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lunedì 30 agosto 2010

NEWS...

Ciao tutti e ciao a tutte, come va?
Benvenuti all'ultimo post di questo bizzarro agosto 2010, che inizia con la segnalazione di un coming out abbastanza inaspettato. Forse anche voi conoscerete l'interminabile saga fanta avventurosa dedicata ai POWER RANGERS, che è recentemente giunta alla quindicesima serie (ma si sta già progettando la diciottesima) e che ha svezzato almeno due generazioni di ragazzini (a partire dagli anni '90)... Ebbene: forse i più grandicelli si ricorderanno ancora del cast delle prime stagioni...
Ebbene: ora l'attore (e oggi produttore) David Yost, che nelle prime quattro stagioni ha vestito i panni di Billy Cranston/BLUE RANGER, si è deciso a testimoniare pubblicamente la propria omosessualità, che in effetti per gli addetti ai lavori non era poi così segreta, visto che nell'intervista che ha da poco rilasciato al sito ADVOCATE ha parlato di una lunga serie di battutine omofobe da parte dello staff che seguiva la produzione... Forse dovute anche al fatto che il suo personaggio non è che fosse proprio un campione di maschia virilità... Soprattutto all'inizio...
C'è da dire che, nonostante le battutine e gli atteggiamenti omofobi (che però l'attore non ha mai imputato ai suoi colleghi), David Yost ha tenuto duro ed è stato praticamente l'unico membro del cast originale a rimanere nel suo ruolo per tutte e quattro le prime serie, anche se col - senno di poi - è evidente come abbia cercato di porsi in maniera sempre più "maschia"... Anche per quel che riguardava la caratterizzazione del suo personaggio.
Tuttavia ebbe sempre molta difficoltà ad accettarsi, e una volta terminata la sua partecipazione alla serie dei POWER RANGERS (e ai relativi film), provò per due anni a "uscire" dall'omosessualità frequentando una comunità che proponeva le cosiddette terapie riparative. A seguito di questa infelice esperienza ebbe un crollo nervoso, ma fortunatamente riuscì a ritrovarsi e si fece una ragione del fatto che non poteva cambiare ciò che era, e - soprattutto - che non c'era niente di sbagliato ad essere omosessuale... Così adesso, nel suo piccolo, ha deciso di dare un contributo alla causa gay, con la sua storia e la sua immagine... Con cui ha partecipato anche alla campagna per l'abolizione della PROPOSIZIONE 8 (la legge che impedisce i matrimoni gay in California).
Il suo esempio avrà un benefico effetto sui tanti ragazzi che da bambini guardavano il serial dei POWER RANGERS negli anni '90? Non vorrei peccare di ottimismo, ma sono portato a pensare di sì. E, a proposito di gay americani che possono contribuire all'integrazione della comunità gay col loro lavoro, volevo segnalarvi che alla MARVEL COMICS (tanto per cambiare) hanno deciso di affidare il rilancio del super gruppo canadese ALPHA FLIGHT allo scrittore gay dichiarato Jim McCann.
La cosa ha un certo rilievo considerando che fu proprio nella serie ALPHA FLIGHT che debuttò e maturò il personaggio di Northstar (che proprio sulle pagine di ALPHA FLIGHT fece il suo storico coming out, diventando il primo supereroe ufficialmente gay nella storia del fumetto), ma soprattutto se si considera che - nel suddetto rilancio - verrà ricomposta la squadra originale, ivi compreso lo stesso Northstar.
Non è la prima volta che Northstar viene gestito da uno scrittore dichiaratamente gay (il primato spetta a Tim Fish), ma è la prima volta che viene gestito da uno scrittore gay che lavora stabilmente per la MARVEL e che - presumibilmente - potrebbe avere l'occasione di sviluppare con calma il personaggio... Sempre ammesso che il rilancio della serie venga accolto favorevolmente dal pubblico. Chi vivrà vedrà: certo è che alla Marvel, evidentemente, iniziano ad abbinare gli scrittori ai personaggi calcolando anche il fattore del pubblico gay e della verosimiglianza dei loro personaggi omosessuali, e sicuramente questo è un segnale positivo. Nel frattempo anche la storica rivale della MARVEL, la DC COMICS, continua a lanciare segnali gay friendly, e lo fa anche al di fuori dei fumetti di supereroi. Ad esempio è appena uscito un romanzo grafico a tinte noir, per la sottoetichettta VERTIGO, ambientato nella San Francisco del 1953: FOGTOWN.
Trattasi della classica detective/crime story a base di omicidi, indagini e colpi di scena, ma con una "piccola" particolarità: il tutto si svolge sullo sfondo della comunità omosessuale della San Francisco dell'epoca, che una volta tanto è raffigurata in maniera verosimile e senza accenti morbosi e perversi (come invece capita spesso quando una storia di questo tipo si inserisce nel contesto omosessuale). In attesa di una evenutale edizione italiana di questo volume (che però non bisogna dare troppo per scontata), volevo segnalarvi anche una notizia abbastanza interessante che riguarda il disegnatore gay dichiarato Stephen Sadowski (che vedete qui sotto).
Infatti da ottobre verrà pubblicata dall'editore DYNAMITE! una miniserie interamente disegnata da lui e dedicata al personaggio che ha inaugurato il genere science-fantasy: Jonh Carter di Marte (che qui vedete in una delle copertine della miniserie, realizzata dall'italiano Lucio Parrillo). Ne parlo qui per due motivi: il primo è che nelle storie di Jonh Carter i personaggi maschili vestono il minimo indispensabile e il secondo è che Stephen Sadowski (da bravo disegnatore gay dichiarato) è particolarmente portato per disegnare maschioni muscolosi e sensuali... E probabilmente in questa miniserie darà il meglio di sè, tant'è vero che - a quanto pare - riesce a rendere sensuale il protagonista anche quando - all'inizio della saga - si presenta vestito di tutto punto...
Ovviamente il pubblico gay è alquanto impaziente di vedere come si presenterà il protagonista quando si aggirerà per le lande marziane praticamente nudo... Se intanto volete vedere come se la cava il disegnatore con altri tipi di soggetto potete iscrivervi al suo fans club su YAHOO. Non so perchè, ma qualcosa mi dice che - al di là delle sue innegabili doti artistiche - ci sia anche tanta gente che si iscrive al suo fans club perchè apprezza quel suo fascino un po' animalesco...
In ogni caso, nonostante la mia solita esterofilia, oggi sono felice di segnalarvi anche qualcosa di italiano, visto che sul numero di agosto di Diabolik (che dovrebbe essere ancora in edicola) si parla di pedofilia, e una volta tanto il pedofilo di turno non è il solito omosessuale viscido, ma una insospettabile signora di mezza età (accompagnata da una setta segreta di eterosessuali viziosi altrettanto insospettabili)...
Forse c'è ancora speranza per il fumetto italiano, dopotutto.
Ci vediamo a settembre...

