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lunedì 30 giugno 2014

SEGNALI CONTRASTANTI

Ciao a tutti, come va?
Come forse saprete, se seguite questo BLOG, spesso e volentieri mi ritrovo a scrivere di come gli USA siano un baluardo per l'integrazione gay nell'immaginario pop e viceversa, e ogni tanto qualcuno mi fa notare che a volte sembra davvero che me la prenda con l'Italia solo per il gusto di farlo. In realtà non è vero, e infatti oggi voglio segnalarvi un paio di notizie poco gratificanti che arrivano proprio dagli USA.

Cominciamo da un breve aggiornamento su quanto è avvenuto in South Carolina con il dibattito attorno al "caso" del romanzo grafico FUN HOME di Alison Bechdel, che stava per costare un taglio di fondi all'Università di Charleston che lo aveva scelto come testo inserire nel proprio programma.


Come vi avevo detto alcuni politici locali avevano proposto di decurtare dai prossimi finanziamenti pubblici una cifra pari a quella utilizzata per il suddetto corso, ma grazie alle numerose proteste e alle accuse di ingerenza, il suddetto taglio non si è concretizzato. Tuttavia c'è stato un colpo di coda che - in linea di principio - lascia alquanto perplessi. Infatti i politici contrari a FUN HOME hanno chiesto e ottenuto che per punizione il College di Charleston e la University of South Carolina Upstate (rea di avere inserito nel suo programma il libro Out Loud: The Best of Rainbow Radio, che racconta la storia della prima trasmissione radio LGBT del South Carolina) siano tenute a spendere un somma pari a quella che inizialmente gli doveva essere tolta in favore di corsi sulla Costituzione degli Stati Uniti d’America e su altri documenti storici...

A che pro? Forse per fare passare il messaggio che la loro scelta di inserire FUN HOME nei programmi scolastici era contrario ai valori della patria? O forse per dare un contentino ai politici senza fare una figura troppo brutta? In ogni caso l'ambiguità di questo comportamento dimostra che, nonostante le apparenze, negli USA non è tutto rosa e fiori e ci sono ancora molte realtà in cui vale la pena impegnarsi per migliorare le cose.


Tuttavia negli USA possono accadere episodi sgradevoli anche in contesti dai quali non lo si aspetterebbe. Proprio in questi giorni, ad esempio, la direzione del parco Disney’s Hollywood Studios (specializzato nella ricostruzione live dei film Disney, e non solo) ha lasciato abbastanza perplessa la comunità LGBT americana.  Come  mai? Tutto parte dal fatto che sta per essere inaugurata la ricostruzione del mondo di FROZEN, l'ultimo film animato della Disney... E che nel suddetto mondo di FROZEN ha trovato posto anche l'emporio di Oaken.

Qual'è il problema, vi chiederete voi?

Il problema è che nella sequenza del film in cui compare l'emporio il rubicondo Oaken saluta la sua famiglia nella sauna adiacente, con un gesto non propriamente virile, e la suddetta famiglia è composta da un ragazzone biondo e quattro pargoli, che rispondono con un gesto simile... Se vi siete persi il film la sequenza potete vederla qui sotto...
Siccome nel cinema USA c'è una lunga tradizione di messaggi in codice LGBT, e spesso i più grandi traguardi della comunità LGBT nel mondo dell'entertainment sono partiti proprio da dei messaggi in codice, qualcuno ha voluto vedere nell'emporio di Oaken il primo caso di famiglia omogenitoriale mai intravisto (seppur per pochi attimi) in un film Disney... E la regista del film (Jennifer Lee, che vedete nella foto sotto), non ha mai voluto smentire queste ipotesi...
Il punto, però, è che nella presentazione dell'emporio di Oaken ai Disney’s Hollywood Studios parla di "cugini" e non di famiglia... E la parola "cugini" viene ribadita per ben tre volte (come potete leggere anche voi CLICCANDO QUI), cosa che ha me ha tanto ricordato il film TROY con Brad Pitt, quando Achille e Patroclo sono stati presentati nello stesso modo per allontanare qualsiasi possibile riferimento ad una loro intesa omosessuale...
Quindi, a voler ben guardare, ai Disney’s Hollywood Studios non sono stati nemmeno originali nel loro tentativo di tutelare l'integrità morale delle loro attrazioni. Certo: qualcuno può obbiettare che, effettivamente, non c'era scritto nero su bianco che si trattava di una famiglia omogenitoriale, e che - anche ammesso che lo fosse sul serio - da un punto di vista commerciale confermarlo (o comunque non smentirlo) sarebbe stato potenzialmente dannoso... Tuttavia non si è certo trattato di una mossa felice, anche perchè i milioni di bambini che hanno visto FROZEN, e la sequenza nell'emporio di Oaken, di certo avevano iniziato a famigliarizzare con l'idea che una famiglia potesse essere composta da due uomini e quattro bambini...

Anche perchè bisogna proprio avere due fette di salame sugli occhi per non capire che era una chiara allusione alle tipiche famiglie omogenitoriali che ormai abbondano anche in nord europa.

Pollice verso, quindi, in attesa di tempi migliori.

Alla prossima.


Jennifer Lee

venerdì 27 giugno 2014

BUON SENSO TEDESCO...

