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giovedì 31 luglio 2008

LA LETTERA DI OGGI

Ciao a tutti e a tutte, come state? Oggi colgo l'occasione per rispondere a questa lettera, che mi è arrivata qualche giorno fa, e che a quanto pare sta facendo fremere l'autore in trepidante attesa di una mia risposta (perlomeno a giudicare dai solleciti che mi sono arrivati nel frattempo). Kattivo mi scrive:

Ciao Wally (o Valeriano o come vuoi tu?!?!?),sono un neo diciottenne e nel leggere i
tuoi fumetti (in particolare rainbow...é bellissimo) nn ho potuto fare ameno di
pensare a tutto il lavoro ke c'è dietro.A parte l'ispirazione x i dialoghi ke sono
stupendi,ironici e frizzanti,sicuramente dietro c'è un lavoro da pazzi!!!!
Venendo al dunque,credo di aver avuto un'influenza positiva dal tua ottimo lavoro e
sto seriamente pensando di iniziare a fare fumetti ank'io!!!!Quindi volevo fatri
qualche domanda al riguardo:
1)per questo genere di fumetti c'è bisogno di spiccate doti artistiche o basta molto
impegno??????(nn sono una skiappa a disegnare,ma di sicuro nn ho la mano ben
allenata..)
2)Nn vorrei essere invadente,ma quale programma usi per fare le tue stiscie(ed è
semplice???)?
3)Ke genere di studi hai conseguito?
Sai mi piacerebbe molto intraprendere la tua strada (non sono sicuro si dica praprio
così ma si capisce).Di sicuro la fantasia nn mi manca,e nemmeno la volontà!
bè,spero in una tuo risposta e spero anke ke sia positiva...ci tengo molto...
Non ci conterei molto,ma se riuscissi a diventare bravo potrei pure darti una mano
ein ogni caso nn potrei farti concorrenza! :D
Aspetto con ansia una tua risposta!
Un abbraccio
Kattivo

Ps.Scusa se ho scritto troppo,ma mi interessa veramente!

Intanto non hai scritto troppo e in secondo luogo sono contento di avere scatenato il tuo entusiasmo neo diciottenne (^__^). Allora vediamo un po' da che parte posso cominciare... Intanto hai ragione: dietro a un fumetto c'è tanto lavoro. Ci sono dei fumettisti che sono velocissimi, ma generalmente quando sono velocissimi è perchè non si occupano di tutta la storia dall'inizio alla fine e si dividono il lavoro fra chi scrive la storia, chi la disegna, chi la colora, ecc. Quando poi c'è da studiare una storia frizzante e che faccia sorridere il lavoro è anche maggiore, perchè devi studiare delle gag che facciano effetto, che abbiano il ritmo giusto, ecc. Se vuoi iniziare a fare fumetti non è che posso spiegare da che parte cominciare così su due piedi...Ci sono interi libri che riescono a spiegarlo solo per sommi capi, quindi non sono certo in grado di spiegartelo in poche righe. Però posso spiegarti come ho fatto io. Dunque: all'inizio leggevo tanti fumetti e nel frattempo li studiavo...Nel senso che mi fissavo sulle vignette per cercare di capire come potevano essere state disegnate certe cose, certe pose, certe espressioni, inquadrature, ecc. Poi provavo a reinserirle nei fumetti che disegnavo io. I risultati, però, non erano ottimali per due motivi: mi mancavano alcune conoscenze tecniche e non sapevo quali erano i materiali da usare (nè come usarli). Inoltre una buona conoscenza dell'anatomia umana non si improvvisa, e bisogna studiarla per bene (anche perchè la forma dei muscoli a seconda della posizione che assumono, e sono tutti collegati!). Per tutte queste cose possono essere utili le scuole del fumetto che ci sono anche in Italia (o perlomeno le scuole del fumetto serie), altrimenti se - come nel mio caso - non c'è modo di frequentarle esistono tanti manuali, atlanti di anatomia specifici e quant'altro che possono fare al caso di un aspirante fumettista. La maggior parte di questi manuali sono in inglese, ma non sono difficili da recuperare come una volta. Altra cosa importante è sperimentare i materiali e non smettere mai di cercarne di nuovi in cartoleria o su internet. Per esempio io ho inziato ad usare una speciale penna a pennello ricaricabile con la china da poco più di una anno (prima non la conoscevo e usavo il pennino per ripassare i disegni a matita). Poi non è che per fare fumetti servono talenti straordinari pre esistenti: facendo fumetti uno si accorge se li sa fare o meno, anche se - ovviamente - un minimo di predisposizione può aiutare. Per quel che riguarda il computer può aiutare per alcune cose (come la colorazione, il ritocco o gli effetti speciali), ma anche lì dipende tutto da quanto e come lo si usa. Io uso dei programmi di ritocco fotografico come GIMP, che tra l'altro è pure gratuito e puoi scaricarlo da internet quando vuoi. Per quel che riguarda gli studi ho fatto l'asilo, le elementari, le medie, il liceo artistico e ho provato a fare l'Accademmia di Brera a Milano. Il liceo mi è servito per conoscere meglio certi materiali e sciogliere un po' la mano, ma NON per fare fumetti, e l'accademmia è stata una gran perdita di tempo da quel punto di vista (infatti l'ho frequentata solo per un anno scarso). Il segreto per imparare a fare fumetti è impegnarsi ed essere costanti. Punto. Se poi si trovano degli autori che si vogliono prendere come riferimento è anche meglio, così si può studiare come loro hanno risolto certi problemi o hanno reso certe idee. Per quel che riguarda lo stile di disegno realistico, ad esempio, uno dei miei idoli rimane Alan Davis. E' un disegnatore di origine britannica specializzato in supereroi. Non fa un muscolo fuori posto, una posa forzata o un tratto che non renda perfettamente quello che ha in mente. Il mio stile è molto più semplificato del suo (anche perchè io devo andare su internet e devo occuparmi di tutti i passaggi), ma continuo a scrutare i suoi disegni sperando di imparare qualcosa di nuovo (^__^). Spero di esserti stato utile, comunque a titolo di esempio qui di seguito posto alcuni disegni di Alan Davis. Se volete vederne altri ha delle belle gallerie sul suo SITO UFFICIALE.









mercoledì 30 luglio 2008

IL POST LEGGERO DI OGGI

Ciao a tutti e a tutte! Non vorrei passare per una persona fissata, ma siccome ho saputo che c'è della gente che ha fatto pubblicità a questo blog dopo averlo scoperto perchè parlavo del cartone di JEM, e siccome qualcuno mi ha chiesto maggiori informazioni sulla serie di giocattoli e relativo cartone che prese il suo posto, oggi volevo approfondire un attimino questo discorso. Poichè la Hasbro pensò che le vendite di JEM fossero state penalizzate dal fatto che il cartone era troppo adulto (la prima puntata iniziava con il funerale del padre della protagonista, e in alcuni episodi si parlava persino di dipendenza da droghe e spaccio nelle scuole) e dal fatto che le relative bambole non fossero in scala con le più popolari Barbie, pensò di lanciare un nuovo prodotto che ovviasse a queste due lacune. Bloccò JEM (nonostante diversi nuovi prototipi in fase di pre-produzione) e cambiò decisamente strada. La serie che venne elaborata per sostituire JEM, infatti, fu Maxie (in Italia arrivò solo la serie animata, anni dopo, con il titolo "Tutti in scena con Melody"). Già dalla sigla si poteva intuire che era un prodotto banalissimo e che si rivolgeva ad un target molto infantile. Ecco qui la sigla originale...



