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mercoledì 30 marzo 2016

NUOVE ABITUDINI...

Ciao a tutti come va?

Mentre dalle nostre parti ancora non si riesce ad organizzare nemmeno una misera conferenza a tema LGBT nelle maggiori manifestazioni fumettistiche, e mentre non mi risulta che in occasione delle suddette manifestazioni qualcuno si sia mai preso la briga di organizzare degli eventi ricreativi rivolti agli appassionati gay di fumetti e ai loro simpatizzanti, sembra proprio che negli USA iniziative di questo tipo stiano iniziando a diventare quasi scontate... Senza contare la moltiplicazione di manifestazioni fumettistiche che si rivolgono principalmente alla comunità LGBT.

Giusto ad aprile, ad esempio, in occasione dell'EMERALD COMICON di Seattle (CLICCATE QUI), si terrà una serata speciale il 9 aprile presso il discopub gay Seattle Eagle, intitolata Superhard Comicon... Che ovviamente si rivolge alle persone che graviteranno attorno alla città di Seattle in occasione della manifestazione...

Da notare che non sarà una serata che si limiterà a sfruttare l'EMERALD COMICON per portare gente, visto che - nel suo piccolo - cercherà di fare qualcosa in linea con le reali esigenze dei visitatori della manifestazione. Infatti per fare l'animazione sono stati chiamati due porn performer che ormai si stanno facendo conoscere per le loro serate in versione cosplayer sexy... E cioè Tyler Rush (foto sotto) e Cass Bolton...

Inoltre verrà presentata anche la nuova raccolta dei fumetti porno underground di Justin Hall e Dave Davenport, che da poco è stata resa possibile grazie ad un'operazione di crowdfunding...

Ovviamente tutti coloro che si prsenteranno in cosplay, possibilmente sexy, saranno ben accetti.

Nel frattempo si stanno decidendo gli ultimi dettagli anche per la seconda edizione dell'HavenCon (CLICCATE QUI), la convention LGBT che si terrà ad Austin (nel pur conservatore Texas) dal 22 al 24 aprile.

Sicuramente si tratta di una manifestazione di portata modesta, ma è comunque indicativo che cerca di porsi come un ritrovo e di confronto importante per tutti gli appassionati, tant'è che sono previste conferenze per tutti entro un certo orario, e successivamente conferenze che tratteranno anche argomenti vietati ai minori... Una cosa che, per gli standard italiani, è semplicemente impensabile anche nelle manifestazioni più prestigiose.

Ad ogni modo fra gli ospiti che animeranno le conferenze spiccano lo scrittore transgender di horror per ragazzi Zac Brewer...

L'attrice Janet Varney, che ha dato la voce alla protagonista della serie animata Legend of Korra...

E Karin Weekes, una delle responsabili della casa di produzione videoludica Bioware, che ultimamente ha tanto fatto parlare di sè per i suoi videogiochi gay friendly...

Quindi diciamo pure che gli spunti di conversazione non mancheranno...Anche perchè, a parte gli ospiti di tipo più "canonico", ci saranno anche degli esperti in educazione sessuale, attori che hanno elaborati spettacoli teatrali sulla metrosexuality, blogger che hanno lanciato comunità online e quant'altro...

E comunque, a margine, bisogna anche dire che sia l'AvenCon che la serata Superhard Comicon venderanno speciali magliette per l'occasione...


Quindi non solo negli USA stanno aumentando le manifestazioni fumettistiche e/o gli eventi che si rivolgono agli appassionati LGBT, ma riescono anche a pensare a dei dettagli che sfuggono alla maggior parte delle manifetazioni italiane incentrate sull'immaginario pop in generale...

Che altro posso aggiungere?

Sicuramente il fatto che nel 2016 sono ancora qui a fare questi paragoni imbarazzanti è abbastanza indicativo...

Alla prossima.

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lunedì 28 marzo 2016

PER IPOTESI...

Ciao a tutti, come va?

Come forse saprete su questo blog cerco sempre di partire da dei dati oggettivi, e anche quando arrivo alle mie conclusioni cerco di motivarle con una serie di informazioni che provengono da fonti certificate.

Il caso di oggi, però, sarà leggermente insolito.

Alessandro Bottero è un nome abbastanza noto nel panorama fumettistico italiano, dato che fin dal 1991 opera come redattore, sceneggiatore, saggista, direttore editoriale ed editore. Fra le altre cose è un personaggio che non si fa problemi a dire quello che pensa, e al netto dei suoi alti e bassi editoriali non è tipo da raccontare bugie. Anzi... Forse a volte pecca di eccessiva trasparenza quando esprime le sue opinioni, soprattutto se condivide informazioni "riservate" (anche perchè preferisce non citare le sue fonti per paura di metterle nei guai).

E questo, ad esempio, accade quando riferisce dati di vendita che in teoria dovrebbero essere top secret, come è avvenuto di recente sulla sua pagina facebook... Infatti, parlando della nuova serie UT della Bonelli,  ha messo in piazza i dati di vendita di gennaio 2016 relativi a parecchie testate della casa editrice.
Il link lo trovate qui sotto.

Qualcuno si lamenta del prezzo a 4 euro di UT, la nuova miniserie della Bonelli. Fa bene? diciamola così. Quando le...
Pubblicato da Alessandro Bottero su Martedì 22 marzo 2016
Ovviamente questi dati non sono stati confermati ufficialmente dall'editore (ma nemmeno smentiti), quindi il post di oggi partirà dall'ipotesi che siano veritieri, e che magari provengano da chi questi fumetti li distribuisce in edicola (ovviamente la mia è solo un'ipotesi, eh!).

I dati di vendita di gennaio, in realtà, sono particolarmente importanti perchè riguardano il mese successivo a quello in cui - tradizionalmente - si decide se portare avanti la propria collezione per un altro anno oppure no.

Cosa emerge, dunque, da questi dati?

Facendo un breve confronto con gli ultimi dati ufficiali resi disponibili dalla Bonelli, e risalenti al venduto dell'aprile 2014, la situazione non è esattamente incoraggiante, a discapito dei tanti proclami che si sono sentiti nel corso degli ultimi due anni...

Potete farvene un'idea dando un'occhiata alla tabellina seguente (che potete ingrandire cliccandoci sopra)...

