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lunedì 14 marzo 2016

STORIE DI ORDINARIA CENSURA...

Ciao a tutti, come va?

Se siete assidui frequentatori di questo blog forse siete arrivati al punto di chiedervi su chi si abbatterrà la mia scure del lunedì... Visto che ormai il lunedì è diventato il giorno dei focus sui risvolti omofobi dell'editoria italiana a fumetti.

Oggi, però, volevo ampliare leggermente il discorso partendo da un fatto che è emerso in questi giorni e che ha lasciato esterrefatta buona parte della comunità gay, anche se in realtà è stata un po' la scoperta dell'acqua calda.

Nel senso che, in occasione della distribuzione in Italia del film a tematica gay WEEKEND, la comunità gay italiana ha "scoperto" l'esistenza della Commissione Nazionale Valutazione Film della Conferenza Episcopale Italiana (CNVF)... Che secondo il distributore italiano del film, la Teodora, con la sua bocciatura avrebbe compromesso pesantemente la diffusione della pellicola (CLICCATE QUI). La cosa buffa è che, ora che abbiamo il web, la notizia si è diffusa in tutto il mondo, contribuendo a farci fare l'ennessima figuraccia internazionale.

Tuttavia è curioso notare che la CNVF, come si legge sul suo sito (CLICCATE QUI), in Italia è attiva in varie forme perlomeno dal 1935, e sicuramente ha avuto un certo peso anche in passato... Anche se nessuno, a quanto pare, aveva mai osato mettere in luce la questione. Evidentemente, ora che i tempi sono cambiati e c'è una certa sensibilità verso la questione gay, la Teodora ha impugnato questa "sentenza" che, forse, ha contribuito a determinare una distribuzione circoscritta a sole dieci sale in tutta Italia (destino molto comune, peraltro, a tutti quei film LGBT che - guardacaso - non presentano una visione drammatica, incerta e/o denigratoria dell'omosessualità).

D'altra parte è bene ricordare che in Italia un film, prima di essere distribuito, deve ottenere anche il nulla osta rilasciato dalla Direzione generale per il Cinema su parere della Commissione per la Revisione Cinematografica (CRC). La suddetta CRC è divisa in sette sezioni (CLICCATE QUI), e ciascuna di esse può contare su uno o più rappresentanti delle famigerate "associazioni dei genitori", che in Italia sono praticamente tutte di stampo cattolico e/o immanicate con istituzioni cattoliche. E infatti, indagando sui nomi dei rappresentanti delle suddette associazioni nelle sezioni della  CRC,  si scoprono dei curriculum (e delle associazioni di riferimento) abbastanza inquietanti. Quindi è evidente che il parere della CNVF può avere un'influenza molto maggiore di quanto non si direbbe anche su questa  CRC... Tant'è che in Italia, vi ricordo, la suddetta CRC - nel non troppo lontano 2009 - impedì la distribuzione del film LITTLE ASHES... Un film in cui, guardacaso, le passioni omosessuali fra adolescenti erano legittimate da personaggi storici come Dalì e Lorca, interpretati peraltro da due attori molto amati dagli adolescenti di quel periodo (Javier Beltrán e Robert Pattinson).

Forse, un giorno, qualcuno dovrebbe porsi dei seri interrogativi su come viene gestito e pilotato il cinema in Italia, visto che - per esempio - lo stratosferico successo dell'ultimo film di Checco Zalone è stato dovuto anche ad una capillare distribuzione (1500 copie, contro le 800 dell'ultimo film di STAR WARS!), mentre del film a tematica gay di Veronica Pivetti (Nè Giulietta nè Romeo) distribuito nello stesso periodo sono state fatte circolare solo una ventina di copie...

Che in Italia le cose vadano in un certo modo non dovrebbe stupire più di tanto, ma è davvero curioso che se ne parli così poco e che il problema non emerga pubblicamente. Così come è curioso che nessuno ricordi mai che sulla televisione italiana vigilano un buon numero di organi censori, a loro volta pesantemente influenzati dalle lobby cattoliche, che da sempre usano la tutela dei bambini come giustificazione per impedire la diffusione di contenuti di un certo tipo (ne ho parlato QUI).

Ad ogni modo è molto interessante notare come, in Italia, ci siano ancora diverse similitudini fra il cinema, la televisione e il mondo del fumetto... Anche se tecnicamente non c'è motivo per cui le cose debbano andare così.

Andiamo con ordine.

In realtà i fumetti, dalle nostre parti, non se la sono mai vista granchè bene fin da quando hanno cercato di emanciparsi dal ruolo prettamente pedagogico in cui li avevano relegati pubblicazioni come "Il Corriere dei Piccoli", e in particolare le cose si sono aggravate dopo che il Fascismo tentò di sfruttarli per i propri scopi propagandistici.