Ciao a tutti, come va?
Da qualche anno la Germania è un po' sulla bocca di tutti per la sua importanza nella redifinizione dell'assetto economico dell'Europa, e a quanto pare presto se ne dovrà parlare anche per il suo ruolo nella redifinizione dell'editoria gay, in un modo o nell'altro.





In effetti era da un po' di tempo che non dedicavo un post alle vicissitudini dell'editore Bruno Gmünder... Ne parlo oggi perchè recentemente ha rilasciato il seguente comunicato stampa:



"Il Gruppo Bruno Gmünder è stato fondato nel 1981 a Berlino, in Germania. Attualmente, l'azienda, con più di 80 dipendenti e numerosi collaboratori esterni, è una delle aziende leader al mondo nel publishing gay. Il catalogo della società comprende una vasta serie di pubblicazioni, e un numero crescente di prodotti digitali come eBook, applicazioni e siti web. Guide turistiche, riviste, album fotografici, libri e fumetti sono fanno parte della vasta offerta dei nostri  prodotti.

Recentemente, a causa di rapidi cambiamenti nel mercato e della diminuzione degli acquisti nel settore della carta stampata, la casa editrice ha registrato un calo delle vendite fra i prodotti che una volta erano best-seller.

Dal momento  dell'acquisizione del Gruppo Bruno
Gmünder, nel 2011, la nuova gestione composta da Tino Henn, Nik Reis e Michael Taubenheim ha cercato di attuare cambiamenti radicali nel modo in cui la società è organizzata, nella sua infrastruttura comunicativa e nell'ottimizzazione della sua intera gamma di prodotti.

Tuttavia, gli adeguamenti necessari per la trasformazione digitale e la modernizzazione hanno richiesto molte più risorse di quanto originariamente previsto. Inoltre, i nuovi modelli di business non sono stati in grado di compensare diminuzione delle vendite degli ex best-seller.
Abbiamo cercato di ottenere un prestito dalla banca, per non risultare insolventi, ma non è stato approvato. Di conseguenza il risanamento finanziario richiesto e la riorganizzazione della società si svolgeranno nell'ambito di una insolvenza controllata. Questo permetterà al Gruppo Bruno Gmünder di preservare le sue attività e di riorganizzare l'impresa. Tuttavia, questo non è un fallimento, ma un modo per tenere in circolo i contanti e per saldare i conti più urgenti, consentendo alla società di evitare il fallimento e regolare la sua posizione.

Questo processo farà si che il Gruppo Bruno
Gmünder possa modernizzare la società e mantenersi attivo senza l'onere del debito precedente. Gli affari, quindi, andranno avanti come al solito. I negozi "di Bruno", il sito Brunos.de, le riviste e gli altri prodotti periodici, nonchè la guida Spartacus, non avranno interruzioni.

Il comitato esecutivo del Gruppo Bruno
Gmünder è ben consapevole della sua responsabilità e del suo impegno nel condurre la società verso il futuro, nonostante la crisi dell'editoria in generale, mantenendo viva la sua ricca tradizione di prodotti e servizi per la comunità gay internazionale."


La prima cosa che balza all'occhio è l'onestà e la trasparenza dell'editore, che ha voluto essere chiaro riguardo alla sua situazione. La seconda è che ammette che per stare a galla è necessario un radicale rinnovamento delle sue proposte (come ad esempio trasformare la guida SPARTACUS in una applicazione). La terza è che non ha alcuna intenzione di arrendersi di fronte alle avversità (e di fronte alla scarsa fiducia delle famigerate banche tedesche).

Tutte cose apprezzabili: una simile presa di coscienza non è da tutti, anche se era evidente da tempo che buona parte delle sue classiche formule editoriali oggi non aveva più molto senso. I libri fotografici dedicati al nudo maschile e all'omoerotismo in versione extra lusso (con tanto di formato ingombrante, la carta patinata e la rilegatura a filo), ad esempio, rappresentano una nicchia di mercato sempre più esigua, ormai, visto tutto quello che si può trovare su internet a costo zero. E la stessa guida internazionale SPARTACUS in versione elenco telefonico ha fatto il suo tempo negli anni in cui, tramite apposite applicazioni, è possibile conoscere gay praticamente ovunque e aggiornarsi sui luoghi di incontro in tempo reale.

E infatti, a giudicare dalle ultime novità annunciate, stanno aumentando le pubblicazioni in un formato più economico e accessibile, mentre la produzione si sta differenziando cercando di coprire nuove fette di pubblico... Ad esempio i lettori di bara manga, per i quali entro l'anno sono stati annunciati ben tre titoli, due dei quali dedicati ad autori di primo piano ancora inediti in inglese (e cioè Takashi Matsu e Mentaiko Itto).


Inoltre arriveranno la ristampa economica (e in un'unica soluzione) dei due fumetti di Mioki, una seconda antologia dedicata al meglio prodotto dalla CLASS COMICS di Patrick Fillion e il secondo capitolo di BIG IS BETTER, del fumettista cinese (e ormai francese di adozione) Song. 


Buon segno? Considerando la particolare situazione della casa editrice - e il fatto che comunque NON è specializzata in fumetti - direi di sì... Perchè evidentemente dimostra che i fumetti omoerotici rappresentano ormai una fetta di mercato importante su cui vale la pena di investire, anche col conto in rosso, per pubblicare almeno una novità al mese... Nonostante anche in questo caso internet faccia una concorrenza spietata.

