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venerdì 29 luglio 2016

NUOVE FIAMME...

Ciao a tutti, come va?

Siccome non mi sembra giusto avvisarvi delle cose all'ultimo momento (anche se a volte non riesco proprio ad avvisarvi col giusto anticipo, e un po' mi scoccia), oggi volevo ricordarvi che il 20 e il 21 agosto, a New York, si terrà la seconda edizione della FLAME CON... Che sta diventando uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di fumetti (e immaginario pop) che apprezzano anche le tematiche LGBT...

L'anno scorso pare che sia andata molto bene, per essere la prima edizione di una manifestazione del genere, e quest'anno potrebbe anche andare meglio. Anche perè il programma è molto invitante: oltre 120 espositori (fra autori, editori indipendenti, associazioni per la promozione dei fumetti LGBT e altro), vagonate di ospiti, conferenze e tavole rotonde a tema e feste esclusive comprese nel prezzo (che non è proprio basso, ma sicuramente è un buon investimento)...

Per darvi un'idea del clima di questa manifestazione potete dare un'occhiata al video qui sotto, relativo - ovviamente - all'edizione passata...

Si tratta ancora di una manifestazione modesta, ma anche la San Diego Comic-Con negli anni settanta era più o meno su questi livelli, e comunque penso che sia evidente che - per essere un evento "di settore" - esprime già un certo potenziale... E per dirla tutta, a vedere questo video, mi sono pure un po' commosso... Più che altro al pensiero che una manifestazione di questo tipo è effettivamente possibile, anche se in Italia è ancora fantascienza...

Sia come sia CLICCANDO QUI trovate un sito molto dettagliato, con tutte le info sulla nuova edizione della manifestazione. In particolare sulla home page spicca l'annuncio del biglietto gratuito per gli under 18 nella giornata del 21 agosto (quando si dice realizzare un evento di promozione culturale!) e una bella panoramica degli ospiti più importanti... E fra tanti autori gay dichiarati e/o sostenitori della causa LGBT (che lavorano anche per importanti case editrici), lo ammetto, mi ha colpito molto la presenza di Chris Claremont... Ovvero lo scrittore che dalla seconda metà degli anni Settanta fino ai primi anni Novanta ha rielaborato (e portato al successo) gli X-Men della MARVEL...

Una conferenza sarà tutta dedicata a lui e ai sottotesti LGBT che ha provato ad inserire nei suoi fumetti (scommettiamo che non ne parlerà nessun sito italiano?), e a quanto pare è attualmente impegnato ad elaborare nuovi progetti dal taglio inclusivo e gay friendly con la sua nuova proposta editoriale ClearMountain Creatives LLC...

Sarà che è un nome storico, sarà che non mi aspettavo questa presa di posizione, ma credo che la sua presenza al FLAME CON sia molto indicativa di come la situazione si stia evolvendo, e in positivo... E non escluderei che, da qui a qualche anno, alla manifestazione possano trovare posto anche dei rappresentanti ufficiali dei maggiori editori di fumetti statunitensi...

Staremo a vedere.

Un'altra cosa che non ho potuto fare a meno di notare è l'età media degli ospiti e degli espositori, a riprova del fatto che si tratta di una manifestazione giovane, organizzata da "giovani" (in questo caso i volontari dell'associazione GEEKS OUT, che vedete qui sotto) per i giovani...

Anche se il taglio degli incontri e degli approfondimenti (l'elenco lo trovate CLICCANDO QUI e QUI) è tutt'altro che infantile... Anzi, più che a dei semplici incontri col pubblico, questi appuntamenti assomigliano a dei laboratori culturali in cui si condividono esperienze e prospettive per promuovere e potenziare lo sviluppo di certe tematiche a tutti i livelli...

Quindi tanto di cappello agli organizzatori.

Detto ciò volevo concludere il post di oggi facendo una piccola riflessione: a parte la FLAME CON negli USA ci sono diversi eventi di questo tipo, senza contare i numerosi spazi LGBT durante le manifestazioni fumettistiche generiche. La situazione inizia ad essere abbastanza simile anche in Francia (ne ho parlato anche di recente), e - in misura diversa - in Giappone. In Italia, dove pure c'è una tradizione fumettistica abbastanza importante, pare che l'accostamento fumetto/comunità LGBT sia ancora una specie di tabù... Sia da parte delle manifestazioni fumettistiche generaliste che da parte del mondo gay e gay friendly (che, ad oggi, non è riuscito a mettere insieme un'associazione per la promozione dei fumetti LGBT e delle tematiche LGBT nell'immaginario pop... E prima o poi credo che mi dedicherò ad analizzarne le ragioni...).

E così si arriva al paradosso per cui, mentre all'estero - proprio da giugno in poi - si organizzano diverse iniziative fumettistiche gay e gay friendly, in Italia l'unica manifestazione fumettistica che si tiene d'estate - e cioè Riminicomix  (quest'anno dal 14 al 17 luglio) - è organizzata dall'associazione CARTOON CLUB di Rimini, che è un'associazione iscritta al circuito ACLI (che sta per Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani) e assegna un premio al miglior fumetto cristiano (sottointeso cattolico), e cioè il premio "Fede a Striscie"... Che quest'anno è andato a "Il Saio del Santo" di  Maurilio Tavormina, pubblicato sul giornale francescano "Il Messaggero dei Ragazzi"...

Ovviamente in tutto questo non c'è niente di male: al mondo c'è posto per tutti e sicuramente è giusto che l'associazione che organizza Riminicomix conferisca dei premi che sono in linea con la sua mission... Però penso che sia perlomeno curioso che in Italia abbiamo un premio per i fumetti cattolici che viene assegnato dal 2005 da un'associazione ACLI, mentre ad oggi non c'è nessun premio per il miglior fumetto a tematica LGBT organizzato da un'associazione LGBT (e in particolare da un'associazione che, come CARTOON CLUB, si occupi nello specifico di fumetti e derivati valorizzando il suo specifico punto di vista)... Men che meno d'estate e/o a cavallo di qualche Pride Week...

Tra l'altro, potere delle coincidenze, la prima parata gay di Rimini si terrà proprio quest'anno il 30 luglio...

Effettivamente sembra che ci sia qualcosa che non torna, e penso che prima o poi dovrò tornare sull'argomento... Anche perchè certe anomalie - che anno dopo anno sono sempre più evidenti - potrebbero essere solo la punta di un iceberg che sarebbe meglio tenere d'occhio...

Alla prossima.

mercoledì 27 luglio 2016

BASTA DIRLO...

Ciao a tutti, come va?

Oggi torno a parlare della San Diego Comic-Con, perchè fra tanti momenti LGBT degni di nota ce n'è stato uno particolarmente sentito... E cioè il coming out dell'ideatrice della serie animata STEVEN UNIVERSE (di cui ho parlato QUI), e cioè Rebecca Sugar...

I fatti, più o meno, si sono svolti in questo modo: durante la conferenza su STEVEN UNIVERSE del 22 luglio, quando è arrivato il momento di lasciare spazio alle domande dei fan, uno ha chiesto chiaro e tondo da dove traeva ispirazione per trattare in quel modo le tematiche legate alle donne e alla comunità LGBT...

A quel punto il pubblico non ha nascosto il suo entusiasmo, e quanto Rebecca Sugar ha risposto ha esordito - un po' timidamente - con una frase del tipo:

"Beh... In buona parte mi baso sulla mia esperienza di donna bisessuale..." 

