Ciao a tutti, come va?
Con l'avanzare dell'estate, come da copione, cominciano a trapelare le prime indiscrezioni sul programma e sui contenuti di LUCCA COMICS & GAMES, e - come forse saprete anche voi - quest'anno il fronte delle polemiche si preannuncia già interessante e ricco di spunti di riflessione. Perlomeno a giudicare dal botta e risposta che c'è stato la scorsa settimana dalle parti del Comune di Lucca, durante la seduta congiunta delle Commissioni partecipate e cultura, dove erano
presenti anche i vertici di Lucca Crea per parlare dell'edizione 2019 di
Lucca Comics & Games. Perchè l'ente che organizza la manifestazione ha dovuto presentare il suo programma in Comune? Perchè, nel caso non lo sapeste, la più grande manifestazione italiana dedicata all'immaginario POP è gestita a monte dal Comune che la ospita, attraverso una partecipata.
Tutte le più grandi manifestazioni mondiali, con cui ogni anno Lucca prova a competere, sono gestite da società messe in piedi da appassionati, che con gli anni hanno saputo trasformare degli eventi di portata locale in eventi di interesse globale. É così per le grandi manifestazioni statunitensi e giapponesi, e per buona parte di quelle europee. L'unica, parziale, eccezione è rappresentata da Angoulême, dove il Festival è gestito da una S.r.L. che deve collaborare col Comune, ma che ne resta indipendente, anche a livello di contabilità (tant'è che gli scontri fra la S.r.L e il Comune non sono mai mancati). Ho parlato più nel dettaglio di questa situazione in diverse occasioni (ad esempio QUI e QUI). In realtà, per dire le cose come stanno, bisognerebbe ricordare che quando il Salone del Fumetto arrivò a Lucca era gestito da un'associazione di appassionati. Infatti è stata una delle più antiche manifestazioni di questo tipo (naque nel 1966) e solo nel 1968, per gestirla in maniera più formale, chi la organizzava costituì l'associazione IMMAGINE (il logo lo vedete sulla copertina del catalogo realizzato per i primi trent'anni della manifestazione). Quindi, per i primi due anni, l'evento era stato organizzato addirittura da un gruppo informale...
IMMAGINE era presieduta da Rinaldo Traini (che è morto lo scorso 4 giugno, alla bella età di 88 anni). Rinaldo Traini non era proprio l'ultimo dei nerd, e infatti arrivò a IMMAGINE dopo che - nel 1960 - venne incaricato, dall'Istituto di Pedagogia dell'Università di Roma, di creare un Archivio Internazionale della Stampa a Fumetti. Dopodichè, dal 1965, divenne anche un apprezzato editore, con la casa editrice Comic Art. Fatto sta che, alla fine degli anni Ottanta, il Comune sembrò finire i finanziamenti, tant'è che l'edizione del 1988 saltò, e dal 1989 fu necessario costituire una nuova realtà: l' Ente autonomo Max Massimino Garnier (un nome scelto in memoria di un cartoonist molto popolare per i suoi fumetti e, soprattutto, per i personaggi che aveva creato per vari caroselli televisivi assieme a Paul Campani).
Questo ente raccoglieva anche diverse amministrazioni comunali, tra cui quella di Lucca, e in questo modo fu possibile proseguire la manifestazione, e trovare i fondi necessari per qualche altro anno. Fino a quando, nonostante la crescente popolarità dell'evento, il Comune disse che non riusciva comunque a finanziare la manifestazione tramite l'Ente. Nel 1994, dopo che il Comune fece ritardare di un giorno l'inizio della manifestazione, per via di una serie di mancati controlli, IMMAGINE pensò che la misura fosse colma, e decise di lasciare l'Ente e di concentrarsi sull'organizzazione di manifestazioni simili a Roma, a partire da Expocartoon (che però fece una brutta fine, facendo fallire Rinaldo Traini e mandandolo in depressione, ma questa è un'altra storia). Gradualmente l'Ente venne fagocitatò dal Comune e si trasformo in una partecipata alle sue dirette dipendenze nel 2000, quella che adesso si chiama Lucca Crea. E casualmente, da quel momento in poi, i finanziamenti non sono mai mancati e l'evento si è trasformato nella gigantesca sagra POP che conosciamo oggi.
A pensare male verrebbe persino la tentazione di ipotizzare che, quando il Comune ha iniziato a fiutare i benefici che sarebbero derivati dalla sua diretta gestione dell'evento, abbia cercato deliberatamente di estromettere chi l'aveva ideata (e magari non era interessato a puntare sui suoi risvolti più turistici/folkloristici/commerciali). Ovviamente non sapremo mai dove sta la verità (anche se all'epoca le allusioni al riguardo, sulle riviste e sulle fanzine, furono molteplici), ma sicuramente quello che sappiamo è che l'organizzazione della manifestazione, oggi, è una diretta emanazione del Comune e delle sue dinamiche interne... E che quindi deve rispondere delle sue scelte anche in sedi che, generalmente, sono del tutto estranee a chi organizza manifestazioni di questo tipo. Questa anomalia è diventata particolarmente evidente proprio la scorsa settimana, per l'appunto, quando Lucca Crea - dopo avere esposto il programma - ha dovuto rendere conto ai consiglieri dell'opposizione di uno spettacolo teatrale ispirato al romanzo grafico Cinzia, di Leo Ortolani... Che ha avuto un grande successo di pubblico e critica, e che racconta l'esperienza di vita della transessuale più famosa del fumetto italiano (anche perchè è nata sulle pagine del popolarissimo RAT-MAN).
In realtà dovrebbe trattarsi di un musical, e a quanto pare Leo Ortolani aveva detto di avere pensato a questo fumetto come ad un musical anche in tempi non sospetti (CLICCATE QUI). Fatto sta che, come ampiamente riportato dalla stampa nazionale e dagli spazi dedicati al fumetto, nel Comune di Lucca qualcuno ha invocato - di nuovo - lo spauracchio della "deriva gender", e qualcun altro ha anche avuto da ridire sul fatto che, fra tanti temi legati alle sfaccettature del concetto di "umanità" (che dovrebbe essere il filo rosso di questa edizione, intitolata BECOMING HUMAN) si sia scelto di dare spazio propro a questo. Alludendo, in maniera neanche tanto velata, ad una presunta faziosità della manifestazione (e del Comune), e al pericolo insito nello sdoganare certi argomenti con leggerezza... Comunque, se volete maggiori dettagli, potete CLICCARE QUI. Fatto sta che il direttore generale Emanuele Vietina e il presidente di Lucca Crea Mario Pardini (foto sotto), non erano - evidentemente - nella posizione di difendere a spada tratta la legittimità delle loro scelte, o di rispondere per le rime, e si sono limitati a rassicurare i presenti sulle loro buone intenzioni e sul fatto che - in realtà - l'impatto del musical sarà del tutto irrilevante e marginale...
Da notare che, per giustificarsi, Emanuele Vietina ha detto che:
"Quest’anno con l’idea di mettere al centro l’umanità
si è inteso invitare il nostro mondo, a ritrovarsi nei festival,
momenti in cui le persone possono confrontarsi dal vivo, durante una
stagione in cui la cultura poggia prevalentemente sui linguaggi virtuali
e digitali.
In occasione del 500º anniversario della morte di Leonardo da Vinci,
il tema mette al centro la prospettiva postumanista: come l’informatica
e le biotecnologie stanno cambiando la natura umana. Partendo da grandi
riferimenti come Akira, Blade Runner, V per Vendetta, che con la loro
riflessione ci conducevano verso il 2019 prossimo venturo, abbiamo
voluto ampliare il dibattito, e da un immagine che ci invita ad abbracciare la diversità,
prime fra tutte quelle dei media e delle identità che compongono Lucca
Comics & Games, ci è venuto naturale affrontare anche la tematica del non binarismo di genere."
E quindi è riuscito a dimostrare che, probabilmente, lui per primo ha le idee un po' confuse.
Allo stato attuale non sappiamo se l'evento si farà ancora, o se verrà spostato dal Teatro del Giglio (qualche anno fa venne annullato uno spettacolo di Immanuel Casto all'ultimo momento, e proprio per una questione di "contenuti" ritenuti inappropriati per quella location), tuttavia questa vicenda è davvero emblematica. Stendendo un velo pietoso sulle argomentazioni relative alla "teoria gender", e al senso di pericolo legato alla legittimizione "ufficiale" delle tematiche LGBT in un contesto da "sagra popolare" quale è quello di LUCCA COMICS & GAMES, quello che spaventa davvero sono le dinamiche messe in luce da tutta questa vicenda. Nel senso che questo episodio ha dimostrato che, se e quando prova a valorizzare certi contenuti, Lucca Crea rischia costantemente di beccarsi dei richiami e delle tacite accuse "politiche" (con tutta una serie di conseguenze difficili da valutare) da parte di quelli che, in ultima istanza, sono i suoi datori di lavoro. E che, evidentemente, non hanno niente a che fare col mondo del fumetto o con il mondo dell'immaginario pop degli ultimi anni. Anche perchè, se così fosse, saprebbero che le tematiche LGBT sono diventate un elemento imprescindibile della narrativa popolare di oggi, perlomeno a livello internazionale. E non solo per quel che riguarda i fumetti, ma anche nelle serie TV e nelle produzioni animate, dove ormai è difficile tenere il conto dei personaggi LGBT e dei loro coming out (l'ultimo in ordine di tempo, probabilmente, è stato quello di Aqualad nella terza serie animata di Jung Justice)...
Il tutto mentre - per la cronaca - i due episodi animati della serie animata di RAT-MAN in cui compare Cinzia non sono mai andati in onda in TV, e sono usciti solo su DVD. E parliamo di una serie che comunque è stata pesantemente "ritoccata" rispetto al fumetto da cui è stata tratta. Anche perchè in caso contrario la RAI non l'avrebbe mai prodotta...
Ad ogni modo il risvolto più imbarazzante di tutta questa vicenda, forse, sta proprio nel fatto che il fumetto italiano ha ancora pochissimi personaggi LGBT fra cui scegliere chi potrebbe ispirare una qualche iniziativa collaterale... Il che, presumo, abbia favorito Cinzia. Anche se, cercando di analizzare la situazione nel suo insieme, viene anche da chiedersi perchè - per parlare di tematiche LGBT - LUCCA COMICS & GAMES abbia pensato di presentare un musical dedicato a Cinzia Otherside, quando nella manifestazione non è mai stata ospitata una mostra dedicata alla storia del fumetto LGBT o anche solo una misera tavola rotonda dedicata a questo argomento specifico. O anche solo un piccolo LGBT corner in cui raccogliere le pubblicazioni e le presentazioni a tema. Considerando che questo resta l'anno del cinquantennale della rivolta di Stonewall, e il fatto che il tema della manifestazione di quest'anno dovrebbe essere proprio l'inclusività, viene davvero da chiedersi perchè si sia scelto di puntare solo su di un musical dedicato ad un personaggio transessuale, ma non per i motivi esposti dai consiglieri di opposizione del Comune di Lucca. Nel senso che, effettivamente, è un po' sospetto il fatto che di tutto l'universo LGBT l'unica rappresentanza ufficiale in programma, per ora, sia quella fornita dal musical di Cinzia...
Forse perchè si è pensato che la transessualità, tutto sommato, viene considerata meno spiazzante e più "divertente" dell'omosessualità pura e semplice? Magari perchè, a livello più o meno inconscio, viene associato (erroneamente) al mondo colorato e baraccone delle drag queen? Forse perchè un musical resta qualcosa di meno impegnativo e meno serio rispetto ad una presa di posizione più netta e dai risvolti più "culturali", come sarebbe potuta essere l'organizzazione di qualche evento che puntasse l'attenzione sulla dimensione LGBT della manifestazione, che pure esiste? Sono tutte domande che non posso fare a meno di pormi... Anche perchè, mentre a Lucca si discute ancora dei pericoli della teoria gender, la prossima settimana a New York parte la nuova edizione della FLAME CON (CLICCATE QUI), una manifestazione dedicata nello specifico ai risvolti LGBT dei fumetti e dell'immaginario POP...
In buona parte delle principali manifestazioni del mondo, e ne parlo spesso su questo blog, le iniziative e gli incontri a tematica LGBT stanno diventando tante e tali da rendere necessaria la compilazione di guide specifiche con tutti gli eventi e gli ospiti che riguardano questo particolare ambiro. Quindi, a pensarci bene, quello che succede a Lucca assumerebbe dei contorni abbastanza ridicoli, se non fossero così drammatici. Oltretutto, siccome i guai non vengono mai soli, se queste sono le obiezioni che sono emerse in pieno agosto, non è da escludere che la situazione possa peggiorare, visto che quest'anno la manifestazione rischia di sovrapporsi alla prossima campagna elettorale. E se l'ultima volta, in campagna elettorale, c'è stato chi se la prendeva con la Disney solo perchè aveva ventilato l'ipotesi di dare un taglio gay friendly a FROZEN 2, cosa potrebbe accadere se qualcuno decidesse di cogliere la palla al balzo, e di puntare il dito contro il musical di Cinzia a Lucca?
