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mercoledì 30 dicembre 2015

PENSIERINI DI FINE ANNO...

Ciao a tutti, come va?

Fra una cosa e l'altra siamo arrivati all'ultimo post del 2015, e tutto sommato penso che questo blog quest'anno sia stato portato avanti in maniera più che dignitosa... Anche se ovviamente l'ultima parola spetta a voi che lo leggete, e che con la vostra costanza dimostrate che dopotutto il tempo che gli dedico è investito bene.

Anche se il fatto che di certe cose continuo a parlare solo io continua a lasciarmi perplesso... E avrei sperato che, almeno quest'anno, qualcuno dei miei post sarebbe stato ripreso in qualche spazio online un po' più "ufficiale"... E invece niente... E a tutt'ora non ho capito se questo accade perchè vengo liquidato come un visionario che parla a vanvera o se effettivamente quello che scrivo è ritenuto troppo compromettente e/o pericoloso per trovare spazio altrove... O se magari è un mix delle due cose (O__o).

Comunque gli argomenti da approfondire non mancano mai, ed è questo quello che conta.

Ad esempio: lo spunto per concludere in bellezza questo anno di post "alternativi" mi arriva dall'annuncio dell'ennesima serie di allegati a fumetti di Repubblica e l'Espresso che partirà in questi giorni... E che, per l'ennesima volta, verrà dedicata a TEX...

Ora: anche ammettendo che il personaggio sia molto amato, il fatto che le stesse storie siano ristampate per l'ennesima volta sotto forma di allegato (e addirittura in versione cartonata), mentre in edicola oltre alla serie regolare vengono riproposte due serie di ristampe, pone una serie di interrogativi... Anche perchè dal 2007 al 2014 l'Espresso e Repubblica hanno proposto una ristampa a colori di praticamente TUTTO il materiale di TEX uscito fino a quel momento...

E considerando che la serie regolare di TEX perde qualcosa come 10.000 lettori all'anno la sensazione è che questo genere di iniziative, più che a rilanciare il personaggio, serva a spremere come limoni i collezionisti di lunga data.

Tra l'altro, fra i tanti allegati che stanno proponendo a getto continuo settimanali e quotidiani vari, a quanto mi risulta quello di TEX è praticamente l'unico fumetto italiano che sta trovando spazio attualmente, e anche questo è un dato interessante da valutare... Nel senso che sembrerebbe dimostrare come, effettivamente, dietro a certe scelte ci sia tutto fuorchè l'intenzione di rilanciare il fumetto italiano in quanto tale (magari valorizzando nomi poco noti e riproponendo materiale DAVVERO irreperibile da tempo)...

Col risultato di NON contribuire - nei fatti -  a dare nuova linfa vitale ad un settore che non se la passa proprio benissimo, e men che meno aiutandolo a conquistare nuove fasce di pubblico... Preferendo spremere quelle vecchie finchè è ancora possibile farlo...

Ed è curioso che questo avvenga solo col fumetto Made in Italy, mentre - al contrario - gli allegati che propongono fumetto franco-belga stanno contribuendo a creare una nuova sensibilità attorno a produzioni che per decenni le edicole italiane avevano snobbato... E con buoni riscontri, evidentemente, visto che fra materiale inedito, saghe recenti e grandi classici nelle edicole italiane probabilmente non si era mai vista tanta bande dessinée tutta insieme.

Ad ogni modo, tornando al nocciolo del discorso, il fatto che si metta ancora al centro dell'attenzione un personaggio come TEX - anche in operazioni collaterali come gli allegati ai quotidiani - è abbastanza indicativo di come, dalle nostre parti, si dia ancora la precedenza ad un modo di intendere i fumetti che ha fatto il suo tempo... E che potenzialmente rischia di fare più danni che altro.

In un articolo pubblicato sul Washington Post lo scorso luglio (CLICCATE QUI) veniva fatta un'interessante indagine sullo stato dei lettori di fumetti del 2015, usando come riferimento i dati relativi ai biglietti della San Diego ComiCon (che possono essere acquistati solo in prevendita e compilando alcuni form). L'articolo metteva in luce il fatto che ormai le percentuali dei visitatori di ambo i sessi si equivalevano (e che c'era un 2% che non si riconosceva nei due sessi canonici).

In Italia un'indagine del genere non può essere fatta perchè anche nelle manifestazioni più importanti i biglietti possono essere acquistati in prevendita come all'ingresso... Tuttavia penso sia evidente per chiunque frequenti questo tipo di eventi che anche in Italia la percentuale di pubblico maschile e femminile tende al pareggio.

Eppure, incredibilmente, nessuno sta elaborando fumetti italiani pensati per avere un occhio di riguardo verso il pubblico femminile, ad eccezione di qualche goffo tentativo di ammiccare al pubblico preadolescenziale, che di solito si risolve in un nulla di fatto. Anche perchè, in Italia come negli USA, il pubblico femminile si è riavvicinato ai fumetti in generale grazie ai manga, e se negli USA gli editori - compresi quelli di supereroi - hanno fatto tesoro di questo dato di fatto, da noi le cose sono andate in modo molto diverso... Per il semplice fatto che i punti di forza di un manga, in realtà, sono in palese conflitto con alcuni limiti che il fumetto italiano non vuole assolutamente superare... E quando questo conflitto diventa evidente, inevitabilmente, i fumetti italiani preferiscono fare un passo indietro, anche a costo di trasformare una buona partenza in un clamoroso flop... Cosa che peraltro negli ultimi anni è avvenuta regolarmente.

In compenso, dalle nostre parti, si punta ancora su TEX... Magari anche con un nuovo supplemento annuale a partire dal gennaio 2016...

Ovviamente dai dati dei biglietti staccati alla San Diego ComiCon non si può capire quale sia la percentuale di persone gay e/o gay friendly, anche se è facilmente ipotizzabile che - per tutta una serie di fattori (come l'età media, la crescente presenza di personaggi lgbt nelle fiction televisive, lo sdoganamento dell'omoerotismo, la "normalizzazione" dell'omosessualità nell'immaginario pop, ecc) - la loro presenza nel contesto delle manifestazioni fumettistiche, e di conseguenza fra i lettori di fumetti, sia più alta rispetto alla media.

E forse non è proprio un caso se, al di fuori dell'ambito prettamente fumettistico, un editore di prestigio internazionale come la TASCHEN è arrivato a mettere i libri dedicati a Tom of Finland nella sezione del suo catalogo dedicata alla cultura POP, a fianco dei libri dedicati alla MARVEL e alla DC COMICS, come potete notare CLICCANDO QUI.

Eppure, di tutti questi mutamenti in atto, il fumetto italiano non sembra voler cogliere altro che una vaghissima eco, che comunque nella migliore delle ipotesi viene interpretata in maniera molto relativa.

Con buona pace del tanto auspicato ricambio generazionale, che infatti è sempre meno frequente.

E così siamo ancora al punto in cui, per quel che riguarda le edicole, la prima grande "novità" del 2016 sarà l'ennesima ristampa di TEX... E la seconda sarà il nuovo supplemento annuale TEX MAGAZINE...

E la cosa più ironica è che quando TEX debuttò, nel 1948, ebbe un grande successo proprio perchè era un fumetto innovativo sotto vari aspetti e incarnava al meglio lo spirito del suo tempo... Sfidando anche tutta una serie di convenzioni che dettavano legge in quel periodo...

Cosa che, per inciso, non sta facendo nessuno dei fumetti italiani attualmente in circolazione.

Ovviamente la speranza è che il 2016 possa compensare almeno in parte questa lacuna, anche se con certi presupposti non sarà facile.

