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martedì 15 luglio 2008

LA LETTERA DI OGGI

Ciao a tutti e a tutte, come state?
Oggi volevo rispondere pubblicamente a una domanda che mi è stata fatta nel post precedente, infatti Nico scrive:

Ciao !
Ho una piccola domanda da straniero, che mi disturba ormai da anni... Perché tutti questi fumetti italiani sembrano tutti cosi americani ? Non critico l'influenza dei comics, ma perché, per esempio, usare nomi americani, ecc. ?
Se potesse rispondermi, sarebbe bello...

Ma che bella domanda! Siccome secondo me la cultura del fumetto è importante a prescindere dal fatto che questo blog parla soprattutto di fumetti GLBT ti rispondo volentieri, anche perchè la tua è una curiosità legittima. Cominciamo facendo un po' di storia: i fumetti come li conosciamo oggi "nascono" nel 1895, quando il signor Joseph Pulitzer (che ha dato il nome anche a un famosissimo premio giornalistico) era direttore del New York Herald e volle inserire in questo quotidiano un supplemento domenicale nuovo e colorato. La scelta cadde su Hogan's Alley, una serie di illustrazioni satiriche realizzate da Richard F. Outcault, che descrivevano la vita nei quartieri poveri di New York. La vera novità di queste illustrazioni era che uno dei personaggi ricorrenti era un ragazzetto calvo che indossava un lungo camicione giallo, su cui ogni volta era scritto ciò che pensava di quello che accadeva intorno a lui. Quel personaggio è conosciuto come Yellow Kid ed è considerato il primo personaggio a fumetti mai realizzato (anche se in effetti in Europa qualcosa di simile si era già visto, ma questa è un'altra storia). Successivamente le parole non comparirono più solo sul camicione di Yellow Kid, ma anche in nuvolette che partivano dalla sua bocca e da quella degli altri scapestratissimi personaggi delle tavole di Hogan's Halley, e una volta collaudata la dinamica i lettori dimostrarono di gradirla molto. Fu così che di lì a poco tutti i quotidiani americani ebbero il loro supplemento domenicale a fumetti, tant'è che i primi grandi personaggi a fumetti svilupparono le loro storie proprio attraverso le tavole domenicali dei quotidiani americani. Fino agli anni 30 i fumetti erano fondamentalmente di tipo umoristico o satirico, e siccome Yellow Kid era un ragazzetto i protagonisti dei primi fumetti furono tutti bambini, il che contribuì ad alimentare il pregiudizio per cui i fumetti si rivolgevano prevalentemente a questa fascia d'età. Il fumetto satirico Krazy Kat lanciò anche la moda dei fumetti aventi animali più o meno antropomorfi come protagonisti. Comunque più o meno in quel periodo i fumetti arrivarono anche in Italia, quando il Corriere della Sera propose un supplemento domenicale sul modello americano: Il Corriere dei Piccoli. Era il 1908 e buona parte del materiale che pubblicava era di importazione statunitense, anche se i personaggi venivano italianizzati (Buster Brown divenne "Mimmo Mammolo", Felix the cat divenne "Mio Mao", Happy Hooligan divenne "Fortunello" e così via) e le nuvolette venivano "eliminate" per essere sostituite da più educative rime baciate sotto ogni vignetta. Ovviamente c'erano anche personaggi italianissimi realizzati in Italia. Negli anni 30 i fumetti americani divennero sempre più realistici, ma anche in quel caso quando arrivarono in Italia (su nuovi settimanali a fumetti come "L'Avventuroso") tendevano a italianizzarsi. Tim e Spud, protagonisti di "Tim Tyler's Luck" divennero Cino e Franco, Phantom divenne l'Uomo Mascherato e via dicendo. Personaggi come Mandrake e Flash Gordon mantennero il loro nome, ma forse questa fu una scelta dettata più dal fatto che agivano in ambientazioni esotiche e surreali - e quindi stavano bene con un nome insolito - piuttosto che dalla volontà di rispettarne l'origine anglofona. Il regime fascista, però, bloccò l'importazione di fumetti dagli USA e propose unicamente fumetti ed eroi italiani. Quando la Seconda Guerra Mondiale finì e l'Italia venne prima liberata e poi assistita dagli Stati Uniti (con il piano Marshall), iniziò una massiccia colonizzazione culturale (soprattutto attraverso il cinema, seguito presto dagli altri media), e fu inevitabile che i fumetti riflettessero questo clima. L'America divenne una specie di mito, e non è un caso se in