SE COMPRI SU AMAZON.IT PASSANDO DA QUESTI LINKS RISPARMI E SOSTIENI QUESTO SITO!

Libri o fumetti in inglese? Qui niente spese di spedizione e dogana, solo sconti pazzi!

VUOI AGGIUDICARTI UN DISEGNO ORIGINALE DI WALLY RAINBOW?

PREMIO GLAD 2017

Vuoi seguire questo blog dalla tua e-mail? Inserisci il tuo indirizzo!

venerdì 30 ottobre 2015

POLEMICHE PICCANTI...

Ciao a tutti, come va?

Quando leggerete questo post, se tutto va bene, mi troverò a Lucca Comics & Games 2015 a prendere spunti e a raccogliere idee... Tuttavia, siccome so bene quanto vi siete affezionati a questo blog (perchè vi siete affezionati, vero?), non potevo certo privarvi del post del venerdì... Che questa volta punta i riflettori su una piccola polemica che sta montando negli USA, e che coinvolge la nuova serie dedicata al camaleontico Dick Grayson, che da qualche tempo inizia ad essere più famoso per il suo status di icona sexy che per il suo ruolo nei panni del primo Robin...

Il dibattito è nato dopo la diffusione in anteprima di alcune pagine tratte da GRAYSON #13, in cui il povero Dick viene sottoposto ad alcune analisi particolarmente invasive e imbarazzanti da parte della Spyral, il gruppo di controspionaggio con cui collabora attualmente...


Una sequenza breve, ma intensa, che sicuramente ha solleticato il palato del pubblico femminile e di quello gay, ma che - invevitabilmente - ha scatenato le reazioni delle solite schiere di bigotti e moralisti... Che si oppongono lamentando una "eccessiva oggettificazione e sessualizzazione del corpo maschile", che non si limita più ai classici fan service a base di supereroi fra i vapori della doccia... Come avveniva fino a poco tempo fa (qui sotto, ad esempio, potete "vedere" Peter Parker/Spider-Man in una storia del 2009)...

D'altra parte il pubblico di oggi, anche grazie a internet, è decisamente più disinvolto, e per richiamare la sua attenzione bisogna utilizzare degli ammiccamente che siano adeguati ai tempi... Tant'è che anche una delle due copertine di DICK GRAYSON #13 ha dei sottotesti esplicitamente erotici... E nel senso più raffinato del termine, aggiungerei...

Per avere un'idea del dibattito che è in corso sulla rete potete dare un'occhiata QUI e soprattutto QUI, dove lo sceneggiatore della serie (Tim Seeley, che vedete nella foto sotto), difende strenuamente la sua scelta... Anche solo perchè fa parte del suo intento di esplorare e invertire tutta una serie di stereotipi legati a un certo tipo di contesto "spionistico" in cui ha calato il protagonista... E comunque la maggior parte del pubblico sembra apprezzare.

Oltretutto il recente aumento dell'esposizione e dell'eroticizzazione del corpo maschile, negli USA, non sembra incontrare particolari problemi... A differenza di quello che sta avvenendo con il  trattamento che, tradizionalmente, era riservato al corpo femminile, e che è stato al centro di un ripensamento abbastanza radicale. Tant'è che per il pubblico di oggi persino i glutei di Spider-Woman nella sua classica tutina aderente erano diventati un problema, e questo ha dato il via ad una piccola rivoluzione (CLICCATE QUI)...

Che da una parte ha portato una maggiore dignità nell'abbigliamento e nella caratterizzazione del corpo femminile, ma dall'altra non ha avuto ripercussioni sui personaggi maschili... Per i quali, evidentemente, una maggiore nudità non mette in discussione la loro dignità... E le prime avvisaglie della piega che avrebbero preso gli eventi, alla DC Comics, erano nell'aria già da qualche anno... Come potete intuire da questa pagina di Captain Atom (a cui si è sciolto il costume), pubblicata dalla DC Comics nel 2011...

O dalle innumerevoli inquadrature a favore di pubblico di Dick Grayson nel suo attillatissimo costume da Nightwing nel suo periodo pre-Spyral...


E gli esempi potrebbero essere ancora tanti, anche se più si va indietro e più sono rari, e comunque fino ai primi anni del 2000 si trattava di sequenze e situazioni legate più che altro a battaglie e/o contesti drammatici...


Oppure alle solite e onnipresenti docce... Che peraltro non hanno mai mancato di coinvolgere lo stesso Dick Grayson con una certa regolarità... Come potete intuire da questa da questa sequenza del 1987...

E da questa pagina del 2001...