ULTIM'ORA:
Ritiro tutto quello che ho detto su Diabolik! Arrivando alla fine del fumetto si viene a scoprire che in realtà la signora di mezz'età che gestisce la setta è un giudice pedofilo che si TRAVESTE da signora bene per poter adescare meglio i ragazzini! Bel colpo di scena vero? Come dire che di certi pregiudizi e di certi luoghi comuni "tranquillizzanti" i fumetti italiani non riescono proprio a farne a meno. Ovviamente in questa storia non compare mai la parola "prete" o magari "alto prelato", e si usa sempre il termine "bambini" e mai "bambine". VERGOGNA!

venerdì 27 agosto 2010

IL VIDEO DELLA SETTIMANA...

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Oggi, per l'appuntamento col cantante dichiarato della settimana, una volta tanto vi segnalo un cantautore decisamente famoso (e con una voce decisamente notevole), che nel 2009 - all'apice della popolarità - ha detto chiaro e tondo che non si fa problemi a fare sesso con chi gli piace, e che se proprio gli si volesse affibbiare un'etichetta potrebbe essere definito bisessuale: Michael Holbrook Penniman Jr, meglio noto come MIKA.
Che dire di questo artista nato a Beirut e residente nel Regno Unito? Beh... Intanto che ha una voce che copre tre ottave e mezzo e che, per fortuna, ha avuto dei genitori che si sono accorti delle sue doti e che già da bambino lo hanno mandato a studiare dal cantante d'opera russo Alla Ardakov. Pare anche che nel canto e nella musica il giovane Mika potesse ritrovare sè stesso, visto che - essendo non propriamente virile - era regolarmente vittima di bullismo da parte dei suoi coetanei e aveva sviluppato anche una lieve forma di dislessia... Comunque è davvero bello vedere una volta di più che, con tenacia e determinazione, si può trionfare sulle avversità e cantare brani come quello che segue... Che è particolarmente adatto a questo blog, visto che è ripreso dalla colonna sonora del film KICK-ASS (che in Italia NON SI SA se arriverà a causa dei suoi contenuti, tanto per cambiare), tratto dall'omonimo fumetto...

Ce ne fossero!

mercoledì 25 agosto 2010

MA GUARDA UN PO'...

