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lunedì 4 gennaio 2010

LA LETTERA DI OGGI

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Oggi volevo rispondere pubblicamente a un post molto interessante di qualche giorno fa. Un anonimo lettore (nota: sarebbe carino se firmaste sempre, anche con uno pseudonimo fisso) interviene sulla difficoltà di mantenersi facendo i fumettisti e scrive:

"Volevo rispondere a Mauro Padovani che la gente capisce benissimo che fare fumetti è difficile, e pensa sia giustissimo così. Mi spiego: ognuno di noi conosce un sacco di gente che ha fatto un cd, o scrive storie o dipinge. Di solito, anche se la persona in questione è molto brava si tratta di hobby. Perché diventi qualcosa di più la persona deve dimostrare di saper produrre qualcosa di davvero particolare e con costanza in buona quantità (so che ci sono buoni a nulla trattati come fossero chissache, ma non è questo il punto). Altrimenti il loro continua ad essere giustamente solo un hobby, come quello di un mio amico che ha pubblicato un paio di romanzi e continua a fare il lavoro di prima. Ora perché coi fumetti gay dovrebbe essere diverso? Solo perché sono gay? Peccato - ed è qui che volevo arrivare - che al mondo non esiste il lettore di fumetti gay, ma solo il lettore di fumetti. E questo lettore se ha da scegliere tra fumetti americani disegnati e colorati alla perfezioni e un fumetto gay che al più si può definire amatoriale, è ovvio che anche un gay finisca per scegliere il primo. Questo mi fa dire due cose: la prima è che finché non ci sarà un fumetto che sia per storia che per qualità grafica non sia al pari di quello che possiamo trovare in edicola targato Marvel o DC non ci sarà una solo possibilità che questi fumetti siano altro che una nicchia microscopica. Due, che forse si può produrre di più quando disegnare è un hobby piuttosto che un lavoro. Almeno si ha un introito fisso e anziché stare a preoccuparsi di arrivare alla fine del mese si può lavorare con serenità. anch'io per esempio pubblico due pagine di un mio fumetto suo web ogni settimana. Da un lato è "più" di quello che fa Vale, ma dall'altro non mi sognerei di camparci..."

