ben in evidenza il rapporto lesbico fra due delle protagoniste principali...

Tra l'altro, mentre la Marvel Comics è nel pieno di un vero e proprio piano di "ripulitura" nei confronti delle minoranze (si vocifera addirittura della prossima "rottura" di alcune storiche coppie gay), proprio alla fine di settembre è partito il progetto Marvel Rising: Secret Warriors, con un film di animazione trasmesso da DISNEY CHANNEL e DISNEY XD per lanciare una serie animata (e il relativo merchandising) che dovrebbe essere la risposta MARVEL al progetto Superhero Girls che la DC Comics porta avanti dal 2015...

In quel caso l'idea di base era di trasformare i supereroi e le supereroine della casa editrice in liceali che condividevano lo stesso istituto scolastico, anche se - come si intuisce dal titolo - al centro della narrazione c'erano le principali protagoniste femminili dei fumetti DC. Nel caso di Marvel Rising: Secret Warriors, invece, la DISNEY ha potuto mettere in campo lo stuolo di personaggi adolescenti che la Marvel Comics avevalanciato negli ultimi anni nel tentativo di rinnovare il suo universo narrativo, senza bisogno di ringiovanirli o stravolgerli. E senza collocarli in un idilliaco liceo per supereroi. E tra l'altro, in questo caso, un punto in più è stato dato dal maggior realismo del contesto e dalla maggiore quantità di minoranze etniche/religiose/sessuali a disposizione... Che probabilmente aumenteranno ancora con il proseguimento del progetto.
Tra l'altro, essendo una delle protagoniste la supereroina lesbica America Chavez, questa serie ha anche il primato di avere determinato la messa in commercio della prima bambola dedicata ad una supereroina ufficialmente lesbica in tutti i negozi di giocattoli e nei Disney Store... Tra l'altro in tre versioni (come tutti gli altri personaggi): costume, tenuta da allenamento e abbigliamento casual... E oltretutto, a differenza di quanto avvenuto nella linea Superhero Girls, qui ci sono anche dei bambolotti di sesso maschile!


Da notare che i giocattoli della MARVEL sono prodotti dalla Hasbro, mentre quelli della DC dalla Mattel... Quindi è uno scontro ad alto livello anche dal punto di vista dei prodotti collaterali. E forse è per questo che, subodorando il potenziale della nuova serie MARVEL/DISNEY, la DC/WARNER ha pensato di rinnovare radicalmente la linea Supehero Girls a soli tre anni di distanza dal suo debutto, affidando il restyling della serie animata addirittura a Lauren Faust (e cioè a colei che ha trasformato la nuova serie animata dei My Little Pony in un fenomeno di culto)... Che per prima cosa - guardacaso - ha pensato di enfatizzare le differenze etniche fra le protagoniste, e di rendere Supergirl molto più mascolina (e muscolosa)...

Ad ogni modo l'approccio delle Superhero Girls della DC resta fondamentalmente umoristico, mentre quello di Marvel Rising: Secret Warriors è decisamente improntato sul realismo. Tant'è che America Chavez, nel lungometraggio introduttivo che si è visto il 30 settembre, ha mostrato fin da subito al pubblico la nostalgia che la pervade quando dalla sua officina vede passare qualche famiglia arcobaleno con due mamme e una bambina...

Perchè le ricordano quando le sue due mamme, per salvarla dalla distruzione del loro mondo, l'hanno spedita in una realtà parallela (quella in cui vive oggi) , sacrificando però la propria vita...

E questo dimostra una volta di più, se mai ci fosse ancora bisogno di dimostrarlo, che ultimamente le produzioni televisive ispirate ai fumetti si stanno rivelando più inclusive e aperte alla sperimentazione rispetto a buona parte delle loro attuali controparti cartacee e cinematografiche. Soprattutto per quel riguarda le produzioni che si rivolgono a giovani e giovanissimi.

Anche perchè, se è pur vero che la Marvel Comics è una sussidiaria della DISNEY, è anche vero che i suoi grandi capi sono degli azionisti molto vicini a Donald Trump (come Isaac Perlmutter, di cui ho parlato anche QUI e di cui vedete una foto qui sotto), mentre - per fortuna - a dirigere il reparto produzioni televisive Disney/Marvel ci sono personaggi di tutt'altro genere...

