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venerdì 29 maggio 2015

IL PARERE DI GIANFRANCO MANFREDI...

Ciao a tutti, come va?

Generalmente il venerdì cerco di fare un post poco impegnativo, per non appesantirvi il fine settimana, e quindi preferisco evitare di parlare di argomenti legati alla situazione italiana... Tuttavia penso che oggi sia il caso di fare un'eccezione, visto che il sito FUMETTOLOGICA ha deciso di  pubblicare tre interviste fiume ad alcuni sceneggiatori della Bonelli Editore, ad opera del sempre acuto Massimo Basili, e incentrate proprio sul rapporto fra la Bonelli e la rappresentazione dell'omosessualità...

E vi pareva che io sarei potuto stare zitto in un'occasione del genere?

Ovviamente no, quindi man mano che le suddette interviste verranno pubblicate io cercherò di mettere in rilievo i passaggi che secondo me sono più interessanti, al di là degli inevitabili eufemismi che - per ovvi motivi - caratterizzeranno le opinioni espresse da tre sceneggiatori che si ritroveranno comunque ad esprimere un parere sull'operato dei loro datori di lavoro.

La prima intervista ad essere pubblicata è quella dedicata a Gianfranco Manfredi (la trovate tutta CLICCANDO QUI). Premesso che Giafranco Manfredi ha avuto anche la bontà di intervenire su questo blog in un paio di occasioni (CLICCATE QUI e QUI), dimostrando di essere molto più disponibile al confronto rispetto ai suoi colleghi (che SICURAMENTE si sono imbattuti in questo blog, ma hanno preferito non rispondere alle mie osservazioni), devo dire che nella sua intervista su FUMETTOLOGICA affronta dei punti importanti in quasi tutte le sue risposte...

Già da subito precisa che, secondo lui, in Bonelli non c'è omofobia (mhhh...), ma che - più semplicemente - c'è da una parte la paura che parlando di certi argomenti si scateni la polemica politica con i lettori, mentre dall'altra si teme che la rappresentazione diretta dell'omosessualità maschile indisponga il pubblico di sesso maschile... Senza contare che, secondo lui, in Bonelli pochi sceneggiatori sarebbero in grado di trattare adeguatamente l'argomento, e quasi tutti preferiscono evitarlo, anche quelli che SONO gay.

Buffo, vero...? Nel senso che da una parte c'è un editore che si preoccupa delle vendite che calano, ma dall'altra lo stesso editore preferisce continuare a puntare sulla stesse fasce di pubblico di sempre, quelle che evidentemente si stanno sfoltendo, come ad esempio i maschi etero per cui i gay sono giusto una "questione politica" e nulla più... Ed è interessante notare anche la frecciatina agli sceneggiatori gay della Bonelli, che scelgono di NON parlare di questi argomenti esattamente come i loro colleghi etero... Presumo per non mettere in discussione l'approccio virilista dell'editore...

In realtà tutta l'intervista ha una sfumatura vagamente contraddittoria, perchè da una parte Gianfranco Manfredi sembra criticare quegli editori, soprattutto americani, che per amore del politicamente corretto inseriscono sempre più spesso personaggi gay, anche perchè secondo lui parlare di "gay" e non di omosessualità in senso lato è un po' riduttivo, mentre dall'altra giustifica il fatto che in Italia c'è una certa tendenza a non prendere una posizione netta su nessuna questione, perchè in Italia il fumetto "popolare" implica scelte di compromesso che devono accontentare il maggior numero di lettori possibile... In una sorta di clima "politically correct" all'ennesima potenza...

Il che avrebbe anche una sua logica, se non fosse che Gianfranco Manfredi si lascia sfuggire che:

"Credo che ci siano problemi con la TV generalista e con un fumetto con un pubblico trasversale come Tex, un pubblico popolare in cui trovi tutti – cattolici, fascisti, laici – devi avere delle attenzioni di tipo generale che non dividano senza motivo."

Che è un po' come ammettere che, tradizionalmente, il fumetto popolare italiano ha sempre cercato il minimo comune denominatore fra le categorie di persone che reputa più numerose nel nostro paese, come cattolici, fascisti e laici... A prescindere da qualsiasi considerazione di tipo etico, e proprio con lo scopo di non dover prendere una posizione netta su temi eticamente sensibili che possono dividere il pubblico...

Al di là del fatto che, personalmente, mi sembra assurdo che in Italia qualcuno possa pianificare un BUON fumetto puntando per prima cosa a non contrariare nessuno (FASCISTI compresi), penso sia indicativo l'aneddoto che racconta Manfredi a proposito di un albo di DAMPYR (che, per chi non lo sapesse, è un fumetto horror incentrato su vampiri, cimiteri, ecc)... In quell'occasione Sergio Bonelli redarguì pesantemente chi di dovere perchè in quella storia c'erano TROPPE CROCI e temeva che i lettori cattolici si sentissero offesi!

C'è da dire che, se pure Gianfranco Manfredi alla fine ha preso atto della situazione che sta cambiando (cosa che io sostengo da anni, e l'ho ribadito anche di recente), la sensazione è che in Bonelli questa presa di coscienza sia ancora molto in là da venire...

L'intervistato, infatti, ha rivelato che già alla fine degli anni '90 avrebbe tanto voluto che uno dei personaggi che aveva creato per i primi venticinque numeri di MAGICO VENTO, il pistolero Herbert (immagine sotto), manifestasse il suo interesse per i ragazzi... Cosa che però l'editore non gli concesse di fare... E anche se Gianfranco Manfredi sostiene che questo successe perchè l'editore aveva paura di urtare i gay presentando un omosessuale negativo (Herbert era lo spietato assistente di un avversario di Magico Vento), la sensazione è che in realtà il problema nascesse dal fatto che Herbert avrebbe dovuto essere raffigurato a letto con un ragazzo, e nel fatto che - cosa ancor più grave - il suo capo sarebbe stato totalmente indifferente alla cosa... In poche parole Herbert, pur essendo un omosessuale a suo modo "emancipato", sarebbe stato dipinto come un avversario qualsiasi, e per giunta come un pistolero assolutamente virile e tutto d'un pezzo!