In parole povere ci sono titoli che nel giro di due anni sarebbero arrivati a perdere quasi un terzo dei propri lettori, anche se nel 2014 Mauro Marcheselli (allora direttore editoriale della Bonelli) parlava di un'erosione annua dei lettori che non andava oltre il 3-5% (CLICCATE QUI)... Però le cose non sono andate esattamente così, a quanto pare...

Inoltre, sempre secondo le fonti di Alessandro Bottero, LUKAS avrebbe chiuso dopo aver toccato quota 12.000 e ADAM WILD chiuderà dopo essere arrivato a 11.500.

Insomma: diciamo pure che quando Mauro Marcheselli si è accomiatato dalla casa editrice Bonelli, dicendo di averla lasciata in buona salute (CLICCATE QUI), forse ha trascurato di prendere in considerazione qualche dettaglio. E viene anche il sospetto che la mia ipotesi riguardo al "commissariamento" della casa editrice da parte della Panini (CLICCATE QUI) non fosse del tutto campata in aria.

In realtà Alessandro Bottero parla anche di Diabolik, che ora con l'inedito mensile venderebbe 51.000 copie, ma che ancora nel settembre 2011 ne vendeva 130.000 (CLICCATE QUI)... Quindi parliamo di un tracollo del 60% in cinque anni...

E se le cose stessero davvero così ci sarebbe davvero da rimanere senza parole, per poi porsi qualche serio interrogativo. Quindi, premesso che - come dicevo all'inzio - parto dall'ipotesi che questi dati siano reali (anche se non ci sono conferme ufficiali), mi permetto di fare alcune considerazioni.

La prima è che se questa tendenza non si riesce ad invertire (o almeno a stabilizzare), significa che c'è qualcosa a monte che non funziona... E non è neanche un problema di mancanza di pubblico, visto che qui si parla anche di serie relativamente recenti che hanno esordito vendendo 50.000 copie (come DRAGONERO) e poi hanno perso più della metà dei lettori potenziali in meno di tre anni.

Infatti se le cose sono andare così vuol dire che, tecnicamente, ci sono ancora dei lettori che provano a leggere le nuove serie che vengono proposte (magari perchè hanno ambientazioni affini ai loro gusti), ma dopo un periodo di prova più o meno lungo si rendono conto che non vale la pena continuare a seguirle... E da ciò si deduce che le serie "nuove" non riescono a centrare il bersaglio perchè non riescono ad accalappiare il pubblico, e non perchè non c'è abbastanza pubblico da accalappiare.

E comunque questi dati dimostrano anche che ci sono dei lettori "storici" che non vogliono o non possono più seguire le serie che vanno avanti da più tempo, e che magari hanno sostenuto per anni.

Al netto di chi è passato a miglior vita e di chi ha visto ridurre il proprio potere di acquisto negli ultimi anni (magari a fronte di un lieve aumento dei prezzi di copertina), però, è evidente che ci sono molti lettori che - semplicemente - si sono stancati di portare avanti la loro collezione... Quindi, prima di tutto, bisognerebbe capire perchè i lettori abituali delle serie storiche si sono stufati: forse una serie che utilizza sempre le stesse formule, gli stessi cliché, lo stesso linguaggio e le stesse trovate diventa ripetitiva, prevedibile e noiosa? Forse eventuali operazioni di rinnovamento non cambiano fondamentalmente nulla e finiscono solo per indispettire le persone abitudinarie e per non coinvolgere chi cerca novità? Magari le produzioni multimediali rese più accessibili dalle nuove tecnologie sono più accattivanti, ed economiche, per un numero crescente di persone che prima passavano il tempo leggendo fumetti?

Chissà...

D'altra parte è anche vero che, nel caso delle serie storiche, a fronte dell'abbandono dei lettori vecchi non c'è un ricambio di lettori nuovi, e anche in questo caso bisognerebbe chiedersi il perchè... Forse un tipico nuovo lettore potenziale, presumibilmente giovane, non riesce ad affezionarsi ad un prodotto che, dal suo punto di vista, oltre ad essere ripetitivo risulta anche molto datato nell'impostazione e nei contenuti? E quanto è tenuto in considerazione, o anche solo compreso, il suo punto di vista da chi (nella migliore delle ipotesi) gestisce il mondo del fumetto in Italia avendo venti, trenta o quarant'anni in più di lui/lei e magari non ha alcun rapporto concreto con i giovani (propriamente detti) di oggi e con la loro realtà?

A questo punto potrei iniziare a parlare della percezione dell'omosessualità, ma oggi farò un'eccezione e parlerò di un altro elemento che ha una certa affinità con i giovani, ma che nei fumetti italiani viene utilizzato poco e male, al pari delle tematiche LGBT: la tecnologia. Prendiamo ad esempio il caso di DYLAN DOG, e di come si siano scatenate non poche polemiche a seguito dell'introduzione dello smartphone (usato molto raramente e al minimo delle sue potenzialità) nelle sue avventure.

Quella che però è stata presentata come una rivoluzione, nei fatti, non è nemmeno il minimo sindacale per un giovane del 2016, non foss'altro perchè vive immerso nelle nuove tecnologie in tutti gli ambiti della sua vita.

A partire dalla scuola.

L’Osservatorio tecnologico del Miur è stato istituito nel 2000 e si occupa di raccogliere i dati sul processo di digitalizzazione delle scuole italiane. L’ultima analisi conclusa (relativa all’anno scolastico 2014-2015) è stata articolata su 3 assi principali: dematerializzazione dei servizi (siti e portali, comunicazione scuola-famiglia, registro elettronico, gestione dei contenuti didattici multimediali); dotazione tecnologica dei laboratori e delle biblioteche (connessioni, computer, lim e proiettori interattivi); dotazioni tecnologiche delle aule (connessioni, devices fissi e mobili in dotazione a studenti e docenti, LIM e proiettori interattivi). Secondo le sue rilevazioni, nell’anno scolastico 2014-2015, il 70% delle classi è connessa in Rete in modalità cablata o wireless (ma generalmente con una connessione inadatta alla didattica digitale), il 41,9% è dotata di lim (la lavagna elettronica) e il 6,1% di proiettore interattivo. Sono in totale 65.650 i laboratori digitali delle scuole, per una media di 7,8 per istituto. Di questi, l’82,5% è connesso in Rete in modalità cablata o wireless, il 43,6% è dotato di LIM e il 16,9% di proiettore interattivo.
Il 99.3% delle istituzioni scolastiche ha un proprio sito web, il 58.3% utilizza forme di comunicazione scuola–famiglia online, il 69.2% utilizza una tipologia di registro elettronico di classe (non è attualmente disponibile un dato accurato di diffusione “per classe”), il 73.6% utilizza il registro elettronico del docente e infine il 16.5% utilizza forme di gestione centralizzata LMS (Learning Management Systems quali ad es. Moodle) per la didattica e i suoi contenuti. Maggiori informazioni le trovate QUI.

