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lunedì 25 luglio 2016

DATI DEPOSITATI...

Ciao a tutti, come va?

Lo so che siamo in estate, lo so che il caldo non aiuta a seguire discorsi troppo articolati, lo so che dopotutto questo è un piccolo blog con un pubblico circoscritto (anche perchè in tanti stanno ben attenti a non far circolare quello che scrivo), però penso anche che sia importante offrire degli spunti di riflessione che (volutamente) non mi pare voglia offrire nessun altro.

E così eccomi qui.

Il post di oggi parte da una piccola "fuga di notizie" che - dal forum del sito Comicus (CLICCATE QUI) - ha un po' fatto il giro del web infervorando gli animi... E spingendo tanti appassionati di fumetti italiani a dire la loro al riguardo.

Molto in sintesi: tutto parte dal fatto che le aziende iscritte alla Camera di Commercio ogni anno sono tenute a depositare i loro dati (utili, fatturato, ecc), e i suddetti dati non sono secretati, di modo che tutti coloro che sono iscritti alla Camera del Commercio possano accedervi (onde verificare le condizioni dei loro eventuali clienti).

Così un utente del suddetto forum di Comicus, che era anche iscritto alla Camera di Commercio, ha provato a cercare i dati relativi alla casa editrice Bonelli, e poi li ha condivisi con gli utenti del forum (e quindi con tutto il web interessato a conoscerli).

Così quei dati hanno cominciato a circolare, e ora sappiamo che gli utili della casa editrice - nel giro di un anno - si sono quasi dimezzati, passando da 3.408.807 di euro a 1.845.874. Nel 2015 le pubblicazioni della casa editrice (comprese ristampe e altro) sono state 296: ne sono state distribuite 17.970.000 copie e ne sono state vendute 8.940.000. Nel 2014 le copie distribuite erano state 18.906.710 e quelle vendute 9.266.0523.

Quindi in un anno sono state vendute 326.053 copie in meno. Se, con un certo ottimismo, si ipotizzasse un calo stabile sulle 300.000 copie all'anno, questo vorrebbe dire che la casa editrice, che comunque per ora resta in attivo, non arriverebbe al 2036...

Sia come sia, dopo questo ennesimo "scoop", esperti più o meno qualificati hanno voluto dire la loro. Alessandro Bottero, ad esempio, sulla sua pagina facebook è giunto alla conclusione che - in base a questi dati - si può dire che le pubblicazioni relative a TEX e a DYLAN DOG da sole rappresentano il 50% di quanto ha venduto la Bonelli nel 2015.

Un'ipotesi alquanto verosimile, e i dati di cui sopra sembrano confermarla. Ovviamente, una volta avuto un quadro generale della situazione, è partita la caccia alle ragioni che hanno portato al calo di liquidità.

Ad esempio si parla della conclusione di alcune pubblicazioni su licenza (come l'ennesima ristampa di TEX allegata ai quotidiani), e questo spiegherebbe perchè proprio in questi giorni è stata annunciata una nuova serie di ristampe di DYLAN DOG con la Gazzetta dello Sport e una ristampa di MARTIN MYSTÉRE con La Repubblica... E forse c'è la segreta speranza che queste operazioni, oltre a portare liquidità in cassa, possano risollevare le sorti di DYLAN DOG e magari aiutare il bimestrale di MARTIN MYSTÉRE (che, pare, sia arrivato a vendere sulle 15.000 copie)...

Tutte strategie legittime, e tutte spiegazioni accettabili, ma la cosa che mi ha stupito di più fra le tante discussioni che sono scaturite dai dati della Camera di Commercio (e che spesso hanno sfiorato la rissa telematica), è come nessuno abbia cercato di analizzare perchè sono state vendute 300.000 copie in meno in un solo anno, peraltro dopo che era stata introdotta la (poco sana) pratica delle copertine alternative e delle edizioni speciali...

E questo, forse, sarebbe stato un argomento ben più interessante del calo di liquidità in quanto tale.

Così mi sono detto che, forse, potevo dare il mio contributo.

Lo spunto mi è arrivato da un fatto che mi è capitato qualche giorno fa, quando mi trovavo a curiosare nell'edicola sotto casa, quella che frequento di più nel mio ridente paesino (frazione di un Comune di 12.000 anime). Ad un certo punto arriva un signore alle mi spalle, e chiede all'edicolante se sono arrivati il TEX e il DRAGONERO, che gli doveva tenere da parte questo mese. Io mi volto e vedo un signore che aveva evidentemente superato da un po' la settantina. Niente di male, e Dio lo benedica, però lui si è fatto tenere da parte TEX - che evidentemente seguiva da decenni - e DRAGONERO... Che IN TEORIA dovrebbe essere un prodotto studiato per delle generazioni più giovani, che - sempre in teoria - dovrebbero avere molto poco in comune coi tipici lettori di TEX. Ora: una rondine non fa primavera, e non posso basarmi solo su questo episodio per elaborare una teoria, tuttavia penso che - nel suo piccolo - possa suggerire che EFFETTIVAMENTE la politica di produrre fumetti NUOVI in grado di piacere ai lettori STORICI a qualcosa sia servita...