Oltretutto, ringraziando il cielo, a capo del comparto Disney/ABC Television c'è ancora Kevin Brockman... Che fra le altre cose è anche Presidente dell'associazione GLSEN (Gay, Lesbian, & Straight Education Network), che si propone l'obbiettivo di combattere il bullismo e la discriminazione nei contesti educativi per promuovere una società più inclusiva (CLICCATE QUI).

Quindi niente di strano che nelle produzioni televisive della Disney, e in quelle Disney ispirate dai personaggi MARVEL, le scelte adottate siano tendenzialmente gay friendly e a favore delle minoranze, mentre alla Marvel Comics - da un po' di tempo a questa parte - si inizia a respirare un'aria di tutt'altro genere.

La cosa interessante, comunque, è che a questo punto è evidente che le strategie della Marvel Comics e quelle delle relative produzioni televisive stanno iniziando ad entrare in conflitto... E, in effetti, non escluderei che il progetto Marvel Rising: Secret Warriors sia stato portato avanti da Kevin Brockman (o chi per lui) anche per mettere la Marvel Comics di fronte al fatto che le minoranze etniche e sessuali (per non parlare della rappresentanza femminile) non sono un problema, ma una risorsa...

E adesso cosa succederà se Marvel Rising: Secret Warriors si rivelerà un grande successo? Dopotutto, da quando è stato eletto Donald Trump, la Marvel Comics si è impegnata davvero tanto per far passare il messaggio che l'approccio multietnico e multiculturale è stato un passo falso e una strategia senza sbocchi (tant'è che aveva già fatto sparire dalla circolazione buona parte dei protagonisti di Marvel Rising: Secret Warriors)...

Che cosa potrebbe succedere se, per esempio, dalla dirigenza Disney arrivassero delle sollecitazioni per ritornare ad un approccio più multietnico e multiculturale? La redazione della Marvel Comics a chi dovrà rendere conto delle sue azioni? A Isaac Perlmutter o alla Disney? Dopotutto quando la Disney ha chiesto di limitare (o addirittura di far scomparire) i personaggi di cui non deteneva i diritti di sfruttamento cinematografico (X-Men, Wolverine, Fantastici Quattro, ecc), la Marvel Comics ha obbedito senza battere ciglio... E tra l'altro la Disney ha iniziato ad avere un atteggiamento VISIBILMENTE gay friendly anche nei suoi parchi e sfilando con una rappresentanza in diversi Gay Pride (CLICCATE QUI)...

In effetti si preannuncia una stagione che potrebbe riservare più di qualche colpo di scena...

Alla prossima.

lunedì 1 ottobre 2018

CAMBIO DI DIREZIONE...?

Ciao a tutti, come va?

Uno dei vantaggi di abitare nei pressi di una città medio piccola è che non ci sono tantissime librerie, e spesso non sono neanche tanto grandi. Così i librai, per forza di cose, devono fare una selezione dei titoli che fanno più tendenza, e il vantaggio - appunto - è che frequentandole regolarmente uno si può fare un'idea abbastanza precisa di quali sono i gusti effettivi del pubblico... E credo che questo valga in particolare per quel che riguarda la sezione "per ragazzi", o KIDS che dir si voglia. Dove l'altra sera ho notato che era in bella vista anche "IN SCENA" di Raina Telgemeier (che è stato da poco presentato ufficialmente, come ho scritto QUI). Un bel racconto a fumetti che parla di ragazzini (e ragazzine) che scoprono di più su se stessi, sulle loro emozioni e sui loro desideri mentre preparano una recita scolastica, che culmina con un coming out abbastanza epocale (e non aggiungo altro per non rovinarvi il gusto di una eventuale lettura).