E per i più masochisti ecco anche la sigla cantata da Cristina D'Avena...



E siccome non voglio farvi mancare nulla eccovi anche gli spot americani della bambola: interpretati da una Maxie in carne ed ossa...Che riusciva ad essere persino più cotonata della bambola stessa...











Ovviamente nessuno ebbe da ridire sul cartone (in cui Maxie era una modella teenager che lavorava nel mondo dello spettacolo) o sul giocattolo, visto che riproponeva il classico modello "oca giuliva", bionda e trendy, che viveva in un mondo idilliaco, senza problemi o grandi difficoltà, al punto di risultare persino ridicola. Tant'è che di Maxie non si ricorda nessuno, mentre JEM - con le sue innocenti trasgressioni e il suo clima gay-friendly - è entrata nella storia dell'animazione televisiva (e non solo, visto che si vocifera di un suo prossimo revival cinematografico).

lunedì 28 luglio 2008

ITALIA NOSTRA

Agli albori dei miei contatti col mondo del fumetto professionale mi era capitato di fare quattro chiacchiere con dei ragazzi che realizzavano storie erotiche e/o pornografiche (ovviamente eterosessuali) su riviste come Selen (una pubblicazione molto popolare alla fine degli anni 90, che prendeva il nome da una famosa attrice hard). Una delle cose che mi avevano lasciato più perplesso quando mi raccontavano le loro esperienze era il fatto che gli editori che producevano fumetti erotici o pornografici in Italia avevano due tabù: i religiosi e le forze dell'ordine. Per nessun motivo al mondo avrebbero pubblicato storie hard con queste due categorie di persone: troppo rischioso e troppo compromettente. Quando si dice la libertà di stampa. D'altra parte anche nelle fiction in cui compaiono queste due categorie di persone molto difficilmente vengono anche solo accennati i loro lati più pecorecci, le loro debolezze o magari un eventuale comportamento scorretto. Sono tutti belli, bravi e inappuntabili. Veri e propri esempi di virtù. Probabilmente è anche sull'onda del successo di queste fiction che l'Eura Editoriale ha appena mandato in edicola una serie a fumetti dedicata al mondo dei carabinieri: "Unità Speciale"... In collaborazione con la rivista "Il Carabiniere" (tant'è che l'idea è partita dal direttore della suddetta rivista, il Tenente Colonnello Roberto Riccardi), che è un po' come dire che il progetto verrà supervisionato dalla stessa Arma. Ecco qui di seguito il riassunto della trama recuperato dalla testata "Pagine di Difesa":

Il protagonista di Unità speciale è il tenente Raffaele Ranieri, giovane cresciuto a Napoli, di madre argentina, che nel primo episodio vedremo uscire dalla Scuola ufficiali di Roma diretto alla sua prima sede di servizio, in Sicilia, e in seguito andrà a dirigere una struttura investigativa specializzata, in cui entreranno altri simpatici personaggi.


Che dire? Senza nulla togliere al servizio che svolgono i carabinieri reali, questo progetto ha il retrogusto di un prodotto promozionale, e in una lunga intervista il Tenente Colonnello Roberto Riccardi ha detto chiaro e tondo che questo fumetto vorrà dare un'immagine seria e positiva dell'Arma (come dire niente corruzione, niente fallimenti, niente sudditanza ai poteri forti, niente favoritismi o clientelismi, ecc). Non sono previsti carabinieri omosessuali, anche perchè se l'argomento omosessualità nelle forze dell'ordine è un tabù per i carabinieri reali (e per quelli delle fiction, che anche quando sono dichiarati vivono il tutto in maniera molto vaga e impersonale), figuriamoci per un fumetto gestito indirettamente dall'Arma.


In altri paesi i fumetti che coinvologno le forze dell'ordine hanno una lunga tradizione, e mostrano tutte le faccie della medaglia, anche perchè non nascono per fare pubblicità, ma per presentare delle belle storie - spesso con contenuti "forti" e scomodi - anche e soprattutto senza il benestare e la supervisione di polizie, gendarmerie o altro. Oltretutto questo fumetto verrà pubblicato dall'Eura Editoriale, la casa editrice dei settimanali Skorpio e Lanciostory, rinomata per il suo approccio eterocentrico al fumetto (le loro riviste spiccano in edicola perchè hanno sempre delle belle illustrazioni di donnine seminude in copertina). La cosa che però mi lascia più perplesso in questa storia viene da una breve intervista a Sergio Loss, il direttore editoriale dell'Eura (è il signore a sinistra nella foto qui sotto, assieme al famoso sceneggiatore Robin Wood).


L'intervista è tratta dal sito comicus.it e ve la riporto integralmente.

In che misura è il tuo apporto di supervisione su Unità Speciale?

Il mio lavoro in Unità Speciale si svolge in due momenti. Anzitutto, assisto alla creazione dei soggetti da parte di Cinzia Tani, Massimo Guglielmi e Roberto Riccardi (che, da tenente colonnello dell'Arma, interviene specialmente – ma non solo – per garantire che meccanismi e procedimenti siano verosimili). In questo momento, naturalmente, do il mio contributo, che però è marginale rispetto ai soggetti veri e propri. Poi, una volta realizzato il fumetto, viene il grosso del mio lavoro. Essendo Cinzia una scrittrice di libri e Guglielmi uno sceneggiatore "live", la loro sceneggiatura è alquanto distante da quella di un classico fumetto. E io intervengo per dare ai dialoghi, alle didascalie, a tutto il testo un'anima un po' più "Eura". Cosa non facile da spiegare.

Che aspettative ha l'Eura da questa collana?

Con questa collana l'Eura sa di non proporre un lavoro che rientri rigidamente nei canoni del fumetto. E l'obiettivo è quello di interessare anche un pubblico un po' diverso. Staremo a vedere.

Come si è arrivati a questa iniziativa in collaborazione con l'Arma?

Roberto Riccardi, che come ho detto è un alto ufficiale dei Carabinieri e che adesso (dopo tanti incarichi operativi, anche di primissima linea) dirige l'ente editoriale dell'Arma, è un nostro affezionato lettore fin dai tempi in cui frequentava la scuola della Nunziatella. E abita vicino alla nostra redazione. Così un giorno è venuto a trovarci… E il resto si può immaginare.

Io lo immagino, e se devo essere sincero quello che immagino è un po' inquietante... Perchè - guarda un po' - un Tenente Colonnello che non aveva mai avuto esperienze dirette nei fumetti ha trovato le porte spalancate al primo colpo, mentre tanti bravi autori con tante buone idee non trovano sbocchi professionali da nessuna parte. E badate che non è stato messo in cantiere un albo speciale o una miniserie, ma una vera e propria serie progettata per continuare a tempo indeterminato! Oltretutto avrei proprio voluto vedere cosa sarebbe successo se, invece di un affezionato lettore carabiniere, si fosse presentato un affezionato lettore gay e avesse proposto una serie dedicata a un ragazzo gay dei giorni nostri... Sarei proooooooooooprio curioso!

