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mercoledì 26 novembre 2014

RISCOPRENDO ALAN TURING...

Ciao a tutti, come va?
C'è un pregiudizio un po' generalizzato secondo cui i fumetti a tematica gay, o magari con protagonisti gay, non possano trattare argomenti seri, o comunque non riescano a farlo senza risultare troppo parziali. E questo, forse, spiega perchè tanti editori si fanno ancora mille problemi anche solo all'idea di pubblicare fumetti che trattino di questi argomenti in maniera troppo diretta (o anche solo in maniera indiretta). Anche perchè, forse, pensano che le persone interessate siano troppo poche a fronte di quelle che potrebbero polemizzare sulla loro scelta...
Poi però si verificano delle coincidenze che offrono degli spunti di riflessione interessanti.

Ad esempio quando riguardano  Alan Turing.
Su questo matematico, e precursore dell'informatica, inglese che tanto contribuì alla vittoria degli Alleati durante la II Guerra Mondiale (decifrando il codice enigma utilizzato dai nazisti per comunicare segretamente) si è scritto molto, anche alla luce del fatto che - essendo molto avanti per i suoi tempi - scelse di dichiarare la propria omosessualità... E tutti i suoi meriti non lo salvarano da una serie di trattamenti medici coatti che finirono per portarlo al suicidio (pare con una mela avvelenata) due settimane prima del suo quarantaduesimo compleanno. Ironicamente, proprio grazie ad una campagna di sensibilizzazione partita da internet (e quindi dai computer che lui aveva teorizzato), il Primo Ministro inglese gli chiese pubblicamente scusa nel 2009, e la Regina fece altrettanto nel 2013.

A distanza di tanto tempo, comunque, può essere interessante notare come proprio Alan Turing possa dimostrare che le tematiche omosessuali, e i protagonisti omosessuali (ancor più se realmente esistiti), possono rappresentare una risorsa tutta da esplorare anche per il mondo del fumetto...

Dico questo perchè la fumettista Elizabeth Fernandez ha portato a buon fine, proprio questo mese, la sua raccolta fondi su kickstarter per la pubblicazione di una graphic novel sulla vita di Alan Turing, dal titolo ENIGMATIC PATTERNS...
La cosa interessante, secondo me, è che Elizabeth Fernandez non è una fumettista professionista, quanto piuttosto un'appassionata di informatica e fumetti (con un passato come curatrice editoriale), che ha voluto fare questo esperimento... Peraltro destando l'interesse dell'associazione PRISM COMICS, che l'ha invitata ad uno dei suoi incontri all'ultima edizione della New York ComiCon, incentrato proprio sulle donne che si cimentano coi fumetti LGBT... E a giudicare dalla sua espressione radiosa (che vedete qui sotto) ancora prima di sapere che il suo progetto su kickstarter sarebbe andato in porto (il suo obbiettivo per arrivare alla pubblicazione erano 6900 $, ma alla fine ne ha raccolti ben 9300), direi che l'esperienza è stata molto gratificante...
Tuttavia all'inizio vi parlavo di coincidenze che fanno riflettere, e infatti la seconda notizia di oggi è che sembra proprio che anche il fumetto Made in Italy che Tuono Pettinato e Francesca Riccioni hanno voluto dedicare ad Alan Turing (ENIGMA: LA STARANA VITA DI ALAN TURING) sarà presto gratificato da un riconoscimento che pochissimi fumetti italiani possono vantare... Ovvero la pubblicazione in Giappone...
Infatti l'editore italiano del volume (la Rizzoli Lizard) ha annunciato ufficialmente che i diritti di pubblicazione di questo volume ora sono della Kodansha, che - per chi non lo sapesse - è uno dei più importanti e prestigiosi editori di manga (e non solo) del Giappone. Considerando che il mercato nipponico è notoriamente blindato nei confronti del fumetto occidentale (e che, anzi, spesso preferisce addirittura creare le proprie versioni manga dei fumetti stranieri di maggior successo), quello che è successo con il graphic novel italiano dedicato ad Alan Turing è sicuramente un segnale importante sotto vari punti di vista.

Ognuno poi può trarre le sue conclusioni, in particolare sulla reticenza di alcuni editori che si sentono ancora a disagio anche solo al pensiero di pubblicare fumetti in cui si utilizza la parola "omosessualità"...

Alla prossima.

lunedì 24 novembre 2014

...CHI FA L'INDIANO?