Qualche mese fa sono passato in una libreria storica della mia città, e il libraio era fuori dalla grazia di Dio perchè il liceo scientifico che riforniva da tipo cinquant'anni aveva iniziato ad adottare libri di testo digitali consultabili tramite iPad...

E il processo di digitalizzazione delle scuole italiane è solo all'inizio (mentre all'estero è spesso più avanzato, e bisognerebbe tenerne conto anche quando in Italia si fanno fumetti con ambientazioni straniere... Anche perchè sempre più spesso i giovani italiani girano molto e hanno esperienze dirette in questo senso).

Se si vuole coinvolgere davvero il pubblico giovane con un fumetto ambientato in un contesto contemporaneo, bisogna tenere in considerazione anche dati come questo... E dei personaggi che si muovono in un contesto contemporaneo, ma vivono ancora come venti o trenta anni fa guardando con diffidenza agli smartphone, agli occhi di chi ha meno di vent'anni (e non è già loro fan per qualche motivo) risultano semplicemente ridicoli... Se non dei veri e propri disadattati. E al massimo possono risultare "simpatici" ai lettori non più tanto giovani, che ancora non si sono aggiornati del tutto.

E lo stesso discorso si può applicare a molte altre questioni, tra cui spicca l'omosessualità, anche perchè come ho spiegato recentemente (CLICCATE QUI) è una connotazione socioculturale che ha un valore completamente diverso rispetto a qualche decennio fa.

E così si torna alla domanda che mi sono posto più volte su questo blog: da chi e per chi sono progettati, in realtà, i fumetti italiani che vengono pubblicati in questi anni?

Ponendo che sia vero il fatto che Diabolik ha perso il 60% dei suoi lettori, in effetti viene il sospetto che negli ultimi anni questo personaggio - per le nuove generazioni - sia risultato ancor meno accattivante degli eroi Bonelli... E a pensarci bene non mi risulta che sia mai diventato un ladro in grado di gestire in maniera davvero aggiornata e disinvolta le nuove tecnologie e le situazioni del mondo di oggi. Forse questo ha a che fare col fatto che l'attuale direttore editoriale (dal 1999) e principale soggettista (dal 1994) di Diabolik è Mario Gomboli (foto sotto), che è nato nel 1947 e si occupa di Diabolik dal 1966?
Chi può dirlo...?
Certo è che Mario Gomboli ha seguito anche il progetto della miniserie DK, che avrebbe dovuto presentare una versione alternativa di Diabolik più in linea con i gusti di oggi... Personalmente, a parte i disegni e la struttura delle tavole, la mia sensazione è che di nuovo ci sia stato molto poco... Tuttavia è indubbio che l'esperimento abbia attirato una buona fetta di nuovo pubblico, che però - se questo progetto andrà avanti - rimarrà probabilmente deluso.
Perchè dico questo? Perchè curiosando in rete fra le recensioni di DK (tipo QUESTE) si trovano anche lettori (e lettrici) che commentano così:


Cara Jenny Cazzola: non so se leggerai mai questo post, ma anche senza scomodare le mie doti precognitive penso di poterti dire con certezza che NON sono in progetto risvolti omoerotici per i protagonisti di DK.... Anche se SICURAMENTE un eventuale orientamento bisessuale di questo nuovo Diabolik riaccenderebbe l'interesse attorno al personaggio, monterebbe un caso senza precedenti e farebbe schizzare le sue vendite alle stelle, soprattutto fra i lettori più giovani... Facendo tornare Diabolik un'icona POP davvero trasgressiva come ai suoi tempi d'oro...

Tutto ciò, però, non accadrà.

E non accadrà perchè, molto semplicemente, chi gestisce i fumetti in Italia oggi ha pochi contatti con il mondo reale, e in particolare con il mondo di chi ha meno di trent'anni... Un po' perchè per motivi anagrafici fa sempre più fatica a seguire i nuovi trend (in particolare se è un baby boomer), e un po' perchè buona parte dei "nuovi" collaboratori delle case editrici storiche sono nerd degli anni 80/90, cresciuti in un contesto nerd anni 80/90 che - più o meno inconsapevolmente - si rivolgono ad un pubblico di nerd degli anni 80/90 (o che comunque prende gli anni 80/90 come riferimento)... In poche parole le ultime generazioni vengono considerate, nella migliore delle ipotesi, come un sottoprodotto culturale degli anni 80/90 (anche se persino i nerd di oggi sono molto diversi da quelli di allora)... Mentre il fumetto italiano in senso lato è considerato una forma di intrattenimento che può evitare di stare al passo coi tempi, perchè potrà contare sempre sul supporto della generazione dei baby boomer (e cioè quelli nati grossomodo fra il 1945 e il 1964), che poi sono quelli che - in teoria - motiverebbero principalmente l'approccio conservatore e tradizionalista del fumetto italiano.

Quando in realtà, anche dando un'occhiata ai dati di Alessandro Bottero, le cose non stanno affatto così.

E il risultato è che i fumetti italiani, anche quando nascono per conquistare i "giovani", possono perdere il 32% del loro pubblico in soli due anni... Come nel caso di ORFANI, che all'epoca venne presentato come "la riscossa del fumetto italiano", "il fumetto del domani", "la rivoluzione in arrivo" e tutto il resto...

