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lunedì 28 marzo 2016

PER IPOTESI...

Ciao a tutti, come va?

Come forse saprete su questo blog cerco sempre di partire da dei dati oggettivi, e anche quando arrivo alle mie conclusioni cerco di motivarle con una serie di informazioni che provengono da fonti certificate.

Il caso di oggi, però, sarà leggermente insolito.

Alessandro Bottero è un nome abbastanza noto nel panorama fumettistico italiano, dato che fin dal 1991 opera come redattore, sceneggiatore, saggista, direttore editoriale ed editore. Fra le altre cose è un personaggio che non si fa problemi a dire quello che pensa, e al netto dei suoi alti e bassi editoriali non è tipo da raccontare bugie. Anzi... Forse a volte pecca di eccessiva trasparenza quando esprime le sue opinioni, soprattutto se condivide informazioni "riservate" (anche perchè preferisce non citare le sue fonti per paura di metterle nei guai).

E questo, ad esempio, accade quando riferisce dati di vendita che in teoria dovrebbero essere top secret, come è avvenuto di recente sulla sua pagina facebook... Infatti, parlando della nuova serie UT della Bonelli,  ha messo in piazza i dati di vendita di gennaio 2016 relativi a parecchie testate della casa editrice.
Il link lo trovate qui sotto.

Qualcuno si lamenta del prezzo a 4 euro di UT, la nuova miniserie della Bonelli. Fa bene? diciamola così. Quando le...
Pubblicato da Alessandro Bottero su Martedì 22 marzo 2016
Ovviamente questi dati non sono stati confermati ufficialmente dall'editore (ma nemmeno smentiti), quindi il post di oggi partirà dall'ipotesi che siano veritieri, e che magari provengano da chi questi fumetti li distribuisce in edicola (ovviamente la mia è solo un'ipotesi, eh!).

I dati di vendita di gennaio, in realtà, sono particolarmente importanti perchè riguardano il mese successivo a quello in cui - tradizionalmente - si decide se portare avanti la propria collezione per un altro anno oppure no.

Cosa emerge, dunque, da questi dati?

Facendo un breve confronto con gli ultimi dati ufficiali resi disponibili dalla Bonelli, e risalenti al venduto dell'aprile 2014, la situazione non è esattamente incoraggiante, a discapito dei tanti proclami che si sono sentiti nel corso degli ultimi due anni...

Potete farvene un'idea dando un'occhiata alla tabellina seguente (che potete ingrandire cliccandoci sopra)...

In parole povere ci sono titoli che nel giro di due anni sarebbero arrivati a perdere quasi un terzo dei propri lettori, anche se nel 2014 Mauro Marcheselli (allora direttore editoriale della Bonelli) parlava di un'erosione annua dei lettori che non andava oltre il 3-5% (CLICCATE QUI)... Però le cose non sono andate esattamente così, a quanto pare...

Inoltre, sempre secondo le fonti di Alessandro Bottero, LUKAS avrebbe chiuso dopo aver toccato quota 12.000 e ADAM WILD chiuderà dopo essere arrivato a 11.500.

Insomma: diciamo pure che quando Mauro Marcheselli si è accomiatato dalla casa editrice Bonelli, dicendo di averla lasciata in buona salute (CLICCATE QUI), forse ha trascurato di prendere in considerazione qualche dettaglio. E viene anche il sospetto che la mia ipotesi riguardo al "commissariamento" della casa editrice da parte della Panini (CLICCATE QUI) non fosse del tutto campata in aria.

In realtà Alessandro Bottero parla anche di Diabolik, che ora con l'inedito mensile venderebbe 51.000 copie, ma che ancora nel settembre 2011 ne vendeva 130.000 (CLICCATE QUI)... Quindi parliamo di un tracollo del 60% in cinque anni...