E a quel punto l'entusiasmo della platea è esploso. Poi, però, l'animatrice ha voluto articolare meglio la sua risposta, dicendo che:

"Certe cose hanno molto a che fare con quello che siamo... Ecco... C'è quest'idea secondo cui certe cose non dovrebbero essere mostrate ai bambini... Però si condividono da sempre storie d'amore e di attrazione con i bambini. Molte storie parlano di amore ai bambini, la differenza è quando senti la storia di qualcuno che è amato esattamente come vorresti essere amato tu, anche perchè se non ascolterai mai quelle storie potresti finire per importi di cambiare e non essere te stesso. É davvero importante per noi parlare ai bambini di certe cose, di accettazione e di identità, ed per questo che lo facciamo così spesso... Io voglio far sentire che esisto, e vorrei far capire a chi vuole esistere nel mio stesso modo che è possibile farlo."

E qui è partita la standing ovation del pubblico.

Potete ascoltare la conferenza su STEVEN UNIVERSE e l'intervento di Rebecca Sugar CLICCANDO QUI.

Non penso ci sia molto da aggiungere ad un intervento così bello (a parte, forse, il fatto che ascoltando parlare Rebecca Sugar ho avuto la strana sensazione di avere di fronte i personaggi di STEVEN UNIVERSE... E magari se vedrete il filmato mi direte se anche a voi è successa la stessa cosa)...

Tuttavia qualche considerazione è d'obbligo.

La prima è che, per come è strutturata la San Diego Comic-Con, i momenti di confronto che possono portare ad esternazioni di questo livello non sono rari. E alla fine le manifestazioni di questo tipo possono avere anche dei risvolti educativi e formativi non indifferenti... A differenza delle manifestazioni fumettistiche italiane, che nella maggior parte dei casi hanno una valenza completamente diversa... Tant'è che Lucca Comics & Games, che in teoria sarebbe la manifestazione fumettistica più importante d'Italia, ha dimostrato più volte - al di là della sua cornice e dalla ricchezza espositiva - di avere lo stesso spessore contenutistico di una qualsiasi sagra del cotechino o magari di una fiera campionaria, o - al limite - di una fiera annuale sul tipo di quei mercatini europei che girano in Italia da un po' (sotto vedete quello di Biella)... E che assomigliano a Lucca Comics & Games anche visivamente...

La seconda cosa che mi viene da dire è che l'uscita di Rebecca Sugar, che pure era visibilmente a disagio, è stata accolta da un pubblico esultante... Perchè EVIDENTEMENTE quell'uscita era quello che il suddetto pubblico si aspettava da lei, e perchè il pubblico di STEVEN UNIVERSE (che non è poco) apprezza la serie anche per i risvolti che - finalmente - Rebecca Sugar ha ammesso di tenere in grande considerazione. E comunque, considerando che nessuno ha obbligato Rebecca Sugar a fare coming out, la sua onestà (e il fatto che sia stata tanto apprezzata) ha dimostrato una volta di più che non ha poi tanto senso vivere a compartimenti stagni, anche perchè - sicuramente - chi è eterosessuale ed eteronormativo non si pone il problema di separare il suo orientamento dalla sua vita professionale... Ed è giusto che anche chi non è eterosessuale ed eteronormativo possa fare altrettanto. Soprattutto in un ambiente come quello legato all'immaginario pop, che a quanto pare è sempre più gay friendly...

La terza cosa che penso è che, tanto per cambiare, del coming out (e del bel discorso) di Rebecca Sugar dalle nostre parti non ha parlato davvero nessuno... Anche se, per la verità, di questo non mi stupisco affatto.

Comunque, alla San Diego Comic-Con di quest'anno, i fuori programma "friendly" non si sono limitati al coming out di Rebecca Sugar. A titolo di esempio vorrei concludere il post di oggi mostrandovi i vari costumi con cui l'attore gay dichiarato John Barrowman (ovvero il terribile Merlyn di ARROW) si è presentato nei vari giorni della manifestazione...

Chi sono questi tre personaggi? Chi li elenca per primo tutti e tre non vince niente, ma almeno dimostra che questo blog è letto da delle persone in carne ed ossa, e che il contatore delle visite non tira fuori numeri a caso (^__^)... Ah! per completezza vi faccio vedere anche l'edizione "variant" di uno dei tre costumi, che l'attore ha sfoggiato per un incontro col pubblico (dimostrando, quindi, che sa anche camminare sui tacchi)...

D'altra parte è anche giusto che in queste occasioni ciascuno sia libero di esprimere le qualità che preferisce... Soprattutto se è un attore che ultimamente è noto soprattutto per i suoi ruoli seriosi e carognosi...

Alla prossima.

lunedì 25 luglio 2016

DATI DEPOSITATI...

Ciao a tutti, come va?

Lo so che siamo in estate, lo so che il caldo non aiuta a seguire discorsi troppo articolati, lo so che dopotutto questo è un piccolo blog con un pubblico circoscritto (anche perchè in tanti stanno ben attenti a non far circolare quello che scrivo), però penso anche che sia importante offrire degli spunti di riflessione che (volutamente) non mi pare voglia offrire nessun altro.

E così eccomi qui.

Il post di oggi parte da una piccola "fuga di notizie" che - dal forum del sito Comicus (CLICCATE QUI) - ha un po' fatto il giro del web infervorando gli animi... E spingendo tanti appassionati di fumetti italiani a dire la loro al riguardo.

Molto in sintesi: tutto parte dal fatto che le aziende iscritte alla Camera di Commercio ogni anno sono tenute a depositare i loro dati (utili, fatturato, ecc), e i suddetti dati non sono secretati, di modo che tutti coloro che sono iscritti alla Camera del Commercio possano accedervi (onde verificare le condizioni dei loro eventuali clienti).

Così un utente del suddetto forum di Comicus, che era anche iscritto alla Camera di Commercio, ha provato a cercare i dati relativi alla casa editrice Bonelli, e poi li ha condivisi con gli utenti del forum (e quindi con tutto il web interessato a conoscerli).

Così quei dati hanno cominciato a circolare, e ora sappiamo che gli utili della casa editrice - nel giro di un anno - si sono quasi dimezzati, passando da 3.408.807 di euro a 1.845.874. Nel 2015 le pubblicazioni della casa editrice (comprese ristampe e altro) sono state 296: ne sono state distribuite 17.970.000 copie e ne sono state vendute 8.940.000. Nel 2014 le copie distribuite erano state 18.906.710 e quelle vendute 9.266.0523.

Quindi in un anno sono state vendute 326.053 copie in meno. Se, con un certo ottimismo, si ipotizzasse un calo stabile sulle 300.000 copie all'anno, questo vorrebbe dire che la casa editrice, che comunque per ora resta in attivo, non arriverebbe al 2036...

Sia come sia, dopo questo ennesimo "scoop", esperti più o meno qualificati hanno voluto dire la loro. Alessandro Bottero, ad esempio, sulla sua pagina facebook è giunto alla conclusione che - in base a questi dati - si può dire che le pubblicazioni relative a TEX e a DYLAN DOG da sole rappresentano il 50% di quanto ha venduto la Bonelli nel 2015.

Un'ipotesi alquanto verosimile, e i dati di cui sopra sembrano confermarla. Ovviamente, una volta avuto un quadro generale della situazione, è partita la caccia alle ragioni che hanno portato al calo di liquidità.

Ad esempio si parla della conclusione di alcune pubblicazioni su licenza (come l'ennesima ristampa di TEX allegata ai quotidiani), e questo spiegherebbe perchè proprio in questi giorni è stata annunciata una nuova serie di ristampe di DYLAN DOG con la Gazzetta dello Sport e una ristampa di MARTIN MYSTÉRE con La Repubblica... E forse c'è la segreta speranza che queste operazioni, oltre a portare liquidità in cassa, possano risollevare le sorti di DYLAN DOG e magari aiutare il bimestrale di MARTIN MYSTÉRE (che, pare, sia arrivato a vendere sulle 15.000 copie)...