Probabilmente il problema era tutto lì... E a quanto pare è ancora tutto lì...

E dico questo perchè, prima e dopo Herbert, in Bonelli personaggi omosessuali negativi non ne sono mai mancati, mentre a tutt'oggi raffigurare due maschi a letto assieme per la Bonelli è un tabù assoluto (tant'è che anche di recente in DYLAN DOG sembra proprio che si siano sono sentiti in dovere di cambiare il sesso ad un partner sessuale di John Ghost, e io ne ho parlato QUI e QUI)...

Comunque, fra le righe, si legge che anche adesso che sta scrivendo ADAM WILD, nonostante la sua consapevolezza che nell'Africa Nera di fine ottocento l'omosessualità - o perlomeno la bisessualità - fosse vissuta con una certa naturalezza, Gianfranco Manfredi sia ben consapevole del fatto che non potrà mai trattare direttamente l'argomento... Anche perchè, sempre a proposito di aneddoti, racconta che quando in MAGICO VENTO volle accennare al legame lesbico fra due personaggi secondari dovette discutere, e non poco, perchè questo accenno arrivasse in fase di pubblicazione...

Mentre gli venne completamente bocciata l'idea di una storia di MAGICO VENTO con Oscar Wilde: una storia in cui la sua omosessualità sarebbe dovuta essere esplicitata...

Quindi è molto curioso che, nonostante ciò, Gianfranco Manfredi si senta in dovere di giustificare il tutto dicendo che in un fumetto d'avventura non è importante che venga mostrata la vita sessuale, e men che meno omosessuale, dei personaggi... Che possono comunque portarla avanti fra una vignetta e l'altra... Tant'è che, secondo lui, persino Zagor potrebbe essere benissimo omosessuale (???), visto che si veste come un ballerino e non si è mai dimostrato troppo attratto dalle donne...

Intendiamoci: entro certi limiti questo ragionamento ha senso, il punto è che un conto è non approfondire troppo la questione, specificando chi va a letto con chi e cosa ci fa, e ben altra cosa è  evitare accuratamente di parlare di certi argomenti, soprattutto in maniera positiva...

Anche perchè - nel caso dell'omosessualità - in Italia viviamo ancora in un contesto in cui la mancanza della sua manifestazione implica la sua assenza, o addirittura la sua negazione... E poco importa se l'editore dà modo ai lettori di colmare questi vuoti con le loro ipotesi e le loro supposizioni... Perchè alla fine rimarranno sempre e solo ipotesi e supposizioni non confermate... E cioè un contentino che lascia quello che trova.

Tuttavia la cosa davvero sgradevole è che - se quello che dice Gianfranco Manfredi risponde a verità - questa assenza, vera o presunta che sia, è studiata anche per venire incontro alle aspettative di chi NON vuole che il tema trovi ufficialmente spazio... O di chi, al limite, è disposto a dargli spazio nella misura in cui rispecchia i suoi pegiudizi e i suoi stereotipi (possibilimente negativi)...

In effetti, alla luce di questa prima intervista, si spiegano meglio alcuni dei "fattacci" che hanno coinvolto la Bonelli negli ultimi anni (e in particolare in quest'ultimo periodo): da una parte l'editore si è reso conto che la percentuale di persone interessate alla rappresentazione dell'omosessualità come componente sociale e/o elemento narrativo è aumentata, ma dall'altra non vuole contrariare nessuno... Nemmeno i fascisti di cui sopra... E così il risultato è una rappresentazione dell'omosessualità leggermente più frequente, ma che comunque deve risultare ANCHE a prova di fascista... Con tutti gli inevitabili "pasticci" che ne derivano...

Arrivando persino ad omettere la parola "gay" da storie che sono tutte incentrate sul mondo gay, peraltro presentato in maniera abbastanza avvilente (come è avvenuto di recente in LUKAS, e CLICCATE QUI se non ci credete)...

E comunque questo spiegherebbe anche perchè, quando la Bonelli ha la sensazione di essere sul punto di concedere troppo, la tendenza sembra ancora quella di "modificare" (sia nei testi che nei disegni) le storie "eccessivamente" gay friendly prima di andare in stampa...

In effetti messa giù così ha una sua logica, per quanto surreale.

Alla prossima.

mercoledì 27 maggio 2015

OCCASIONE PERSA IN PARTENZA?

Ciao a tutti, come va?

É abbastanza raro che una serie animata, ancor più se di produzione americana, riesca ad assumere un valore iconico per la comunità LGBT, ed è ancor più raro che riesca a mantenere questo status per una trentina d'anni... A maggior ragione se si tratta di una delle tante serie prodotte negli anni '80 con fini prettamente pubblicitari...

Eppure nel caso di JEM, serie si cui ho parlato più volte anche su questo blog, le cose sono andate proprio così, e probabilmente è anche per questo motivo che il trailer del film dal vivo (che dovrebbe arrivare entro quest'anno) ha deluso un po' tutti quelli che si aspettavano un prodotto che avrebbe tenuto in debita considerazione gli ammiccamenti "stravaganti" e LGBT della storia originale, aggiornandole al 2015...


Senza voler girare troppo il dito nella piaga sembra evidente che la storia originale sia stata stravolta per rientrare nel basso budget messo a disposizione e nella speranza di aumentare l'attrattiva verso il pubblico adolescenziale di oggi, che è abituato a tutt'altro genere di icone pop e film musicali.

