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venerdì 31 gennaio 2014

AD UN OCEANO DI DISTANZA...

Ciao a tutti, come va?
Prima di tornare ai miei classici post in cui vi aggiorno sulle cose di cui, generalmente, gli altri BLOG non parlano, volevo riallacciarmi alla mostra inaugurata lunedì scorso e che si conclude proprio oggi. L'iniziativa è stata bella e chi ha partecipato ha contribuito con dei lavori all'altezza delle aspettative, tuttavia... Quali sono le aspettative di una mostra artistica a tematica gay, nell'Italia di oggi? Cercherò di spiegarmi meglio: nel pressochè nullo panorama delle iniziative italiane che valorizzano l'arte a tematica gay, la prima cosa davvero notevole e di portata - se vogliamo - nazionale organizzata in un gay center, è stata una mostra sulle vittime dei campi di concentramento. Che è una cosa lodevole, ma... Siamo sicuri che sia un buon segno?
Cercherò di spiegarmi ancora meglio: in Italia non abbiamo musei o gallerie d'arte specializzate in arte gay e/o omoerotica. Il primo e unico caso di mostra dedicata a questo tema risale al 2007, e nonostante fosse una mostra davvero soft, ebbe anche dei problemi di collocazione... Visto che l'allora Sindaco di Milano IMPOSE di non allestirla nella sua città. Per questo Vittorio Sgarbi, che la stava seguendo assieme a Eugenio "Coniglio" Viola (li vedete qui sotto alla presentazione ufficiale della mostra, quando ancora pensavano di farla a Milano), si dimise dal ruolo di assessore alla cultura. Se chi di dovere non avesse trovato una sistemazione fortunosa a Firenze adesso non sarei nemmeno qui a parlarvene...
D'altra parte le associazioni gay, in Italia, non hanno mai dato un grande peso all'arte e per tanti motivi non hanno mai pensato che fosse il caso di dedicarsi in maniera continuata alla cosa, anche solo per compensare una situazione abbastanza anomala in una nazione che con l'arte dovrebbe avere un rapporto privilegiato.
Sulle cause di questa situazione si potrebbero scrivere dei libri, ma il punto è: se c'è stato posto per una mostra di illustrazioni sulle vittime dei campi di sterminio, che in un certo senso conferma lo status di gay vittima-innocua-bisognosa-di-considerazione, che risulta gradito agli etero (che si sentono tranquillizzati) e ai gay (che vogliono affermarsi facendo leva sul senso di colpa) ci può essere spazio anche per altro, nei (pochi) gay center italiani? E, soprattutto, avrebbe tanto risalto sui media? Dico questo perchè, giusto per fare un esempio, lo scorso marzo al Gay Center di New York è stata allestita una bella mosta dedicata all'illustratore omoerotico REX...
Ora: nel caso non lo sapeste si tratta di un nome storico nel suo genere, di quelli che hanno fatto della pornografia gay un atto di rivendicazione politica e culturale a partire dagli anni '70. Potete farvi un'idea della mostra dando un'occhiata alle foto seguenti...




Oltretutto il Gay Center di New York, che pure aveva trovato degli sponsor, faceva pagare un biglietto e  i proventi sono serviti a finanziare ulteriori iniziative. Che differenza c'è fra la mostra al Cassero e quella di New York, al di là del contesto e della ricorrenza? Fondamentalmente la differenza stava nel modo in cui il messaggio era veicolato. Nel senso che REX mette al centro l'affermazione dell'identità gay attraverso una prorompente ed emancipata sessualità, mentre la mostra al Cassero si proponeva di legittimare la condizione omosessuale raccontando la vita di persone che hanno scontato pesantemente il loro modo di essere. Due approcci molto diversi, ed entrambi legittimi. Il punto, però, è che ho la netta sensazione che un artista come REX, in Italia, non troverebbe collocazione nemmeno in un gay center, perchè da noi regna la cultura del compromesso e c'è la tendenza a mostrare sempre una patina di sessuofobia di facciata per allinearsi con la mentalità dominante, perlomeno nei contesti gay ufficiali e/o con maggiore visibilità...
Alcuni dei disegni esposti al Cassero (e che ho condiviso con voi su questo BLOG) erano perlomeno sensuali, ma il contesto della Giornata della Memoria ha depotenziato quasi del tutto questo loro aspetto... E ammetto che l'idea di avere la possibilità di vedere esposti disegni di questo tipo solo grazie al "depotenziamento" legato al discorso della Giornata della Memoria... Mi lascia un retrogusto amarognolo.
L'argomento è sicuramente molto complesso, ma la sensazione generale è che nel nostro paese il discorso (e il circuito) dell'arte a tema gay sia tutto da ripensare e ricostruire, anche se ormai siamo arrivati al 2014.
Staremo a vedere se in futuro qualcosa (o qualcuno) smuoverà davvero le cose...
Personalmente non vedo molti presupposti per una risoluzione della cosa in tempi brevi, ma spero di sbagliarmi.
Alla prossima.


