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venerdì 30 marzo 2018

CONSIDERAZIONI EROTICHE

Ciao a tutti, come va?

É da diversi giorni che il sito dell'editore tedesco Bruno Gmuender non è più raggiungibile. Ultimamente era stato aggiornato sempre meno spesso, e il fatto che la casa editrice non versasse in buone acque da diversi anni non è molto tranquillizzante. Tantopiù che il suo principale finanziatore era morto all'improvviso, in un momento particolarmente delicato per il rilancio dell'azienda (ne ho parlato QUI). Al momento su internet non si trovano notizie aggiornate, quindi staremo a vedere. Con un po' di apprensione...

In attesa di avere maggiori notizie, conferme e/o smentite, bisogna comunque prendere atto che i tempi sono molto cambiati, e che stanno cambiando sempre più rapidamente. Una volta una casa editrice come la Gmuender, che produceva pubblicazioni a tema omoerotico abbastanza lussuose, guide gay e libri d'arte omoerotica aveva dalla sua il fatto di essere praticamente l'unico editore a farlo in maniera continuata, e l'unico ad avere una distribuzione internazionale. Inoltre il fatto che realizzasse libri fotografici di un certo tipo su carta superpatinata, ad esempio, aveva il valore aggiunto di conferire "dignità" ad un certo tipo di immaginario che generalmente era confinato - poco e male - sulle riviste pornografiche gay, che comunque non erano nemmeno di facile reperibilità. Quindi le persone che si sentivano "gratificate" all'idea di spendere anche delle somme di un certo rilievo per i libri di questo editore non erano neanche poche, probabilmente. Poi è arrivato internet, e poco alla volta ha scombinato tutto. E, quando ha capito l'andazzo, lo stesso fondatore della casa editrice, il signor Bruno Gmuender, ha venduto la sua quota, preferendo lasciare a qualcun altro la "patata bollente" di un eventuale rilancio nell'era digitale... Che a quanto pare non c'è stato.

Soprattutto per quel che riguarda i fumetti, che continuavano ad essere prodotti in edizioni con prezzi che risultavano completamente fuori mercato, soprattutto considerando la strabordante quantità di siti pirata che potevano mettere in circolazione le loro versioni digitali gratuitamente... E tra l'altro l'editre Gmuender, ragionando ancora in maniera un po' troppo anni Novanta, non aveva nemmeno approntato uno shop personale per distribuire le versioni digitali delle sue pubblicazioni. E sicuramente anche questo non ha aiutato. Tant'è che pure quegli autori che sono stati lanciati da lui, come Dale Lazarov (foto sotto) hanno finito per migrare verso altri lidi... Anche perchè negli ultimi anni la casa editrice non riusciva nemmero a pagare le somme stabilite per contratto...

Arriverà qualche comunicazione ufficiale dalla Germania? E se fosse vero che la casa editrice ha sospeso le pubblicazioni come si potrebbe riconfigurare la situazione? Staremo a vedere... Di sicuro in quel caso la CLASS COMICS di Patrick Fillion (con cui Dale Lazarov ha già iniziato a collaborare) avrebbe l'oneroso compito di rilevare - almeno in parte -  la responsabilità di portare avanti il discorso dei fumetti omoerotici a livello internazionale (cosa che in parte sta già facendo, visto che da diverso tempo collabora anche con autori come David Cantero). Anche se, parere personale, potrebbe prendere spunto da quello che è successo ai tedeschi (dai quali peraltro si faceva pubblicare le raccolte delle sue storie) per correggere un po' il tiro...

Nel senso che la CLASS COMICS continua a lanciare nuovi titoli, nuove miniserie e nuove proposte, anche di autori molto validi... Però nelle sue produzioni la netta prevalenza riservata all'aspetto pornografico, nel lungo periodo, potrebbe renderle sempre meno competitive e accattivanti presso un pubblico che - obbiettivamente - di pornografia fine a se stessa ormai può trovarne quanta ne vuole. E senza dover pagare.







Per ora  il grande vantaggio della CLASS COMICS  e di pochi altri editori sparsi per il mondo - continua a derivare dal fatto che può puntare su ambientazioni, situazioni e dotazioni falliche che la pornografia ripresa dal vivo non può permettersi... E questo ragionamento, con tutti i distinguo del caso, si può applicare anche al mondo dei bara manga, ad esempio (e in particolare a quelli di Gengoroh Tagame, che in buona parte dei casi presentano situazioni talmente estreme da risultare impossibili da realizzare con attori in carne e ossa).

Però con il progredire della tecnologia non è detto che la situazione possa rimanere tale e quale. Cosa potrebbe accadere, se ad esempio, fra un po' di tempo iniziasse a prendere piede la pornografia gay in realtà aumentata? E se le tecnologie consentissero di interagire con supereroi, personaggi fantasy e altro? E comunque, fantasie nerd a parte, una persona spenderebbe più volentieri i soldi per un fumetto in formato digitale o per poter vedere l'uomo dei suoi sogni che gli si presenta in salotto?

Magari sarebbe il caso di iniziare a porsi qualche domanda fin da adesso... Forse, a quel punto, l'unica scappatoia potrebbe essere rappresentata da fumetti a tema gay in cui la pornografia e l'erotismo continuano ad avere grande spazio, ma in cui si riescono a presentare dei personaggi accattivanti non solo dal punto di vista estetico, con una psicologia ben definita e in grado di muoversi in un contesto narrativo più articolato e solido... Di quelli che spingono il pubblico ad appassionarsi a prescindere dalle performances erotiche in quanto tali, che comunque sarebbero rese più intriganti da una maggiore sintonia fra lettori e protagonisti...

Non è una cosa semplice da prendere in considerazione, ma forse sarebbe il caso di valutare tutte le opzioni, prima che sia troppo tardi per tutti.

Alla prossima.

martedì 27 marzo 2018

ITALIA MESSICO 0-1

Ciao a tutti, come va?

Ero riuscito a risparmiarmi l'influenza per tutto l'inverno e, giustamente, con l'arrivo della primavera ci sono cascato. Pazienza. Se non altro questo ha dato modo al mio ultimo post, e cioè quello che lanciava un piccolo appello rivolto a quanti volessero esprimere la loro opinione sull'ipotesi di un'associazione e/o un gruppo di lavoro per promuovere i fumetti LGBT, di rimanere in testa al blog per più tempo. Per ora penso che sia interessante constatare che - a parte i commenti in coda a quel post - non si è espresso nessuno, e nessuno mi ha contattato in maniera più diretta. Ovviamente è ancora presto per tirare le somme, però sto già iniziando a fare alcune ipotesi... Di ordine più generale, diciamo. Magari le condividerò con voi più avanti...