A parte quello è da notare che nessuno degli sceneggiatori coinvolti proviene dal mondo del fumetto, ma poichè ha delle credenziali in altri campi ha avuto una corsia preferenziale... Il che sarebbe come pretendere che un bravo pizzaiolo sappia fare un buon sushi solo perchè si tratta di cibo che in entrambi i casi si serve al ristorante... Nel frattempo è da anni e anni che si lamenta una crisi di vendite nel settore del fumetto in Italia, una crisi vasta e crescente dalla quale si salvano - guardacaso - i prodotti realizzati in altri paesi... Chissà come mai!

domenica 27 luglio 2008

LA RIFLESSIONE DI OGGI

Ciao a tutti e a tutte. Oggi continuo il mio viaggio "Ai Confini della Realtà", prendendo ancora spunto dalla San Diego ComiCon che si concluderà oggi. Piccola premessa: una delle cose che possiamo invidiare al mondo del fumetto degli Stati Uniti è che ha un attivissimo fandom. "Fandom" è una parola formata da Fanatic (fanatico nel senso di ammiratore) e Kingdom (regno), e indica la sottocultura animata dalle persone cha hanno in comune una stessa passione, in questo caso per i fumetti. Anche in Italia abbiamo un fandom fumettistico, ma si esprime in maniera decisamente più modesta. Negli Stati Uniti c'è un vero e proprio mondo a parte per il fandom, con le sue pubblicazioni e le sue inziative (saggi, romanzi, documentari e molto altro ancora) e soprattutto con i suoi personaggi di riferimento. Uno di questi è senza dubbio Andy Mangels, che alla San Diego ComiCon di quest'anno ha presentato la sua ultima fatica: un documentatissimo saggio su Iron Man.
Come potete intuire dalla foto qui sopra lo ha presentato allo stand della PRISM COMICS, perchè giustamente è un'associazione che promuove gli autori gay dichiarati, e lui è dichiaratissimo. Non fatevi ingannare dai suoi eccentrici baffoni: Andy Mangels è un vero e proprio guru in una gran quantità di campi. Oltre ad aver scritto notevoli saggi su diversi personaggi dei fumetti è un espertissimo trekker (fan di Star Trek), e non a caso ha scritto diversi romanzi ufficiali ispirati alla serie. Insieme al suo compagno Michael A. Martin ha anche scritto la conclusione ufficiale del serial TV Roswell (che è comparsa solo sotto forma di romanzo). Non pago di tutto ciò è anche un vero e proprio cultore delle serie animate americane degli anni 70-80, ed è il curatore di tantissime bellissime edizioni in DVD che li riguardano (e che in Italia stentano ad arrivare). La cosa che però vorrei sottolineare è che Andy Mangels è anche un attivista, che dà il suo contributo al movimento gay americano con regolarità e che non si fa problemi ad esporsi. Tant'è che la prima foto che appare sul suo sito lo ritrae con un delizioso camiciotto che rappresenta la bandiera dell'orgoglio leather (ne ha anche uno con la bandiera dell'orgoglio bear e uno con una bandiera leather/bear).
Qualcuno, ora, potrebbe pensare che magari è solo esibizionismo e che finchè un camiciotto del genere lo si espone sul proprio sito o al limite in un ambiente gay non c'è niente di coraggioso. Vero. Infatti il nostro buon Andy lo sfoggia anche nelle occasioni ufficiali, come ad esempio con gli attori del film X-Men.
O, ancora meglio, in compagnia del regista Bryan Singer (X-Men, X-Men 2, Superman Return...), che fra parentesi è gay dichiarato e vicino alla comunità GLBT pure lui. Tant'è che in una presentazione pubblica di qualche anno fa si è messo a parlare come se nulla fosse di una sua relazione finita male con un non meglio identificato ragazzo francese...
Prego notare che Bryan Singer è giovane, bello e dichiarato, mentre in Italia di regista dichiarato abbiamo solo l'esempio di Franco Zeffirelli, che oltre ad essere un tantino - come dire - avanti con gli anni, ha sempre detto che è un omosessuale NON gay, che è contrario ai riconoscimenti civili e che mai e poi mai vorrebbe avere a che fare col mondo gay di oggi, che peraltro schifa visibilmente. Tornando a noi, se qualcuno si chiedesse come si presenta Andy Mangels ai raduni propriamente gay, qui di seguito potete vederlo in compagnia di uno dei Village People all'inizio degli anni 90...
Se volete conoscere meglio Andy Mangels, il suo lavoro e il suo album fotografico cliccate QUI e poi sappiatemi dire. Personalmente penso che sia un ottimo esempio di persona che si è realizzata coltivando le sue passioni e rimanendo estremamente coerente con sè stessa, senza nascondere ciò che è (e anzi facendone il suo punto di forza). Prima di scrivere questo post mi sono spremuto un po' le meningi pensando a quanti membri del fandom fumettistico italiano riescono a fare come lui, e non mi è venuto in mente nessuno. Poi ho passato in rassegna l'ambiente del fumetto italiano in generale e mi sono chiesto quanti fanno del loro orientamento sessuale un elemento visibile del loro lavoro, magari impegnandosi anche sul fronte della comunità GLBT... E alla fine mi sono venuto in mente solo io e tutt'a un tratto ho iniziato a capire come deve sentirsi la particella di sodio nella pubblicità dell'acqua minerale... Yu-Uhhhhhhhhhhhh??? C'è nessunooooooooooooo???