Tutte strategie legittime, e tutte spiegazioni accettabili, ma la cosa che mi ha stupito di più fra le tante discussioni che sono scaturite dai dati della Camera di Commercio (e che spesso hanno sfiorato la rissa telematica), è come nessuno abbia cercato di analizzare perchè sono state vendute 300.000 copie in meno in un solo anno, peraltro dopo che era stata introdotta la (poco sana) pratica delle copertine alternative e delle edizioni speciali...

E questo, forse, sarebbe stato un argomento ben più interessante del calo di liquidità in quanto tale.

Così mi sono detto che, forse, potevo dare il mio contributo.

Lo spunto mi è arrivato da un fatto che mi è capitato qualche giorno fa, quando mi trovavo a curiosare nell'edicola sotto casa, quella che frequento di più nel mio ridente paesino (frazione di un Comune di 12.000 anime). Ad un certo punto arriva un signore alle mi spalle, e chiede all'edicolante se sono arrivati il TEX e il DRAGONERO, che gli doveva tenere da parte questo mese. Io mi volto e vedo un signore che aveva evidentemente superato da un po' la settantina. Niente di male, e Dio lo benedica, però lui si è fatto tenere da parte TEX - che evidentemente seguiva da decenni - e DRAGONERO... Che IN TEORIA dovrebbe essere un prodotto studiato per delle generazioni più giovani, che - sempre in teoria - dovrebbero avere molto poco in comune coi tipici lettori di TEX. Ora: una rondine non fa primavera, e non posso basarmi solo su questo episodio per elaborare una teoria, tuttavia penso che - nel suo piccolo - possa suggerire che EFFETTIVAMENTE la politica di produrre fumetti NUOVI in grado di piacere ai lettori STORICI a qualcosa sia servita...

Quindi, una volta saputo delle 300.000 copie perse in un anno, lo ammetto, il primo pensiero che ho avuto per avviare la mia piccola indagine è stato quello di verificare se negli ultimi due anni - casualmente - in Italia si fosse verificato un abnorme aumento dei decessi fra i maschi over 55... E cioè fra lo zoccolo duro dei lettori di TEX (che, a quanto pare, reggono la casa editrice comprando anche molte altre cose).

Consultando le tabelle di mortalità dell'ISTAT degli ultimi anni (le trovate CLICCANDO QUI), però, non ho trovato niente del genere. Anzi: il tasso di mortalità negli over 55 negli ultimi anni è diminuito costantemente. É aumentato solo dagli 85 anni in poi, ma penso che questo dipenda dal fatto che sono sempre di più le persone che arrivano a quell'età. Quindi è evidente che, se c'era un legame fra la perdita di lettori della Bonelli e la loro età anagrafica, non era relativo al loro tasso di mortalità.

E così mi sono detto: cosa potrebbe essere successo di così traumatico nel mondo degli over 55 nel corso del 2015? E cosa potrebbe avere in comune questa fascia di pubblico, al di là della passione per i fumetti Bonelli? E alla fine credo di aver trovato un nesso: il potere d'acquisto del pensionato italiano medio. Già nel 2013 il Corriere della Sera riportava che c'era stato un drammatico calo del potere d'acquisto del 33% in 15 anni (CLICCATE QUI)... Però, solamente fra il 2014 e il 2015, in alcune regioni (come la Puglia) si è verificato un ulteriore calo del 30%, perlomeno stando al segretario della CISL pensionati di Foggia, Giuseppe Santelia (CLICCATE QUI)... E secondo lui buona parte del problema è arrivato con i tagli alla sanità pubblica. Considerando che viviamo in un paese in cui oltre il 63% dei pensionati prende meno di 750 euro al mese (CLICCATE QUI) credo che sia abbastanza chiaro perchè rinunciare a TEX, e ai fumetti in generale, rischia di diventare una pratica sempre più diffusa fra chi ha una certa età... Anche perchè i pensionati italiani stanno diventando sempre più spesso il salvagente dei loro figli e dei loro nipoti, e comunque si presuppone che abbiano già a disposizione centinaia di fumetti che possono rileggere quando meglio credono...

Ad ogni modo, siccome nel prossimo anno saranno previsti nuovi tagli alla sanità pubblica e tutta una serie di ulteriori rincari, qualcosa mi dice che il lettore-pensionato sarà un bene rifugio sempre meno affidabile per gli editori di fumetti italiani...

Così come lo zoccolo duro dei lettori di DYLAN DOG, seppur per altri motivi.

Infatti, al netto del fatto che le storie del personaggio possono più o meno piacere, bisogna comunque considerare il dato demografico. DYLAN DOG è comparso nel 1986, e ha avuto un successo crescente fra le nuove generazioni grossomodo fino ai primi anni del 2000, quando i gusti e la sensibilità del pubblico hanno preso nuove direzioni (e la sottocoltura gothic ha iniziato a lasciare il passo). Ora: ipotizzando che abbia coinvolto soprattutto i giovani dai dodici anni in poi fra il 1986 e il 2004 direi che lo zoccolo duro dei lettori della serie è composto dalle persone nate fra il 1974 e il 1992, con un picco fra chi era under 18 negli anni Novanta...

Persone che ora hanno fra i 42 e i 24 anni, con una netta prevalenza di over 30. Una generazione che, pur non essendo composta da pensionati, deve confrontarsi con crescenti difficoltà economiche, soprattutto perchè proprio in questi anni inizia a mettere su famiglia e a fare figli... Senza contare che DYLAN DOG era un fenomeno di costume, se non addirittura una moda, nella misura in cui rifletteva le inquietudini e i trend del suo pubblico di riferimento. Ora che quel pubblico di riferimento è maturato (al netto dei fans duri e puri), e che le nuove generazioni NON si identificano più con un personaggio del genere, un progressivo calo delle vendite era inevitabile. E probabilmente la gestione degli ultimi anni ha solo accelerato questo processo... Quindi è evidente che anche l'apporto dei lettori della generazione di DYLAN DOG alle casse della Bonelli è destinato a calare sempre di più (a parte quello dei lettori omosessuali, che generalmente mettono su famiglia in misura minore rispetto a quelli etero, ma che vengono fondamentalmente ignorati dalla casa editrice)...

In conclusione: se questo ragionamento è esatto, continuare a considerare TEX e DYLAN DOG come una riserva aurea infinita (ma anche come una fonte di ispirazione per gli altri personaggi della casa editrice), potrebbe rivelarsi un boomerang... Soprattutto se si pensa di poterli usare per compensare lo scarso successo di altre testate anche nei prossimi anni...

E questo effetto boomerang - in effetti - sta già iniziando a manifestarsi, come dimostrano i dati della Camera di Commercio... Che, una volta tanto, sono oggettivi.

Quindi, a questo punto, su chi bisognerebbe investire? Sui giovani lettori? Sulle nuove generazioni di fruitori potenziali, sempre più coinvolte dai nuovi media? Sulle nuove nicchie di pubblico? Tutto è possibile, in realtà, ma per riuscire nell'intento bisognerebbe avere una competenza, un intuito e una sensibilità che, al momento, non fa parte del DNA dell'editoria a fumetti italiana. Anche solo perchè implicherebbe la consapevolezza del fatto che non si può continuare a prendere come riferimento i lettori di TEX o DYLAN DOG nella speranza di dirottarne una parte su altri prodotti... E bisognerebbe anche prendere coscienza del fatto che non sono più i nomi di richiamo a fare la differenza, ma la loro capacità di intercettare e comprendere i gusti e la realtà del nuovo pubblico... E in particolare del pubblico giovane e giovanissimo.

