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mercoledì 7 novembre 2018

ARIA DI CAMBIAMENTO?

Ciao a tutti, come va?

A quanto pare anche quest'anno sono riuscito ad andare dalle parti di Lucca per verificare che aria tira nella più importante manifestazione italiana dedicata all'immaginario POP, che ormai è diventata anche una delle più partecipate al mondo. E, ovviamente, anche quest'anno ne darò una lettura alternativa sul mio blog... Anche perché le cose da dire non sono poche, e tra l'altro - considerando che il tema dell'edizione di quest'anno era il Made in Italy - direi che questa volta ci sono più spunti di riflessione del solito... Anche perché mi pare di avere notato una serie di dettagli supplementari, che probabilmente non saranno messi in evidenza da altre parti...

Devo essere sincero: questa volta, dal punto di vista LGBT, mi è parso che qualcosa sia iniziato a cambiare. Anche se si è trattato di un cambiamento che potrei definire estremamente frammentato e in buona parte allo stato embrionale, evidente e al tempo stesso sottotraccia ed estremamente "diluito" all'interno delle mille attrattive della manifestazione.

Da che parte cominciamo?

Forse dalle cose più evidenti, e cioè dal fatto che, perlomeno nell'area GAMES sono stati realizzati diversi incontri del genere che, effettivamente, fino a qualche anno fa a Lucca Comics & Games non avevano mai trovato posto. E lo si intuiva fin dai titoli. Per quel che riguarda i temi trattati da questo blog, comunque, penso che valga la pena segnalarne almeno lo storico incontro della mattina del 4 novembre, dal titolo Orgia Ludica: Nessun* Esclus*,  e per capire meglio di cosa si trattava vi rimando alla descrizione dell'evento nel programma della manifestazione:

L’universo ludico ha fatto grandi passi verso una maggiore inclusione delle minoranze. Un incontro per parlare di femminismo e attivismo LGBTQI+ e di come si declinano nella realtà games e videogames in Italia tra traduzione, saggistica, giochi di società e di ruolo, videogiochi e dati. Con Stefano Burchi (ideatore del gioco Stonewall 1969 – Una storia di guerra), Immanuel Casto per Freak & Chic (ideatore di Witch & Bitch), Luca “Geekqueer” De Santis (autore , tra le altre cose, del saggio "VirtualErotico – Sesso, pornografia ed erotismo nei videogiochi"), Michele Gelli per Narrattiva (che ha pubblicato diversi giochi dai risvolti queer), Pietro Guermandi del gruppo gioco LGBT bolognese La Gilda (che ha promosso il gioco di strategia Lobbies – LBGTQ* card game), Giacomo Guccinelli (sviluppatore del videogame Pride Run) e Claudia Pandolfi del gruppo di ricerca  Donne, Dadi & Dati. Modera Anna Benedetto. A cura di Francesco Osmetti.



Ora: per quel che mi ricordo io si è trattata della prima volta in cui è stato messo insieme un incontro di questo tipo. In passato ricordo incontri in cui la Kappa Edizioni parlava delle sue produzioni a tematica LGBT o in cui Ralf Konig presentava le sue opere, e ricordo anche la conferenza di presentazione della Ren Books. Però penso che sia stata la prima volta che a Lucca Camics & Games è stato proposto un incontro/confronto incentrato sul tema della rappresentazione LGBTQI+ in generale, e non sulla promozione di un autore o di una pubblicazione a tematica. Il tempo non era molto, le cose da dire tantissime, ma alla fine la sensazione è stata quella di avere infranto un piccolo grande tabù. Tra l'altro con una naturalezza e con una disinvoltura che, ripeto, fino a qualche anno fa sarebbe stata abbastanza impensabile...

E d'altra parte fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile anche vedere i volontari de La Gilda, riconoscibilissimi con la loro maglietta rosa confetto (che, ironia della sorte, a volte poteva essere scambiata per la maglia fucsia in dotazione al personale della manifestazione), tutti intenti ad aiutare i visitatori del padiglione GAMES a testare nuovi giochi.

O magari, sempre nell'area GAMES, sarebbe stato abbastanza improbabile poter testare un gioco incentrato sul Gay Pride... Che, a quanto pare, continua ad essere perfezionato in vista di una sua prossima commercializzazione grazie anche ai visitatori di manifestazioni come questa (e a quanto pare sembra molto apprezzato anche dai giovanissimi)...

Tra l'altro, fra i vari artisti che esponevano nel suddetto padiglione, quest'anno era particolarmente interessante la mostra di Lucio Parrillo, che è ben noto per le sue sensualissime femmine, ma che quest'anno ha provato a condividere col pubblico anche i suoi dipinti di nudo maschile... Fra i quali spiccava un bellissimo nudo frontale dedicato a Wolverine (scusate per la brutta qualità delle foto,  ma il sistema di illuminazione degli stand non mi ha permesso di fare di meglio)...


Forse sbaglio, ma credo che anche questo sia un primato di questa edizione. Nel senso che in tanti anni che ci vado è stata la primissima volta che mi sono imbattuto in un nudo frontale maschile, per giunta avente come soggetto Wolverine, e oltretutto esposto in bella vista in un'area accessibile davvero per tutti.

Si sarà trattato di una svista? Di una concessione? Dello sdoganamento del nudo maschile a Lucca Comics? Sinceramente ora come ora non saprei dirlo. Di sicuro c'è che nessuno si è lamentato, così come nessuno si è lamentato del fatto che  nell'area GAMES le nuove produzioni di Immanuel Casto (l'espansione di Witch & Bitch e il nuovo gioco Red Light, realizzato da Milo Manara e Marco Albiero, con varie carte a tematica LGBT) fossero ospitate in uno stand che sfoggiava il marchio del media partner Pornhub sullo sfondo...