Davvero non saprei. Tuttavia sarei portato a pensare che quello che è successo dimostra una volta di più che la situazione è quella che è, e che - in questo caso - non sia proprio possibile affidarsi all'organizzazione di LUCCA COMICS & GAMES per cambiare le cose, anche perchè sono abbastanza sicuro che queste critiche (e tutta l'eco mediatica che hanno avuto) avranno anche delle conseguenze in futuro. Soprattutto se chi gestisce Lucca Crea ha in programma di mantenere la sua posizione a prescindere dal susseguirsi delle amministrazioni comunali della città.
Quindi, ora più che mai, è evidente che per proporre e organizzare questo tipo di iniziative - e per togliere le castagne dal fuoco a Lucca Crea - l'unica soluzione potrebbe essere quella di mettere insieme un'assiciazione finalizzata alla promozione della cultura LGBT nell'immaginario POP, che poi si prenda la briga di proporre eventi di un certo tipo a LUCCA COMICS & GAMES o altrove.
Il problema è che gli anni passano, ma all'orizzonte non si vede niente del genere. Non in Italia, perlomeno. E inizio davvero a credere che sia un problema di natura culturale, ancor prima che organizzativo. Senza contare che a causa di alcune dinamiche tipicamente italiane, nell'ambito di queste manifestazioni, l'unico ambito che si sta rivelando favorevole all'emersione di un certo tipo di pubblico rimane quello dei GAMES (e del perchè e del percome ho provato a parlare nel post che trovate CLICCANDO QUI)...
E questa situazione ha delle implicazioni che, purtroppo, non sono molto positive... Visto che, in questo modo (GAMES a parte), la rappresentanza e i contenuti LGBT in questo tipo di manifestazione resta ufficialmente invisibile. E considerando che la capofila delle manifestazioni italiane deve stare attenta a non fare passi falsi, per paura di ritrovarsi di fronte qualche politico che agita lo spauracchio del "gender", è evidente che - in Italia - la promozione di certi temi non arriverà da chi organizza direttamente questo tipo di manifestazione. Tra l'altro in un momento storico in cui TUTTE le minoranze possono essere utilizzate come un potenziale capro espiatorio.
E a questo proposito, a prescindere dal discorso LGBT, sarà molto interessante verificare quanti eventi nel programma di quest'anno coinvolgeranno in qualche modo le minoranze etniche e religiose, ad esempio. Anche se temo che, giapponesi a parte, saranno ampiamente trascurate.
Ad ogni modo, se fossi nei panni del Comune di Lucca, più che del musical di Cinzia mi preoccuperei di tutta quella marea di iniziative che la manifestazione mette insieme un po' a caso,
rimandando l'idea di non prendersi troppo sul serio, e soprattutto di non prendere troppo sul serio il mondo del fumetto e i suoi appassionati. Qualche esempio? Le locandine speciali organizzate in occasione della partnership con radio DEEJAY, che adesso è la radio ufficiale della manifestazione... E che ovviamente presentano i conduttori di spicco in versione supereroi... Con conseguenti risultati kitch (in particolare per quel che riguarda personaggi ultrasessantenni che vogliono ancora essere un punto di riferimento per i gggggiovani e non si rassegnano al tempo che passa, come Pasquale Di Molfetta - in arte Linus - che tra l'altro il mese scorso ha dovuto prendersi una pausa proprio a causa degli acciacchi dell'età)...
Proprio quel genere di iniziative che, nel lungo periodo, non fanno granchè bene al fumetto in generale e allo spirito della manifestazione, che rischia di essere sempre più evento folkloristico e sempre meno iniziativa culturale...
Morale della favola: questa è la situazione attuale, e tutto considerato non è propriamente incoraggiante. Voi cosa ne pensate?
Alla prossima.
mercoledì 14 agosto 2019
martedì 6 agosto 2019
STIMOLI ESTIVI?
Ciao a tutti, come va?
Iniziavo a pensare che questa estate ci saremmo risparmiati la celebrazione dei bei tempi andati che viene ciclicamente portata avanti dalla Gazzetta dello Sport, e invece - a sopresa - mi sono dovuto ricredere. Nel senso che, ormai da diversi anni, il quotidiano utilizza il periodo estivo per proporre delle operazioni incentrate sull'epoca d'oro degli anime giapponesi in Italia, e questa volta ha pensato bene di andare sul sicuro, puntando su due pezzi da novanta come Goldrake e l'Uomo Tigre. Rispettivamente con un modello da costruire in sessanta uscite e con una raccolta di DVD che raccoglie le prime due serie animate in ventinove appuntamenti settimanali... Iniziativa che, tra l'altro, aveva già proposto nel 2012. E questo prova che, probabilmente, stanno iniziando a raschiare il fondo del barile anche loro.
Ogni volta che prendo atto di operazioni come queste non posso fare a meno di pensare che più passa il tempo e più queste operazioni diventano lo specchio di un contesto più ampio, in cui da una parte c'è la generazione degli ex bambini (solo i maschi tra l'altro) degli anni Settanta/Ottanta che viene spremuta all'inverosimile, mentre dall'altra ormai sembrano essere svanite tutte le speranze di riproporre determinate serie nei palinsesti attuali e/o di ricominciare a valutare l'ipotesi di puntare di nuovo sulle serie giapponesi per conquistare i giovani e i giovanissimi, possibilmente con dei nuovi titoli da proporre sul digitale in chiaro.
La situazione dovrebbe essere ormai chiara a tutti: è dalla seconda metà degli anni Ottanta che le norme della regolamentazione televisiva sono diventate progressivamente più rigide, e impediscono di fatto la riproposta di determinati titoli storici e/o di titoli più recenti con un taglio di un certo tipo. A meno che i contenuti non siano pesantemente censurati, ma dato che al giorno d'oggi sarebbe impossibile sfuggire all'occhio attento degli appassionati si risolve il problema alla radice, non trasmettendo più nuove serie e facendo una drastica selezione di quelle già trasmesse in passato. E così personaggi come Goldrake e l'Uomo Tigre sono diventati un po' il simbolo di un mondo che non c'è più...
E allo stesso tempo sono diventati una fonte di guadagno per chi vuole puntare sugli adulti nostalgici, e possibilmente senza problemi economici, visto che alla fine la raccolta dell'Uomo Tigre costerà 277 euro e il modello di Goldrake (che però sarà alto ben 70 cm) ben 594 euro. Non che ci sia niente di illecito, ma è evidente che questo genere di operazione si rivolge ad un target molto specifico, dato che certi personaggi sono diventati dei perfetti estranei per le nuove generazioni.
Generazioni che, dal punto di vista dell'animazione giapponese, ormai, si ritrovano con i canali in chiaro che hanno un offerta risicatissima, e perlopiù composta dalle serie più "innoque" trasmesse fra gli anni Ottanta e Novanta. E da qualche serie più recente legata a giochi di carte, videogame e affini.
E ovviamente non bisogna dimenticare che, per via della regolamentazione attuale, i pochi tentativi di proporre qualcosa di nuovo e potenzialmente appetibile sono stati fatti puntando su fasce orarie inverosimili. Certo è anche vero che il modo con cui i giovani, e giovanissimi, usufruiscono dell'intrattenimento è cambiato rapidamente, e loro per primi preferiscono rivolgersi direttamente a internet, o alle piattaforme come Netflix, in misura crescente. Però è anche vero che determinate passioni si diffondono anche attraverso il coinvolgimento di pubblico occasionale, e non solo rivolgendosi a chi sa già come orientarsi, cosa cercare e quale serie provare.
Quindi, anche se con modalità profondamente diverse, gli anime hanno abbandonato da tempo il loro ruolo di intrattenimento di massa, per trasformarsi in una passione per una nicchia più o meno ampia di pubblico, composta in buona parte da nostalgici e da chi - in effetti - aveva scoperto queste produzioni quando ancora circolavano sulle emittenti generaliste. E a questo proposito può essere interessante notare che, ad esempio, l'insurrezione popolare che c'è stata contro Netflix a giugno, a proposito del ridoppiaggio di Neos Genesis Evangelion, sia partita proprio da quelli che già conoscevano la serie col doppiaggio storico, visto anche su MTV a partire dal 2000...
E questo è un dettaglio interessante, perchè il responsabile del ridopiaggio - Gualtiero Cannarsi - non era esattamente alle prime esperienze, e tutti i suoi voli pindarici durante gli adattamenti dei film di animazione giapponesi distribuiti al cinema dalla Lucky Red (tra cui i classici dello studio Ghibli), non avevano mai suscitato un tale sollevamento popolare. Tant'è che adesso è stato rimosso dal suo incarico su Netflix, ma non da quello presso la Lucky Red (e, se vi può interessare, adesso so per certo che a Netflix hanno chiamato delle persone che hanno lavorato in Mediaset prima del 2000, visto che una di loro - che conosco di persona - mi ha avvisato via messaggio ^__^).
Ad ogni modo: perchè coni film distribuiti da Lucky Red non era successo tutto questo pandemonio? In primo luogo perchè non c'era la possibilità di confrontarli con doppiaggi precedenti, e in parte perchè - obbiettivamente - il pubblico che segue il cinema di animazione giapponese della Lucky Red è molto meno numeroso di quello che ha conosciuto Neos Genesis Evangelion tramite MTV. E anche questo dovrebbe essere un dettaglio abbastanza indicativo dell'importanza della TV generalista a cui mi riferivo prima. La stessa importanza che, evidentemente, ha avuto nella quasi totale disapprovazione del remake dei Cavalieri dello Zodiaco prodotto da Netflix.
In questo caso, in particolare, penso che sia stato molto evidente il fatto che senza la visione della serie originale da parte di un vasto pubblico - grazie alla trasmissione su diverse reti private - difficilmente le modifiche proposte avrebbero suscitato tanta indignazione. E sicuramente il pubblico non avrebbe avuto modo di notare l'eliminazione di tutte le sottotrame "queer" che caratterizzavano la serie originale, tanto da arrivare al punto di cambiare il sesso ad uno dei protagonisti principali, e solo perchè non si presentava come un maschio nel senso canonico del termine (CLICCATE QUI).
Quale è stato il contributo di questa serie nella formazione dell'ampio pubblico che ha potuto seguirla grazie alla trasmissione in TV? Quanti giovani telespettatori hanno iniziato ad avere una mentalità più aperta ed inclusiva (o ad avere maggiore autostima, nel caso degli omosessuali in boccio), grazie all'ampia diffusione di questa serie? Quanti hanno potuto affinare i loro gusti con un prodotto di questi tipo? Secondo me varrebbe la pena rifletterci, anche perchè - soprattutto negli ultimi anni - i palinsesti hanno accelerato il loro processo di involuzione.
La serie Animaniacs, ad esempio, negli anni Novanta era trasmessa nella fascia preserale della RAI, mentre in questi giorni viene trasmessa alle 2.00 di notte su Italia Uno... Forse perchè siamo arrivati al punto in cui persino una serie di questo tipo può essere ritenuta poco adatta ad altre fasce orarie? Magari anche a causa di un titolo che, al giorno d'oggi, può essere considerato troppo allusivo dalle masse di analfabeti funzionali che i canali generalisti cercano di corteggiare? O magari perchè, pur essendo un cartone "umoristico" è ritenuto troppo intelligente e "sottile" per gli standard dei bambini attuali?
Davvero non saprei, però - a proposito di intelligenza - può essere interessante uno studio che è stato pubblicato di recente sul sito dell'American Economic Association. Se vi interessa lo potete scaricare CLICCANDO QUI. Molto in sintesi si deduce che la qualità calante del servizio televisivo italiano - trascinato al ribasso dalle TV commerciali - ha determinato un abbassamento generale del livello cognitivo del pubblico che ne fa uso abitualmente. In particolare per quel che riguarda il pubblico che ne fa uso fin dalla più tenera età.
In realtà lo studio mette in relazione una programmazione in grado di abbassare il livello cognitivo del pubblico, e il suo senso critico, con la strumentalizzazione politica della televisione commerciale. Tuttavia penso che sia interessante notare che, dai dati esposti nelle tabelle, si intuisce che il processo di indebolimento cognitivo, in particolare nella fascia di pubblico che adesso ha meno di dieci anni e in quella compresa fra i 10 e i 24, coincide con la progressiva sparizione di un certo tipo di animazione dai palinsesti televisivi generalisti, e in primo luogo proprio dell'animazione seriale giapponese. A beneficio di una con contenuti molto più poveri ed elementari. Tutta una coincidenza?