Ci vediamo l'anno prossimo!

lunedì 28 dicembre 2015

CHI BOICOTTA CHI?

Ciao a tutti come va?

Al mio post di qualche settimana fa, in cui commentavo un messaggio che mi era arrivato da Associazione Culturale Teke Arcobaleno (CLICCATE QUI) si è sentito in dovere di ribattere Andrea "Damb" Bandin, co-autore di "A Cowboy's tale", e il seguito "A Cowboy's tale - Bandits", pubblicati da Teke qualche anno fa. Siccome solleva alcuni argomenti interessanti mi sembrava doveroso rispondergli in maniera approfondita...

"Ciao Wally, mi permetto di aggiungere qualche dato e qualche correzione al tuo esaustissimo articolo in virtù del fatto che sono/siamo autori ancora in collaborazione con le edizioni Teke. Nella parte che segue scriverò al plurale che non è "maestatis", ma solo perchè mi esprimerò anche a nome del mio amico e partner di lavoro Danilo. Non entrerò in merito alle questioni fiscali di cui non sono al corrente ne in merito alla questione delle scelte editoriali di un editore che stimo (anche se ancora in cerca di una collocazione ben precisa). Ci tengo tuttavia a fare alcune precisazioni:
Premesso che (purtroppo) non rientro nella fascia dei "giovani autori". Mi sono avvicinato a teke qualche anno fa attirato dal fatto di poter proporre storie a tematica gay/yaoi e stimolati dal fatto di avere pochi vincoli a livello creativo. Con teke abbiamo quindi pubblicato i due brevi volumi "A Cowboy's tale", e il seguito "A Cowboy's tale - Bandits". Progetto che tu conosci, perchè nato in funzione di un tuo progetto editoriale poi abortito (la rivista "splash").
Per questi due progetti avevamo il famoso contratto a percentuale e non ci è stato in alcun modo chiesto di autofinanziare le pubblicazioni. Attualmente stiamo lavorando ad un corposo volume (se confrontato agli altri) sempre a tema gay, tratto da un (ottimo) romanzo di Lucia Piera de Paola: Fuck diem. In parallelo ai Cowboys abbiamo terminato il volume "serial victim" (non-gay) con la casa editrice canadese Arcana comics, con un contratto simile (ma con percentuali diverse). Tutto questo lavorando comunque le nostre quotidiane 8 ore altrove poichè nessuno di questi contratti ci avrebbe permesso di sopravvivere. Questo per ricollegarmi al discorso dei sacrifici e delle rinunce che ti assicuro ci sono stati e continuano ad esserci. Tuttavia paragonare il mercato (e le possibilità) dell'editoria italiana con quella giapponese... e proprio fuori da ogni realtà (purtroppo). Come hai detto tu il mangaka che "produce storie che vanno avanti per migliaia e migliaia di pagine e che rinuncia senza troppi problemi alla sua vita sociale e alle sue ore di sonno" ha dalla sua, a controbilanciare le rinunce, ecc, dei contratti che in Italia probabilmente si può permettere solo Bonelli, realisticamente non certo la Teke ne altri editori minori. Per quanto riguarda il riscontro del pubblico e il lavoro che noi abbiamo proposto non so darti dati precisi. Noi abbiamo proposto un prodotto "ibrido" che voleva stare con il piede in due staffe, tra il fumetto gay porno e quello (stilisticamente difficile) dello yaoi. Con Lucia si era parlato di un terzo volume "Cowboys" ma in virtù del fatto che stiamo lavorando (sempre in contemporanea ai soliti lavori di "sopravvivenza") al voluminoso "Fuck Diem", per il momento non è realisticamente possibile (ma non del tutto escluso...) Per quanto riguarda Fuck Diem ci siamo accordati su un tipo di contratto diverso e apprezziamo molto lo sforzo fatto da Teke in questo senso. Per quanto riguarda l'aspetto promozionale ritengo che Teke abbia fatto il possibile per quanto concerne i mezzi a disposizione per un mercato (quello gay/yaoi) assolutamente di nicchia e che del resto non ha avuto decisamente nessun sostegno neanche dai blog altamente specializzati come il tuo. Per sostegno intendo che all'epoca delle varie pubblicazioni non c'è stata la minima segnalazione, critica, recensione per edizioni che al di là del livello qualitativo forse meritavano un minimo di sostegno in un mercato appunto difficile come quello italiano. Scusami se mi permetto, ma ritengo che il tuo blog abbia volutamente snobbato tutta la linea editoriale Teke nel momento creativo e propositivo e si sia degnato di spendere qualche riga solo nella fase critica. Come è avvenuto per altre iniziative italiane anche di maggiore pregio (Renbooks) sembra appunto che certi blog deputati alla critica e alla recensione fortemente di settore (lgbt) preferiscano da un lato concentrasi sul mercato estero in positivo e dall'altro piangere miseria sul mercato italiano ignorando sempre quello che c'è o che tenta di esserci in mezzo. E anche questo è un dato di fatto che non depone a favore di certe dinamiche che si sono instaurate nel nostro paese...

Ps: su amazon ci sono sia i "Cowboys" che il romanzo Fuck Diem!

Andrea "Damb" Bandini"

Intanto grazie per aver voluto condividere l'esperienza (positiva) portata avanti con Teke Arcobaleno. In secondo luogo, visto che mi viene imputato di avere boicottato di proposito le pubblicazioni Teke (e forse pure quelle Renbooks), vorrei chiarire meglio la mia posizione, onde evitare fraintendimenti.

Questo NON è un blog di recensioni, ma di segnalazioni e di approfondimento. Dal 2001 al 2012 ho avuto una rubrica di recensioni per il sito Gay.It, dove mi ero preso l'impegno di recensire tutto (o quasi) il mondo del fumetto LGBT, ma questo blog è un'altra cosa. Anche perchè in quel caso reinvestivo parte dei miei compensi per acquistare il materiale che gli editori non mi mandavano sotto forma di copie omaggio: così riuscivo a parlare un po' di tutto, anche di quello che non avrei mai comprato di mia iniziativa. Adesso non potrei più permettermelo. E comunque mi sono reso conto che buona parte del genere yaoi (e quindi anche lo yaoi Made in Italy) può definirsi "gay" in maniera molto marginale, e probabilmente - se avessi ancora una rubrica di recensioni - ne parlerei molto sporadicamente, delegando il compito a spazi molto più qualificati del mio, come il bel sito Yaoi Italia (CLICCATE QUI).

Detto ciò è pur vero che su questo blog non ho mai segnalato le uscite della Teke, nemmeno quando ha pubblicato cose che non erano yaoi in senso stretto, e il motivo è molto semplice: dalla Teke non mi è mai arrivato alcun comunicato che annunciasse novità, progetti o altro (e men che meno materiale in omaggio da recensire)... Anche perchè organizzava stand in varie manifestazioni e presentazioni in libreria/fumetteria, ma forse aveva un concetto di marketing un po' circoscritto...

Mi spiego meglio: quando recensivo per Gay.It (ribadisco: fino al 2012) non mi risulta che fossero mai arrivati i comunicati stampa di Teke che presentavano le sue produzioni, e comunque nemmeno sul loro sito erano presenti preview o approfondimenti degni di nota (se non ricordo male nella versione iniziale del sito le eventuali novità non erano neppure segnalate chiaramente nella home), inoltre non avevano un blog e non hanno avuto un profilo facebook prima della fine del 2011...

Eppure penso sia abbastanza ovvio che, se un piccolo editore (o un autore) vuole farsi conoscere, l'iniziativa dovrebbe partire da lui: coltivando i contatti e facendo presente se e quando ha prodotto qualcosa di nuovo... Soprattutto se i suoi fumetti sono difficilmente reperibili.