Mhhh... Vediamo un po'...
Se ho capito bene il succo di questa e-mail è che se uno è straordinariamente bravo può trasformare la sua passione artistica in un vero lavoro, altrimenti è meglio che gli dedichi solo i ritagli di tempo e non provi nemmeno a camparci. In particolare questo discorso varrebbe nel caso dei fumetti gay, per i quai il fatto che sono "gay" non inciderebbe sul fatto che i loro lettori ( gay) - in quanto appassionati di fumetti - preferiscono comunque spendere soldi per fumetti "non gay" di qualità maggiore. Inoltre se si tiene la passione per i fumetti come un hobby si produrrebbe di più e con più serenità, visto che la pagnotta è comunque assicurata.
Per rispondere comincio dall'ultimo punto sollevato: sicuramente è vero che un lavoro fisso e sicuro, che magari non ha niente a che fare coi fumetti, può garantire una base di stabilità maggiore. Però è anche vero che non tutte le persone sono uguali: prima di seguire fumetti, illustrazioni e affini a tempo pieno ho tentato di portare avanti lavori paralleli, ma poi non avevo più la forza per concentrarmi sui disegni... Invidio molto chi riesce a farcela, ma non è il mio caso. Oltretutto io, all'idea di non avere la forza di dedicarmi ai fumetti, stavo proprio male, quindi la scelta è venuta da sè. Inoltre mettiti nei miei panni: non sono esattamente uno che si è improvvisato disegnatore di fumetti tre mesi fa. Dal 2001 in poi i miei fumetti hanno sempre avuto buoni riscontri e la gente che li apprezzava non è mai mancata: ha ancora senso considerarlo solo un hobby? Il che ci porta a una seconda considerazione. Sei proprio sicuro che chi legge un fumetto gay, e in particolare un mio fumetto gay, sia un lettore di fumetti in senso lato? Magari questo vale nel tuo caso, ma la sensazione che ho sempre avuto confrontandomi con i miei lettori è che buona parte di loro gradiva ciò che facevo a prescindere dalle altre cose che - eventualmente - leggeva. Spesso i miei fumetti erano i primi fumetti che riusciva a seguire e a cui si appassionava (e questo meriterebbe un'analisi a parte). Sicuramente non esiste il "lettore di fumetti gay", ma esiste il lettore gay che cerca fumetti in cui si può identificare. A questo punto qualcuno si chiederà perchè, allora, è così difficile campare di fumetti, magari a tematica gay. Dopo anni che mi cimento in questo settore, forse ho trovato qualche risposta. Il punto non è tanto il fumetto o il lavoro di fumettista in sè, quanto il circuito distributivo e l'investimento iniziale a cui si può accedere. Non voglio dilungarmi troppo citando le mie esperienze personali da RAINBOWS in poi, ma penso che sia ovvio che - al di là del fumetto e del fumettista - ci sono altri fattori che sono determinanti. Gengoroh Tagame in Giappone e Patrick Fillion in Canada campano di fumetti gay, e magari qualcuno penserà che sono casi limite, ma resta il fatto che hanno iniziato a farsi conoscere facendo gli illustratori erotici per riviste gay che - tanto per cambiare - in Italia non esistono... Senza contare che in un certo senso hanno seguito il solco tracciato da qualcun altro prima di loro. Nel mio caso, e nel caso degli altri creatori di fumetti gay italiani (come Mauro Padovani, ma è solo la punta dell'iceberg) non è stato così... E tanti hanno rinunciato non tanto perchè era impossibile campare di quello, quanto perchè si sono ritrovati in una situazione troppo sfavorevole per la pubblicazione, la promozione e la valorizzazione del loro lavoro. Magari in futuro tornerò su questo argomento, perchè merita una trattazione approfondita. Volevo concludere dicendo che - per fortuna - anche se i fumetti Marvel e DC Comics sono di qualità sempre più elevata (anche perchè ci lavorano sopra equipes di professionisti super specializzati), non possono essere considerati l'unico punto di riferimento. Fortunatamente il fumetto si può esprimere in una infinità di modi e forme diverse, ed essere sempre splendido. Qui mi limito a citare Marjane Satrapi, strafamosa fumettista francese di origini iraniane (che vedete nella foto qui sotto).
Nonostante un tratto semplicissimo e a dir poco povero, a base di bianchi e neri a pennarello, è sempre riuscita a realizzare fumetti bellissimi e commoventi... A partire dal suo racconto autobiografico PERSEPOLIS (dal quale è stato anche tratto un film, e che vi raccomando caldamente)...
Ma se proprio volessimo restare in ambito gay e lesbico potrei citare Alison Bechdel (foto sotto), che è un'altra che campa realizzando fumetti tutta da sola, con uno stile povero e personale, ma perfettamente funzionale alle storie che vuole raccontare.
E poi vogliamo parlare di Ralf Konig??? Cosa ha in comune Ralf Konig con lo stile dei fumetti Marvel e DC? Eppure parliamo di un autore che ogni volta che esce con qualche fumetto nuovo ha un grande successo e può permettersi di vivere (presumo anche bene) facendo solo quello....
E potrei andare avanti con altri esempi... Ma tutta questa gente, al di là di una grande passione per il linguaggio del fumetto e un talento coltivato con dedizione, ha in comune anche una vita costellata da una buona dose di disagi e di difficoltà prima di riuscire a campare di fumetti... Quindi, se uno vuole arrivare fino in fondo e ci tiene davvero dovrebbe prendere esempio da loro, piuttosto che arrendersi e gettare la spugna... Anche se, per correttezza, bisogna comunque notare che hanno avuto un "piccolo" vantaggio rispetto a me e agli altri aspiranti fumettisti italiani... E cioè il fatto che hanno vissuto in nazioni in cui il fumetto era tenuto in debita considerazione e non era monopolizzato da pochi editori uguali a sè stessi da sessant'anni, nonchè il fatto che in queste nazioni (per quel che riguarda i fumetti GLBT) c'era un rapporto decisamente più disinvolto con certi temi (sia da parte degli editori che da parte del pubblico, che magari non si è mai fatto problemi ad aquistare certe cose)... Non sono cose da sottovalutare, penso.
Voi cosa ne pensate?
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9 commenti:

Luca ha detto...

Condivido alcuni aspetti della lettere, ma sono sicuro di una cosa: non sono un appasionato di fumetti, ma ormai seguo Vale da svariati anni (4? 5? mah). Ha ragione quando dice che una parte (credo) consistente dei suoi lettori siano lettori di fumetti "sui generis", che apprezzano il suo prodotto, ma non si sognerebbero mai di andare in una fumetteria a comprare dei fumetti (anche di wally). Un po' per pigrizia e un po' perchè preferiscono essere dei "lettori della domenica" piuttosto che scoprirsi appassionati di fumetti.