Tant'è che le docce hanno rappresentato anche lo scenario di un'epica e ben nota sequenza di Batman #356, del 1983, in cui Dick Grayson - che all'epoca vestiva ancora i panni di Robin - era stato ipnotizzato e aveva ricevuto l'ordine di uccidere Batman... Cosa che tenta di fare strangolandolo sotto la doccia e innescando una lotta che nel mondo degli appassionati gay di supereroi è diventata un po' un cult...


Oggi, però, sembra che la tendenza sia quella di non utilizzare più delle scuse così estreme per giustificare la nudità dei personaggi maschili (e allontanare così lo spauracchio dell'omoerotismo), anche perchè adesso gli ammiccamenti omoerotici e l'oggettificazione erotica del corpo maschile non sono più considerati necessariamente un problema...

Anzi... Pare che contribuiscano a fidelizzare il nuovo pubblico dei fumetti supereroi... O meglio: contribuiscono a fidelizzare un nuovo pubblico che NON si fa problemi ad esternare il suo apprezzamento...

Anche perchè una certa dose di omoerotismo finiva per essere presente anche quando tutti questi supereroi rimanevano con pochi vestiti addosso in situzioni drammatiche e/o quando erano immobilizzati da apparecchiature strane, legacci o altro... Tuttavia, in quegli anni, in cui ufficialmente i supereroi erano considerati una lettura per ragazzini, nessuno osava esporsi, e l'ascendente di un certo tipo di scene era ampiamente sottovalutato...


Mentre adesso, tanto per dirne una, ci sono pure le feste gay a tema con cubisti a tema...

Quindi era abbastanza scontato che, di pari passo con lo sdoganamento dell'omosessualità, certi elementi avrebbero ottenuto più spazio. Anche perchè, per una questione culturale, mettere i personaggi maschili in un certo tipo di situazione non è considerato implicitamente avvilente e denigrante, come invece potrebbe accadere se al loro posto ci fossero personaggi femminili.

Anzi, certe trovate hanno un retrogusto ironico che a quanto pare non dispiace più di tanto, e che paradossalmente rende i supereroi di sesso maschile più "umani" e simpatici... Soprattutto se si ritrovano in situazioni imbarazzanti e/o provocanti senza rendersene conto (come nel caso di Grifter dei Wild C.A.T.S. qui sotto, che già nel 2002 faceva intuire che qualcosa stava cambiando)...

E comunque un fumetto popolare (o "mainstream", come si dice adesso), per mantenersi tale, non può fare a meno di adeguarsi alle sensibilità che cambiano, magari ufficializzando qualcosa che c'era nell'aria già da diverso tempo... Ad esempio: negli anni '80, quando Dick Grayson era ancora Robin e aveva un relazione con l'aliena Starfire nei Teen Titans, l'unico modo per vederli a letto in una posa piccante era mettere le mani su qualcuno dei disegni che venivano commissionati al disegnatore George Peréz... Tipo quello qui sotto, che è riemerso di recente...


Oggi, però, quel tipo di scena - seppur con le dovute censure - ha trovato posto anche nei fumetti ufficiali, come in questa pagina del 2005...

Quindi, considerando tutte le fan art erotiche e omoerotiche a base di supereroi maschi che circolano da anni, e che sono particolarmente apprezzate anche dal pubblico femminile (un target che peraltro ha sempre fatto molta gola all'editoria del settore), il mondo del fumetto americano ha solo iniziato ad adeguarsi...

A cosa porterà tutto questo ce lo dirà solo il tempo.

Alla prossima.

mercoledì 28 ottobre 2015

TANTO PER CAMBIARE...

Ciao a tutti, come va?

Lo so che per questa settimana speravate che non avrei più segnalato anomalie italiane, però me ne è capitata fra le mani una che si aggancia particolarmente bene ad alcuni post degli ultimi giorni, e quindi non sono più riuscito a trattenermi. In realtà tutto parte dallo scambio di opinioni che ho avuto,  in differita, con la fumettista Patrizia Mandanici, e che nasceva da un accenno di confronto fra il nuovo trend dei fumetti americani e la Bonelli (CLICCATE QUI). Alla risposta di Patrizia Mandanici avevo dedicato un altro post (CLICCATE QUI).

In realtà lo scambio di opinioni era proseguito nei commenti a quell'ultimo post, e pensavo che la cosa sarebbe morta lì, se non che - proprio ieri - ho deciso di comprare il numero uno dell'ultima serie lanciata dalla Bonelli, ovvero Morgan Lost, e non ho potuto fare a meno di fare un collegamento proprio con l'ultimo commento che mi aveva lasciato Patrizia Mandanici (che vedete nella foto sotto)...