Scelta legittima, ovviamente, ma che minaccia di rendere questa pellicola qualcosa di terribilmente simile a tutta una serie di produzioni già viste e riviste negli ultimi anni, da Hannah Montana in poi... E lontanissima dall'idea originale...

Quindi, a questo punto, non resta che verificare quanto sia sopravvissuto della serie originale nel film diretto da Jon M. Chu e scritto da Ryan Landels (che vedete nella foto sotto e che, essendo un maschio felicemente etero e felicemente sposato, forse non era la persona più adatta per cogliere lo spirito di JEM... Anche se all'attivo ha diverse serie TV a base di musica e danza)...

Non ci è dato sapere come e perchè sia stato deciso di far diventare JEM un film per teenagers (senza neanche un nome femminile nello staff creativo, tra l'altro) piuttosto che una produzione in grado di coinvolgere un pubblico più trasversale, ma la sensazione è che chi di dovere non abbia valutato attentamente le potenzialità di questo progetto... A differenza di quanto hanno fatto, per fortuna, dalle parti della casa editrice IDW con la loro versione "aggiornata" di JEM (CLICCATE QUI per il sito ufficiale)...

La nuova versione a fumetti - che pure è stata criticata dai fans più puristi - è decisamente più in linea con lo spirito originale (e con i suoi risvolti LGBT) e - se tutto andrà bene - non dovrebbe in alcun modo essere influenzata dal film in produzione... Tant'è che è ben decisa a presentare in maniera esplicita anche la relazione lesbica fra Kimber delle Holograms e Stormer delle Misfits (lo storico gruppo avversario di Jem, che nel film dal vivo non apparirà).

La cosa ironica, se vogliamo, è che uno dei punti di forza di JEM stava nel fatto che la protagonista aveva una doppia identità, mentre adesso - con il film in arrivo - avremo anche due versioni ben distinte di JEM... Quella storica (reinterpretata dai fumetti IDW) e quella interpretata al cinema da Aubrey Peeples: la prima considerata un'icona gay e la seconda che evidentemente ha scelto di non puntare su questo aspetto... E considerando il potenziale riscontro che avrebbe potuto avere puntando su determinati elementi è sicuramente una scelta curiosa...

Dico questo perchè, giusto per fare un esempio, il ruolo di icona gay di JEM si è consolidato talmente tanto che si è esteso anche alla sua doppiatrice americana Samantha Newark, al punto che è stata coinvolta in un progetto di crowdfunding su kickstarter per la realizzazione di un audiolibro "gay" per bambini, scritto da Jase Peeples (uno dei collaboratori del mensile THE ADVOCATE) e illustrato dalla disegnatrice disneyana Christine Knopp Foto sotto)...

Un libro (CLICCATE QUI per la pagina del progetto) che racconta di creaturine magiche destinate a vivere felicemente  in coppie (unite tramite la coda) assortite secondo un ordine stabilito... Fino a quando non si presenta una coppia che decide di unirsi per affinità e non per seguire l'ordine di cui sopra... Con tutte le conseguenze del caso...

In realtà la raccolta fondi è finalizzata anche alla realizzazione del volume cartaceo, ma diciamo che la versione audio sarebbe un bonus per incentivare il finanziamento... E la scelta di coinvolgere Samantha Newark (foto sotto) non è stata certo casuale, visto che quando il progetto è stato segnalato sui siti gay americani tutti hanno sottolineato che si trattava della voce di Jem... E parliamo di siti che comunque intervistano Samantha Newark anche oggi proprio per via della sua partecipazione a quella serie animata, anche se parliamo di diversi decenni fa (e se non ci credete CLICCATE QUI).

Forse è ancora un po' presto per dire che il film di JEM è un flop annunciato, ma visti i presupposti sicuramente si tratterà di un'occasione persa sotto molti punti di vista... Certo, considerando l'esiguo budget può anche essere che chi ha prodotto questo film abbia voluto ammortizzare i rischi il più possibile, e per questo abbia voluto mantenere l'originalita e l'audacia del progetto ai minimi termini... Riducendo quasi a zero la sua dimensione LGBT (che - a parte qualche elemento velatamente lesbo friendly nel look "rockers" delle protagoniste - è stata considerata evidentemente poco adatta per il pubblico generalista dei teenagers) e mettendo in piedi una produzione che fosse la più commerciale possibile...

Certo è che, visti i presupposti, forse avrebbe avuto più senso puntare alla realizzazione di un film cult per i suoi risvolti trasgressivi, "stravaganti" e LGBT (che avevano già la strada spianata) piuttosto che alla realizzazione dell'ennesimo polpettone musical-adolescenziale come ormai se ne vedono a dozzine... Anche perchè, vedendo il trailer, si ha la netta sensazione che si sia voluto evitare di proposito il rischio di realizzare qualcosa di "gay"... E applicare questa filosofia ad un film ispirato alla serie animata di JEM è perlomeno paradossale... Oltre che potenzialmente controproducente.

E in effetti a questo punto potrei azzardare l'ipotesi che la HASBRO, che detiene i diritti di JEM (visto che la serie animata si ispirava a una sua linea di bambole), sia stata molto restia a concedere i diritti per la realizzazione di un film dal vivo (mentre è stata molto più disponibile nei confronti del fumetto, dei DVD e della recente linea di bambole celebrative) proprio per la paura che saltasse fuori qualcosa in grado di compromettere il prodotto originale e il suo status di serie cult...

E forse aveva proprio ragione...

Comunque staremo a vedere.

Alla prossima.

lunedì 25 maggio 2015

TOPOLINO (AUTO)GOL ?

Ciao a tutti, come va?

Forse anche voi avrete saputo che in Irlanda i matrimoni gay sono diventati una realtà, e che è stato tutto merito - per la prima volta al mondo - di un referendum popolare, che peraltro ha registrato un'insolita affluenza.