E se le cose stessero davvero così ci sarebbe davvero da rimanere senza parole, per poi porsi qualche serio interrogativo. Quindi, premesso che - come dicevo all'inzio - parto dall'ipotesi che questi dati siano reali (anche se non ci sono conferme ufficiali), mi permetto di fare alcune considerazioni.

La prima è che se questa tendenza non si riesce ad invertire (o almeno a stabilizzare), significa che c'è qualcosa a monte che non funziona... E non è neanche un problema di mancanza di pubblico, visto che qui si parla anche di serie relativamente recenti che hanno esordito vendendo 50.000 copie (come DRAGONERO) e poi hanno perso più della metà dei lettori potenziali in meno di tre anni.

Infatti se le cose sono andare così vuol dire che, tecnicamente, ci sono ancora dei lettori che provano a leggere le nuove serie che vengono proposte (magari perchè hanno ambientazioni affini ai loro gusti), ma dopo un periodo di prova più o meno lungo si rendono conto che non vale la pena continuare a seguirle... E da ciò si deduce che le serie "nuove" non riescono a centrare il bersaglio perchè non riescono ad accalappiare il pubblico, e non perchè non c'è abbastanza pubblico da accalappiare.

E comunque questi dati dimostrano anche che ci sono dei lettori "storici" che non vogliono o non possono più seguire le serie che vanno avanti da più tempo, e che magari hanno sostenuto per anni.

Al netto di chi è passato a miglior vita e di chi ha visto ridurre il proprio potere di acquisto negli ultimi anni (magari a fronte di un lieve aumento dei prezzi di copertina), però, è evidente che ci sono molti lettori che - semplicemente - si sono stancati di portare avanti la loro collezione... Quindi, prima di tutto, bisognerebbe capire perchè i lettori abituali delle serie storiche si sono stufati: forse una serie che utilizza sempre le stesse formule, gli stessi cliché, lo stesso linguaggio e le stesse trovate diventa ripetitiva, prevedibile e noiosa? Forse eventuali operazioni di rinnovamento non cambiano fondamentalmente nulla e finiscono solo per indispettire le persone abitudinarie e per non coinvolgere chi cerca novità? Magari le produzioni multimediali rese più accessibili dalle nuove tecnologie sono più accattivanti, ed economiche, per un numero crescente di persone che prima passavano il tempo leggendo fumetti?

Chissà...

D'altra parte è anche vero che, nel caso delle serie storiche, a fronte dell'abbandono dei lettori vecchi non c'è un ricambio di lettori nuovi, e anche in questo caso bisognerebbe chiedersi il perchè... Forse un tipico nuovo lettore potenziale, presumibilmente giovane, non riesce ad affezionarsi ad un prodotto che, dal suo punto di vista, oltre ad essere ripetitivo risulta anche molto datato nell'impostazione e nei contenuti? E quanto è tenuto in considerazione, o anche solo compreso, il suo punto di vista da chi (nella migliore delle ipotesi) gestisce il mondo del fumetto in Italia avendo venti, trenta o quarant'anni in più di lui/lei e magari non ha alcun rapporto concreto con i giovani (propriamente detti) di oggi e con la loro realtà?

A questo punto potrei iniziare a parlare della percezione dell'omosessualità, ma oggi farò un'eccezione e parlerò di un altro elemento che ha una certa affinità con i giovani, ma che nei fumetti italiani viene utilizzato poco e male, al pari delle tematiche LGBT: la tecnologia. Prendiamo ad esempio il caso di DYLAN DOG, e di come si siano scatenate non poche polemiche a seguito dell'introduzione dello smartphone (usato molto raramente e al minimo delle sue potenzialità) nelle sue avventure.

Quella che però è stata presentata come una rivoluzione, nei fatti, non è nemmeno il minimo sindacale per un giovane del 2016, non foss'altro perchè vive immerso nelle nuove tecnologie in tutti gli ambiti della sua vita.

A partire dalla scuola.