In attesa di ulteriori studi su questo argomento, se mai verranno fatti, penso comunque che sia abbastanza evidente che se un certo tipo di intrattenimento finisce per abbassare il livello del pubblico, che a quel punto finirà per assuefarsi ad un certo tipo di contenuto, entrando in un gorgo da cui sarà molto difficile uscire. Anche perchè nel frattempo chi vorrà coltivare i propri interessi su un altro livello cercherà forme di intrattenimento alternative: su internet o sulle piattaforme di ultima generazione, ad esempio. Polirazzando in maniera molto radicale i vari tipi di pubblico. E questo ragionamento si può applicare alle forme di intrattenimento in senso generale, e quindi anche al fumetto. Un contesto in cui, in parte, la TV generalista ha il suo corrispettivo nel circuito delle edicole. Anche perchè, per i motivi di cui sopra, nelle edicole i nostalgici risultano un target più appetibile rispetto a quello dei giovani lettori potenziali. Dove per giovani, ben inteso, si intendono gli under 24 effettivi e non i "giovani" in senso lato..
Però sarebbe importante notare che, se da una parte è vero che la qualità dell'offerta è diminuita scatenando un gioco al ribasso, è anche vero che a monte c'era comunque un base molto solida di lettori/telespettatori di poche pretese e che apprezzavano già forme di intrattenimento di un certo tipo, vuoi perchè avevano una bassa estrazione culturale, vuoi perchè avevano imparato a raffinare i loro gusti in un'epoca in cui non era pensabile che fumetti e televisione potessero proporre intrattenimento di un certo livello. Un pubblico che, probabilmente, anche quando ha avuto a disposizione animazione e fumetti di un certo tipo, non aveva gli strumenti per andare oltre ad una lettura molto superficiale. E che probabilmente, a conti fatti, non ha risentito più di tanto del cambiamento che si è verificato negli ultimi trent'anni, quando cose come Goldrake e l'Uomo Tigre sono inziati a diventare un tabù televisivo, per intenderci. Anche se, paradossalmente, sono ancora molto ben radicati nell'immaginario collettivo... E chi ha visto la sfilata del carnevale di Follonica quest'anno sa a cosa mi riferisco...
Probabilmente ad un certo punto chi gestiva il mondo dell'entertainment italiano per ragazzi si è trovato di fronte a un bivio: o continuare a proporre cose "intelligenti" e stimolanti, indisponendo i poteri forti e chi spingeva per un indebolimento del livello cognitivo medio, oppure cercare di tirare avanti nel modo meno complicato possibile, cercando di portare a casa lo stipendio nel modo meno rischioso e impegnativo possibile. Puntando quindi sul pubblico che non aveva tante pretese: sia su quello "storico". composto dai nostalgici, che su quello che si è formato di recente, assuefacendosi al clima culturale di quest'ultimo periodo. Anche perchè i soldi guadagnati con i prodotti intelligenti e stimolanti valgono quanto quelli guadagnati con i contenuti piatti e inconsistenti.
E direi che la situazione attuale dimostra quale sia stata la scelta prevalente.
Poi, a ben guardare, almeno per quel che riguarda l'animazione televisiva, certe tematiche e certi spunti - mi riferisco in particolare ai temi etici e alla questione LGBT - riescono comunque a intrufolarsi anche in molte produzioni statunitensi che hanno contenuti prevalentemente umoristici e/o infantili... Però, ovviamente, non è la stessa cosa. Anche perchè, in un clima di analfabetismo funzionale dilagante, poi non è detto che certi spunti vengano colti, o che vengano colti nel modo giusto.
E comunque, come si vede in particolare nel caso del fumetto, se per decenni si preferisce andare sul sicuro, ripiegando sui lettori che non richiedono grandi stimoli (o magari sui nostalgici sempre più in là con gli anni), la partita è persa in partenza... Visto che adesso chi vuole leggere un fumetto non lo fa più solo per passare il tempo, dato che di passatempi alternativi e gratuiti ne avrebbe quanti ne vuole, ma lo fa proprio per cercare quel coinvolgimento che magari non trova altrove. Ad esempio nella TV generalista di oggi, con tutti suoi tabù.
Forse il fumetto italiano avrebbe già la soluzione per tutti i suoi problemi, ma ha troppa paura di utilizzarla perchè a monte è gestito da persone che si sono a loro volta assuefatte al clima generale, senza rendersene nemmeno conto? Chissà...
Alla prossima.
Iniziavo a pensare che questa estate ci saremmo risparmiati la celebrazione dei bei tempi andati che viene ciclicamente portata avanti dalla Gazzetta dello Sport, e invece - a sopresa - mi sono dovuto ricredere. Nel senso che, ormai da diversi anni, il quotidiano utilizza il periodo estivo per proporre delle operazioni incentrate sull'epoca d'oro degli anime giapponesi in Italia, e questa volta ha pensato bene di andare sul sicuro, puntando su due pezzi da novanta come Goldrake e l'Uomo Tigre. Rispettivamente con un modello da costruire in sessanta uscite e con una raccolta di DVD che raccoglie le prime due serie animate in ventinove appuntamenti settimanali... Iniziativa che, tra l'altro, aveva già proposto nel 2012. E questo prova che, probabilmente, stanno iniziando a raschiare il fondo del barile anche loro.
Ogni volta che prendo atto di operazioni come queste non posso fare a meno di pensare che più passa il tempo e più queste operazioni diventano lo specchio di un contesto più ampio, in cui da una parte c'è la generazione degli ex bambini (solo i maschi tra l'altro) degli anni Settanta/Ottanta che viene spremuta all'inverosimile, mentre dall'altra ormai sembrano essere svanite tutte le speranze di riproporre determinate serie nei palinsesti attuali e/o di ricominciare a valutare l'ipotesi di puntare di nuovo sulle serie giapponesi per conquistare i giovani e i giovanissimi, possibilmente con dei nuovi titoli da proporre sul digitale in chiaro.
La situazione dovrebbe essere ormai chiara a tutti: è dalla seconda metà degli anni Ottanta che le norme della regolamentazione televisiva sono diventate progressivamente più rigide, e impediscono di fatto la riproposta di determinati titoli storici e/o di titoli più recenti con un taglio di un certo tipo. A meno che i contenuti non siano pesantemente censurati, ma dato che al giorno d'oggi sarebbe impossibile sfuggire all'occhio attento degli appassionati si risolve il problema alla radice, non trasmettendo più nuove serie e facendo una drastica selezione di quelle già trasmesse in passato. E così personaggi come Goldrake e l'Uomo Tigre sono diventati un po' il simbolo di un mondo che non c'è più...
E allo stesso tempo sono diventati una fonte di guadagno per chi vuole puntare sugli adulti nostalgici, e possibilmente senza problemi economici, visto che alla fine la raccolta dell'Uomo Tigre costerà 277 euro e il modello di Goldrake (che però sarà alto ben 70 cm) ben 594 euro. Non che ci sia niente di illecito, ma è evidente che questo genere di operazione si rivolge ad un target molto specifico, dato che certi personaggi sono diventati dei perfetti estranei per le nuove generazioni.
Generazioni che, dal punto di vista dell'animazione giapponese, ormai, si ritrovano con i canali in chiaro che hanno un offerta risicatissima, e perlopiù composta dalle serie più "innoque" trasmesse fra gli anni Ottanta e Novanta. E da qualche serie più recente legata a giochi di carte, videogame e affini.
E ovviamente non bisogna dimenticare che, per via della regolamentazione attuale, i pochi tentativi di proporre qualcosa di nuovo e potenzialmente appetibile sono stati fatti puntando su fasce orarie inverosimili. Certo è anche vero che il modo con cui i giovani, e giovanissimi, usufruiscono dell'intrattenimento è cambiato rapidamente, e loro per primi preferiscono rivolgersi direttamente a internet, o alle piattaforme come Netflix, in misura crescente. Però è anche vero che determinate passioni si diffondono anche attraverso il coinvolgimento di pubblico occasionale, e non solo rivolgendosi a chi sa già come orientarsi, cosa cercare e quale serie provare.
Quindi, anche se con modalità profondamente diverse, gli anime hanno abbandonato da tempo il loro ruolo di intrattenimento di massa, per trasformarsi in una passione per una nicchia più o meno ampia di pubblico, composta in buona parte da nostalgici e da chi - in effetti - aveva scoperto queste produzioni quando ancora circolavano sulle emittenti generaliste. E a questo proposito può essere interessante notare che, ad esempio, l'insurrezione popolare che c'è stata contro Netflix a giugno, a proposito del ridoppiaggio di Neos Genesis Evangelion, sia partita proprio da quelli che già conoscevano la serie col doppiaggio storico, visto anche su MTV a partire dal 2000...
E questo è un dettaglio interessante, perchè il responsabile del ridopiaggio - Gualtiero Cannarsi - non era esattamente alle prime esperienze, e tutti i suoi voli pindarici durante gli adattamenti dei film di animazione giapponesi distribuiti al cinema dalla Lucky Red (tra cui i classici dello studio Ghibli), non avevano mai suscitato un tale sollevamento popolare. Tant'è che adesso è stato rimosso dal suo incarico su Netflix, ma non da quello presso la Lucky Red (e, se vi può interessare, adesso so per certo che a Netflix hanno chiamato delle persone che hanno lavorato in Mediaset prima del 2000, visto che una di loro - che conosco di persona - mi ha avvisato via messaggio ^__^).
Ad ogni modo: perchè coni film distribuiti da Lucky Red non era successo tutto questo pandemonio? In primo luogo perchè non c'era la possibilità di confrontarli con doppiaggi precedenti, e in parte perchè - obbiettivamente - il pubblico che segue il cinema di animazione giapponese della Lucky Red è molto meno numeroso di quello che ha conosciuto Neos Genesis Evangelion tramite MTV. E anche questo dovrebbe essere un dettaglio abbastanza indicativo dell'importanza della TV generalista a cui mi riferivo prima. La stessa importanza che, evidentemente, ha avuto nella quasi totale disapprovazione del remake dei Cavalieri dello Zodiaco prodotto da Netflix.
In questo caso, in particolare, penso che sia stato molto evidente il fatto che senza la visione della serie originale da parte di un vasto pubblico - grazie alla trasmissione su diverse reti private - difficilmente le modifiche proposte avrebbero suscitato tanta indignazione. E sicuramente il pubblico non avrebbe avuto modo di notare l'eliminazione di tutte le sottotrame "queer" che caratterizzavano la serie originale, tanto da arrivare al punto di cambiare il sesso ad uno dei protagonisti principali, e solo perchè non si presentava come un maschio nel senso canonico del termine (CLICCATE QUI).
Quale è stato il contributo di questa serie nella formazione dell'ampio pubblico che ha potuto seguirla grazie alla trasmissione in TV? Quanti giovani telespettatori hanno iniziato ad avere una mentalità più aperta ed inclusiva (o ad avere maggiore autostima, nel caso degli omosessuali in boccio), grazie all'ampia diffusione di questa serie? Quanti hanno potuto affinare i loro gusti con un prodotto di questi tipo? Secondo me varrebbe la pena rifletterci, anche perchè - soprattutto negli ultimi anni - i palinsesti hanno accelerato il loro processo di involuzione.
La serie Animaniacs, ad esempio, negli anni Novanta era trasmessa nella fascia preserale della RAI, mentre in questi giorni viene trasmessa alle 2.00 di notte su Italia Uno... Forse perchè siamo arrivati al punto in cui persino una serie di questo tipo può essere ritenuta poco adatta ad altre fasce orarie? Magari anche a causa di un titolo che, al giorno d'oggi, può essere considerato troppo allusivo dalle masse di analfabeti funzionali che i canali generalisti cercano di corteggiare? O magari perchè, pur essendo un cartone "umoristico" è ritenuto troppo intelligente e "sottile" per gli standard dei bambini attuali?
Davvero non saprei, però - a proposito di intelligenza - può essere interessante uno studio che è stato pubblicato di recente sul sito dell'American Economic Association. Se vi interessa lo potete scaricare CLICCANDO QUI. Molto in sintesi si deduce che la qualità calante del servizio televisivo italiano - trascinato al ribasso dalle TV commerciali - ha determinato un abbassamento generale del livello cognitivo del pubblico che ne fa uso abitualmente. In particolare per quel che riguarda il pubblico che ne fa uso fin dalla più tenera età.