Vi faccio notare che, come spesso accade in questi casi, il suddetto fumetto è stato considerato un prodotto KIDS e quindi era nell'area KIDS, e non negli scaffali dedicati ai fumetti. Una divisione ben visibile anche nelle edicole da diverso tempo (ne ho parlato QUI). Comunque le aree KIDS delle librerie generiche sono sempre ben fornite e generalmente molto ampie (quasi come delle mini librerie nella libreria vera e propria), e costantemente aggiornate per seguire le ultime tendenze assieme alle riedizioni dei grandi classici. Quindi, ad esempio, può capitare di avere un'intera parete dedicata ai libri di Geronimo Stilton che fa angolo con Le Avventure di Tom Sawyer, e subito dopo un bello scaffale dedicato ai manuali per  realizzare lo slime fatto in casa... Che, a quanto pare, sembra essere la moda del momento fra i giovanissimi (e, soprattutto, le giovanissime)...

Comunque, curiosando nei reparti KIDS, si nota anche che di libri dedicati o ispirati dallo sport non ce ne sono tantissimi (anche perchè lo sport è fatto per essere praticato, più che letto), e che quelli dedicati al calcio rappresentano una percentuale pressochè insignificante. Quello che avviene nelle librerie, comunque, è abbastanza sovrapponibile a quello che avviene nell'area KIDS delle edicole. Dove, se possibile, le mode e le tendenze si succedono con una rapidità anche maggiore.

Quindi diciamo che la riproposizione un po' ossessiva delle copertine a tema calcistico su Topolino, accompagnata spesso da iniziative a tema calcistico, risulta sempre più anomala (se non addirittura indisponente)... Soprattutto considerando che gli altri sport, negli ultimi anni, sono stati rappresentati in una proporzione abbastanza irrilevante.

Comunque il rapporto fra il settimanale Topolino e il calcio continua ad essere strettissimo, tant'è che sulle sue pagine - ogni settimana - ci sono gli aggiornamenti sulle classifiche e sui risultati delle partite di campionato. Questa settimana, ad esempio, oltre ad esserci Zio Paperone in versione calciatore in copertina, ci sono in regalo ben TRE Quackball cards del Team Paperopoli con Topolino, un Bassotto e Amelia: utilizzando il codice di attivazione che si trova sul retro delle Quackball si ricevono subito in regalo 100 COINS utilizzabili sul gioco online per potenziare la propria squadra virtuale.

Probabilmente qualcuno si chiederà di cosa ho appena parlato, quindi spiego meglio il concetto. Qualche anno fa la Panini ha iniziato a commercializzare un gioco di cards collezionabili ispirato al mondo del calcio, in cui due "allenatori" si possono sfidare mettendo in campo le card dei reali giocatori del campionato. Ciascuno con i suoi punteggi, le sue abilità, ecc. La serie si chiama, appunto, Calciatori Adrenalyn XL, e di anno in anno si rinnova in base ai nuovi arrivi delle varie squadre.
Il gioco online è arrivato successivamente, e permette di disputare partite virtuali "caricando" sulla propria App il codice di ciascuna card. Ogni card garantisce un certo numero di coins, che servono per acquistare - virtualmente - nuovi giocatori, nuovi bonus e altre card speciali che possono aiutare a vincere partite e tornei. Ovviamente i coins possono aumentare anche vincendo le partite e guadagnando posizioni nelle classifiche, ma soprattutto ACQUISTANDOLI con soldi REALI. Tutte le informazioni le trovate CLICCANDO QUI. Comunque questo gioco era già stato promosso, in maniera più indiretta, sulla copertina dedicata al compleanno di Paperino di quest'anno... Che - guarda caso -  è stato proprio definito "adrenalico" (SIGH)!

E così il settimanale Topolino, che dal 2013 è di proprietà della Panini, si è ritrovato - presumo anche a seguito di non poche sollecitazioni "dall'alto" - a fare parte di questo meccanismo, e continuerà a farne parte per le prossime cinque settimane almeno. Infatti ogni settimana verranno allegate tre nuove Quackball cards... Per promuovere, si presume, le cards Calciatori Adrenalyn XL e la relativa App presso il pubblico di Topolino... 

Parere personale: forse, nelle scelte di marketing, bisognerebbe considerare dei paletti simbolici che non adrebbero superati, perchè i lettori di Topolino - prima o poi - possono anche mangiare la foglia... E quando hanno la sensazione di essere presi per il naso, o magari di essere alle prese con un tentativo di manipolazione dei personaggi Disney a fini pubblicitari (in special modo se si rivolgono ai propri figli), si comportano di conseguenza.