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Qualche giorno fa mi sono deciso a ordinare il primo numero di DOKKUN, la prima fanzine bara manga interamente realizzata in Francia e di cui vi avevo già parlato in un precedente post (CLICCATE QUI). Andando sul sito ufficiale ho letto che, nei quattro giorni del suo debutto (al JAPAN EXPO di Parigi), era già andato esaurito. Infatti quella che ho ordinato io è la seconda ristampa (e sul sito c'era scritto che già ne rimanevano poche decine di copie).
Insomma penso si possa dire che si è trattato di un piccolo successo. Questa scoperta, però, mi ha fatto sorgere una domanda: perchè in Francia sì e in Italia no? Andiamo con ordine: il rapporto della Francia e dell'Italia con manga e animazione giapponese è iniziato praticamente in contemporanea, quando - alla fine degli anni '70 - in queste due nazioni venne trasmessa una serie destinata a diventare un piccolo fenomeno di costume su entrambi i versanti delle Alpi, ovvero Goldrake.
Nei decenni successivi, fra alti e bassi, la passione dei due paesi verso questo genere di prodotto si radicò sempre di più, e anche l'invasione dei manga a partire dagli anni '90 procedette su binari pressochè paralleli. Poi, alla fine degli anni '90 iniziò a diffondersi anche una certa passione per il genere BOYS LOVE (i manga a tema gay, realizzati da donne per donne), che portò entrambi i paesi ad avere una nicchia di mercato particolarmente affezionata e fedele, ma che spinse anche diverse ragazze (soprattutto in Italia) a misurarsi con questo genere narrativo, attraverso opere originali e parodie omoerotiche di personaggi di successo.
Addirittura in Italia si venne a creare l'Y.S.A.L., un'associazione per la promozione dei BOYS LOVE, sempre presente alle maggiori fiere di fumetto italiane e tutt'ora attiva su diversi fronti, non ultimo quello dell'importazione di manga BOYS LOVE originali. Ora che però i BARA MANGA (i manga gay per gay) stanno iniziando a farsi conoscere anche in occidente, in Francia iniziano a comparire fanzine di successo come DOKKUN, mentre in Italia la situazione è ancora immobile. La sensazione è che dalle nostre parti non ci siano estimatori del genere BARA o aspiranti disegnatori dello stesso. È davvero possibile che da noi il genere sia ancora così poco conosciuto e apprezzato o c'è dell'altro?
Devo essere sincero: pensandoci sopra sono portato a credere che il genere BARA inizi ad essere abbastanza conosciuto anche in Italia, ma che non riesca a sortire l'effetto che hanno avuto i BOYS LOVE per diversi motivi. Il primo è che i BOYS LOVE, per quanto imbarazzanti nei contenuti, non sono mai risultati particolarmente compromettenti per le loro estimatrici e per le loro autrici, in quanto parlavano di argomenti che - per forza di cose - non insinuavano particolari dubbi sulla loro eterosessualità (anche se, paradossalemente, i BOYS LOVE sono molto apprezzati da tantissime ragazze lesbiche e bisessuali). In parole povere un'autrice di BOYS LOVE gode di una sorta di "immunità diplomatica" che un autore gay di BARA MANGA non ha. Inoltre i BOYS LOVE offrono sempre un immagine abbastanza "delicata" dell'omosessualità, anche quando sono particolarmente spinti (per non parlare dei loro protagonisti che mantengono sempre una certa androginia di fondo, anche quando vogliono essere particolarmente "maschili"). In molti casi gli stessi rapporti sessuali sono solo suggeriti visivamente (spesso senza nemmeno mostrare i genitali) anzichè mostrati, al punto da essere "compresi pienamente" solo da chi ha una certa dimestichezza con i codici grafici dei BOYS LOVE. E così anche essere lettore di BOYS LOVE diventa meno compromettente che essere lettore di BARA MANGA, anche perchè i BARA MANGA sono tutt'altra cosa...
Qui i maschi sono effettivamente "maschi" e l'omosessualità viene rappresentata senza filtri e mediazioni, con tanto di muscoli, barbe e genitali ben in vista. Un ammiratore (maschio) di questo genere di fumetti che volesse "manifestarsi" e fare gruppo, magari a una grande fiera di fumetti strapiena di gente, dovrebbe avere come minimo un buon rapporto con la propria omosessualità, e soprattutto non dovrebbe sentirsi a disagio a viverla in pubblico (due cose che in Italia non sono proprio la norma, in verità). Il discorso, poi, diventa particolarmente evidente nel caso degli autori, per i quali la realizzazione di un BARA equivale più o meno a un coming out. Sinceramente mi sembra impossibile che in Italia non ci siano già degli aspiranti autori di fumetti in stile bara manga, ma non faccio fatica a credere che NON abbiano il coraggio di "manifestarsi"...
Anche perchè, diciamocelo, non è che il clima culturale del nostro paese si sia evoluto granchè negli ultimi anni... E se ai ragazzi di DOKKUN l'idea di riunirsi, ed esporsi, per dare senso alla loro passione per i BARA deve essere sembrata una cosa tuttosommato sensata, non oso pensare ai dubbi e alle incertezze che si possono manifestare nei loro eventuali corrispettivi italiani, visto che tutti i giorni devono confrontarsi con una società arretrata da una parte, e con una comunità gay ancor più arretrata dall'altra. Inoltre, piccolo dettaglio, in Francia il fumetto è considerato un mezzo di comunicazione di un certo valore e prestigio, che nobilita a prescindere dai suoi contenuti, e sicuramente questo offre uno stimolo in più per chi vuole cimentarsi con un bara manga in Francia piuttosto che in Italia...
Detto ciò è anche vero che, essendo le maggiori fiere del fumetto italiano dei mini gay pride (e chiunque le abbia frequentate se ne sarà reso conto), potrebbe essere solo una questione di tempo, o magari di qualcuno che abbia il coraggio di fare il primo passo. Cosa che sicuramente dalle nostre parti è più complicata rispetto ad una nazione che sta per festeggiare dodici anni di PACS, ma in fondo sperare non costa nulla.
Voi cosa ne pensate?