La cosa curiosa è che, se è vero che oggi le forme di svago sono aumentate e distolgono l'attenzione dai fumetti (rendendo i potenziali lettori di fumetti sempre più esigenti), è anche vero che paradossalmente i fumetti italiani si ostinano a giocare la partita secondo le proprie regole, pur facendo parte di un contesto molto più ampio ed estremamente interconnesso da almeno un decennio...

Come si potrebbe uscire da questa situazione?

Probabilmente l'unica soluzione sarebbe davvero quella di dividere le serie per fasce d'età. Però a quel punto bisognerebbe mettere in conto che se una serie mira a conquistare, ad esempio, i ventenni di oggi dovrebbe: 1) Rivolgersi SUL SERIO ai ventenni di oggi (parlando con maggiore disinvoltura e realismo di omosessualità e bisessualità, ad esempio) e 2) Ignorare le critiche e le aspettative di chi NON è più ventenne e pretende che la suddetta serie debba piacere anche a lui.

Questo, però, implica anche che se uno sceneggiatore (o un disegnatore) NON è in grado di conquistare il pubblico dei ventenni deve essere rimosso senza se e senza ma dalla suddetta serie per ventenni, per lasciare il posto a chi è in grado di farlo... E questo, forse, darebbe anche modo di rinnovare e diversificare il panorama professionale di un settore in cui i nomi che girano sono fondamentalmente gli stessi da decenni. E questo meccanismo, ovviamente, dovrebbe valere anche per i fumetti dedicati al pubblico dei trentenni, dei quarantenni, ecc. Il tutto potrebbe essere reso ancora più facile dal lancio di mensili antologici divisi per fasce d'età, con due o tre storie per testare il gusti del pubblico e verificare l'apprezzamento di questo o quell'autore... Magari attraverso i cari vecchi sondaggi che ora - in Italia - non fa più nessuno (anche se con internet sarebbe una passeggiata)... Certo questo comporterebbe anche una rivoluzione nel metodo di lavoro, che porterebbe a realizzare ciascuna storia nel giro di due o tre mesi al massimo, per dare modo di allinearsi alle preferenze espresse dai lettori con un margine temporale accettabile...

Dite che sono pazzo? Eppure in quello che ho scritto non c'è niente di mio: queste strategie sono quelle che in Giappone si adottano da sempre... E guardacaso il mercato dei manga, in patria, regge ancora molto bene (CLICCATE QUI), nonostante la concorrenza spietata e pluridecennale delle altre forme di entertainment...

Se questo metodo venisse adottato anche in Italia i personaggi e gli autori maggiormente apprezzati sulle suddette - ipotetiche - pubblicazioni antologiche potrebbero aspirare ad una testata propria, che finirebbe per ancorare il suo pubblico di riferimento per una serie divisa in più stagioni, come i serial TV di ultima generazione, che verrebbero rinnovate fino a quando c'è abbastanza pubblico a sostenere la loro prosecuzione (a anche questa è una strategia che non ho inventato io). Anche perchè, come si è visto di recente, le serie italiane annunciate in "stagioni", in realtà, sono programmate con anni e anni di anticipio... E puntano su una risposta di pubblico del tutto ipotetica e legata fondamentalmente alla fama di questo o quell'autore coinvolto nel progetto. Così non solo hanno dimostrato che in questi casi parlare di "stagioni", come nel caso dei serial TV,  è stato improprio, ma hanno anche provato che il grande pubblico potenziale non si fa più raggirare da certi giochetti e non accetta più che le sue aspettative siano disattese...

Forse, cambiando approccio, le cose andrebbero diversamente?
Ovviamente, finchè qualcuno non lo cambierà sul serio, non lo sapremo mai.

Certo è che, se le cose continueranno ad andare così, nel giro di una ventina d'anni al massimo gli ultimi editori italiani storici potrebbero estinguersi del tutto, oppure convertirsi al solo circuito delle fumetterie, riducendo drasticamente le loro produzioni...

Sempre ammesso che i dati forniti da Alessandro Bottero siano veri, ovviamente.

Nell'attesa che la natura faccia il suo corso vi saluto e vi invito ad esprimere le vostre opinioni...

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venerdì 25 marzo 2016

PRESE DI POSIZIONE...

Ciao a tutti, come va?

La notizia che vi riporto oggi non richiede un grande approfondimento, ma a suo modo è sicuramente significativa... Anche perchè, stranamente, ha avuto una certa eco sia sui siti italiani dedicati ai fumetti che su quelli dedicati al mondo gay.

Nello Stato della Georgia il prossimo 3 maggio il Governatore dovrebbe firmare un provvedimento abbastanza simile a quello che è passato (per poi essere parzialmente tamponato da provvedimenti successivi) in Indiana l'anno scorso (CLICCATE QUI), e cioè un "Free Exercise Protection Act" che legittima quanti scelgono di rifiutare personale, clientela o utenza omosessuale (in particolare se regolarmente sposata) per motivi religiosi.

La Legge, di fatto, è già stata votata e l'unico che può porre il veto è il Governatore Nathan Deal, che però è Repubblicano. Questo sta indisponendo molto diverse aziende - e in particolare le multinazionali - che hanno a che fare con la Georgia (e ha indisposto persino la National Football League, che ha minacciato di non portare più il Super Bowl in Georgia), e ne parlo qui perchè una di quelle che hanno preso una posizione più netta contro questo provvedimento è stata la Disney/Marvel.

Il comunicato ufficiale dice proprio che:

"Disney e Marvel sono aziende inclusive, e anche se abbiamo avuto ottime esperienze con le riprese dei nostri film effettuate in Georgia, abbiamo già in programma di trasferire le nostre attività altrove se dovesse passare una qualsiasi forma di legislazione che consente pratiche discriminatorie"

In effetti la Disney/Marvel si è appoggiata ai Pinewood Studios di Atlanta per molti dei suoi ultimi film, da Ant-Man a Capitan America: Civil War, e attualmente sta lavorando da quelle parti per Guardians of the Galaxy 2...

Quindi diciamo pure che il suo eventuale allontanamento potrebbe avere un po' di ripercussioni sull'economia locale e sulle numerose maestranze che vengono messe in moto dalle sue produzioni cinematografiche.

E, come se non bastasse, anche il network AMC, che realizza il serial The Walking Dead proprio in Georgia, ha già detto che una Legge palesemente anti-gay come questo "Free Exercise Protection Act" potrebbe mettere in forse la sua futura presenza sul territorio.