Tra l'altro il marchio Pornhub è comparso per il secondo anno consecutivo, senza che peraltro nessuno abbia detto nulla al riguardo... E nonostante anche questa volta si siano interessati della cosa anche dei media di portata nazionale...


Effettivamente, mettendo assieme tutti questi dettagli, si potrebbe anche pensare che lentamente, ma inesorabilmente si stia iniziando a tracciare un percorso che potrebbe portare ad ulteriori aperture (un po' in tutti i sensi). Anche se, ripeto, è ancora abbastanza difficile capire se si tratta di sviste da parte della nuova gestione della manifestazione o di un effettivo cambio di prospettiva. Staremo a vedere cosa succederà in futuro.

Certo è che, nella piccola mostra allestita nella Chiesa di S.Cristoforo dall'Arcidiocesi di Lucca e dalla Chiesa Valdese di Lucca si è scelto di puntare sul tema della "Ricchezza della Diversità" nel fumetto, creando un percorso che affrontasse il tema della diversità intesa come emarginazione, e portando alcuni esempi di come il fumetto ha superato questo stigma.

Ora: in questa mostra di omosessualità NON si è parlato (e ora che ci penso non si è parlato nemmeno di diversità etniche e religiose), preferendo puntare sulla diversità fisica in senso lato... Però penso che sia molto interessante il fatto che almeno un paio di pannelli fossero dedicati al modo con cui i supereroi americani hanno sfidato i pregiudizi legati all'AIDS e alla sieropositività.

Anche questo può essere letto come un segnale di apertura?

In effetti le mostre che quest'anno hanno fatto nascere qualche interrogativo al riguardo sono state diverse. Nella prestigiosa sede del Palazzo Ducale, ad esempio, buona parte dell'esposizione dedicata a Sara Colaone era riservata alle tavole del suo romanzo grafico "In Italia sono tutti maschi", incentrato sul tema del confino degli omosessuali ai tempi del fascismo.

E nella stessa location era ospitata anche una mostra dedicata a Neal Adams, dove spiccavano diverse tavole che avevano dei risvolti abbastanza interessanti dal punto di vista omoerotico, non foss'altro perché questo artista è stato fra i primi a sdoganare il pelo maschile nei fumetti di supereroi... E a rendere villoso il petto di Batman.



Qualche anno fa, a Palazzo Ducale, sarebbe stato così facile trovare delle tavole dedicate a "In Italia sono tutti maschi" o che mettessero in bella vista i pettorali pelosi di Batman?

Credo che, come dicevo prima, solo il tempo ci dirà se tutte queste sono solo coincidenze o se effettivamente si tratta di qualcosa di più.

Sicuramente, dando uno sguardo alle novità fumettistiche presenti, la domanda si ripropone. Ad esempio: quante possibilità ci sarebbero state, qualche anno fa, di trovare a Lucca il cofanetto integrale (e in italiano!) de "Il Poema del Vento e degli Alberi" (uno dei capostipiti del genere BOYS LOVE), per giunta in uno stand che lo segnalava con un'imponente gigantografia?


E in quanti avrebbero pensato che la prima tiratura della seconda parte di un fumetto con dei giovani e perversi adolescenti omosessuali, con tanto di scene esplicite e truculente, sarebbe andata esaurita a tempo di record prima della fine della manifestazione? Ovviamente mi riferisco a Nine Stones di Samuel Spano... Che, una volta di più, ha dimostrato che in Italia c'è tutto un pubblico che per ANNI è stato bellamente trascurato (evitato?) dall'editoria a fumetti (e per cui il fatto che un autore sia FtM dichiarato non rappresenta assolutamente un problema)... Un pubblico che peraltro è mediamente molto giovane e che rappresenta esattamente quello che gli editori più blasonati hanno perso di vista, dimenticando da tempo cosa vuol dire entrare in sintonia con le nuove generazioni, e con i giovani in generale...


E se poi si fosse cercato fra le proposte d'autore un po' meno estreme si sarebbe scoperto che anche quest'anno a Lucca sono arrivate diverse chicche dai risvolti LGBT, e per giunta realizzati da autori dichiaratamente gay e con un discreto seguito anche fra il pubblico gay... Come ad esempio il secondo volume di Nomen Omen di Jacopo Camagni e Marco B. Bucci o Stella di Mare di Giulio Macaione...


E, come se tutto ciò non bastasse, a farmi pensare che forse le cose stanno cambiando ci si è messo pure Leo Ortolani, che ha deciso di dedicare il suo primo romanzo grafico dopo la conclusione di Rat-Man a Cinzia Otherside, cogliendo anche l'occasione per toccare tutta una serie di temi abbastanza delicati - seppur mediati dall'ironia - che ruotano attorno alle difficoltà e allo spirito di rivalsa delle persone transgender...

Inutile dire, poi, che anche quest'anno nell'area dedicata alle autoproduzioni erano presenti i nuovi capitoli delle saghe di ispirazione BOYS LOVE/YAOI che si sono fatte apprezzare negli ultimi anni, con tutti gli annessi e connessi...




E, dopo mesi si assenza, si è persino rifatta viva la RenBooks con un nuovo titolo Made in Italy...