Se una persona cerca "fumetti gay" su google, ad esempio, il mio blog compare sempre fra i primi risultati in lista. Eppure Teke non mi ha mai segnalato nulla, anche se sapeva della mia esistenza almeno dal 2010, quando ne parlai nel POST CHE TROVATE CLICCANDO QUI e mi contattò per correggere alcune imprecisioni. Ne riparlai anche qualche tempo dopo (CLICCATE QUI), esprimendo alcune perplessità sul modo con cui stavano promuovendo le loro pubblicazioni, ma nessuno - da allora a oggi - si è mai fatto avanti per farmi presente che c'era questo o quel progetto in uscita...

E se una piccola realtà editoriale, o un autore, vuole affermarsi, logica vorrebbe che si assumesse l'onere di coinvolgere chi potrebbe segnalare il suo lavoro ad un pubblico mirato.

Esempio: qualche tempo fa mi sono imbattuto in un fumetto gay pubblicato da un altro piccolo editore, la EF Edizioni, che si chiamava "THE SPIRIT OF STEAM" (CLICCATE QUI). All'epoca lo segnalai e poco tempo fa il suo autore, Pasquale Celano, mi ha comunicato che a dicembre è uscito il secondo volume. Lui me l'ha comunicato e, di conseguenza, ora che l'ho saputo lo faccio presente agli interessati... Anche perchè avendo letto il suo lavoro precedente - che non era malvagio - posso avere un'idea di quello che sto segnalando. Generalmente in questi casi funziona così.
E comunque, per la cronaca, anche nel caso di Renbooks mi limito a fare degli interventi mirati di tanto in tanto: un po' perchè loro sono bravissimi a farsi pubblicità e a promuoversi da soli, con il loro sito e la loro pagina facebook, e un po' perchè altrimenti - considerando che è l'unico editore esclusivamente LGBT italiano e che organizza iniziative e promozioni a ritmo serrato - dovrei parlarne spessissimo, e sembrerei troppo di parte... Così mi limito a seguirli, anche solo sul loro profilo facebook, per annotare i loro progressi e dedicargli un post riassuntivo al momento giusto...

Una cosa che però, con Teke, sarebbe stato impossibile fare in ogni caso: guardando il loro profilo facebook (CLICCATE QUI), e lo dico senza nessuna intenzione di fare polemiche, quello che vedo è una pagina che è stata inaugurata solo il 22 settembre 2011 (anche se Teke debuttò a Lucca 2009) e in cui sono segnalati solo i titoli pubblicati da quella data in poi (praticamente solo quelli realizzati assieme ad Andrea "Damb" Bandini e i due volumi della serie SYNAPSIS)...
E, in quattro anni, sulla pagina facebook di Teke è stata mostrata solo una tavola a fumetti.
Tratta da Fuck Diem.
Questa.
Mentre per annunciare l'uscita di "A Cowboy's tale" ci si è limitati ad inserire la copertina in data 17 novembre 2012, accompagnandola con la scritta "novità"...

E più si va avanti e più si viene sommersi da notizie che riguardano prevalentemente il merchandising di Harry Potter, le pubblicazioni di "varia" e gli stand che la Teke allestisce in numerose manifestazioni italiane: alla fine qualche focus sulla copertina del sopracitato Fuck Diem - senza entrare mai troppo nei dettagli - è l'unico modo con cui la Teke ha usato facebook per promuovere lo yaoi negli ultimi quattro anni (anche se sul suo sito la "mission" di promuovere yaoi e yuri è ancora specificata chiaramente).

E, oltretutto, con questa impostazione gli yaoi si confondono facilmente con pubblicazioni e prodotti di tutt'altro genere.

Facendo un confronto con la pagina facebook di Renbooks, o anche solo con quella della EF Edizioni (CLICCATE QUI) di cui parlavo prima, penso che la differenza sia evidente. Se poi si va sull'account Twitter di Teke, che pure è stato aperto nel 2010 (CLICCATE QUI), lo spettacolo (dal punto di vista della segnalazione di pubblicazioni a fumetti) è ancora più desolante.

Paradossalmente, al momento, l'unico modo per avere un catalogo dei fumetti a tema gay pubblicati in passato dalla Teke - anche solo per provare a recuperarne qualcuno - è quello di consultare il sito della fumetteria Alessandro Distribuzioni di Bologna (trovate un pdf CLICCANDO QUI). Che, tra l'altro, è la stessa che ha messo in vendita su amazon uno dei due fumetti che Andrea "Damb" Bandini cita alla fine del suo messaggio (e quindi se questo fumetto è disponibile su amazon il merito non è nè di Teke nè del suo distributore)...

Mi dispiace fare la figura del pignolo, ma credo che puntualizzare certe cose sia importante perchè mi aiuta ad inquadrare un tipo di situazione che ho visto ripresentarsi ciclicamente con tante sfumature diverse, ma con un epilogo curiosamente simile..

Di solito il copione è sempre lo stesso: arriva qualcuno, a metà fra l'editore rampante e il sostenitore della causa gay, che si lancia in un progetto editoriale/fumettistico "gay friendly". Un po' per passione, un po' per istinto missionario e un po' con il sogno segreto di fare "il colpaccio" contando sul sostegno immediato e incondizionato del pubblico su cui ha puntato... Fino a quando prende atto che le cose non vanno nel modo sperato e che la situazione NON è quella che si aspettava, e così getta la spugna e si scatena la caccia al colpevole.

E di solito la tiritera è sempre quella: la colpa è degli autori/collaboratori, dei gay che non sostengono, dei lettori che non comprano, degli sponsor che non investono, dei siti che boicottano, della situazione italiana e di tutto l'universo mondo fuorchè dell'editore stesso... Che però, guardacaso, resta quello che sceglie gli autori da lanciare e i collaboratori a cui dare retta e che, in teoria, dovrebbe conoscere le dinamiche del mondo gay, le esigenze dei lettori, le mosse giuste da fare con internet e le criticità della situazione italiana... E che, soprattutto, dovrebbe avere elaborato una strategia di marketing. Possibilmente PRIMA di avventurarsi in un terreno minato come quello della pubblicazione dei fumetti LGBT in un paese come il nostro, e magari mettendo in conto che dovrà correggere il tiro strada facendo. Cosa che però il più delle volte, non avviene.

Negli anni l'ho visto accadere con la Echo Communications (e la collana BOYXBOY), con la Ecentodieci (l'ultimo editore di Babilonia), con Coniglio Editore (con cui lavorai a Happy Boys), con la FreeBooks (che provò addirittura a pubblicare yaoi realizzati in Europa), con Il Dito e la Luna (che fece una figura imbarazzante con la serie spagnola Fallen Angels), con le Edizioni Voilier (che si sono giocate Black Wade) e con molti altri ancora... E alla fine queste esperienze si sono sempre concluse con pile di pubblicazioni invendute e una buona dose di costernazione da parte dell'editore, che sosteneva di avere dato il massimo e di essere rimasto vittima dell'indifferenza del pubblico, del boicottaggio del mondo gay, dei problemi con gli autori e di tutta una serie di altre cose...

E ammetto che ad un certo punto, dopo tanti buchi nell'acqua, mi stava venendo il sospetto che in queste giustificazioni ci fosse un fondo di verità.

Se non che, ad un certo punto, il caso della Renbooks ha cambiato un po' le carte in tavola. Nel senso che, pur non essendo perfetta, è una casa editrice italiana specializzata in fumetti LGBT che sembra stare a galla in maniera dignitosa da diversi anni e che non giace sepolta da pile di copie invendute... E, anzi, se ha del materiale invenduto cerca periodicamente di rilanciarlo in qualche modo. Segno evidente che, forse, l'editoria LGBT in Italia è soprattutto una questione di approccio e di conoscenza diretta del pubblico a cui ci si rivolge.