mercoledì 29 gennaio 2014

PER NON DIMENTICARE

Ciao a tutti e a tutte, come va?
Piccolo grande successo per l'inaugurazione di ROSA CENERE al Cassero di Bologna, che è stato letteralmente preso d'assalto da visitatori e giornalisti in occasione dell'inaugurazione. Il che è positivo (anche se poi alcuni commenti agli articoli che le hanno dedicato siti importanti come quello de IL FATTO QUOTIDIANO facevano rabbrividire, dimostrando una volta di più quanto è importante tenere vivo il ricordo di certe cose... E soprattutto trovare sempre nuovi modi per farlo). Comunque, anche se alcuni siti mi hanno preceduto, eccovi alla fine i lavori che sono stati esposti, ciascuno dedicato ad un diverso sopravvissuto alla deportazione (per omosessualità), e ciascuno realizzato da un autore/autrice che ha cercato di rapportarsi con queste storie...
Flavia...
 Massimo...
 Giovanni...
 Mattia...
 Giulio...
 Jacopo...
 Sebastian...
 Franze...
 Mabel...
Michele...
 Marco...
 Luca...
Davide...
 Vinnie & Isabel...
Andrea...
 Io...
 Damiano...
Come potete intuire ogni autore ha cercato di raccontare anche qualcosa della persona al di là del deportato (ad esempio, nel mio caso, il fatto che prima di essere arrestato faceva il facchino in un albergo), e direi che nell'insieme si è trattato di un progetto davvero ben riuscito. Complimenti quindi al coordinatore/allestitore/organizzatore Jacopo Camagni, che è arrivato all'inaugurazione un po' provato (foto sotto), ma sicuramente soddisfatto.
Piccola nota a margine a proposito di memoria: la madrina dell'evento è stata Lucy, transessuale nata nel 1924 e bolognese di adozione, che ha vissuto in prima persona la deportazione (per ben sette mesi) nel campo di Dachau. Mi cospargo il capo di rosa cenere, ma non l'avevo mai sentita nominare prima di questa mostra... Poi mi sono informato è ho scoperto che le le hanno dedicato anche un documentario ("ESSERE LUCY") e un libro ("IL MIO NOME LUCY") neanche tanti anni fa...
In una nazione più civile credo che un personaggio del genere avrebbe avuto modo di farsi conoscere molto di più, anche al di fuori del circuito degli appassionati di cultura LGBT... Ed è un peccato che tutto il suo bagaglio di esperienze abbia avuto così poche occasioni per emergere ed essere valorizzato. E a questo punto viene da chiedersi se alla memoria LGBT in generale non andrebbero dedicate più giornate all'anno, che però vadano al di là del ricordo dei campi di concentramento...
Qualcosa mi dice che, perlomeno in Italia, ce ne sarebbe molto bisogno.
Alla prossima.

venerdì 24 gennaio 2014

SE NON PUOI BATTERLI...