lunedì 23 agosto 2010

LA RIFLESSIONE DI OGGI

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Nel 2010 si festeggiano i 25 anni di un personaggio relativamente popolare nell'immaginario di chi, come il sottoscritto, ha vissuto la sua infanzia negli anni '80. Mi riferisco a She-Ra, la principessa del potere, alla quale - per l'occasione - è stata dedicata una raccolta integrale della sua serie TV (ovviamente solo in inglese, ma i due cofanetti con la sua prima serie sono disponibili anche in italiano).Ne parlo adesso anche perchè, da qualche settimana, sul forum italiano del sito ufficiale dedicato ai MASTERS OF THE UNIVERSE (del cui universo She-Ra faceva parte a tutti gli effetti) si è accesa una discussione abbastanza infuocata sul reale motivo per cui in Italia questo personaggio, e la relativa serie di giocattoli, non ebbero un grande successo... Secondo chi ha aperto il post il problema nascerebbe tutto dal fatto che l'Italia (negli anni '80 e in buona parte anche oggi) è fondamentalmente un paese sessista e omofobo. Sarà vero?Siccome la questione potrebbe suonare un po' incomprensibile per i profani, ora cercherò di riassumere brevemente (anche se sarà molto complicato) la storia dall'inizio... E tutto ebbe inizio nell'ormai lontano 1982, quando il fantasy e la fantascienza andavano molto di moda e la MATTEL decise di cavalcare l'onda creando una linea di action-figures science-fantasy per bambini.... I MASTERS OF THE UNIVERSE, appunto, per i quali la MATTEL commissionò una serie animata agli studi FILMATION.
Alla FILMATION, però, non si limitarono a creare una vetrina per la serie di giocattoli, ma si impegnarono per creare una serie per bambini che avesse anche un certo spessore psicologico, emotivo e formativo. Probabilmente fu anche per questo che la serie animata ebbe uno straordinario successo e che, col tempo, riuscì ad attirare tantissime bambine (i dati parlavano di circa un terzo di pubblico femminile). Siccome alla MATTEL non sono stupidi, si iniziò a studiare un modo monetizzare la cosa e per rendere la serie di giocattoli appetibile - e quindi acquistabile - dal pubblico femminile. Per questo scelse di commissionare alla FILMATION una sorta di "seguito" al femminile per le due serie animate già dedicate ai MASTERS, da cui si sarebbe potuta trarre una linea di action-figures più "a misura di bambina", visto che le bambine (e soprattutto i loro gentori) potevano avere problemi ad acquistare i muscolosi personaggi della linea MASTERS... Così naque la serie animata dedicata a She-Ra, e la linea di giocattoli PRINCESS OF POWER...
Nonostante una maggior presenza femminile il cartone non si discostava particolarmente dalle atmosfere e dai toni della serie dei MASTERS (dove peraltro erano già comparse figure femminili a tutto tondo e dotate di un certo carattere), tuttavia quando arrivò il momento di creare la relativa serie di acrion-figures, la MATTEL ne affidò l'adattamento al reparto creativo "per bambine" (quello di Barbie, per intenderci), col risultato di produrre una serie di "bamboline" che - probabilmente per motivi commerciali (Barbie dettava legge!) - stravolgevano notevolmente i personaggi animati (come potete vedere qui sotto)...