Anche questa è una prova del fatto che i tempi stanno cambiando e che c'è aria di rinnovamento, perlomeno nei paesi occidentali che guardano al futuro. Probabilmente se entro la fine di giugno anche la Corte Suprema americana si pronuncerà favorevolmente sulla questione dei matrimoni gay si potrà iniziare a voltare pagina sul serio, e inevitabilmente anche il mondo dell'entertainment internazionale dovrà relazionarsi in maniera diversa con questo argomento, anche nei prodotti dedicati all'infanzia... Così come è avvenuto, ad esempio, con le coppie miste, le minoranze etniche, ecc.

La Walt Disney Company, probabilmente, non farà eccezione (e qualche segnale di apertura si è già visto negli ultimi anni), anche se forse ci vorrà del tempo e sarà un processo molto graduale. Questo, però, non farà altro che aumentare il divario fra quello che rappresenta il marchio Disney nel mondo e i fumetti Disney prodotti in Italia... Visto che la Disney Panini - se alcune teorie esposte in questo blog fossero esatte - al momento deve rendere conto delle sue scelte a lobby imprenditoriali che non mettono al primo posto cose come i progressi sociali e culturali, quanto piuttosto gli interessi economici presso il pubblico conservatore e i legami commerciali con i paesi (omofobi e antidemocratici) con cui hanno i rapporti più redditizi....

E se non capite a cosa mi riferisco potete rileggervi la mia analisi sulla misteriosa scomparsa della copertina di Topolino che doveva rendere omaggio a Charlie Hebdo (CLICCATE QUI).

La cosa inquietante, però, è che dopo il pasticciaccio della copertina di cui sopra, che SICURAMENTE ha avuto dei contraccolpi a livello di vendite, sembra proprio che la strategia di Topolino (e/o di chi ha l'ultima parola sulle sue scelte) non sia stata quella di tornare sui suoi passi o di rimettersi in gioco, ma bensì quella di sposare le strategie di marketing - se così vogliamo chiamarle - tipiche di paesi come Cina, Russia, Iran, Emirati Arabi, Egitto e via discorrendo, con cui hanno a che fare i veri boss della Disney Panini (e cioè le industrie Merloni).

Mi spiego meglio: da decenni Topolino forniva i suoi dati di vendita al servizio Accertamenti Diffusione Stampa (ADS), una società di certificazione che - appunto - ha il compito di verificare che i dati di vendita e diffusione forniti dagli editori su ciascuna testata siano reali, per poi renderli pubblici. I dati ADS sono importanti perchè - tra l'altro - confermano agli inserzionisti pubblicitari l'effettivo valore degli spazi che acquistano sui vari periodici, impedendo che gli editori possano fare i furbi. In poche parole l'ADS è un organo di garanzia: un periodico italiano che offre spazi pubblicitari non è obbligato a fornirgli i suoi dati di vendita per farli certificare, ma se non glieli fornisce di certo compromette la sua credibilità (anche nei confronti degli inserzionisti)...


Anche perchè il rapporto fra l'ADS e gli editori che gli forniscono i dati è regolamentato in maniera abbastanza severa (il regolamento lo trovate CLICCANDO QUI), ed è sinonimo di serietà da parte di chi offre spazi pubblicitari.

Perciò un periodico italiano che ospita pubblicità e che decidesse di interrompere i suoi rapporti con l'ADS... Beh... É semplicemente assurdo anche solo pensare che possa farlo.

Eppure Topolino lo ha fatto.

In realtà si sentiva puzza di bruciato già a partire da marzo (CLICCATE QUI), quando avevo notato che i dati di Topolino per il mese di gennaio risultavano "non pervenuti" all'ADS... Però allora avevo sinceramente sperato che si trattasse di un problema temporaneo o qualcosa del genere, mentre adesso - purtroppo - sono portato a pensare che sia stata una libera scelta... Visto che sul sito ADS (da poco rinnovato) da alcuni mesi compaiono tabelle in cui i dati di Topolino non risultano semplicemente "non pervenuti", come era successo a marzo per i dati di gennaio, ma in cui Topolino non risulta più nell'elenco dei settimanali che forniscono i loro dati all'ADS!

E se non ci credete controllate pure voi CLICCANDO QUI.

Ora: siccome non fornire dati all'ADS avrà sicuramente delle ripercussioni negative per Topolino, l'unica spiegazione logica che potrebbe giustificare questa scelta è che continuare a fornirli avrebbe avuto ripercussioni ancora più negative...

E questo porterebbe a pensare che da gennaio in poi i suddetti dati siano diventati talmente imbarazzanti da renderne PERICOLOSA la diffusione...

Forse c'è stato un crollo verticale degli abbonamenti (che mediamente erano già venti in meno ogni giorno) a partire da gennaio? Il caso della copertina sostituita all'ultimo momento ha fatto allontanare masse consistenti di lettori a partire da febbraio? Ogni volta che vengono inseriti i gadget le vendite riprendono quota, ma subito dopo raggiungono nuovi record negativi: forse dopo i gadget di dicembre le vendite in edicola sono scese a quota 40.000 copie a settimana?

Ovviamente a questo punto non lo sapremo MAI.

Quel che è certo è che Topolino era rimasto l'unico periodico a fumetti italiano che forniva regolarmente dati certificati dall'ADS, e dispiace molto che abbia scelto di sposare la filosofia dei suoi colleghi che preferiscono evitare di comunicare dati di vendita precisi, men che meno certificati... Quasi come se evitando di rendere pubbliche le proprie eventuali difficoltà riuscissero in qualche modo a tamponarle e a fermare l'emoraggia di lettori...

Illusi.