Ciao a tutti, come va?
Come forse avrete notato da qualche anno internet è diventato, tra le altre cose, un posto in cui si possono risparmiare un mucchio di soldi. Nel senso che, se una volta era necessario comprare DVD, CD, VHS o altri tipi di supporti per avere sottomano musica, video e altro, adesso basta avere a portata di mano un computer, una connessione veloce e un po' di dimestichezza con le varie possibilità di scaricare quello che interessa, in modo più o meno legale. All'inizio tutto questo sembrava la vittoria definitiva della pirateria, ma col tempo qualcuno ha iniziato a notare che - effettivamente - la possibilità di una diffusione gratuita (e legale) su internet poteva garantire indotti di altro tipo, ad esempio con la pubblicità. Così è successo che anche la YAMATO VIDEO, dopo oltre due decenni di importazione di animazione giapponese su supporti tradizionali (e con all'attivo un canale su SKY), ha deciso di aprire un canale su youtube.
Il canale, che si chiama YAMATO ANIMATION (CLICCATE QUI), in realtà è partito lo scorso settembre, ma prima di parlarvene mi sembrava doveroso tenerlo d'occhio per un po', onde verificare come si muoveva e qual'era la sua offerta, anche dal punto di vista LGBT.
In effetti il servizio funziona in maniera più che dignitosa, e gli aggiornamenti costanti hanno fatto in modo che diverse serie siano già state completate e siano fruibili in HD.
Dal punto di vista LGBT fa piacere notare che, anche se il canale youtube è accessibile a tutti (dall'Italia), non ci sono stati dei filtri a monte su serie che contenevano una percentuale più o meno rilevante di elementi di questo tipo.
Così, per par condicio, sul sito sono già presenti la serie lesbo friendly CARO FRATELLO...
La (breve) serie a sfondo omoerotico CICALA D'INVERNO...
E l'interessante reintepretazione della biografia di una spia transgender realmente esistita nella Francia di Luigi XV, e cioè LE CHEVALIER D'EON...
Magari può sembrare una cosa banale, ma considerando che - fino a non molti anni fa - la possibilità di fruire gratuitamente di animazione giapponese era legata ad emittenti televisive che adattavano, censuravano e stravolgevano gli elementi LGBT presenti in questa o in quella serie, forse questa può essere vista come una piccola e preziosa conquista.
E oltretutto è anche un modo per avvicinare una quantità di persone che, magari, non avrebbero mai speso un centesimo per vedere serie di un certo tipo: Serie che comunque possono stimolare una discussione e, ora che sono disponibili gratis, ampliare gli orizzonti di un pubblico più ampio.
Mi sento solo di fare un appunto: dai commenti in calce alle suddette serie sono stati rimossi quelli con contenuti omofobi (ma non i commenti ai commenti omofobi, col risultato che non si capisce a cosa si riferiscono), invece di prendere la parola e - magari - offrire una posizione ufficiale da parte di YAMATO ANIMATION sulla questione...
D'altra parte immagino che non si possa avere tutto e subito.
Alla prossima.

mercoledì 22 gennaio 2014

ROSA CENERE

Ciao a tutti, come va?
Sarebbe buona cosa che tutti ricordaste cosa si celebra il 27 gennaio di ogni anno, in caso contrario vi faccio presente che è la Giornata delle Memoria per le vittime dell'Olocausto, e cioè della deportazione nei campi di concentramento nazisti. Siccome nella suddetta deportazione furono coinvolti anche omosessuali a decine di migliaia, poichè l'omosessualità era condannata in Germania (e nei territori da essa occupati) dal paragrafo 175, da qualche anno nella stessa data si pensa di ricordare nello specifico anche le suddette vittime. Una volta tanto si è pensato di farlo con una mostra che verrà inaugurata il 27 gennaio al Cassero Gay Center di Bologna (alle ore 21.00), che ha coinvolto una ventina di artisti fra fumettisti e illustratori, coordinati da Jacopo Camagni, che hanno realizzato dei lavori ispirandosi alle storie di alcuni dei sopravvissuti omosessuali ai campi di concentramento.
Qui di seguito potete leggere il comunicato stampa:

Rosa cenere nasce dall’urgenza del gruppo di volontari del Cassero – LGBT Center, Peopall, di raccontare la memoria che, durante gli anni, ha rischiato di perdersi nelle pieghe di un silenzio imposto dalla vergogna nel mostrare le cicatrici che l’orrore nazi-fascista aveva impresso sui corpi dei deportati omosessuali. Raccontarla mediante l’arte ci è sembrato il modo migliore per fornire un punto d’accesso diverso e non banale, con l’intento di stimolare la riflessione e la curiosità. Istintivamente abbiamo cercato la collaborazione del Centro di Documentazione del Cassero, luogo fondamentale di alimentazione della memoria della “nostra” comunità, da cui abbiamo ricevuto sostegno ed entusiasmo. Lo stesso entusiasmo con il quale hanno accettato di collaborare i diciannove artisti, coordinati da Jacopo Camagni, che generosamente hanno messo a disposizione il loro tempo e i loro talenti.
L’obiettivo della mostra, fin dall’inizio, è stato quello di non distaccarsi dalla veridicità delle esperienze vissute dalle vittime, e le testimonianze, dirette e indirette, sono state il punto di partenza dell’intero progetto. Tra le undici storie vere illustrate alcune sono già note, come quelle di Heinz Heger e Pierre Seel che con le loro pubblicazioni hanno aperto la strada alle prime ricerche sugli omosessuali deportati, altre invece sono state recuperate negli archivi online, come quella di Henny Schermann, una delle poche donne deportate anche perché lesbica.
Graficamente il progetto ruota intorno al triangolo rosa, il marchio distintivo degli internati omosessuali, e abbiamo chiesto ai disegnatori di lavorare su questo simbolo per elaborare la loro personale lettura dell’omocausto, virando il tutto sui toni del bianco e del nero. La scelta degli artisti è caduta, da un lato, su nomi già affermati, e dall’altro su nomi che stanno iniziando a farsi conoscere, con l’intento di fornire visibilità alle diverse realtà creative della comunità LGBT. Ognuno di loro ha scelto una biografia e da essa ha preso spunto: Kurt von Ruffin ha ispirato i lavori di Marco B. Bucci e Damiano Clemente; Heinz Dörmer è stata la scelta di Jacopo Camagni e Michele Soma; Flavia Biondi (Nethanielle) e Davide Mantovani sono partiti dalla storia di Pierre Seel; Annette Eick è la protagonista del lavoro di coppia di Vinnie Palombino e Isabel Pilo; Massimo Basili e Sebastian DellAria sono partiti dalle testimonianze di Heinz Heger; a rielaborare la vicenda di Henny Schermann sono stati Giopota e Mabel Morri; Giulio Macaione ha ripreso la storia di Friedrich-Paul von Groszheim; Paul Gerhard Vogel è stato scelto da Francesco Legramandi (Franze); Wally Rainbow, Luca Vanzella e Roberto Ruager hanno costruito le loro tavole sulle vicende di Rudolf Brazda; Karl Gorath è stato raccontato da Mattia Surroz; infine Andrea Madalena ha illustrato Albrecht Becker.

Come forse avrete notato fra i vari contributi c'è anche il mio, e una volta che la mostra sarà ufficialmente inaugurata posterò tutti i lavori per dare modo anche a chi non può andare a Bologna di partecipare simbolicamente all'evento.
L'idea è carina, e per l'Italia anche abbastanza originale, soprattutto se si considera che il mondo dell'associazionismo gay e il mondo dell'arte gay dalle nostre parti non si incrociano praticamente mai.
Ovviamente la speranza è che non resti una goccia nel mare.
Alla prossima.

lunedì 20 gennaio 2014

CINEMA PER TUTTI I GUSTI

Ciao a tutti, come va?
Stavolta apro la settimana facendovi un breve aggiornarmento sui progetti cinematografici che possono interessare gli appassionati di fumetti che hanno un debole per il fascino maschile. Partiamo dal sequel/prequel di 300, di cui hanno appena iniziato a circolare alcune locandine...