Tra l'altro, se controllate l'archivio delle copertine di Topolino (CLICCATE QUI), potete vedere che nel 2018 le copertine dedicate al calcio sono state già cinque, e altre sei sono state quelle che promuovevano personaggi reali in versione disneyzzata... Quindi almeno 1/4 delle copertine del 2018 mettevano al centro iniziative di marketing (o marketting) che poco e niente avevano a che fare con il mondo Disney. Inoltre ce n'è stata anche una dedicata ad un personaggio Bonelli in piena decadenza (che è stato persino impersonato da Topolino in una storia in due parti). Ovviamente questo è avvenuto perchè la Panini cura il licensing internazionale Bonelli, e ha tutto l'interesse a sostenerla di tanto in in tanto tramite Topolino, anche se - ovviamente - risulta una forzatura...

Un rapporto commerciale che, tra le altre cose, spiega anche un editoriale tutto incentrato sulla promozione dell'incontro speciale fra Zagor e il cantante Jovanotti dello scorso febbraio (CLICCATE QUI), che con Topolino non c'entrava praticamente nulla... E che SICURAMENTE è stato "sollecitato" dall'alto, così come dall'alto sarà arrivata l'idea di realizzare una parodia di Martin Mystère... Perchè davvero non ne sentiva la necessità, e di certo non ha fatto un gran servizio a nessuno. 

Non che ci fosse nulla di illegale, però se si continua a tirare la corda prima o poi si spezza, e forse tutti questi "suggerimenti" dall'altro non hanno contribuito granchè alla buona salute del settimanale. Tant'è che i dati di vendita hanno iniziato ad essere sercretati proprio dopo che un ordine "dall'alto" ha costretto Topolino a sostituire all'ultimo momento la copertina che voleva dedicare a Charlie Hebdo... E se non sapete di cosa sto parlando potete leggere tutta la storia CLICCANDO QUI.
Quell'episodio, mai chiarito ufficialmente, risale all'ormai lontano 2015 e ha rappresentato una specie di punto di non ritorno... Perchè se già prima i lettori di Topolino erano in fase calante (solo gli abbonati diminuivano al ritmo di due o tre al giorno), sicuramente la pubblicità negativa dovuta a quell'episodio ha innescato una serie di reazioni a catena che hanno accentuato la tendenza in corso... 

Al punto da rendere necessario l'occultamento dei dati di vendita proprio a partire dal mese in cui si era verificato il fattaccio di cui sopra (CLICCATE QUI), per evitare ulteriori danni di immagine? Ovviamente non possiamo saperlo, ma resta una coincidenza abbastanza curiosa...

Quel che è certo è per rilanciare il settimanale si arrivò persino a diminuirne il prezzo di copertina per un periodo di tempo limitato, nell'estate di quello stesso anno (CLICCATE QUI). Una cosa che non si era verificata praticamente MAI, nella lunga storia di questa pubblicazione. Se questa strategia è servita davvero a tamponare i danni, o se si è rivelata un buco nell'acqua, non ci è dato saperlo. Di sicuro c'è che, da quel momento in poi, le iniziative per rilanciare Topolino sono state sempre più frequenti, e talvolta surreali. Segno evidente che la situazione non stava migliorando troppo, mentre  arrivavano continue sollecitazioni per creare nuove strategie, anche un po' estreme, per tentare di fare recuperare punti al settimanale...

E, molto probabilmente, se da una parte c'erano delle pressioni dall'alto per un maggior rendimento economico, dall'altra c'erano anche delle sollecitazioni che spingevano la testata ad essere il veicolo promozionale di una multinazionale che ha sempre puntato molto sul calcio e sul licensing di altre case editrici. Senza contare tutta quella parte di pubblico che esigeva un Topolino sempre fedele al classico approccio della scuola Disney italiana, mentre il mondo esterno cambiava in maniera sempre più veloce... Anche per quel che riguardava l'immaginario Disney contemporaneo, che ormai ha poco e niente a che vedere con le storie italiane di Topolino.

Probabilmente nell'ultimo decennio, e in particolare dal 2013 ad oggi, la situazione non deve essere stata affatto semplice da gestire, anche perchè non sempre i saltimbanchi riescono a mantenere l'equilibrio, e non sempre riescono a cadere in piedi... 