Sia come sia i fumetti d'avventura in stile realistico non erano ben visti a prescindere, perchè in buona parte provenivano dagli USA e rappresentavano un modello culturale molto diverso da quello italiano (dove, ad esempio, le donne erano molto meno emancipate) e in cui l'eccessiva esibizione del corpo maschile e femminile era ritenuta spesso troppo sensuale... Tant'è che per un certo periodo si arrivò a munire lo stesso Tarzan di una canottiera realizzata (molto male) applicando dei retini adesivi...

Per avere un'idea del boicottaggio nei confronti dei fumetti basta citare l'esperienza del disegnatore Aurelio Galleppini (1917-1994), diventato poi famoso per Tex. Nella sua autobiografia (edita da Ikon) ricorda che dopo la guerra - dato il clima - fu praticamente costretto a smettere di fare fumetti. Iniziò così a insegnare disegno in due istituti di Cagliari: qui, per ordine del Preside, veniva costretto regolarmente a "strappare fumetti", a titolo educativo, davanti ai suoi alunni... Che ovviamente non sapevano che alcuni di quei fumetti erano stati disegnati proprio da lui!

In realtà i fumetti in Italia erano l'unico media relativamente "libero", e per questo il loro potenziale destabilizzante era visto come una minaccia, soprattutto da chi basava la sua influenza politica e sociale sul mantenimento di certi equilibri di potere e su un certo clima culturale. E infatti gli ambienti cattolici furono molto attivi per arginare i danni: da una parte promuovendo la propria stampa a fumetti, con "IL GIORNALINO" ( 1924) e "IL VITTORIOSO" (1937-1970), e dall'altra con una formale condanna nei confronti dei fumetti che non rispettavano i loro canoni... E così si arrivò al settembre 1951, quando il bollettino dell'Apostolato della Buona Stampa divise le pubblicazioni per ragazzi di quel periodo in quattro categorie: "raccomandabili", "leggibili", "con cautela" e "stampa esclusa"...  E siccome questo è un blog serio qui di seguito vi mostro il bollettino in questione...

Curiosamente, anche se questo bollettino era pubblicato dalla stessa Pia Società di San Paolo che tramite le Edizioni Paoline pubblicava IL GIORNALINO (del quale, guardacaso, si tessono le lodi), nessuno pensò che in realtà fosse una sorta di depliant pubblicitario (e la palese manifestazione di un mostruoso conflitto di interessi)... O, perlomeno, nessuno lo diede a vedere. Anche perchè il suddetto pieghevole venne distribuito all'ingresso e all'uscita di tutte le parrocchie d'Italia, innescando una reazione a catena che - in un certo senso - continua ad avere ripercussioni anche oggi.

In realtà, proprio grazie a questo volantino, alla fine del 1951 venne depositata una proposta di legge (la 995) per la vigilanza e controllo della stampa destinata all’infanzia e all’adolescenza. Ad opera di alcuni parlamentari democristiani, ovviamente. L'intervento della Deputata Grazia Giuntoli, al riguardo, è estreamemente interessante (potete leggerlo integralmente QUI).

Fra le altre cose diceva che:

"Perché l’educatore possa svolgere questa sua opera, perché la scuola possa lavorare sanamente, è necessario che intorno all’educatore, intorno alla famiglia, in torno alla scuola vi sia un ambiente, vi sia un’atmosfera sostanzialmente sana. Se l’ambiente, cioè le leggi, la stampa, non fanno altro che immergere il fanciullo nel torbido del sensibile, eccitando, fomentando, esasperando fino al morboso quello che l’educatore vuol dominare (ed ecco che la strada, il fumetto, il giornalino, come un gorgo hanno ingoiato e spezzato il più sapiente già accennato magistero della famiglia e della scuola), e poiché lo Stato riconosce e tutela la famiglia e vuole che la sua funzione prima sia quella di collaborare perché il giovane possa affermarsi in tutte le sue facoltà, che cosa deve fare quando si accorge che l’ambiente dove si svolge questa opera, che è tanto difficile da far dire ai pedagogisti ars cliflicillima, che cosa deve fare lo Stato quando scorge che l’ambiente, non l’ambiente civile, l’ambiente morale, ma in modo particolare l’ambiente spirituale in cui vive questo fanciullo è inquinato? Ha il sacrosanto dovere di intervenire, di censurare, di impedire ogni ragione di pervertimento con qualsiasi mezzo e, in modo particolare, deve reprimere quella stampa che, quando non è amorale, è immorale. Sono, i giovani, il futuro avvenire di domani."