Effettivamente questa storia dell'insolvenza controllata potrebbe anche essere uno stimolo per produrre sempre meglio e in maniera sempre più oculata, anche per quel che riguarda i fumetti. 

Staremo a vedere.

In Italia non abbiamo nulla di paragonabile all'editore Bruno Gmünder, ovviamente, tuttavia penso che quello che gli sta succedendo, e il modo in cui sta gestendo il problema, possa offrire molti spunti interessanti anche per la nostra scena editoriale.

Soprattutto se si considera il periodo che stiamo affrontando tutti quanti.

Alla prossima.

mercoledì 25 giugno 2014

CONCORRENZA... QUESTA SCONOSCIUTA...

Ciao a tutti, come va?
Devo ammettere che sono abbastanza abituato al fatto che i BLOG e i siti italiani che parlano di fumetti abbiano tutti un'impostazione un po' ossequiosa nei confronti delle produzioni italiane (presumo perchè chi ci scrive aspira a lavorare presto a tardi nella redazione di qualche casa editrice nostrana), ma devo ammettere che questa volta si sono superati. Nel senso che ci vuole davvero molto impegno per rifiutarsi di analizzare quello che sta succedendo alla Disney/Panini... Soprattutto alla luce di certi segnali...


Nel giro di pochissimo tempo, infatti, la Disney ha annunciato che sta cercando nuovi disegnatori attraverso un bando di concorso (che potete leggere QUI), e che su Topolino pubblicherà nuove storie di PK (la versione alternativa/supereroistica di Paperinik che ebbe un buon riscontro a partire dalla seconda metà degli anni '90). Apparentemente si tratta di due buone notizie, ma se si analizzano con più attenzione, e alla luce di alcuni dati, suonano come un notevole segnale di allarme...


Andiamo per punti e partiamo dal bando.

Chi è stato aspirante fumettista negli anni '90 forse saprà che alla Disney, generalmente, non si entrava proponendo tavole o storie, ma "a chiamata" oppure attraverso l'Accademia Disney, che aveva sede a Milano ed era una scuola di fumetto molto severa ed esigente a cui nemmeno ci si poteva iscrivere liberamente... Infatti la si poteva frequentare solo se il proprio portfolio era ritenuto adeguato ai suoi standard. La suddetta Accademia, che mi dicono essere stata una cosa seria, era nata nel 1993, per volontà di grandi maestri Disney come Giovan Battista Carpi buonanima, e sfornò talenti per oltre un decennio... Per poi sparire nel nulla.


Avete capito bene: attualmente è chiusa e su internet è praticamente impossibile avere notizie ufficiali sul perchè questo è avvenuto!
Tuttavia scartabellando in vari forum si leggono i commenti di alcuni collaboratori della Disney che confermano che l'Accademia aveva chiuso (nel 2009, ma è impossibile anche solo trovare una data precisa!) perchè di disegnatori Disney validi ce n'erano ormai troppi a fronte degli spazi per lavorare, sempre più ridotti! Cosa confermata anche nella pagina wikipedia dedicata Giorgio Cavazzano, che vi insegnava (CLICCATE QUI!).


Quindi il bando di concorso per cercare nuovi disegnatori Disney sembra più un'operazione di marketing che una reale esigenza (a meno che la maggior parte dei disegnatori  formati dall'Accademia Disney in sedici anni non sia più disponibile... Cosa alquanto improbabile...), così come sembra un'operazione di marketing l'introduzione del seguito delle avventure di PK su Topolino. Per chi non lo sapesse, infatti, PK era nato come fumetto sperimentale, in formato comic book, proprio per essere alternativo al Topolino classico... Sulle cui pagine sicuramente non avrà una collocazione ottimale...


Forse sbaglio, ma io ci vedo un collegamento col fatto che i dati di vendita di Topolino - finito il traino delle feste natalizie - sono calati ulteriormente... Passando dalle 52.500 copie di novembre 2013 alle 51.500 copie di aprile 2014 (dati ADS), e questo nonostante tutti i tentativi di risollevare la situazione. Certo 1000 lettori in più o in meno non sono essenziali, ma la soglia psicologica delle 50.000 copie per un settimanale come Topolino deve essere sicuramente uno spauracchio notevole... Che può spingere anche in direzioni inedite, e fondamentalmente inutili. Infatti il problema di Topolino non sono i disegnatori o i personaggi, ma le storie e la loro impostazione, perchè evidentemente il pubblico potenziale non ci si ritrova più... Cosa, questa, che però non viene nemmeno presa in considerazione.

A questo punto i casi sono due: o io sono un asino, oppure si tratta di un atteggiamento assurdo e l'asino è qualcun altro...


Perchè, quindi, le sceneggiature non vengono messe in primo piano e non si rischia di più in questo senso? Perchè l'impostazione di Topolino è fondamentalmente la stessa da una quarantina d'anni? Perchè chi di dovere non si rende conto che il problema sono le storie piuttosto che altro?

Il nocciolo della questione, e il motivo per cui questa notizia trova spazio nel mio BLOG, è proprio qui... Ed è uno dei motivi principali per cui nel fumetto popolare italiano i temi LGBT non riescono proprio a trovare posto in maniera adeguata... E cioè la mancanza di reale concorrenza nel fumetto popolare italiano.