Soprattutto considerando che il mondo dei giovanissimi è sempre più globalizzato e interconnesso, mentre Topolino continuava ad avere un'impostazione tendenzialmente autoreferenziale... 

Persino nei confronti della stessa Disney, dei suoi canali tematici e delle sue produzioni più recenti... Che spesso e volentieri venivano messe da parte per lasciare spazio alla promozione di programmi RAI, o di personaggi televisivi, che nulla avevano a che fare col target di riferimento di Topolino...

E così, mentre le nuove DuckTales stanno rinnovando drasticamente (e graficamente) tutto i mondo dei paperi, riorganizzandolo in un universo coerente e ricco di personaggi con più livelli lettura (puntando anche su quel cinico sarcasmo che una volta distingueva ANCHE i fumetti Disney italiani), su Topolino la grande novità di queste settimane è rappresentata dal Team Paperopoli...

Giusto per fare un esempio banale: se un bambino che segue le nuove DuckTales sta imparando a conoscere Amelia la Fattucchiera come una diabolica e inquietante dark lady, comprando Topolino in questi giorni si ritroverà di fronte ad un personaggio completamente diverso, che oltretutto è stato inserito in una squadra di calcio! E probabilmente la giudicherà una pessima imitazione dell'originale...

Magari un'idea come il Team Paperopoli potrà essere funzionale alla promozione dei prodotti calcistici Panini presso chi (da tempo) segue Topolino, ma dal punto di vista di Topolino rischia di risultare l'ennesima strategia controproducente, che sicuramente allontanerà altri lettori storici che iniziano a non sopportare più l'impostazione che ha assunto la testata. Per non parlare, poi, dei giovani lettori che magari da Topolino si aspetterebbero stimoli e contenuti davvero in linea con quello che EFFETTIVAMENTE è il loro mondo OGGI... Un mondo che, a quanto pare, le case editrici che arrivano in libreria (senza interessi collaterali) sanno cogliere molto meglio.

Anche perchè, piccolo dettaglio, le case editrici che arrivano in libreria, NON hanno i conflitti d'interesse della Panini...

E qui si arriva al punto nodale: da chi arrivano le direttive dall'alto? La Panini è una Società per Azioni, e ora il suo azionista principale è l'imprenditore Aldo Hugo Sallustro (che vedere nella foto sotto), anche se la proprietà è spartita fra una grande quantità di società finanziarie che hanno la sede legale in vari paradisi fiscali (dalle Isole Vergini al Lussemburgo, passando per Panama), e quindi è abbastanza complicato risalire a chi c'è dietro...

Ora: essendo una S.p.A, la Panini deve rendere conto del suo operato prima di tutto ai suoi azionisti, e se i suoi azionisti investono nelle sue azioni è per averne dei profitti. Punto. Quindi, al netto di chi fa parte dello staff delle redazioni Disney, Comics o quant'altro, chi ha l'ultima parola sono gli imprenditori che hanno in mano l'azienda e che - se lo ritengono opportuno - possono richiedere, o meno, un certo tipo di approccio... Anche se di fumetti, fondamentalmente, possono anche non saperne nulla, e magari hanno una conoscenza del tutto approssimativa delle dinamiche che ci sono dietro.

Ora: la situazione finanziaria della Panini non è che sia proprio straordinaria (ne ho tracciato una breve storia QUI). Per evitare la bancarotta si è dovuta indebitare con le banche per una somma apocalittica, di cui ha garantito la restituzione entro il 2024. E parliamo di somme nell'ordine di centinaia di milioni di euro, tant'è che per risolvere il problema alla radice gli azionisti hanno messo in vendita il tutto da anni, anche se ovviamente nessuno è stato disposto a rilevare un'azienda che non ha ancora pareggiato i conti con le banche.