Magari cercando di conoscerlo (ed interpretarlo) sul serio, ed evitando di proiettare nei fumetti di oggi le prospettive e le esperienze di chi è stato "giovane" venti, trenta o quaranta anni fa...

Facciamo un esempio molto banale: l'ultimo report del MIUR (Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca) parla di una presenza di studenti stranieri nelle scuole italiane pari al 10% circa (più o meno 805.000 unità). Ovviamente questa statistica non calcola gli studenti di etnie straniere che hanno già la cittadinanza italiana. Nelle prime dieci posizioni, per numero di studenti, abbiamo Romania, Albania, Marocco, Cina, Filippine, Moldavia, India, Ucraina, Perù e Tunisia (il report potete leggerlo CLICCANDO QUI). Questo vuol dire che, al di là dei giovani stranieri, ci sono tantissimi giovani italiani che si relazionano quotidianamente con una realtà composta da etnie e nazionalità diverse dalla propria...

Di tutta questa multiculturalità, per esempio, cosa viene espresso nei fumetti Bonelli? E, in particolare, cosa viene espresso in quei fumetti che sperano di coinvolgere anche le nuove generazioni? Quante volte, invece, i suddetti fumetti finiscono per presentare le etnie straniere in maniera stereotipata, superficiale e a prova di lettore italiano medio over cinquanta (che probabilmente ha completato il suo percorso di studi senza mai parlare e confrontarsi con un coetaneo straniero)?

Sono tutte domande che, forse, varrebbe la pena porsi...

Se poi si entra nel merito del discorso LGBT (che ha MOLTE cose in comune con i problemi di rappresentazione degli stranieri di cui sopra), a fronte di dati statistici che ho citato anche in questo BLOG (ad esempio nei post che trovate CLICCANDO QUI e CLICCANDO QUI), la situazione è persino peggiore... E questo nonostante il fatto che l'argomento sia stato sdoganato sempre di più anche dai media italiani, anno dopo anno.

E non vado nei dettagli perchè del rapporto fra tematiche LGBT e fumetto italiano, su questo BLOG, ho già parlato tantissime volte, e per saperene di più non vi resta altro che curiosare nei miei post precedenti

Morale della favola: alla luce dei dati depositati alla Camera di Commercio, curiosamente, la maggior parte degli appassionati di fumetti italiani pare che si siano rasserenati... Nella misura in cui hanno visto che la casa editrice Bonelli - nonostante il calo di utili - vende ancora tanto e non è in passivo.

La mia chiave di lettura, invece, è un po' diversa... E a questo punto, per vedere chi ha ragione, bisognerà giusto verificare i dati della Camera di Commercio fra un annetto o due, in particolare se nel frattempo ci saranno state altre stangate per i pensionati e se si sceglierà ancora di ignorare le reali esigenze narrative del nuovo pubblico potenziale... Quello che, ad esempio, si è incavolato con la RAI per la censura delle scene gay nelle fiction americane in prima serata (CLICCATE QUI): in che misura, secondo voi, quel NUMEROSO pubblico - che è riuscito a fare pressione persino sulla TV di Stato per farle cambiare atteggiamento - potrebbe essere conquistato dai fumetti della Bonelli per come vengono portati avanti adesso?

Chissà...

Ad ogni modo il tempo ci darà tutte le risposte... Quindi è solo una questione di pazienza.

Alla prossima.

venerdì 22 luglio 2016

NOVITÀ IN FAMIGLIA...

Ciao a tutti, come va?

La notizia di oggi non è esattamente uno scoop, e stranamente molti siti gay italiani l'hanno già riportata con un certo entusiasmo. Tuttavia, siccome questo è un blog con un pubblico che apprezza i dettagli, cercherò di inquadrare meglio la situazione e di andare un po' più a fondo...

I fatti sono questi: nell'episodio della serie animata The Loud House trasmesso negli USA il 20 luglio, dal canale Nickelodeon, è comparsa la SECONDA coppia gay sposata e con figli nella storia dell'animazione seriale americana...

Infatti, oltre alla coppia di donne sposate e con figli già comparsa nella serie "Clarence" di Cartoon network (di cui ho parlato brevemente QUI), c'era stato il caso dei due papà sposati di Allen Gregory, il protagonista dell'omonima serie trasmessa dalla FOX nel 2011... Probabilmente nessuno si sta ricordando di citarla perchè è durata solo sette episodi e perchè è stata unanimamente definita una delle serie animate più sgradevoli di sempre...

C'è da dire che in questo caso non si trattava di una serie propriamente per bambini, o di una serie con un taglio umoristico nel senso classico del termine, quindi The Loud House mantiene comunque un primato... E forse anche due, dato che i due gay che hanno messo su famiglia - questa volta - sono una coppia mista.

Ad ogni modo i due papà mostrati in The Loud House sono i genitori del piccolo Clyde, il migliore amico del protagonista della serie Lincoln Loud, e vengono presentati mentre lo accompagnano a casa Loud in occasione della sua prima notte fuori casa, fra mille raccomandazioni e un po' di commozione... La sequenza integrale la potete vedere CLICCANDO QUI.

Si tratta di una tappa importante, che probabilmente era inevitabile in un contesto in cui la legittimazione delle famiglie omosessuali si sta affermando sempre di più. E questo è quello che hanno riportato tutti i siti gay italiani... Però, siccome questo non è un blog qualunque, ora vado a raccontarvi quello che gli altri non hanno raccontato, e che potrebbe offrire qualche spunto di riflessione in più... Nonchè un invito a star ein guardia dalle nostre parti.

La prima, primissima, cosa da dire è che questa serie animata viene trasmessa quasi in contemporanea in Italia: la serie negli USA è iniziata il 2 maggio, mentre in Italia viene trasmessa settimanalmente da Nickelodeon (nel pacchetto SKY) dal 6 giugno (con anteprima il 15 maggio), con il titolo di "A casa dei Loud"...

Quindi l'episodio con la suddetta coppia di genitori gay dovrebbe comparire al più tardi nel giro di un mese (quindi, per favore, se qualcuno di voi ha SKY potrebbe controllare se ci saranno adattamenti o censure? Mica per altro: conoscendo i siti gay italiani sicuramente NON staranno in guardia, e se succedesse qualcosa di sgradevole vorrei segnalarlo almeno su questo blog... Grazie!).

Detto ciò, in questi tempi in cui i bigotti e i conservatori premono per l'appiattimento culturale dei bambini e per la promozione degli stereotipi di genere, bisogna prendere atto che questa serie animata parte da un presupposto molto interessante: il protagonista è un ragazzino che vive con cinque sorelle maggiori e cinque sorelle minori, ognuna con la sua personalità, le sue aspirazioni e il suo modo di rapportarsi col mondo...

Si tratta sicuramente di un approccio interessante ed educativo, tantopiù che Lincoln ha anche una sorella ribelle e mascolina, di nome Luna...

Il che mi porta a parlare anche dell'ideatore di questa serie: Chris Savino (foto sotto), che in questa produzione ha voluto raccontare la sua esperienza personale in una famiglia italo americana piena di sorelle (che peraltro avevano gli stessi nomi delle sorelle di Lincoln Loud).