In poche parole Disney e AMC hanno apertamente detto che hanno intenzione di fare il possibile per boicottare chi promuove Leggi anti-gay, e - anzi - esprimendosi prima che una di queste Leggi fosse firmata hanno anche dimostrato che vogliono spingere chi deve promulgarla a valutare bene il rapporto costi/benefici, anche in termini di ripercussioni economiche. Da notare che chi effettua le riprese in Georgia può godere di una serie di benefici fiscali, quindi la decisione di un eventuale allontanamento non sarebbe da prendere alla leggera.

In ogni caso c'è da dire che la Disney/Marvel, in questo senso, aveva anche bisogno di recuperare un po' di credibilità dopo il danno di immagine che ha subito quando il CEO (Chief Executive Officer, e cioè l'amministratore delegato) della MARVEL Entertainement, Isaac Perlmutter (foto sotto), ha deciso di fare una donazione di un milione di dollari alla fondazione di assistenza ai veterani del candidato repubblicano Donald Trump (quello che ha promesso che in caso di elezione avrebbe rimesso in discussione i matrimoni gay, per intenderci)... Anche se tutti hanno subito capito che era un modo per finanziare indirettamente la sua campagna elettorale.

É bene precisare che il suddetto finanziamento è stato fatto a titolo personale, anche se - probabilmente - Isaac Perlmutter avrebbe coinvolto maggiormente l'azienda (con fumetti che promuovevano in qualche modo Donald Trump?) se non l'avesse ceduta alla Disney qualche anno fa. Infatti questo signore, di cui paradossalmente si parla pochissimo, ha tirato le redini della MARVEL fin da quando è diventato socio di maggioranza dopo la quasi bancarotta che si verificò negli anni Novanta. E oltre ad essere responsabile della vendita della MARVEL alla Disney (anche perchè in questo modo lui sarebbe diventato anche un importante azionista della Disney) è stato anche colui che ha deciso che i personaggi di cui la MARVEL non ha ancora riottenuto i diritti cinematografici avrebbero dovuto avere un ridimensionamento editoriale, arrivando persino a chiudere i Fantastici Quattro e a chiedere di non inserire nuovi personaggi di rilievo nel cast degli X-Men (dove, è bene ricordarlo, lo stesso Wolverine è stato fatto morire)... E a dirlo è stato lo sceneggiatore degli X-Men per antonomasia: Chris Claremont (CLICCATE QUI).

Tra l'altro pare pure che Isaac Perlmutter sia abbastanza omofobo, perlomeno  a giudicare da un episodio che ha coinvolto l'ex direttore editoriale della MARVEL (che non a caso poi ha ricoperto lo stesso ruolo per la DC Comics), Bob Harras (foto sotto). Il tutto è avvenuto intorno al 2000, quando Isaac Perlmutter faceva solo parte del consiglio di amministrazione, e merita di essere riportato qui, anche perchè in Italia non ne ha parlato davvero nessuno...

I fatti (così come riportati anche dall'autorevole sito Bledingcool, e se non ci credete CLICCATE QUI) sarebbero stati questi: all'epoca il CEO della MARVEL era Eric Ellenbogen (foto sotto), ed Eric Ellenbogen (che adesso è a capo delle produzioni televisive della Dreamworks) era gay.

A quanto pare Isaac Perlmutter prese da parte Bob Harras e gli disse, non si sa bene con che tono, che odiava Eric Ellenbogen e che se i suoi figli (quelli di Bob Harras, beninteso) fossero diventati gay come Eric Ellenbogen avrebbe fatto meglio ad ammazzarli. I dettagli di questa scenetta non proprio edificante sono stati riportati anche dal Comics Bullettin nel 2000 (CLICCATE QUI). Quindi diciamo pure che la donazione di un milione di dollari a Donald Trump non dovrebbe stupire più di tanto. Quello che stupisce, forse, è che - nonostante la sua grande influenza - Isaac Perlmutter si sia rassegnato all'idea che non può impedire che alla MARVEL (di cui è CEO dal 2005) ci sia spazio anche per le tematiche omosessuali... O che l'azienda manifesti apertamente una politica pro-gay.

Tuttavia nel caso della Georgia è bene mettere i puntini sulle "i" (cosa che, a quanto pare, non sta facendo nessuno). Dall'agosto 2015 i Marvel Studios sono stati integrati nei Walt Disney Studios, e devono rispondere delle loro azioni - e delle loro dichiarazioni - al Presidente dei Walt Disney Studios Alan Horn (foto sotto) invece che ad Isaac Perlmutter...

E considerando che, nei fatti, sono i Marvel Studios quelli che girano i film in Georgia, tutto lo scenario diventa più coerente...

D'altra parte, a ben guardare, è anche vero che ultimamente sul fronte LGBT case editrici come DC Comics (CLICCATE QUI) e IMAGE Comics (CLICCATE QUI) sembrano più presenti e schierate della MARVEL (che, ad esempio, non ha nemmeno una serie dedicata ad un personaggio omosessuale di sesso maschile), peraltro in una maniera mediamente più netta ed esplicita ( quanti baci gay ci sono stati negli albi MARVEL nel 2015? E quanti negli albi DC Comics?)... E in effetti - alla luce di certi dettagli che ho esposto oggi - viene davvero da pensare che non sia un caso.

Alla prossima.

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mercoledì 23 marzo 2016

PUNTI DI CONTATTO

Ciao a tutti, come va?

Come forse saprete oggi in Italia debutta il tanto atteso film con Superman e Batman. Quello che forse non sapete è che negli USA debutterà fra due giorni, e che lo stesso giorno sul sito hard della men.com debutterà la sua parodia gay... Che, come nel caso della parodia di STAR WARS realizzata dallo stesso, si articolerà in vari "capitoli".

Da quel che si intuisce guardando il trailer gli effetti speciali saranno praticamente assenti, a differenza di quanto accade in alcune  riuscitissime parodie porno etero (come quelle realizzate da Axel Braun sui supereroi), e anche la regia promettere di essere terribilmente piatta (niente inquadrature e luci particolari per fare un po' di "atmosfera", per intenderci). Sicuramente questo mette in evidenza il fatto che il porno gay ha meno risorse (anche economiche) del porno etero, ma anche che il regista di questa porno parodia non è un nerd realmente appassionato di fumetti (come l'Axel Braun di cui parlavo prima)...