Non so voi, ma al netto dei latinismi credo che questo tipo di intervento sia ancora terribilmente in linea con quelli che vengono fatti oggi su tutta una serie di questioni, dall'educazione sessuale nelle scuole alle adozioni gay... Fondamentalmente la paura, mascherata in mille modi, è che i giovani abbiano stimoli nuovi e diversi rispetto a quelli della generazione precedente, con conseguenti cambi di prospettiva che porterebbero ad un "pericolosissimo" riassestamento degli equilibri di potere...

Un riassestamento che comunque, come ci ha insegnato la storia, in parte c'è stato sul serio, anche se in Italia viene costantemente rallentato proprio da una seire interventi in stile anni Cinquanta... Che a tutt'ora compromettono la distribuzione di un film come WEEKEND.

Ad ogni modo torniamo ai fumetti: siccome gli editori italiani del 1951 non erano del tutto sprovveduti sapevano che la prospettiva di un comitato censorio per i fumetti in Italia sarebbe stata disastrosa. Per il semplice fatto che, essendo i politici di destra schierati con la stampa cattolica e quelli di sinistra contrari ai fumetti per via del loro "americanismo", ci sarebbe stata una mattanza senza precenti.

Così prima corressero il tiro (ritoccando anche testi e disegni nelle ristampe), e poi si organizzarono fra di loro nel 1961, fondando un comitato censorio autogestito e presieduto dal giornalista Guglielmo Zucconi, che all'epoca era il direttore del Corriere dei Piccoli (nonchè uno stimato referente della Democrazia Cristiana). Il suddetto comitato si impegnava a concedere il proprio marchio di GARANZIA MORALE solo alle testate pubblicate dagli editori che aderivano formalmente al suo "manifesto", e così l'allarme rientrò e la legge per l'istituzione di un comitato censorio non venne portata avanti (cosa che invece avvenne negli USA, con l'istituzione del Comics Code Authority).

A smuovere le acque ci pensò una nuova generazione di editori, anche molto giovani, che negli anni Sessanta si affacciavano per la prima volta nel mondo del fumetto con una buona dose di entusiasmo e di incoscienza. Il calcio d'inizio venne dato dalle sorelle Giussani con Diabolik, seguite a ruota da dozzine di epigoni che del codice di GARANZIA MORALE non sapevano che farsene... E infatti ebbero subito un grande successo proprio perchè presentavano personaggi sicuramente molto "amorali" per gli standard dell'epoca... Con conseguente interessamento della Giustizia, mobilitata - tanto per cambiare - dai soliti cattolici che vedevano in questi nuovi fumetti una nuova minaccia per le giovani menti... Il Deputato democristiano Agostino Greggi, ad esempio, portava i fumetti alla Camera per provare la validità delle sue interrogazioni parlamentari al riguardo, mentre si dice che i sermoni contro i fumetti neri abbondassero in tutte le parrocchie. Tuttavia, siccome questa volta gli editori non scesero a compromessi, arrivarono i processi. Il primo degno di nota si concluse nel 1967 con diverse condanne, come potete vedere nell'articolo qui sotto...

Il secondo, che vedeva come imputato Diabolik, si concluse nel 1969 con l'assoluzione. Ad ogni modo gli editori (quelli che scelsero di continuare ad esserlo, se non altro) iniziarono a rivedere le loro posizioni e a rendere i loro fumetti più soft. Inoltre questo processo servì per stabilire che un fumetto con temi adulti, ad esempio un poliziesco, aveva diritto ad essere pubblicato in quanto non diretto al pubblico giovane. Su Diabolik la scritta "PER ADULTI" compariva fin dai primi albi, e sicuramente questo fu determinante per il buon esito del processo che lo vide coinvolto. Di conseguenza la successiva diffusione della scritta PER ADULTI sui fumetti più trasgressivi fu inevitabile, e rese superfluo il marchio di GARANZIA MORALE sugli altri (facendo sciogliere il comitato che lo promuoveva).

Da quel momento in poi la situazione cambiò, ma è un dato di fatto che - pur non essendoci più un comitato per la GARANZIA MORALE - in Italia molti editori che non vogliono limitare il loro pubblico con la scritta "PER ADULTI" continuano ad applicare varie forme di autocensura, che sono palesemente pensate più per non incorrere nelle ire di bigotti e moralisti che non per tutelare i bambini... Anche se ovviamente il senso della morale, con gli anni, è cambiato. E infatti oggi un nudo femminile non scandalizza più di tanto, ma la rappresentazione troppo disinvolta e assertiva dell'omosessualità continua ad essere considerata un tabù.