Ad ogni modo penso che, almeno in parte, questo atteggiamento tendenzialmente passivo sia abbastanza generalizzato, e abbia le sue radici in un clima di più generale rassegnazione e/o indolenza, che forse spinge a sfogare la voglia di cambiamento giusto attraverso internet e i social, piuttosto che attraverso impegni più concreti... Chissà... Comunque mi consola (si fa per dire) verificare che si tratta di un discorso più ampio, e che non riguarda solo questa proposta, diciamo, ma un po' tutto quello che ha a che fare con la difesa della "dignità" della rappresentazione dell'omosessualità... Se, ad esempio, in Italia si continuano a produrre e distribuire film in cui si ricasca nella trappola della "tematica gay presentata e sviluppata a favore di etero", i social si intasano di proteste e condivisioni di commenti inviperiti, ma in concreto nessuno si prende poi l'impegno di promuovere iniziative per combattere concretamente una certa ignoranza generalizzata, o per valorizzare un immaginario di tipo diverso al di fuori dei contesti prettamente "gay"... E infatti la sensazione è che, più o meno, da determinate situazioni non si riesca proprio ad uscire...

Se poi si punta l'attenzione su un contesto più prettamente legato all'immaginario pop e ai fumetti, certe dinamiche diventano anche più evidenti. Soprattutto se si confronta la situazione attuale a quella di una ventina di anni fa. Ci stavo riflettendo in questi giorni, ad esempio, pensando a come viene vissuto attualmente in Italia tutto il fenomeno BOYS LOVE/YAOI, e cioè - fondamentalmente - come un'interesse individuale e/o da condividere tramite segnalazioni e discussioni su internet. Che è meglio di niente, ma che in effetti innesca dei meccanismi per cui - ad esempio - non si creano manifestazioni ed eventi di un certo tipo. Come ad esempio avviene con lo Y/CON di Parigi (qui sotto vedete la fila che c'era all'ingresso lo scorso dicembre).

Attualmente in Italia abbiamo portali, siti, blog e un'infinità di pagine social dedicate all'argomento, ma a quanto mi risulta nessuna associazione o altro che porti avanti la promozione di iniziative e manifestazioni legate nello specifico a questo mondo. O anche solo che si impegni perchè si parli di più di questo genere narrativo al di fuori della sua nicchia, o che gli venga riconosciuta maggiore dignità. All'inizio degli anni 2000 associazioni di questo tipo c'erano, e adesso non ci sono più. E forse sarebbe interessante chiedersi il perchè. Tra l'altro in un periodo in cui le tematiche e lo stile "BOYS LOVE", a base di drammoni romantici/erotici fra omosessuali molto giovani e non proprio strabordanti di virilità,  hanno comunque un certo seguito e un certo appeal anche a livello internazionale. Ne abbiamo avuto un esempio anche recentemente con il film CHIAMAMI COL TUO NOME...

Tant'è che in Giappone il romanzo ufficiale sta arrivando con una copertina in perfetto stile BOYS LOVE, realizzata dalla  mangaka Tarako Kotobuki...

E tra l'altro non si può nemmeno dire che in Italia manchino artisti/artiste specializzati/e in stile BOYS LOVE, sia a livello di illustrazioni che di fumetti, che peraltro hanno anche un certo seguito a livello italiano e internazionale. Però in Italia nessuno si è mai fatto carico di organizzare qualche evento che, in anni recenti, li valorizzasse... Cosa che, paradossalmente, avviene nelle manifestazioni straniere dedicate a questo tipo di fumetti. Nell'edizione 2016 dello Y/CON di Parigi, ad esempio, uno degli ospiti d'onore era l'italianissimo Sir Wendigo (CLICCATE QUI per l'intervista che gli hanno fatto all'epoca), e - stando a quanto mi ha detto al CARTOOMICS dell'anno scorso (dove gli avevano concesso giusto un tavolino nell'area delle autoproduzioni) - era stato servito, riverito e trattato coi guanti di velluto...

Anche queste sono cose che fanno riflettere un po'. Però devo dire che la situazione diventa ancora più curiosa se si considera che certe dinamiche, che magari uno si aspetterebbe dalla Francia, dal Giappone o dagli USA si possono ritrovare anche in un paese come il Messico... Eppure, proprio di recente, Samuel Spano - l'autore di NINE STONES - ha annunciato di essere stato invitato alla prossima edizione della DOKI DOKI CITY di Città del Messico, la più grande manifestazione a tema BOYS LOVE/YAOI dell'America Latina...



La cosa più interessante, comunque, è che dietro a questa manifestazione c'è un'agenzia di eventi messicana SPECIALIZZATA nell'organizzazione di manifestazioni dedicate alla cultura e all'immaginario pop orientale. Si chiama J'Media e organizza anche manifestazioni dedicate ai manga in generale e alla cultura pop koreana. Quindi non siamo nemmeno più nell'ambito delle associazioni di appassionati o degli enti che vogliono lucrare sugli appassionati senza conoscerli davvero. Più probabilmente il modello di della DOKI DOKI CITY è quello di manifestazioni come la San Diego ComiCon, dove si costituiscono delle agenzie di eventi - e cioè delle vere e proprie imprese commerciali - create da appassionati e per appassionati, finalizzate a soddisfare gli appassionati, che non devono rendere conto a nessun altro delle proprie scelte. Tant'è che, manifestazioni a parte, gli organizzatori di DOKI DOKI CITY di recente si sono impegnati per portare il famosissimo anime Yuri on Ice nei cinema messicani!

E per maggio realizzeranno un vero e proprio HOST CLUB temporaneo in perfetto stile giapponese... Cioè uno di queli locali/caffetterie in cui giovani ragazzi bellocci e un po' androgini sono tenuti a flirtare con le clienti (e fra di loro) per rendere la permanenza nel locale più gradevole (e le consumazioni più numerose). A quanto pare dalle parti della J'Media devono avere pensato che molte appassionate messicane di BOYS LOVE volessero provare almeno una volta questa esperienza, e si sono comportati di conseguenza. Per la cronaca: il biglietto d'ingresso al club è di 350 pesos (circa 16 euro), e consente anche di partecipare all'attigua manifestazione dedicata alla cultura pop giapponese. Come faranno i cinque ragazzotti prescelti (li vedete qui sotto) a gestire la marea di appassionate che vorranno partecipare all'evento resta un po' un mistero...

Però resta il fatto che in Messico ci sarà una manifestazione dedicata all'immaginario pop giapponese, la J'Fest, dove ci sarà un'area adibita ad host club... Mentre in Italia non c'è nessuno che organizza anche solo un mini evento dedicato nello specifico al mondo BOYS LOVE /YAOI. Cosa questo possa significare non saprei dirlo, così su due piedi, ma probabilmente non è un caso se dalle nostre parti c'è un pubblico di un certo tipo che, fondamentalmente, resta ancora invisibile e allo stato brado.