Anche perchè in Italia la situazione è già di per sè complicata, e muoversi a caso - o, peggio ancora, aspettando che siano gli altri a garantire il sostegno adeguato ad un'iniziativa editoriale a base di fumetti gay - è a dir poco controproducente. Anche solo per il fatto che in Italia la comunità gay non è strutturata come quella americana (men che meno per quel che riguarda gli spazi informativi su internet) e la comunità delle fans di yaoi non è organizzata come quella giapponese.

E, ripeto, tutto questo lo dico senza alcun intento polemico.

Il problema, in realtà, è che siamo arrivati alle soglie del 2016 e a volte mi sembra ancora che, a parte qualche rara eccezione, la tendenza generale sia quella di non considerare gli ultimi quindici anni di esperienze editoriali LGBT in Italia (e nel mondo), finendo per dover ripartire daccapo ogni volta... Per poi commettere gli stessi errori di cinque, dieci e vent'anni fa.

 E non lo dico solo per quel che riguarda i piccoli editori, ma proprio in senso generale...

Anzi: a ben guardare è una situazione un po' inquietante, come se ci si trovasse di fronte ad un disco rotto e ad un vecchio grammofono che continua a saltare tornando all'inizio, man mano che cerca di andare avanti...

Il discorso è complicato e andrebbe sicuramente approfondito, ma credo questa tendenza a non fare tesoro delle esperienze passate, soprattutto se sono esperienze altrui, sia una delle principali ragioni per cui il fumetto italiano non riesce a rinnovarsi e a conquistare nuovo pubblico. E non solo a livello di fumetti LGBT.

Certo poi ci si può sbizzarrire nella ricerca di capri espiatori sempre nuovi, ma forse bisognerebbe lavorare su altro.

Alla prossima.

venerdì 25 dicembre 2015

AUGURI FELINI...

Ciao a tutti, come va?

Siccome questo post arriva proprio a Natale ho deciso di essere buono e vi segnalerò una buona notizia che arriva dagli USA, e più precisamente dal numero 1 della nuova serie dedicata a Patsy Walker, alias Hellcat, una supereroina MARVEL di seconda fascia che è stata una costante dell'universo narrativo della casa editrice fin dagli anni Quaranta (quando ancora non si chiamava MARVEL, ma Timely, e Patsy Walker era la protagonista di una serie di teen comics umoristico/sentimentali in stile Archie), ma che da allora non ha mai avuto l'occasione di farsi valere più di tanto... Anche perchè era sempre risultata eccessivamente pacchiana e "anomala" per gli standard supereroistici che andavano per la maggiore... Almeno finora...

Infatti un personaggio del genere, in un periodo particolare come questo, potrebbe trovare finalmente la sua giusta collocazione, anche perchè è evidente in questa sua nuova serie regolare la MARVEL ha tutta l'intenzione di farla diventare la concorrente diretta della Batgirl targata DC Comics... Puntando su diversi elementi che hanno reso Batgirl un successo di pubblico e critica, seppur con le opportune variazioni. E così, in questo primo numero (distribuito proprio l'antivigilia di Natale), vediamo che Hellcat si imbatte in un nuovo inumano che si fa chiamare Telekinian, ma che in realtà è solo un ragazzo di nome Ian Soo che tende ad abusare dei suoi nuovi poteri telecinetici...

Sorvolando sul fatto che, visto che i diritti cinematografici dei mutanti sono ancora in mano alla FOX, ora la MARVEL sta facendo di tutto per piazzare gli  inumani (che a differenza dei mutanti non nascono con poteri speciali, ma hanno una predispozione genetica di natura aliena che si attiva dopo l'esposizione alle "nebbie terrigene") da tutte le parti, può essere interessante notare che lo scontro fra Hellcat e Telekinian ha un epilogo insolito... Infatti, una volta che Ian Soo impara la lezione (anche perchè Hellcat gli fa un occhio nero) e decide di rigare dritto, diventa amico di Patsy Walker - con cui pare avere molti gusti in comune - e i due diventano amici... E coinquilini...

La cosa interessante è che, una volta tanto, Ian Soo non ha alcun bisogno di fare un coming out ufficiale per far capire che è gay, ed è evidente che non ne sente nemmeno la necessità... Dato che evidentemente vive la cosa senza particolari difficoltà. Tant'è che poco dopo chiede a Patsy di accompagnarlo in una libreria gay... Dove la protagonista pare apprezzare molto un libro fotografico dal titolo BUTTS vol.IX, e dove viene riconosciuta dal commesso bear...
Che si scopre essere Tom Hale, un suo vecchio amico (che condivideva con lei le avventure comparse sui suoi storici teen comics)...
E alla fine Patsy accetta l'invito di Tom e Ian per passare la serata in un locale, e fa venire anche la sua amica She Hulk...

E Tom annuncia che ha deciso di assumere Ian nella sua libreria (visto che i suoi poteri telecinetici saranno utilissimi per  sollevare libri e scatoloni)... Così non correrà più il rischio di diventare un criminale, utilizzando i suoi poteri per recuperare illecitamente il denaro che gli serve per pagare l'affitto...

Morale della favola: alla fine la MARVEL ha deciso di fare un bel regalo di Natale a tutti i suoi lettori gay, presentando il suo primo inumano gay dichiarato e il primo coinquilino gay del titolare di una sua testata... E a ben pensarci questo è anche il primo caso di coinquilino gay di una supereroina in generale...

Senza contare che ora nell'universo MARVEL è ufficialmente presente una libreria gay gestita da un simpatico bear, che probabilmente diventerà a sua volta un personaggio ricorrente nelle avventure di Hellcat...

Niente male.

Anche perchè il personaggio di Patsy Walker è già comparso nella serie televisiva di Jessica Jones, perciò non è detto che in un prossimo futuro il suo coinquilino gay non possa avere anche una versione "live"...

E siccome a Natale sono tutti più buoni oggi mi tratterrò dal fare paragoni imbarazzanti con la situazione italiana.

Alla prossima e auguri (se festeggiate).

mercoledì 23 dicembre 2015

DIRITTO ALLA PARODIA...

Ciao a tutti, come va?

Come forse avrete notato il nuovo, e tanto atteso, film di Star Wars sta diventando un fenomeno di costume paragonabile al primo titolo della saga, quando debuttò nell'ormai lontano 1977. Tuttavia, dal 1977 a oggi, molte cose sono cambiate e infatti oggi vorrei partire annunciandovi che - a partire dal 25 dicembre - sarà disponibile il primo capitolo della parodia porno gay della saga, ad opera del sito men.com...

La cosa, al di là dei giudizi di merito sul cast, è abbastanza interessante per almeno due motivi: il primo è che tradizionalmente il porno gay (a differenza del porno etero) è sempre stato abbastanza impermeabile alle contaminazioni dell'immaginario pop, e il secondo è che - a differenza di quanto è avvenuto per altre parodie porno gay (come quelle che lo stesso studio men.com aveva deditato ad Arrow e a Game of Thrones) - sembra che sia stato investito un budget un più po'  alto del solito per noleggiare costumi, scenografie e persino per un po' di animazione in CG.