In realtà lo studio mette in relazione una programmazione in grado di abbassare il livello cognitivo del pubblico, e il suo senso critico, con la strumentalizzazione politica della televisione commerciale. Tuttavia penso che sia interessante notare che, dai dati esposti nelle tabelle, si intuisce che il processo di indebolimento cognitivo, in particolare nella fascia di pubblico che adesso ha meno di dieci anni e in quella compresa fra i 10 e i 24, coincide con la progressiva sparizione di un certo tipo di animazione dai palinsesti televisivi generalisti, e in primo luogo proprio dell'animazione seriale giapponese. A beneficio di una con contenuti molto più poveri ed elementari. Tutta una coincidenza?
In attesa di ulteriori studi su questo argomento, se mai verranno fatti, penso comunque che sia abbastanza evidente che se un certo tipo di intrattenimento finisce per abbassare il livello del pubblico, che a quel punto finirà per assuefarsi ad un certo tipo di contenuto, entrando in un gorgo da cui sarà molto difficile uscire. Anche perchè nel frattempo chi vorrà coltivare i propri interessi su un altro livello cercherà forme di intrattenimento alternative: su internet o sulle piattaforme di ultima generazione, ad esempio. Polirazzando in maniera molto radicale i vari tipi di pubblico. E questo ragionamento si può applicare alle forme di intrattenimento in senso generale, e quindi anche al fumetto. Un contesto in cui, in parte, la TV generalista ha il suo corrispettivo nel circuito delle edicole. Anche perchè, per i motivi di cui sopra, nelle edicole i nostalgici risultano un target più appetibile rispetto a quello dei giovani lettori potenziali. Dove per giovani, ben inteso, si intendono gli under 24 effettivi e non i "giovani" in senso lato..
Però sarebbe importante notare che, se da una parte è vero che la qualità dell'offerta è diminuita scatenando un gioco al ribasso, è anche vero che a monte c'era comunque un base molto solida di lettori/telespettatori di poche pretese e che apprezzavano già forme di intrattenimento di un certo tipo, vuoi perchè avevano una bassa estrazione culturale, vuoi perchè avevano imparato a raffinare i loro gusti in un'epoca in cui non era pensabile che fumetti e televisione potessero proporre intrattenimento di un certo livello. Un pubblico che, probabilmente, anche quando ha avuto a disposizione animazione e fumetti di un certo tipo, non aveva gli strumenti per andare oltre ad una lettura molto superficiale. E che probabilmente, a conti fatti, non ha risentito più di tanto del cambiamento che si è verificato negli ultimi trent'anni, quando cose come Goldrake e l'Uomo Tigre sono inziati a diventare un tabù televisivo, per intenderci. Anche se, paradossalmente, sono ancora molto ben radicati nell'immaginario collettivo... E chi ha visto la sfilata del carnevale di Follonica quest'anno sa a cosa mi riferisco...
Probabilmente ad un certo punto chi gestiva il mondo dell'entertainment italiano per ragazzi si è trovato di fronte a un bivio: o continuare a proporre cose "intelligenti" e stimolanti, indisponendo i poteri forti e chi spingeva per un indebolimento del livello cognitivo medio, oppure cercare di tirare avanti nel modo meno complicato possibile, cercando di portare a casa lo stipendio nel modo meno rischioso e impegnativo possibile. Puntando quindi sul pubblico che non aveva tante pretese: sia su quello "storico". composto dai nostalgici, che su quello che si è formato di recente, assuefacendosi al clima culturale di quest'ultimo periodo. Anche perchè i soldi guadagnati con i prodotti intelligenti e stimolanti valgono quanto quelli guadagnati con i contenuti piatti e inconsistenti.
E direi che la situazione attuale dimostra quale sia stata la scelta prevalente.
Poi, a ben guardare, almeno per quel che riguarda l'animazione televisiva, certe tematiche e certi spunti - mi riferisco in particolare ai temi etici e alla questione LGBT - riescono comunque a intrufolarsi anche in molte produzioni statunitensi che hanno contenuti prevalentemente umoristici e/o infantili... Però, ovviamente, non è la stessa cosa. Anche perchè, in un clima di analfabetismo funzionale dilagante, poi non è detto che certi spunti vengano colti, o che vengano colti nel modo giusto.
E comunque, come si vede in particolare nel caso del fumetto, se per decenni si preferisce andare sul sicuro, ripiegando sui lettori che non richiedono grandi stimoli (o magari sui nostalgici sempre più in là con gli anni), la partita è persa in partenza... Visto che adesso chi vuole leggere un fumetto non lo fa più solo per passare il tempo, dato che di passatempi alternativi e gratuiti ne avrebbe quanti ne vuole, ma lo fa proprio per cercare quel coinvolgimento che magari non trova altrove. Ad esempio nella TV generalista di oggi, con tutti suoi tabù.
Forse il fumetto italiano avrebbe già la soluzione per tutti i suoi problemi, ma ha troppa paura di utilizzarla perchè a monte è gestito da persone che si sono a loro volta assuefatte al clima generale, senza rendersene nemmeno conto? Chissà...
Alla prossima.
venerdì 26 luglio 2019
ESTATI FREDDINE...
Ciao a tutti, come va?
Una volta l'estate era un periodo abbastanza importante per il mondo del fumetto. I ragazzini che non andavano a scuola, e gli adulti in ferie, avevano più tempo libero da impegnare... Così, spesso e volentieri, cercavano qualche distrazione economica nell'edicola più vicina (anche e soprattutto nelle località in cui trascorrevano le vacanze). Di conseguenza le vendite dei fumetti aumentavano e venivano agganciati sempre nuovi lettori, che magari potevano proseguire la lettura del fumetto conosciuto in vacanza anche nei mesi (o negli anni) successivi. Altri tempi.
Un po' perchè con le nuove tecnologie, e i loro metodi di fruizione sempre più capillari, si trovano nuovi passatempi senza che ci sia bisogno di andare in edicola (e senza nemmeno spendere soldi), e un po' perchè - perlomeno negli ultimi vent'anni - il fumetto (soprattutto in alcune nazioni, tipo la nostra) se l'è andata a cercare. E in realtà continua ad andarsela a cercare. E, partendo da alcuni dati di fatto di questo ultimo periodo, non è nemmeno difficile capire perchè le cose continuano ad andare male (e perchè, molto probabilmente, non miglioreranno).
Per iniziare a fare il punto della situazione, comunque, direi che si potrebbe partire da San Diego, dove - fra i vari annunci dell'International Comic-Con - c'è stato quello relativo agli sviluppi della nuova serie Duck Tales, che si avvia a diventare il perno di un nuovo "universo condiviso" per i reboot di praticamente tutte le serie TV prodotte dalla Disney dagli anni Ottanta in poi... O perlomeno di tutte quelle a base di animali antropomorfi.
Questa serie animata, com'era prevedibile, sta diventando un punto di riferimento importante per i giovanissimi di tutto il mondo, e in particolare per quelli che abbandonano le produzioni Disney dedicate ad un pubblico prescolare e cercano avventura, pathos e un umorismo dal taglio caustico e moderno. Un pubblico che, a quanto pare, sta premiando questa serie in termini di ascolti in tutto il mondo. Tantopiù che, per molti rappresentanti delle nuovissime generazioni, il primo contatto con Zio Paperone e soci sta avvenendo proprio tramite questa serie animata. In Italia, come saprete, il settimanale Topolino ha una sua tradizione consolidata - e un suo universo narrativo del tutto indipendente dalle evoluzioni che hanno avuto i personaggi negli USA - e punta molto sul fatto che i genitori italiani restano legati all'immaginario e allo di stile di Topolino, e che quindi faranno conoscere la versione "italiana" dei personaggi Disney ai propri figli PRIMA che questi si imbattano in cose come le nuove Duck Tales... Anche se poi, nel lungo periodo, non è detto che il ricambio generazionale possa essere garantito solo da questo, e da dei personaggi che non hanno più niente a che fare con le loro controparti ufficiali...
Dei personaggi che, anzi, per i gusti di oggi lanciano persino dei segnali ambigui, e non necessariamente nel senso più intrigante del termine.
Come, ad esempio, si può intuire dalla copertina vagamente frou frou che vedete sotto, e che si trova in edicola proprio in questi giorni... Quale possa essere il senso di una copertina del genere, che probabilmente è la cosa più involontariamente gay che la Panini potesse associare ai personaggi Disney in questo momento, davvero non saprei dirlo. A meno che, ovviamente, invece che di una svista si sia trattato di una sorta di messaggio in codice per sottolineare la vicinanza della casa editrice al mondo gay durante il periodo dei Pride, visto che - allo stato attuale - la casa editrice non può permettersi scelte più esplicite... Nonostante le prese di posizione sempre più gay friendly della Disney americana.
Se l'ammiccamento è involontario o meno non saprei dirlo, però penso qualcosa di ammiccante ci sia...
Ad ogni modo, al di là di questo, non posso fare a meno di chiedermi perchè questa estate la Panini non abbia pensato di realizzare un bello speciale economico da edicola con le storie delle Duck Tales prodotte dalla IDW (o magari producendone delle proprie), preferendo ripiegare su iniziative commerciali di tutt'altro genere per rilanciarsi e sperare di agguantare un po' di pubblico in più durante l'estate. Come ad esempio il classico mazzo di carte da gioco da collezione e una figure di Topolino in versione astronauta in occasione dell'anniversario dello sbarco sulla luna...
E quest'anno, nel tentativo di sfruttare al meglio l'estate per riagguantare qualche lettore, a Topolino hanno pensato bene di associare una classica storia a puntate con un concorso a premi: Zio Paperone è scomparso, e il mistero si risolverà in cinque numeri di Topolino. Nei primi quattro capitoli verranno dati alcuni indizi e saranno presenti i coupon che, una volta raccolti, permetteranno di parteciparè al concorso a premi... Che ovviamente si rivolge a chi avrà indovinato cosa è successo al papero più ricco del mondo prima che il mistero venga svelato...
Ora: a voler essere un po' sospettosi tutta questa operazione, e il grande lancio pubblicitario che ha avuto su tutti i media nazionali, fa pensare che effettivamente si sia arrivati ad un momento in cui i classici gadget estivi non bastano più per attirare il pubblico e favorire il ricambio generazionale... E che quindi sia arrivato il momento di tentare nuove strade prima che sia troppo tardi.
Tant'è che anche se i coupon per partecipare si troveranno solo su Topolino alcuni indizi per risolvere il mistero si troveranno anche in altre testate Disney distribuite in questo periodo (e per la precisione quelle con il logo "MISSIONE Z?ONE" in copertina. E considerando che si tratta anche di collane di ristampe è abbastanza evidente che questa operazione mira soprattutto a rilanciare un po' tutto tutto il parco testate Disney gestito dalla Panini...
Se tutta l'operazione avrà il successo sperato o meno ce lo dirà il tempo. Però penso che sia indicativo il fatto che dalle parti della Panini si ingegnino sempre per cercare nuove strategie senza mai andare al sodo, e magari lanciare un progetto editoriale che per contenuti, estetica e approccio generale, sia davvero al passo coi tempi, e con i gusti reali dei giovanissimi di oggi. Che senso ha lamentarsi del fatto che il ricambio generazionale è sempre più risicato, se poi si continua a strizzare l'occhio agli ex bambini dei decenni passati? Mistero.
E, a proposito di mistero, sarebbe anche interessante cercare di capire cosa spinge la Bonelli ad utilizzare l'estate per lanciare delle nuove serie legate a due personaggi storici che erano usciti di scena da diverso tempo... Ovvero Mister No (che non aveva una serie mensile dal 2006) e Magico Vento (che aveva sospeso le pubblicazioni nel 2010), anche se poi il mistero - perlomeno in questo caso - non è poi così difficile da risolvere...
Mister No e Magico Vento avevano interrotto le pubblicazioni perchè iniziavano a perdere lettori, e in quel periodo la soglia sotto alla quale la casa editrice preferiva non scendere era molto più alta. A distanza di anni qualcuno deve avere pensato che i numeri che facevano le serie in questione non erano poi così disprezabili, soprattutto per gli standard di oggi, e quindi dalle parti della Bonelli devono avere pensato che poteva avere senso provare a riagguantare (e a monetizzare) di nuovo il pubblico che seguiva questi due personaggi in passato. E questo sembra un po' la dichiarazione finale di resa, dopo che anni e anni passati a tentare di lanciare nuovi personaggi, nuovi formati e nuove serie non hanno portato praticamente a nulla (a parte Dragonero, ma si è trattato dell'eccezione che ha confermato la regola). Anche forse il problema era proprio che le suddette novità, a livello di taglio e contenuti, non avevano niente di davvero innovativo...