Ciao a tutti, come va?
Ultimamente avrete notato che i post del lunedì sono stati dedicati all'Italia, ma questa volta voglio fare un'eccezione (anche perchè - riguardo all'Italia - sto raccogliendo materiale per un post molto interessante, sul quale preferisco non anticiparvi nulla). A quanto pare, infatti, ci sono ancora nazioni al cui confronto persino l'Italia riesce a fare bella figura, soprattutto in quei casi in cui si tratta di paesi che aspirano alla modernità e si ritrovano a cozzare pesantemente contro una mentalità retrograda che detta ancora legge.

Forse ricorderete che su questo BLOG avevo segnalato l'arrivo di Dorian Pavus (CLICCATE QUI), il primo personaggio ESCLUSIVAMENTE gay nella saga videoludica di DRAGON AGE, che sarebbe comparso in DRAGON AGE: INQUISITION, in uscita proprio in questo periodo. Ebbene: il personaggio a mantenuto molte delle sue premesse, e ha riservato anche alcune gradevoli sorprese... Infatti non solo dispensa baci appassionati...
Non solo danza sul terrazzino adiacente al salone dei ricevimenti del castello col suo principe, in perfetto stile Cenerentola...
Ma concede al pubblico persino dei nudi posteriori INTEGRALI molto interessanti nelle sue sequenze post coitali...


Tutto questo dopo avere dato prova, oltre che delle sue capacità di combattimento, anche di un notevole fascino, di una voce profonda e sensuale, di una sottile ironia e di un sex appeal molto notevole (che trasuda anche da dettagli come la sua postura e la sua andatura)... Dimostrando, in parole povere, che il concetto di gay nel 2014 si è ormai lasciato alle spalle tutta una serie di luoghi comuni che fino a pochi anni fa servivano soprattutto a confermare l'esclusività e la superiorità del maschio eterosessuale e dei suoi atteggiamenti... Senza contare che, indugiando sulla nudità di Dorian, la casa produttrice Bioware ha sdoganato in un colpo solo il nudo posteriore maschile, il nudo posteriore omoerotico e il nudo posteriore post coitale, segnando probabilmente un punto di non ritorno in tutto il mondo dei videogames.
Un applauso, quindi, alla Bioware, al suo coraggio e alla sua politica gay friendly, anche se - com'era prevedibile - il bello arriva adesso. Infatti è di qualche giorno fa la notizia che in India il videogioco DRAGON AGE: INQUISITION non potrà essere venduto, in quanto in contrasto con le leggi vigenti nel paese. Ora: le autorità indiane non sono entrate nello specifico, ma considerando che in India è ancora in vigore una vecchia legge coloniale contro la sodomia (nonostante qualche anno fa si fosse quasi riusciti ad abolirla) i conti sono presto fatti... E probabilmente il problema non nasce tanto dal fatto che Dorian ha presunti rapporti "sodomitici" (che comunque non vengono mai mostrati), quanto dal fatto che viene presentato come un omosessuale eroico e vincente, senza lasciare praticamente alcun appiglio a quanti volessero trovare motivi per denigrarlo o "usarlo" per dimostrare che nell'omosessualità c'è qualcosa di sbagliato... Anzi: con i suoi magnifici baffoni rispecchia perfettamente l'archetipo dell'eroe indiano tradizionale!
Nessuno stupore, quindi, che sia bastata la sua presenza a mettere in allarme le autorità indiane, che probabilmente lo hanno visto come un'ulteriore minaccia alle già precarie motivazioni con cui cercano di tenere in piedi la legge anti sodomia di cui sopra, che viene mantenuta giusto per tenersi buono l'ampio elettorato ignorante e tradizionalista del paese... E quasi certamente l'esempio dell'India sarà seguito dalla Russia, che ha addirittura una legge contro la propaganda gay, e da altre nazioni non propriamente progressiste.

La cosa interessante, però, è che SICURAMENTE la Bioware lo aveva messo in conto, ma è voluta andare ugualmente per la sua strada, perchè considerava la rappresentazione di Dorian una questione di principio,  una promessa da mantenere nei confronti dei fans di DRAGON AGE e - soprattutto -  nei confronti della loro intelligenza, anche a discapito di eventuali ripercussioni economiche in paesi poco gay friendly.