La spiegazione più semplice che mi verrebbe da dare è che da una parte la diffusione di internet ha incentivato le persone potenzialmente coinvolte da certi temi a sfogarsi e attivarsi in maniera sempre più simbolica, riversando la loro frustrazione e la loro voglia di cambiare le cose in forum, social e spazi virtuali più o meno frequentati. Il che, probabilmente, è stato incentivato anche dalla consapevolezza che certe iniziative - in una nazione come l'Italia - avrebbero dovuto farsi largo con molta più difficoltà rispetto a quanto avviene altrove. E parliamo comunque di BOYS LOVE, e cioè di un mondo che attira persone che, nella maggior parte dei casi, non avrebbero dovuto esporsi anche ad un livello più personale, diciamo...

E, se questa è la situazione dei BOYS LOVE in Italia, facendo le dovute proporzioni mi verrebbe da pensare che per gli appassionati di un immaginario più propriamente omosessuale, o magari omoerotico, il disagio resti maggiore. Anche se, paradossalmente, il clima negli ultimi anni è diventato più accogliente. O magari proprio per quello. Dopotutto se le cose vanno leggermente meglio e si inizia a respirare un po' di più, perchè una persona dovrebbe investire tempo ed energia per andare a cercare nuove battaglie da combattere? Magari finendo per passare per quello che non si accontenta mai e che cerca il pelo nell'uovo?  Perchè creare delle situazioni di tensione quando magari, all'apparenza, la tensione su certi argomenti è leggermente diminuita?

D'altra parte se la situazione adesso è tanto più vivibile come mai certe iniziative, nel nostro paese, non si vedono neanche col binocolo? E come mai la sensazione generale è che, indolenza a parte, ci  sia ancora un certo timore all'idea di proporre, organizzare o anche solo mettere insieme idee di un certo tipo? E perchè le persone che hanno competenze dirette su certi argomenti non hanno ancora iniziato a darsi da fare per prendere in mano la situazione? Forse molte persone hanno ancora paura di esporsi realmente?

Non sarà che in realtà, in Italia, la situazione è un po' meno bella di quanto non sembri a prima vista?

Chissà...

Alla prossima.

mercoledì 21 marzo 2018

PROPOSTE

Ciao a tutti, come va?
Anche se non intervenite spesso per commentare i miei post devo dire che, quando lo fate, offrite sempre degli spunti di discussione molto interessanti, che spesso mi portano a scrivere dei post tipo questo. Quindi continuate così, perchè delle osservazioni stimolanti fanno sempre piacere...

Un anonimo lettore, ad esempio, è intervenuto a proposito di uno dei miei ultimi report su quello che succede in Francia (CLICCATE QUI) e ha scritto:

"Nulla da dire riguardo al tuo post, molto interessanti come al solito le news dalla Francia, e del tutto condivisibile il rammarico per la situazione italiana. Se non che... chi è che dovrebbe mobilitarsi per realizzare un incontro sui fumetti gay come quello che porti ad esempio?
Risposta 1: un editore di fumetti gay, per esempio la Renbooks. Peccato che la casa editrice non sembri in grado nemmeno di tenere aggiornata la pagina Facebook, ferma a novembre (per non dire del sito che al momento sembra del tutto sparito). E se uno non riesce a gestire neppure la bottega...
Risposta 2: un gruppo di studenti o un'associazione dedicata. Il che a parole è molto bello, ma per come la vedo io completamente irrealistico. Lavoro a contatto con le associazioni e in questi ultimi anni c'è una costante e generale emorragia di associati. E sto parlando di organizzazioni importanti che aiutano persone con problemi molto pratici e quotidiani (anche se non gravi come tumori ecc). Che in questo clima di disinteresse per il lavoro dal basso a qualcuno possa venire il ghiribizzo di far nascere un gruppo per promuovere un evento fumettistico gay la vedo come fantascienza.
Risposta 3: qualcuno che parla costantemente di fumetti gay (tu) o frequenta spazi in cui si parla costantemente di fumetti gay (i lettori di questo blog). Mi pare che un discorso di questo tipo lo si sia fatto anche in occasione di Lucca. Che valutazione dobbiamo dare a questa risposta? Una fantasia come le prime due? "


Caro anonimo, ridendo e scherzando mi sono accorto che sto portando avanti questo BLOG da più di dieci anni, e in effetti penso di potermi agganciare alle tue osservazioni per fare un po' il punto della situazione, anche alla luce della mia personale esperienza. Sperando di riuscire a sintetizzare al meglio dei concetti che richiederebbero molto più spazio.

Prima di chiedermi chi dovrebbe portare avanti certe iniziative in Italia, comunque, io mi porrei un'altra domanda: perchè in Italia dovrebbero essere portate avanti? Nel senso che, se finora le cose sono andate come sono andate, si potrebbe anche pensare che in Italia l'esigenza di cambiarle è sentita da un numero troppo limitato di persone, o comunque non è sentita in maniera abbastanza forte... Nonostante la questione LGBT in Italia, anche a livello di immaginario pop, sia sempre più visibile e i cortei del Gay Pride siano sempre più partecipati in tutta la penisola...

O forse il "problema" nasce proprio dal fatto che - dopo decenni di repressione e invisibilità - l'improvviso cambiamento di prospettiva di questi ultimi anni ha finito per innescare delle dinamiche che in Italia non hanno favorito determinate situazioni. E qui è necessaria una piccola premessa. Anche se il fenomeno non è stato ancora indagato a sufficienza, e c'è una certa tendenza a minimizzarlo, è innegabile che il senso di appartenenza alla comunità LGBT, nel nostro paese, è arrivato con la rivoluzione digitale dello scorso decennio. Prima c'erano "comunità" più o meno numerose nelle aree metropolitane più importanti, punti di aggregazione, circoli politici e un "movimento" dai contorni molto sfumati e che a livello nazionale passava spesso inosservato. C'era poi tutto un universo legato alle attività sessuali più o meno clandestine e, mancando internet (ma anche la free press nei locali), le informazioni "di settore" che non arrivavano col passaparola si potevano reperire giusto su qualche spazio radiofonico alternativo e su uno sparuto numero di pubblicazioni distribuite in edicola (e che spesso servivano anche per pubblicare annunci di incontri, quando siti e app non esistevano) o su abbonamento. Persino la pornografia gay era un lusso, spesso molto costoso e di non facile reperibilità. E d'altra parte è bene precisare che, per tanti motivi (gli edicolanti omofobi, i lettori che non volevano esporsi, il fatto che fosse sempre messa fra i porno, ecc), anche nei suoi momenti di massima popolarità, la storica rivista di informazione Babilonia si manteneva sui 10.000 lettori al mese... Giusto per darvi un'idea.