Il dato interessante, secondo me, è che questo Chris Savino è uno che si è fatto le ossa fin dal 1991, quando appena ventenne iniziò a lavorare ai layout della serie cult Ren & Stimpy. Da allora la sua carriera si è evoluta di pari passo con i gusti e la sensibilità del pubblico. Infatti ha finito per collaborare con tantissime serie, che poi sono diventate degli spartiacque per l'animazione umoristica degli ultimi anni. Ufficialmente la sua carriera di scrittore, però parte solo nel 2004, con la serie Gli amici immaginari di casa Foster, che a suo tempo è stata molto apprezzata da pubblico e critica e sicuramente è stata un ottimo trampolino di lancio... Tant'è che poi Chris Savino ha finito per scrivere anche alcuni episodi della serie My Little Pony: Friendship is Magic, ed è diventato addirittura il direttore della nuovissima serie animata di Topolino per la Disney, quella del 2013...

Quindi parliamo di una persona che sa il fatto suo e che conosce bene i gusti del pubblico di oggi... E se ha deciso che il migliore amico di Lincoln Loud doveva avere due papà non lo ha fatto solo nella speranza di fare notizia o di cavalcare l'onda. Ad ogni modo potete conoscere meglio Chris Savino, e i dietro le quinte di A casa dei Loud, nel filmato qui sotto...

  A margine di tutta questa storia, comunque, penso che sia abbastanza interessante notare che, in occasione del lancio italiano di A casa dei Loud, quelli di Nickelodeon Italia hanno voluto organizzare un party esclusivo in piscina, convocando alcuni VIP in disarmo e due giovani youtuber di successo, Alberico e Virginia De Giglio, che accompagneranno la programmazione della serie animata in Italia con dei video esclusivi sul rapporto fra fratello e sorella...

Ora: questo dettaglio apparentemente insignificante, secondo me, non andrebbe sottovalutato. Nel senso che, se si usano come testimonial degli youtuber per promuovere una serie in cui comparirà una famiglia omogenitoriale in un ruolo ricorrente, vuol dire che qualcosa sta veramente cambiando...

Comunque, siccome siamo in Italia e tutto può accadere, vi rinnovo l'invito a dare un occhiata al canale Nickelodeon nelle prossime settimane, per verificare se l'episodio in questione verrà saltato, censurato o adattato in maniera stramba (alcune boiate del genere si sono viste di recente persino con l'edizione italiana di ADVENTURE TIME e con un episodio saltato di MY LITTLE PONY: FRIENDSHIP IS MAGIC, e solo perchè c'era di mezzo del sidro di mele... Quindi...).

Nel qual caso fatemi sapere!

Grazie e alla prossima.

mercoledì 20 luglio 2016

COME OGNI ANNO...

Ciao a tutti, come va?

Oggi si inaugura la San Diego ComiCon... Che come sempre resta la più importante manifestazione fumettistica del mondo occidentale. Così, come ogni anno, mi ritrovo qui a segnalare che, nella suddetta manifestazione, gli eventi e le presentazioni di interesse LGBT sono tante e tali che l'associazione PRISM COMICS ha ritenuto necessario realizzare un piccola guida per i visitatori interessati a questo specifico tema...

E poichè, come ogni anno, sono il solo a riportare (in italiano) questo "piccolo" dettaglio, come ogni anno ci tengo a condividere la suddetta guida con voi: e infatti potete trovarla CLICCANDO QUI. Fra le tantissime iniziative interessanti vi segnalo giusto una conferenza sulla storia del fumetto LGBT e una sui risvolti LGBT dell'anno appena trascorso, nonchè una bella tavola rotonda dove alcuni professionisti del settore discutono dei risvolti positivi che hanno avuto nell'esprimere il loro orientamento sessuale nel loro lavoro... E, per intenderci, tutte queste cose si vedranno solo nella  giornata di giovedì...

Per la giornata di venerdì segnalo giusto una conferenza sulle tematiche gay nell'horror, una sull'importanza della rappresentazione delle minoranze nei prodotti per giovanissimi e un incontro incentrato sulla situazione della rappresentazione transgender nei media...

Siccome fra sabato e domenica le iniziative LGBT sono talmente tante che non saprei da che parte cominciare per fare una selezione, mi limito a puntare i riflettori sull'appuntamento di sabato per i cosplayer a tematica LGBT (che, oltre a mettersi in posa per il pubblico, verranno intervistati per un documentario di prossima uscita) e la conferenza di domenica che si occuperà esclusivamente della rappresentazione della bisessualità nei fumetti.

Ovviamente i ragazzi dell'associazione PRISM COMICS (che, vi ricordo, è una delle varie associazioni che in america promuovono le tematiche LGBT nell'immaginario pop) hanno già preparato un elenco dettagliato degli ospiti che saranno presenti al loro stand, e che trovate CLICCANDO QUI...

Siccome ogni anno, arrivato a questo punto, comincio a fare dei paragoni spietati con le manifestazioni italiane, che su certi tipi di contenuti sono rimaste indietro di almeno quarant'anni, questa volta cercherò di trattenermi e mi limiterò a concludere questo post riportando una parte della mia intervista ad Alex Woolfson (creatore della web serie THE YOUNG PROTECTORS, nonchè uno degli ospiti dell'associazione PRISM COMICS alla San Diego ComiCon di quest'anno)...

Purtroppo, per motivi di spazio, sono stato costretto a tagliarla per la pubblicazione su Fumo di China numero 251 (che trovate in edicola ora), ma secondo me nella risposta seguente viene riassunta brillantemente la filosofia del fumetto a tematica LGBT di oggi, e del senso che può avere credere in questo tipo di contenuto e nella sua valorizzazione... In particolare da parte degli autori LGBT stessi, che ora sono entrati in un nuovo universo di possibilità grazie al web e alla rivoluzione digitale.

I protagonisti delle tue saghe sono omosessuali, e ne dai una rappresentazione molto umana e sfaccettata anche se di solito i fumetti di fantascienza e supereroi mettono al centro l'azione. Pensi che il tuo è un caso isolato, o che stia cambiando qualcosa? Pensi che il fumetto USA abbia fatto progressi in questa direzione?

"Quello che penso è che, dal momento in cui internet ha dato spazio a voci fuori dal coro, sempre più persone le hanno seguite. Certamente, da lettore gay di fumetti, quello che volevo erano eroi in cui identificarmi e questo è ciò che sto cercando di offrire ora. Però vorrei essere chiaro su un punto: non è la sessualità di un personaggio che lo definisce, ma la sua personalità. Se un personaggio è “eroico”, questo lo definisce prima del suo essere gay o etero. Il mio obbiettivo era anche di lanciare questo messaggio. Creare delle storie assolutamente simili a quelle “standard”, ma con protagonisti omosesuali. E ora grazie al web e al crowfunding sono in grado di condividere la mia “visione” con decine di migliaia di persone in tutto il mondo. E come me possono farlo tutti. Quando ero più giovane “fumetto gay” negli USA era spesso sinonimo di fumetto pornografico, forse perché in quel momento era ritenuto un investimento editoriale migliore. Non intendo minimizzare l'importanza artistica di erotismo e pornografia, ma sono altro rispetto a quello che voglio fare io. Anche se è certamente possibile raccontare una buona storia pornografica e sarebbe sbagliato giudicare un fumetto in base alla sua tipologia. Il punto è che oggi, col web, si può diversificare l'offerta.
I fumetti USA hanno fatto progressi in questo senso? Di certo quelli dei grandi editori sì, basta confrontare la situazione di oggi con quella di qualche anno fa. Eppure, penso che sia importante che su questi temi ci siano sempre autori LGBT in grado di esprimersi. É impressionante come i grandi editori si stiano aprendo alle minoranze, ma continuo a pensare che il miglior contributo arrivi da chi ha una storia personale da condividere."

E direi che c'è poco altro da aggiungere... A parte il fatto che sarebbe bello se questi temi e queste riflessioni trovassero spazio anche nelle manifestazioni fumettistiche italiane...

Prima o poi...