Come volevasi dimostrare anche stavolta il sex appeal maschile sembra un elemento che verrà tenuto in debita considerazione, perlomeno a giudicare dal risalto che gli viene dato nelle immagini che - perlomeno in teoria - dovrebbero rendere al meglio alcuni dei punti di forza della pellicola (e cioè sangue, battaglie e avvenenti maschi poco vestiti). Buone notizie anche per gli amanti dei daddy, infatti è ormai certo che per il film che la MARVEL vuole dedicare ad ANT-MAN ci sarà anche Michael Douglas nel ruolo principale...
Ma come, direte voi, il ruolo principale non era stato assegnato a Paul Rudd? L'arcano è presto spiegato: entrambi gli attori intepreteranno il supereroe protagonista, poichè - rimescolando molto liberamente le vicissitudini fumettistiche dell'eroe in questione - Michael Douglas intepreterà Hank Pym (l'Ant-Man originale, che comparve a partire dagli anni '60), mentre Paul Rudd sarà Scott Lang, che anche nei fumetti MARVEL ha da tempo preso il posto e le attrezzature di Hank Pym... E così anche i fans di Paul Rudd (foto sotto) possono tirare un sospiro di sollievo.
Unico appunto: con tanti attori validi e attempati forse la scelta poteva cadere su un nome meno noto, e che desse modo di investire qualche soldo in più sugli effetti speciali, anche perchè la scelta di un Hank Pym che è vissuto effettivamente negli anni '60 sembra fatta apposta per Michael Douglas, piuttosto che per rendere un Hank Pym credibile. Infatti, come tutti i personaggi MARVEL concepiti negli anni '60, anche anche Pym è stato perennemente aggiornato e la sua data di nascita perennemente posticipata, tant'è che a tutt'ora è molto pimpante e nei fumetti è ben lontano dall'avere un'età pensionabile. Inoltre, in questo modo, la MARVEL rischia di giocarsi numerose sottotrame legate ad Hank Pym, ed eventualmente alla sua compagna storica Wasp...
Speriamo in bene, perchè potrebbe venirmi il sospetto che alla MARVEL abbiano scelto Michael Douglas proprio per mettergli accanto una giovane e avvenente attrice nel ruolo di Wasp, onde rispolverare la sua immagine di mandrillone in stile BASIC INSTINT, e sinceramente nessuno ne sente la mancanza... Sia come sia, per restare in tema di insetti e MARVEL, forse vi interesserà sapere che alla SONY sono decisissimi a sfornare film su Spider-Man a raffica, onde evitare di perdere l'opzione contrattuale sul personaggio. Non è ancora uscito il secondo film del nuovo ciclo che già si parla di un terzo, e non solo: sono in cantiere altri due film su Spider-Man in cui l'Uomo Ragno avrà solo un ruolo secondario... Perchè saranno incentrati sui suoi nemici!
Il primo sarà dedicato a Venom (che si era già visto nell'ultimo capitolo della trilogia di Sam Raimi)...
Il secondo sul gruppo di nemici di Spider-Man che si fanno chiamare Sinister Six (i Sinistri Sei), e che nel corso dei decenni ha avuto varie formazioni. Considerando, però, che fra gli elementi storici del gruppo ci sono il Dr. Octopus e Sand-Man, che si sono visti nella trilogia di Sam Raimi e non nel nuovo ciclo di film, direi che il rischio che la SONY prosegua sulla sua linea "facciamo un pastrocchio pur di mantenere l'opzione sui personaggi e battere cassa" è molto alto... La speranza, se non altro, è che nel suddetto film possa comparire perlomeno Kraven il cacciatore, membro portante dei Sinistri Sei ben noto per il suo sex appeal e il suo look da gay pride con leggins leopardati...
Passando dagli insetti ai rettili forse vi farà piacere sapere che entro l'estate vedrà la luce anche il nuovo film delle tartarughe ninja, che anche in questa occasione metteranno in bella vista i loro fasci muscolari (anche se a differenza dei film anni '90 saranno tutti in CG)...
E, per finire in bellezza, non posso che parlarvi di uccelli... Infatti è ormai ufficiale che il remake de IL CORVO (film cult sul set del quale morì il protagonista Brandon Lee) si farà e verrà intrepretato da Luke Evans (foto sotto), che ha già dichiarato di essere molto preso dagli allenamenti necessari per dimostrarsi all'altezza del ruolo...
Devo ammettere che l'idea di rifare IL CORVO mi lascia molto perplesso. In primo luogo perchè va a confrontarsi con un CULT (che oltretutto è circondato da una gran quantità di leggende urbane), in secondo luogo perchè stavolta l'attore protagonista è un po' troppo cresciutello. Nel senso che il protagonista del fumetto è molto giovane e quando Brandon Lee lo interpretò aveva 28 anni: Luke Evans quest'anno ne compie 34 e non ha un fascino propriamente giovanile... Quindi davvero non so se questo film sia progettato per fare leva sulle nuove generazioni, o piuttosto sui nostalgici degli anni '90. Tuttavia questo film ha un valore simbolico non indifferente: infatti Luke Evans è gay dichiarato, ed è la prima volta che un film ispirato ad un fumetto ha un attore protagonista gay dichiarato che possa essere ancora considerato un sex symbol... Se il suddetto film dovesse avere successo e se torme di ragazzine sorvolassero sull'orientamento sessuale di Luke Evans si potrebbero aprire tutta una serie di possibilità molto interessanti...
Staremo a vedere.