E se si fossero osservati con attenzione anche quelle parti degli stand di produzioni italiane che non presentavano necessariamente delle novità, si sarebbero notati accostamenti perlomeno interessanti... Come ad esempio la biografia a fumetti di Garibaldi fra quella di Freddie Mercury e quella di Alan Turing...

E qui si torna alla domanda iniziale: tutte queste possono dirsi davvero dirsi coincidenze, magari dovute alla legge dei grandi numeri e alla sterminata mole di proposte che si palesano durante questa manifestazione? Forse questa manifestazione è così ampia e dispersiva che è possibile presentare di tutto? Forse dislocare l'area Junior in un'area remota ha fatto in modo che i bigotti rimanessero circoscritti in un'area protetta? Oppure sono tutti segnali di una più generica evoluzione del sentire comune?

Se dovessi basarmi sulla percezione che ho avuto io credo che la situazione sia la seguente: un'evoluzione dei costumi e della percezione di certi contenuti, negli ultimi anni, c'è stata davvero. Perché in caso contrario sarebbero stati presenti in quantità molto inferiore o magari nulla (come avveniva un tempo)... E in ogni caso i suddetti contenuti sarebbero stati molto meno espliciti ed esposti al pubblico. O comunque avrebbero suscitato perlomeno delle reazioni indignate da parte di qualcuno. Cosa che, quanto ne so, NON è avvenuta.

Nemmeno da parte della nuova gestione della manifestazione... Il che potrebbe anche farmi sospettare che, effettivamente, abbia un approccio più elastico della precedente riguardo a certe cose.

Però ho avuto anche la sensazione che questa sia stata un'evoluzione estremamente spontanea e scomposta, e soprattutto scoordinata, nel senso che - fondamentalmente - tutti questi stimoli, questi autori e queste idee, si sono mossi in maniera molto autonoma e autoreferenziale... Anche se i numeri per creare una rete in grado di sostenere e promuovere il fumetto a tematica LGBT,  probabilmente, ci sarebbero tutti.

Come mai?



Forse è proprio una questione culturale: per gli autori e i lettori di fumetti a tematica LGBT la produzione e la fruizione di certi contenuti rimane una questione personale, se non addirittura intima, e così non viene percepita come un potenziale strumento di aggregazione, e men che meno come un mezzo per fare davvero "comunità" (al di là di qualche gruppo social che si crea attorno a questo o a quel fumetto/autore) e per contribuire a sdoganare certi temi ad un livello più ampio. E forse è per questo che, al momento, non si riescono ancora a costituire delle associazioni di appassionati LGBT di fumetti, men che meno di appassionati LGBT di fumetti LGBT. Probabilmente dalle nostre parti permane un certo retaggio culturale per cui certe questioni - e certe passioni - vanno vissute a titolo personale e senza nemmeno porsi il problema di trovare qualcuno con cui condividerle... O con cui portare avanti una battaglia per legittimarle pubblicamente. Diciamo che, a differenza di quello che avviene negli USA, quella parte di comunità LGBT italiana appassionata di fumetti non si percepisce come una comunità, appunto, ma come tante singolarità.

O magari, più semplicemente, non pensa che la sua passione per i fumetti rientri nel novero delle rivendicazioni LGBT che porta avanti in altri contesti.

Dopo la conclusione dell'incontro del 4 novembre, quello dell'Orgia Ludica, mi sono fermato a chiacchierare un po' con Claudia Pandolfi, che mi ha detto una frase che mi ha fatto riflettere: "I gay che hanno degli interessi per i contenuti di Lucca Comics sono un po' come i bisessuali, esistono ma la gente non li concepisce, perché non concepisce che possano avere degli interessi che apparentemente non hanno niente in comune". E, a questo punto, mi verrebbe da pensare che non è solo "la gente" a pensarlo, ma anche buona parte dei diretti interessati, visto che poi tendono a vivere il loro essere gay e il loro essere "nerd" a compartimenti stagni.

Dove sarà la verità?


Il mondo dei GAMES è molto più interattivo, più orientato verso le dinamiche di gruppo e verso il coinvolgimento diretto del suo pubblico, che spesso diventa parte attiva nello sviluppo dei giochi. Inoltre i suoi fruitori hanno  un'età media più bassa rispetto a quelli dei fumetti, e quindi parte indubbiamente avvantaggiato. Tant'è vero che sembra quello in cui la situazione si sta evolvendo più rapidamente: se la prima tavola rotonda sul tema della rappresentanza LGBT a Lucca Comics & Games è partita da qui, e non dal mondo del fumetto, probabilmente non è un caso. Anche perchè, tanto per dirne una, anche nell'area dedicata ai giochi indipendenti (nettamente separata dal padiglione GAMES), le produzioni LGBT avevano una discreta rappresentanza...

E su tutte queste cose varrebbe la pena di rifletterci sopra, anche perché presumo che se Lucca Comics & Games 2018 ha accettato di presentare un incontro di questo tipo è stato, molto semplicemente, perché qualcuno gliel'ha proposto. E quindi, tecnicamente, sarebbe possibile fargli altre proposte di questo tipo per vedere cosa succede. Anche perché, dopo anni in cui la manifestazione ha privilegiato la sua dimensione di fiera campionaria/sagra di paese, sarebbe anche ora che ricominciasse a valorizzare i suoi aspetti culturali.

Quindi, se dovessi fare il riassunto del riassunto, direi che - dal punto di vista LGBT - quello che mancava  a Lucca Comics & Games 2018 (e probabilmente a tutto il contesto che questa manifestazione rappresenta) era un qualche catalizzatore attorno al quale raccogliere il suo potenziale LGBT inespresso e sparpagliato un po' ovunque...