Certo non deve essere gradevole esporsi regolarmente alle critiche e alle osservazioni altrui, ma se anche Topolino ha scelto di ripiegarsi su se stesso per evitare un confronto costante (e magari costruttivo) col suo pubblico, basato sui dati oggettivi rappresentati dalle tabelle dell'ADS, forse vuol dire che nel fumetto italiano qualcosa si è davvero inceppato... Tantopiù che, anche ammesso che Topolino in Italia sia considerato un'istituzione e abbia un ruolo monopolista, non è affatto detto che gli inserzionisti pubblicitari siano disposti a fidarsi sulla parola... Anzi... Semmai in questi tempi incerti cercheranno alternative più affidabili...

La sensazione è che anche Topolino stia rimanendo vittima di quel cortocircuito che sta lentamente estendendosi in buona parte dell'entertainment italiano. Infatti da una parte per stare a galla dovrebbe risultare competitivo nei confronti dell'entertainment internazionale (sempre più accessibile anche grazie a internet) e dei suoi contenuti, mentre dall'altra è tenuto sotto scacco dalle lobby di potere italiane (conservatrici, religiose e quel che volete) e dai conflitti d'interesse tipici del nostro paese...

In effetti Topolino, più di altri fumetti italiani, risente del fatto il suo pubblico di riferimento potenziale (anche quello più giovane) si è ormai abituato ad un certo tipo di prodotti... Come ad esempio le serie animate con un umorismo agrodolce e/o acido e con più livelli di lettura, che trattano anche argomenti di attualità, delicati ed eticamente sensibili... Al punto che - giusto per fare un esempio - gli spunti LGBT in THE SIMPSONS sono ormai tanti e tali che in Germania gli hanno pure dedicato un libro...

Certo i lettori di Topolino non coincidono perfettamente con gli spettatori di THE SIMPSONS, ma sarebbe una follia non ammettere che questa serie animata attira anche un ampio pubblico dai sei anni in sù (e lo fa da oltre vent'anni), offrendogli una serie di stimoli che lo porteranno ad avere un certo tipo di aspettative nei confronti dei prodotti umoristici... Aspettative che Topolino, a giudicare dagli ultimi dati di vendita, non è in grado di soddisfare... Anche se, paradossalmente, venti o trenta anni fa era molto più "simpsoniano", acido e libero di quanto non sia oggi...



D'altra parte Topolino, in quanto "prodotto editoriale italiano", ma anche in quanto periodico "istituzionale" nonchè - in ultima analisi - branca di una multinazionale come la Merloni, oggi deve rendere conto delle sue scelte a tutta una serie di interlocutori ai quali - fondamentalmente - dei fumetti non interessa alcunchè, ma che - a quanto pare - hanno più peso dei suoi stessi lettori...

Col risultato che se un giornalista su un quotidiano economico come IL SOLE24ORE insinua che Topolino è troppo progressista, e magari prossimo a promuovere la "sensibilità LGBT" (CLICCATE QUI se pensate che sto straparlando), la copertina dedicata a Charlie Hebdo viene sostituita in fretta e furia... E poco importa se poi si verifica un crollo di stima (e di acquisti) da parte dei lettori... Perchè poi si può sempre tamponare il danno d'immagine smettendo di fornire i dati di vendita all'ADS e impedendo a chiunque di trarre le conclusioni del caso...

Non fa una grinza, giusto?

Alla prossima.

venerdì 22 maggio 2015

FIDANZATI FANTASTICI

Ciao a tutti, come va?

A volte i grandi cambiamenti vengono sottolineati dalle piccole iniziative, in particolare da quelle che passano quasi inosservate.

Dopo anni e anni in cui ho segnalato la crescita, lenta e costante, del settore dei videogiochi a tematica BARA in Giappone, e il fatto che questi prodotti non avessero un'edizione in inglese, adesso finalmente posso segnalare che in Giappone si vuole sperimentare la produzione di un BARA GAME in doppia versione giapponese/inglese...

Tecnicamente non si tratterebbe di una novità assoluta, visto che da anni sono presenti videogiochi simili (e cioè quelli in sitle "dating", in cui i protagonisti devono essere guidati in situazioni omoerotiche dopo aver conosciuto il bel ragazzotto di turno) anche in lingua inglese, come quelli prodotti dalla "cooperazione internazionale" che è alla base del progetto BlackMonkey-Pro (CLICCATE QUI), o quelli realizzati in occidente - anche tramite crowdfunding - come Coming Out On Top (CLICCATE QUI) e Super Health Club (CLICCATE QUI)...



Tuttavia in tutti questi casi NON si tratta di progetti in stile BARA che partono direttamente dal Giappone, a differenza di FANTASTIC BOYFRIENDS: Legends of Midearth, la proposta della piccola casa di produzione Life Wonders di Tokyo (che dichiara di nascere proprio per proporre videogiochi a tematica gay, e se volete maggiori informazioni potete CLICCARE QUI)...


FANTASTIC BOYFRIENDS: Legends of Midearth è un dating game/Gioco di ruolo (o RPG, come dice in gergo) in stile BARA con un'ambientazione fantasy, ma a parte questo è tutto il progetto ad avere diversi risvolti interessanti...


Il primo, come vi dicevo, è che parte direttamente dal Giappone, il secondo è che nasce come App per piattaforma mobile e il terzo - probabilmente il più interessante - è che la sua versione in lingua inglese si concretizzerà grazie ad un'operazione di crowdfunding sul sito Indiegogo (CLICCATE QUI).

Quindi, tecnicamente, questo progetto detiene diversi primati, ma presenta anche alcune incognite inquietanti...

Gli sviluppatori, ad esempio, sanno per certo che la versione in giapponese è scaricabile senza problemi dall'App Store di Google Play in Giappone, ma ammettono di non avere idea di come si potrebbero comportare gli App Store di ciascuna nazione, in base ad eventuali limitazioni locali...