Cosa voglia dire tutto questo è ancora un po' presto per dirlo, ma qualcosa mi dice che si tratta di un segnale interessante, se non altro perchè dimostra che il porno gay sta prendendo atto del fatto che ormai le fantasie erotiche del pubblico gay stanno iniziando a spaziare, che i gay appassionati di immaginario pop non sono poi così pochi e - soprattutto - che FORTUNATAMENTE si può iniziare ad andare oltre alle solite ambientazioni e ai soliti luoghi comuni che si trascinano dalla fine degli anni '70...

Certo siamo abbastanza lontani dal porno etero di ultima generazione, che ormai ha un vero e proprio mercato a parte per le parodie, e un'intera sottocategoria dedicata alla parodie porno che coinvolgono l'immaginario pop e i film di supereroi... Tuttavia forse qualcosa si sta iniziando a smuovere...

Anche perchè, perlomeno negli USA, la parodia è una questione di principio, e con i dovuti accorgimenti sarebbe possibile realizzare parodie erotiche di tutti i tipi... Quindi non si capisce proprio perchè nella lista delle 52 migliori porno parodie del 2015, realizzata dal sito specializzato pornparody.com (che trovate CLICCANDO QUI), quelle gay si contino davvero sulle dita di una mano...

E viene il sospetto che, più che per una questione di mezzi, questa latitanza sia determinata dal pregiudizio (tutto americano e molto anni '90) secondo cui i "nerd" sarebbero eterosessuali per definizione, mentre la comunità gay non avrebbe questo tipo di interesse... Una teoria che, ovviamente, non si regge in piedi e che - forse - poteva trovare giustificazione solo nel fatto che fino a qualche decennio fa i nerd, i geek e gli appassionati di immaginario pop erano fondamentalmente persone asociali, o comunque persone che si vergognavano di dichiarare certe passioni all'interno della comunità gay, e quindi venivano percepiti come una risicatissima minoranza nella minoranza... Anche se nei fatti non era proprio così, e probabilmente oggi che c'è una percezione più obbiettiva della situazione, e che l'immaginario "nerd" sta diventando molto mainstream, forse qualcosa cambierà...

Anche perchè, come dicevo prima, negli USA la parodia è una questione di principio perlomeno dal 1978, quando il Copyright Act ha stabilito che la parodia è una forma di espressione legittima... E questo status si è applicato alle parodie erotiche a partire dal famoso caso di Hustler Magazine and Larry C. Flynt, Petitioners v. Jerry Falwell, che nel 1981 ha fatto esprimere la Corte Suprema Americana al riguardo, stabilendo che il diritto alla parodia è garantito dalla primo emendamento della Costituzione Americana. Nel tempo è stato comunque precisato che: 1) la parodia non si deve confondere con l'originale, 2) non deve utilizzare marchi o nomi registrati, e se lo fa deve comunque alterarli in qualche modo... Anche solo aggiungendo la dicitura XXX nei titoli, e specificando che si tratta di una parodia che non ha alcun rapporto con l'originale...

E questi accorgimenti permettono addirittura alle parodie porno di precedere l'uscita degli originali da cui prendono spunto, sfruttandone le campagne pubblicitarie...

E d'altra parte non è da ascludere che in qualche modo le parodie porno possano garantire una visibilità supplementare agli originali... Portando gli aventi diritto a starsene zitti e buoni anche quando i loro personaggi ispirano dei piccoli colossal del porno, che sfoggiano una cura del dettaglio che soddisfa anche i fans più esigenti...

Ad ogni modo può essere interessante notare che l'ultimo grande smacco subito da chi aveva citato in giudizio una parodia erotica abbia riguardato proprio STAR WARS, e si sia verificato quando nel 2002 una piccola casa di produzione (la Media Market Group) realizzò una porno parodia animata di STAR WARS (e che mixava molti altri cult, come Sailor Moon, Dragon Ball e Street Fighters...), di nome STARBALLZ...

In quel caso la Lucas Film (che non aveva ancora ceduto i diritti di STAR WARS alla Disney) fece causa alla Media Market Group perdendo clamorosamente (la sentenza la trovate CLICCANDO QUI)... In quanto, come specificato dal Giudice, si trattava di una parodia nettamente distinguibile da STAR WARS, e comunque la saga originale era talmente nota che nessuno avrebbe potuto scambiarla con una sua parodia erotica... E infatti da quel momento in poi le porno parodie di STAR WARS hanno avuto un'impennata... E nessuno si è più opposto alla loro commercializzazione...



Un po' più complicato e controverso è il discorso riguardo alle parodie di personaggi famosi in quanto tali e non di personaggi immaginari, film o fumetti, ma direi che esula dal nostro discorso... Anche se può essere interessante notare che la tutela della parodia nel territorio europeo è stata confermata recentemente da una sentenza della Corte di Giustizia Europea, che è relativa proprio ad un caso che vede coinvolti personaggi reali e personaggi a fumetti allo stesso tempo!

Tutto è partito dal Belgio, dove nel 2013 un partito di destra aveva realizzato un calendario satirico in cui veniva parodiata la copertina di un fumetto della serie Bob e Bobette (che in Belgio è popolare più o meno quanto i puffi), e più precisamente questa...

Nell'immagine del calendario gli atterriti Bob e Bobette assistevano impotenti ad un esponente della sinistra locale che distribuiva soldi agli extracomunitari...
  
A quel punto gli eredi di Willy Vandersteen, il “papà” di Bob e Bobette, decidono di rivolgersi al Tribunale di Bruxelles, per impedire la diffusione del calendario.

In primo grado, le loro domande sono accolte: viene così dichiarata la violazione del diritto d’autore e ordinato il ritiro del calendario.

I giudici dell’Appello, invece, rinviano il caso alla Corte di Giustizia Europea, sottoponendo due quesiti:

a) se la nozione di parodia sia autonoma e, quindi, debba essere interpretata alla luce del solo diritto comunitario;
b) se la parodia debba presentare un grado di originalità tale da consentire al lettore di individuare l’opera originale, senza che il lettore sia indotto ad attribuire la paternità della parodia stessa all’autore dell’opera originale.

In merito alla prima questione la Corte ritiene che la nozione di “parodia”, in assenza di una definizione legislativa, debba essere intesa sulla base del significato abituale del termine nel linguaggio corrente.

L’opera parodistica, quindi, dovrebbe, da un lato “evocare un’opera esistente, pur presentando percettibili differenze rispetto a quest’ultima”, e, dall’altro, “costituire un atto umoristico o canzonatorio”.

Sul secondo profilo, invece, la sentenza si ricollega alla nozione di “giusto equilibrio”: l’uso di un’immagine altrui, modificata e parodiata, determina creazione di una nuova opera.
In definitiva, la parodia deve limitarsi a contenere differenze facilmente riconoscibili rispetto all’opera originale e non deve creare confusione sulla paternità delle opere. Non è necessario, invece, che sia citata l’opera primaria, né che sia dovuto un compenso al suo autore.

Più complessa – ma la Corte di Giustizia non si pronuncia sul punto, essendo di competenza del giudice nazionale – è invece la questione relativa al diritto dell’autore di impedire l’utilizzo della propria opera laddove la parodia, come nel caso di specie, contenga messaggi violenti o razzisti. In questo caso, comunque, occorrerebbe rispettare non le idee e le convinzioni dell’autore dell’opera parodiate, ma quelle – dai contorni sicuramente sfumati – dell’intera società sulle quali, riprendendo a le parole dell’Avvocato Generale, si fonderebbe “lo spazio pubblico europeo”.

Se vi interessa tutta la sentenza C-201/13 , datata 3 settembre 2014, potete leggerla CLICCANDO QUI.

In altre parole, se un domani in Italia qualcuno volesse realizzare una parodia umoristica (ed eventalmente erotico umoristica, o magari omoerotica) di qualche noto personaggio a fumetti, sarebbe tutelato da una sentenza della Corte di Giustizia Europea...