Da qui al prossimo anno le cose cambieranno? Staremo a vedere...

La sensazione è che i tempi, effettivamente, potrebbero anche essere maturi per provare a cambiare le cose. Anche perché, se tutto questo potenziale iniziasse a manifestarsi, sono abbastanza sicuro che ci sarebbero tanti risvolti positivi per tutti...

Voi cosa ne pensate?

P.S. Siccome quest'anno non sono riuscito a girare per Lucca come si deve potrebbe essermi sfuggito qualche titolo interessante. Nel qual caso segnalatemelo pure, grazie :-)

venerdì 2 novembre 2018

NEL FRATTEMPO...

Ciao a tutti, come va?
Siccome Lucca Comics & Games è in pieno svolgimento suppongo che vi aspetterete un post incentrato sulla manifestazione fumettistica più importante d'Italia, di cui comunque parlo regolarmente anche durante il resto dell'anno...

E invece no!

In primo luogo perchè dovrei recarmi in loco durante il fine settimana, e quindi potrò rendermi conto di persona di cosa riserva questa prima edizione sotto la nuova gestione (per poi deliziarvi, salvo imprevisti, con il mio report annuale), e in secondo luogo perchè - fino a prova contraria - questo non è un blog come tutti gli altri, e mi piace dare spazio a quello che gli altri blog italiani non riportano...

Ad esempio oggi vorrei segnalarvi che proprio a cavallo  questa edizione di Lucca Comics & Games, e più precisamente sabato 3 novembre, presso la sede della quarta Municipalità di Parigi, si terrà il quinto Salon BD et Images LGBT: una piccola e agguerritissima manifestazione che - a quanto pare - sta acquistando maggior autonomia e visibilità anno dopo anno... Anche perchè, pur non avendo sponsor importanti, riesce comunque a garantire l'ingresso libero a quanti volessero conoscere meglio il mondo del fumetto e dell'illustrazione a tematica LGBT. Al momento questo Salon può contare giusto su una ventina di espositori, ma il fatto che sia riuscito ad arrivare alla quinta edizione - contando solo sulle proprie forze (e su quelle delle associazioni LGBT e della libreria LGBT che lo sostiene) direi che è abbastanza indicativo.

Quest'anno gli autori chiamati a fare dediche e autografi sono, tanto per cambiare, del tutto inediti in Italia. Infatti si tratta di David Gilson, il creatore di Bichon (il primo fumetto avente come protagonista un bimbo che prende coscienza molto presto del fatto che NON si rispecchia negli stereotipi di genere e negli interessi dei tipici eterosessuali in boccio), e Nawak - nome d'arte dell'attivista gay Pierre Marchetti - autore del fumetto autobiografico Siri, dedicato alla vita domestica del suo gatto...Di David Glison e Bichon ho già parlato diverse volte in passato, se invece volete maggiori informazioni su Nawak potete CLICCARE QUI.



E, come ben saprete se seguite questo blog, il fatto che questi due autori non abbiano mai avuto modo di essere tradotti in italiano non è esattamente un caso isolato, men che meno se si allarga lo sguardo anche al di fuori della Francia. Ad esempio il serial Kyle's Bed & Breakfast di Greg Fox (CLICCATE QUI),  ha festeggiato i suoi primi vent'anni (e i suoi primi 500 episodi) lo scorso mese, e al momento resta ancora del tutto inedito nella nostra lingua...

Leggerissimamente meglio è andata alla serie Janes's World di Paige Braddock, che quest'anno ha festeggiato a sua volta il suo primo ventennale... Concludendo - momentaneamente - le avventure della protagonista con un un classico finale ai fiori d'arancio... Nel senso che, finalmente, la simpatica Jane è convolata a nozze con l'amata Dorothy.

Ho detto che a questa simpatica serie dai risvolti umoristici le cose sono andate meglio perchè, ormai più di dieci anni fa, alcune tavole vennero pubblicate sullo storico speciale HAPPY BOYS & GIRLS che avevo curato per la defunta Coniglio Editore. Da allora, però, a nessuno è più venuto in mente di dare spazio a questo personaggio e alla sua autrice... Che comunque, per sua fortuna, non è nata in Italia e così ha avuto modo di fare carriera nell'ambito del fumetto in senso lato: infatti adesso Paige Braddock è diventata il direttore creativo della Shultz Creative Associates, ovvero la compagnia che amministra Snoopy e i Peanuts...

Vediamo... Di quello che dalla Francia non arriva in Italia ho parlato... Di quello che dagli USA non arriva in Italia ho parlato... E adesso mancherebbe giusto un esempio di quello che dal Giappone non arriva in Italia... Solo che, parlando di Giappone, limitandomi ai fumetti sarei riduttivo. Così oggi vi segnalo i set da bagno che la la famosissima catena di fumetterie Mandarake ha dedicato a due notissimi autori di bara manga: Mentaiko Itto e Takeshi Matsu... Ciascun set è comprensivo di salvietta stampata (che si potrebbe appendere in casa come un'opera d'arte), due bottigliette per sapone liquido/shampoo e sali da bagno...


Un'idea sicuramente carina, che però dimostra anche quanto i bara manga stiano iniziando ad emergere del giro "discreto" delle librerie gay e dei locali gay nipponici.