Da notare che, in tutto questo revival, nessuno ha ancora pensato di rilanciare Legs Weaver, magari riprendendo i toni scanzonati che aveva la sua testata alle origini e facendole vivere la sua dimensione omosessuale in maniera moderna ed esplicita... E possibilmente sensa le solite connotazioni pessimistiche e drammatiche tipiche degli omosessuali bonelliani...
In un'epoca in cui le serie televisive non sono più concepibili senza qualche personaggio o qualche sottotrama LGBT, e in cui persino la MARVEL ha annunciato che nei suoi prossimi film di supereroi ci saranno co-protagonisti dichiaratamente LGBT, di tutti personaggi Bonelli con una serie mensile alle spalle probabilmente Legs Weaver sarebbe stata l'unica che avrebbe avuto qualche possibilità di risultare davvero interessante - se ben gestita - per il pubblico di oggi... Però, attualmente, si preferisce farle prendere la muffa fra le pagine di Nathan Never (che la sta trascinando nella sua spirale di progressiva decadenza), dopo aver lavorato alacremente per renderla l'ombra del personaggio che tante simpatie aveva riscosso con la sua testata negli anni Novanta...
E anche questo direi che è abbastanza indicativo delle proverbiali fette di salame sugli occhi... Anche solo per il fatto che un personaggio Bonelli dichiaratamente gay che ottenesse la sua testata, oggi, godrebbe di tanta e tale pubblicità gratuita da giustificare l'investimento per una miniserie di prova (a patto, però, di non scadere nei soliti stereotipi bonelliani in fatto di omosessuali e tematiche omosessuali). Però, a quanto pare, è molto meglio ripuntare su Magico Vento e Mister No, e nel frattempo tirare su un po' di soldini sicuri con l'ennesima collana di allegati al Corriere della Sera e alla Gazzetta dello Sport dedicati alle ristampe di Dylan Dog, giusto?
Non so perchè, ma ho la sensazione che tutte queste operazioni non invertiranno la tendenza in atto... Così come non penso proprio che utilizzare l'ideatore di Martin Mystere per promuovere le iniziative speciali legate al personaggio (che ormai pare essere prossimo alla chiusura della sua storica serie), sia una scelta che possa risultare molto azzeccata... A meno che lo scopo dichiarato non sia quello di spremere fino all'ultima goccia il pubblico affezionato, prima di un epilogo che ormai si profila inevitabile...
E, a proposito di fette di salame, poche settimane fa è stato ufficializzato il cast del film di Diabolik diretto dai Manetti Bros. Luca Marinelli sarà il protagonista, Miriam Leone sarà Eva Kant mentre Valerio Mastandrea sarà l'Ispettore Ginko. Ora: sicuramente il budget è quello che è, sicuramente si è scelto di puntare su un attore che - oltre ad avere gli occhi chiari e uno sguardo che ricorda molto vagamente quello di Diabolik - ha un po' di seguito in un determinato ambito (dopo la buona prova in Lo chiamavano Jeeg Robot, in cui ha dimostrato di saper gestire anche le scene d'azione), però ho come l'impressione che questo film avrà un retrogusto di braciola di Ostia che non sarà molto funzionale al rilancio del fumetto... Che ha sempre avuto delle atmosfere un po' più ricercate, diciamo...
Tantopiù che io, oltre che dell'attore che intrepreta il personaggio, mi sarei preoccupato soprattutto di trovare un personal trainer per fargli acquisire il fisico giusto (dato che qui si parla anche di scene girate con calzamaglie molto aderenti, che saranno assolutamente spietate) e delle controfigure adeguate per le scene acrobatiche... Perchè se questi dettagli verranno trascurati è altamente probabile che i contraccolpi saranno devastanti. Il film di Diabolik girato negli anni Sessanta da Mario Bava non aveva molto a che fare col fumetto originale, però il regista ebbe il buon senso di scritturare l'attore John Phillip Law, che aveva la giusta espressività e il "phisique du role" necessario (soprattutto per gli standard estetici del periodo), tant'è che il film divenne un cult a livello internazionale... Anche perchè strizzava molto l'occhio alla cultura pop, e alla pop-art, di quegli anni.
In realtà, all'inizio, il ruolo sarebbe dovuto andare all'attore Jean Sorel, che forse sarebbe stato persino più adatto, ma il budget era molto alto (200 milioni di lire del 1968) e quando il produttore De Laurentis scelse il regista Mario Bava (per la sua bravura con gli effetti speciali), lui impose il cambio dell'attore.
Del budget del film dei Manetti Bros ancora non si sa molto, a parte che è stato raddoppiato per dare loro modo di ambientare la vicenda a cavallo degli anni Sessanta/Settanta, con tutte le scenografie e i costumi del caso. Però, se tanto mi da tanto, forse poteva sarebbe stato meglio avere un'ambientazione contemporanea (con qualche buon effetto in CG) e investire qualcosa di più nel casting... Anche perchè, al giorno d'oggi, il sex appeal di Diabolik - che fin dagli esordi aveva un nonsochè di ambiguo (con quelle ciglia che sembrano sempre immerse nel rimmel) - dovrebbe essere un elemento importante da valutare... E soprattutto da aggiornare (anche nel senso gay friendly del termine, probabilmente), se non si vuole rischiare di scadere nel ridicolo. E bisognerà vedere se Luca Marinelli sarà all'altezza... Anche perchè, come dicevo prima, un Diabolik credibile, oggi, non può prescindere da un fisico atletico e da una serie di doti che trascendono le semplici capacità recitative...
Oltretutto, con i film "in costume", il rischio di fare uno scivolone aumenta in maniera esponenziale... Visto in Italia non abbiamo una tradizione cinematografica di questo tipo, con tutto quello che ne consegue in termini di maestranze, recupero di oggetti e mezzi dell'epoca, ricostruzione degli ambienti, degli arredi, ecc. Ad ogni modo anche il dettaglio dell'ambientazione "retrò", e del fatto che la casa editrice abbia approvato (con tanto di collaborazione diretta con i registi) penso che sia abbastanza indicativo. Nel senso che, in un'epoca in cui chi produce film ispirati ai fumetti fa a gara per attualizzare i personaggi più stagionati, e per renderli più appetibili per un pubblico giovane, nel caso di Diabolik si parte già con l'idea di fare qualcosa con un taglio nostalgico, e che probabilmente per il grande pubblico di oggi risulterà anacronistico quanto il fumetto da cui è tratto. E così, se pure potrà risultare gradevole per una parte degli appassionati che lo conoscono già, quasi certamente non convoglierà nuovo pubblico verso le sue testate...
Quindi, se le cose non andranno benissimo, prepariamoci a tutte le lacrime di coccodrillo di rito.
Ad ogni modo penso che sia interessante notare come il processo di rinnovamento e aggiornamento dei personaggi dei fumetti che provano ad essere rilanciati attraverso un reboot, o magari attraverso serie TV o film per il grande schermo, ormai tenga in massima considerazione anche l'inserimento più o meno importante delle dinamiche sociali proprie dei nostri giorni, tra cui la visibilità e l'importanza di chi appartiene alle minoranze sessuali, etniche e religiose. E, ovviamente, per essere un inserimento riuscito non deve essere stereotipato e deve avere un taglio di un certo tipo, altrimenti l'effetto boomerang è dietro l'angolo. Soprattutto presso il pubblico giovane.
Mentre nel fumetto italiano (e nei suoi derivati) tutto questo avviene col contagocce e in maniera estremamente goffa, anche perchè quando si tenta di giocare questa carta si finisce quasi sempre per essere influenzati da una serie di sterotipi, pregiudizi e tabù, che finiscono - nel migliore dei casi - a dare a certi personaggi e certi temi un valore prettamente "decorativo".
E a peggiorare il tutto ci pensa la progressiva polarizzazione dell'editoria a fumetti verso i canali di distribuzione più mirati, come le fumetterie e le librerie di varia. Che da una parte sicuramente consente di intercettare un pubblico di appassionati disposti a spendere di più (e facendo guadagnare più soldi nell'immediato), ma che inevitabilmente impedisce al fumetto di rimanere una forma di intrattenimento popolare ed economica. Con la conseguente perdita del grosso del pubblico occasionale... Anche perchè tutte queste fumetterie, nelle località turistiche, non ci sono... Mentre le edicole, anche se stanno diminuendo, sono comunque diffusissime (anche perchè spesso nelle località turistiche si trovano all'interno di bazaar dove si trova un po' di tutto).
Se la tendenza continuerà ad essere questa cosa succederà da qui a una decina d'anni?
Staremo a vedere...
Alla prossima.
Una volta l'estate era un periodo abbastanza importante per il mondo del fumetto. I ragazzini che non andavano a scuola, e gli adulti in ferie, avevano più tempo libero da impegnare... Così, spesso e volentieri, cercavano qualche distrazione economica nell'edicola più vicina (anche e soprattutto nelle località in cui trascorrevano le vacanze). Di conseguenza le vendite dei fumetti aumentavano e venivano agganciati sempre nuovi lettori, che magari potevano proseguire la lettura del fumetto conosciuto in vacanza anche nei mesi (o negli anni) successivi. Altri tempi.
Un po' perchè con le nuove tecnologie, e i loro metodi di fruizione sempre più capillari, si trovano nuovi passatempi senza che ci sia bisogno di andare in edicola (e senza nemmeno spendere soldi), e un po' perchè - perlomeno negli ultimi vent'anni - il fumetto (soprattutto in alcune nazioni, tipo la nostra) se l'è andata a cercare. E in realtà continua ad andarsela a cercare. E, partendo da alcuni dati di fatto di questo ultimo periodo, non è nemmeno difficile capire perchè le cose continuano ad andare male (e perchè, molto probabilmente, non miglioreranno).
Per iniziare a fare il punto della situazione, comunque, direi che si potrebbe partire da San Diego, dove - fra i vari annunci dell'International Comic-Con - c'è stato quello relativo agli sviluppi della nuova serie Duck Tales, che si avvia a diventare il perno di un nuovo "universo condiviso" per i reboot di praticamente tutte le serie TV prodotte dalla Disney dagli anni Ottanta in poi... O perlomeno di tutte quelle a base di animali antropomorfi.
Questa serie animata, com'era prevedibile, sta diventando un punto di riferimento importante per i giovanissimi di tutto il mondo, e in particolare per quelli che abbandonano le produzioni Disney dedicate ad un pubblico prescolare e cercano avventura, pathos e un umorismo dal taglio caustico e moderno. Un pubblico che, a quanto pare, sta premiando questa serie in termini di ascolti in tutto il mondo. Tantopiù che, per molti rappresentanti delle nuovissime generazioni, il primo contatto con Zio Paperone e soci sta avvenendo proprio tramite questa serie animata. In Italia, come saprete, il settimanale Topolino ha una sua tradizione consolidata - e un suo universo narrativo del tutto indipendente dalle evoluzioni che hanno avuto i personaggi negli USA - e punta molto sul fatto che i genitori italiani restano legati all'immaginario e allo di stile di Topolino, e che quindi faranno conoscere la versione "italiana" dei personaggi Disney ai propri figli PRIMA che questi si imbattano in cose come le nuove Duck Tales... Anche se poi, nel lungo periodo, non è detto che il ricambio generazionale possa essere garantito solo da questo, e da dei personaggi che non hanno più niente a che fare con le loro controparti ufficiali...
Dei personaggi che, anzi, per i gusti di oggi lanciano persino dei segnali ambigui, e non necessariamente nel senso più intrigante del termine.
Come, ad esempio, si può intuire dalla copertina vagamente frou frou che vedete sotto, e che si trova in edicola proprio in questi giorni... Quale possa essere il senso di una copertina del genere, che probabilmente è la cosa più involontariamente gay che la Panini potesse associare ai personaggi Disney in questo momento, davvero non saprei dirlo. A meno che, ovviamente, invece che di una svista si sia trattato di una sorta di messaggio in codice per sottolineare la vicinanza della casa editrice al mondo gay durante il periodo dei Pride, visto che - allo stato attuale - la casa editrice non può permettersi scelte più esplicite... Nonostante le prese di posizione sempre più gay friendly della Disney americana.
Se l'ammiccamento è involontario o meno non saprei dirlo, però penso qualcosa di ammiccante ci sia...
Ad ogni modo, al di là di questo, non posso fare a meno di chiedermi perchè questa estate la Panini non abbia pensato di realizzare un bello speciale economico da edicola con le storie delle Duck Tales prodotte dalla IDW (o magari producendone delle proprie), preferendo ripiegare su iniziative commerciali di tutt'altro genere per rilanciarsi e sperare di agguantare un po' di pubblico in più durante l'estate. Come ad esempio il classico mazzo di carte da gioco da collezione e una figure di Topolino in versione astronauta in occasione dell'anniversario dello sbarco sulla luna...