Da almeno una quarantina d'anni, infatti, Disney e Bonelli hanno adottato una strategia legittima, ma nel lungo tempo deleteria per il settore in generale: forti delle vendite delle loro testate di punta hanno ammaliato generazioni di professionisti col miraggio di un guadagno dignitoso, se non addirittura una specie di pseudo stipendio.

In parole semplici: se con Topolino (o Tex) si fanno molti soldi si paga bene chi ci lavora e quello che avanza serve per pagare bene anche chi lavora sulle altre testate della stessa casa editrice che vendono meno, ma nel frattempo permettono di cooptare i migliori professionisti italiani nell'ambito del fumetto umoristico e di avventura, anche con l'intento di impedire agli editori concorrenti di creare una vera concorrenza... Anche perchè, così facendo, si crea un meccanismo psicologico per cui chi inizia a lavorare per un piccolo editore crescerà comunque con il sogno (o la necessità economica) di lavorare per Disney o Bonelli.

Un disegnatore in Bonelli parte con un compenso di circa 150 euro a tavola, mentre la media degli altri editori "bonelliani" si aggira sui 30/40 euro, e per gli sceneggiatori va anche peggio: nel senso che se la Bonelli paga anche 100 euro a pagina gli altri si aggirano intorno ai 40 euro, e la Disney stessa non si discosta molto da quest'ultima cifra. D'altra parte Bonelli paga agli autori una percentuale sulle ristampe, mentre la Disney no... Questo perchè la Disney in Italia ha sempre avuto il coltello dalla parte del manico, visto che da decenni detiene uno schiacciante monopolio assoluto in fatto di fumetti umoristici. E dopotutto ha sempre potuto contare sul traino del marchio Disney, che anche in tempi di crisi l'ha fatta sopravvivere e prosperare, mentre gli altri editori umoristici italiani, che non avevano il "salvagente" di un brand multimediale, ora si sono estinti...


Alla fine tutto questo ha fatto in modo che:

1) I piccoli editori italiani, vedendo che Bonelli e Disney vendono bene, invece di proporre qualcosa di alternativo hanno sempre avuto la spiecevole tendenza ad allinearsi con le loro produzioni, finendo per puntare poco sulle idee originali e per perdere in partenza (visto che - per i motivi di cui sopra - non potevano garantirsi i professionisti migliori).

2) Lo standard contenutistico e stilistico Disney/Bonelli, che è rimasto fondamentalmente invariato fino ad oggi, non ha mai avuto la necessità di rimettersi seriamente in discussione (e quando ci ha provato ha sempre preferito tornare sui suoi passi).

3) Gli aspiranti fumettisti che avevano il sogno di vivere solo facendo fumetti, salvo rare eccezioni, si sono sentiti in dovere di uniformarsi e/o allinearsi con gli standard Disney/Bonelli, nella speranza di essere notati... Anche perchè non avevano reali alternative se volevano campare di fumetti in Italia...

4) Ora che il settore è in crisi, perchè le esigenze del pubblico sono cambiate e perchè internet offre prodotti più in linea coi suoi gusti reali, gli editori non sanno che pesci pigliare perchè non sono mai stati abituati ad un reale confronto costruttivo... E non sanno nemmeno cosa voglia dire una concorrenza stimolante.

Stando a un articolo del The Hollywood Reporter, uno degli azionisti del gruppo Warner presenti all'assemblea annuale di qualche settimana fa, ha criticato la rappresentazione femminile nel DC Entertainment (che fa parte del gruppo Warner), descrivendola come "imbarazzante", specie a confronto con quanto fatto dalla Marvel. L'azionista, il cui nome non è stato reso noto, pare abbia lamentato la carenza di donne nei ruoli chiave della gestione creativa Warner Bros. come causa del mancato sviluppo di personaggi che abbiano reale appeal sul pubblico. Il presidente DC Comics Diane Nelson (foto sotto), che ha precisato come sia una priorità dell'azienda quella di aumentare tanto la visibilità dei personaggi, quanto il coinvolgimento di autori e creatori di sesso femminile, al fine di "portare i personaggi femminili ancor più in luce", tanto nei fumetti quanto in TV e al cinema. Si è detta quindi ottimista per il futuro, garantendo, nell'arco di pochi anni, dei risultati soddisfacenti.


In una qualche riunione aziendale Disney o Bonelli qualcuno potrebbe avere l'occasione di intavolare una discussione sulla questione del "genere" facendo leva sugli esempi della concorrenza?

No. Perchè la concorrenza non c'è.

E questo diventa particolarmente valido riguardo ai temi LGBT.

Se in america colossi editoriali come MARVEL e DC introducono temi LGBT, magari con qualche remora, gli editori più piccoli si sentono stimolati a fare la stessa cosa, e magari a farla meglio... Così se alla MARVEL ci sono supeadolescenti gay in coppia che si baciano nella serie YOUNG AVENGERS, nel numero 18 della serie MORNING GLORY della IMAGE ci sono superadolescenti in coppia che fanno sesso (ovviamente senza mostrare niente di sconcio)...




E secondo voi in qualche riunione della Star Comics è mai stata valutata l'ipotesi di raffigurare una cosa del genere?
Probabilmente no, anche perchè i grandi editori italiani - quelli presi come riferimento - se ne stanno bene alla larga, e comunque nessun editore italiano di seconda fascia oserebbe tanto... Non se prima non hanno osato degli editori che potevano avere le spalle più coperte di loro in caso di "rappresaglie" di vario tipo da parte di associazioni, giudici, politici, prelati e lobby omofobe varie.