venerdì 17 gennaio 2014

INSIEME É MEGLIO

Ciao a tutti, come va?
Anche se di solito quando in Italia si parla di fumetto americano l'attenzione è tutta per gli editori più commerciali, o al limite per quelli che propongono idee particolarmente interessanti, non bisogna dimenticare che gli USA hanno anche una lunga e gloriosa tradizione di autoproduzioni e fumetti alternativi. Quelli che una volta venivano chiamati fumetti underground o comix (con la x, per differenziarli dai comics tradizionali). I fumetti a tematica LGBT americani sono nati in questa nicchia di mercato, e a tutt'ora la praticano con una gran quantità di autori più o meno sperimentali.
La cosa interessante è che, anche se i nomi storici continuano a produrre, ci sono anche tanti giovani che vogliono esprimere la loro passione per i fumetti LGBT attraverso questo circuito. Come fare, allora, per valorizzarli tutti al meglio? Il cartoonist Robert Kirby, ad esempio, oltre ad autoprodurre i propri fumetti si occupa da diversi anni di coordinare delle antologie in cui dare spazio anche ai suoi colleghi. Anni fa ci ha provato con alcuni volumi di BOY TROUBLE (sotto) e, più recentemente, con la serie THREE (sopra), ma evidentemente lo spazio non era abbastanza.
Che fare? Beh... Visto che ora negli USA c'è un piccolo editore specializzato in fumetti LGBT, che si chiama Northwest Press, è stato quasi inevitabile iniziare a collaborare con loro. Così è da poco stata pubblicata un'antologia di quasi 250 pagine, curata proprio da Robert Kirby,  dal titolo QU33R, che raccoglie ben trentatrè fra autori e autrici statunitensi di fumetti LGBT, fra vecchie glorie e nuove proposte, ma tutti rigorosamente con una storia inedita.
Chi sono questi magnifici trentatrè?
  • Amanda Verwey (Manderz Totally Top Private Diary)
  • Andy Hartzell (Fox Bunny Funny, Xeric grant recipient Bread and Circuses)
  • Annie Murphy (Gay Genius, I Still Live)
  • Carlo Quispe (Uranus)
  • Carrie McNinch (You Don’t Get There From Here, The Assassin and the Whiner)
  • Christine Smith (The Princess)
  • Craig Bostick (Darby Crash, Go-Go Girl, Boy Trouble)
  • David Kelly (Rainy Day Recess: The Complete Steven’s Comics, Boy Trouble)
  • Diane DiMassa (Hothead Paisan: Homicidal Lesbian Terrorist)
  • Dylan “NDR” Edwards (Transposes, Politically InQueerect)
  • Ed Luce (Wuvable Oaf)
  • Edie Fake (Gaylord Phoenix)
  • Eric Kostiuk Williams (Hungry Bottom Comics)
  • Eric Orner (The Mostly Unfabulous Social Life of Ethan Green)
  • Howard Cruse (Stuck Rubber Baby, Wendel, Barefootz)
  • Ivan Velez, Jr. (Tales of the Closet, Dead High Yearbook)
  • Jennifer Camper (Juicy Mother, Rude Girls and Dangerous Women, subGURLZ)
  • Jon Macy (Teleny and Camille, Fearful Hunter, Nefarismo)
  • Jose-Luis Olivares (Pansy Boy)
  • Justin Hall (No Straight Lines: Four Decades of Queer Comics, Glamazonia: The Uncanny Super-Tranny, True Travel Tales)
  • Kris Dresen (Manya, Max & Lily, She Said)
  • L. Nichols (Flocks, Jumbly Junkery)
  • Marian Runk (Not a Horse Girl, The Magic Hedge)
  • MariNaomi (Kiss and Tell: A Romantic Resume, Smoke in Your Eyes, Estrus Comics)
  • Michael Fahy (Boy Trouble)
  • Nicole Georges (Calling Dr. Laura, Invincible Summer)
  • Rick Worley (A Waste of Time)
  • Rob Kirby (THREE, Boy Trouble, Curbside)
  • Sasha Steinberg (Stonewall, Queerotica)
  • Sina Sparrow (Art Fag, Boy Crazy Boy)
  • Steve MacIsaac (Shirtlifter)
  • Terrance Griep (Scooby-Doo)
  • Tyler Cohen (Primahood)
Un menù niente male, insomma...Anche se in Italia la stragrande parte di questi nomi è praticamente sconosciuta, e non è difficile immaginare il perchè. Dopotutto da noi i fumetti alternativi sono passati di moda molto in fretta, mentre i fumetti LGBT stentano ancora a trovare la loro collocazione. Quindi questo genere di autore da noi ha davvero poche occasioni per farsi conoscere, e ovviamente i suoi corrispettivi italiani hanno anche un problema in più, e cioè quello di non avere mai avuto un vero e proprio circuito commerciale LGBT a cui appoggiarsi per proporre, eventualmente, le loro sudate autoproduzioni.
Quanti talenti non hanno mai potuto vedere la luce nel nostro paese per questo motivo?
Non lo sapremo mai.
D'altra parte è anche vero che il futuro è ancora tutto da scrivere, e non c'è scritto da nessuna parte che le cose debbano continuare ad andare come sono sempre andate.
Magari un domani anche il nostro paese diventerà ricettivo per le idee alternative e lascerà spazio a chiunque dimostri di avere qualcosa di interessante da raccontare, chi può dirlo?
Così forse, e dico forse, anche noi un giorno avremo antologie con una trentina di autori LGBT che non si fanno problemi ad alzare la testa.
Sarebbe molto bello.
Alla prossima.