L'ideatore e scrittore di DRAGON AGE, lo sviluppatore gay dichiarato David Gaider (che vedete nella foto sotto, e che tra l'altro scrive i fumetti di DRAGON AGE per l'editore Dark Horse) ha dichiarato che:

"Dorian è il primo personaggio apertamente gay che ho avuto l'opportunità di scrivere. Suppongo che questo aspetto possa provocare polemiche in alcune parti del mondo ma sono stato contento di inserirlo. Nella scrittura di Dorian ho messo molto di me e ho fiducia nel fatto che questo lo farà apparire come un protagonista riuscito per i fans della serie"
Tanto di cappello. Oltretutto anche se questo videogioco non potrà essere venduto in India non c'è scritto da nessuna parte che non possa essere ordinato all'estero e fatto spedire comodamente a casa dei gamers indiani che vorranno acquistarlo. Morale della favola: tutta questa storia, più che una fonte di guai, per la Bioware rappresenterà un fonte di pubblicità supplementare... E non è da escludere che se DRAGON AGE: INQUISITION avrà successo ci ritroveremo presto con un numero crescente di titoli che proveranno a presentare la loro componente gay con maggiore disinvoltura... Mentre Dorian Pavus, con le sue uscite ad effetto, diventerà quasi certamente un personaggio cult, dentro e fuori la comunità LGBT...
E a questo punto, anche se non avrei voluto, non posso fare a meno di concludere questo post con una piccola riflessione sulla situazione italiana. Nel senso che DRAGON AGE: INQUISITION non è un caso poi così isolato nel panorama dei videogames e delle forme di intrattenimento (a partire dai serial TV) che vanno per la maggiore fra i giovani del 2014. Forme di intrattenimento che hanno un approccio molto moderno e disinibito verso argomenti e situazioni che - tradizionalmente - dai media del nostro paese sono considerati un tabù. In particolare, ovviamente, mi riferisco ai fumetti. Gli stessi fumetti che continuano a perdere lettori o che non riescono a ingranare come vorrebbero, spingendo i loro editori a interrogarsi sulle ragioni di questo stato di cose...

Eppure quando mi ritrovo a parlare di cose come DRAGON AGE: INQUISITION a me sembra tutto estremamente chiaro e lineare: gli editori italiani NON sanno guardare in faccia alla realtà, ai gusti che cambiano e al fatto che i nuovi lettori potenziali sono MOLTO diversi da quelli tradizionali e tradizionalisti che vogliono tenersi buoni a tutti i costi... Anche se pian piano si stanno estinguendo, per tanti motivi che adesso sarebbe troppo lungo elencare, mentre - guardacaso - i videogiocatori (o gamers, come si dice oggi) sono sempre di più e hanno una mentalità sempre più elastica.

Ognuno tragga le sue conclusioni.

Alla prossima.

venerdì 21 novembre 2014

LANTERNE (POCO) ROSA...

Ciao a tutti, come va?
A quanto pare sembra proprio che la DC Comics voglia perserverare con una politica estremamente prudente nei confronti delle tematiche LGBT, tranne in quei casi in cui i suoi lettori insorgono e riescono a farle cambiare idea. In particolare sembrerebbe proprio che NON voglia confermare lo status di icone gay di alcuni suoi personaggi storici, che negli anni hanno finito per attirare le simpatie della comunità omosessuale.

Ultimamente sembra addirittura che provi un certo piacere ad infierire sulle serie in qualche modo legate a Green Lantern (potete CLICCATE QUI per sapere come mai è considerato un'icona gay fin dagli anni '60).

In che modo?

Prima, sul numero 6 della serie Earth 2: World’s End ha fatto in modo che Alan Scott, il Green Lantern di questo universo (che, vi ricordo, non è l'universo narrativo principale della DC Comics), che aveva perso il suo fidanzato Sam Zhao proprio alla vigilia delle loro nozze, ritrovasse l'anello di fidanzamento dell'amato...
E non pago di averlo messo di fronte a questo sadico ritrovamento, lo sceneggiatore Daniel H. Wilson  (foto sotto) fa ritornare anche il suo fu fidanzato, però sotto forma di Avatar Bianco (cosa questo significhi lo si scoprirà nei prossimi numeri)... Una specie di entità disincarnata che arriva giusto per annunciare che Alan Scott/Green Lantern farà una brutta fine (per mano sua? Staremo a vedere).