Comunque, in una situazione del genere, è ovvio che un imprenditore - che fa l'imprenditore e non l'editore o il lettore, e men che meno il benefattore o il mecenate - cerchi di spingere i comparti dell'azienda che rendono di più, come ad esempio quelli relativi alle figurine dei calciatori... Con tutta una serie di conseguenze a catena... Se, ad esempio, si sa che in Italia ci sono ancora oltre un milione di collezionisti di figurine a tema calcistico, e che al 90% sono maschi (i dati li trovate CLICCANDO QUI), viene da sè che l'azienda Panini (che le produce) voglia utilizzare Topolino per ALIMENTARE questa specifica categoria di consumatori fin da quando sono piccoli, a discapito delle altre... Ed è abbastanza ovvio, quindi, che le direttive che arrivano a Topolino vadano in questa direzione. Tant'è vero che, col tempo, Topolino ha finito per orientarsi verso un pubblico prettamente maschile (CLICCATE QUI)...

C'è qualcosa di illegale e/o riprovevole in tutto questo? Ovviamente no, però a livello marketing si tratta di una strategia devastante... Perchè se Topolino inizia ad essere considerato principalmente un veicolo promozionale (che oltretutto si DEVE rivolgere ad un pubblico prettamente e canonicamente maschile, composto per la maggior parte da appassionati di calcio) perde la sua identità, e il pubblico si disaffeziona.

Soprattutto se si vincolano le sue copertine a delle operazioni commerciali che poco e niente hanno a che fare con il suo spirito originario o se, al contrario, gli si blocca una copertina in memoria di Charlie Hebdo per paura che urti gli interessi incrociati di qualche imprenditore, che magari non vuole compromettere i suoi affari in paesi contrari alla libertà di stampa... O addirittura perchè qualcuno insinua il dubbio che, dopo la copertina su Charlie Hebdo, "arriveranno le copertine arcobaleno affinché le sensibilità Lgbt possano radicarsi al resto dei dispotismi psicologici reclutando giovani pionieri tra i piccini" (CLICCATE QUI).

Dite che sono un complottista?

Eppure, dopo che la famiglia Merloni (che faceva affari anche in Russia, Cina e Arabia Saudita), è uscita da Panini S.p.A. cedendo la sua quota di maggioranza (nel febbraio 2016), si è vista una copertina di Topolino con Tiziano Ferro (giugno 2017), peraltro nel mese del Gay Pride... Tutta una coincidenza? Chissà...

In ogni caso, SE Topolino ha davvero perso importanti fette di pubblico negli ultimi anni, con conseguente blocco del ricambio generazionale, si potrebbe anche spiegare la repentina chiusura di parecchie altre testate disneyane nell'ultimo periodo... Visto che il ricambio generazionale, in fatto di fumetti Disney, tradizionalmente partiva proprio da Topolino. E, ovviamente, se su Topolino si blocca tutto il resto viene da sè...

E tra l'altro un eventuale blocco del ricambio generazionale su Topolino bloccherebbe anche il suo potenziale promozionale per quel che riguarda le altre proposte della Panini S.p.A., cosa che - forse - potrebbe indisporre i grandi capi più di quanto non faccia il calo delle vendite in sè.

Quindi, se tutto questo fosse vero, verrebbe da pensare che i grandi capi, che ora più che mai hanno bisogno di aumentare i loro introiti per saldare i conti coi creditori, abbiano preteso una netta ripresa economica di Topolino in un determinato lasso di tempo (anche perchè la scadenza del 2024 non è poi così lontana)... Lasciando carta bianca anche per iniziative un po' azzardate, come ad esempio l'imponente PLASTICO della città di Paperopoli... Spalmato su almeno SETTANTA uscite settimanali, disponibili - guardacaso - solo per chi acquista Topolino...

Anche questa, quindi, era una strategia finalizzata ad aumentare le vendite e fidealizzare maggiormente il pubblico, nella speranza di amplificare i risultati che di solito si ottenevano allegando i classici gadget estivi da montare? Chissà...

Tra l'altro, questa estate, oltre a proseguire con gli allegati del plastico di Paperopoli, Topolino aveva pensato di mettere a disposizione un'ulteriore serie di gadget, peraltro con un sovrapprezzo non da poco! E magari dando per scontato che, come era accaduto in passato, i gadget prettamente estivi avrebbero potuto risollevare le vendite del settimanale... E sottovalutando, forse, il fatto che al giorno d'oggi degli auricolari, un orologio digitale e un campanello da bicicletta esclusivo (!) non sono esattamente degli articoli imperdibili... Diciamo...