Eppure parlare bene (anche) di certi argomenti, negli anni in cui pure facebook si è munito di immagini gay friendly per rendere più accattivanti le sue chat, dovrebbe venire naturale se si vuole raggiungere il pubblico reale di oggi. Lo stesso pubblico che, guardacaso, in Italia sta iniziando a lasciare da parte Disney e Bonelli, perchè lo rappresentano sempre meno.

E il bello è che i suddetti editori non si rendono ancora conto che sono stati proprio loro a darsi la zappa sui piedi, innescando un gorgo perverso che sta risucchiando tutto e tutti con velocità crescente. E, sicuramente, il fatto che in tempi di crisi economica le cose superflue (e poco coinvolgenti) sono le prime a cui si rinuncia sta accelerando il tutto.

La cosa ironica è che, a parte la Bonelli che ha un'impostazione "localistica", la  Disney in teoria sarebbe la branca editoriale italiana di una multinazionale dell'intrattenimento tutta rivolta alla sperimentazione e al rinnovamento (e alle politiche gay friendly)... E allora cosa fa la Disney/Panini italiana per rinnovare Topolino? Non sapendo più a che santo votarsi sceglie di riprendere in mano PK... Che era una novità, certo, ma giusto vent'anni fa...


Davvero complimenti per l'innovazione e la creatività, soprattutto considerando la caterva di storie che la Disney/Panini potrebbe realizzare ispirandosi a quello che sta producendo la Disney oggi, come l'ultimissima serie di corti "politicamente scorretti" in stile finto retrò dedicati proprio a Topolino...







Perchè questa è la multinazionale Disney del 2014: molto attenta a rispecchiare con i suoi prodotti la realtà di oggi senza tradire il suo spirito... E quindi tutt'altra cosa rispetto alla Disney/Panini e al settimanale Topolino, con le sue storie a base di parodie e satira pedagogica...

E comunque complimenti anche ai siti italiani di fumetti che si entusiasmano per il ritorno di PK  senza porsi interrogativi...

Comunque, visto che i dati di vendita di Topolino sono di pubblico dominio gli darò una controllatina anche a fine anno... Forse sono io che sbaglio e in qualche mese Topolino triplicherà le vendite...

Forse...

Anche se ho qualche dubbio al riguardo.

Alla prossima.

lunedì 23 giugno 2014

MODE E MODI

Ciao a tutti, come va?
Ora come ora l'attenzione dei media è tutta concentrata sui campionati di calcio, ma forse avrete notato anche voi che in questi giorni è stato dato comunque ampio spazio ad un altro tormentone tipico di questo periodo dell'anno, e cioè la presentazione delle linee di moda maschile a Firenze. Cosa c'entra questo BLOG con la moda maschile? Generalmente poco e niente, però, mi sembrava interessante puntare l'attenzione sul fatto che - dopotutto - in Italia il concetto di moda maschile per i giovani resta ancora abbastanza "serioso", seppur con qualche guizzo eccentrico, e con poche infiltrazioni di immaginario pop. Perlomeno se se lo si confronta con le passerelle e gli stilisti di altre nazioni. In questo periodo, ad esempio, il giovane stilista inglese Bobby Abley (foto sotto) ha presentato la sua nuova collezione maschile per la primavera/estate 2015...
Ne parlo qui perchè il suddetto stilista ha voluto dedicarla (anche) alla Sirenetta versione Disney... Ovviamente non è la prima volta che si vedono capi di abbigliamento con stampe della Sirenetta, ma forse è la prima volta che sono al centro di una passerella di moda maschile, e per giunta di un certo livello.
Bobby Abley è uno stilista emergente gay, e anche qui non c'è assolutamente niente di nuovo, però evidentemente la sua formazione "gay" è diversa da quella di buona parte dei suoi colleghi italiani, che a quanto mi risulta non hanno mai prodotto niente di simile (o magari non sono mai stati messi in condizione di farlo)...
Il che, al di là dei gusti e giudizi personali in fatto di abbigliamento, può offrire qualche spunto di riflessione interessante anche sul fatto che la moda - intesa come espressione culturale - non può fare a meno di riflettere l'impostazione mentale della nazione che la produce... Il che diventa particolarmente evidente quando si parla di moda "giovane", e in particolare di moda "giovane" per le generazioni di giovani attuali, che sono molto più inclusive e trasversali rispetto a certi argomenti... E che sicuramente hanno un rapporto diverso con l'immaginario pop (e con le dinamiche di genere) rispetto alle generazioni di giovani che li hanno preceduti...