Tuttavia la vera perla, anche se in questo caso bisognerebbe dire "il vero zaffiro", che ci offre la DC Comics  arriva dalle pagine di un'altra testata dedicata al mondo di Green Lantern, anche se in questo casa si tratta del Green Lantern dell'universo narrativo principale della casa editrice, Hal Jordan, quello che pattuglia l'universo assieme ad un esercito di lanterne verdi.
Senza voler entrare troppo nel dettaglio dell'intricatissima storia delle varie lanterne, sulla quale si potrebbero ormai scrivere dei trattati, vi basti sapere che le lanterne ottengono i loro poteri da anelli speciali, che attualmente sono arrivati ad avere ben nove colori, ognuno dei quali è in sintonia con una specifica emozione (dalla quale gli anelli attingono la propria energia). Ad esempio le lanterne verdi sono legate alla forza di volontà, mentre quelle rosse sono legate alla rabbia, quelle gialle alla paura e via discorrendo...
C'è anche un gruppo di lanterne legate all'amore e al colore violetto (anche se a me è sempre sembrato più che altro rosa fucsia), che ha avuto origine con la supercriminale Star Sapphire. Anche in questo caso vi risparmierò i dettagli sul perchè e il percome Star Sapphire si è rivelata più di una semplice criminale e sui motivi che hanno determinato la nascita della squadra delle Lanterne Viola. Per ora vi basti sapere che questa squadra ha sempre avuto la peculiarità di essere composta solo da donne, guidate dalla Star Sapphire in carica, che per loro è una specie di Regina...
Come forse avrete notato il costume di Star Sapphire è caratterizzato da una certa sensualità, che negli anni si è accentuata sempre di più, man mano che si scopriva il suo legame con l'energia dell'amore e - presumo - del sesso. Questo sicuramente ha fornito un ottimo pretesto a sceneggiatori e disegnatori amanti delle forme femminili, e credo che abbia provocato anche una buona dose di raffreddori e costipazioni alle cosplay che hanno voluto interpretare il personaggio ultimamente...



Volevo sottolineare questo dettaglio perchè su Green Lantern Corps #36 il ruolo di Star Sapphire è passato per la prima volta ad un personaggio di sesso maschile in maniera ufficiale... In passato era capitato che questo potere fosse stato condiviso da degli uomini, e solo per brevi periodi, ma questa volta pare proprio che sia diverso, e ora il nuovo Star Sapphire è John Stewart, la prima Lanterna Verde di colore (ben noto per il suo ruolo nella serie animata della Justice League)...
Tuttavia noterete anche voi che nel costume c'è qualcosa che non torna...
Nel senso che, mentre il costume femminile di Star Sapphire era provocante e sensuale, la versione maschile è diventata estremamente castigata... Con buona pace del suo legame con l'energia dell'amore e del sesso. Sicuramente sarebbe stato complicato presentare John Stewart (noto anche per il suo carattere serio e composto) in un costume da Star Sapphire tradizionale, anche perchè sarebbe potuto risultare un po' eccessivo per gli standard attuali (anche se, a mio modesto parere, negli anni '70 si sono visti costumi maschili anche più imbarazzanti)...
Tuttavia la versione adottata sembra studiata proprio per ALLONTANARE PREVENTIVAMENTE qualsiasi connotazione erotica... E la sensazione è proprio che questo atteggiamento derivi dalla volontà di impedire i quasi inevitabili risvolti gay di un costume rosa fucsia in stile Star Sapphire, peraltro su un bel maschione di colore come John Stewart... Il punto è: era proprio necessario? O meglio: nel 2014 (quasi 2015) alla DC Comics pensano ancora che sia il caso evitare a tutti costi la valorizzazione della sensualità maschile e il "rischio" di evidenziare il suo eventuale appeal omoerotico?


A quanto pare la risposta è sì.

E a confermarlo ci pensano anche gli autori del fumetto in questione, Van Jensen e
Bernard Chang (che vedete nella foto sotto).

In una recente intervista (che potete leggere integralmente CLICCANDO QUI), in cui peraltro sono riportate tutte le RISATINE con cui hanno costellato le loro risposte alle domande riguardo al fatto che John Stewart ora indossa un costume rosa, il disegnatore Bernard Chang ha proprio detto che:

Avevo avevo presentato diverse possibilità, alcune più simili alla sua divisa da Lanterna Verde, ma con gli inserti rosa - e anche un ibrido - perché in realtà non aveva mai abbandonato l'anello da Lanterna Verde. Ce n'era anche uno dove era quasi a torso nudo, perché le Star Sapphire non indossano mai molti vestiti. Così ho pensato che forse John sarebbe dovuto essere a torso nudo o seminudo. Alla fine, però, abbiamo finito per usare quella che vedete. Inoltre, un giorno, ho visto Van senza la sua camicia. Quella era stata l'ispirazione per l'idea iniziale del nuovo scotume di John. [Ride] Per fortuna in redazione hanno detto: "Forse dovremmo puntare su qualcosa di un po 'più conservatore."

Quindi, ironia a parte, fra le righe si legge che EFFETTIVAMENTE era stato elaborato un costume da Star Sapphire maschile più coerente con quello femminile, ma che la scelta è stata bocciata dai grandi capi della DC Comics. Gli stessi grandi capi che negli ultimi anni hanno bocciato una quantità di iniziative giudicate troppo gay friendly, a partire dal matrimonio di Batwoman, e che avevano provato a silurare Gail Simone da Batgirl quando stava per introdurre nel cast un personaggio transessuale...