Infatti, tra le altre cose, Patrizia Mandanici mi scriveva:

"Piacerebbe anche a me vivere in un mondo in cui il pubblico ha gusti internazionali, e sia anche variegato a livello di età, desideri, modi di pensare - o meglio, nel complesso potrebbe anche esserlo, ma non lo è il pubblico di riferimento degli albi Bonelli (è su questo che appunto la mia riflessione, conoscendo meglio questo ambiente).
Adesso come adesso l'età media del lettore bonelliano è più alta rispetto a quella di altri generi e altri editori, poco incline alle novità, sospetto anche un pochino "conservatore" (non in senso strettamente politico).
Aldilà del fatto che sia giusto o sbagliato andare incontro al proprio pubblico invece che trovarne uno nuovo (si tratta di scelte che per una grande casa editrice che è anche una piccola industria non si possono fare a cuor leggero) il fatto è che l'omosessualità non viene vista come argomento "scottante" di per sé, e neanche come un qualcosa che andrebbe affrontato solo perchè "è d'attualità", o perchè renderebbe più "moderno" o "aperto" il fumetto bonelliano.
A mio parere meglio che proprio non si parli di omosessualità se lo si deve fare male o per presunto "spirito progressista".
Tutte le innovazioni in casa Bonelli sono state fatte gradualmente e sempre pensando al "proprio" pubblico di riferimento."


In realtà io le avevo risposto che condividevo il suo pensiero, e che se non ci sono sceneggiatori in grado di affrontare certi argomenti in maniera appropriata è meglio che non vengano affrontati affatto, per evitare di fare pasticci. Anche perchè in Italia abbiamo avuto molti esempi di sceneggiatori che cercano di agganciarsi a fatti di attualità e temi scottanti, magari dandone un'interpretazione funzionale al loro pubblico di riferimento (non più giovanissimo e un pochino "conservatore"), e quindi facendo dei mezzi disastri... Soprattutto considerando il clima che c'è ultimamente nel nostro paese...

D'altra parte, considerando che la Bonelli è di fatto un'azienda che rappresenta la principale fonte di reddito per chi ci lavora, è abbastanza comprensibile che da una parte cerchi di conservare prima di tutto la sua affezionata clientela di riferimento (anche e soprattutto mentre invecchia) e che dall'altra voglia continuare a garantire un lavoro ai suoi collaboratori storici... Anche se faticano sempre di più a stare al passo coi tempi e con le esigenze del pubblico "popolare" che dovrebbero coltivare (che, peraltro, non esiste nemmeno più nei termini in cui era conosciuto qualche decennio fa)...

E in tutto questo, probabilmente, la casa editrice si sente in dovere anche di non indisporre le lobby di potere del nostro paese, e in particolare quelle sempre pronte a tagliare le gambe a chi "sgarra", magari solo per il fatto che si è schierato dalla parte di qualche minoranza che, per forza di cose, non è una lobby di potere (e magari alle lobby di potere dà pure fastidio).

Tutto questo, ripeto, è comprensibilissimo (anche se è discutibile).

Dopotutto in Italia non ci sono meccanismi fluidi e dinamici come avviene negli USA o in altre nazioni, dove una casa editrice può permettersi un continuo ricambio di autori per venire incontro alle esigenze di un pubblico che si rinnova ciclicamente... E infatti da noi, a differenza che altrove, non ci sono più spazi (a parte, forse, internet) per lanciare schiere di sceneggiatori e/o autori completi poco più che ventenni che nel giro di pochi anni lanciano fenomeni di costume e trend generazionali... Come invece succede negli USA (o altrove)...

E d'altra parte se dalle nostre parti si sono innescati dei meccanismi tali per cui oggi uno sceneggiatore "giovane" molto raramente ha meno di quaranta o cinquant'anni, e comunque si deve specializzare in prodotti che mirano a un target con un'età avanzata e/o un'impostazione mentale di un certo tipo, sicuramente ci sono delle ragioni socioculturali profonde, che meriterebbero un'analisi molto più approfondita di quella che posso fare io qui.

Ad ogni modo, proprio perchè concordo con quello che sostiene Patrizia Mandanici, leggere il primo numero di Morgan Lost mi ha lasciato abbastanza perplesso, perchè ho avuto l'ennesima conferma che in Bonelli ci sono certi argomenti e certi temi che possono emergere solo in un certo modo... Ad esempio lanciando ammiccamenti velatamente omofobi, giusto per ribadire il concetto che anche se c'è di mezzo una serie nuova nessuno ha intenzione di tradire la "mission" principale della casa editrice... E cioè quella di tenersi buoni i suoi lettori "tradizionali" (che in Italia fa tanto rima con "omofobi", appunto).