D'altra parte bisogna tenere presencte che men.com ha "appaltato" questa produzione allo studio ALTER SIN (cliccate QUI), che ha sede a Barcellona e che - anche solo per una questione di formazione culturale - difficilmente può essere in grado di addentrarsi nei meccanismi di una porno parodia gay a base di supereroi americani... Anche se ormai ALTER SIN è diventata IL riferimento ufficiale per men.com quando si tratta di parodie, e a quanto mi risulta è uno dei pochi studi che si occupano (anche) di porno gay con ambientazioni "di genere"...




Tra l'altro, parere personale, il performer scelto per interpretare la versione porno gay di Superman, e cioè Topher DiMaggio (foto sotto), non ha assolutamente la stazza giusta... Cosa alquanto imbarazzante considerando la quantità di performer gay che hanno un fisico più adeguato e un viso munito di mascellone... E visto che indosserà un costume economico l'effetto d'insieme non sarà proprio il massimo...

Ad ogni modo, al netto di tutte queste critiche, penso che sia interessante notare come - per la prima volta - una casa di produzione che si occupa di porno gay "generalista" (e che negli anni si è costruita una fama molto solida) abbia deciso di realizzare la porno parodia di un film di supereroi... Peraltro scegliendo per il suo debutto la stessa data del debutto del film a cui si ispira... Con tanto di locandine molto riuscite e studiate per bene...

E questo mi pare un segno evidente del fatto che, alla fine, anche il mondo del porno gay ha iniziato a realizzare che i supereroi sono entrati nell'immaginario erotico dei gay adulti, e non solo in quello degli adolescenti alle prese con i loro primi pruriti... O magari in quello dei soli nerd eterosessuali. E  questo, probabilmente, è stato possibile anche perchè le produzioni multimediali legate al mondo dei supereroi sono diventate sempre più ammiccanti nei confronti di chi apprezza un certo tipo di erotismo legato al corpo maschile e ai sottotesti omoerotici. E gli stessi fumetti da cui queste produzioni sono tratte hanno cominciato ad essere molto più inclusivi nei confronti del pubblico omosessuale, che probabilmente ha iniziato a guardarli con un occhio più attento rispetto al passato.

D'altra parte gli stessi editori si sono resi sempre più conto, dati alla mano (CLICCATE QUI), che c'è un'ampia fetta di pubblico omosessuale e bisessuale (soprattutto fra i giovani) che vale la pena coltivare, ed è evidente che sta studiando nuove strade per accaparrarsela...

E infatti è probabile che non sia solo per gratificare il pubblico femminile che la MARVEL ha annunciato che nel mese di luglio diverse sue testate usciranno con copertine speciali che metteranno in evidenza il sex appeal dei suoi personaggi maschili... Copertine come quelle che vedete qui sotto...






Niente di particolarmente scabroso, ovviamente, ma direi che copertine del genere - fino a qualche anno fa - sarebbero state impensabili... E danno la misura di come l'editoria a fumetti americana stia iniziando a venire incontro ad un nuovo pubblico, come peraltro sta iniziando a fare il porno gay...

Forse gli appassionati di fumetti stanno diventando l'anello di congiunzione fra questi due mondi che un tempo erano del tutto inconciliabili? E a cosa porterà tutto questo da qui a un po'?

Staremo a vedere...

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lunedì 21 marzo 2016

GHETTI ETERO

Ciao a tutti, come va?

Nel 2010 l'Istituto di ortofonologia di Roma (specializzato nelle problematiche relazionali dell'età evolutiva) pubblicò il risultato di un suo studio, che fece molto discutere. Infatti sosteneva che fra gli 11 e 16 anni le esperienze omosessuali fossero molto comuni, e più fra i ragazzi (60%) che fra le ragazze (35%). Assieme a questi dati, però, emerse anche che il 70% degli intervistati considerava la parola "gay" come un insulto, mettendo in luce un disagio sociale molto profondo (e molto italiano) che probabilmente ha le sue radici in una cultura ancora  molto patriarcale, maschilista ed eterosessista.


Quando il risultato di questo studio è emerso, però, i commenti degli esperti (o presunti tali)  hanno cercato di minimizzare un fenomeno che - secondo loro - aveva più a che fare con un'innata propensione all'esplorazione sessuale a alla trasgressione tipica dell'adolescenza, che non con un più ampio cambio della prospettiva sessuale nei giovani del nuovo millennio. E se questi dati presentavano numeri così importanti era solo una conseguenza della maggiore disinvoltura con cui oggi si possono affrontare certi argomenti...

E così la questione era stata momentaneamente archiviata.

Proprio questo mese, però, ha iniziato a circolare il risultato di un sondaggio condotto dall'agenzia di consulenza pubblicitaria J. Walter Thompson Innovation Group (che opera con successo dal 1864, quindi si presuppone che sappia fare il suo mestiere) che sembra confermare come EFFETTIVAMENTE qualcosa stia cambiando. Infatti questo sondaggio invitava l'intervistato/a a definirsi con un numero compreso da 0 a 6, dove 0 era la completa eterosessualità e 6 la completa omosessualità...

L'indagine, condotta su un campione molto ampio e trasversale, ha messo in luce che nella fascia d'età compresa fra i 13 e i 20 anni (la cosiddetta "generazione Z") le persone che si definiscono ESCLUSIVAMENTE eterosessuali sono solo il 48% , e nel restante  52% coloro che si sono dichiarati ESCLUSIVAMENTE omosessuali sono il 6% (il risultato di tutta questa bella indagine lo trovate CLICCANDO QUI), mentre i giovani che si definiscono bisessuali a vari livelli rappresentano ben il 35% del totale!

Da notare che, nella fascia compresa fra i 21 e i 34 anni (i cosiddetti "millenials", o "generazione Y") la percentuale di omosessuali resta costante (6%), mentre quella delle persone che si definiscono ESCLUSIVAMENTE eterosessuali sale al 65%... Quindi viene davvero il sospetto che una maggiore inclusione sociale del concetto di omosessualità e di libertà sessuale stia modificando il modo con cui i rappresentanti delle nuove generazioni vivono il proprio rapporto con la sessualità, e di conseguenza con la propria identità.