Ora: premesso che le suddette bamboline potevano avere comunque un certo fascino, il problema nasceva dal fatto che - ovviamente - avevano un look decisamente più fiabesco/zuccheroso/rosa/frou-frou rispetto ai MASTERS, e pertanto i maschietti che fossero stati interessati al loro acquisto (superando la delusione per la poca somiglianza con i personaggi TV) avrebbero potuto sentirsi a disagio anche solo a chiederle ai loro genitori e, sempre ammesso che avessero avuto dei genitori "illuminati", si sarebbero sentiti a disagio presentandosi dal loro giocattolaio di fiducia con una simile richiesta. Di contro le bambine potevano avere lo stesso problema in senso opposto, visto che la linea era troppo "action" per chi era abituato a giocare con bambolotti e bambole, che tutto facevano fuorchè impugnare una spada per combattere le forze del male assieme alle loro amiche...
Ora: sicuramente questa situazione ha avuto il suo peso in tutte le nazioni in cui il prodotto arrivò, ma la discussione aperta sul forum italiano del sito ufficiale dei MASTERS OF THE UNIVERSE (che guardacaso di intitola "Il VERO perché al fatto che PRINCESS OF POWER non ebbe enorme successo in Italia..."), sostiene che in Italia le cose andarono particolarmente male perchè dalle nostre parti c'era (e c'è ancora) una cultura particolarmente arretrata, sessista e omofoba, per cui sarebbe stato poco salutare (diciamo pure troppo "femminilizzante") acquistare una PRINCESS OF POWER a un maschietto. Allo stesso tempo sarebbe stato troppo "virilizzante" per una femminuccia, che magari sarebbe potuta crescere pensando che le donne possono lottare per qualcosa, invece di subire passivamente una condizione di sudditanza psicologica (limitandosi a sfogare le proprie frustrazioni facendosi belle e andando a fare shopping).
Ora: ovviamente il mio sarebbe un parere di parte, quindi mi limiterò ad osservare che, effettivamente, in Italia i personaggi femminili dotati di "carattere" (e forza fisica) non hanno mai avuto fortuna e sono sempre stati visti con un certo imbarazzo misto a diffidenza. Mi viene da pensare, solo per citare un esempio, all'intramontabile Wonder Woman (che con She-Ra ha diversi punti in comune), che in Italia non ha mai avuto successo, nonostante sia una vera e propria icona del fumetto internazionale fin dagli anni '40.
Che poi personaggi come Wonder Woman (e la stessa She-Ra) siano particolarmente amati dal pubblico omosessuale (di ambo i sessi), perchè dimostrano quanto di buono ci può essere nell'esprimere al tempo stesso il meglio della mashilità e della femminilità senza rinunciare alla loro identità di genere, la dice lunga su come possono essere visti con sospetto in una nazione dove (ancora nel 2010) la cultura di genere si regge sempre sul "rassicurante" binomio calciatore/velina.
Se poi dovessi citare la mia esperienza personale ricordo perfettamente che, dopo aver acquistato diversi MASTERS, mi misi in testa di acquistare anche She-Ra, e oltre alle litigate coi genitori mi dovetti subire anche il giocattolaio (o meglio la giocattolaia) che addirittura non mi voleva vendere l'articolo in quanto bambino maschio! Alla fine la spuntai, ma non dimenticherò mai lo sguardo della giocattolaia: un misto di compatimento e ironia, con tanto di risatina trattenuta a stento decisamente eloquente, e le conseguenti occhiataccie lanciatemi da mia madre. Quindi, per quel che vale, sarei portato a credere che - forse - un fondo di verità nella questione sollevata dal forum italiano del sito dei MASTERS OF THE UNIVERSE potrebbe anche esserci. Comunque se volete leggere tutta la discussione CLICCATE QUI. Voi cosa ne pensate?