venerdì 25 luglio 2008

LA SEGNALAZIONE DI OGGI

Ciao a tutti e a tutte, spero stiate tutti bene. Ogni tanto mi viene la tentazione di non scrivere quello che vorrei scrivere in questi post, perchè talvolta vorrei scrivere cose che possono sembrare decisamente inverosimili. E spesso sono cose inverosimili che implicano tutta una serie di eventi inverosimili che danno al tutto un nonosochè di "Ai Confini della Realtà". Comunque per dovere di cronaca io riporto tutto, e se avete dei dubbi sulla veridicità di ciò che scrivo potrete facilmente controllarlo su altre fonti. Detto questo passo alla notizia inverosimile di oggi. Ordunque: in questo periodo si tiene la San Diego ComiCon, una mega fiera di fumetti statunitense, forse la più importante degli States. Di anno in anno la presenza dell'associazione PRISM COMICS (che promuove gli autori GLBT e i fumetti che trattano questi temi) in quella sede si fa più consistente: quest'anno hanno raddoppiato lo spazio del loro stand e hanno messo nel programma ben tre conferenze. Alla prima conferenza ha partecipato Perry Moore, che vedete nella foto qui sotto.
Forse questo nome non vi dirà granchè, nel qual caso vi informo che è un apprezzato sceneggiatore/scrittore, nonchè produttore dei due film di Narnia usciti col marchio Disney (in effetti, con rispetto parlando, ha un nonsochè di "narnioso"). Il nostro amico Perry, però, è anche un gay dichiaratissimo e siccome si era stufato dei classici supereroi gay tristi e complessati ha anche scritto un romanzo di successo, dedicato ad un giovane supereroe gay. Si intitola HERO e potete vedere la copertina qui sotto.
HERO è diventato un piccolo caso editoriale anche al di fuori del mondo gay, e a quanto pare sono in progetto dei sequel, un film dal vivo e molto altro ancora... E per realizzarli Perry Moore pare stia firmando un contratto con la POW! Enterainment Inc., la nuova società di produzione fondata dal signor Stan Lee, che - per i pochi che non lo sapessero - è stato il fondatore della Marvel Comics e l'inventore dei suoi personaggi più famosi. Qui sotto lo vedete ritratto in un disegno che omaggia il primo albo in cui comparve Spider-Man.
Il signor Stan Lee - nonostante non sia più giovanissimo - è ancora estremamente attivo e conteso su vari fronti, e rimane un vero e proprio mito nel mondo del fumetto (e non solo). Potrete capire l'emozione dei ragazzi della PRISM COMICS quando Stan Lee è comparso - a sorpresa - nella loro prima conferenza e si è intrattenuto amabilmente con loro (nella foto qui sotto è il signore con la magliettina gialla).
Stan Lee ha preso più volte posizione a favore della comunità GLBT nel corso della sua carriera, e anche se ha smesso da tempo di occuparsi in prima persona della Marvel ha sempre difeso quanti hanno promosso personaggi gay nelle storie pubblicate dalla casa editrice che ha fondato. Durante un acceso dibattito televisivo di qualche anno fa aveva anche detto che, anche se ai suoi tempi non era possibile essere molto espliciti, lui ha da SEMPRE inserito personaggi gay nelle sue storie, ed è inorridito dall'idea che una minoranza possa essere censurata, discriminata o peggio. C'è da dire che Stan Lee si sente vicino alle minoranze perchè anche lui ne fa parte: infatti il suo vero nome è Stanley Martin Lieber ed è ebreo. In ogni caso anche stavolta fare paragoni con l'Italia sarebbe un po' come sparare sulla croce rossa, quindi mi trattengo.

giovedì 24 luglio 2008

IL POST LEGGERO DI OGGI

Ciao a tutti. Oggi volevo condividere la visione del primo cartone animato gay della storia. Si tratta di un cortometraggio del 1916 ispirato alla serie a fumetti Krazy Kat di George Herriman (pubblicata a partire dal 1910). Perchè gay? Perchè nel fumetto il gatto protagonista era follemente innamorato del topo Ignatz, anche se era un gatto maschio e anche se il topo Ignatz lo maltrattava regolarmente, prendendolo spesso a mattonate in testa. Ovviamente in questi primi esperimenti di animazione non c'è traccia della violenza del fumetto, ma con un po' di malizia si può intuire l'affetto che il gatto provava per il topo (al punto da invitarlo al circo)... Da notare che in una nuova serie di cortometraggi, prodotti dall'allora Cecoslovacchia (ora Repubblica Ceca) nei primi anni 60, Krazy Kat era diventato una gatta. Forse di quest'ultima serie vi ricorderete anche voi, perchè venne trasmessa anche in italia nei primi anni 80. A quanto mi risulta l'ultima volta che è stato trasmesso da una rete nazionale è stato durante l'estate del 1985... Dopodichè è andato a fare compagnia alle dozzine di cartoni animati deseparecidos. Peccato! Secondo me era talmente originale che avrebbe avuto un suo seguito anche oggi...

mercoledì 23 luglio 2008

LA NOTIZIA DI OGGI

Ciao a tutti e a tutte...Come state? Anche oggi come tutti i mercoledì ho controllato la classifica di www.alexa.com, e pian piano sembra proprio che il posizionamento di questo blog continui a migliorare (^___^). Direi che è un buon segno, se non altro perchè vuol dire che i miei post non vi annoiano e che comunque vi viene voglia di tornare a vedere quello che scrivo. Grazie! Detto questo oggi volevo condividere con voi una di quelle notizie che in Italia sarebbero pura fantascienza dall'inizio alla fine. Vediamo...Da che parte comincio? OK! Dall'inizio! Negli USA ci sono pochi grandi editori di comic-book (Marvel Comics, DC Comics...), diversi editori medi (Image, Dark Horse...) e una gran quantità di piccoli editori che si avventurano nel mercato con proposte più o meno interessanti, con idee anche originali e con alterni risultati di pubblico e critica. I suddetti editori, grandi o piccoli che siano, non se ne stanno rinchiusi in redazione come i nostri e ci tengono a mantenere il contatto col pubblico anche attraverso varie iniziative collaterali, come ad esempio party e feste di anniversario. Uno di questi piccoli editori si chiama BOOM! STUDIOS e non produce (ripeto: NON pruduce) fumetti a tema gay. In compenso quest'anno voleva festeggiare il suo terzo anniversario con un rinfresco in un mega hotel che si affaccia sulla baia di San Diego (California): il Manchester Grand Hyatt.
Tutto chiaro fin qui? Bene... E' successo che Doug Manchester, il proprietario del suddetto mega hotel, abbia donato 125,000 $ (circa 80000 € al cambio attuale... Mai che a me facciano una donazione del genere!) ad una associazione che si batte CONTRO i matrimoni gay in California e che promuove i SI al referendum abrogativo che si terrà questo autunno. Ovviamente, se vincessero i SI nel referendum abrogativo i matrimoni gay non sarebbero più possibili. Saputo questo i ragazzi della BOOM! STUDIOS hanno deciso di rispondere a loro modo all'iniziativa, e trasformeranno il loro rinfresco in un Gay Pride Party!
Il che non vuol dire, come da noi, chiamare una drag queen e mettere musica a palla, magari attirando un nugolo di finocchie che tutto vogliono fuorchè essere sensibilizzate sulle questioni concrete. Questo Gay Pride Party, invece, sarà l'occasione per solidalizzare e manifestare in modo colorato per i diritti della comunità gay e lesbica californiana, e sarà ancora più incisivo se si considera che si terrà nell'hotel di proprietà di una persona che evidentemente - da bravo imprenditore conservatore - vi si oppone. Magari la BOOM! STUDIOS spera anche in un ritorno di immagine, ma è evidente che prima di tutto per loro è una questione di principio, tant'è che - ripeto - non producono nulla che si rivolge prettamente al pubblico gay. Quando sento notizie come queste mi verrebbe voglia di passare ore e ore a fare paragoni impietosi con la situazione italiana, ma qui le cose da dire sarebbero davvero troppe! Mi limito a dire che se il nostro mondo del fumetto la smettesse di vivere arroccato sul suo eremo e cercasse un maggior contatto con il pubblico e con la realtà ne gioverebbe sicuramente... Detto questo, se volete conoscere meglio la BOOM! STUDIOS cliccate QUI e potrete anche vedere numerose preview delle loro produzioni. Tra l'altro grazie a questa notizia ho scoperto che fanno storie di genere Bwah-ha-ha (che poi sarebbero storie di supereroi alle prese con situazioni ironiche e demenziali, strabordanti di umorismo da sit-com) e io adoro le storie Bwah-ha-ha... Soprattutto quando sono scritte dal duo Giffen/Dematteis... Che, guardacaso, ora lavora proprio per la BOOM! STUDIOS...

martedì 22 luglio 2008

SIGH...SIGH...SIGH...