Buono a sapersi...

Alla prossima.

lunedì 21 dicembre 2015

TOPI E TOPI...

Ciao a tutti, come va?

Oggi in realtà dovevo parlare di un altro argomento, ma una serie di strane coincidenze mi spinge a parlare (di nuovo) di quello che sta succedendo dalle parti di Topolino. In realtà quest'anno non è stato proprio felice per il settimanale a fumetti più noto d'Italia... Anche se le sue criticità, sempre più evidenti, continuano ad essere un argomento tabù per gli addetti ai lavori e i siti di informazione fumettistica ufficiali (per mille motivi, che però non sono l'argomento di oggi).

E in questo senso il 2015 è stato un anno decisamente emblematico, per dirla con un eufemismo.

Prima per via di quella brutta storia della copertina dedicata a Charlie Hebdo, cambiata all'ultimo momento per motivi mai realmente chiariti (CLICCATE QUI)...

Quell'episodio aveva portato anche ad un criptotentativo di fare ammenda, per salvare il salvabile (CLICCATE QUI)...

Che però non deve essere servito a molto, visto che l'editore, proprio a partire dal mese in cui è successo il fattaccio (che SICURAMENTE ha allontanato molti lettori), ha deciso di smettere di rendere pubblici i suoi dati di vendita, che da decenni venivano certificati dall'ADS - Agenzia Diffusione Stampa (CLICCATE QUI)...

E la sensazione è che sia stata una precisa scelta di marketing, motivata dalla necessità di nascondere il picco negativo di vendite (e di abbonamenti) che con ogni probabilità si è verificato dopo il "caso" della copertina... E che comunque non ha fatto altro che accelerare un processo che era già in corso da tempo (CLICCATE QUI)...

Al punto che questa estate, invece di allegare il solito gadget, Topolino ha pensato bene di provare a riconquistare terreno, e lettori, proponendo - credo per la prima volta nella sua lunga storia - alcuni numeri sottocosto (CLICCATE QUI)... E, se Topolino arriva a fare i "saldi", forse vuol dire che c'è qualcosa che davvero non funziona più come una volta...

Ovviamente senza avere a disposizione dati ufficiali non si può sapere il risultato di questa operazione, tuttavia è abbastanza evidente che la situazione non deve essere particolarmente brillante, visto che quest'anno Topolino ha deciso di ricorrere al "salvagente" rappresentato dalle storie di PK per ben due volte (a maggio e a novembre)...


E, per rendere l'operazione ancora più accattivante, Topolino gli ha pure dedicato un bel gadget montabile/trasformabile...


E tutto questo anche se, come è noto, il suddetto personaggio NON è mai stato pensato per trovare una naturale collocazione in Topolino... Anche solo per il fatto che Topolino ospita già le storie del Paperinik "classico" e numerose altre versioni alternative di Paperino, come l'agente Doubleduck e il ladro Fantomius (che tecnicamente è l'ispiratore di Paperinik)... Senza contare Paperino Paperotto...




E intanto, per intercettare nuovo pubblico, Topolino ha presentato anche la prima parodia Disney di un romanzo "ribelle" come ON THE ROAD (che oltre ad essere il manifesto della beat generation è anche considerato abbastanza iconico nell'ambito della cultura gay), anche se ovviamente - con tutti i limiti imposti da Topolino - non è stato possibile ricavarne granchè (CLICCATE QUI)...

Il tutto mentre il settimanale ha continuato a dare spazio a partnership con personaggi più o meno famosi e artisti vari... E un giorno sarebbe davvero bello sapere qual è il tipo di accordo che propone di volta in volta, e il relativo rientro che ne ottiene, visto che certi personaggi non c'entrano davvero nulla con il mondo disneyano, e probabilmente non fanno altro che complicare ulteriormente il rapporto della testata con i suoi lettori... Soprattutto se diventano personaggi ricorrenti, come Vincenzo Paperica e il mago Papernova, che sono addirittura entrati nella "Topopedia" (CLICCATE QUI)...



L'ultimo, ma non ultimo, caso è stato quello dei due comici italiani Lillo e Greg (diventati Lillow & Gregor nella versione paperinizzata), che in occasione del lancio del loro film natalizio hanno avuto l'onore di una storia su Topolino 3135... Un numero che esce proprio questa settimana, con una storia su misura, addirittura il giorno dell'antivigilia di Natale!

E, se fossi sospettoso, mi verrebbe da pensare che o a Topolino hanno tanto bisogno di liquidità o che alla Filmauro (che ha prodotto il film) ne hanno davvero in abbondanza, perchè in questo caso si parla di una storia che riunisce Topolino, Paperino e una quantità imbarazzante di personaggi secondari... Oltretutto proprio sotto Natale...

Niente di illegale, per carità, ma proporre una di queste storie "promozionali" a cavallo di Natale, per giunta coinvolgendo buona parte dell'attuale cast del settimanale, sicuramente non aiuterà a rinsaldare il rapporto col pubblico... Che magari, per le feste, avrebbe preferito essere ingolosito da una storia natalizia di tutt'altro genere, magari più simile a quelle che caratterizzavano Topolino qualche decennio fa, e che rendevano i numeri di Natale fra i più attesi dell'anno...

Tra l'altro quest'anno si sarebbe presentata un'occasione particolarmente ghiotta, visto che in questi giorni debutta anche il tanto atteso nuovo film di STAR WARS... E considerando che STAR WARS ora è un marchio Disney niente avrebbe impedito a Topolino di realizzare una nuova STREPITOSA parodia fantascientifica di STAR WARS (o magari anche solo ispirata a STAR WARS) in versione natalizia, ad esempio... O magari una cosa più articolata. Qualcosa di simile all'indimenticabile saga "natalizia" di Topolino e la Spada di Ghiaccio negli anni '80, per intenderci...

In questo modo Topolino avrebbe attirato lettori, avrebbe fatto pubblicità a un film di proprietà Disney e probabilmente avrebbe anche accontentato il pubblico più esigente... E invece, questo Natale, Topolino fa notizia e invia comunicati stampa giusto per via della storia con Lillo e Greg...

Forse Topolino ha ripreso talmente tanti lettori, e guadagna talmente bene, che può permettersi di fare tutto quello che vuole? In realtà, al riguardo, avrei qualche dubbio. E lo dico perchè, siccome mi piace fare le cose per bene, mi sono permesso di chiamare l'ADS per capire un po' meglio questa storia del fatto che Topolino esibisce il loro marchio senza fornire dati di vendita dall'inizio dell'anno... E una responsabile molto gentile mi ha rivelato che:
  1. Il marchio ADS che compare su Topolino risale ai dati certificati due anni prima della sua esposizione, quindi può esporlo ancora per tutto il 2016, dopodichè sarà tenuto a rimuoverlo.
  2. La certificazione ADS ha un costo.
  3. La scelta di interrompere la diffusione dei dati di vendita è stata presa esclusivamente da Topolino, e alla ADS sperano che in futuro torni sui suoi passi.
Quindi - escludendo l'ipotesi che il settimanale si sia tolto dall'ADS per sfizio o perchè lo riteneva superfluo (visto che per i suoi inserzionisti NON è superfluo) - i casi sono due: o Topolino non fornisce più i dati perchè pensa che non sia più opportuno fornirli (visto che sono sempre più bassi e compromettenti per la sua reputazione) oppure non ha più i soldi necessari per usufruire della certificazione ADS. In entrambi i casi lo scenario che emerge, anche in considerazione del fatto che Topolino ha ancora degli inserzionisti pubblicitari (che avrebbero il diritto di sapere quanto vende), è un po' preoccupante.