Rispetto all'Italia del 2018 - ovviamente - si trattava di un altro universo, e sicuramente questo ha inciso sui lettori omosessuali di fumetti del nostro paese, perlomeno fino a qualche anno fa. D'altra parte è anche vero che mancando una solida rete di base questi lettori hanno continuato a percepirsi come unità singole e non come parte di un gruppo di persone con interessi in comune. Anche perchè, ed è bene precisarlo, il fumetto italiano - quello più venduto e popolare - ha sempre avuto un taglio che NON attirava il pubblico LGBT, o comunque non ne favoriva l'aggregazione. Un po' perchè era tendenzialmente omofobo, o perlomeno eterosessista, e un po' perchè - a differenza di quello statunitense - non aveva nemmeno degli ammiccamenti estetici o qualche sottotesto interessante per il pubblico gay (per quello lesbico le cose andavano leggermente meglio, anche se quando i nodi venivano al pettine diventava evidente che la linea editoriale non era gay friendly)... E questo spiega perchè negli USA tanti supereroi sono diventati icone gay, che magari hanno alimentato negli anni un certo sottobosco gay fra il pubblico, mentre in Italia non ci sono stati personaggi a fumetti che nel lungo periodo hanno potuto consolidare un certo tipo di appeal.

I fumetti di supereroi avrebbero potuto stimolare l'emersione di un certo tipo di pubblico anche in Italia? C'è da dire che le associazioni USA dedicate agli appassionati LGBT di fumetti e immaginario pop sono nate dopo la rivoluzione digitale, in un periodo in cui i fumetti di supereroi - in Italia - iniziavano già a perdere lettori e a diventare sempre più di nicchia, e oltretutto nel nostro paese non c'è mai stata una storia di associazioni LGBT "di categoria" come negli USA... Di quelle che tutelano e valorizzano una determinata categoria di persone LGBT, piuttosto che i temi LGBT in generale... Senza contare che, altro piccolo dettaglio, la pubblicazione dei suddetti fumetti in Italia è sempre stata monca e confusa, e suddivisa in un una molteplice varietà di soluzioni editoriali, e anche questo non ha aiutato a raggiungere la massa critica necessaria. Nemmeno quando i supereroi sono tornati di moda con i film e i serial TV. Tra l'altro l'età media di chi leggeva fumetti di supereroi dal 2000 in poi iniziava ad essere sempre più alta, anche perchè molti li avevano conosciuti negli anni Settanta e Ottanta, e anche questo non ha aiutato. Le cose, invece, sono andate un po' meglio nell'ambito dei manga, visto che potevano contare su un pubblico mediamente più giovane e ed emancipato, anche perchè si trattava di fumetti con contenuti LGBT mediamente più espliciti, che effettivamente hanno rappresentato da sempre una fucina di icone per il pubblico gay... Peraltro al centro di tutte le crociate bigotte del caso.

Quindi diciamo che un appassionato LGBT di manga, o anime, è tradizionalmente più abituato a critiche di un certo tipo, e quindi si fa anche meno problemi ad esporsi in prima persona... Anche perchè sa di muoversi in un contesto che tendenzialmente potrebbe essere più gay friendly rispetto ad altri. Anche se è bene distinguere fra il contesto degli appassionati di manga e anime che hanno un minimo di formazione e quelli che hanno subito passivamente l'invasione degli anime di qualche decennio fa, e che spesso hanno interpretato certi contenuti in maniera più superficiale. E di questo, forse, parlerò un'altra volta. Ad ogni modo, se tanto mi da tanto, logica vorrebbe che in Italia almeno gli appassionati LGBT di manga e anime avrebbero già dovuto avere tempo e modo di organizzarsi con qualche iniziativa un po' più specifica. Cosa che però non è avvenuta. Forse, in parte, questo è dovuto al fatto che - all'inizio della rivoluzione digitale - i temi gay sono stati rivendicati dalle appassionate di manga BOYS LOVE e YAOI, innescando un meccanismo che ha smorzato - almeno in parte - lo spirito di iniziativa degli appassionati propriamente LGBT, ma sicuramente c'è dell'altro...

Anche perchè quando il fenomeno BOYS LOVE/YAOI è in parte rientrato (e NON si è evoluto come invece sta accadendo in Francia o negli USA) non c'è stata una rimonta dei lettori LGBT o di qualche associazione dedicata, ma in compenso il compito di difendere i loro interessi è stato delegato (non si sa bene da chi) a degli editori più o meno gay friendly (Kappa Edizioni, Ren Books, ecc), che però nel lungo periodo non si sono dimostrati costanti e sicuramente non sono stati in grado di fare le veci di un'associazione vera e propria... E d'altra parte non era quello il loro scopo. Anche perchè un'associazione LGBT e una casa editrice LGBT non sono la stessa cosa. Sono strutturate in maniera diversa e si pongono in maniera diversa, a partire dalle bandiere che - per principio - un'associazione LGBT espone alle manifestazioni fumettistiche a cui partecipa in maniera più o meno importante. Qui sotto vedete qualche esempio.



Per inciso: le bandiere rainbow, nelle manifestazioni fumettistiche italiane, ancora non le ho viste, e non penso che si tratti di un problema di reperibilità. O meglio: le ho viste giusto l'anno scorso presso lo stand di Lucca Comics in cui La Gilda (il gruppo di gioco LGBT di Bologna, che si ritrova presso il Cassero) promuoveva il suo videogame indipendente sul Gay Pride... Però, appunto, NON parliamo di una casa editrice, ma di una realtà più vicina all'associazionismo (anche se associazione ancora non è), tant'è che si è ritagliata uno spazio nel Gay Pride della sua città... E penso che questo sia abbastanza indicativo.


Comunque, rispondendo alla domanda iniziale, potrei azzardare l'ipotesi che se finora in Italia non si sono costituiti nuclei di persone intenzionate a promuovere e valorizzare il rapporto fra le tematiche LGBT e l'immaginario pop è perchè prima della rivoluzione digitale questo discorso non era nemmeno concepibile, mentre dopo abbiamo continuato a risentire degli strascichi della situazione precedente. E il fatto che ci siano state varie case editrici che nel corso degli anni, anche in buona fede, si sono poste come portavoci della comunità LGBT (cosa che in effetti all'estero non è mai avvenuta, anche quando c'erano di mezzo le case editrici più schierate) probabilmente non ha aiutato il pubblico LGBT a raggiungere la massa critica per organizzarsi in prima persona. Inoltre mi verrebbe da pensare che, anche per una questione culturale, in Italia sia diffusa una certa "dissonanza cognitiva" anche fra gli appassionati che frequentano l'ambiente del fumetto (e non solo fra i lettori, ma anche fra gli editori, gli autori, i responsabili delle manifestazioni, ecc). Per sapere cos'è la dissonanza cognitiva potete CLICCARE QUI.