Morale della favola: mentre tutti parlano di Lucca Comics & Games direi che c'è ancora un'ampia fetta di mondo che, al momento, continua ad essere bellamente ignorata da chi si occupa di fumetti e dintorni, perlomeno dalle nostre parti... Forse dipende ancora dal fatto che, nel 2018, ci sono ancora delle resistenze nei confronti delle tematiche LGBT?

Chissà... 

Sicuramente l'argomento non si esaurisce qui.

Alla prossima.

martedì 30 ottobre 2018

LIBRI E CARTONI

Ciao a tutti, come va?

A quanto pare è proprio vero che l'unione fa la forza, in particolare quando c'è di mezzo un'Unione Civile. Partiamo dall'inizio: come forse avrete notato, dalle nostre parti c'è una certa scarsità di produzioni animate che trattano il tema dell'omosessualità, con tutti i suoi annessi e connessi. Se poi si dovesse circoscrivere la ricerca alle produzioni animate che trattano di omogenitorialità, o che magari provano a spiegarla ai bambini, lo scenario sarebbe ancora peggiore. Per questo risulta particolarmente sorprendente il fatto che, alla fine, dal libro Piccolo Uovo sia stato possibile trarre un cortometraggio fedelissimo alla storia originale...

E considerando i suoi retroscena direi che era una cosa tutt'altro che scontata.

Infatti tutto comincia quando Francesca Pardi e Maria Silvia Fiengo, due mamme arcobaleno, pensano che sia il caso di pubblicare anche in lingua italiana dei libri che spieghino ai più piccoli concetti come l'omogenitorialità e l'omoaffettività. Francesca Pardi prova a proporre qualche progetto a varie case editrici, e quando ne trova una molto importante (di cui non ci è dato sapere il nome) che le fa firmare un contratto, viene richiamata dopo dieci giorni per dirle che ci hanno ripensato, e che visto il tema non possono rischiare. A quel punto le due mamme fondano la casa editrice Lo Stampatello e pubblicano due libricini, "Perché hai due mamme?" e "Più ricche di un re", giusto per il loro giro di amici e i soci di Famiglie Arcobaleno, anche perchè non hanno un distributore per le librerie.

Però, evidentemente, non sono disposte ad accontentarsi, anche perchè pensano che certi messaggi dovrebbero raggiungere una platea più ampia. D'altra parte nessun distributore avrebbe sostenuto una casa editrice così piccola, senza autori di richiamo e che per giunta trattava argomenti di quel genere. Così a Francesca Pardi è venuto in mente uno degli autori di illustrazioni - e fumettisti - per bambini più famosi degli ultimi quarant'anni almeno... E cioè Francesco Tullio Altan, il creatore della Pimpa... Uno dei pochi personaggi italiani per bambini che sono stati pubblicati ininterrottamente dal 1975 a oggi...

Di come due mamme, partite praticamente dal nulla, siano riuscite ad entrare in contatto con un mostro sacro come Altan, e di come gli abbiano proposto la storia di Piccolo Uovo, potete leggere CLICCANDO QUI. La vicenda è molto carina e dimostra che, fondamentalmente, con un po' di coraggio e di umiltà si possono ottenere molti più risultati di quanto non si direbbe... Soprattutto quando c'è modo di mettere in contatto persone intelligenti. Anche perchè, una volta trovato il modo di collaborare con Altan (che ha suggerito anche l'idea di far muovere Piccolo Uovo fra gli animali invece che fra gli esseri umani), il distributore per le librerie è arrivato senza problemi... Era il 2011 e nel 2012 il libro aveva già vinto un Premio Andersen.

Poco dopo, nel pieno della crociata "anti gender" che ha preceduto l'entrata in vigore della legge sulle Unioni Civili, il povero Piccolo Uovo è stato uno dei titoli messi all'indice con maggior frequenza dai movimenti conservatori, con tanto di provvedimenti di espulsione dalle biblioteche comunali e scolastiche, e persino con la prospettiva di essere bruciato in piazza... Poi, però, l'allarme è rientrato e - anzi - La casa editrice Lo Stampatello ha prosperato e la collaborazione fra Francesca Pardi e Altan è proseguita...

Tant'è che adesso Piccolo Uovo è diventato il protagonista di una vera e propria collana di libri illustrati, che cercano di spiegare ai più piccoli tutta una serie di argomenti delicati che la letteratura per l'infanzia italiana tende ad evitare...







Potete avere maggiori informazioni sui contenuti e sul catalogo della casa editrice Lo Stampatello CLICCANDO QUI... Che tra l'altro, essendo portata avanti dalle due mamme nel tempo lasciato libero dal loro lavoro "ufficiale", per mantenersi non può permettersi di fare dei flop, e così pubblica i nuovi titoli del catalogo solo quando riesce a raggiungere un numero sufficiente di prevendite tramite il suo sito. Una strategia decisamente assennata, soprattutto in un periodo in cui i grandi editori hanno la tendenza ad ingolfare gli scaffali per saturare il mercato nella speranza di stroncare la concorrenza... Che tra l'altro, nel caso dei libri per bambini e ragazzi, è spietatissima.

Comunque l'idea del cartone animato non è venuta alla casa editrice Lo Stampatello, a quanto pare. infatti sembra proprio che sia partita dalla figlia di altre due mamme arcobaleno, che invece della classica lista nozze hanno chiesto agli invitati della loro Unione Civile di contribuire economicamente alla realizzazione di un cortometraggio dedicato al primo libro di Piccolo Uovo...

E così, a quanto pare, la magia si è compiuta...