DevilsDocry ha detto...

in un certo senso sono d'accordo sulle premesse della lettera, poco invece sulle conclusioni.
Comunque per quanto riguarda i fumetti di Valeriano io penso che semplicemente l'Italia non è e non sarà mai (nel lasso di vita che ci è concesso) un mercato adatto. E' brutto, è triste, fa incazzare, ma è la realtà. Se Valeriano vuole, come è giusto, campare (BENE) con la sua arte (anche quella porno) deve cambiare mercato.
Andrea (PG)

july ha detto...

Ciao wally!
Colgo l'occasione perché è un po' che ci penso e vorrei darti alcuni consigli sperando possano esserti di aiuto.
Visti i dati che dai sulla frequenza del tuo blog mi pare tu possa vantare un ottimo punto di partenza come pubblico. Tuttavia viste le difficoltà editoriali ti proporrei due cose:
1. google ads ha evidentemente un sacco di problemi, ma tu sei fortunato, hai un pubblico fedele e ben preciso: lettori di fumetti gay. A questo punto perché non contattare aziende interessate a una pubblicità sul tuo blog? Ad esempio la casa editrice italiana di Gengoroh Tagame con cui mi pare tu abbia già buoni rapporti? Anche perché se non sbaglio sono stati felici della pubblicità che hai fatto loro. Potrebbe mettere una bella vetrina a fianco al tuo blog.

2. Ormai costruire un sito è diventata una cosa molto semplice e poco costosa (io ne ho fatto uno con joomla e pago 30 euro all'anno con hosting dalla tiscali). In vista dei tuoi nuovi lavori perché non cosrtuirne uno e pubblicare direttamente lì aggiungendo pubblicità e al contempo la possibilità di comprare i tuoi lavori o gli altri da te pubblicati su Lulu? Un bel sito è anche un modo per aumentare le visite. Ci starebbe la sezione blog, la sezione negozio e la sezione fumetti online. Una volta costruito gestirlo sarebbe semplice come gestire il blog.

Questo è quanto. Fammi sapere cosa ne pensi, magari ci hai già pensato e non ha funzionato.

dispari ha detto...

Ciao leggo da poco il tuo blog, ma ti conoscevo da gay it. La tua analisi sul discorso della distribuzione/visibilità non fa una piega. Per esperienza personale (di illustratore fantasy/Shi-Fi/Super) a parte sporadiche e poco soddisfacenti esperienze in italia le opportunità maggiori per iniziare a pubblicare le ho avute dall'estero. A volte mi sono chiesto se non valesse la pena provare qualcosa nell'ambito dell'erotismo gay ma il panorama è desolante. I consigli di autogestirsi la promozione sono sempre validi, ma occhio ragazzi! stare dietro ad aggiornare un sito/blog, essere presenti in community, intervenire in forum, aggiornare una gallery è un lavoraccio che raramente porta grandi risultati diretti - e riduce notevolmente le ore di lavoro al tavolo di disegno (o equivalente) - la pubblicità di facebook è risaputo che non genera un gran ché - al giorno d'oggi è necessario avere questo genere di vetrine ma non sono "la soluzione". LuLu e il mercato dell'editoria elettronica e/o PrintonDemand sono interessanti opzioni (alcune le impiego per progetti personali) anche esse richiedono attenzione e ore di lavoro ma sono opzioni che comunque continuano a soddisfare una minima frazione di quello che potrebbe essere un potenziale mercato, definendo il cliente tipo in: 1) Gay/curioso (e non troppo timoroso di fare ordini di materiale gay e per giunta erotico), 2) Lettore di fumetti 3) utente internet smaliziato, 4) in possesso di Carta di Credito (e probabilmente maggiorenne) , 5) intenzionato a usarla sul web... requisiti che restringono in modo impressionante il bacino di utenza... E tutto questo prima che si parli di stile Marvel o DC, di colore o B/N, di erotismo o pornazzi...

Come per la "comunità" gay in generale si dovrebbe prima riuscire a formare una massa critica (di illustratori/fumettisti GLBTT*) che assieme crei un momento di aggregazione pubblica (un sito web che raccolga gallery o webcomics ad esempio) che sia un accentratore di attenzione verso il pubblico dei lettori di fumetti gay e non solo (se c'è in Italia non lo so - e se non lo so vuol dire che non è efficace nell'autopromuoversi). Ricreando quel genere di vetrina che manca.

My 2 cent,
Danilo

Anonimo ha detto...