Ammetto che di moda non me ne intendo, ma da quel poco che mi è parso di capire la moda italiana - che pure resta una delle più apprezzate al mondo - fa molta fatica a lanciare dei trend per i giovani, che guardacaso hanno una certa tendenza a ripiegare sulle tendenze "giovani" che arrivano da altre nazioni, e che poi si diffondono da noi con un ritardo di qualche anno. Probabilmente non è casuale, anche se a quanto pare è un argomento di cui non si vuole parlare. In questo senso il caso di Bobby Abley (che guardacaso ha uno showroom a Parigi, e punti vendita ufficiali a Los Angeles, Singapore, Hong Kong e Tokyo, ma NON in Italia) è abbastanza emblematico... Soprattutto se si considera la sua vocazione a prendere liberamente spunto da un certo immaginario pop che sente parte di lui (cosa che è avvenuta anche con le sue collezioni precedenti)... Definendo il suo cliente ideale "chiunque non abbia inibizioni"...
Ognuno può trarre le sue conclusioni.
Comunque, se l'immaginario pop - in particolare nei suoi risvolti gay friendly - non sembra essere molto in linea con la moda italiana, l'immaginario gay pop di ultima generazione sembra un concetto del tutto esteaneo ai fashion designer del nostro paese. Cosa che, per fortuna, non accade altrove.
Dopo il buon successo delle t-shirt con le stampa dell'illustratore Jiraiya, i ragazzi di MASSIVE (che si occupano principalemte di promuovere i bara manga negli USA) hanno inaugurato una partnership con Tenga per la realizzazione di una vera e propria linea di abbigliamento, che verrà presentata ufficialmente il 26 giugno a New York, e di cui posso offrirvi qualche anteprima qui sotto...

Che dire?
Può anche essere che iniziaranno a circolare in Italia...
Fra non prima di quattro o cinque anni, però...
Alla prossima.

venerdì 20 giugno 2014

DUE PESI E DUE MISURE

Ciao a tutti, come va?
La notizia di oggi arriva dal Giappone, e sicuramente è di quelle che offrono molti spunti di discussione interessanti. Infatti il 18 giugno il Parlamento Giapponese - dopo una lunga discussione durata ANNI - ha modificato una legge del 1998 sulla pornografia minorile, che fino ad oggi stabiliva solo il reato di diffusione, ma non quello di possessione della stessa. Come e perchè inizialmente ci fosse stato questo distinguo è un mistero. La cosa interessante della legge del 2014, però, è che vengono escluse tutte le produzioni artistiche, perchè - non coinvolgendo minori "reali" - non rappresentano una vera minaccia per i loro diritti.


Quindi illustrazioni, manga, anime e produzioni digitali (videogiochi compresi) che mostrano o alludono a rapporti sessuali fra (o con) minorenni più o meno consenzienti non rientreranno nella lista nera, e a differenza del materiale fotografico e audiovisivo con minorenni "reali" non comporteranno un anno di reclusione o una multa fino a 1 milione di yen (7.220 €) per gli eventuali possessori.
In realtà tre gruppi parlamentari avevano proposto di includere nella proposta di legge "l'indagine su eventuali legami tra materiali relativi alla pornografia infantile in manga, animazione, computer grafica e altri media, per limitare ulteriormente la violazione dei diritti dei bambini e i modelli di comportamento negativi", ma il rifiuto del blocco principale di opposizione, il Partito Democratico locale, la pressione del settore editoriale e l'intervento di artisti e illustratori di fama, hanno comportato le esclusioni di cui sopra.

Secondo i sostenitori dell'esclusione di manga e affini le rappresentazioni grafiche non ledono alcun diritto e l'idea di poter ampliare la definizione di pornografia minorile si sarebbe potuta tradurre in un concetto vago e soggettivo, che avrebbe potuto limitare molto la libertà di espressione in generale.

Ovviamente su questa notizia si potrebbe scrivere un saggio, ma cercherò di essere breve per cogliere i punti salienti della questione, magari circoscrivendola al mondo dei manga.


Prima di tutto bisogna considerare che, effettivamente, a differenza di quanto avviene in buona parte del fumetto occidentale, i personaggi dei manga hanno una vita sessuale più o meno attiva anche prima di compiere i 18 anni. Si eccitano fino a farsi esplodere i capillari del naso, non nascondono i loro desideri più o meno morbosi, possono avere comportamenti sconci e - se sono fortunati - possono anche coronare i loro sogni probiti (etero o gay che siano) ben prima della maggiore età. E ovviamente possono essere consapevoli del loro sex-appeal, parlare di sesso e relazionarsi in maniera più o meno esplicita con esso, senza grandi problemi. Questo avviene in tutti i tipi di fumetti, da quelli umoristici a quelli propriamente erotici... Persino, entro certi limiti, in quelli per bambini e bambine. 
Senza contare le inquadrature a favore del pubblico e le situazioni ammiccanti.


Una legge contro la pornografia minorile estesa anche ai manga avrebbe potuto snaturare questo approccio narrativo, che nella rappresentazione realistica della sessualità ha uno dei suoi punti di forza?

Probabile...

Anche perchè non bisogna dimenticare che il concetto di "pornografia minorile" riguarda anche delle semplici immagini di nudo, cosa - questa - che inciderebbe molto in un genere fumettistico come i manga, che rispecchia una cultura che ha un rapporto abbastanza sereno con la nudità, minorile o meno, e che vive con naturalezza anche la condivisione di una pratica intima come il bagno...



C'è poi un tipo di manga più "settoriale", se vogliamo definirlo così, incentrato sull'erotismo con protagonisti adolescenti, preadolescenti o anche più piccoli. Con tutta una serie di variabili che comprendono eterosessualità, omosessualità, rapporti con adulti e quant'altro. Il punto, però, è che effettivamente si tratta di manga che rappresentano e "spettacolarizzano" atti illegali nella stessa misura in cui altri manga rappresentano e "spettacolarizzano" altri tipi di atti illegali, e che non per questo vengono censurati da leggi contro l'omicidio, la corruzione, il terrorismo, le aggressioni, la violenza di genere, il furto, ecc.