Per farla molto semplice il meccanismo psicologico che si crea, in questo caso, è il seguente:

1) Io sono un omosessuale italiano appassionato di fumetti e/o immaginario pop.
2) Il fatto di essere rappresentato male in certi contesti o di essere invisibile/escluso/sottostimato mi crea un disagio. E il disagio è anche maggiore se sono un operatore del settore che ha paura di esporsi per una questione di opportunità.
3) Per limitare il senso di disagio mi autoconvinco che il problema non sussiste, o che comunque non è poi così grave. Al limite mi faccio bastare le iniziative di qualche editore gay friendly, quando ci sono.
4) Ovviamente dopo essermi convinto/a che non si tratta di un problema, non cerco un modo per risolverlo e lascio che le cose continuino ad andare come sono sempre andate.

Intanto gli anni passano e io limito il carico di stress... E viviamo tutti più felici e contenti... E anche se le cose non stanno così preferisco crederlo per evitare di confrontarmi con la realtà, perchè ho troppa paura dei contraccolpi... E poi, santo cielo, siamo nel 2018: se voglio conoscere qualcuno vado su qualche app, se voglio esprimere il mio dissenso ci sono i social, se voglio informarmi ci sono i siti specializzati e tecnicamente non sono nemmeno più obbligato ad andare alle manifestazioni per fare acquisti, visto che fra Amazon, Ebay e tutto il resto ho a disposizione l'infinito e oltre...

A questo punto i casi sono due: o mi faccio bastare la situazione per quello che è, oppure inizio a pormi una serie di inquietanti interrogativi.

Ad esempio: perchè ogni volta ci ricasco e finisco per andare a Lucca Comics, al Cartoomics, a Napoli Comicon, a Etna Comics e tutto il resto? E perchè di anno in anno il fatto che le tematiche LGBT sono assenti dai programmi ufficiali mi urta sempre di più? E perchè ogni volta che leggo i post sul blog di Wally Rainbow mi sale la mosca al naso e mi sembra di vivere in una nazione ferma al medioevo? Perchè non mi va giù il fatto che siamo ancora al punto in cui, al massimo, si organizza qualche presentazione di fumetti a tema LGBT in libreria o in qualche festival? Perchè mi sembra che in tutto questo ci sia qualcosa che non torna?

E qui casca l'asino. Nel senso che, dissonanza cognitiva o meno, se vi identificate in questa descrizione forse vuol dire che sentite l'esigenza di una rappresentanza in più. Forse per una questione di consapevolezza, o forse - più semplicemente - per il bisogno di non sentirvi soli e isolati in un mare di folla.  Anche perchè è sempre più evidente che esiste un'altra realtà possibile.

A questo punto la domanda è: chi dovrebbe farsi carico di riunire e coordinare le persone che eventualmente vogliono darsi da fare per cambiare le cose? Il nostro anonimo suggerisce tre ipotesi. Ovviamente io non ho la verità in mano, ma visto che mi chiede un'opinione provo a dire quello che penso al riguardo.

1) Una o più case editrici.
Il problema delle case editrici gay friendly, e si è visto anche negli ultimi vent'anni, è che da una parte sono - giustamente - molto vincolate ai propri prodotti (e difficilmente si organizzerebbero in maniera costante per valorizzare la concorrenza a tema LGBT, soprattutto se ci sono di mezzo simpatie/antipatie personali), e dall'altra sono influenzate da vari fattori esterni (come la loro situazione economica, il ricambio dei loro collaboratori, la loro disponibilità di tempo da investire in iniziative a fondo perduto e via dicendo). Probabilmente potrebbero collaborare volentieri ad iniziative di un certo tipo, anche se non sono case editrici prettamente LGBT, ma pensare che possano essere loro a progettare incontri, iniziative o altro mi sembra un po' improbabile.

2) Associazione studentesca o di altro tipo.
Le associazioni studentesche LGBT, in Italia, tendono a muoversi nel loro ambiente scolastico e generalmente sono molto autoreferenziali. E oltretutto non hanno un andamento stabile, dovendo seguire i ritmi scolastici (d'estate chiudono, sotto esami sospendono le attività, ecc) e il flusso degli studenti interessati. Quindi le escluderei. Siti e attività imprenditoriali LGBT li escluderei a priori, perchè se non intravedono profitti garantiti non si muovono. In Italia le associazioni LGBT generaliste non hanno le competenze per portare avanti in maniera costante iniziative legate all'immaginario pop, anche perchè è un ambito per cui - storicamente - non hanno mai provato interesse. Forse nelle città più grosse possono mettere a disposizione i loro spazi (come avviene a Bologna) e collaborare in qualche modo, ma se non c'è un gruppo di appassionati che fa da motore non sono loro a farsi avanti. Creare un'associazione apposita, o un gruppo di lavoro per seguire progetti specifici? In realtà qualche anno fa ci avevo provato, iniziando a coinvolgere alcune persone dell'ambiente del fumetto, ma il tasso di dispersione è stato inquietante. Presumo che quando si parla di volontariato vale sempre la regola per cui fra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, e che non è affatto detto che solo perchè una persona lavora nel campo dei fumetti e appoggia la causa LGBT, anche perchè appartiene alla categoria, abbia il tempo di portare avanti un progetto associativo. Soprattutto se non ci sono prospettive di rientro economico. Errore mio. Riprovare a mettere insieme un'associazione di questo tipo avrebbe senso? Magari puntando su delle persone appassionate, ma non necessariamente su dei professionisti del settore?

In effetti - facendo volontariato da più di dieci anni - ho imparato che un conto sono le persone che hanno un certo tipo di esigenza, e un altro sono le persone che vogliono impegnarsi per cercare di venire incontro a quell'esigenza, investendo tempo, energia e pazienza. In base alle proprie possibilità, ovviamente. E non saprei proprio dire quante siano le persone del secondo tipo che riuscirei a coinvolgere. D'altra parte un'associazione non si crea dall'oggi al domani, e sicuramente prima bisognerebbe riuscire a mettere insieme un po' di persone, verificando se riescono a interagire in maniera produttiva, se sono costanti, se c'è una condivisione di obbiettivi, se riescono a portare avanti qualche progetto (iniziando da quelli a costo zero, ovviamente), ecc. Il che mi porterebbe alla terza ipotesi.