Ad esempio sui baci gay...



Quindi diciamo che si tratterà di un vero e proprio esperimento a più livelli, che da una parte testerà l'interesse internazionale nei confronti dei videogames in stile BARA e dall'altre verificherà le potenzialità effettive di questo genere al di fuori del Giappone, dove si è ritagliato una sua nicchia di mercato ormai da diverso tempo...

In ultima analisi credo che seguire le vicissitudini di questo videogioco sarà estremamente interessante anche per farsi un'idea delle nuove frontiere della rivoluzione digitale (in particolare quella legata alla telefonia mobile) che è in atto... Anche perchè se FANTASTIC BOYFRIENDS: Legends of Midearth si rivelasse un successo, e se si riuscisse a scongiurare il pericolo del boicottaggio di Google (perlomeno nelle nazioni più civili) si potrebbero aprire una serie di scenari che finora erano impensabili.

Staremo a vedere.

Ovviamente non mancherò di aggiornarvi.

Alla prossima.

mercoledì 20 maggio 2015

ORGOGLIO NORDICO

Ciao a tutti, come va?

Forse vi ricorderete che vi ho già parlato in più occasioni del film sulla vita di Tom of Finland che è in produzione da qualche anno (CLICCATE QUI), grazie agli sforzi di una piccola compagnia finlandese indipendente... E forse vi ricorderete che, nonostante tanta buona volontà e l'evidente proposito di realizzare una pellicola di qualità, vi avevo accennato al fatto che si trattava di una produzione NON UFFICIALE, al punto che - paradossalmente - non può utilizzare i disegni originali di Tom of Finland...

Ebbene: siccome a quanto pare Tom of Finland, per i finlandesi, è una questione di principio... É stata da poco annunciata UFFICIALMENTE (anche se la Helsinki Film ne parlava già da un paio d'anni) la messa in produzione anche di un film UFFICIALE sulla vita di Tom of Finland... E questa volta si tratterà di una coproduzione internazionale di tutto rispetto, con tanto di collaborazione diretta con la Tom of Finland Foundation (che detiene il copyright sui disegni originali dell'artista)!

Il regista del film sarà Thomas "Dome" Karukoski (foto sotto), uno dei più popolari registi finlandesi degli ultimi anni, che ha all'attivo una dozzina di premi e che - dalle sue parti - propone dei film che riescono a competere con i grandi blockbuster americani... Con il film su Tom of Finland realizzerà il suo primo film in lingua inglese.

Per ora si sa ancora molto poco di questo progetto, anche se è già disponibile un sito ufficiale (CLICCATE QUI)... E la cosa interessante è che il suddetto rimanda chi fosse interessato al film NON UFFICIALE su Tom of Finland ad un apposito link... Quel che si dice la cultura del rispetto nordica, insomma...

Sfortunatamente qualcosa mi dice che, al pari del film non ufficiale, anche questa produzione con i disegni originali e tutto il resto MOLTO DIFFICILMENTE troverà una distribuzione italiana. Così come MOLTO DIFFICILMENTE in Italia si vedrà una mostra su Tom of Finland come quella che aprirà i battenti a New York dal 13 giugno al 23 agosto e che si intitolerà "Tom of Finland: The Pleasure of Play"... E probabilmente sarà la più grande mostra personale dedicata a questo artista negli USA. Infatti saranno esposti 120 fra i suoi disegni più noti, gli schizzi preparatori mai visti e persino alcuni disegni di quando era bambino... Senza contare oltre 600 pagine originali che arrivano direttamente dai faldoni in cui raccoglieva il materiale fotografico che utilizzava come riferimento...


In poche parole si tratterà di un evento imperdibile... Il tutto presso l'Artists Space di new York (38 Greene Street, al terzo piano), che dal 1972 è un punto di riferimento importante per l'arte contemporanea in senso lato...

Se andate a New York in quel periodo magari potreste farci un pensierino e poi mi dite...

Alla prossima.

lunedì 18 maggio 2015

RIVOLUZIONE IN CORSO

Ciao a tutti, come va?

Oggi comincio riallacciandomi al mio ultimo post, quello in cui annunciavo la partenza della campagna di crowdfunding della Archie Comics (CLICCATE QUI). Ebbene: la campagna è stata prematuramente sospesa, e non perchè i soldi non arrivassero (1/10 della somma richiesta era stato raggiunto nei primi 4 giorni, sui 30 previsti), ma perchè stavano iniziando a piovere critiche e voci tendenziose sulla casa editrice, che quindi ha pensato che fosse il caso di tornare sui suoi passi, anche se questo significa che per le tre testate per cui stava raccogliendo fondi bisognerà aspettare qualche mese in più... Visto che ora sta utilizzando il budget che ha a disposizione per il rilancio e il rinnovo delle sue testate principali.

Chiudendo la raccolta fondi, però, la casa editrice ha ammesso molto candidamente che voleva utilizzare kickstarter giusto per velocizzare i tempi e provare nuove strade, relazionandosi in maniera più diretta col suo pubblico, ma che siccome non vuole essere fraintesa sicuramente proporrà IN OGNI CASO le serie Jughead, Betty & Veronica e Life with Kevin come da progetto...

Anche perchè, presumo, dopo aver verificato il buon risultato che stava ottenendo la campagna su kickstarter, ora ha sicuramente molti meno dubbi riguardo al grande rinnovamento delle sue testate e del suo parco autori.

Quindi si può ben dire che kickstarter, oltre ad essere un mezzo di finanziamento, si può dimostrare anche un interessante indicatore dei gusti del pubblico, un po' per tutti i prodotti legati all'entertainment, e non solo per i fumetti...