Senza dimenticare che, per rilanciare il settimanale, c'è stato anche lo sbandieratissimo super rinnovamento di aprile, anche se nessuno ne sta più parlando: più storie, redazionali aggiornati e persino un nuovo font a prova di dislessici (nella speranza che tutti i dislessici d'Italia si precipitassero a comprare Topolino?)... Per non parlare, poi, della collaborazione con le scuole!

Di tutto questo avevo parlato QUI, ed effettivamente già allora avevo scritto di quanto questo "rilancio" avesse dei risvolti inquietanti e potenzialmente dannosi. Sarò sincero: tutto questo fiorire di iniziative, a ritmo così serrato, sembrava effettivamente una specie di corsa contro il tempo. E forse, adesso, si è capito il perchè.

A quanto pare - stando ad una grande quantità di voci che girano sul web e che NON sono state ancora smentite - Valentina De Poli, che è stata il Direttore Responsabile di Topolino e delle testate Disney negli ultimi 10 anni (dopo la sua fortunata esperienza sul mensile delle W.I.T.C.H.), sta per lasciare il suo incarico (o forse lo ha già lasciato).

Forse, dopo essere riuscita a risollevare le sorti di Topolino, che erano state abbondantemente compromesse dalla sua predecessora Claretta Muci, non è riuscita a soddisfare le sempre più impellenti richieste della dirigenza? D'altra parte se, per anni, la suddetta dirigenza ha imposto a Topolino delle scelte controproducenti, ma al tempo stesso ha preteso con sempre maggiore insistenza che recuperasse punti e tornasse agli antichi fasti (peraltro in un periodo non proprio facilissimo per tutta l'editoria cartacea), forse chiedeva un po' troppo...

Ovviamente non sapremo mai se le cose sono andate così e se Valentina De Poli lo ha fatto presente alla dirigenza... O se si è permessa di fare notare a chi di dovere che - forse - la responsabilità del calo di popolarità di Topolino aveva a che fare ANCHE con le direttive della Panini, che magari ha imposto certi contenuti e certe strategie, ignorandone le conseguenze nel lungo periodo...

Quel che si intuisce è che, perlomeno dall'episodio di Charlie Hebdo in poi, Valentina De Poli ha perso un po' di entusiasmo, anche perchè i suoi redazionali erano diventati sempre più brevi e meno partecipati. E si intuisce anche che la sua destituzione (o autodestituzione) è arrivata all'improvviso, e senza che fosse pronto un reale sostituto. Tant'è che - secondo le voci che circolano e che NON sono state smentite - la dirigenza avrebbe pensato di mettere al suo posto, almeno per ora, Marco M. Lupoi, che è già il Direttore Editoriale della Panini Comics in senso lato. Altro segno evidente che gli eventi si sarebbero susseguiti in maniera perlomeno concitata...

Infatti, se si legge il profilo linkedin di Valentina De Poli (che trovate QUI), si scopre che aveva i seguenti compiti:

Oltre alla gestione del settimanale che prevede il coordinamento di 12 giornalisti e un centinaio di collaboratori tra giornalisti, autori, editing editoriali, grafica freelance:

- responsabilità editoriale e creativa sull'intero portafoglio testate 8 mensili (96 numeri); 5 bimestrali (30 numeri); 1 trimestrale (4 numeri); 1 quadrimestrale (3 numeri); più di 40 tra one shot e edizioni speciali. Per un totale di più di 200 pubblicazioni all'anno.

-Direzione, gestione team, progettazione, piani editoriali, confronto con concessionaria pubblicitaria, organizzazione attività dedicate, partecipazioni istituzionali. Attività di BtoB. Organizzazione eventi. Partecipazione diretta a fiere di settore e letterarie. Relatrice eventi.


Quindi il suo era un lavoro a tempo pieno, e affidarlo ad una persona che - per quanto preparata - ne porta già avanti uno altrettanto impegnativo sarebbe una scelta abbastanza surreale, che sembra dettata più che altro da una situazione di emergenza.