3) Rivolgere un appello alle persone che seguono questo blog e vedere cosa succede.
Nella vita si può provare un po' di tutto. Potrei anche iniziare creando un gruppo chiuso su facebook su cui dirottare la gente che offre la sua disponibilità e vedere poi cosa succede. In realtà ogni volta che si avvicina qualche manifestazione importante sono pieno di buone intenzioni e ricevo spesso delle proposte interessanti, che però tendono regolarmente a sfumare. Però in effetti non ho mai provato a mettere insieme delle persone dal basso, quindi potrei anche fare un tentativo. Giusto per curiosità. Mettere assieme delle persone tramite il blog e farle sfociare, in remoto futuro, in un'associazione culturale o qualcosa del genere, in grado di muoversi sulle proprie gambe, sarebbe un bel sogno da realizzare. Ovviamente sarebbe qualcosa da costruire nel lungo periodo e con tanta pazienza, però non sarebbe del tutto impossibile. Qualcun altro pensa che i tempi siano maturi per far sentire una maggiore presenza delle tematiche e della comunità LGBT nel mondo del fumetto e dei suoi derivati? Per far valere di più l'opinione dei lettori LGBT? Per combattere l'omofobia e l'ignoranza in certi contesti? Per favorire l'aggregazione degli appassionati LGBT? Per dare maggiore visibilità agli appassionati LGBT e alle loro esigenze nel mondo che ruota attorno all'immaginario pop in generale? Sono curioso...

In realtà viviamo in un'epoca in cui molte persone appagano il loro spirito di rivalsa facendo i leoni da tastiera, quindi davvero non saprei quante persone potrebbero sentirsi motivate a portare avanti un progetto di questo tipo. Però per iniziare non sarebbe neanche necessario essere un esercito (anzi, partire in pochi sarebbe meglio).

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venerdì 16 marzo 2018

PAESE CHE VAI FIERA CHE TROVI

Ciao a tutti, come va?

Da qualche anno, dalle parti di Washington, la più importante manifestazione dedicata ai fumetti e all'immaginario POP si chiama Awesome Con. Anche se si tratta di una manifestazione abbastanza recente e se non ha la pretesa di fare i numeri di San Diego o di altre manifestazioni "storiche", ogni anno accoglie almeno 70.000 visitatori. Questo significa che, tecnicamente, per numero di visitatori ha più o meno la portata del CARTOOMICS di Milano, che quest'anno ha raggiunto quota 96.000 visitatori (CLICCATE QUI). Ovviamente per fare le dovute proporzioni bisogna anche considerare che CARTOOMICS è arrivata alla venticinquesima edizione, e che Washington conta 672 228 abitanti contro i 1 365 156 di Milano (e contando le rispettive aree metropolitane si parla di cinque milioni di abitanti contro otto milioni). Quindi, fatte le dovute proporzioni le due manifestazioni sono abbastanza sovrapponibili, anche perchè entrambe hanno scelto di suddividersi per aree tematiche, entrambe sono ospitate da strutture espositive predisposte, entrambe hanno un taglio per tutti, ecc... Fra queste due manifestazioni, però, c'è una sostanziale differenza, che da quest'anno diventerà ancora più evidente... E basta consultare i rispettivi siti per capire di cosa parlo...

L'edizione 2018 dell Awesome Con si terrà fra un paio di settimane, però il programma è già disponibile, e a quanto pare presenta un'interessante novità. Infatti non solo gli incontri a tematica LGBT abbonderanno anche quest'anno, ma avranno a disposizione uno spazio espressamente dedicato per tutta la durata della manifestazione: il Pride Alley (il vicolo dell'orgoglio). Questo spazio sarà gestito in collaborazione con l'associazione GEEKSOUT di New York (quella che organizza la Flame Con), e a quanto pare gli organizzatori dell'Awesome Con la considerano un'iniziativa di cui andare particolarmente orgogliosi, e a cui dare la massima visibilità (CLICCATE QUI). Si tratterà uno spazio di discussione e socializzazione, ma anche di uno spazio espositivo e di un luogo in cui incontrare autori, appassionati e quant'altro. Anche perchè le inziative relative iniziavano ad essere talmente tante da necessitare effettivamente di un'area dedicata.

Siccome so che quando si parla di aree dedicate e mondo LGBT c'è sempre qualcuno che insorge dicendo che si tratta di nuovi ghetti, di campi di concentramento e via dicendo, vorrei sottolineare che in questo tipo di manifestazione ci sono già aree studiate per raccogliere determinati tipi di appassionati (junior, games, cosplay, japan, ecc), e il loro scopo è essenzialmente di ordine pratico e funzionale. Anche perchè il fatto che ci sia un'area espressamente dedicata agli eventi LGBT non vuol dire che le persone e i prodotti LGBT saranno esclusi dal resto della manifestazione, tant'è che spulciando nel programma si può vedere che ci sono tanti incontri di interesse LGBT (come quelli dedicati all'anime Yuri on Ice e all'attore John Borrowman) che NON si terranno nel Pride Alley.

Per come la vedo io il Pride Alley servirà proprio a dare maggior visibilità agli eventi a tema che saranno presentati in questa edizione, e sicuramente avere un punto di riferimento fisso sarà molto più comodo per tutti gli interessati. Anche se ovviamente  un'iniziativa del genere potrebbe scocciare  tutti quegli appassionati LGBT che pensano che un'area dedicata possa compromettere il loro anonimato, ma pazienza. Ad ogni modo staremo a vedere fra un paio di settimane.

Nel frattempo, giusto per darvi un'idea, qui di seguito vi riassumo gli incontri previsti nel Pride Alley.

Venerdì 30 Marzo

Queer Gamer Meetup: With DC Gaymers 
Un momento per conoscere la comunità gaymer della città.

Fandom is a Superpower: Geeks Can Save the Day
Un incontro per spiegare come gli appassionati LGBT possono organizzarsi e fare fronte comune per difendere i loro diritti e migliorare la loro condizione.

Star Trek Discovery: A New Era of Diversity
Un approfondimento sull'evoluzione LGBT di Star Trek.

Heroes of Diversity: Spotlight on LatinX!
Tematiche LGBT e immaginario pop dal punto di vista della comunità latina.

Exploring Gay and Lesbian Comic Creators 
Un'analisi degli autori e dei fumetti LGBT che sono diventati mainstream.

Sexuality in Cosplay: Nuff' Said
Una discussione su come la cosplay culture ha favorito l'integrazione dei temi LGBT nel mondo legato all'immaginario pop.

Sabato 31 Marzo

Your Move: Creating Inclusive Gaming Spaces
Consigli e buone pratiche per creare vidoegiochi che risultino davvero inclusivi.

GAAAYS IN SPAAACE
Cosa succederà dopo che Star Trek ha sdoganato il tema dell'omosessualità?

Representation Matters, So Make It Good 
Breve analisi della rappresentazione dei personaggi LGBT nell'immaginario POP. Quando riesce bene e quando no?

Aggressively Diverse
Un'analisi, fra il serio e il faceto,  delle discussioni (e delle litigate) che animano i social quando si parla dei personaggi LGBT e dei loro creatori.

Let's be Wonder Women
Valori e suggestioni dal mondo delle Amazzoni di Wonder Woman, e come possono riflettersi nel mondo reale.

All Your Faves Are Gay: AwesomeCon LGBT Comic Club
Una conferenza che prova a fare una panorama sul rapporto fra immaginario POP e tematiche LGBT negli ultimi anni.