mercoledì 15 gennaio 2014

UN SECOLO MORTALE E MAI NATO?

Ciao a tutti, come va?
Internet è una risorsa preziosissima, e offre una quantità di possibilità che fino a una decina di anni fa - quando pure aveva già iniziato a diffondersi - erano solo ipotetiche. Difficile dire dove potrà arrivare nel tempo, ma quel che è certo è che dovrebbero aumentare anche i siti  che aiutano ad orientarsi nell'universo delle sue proposte. Altrimenti aumenterà, in proporzione, anche il rischio che delle idee interessanti si perdano nel nulla solo perchè non hanno avuto modo di farsi conoscere adeguatamente. Dico questo perchè, con un po' di ritardo, sono venuto a conoscenza di un progetto abbastanza interessante che si proponeva di raccogliere fondi su kickstarter.com, ma che a quanto pare ha avuto poca fortuna. Mi riferisco al videgame DEAD CENTURY: MOSAIC, che forse non vedrà mai la luce a causa del mancato raggiungimento della somma necessaria per la messa in produzione effettiva.
 Dalla pagina su kickstarter (CLICCATE QUI) si legge che è un misto di azione, strategia e visual novel, ambientato negli anni immediatamente precedenti alla Seconda Guerra Mondiale e in cui un gruppo di agenti speciali inglesi vuole impedire ai nazisti di recuperare alcuni antichi manufatti mistici che potrebbero consolidare il loro potere. La novità rappresentata da questo gioco, che poi è il motivo per cui ne parlo qui, è che i protagonisti principali sono omosessuali, e che per il cast di supporto c'è la possibilità di selezionare l'orientamento sessuale più consono ai gusti del giocatore.
Un altro dettaglio molto interessante è la grafica, che - per gli estimatori del genere - omaggia la cartellonistica del periodo ed è davvero molto curata, anche negli sfondi.
In effetti i programmatori e gli artisti che hanno lavorato a questo progetto hanno proposto un piccolo gioiellino, anche per quel che riguarda il design degli avversari e delle varie mostruosita che avrebbero dovuto affrontare i personaggi giocanti (e che in effetti dimostrano che dietro c'è stata anche una certa ricerca storica)...
Eppure, a pochi giorni di distanza dalla conclusione della raccolta fondi, questo progetto ha raccolto più o meno un decimo della somma minima richiesta.
Come è possibile?
Posso azzardare qualche ipotesi.
La prima è che i suoi ideatori hanno investito molte energie nella progettazione gioco e forse un po' poco nella promozione dello stesso, o magari - più semplicemente - tutto questo dimostra che sono dei buoni programmatori che però non sanno come muoversi per calamitare l'attenzione (tant'è che per questo gioco non ho visto nemmeno una pagina facebook).
La seconda è che forse l'ambientazione e la grafica, oggi come oggi, non sono molto commerciali, anche se - per come la vedo io - sono davvero molto curate e decisamente migliori rispetto a tanti noti videogames.
La terza è che, forse peccando di fedeltà storica, propone un'idea di omosessualità un po' troppo legata a quella che effettivamente si viveva in quel periodo, tant'è che il protagonista - il rude agente Vidal - viene presentato come un frequentatore di locali per travestiti...
 Non che ci sia niente di male, ovviamente, ma forse anche questa è stata una scelta che ha contribuito a rendere poco virale questa proposta.
Ovviamente le mie sono soltanto ipotesi.
Quel che è certo è che un prodotto di questo tipo avrebbe sicuramente arricchito il panorama dei videogames autoprodotti a tema LGBT, che effettivamente negli ultimi anni sono aumentati, ma hanno finito sempre per essere poco originali... Forse perchè seguire le mode, o magari richiamarsi all'effetto nostalgia, era anche un modo abbastanza facile per ricevere consensi (e quindi donazioni).
Peccato.
Ovviamente la speranza è che questa produzione possa vedere la luce percorrendo altre strade, perchè se finisse nel nulla sarebbe comunque una bella occasione persa.
Alla prossima.