Mi sono più volte lamentato che in Italia non vengono stampati fumetti gay hard... Per anni mi sono lagnato di questa grave mancanza... Eppure, che ci crediate o no, mi sbagliavo! In Italia vengono stampati diversi fumetti gay estremamente hard e spesso di qualità decisamente alta... In Italia vengono stampati regolarmente anche autori con un certo seguito, come Logan e Patrick Fillion, nonchè tantissimi nuovi e promettenti talenti nel campo del fumetto gay a tema erotico e/o pornografico... Ho picchiato la testa? Sono uscito di senno? Niente di tutto ciò! Dico semplicemente la sacrosanta verità... Sabato sono andato per la prima volta in una libreria gay di Milano che si chiama Pier Pour Hom, anche perchè sapevo che aveva una sezione di fumetti gay d'importazione... Così mi sono tolto qualche sfizio comprandomi diversi fumetti dell'editore H&O che non avevo voglia di ordinare in Francia. Tutta roba carina che conto di recensire per Gay.It. Tuttavia, leggendo con più attenzione, le informazioni in seconda di copertina ho scoperto che... Sono stati tutti stampati in Italia! Evidentemente abbiamo delle buone tipografie. A parte questa acuta osservazione, però, non ho potuto fare a meno di pensare che oltre al danno c'è stata anche la beffa, visto che io ho dovuto pagare i suddetti fumetti col costo di copertina più le spese di spedizione dall'Italia alla Francia e ancora dalla Francia alla libreria di Milano in cui lo ho aquistati! Non è straordinario? In tutto ciò c'è qualcosa di straordinariamente irritante... E, per la cronaca, anche l'editore tedesco Gmunder, che è diventato uno dei riferimenti internazionali per quel che riguarda i fumetti e l'illustrazione a tematica gay, spesso e volentieri si serve di tipografie italiane... Boh! So che tuttosommato questi sono dettagli irrilevanti, però non posso proprio fare a meno di sentirmi preso per i fondelli (e non nel senso buono)... Voi cosa ne pensate?

lunedì 21 luglio 2008

LA RIFLESSIONE DELLA SETTIMANA

La signorina che vedete in questa foto non è una giapponese a caso, ma Youka Nitta. Probabilmente questo nome non è conosciutissimo al di fuori del giro degli appassionati/e di yaoi / shonen-ai (cioè i manga a tematica gay per ragazze), visto che lei è un'esponente di spicco in questo campo. La signorina Nitta è molto prolifica in patria ed è discretamente conosciuta anche in Europa e negli Stati Uniti (dove è stata anche invitata come ospite d'onore al New York ComiCon). In Italia ha pubblicato qualcosina (tra cui VOCI per Kappa Edizioni), ma diciamo che la sua popolarità da noi non è paragonabile a quella che ha in altri paesi. Anche perchè, diciamocelo, non è che lo yaoi/shonen-ai sia un genere che riscuote eccessivo successo sul suolo italico. Comunque la signorina Nitta, che è molto amata dal suo pubblico femminile e che è nata l'8 marzo 1971 (giusto per la festa della donna: quando si dice il destino!), di recente è stata protagonista di un curioso incidente diplomatico (perlomeno dal punto di vista giapponese). L'autrice si è trovata a chiedere pubblicamente scusa al nostro Paese in seguito ad un disegno recentemente pubblicato sulla rivista Be-Boys Gold.
Sul numero uscito a fine giugno, l'episodio di "Haru Wo Daiteita" (serie da cui è stata tratta anche una serie animata) si è aperto con un’illustrazione che plagiava in maniera evidente quella di una pubblicità italiana della Diesel. Essendo l'immagine coperta da copyright, l'autrice e la casa editrice si sono comunque prevenuti ponendo pubbliche scuse all'azienda, al fotografo e ai lettori. Qui sotto potete confrontare le due immagini.
Non è tardata la risposta da parte della Diesel: l'azienda ha tranquillizzato la signorina Nitta dicendole di non preoccuparsi, e che considerano il tutto come un tributo. Non è dato sapere se l'editor provvederà in qualche maniera nei confronti della signorina Nitta. Quel che è certo è che l'autrice non è nella lista degli autori del prossimo numero e che la cover, che era stata annunciata come sua, pare invece essere passata ad un'altra autrice, Yamane Ayano. Devo dire la verità: quando ho letto la notizia la signorina Nitta mi ha fatto una gran tenerezza...Magari si è beccata pure degli insulti e delle fustigazioni da parte dei suoi editori (i giapponesi sono spietati quando c'è di mezzo la reputazione!) per aver tratto ispirazione da una foto! E per giunta una foto proveniente da uno dei paesi più copioni e truffaldini dell'occidente (ossia il nostro)! Allora cosa dovrebbe fare la Bonelli, che per ventidue anni ha dato la faccia di Rupert Everett a Dylan Dog, senza peraltro dare all'attore inglese il becco di un quattrino? E cosa dovrebbero dire tutti quegli autori italiani che per anni hanno lavorato ricalcando foto o addirittura disegni altrui? Oltretutto, negli anni 80, probabilmente eravamo il paese al mondo con più fumetti giapponesi taroccati in assoluto! Avevamo decine di riviste con personaggi tratti dai cartoni giapponesi e realizzate senza alcun diritto da disegnatori italiani! Sulla rivista Candy Candy è persino uscito un seguito apocrifo delle avventure dell'orfanella bionda, ed è andato avanti per anni e anni oltre la conclusione del manga originale! E negli anni 90 è andata anche peggio quando hanno cominciato a uscire manga tradotti abusivamente! Onestamente non sono un grande fan di shonen-ai, ma vi giuro che se adesso potessi vorrei davvero poter tranquillizzare di persona la signorina Nitta, che magari per questa cosa non ci ha nemmeno dormito la notte. Speriamo che non finisca per starci male sul serio (i giapponesi hanno un senso dell'onore che spesso ha dei risvolti inquietanti), perchè davvero scopiazzare un'inquadratura da una foto è una cosa così innocente che più innocente non si può! A questo punto però la domanda sorge spontanea...Chi ha fatto la spia con l'editore? Qualche collega invidiosa? Qualche fan di altre disegnatrici che voleva spodestare Youka Nitta dalla sua posizione? Chissà...Questi risvolti intriganti in stile shojo-manga (manga per ragazze) non sono poi così insoliti in Giappone...Laggiù la gente pettegola e impicciona non ha niente da invidiare alle nostre peggio comari, e ve lo dico per conoscenza diretta di giapponesi che mi hanno raccontato store allucinanti al riguardo...Brrr...Detto questo vi lascio con una gallery animata dedicata ai personaggi della signorina Nitta! Coraggio signorina! :-)

domenica 20 luglio 2008

LA RIFLESSIONE DI OGGI

Ciao a tutti! State tutti bene? Io sono un po' frastornato come ogni domenica, visto che il sabato notte lo passo a fare il volontario in discoteca. Sono a distribuire preservativi e a gestire il punto informativo dell'arcigay nell'unica discoteca gay della mia provincia, che però attira anche un mucchio di gente dalle provincie limitrofe, visto che è tutta all'aperto ed è molto spaziosa. In effetti, visto che li ci vado bene o male tutti i sabati avrei anche potuto avvisarvi prima, non sia mai che passate di lì e volete fare quattro chiacchiere con me...A me farebbe piacere vedere che faccia avete (^__^). La discoteca comunque si chiama Chikos (però state attenti perchè la struttura è divisa in due parti con entrate separate: c'è quella gay e quella dove fanno i balli latini, che non c'entra niente) e se passate al gazebo di arcigay mi dovreste trovare nei pressi (oppure se sono a fare un giretto vi basta ripassare e/o avvisare chi è rimasto e mi trovate di sicuro). Vi posto un video della disco, così vi fate un'idea del posto.