Perciò verrebbe da pensare che una simile situazione di emergenza sia stata messa in atto da qualcuno che, in effetti, non ha le idee molto chiare a proposito dei meccanismi gestionali delle case editrici... E a cui, fondamentalmente, questi risvolti non interessano... E cioè i grandi capi, che magari - dopo una veloce lettura dell'andamento dei dati di vendita e dei relativi ricavi - sono giunti alla conclusione che un repentino cambio ai vertici di Topolino potrebbe fare magicamente la differenza, riportando in cassa fiumi di denaro...

A me, non so perchè, è venuta in mente la parabola della trave e della pagliuzza nell'occhio...

In ogni caso non sapremo mai in che misura l'andamento di Topolino sia stato condizionato da Valentina De Poli (che comunque, mi dicono, essere stata molto amata dai lettori) e in che misura sia stato influenzato dalle direttive che arrivavano dall'alto. Quindi dare dei giudizi obbiettivi su tutta la vicenda è abbastanza arduo... Anche perchè, pur non essendoci smentite, non ci sono ancora state nemmeno conferme ufficiali.

 A parte un ambiguo editoriale nell'ultimo numero, che sembra tanto un messaggio in codice...


L'unica cosa certa è che, utilizzando una metafora calcistica, l'allenatore si cambia quando la squadra non vince più più, quindi è evidente - a questo punto - che se il Direttore verrà sostituito vorrà dire che davvero Topolino non riusciva più a trovare la quadra e ad intercettare i gusti del pubblico, che da piccolo non si affezionava davvero al settimanale e che da grande non continuava più a seguirlo... Con tutte le perdite economiche del caso.

Quindi la domanda più importante di tutte è: di quale pubblico stiamo parlando?

Lo stesso pubblico che invece di passare il suo tempo libero leggendo storie di animaletti buffoncelli e (spesso) senza spessore, che si muovono in un contesto totalmente incongruente (e finiscono regolarmente per promuovere il calcio), preferisce buttarsi nella sezione KIDS delle librerie? Dove magari può imbattersi in cose come "IN SCENA" di Raina Telgemeier?

O forse parliamo dei bambini che si sono abituati al nuovo modo di intendere l'avventura e l'umorismo nei prodotti e nell'animazione "for KIDS"?

Magari parliamo del pubblico che invece di leggere pagine e pagine di interviste a calciatori e di risultati calcistici avrebbe preferito recensioni e pagelle sui migliori videogiochi da acquistare? O magari sui migliori manuali per produrre slime fatto in casa?

O forse parliamo del pubblico che sta iniziando a conoscere il mondo Disney attraverso i canali tematici e le nuove DuckTales (con tanto di ammiccamenti gay), in cui NON ci sono puntate dedicate al calcio, ma magari al golf?

Insomma, nell'attesa di conferme ufficiali, direi che gli spunti di riflessione non mancano.

In ogni caso se a monte ci sono dei problemi, e soprattutto delle ingerenze aziendali un po' deleterie, non sarà la sostituzione di Valentina De Poli a cambiare le cose... Questo è poco, ma sicuro.

A questo punto sarà molto interessante vedere che cosa accadrà... Anche perchè un po' di nodi stanno iniziando a venire al pettine... E, anche se può suonare un po' sadico ricordarlo, "io lo avevo detto".

Alla prossima.

P.S. Poco dopo la pubblicazione di questo post la sostituzione di Valentina De Poli è stata ufficializzata con uno scarno comunicato stampa della redazione e con un redazionale in cui il nuovo direttore editoriale,  Alex Bertani, porge i suoi saluti (CLICCATE QUI). Marco M. Lupoi è confermato nel ruolo di Direttore Responsabile (e, se non altro, adesso avremo il primo Direttore Responsabile gay dichiarato e felicemente coniugato nella storia del settimanale). Da notare che Alex Bertani, fino ad ora, aveva ricoperto la carica di Direttore Mercato Italia presso Panini Comics... E che assieme a Valentina De Poli è stata rimossa anche Emanuela Peja, già Senior Marketing Manager di Topolino dal 1992!!! Quindi sarei portato a pensare la mia analisi non è stata poi così sballata, dopotutto...

P.P.S. Dopo l'esperienza su Topolino Claretta Muci finì a lavorare per Novella 3000, spero vivamente che a Valentina De Poli le cose vadano meglio, perchè se lo merita.