 

Il cortometraggio è al livello di tutte le altre produzioni animate tratte dai lavori di Altan, e oltretutto può contare sulle musiche di Vince Tempera (quello di Goldrake) e sulla voce narrante di Lella Costa, mentre i personaggi sono doppiati da due nomi ben noti agli amanti dell'animazione, e cioè Pietro Ubaldi e Silvana Fantini. Non male per un un progetto completamente autofinanziato.

Il che mi porta ad una considerazione dolceamara. Nel senso che, allo stato attuale, per realizzare un cortometraggio del genere in Italia è stato necessario ricorrere a una lista nozze, quando magari - in un mondo ideale - il progetto avrebbe dovuto essere portato avanti da un qualche ente pubblico, o magari dalla stessa RAI... Anche perchè, a questo punto, è un vero peccato che non sia garantita in alcun modo anche la trasposizione animata degli altri libricini di Piccolo Uovo.

Di buono c'è che, per l'ennesima volta, questa operazione ha dimostrato che chi fa da sè fa per tre, e che un po' di spirito di collaborazione può portare a dei risultati che una volta potevano sembrare impossibili.

Probabilmente, se questa filosofia fosse stata applicata più spesso anche in passato, a quest'ora per Piccolo Uovo non si griderebbe al miracolo. Ad ogni modo credo che la cosa davvero importante sia che adesso abbiamo un precedente di questo tipo.

Staremo a vedere cosa succederà da questo momento in poi.

Alla prossima.


giovedì 18 ottobre 2018

LICENZIAMENTI IMBARAZZANTI

Ciao a tutti, come va?

Devo ammettere che mi mette un po' a disagio parlare in maniera così frequente di certi segnali che arrivano dal mondo del fumetto Made in USA. O perlomeno da quella parte del fumetto americano che sembra essere al centro di un crescente numero di conflitti di interesse... In particolare dopo che è stata rilevata da dei colossi dell'intrattenimento, o comunque da personaggi un po' loschi, che non esitano a piegarla ai propri interessi personali o alle proprie convenienze politiche/aziendali (ne ho parlato di recente QUI e QUI e anche QUI)...

Eppure penso che sia abbastanza importante seguire lo sviluppo della situazione, anche perchè quello che sta succedendo inizia ad avere dei risvolti abbastanza grotteschi, e - come dicevo sopra - si verifica con una frequenza sempre maggiore...

É di qualche giorno fa, ad esempio, la notizia del licenziamento in tronco dello scrittore Chuck Wendig da parte della Marvel Comics, proprio mentre era nel pieno dello sviluppo della sua miniserie a fumetti dedicata a Darth Vader (che tecnicamente non è un personaggio MARVEL, ma siccome la Disney ha rilevato sia la MARVEL che la LucasFilm ne consegue che ora la MARVEL è la casa editrice ufficiale dei fumetti della nota saga cinematografica).

Di Chuck Wendig avevo già parlato qualche anno fa, perchè è uno scrittore decisamente progressista e in un un ciclo di romanzi dedicato proprio a STAR WARS, e collocati cronologicamente dopo "Il Ritorno dello Jedi", aveva introdotto un protagonista dichiaratamente omosessuale (CLICCATE QUI)... Attirandosi le inevitabili critiche (se non addirittura vere e proprie minacce, che lo hanno spinto ad allertare la polizia), da parte dei lettori più conservatori e intransigenti. Però tutto questo avveniva nel 2015, in un clima politico profondamente diverso, e prima che iniziasse a lavorare per i fumetti di Star Wars pubblicati dalla MARVEL...

Ora la situazione pare radicalmente cambiata... E così gli è bastato criticare apertamente - e in maniera particolarmente volgare - l'elezione del Giudice Brett Kavanaugh alla Corte Suprema, a causa della gran quantità di accuse di abusi sessuali nei suoi confronti, per essere silurato... Anche se le sue dichiarazioni erano comparse sui suoi profili social, e non certo sui fumetti che scriveva per la MARVEL...

In realtà, quando lui ha chiesto se era stato licenziato per avere espresso le sue idee gli è stato risposto che era stato licenziato solo perchè le aveva espresse con un linguaggio scurrile e volgare... E credo che sia abbastanza evidente che, alla luce della situazione attuale della Marvel Comics, in realtà il problema potrebbe essere stato proprio l'oggetto dei suoi insulti, piuttosto che gli insulti in quanto tali...

Infatti non bisogna scordare che, da quando Donald Trump è stato eletto, l'azionista di maggioranza della MARVEL - Isaac Perlmutter - ha avuto tutta una serie di benefici derivati dal suo appoggio e dalla sua vicinanza al nuovo Presidente e alle persone da lui sostenute... E, casualmente, da quel momento in poi la linea editoriale della MARVEL ha iniziato a cambiare su tutta una serie di questioni , per non parlare di tutti i misteriosi licenziamenti che si sono verificati di recente e di tutta una serie di polemiche che sembravano montate ad arte per giustificarli (CLICCATE QUI e QUI per avere un'idea).

Ora: che la Disney abbia preteso che la MARVEL licenziasse uno sceneggiatore di Star Wars per i suoi post mi sembra un po' improbabile. Nel senso che, fondamentalmente, la Disney può anche dare delle linee guida su come gestire i suoi personaggi, ma l'unico caso di "licenziamento" che ha operato a causa di un profilo social compremettente è stato quello del regista James Junn... Però iin quel caso non si trattava di post in cui si esprimevano opinioni politiche, ma in cui il regista si "divertiva" a fare battute a sfondo pedofilo. Quindi, effettivamente, si tratta di due cose abbastanza diverse, anche perchè il regista de I Guardiani della Galassia aveva un certo tipo di visibilità, mentre il profilo dello sceneggiatore di una serie a fumetti di Darth Vader ha un impatto molto diverso. Tant'è che il profilo Twitter di James Gunn ha 557.000 followers, mentre quello di Chuck Wendig ne ha giusto 137.000...