Per chi non avesse letto l'albo in questione parliamo di un fumetto ambientato negli anni '50 di una linea temporale alternativa, dove non c'è mai stata la Seconda Guerra Mondiale e in cui la tecnologia e la burocrazia si sono sviluppate in maniera impressionante, facendo aumentare in maniera impressionante anche i casi di serial killer psicopatici... Con conseguente aumento dei cacciatori di taglie specializzati, fra cui - appunto - c'è questo Morgan Lost.

Senza entrare troppo nei dettagli delle storia vi basti sapere che il primo serial killer con cui lo vediamo alle prese (e che gli offre l'occasione per presentarsi ufficialmente al pubblico) è un pazzo che uccide le donne per fargli lo scalpo e realizzarne delle parrucche... E ha iniziato a farlo alla morte del padre poliziotto, che da sempre aveva represso le sue inclinazioni (*SIGH*)... Tant'è che poco prima di spirare indossa lo scalpo di una delle sue vittime e prega Morgan Lost di non rivelare a suo padre che ha ricominciato a giocare con le bambole (doppio *SIGH*)...




Tra l'altro, piccolo dettaglio da non trascurare, in casa sua gli scalpi sono tutti posizionati su manichini maschili che indossano abiti e biancheria intima femminile...

Ora: lungi da me l'idea di vedere omofobia da tutte le parti, ma se questa non è una strizzatina d'occhio (molto) gratuita al pubblico "conservatore" e ai suoi pregiudizi non so proprio cosa potrebbe essere... Ci sarebbero potute essere centinaia di tipologie di serial killer da utilizzare, soprattutto considerando che si trattava del numero di lancio di una nuova serie, ma fra tante opzioni lo sceneggiatore Claudio Chiaverotti (foto sotto) è tornato a battere il chiodo sul "tranquillizzante" cliché dello psicopatico gay (o transgender) represso... Che guardacaso, in Bonelli, si ripresenta con una certa regolarità a prescindere dalle serie e dalle ambientazioni...

E così, nello stesso mese di ottobre 2015, negli USA abbiamo avuto  il lancio di Sam Wilson: Captain America, dove il protagonista sfila alla Gay Pride Parade, e in Italia abbiamo avuto la prima storia di Morgan Lost, che si presenta freddando un serial killer ossessionato dalle bambole con cui suo padre non lo faceva giocare da piccolo... E che ritroviamo fra manichini maschili vestiti da donna, mentre indossa lo scalpo di una delle sue vittime...

E in questo caso, come dice Patrizia Mandanici, sarebbe stato meglio non sfiorare nemmeno la tematica, onde evitare l'ennesimo scivolone... Che sicuramente consoliderà e gratificherà il solito pubblico, ma non contribuirà certo a conquistarne uno nuovo. E d'altra parte, una volta esauritto l'effetto novità dato dall'ambientazione e dalla bicromia, quello che rimane è il solito fumetto bonelliano in stile bonelliano, con il solito impianto narrativo e i soliti canoni espressivi, ma soprattutto con il solito protagonista monolitico (forse un po' più cupo della media, ma solo un po') che si esprime e si atteggia in maniera retrò e tutto il resto...

E badate bene che, se è vero che la Bonelli mira esattamente al pubblico di un certo tipo dosando le innovazioni per non indisporlo, è anche vero che in questo modo finirà solo per rallentare l'inevitabile, visto che in proporzione i lettori nuovi (che hanno gusti molto più differenziati rispetto al passato) si aggiungeranno sempre più lentamente rispetto a quelli vecchi che - per un motivo o per l'altro - smetteranno di seguire le sue produzioni. Un fenomeno, questo, che peraltro si è già innescato da diversi anni, visto che - per sua stessa ammissione - questo editore perde un 5% di lettori all'anno (CLICCATE QUI).

Tra l'altro è curioso notare che, a fronte di un aumento del fatturato di alcuni milioni di euro nell'ultimo anno (31,971,034 di euro nel 2014 a fronte di 28,674,618 nel 2013, e la fonte la trovate QUI), il reso da parte delle edicole è stato comunque del 51% sulle copie distribuite... E se si controllano i dati di vendita degli ultimi anni  (messi a disposizione molto avventatamente dalla casa editrice che pubblica i fumetti Bonelli in Serbia, e che trovate CLICCANDO QUI), si legge che dal 2013 al 2014 il solo TEX ha perso 10.000 lettori (arrivando a quota 190.000)! Mentre la "grande novità" Dragonero ne ha persi ben 6000 (arrivando a quota 28.000)! Non parliamo poi della collana LE STORIE (quella dove è comparso Caravaggio in versione etero, per intenderci), che rispetto al 2012 ha perso 22.000 lettori, arrivando a quota 23.000. Tutte le altre testate, nel 2014, hanno perso fra i due e i tremila lettori, tranne Dylan Dog, che però nonostante il "grande rilancio" è riuscito ad agguantarne solo 2000 (arrivando a 120.000, ma i 133.000 lettori del 2012 sembrano ancora lontani).