lunedì 13 gennaio 2014

BARA ALLA FANTAGRAPHICS

Ciao a tutti, come va?
Oggi inizio la settimana con una bella notizia, che al di là di tutto h aun innegabile valore simbolico. Come forse saprete i bara manga negli USA sono ancora una novità, nonostante gli USA siano una nazione dove i gay sono un pubblico numeroso e corteggiato. Dopo la pubblicazione di una prima antologia dedicata a Gengoroh Tagame (che ha avuto un certo successo) la casa editrice PictureBox aveva annunciato una seconda antologia, questa volta dedicata a vari autori di bara manga contemporanei. L'antologia, dal titolo MASSIVE, era stata annunciata per il 2014, ma purtroppo la piccola casa editrice PictureBox ha chiuso i battenti il 31 dicembre 2013, e non tanto per una questione economica quanto per i chiari di luna del suo boss (ma non poteva cederla a qualcun altro?)...
Sia come sia a questo punto la paura era che la diffusione dei bara negli USA subisse un brusco arresto...
Fortunatamente, però, MASSIVE uscirà ugualmente con un altro editore la prossima estate (e con una nuova cover)...
La notizia sarebbe già rincuorante, ma la cosa secondo me più rincuorante è che l'editore che si è incaricato di portare avanti il discorso è nientepopodimenochè la FANTAGRAPHICS. Se non siete esperti di mercato editoriale americano può essere che questo nome non vi dica molto, visto che gli editori americani più noti sono quelli che pubblicano prevalentemente supereroi, tuttavia la FANTAGRAPHICS è una specie di istituzione per il fumetto americano in senso lato. Infatti nel suo catalogo, giusto per darvi un'idea, ci sono le raccolte delle striscie dei PEANUTS di Shultz...
Senza contare una quantità quasi imbarazzante di altri titoli che hanno fatto la storia del fumetto nel senso più ampio del termine (dalle storie Disney di Carl Barks a Prince Valiant, da Pogo a Popeye/Braccio di Ferro). La cosa interessante è che, pur potendo vivere tranquillamente con suo catalogo di classici, la FANTAGRAPHICS ha da sempre avuto un occhio di riguardo per i fumetti alternativi, l'underground e - recentemente - anche per fumetti e autori LGBT. In effetti che fosse un'editore coraggioso e illuminato, oltre che pieno di buon gusto, lo si intuiva anche dal fatto che ha portato negli USA il manga WANDERING SON di Takako Shimura, incentrato su due giovani amici transgender (un FtM e una MtF) che frequentano la stessa scuola media... Un manga che persino in Italia è ancora inedito...
In ogni caso il fatto che la FANTAGRAPHICS si sia presa l'impegno di portare avanti anche il discorso dei bara è abbastanza indicativo del fatto che considera questo genere importante al pari dei tanti classici che ha in catalogo, e non è un dettaglio da sottovalutare. Così come non è da sottovalutare il fatto che la persona che sta lavorando così tanto per la promozione dei manga bara negli USA è un simpatico blogger ventiseienne di nome Graham Kolbeins (foto sotto), che col suo blog e la sua caparbietà (e continuando a bussare alle porte degli editori con le sue proposte di antologie) sta riuscendo a fare qualcosa che nessuno era mai riuscito a fare prima di lui...
Evidentemente l'importante è crederci. E a questo punto non mi stupirebbe se in futuro la FANTAGRAPHICS inaugurasse una vera e propria collana di bara manga e lo nominasse curatore. Speriamo in bene... Anche perchè una cosa del genere potrebbe avere ripercussioni ad ampio raggio, persino da noi.
Alla prossima.