E quest'anno, nel tentativo di sfruttare al meglio l'estate per riagguantare qualche lettore, a Topolino hanno pensato bene di associare una classica storia a puntate con un concorso a premi: Zio Paperone è scomparso, e il mistero si risolverà in cinque numeri di Topolino. Nei primi quattro capitoli verranno dati alcuni indizi e saranno presenti i coupon che, una volta raccolti, permetteranno di parteciparè al concorso a premi... Che ovviamente si rivolge a chi avrà indovinato cosa è successo al papero più ricco del mondo prima che il mistero venga svelato...
Ora: a voler essere un po' sospettosi tutta questa operazione, e il grande lancio pubblicitario che ha avuto su tutti i media nazionali, fa pensare che effettivamente si sia arrivati ad un momento in cui i classici gadget estivi non bastano più per attirare il pubblico e favorire il ricambio generazionale... E che quindi sia arrivato il momento di tentare nuove strade prima che sia troppo tardi.
Tant'è che anche se i coupon per partecipare si troveranno solo su Topolino alcuni indizi per risolvere il mistero si troveranno anche in altre testate Disney distribuite in questo periodo (e per la precisione quelle con il logo "MISSIONE Z?ONE" in copertina. E considerando che si tratta anche di collane di ristampe è abbastanza evidente che questa operazione mira soprattutto a rilanciare un po' tutto tutto il parco testate Disney gestito dalla Panini...
Se tutta l'operazione avrà il successo sperato o meno ce lo dirà il tempo. Però penso che sia indicativo il fatto che dalle parti della Panini si ingegnino sempre per cercare nuove strategie senza mai andare al sodo, e magari lanciare un progetto editoriale che per contenuti, estetica e approccio generale, sia davvero al passo coi tempi, e con i gusti reali dei giovanissimi di oggi. Che senso ha lamentarsi del fatto che il ricambio generazionale è sempre più risicato, se poi si continua a strizzare l'occhio agli ex bambini dei decenni passati? Mistero.
E, a proposito di mistero, sarebbe anche interessante cercare di capire cosa spinge la Bonelli ad utilizzare l'estate per lanciare delle nuove serie legate a due personaggi storici che erano usciti di scena da diverso tempo... Ovvero Mister No (che non aveva una serie mensile dal 2006) e Magico Vento (che aveva sospeso le pubblicazioni nel 2010), anche se poi il mistero - perlomeno in questo caso - non è poi così difficile da risolvere...
Mister No e Magico Vento avevano interrotto le pubblicazioni perchè iniziavano a perdere lettori, e in quel periodo la soglia sotto alla quale la casa editrice preferiva non scendere era molto più alta. A distanza di anni qualcuno deve avere pensato che i numeri che facevano le serie in questione non erano poi così disprezabili, soprattutto per gli standard di oggi, e quindi dalle parti della Bonelli devono avere pensato che poteva avere senso provare a riagguantare (e a monetizzare) di nuovo il pubblico che seguiva questi due personaggi in passato. E questo sembra un po' la dichiarazione finale di resa, dopo che anni e anni passati a tentare di lanciare nuovi personaggi, nuovi formati e nuove serie non hanno portato praticamente a nulla (a parte Dragonero, ma si è trattato dell'eccezione che ha confermato la regola). Anche forse il problema era proprio che le suddette novità, a livello di taglio e contenuti, non avevano niente di davvero innovativo...
Da notare che, in tutto questo revival, nessuno ha ancora pensato di rilanciare Legs Weaver, magari riprendendo i toni scanzonati che aveva la sua testata alle origini e facendole vivere la sua dimensione omosessuale in maniera moderna ed esplicita... E possibilmente sensa le solite connotazioni pessimistiche e drammatiche tipiche degli omosessuali bonelliani...
In un'epoca in cui le serie televisive non sono più concepibili senza qualche personaggio o qualche sottotrama LGBT, e in cui persino la MARVEL ha annunciato che nei suoi prossimi film di supereroi ci saranno co-protagonisti dichiaratamente LGBT, di tutti personaggi Bonelli con una serie mensile alle spalle probabilmente Legs Weaver sarebbe stata l'unica che avrebbe avuto qualche possibilità di risultare davvero interessante - se ben gestita - per il pubblico di oggi... Però, attualmente, si preferisce farle prendere la muffa fra le pagine di Nathan Never (che la sta trascinando nella sua spirale di progressiva decadenza), dopo aver lavorato alacremente per renderla l'ombra del personaggio che tante simpatie aveva riscosso con la sua testata negli anni Novanta...
E anche questo direi che è abbastanza indicativo delle proverbiali fette di salame sugli occhi... Anche solo per il fatto che un personaggio Bonelli dichiaratamente gay che ottenesse la sua testata, oggi, godrebbe di tanta e tale pubblicità gratuita da giustificare l'investimento per una miniserie di prova (a patto, però, di non scadere nei soliti stereotipi bonelliani in fatto di omosessuali e tematiche omosessuali). Però, a quanto pare, è molto meglio ripuntare su Magico Vento e Mister No, e nel frattempo tirare su un po' di soldini sicuri con l'ennesima collana di allegati al Corriere della Sera e alla Gazzetta dello Sport dedicati alle ristampe di Dylan Dog, giusto?
Non so perchè, ma ho la sensazione che tutte queste operazioni non invertiranno la tendenza in atto... Così come non penso proprio che utilizzare l'ideatore di Martin Mystere per promuovere le iniziative speciali legate al personaggio (che ormai pare essere prossimo alla chiusura della sua storica serie), sia una scelta che possa risultare molto azzeccata... A meno che lo scopo dichiarato non sia quello di spremere fino all'ultima goccia il pubblico affezionato, prima di un epilogo che ormai si profila inevitabile...
E, a proposito di fette di salame, poche settimane fa è stato ufficializzato il cast del film di Diabolik diretto dai Manetti Bros. Luca Marinelli sarà il protagonista, Miriam Leone sarà Eva Kant mentre Valerio Mastandrea sarà l'Ispettore Ginko. Ora: sicuramente il budget è quello che è, sicuramente si è scelto di puntare su un attore che - oltre ad avere gli occhi chiari e uno sguardo che ricorda molto vagamente quello di Diabolik - ha un po' di seguito in un determinato ambito (dopo la buona prova in Lo chiamavano Jeeg Robot, in cui ha dimostrato di saper gestire anche le scene d'azione), però ho come l'impressione che questo film avrà un retrogusto di braciola di Ostia che non sarà molto funzionale al rilancio del fumetto... Che ha sempre avuto delle atmosfere un po' più ricercate, diciamo...
Tantopiù che io, oltre che dell'attore che intrepreta il personaggio, mi sarei preoccupato soprattutto di trovare un personal trainer per fargli acquisire il fisico giusto (dato che qui si parla anche di scene girate con calzamaglie molto aderenti, che saranno assolutamente spietate) e delle controfigure adeguate per le scene acrobatiche... Perchè se questi dettagli verranno trascurati è altamente probabile che i contraccolpi saranno devastanti. Il film di Diabolik girato negli anni Sessanta da Mario Bava non aveva molto a che fare col fumetto originale, però il regista ebbe il buon senso di scritturare l'attore John Phillip Law, che aveva la giusta espressività e il "phisique du role" necessario (soprattutto per gli standard estetici del periodo), tant'è che il film divenne un cult a livello internazionale... Anche perchè strizzava molto l'occhio alla cultura pop, e alla pop-art, di quegli anni.
In realtà, all'inizio, il ruolo sarebbe dovuto andare all'attore Jean Sorel, che forse sarebbe stato persino più adatto, ma il budget era molto alto (200 milioni di lire del 1968) e quando il produttore De Laurentis scelse il regista Mario Bava (per la sua bravura con gli effetti speciali), lui impose il cambio dell'attore.
Del budget del film dei Manetti Bros ancora non si sa molto, a parte che è stato raddoppiato per dare loro modo di ambientare la vicenda a cavallo degli anni Sessanta/Settanta, con tutte le scenografie e i costumi del caso. Però, se tanto mi da tanto, forse poteva sarebbe stato meglio avere un'ambientazione contemporanea (con qualche buon effetto in CG) e investire qualcosa di più nel casting... Anche perchè, al giorno d'oggi, il sex appeal di Diabolik - che fin dagli esordi aveva un nonsochè di ambiguo (con quelle ciglia che sembrano sempre immerse nel rimmel) - dovrebbe essere un elemento importante da valutare... E soprattutto da aggiornare (anche nel senso gay friendly del termine, probabilmente), se non si vuole rischiare di scadere nel ridicolo. E bisognerà vedere se Luca Marinelli sarà all'altezza... Anche perchè, come dicevo prima, un Diabolik credibile, oggi, non può prescindere da un fisico atletico e da una serie di doti che trascendono le semplici capacità recitative...
Oltretutto, con i film "in costume", il rischio di fare uno scivolone aumenta in maniera esponenziale... Visto in Italia non abbiamo una tradizione cinematografica di questo tipo, con tutto quello che ne consegue in termini di maestranze, recupero di oggetti e mezzi dell'epoca, ricostruzione degli ambienti, degli arredi, ecc. Ad ogni modo anche il dettaglio dell'ambientazione "retrò", e del fatto che la casa editrice abbia approvato (con tanto di collaborazione diretta con i registi) penso che sia abbastanza indicativo. Nel senso che, in un'epoca in cui chi produce film ispirati ai fumetti fa a gara per attualizzare i personaggi più stagionati, e per renderli più appetibili per un pubblico giovane, nel caso di Diabolik si parte già con l'idea di fare qualcosa con un taglio nostalgico, e che probabilmente per il grande pubblico di oggi risulterà anacronistico quanto il fumetto da cui è tratto. E così, se pure potrà risultare gradevole per una parte degli appassionati che lo conoscono già, quasi certamente non convoglierà nuovo pubblico verso le sue testate...
Quindi, se le cose non andranno benissimo, prepariamoci a tutte le lacrime di coccodrillo di rito.
Ad ogni modo penso che sia interessante notare come il processo di rinnovamento e aggiornamento dei personaggi dei fumetti che provano ad essere rilanciati attraverso un reboot, o magari attraverso serie TV o film per il grande schermo, ormai tenga in massima considerazione anche l'inserimento più o meno importante delle dinamiche sociali proprie dei nostri giorni, tra cui la visibilità e l'importanza di chi appartiene alle minoranze sessuali, etniche e religiose. E, ovviamente, per essere un inserimento riuscito non deve essere stereotipato e deve avere un taglio di un certo tipo, altrimenti l'effetto boomerang è dietro l'angolo. Soprattutto presso il pubblico giovane.
Mentre nel fumetto italiano (e nei suoi derivati) tutto questo avviene col contagocce e in maniera estremamente goffa, anche perchè quando si tenta di giocare questa carta si finisce quasi sempre per essere influenzati da una serie di sterotipi, pregiudizi e tabù, che finiscono - nel migliore dei casi - a dare a certi personaggi e certi temi un valore prettamente "decorativo".
E a peggiorare il tutto ci pensa la progressiva polarizzazione dell'editoria a fumetti verso i canali di distribuzione più mirati, come le fumetterie e le librerie di varia. Che da una parte sicuramente consente di intercettare un pubblico di appassionati disposti a spendere di più (e facendo guadagnare più soldi nell'immediato), ma che inevitabilmente impedisce al fumetto di rimanere una forma di intrattenimento popolare ed economica. Con la conseguente perdita del grosso del pubblico occasionale... Anche perchè tutte queste fumetterie, nelle località turistiche, non ci sono... Mentre le edicole, anche se stanno diminuendo, sono comunque diffusissime (anche perchè spesso nelle località turistiche si trovano all'interno di bazaar dove si trova un po' di tutto).
Se la tendenza continuerà ad essere questa cosa succederà da qui a una decina d'anni?
Staremo a vedere...
Alla prossima.
mercoledì 17 luglio 2019
VALUTAZIONI VENTENNALI
Ciao a tutti, come va?
Oggi vorrei iniziare il post rispondendo ad un anonimo lettore, che ha commentato il mio ultimo intervento:
"Ciao Valeriano, quando il mese scorso hai ricominciato a postare pensavo che le cose fossero tornate alla normalità, mi spiace vedere che siamo a metà di luglio senza nessuno nuovo post. Capisco che per te il blog sia impegnativo, e che magari noi lettori non ti diamo neppure molta soddisfazione (e immagino men che meno soldini...) ma ho come l'impressione che questo momento sia abbastanza importante per il fumetto gay, sia all'estero che qui da noi (non dovrebbe essere uscito proprio in questi giorni il primo volume della collana di Samuel Spano?) e avere le tue impressioni sarebbe davvero gradito."