Lo dimostra, ad esempio, il grande successo della raccolta fondi per il mediometraggio svedese Kung Fury, che ha superato di gran lunga le aspettative (raccogliendo oltre 600.000 dollari sui 200.000 richiesti) e che ha finito per essere presentato in anteprima anche a Cannes...

O, ancora, la recente campagna fatta partire dal game designer Koji Igarashi, a cui nessuna casa di produzione voleva più dare carta bianca per realizzare uno dei suoi videogiochi in stile gotico (lui è il creatore del famosissimo Castelvania)... E che presentandotramite kickstarter il suo progetto per un gioco chimato Bloodstained: Ritual of the Night ha raccolto oltre due milioni di dollari... In meno di una settimana (sui 500.000 richiesti, e alla conclusione della raccolta fondi mancano oltre tre settimane)!

Quindi, forse, ci troviamo davvero all'alba di una piccola rivoluzione del mercato dell'intrattenimento, che si sta sempre più orientando su varie nicchie più o meno ampie, piuttosto che su scelte di compromesso che - cercando di accontentare tutti - finiscono per non accontentare più nessuno... Non ora che che la gente si sta abituando sempre più spesso a pagare solo quando sa di ottenere ESATTAMENTE quello che vuole.

E, nel caso dei fumetti, sembra che anche in Italia questa tendenza stia iniziando a prendere piede sul serio...

Qualche esempio?

LUMINA, tramite il sito indiegogo, ha raccolto quasi 60.000 euro in un mese (sui 44.000 richiesti per andare in stampa) grazie a 1631 finanziatori.

RIM CITY (ancora su indiegogo), ha raccolto 44.000 euro in due mesi (sui 40.000 richiesti per andare in stampa) grazie a 1293 finanziatori.

Non male...

E, oltre ai progetti singoli, ci sono anche progetti editoriali più complessi che stanno nascendo per puntare su questa particolare forma di "vendita su prenotazione", esclusivamente tramite internet. É il caso di  PROGETTO ATOMICO (quello di RIM CITY), che praticamente è partito affidandosi solo al supporto dei lettori del seguitissimo blog L'ANTRO ATOMICO DEL DR. MANHATTAN, ma anche di PRIMAOMAI, un progetto editoriale che addirittura non si appoggia a piattaforme esterne, ma manda in stampa i suoi progetti solo dopo aver raggiunto il numero di prenotazioni (pagate) necessarie... E anche PRIMAOMAI rende pubbliche le sue cifre (il suo ultimo libro IL SUICIDIO SPIEGATO A MIO FIGLIO ha venduto 1040 prenotazioni).


Forse possono sembrare vendite molto basse, ma bisogna calcolare che sono vendite INIZIALI concentrate in un mese o poco più partendo dal nulla, senza l'appoggio di una casa editrice, di un distributore o altro... E calcolando che almeno metà degli incassi rientrano direttamente nel guadagno degli autori (cosa che nel mondo dell'editoria ufficiale non succede praticamente MAI) si può ben dire che segnino un primo passo verso una piccola rivoluzione, se non altro dal punto di vista di chi i fumetti li realizza...

E comunque il fatto che una prima tiratura sia andata bene, ricompensando degnamente gli artisti per il tempo e l'energia che hanno dedicato a un progetto, non implica che in futuro quel fumetto non possa essere ristampato da qualche altro editore, che magari prima non avrebbe mai scommesso un euro sulla riuscita di cose come LUMINA o RIM CITY, impedendone di fatto la realizzazione...

Inoltre è bene ricordare che con il crowdfounding un autore di fumetti può riuscire a guadagnare in breve tempo cifre che gli permettono di concentrarsi sulla realizzazione del suo progetto come se fosse una qualsiasi altra attività lavorativa degna di questo nome... Cosa che in Italia con i fumetti NON capita spesso.

Infatti, a parte casi rarissimi, è bene ricordare che un volume a fumetti in Italia "va bene" quando vende sulle 5000 copie in due anni. E in questo caso all'autore arriveranno, grazie ai diritti (la tavola pagata è un discorso a parte, e NON è sempre garantita, soprattutto se non si tratta di un autore di richiamo), in due anni più o meno 5000 euro per una storia a fumetti di 90 pagine, che gli è costata, in media, sei mesi di lavoro... E questo vuol dire che, se il suo libro "va bene", avrà lavorato sei mesi per 800 € al mese (che però gli arriveranno dopo anni). La gran parte dei romanzi grafici italiani, però, non supera le 1000 copie di venduto, e questo vuol dire che qualcuno c'è anche chi ha guadagnato 180 € per ciascuno dei sei mesi che ha dedicato al suo progetto...

Certo il denaro non è tutto, però certe cifre possono stroncare molte carriere promettenti e tante buone idee...

E questo spiega perchè in Italia la gente fa la fila e si spintona per andare a lavorare in Bonelli, in Disney o - al limite - in Astorina... Dato che - grazie alle loro grandi tirature e alla loro produzione costante - questi editori garantiscono introiti tali da trasformare la voglia di fare fumetti in un'occupazione lavorativa vera e propria per i "fortunati" che entrano nel loro giro... Anche se poi lavorare per questi editori implica tutta una serie di vincoli e limitazioni che per molti autori risultano castranti (e che di certo non contribuiscono al benessere del fumetto italiano, ma questa è un'altra storia).

Il crowfounding potrebbe cambiare le carte in tavola? Sicuramente sarà molto interessante verificare come si svilupperà il tutto, anche perchè gli editori italiani (salvo rari casi) vendono sempre meno e riducono sempre di più gli spazi per i nuovi autori e le nuove idee.

Quel che è certo è che, per come vanno le cose nel nostro paese, il crowdfunding potrebbe rappresentare una delle poche alternative alla ristagnazione di idee che ha caratterizzato gli ultimi anni.