Sulle stesse tabelle, comunque, si legge che Brandon ha chiuso dopo aver toccato i 17.000 lettori e Saguaro dopo avere toccato i 15.000, e che nell'ultimo periodo entrambi avevano perso dai 2000 lettori in sù ogni anno... E questo fa sorgere il dubbio che il pubblico bonelliano - a parte quello che segue i titoli di punta - non sia poi così differenziato, ma che, anzi, legga diverse testate contemporaneamente... Cosa che a prima vista può sembrare positiva, ma che genera un inevitabile effetto boomerang, visto che quando un lettore smette di seguire una testata Bonelli facilmente smetterà di comprare anche le altre.

E comunque, se è vero che dal 2013 al 2014  TEX ha perso il 5% dei suoi lettori (10.000 su 200.000) è anche vero che Dampyr ne ha persi 3000 su 30.000, e quindi il 10%... Perciò dire che le testate Bonelli perdono dal 3% a 5% di lettori ogni anno (come è stato dichiarato QUI), non è poi così esatto...

Ad ogni modo è evidente che c'è qualcosa che non funziona a monte (e che l'aumento di liquidità deriva dall'aumento dei prezzi di copertina e/o da attività collaterali, ma non dall'aumento dei lettori)...

Non sarà, forse, che associare la questione del calo delle vendite solo a fattori esterni e continuare a percorrere ostinatamente la stessa strada è parte integrante del problema?

Non sta a me dirlo, ovviamente, ma per quel che vale la mia opinione credo che quello che ho visto nel numero uno di Morgan Lost sia abbastanza emblematico... E sicuramente non mi invita più di tanto a proseguire la lettura della serie il mese prossimo...

D'altra parte io sarei un nuovo lettore potenziale, e quindi non rientro nel target che l'editore mette al primo posto... Perciò tutto torna.

Alla prossima.

lunedì 26 ottobre 2015

TALENTI NASCOSTI...

Ciao a tutti, come va?

Siccome anche venerdì mi sono dilungato su alcune osservazioni che riguardano la situazione italiana, mi sono detto che stavolta potevo dedicare uno dei miei post del lunedì a segnalare qualcosa di buono che arriva dal nostro paese...

O meglio: qualcosa di buono che potrebbe arrivare dal nostro paese... Nel senso che per ora si tratta di un progetto da finanziare, anche se ha un grande potenziale... E dimostra che i talenti innovativi ci sono anche dalle nostre parti, anche se - ovviamente - per essere valorizzati non possono che partire contando solo sulle proprie forze.

E così può anche capitare che un giovane animatore di nome Pino Ieno (in arte Nippy13, che vedete nella foto sotto), abbia deciso di proporre il finanziamento del suo progetto tramite la piattaforma Patreon...

E se ne parlo qui, come forse avrete intuito, un motivo c'è: infatti il progetto di Nippy13 è quello di realizzare un cortometraggio animato in perfetto stile "Classici Disney" che però riguarda una coppia di giovani cacciatori che finiscono per capire che nella vita non c'è solo la caccia...

O meglio: uno dei due (il biondo Tito), che peraltro discende da una millenaria famiglia di cacciatori (i Luvdeer), lo ha già capito... Visto che gli animali li ama e non ne vuole sapere di ucciderli... Mentre il suo compagno di caccia Ulrich vorrebbe cacciare sul serio, ma chissà perchè finisce sempre per assecondare Tito. Le cose prenderanno una piega speciale quando scopriranno qualcosa di speciale... E di ineditò per il mondo dell'animazione...