Detto questo oggi volevo condividere con voi una piccola riflessione. Partiamo dall'inizio: era il 1998 e mentre facevo zapping in TV mi ero imbattuto in una trasmissione domenicale del canale francese Antenne 2 (all'epoca lo prendevo bene, ma adesso le hanno tolto le frequenze italiane...Pare per via del fatto che i suoi TG non parlassero granchè bene del governo italiano...Ma magari sono solo voci...). Nella suddetta tramissione c'era questo stuolo di bei figlioli in giacca e cravatta, che a un certo punto *MAGIA* avevano iniziato a spogliarsi a ritmo di musica...Ovviamente mi sono stramaledetto in visigoto per non aver acceso il videoregistratore in tempo. Alla fine rimanevano in questi ridottissimi tanga che lasciavano poco e nulla all'immaginazione. Qualche mese dopo i suddetti bei figlioli sono arrivati in Italia facendo molto scalpore: erano i California Dream Men. In Italia non si era mai visto nulla di simile nel mondo etero (e anche in buona parte del mondo gay), e soprattutto le donne italiane non avevano mai visto nulla di simile...Anzi diciamocela tutta: le donne italiane fino a quel momento non avevano mai visto niente di decente da quel punto di vista.

Fatto sta che quando sono arrivati in Italia i loro spettacoli erano riservati alle sole donne, probabilmente per rimarcare che anche se era uno spettacolo gayssimo per i gay non c'era spazio (a parte per quelli che erano gay ed erano nei California Dream Men, ovviamente), e non metteva in discussione il monopolio dei modelli eterosessuali nel nostro paese. Quando ho comprato la VHS con il loro spettacolo, lo ammetto, mi deprimeva molto vedere questo immenso pubblico tutto femminile, perchè mi faceva sentire stupido a voler guardare quello spettacolo...Ovviamente il cretino non ero io, ma erano quelli che avevano voluto dare un'immagine eterosessista ad uno show di quel tipo. Però un po' li capisco, se non l'avessero fatto COL CAVOLO che potevano esibirsi in Italia! In ogni caso non erano semplici spogliarelli, ma vere e proprie esibizioni coreografate e scenografate con cura, e in Italia non si poteva certo sapere che in realtà erano la brutta copia di un spettacolo burlesque che si teneva negli USA da diversi anni: il Brodway Bares.

Il burlesque è un genere teatrale che risale alla seconda metà dell’ottocento, ed è caratterizzato da balli, comicità imediata e soprattutto un’abbondante dose di spogliarelli (infatti è dal burlesque che derivano i moderni strip-show). Questo tipo di spettacolo è stato riscoperto negli anni 90, e artisti come Madonna hanno contribuito a sdoganarlo. Anche Brodway, la mecca del musical, non poteva rimanere indifferente al fascino del burlesque e proprio quest’anno festeggia il diciottesimo anno di successo di Brodway Bares, lo spettacolo burlesque più provocante e trasgressivo mai concepito. A differenza del burlesque tradizionale, però, Brodway Bares punta prevalentemente sul nudo maschile e sugli ammiccamenti gay, anche perchè nasce come una grande iniziativa benefica e i suoi fondi vengono devoluti quasi esclusivamente per l’assistenza ai malati di AIDS. E ovviamente il suo pubblico brulica di gay!

Ogni anno lo spettacolo si rinnova completamente e sceglie un nuovo tema...Quest'anno ad esempio il tema era "Alice nel Paese delle Meraviglie"...Come potete intuire da queste performances ispirate al Brucaliffo e allo specchio di Alice (prego notare gli strilli dei gay in visibilio)...


Questo spettacolo coinvolge tutti i migliori attori di Brodway, per intenderci, come potete vedere da questo servizio realizzato dal canale satellitare gay LOGO...

Sarò banale e anche un po' frivolo, ma il giorno che vedessi uno spettacolo del genere in Italia, magari fatto per beneficenza come è stato fatto a New York, capirei che nel nostro paese si respira davvero un'altra aria...Voi che ne pensate?

venerdì 18 luglio 2008

IL POST LEGGERO DI OGGI

Fin da piccolo mi piaceva fare dei fumetti in cui infilavo citazioni da altri fumetti o cartoni animati che mi piacevano particolarmente. Ricordo che a sette anni avevo fatto una vera e propria serie a fumetti (ci avevo riempito quattro quaderni) dedicati a un eroe spaziale di nome Alex Spax, che era strapiena di riferimenti a Flash Gordon (che, per chi non lo sapesse, è un fumetto fagli anni 30 che molti non appassionati ricordano per un film dal vivo con la colonna sonora dei QUEEN, anche se io ero stato conquistato dalla serie animata realizzata negli anni 70). Il tempo passa, ma questa abitudine non mi è passata. Non è una questione di mancanza di idee, è solo che mi viene spontaneo rendere omaggio alle cose che mi hanno arricchito in qualche modo. E' successo anche con TROY (che ora riprenderà più bello di prima), in cui per il nuovo look del protagonista mi sono ispirato al film di animazione FIRE AND ICE, realizzato nel 1983 con l'apporto del famosissimo illustratore fantasy Frank Frazetta. E' considerato uno dei 99 film di animazione più belli di tutti i tempi, ma sinceramente non ricordo di averlo visto in cartellone in Italia ai tempi (ero piccolo, ma l'avrei notato, penso). Però so che è stato doppiato in italiano, perchè ho potuto videoregistrarlo su La7 due o tre anni fa (la prima e unica volta che l'ho visto in TV). Purtroppo non mi risulta nemmeno che nel nostro paese sia mai uscito in VHS o DVD. Qui di sotto vi posto il trailer...Penso sia evidente a quale dei protagonisti mi sono ispirato per il perizoma di pelliccia di TROY...