Anche perchè il tempo passa e i lettori diminuiscono, ma la sensazione è che non ci sia alcuna intenzione di rinnovare realmente il settimanale e i suoi contenuti, per renderlo davvero competitivo e in grado di ridestare l'interesse sel pubblico... Certo si è provato persino a coinvolgere il fumettista Simone Albrigi, in arte Sio, nella speranza che potesse convogliare il suo ampissimo pubblico (Scottecs Magazine ogni volta vende decine di migliaia di copie) sulle pagine di Topolino, ma... Il suo pubblico lo ama perchè fa "i fumetti di Sio" e i lettori della Disney non si ritrovano nel suo umorismo (che è troppo anticonvenzionale e mal si sposa con dei personaggi strutturati), e alla fine anche questa idea pare che non abbia avuto l'esito sperato... Anche perchè, secondo i puristi, avrebbe ulteriormente snaturato le caratteristiche di alcuni personaggi...

Forse sbaglio, ma l'impressione è che nella redazione di Topolino stiano iniziando a realizzare che c'è qualcosa che non funziona, anche se ancora non riescono a capire cosa, e quindi da diverso tempo si muovono a tentoni per cercare di sistemare le cose...

In realtà, per quel che vale la mia opinione, credo che il vero grande problema di Topolino sia nel fatto che viene prodotto in un paese in cui non ha alcun tipo di concorrenza diretta. Nel senso che, ormai da decenni, non ha più modo di confrontarsi con pubblicazioni di fumetti umoristici e/o avventurosi che mirano al suo stesso pubblico di riferimento... E pertanto ormai può contare solo su un'analisi del mercato autoreferenziale, viziata dal suo ruolo egemone e dal fatto che i lettori stessi non hanno idea di cosa gli piacerebbe leggere se Topolino non li soddisfa più... Per il semplice fatto che in Italia NON ci sono alternative a Topolino.

Altrove non è così, e infatti le cose vanno diversamente sotto tutti i punti di vista.

In Francia, ad esempio, il settimanale Le Journal de Mickey (la versione francese di Topolino) deve fare i conti con una concorrenza diretta, come quella del settimanale Spirou, e indiretta (come quella delle dozzine di fumetti per ragazzi che in Francia vengono pubblicati ogni mese in volume). E infatti al suo interno, oltre ai fumetti disneyani, ospita autori umoristici molto variagati e non necessariamente "politically correct", che lo rendono più competitivo....

E questa scelta sicuramente si è rivelata azzeccata... Infatti il sito dell'OJD (Office de Justification de la Diffusion, che praticamente è l'ADS francese e che trovate CLICCANDO QUI) riporta che Le Journal de Mickey vende circa 104.000 copie a settimana. Considerando che la popolazione francese non è tanto più numerosa di quella italiana (66 milioni contro 60 milioni), e il fatto che in Francia c'è solo l'imbarazzo della scelta per quel che riguarda i fumetti per ragazzi (anche e soprattutto in volume), direi che è un dato molto interessante, soprattutto se lo si paragona a quello del suo collega italiano. Gli ultimi dati certificati ADS di Topolino risalgono al 2014, e fra vendite in edicola e abbonamenti si parla di una media di 130.000 copie a settimana: quindi solo 20.000 copie in più rispetto a quello che vendeva Le Journal de Mickey nello stesso periodo (circa 110.000 copie a settimana, stando sempre ai dati OJD), e questo nonostante il fatto che in Francia i fumetti Disney abbiano da sempre tantissima concorrenza cartacea (mentre in Italia, è bene ricordarlo, di fatto non ne hanno).

D'altra parte è indicativo anche il fatto che l'altro storico settimanale francofono, Spirou, in Francia vende "solo" 28.500 copie alla settimana (considerando anche quelle che vende in Belgio raggiunge quota 48.300 copie, come potete vedere CLICCANDO QUI), ma non per questo rinuncia a sperimentare e ad usare i suoi fumetti e i suoi personaggi per interpretare la realtà... Anche partecipando a dei progetti che in Italia NESSUN EDITORE PER RAGAZZI (e non solo per ragazzi) oserebbe mai supportare... Come ad esempio quello relativo alla campagna del primo dicembre, ovviamente relativa alla lotta all'AIDS, organizzata assieme all'associazione Sida Info Service (in Francia) e Plate-Forme Prévention Sida (in Belgio)...

Molto notevole è anche il fatto che, sia nel caso di Le Journal de Mickey che in quello di Spirou il grosso delle vendite sia rappresentato dagli abbonamenti (rispettivamente 81,6% e 86,4%), e ognuno può trarne le conclusioni del caso... Soprattutto considerando che, analizzando i dati ADS relativi agli abbonamenti di Topolino per gli anni 2013 e 2014, si scopre che il settimanale aveva perso - in media - una ventina di abbonati al giorno (ne ho parlato nel dettaglio QUI)... E comunque è notevole anche il fatto che, nel clima di crisi generale dell'editoria cartacea, dal 2011 a oggi Le Journal de Mickey abbia perso 33.000 lettori e Spirou solo 7000... Segno che, forse, lo "stile Spirou" paga molto di più in termini di fedeltà... Anche perchè, altro piccolo dettaglio da non sottovalutare, Spirou costa ben 40 centesimi in più rispetto a Le Journal de Mickey...

Ad ogni modo la scorsa settimana anche Spirou (come Le Journal de Mickey) non ha perso l'occasione di evidenziare (anche in copertina) il debutto del nuovo capitolo cinematrografico di STAR WARS... Con tanto di un numero speciale intitolato "IL RISVEGLIO DELLA FARSA"...

Più o meno il contrario di quello che è successo sul nostro Topolino... E in effetti, a questo punto, mi sorge anche il dubbio che Topolino abbia scelto di non mettere troppo in risalto il debutto di STAR WARS proprio per non "danneggiare" la promozione del film con Lillo e Greg, che a modo suo gli fa  concorrenza nelle sale italiane... Anche perchè la storia Disney in cui compaiono Lillo e Greg sicuramente non è stata concessa gratis e/o senza prendere accordi di questo tipo...

E se le cose stessero davvero così ci ritroveremmo di fronte ad un nuovo caso di "conflitto di interessi fumettistico" davvero notevole, e obbiettivamente imbarazzante... Soprattutto considerando che Topolino non se la sta passando tanto bene e che STAR WARS (che, ripeto, è un marchio Disney), al momento, è davvero sulla bocca di tutti... Al punto che, anche se Topolino non ha voluto dargli spazio "ufficialmente", la direttrice (nella foto sotto) ha cercato di tamponare questa lacuna segnalandolo nel suo editoriale del numero precedente a quello in cui compare la storia con Lillo e Greg (CLICCATE QUI): un numero in cui diverse pagine erano dedicate ai gadget di STAR WARS e all'Accademmia di Star Wars di Disneyland Paris, ma NON alla promozione/valorizzazione del film vero e proprio...

E questo nonostante il fatto che l'ultimo capitolo cinematografico risalga a dieci anni fa, e sicuramente molti piccoli lettori di Topolino - che sono nati DOPO il 2005 - avrebbero apprezzato perlomeno una mini guida alla saga (come quella che, guardacaso, gli è stata dedicata da Le Journal di Mickey la stessa settimana, allegando anche un poster della locandina)... Forse a Topolino hanno pensato che, se STAR WARS è un marchio Disney, avrebbero avuto modo di sfruttare adeguatamente la cosa in un secondo tempo, con comodo? Avranno concluso che non era indispensabile sfruttare al meglio il traino offerto dal debutto del nuovo film, e il relativo lancio promozionale che gli avrebbe garantito per le eventuali iniziative di Topolino annesse e connesse?