Il punto è che, obbiettivamente, acquistare un manga in cui il protagonista è un assassino o un ladro non trasforma il lettore in un testimone importante (o magari in un complice) nella stessa misura in cui acquistare un manga a base di minorenni che condividono aplessi focosi non lo rende fruitore di pornografia minorile. Perchè di fatto, in entrambi i casi, il reato "reale" non c'è. Quindi, forse, distinguere le opere artistiche da foto e video ha senso, se non si vuole costituire un precedente obbiettivamente pericoloso per la libertà di espressione. 



Oltretutto, a ben guardare, se una legge del genere avesse compreso i manga avrebbe affossato del tutto, o quasi, il mercato dei BOYS LOVE e degli SHOTACON, aventi un contenuto omoerotico a base di adolescenti e preadolescenti, che - per assurdo - sono realizzati da donne eterosessuali e si rivolgono ad un pubblico prettamente femminile ed eterosessuale... Che anche volendo non potrebbe mai mettere in pratica quello che legge nei suddetti manga...


Certo: dal punto di vista etico si possono sollevare obiezioni più o meno legittime sul fatto che si realizzano manga esplicitamente erotici con protagonisti giovanissimi, ma si tratta di un settore davvero marginale della sconfinata produzione manga, e non è questo il nocciolo della questione. Quindi, a conti fatti (e considerando che finora la produzione di manga con minorenni sessualmente attivi non ha reso il Giappone un paese più pericoloso di altri per gli under 18), il buon senso ha trionfato.

Perlomeno in Giappone.

Altrove la situazione è decisamente più complessa, e a tratti ambigua. In Italia la Legge 38/2006, ad esempio, stabilisce che le pene relative al possesso e alla diffusione di pornografia minorile
"si applicano anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni diciotto o parti di esse, ma la pena e' diminuita di un terzo. Per immagini virtuali si intendono immagini realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali".

Che vuol dire? I fumetti possono essere inclusi oppure no? Dipende dallo stile del fumetto? Dalla reazione del lettore? E i cartoni animati? E i lavori in CG? Qualcuno può davvero scambiare per situazioni reali dei fumetti? E poi cosa significa di preciso "fa apparire come vere situazioni non reali"???

Mistero!


E d'altra parte in Italia siamo pieni di opere d'arte erotiche a base di minorenni che sono molto più realistiche di qualsiasi fumetto, cartone animato o lavoro in CG...


Quel che è certo è che da qualche anno a questa parte non si registrano sequestri di manga, anime e derivati (cosa che negli anni '90 era avvenuta con certa frequenza, proprio a causa della supposta "presenza" di pornografia infantile), ma sicuramente nessun editore italiano ha fretta di sperimentare sulla propria pelle l'applicazione effettiva di questa legge...

In compenso chi realizza (e legge) manga in Giappone potrà finalmente tirare un sospiro di sollievo dopo anni e anni in cui davvero non si capiva come sarebbe andata a finire... E probabilmente anche i fruitori di manga al di fuori del Giappone non si ritroveranno per le mani dei manga in cui la sessualità adolescenziale viene trattata in maniera inverosimile, se non inesistente... Come ad esempio succede quasi sempre nei fumetti italiani.

Alla prossima.

mercoledì 18 giugno 2014

SCHERMI A VENIRE

Ciao a tutti, come va?
Ultimamente i fumetti di supereroi stanno ispirando un numero crescente di film e serie TV, e anche se siamo in piena estate le cose che bollono in pentola sono veramente tante. Per riordinare un po' le idee ho pensato che fosse il caso di dedicare il post di oggi ad un breve aggiornamento su alcune cose che hanno iniziato a concretizzarsi negli ultimi mesi, fornendo una lista dei personaggi (e dei loro interpreti) che presto potrebbero diventare iconici (se già non lo sono) anche per il pubblico gay.
Da che parte cominciamo?
Intanto sembra proprio che il titolo BATMAN VS. SUPERMAN sia un po' riduttivo per il film che arriverà nelle sale nel 2016, visto che - oltre ai due supereroi del titolo e alla presenza di Wonder Woman - è stata annunciata anche la partecipazione di Jason Momoa nei panni di Aquaman...
L'unico precedente live di una certa importanza per Aquaman ( a parte l'episodio pilota di una serie mai realizzata) risaliva al serial Smalville, dove il ruolo era stato assegnato al modello Alan Ritchson (foto sotto), decisamente somigliante al personaggio dei fumetti...
Quindi, considerando che Aquaman è un supereroe dai lineamenti caucasici e dai capelli biondi, la scelta di Jason Momoa sembra un po' azzardata (come peraltro quella dell'ex Daredevil Ben Affleck nei panni di Batman), ma presumibilmente la scelta è caduta su di lui perchè ultimamente è diventato un volto (e un lato B) molto noto fra i fruitori di prodotti legati all'immaginario pop (da Conan e Games of Thrones)...