Quasi come se, ancora nel 2016, su certi argomenti continuasse ad aleggiare lo spettro della caccia alle streghe che in effetti ha accompagnato il fumetto italiano, in varie forme, perlomeno fino ai primi anni del 2000 (ne ho parlato nei dettagli QUI).

Il punto, però, è che ogni volta che il fumetto italiano subiva delle battute d'arresto per via degli interventi dei moralisti, delle lobby cattoliche o di politici in cerca di facili consensi, ha sempre trovato il modo di rinnovarsi... Così ogni volta che si tarpavano le ali ad un fumetto "trasgressivo" di grande successo, nel giro di qualche anno ne arrivava un'altro che ne prendeva il posto, dando nuova linfa vitale a tutto il settore e attirando una nuova generazione di lettori...


Questo, però, non si verifica più da oltre un decennio, visto che nessuno osa più proporre niente di davvero "trasgressivo" (soprattutto dopo le "persecuzioni" avvenute negli anni Novanta), nonostante il fatto che il fumetto italiano, al di fuori del ghetto felice rappresentato dalle fiere e dalle fumetterie, stia ormai iniziando a rantolare.

Forse l'editoria italiana ha deciso di alzare bandiera bianca? Schiacciata dalle lobby conservatrici da un lato e dall'infinita libertà di espressione del web dall'altro?

Eppure il fumetto italiano, a differenza del cinema e della televisione, potrebbe rappresentare davvero un territorio in cui è più facile "sperimentare" e in cui si può osare di più... Anche perchè forse è l'ultimo media che nel nostro paese può mantenere ancora una certa autonomia espressiva... Senza dover rendere conto dei suoi contenuti all'AGCOM come la televisione o alla Commissione per la Revisione Cinematografica come il cinema. Eppure sembra proprio che - per non correre rischi - continui a puntare sull'autocensura in stile GARANZIA MORALE, anche se questo atteggiamento oggi sta producendo più danni che altro.

Fino a che punto la corda potrà essere tesa prima di rompersi?
Probabilmente lo sapremo nel giro di qualche anno, una decina al massimo...

Alla prossima.

E non dimenticare di partecipare alla votazione dei premi GLAD! Vota anche tu il fumetto italiano che ti ha deluso di più! Trovi tutte le informazioni CLICCANDO QUI.

4 commenti:

Riccardo Leone ha detto...

E io che credevo che quella specie di Indice fosse una cosa dei miei padri e i miei nonni. È ancora attivo porca miseria. A questo punto però non sono del tutto sicuro su quale sia il discrimine che usano per bocciare o lasciar passare certi film. Purtroppo ero troppo distante da tutti i cinema disposti a trasmetterlo, quindi dovrò aspettare che arrivi il DVD per vederlo e capire. Insomma, film di storie reali come Dietro i Candelabri e Ive Saint Laurent sono stati trasmessi, visto pure il cast di tutto rispetto, perché non Little Ashes? (altro film che devo vedere, sigh.)
Cos'è che proprio non riescono a mandare giù? Una storia che non ha né un epilogo tragico come un Saturno Contro, né una sgradevolezza morale come Dietro i Candelabri, né la zuccherosità di due twink cocchi di mamma come Come non Detto? Devo vederlo, devo capire che cos'ha questo film.

Wally Rainbow ha detto...

Io non l'ho visto, ma ho il sospetto che sia tutta una questione di approccio. I film a tematica gay distribuiti in Italia devono confermare alcuni luoghi comuni e devono dipingere gli omosessuali come persone angosciate/ridicole/sfortunate/tenere e possibilmente con sbandate eterosessuali. Meglio ancora se sono dei falliti cronici, se vivono male la loro sessualità e se la sorte si accanisce contro di loro (rappresentando una punizione metaforica per la loro condotta contronatura). Un film che non rispecchia questi canoni in Italia viene generalmente boicottato (a meno che non abbia qualche risvolto "storico", come MILK e PRIDE).

Riccardo Leone ha detto...

O anche in Come non Detto, ragazzi con il testosterone a zero. Teneri, gentili, insicuri, con tanta voglia di studiare e che vanno lavorare all'estero. Praticamente il figlio italiano ideale che può rendere il genitore orgoglioso di lui "anche se gay."
Anzi, forse "testosterone" è restrittivo. Direi proprio sensualità a zero, anche quella più androgina o ironica. Quelli che "non si direbbe mai che è gay" ma neanche che sono maschi, del tutto indeterminati. Poi, una scena che prelude al sesso che è praticamente la posizione del missionario etero.

Wally Rainbow ha detto...

Comunque LITTLE ASHES aveva l'aggravante di avere attori molto amati dal pubblico giovane, e quindi si temeva che troppi ragazzi giovani venissero "compressi" dalla loro interpretazione di personaggi omosessuali... :-)