Ed è possibile che tutto ciò sia avvenuto, almeno in parte, in funzione degli accordi presi per promuovere il  cinepanettone di Lillo e Greg con la storia di Natale? 

Chissà...

Forse sarò clamorosamente smentito e proprio nel numero con Lillo e Greg ci sarà uno speciale di venti pagine su "Il Risveglio della Forza"? Staremo a vedere...

Certo è che, considerando che oltretutto la casa editrice di Topolino è la stessa che pubblica i fumetti di STAR WARS in Italia, il fatto che non sia stata pianificata davvero nessuna iniziativa condivisa (anche solo un concorso dove in palio c'erano dei fumetti o dei DVD) è davvero strano... Soprattutto considerando la partnership quasi imbarazzante che c'è stata con la Panini per quel che riguarda il settore "figurine dei calciatori"...

E senza dimenticare il fatto che Le Journal de Mickey (sempre lui) sta martellando il suo giovane pubblico con questa storia di STAR WARS fin da maggio... Con tanto di copertine e approfondimenti a tema...

Il tutto mentre Topolino, in Italia, non ha dedicato a STAR WARS nemmeno una copertina del 2015, anche se non ci sono stati problemi quando bisognava mettere al centro dell'attenzione Jovanotti, Arturo Brachetti e il pianista Stefano Bollani (tutte le copertine dell'anno che sta per finire le trovate CLICCANDO QUI)...

Come è possibile?

Tuttavia i confronti imbarazzanti con la Francia non finiscono qui.

Infatti, siccome i fumetti in Francia sono una cosa seria, la casa editrice Glénat ha chiesto (e ottenuto dalla Disney) la licenza per poter realizzare delle storie inedite di Topolino, affidandole però ad autori francesi NON disneyani, nel tentativo di riproporre al pubblico una versione del personaggio "a tutto tondo"... Come quella che compariva nelle prime avventure realizzate da Floyd Gottfredson (1905-1986), quando i buoni potevano essere davvero in difficoltà, i cattivi facevano paura sul serio e in cui il concetto di "umorismo Disney" aveva delle sfumature molto diverse da quelle a cui siamo abituati oggi...

I quattro autori selezionati per questo esperimento (che vedrà la luce nel 2016) sono dei nomi di primo piano (e in qualche caso dei veri e propri mostri sacri) nel panorama francese: Bernard Cosey, Lewis Trondheim, Régis Loisel e Frédéric Thébault (in arte Tebò)... Per inciso: Frédéric Thébault ha già deciso (CLICCATE QUI per le sue dichiarazioni) che affronterà il tema della DISCRIMINAZIONE E DEL RAZZISMO, utilizzando come metafora il rapporto fra gatti e topi, e parlerà persino di PROIBIZIONISMO, mettendo Topolino a confronto con il "contrabbando" di cioccolata calda...

Régis Loisel, che a discapito del tratto caricaturale ha all'attivo diversi fumetti bellissimi, crudi e struggenti (vi raccomando caldamente la sua spietatissima versione delle origini di Peter Pan, pubblicata in edizione economica dalle Edizioni Cosmo, e in versione deluxe dalle Edizioni BD), presenterà addirittura Topolino e il suo amico Orazio alle prese con gravi problemi economici... Dipingendoli come due personaggi estremamente arrabbiati con la crudeltà vita, che si aggirano alla ricerca di lavori sottopagati in una Topolinia trasformata in un sobborgo miserevole e pieno di gente affamata che fa la coda nella speranza di trovare una fonte di sostentamento... E le poche anteprime di questa storia rendono bene l'idea...



Una metafora, neanche troppo velata, del particolare momento storico che l'Europa sta vivendo da qualche anno a questa parte, e che probabilmente basterebbe da sola a giustificare l'acquisto di questo fumetto... E a ben guardare questo sarebbe esattamente un genere di storia in grado di conquistare anche il pubblico italiano vecchio e nuovo, realizzando al meglio il potenziale narrativo (e non solo umoristico/farsesco) dei personaggi disneyani...

Il che, in effetti, rende ancora più incredibile il fatto che, proprio a Natale, il Topolino italiano abbia scelto di relegarli al semplice ruolo di veicoli pubblicitari per l'ultimo cinepanettone in distribuzione... Anche se, per fortuna, in questa occasione il settimanale non ha dedicato al service pubblicitario anche la copertina (come avviene di solito in casi simili)... Anche perchè mettere Lillo e Greg sulla copertina del numero di Topolino della settimana di Natale sarebbe stato un suicidio...

Tutto questo per dire che, se la Walt Disney Company ha acconsentito che la Glénat realizzasse storie di un certo tipo, vuol dire che di fatto nessuno vieta formalmente al Topolino italiano di proporre storie che siano in grado di muoversi sullo stesso registro... Magari affrontando, nei limiti consentiti da un fumetto Disney, temi delicati e problematiche "reali" in cui i lettori possono identificarsi sul serio, possibilmente senza filtri eccessivamente buonisti/zuccherosi/buffoneschi.

Quindi, se queste storie da noi non si fanno, forse non è una questione di permessi e il problema deve essere un altro... E viene da chiedersi se, per caso, non sia legato alle dinamiche editoriali italiane in senso lato. Visto che dalle nostre parti il concetto di libertà di stampa è molto relativo, e anche un semplice editore di fumetti deve rendere conto di tutto quello che fa ad una quantità imbarazzante di gruppi di potere, che in buona parte sono anche i diretti responsabili del malessere e delle criticità con cui ha a che fare l'italiano medio...

Mi spiego meglio: se in Italia Topolino parlasse "seriamente" di argomenti come la gente costretta a vivere in miseria, i problemi sul lavoro, il razzismo, le discriminazioni e altro finirebbe inevitabilmente sotto il fuoco incrociato di chi difende il diritto a tassare, licenziare e discriminare... Così come verrebbe travolto dalle critiche di moralisti e perbenisti se puntasse sul "politicamente scorretto" o se prendesse una posizione netta nei confronti di temi seri o "adulti"... Come i fatti di Charlie Hebdo, ad esempio... E infatti, in quel caso, un giornalista (guardacaso notoriamente conservatore e convertito da poco all'Islam) accusò la testata di essere troppo liberale e opportunista, e ADDIRITTURA prossima ad aprirsi agli arcobaleni della comunità GAY (CLICCATE QUI), e così due giorni dopo, *MAGICAMENTE*, la copertina prevista per celebrare Charlie Hebdo venne sostituita...

Perciò è evidendente che - molto semplicemente - in queste condizioni Topolino non se la sente di correre rischi, anche perchè sa che viviamo in un paese dove certi gruppi di potere hanno il coltello dalla parte del manico...

E così ci ritroviamo con un settimanale che preferisce sacrificare il potenziale (anche educativo e pedagogico) dei suoi personaggi, continuando a puntare soprattutto su un umorismo innocuo, vacuo, leggero e inconcludente... E su qualche avventura di più ampio respiro (ma con tutti i vincoli delle solite storie umoristiche)... Magari realizzando di tanto in tanto delle storie che non sono altro che dei service commerciali per calciatori, attori e artisti vari...

Anche a costo di continuare a perdere lettori, pur non avendo concorrenza...

Sicuramente è una scelta legittima e ragionata, ma il problema è che di questo passo lo scollamento fra Topolino e il suo pubblico potrebbe aumentare... E nascondere i dati di vendita, come la polvere sotto al tappeto, ad un certo punto non servirà più.

E a quel punto che succederà?

Alla prossima.