A questo punto, per capire una volta per tutte se la responsabilità del siluramento di Chuck Wendig è della MARVEL o della Disney, non resta che verificare se scriverà nuovi romanzi di Star Wars oppure no, dato che i romanzi non hanno niente a che fare con la MARVEL...

Di certo c'è che, quando lui ha chiesto direttamente al telefono da chi è partita la richiesta di allontanamento, non è venuto a capo di nulla, come ha detto anche nella dettagliata intervista che potete leggere CLICCANDO QUI. Dove tra l'altro precisa che in alcuni suoi romanzi aveva utilizzato un linguaggio ben più volgare, ma nessuno li ha mai considerati una discriminante per i suoi incarichi fumettistici.

Dove sarà la verità? L'unica cosa certa è che alla MARVEL sono successe parecchie cose strane, ultimamente, ed è altrettanto certo che - secondo i ben informati - Isaac Perlmutter è una persona dalla chiamata facile... Anche se poi preferisce muoversi dietro le quinte e senza attirare l'attenzione.

Ad ogni modo, visto che siamo in tema di politica, per par condicio bisogna dire che anche la DC Comics - questa settimana - ne ha combinata una grossa... Una talmente grossa che - devo ammetterlo - sembrerebbe una storia da barzelletta... Se non avesse dei risvolti tragici.

Avete presente Dick Grayson? Il primo Robin? Quello che poi è diventato il supereroe Nightwing? Quello che con le sue tutine attillate è sempre stato un personaggio particolarmente amato per il suo lato B, sia dal pubblico femminile che - soprattutto - da quello gay? A quanto pare alla DC hanno deciso di CAMBIARGLI NOME... E non mi riferisco al nome da supereroe, ma proprio al nome "Dick"!

E, devo ammettere, che una scelta del genere - proprio in questo periodo e dopo il cambio di dirigenza alla DC Comics è ESTREMAMENTE sospetta... Soprattutto all'indomani della censura (e delle relative dichiarazioni) che ha coinvolto il pene di Batman (CLICCATE QUI).

La questione, fondamentalmente, è la seguente: Dick Grayson, nei fumetti DC Comics, è un nome ricorrente fin dal 1940. E ovviamente, durante la caccia alle streghe degli anni cinquanta, per provare il fatto che i fumetti di Batman promuovevano l'omosessualità (questa, perlomeno, era la teoria espressa nel libro "La Seduzione degli Innocenti" di Fredric Wertham) si era enfatizzato molto il fatto che il suddetto nome coincidesse con un termine che, in lingua inglese, è sinonimo di "pene". Eppure, persino in quell'epoca buia, a nessuno venne in mente di sostituirlo. Anzi, in anni più recenti, quando il personaggio si era definitivamente affrancato da Batman e aveva iniziato una breve carriera da agente segreto, alla DC Comics avevano persino iniziato a giocarci sopra...

Ad ogni modo, salvo rarissime eccezioni, Dick Grayson ha vestito gli attillatissimi panni di Nightwing dal 1984 in poi, rimanendo un sex symbol fino ad oggi, tant'è che negli ultimi anni i fan service di un certo tipo nei fumetti in cui compariva sono stati tantissimi... 

Eppure, con un repentino cambio di rotta, la DC Comics ha appena deciso di rivoluzionare completamente il personaggio, al punto di fargli cambiare anche nome... Utilizzando, tra l'altro, uno stratagemma narrativo che appare estremamente forzato e inconsistente. In poche parole un avversario centra con una pallottola il cervello di Nightwing, che perde completamente la memoria (ma non le sue capacità di combattente e i suoi riflessi). Siccome non sa più chi è, decide di cambiare nome e vita, e inizia a farsi chiamare Ric... Cominciando peraltro a non radersi più il petto e ad avere atteggiamenti più virili e da bulletto dei bassifondi (dal punto di vista dell'americano medio, se non altro)...

E oltretutto decide di tagliare tutti i ponti col suo passato e con i suoi amici, dando fuoco a tutti i suoi costumi da Nightwing e alla sua base,  mentre dorme abusivamente nelle case lasciate libere dalle famiglie in vacanza e comincia fare il tassista per tirare a campare...

La domanda è: tutto questo era stato programmato dall'attuale sceneggiatore di Nightwing, James Tynion IV, oppure è frutto di una qualche pressione dall'alto? In effetti la situazione è alquanto sospetta. In primo luogo perchè eventi così epocali, di solito, vengono annunciati con dei teaser mesi e mesi prima (e qui non è avvenuto), e poi perchè questo numero è stato disegnato da ben tre disegnatori diversi, che tra l'altro sono stati messi al lavoro anche su tavole che NIENTE avevano a che fare con il cambio d'identità di Nightwing...

Quindi, anche se spero di sbagliarmi, la sensazione è che questo cambio di rotta sia stato deciso all'ultimo momento, e che per questo motivo il numero in questione sia stato riempito all'ultimo minuto con delle tavole che inizialmente NON erano previste per l'albo in questione... E che di conseguenza, per raccontare la nuova vita di "Ric", siano stati convocati altri due disegnatori in quanto nessun disegnatore, da solo, avrebbe potuto realizzare tutte quelle pagine all'ultimo momento... Anche se si trattava del numero 50 della serie e quindi, si presuppone, avrebbe dovuto essere progettato da un bel po'...