Quindi, una volta saputo delle 300.000 copie perse in un anno, lo ammetto, il primo pensiero che ho avuto per avviare la mia piccola indagine è stato quello di verificare se negli ultimi due anni - casualmente - in Italia si fosse verificato un abnorme aumento dei decessi fra i maschi over 55... E cioè fra lo zoccolo duro dei lettori di TEX (che, a quanto pare, reggono la casa editrice comprando anche molte altre cose).

Consultando le tabelle di mortalità dell'ISTAT degli ultimi anni (le trovate CLICCANDO QUI), però, non ho trovato niente del genere. Anzi: il tasso di mortalità negli over 55 negli ultimi anni è diminuito costantemente. É aumentato solo dagli 85 anni in poi, ma penso che questo dipenda dal fatto che sono sempre di più le persone che arrivano a quell'età. Quindi è evidente che, se c'era un legame fra la perdita di lettori della Bonelli e la loro età anagrafica, non era relativo al loro tasso di mortalità.

E così mi sono detto: cosa potrebbe essere successo di così traumatico nel mondo degli over 55 nel corso del 2015? E cosa potrebbe avere in comune questa fascia di pubblico, al di là della passione per i fumetti Bonelli? E alla fine credo di aver trovato un nesso: il potere d'acquisto del pensionato italiano medio. Già nel 2013 il Corriere della Sera riportava che c'era stato un drammatico calo del potere d'acquisto del 33% in 15 anni (CLICCATE QUI)... Però, solamente fra il 2014 e il 2015, in alcune regioni (come la Puglia) si è verificato un ulteriore calo del 30%, perlomeno stando al segretario della CISL pensionati di Foggia, Giuseppe Santelia (CLICCATE QUI)... E secondo lui buona parte del problema è arrivato con i tagli alla sanità pubblica. Considerando che viviamo in un paese in cui oltre il 63% dei pensionati prende meno di 750 euro al mese (CLICCATE QUI) credo che sia abbastanza chiaro perchè rinunciare a TEX, e ai fumetti in generale, rischia di diventare una pratica sempre più diffusa fra chi ha una certa età... Anche perchè i pensionati italiani stanno diventando sempre più spesso il salvagente dei loro figli e dei loro nipoti, e comunque si presuppone che abbiano già a disposizione centinaia di fumetti che possono rileggere quando meglio credono...

Ad ogni modo, siccome nel prossimo anno saranno previsti nuovi tagli alla sanità pubblica e tutta una serie di ulteriori rincari, qualcosa mi dice che il lettore-pensionato sarà un bene rifugio sempre meno affidabile per gli editori di fumetti italiani...

Così come lo zoccolo duro dei lettori di DYLAN DOG, seppur per altri motivi.

Infatti, al netto del fatto che le storie del personaggio possono più o meno piacere, bisogna comunque considerare il dato demografico. DYLAN DOG è comparso nel 1986, e ha avuto un successo crescente fra le nuove generazioni grossomodo fino ai primi anni del 2000, quando i gusti e la sensibilità del pubblico hanno preso nuove direzioni (e la sottocoltura gothic ha iniziato a lasciare il passo). Ora: ipotizzando che abbia coinvolto soprattutto i giovani dai dodici anni in poi fra il 1986 e il 2004 direi che lo zoccolo duro dei lettori della serie è composto dalle persone nate fra il 1974 e il 1992, con un picco fra chi era under 18 negli anni Novanta...

Persone che ora hanno fra i 42 e i 24 anni, con una netta prevalenza di over 30. Una generazione che, pur non essendo composta da pensionati, deve confrontarsi con crescenti difficoltà economiche, soprattutto perchè proprio in questi anni inizia a mettere su famiglia e a fare figli... Senza contare che DYLAN DOG era un fenomeno di costume, se non addirittura una moda, nella misura in cui rifletteva le inquietudini e i trend del suo pubblico di riferimento. Ora che quel pubblico di riferimento è maturato (al netto dei fans duri e puri), e che le nuove generazioni NON si identificano più con un personaggio del genere, un progressivo calo delle vendite era inevitabile. E probabilmente la gestione degli ultimi anni ha solo accelerato questo processo... Quindi è evidente che anche l'apporto dei lettori della generazione di DYLAN DOG alle casse della Bonelli è destinato a calare sempre di più (a parte quello dei lettori omosessuali, che generalmente mettono su famiglia in misura minore rispetto a quelli etero, ma che vengono fondamentalmente ignorati dalla casa editrice)...