Caro lettore anonimo, in effetti è proprio vero che le ultime settimane sono andato in pausa, ma più che per una questione di impegni (che pure ci sono stati), non nego che è stato necessario prendermi un breve momento di riflessione per capire meglio un po' cose... E fra queste c'era anche dove volevo andare a parare con questo blog, visto che in oltre dieci anni di presenza sul web - in realtà - ha finito per diventare un po' ripetitivo. Quindi volevo davvero capire come trasformarlo in qualcosa di più utile, e magari di più originale, e infatti qualche idea mi sarebbe già venuta... Anche se per ora preferisco non parlarne.
Fatto sta che mi fa piacere che ci sia (ancora) qualcuno che ci tiene a quello che scrivo, e visto che secondo te sarebbe importante la mia presenza in un momento particolarmente importante per il fumetto gay, non posso certo tirarmi indietro. In realtà, come avrai notato, su questo blog non faccio praticamente mai delle vere e proprie recensioni, e più che altro esprimo riflessioni e provo ad analizzare quello che succede. A volte mi ritrovo a fornire delle risposte alle domande che nessuno pone mai e mi piace anche segnalare quello che succede nel resto del mondo, però rarissimamente entro nel merito di questa o quella storia, a meno che non abbia delle implicazioni che vanno al di là della storia in quanto tale.
Quindi, anche nel caso del primo volume dell'etichetta Mizar della Cosmo Editoriale (che avevo annunciato parecchio tempo fa), non entrerò nel merito del prodotto in sè, ma visto che mi chiedi un parere ti dirò cosa penso della situazione in generale, e di come si può inquadrare questa operazione in un contesto più ampio.
Allora: al netto della qualità della proposta, e del fatto che è comunque importante che una casa editrice affermata sia stata disposta ad investire su un'etichetta specifica per i fumetti di questo tipo (cosa che, in effetti, non era mai successa), quello che penso è che - fondamentalmente - tutto questo contribuisca a consolidare un'opinione che si sta facendo largo in me da un po' di tempo a questa parte. E cioè che negli ultimi vent'anni, in Italia, la situazione è rimasta terribilmente uguale a se stessa.
Ovviamente non intendo uguale in tutto e per tutto: i modi, i tempi e i supporti per fruire dei fumetti a tematica LGBT+ italiani si sono evoluti, ma è un po' come se gli unici percorsi che è possibile percorrere oggi siano gli stessi che hanno lasciato il solco una ventina di anni fa. Ovviamente in versione aggiornata, riveduta e corretta, ma fondamentalmente senza che ci sia stata una reale evoluzione della situazione... E nonostante il fatto che la "coscienza collettiva" della comunità LGBT+ abbia fatto dei notevoli passi avanti.
Cercherò di entrare un po' più nello specifico, anche se mi rendo conto che non è proprio semplice da spiegare. Una ventina di anni fa i fumetti italiani che reinterpretavano il genere BOYS LOVE in maniera più o meno originale, realizzati da autrici italiane di belle speranze e variamente talentuose, venivano presentati come una grande novità, e come l'inizio di una vera e propria rivoluzione dell'editoria. Tant'è che ci furono anche dei tentativi di creare delle collane dedicate.
E oggi, a distanza di vent'anni, siamo ancora qui a parlare di come una casa editrice abbia deciso di inaugurare un marchio specifico per i fumetti LGBT+ prodotti in Italia, partendo da opere che si inseriscono nell'onda lunga del genere BOYS LOVE (possibile che non ce ne siano altri?), e ovviamente realizzate da fumettiste che hanno un certo tipo di sensibilità e un certo tipo di approccio su tutta la questione gay. E badate che non sto esprimendo giudizi sull'opera in quanto tale, ma proprio sul fatto che certe dinamiche sembrano ripetersi in maniera quasi identica. Anche se, ovviamente, questa volta spero che le cose vadano meglio rispetto al passato (dove i flop, in questo senso, sono stati davvero tanti).
Comunque non si tratta solo di una questione di BOYS LOVE. Vent'anni fa ricordo che fecero molto discutere i personaggi di Matteo ed Enrico, ideati da Massimiliano De Giovanni e Andrea Accardi, e che a suo tempo vennero presentati (e percepiti) come gli apripista dei personaggi gay nel fumetto italiano, che avrebbero inaugurato un nuovo modo di intendere le dinamiche dell'attrazione nel fumetto di casa nostra e via dicendo... Ovviamente con tutto il loro carico di conflitti interiori, situazioni irrisolte e tanti risvolti drammatici (che a me sono sempre sembrati messi un po' a caso, per dare più pathos a una storia un pochetto insipida, ma ovviamente è un parere personale). Anche perchè - secondo una certa scuola di pensiero - se un personaggio gay non è pieno di problemi e conflitti non è interessante, credibile e coinvolgente...
Ora: al netto del fatto che tutta questa rivoluzione nella rappresentazione della sessualità nei fumetti italiani poi non ci fu, purtroppo, bisogna anche ammettere che negli anni successivi una vera e propria nicchia di mercato per il fumetto a tematica gay prodotto in Italia non si è mai venuta a creare. Anche perchè, in primis, gli editori hanno sempre avuto una certa prudenza e non hanno mai "osato" più di tanto.
Attualmente i volumi di questo genere che escono ogni anno si contano sulle dita di una mano (o poco più) e quasi sempre rientrano nella categoria dei racconti di formazione e/o dei romanzi grafici con risvolti autobiografici... Quasi come se le storie di Matteo e Enrico avessero aperto le porte solo ad un certo tipo di contenuti... O addirittura ad una vera e propria "scuola bolognese" di autori di fumetti LGBT+ che - in diversa misura - hanno avuto a che fare con Bologna, e che prima o dopo finiscono per ambientare qualche storia proprio a Bologna...
Quindi, anche se magari si tratta di storie bellissime, alla fine queste opere finiscono per attirare la nicchia di pubblico a cui interessano le tematiche gay all'interno della nicchia di quelli che apprezzano i romanzi grafici di formazione, possibilmente all'interno della nicchia di quelli che sono disposti a spendere soldi per avere una bella edizione da libreria... Quindi non dovrebbe stupire più di tanto il fatto che i fumetti gay realizzati in Italia - negli ultimi vent'anni - non abbiano mai fatto il grande salto e siano rimasti tutto sommato un genere di nicchia nella nicchia nella nicchia, di cui - ad esempio - non si parla più di tanto al di fuori di determinati ambiti.
Anche in questo caso vorrei precisare che non ho niente contro i romanzi di formazione, le storie di vita vissuta e tutto il resto (anche se non credo che potrei vivere leggendo solo fumetti di quel tipo), però non posso fare a meno di pensare che se in Italia è così difficile pensare di realizzare dei fumetti a tematica gay, e/o con protagonisti gay, che siano svincolati da determinati generi narrativi e da certi tipi di contesti, probabilmente deve esserci qualche blocco psicologico/culturale a monte.
Forse legato al fatto che gli autori di questi fumetti tendono a prendersi troppo sul serio? Forse perchè finora non ci sono stati esempi validi di fumetti a tematica gay e/o con protagonisti gay che hanno esplorato altri generi (a parte, forse, NINE STONES di Samuel Spano)?
Davvero non saprei. Fatto sta che a distanza di vent'anni, giusto per confermare parzialmente la mia teoria, Massimiliano De Giovanni ha annunciato che vedrà la luce una nuova storia di Matteo ed Enrico, che sono invecchiati in tempo reale e che adesso - tanto per cambiare - saranno alle prese con una nuova dose di tormenti interiori, visto che ora sono genitori grazie alla maternità surrogata e uno dei due ha scoperto di avere la leucemia... Giusto per non uscire dal tracciato di cui parlavo prima, appunto...
In questi venti anni ho cercato, per quanto mi è stato possibile, di monitorare la situazione e - se proprio devo essere sincero - la sensazione è che ci sia stato un grande balzo in avanti agli inizi del 2000, che però poi non ha portato ai risultati sperati. Anche se ammetto che i fuochi di paglia non sono mancati...
Però, vuoi per la mancanza di una continuità editoriale, vuoi per la mancanza di investimenti seri o per problemi di scarsa affidabilità (e non da parte degli autori), tanti slanci interessanti sono finiti in un nulla di fatto, nonostante avessero avuto dei riscontri di pubblico interessanti.
E così, alla fine, sono passati due decenni e mi ritrovo ancora a parlare di fumetti italiani di ispirazione vagamente BOYS LOVE e di romanzi grafici di un certo tipo. Il tutto mentre la rappresentanza LGBT+ nei fumetti italiani ad alta tiratura continua ad essere praticamente nulla (e il più delle volte stereotipata in senso negativo, possibilmente con tragedie "punitive" annesse).
Poichè l'anonimo autore del commento che ho riportato all'inizio mi parlava di quanto questo momento sia importante anche per i fumetti gay all'estero, direi che effettivamente l'estero continua a dare la misura di quanto noi siamo rimasti indietro. Visto che, ad esempio negli USA, tematiche e personaggi gay trovano spazio crescente in tutti i generi di fumetti, in tutti i formati e in tutti i circuiti distributivi. E forse è anche per questo che negli USA gli appassaionati di fumetti gay riescono a raggiungere la massa critica per creare delle associazioni gay dedicate ai fumetti (che in Italia, guarda un po', continuano a non prendere forma).
In Italia, invece, succede che il mondo dei games abbia un'offerta più variegata in fatto di contenuti LGBT+, e guardacaso iniziano timidamente a comparire delle associazioni che promuovono le tematiche LGBT+ nell'ambito ludico... E scommetto che se in Italia i giochi che possono lasciare spazio a questi temi avessero avuto un unico tipo di ambientazione e un solo taglio narrativo di riferimento (un po' come avviene nel caso dei fumetti italiani a tematica LGBT+) probabilmente non si sarebbe mai raggiunta la massa critica neanche in questo frangente... Cosa che invece sta iniziando ad accadere in alcune città... Tra le quali spicca Bologna (tanto per cambiare).
Tra l'altro, giusto per provare che i fumetti gay - in Italia - col tempo sono diventati un prodotto sempre più di nicchia, può essere interessante fare una ricerchina con google trends, la funzione di Google che monitorizza le ricerche di determinate parole chiave. Se, ad esempio, cerchiamo l'andamento della ricerca di "fumetti gay" in Italia, dal 2004 a oggi, il grafico che abbiamo di fronte è il seguente:
Praticamente è dall'inizio del 2009 che la ricerca di "fumetti gay" non ha più avuto picchi di interesse. Se però invece creiamo lo stesso grafico cercando l'andamento delle ricerche di "gay comics" negli USA, e nello stesso lasso di tempo, il grafico che abbiamo di fronte è il seguente:
In parole povere l'andamento è stato costante, e ha addirittura avuto un picco positivo dopo il 2009. Ovviamente questi dati possono essere letti in tanti modi, ma penso che sia abbastanza evidente il fatto che negli USA il pubblico che utilizza Google per le sue ricerche ha dimostrato una curiosità crescente verso un certo tipo di fumetto, mentre in Italia no. E guardacaso temi e personaggi LGBT+, come dicevo prima, negli ultimi anni sono diventati una presenza costante in tutti i generi di fumetto... Dal fantasy alla fantascienza, passando per i supereroi e l'horror.
E forse non è un caso se la Image (che non è proprio un'etichetta di second'ordine) ha appena annunciato, in occasione dell'apertura della nuova San Diego Comic-Con International (a proposito: come ogni anno è disponibile la guida agli eventi LGBT+ di questa manifestazione, realizzata dall'associazione PRISM COMICS, e se vi interessa potete scaricarla CLICCANDO QUI), che porterà negli USA la saga di Nomen Omen di Marco Bucci e Jacopo Camagni, che pur non essendo propriamente un fumetto a tematica gay è impregnata di tematiche e atmosfere LGBT+, nel senso moderno del termine, a partire dal fatto che la protagonista ha due mamme.
E i due autori sono già stati prenotati per presenziare alla prossima edizione della New York ComiCon, che tra l'altro è una delle manifestazioni americane che negli ultimi anni si è maggiormente distinta per il suo approccio gay friendly. A quanti altri autori italiani è stata data questa opportunità?
A questo punto potete trarre da voi le conclusioni del caso.
Alla prossima...