venerdì 20 agosto 2010

IL VIDEO DELLA SETTIMANA...

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Anche questo venerdì provvedo a segnalarvi un cantante gay dichiarato, sperando che questo appuntamento fisso non inizi ad annoiarvi e che continui a offrirvi qualche spunto di riflessione in più. Il cantante di oggi di chiama Roy Bean, attualmente risiede a New York e ha un passato di tenore lirico...
Dopo avere sperimentato il musical ha deciso di dedicarsi alla musica pop melodica, mixando vari generi (primo fra tutti il country). Tanto per cambiare è nato e cresciuto in un contesto isolato e un po' castrante, e appena ha potuto se n'è andato dalla fattoria di famiglia in Oklahoma per realizzarsi attraverso la sua grande passione per il canto. Il brano che segue si ispira alla sua vita un po' vagabonda e solitaria... Buon ascolto...

Intenso, vero?

mercoledì 18 agosto 2010

Conoscere insieme...

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
A quanto pare sta crescendo l'attesa attorno al debutto della serie regolare dedicata alla supereroina Batwoman, che dovrebbe debuttare il prossimo autunno e che di fatto sarà la prima serie regolare mai dedicata ad un supereroe dichiaratamente omosessuale...
Nel frattempo stanno iniziando a circolare alcuni fotogrammi (trafugati in maniera non proprio ufficiale) dal film dedicato al mitico THOR, dai quali si può intuire che il dio del tuono concederà almeno una scena shirtless (senza maglietta) a quanti apprezzano questo genere di cose, ivi compreso il pubblico omosessuale...

Ormai non passa mese senza che venga confermato il nuovo trend gay friendly dei fumetti di supereroi (e dei loro derivati). Coppie di supereroi gay, copertine con coppie gay qualunque, coming out e outing di personaggi un tempo insospettabili... Eppure, una volta, le cose andavano in maniera decisamente diversa, e le tematiche omosessuali venivano presentate in tutt'altro modo... La prima comparsa "esplicita" dell'omosessualità in un fumetto Marvel, ad esempio, non fu per niente friendly, e anzi si dimostrò discretamente omofoba, nel senso peggiore del termine. Il tutto avvenne nel numero 23 della serie HULK!, datato ottobre 1980 e - quanto mi risulta - inedito in Italia...
In quella storia Bruce Banner si trovava a New York, e reduce dalle fatiche delle ultime battaglie del suo alter ego verde, ebbe la malaugurata idea di prendersi un momento di pausa presso un ostello della YMCA... Ora: per chi non lo sapesse la YMCA è un'associazione cristiana che organizza iniziative ricreative per i giovani e che gestisce ostelli in buona parte del mondo anglofono. Si tratta della stessa YMCA celebrata dai Village People nell'omonima canzone: questo perchè - fra gli anni '60 e gli anni '80 - era diventata un punto di ritrovo per i gay in cerca di nuove conoscenze e avventure sessuali... Bruce Banner evidentemente non lo sapeva, e così mentre si trova sotto la doccia viene abbordato da due loschi figuri alquanto allupati... Qui di seguito potete vedere la sequenza (cliccando sulle immagini potete anche ingrandirle).

Devo ammettere che, leggendo questa sequenza, non so se mi ha lasciato più perplesso la scelta di presentare due gay "predatori" e inclini allo stupro o il fatto che Bruce Banner è sconvolto talmente tanto all'idea di avere un rapporto gay da rivelare il segreto di Hulk ai suoi due "corteggiatori"... Cosa che non gli impedisce di perdere il controllo, avere una specie di crisi isterica con tanto di pianto e diventare comunque Hulk... So che i più maliziosi di voi si stanno chiedendo se a questo punto Hulk si è vendicato stuprando i due gay... Ma ovviamente non è successo nulla di tutto questo. In compenso, anche se era solo il 1980, arrivarono in redazione parecchie lettere di protesta. Caso volle che lo scrittore di quella storia (nonchè editore in capo della Marvel di quegli anni), fosse il ventinovenne Jim Shooter...
In un editoriale si giustificò dicendo che quella sequenza gli era venuta in mente perchè aveva vissuto un'esperienza simile quando arrivò a New York la prima volta, ma resta il fatto che - dopo l'esito di questa infelice trovata, e per tutta la durata della sua gestione della Marvel (fino alla fine degli anni 80), impose agli sceneggiatori di non affrontare mai in maniera diretta la questione omosessualità, ponendo il veto sui personaggi dichiaratamente omosessuali. Fortunatamente gli sceneggiatori della Marvel si dimostrarono abbastanza scaltri da aggirare il regolamento con tutta una serie di abili sotterfugi e sottointesi, e così riuscirono comunque ad inserire stabilmente personaggi che - pur non facendo mai un vero e proprio coming out - erano inequivocabilmente gay e magari portavano avanti anche delle relazioni di lungo corso... Come nel caso di Ernie Roth, amico gay di Capitan America che debuttò nel numero 268 della serie, datato 1982.
Qualche tempo dopo comparve anche il suo compagno Michael, ben prima dello storico coming out del supereroe marvel Northstar, che avvenne solo nel 1991. Morale della favola: anche se adesso non si direbbe, anche nel fumetto popolare americano l'omosessualità ha dovuto faticare non poco per ritagliarsi degli spazi dignitosi e lontani dai pregiudizi... Il che, tecnicamente, può farci sperare che - con quei proverbiali venti o trent'anni di ritardo - la situazione si possa evolvere positivamente anche nel fumetto popolare italiano... Voi cosa ne pensate?