La cosa interessante di questo progetto è che, nelle intenzioni del suo autore, verrebbe realizzato con gli stessi standard della Disney, comprensivi di 24 disegni per ogni secondo di animazione, sfondi dipinti e tutto il resto... Il tutto per realizzare circa quattro minuti di cortometraggio che, tecnicamente, potrebbero segnare un passo importante nel mondo dell'animazione, potrebbero iniziare a girare per i Festival di mezzo mondo e potrebbero dimostrare che in Italia c'è ancora spazio per l'innovazione, il talento e la qualità...
Tutte cose che si possono intuire anche dalla promo su Patreon...
Detto ciò, se volete contribuire alla realizzazione di questo progetto potete CLICCARE QUI, e magari un giorno potrete dire che il primo cortometraggio "disneyano" gay friendly ha visto la luce anche grazie a voi... Anche se quello che spero è che Nippy13 venga notato a tempo di record da qualche supermega sponsor, magari negli USA, disposto a finanziare istantaneamente i mesi di lavoro continuato che un progetto del genere richiederebbe per essere portato a termine in tempi ragionevoli (visto che Nippy13 fa tutto da solo, e per realizzare quattro minuti di cortometraggio dovrebbe concentrarsi solo su quello per quasi un anno).

Quello che dispiace un po' è che, purtroppo, i canali per promuovere un progetto del genere in Italia sono davvero molto limitati, se non addirittura inesistenti. Anche perchè, visti i precedenti, tutto il mondo dei siti e dei blog che parlano di fumetti e animazione molto difficilmente darà spazio ad un'iniziativa dai risvolti dichiaratamente gay come questa... Anche se, guardandola da una prospettiva internazionale, supportare questo cortometraggio potrebbe essere considerato un investimento per riscattare il nostro paese a livello internazionale...

E infatti, se non fossimo in una nazione così bislacca, sarebbe quasi automatico che le maggiori manifestazioni fumettistiche organizzassero di loro iniziativa degli incontri per dare visibilità a progetti validi in cerca di finanziamento, e soprattutto progetti originali e interessanti come questo... Che oltretutto hanno un certo potenziale pedagogico ed educativo, e che potrebbero avere dei risvolti importanti nella lotta contro il bullismo e l'omofobia.

Tutto questo, però, non avviene... Ed è un peccato.

Quindi ora staremo un po'  a vedere cosa succederà, anche alla luce del fatto che, per fortuna, il mondo è grande e ci sono molti contesti dove certi pregiudizi sono stati ampiamente superati.

Alla prossima.

venerdì 23 ottobre 2015

PRECISAZIONI...

Ciao a tutti, come va?

Oggi avrei voluto puntare l'attenzione soprattutto su si una recente intervista all'attore Echo Kellum (CLICCATE QUI), visto che ha rivelato che il personaggio che interpreta in ARROW sarà sposato come la sua controparte a fumetti, anche se - a differenza dell'originale - sarà omosessuale...

Ammetto che non avevo considerato questa possibilità, e a questo punto è possibile che, come nei fumetti, il supereroe Mr.Terrific nascerà in seguito ad una vedovanza. Se fosse così Mr. Terrific, in ARROW, avrebbe conquistato tre primati nel mondo delle serie TV: sarebbe il primo supereroe gay di colore, sposato e poi vedovo... E non è da escludere che, col tempo, possa riservare anche altre sorprese.

E sicuramente questo personaggio sarà uno degli elementi che catalizzeranno maggiormente l'interesse e la curiosità del pubblico di questa nuova stagione di ARROW, dimostrando che - tanto per cambiare - i produttori ci hanno visto giusto e cambiare l'orientamento sessuale di Mr. Terrific è stata una scelta vincente e in linea con i gusti del pubblico di oggi.

Però, come vi dicevo prima, la vita è piena di imprevisti e questa notizia mi offre l'appiglio giusto per rispondere ad un appunto che la fumettista Patrizia Mandanici (che ringrazio sempre per la partecipazione) ha fatto al mio ultimo post (CLICCATE QUI).

Infatti mi scrive:

"Wally i motivi per cui le vendite calano possono essere tanti, insinuare che le difficoltà editoriali (di tutta l'editoria fumettistica) siano legate solo alla scarsa visibilità del mondo omosessuale è un tantino esagerato, eh. Se invece vuoi fare un discorso generale sul modo in cui viene rappresentata la realtà di oggi nei fumetti è un altro conto - e a mio parere non si esauriscono comunque i motivi della crisi dell'editoria (che si inserisce poi in un contesto generale in cui si legge meno, e ci sono sempre meno posti dove comprare fumetti e riviste - vedi le continue chiusure delle edicole)."

Siccome penso che i confronti siano sempre utili, se offrono spunti costruttivi, ci tenevo a rispondere subito, anche perchè non vorrei mai passare per una persona che è convinta che parlare di gay e lesbiche nei fumetti sarebbe la risposta a tutti i mali del mondo (e dell'editoria)... E mi rendo conto che a volte mi lascio trasportare e posso essere frainteso.
In realtà, nel post di cui stiamo parlando, criticavo la carenza di temi di attualità ed eticamente sensibili in generale, in particolare da un punto di vista "progressista", ma concentrandomi soprattutto sul discorso dell'omosessualità forse ho generato dei malintesi...