quel periodo ci fu l'esplosione dei fumetti western italiani (il che, se ci pensate, è un fenomeno abbastanza curioso considerando che il vecchio west non ha nulla a che fare con l'Italia). D'altra parte la vita nell'Italia di quel periodo era ben triste, e realizzare dei fumetti di evasione ambientati nel nostro contesto non aveva alcun senso. Col passare del tempo aumentarono i fumetti italiani ambientati al di fuori della nostra nazione, e possibilmente negli USA, e questo rese inevitabile l'utilizzo di nomi anglofoni. Ovviamente questo fece anche in modo che i nuovi fumetti importati dagli USA mantenessero sempre più spesso i nomi originali (a parte qualche goffo tentativo, come quello di trasformare Superman in Nembo Kid). Col tempo, però, questa situazione ha assunto i contorni di un complesso di inferiorità, tant'è che pian piano aumentarono anche i personaggi con un'ambientazione non statunitense, ma con nomi anglofoni. La Bonelli, che a tutt'oggi sarebbe il più grande editore di fumetti avventurosi italiano, fino a qualche anno fa non aveva nessuna testata dedicata a un personaggio italiano o con un titolo che ricordasse l'Italia. Questo trend dal secondo dopoguerra a oggi è stato in crescita, ed è stato più volte rinvigorito... Col grande successo dei fumetti di supereroi a partire dagli anni 70, ad esempio, o con l'arrivo di serial televisivi statunitensi sempre più curati, originali e coinvolgenti. Il fatto che poi in Italia il fumetto sia sempre stato considerato un sottoprodotto culturale da cui prendere le distanze e su cui non investire non ha certo giovato. E probabilmente è anche per questo che oggi, mentre in Francia i fumetti sono una delle forme di narrativa più popolari (con tanto di volumi best seller a cui i TG nazionali dedicano interi servizi), in Italia non vengono quasi mai nominati al di fuori del giro degli appassionati... E probabilmente è anche per questo che, mentre in tutto il mondo si realizzano film di successo tratti da fumetti di successo (da Spider-Man ad Asterix), in Italia non accade nulla del genere... E anzi l'annunciato film dedicato a Dylan Dog verrà prodotto nei prossimi anni dall'hollywoodiana Miramax (e il protagonista sarà interpretato da Brandon Routh, lo stesso di Superman Return). Per la serie "non sfruttiamo le buone idee e facciamole sfruttare dagli altri", quando è risaputo che lo Stato Italiano elargisce fondi su fondi per produzioni cinematografiche che si rivelano dei flop clamorosi o che addirittura non trovano distribuzione. Che dire ? Forse il fatto che ci sia questa passione reverenziale per gli Stati Uniti dipende anche da una sorta di inconscia consapevolezza che l'Italia era e rimane un paese che è meglio non prendere come riferimento... Avrebbero senso dei supereroi ITALIANI in un paese in cui le persone e le attività disoneste vengono premiate e addirittura ottengono il consenso popolare? Avrebbe senso dedicare un fumetto a donne detective ITALIANE , quando in Italia la massima aspirazione femminile è la carriera di velina? Avrebbe senso proporre dei fumetti incentrati sull'autorealizzazione personale e sul trionfo delle qualità individuali di persone ITALIANE quando nel nostro paese la meritocrazia è un miraggio e in tanti ottengono successo solo perchè hanno delle spinte di dubbia natura? Avrebbe senso fare dei fumetti con eroi ITALIANI giovani e capaci di cambiare il mondo, quando nel nostro paese chi detiene il potere a tutti i livelli sono gli over 60? Avrebbe senso ambientare dei fumetti avventurosi e dinamici in una nazione come la nostra, con la sua realtà assopita e rassegnata? Da qualche anno qualcuno sta proponendo un supereroe italiano, Capitan Novara, ma penso che sia straordinariamente simbolico il fatto che le sue avventure vengano pubblicate a livello locale su tovagliette alimentari usa e getta. Così come è indicativo che il più seguito settimanale per bambini italiano, Topolino, sia dedicato a personaggi creati negli Stati Uniti, che giustamente hanno le loro case e le loro vite in quella nazione. Forse mi sbaglierò, ma questi sono tutti segnali che secondo me non andrebbero sottovalutati...Forse dal secondo dopoguerra a oggi il nostro paese non è poi così cambiato. Voi cosa ne pensate?

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