Oggi vorrei iniziare il post rispondendo ad un anonimo lettore, che ha commentato il mio ultimo intervento:
"Ciao Valeriano, quando il mese scorso hai ricominciato a postare pensavo che le cose fossero tornate alla normalità, mi spiace vedere che siamo a metà di luglio senza nessuno nuovo post. Capisco che per te il blog sia impegnativo, e che magari noi lettori non ti diamo neppure molta soddisfazione (e immagino men che meno soldini...) ma ho come l'impressione che questo momento sia abbastanza importante per il fumetto gay, sia all'estero che qui da noi (non dovrebbe essere uscito proprio in questi giorni il primo volume della collana di Samuel Spano?) e avere le tue impressioni sarebbe davvero gradito."
Caro lettore anonimo, in effetti è proprio vero che le ultime settimane sono andato in pausa, ma più che per una questione di impegni (che pure ci sono stati), non nego che è stato necessario prendermi un breve momento di riflessione per capire meglio un po' cose... E fra queste c'era anche dove volevo andare a parare con questo blog, visto che in oltre dieci anni di presenza sul web - in realtà - ha finito per diventare un po' ripetitivo. Quindi volevo davvero capire come trasformarlo in qualcosa di più utile, e magari di più originale, e infatti qualche idea mi sarebbe già venuta... Anche se per ora preferisco non parlarne.
Fatto sta che mi fa piacere che ci sia (ancora) qualcuno che ci tiene a quello che scrivo, e visto che secondo te sarebbe importante la mia presenza in un momento particolarmente importante per il fumetto gay, non posso certo tirarmi indietro. In realtà, come avrai notato, su questo blog non faccio praticamente mai delle vere e proprie recensioni, e più che altro esprimo riflessioni e provo ad analizzare quello che succede. A volte mi ritrovo a fornire delle risposte alle domande che nessuno pone mai e mi piace anche segnalare quello che succede nel resto del mondo, però rarissimamente entro nel merito di questa o quella storia, a meno che non abbia delle implicazioni che vanno al di là della storia in quanto tale.
Quindi, anche nel caso del primo volume dell'etichetta Mizar della Cosmo Editoriale (che avevo annunciato parecchio tempo fa), non entrerò nel merito del prodotto in sè, ma visto che mi chiedi un parere ti dirò cosa penso della situazione in generale, e di come si può inquadrare questa operazione in un contesto più ampio.
Allora: al netto della qualità della proposta, e del fatto che è comunque importante che una casa editrice affermata sia stata disposta ad investire su un'etichetta specifica per i fumetti di questo tipo (cosa che, in effetti, non era mai successa), quello che penso è che - fondamentalmente - tutto questo contribuisca a consolidare un'opinione che si sta facendo largo in me da un po' di tempo a questa parte. E cioè che negli ultimi vent'anni, in Italia, la situazione è rimasta terribilmente uguale a se stessa.
Ovviamente non intendo uguale in tutto e per tutto: i modi, i tempi e i supporti per fruire dei fumetti a tematica LGBT+ italiani si sono evoluti, ma è un po' come se gli unici percorsi che è possibile percorrere oggi siano gli stessi che hanno lasciato il solco una ventina di anni fa. Ovviamente in versione aggiornata, riveduta e corretta, ma fondamentalmente senza che ci sia stata una reale evoluzione della situazione... E nonostante il fatto che la "coscienza collettiva" della comunità LGBT+ abbia fatto dei notevoli passi avanti.
Cercherò di entrare un po' più nello specifico, anche se mi rendo conto che non è proprio semplice da spiegare. Una ventina di anni fa i fumetti italiani che reinterpretavano il genere BOYS LOVE in maniera più o meno originale, realizzati da autrici italiane di belle speranze e variamente talentuose, venivano presentati come una grande novità, e come l'inizio di una vera e propria rivoluzione dell'editoria. Tant'è che ci furono anche dei tentativi di creare delle collane dedicate.
E oggi, a distanza di vent'anni, siamo ancora qui a parlare di come una casa editrice abbia deciso di inaugurare un marchio specifico per i fumetti LGBT+ prodotti in Italia, partendo da opere che si inseriscono nell'onda lunga del genere BOYS LOVE (possibile che non ce ne siano altri?), e ovviamente realizzate da fumettiste che hanno un certo tipo di sensibilità e un certo tipo di approccio su tutta la questione gay. E badate che non sto esprimendo giudizi sull'opera in quanto tale, ma proprio sul fatto che certe dinamiche sembrano ripetersi in maniera quasi identica. Anche se, ovviamente, questa volta spero che le cose vadano meglio rispetto al passato (dove i flop, in questo senso, sono stati davvero tanti).
Comunque non si tratta solo di una questione di BOYS LOVE. Vent'anni fa ricordo che fecero molto discutere i personaggi di Matteo ed Enrico, ideati da Massimiliano De Giovanni e Andrea Accardi, e che a suo tempo vennero presentati (e percepiti) come gli apripista dei personaggi gay nel fumetto italiano, che avrebbero inaugurato un nuovo modo di intendere le dinamiche dell'attrazione nel fumetto di casa nostra e via dicendo... Ovviamente con tutto il loro carico di conflitti interiori, situazioni irrisolte e tanti risvolti drammatici (che a me sono sempre sembrati messi un po' a caso, per dare più pathos a una storia un pochetto insipida, ma ovviamente è un parere personale). Anche perchè - secondo una certa scuola di pensiero - se un personaggio gay non è pieno di problemi e conflitti non è interessante, credibile e coinvolgente...
Ora: al netto del fatto che tutta questa rivoluzione nella rappresentazione della sessualità nei fumetti italiani poi non ci fu, purtroppo, bisogna anche ammettere che negli anni successivi una vera e propria nicchia di mercato per il fumetto a tematica gay prodotto in Italia non si è mai venuta a creare. Anche perchè, in primis, gli editori hanno sempre avuto una certa prudenza e non hanno mai "osato" più di tanto.
Attualmente i volumi di questo genere che escono ogni anno si contano sulle dita di una mano (o poco più) e quasi sempre rientrano nella categoria dei racconti di formazione e/o dei romanzi grafici con risvolti autobiografici... Quasi come se le storie di Matteo e Enrico avessero aperto le porte solo ad un certo tipo di contenuti... O addirittura ad una vera e propria "scuola bolognese" di autori di fumetti LGBT+ che - in diversa misura - hanno avuto a che fare con Bologna, e che prima o dopo finiscono per ambientare qualche storia proprio a Bologna...
Quindi, anche se magari si tratta di storie bellissime, alla fine queste opere finiscono per attirare la nicchia di pubblico a cui interessano le tematiche gay all'interno della nicchia di quelli che apprezzano i romanzi grafici di formazione, possibilmente all'interno della nicchia di quelli che sono disposti a spendere soldi per avere una bella edizione da libreria... Quindi non dovrebbe stupire più di tanto il fatto che i fumetti gay realizzati in Italia - negli ultimi vent'anni - non abbiano mai fatto il grande salto e siano rimasti tutto sommato un genere di nicchia nella nicchia nella nicchia, di cui - ad esempio - non si parla più di tanto al di fuori di determinati ambiti.
Anche in questo caso vorrei precisare che non ho niente contro i romanzi di formazione, le storie di vita vissuta e tutto il resto (anche se non credo che potrei vivere leggendo solo fumetti di quel tipo), però non posso fare a meno di pensare che se in Italia è così difficile pensare di realizzare dei fumetti a tematica gay, e/o con protagonisti gay, che siano svincolati da determinati generi narrativi e da certi tipi di contesti, probabilmente deve esserci qualche blocco psicologico/culturale a monte.
Forse legato al fatto che gli autori di questi fumetti tendono a prendersi troppo sul serio? Forse perchè finora non ci sono stati esempi validi di fumetti a tematica gay e/o con protagonisti gay che hanno esplorato altri generi (a parte, forse, NINE STONES di Samuel Spano)?
Davvero non saprei. Fatto sta che a distanza di vent'anni, giusto per confermare parzialmente la mia teoria, Massimiliano De Giovanni ha annunciato che vedrà la luce una nuova storia di Matteo ed Enrico, che sono invecchiati in tempo reale e che adesso - tanto per cambiare - saranno alle prese con una nuova dose di tormenti interiori, visto che ora sono genitori grazie alla maternità surrogata e uno dei due ha scoperto di avere la leucemia... Giusto per non uscire dal tracciato di cui parlavo prima, appunto...
In questi venti anni ho cercato, per quanto mi è stato possibile, di monitorare la situazione e - se proprio devo essere sincero - la sensazione è che ci sia stato un grande balzo in avanti agli inizi del 2000, che però poi non ha portato ai risultati sperati. Anche se ammetto che i fuochi di paglia non sono mancati...
Però, vuoi per la mancanza di una continuità editoriale, vuoi per la mancanza di investimenti seri o per problemi di scarsa affidabilità (e non da parte degli autori), tanti slanci interessanti sono finiti in un nulla di fatto, nonostante avessero avuto dei riscontri di pubblico interessanti.
E così, alla fine, sono passati due decenni e mi ritrovo ancora a parlare di fumetti italiani di ispirazione vagamente BOYS LOVE e di romanzi grafici di un certo tipo. Il tutto mentre la rappresentanza LGBT+ nei fumetti italiani ad alta tiratura continua ad essere praticamente nulla (e il più delle volte stereotipata in senso negativo, possibilmente con tragedie "punitive" annesse).
Poichè l'anonimo autore del commento che ho riportato all'inizio mi parlava di quanto questo momento sia importante anche per i fumetti gay all'estero, direi che effettivamente l'estero continua a dare la misura di quanto noi siamo rimasti indietro. Visto che, ad esempio negli USA, tematiche e personaggi gay trovano spazio crescente in tutti i generi di fumetti, in tutti i formati e in tutti i circuiti distributivi. E forse è anche per questo che negli USA gli appassaionati di fumetti gay riescono a raggiungere la massa critica per creare delle associazioni gay dedicate ai fumetti (che in Italia, guarda un po', continuano a non prendere forma).
In Italia, invece, succede che il mondo dei games abbia un'offerta più variegata in fatto di contenuti LGBT+, e guardacaso iniziano timidamente a comparire delle associazioni che promuovono le tematiche LGBT+ nell'ambito ludico... E scommetto che se in Italia i giochi che possono lasciare spazio a questi temi avessero avuto un unico tipo di ambientazione e un solo taglio narrativo di riferimento (un po' come avviene nel caso dei fumetti italiani a tematica LGBT+) probabilmente non si sarebbe mai raggiunta la massa critica neanche in questo frangente... Cosa che invece sta iniziando ad accadere in alcune città... Tra le quali spicca Bologna (tanto per cambiare).
Tra l'altro, giusto per provare che i fumetti gay - in Italia - col tempo sono diventati un prodotto sempre più di nicchia, può essere interessante fare una ricerchina con google trends, la funzione di Google che monitorizza le ricerche di determinate parole chiave. Se, ad esempio, cerchiamo l'andamento della ricerca di "fumetti gay" in Italia, dal 2004 a oggi, il grafico che abbiamo di fronte è il seguente:
Praticamente è dall'inizio del 2009 che la ricerca di "fumetti gay" non ha più avuto picchi di interesse. Se però invece creiamo lo stesso grafico cercando l'andamento delle ricerche di "gay comics" negli USA, e nello stesso lasso di tempo, il grafico che abbiamo di fronte è il seguente:
In parole povere l'andamento è stato costante, e ha addirittura avuto un picco positivo dopo il 2009. Ovviamente questi dati possono essere letti in tanti modi, ma penso che sia abbastanza evidente il fatto che negli USA il pubblico che utilizza Google per le sue ricerche ha dimostrato una curiosità crescente verso un certo tipo di fumetto, mentre in Italia no. E guardacaso temi e personaggi LGBT+, come dicevo prima, negli ultimi anni sono diventati una presenza costante in tutti i generi di fumetto... Dal fantasy alla fantascienza, passando per i supereroi e l'horror.
E forse non è un caso se la Image (che non è proprio un'etichetta di second'ordine) ha appena annunciato, in occasione dell'apertura della nuova San Diego Comic-Con International (a proposito: come ogni anno è disponibile la guida agli eventi LGBT+ di questa manifestazione, realizzata dall'associazione PRISM COMICS, e se vi interessa potete scaricarla CLICCANDO QUI), che porterà negli USA la saga di Nomen Omen di Marco Bucci e Jacopo Camagni, che pur non essendo propriamente un fumetto a tematica gay è impregnata di tematiche e atmosfere LGBT+, nel senso moderno del termine, a partire dal fatto che la protagonista ha due mamme.
E i due autori sono già stati prenotati per presenziare alla prossima edizione della New York ComiCon, che tra l'altro è una delle manifestazioni americane che negli ultimi anni si è maggiormente distinta per il suo approccio gay friendly. A quanti altri autori italiani è stata data questa opportunità?
A questo punto potete trarre da voi le conclusioni del caso.
Alla prossima...
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