Ad ogni modo vorrei chiarire una volta per tutte che io non voglio insinuare che le difficoltà dell'editoria a fumetti italiana sono legate (anche) alla scarsa e/o pregiudizievole e/o stereotipata visibilità che concede al mondo omosessuale, io lo voglio affermare (^__^)...
Tuttavia vorrei fare una precisazione importante: io NON PENSO ASSOLUTAMENTE che questa scarsa visibilità sia l'origine del problema, piuttosto credo che sia un sintomo molto importante, che viene ampiamente sottovalutato.

Vorrei fare un esempio pratico prendendo spunto proprio dalla serie TV di cui ho parlato all'inizio: in questo caso i produttori - che ovviamente vogliono coinvolgere un pubblico che sia il più ampio possibile - hanno preso un personaggio dei fumetti eterosessuale al 100% e lo hanno trasformato in un personaggio omosessuale (e per giunta sposato), perchè evidentemente sanno che questo dettaglio può rendere il personaggio (e la serie in generale) più moderno e accattivante per il pubblico di oggi. E un vasto pubblico - meglio ancora se composto da persone che non sono lettori abituali di fumetti - è una cosa INDISPENSABILE per questo tipo di produzioni, soprattutto se si considera che ogni episodio di ARROW costa almeno due milioni di dollari e che la storia recente è piena di serie TV troncate di netto per via dei bassi ascolti...

Invece la Bonelli (e, a scanso di equivoci, se la cito sempre è solo perchè in Italia ha il monopolio sui fumetti avventura e non perchè la voglio prendere di mira), l'anno scorso, ha inserito nelle sue pubblicazioni due personaggi storici che SICURAMENTE non erano eterosessuali al 100% (Oscar Wilde e Caravaggio) e ha tentato in tutti i modi di smussarne i risvolti omosessuali, cercando peraltro di lasciarli il più possibile sullo sfondo (e comunque nel 2014 ha fatto anche altri scivoloni in questo senso, come si può intuire CLICCANDO QUI)... Quindi, se lo scopo del loro inserimento era quello di risollevare le sorti di due testate che non vendevano molto, temo che inserirli in quel modo sia solo servito a peggiorare le cose...

Due approcci diametralmente opposti, quindi, a fronte di un contesto socio culturale sempre più globalizzato, e quindi sempre più simile, in particolare fra le fasce di pubblico più giovani.

A questo punto, però, la domanda sorge spontanea: ha senso paragonare una serie TV americana con dei fumetti italiani? Forse una volta non lo aveva, ma adesso sì, dato che il grande vantaggio "tecnico" del supporto cartaceo rispetto alla TV (e cioè la possibilità di essere letto e riletto dove e quando si voleva) sta venendo meno con la diffusione delle nuove tecnologie (che hanno anche il vantaggio di offrire di tutto a fronte di un unico abbonamento mensile, e cioè quello al provider).

Senza contare che un prodotto italiano, oggi, con internet è reperibile quanto uno straniero... E che chiunque può vedersi, e rivedersi, una puntata di ARROW (o di quello che vuole) dove e quando vuole (in treno, a letto e persino in bagno), esattamente come può fruire dei cari vecchi fumetti di carta. Sicuramente si tratta di due esperienze diverse, ma finalizzate allo stesso scopo: riempire il tempo libero attraverso il coinvolgimento in un esperienza narrativa multisensoriale (anche se, nel caso dei fumetti, è il nostro cervello che compensa la mancanza di suoni e movimenti effettvi)...

Una volta perso il vantaggio iniziale, quindi, la logica vorrebbe che i fumetti si adeguassero agli standard contenutistici e stilistici di una concorrenza più "trasversale", se così vogliamo definirla... E questo, in teoria, vuol dire trattare anche certi temi e certi spunti con la stessa disinvoltura e lo stesso appeal delle produzioni televisive di maggior successo, anche a costo di toccare argomenti scomodi, sensibili e quant'altro, non mancando di utilizzare registri di lettura diversi e altre tecniche tipiche dell'intrattenimento di ultima generazione...

Cosa che, effettivamente, sta facendo il fumetto popolare americano pur rimanendo concentrato sui suoi generi di riferimento (come i supereroi)...

Una strategia, questa, che se fosse applicata liberamente alla drammatica e contradditoria realtà italiana di oggi, offrirebbe ai nostri editori una quantità INFINITA di agganci interessanti e molto "caldi", che potrebbero attirare molti lettori (e lettrici) occasionali...