Anche in BATMAN VS. SUPERMAN ci sarà modo di apprezzare le due virtù? Io non lo escluderei, soprattutto considerando l'andazzo delle ultime produzioni cinematografiche legate al mondo dei supereroi... In ogni caso questa abbondanza di protagonisti dovrebbe preludere, secondo alcune indiscrezioni, ad una controinvasione cinematografica dei film basati sui personaggi della DC COMICS, che finora non sono proprio riusciti a tenere testa alla raffica di film a base di eroi MARVEL. Cosa accadrà? Le perplessità non sono poche, anche perchè - a differenza delle produzioni della MARVEL (che seguono una sorta di piano strategico nel lungo periodo), quelle della DC sembrano tuttosommato finalizzate a cavalcare l'onda, senza una strategia vera e propria alle spalle.
Tra l'altro - a differenza di quanto sta facendo la MARVEL - le produzioni cinematografiche DC non sembrano volersi coordinare anche con i serial TV che - in teoria - dovrebbero condividere lo stesso universo narrativo... Così se quello che avviene nel serial AGENTS OF THE S.H.I.E.L.D. avrà ripercussioni nell'universo cinematografico MARVEL, quello che avviene nel pur apprezzabile serial ARROW per ora resta totalmente slegato dai film di Superman & Co. .. Cosa alquanto imbarazzante, visto che da una costola di ARROW è stata lanciata ufficialmente la nuova serie dedicata ad un supereroe di primo piano della DC COMICS come FLASH...
Supereroe che, peraltro, sembra particolarmente adatto per il fisico asciutto e scattante di Grant Gustin, che - alla pari dell'attore protagonista di Arrow - era già noto al pubblico gay per avere interpretato il ruolo di un gay dichiarato (e nel caso di Grant Gustin era persino uno dei protagonisti di GLEE). Il che, effettivamente, fa sospettare che il canale televisivo The CW (che sta producendo Arrow e Flash) abbia voluto avere un occhio di riguardo per questo tipo di pubblico. Il problema, però, è che - a conti fatti - se anche questa serie sarà un successo e si rivelerà ben fatta (come pare), si tratta comunque di una produzione data "in licenza" ad una rete televisiva ad un canale del gruppo Warner  (di cui fa parte anche la DC COMICS). E così, oltre a non avere ripercussioni sull'universo cinematografico dei supereroi DC (così come è avvenuto per la serie cult SMALVILLE, che peraltro era stata prodotta dallo stesso canale), sicuramente non avrà alcun legame con le serie TV sui personaggi DC Comics che verranno prodotte da altri canali... Come ad esempio con John Constantine (interpretato da Matt Ryan), che vedrà la luce per la NBC...
O con il prequel di Batman dedicato alle avventure del giovane Commissario Gordon di Gotham City (interpretato da Ben McKenzie, nella foto qui sotto) che non poteva che chiamarsi GOTHAM... E che è prodotto dal canale FOX.
Ovviamente, siccome gli intrecci narrativi fra serie diverse, i cosiddetti crossover, nascono proprio per garantire reciproca pubblicità (anche se poi hanno l'effetto di consolidare gli universi narrativi e fidealizzare il pubblico), è evidente che nessuna di queste serie può fare pubblicità a quelle di un canale concorrente, con tutte le conseguenze del caso... La MARVEL, dal canto suo, per ora in TV ha solo AGENTS OF THE S.H.I.E.L.D. e - prossimamente - AGENT CARTER (che ruoterà attorno ad un personaggio comparso nel primo film di Captain America), entrambe per la ABC, quindi il problema non si pone... Ma cosa accadrà quando partiranno tutte le serie che la MARVEL ha in cantiere per il canale NETFLIX? La prima, quella di Daredevil, è già in avanzato stato di preproduzione, e si sa già che il protagonista avrà il volto di Charlie Cox (che, giusto per la cronaca, ha ricoperto un ruolo gay nel serial Downtown Abbey, con tanto di baci ed effusioni varie)...
Probabilmente succederà che la MARVEL non avrà alcun problema a coordinare il tutto, dato che NETFLIX e la ABC sono sussidiarie della Disney... Esattamente come la MARVEL stessa... Che comunque, a differenza della DC COMICS, non ha mantenuto i diritti sulle produzioni cinematografiche di tutti i suoi personaggi... Quindi sarà interessante vedere chi, fra MARVEL e DC, gestirà al meglio le potenzialità del proprio universo narrativo, alla luce dei rispettivi limiti... E comunque, a proposito di Disney, sembra che un certo spirito gay friendly sarà molto prominente in una serie TV che verrà lanciata l'anno prossimo, e che è girata proprio in questi giorni. Il titolo è DESCENDANTS, ed è incentrata su un gruppo di giovani dotati di superpoteri che non sono altro che i figli di alcuni cattivi "storici" della Disney...
Jay è interpretato da Booboo Stewart (X-Men Days of Future Past, Twilight) ed è il figlio di Jafar, Carlos è interpretato da Cameron Boyce ed è il figlio di Crudelia DeMon, Mal ha il viso di Dove Cameron ed è la figlia di Malefica, mentre Kristin Chenoweth è Evie, la figlia della Regina Grimilde. Il tutto si svolgerebbe in una sorta di dimensione parallela, in cui i quattro si impegnano a riscattare la propria reputazione, in un contesto metropolitano/favolistico in cui sono appena stati assassinati i legittimi regnanti di questa strana favolandia.
Evidentemente il film dedicato a Malefica ha lasciato il segno, nel bene e nel male... Tant'è che a breve verrà prodotto anche qualcosa di simile ispirato alla versione Disney de LA BELLA E LA BESTIA...
Staremo a vedere (incrociando le dita)...
Alla prossima.