Stop Queerbaiting, It’s Time to Be Brave
Una riflessione sull'importanza dell'autoaffermazione e su come non bisogna subire l'oppressione di chi giudica negativamente gli appassionati LGBT di immaginario POP.

Flip! A Queer Comix Swap Meet
Un momento di socializzazione dove si possono scambiare, barattare, vendere e cercare fumetti a tema LGBT.

Domenica 1 Aprile

Nonprofits Unite For a Better World
Un approfondimento sull'importanza, e sulle strategie, delle associazioni no profit nel promuovere la causa delle minoranze nel mondo dell'immaginario POP.

Star Trek Discovery: A Positive Future or Not?
Luci e ombre nell'ultima serie di Star Trek.

Slash of Our Ancestors: History of Fanfic (18+)
Breve storia delle fanfiction erotiche, che hanno dato il via alle prime community LGBT legate all'immaginario POP.

Spero di non aver dimenticato niente. Comunque se volete approfondire il programma nel dettaglio lo trovate CLICCANDO QUI. Ovviamente questa è solo una piccola parte delle iniziative e delle discussioni che animeranno la manifestazione, e che tratterrano in abbondanza anche molti altri temi che nelle nostre manifestazioni fumettistiche sono tabù, come la rappresentazione delle donne e dei disabili, solo per citarne un paio.

A costo di sembrare un po' ripetitivo, facendo un confronto fra Washington e Milano, mi verrebbe davvero da pensare che si tratta di due manifestazioni che in comune hanno giusto l'ambito di riferimento. Anche perchè se è vero che a CARTOOMICS certi temi non trovano spazio nemmeno col binocolo, è anche vero che molto difficilmente all'Awesome Con verrebbe in mente di invitare a parlare un personaggio come Franco Trentalance.

Senza contare che, facendo i debiti confronti (il programma di CARTOOMICS 2018 lo trovate QUI), si nota una volta di più che in Italia le manifestazioni fumettistiche sono caratterizzate - in prevalenza - da un taglio da fiera campionaria, in cui gli editori presentano e promuovono i loro prodotti (e dove, ad esempio, chi realizza corsi di fumetto propone le sue offerte sotto mentite spoglie), mentre quelle americane diventano sempre di più spesso degli spazi finalizzati alla condivisione di idee, riflessioni e stimoli interessanti... E possono avere addirittura un valore formativo per il pubblico, anche perchè mettono al centro il senso di "comunità" degli appassionati.

Al netto di quello che credo io, comunque, penso che sia abbastanza evidente qual è il tipo di approccio che può avere maggiori benefici in senso lato, soprattutto nel lungo periodo. Anche perchè, con tutto il rispetto per le fiere campionarie, forse il pubblico di una manifestazione dedicata all'immaginario POP si meriterebbe qualcosa di più. In particolare se appartiene ad una categoria di persone che in certi contesti resta fondamentalmente invisibile. Soprattutto se si parla di una città come Milano, dove la comunità LGBT - teoricamente - fa dei numeri davvero importanti e sta persino riuscendo a conquistarsi un quartiere (con tanto di luminarie natalizie a tema).

Ad ogni modo se volete fare un giro a Washington fate ancora in tempo.

Alla prossima.

martedì 13 marzo 2018

DONNE E DANNI

Ciao a tutti, come va?

Siccome l'occasione fa l'uomo ladro oggi volevo fare un post leggermente diverso dal solito, alla luce del fatto che la scorsa settimana c'è stata la prima Giornata Internazionale della Donna successiva ad alcuni eventi che stanno portando ad una nuova ondata di femminismo in tutto il mondo occidentale (anche se in Italia, tanto per cambiare, la cosa sta prendendo piede molto più lentamente e in maniera molto relativa).

D'altra parte è anche vero che nei contesti in cui il mondo femminile riesce a far valere i propri diritti anche le minoranze sessuali vivono meglio, e riescono ad affermarsi di più, quindi seguire questo fenomeno potrebbe non essere poi così lontano dalla mission di questo blog. A questo punto, però, vi chiederete quale sarà il collegamento fra femminismo e immaginario pop che analizzerò oggi... E vi posso rispondere che lo spunto mi viene offerto dal confronto fra quello che sta succedento nel fumetto per ragazzi italiano e quello francese, in particolare riguardo ad alcuni episodi che si sono verificati nelle ultime settimane.

Partiamo dall'inizio.

In Italia il fumetto per ragazzi, e cioè quello che si rivolge prevalentemente alla fascia d'età compresa fra i 7 e i 14 anni, continua ad essere monopolizzato da Topolino e derivati. Se si escludono alcune pubblicazioni sperimentali (come lo Scottecs Megazine di Sio), il target è stato per lungo tempo snobbato dai principali editori di settore che producono fumetti italiani, perlomeno in edicola. Ultimamente la Bonelli sta tentando la carta di Dragonero Adventures (CLICCATE QUI), e più recentemente quella di 4HOODS. In entrambi i casi, però, la sensazione è che si stia tentando di utilizzare solo uno stile e una grafica più giovanile, senza però essere in grado di entrare davvero in sintonia con il pubblico che si vuole raggiungere. O, forse, senza averne davvero l'intenzione...

Dato che pubblico giovane non è sinonimo di pubblico sprovveduto, soprattutto al giorno d'oggi, probabilmente i nodi verranno al pettine molto presto, e sicuramente anche di questo tornerò a parlare. Ad ogni modo il fatto che oggi ci sia un po' di difficoltà a capire cosa sia un fumetto "per ragazzi", e cosa no, sta diventando sempre più evidente anche analizzando alcune strategie di marketing, o di "marketting" (CLICCATE QUI), adottate proprio da Topolino... Come la storia in due parti presentata a partire dalla scorsa settimana, e dedicata ad una parodia del Martin Mystère della Bonelli, di cui - presumo - nessun "ragazzo" sentisse davvero la necessità...

Però Martin Mystère vende sempre meno, e poichè la Bonelli è ufficialmente sotto la "protezione" della Panini, che pubblica Topolino, probabilmente l'editore ha voluto tentare anche questa carta per cercare di risollevare le sorti editoriali di un personaggio sempre più vicino al rischio chiusura (CLICCATE QUI). E poco importa se si è trattato di una palese forzatura (anche perchè Topolino ha già un suo rispettabilissimo curriculum in fatto di indagini impossibili), se Topolino sta malissimo nei (vecchi) panni di un professore prossimo all'ottantina e se Pippo e Minnie si presentano in maniera inqualificabile... Anzi, per rendere il tutto più sfizioso  è stato pure preparato un video in cui gli autori del progetto (e cioè il creatore di Martin Mystère, Alfredo Castelli, e il disneyano Andrea Castellan, in arte Casty) cercano di ingolosire il pubblico potenziale (anche se in realtà sembra più che altro un modo per fare pubblicità al personaggio originale)... Rendendo tutta l'operazione ancora più grottesca (CLICCATE QUI), e ancora più lontana dal gusto dei giovanissimi di oggi...