Mi spiego meglio: alla Archie Comics non hanno provato a fare crowdfunding con kickstarter perchè altrimenti NON avrebbero rivoluzionato e modernizzato il proprio parco testate, ma solo perchè volevano velocizzare il tutto...

Loro si sarebbero rinnovati COMUNQUE e avrebbero proposto comunque fumetti innovativi come la serie Life with Kevin...

Mentre in Italia i progetti che sono stati resi possibili dal crowdfunding - probabilmente - non avevano altre possibilità... Anche perchè gli editori italiani che potrebbero finanziare progetti realmente innovativi - nonostante tante belle parole - in realtà preferiscono NON rinnovarsi più di tanto. E credo che i vari approfondimenti che ho dedicato al "nuovo" Dylan Dog negli ultimi mesi (giusto per fare un esempio) siano abbastanza esemplificativi in questo senso.

Certo qualcuno può obbiettare che in italia gli editori che hanno più soldi si occupano di fumetto popolare, mentre le idee innovative provengono dal fumetto "d'autore", quindi dei compromessi (al ribasso) sono inevitabili... Ma sarà davvero così?

Il punto è che con "fumetto popolare", in teoria, si definisce un tipo di fumetto pensato per le grandi masse, molto economico e in grado di intercettare il più ampio consenso possibile, mentre il "fumetto d'autore" dovrebbe essere un fumetto che prima di tutto serve per esternare le idee dei suoi creatori, raccogliendo pubblico in funzione della sua affinità con le suddette idee...

Ma al giorno d'oggi questa distinzione ha ancora senso?

In Italia esiste ancora un'unica "grande massa maggioritaria" verso cui indirizzare un "fumetto popolare"? Una massa da corteggiare scendendo a compromessi? Una massa che è possibile accontentare con un unico punto di vista e un'unica prospettiva sul mondo? Forse fra gli over '40 e gli over '50 esiste ancora qualcosa di simile... Però ragionare in questi termini per le generazioni successive è inverosimile, e lo sarà sempre di più. Oltretutto i fumetti, come tutte le forme di intrattenimento che richiedono una forma di partecipazione attiva, stanno diventando sempre più spesso un passatempo per gente con una certa formazione e con esigenze molto precise, piuttosto che per una massa indefinita di persone che non sanno come ammazzare il tempo... Anche perchè le alternative per ammazzare il tempo (anche gratuitamente) sono sempre di più.


Per fare un esempio molto pratico e pertinente con le tematiche di questo blog: se tu, editore, pensi che un "fumetto popolare" in Italia NON debba avere personaggi omosessuali davvero positivi ed emancipati, perchè pensi che in Italia ci sia una "grande massa" che non è ancora pronta per queste cose, in realtà stai già facendo una selezione del tuo pubblico, perchè automaticamente tieni lontano chi si è abituato ai personaggi omosessuali davvero positivi ed emancipati... O anche solo a una rappresentazione dell'omosessualità meno stereotipata e deprimente.

E non è detto che questa sia un'idea vincente... Anzi: al giorno d'oggi queste persone possono essere davvero considerate una minoranza irrilevante? Oppure numericamente possono competere con quella che tu consideri ancora la "maggioranza assoluta"?

Pensaci bene: se per caso tu, editore, applichi questa filosofia a TUTTI i tuoi fumetti, e quindi - diciamo - anche ad un ipotetico fumetto horror... Beh... Ti potresti giocare - ad esempio - il (vasto) pubblico dei giovani che apprezzano serial tv come TEEN WOLF... Dove l'omosessualità maschile rappresenta una componente secondaria ben integrata nello sviluppo delle trame...

Tant'è che anche nella quinta stagione (che negli USA partirà a breve) ci sarà spazio per nuovi intrecci a base di adolescenti omosessuali, che peraltro - come da tradizione in questa serie - non verranno dipinti come casi umani in situazioni di disagio, ma come normali ragazzi che giocano nella locale squadra di lacrosse (uno sport di contatto abbastanza cruento, inventato dai nativi americani)... Ragazzi che sono dichiarati e sono ben integrati con i loro amici etero (anche negli spogliatoi, ad esempio), che frequentano liberamente locali gay e che alle feste organizzate dai loro amici pomiciano liberamente come qualsiasi coppia etero...

Cosa che peraltro accade fin dai primi episodi della prima serie... Senza contare le varie strizzatine d'occhio ad una vaga estetica omoerotica... Che peraltro non hanno mai tenuto lontano il pubblico maschile, ma semmai hanno avvicinato quello gay e quello femminile...

Però fra TEEN WOLF, che è studiato per essere una forma di intrattenimento "popolare", e il fumetto "popolare" italiano c'è un abisso... E non è che TEEN WOLF in Italia sia meno "popolare" dei fumetti horror italiani come Dylan Dog e Lukas... Anzi... La pagina ufficiale di Lukas su facebook ora conta circa 4600 "mi piace", quella ufficiale di Dylan Dog  ne ha 44.000... E indovinate un po'? Quella di TEEN WOLF ITALIA ne conta oltre 160.000... E guardacaso dà ampio spazio anche agli aspetti più "gay" del serial, ricordando anche cose come la Giornata Internazionale contro l'Omofobia...

Quindi, forse, in Italia bisognerebbe rivedere un pochino il classico concetto di "popolare", soprattutto se vuole coinvolgere un pubblico giovane...

Anche perchè in caso contrario sarà solo questione di tempo prima che l'Italia e gli italiani scoprano davvero cose come il crowdfunding, e allora sarà troppo tardi per correre ai ripari... Anche se forse il crollo di qualche editore storico che non ha saputo rinnovarsi potrebbe smuovere finalmente le acque e coincidere con un reale rinnovamento del fumetto italiano...

Chissà...

Alla prossima.