Anche se, per come siamo messi in questo momento, direi che un'ipotesi ancora molto improbabile.. E questa situazione sta diventando sempre più imbarazzante di anno in anno, e man mano che altrove la situazione si evolve.

Alla prossima.

lunedì 18 luglio 2016

SOUND OF SILENCE...

Ciao a tutti, come va?

A Torino c'è un'organizzazione che si chiama Centro Risorse LGBTI (CLICCATE QUI), che ovviamente si occupa di promuovere la causa LGBTI e al riguardo ha un approccio abbastanza moderno. Nel senso che lo fa organizzando iniziative di formazione e sensibilizzazione, e mettendo a disposizione le sue competenze per le associazioni con meno esperienza.

L'ultima iniziativa che ha promosso è un sondaggio per inquadrare meglio le famiglie LGBTI in Italia, con o senza figli, che trovate CLICCANDO QUI. Il proposito è quello di raccogliere un numero statisticamente rilevante di testimonianze, per inquadrare al meglio una situazione che nel nostro paese continua a passare perlopiù inosservata.


Cosa c'entra tutto ciò con questo blog?
C'entra nella misura in cui, nel video che promuove l'iniziativa, compare come testimonial anche la famiglia composta da Marco Marcello Lupoi, direttore editoriale della Panini, e dal suo compagno Andrea Pizzamiglio...
Ora: da una parte direi che è molto bello che il direttore editoriale di una grande casa editrice di fumetti italiana faccia da testimonial per un'iniziativa del genere... Però, dall'altra, è davvero curioso che questa sua partecipazione non sia ancora stata segnalata da nessun sito italiano che si occupa di fumetti. Infatti il video è stato pubblicato il 12 luglio, ma ad oggi nessuno spazio che parla di fumetti lo ha ancora segnalato ...

Certo, non si tratta di una notizia di carattere fumettistico, ma è pur vero che gli spazi web che parlano di fumetto indugiano regolarmente anche sugli argomenti extra fumettistici che coinvolgono i nomi di riferimento del settore... Comprese le loro dichiarazioni, le loro prese di posizione e le loro "comparse" in iniziative che non hanno niente a che fare col comndo del fumetto. Forse sbaglio, ma qualcosa mi dice che se Marco M. Lupoi avesse fatto da testimonial per una ditta produttrice di formaggini, o magari avesse partecipato ad una campagna per la salvaguardia di qualche specie protetta, presso certi canali la sua testimonianza avrebbe circolato molto più facilmente....

Che il direttore editoriale della Panini abbia un compagno, in effetti, non è un gran mistero (e in effetti non c'è nessun motivo valido per cui dovrebbe esserlo)... Anche perchè, per fortuna, si tratta di una coppia felice che vive alla luce del sole, apertamente schierata per i diritti civili e tutto il resto...

Quindi, a ben guardare, chi non segnala la loro presenza come testimonial in una campagna di sensibilizzazione non può nemmeno utilizzare la scusa di voler rispettare la loro privacy, o cose del genere... Tantopiù che, come dicevo prima, gli spazi web che in Italia si occupano di fumetto spesso e volentieri danno spazio a dichiarazioni, affermazioni o prese di posizione su argomenti generali di noti esponenti del mondo fumettistico nazionale (e internazionale)... Quindi il fatto che questa partecipazione di Marco M. Lupoi all'iniziativa #CONTIAMOCI sia passata del tutto sotto silenzio qualche piccolo dubbio lo fa anche venire...

Anche perchè un'iniziativa del genere sarebbe stata una buona occasione per fare un'intervista a Marco M. Lupoi, magari incentrata sul suo punto di vista riguardo alla rappresentazione dell'omosessualità nei fumetti, e in particolare nei fumetti MARVEL... Non foss'altro perchè è un tema di crescente attualità.

Certo può anche essere che in qualche caso la notizia non sia mai arrivata a chi di dovere, ma che non sia circolata per nulla in un ambiente dove - molto spesso - tutti sanno tutto di tutti mi sembra un po' inverosimile.

Generalizzare non è mai una cosa buona, ma la sensazione è che - almeno in qualche caso - ci sia stata proprio la volontà di non parlarne, e a questo punto sarebbe interessante cercare di capire il perchè, anche se forse non c'è poi molto da capire.

Generalmente (e con rare eccezioni) quando il web italiano che parla di fumetti riporta notizie legate a tematiche omosessuali preferisce sempre NON puntare l'attenzione su quelle che riguardano la situazione italiana, quasi come se certi argomenti - trattati peraltro con molta moderazione - fossero qualcosa di intrinsecamente esotico. Come se in Italia non esistessero editori gay, fumettisti gay o fumetti a tematica gay...

Addirittura, se viene annunciata la pubblicazione in italiano di un titolo con dei risvolti LGBT, si cerca sempre di glissare su questo aspetto, usando eufemismi e cercando di utilizzare il meno possibile termini come gay o lesbica... A titolo di esempio vi rimando all'intervista con cui il sito MANGAFOREVER ha presentato l'edizione italiana del fumetto di Jem e le Holograms (CLICCATE QUI)... In questo caso non c'è stato nessun riferimento il fatto che una storia d'amore lesbica sia uno degli elementi più innovativi, e caratteristici, di questa rivisitazione della serie animata degli anni Ottanta...

E anche in questo caso viene da chiedersi perchè... Ovviamente non pretendo di avere delle risposte, ma se dovessi basarmi sul mio intuito direi che dietro a questo atteggiamento ci sono almeno tre problemi di fondo.

Il primo è la paura di risultare troppo "schierati" nei confronti di un argomento che - dalle nostre parti - divide ancora molto, soprattutto considerando che in Italia l'età media degli appassionati di fumetti è abbastanza alta (per non parlare della gran quantità di persone "vecchie dentro" che bazzica in questo ambiente). Se un sito italiano iniziasse a trattare con eccessiva disinvoltura certi argomenti, e magari "sostenesse" la legittimità di certe posizioni, sa bene che susciterebbe delle polemiche e di conseguenza rischierebbe di comproettere i rapporti con parte del suo pubblico e con le case editrici con cui collabora in maniera più stretta (che sicuramente NON vogliono risultare troppo schierate e NON vogliono essere associate a collaboratori e/o a siti troppo schierati). Oltretutto molti collaboratori di questi siti e blog lavorano già per varie case editrici, o aspirano a lavorarci, e questo rende tutto più complicato e "delicato" da gestire.

Secondo problema: la paura di compromettere editori e autori. Prendiamo il caso di Marco M. Lupoi: non fa un mistero del fatto che ha un compagno, ma d'altra parte è anche vero che non tutti - fra chi legge i fumetti della sua casa editrice - sanno che lo ha. Se un sito di fumetti ne parlasse apertamente sa che poi dovrebbe assumersene anche la responsabilità in caso di eventuali ripercussioni - personali e professionali - sulla sua persona. Con tutta una serie di ipotetiche conseguenze difficilmente prevedibili. E forse anche questo è un elemento che spinge certi ambienti a mantenere un prudenziale silenzio. Se un domani, per ipotesi, Marco M. Lupoi si sposasse e potesse adottare un bambino (o magari decidesse di averne uno tramite maternità surrogata), l'argomento salterebbe mai fuori in qualche intervista? Ho dei seri dubbi... Perchè, allo stato attuale, nessun sito di fumetti oserebbe tanto in un paese come il nostro...