giovedì 17 luglio 2008

IL REPORTAGE DI OGGI

Approfittando del cambio euro/dollaro favorevole, e in considerazione del fatto che lo yen giapponese segue il dollaro, negli scorsi mesi ho fatto un po' una follia e mi sono fatto arrivare - direttamente dal Giappone - ben 5 volumoni di Gengoroh Tagame. Si tratta di due saghe complete, che potrebbero essere tradotte come "La Casa delle Brutalità" (in tre volumoni, per un totale di circa 1000 pagine) e "Ricordi quel Campo di Prigionia nel Pacifico?" (in due volumi inseriti in lussuosi astucci, per un totale di circa 800 pagine). Molto in sintesi: il primo è la storia della ricca famiglia Torikawa, che abita in una tenuta nella campagna giapponese nel 1949, e che fa sposare alla sua figlia maggiore un modesto contadino del luogo per una questione di debiti d'onore fra le loro famiglie. Il poveretto, che si chiama Toraza, non sa che il suo destino è segnato, visto che per una questione di sudditanza psicologica tipicamente giapponese diventerà l'oggetto sessuale di tutti i membri della famiglia, servitù compresa. Dire che gli succede di tutto è riduttivo. La seconda saga, invece, è un lungo flash-back che riguarda le memorie di un un gruppo di giapponesi che alla fine della seconda guerra mondiale sono finiti in un campo di prigionia statunitense. In questo caso il protagonista è il massiccio luogotenente Tsubaki, che - per procurarsi le medicine per i suoi compagni, verso cui si sente responsabile - diventa lo schiavo sessuale di tutto il campo. Anche qui dire che gliene ne succedono di cotte e di crude non rende l'idea. Qui di seguito ne posto alcune tavole. Poichè queste storie sono comparse a puntate su riviste gay giapponesi in un arco di oltre dieci anni è possibile anche notare l'evoluzione del tratto dell'artista, che diventa sempre più preciso e sciolto.








Ci sono due cose che ammiro di Gengoroh Tagame, oltre alla perizia tecnica (non disegna un pelo fuori posto) e alla "creatività" delle sue situazioni. La prima è che i suoi personaggi sono talmente espressivi, e il suo stile talmente chiaro, che si riesce a seguire perfettamente le sue storie anche non sapendo una parola di giapponese. La seconda è che, dopo centinaia e centinaia di pagine di brutture, torture e sadomaso estremo, riesce sempre a snocciolare quella trovata che dà una sorta di compensazione emotiva al tutto, quasi a dimostrare che quello che era nato come una sottomissione sadomaso è stata capace di trasformarsi in una specie di intenso sentimento. Alla fine, quando questi sentimenti emergono, diventano ancora più intensi e prorompenti proprio perchè concludono una serie allucinante di situazioni che vanno oltre ogni limite di sopportazione umana. Per riuscire a fare questo bisogna essere un genio del fumetto, secondo me! E forse è per questo che i suoi fumetti mi coinvolgono anche se io e certe pratiche siamo due concetti pressochè opposti. Detto questo non so se e quando questo autore verrà tradotto in Italia, ma perlomeno in Francia è arrivato da alcuni anni e con un lusinghiero successo, tant'è che l'anno scorso gli è stata dedicata una mostra a Parigi ed è stato anche invitato per presenziarla e prendere contatto con i suoi fans. Il maestro Tagame ha anche realizzato un reportage di questo suo viaggio e, siccome questo BLOG vi fa vedere quello che nessun altro vi fa vedere, qui di seguito potete visionarlo anche voi. Vero che il signor Gengoroh Tagame ha un'aria molto simpatica e gioviale?

mercoledì 16 luglio 2008

LA SEGNALAZIONE DI OGGI

Ieri sera mi è capitato di fare zapping e, *MAGIA*, per puro caso mi sono imbattuto nel nuovo serial di Robin Hood prodotto dalla BBC nel 2007, che da qualche settimana (a mia insaputa) era nel palinsesto di Retequattro. La serie è decisamente carina, non ha il taglio infantile di quella prodotta nel 1997-98 ("Le Nuove Avventure di Robin Hood") e anche se non è suggestiva come quella del 1984-86 ("Robin di Sherwood", che tra l'altro non mi risulta sia più stata replicata dagli anni 80 a oggi), mi sembra davvero ben fatta e gli attori fanno bene il loro lavoro. Oltretutto finalmente è una serie in cui gli attori sono giovani (ammetto che dopo il film con Kevin Costner - peraltro abbastanza inverosimile e a mio avviso anche spocchioso - non speravo più in un Robin Hood under 40...) e anche se non sono nomi di grande richiamo fanno benissimo il loro lavoro. A dire la verità non sono nemmeno bellissimi (come erano gli interpreti di Robin di Sherwood, ad esempio...), ma hanno un certo fascino. Oltretutto questa serie mi ha incuriosito perchè, guarda un po', proprio uno degli episodi che ho appena visto era incentrato su un tatuaggio che Sir Guy portava sul braccio... Un tatuaggio davvero molto simile a quelli che io disegno sulle braccia del "mio" Sir Guy. Sincronismo yunghiano? Semplice coincidenza? Autori della serie che si sono imbattuti nel mio fumetto? Chissà... Comunque se siete appassionati di Robin Hood questa serie mi sento di raccomandarvela (anche se una bella replica di Robin di Sherwood non mi dispiacerebbe, non foss'altro perchè l'attore che lo impersonava era proprio un bel figliolo, come potete intuire dalla foto qui sopra). Visto che adesso Robin Hoog sta riprendendo ufficialmente potrebbe essere un modo simpatico per ingannare il tempo fra un aggiornamento e l'altro, e magari potreste anche cogliere degli indizi sui possibili sviluppi del fumetto... Nel frattempo vi lascio con il trailer della prima serie della BBC (anche se negli Stati Uniti è già uscita la seconda e ne è stata annunciata una terza).

martedì 15 luglio 2008

LA LETTERA DI OGGI

Ciao a tutti e a tutte, come state?
Oggi volevo rispondere pubblicamente a una domanda che mi è stata fatta nel post precedente, infatti Nico scrive:

Ciao !
Ho una piccola domanda da straniero, che mi disturba ormai da anni... Perché tutti questi fumetti italiani sembrano tutti cosi americani ? Non critico l'influenza dei comics, ma perché, per esempio, usare nomi americani, ecc. ?
Se potesse rispondermi, sarebbe bello...