L’Osservatorio tecnologico del Miur è stato istituito nel 2000 e si occupa di raccogliere i dati sul processo di digitalizzazione delle scuole italiane. L’ultima analisi conclusa (relativa all’anno scolastico 2014-2015) è stata articolata su 3 assi principali: dematerializzazione dei servizi (siti e portali, comunicazione scuola-famiglia, registro elettronico, gestione dei contenuti didattici multimediali); dotazione tecnologica dei laboratori e delle biblioteche (connessioni, computer, lim e proiettori interattivi); dotazioni tecnologiche delle aule (connessioni, devices fissi e mobili in dotazione a studenti e docenti, LIM e proiettori interattivi). Secondo le sue rilevazioni, nell’anno scolastico 2014-2015, il 70% delle classi è connessa in Rete in modalità cablata o wireless (ma generalmente con una connessione inadatta alla didattica digitale), il 41,9% è dotata di lim (la lavagna elettronica) e il 6,1% di proiettore interattivo. Sono in totale 65.650 i laboratori digitali delle scuole, per una media di 7,8 per istituto. Di questi, l’82,5% è connesso in Rete in modalità cablata o wireless, il 43,6% è dotato di LIM e il 16,9% di proiettore interattivo.
Il 99.3% delle istituzioni scolastiche ha un proprio sito web, il 58.3% utilizza forme di comunicazione scuola–famiglia online, il 69.2% utilizza una tipologia di registro elettronico di classe (non è attualmente disponibile un dato accurato di diffusione “per classe”), il 73.6% utilizza il registro elettronico del docente e infine il 16.5% utilizza forme di gestione centralizzata LMS (Learning Management Systems quali ad es. Moodle) per la didattica e i suoi contenuti. Maggiori informazioni le trovate QUI.

Qualche mese fa sono passato in una libreria storica della mia città, e il libraio era fuori dalla grazia di Dio perchè il liceo scientifico che riforniva da tipo cinquant'anni aveva iniziato ad adottare libri di testo digitali consultabili tramite iPad...

E il processo di digitalizzazione delle scuole italiane è solo all'inizio (mentre all'estero è spesso più avanzato, e bisognerebbe tenerne conto anche quando in Italia si fanno fumetti con ambientazioni straniere... Anche perchè sempre più spesso i giovani italiani girano molto e hanno esperienze dirette in questo senso).

Se si vuole coinvolgere davvero il pubblico giovane con un fumetto ambientato in un contesto contemporaneo, bisogna tenere in considerazione anche dati come questo... E dei personaggi che si muovono in un contesto contemporaneo, ma vivono ancora come venti o trenta anni fa guardando con diffidenza agli smartphone, agli occhi di chi ha meno di vent'anni (e non è già loro fan per qualche motivo) risultano semplicemente ridicoli... Se non dei veri e propri disadattati. E al massimo possono risultare "simpatici" ai lettori non più tanto giovani, che ancora non si sono aggiornati del tutto.

E lo stesso discorso si può applicare a molte altre questioni, tra cui spicca l'omosessualità, anche perchè come ho spiegato recentemente (CLICCATE QUI) è una connotazione socioculturale che ha un valore completamente diverso rispetto a qualche decennio fa.

E così si torna alla domanda che mi sono posto più volte su questo blog: da chi e per chi sono progettati, in realtà, i fumetti italiani che vengono pubblicati in questi anni?