Il punto nodale, però, è che questa operazione commerciale, assieme al debutto in edicola di 4HOODS, ha rappresentato lo spunto di discussione principale in fatto di fumetti per ragazzi a cavallo della Giornata Internazionale della Donna... Al che, voi direte, non c'è niente di strano. Ovvio: non c'è niente di strano per gli standard a cui siamo abituati nel nostro paese, però non è detto che le cose debbano andare necessariamente così. Quello che vedete qui sotto è il sommario delle storie che compaiono sul numero di Topolino della scorsa settimana.

A parte la parodia di cui sopra abbiamo una storia di PK, una di Zio paperone, una di Paperoga e persino una di Pico De Paperis. Nessuna storia avente una protagonista femminile. Niente Minnie, niente Paperina, niente di niente... Se invece guardiamo al sommario de Le Journal de Mickey della stessa settimana le cose sono leggermente diverse.

Infatti, oltre ad una storia con protagonista Minnie c'è almeno un fumetto non disneyano con protagoniste femminili (Les Sisters di William Maury), nonchè un servizio speciale dedicato alle campionesse femminili di varie discipline sportive (e non solo) che hanno segnato dei record storici.

Ad ogni modo, Disney a parte, può essere interessante notare che mentre in Italia il mondo del fumetto è ben lontano dall'animare una discussione attorno alla rappresentazione femminile, in Francia - proprio in questi giorni - è esploso un vero e proprio caso attorno ad un fumetto umoristico per giovanissime, e cioè Les Pipelettes di Anne Guillard. Siccome di questa cosa non mi pare che in Italia si sia parlato molto, provo a fare un velocissimo riassunto. In Francia, che ci crediate o no, ci sono diversi magazine per giovanissime, che a differenza delle cose che si vedono comunemente in Italia (tipo "Cioè", per intenderci), non puntano sulle frivolezze, sugli idoli giovanili e sulla formazione di adulte piene di lacune. La casa editrice Milan Presse ne pubblica diverse divise per fasce d'età, e tutte con un buon apparato di illustrazioni e fumetti. La rivista che ci interessa, però si chiama Julie e si rivolge alle ragazze preadolescenti o alle prese con la prima adolescenza, e parla di cose come l'affermazione personale e il rapporto con la pubertà...


Dal 2009 su questa rivista trovano posto i fumetti umoristici della serie Les Pipelettes, appunto, e cioè le storie di quattro amiche che condividono avventure, sogni ed esperienze nella prima adolescenza. Come da prassi le loro avventure sono poi state raccolte in volume, e a quanto pare si tratta di personaggi che in Francia sono molto popolari, tant'è che animano anche diverse iniziative collaterali, come ad esempio i loro personali libri di ricette...




Fatto sta che ultimamente questi simpatici personaggi erano stati scelti per illustrare alcuni manuali per ragazze (nel senso che ad Anne Guillard spettava il compito di accompagnare con Les Pipelettes i testi scritti da altre professioniste), tra cui un manuale dedicato proprio alla scoperta della pubertà femminile.

E in Francia, a quanto pare, si è scatenato un pandemonio. E non perchè questi personaggi hanno illustrato un libro sulla pubertà (ovviamente siamo in Francia, non in Italia), ma perchè lo avrebbero fatto accompagnando dei testi inadeguati e sessisti. Ad esempio parlando di come un seno ingombrante - che magari penalizza nello sport - avrebbe il vantaggio di attirare l'attenzione di più maschi, o che con l'adolescenza si possono iniziare a sperimentare vari trucchi per risultare più attraenti (biancheria di un certo tipo, rossetti, ecc).




A quanto pare questo punto di vista non è stato totalmente condiviso dal pubblico, e così è partita una petizione popolare per fare presente che non tutti pensano che il principale vantaggio dell'adolescenza sia quello di risultare più attraenti per i ragazzi (la trovate QUI)... Che si concludeva con la richiesta di ritirare il libro e di ricevere delle pubbliche scuse da parte dell'editore. Inoltre, assieme a questa iniziativa, il libro si è attirato molte critiche da parte di chi ha lamentato l'assenza di temi come il sesso e l'orientamento sessuale, ma anche il confronto con culture diverse. Ovviamente i sostenitori del libro fanno notare che il suo scopo era quello di presentare le cose per quello che sono, filtrando gli stereotipi con l'umorismo e omettendo gli argomenti più strettamente legati al sesso perchè esulavano dal tema del libro (e cioè i cambiamenti del corpo). Ad ogni modo, a seguito della petizione (che ha raccolto quasi 150.000 firme in pochi giorni), l'editore ha deciso che una volta esaurite le 5000 copie già distribuite non ristamperà più il libro dello scandalo, mentre la creatrice de Les Pipelettes è rimasta talmente sconvolta che ha deciso di non disegnare mai più questi personaggi...
Tra l'altro, dal suo blog (CLICCATE QUI), si dice costernata dal fatto che è stata accusata di razzismo e sessismo quando, coi suoi personaggi, ha essenzialmente raccontato delle esperienze autobiografiche... E ha aggiunto che se le sue migliori amiche d'infanzia erano della sua stessa etnia non può certo farsene una colpa. Io non ho avuto modo di leggere il libro nella sua interezza, e non conosco bene il fumetto, quindi nei confronti di questa polemica non saprei come pormi. Probabilmente un testo più inclusivo, e che contenesse più variabili, non sarebbe stato male... Soprattutto in un periodo come questo. Ad ogni modo, dal mio punto di vista, il nocciolo della questione è un altro.

In Francia si possono permettere di avere delle polemiche che partono dal fatto che le protagoniste di un fumetto per ragazze, che compariva da anni su un magazine per ragazze, hanno illustrato un manuale sulla pubertà che, per 150.000 persone, aveva dei contenuti sessisti e promuoveva degli stereotipi di genere.

In Italia non abbiamo fumetti per ragazze, men che meno su magazine per ragazze, e anche se ci fossero col cavolo che sarebbero utilizzati per parlare di argomenti come la pubertà. Troppo compromettente. E d'altro canto buona parte del fumetto italiano, in generale, è ancora intrinsecamente sessista e legato a vecchi stereotipi di genere, e a quanto pare  nessuno ha mai pensato che fosse il caso di protestare per questo (o per problemi legati alla rappresentazione delle minoranze, sessuali e non)... Men che meno con una raccolta firme.

E d'altra parte le ragazze del WINX CLUB le abbiamo inventate noi, e ogni estate in edicola con il WINX MAGAZINE arriva in allegato il loro fantastico bikini, senza che a nessuno sia mai venuto in mente di obbiettare qualcosa al riguardo.



Sono cose che fanno riflettere.

Alla prossima.