Ma che bella domanda! Siccome secondo me la cultura del fumetto è importante a prescindere dal fatto che questo blog parla soprattutto di fumetti GLBT ti rispondo volentieri, anche perchè la tua è una curiosità legittima. Cominciamo facendo un po' di storia: i fumetti come li conosciamo oggi "nascono" nel 1895, quando il signor Joseph Pulitzer (che ha dato il nome anche a un famosissimo premio giornalistico) era direttore del New York Herald e volle inserire in questo quotidiano un supplemento domenicale nuovo e colorato. La scelta cadde su Hogan's Alley, una serie di illustrazioni satiriche realizzate da Richard F. Outcault, che descrivevano la vita nei quartieri poveri di New York. La vera novità di queste illustrazioni era che uno dei personaggi ricorrenti era un ragazzetto calvo che indossava un lungo camicione giallo, su cui ogni volta era scritto ciò che pensava di quello che accadeva intorno a lui. Quel personaggio è conosciuto come Yellow Kid ed è considerato il primo personaggio a fumetti mai realizzato (anche se in effetti in Europa qualcosa di simile si era già visto, ma questa è un'altra storia). Successivamente le parole non comparirono più solo sul camicione di Yellow Kid, ma anche in nuvolette che partivano dalla sua bocca e da quella degli altri scapestratissimi personaggi delle tavole di Hogan's Halley, e una volta collaudata la dinamica i lettori dimostrarono di gradirla molto. Fu così che di lì a poco tutti i quotidiani americani ebbero il loro supplemento domenicale a fumetti, tant'è che i primi grandi personaggi a fumetti svilupparono le loro storie proprio attraverso le tavole domenicali dei quotidiani americani. Fino agli anni 30 i fumetti erano fondamentalmente di tipo umoristico o satirico, e siccome Yellow Kid era un ragazzetto i protagonisti dei primi fumetti furono tutti bambini, il che contribuì ad alimentare il pregiudizio per cui i fumetti si rivolgevano prevalentemente a questa fascia d'età. Il fumetto satirico Krazy Kat lanciò anche la moda dei fumetti aventi animali più o meno antropomorfi come protagonisti. Comunque più o meno in quel periodo i fumetti arrivarono anche in Italia, quando il Corriere della Sera propose un supplemento domenicale sul modello americano: Il Corriere dei Piccoli. Era il 1908 e buona parte del materiale che pubblicava era di importazione statunitense, anche se i personaggi venivano italianizzati (Buster Brown divenne "Mimmo Mammolo", Felix the cat divenne "Mio Mao", Happy Hooligan divenne "Fortunello" e così via) e le nuvolette venivano "eliminate" per essere sostituite da più educative rime baciate sotto ogni vignetta. Ovviamente c'erano anche personaggi italianissimi realizzati in Italia. Negli anni 30 i fumetti americani divennero sempre più realistici, ma anche in quel caso quando arrivarono in Italia (su nuovi settimanali a fumetti come "L'Avventuroso") tendevano a italianizzarsi. Tim e Spud, protagonisti di "Tim Tyler's Luck" divennero Cino e Franco, Phantom divenne l'Uomo Mascherato e via dicendo. Personaggi come Mandrake e Flash Gordon mantennero il loro nome, ma forse questa fu una scelta dettata più dal fatto che agivano in ambientazioni esotiche e surreali - e quindi stavano bene con un nome insolito - piuttosto che dalla volontà di rispettarne l'origine anglofona. Il regime fascista, però, bloccò l'importazione di fumetti dagli USA e propose unicamente fumetti ed eroi italiani. Quando la Seconda Guerra Mondiale finì e l'Italia venne prima liberata e poi assistita dagli Stati Uniti (con il piano Marshall), iniziò una massiccia colonizzazione culturale (soprattutto attraverso il cinema, seguito presto dagli altri media), e fu inevitabile che i fumetti riflettessero questo clima. L'America divenne una specie di mito, e non è un caso se in quel periodo ci fu l'esplosione dei fumetti western italiani (il che, se ci pensate, è un fenomeno abbastanza curioso considerando che il vecchio west non ha nulla a che fare con l'Italia). D'altra parte la vita nell'Italia di quel periodo era ben triste, e realizzare dei fumetti di evasione ambientati nel nostro contesto non aveva alcun senso. Col passare del tempo aumentarono i fumetti italiani ambientati al di fuori della nostra nazione, e possibilmente negli USA, e questo rese inevitabile l'utilizzo di nomi anglofoni. Ovviamente questo fece anche in modo che i nuovi fumetti importati dagli USA mantenessero sempre più spesso i nomi originali (a parte qualche goffo tentativo, come quello di trasformare Superman in Nembo Kid). Col tempo, però, questa situazione ha assunto i contorni di un complesso di inferiorità, tant'è che pian piano aumentarono anche i personaggi con un'ambientazione non statunitense, ma con nomi anglofoni. La Bonelli, che a tutt'oggi sarebbe il più grande editore di fumetti avventurosi italiano, fino a qualche anno fa non aveva nessuna testata dedicata a un personaggio italiano o con un titolo che ricordasse l'Italia. Questo trend dal secondo dopoguerra a oggi è stato in crescita, ed è stato più volte rinvigorito... Col grande successo dei fumetti di supereroi a partire dagli anni 70, ad esempio, o con l'arrivo di serial televisivi statunitensi sempre più curati, originali e coinvolgenti. Il fatto che poi in Italia il fumetto sia sempre stato considerato un sottoprodotto culturale da cui prendere le distanze e su cui non investire non ha certo giovato. E probabilmente è anche per questo che oggi, mentre in Francia i fumetti sono una delle forme di narrativa più popolari (con tanto di volumi best seller a cui i TG nazionali dedicano interi servizi), in Italia non vengono quasi mai nominati al di fuori del giro degli appassionati... E probabilmente è anche per questo che, mentre in tutto il mondo si realizzano film di successo tratti da fumetti di successo (da Spider-Man ad Asterix), in Italia non accade nulla del genere... E anzi l'annunciato film dedicato a Dylan Dog verrà prodotto nei prossimi anni dall'hollywoodiana Miramax (e il protagonista sarà interpretato da Brandon Routh, lo stesso di Superman Return). Per la serie "non sfruttiamo le buone idee e facciamole sfruttare dagli altri", quando è risaputo che lo Stato Italiano elargisce fondi su fondi per produzioni cinematografiche che si rivelano dei flop clamorosi o che addirittura non trovano distribuzione. Che dire ? Forse il fatto che ci sia questa passione reverenziale per gli Stati Uniti dipende anche da una sorta di inconscia consapevolezza che l'Italia era e rimane un paese che è meglio non prendere come riferimento... Avrebbero senso dei supereroi ITALIANI in un paese in cui le persone e le attività disoneste vengono premiate e addirittura ottengono il consenso popolare? Avrebbe senso dedicare un fumetto a donne detective ITALIANE , quando in Italia la massima aspirazione femminile è la carriera di velina? Avrebbe senso proporre dei fumetti incentrati sull'autorealizzazione personale e sul trionfo delle qualità individuali di persone ITALIANE quando nel nostro paese la meritocrazia è un miraggio e in tanti ottengono successo solo perchè hanno delle spinte di dubbia natura? Avrebbe senso fare dei fumetti con eroi ITALIANI giovani e capaci di cambiare il mondo, quando nel nostro paese chi detiene il potere a tutti i livelli sono gli over 60? Avrebbe senso ambientare dei fumetti avventurosi e dinamici in una nazione come la nostra, con la sua realtà assopita e rassegnata? Da qualche anno qualcuno sta proponendo un supereroe italiano, Capitan Novara, ma penso che sia straordinariamente simbolico il fatto che le sue avventure vengano pubblicate a livello locale su tovagliette alimentari usa e getta. Così come è indicativo che il più seguito settimanale per bambini italiano, Topolino, sia dedicato a personaggi creati negli Stati Uniti, che giustamente hanno le loro case e le loro vite in quella nazione. Forse mi sbaglierò, ma questi sono tutti segnali che secondo me non andrebbero sottovalutati...Forse dal secondo dopoguerra a oggi il nostro paese non è poi così cambiato. Voi cosa ne pensate?