Questo però in Italia NON si fa, e in particolare non si fa ambientando fumetti in Italia, men che meno in un contesto con dei collegamenti all'attualità. La cosa più "italiana" proposta dalla Bonelli questo mese, ad esempio, è stata un fumetto ambientato ai tempi della guerra in Abissinia (peraltro con uno stile molto datato, che mi ha ricordato tanto i fotoromanzi degli anni '50)... E penso che la cosa si commenti da sola.

Io non so se questo succede perchè davvero non c'è una reale consapevolezza della situazione o se, più semplicemente, la priorità è quella di non suscitare polemiche (anche a costo di perdere ampie fette di lettori potenziali), o se ancora si tratta di un mix fra le due cose... In ogni caso - dopo tanti anni di analisi su questo blog - la mia sensazione è che il problema delle tematiche LGBT nei fumetti italiani sia solo la punta di un iceberg che naviga nel mare dei timori, dei pregiudizi, delle paure e dei conflitti di interesse, sospinto alla deriva dal vento delle lobby di potere del nostro paese (wow!)...

Anche il discorso delle edicole, che è molto interessante, andrebbe analizzato sotto una prospettiva più ampia: i fumetti vendono meno perchè le edicole chiudono, o le edicole chiudono perchè la gente trova sempre meno interessanti e competitivi i prodotti che vengono messi a disposizione? Se, ad esempio, i fumetti italiani incontrano ancora i gusti del pubblico, come mai molte edicole hanno ridotto da tempo proprio la loro area espositiva dedicata ai fumetti Made in Italy?

D'altra parte è anche vero che dietro alle edicole ci sono dei meccanismi che pochi conoscono (cliccate QUI e QUI per avere un'idea), che nel corso del tempo hanno finito per agevolare ed arricchire (grazie anche a leggi e leggine su misura) alcuni editori e distributori, più o meno vicini a questa o a quell'area politica, a discapito degli edicolanti e dei fruitori finali... Tant'è che la chiusura progressiva delle edicole è un fenomeno che coinvolge i piccoli centri come le grandi città, che in teoria dovrebbero risentire meno del calo dei consumi, e invece...


Ovviamente non pretendo di avere la verità in mano, e c'è sempre la possibilità che stia sbagliando tutto, ma dato che l'unico modo per scoprire se ho ragione o no sarebbe quello di proporre un fumetto di un certo tipo per verificare se effettivamente venderebbe bene oppure no, direi che per il momento il mio punto di vista può essere confutato solo a livello teorico...

In compenso quello che dico si potrà verificare almeno in parte quando la Bonelli si confronterà con il mondo delle serie TV, visto che ha appena annunciato di avere preparato una serie per il canale satellitare Sky Arte. Si intitola The Editor is In, ed è incentrata proprio su un direttore editoriale Bonelli (interpretato da Alex Cendron) che in ciascuna delle sei puntate si dovrà confrontare con un personaggio Bonelli diverso (in versione animata)...



Forse mi sbaglierò, ma a giudicare dalle prime immagini mi sembra tanto la versione aggiornata di un vecchio serial televisivo americano che circolava quando ero piccolo: "Il fantastico mondo di Mr. Monroe"... Un serial che raccontava la vita di un fumettista americano (interpretato da William Windom e ispirato a James Thurber), che si perdeva regolarmente in un mondo surreale in cui interagiva ironicamente con le sue creazioni...

Ora: "Il fantastico mondo di Mr. Monroe" era un serial del 1969, e in quel periodo funzionava bene (vinse anche un Emmy nel 1970), ma nel 2015 c'è ancora spazio per una serie che gioca tutto sull'interazione fra protagonisti reali e personaggi (modestamente) animati?

Ho qualche dubbio... E d'altra parte - mi chiedo - i personaggi Bonelli riuscirebbero a risultare intriganti per un pubblico che non li conosce, ma che in compenso è già abituato ai numerosi serial TV di qualità che offre Sky? Per di più considerando che verranno presentati in un contesto surreale e, probabilmente, dai risvolti ironici? 

In effetti, se proprio devo essere sincero, la versione di Legs Weaver che compare nelle immagini promozionali - con tanto di poppe fotoniche - mi lascia molto perplesso, e mi spinge a fare una serie di ipotesi poco confortanti... Soprattutto considerando che Legs Weaver è ufficialmente lesbica e il rischio che venga presentata in maniera funzionale a certi - presunti - pregiudizi del pubblico è oggettivamente alto...
  
D'altra parte è inutile fasciarsi la testa prima di essersela rotta, quindi staremo a vedere...

Alla prossima.