Infine: non ho idea di quante siano le persone omofobe nell'ambito di certi spazi web, ma presumo che ce ne siano, anche perchè altrimenti non si spiegherebbero certe recensioni e certe omissioni (come quelle che ho segnalato nel post che trovate CLICCANDO QUI. e che riguardano anche pubblicazioni Panini). Forse, molto banalmente, di certi argomenti non si parla anche perchè non gli si vuole dare visibilità. Perchè, a monte, si reputano sbagliati a prescindere. E questo spiegherebbe perchè, ad esempio, si parla regolarmente degli ultimi fumetti di Manara o dell'ennesima ristampa di Guido Crepax, ma il nome di Gengoroh Tagame non si legge davvero da nessuna parte (e d'altra parte, più in generale, da nessuna parte si legge delle proposte della casa editrice Renbooks). Generalmente, in questi casi, si utilizza la scusa del "sito per tutti", che per tutelare i più piccoli non può permettersi di toccare certi argomenti. Però è evidente che ci sono due pesi e due misure, e anche questa è una sottile forma di omofobia...

Ovviamente le mie sono solo ipotesi, ma finchè non verranno smentite dai fatti mi sembrano abbastanza verosimili.

Resta il fatto che, a differenza di quanto avviene negli USA o in altre nazioni, in Italia non abbiamo siti di informazione fumettistica propriamente gay friendly, e non so quanto questo sia positivo. Nel senso che avere un approccio più inclusivo sicuramente avvicinerebbe molto più pubblico occasionale, e in particolare quello giovane, con maggiori benefici per tutti. Essere guidati dai timori e dai pregiudizi, forse, può sembrare la strada più sicura, ma davvero non so quanto possa essere sensato nel lungo periodo... Anche perchè prima o poi i nodi vengono al pettine. Ora abbiamo avuto Marco M. Lupoi che ha fatto da testimonial per un'iniziativa LGBTI col su compagno, ma cosa potrebbe riservarci il futuro? Per quanto tempo si può continuare a fare finta di niente senza rischiare di fare dei danni peggiori di quelli che si vogliono evitare?

Onestamente non saprei proprio dire che piega potranno prendere gli eventi nell'immediato futuro: da una parte vedo tanta voglia di rinnovamento, ma dall'altra mi pare di cogliere un attaccamento morboso ad una quantità incredibile di paure e preconcetti... E non si capisce nemmeno fino a che punto questo attaccamento sia spontaneo o mosso da secondi fini.

Sia come sia staremo un po' a vedere cosa succederà... Anche perchè, arrivati a questo punto, indietro non si può tornare.

Alla prossima.

venerdì 15 luglio 2016

BACI NELLA GIUNGLA...

Ciao a tutti, come va?

Una notizia curiosa è arrivata negli scorsi giorni dal mondo del cinema. Nel nuovo film dedicato a Tarzan il regista David Yates (noto soprattutto per il suo contributo alla saga cinematografica di Harry Potter), aveva deciso di inserire anche un bacio gay... Che peraltro coinvolgeva proprio il protagonista!

In realtà, da quello che si sa, la scena era già stata girata e - tecnicamente - non stravolgeva più di tanto il personaggio... Infatti il suddetto bacio veniva dato a Tarzan dal cattivo di turno, mentre l'eroe era svenuto (e vulnerabile allo sfogo dei desideri repressi del suo avversario). Purtroppo la scena è stata tagliata perchè, a quanto pare, aveva suscitato reazioni perplesse nel pubblico su cui era stato testato il film in anteprima...

La speranza, ovviamente, è che la suddetta scena possa essere inserita nella versione in DVD.

Ad ogni modo penso che, a prescindere dall'inserimento di questo bacio, il dato interessante sia che un regista ha pensato di girare una scena del genere per un film che - in teoria - avrebbe lo scopo di rilanciare il mito di Tarzan presso il pubblico di oggi...

Nel senso che Tarzan è stato uno dei personaggi più iconici dell'immaginario pop del Novecento, e lo è stato anche per via dei suoi risvolti sottilmente omoerotici (resi evidenti dall'adattamento cinematogeafico dei romanzi di Edgar Rice Burroughs), che però sono sempre stati rigorosamente sottointesi... Tant'è che nei primi film sonori, quelli che ne decretarono il successo e resero famoso l'ex nuotatore Johnny Weissmuller, il personaggio era vestito - e non a caso - con un perizoma decisamente audace...


Soprattutto considerando che nell'america di quel periodo (il 1932) c'erano delle leggi che vietavano ai maschi di mostrarsi in pubblico a torso nudo, persino in spiaggia (CLICCATE QUI), perchè a quanto pare era rituenuto che la visione dei loro capezzoli fosse ritenuta indecente (!). Tant'è che lo stesso Johnny Weissmuller, durante le sue gare di nuoto, era tenuto ad indossare un bel costumino integrale, tutt'altro che scosciato...

E questo spiega perchè, anche nei fumetti americani, la raffigurazione dei capezzoli maschili sia stata per lungo tempo un tabù... Con una lunga tradizione di maschi smagliettati e raffigurati senza capezzoli... A partire proprio dai fumetti di Tarzan...

La Legge sui capezzoli maschili iniziò ad essere modificata solo nel 1936... E credo che questo dia la misura del peso e del ruolo che ha avuto Tarzan in qualità di icona erotica (e soprattutto omoerotica), ma anche in veste di ambasciatore dell'emancipazione del sex appeal maschile... Cosa resa ancora più evidente dal perizoma leopardato indossato da Buster Crabbe nel 1933 (nell'unico film non interpretato da Johnny Weissmuller fino al 1948, e l'unico in cui Tarzan abbia mai indossato un perizoma leopardato, per la verità)...

E infatti i produttori, col tempo, furono costretti a coprire sempre di più le grazie di Johnny Weissmuller, che nell'ultimo film di Tarzan da lui interpretato (quello del 1948) si ritrovò ad indossare qualcosa di molto simile all'incrocio fra un paio di mutandoni e un grembiule da cucina...
Tradizione mantenuta anche dai suoi immediati successori nei panni di Tarzan... Da Lex Barker (Tarzan dal 1949 al 1953)...


A Gordon Scott (Tarzan dal 1955 al 1960), che poi ebbe un certo successo esibendo il suo corpo in vari film mitologici,,,

Il gonnellino tornò ad essere un po' meno invasivo nell'unico film interpretato da Danny Miller (nel 1959)...



E divenne ancora un po' più corto nei film con Jock Mahoney (1962-1963)... Anche perchè il comune senso del pudore stava entrando in una fase di profondo cambiamento...


E anche l'estetica del corpo maschile in generale iniziava a rivedere le sue posizioni, tant'è che il successivo interprete di Tarzan - Mike Henry (1966-1968) - è stato il primo attore a non radersi il corpo per quel ruolo...




Peccato che, dopo tre film, abbia deciso di abbandonare i panni di Tarzan a causa di un incidente sul set (uno degli scimpanzé lo aveva aggredito, richiando di compromettergli un bulbo oculare)...

Fatto sta che a quel punto i produttori optarono per una via di mezzo fra Mike Henry e i suoi predecessori, anche perchè l'idea era di lanciare il nuovo attore sia nei film che in un serial televisivo... E così la scelta ricadde su Ron Ely, che effettivamente è diventato più famoso per la serie televisiva di Tarzan (girata in Brasile) che non per i suoi film sul signore della giungla (girati nel 1966 e nel 1970, ma arrivati nei cinema dopo la serie TV, per non creare confusione nel pubblico dei film di Mike Henry)...


Piccola curiosità: in uno dei film con Mike Henry - in cui Tarzan era una specie di agente speciale reclutato per una missione in Sudamerica - aveva debuttato il giovanissimo attore Manuel Padilla...