Forse in Italia abbiamo più resistenze che altrove, ma con ogni probabilità anche da noi la "generazione Z" è molto più aperta e flessibile rispetto a quella dei "millenials" e lo è ancora di più rispetto alla generazione precedente (e cioè la "generazione X", composta da coloro che sono nati grossomodo fra il 1964 e il 1980).

Tutto questo preambolo sociologico mi serviva per dimostrare che effettivamente le persone che NON si sentono esclusivamente eterosessuali sono tante, soprattutto fra i giovani, e che EVIDENTEMENTE questo crea un problema di marketing per quanti realizzano entertainment sperando di attirare i giovani senza scontentare coloro che giovani non sono più... Cosa che, in Italia, è resa ancora più complicata dal fatto che chi si occupa di gestire l'entertainment appartiene spesso alla generazione precedente alla "generazione X"... E cioè a quella dei "Baby Boomer" (nati fra il 1946 e il 1963), che ormai appartengono ad un altro universo rispetto a quello in cui si muovono gli adolescenti di oggi.

E questo meccanismo diventa sempre più evidente analizzando quello che succede nel mondo del fumetto italiano.

Qualche mese fa avevo risposto ad un assiduo lettore di questo blog che mi chiedeva un'opinione sulla serie DRAGONERO (CLICCATE QUI), e - tra le altre cose - cosa ne pensavo dell'entusiastico annuncio dello sceneggiatore Luca Enoch riguardo all'arrivo di un personaggio dichiaratamente omosessuale nella serie...

In quell'occasione avevo detto che, siccome la sorella del protagonista aveva fatto una specie di coming out nel romanzo "IL RISVEGLIO DEL POTENTE" (scritto proprio da Luca Enoch), non mi avrebbe stupito se il suddetto personaggio omosessuale fosse proprio lei (anche perchè il coming out nel romanzo avrebbe fornito una giustificazione in più per affrontare l'argomento nella serie)...

E cioè della scaltra tecnocrate Myrva Aranille, nota anche per le sue aderentissime tutine in pelle, che lasciano poco all'immaginazione, e per i suoi "praticissimi" e inseparabili tacchi dodici (*SIGH*)...

Comunque, a quanto pare, ci avevo visto giusto... Dato che questo mese, proprio in DRAGONERO numero 34, Myrva manifesta le proprie preferenze anche nella serie a fumetti, utilizzando uno scambio di battute estremamente simile a quello con cui si accennava alla cosa nel romanzo... In questa occasione, però, c'è di mezzo la sua apprendista Eija, che a quanto pare esercità un certo fascino su suo fratello Ian/Dragonero... Uno che - per inciso - da bravo eroe bonelliano ha una vita sessuale più che appagante e non perde occasione per sedurre la bella di turno...

In questo caso, però, Myrva lo blocca e fa intendere - con un'espressione fra il malizioso e il compiaciuto - che al momento Eija è già occupata con lei...

A quel punto interviene l'orco Gmor, che ricorda beffardamente a Ian che Myrva gli ha sempre soffiato un mucchio di ragazze...


E il pensiero di questa triste realtà fa in modo che il protagonista tenga il broncio a sua sorella mentre vanno a compiere il loro dovere...


Ora: tecnicamente è vero che in queste (poche) vignette viene affrontato il tema dell'omosessualità, e che si cerca di affrontarlo in maniera spigliata. Inoltre è anche vero viene coinvolto un personaggio abbastanza importante nella serie, che è anche la sorella del protagonista, tuttavia penso sia evidente che il punto nodale NON sia tanto nel fatto che il tema è emerso, ma nella maniera in cui è stato trattato.

Mi spiego meglio: abbiamo un personaggio lesbico che dichiara di avere un qualche tipo di relazione con una sua apprendista... E già qui, più o meno inconsciamente, la natura "spontanea" e legittima della relazione viene messa in dubbio dal fatto che si tratta di una maestra e di un'apprendista. In secondo luogo la suddetta relazione non viene mai esternata: nè con uno sguardo complice, nè con con uno sfioramento, nè con un gesto affettuoso... Così l'impressione è che si tratti di una relazione che si preferisce mantenere clandestina ai più, oppure che sia una semplice amicizia dai risvolti sessuali, ma senza un reale coinvolgimento emotivo. In entrambi i casi Myrva non ne esce proprio benissimo.

Poi c'è suo fratello, contrariato dal fatto che lei continua a soffiargli le ragazze... E così passa anche il messaggio che possono pure esserci delle relazioni lesbiche nel mondo di DRAGONERO, ma che le ragazze di Myrva possono (devono?) comunque essere vulnerabili al fascino del protagonista... Come dire che sua sorella è una seduttrice specializzata in ragazze potenzialmente (e legittimamente) interessate al sesso maschile, e in particolare al protagonista (in cui, si suppone, i lettori maschi debbano identificarsi). E anche qui il messaggio che passa non è proprio eccezionale, dato che si conferma il pregiudizio per cui le lesbiche soffiano le ragazze agli aventi diritto (facendole diventare a loro volta lesbiche)... Nonchè il preconcetto secondo cui gli omosessuali sono talmente pochi che non possono fare altro che aspirare a "convertire" delle persone che omosessuali non sono, meglio ancora se sono più giovani e vulnerabili di loro.

Infine c'è il fatto che Myrva e le altre tecnocrati indossano tutine attillatissime che sarebbero più appropriate in un locale fetish che in un mondo fantasy (che senso hanno quei tacchi???)... E guardacaso la tematica lesbica viene associata a personaggi come loro... Presumibilmente anche per rendere il tutto più accattivante per un certo tipo di pubblico etero che tollera gli omosessuali solo se si parla di lesbiche, e solo nella misura in cui queste lesbiche assecondano il suo immaginario erotico.