lunedì 16 agosto 2010

LA RIFLESSIONE DI OGGI

Ciao a tutti e ciao a tutte, come va?
Come forse saprete, se leggete questo blog con assiduità, mi piace molto offrire degli spunti di riflessione un po' insoliti su quello che ruota attorno al mondo del fumetto (a tematica gay e non solo), dando prova di un leggero piacere masochista ogni volta che metto in piazza le carenze e le lacune della situazione italiana (che, spesso e volentieri, riflette delle problematiche di ben più ampia portata). Oggi è uno di quei giorni che si presta a una di queste riflessioni, dopo che mi sono ricapitate sott'occhio alcune copertine estive di Topolino del 1993...
Guardandole meglio noterete anche voi che spiccano dei dati di stampa decisamente notevoli, visto che - all'epoca - ne veniva distribuito più di un milione di copie alla settimana, e veniva venduto quasi tutto. Narra la leggenda che, al massimo, l'invenduto raggiungesse il 10% e che - in quei rari casi - nella redazione fosse una specie di tragedia... Oggi Topolino vende anche dieci volte di meno, ed è la norma. Perchè? Qualcuno potrebbe pensare che dagli anni '90 a oggi i passatempi di giovani e meno giovani sono cambiati, fra cellulari, internet, videogiochi e quant'altro... E in parte è sicuramente vero, ma gli addetti del settore danno una spiegazione diversa: il progressivo abbassamento della qualità dei fumetti. Se, fino agli anni '90, le storie di Topolino risultavano ben congeniate e adatte ad un pubblico assolutamente trasversale (tant'è che il settimanale aveva lettori di tutte le età), col tempo hanno ridotto il loro spessore, diventando sempre più banali, infantili e prive di mordente. Gli sceneggiatori storici della rivista hanno sempre attribuito le ragioni di questa situazione ai direttori che si sono succeduti proprio a partire dal 1994... Paolo Cavaglione, ad esempio, fu direttore dal 1994 al 1999 pur venendo da esperienze nelle direzione di riviste di tutt'altro genere come AMICA, e scelse di attirare pubblico puntando su storie scritte da personaggi famosi che nulla avevano a che fare col fumetto ( Enzo Biagi, Renzo Arbore, Luciano Benetton, Susanna Tamaro, Mario Monicelli, Lello Arena, solo per citarne alcuni). Di buono c'è che, andando per tentativi, ebbe la geniale intuizione di rilanciare il personaggio di Paperinik, anche se di fatto lo trasformò in un personaggio che di disneyano non aveva più nulla... E probabilmente fu proprio per questo che funzionò, attirando un pubblico completamente diverso da quello di Topolino (che intanto continuava a perdere lettori)...
Poi, per un paio d'anni, alla direzione di Topolino arrivò l'esperto di fumetti Gianni Bono, ma evidentemente qualcosa non funzionò visto che, dal 2000 al 2007, gli subentrò Claretta Muci, che diventò un vero e proprio spauracchio per gli sceneggiatori della testata. Provenendo anch'essa dal mondo delle riviste di moda, aveva deciso di applicare il suo metodo di lavoro anche alle testate della Disney e per questo creò addirittura un gruppo di sette redattori ed esperti di marketing, incaricati di valutare le sceneggiature e correggerle dove lo ritenevano opportuno prima di passarle ai disegnatori... Pur non avendo esperienza diretta nella sceneggiatura di fumetti, e menchemeno di fumetti disneyani. Questo provocò un fuggi fuggi generale di sceneggiatori amareggiati, visto che - negli anni d'oro - erano stati abituati ad essere pagati per le loro storie addirittura PRIMA che le scrivessero, visto che comunque il loro nome era garanzia di qualità. Siccome l'allontanamento dei lettori stava diventando preoccupante, dal 2007 la dirigenza della Disney Italia nominò direttrice la simpatica Valentina De Poli, che è tutt'ora in carica...
Il motivo di questa scelta era abbastanza comprensibile: dal 2001 al 2007 Valentina De Poli era stata la direttrice del mensile Disney delle W.I.T.C.H., che si è trasformato in uno dei più grandi successi del recente fumetto italiano (e non solo)... I problemi, però, non si sono certo risolti: infatti W.I.T.C.H., pur essendo un fumetto pubblicato e prodotto dalla Disney, NON è un fumetto disneyano. Questo vuol dire che chi è stato bravissimo a dirigere quella testata non necessariamente è in grado di risollevare le sorti di un settimanale come Topolino, che peraltro NON ha (o perlomeno NON DOVREBBE AVERE) un target di pubblico definito come W.I.T.C.H. (e i suoi numerosi cloni).
Morale della favola: Topolino vende sempre meno (anche se ancora tantissimo rispetto alla media degli altri fumetti italiani), ma è lontano anni luce dai suoi anni migliori, che sembrano sempre più lontani... Assieme ai lettori, grandi e piccoli, che nelle sue storie, non trovano più gli stimoli di una volta. A questo punto voi vi starete chiedendo cosa c'entra tutto questo bel discorso con un blog che si occupa prettamente di fumetti a tematica gay. In realtà tutto nasce dal fatto che, mentre osservavo le suddette copertine di Topolino ho saputo che un certo fenomeno editoriale americano ha appena avuto un'edizione italiana grazie alla Rizzoli... Mi riferisco ai volumi della serie di Scott Pilgrim...