Ponendo che sia vero il fatto che Diabolik ha perso il 60% dei suoi lettori, in effetti viene il sospetto che negli ultimi anni questo personaggio - per le nuove generazioni - sia risultato ancor meno accattivante degli eroi Bonelli... E a pensarci bene non mi risulta che sia mai diventato un ladro in grado di gestire in maniera davvero aggiornata e disinvolta le nuove tecnologie e le situazioni del mondo di oggi. Forse questo ha a che fare col fatto che l'attuale direttore editoriale (dal 1999) e principale soggettista (dal 1994) di Diabolik è Mario Gomboli (foto sotto), che è nato nel 1947 e si occupa di Diabolik dal 1966?
Chi può dirlo...?
Certo è che Mario Gomboli ha seguito anche il progetto della miniserie DK, che avrebbe dovuto presentare una versione alternativa di Diabolik più in linea con i gusti di oggi... Personalmente, a parte i disegni e la struttura delle tavole, la mia sensazione è che di nuovo ci sia stato molto poco... Tuttavia è indubbio che l'esperimento abbia attirato una buona fetta di nuovo pubblico, che però - se questo progetto andrà avanti - rimarrà probabilmente deluso.
Perchè dico questo? Perchè curiosando in rete fra le recensioni di DK (tipo QUESTE) si trovano anche lettori (e lettrici) che commentano così:


Cara Jenny Cazzola: non so se leggerai mai questo post, ma anche senza scomodare le mie doti precognitive penso di poterti dire con certezza che NON sono in progetto risvolti omoerotici per i protagonisti di DK.... Anche se SICURAMENTE un eventuale orientamento bisessuale di questo nuovo Diabolik riaccenderebbe l'interesse attorno al personaggio, monterebbe un caso senza precedenti e farebbe schizzare le sue vendite alle stelle, soprattutto fra i lettori più giovani... Facendo tornare Diabolik un'icona POP davvero trasgressiva come ai suoi tempi d'oro...

Tutto ciò, però, non accadrà.

E non accadrà perchè, molto semplicemente, chi gestisce i fumetti in Italia oggi ha pochi contatti con il mondo reale, e in particolare con il mondo di chi ha meno di trent'anni... Un po' perchè per motivi anagrafici fa sempre più fatica a seguire i nuovi trend (in particolare se è un baby boomer), e un po' perchè buona parte dei "nuovi" collaboratori delle case editrici storiche sono nerd degli anni 80/90, cresciuti in un contesto nerd anni 80/90 che - più o meno inconsapevolmente - si rivolgono ad un pubblico di nerd degli anni 80/90 (o che comunque prende gli anni 80/90 come riferimento)... In poche parole le ultime generazioni vengono considerate, nella migliore delle ipotesi, come un sottoprodotto culturale degli anni 80/90 (anche se persino i nerd di oggi sono molto diversi da quelli di allora)... Mentre il fumetto italiano in senso lato è considerato una forma di intrattenimento che può evitare di stare al passo coi tempi, perchè potrà contare sempre sul supporto della generazione dei baby boomer (e cioè quelli nati grossomodo fra il 1945 e il 1964), che poi sono quelli che - in teoria - motiverebbero principalmente l'approccio conservatore e tradizionalista del fumetto italiano.

Quando in realtà, anche dando un'occhiata ai dati di Alessandro Bottero, le cose non stanno affatto così.

E il risultato è che i fumetti italiani, anche quando nascono per conquistare i "giovani", possono perdere il 32% del loro pubblico in soli due anni... Come nel caso di ORFANI, che all'epoca venne presentato come "la riscossa del fumetto italiano", "il fumetto del domani", "la rivoluzione in arrivo" e tutto il resto...

La cosa curiosa è che, se è vero che oggi le forme di svago sono aumentate e distolgono l'attenzione dai fumetti (rendendo i potenziali lettori di fumetti sempre più esigenti), è anche vero che paradossalmente i fumetti italiani si ostinano a giocare la partita secondo le proprie regole, pur facendo parte di un contesto molto più ampio ed estremamente interconnesso da almeno un decennio...

Come si potrebbe uscire da questa situazione?

Probabilmente l'unica soluzione sarebbe davvero quella di dividere le serie per fasce d'età. Però a quel punto bisognerebbe mettere in conto che se una serie mira a conquistare, ad esempio, i ventenni di oggi dovrebbe: 1) Rivolgersi SUL SERIO ai ventenni di oggi (parlando con maggiore disinvoltura e realismo di omosessualità e bisessualità, ad esempio) e 2) Ignorare le critiche e le aspettative di chi NON è più ventenne e pretende che la suddetta serie debba piacere anche a lui.