Sicuramente, anche in considerazione dell'entusiasmo con cui Luca Enoch parlava dell'arrivo di questo misterioso "personaggio omosessuale", l'intenzione era davvero quella di affrontare l'argomento in maniera moderna e disinvolta... Il problema è che è stato affrontato in maniera moderna e disinvolta per gli standard di una o due generazioni fa... Non certo per chi vive appieno un'epoca in cui l'entertainment ha superato da un pezzo il clichè della lesbica predatrice, che si fa la sua apprendista per hobby, indossando una tutina fetish e mettendosi in competizione con suo fratello...

Peraltro manifestando il suo essere lesbica solo "virtualmente", dato che in questa occasione si parla comunque di soli accenni verbali (arrivati peraltro dopo ben 34 numeri).

Scelte di questo tipo, in effetti, rischiano di tenere a distanza un crescente numero di lettori che non si ritrovano in un simile approccio alla sessualità e all'omosessualità, ad uso e consumo dei soli lettori eterosessuali (in maggioranza maschi) duri e puri... Che forse, ironia della sorte, sono pure convinti che affrontare le tematiche omosessuali (o presentare qualche personaggio che emmette la sua omosessualità) sia un segnale di modernità e di apertura a prescindere dal modo con cui vengono affrontate.

E sono abbastanza sicuro che questo problema emergerà ancora di più quando la Bonelli farà uscire i fumetti relativi alla versione adolescente dei personaggi di DRAGONERO, nel tentativo di agganciare il pubblico più giovane...

In parole semplici: la sensazione è che col tempo il fumetto italiano si stia trasformando sempre più in un ghetto per quanti appartengono alla sottocategoria degli "appassionati di fumetti esclusivamente eterosessuali"... E per quanti si ritrovano nello stile di autori appartenenti alla "generazione baby boomer" o - al massimo - alla "generazione X (autori che, che a quanto pare, hanno seri problemi a rapportarsi con le nuove generazioni) e cioè per un tipo di pubblico che, dati alla mano, nei giovani di oggi è in diminuizione... Con tutto quel che ne consegue in termini di vendite.

E la cosa sembrerebbe ulteriormente confermata dalla terza storia presente nello speciale  MAXI DYLAN DOG - OLD BOY che si trova in edicola in questi giorni: "Per Amore del Diavolo".

Qui siamo alla prese con una maga satanista che crea morbosi legami a sfondo lesbico con le donne (meglio ancora se danarose) che vuole sfruttare per i suoi scopi... Tant'è che una di queste, che pure ammette di amarla, viene adeguamente manipolata per andare a copulare con Dylan Dog (*SIGH*)...

La dicitura "OLD BOY" si riferisce a storie che si collocano nell'impianto narrativo precedente a quello che è considerato il "rinnovamento" di DYLAN DOG portato avanti negli ultimi anni... A riprova del fatto che si cerca sempre di corteggiare il pubblico "storico", piuttosto che agganciare davvero quello nuovo (una bella serie ambientata in una realtà parallela in cui Dylan Dog è un diciottenne bisessuale che vive nella Londra del 2016 non vogliamo proprio farla, vero?)...

E, a proposito di DYLAN DOG, mentre controllavo i siti da cui proviene il traffico per questo blog mi sono accorto che sono stato linkato in una discussione del forum del sito Craven Road 7, che si rivolge proprio agli appassionati di DYLAN DOG...

A quanto pare sono stato citato durante una lunga discussione (circa 200 botta e risposta!) che partiva da un lettore che esprimeva le sue perplessità su come il tema "omosessualità" era stato affrontato finora nelle avventure dell'indagatore dell'incubo (se avete tempo e voglia potete leggere tutto CLICCANDO QUI).

Il succo di quelle pagine e pagine di interventi è che ci sono due posizioni fondamentalmente inconciliabili: quella di chi ritiene che il tema venga snocciolato adeguatamente e a sufficienza (la netta maggioranza) e quella di chi, come il lettore che ha dato il via alla discussione, pensa che in realtà ci siano dei seri problemi ad affrontarlo in maniera moderna, compiuta e realmente accattivante.

In realtà leggendo certi commenti la sensazione è che la soglia di tolleranza nei confronti dell'omosessualità sia talmente bassa che anche dei semplici accenni alla questione, o anche solo l'utilizzo della parola "gay", debbano considerarsi la prova che ci si trova di fronte ad un editore capace di affrontare la questione in modo disinvolto, equo e stimolante... Soprattutto se il contesto non è esplicitamente omofobo. E infatti nella discussione sono state riportate, a titolo di esempio, vignette come quelle che vedete qui sotto...


Che dire? Ognuno è libero di pensare come vuole, ma personalmente sarei davvero curioso di sapere qual è l'età media dei lettori di DYLAN DOG oggi... Giusto per capire qual è il suo effettivo ascendente sulle generazioni che hanno iniziato a rapportarsi in maniera più inclusiva ed elastica nei confronti dell'omosessualità (e nei confronti di tutta una serie di altri temi sui quali DYLAN DOG è rimasto fermo ai primi anni Novanta).

Non so perchè, ma ho la sensazione che questo dato sarebbe molto illuminante.

Certo è che, se i lettori di DYLAN DOG hanno una soglia di tolleranza abbastanza bassa verso l'omosessualità, forse il punto nodale non è nel fatto che oggi in Italia la maggior parte dei lettori potenziali sono ancora così, ma nel fatto che l'editore strizza ancora l'occhio ai lettori di questo tipo, finendo per trasformare le sue produzioni in un approdo felice soprattutto per loro... E per chi considera con una punta di disprezzo il fatto che nei fumetti stranieri e nell'entertainment più recente le tematiche LGBT vengono inserite in maniera più frequente e approfondita, liquidando il tutto come un eccesso di politically correct fine a se stesso.

E così abbiamo un editore che, senza rendersene conto, sta trasformando i suoi fumetti "popolari" in fumetti che sono sempre più di nicchia e sempre meno in linea con la "generazione Z" e la "generazione Y" di cui si parlava all'inzio... Una nicchia che forse inizia ad essere sempre meno ampia, insomma, soprattutto fra le nuove generazioni.

Buon pro gli faccia.

Alla prossima.

P.S. Qualcuno mi ha fatto notare che Myrva è un nome molto simile a Myrna, che poi è il nome della serial killer lesbica che compare  in maniera ricorrente in un'altra serie bonelliana (JULIA)... Curiosa coincidenza o autocitazionismo di dubbio gusto?

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