Questo personaggio, che ha all'attivo sei volumetti (di cui tre tradotti in italiano) pubblicati a partire dal 2004, si è rivelato una vera e propria sorpresa nel panorama del fumetto indipendente (nel senso di "indipendente dai grandi editori") americano, arrivando a vendere centinaia e centinaia di migliaia di copie per ogni volume, e finendo per essere trasposto in un imminente film dal vivo a soli sei anni di distanza dalla sua prima uscita...
Cosa ha di tanto straordinario questo fumetto realizzatto interamente da Bryan Lee O'Malley? Di certo non i disegni, che oltre ad essere in bianco e nero sono estremamente semplici e - nella migliore tradizione underground - sembrerebbero uscire direttamente dal diario di qualche liceale annoiato. Il punto di forza si questi fumetti è proprio la sceneggiatura e l'insieme delle scelte stilistiche che lo contraddistinguono (e che rendono lo stile di disegno perfettamente funzionale alla trama).
Nonostante l'ambientazione strizzi l'occhio al mondo dei giovani canadesi di oggi (il fumetto è ambientato a Toronto, dove vive anche l'autore) questo fumetto ha tanti e tali livelli di lettura da essere fruibile da un target di pubblico sovranazionale di tutte le età. Un pubblico che, comunque, non viene trattato come una manica di sprovveduti e dal quale si pretende un minimo di intelligenza e di "compentenza" per poterlo apprezzare. Nel senso che è un fumetto ricco di citazioni pop, di riferimenti musicali, cinematografici e fumettistici, di ammiccamenti all'immaginario contemporaneo e al linguaggio multimediale globale che si è diffuso negli ultimi anni, a partire dall'estetica manga...
Tuttavia la cosa straordinaria di un fumetto come questo è che, se pure viene letto da qualcuno che certe competenze non le ha, gli fa venire la curiosità di approfondire l'argomento, di informarsi, di ampliare i propri orizzonti... Più o meno quello che succedeva con le storie pubblicate da Topolino fino a qualche decennio fa... Ma i fumetti di Scott Pilgrim vanno anche oltre, visto che - essendo calati in un contesto metropolitano contemporaneo e verosimile - si permettono di stimolare il confronto e la curiosità anche nei confronti delle persone omosessuali... Visto che il protagonista condivide il suo appartamento con un ragazzo gay di nome Wallace Wells (che vedete qui sotto)...Fra i due c'è un rapporto molto aperto (che talvolta lascia immaginare qualche sottointeso non propriamente amichevole), che comunque viene presentato come la cosa più normale del mondo. E questa è solo la punta dell'iceberg di un fumetto che, partendo da qualcosa di banale come un ragazzo disposto a tutto pur di conquistare la ragazza che gli piace (e sottrarla alle attenzioni dei suoi ex), si trasforma in un simpatico delirio di eventi e personaggi in grado di trasformare la vita di tutti i giorni in qualcosa di surreale e imprevedibile, arrivando a un livello decisamente insolito di complicità col lettore. Il tutto grazie ad un unico autore (che vedete nella foto sotto), che opera senza vincoli, senza la supervisione di direttori editoriali, esperti marketing o altro...
Ora: so che è improponibile fare dei paragoni, visto che negli USA, come ho già detto, i fumetti indipendenti hanno a disposizione lo stesso circuito distributivo (e quindi lo stesso pubblico potenziale) dei fumetti più conosciuti e delle grandi case editrici, mentre in Italia il grosso del pubblico dei fumetti è quello delle edicole, che sono totalmente inaccessibili per i fumetti nuovi e indipendenti (o quasi). Tuttavia mi sembra evidente che perdere pubblico mentre non si osa fare nulla di concreto per riavvicinarlo, magari per paura di stimolarlo troppo o temendo di essere poco in linea con il livello (mediamente assai basso) dei media italiani, è qualcosa di quantomeno curioso. Soprattutto se si guarda alla scena fumettistica internazionale, dove i fumetti che hanno più successo e che attirano nuovo pubblico sono proprio quelli che stanno al passo coi tempi e osano di più (e che magari considerano normale anche inserire con disinvoltura personaggi e/o tematiche omosessuali)... Cosa che i fumetti italiani non fanno e, ovviamente, non mi riferisco solo a Topolino... D'altra parte se, negli ultimi anni, hanno dovuto chiudere anche diverse testate (anche molto importanti) dell'editore Bonelli a causa delle vendite insoddisfacenti un motivo deve pur esserci... Voi che ne pensate?