In conclusione: se questo ragionamento è esatto, continuare a considerare TEX e DYLAN DOG come una riserva aurea infinita (ma anche come una fonte di ispirazione per gli altri personaggi della casa editrice), potrebbe rivelarsi un boomerang... Soprattutto se si pensa di poterli usare per compensare lo scarso successo di altre testate anche nei prossimi anni...

E questo effetto boomerang - in effetti - sta già iniziando a manifestarsi, come dimostrano i dati della Camera di Commercio... Che, una volta tanto, sono oggettivi.

Quindi, a questo punto, su chi bisognerebbe investire? Sui giovani lettori? Sulle nuove generazioni di fruitori potenziali, sempre più coinvolte dai nuovi media? Sulle nuove nicchie di pubblico? Tutto è possibile, in realtà, ma per riuscire nell'intento bisognerebbe avere una competenza, un intuito e una sensibilità che, al momento, non fa parte del DNA dell'editoria a fumetti italiana. Anche solo perchè implicherebbe la consapevolezza del fatto che non si può continuare a prendere come riferimento i lettori di TEX o DYLAN DOG nella speranza di dirottarne una parte su altri prodotti... E bisognerebbe anche prendere coscienza del fatto che non sono più i nomi di richiamo a fare la differenza, ma la loro capacità di intercettare e comprendere i gusti e la realtà del nuovo pubblico... E in particolare del pubblico giovane e giovanissimo.

Magari cercando di conoscerlo (ed interpretarlo) sul serio, ed evitando di proiettare nei fumetti di oggi le prospettive e le esperienze di chi è stato "giovane" venti, trenta o quaranta anni fa...

Facciamo un esempio molto banale: l'ultimo report del MIUR (Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca) parla di una presenza di studenti stranieri nelle scuole italiane pari al 10% circa (più o meno 805.000 unità). Ovviamente questa statistica non calcola gli studenti di etnie straniere che hanno già la cittadinanza italiana. Nelle prime dieci posizioni, per numero di studenti, abbiamo Romania, Albania, Marocco, Cina, Filippine, Moldavia, India, Ucraina, Perù e Tunisia (il report potete leggerlo CLICCANDO QUI). Questo vuol dire che, al di là dei giovani stranieri, ci sono tantissimi giovani italiani che si relazionano quotidianamente con una realtà composta da etnie e nazionalità diverse dalla propria...

Di tutta questa multiculturalità, per esempio, cosa viene espresso nei fumetti Bonelli? E, in particolare, cosa viene espresso in quei fumetti che sperano di coinvolgere anche le nuove generazioni? Quante volte, invece, i suddetti fumetti finiscono per presentare le etnie straniere in maniera stereotipata, superficiale e a prova di lettore italiano medio over cinquanta (che probabilmente ha completato il suo percorso di studi senza mai parlare e confrontarsi con un coetaneo straniero)?

Sono tutte domande che, forse, varrebbe la pena porsi...

Se poi si entra nel merito del discorso LGBT (che ha MOLTE cose in comune con i problemi di rappresentazione degli stranieri di cui sopra), a fronte di dati statistici che ho citato anche in questo BLOG (ad esempio nei post che trovate CLICCANDO QUI e CLICCANDO QUI), la situazione è persino peggiore... E questo nonostante il fatto che l'argomento sia stato sdoganato sempre di più anche dai media italiani, anno dopo anno.

E non vado nei dettagli perchè del rapporto fra tematiche LGBT e fumetto italiano, su questo BLOG, ho già parlato tantissime volte, e per saperene di più non vi resta altro che curiosare nei miei post precedenti

Morale della favola: alla luce dei dati depositati alla Camera di Commercio, curiosamente, la maggior parte degli appassionati di fumetti italiani pare che si siano rasserenati... Nella misura in cui hanno visto che la casa editrice Bonelli - nonostante il calo di utili - vende ancora tanto e non è in passivo.

La mia chiave di lettura, invece, è un po' diversa... E a questo punto, per vedere chi ha ragione, bisognerà giusto verificare i dati della Camera di Commercio fra un annetto o due, in particolare se nel frattempo ci saranno state altre stangate per i pensionati e se si sceglierà ancora di ignorare le reali esigenze narrative del nuovo pubblico potenziale... Quello che, ad esempio, si è incavolato con la RAI per la censura delle scene gay nelle fiction americane in prima serata (CLICCATE QUI): in che misura, secondo voi, quel NUMEROSO pubblico - che è riuscito a fare pressione persino sulla TV di Stato per farle cambiare atteggiamento - potrebbe essere conquistato dai fumetti della Bonelli per come vengono portati avanti adesso?

Chissà...

Ad ogni modo il tempo ci darà tutte le risposte... Quindi è solo una questione di pazienza.

Alla prossima.

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