In realtà, a conferma della mia teoria, ci sarebbero anche le dichiarazioni di Benjamin Percy, lo sceneggiatore della serie fino al numero 49 e che, perlomeno fino al 7 di settembre 2018, era convinto che avrebbe scritto anche i numeri dal 50 in poi. Tant'è che le numerose tavole di flashback che su questo nimero 50 sono dedicate allo scontro del giovane Dick Grayson (assieme a Batman e nei panni di Robin) contro lo Spaventapasseri non c'entrano assolutamente nulla, e sembrano totalmente fuori luogo, anche perchè adesso "Ric" non ha alcun ricordo del passato. E infatti si sa per certo che avrebbero dovuto fare parte di una saga prevista in quattro parti, come era stato riportato persino dai siti italiani (CLICCATE QUI). Se non che, il 12 settembre, veniva annunciato che Benjamin Percy (che vedete nella foto sotto) avrebbe lasciato la serie (e anche questo passaggio è stato riportato in italiano, come potete vedere QUI)...

E per l'ennesima volta, nonostante la situazione come sempre appaia fumosa, si intuisce che lo sceneggiatore è stato allontanato contro la sua volontà e all'improvviso. Prima che potesse arrivare a concludere il suo ciclo narrativo... Anche se era praticamente CERTO di restare in carica almeno fino al numero 53. Quindi come potrebbero essersi svolti i fatti? E cosa è successo fra il 7 e il 12 settembre 2018?

Intanto, anche se non ne sta parlando nessuno, il 13 settembre c'è stato il passaggio formale della DC Comics sotto la direzione della "Warner Bros. Global Brands and Experiences"... La cui neo Presidente, Pam Lifford, proviene dal reparto marketing della Disney e della Warner, e pare avere la fissa dell'intrattenimento "per famiglie". Per saperne di più CLICCATE QUI.

Che per il numero 50 di Nightwing fosse previsto un qualche evento traumatico era stato annunciato anche da Benjamin Percy, ma a quanto pare si sarebbe dovuto sviluppare attorno alla figura dello Spaventapasseri e non attorno al cambio di identità di Nightwing... Che sembra tanto una correzione in corso d'opera imposta dall'alto, col fine di cogliere l'occasione per rimuovere una volta per tutte quell'imbarazzante nome proprio che ricordava il pene maschile... Forse Pam Lifford, esperta di marketing (ma evidentemente NON di fumetti), ha sempre pensato che "Dick" fosse un nome inappropriato? Adesso che ha ottenuto il potere per cambiare le cose ha agito di conseguenza? Magari voleva anche "ripulire" il personaggio,  facendogli tagliare i ponti con il suo ruolo iconico di sex symbol in costume aderente?

Ovviamente io non posso saperlo, ma quello che so è che James Tynion IV non è uno sprovveduto... E sa bene che - se avesse voluto - avrebbe avuto tutti gli strumenti narrativi per far riottenere a Dick Grayson la sua identità perduta  da subito... Non foss'altro perchè negli anni questo personaggio ha saputo coltivare una gran quantità di amicizie con personaggi che hanno a disposizione poteri magici, tecnologie aliene e capacità di tutti i tipi... E il fatto che nessuna delle persone vicine a Nightwing, a partire da Batman e Batgirl, abbia pensato di contattarle per chiedere aiuto, preferendo rassegnarsi al fatto di perderlo per strada "per offrirgli un nuovo punto di partenza" è assolutamente INVEROSIMILE per un qualsiasi appassionato...

Quindi sembra abbastanza evidente come tutto quello che è successo sia stato determinato da una qualche forzatura decisa a monte... Tra l'altro in un momento particolarmente sfavorevole per un'operazione del genere, visto che a fine mese debutterà la serie televisiva dei Teen Titans, in cui Robin è ANCORA Dick Grayson e SICURAMENTE si punterà molto sul sex appeal dell'attore che lo interpreta, e cioè Brenton Thwaites. E lo si intuisce già dal trailer...

Senza contare che, fra non troppo tempo, Dick Grayson riapparirà nella tanto attesa terza serie animata della Young Justice, in preparazione per Netflix.

E già solo da questo si intuisce che chiunque abbia avuto l'idea di trasformare "Dick" in "Ric" è una persona che coi fumetti ha molto poco a che fare... O magari ne ha una conoscenza molto superficiale e forse è anche leggermente sessuofoba. Il che mi fa pensare che James Tynion IV - che tra l'altro è bisessuale dichiarato - molto presto potrebbe trovarsi a sua volta alle prese con qualche richiamo o con qualche repentino "trasferimento"...

Sicuramente la sensazione è che l'aria che tira adesso dalle parti di MARVEL e DC non sia affatto buona per chi ha determinate idee e/o vorrebbe esprimerle (nei fumetti o nei propri spazi personali)... Di buono c'è che negli USA ci sono dozzine di case editrici di fumetti, la maggior parte delle quali è svincolata da interessi politici e corporativi di vario tipo... E, anche in questo, caso sarà molto interessante capire cosa potrebbe accadere quando le suddette case editrici prenderanno coscienza del fatto che loro possono avere una libertà di movimento e di espressione che le due case editrici più grandi non hanno, e che quindi possono intercettare gli autori che MARVEL e DC hanno silurato "per motivi di forza maggiore".

In ogni caso chi vivrà vedrà.

Alla prossima.