Questo, però, implica anche che se uno sceneggiatore (o un disegnatore) NON è in grado di conquistare il pubblico dei ventenni deve essere rimosso senza se e senza ma dalla suddetta serie per ventenni, per lasciare il posto a chi è in grado di farlo... E questo, forse, darebbe anche modo di rinnovare e diversificare il panorama professionale di un settore in cui i nomi che girano sono fondamentalmente gli stessi da decenni. E questo meccanismo, ovviamente, dovrebbe valere anche per i fumetti dedicati al pubblico dei trentenni, dei quarantenni, ecc. Il tutto potrebbe essere reso ancora più facile dal lancio di mensili antologici divisi per fasce d'età, con due o tre storie per testare il gusti del pubblico e verificare l'apprezzamento di questo o quell'autore... Magari attraverso i cari vecchi sondaggi che ora - in Italia - non fa più nessuno (anche se con internet sarebbe una passeggiata)... Certo questo comporterebbe anche una rivoluzione nel metodo di lavoro, che porterebbe a realizzare ciascuna storia nel giro di due o tre mesi al massimo, per dare modo di allinearsi alle preferenze espresse dai lettori con un margine temporale accettabile...

Dite che sono pazzo? Eppure in quello che ho scritto non c'è niente di mio: queste strategie sono quelle che in Giappone si adottano da sempre... E guardacaso il mercato dei manga, in patria, regge ancora molto bene (CLICCATE QUI), nonostante la concorrenza spietata e pluridecennale delle altre forme di entertainment...

Se questo metodo venisse adottato anche in Italia i personaggi e gli autori maggiormente apprezzati sulle suddette - ipotetiche - pubblicazioni antologiche potrebbero aspirare ad una testata propria, che finirebbe per ancorare il suo pubblico di riferimento per una serie divisa in più stagioni, come i serial TV di ultima generazione, che verrebbero rinnovate fino a quando c'è abbastanza pubblico a sostenere la loro prosecuzione (a anche questa è una strategia che non ho inventato io). Anche perchè, come si è visto di recente, le serie italiane annunciate in "stagioni", in realtà, sono programmate con anni e anni di anticipio... E puntano su una risposta di pubblico del tutto ipotetica e legata fondamentalmente alla fama di questo o quell'autore coinvolto nel progetto. Così non solo hanno dimostrato che in questi casi parlare di "stagioni", come nel caso dei serial TV,  è stato improprio, ma hanno anche provato che il grande pubblico potenziale non si fa più raggirare da certi giochetti e non accetta più che le sue aspettative siano disattese...

Forse, cambiando approccio, le cose andrebbero diversamente?
Ovviamente, finchè qualcuno non lo cambierà sul serio, non lo sapremo mai.

Certo è che, se le cose continueranno ad andare così, nel giro di una ventina d'anni al massimo gli ultimi editori italiani storici potrebbero estinguersi del tutto, oppure convertirsi al solo circuito delle fumetterie, riducendo drasticamente le loro produzioni...

Sempre ammesso che i dati forniti da Alessandro Bottero siano veri, ovviamente.

Nell'attesa che la natura faccia il suo corso vi saluto e vi invito ad esprimere le vostre opinioni...

E non dimenticare di partecipare alla votazione dei premi GLAD! Vota anche tu il fumetto italiano che ti ha deluso di più! Trovi tutte le informazioni CLICCANDO QUI.

2 commenti:

Riccardo Leone ha detto...