Lo stesso attore venne scelto per affiancare Ron Ely nella serie TV nel ruolo del piccolo indigeno Joy... Anche se nella serie TV - a differenza di quanto avveniva al cinema - non c'era nessuna Jane e il protagonista non mostrava un particolare interesse per il sesso femminile (l'unica presenza femminile ricorrente in questa serie era una missionaria molto puritana)... E così, in questa serie, il vero rapporto di complicità era quello che condividevano Tarzan e Joy... Probabilmente quelli erano anni meno maliziosi dei nostri e nessuno ci volle vedere niente di ambiguo, ma presumo che certe situazioni facessero la gioia di tanti giovani gay in preda ai loro primi bollori...





La verità è che i produttori avevano notato che Tarzan aveva iniziato a perdere il suo ascendente sul pubblico adulto, anche perchè ormai inziava a circolare del materiale esplicitamente erotico per tutti i gusti,  e quindi il ruolo di icona erotica, e soprattutto omoerotica, di Tarzan si era inevitabilmente ridimensionato. Nei fatti non era più utile come una volta a sublimare le pulsioni sessuali del pubblico, con conseguente perdita di popolarità e riscontri commerciali.

Da qui l'idea di puntare su un ragazzino come comprimario, nella speranza di attirare le nuove generazioni, che grazie a Joy potevano identificarsi maggiormente nelle avventure narrate... Tuttavia l'espediente non ebbe l'esito sperato, e la tiepida accoglienza di questa versione di Tarzan (che effettivamente era molto insipida, con un Tarzan troppo civilizzato e dinamiche da oratorio) portò alla sospensione di ogni progetto relativo a Tarzan per oltre un decennio... Giusto nel 1981 qualcuno provò a riproporlo al cinema, facendolo interpretare da Miles O'Keeffe...

Però il film era tutto incentrato su Jane (e cioè l'attrice Bo Derek, che in questo film era decisamente più nuda di lui), e ruolo di quest'attore fu del tutto insignificante per il rilancio del personaggio che dava il titolo al film... Tant'è che Miles O'Keeffe subito dopo fini per essere il protagonista della serie di film fantasy italiani (!!!) dedicati ad Ator l'nvincibile... Ben quattro, di cui tre diretti da Aristide Massaccesi (in arte Joe D'Amato), nome molto noto per il suo contributo al mondo del porno... Il che è tutto dire...





Ad ogni modo il successivo Tarzan venne interpretato da Christopher Lambert (nel 1984), ispirandosi maggiormente al romanzo originale, ma anche se fu una notevole prova d'autore non riuscì a rilanciare il personaggio nelle vesti di icona pop...

Anche se, è bene ricordarlo, in questo film gli attori che interpretarono Tarzan prima del suo contatto con la civiltà (come Eric Langlois, che vedete qui sotto) vennero presentati per la prima volta senza niente addosso... Anche se un'abile regia ha sempre impedito che si vedesse più del dovuto...



Negli anni Novanta, nel periodo d'oro delle serie televisive epiche realizzate con budget risicati e con inevitabili risvolti trash, qualcuno pensò di rispolverare Tarzan al cinema (nel 1998), con il broncio di Casper Van Dien (che in alcune sequenze ha sperimentato il look "pantaloni nella foresta", che è stato ripreso anche dal film di quest'anno)...



Mentre qualcun altro pensò di riproporlo in TV, con la serie interpretata da Wolf Larson (1994-1996), incentrata su un Tarzan ecologista che si muoveva ai nostri giorni (o, per meglio dire, negli anni Novanta)...


E per ultima arrivò la serie con Joe Lara, che ha riproposto un terribile "gonnellone" a prova di bigotti (nel 1996)...

Anche se lo stesso, attore, in un film TV del 1989, aveva interpretato un'altra versione di Tarzan (che si perdeva a Manhattan) indossando un perizoma molto più interessante...


Ma in effetti fra il 1989 e il 1996 era accaduto che le serie "epiche" per la TV (a partire da Hercules) avessero intercettato soprattutto un pubblico di giovani e giovanissimi, e quindi il gonnellone "per tutti" nell'ultima serie di Tarzan fu una scelta abbastanza inevitabile...

Ad ogni modo, siccome questa è storia abbastanza recente, la maggior parte di voi avrà notato che - vista la tiepida accoglienza riservata a queste ultime produzioni - da quel momento in poi (a parte alcuni film di animazione) nessuno ha più pensato di riprendere in mano Tarzan... Men che meno per il cinema e men che meno per un pubblico adulto...

E adesso, vi chiederete, tutto questo preambolo cosa c'entra col bacio gay di cui parlavo all'inizio?

Effettivamente non è da escludere che il suddetto bacio non fosse solo una licenza poetica. I produttori di Hollywood non sono stupidi, soprattutto se fanno degli investimenti di un certo tipo. Chi ha progettato questo nuovo film di Tarzan sapeva che il personaggio era stato già visto e rivisto in tutte le salse, e che le nuove generazioni - di fatto - non hanno più bisogno di un personaggio del genere presentato in maniera classica. Tantopiù che la sensibilità del pubblico è cambiata tantissimo negli ultimi decenni, così come gli attori di riferimento per determinate nicchie di pubblico... E infatti il nuovissimo Tarzan, quello della scena del bacio tagliato, ha il volto di Alexander Skarsgård...

E, guarda caso, il ruolo con cui si è fatto conoscere dal grande pubblico questo attore svedese è stato quello del vampiro bisessuale Eric, nella recente serie televisiva TRUE BLOOD, con tanto di scene di sesso gay e di nudo integrale... 


Ora: è davvero possibile che sia stato un caso che fra le centinaia di attori che potevano essere scelti per interpretare il nuovo Tarzan ne sia stato scelto uno che a livello internazionale è noto SOPRATTUTTO per il ruolo di un vampiro bisessuale e per aver girato il video di Paparazzi con Lady GaGa???


O non sarà che, forse, i produttori hanno valutato attentamente il potenziale di un attore con il suo curriculum, soprattutto fra le nuove generazioni e le nicchie di mercato emergenti (come quella gay e gay friendly)? E non sarà che, forse, quella famosa scena del bacio gay sarebbe dovuta essere un fanservice, studiato apposta per svecchiare l'immagine di Tarzan nell'immaginario collettivo? Magari nel tentativo di rilanciarlo anche come icona omoerotica in maniera più ufficiale rispetto al passato? D'altra parte, se davvero i produttori e il regista avessero ritenuto compromettente la suddetta scena, non avrebbero nemmeno detto che era stata girata e poi tagliata... Giusto?

Ad ogni modo, siccome siamo nel 2016, quelli del sito MEN.com hanno già tagliato la testa al toro, proponendo la loro parodia porno gay di Tarzan in concomitanza con l'uscita del film... Con un Diego Sans molto atletico nella parte del protagonista, che oltretutto sembra essere particolarmente a suo agio nella foresta del Costarica dove è stato girato il tutto... Un Diego Sans che, guarda caso, indossa un perizoma che ricorda molto quello indossato da Johnny Weissmuller nei suoi primi film, prima delle imposizioni della censura...



E direi che a questo punto il cerchio si chiude, e che Tarzan ha dimostrato in maniera evidente di essere sempre stato - e di essere ancora - un'icona omoerotica, a prescindere dalla scena tagliata nel suo ultimo film "ufficiale"...

Ad ogni modo già solo il fatto che si sia valutata l'ipotesi di inserire una scena "gay" in un film di Tarzan dà la misura di come i tempi stiano cambiando... E di come chi vuole conquistare un grande  pubblico - soprattutto fra le giovani generazioni - sia consapevole che deve tenerne conto.

Anche perchè, se non ne fosse consapevole (o se si rifiutasse di prenderne atto), dovrebbe cambiare lavoro.

Alla prossima.