Ciao!
Ogni forma d'Arte rientra in una sfera di "soggettività" che implica sacrificio e difficoltà...ora questo vale tanto per chi scrive romanzi tanto per chi disegna fumetti o per chi danza sulle punte...è la condanna dell'artista. Ora il punto è se arrendersi e farne un semplice hobby ( per sopravvivere alla sfiducia del mancato riconoscimento) oppure lottare per quell'Arte che è la prima a lottare in noi. Apprezzo la seconda scelta...come va a finire lo si accetterà con meno amarezza.
Un saluto!
Nicola

loran ha detto...

Certamente se uno fa un libro un fumetto un quadro e basta difficilmente diventerà famoso con solo questo, certo la qualità ha la sua importanza, ma posso dire al autore della lettera (e parlo per esperienza personale nel campo della pittura) che uno può anche produrre con costanza e qualità, ma se non trova un editore o un gallerista che intravedono la possibilità di guadagnare attraverso l'opera dell'artista altrettanto difficilmente riuscirà a mangiare con la propria arte.

Mauro Padovani ha detto...

Penso che i fumetti gay sono acquistati e letti prevalentemente da lettori omosessuali, a differenza dei supereroi.
Nel mio caso io ho fatto fumetti per un pubblico variegato (etero e gay-bear), ho fatto anche cose professionali, ma causa alcuni probelmi personali ho dovuto smettere per qualche anno di disegnare.
Adesso sto facendo questo volume a tematiche gay (Winter's Moon) per la Francia e sono in attesa di altri progetti non gay o pornografici.
Sinceramente la qualita' dei fumetti gay e' molto elevata, basta vedere il catalogo dell'H&O Editons, che ha come autori di punta Tagame, Logan e Fillion, che nulla anno da invidiare agli altri fumetti mainstream.

spandex ha detto...

La cosa che mi ha lasciato perplesso leggendo questo post è il modo in cui hai tirato in ballo alcuni autori molto importanti per ragioni assolutamente marginali, quando le loro storie potevano fornire spunti molto più intererssanti al discorso che stavi facendo su ciò che serve per sfondare nel difficile mondo del fumetto.
L'autrice di Persepolis, per esempio, deve la sua fama al fatto di essere la prima disegnatrice a parlare di un certo mondo con un certo linguaggio, quello dei fumetti. E il suo stile sembra fatto apposta per essere apprezzato sia da chi conosce il fumetto -e quindi può notare una certa sofisticazione dietro l'apparenza semplice- sia dal pubblico generale, che accetta quello stile in quanto sembra proprio quello che una disegnatrice iraniana potrebbe produrre.
Se devo pensare a una ragione alla base del successo di Konig non posso invece non pensare a come i suoi fumetti siano fatti pensando in primo luogo alla serielizzazione in rivista, inserendosi nei canoni -anche grafici- di un certo fumetto "colto", elementi che fanno sì che l'autore sia pubblicato anche in Italia e ciò che più importa in una rivista letta da tutti, non solo dai gay.
Anche per quello che riguarda Fillion, il fatto di aver pubblicato illustrazioni in alcune riviste erotiche può aver avuto un certo peso, ma personalmente sono portato a cerdere assai limitato, soprattutto se consideri che gran parte dei suoi lavori sono stati fatti per riviste etero, e anche quando è passato al gay è stato per lavorare per una rivista specializzata in maschi dalla pelle nera, il cui lettore medio mi pare ben diverso dal pubblico a cui si rivologe Fillion oggi (pur fatta salva la differenza di skin colors per varietà). Per cui a conti fatti l'elemento chiave per il successo di Fillion mi sembra anche qui la sua capacità di essersi inserito in un mondo più ampio, quello del fumetto di supereroi, puntando a tutti quei lettori che evidentemente amano questo tipo di letture anche per i bei maschietti in spandex e che alle volte vorrebbero qualcosa di più.
Da questo punto di vista gli autori da te citati hanno quindi fatto tutti l'opposto di quello che, come hai spiegato proprio in questio post, cerchi di fare tu, proponendoti come "autore di fumetti in uno stile e formato che usi solo tu, per lettori che leggono solo te". Non credi?

Wally Rainbow ha detto...

Mhhh... Forse il post era troppo lngo ed era difficile seguirlo... Ho citato Konig, Betchel e Satrapi solo per dimostrare che si può essere fumettisti di successo anche senza i virtuosismi tecnici dei fumetti di supereroi di ultima generazione. Che poi la Satrapi sia accettata in quanto ci si accontenta del suo stile in quanto "iraniana" mi sembra un'affermazione un po' infelice. Che poi gli altri autori si inseriscano in un solco già tracciato da altri l'avevo scritto anche io, e d'altra parte pure io faccio altrettanto. Il problema è che i solchi che ho scelto di seguire io, in Italia, non li aveva ancora seguiti nessuno (^__^).