Dando per scontato che nel complesso hai ragione da vendere e come al solito il fumetto si dimostra come tutte le altre industrie dell'intrattenimento italiano che pensa più a tutelare i propri dirigenti e i vari protetti e non indispettire i benpensanti ipocriti (mi è bastato guardare l'Isola dei Famosi ieri per capire come si possa essere così disgustosamente volgari senza dare nessun appiglio per una denuncia da parte delle associazioni genitori) aggiungerei che la tecnologia è un argomento delicato: mi sono capitati un paio di romanzi italiani fantasy pensati per gli "young adults" in cui i protagonisti sfoggiavano il proprio uso di gingilli Apple e social network senza che questo contribuisse alla trama, se non in maniera molto idiota, cose del tipo "associazione supersegreta di maghi che ha la pagina facebook, metti un like.)
Insomma, una storia potrebbe benissimo funzionare senza che ci sia uso apparente degli ultimi ritrovati tecnologici dei soliti marchi, purché non si incorra in situazioni che starebbero in piedi solo presumendo che la gente non li usi. In altre parole, la storia di Romeo e Giulietta non funzionerebbe oggi. "Ohi caro, prendo un veleno per la morte apparente, tu non fare follie che dopo mi sveglio, okay? :-*"
Allo stesso modo non mi vedo un megaricercato come Diabolik tirare fuori un Ipad per cercare la piantina di Fort Knox, per timore di spionaggio informatico, piuttosto continuerebbe a usare telefoni e computer fabbricati appositamente con potentissimi sistemi di offuscamento, ma, appunto, bisognerebbe spiegare perché lo fa, quindi inserire un po' di conoscenze informatiche non fini a sé stesse nella storia.
Per finire, sulla storia dei sondaggi, mi ricordo una scan letta di uno dei fumetti di Gengoroh Tagame, presumibilmente vecchio degli anni '90, di quelli dove i dialoghi sono rimpiazzati alla meno peggio con traduzioni in inglese scritte times new roman a opera dei fan e ovviamente le rubriche e gli editoriali sono quelli giapponesi. Alla fine c'era una pagina staccabile che ho riconosciuto subito come un sondaggio perché c'era da mettere una croce su una serie di faccine che andavano da quella felice a quella triste, e sotto uno spazio su cui scrivere (Faccine tristi o felici dopo una storia di muscle bear rapiti, legati, minacciati, umiliati e penetrati con i più vari oggetti per poi scoprire che la cosa piaceva loro. FACCINE) Quindi pensa come nell'era pre-internet si prodigavano per avere un feedback dal pubblico.

Wally Rainbow ha detto...

In realtà io parlavo della tematica tecnologica usata in maniera pertinente, e non solo per ammiccare ai giovani (altrimenti si farebbe lo stesso errore di chi non la usa per ammiccare ai lettori maturi) :-) Certo è che Diabolik, presumendo che si muova nel 2016, si tecnologia dovrebbe usarne molto di più... E se fosse usata nel modo giusto sicuramente non renderebbe la trama meno avvincente. Una volta anche io pensavo che le nuove tecnologie avrebbero tolto mordente e azione alle tematiche avventurose, ma poi ho visto come è stata utilizzata in serie come AGENTS OF SHIELD e mi sono ricreduto. Il punto è che per parlarne nel modo giusto bisogna essere competenti, conoscere i termini e tenersi aggiornati... E se chi gestisce Diabolik è nato nel 1947 e non è un appassionato di certe cose il risultato è quello che è... Anche perchè si troverebbe in un palese conflitto di interessi, dato che il suo pubblico è comunque "maturo" e al massimo ha uno smartphone che usa per fare foto, chiamate e messaggi,.. O al limite per consultare i social. Sicuramente un Diabolik più tecnologico e all'avanguardia attirerebbe una grande fetta di nuovo pubblico. Infatti ammetto che sono mooooooolto curioso di vedere in che maniera la tecnologia verrà utilizzata nel serial TV a cui si sta lavorando da anni (e di cui in realtà si sono un po' perse le tracce)... Staremo a vedere. Riguardo alla mancanza di sondaggi la sensazione è che in Italia vengano evitati proprio per paura di doversi confrontare con una realtà che metterebbe in luce una situazione difficile da accettare. Ad ogni modo il tempo ci dirà come si evolveranno le cose... :-)