Sicuramente ogni casa editrice può scegliere la politica che crede, magari dando per scontato che queste scelte verranno più apprezzate dal suo pubblico di riferimento e che sia il caso di distinguersi dalla MARVEL (che ultimamente in fatto di sensualità maschile sta diventando un po' più permissiva). Tuttavia ci sono scelte che risultano particolarmente odiose e che sembrano davvero fatte per "prendere le distanze" dal mondo gay e per confermare che l'atteggiamento nei confronti del corpo maschile e femminile DEVE essere diverso... E DEVE essere funzionale ad un punto di vista maschilista ed eterosessista.

Pollice verso.

Alla prossima.

mercoledì 19 novembre 2014

PICCOLE MANIFESTAZIONI CRESCONO...

Ciao a tutti, come va?
Considerando che su internet il tempismo è tutto avrei dovuto parlare della BENT-CON a partire dalla scorsa settimana, ma siccome prima dovevo dfinire di analizzare Lucca Comics e siccome mi sono imposto un limite con il numero di post settimanali di questo BLOG (anche perchè poi voi non avreste il tempo di leggere tutto) arrivo a fare il punto sulla ComiCon LGBT più importante degli U.S.A. solo oggi. D'altra parte, considerando che in Italia non ne ha parlato praticamente nessuno (chissà come mai...) sono abbastanza sicuro che quello che scriverò offrirà comunque degli spunti di riflessione interessanti, soprattutto alla luce delle mia analisi di Lucca Comics & Games nelle scorse settimane.

Da che parte comincio?

Forse, prima di tutto, è meglio partire dal fatto che la BENT-CON è gestita da un'omonima associazione no profit che si è costituita nel 2010, proprio per mettere in piedi questa inziativa (cosa non dissimile da quanto avvenne per la San Diego ComiCon nel 1970). Ho notato che quando dico "no profit", ultimamente, c'è più di qualcuno che pensa (alla luce della situazione italiana) che sono un povero allocco a credere che chi organizza queste iniziative possa avere a che fare col termine no profit. Quindi ora andrò un pochino più nel dettaglio. No profit vuol dire che l'associazione stabilisce di volta in volta un preventivo per una certa iniziativa, con tanto di compensi/rimborsi per chi ci lavora e ci investe tempo e fatica, ma tutti i soldi guadagnati in più vengono reinvestiti UNICAMENTE nelle attività dell'associazione. Questo, comunque, non vuol dire che se uno ha tempo e modo di offrire il suo contributo a titolo gratuito viene allontanato. Fin qui tutto chiaro?

Tra l'altro la BENT-CON è un'associazione che ha ottenuto il marchio 501(c) (CLICCATE QUI), che di fatto le impedisce categoricamente di sostenere politici, avere a che fare con partiti o anche solo palesare un orientamento politico piuttosto che un altro. E se pensate che ho precisato questa cosa per fare un confronto spietato con la municipalizzata che gestisce  Lucca Comics & Games... Avete indovinato.
Detto questo lo staff e i volontari della BENT-CON li vedete tutti  CLICCANDO QUI, e quasi tutti rendono disponibile una foto e un curriculum dettagliato, che spesso dimostra una certa professionalità in questo ambito e una passione di lunga data per il mondo del fumetto (e l'attivismo LGBT). E se anche in questo caso pensate che ho precisato questa cosa per fare un confronto spietato con la municipalizzata che gestisce  Lucca Comics & Games... Avete ancora indovinato.
E dopo avere appurato cosa c'è dietro alla BENT-CON, andiamo a vedere cosa c'è davanti...
Anche se ogni tanto c'è ancora qualcuno che si stupisce quando faccio notare come nelle fiere di fumetti italiane si dovrebbero organizzare anche momenti di approfondimento sulla questione LGBT, e magari mi rinfaccia che non si saprebbe di cosa parlare, nei quattro giorni della BENT-COM 2014 - oltre agli stand - c'è stato modo di organizzare un programma con oltre 230 iniziative, e tutto - ovviamente - con risvolti LGBT! Buona parte delle quali erano proprio conferenze che offrivano momenti di confronto e approfondimento legate ai risvolti LGBT nei fumetti e nell'immaginario POP in generale. Se non ci credete l'elenco dettagliato delle iniziative che hanno animato la BENT-CON lo trovate CLICCANDO QUI.
Da notare che alcune iniziative puntavano ad affrontare anche il discorso delle tematiche LGBT nella letteratura e nei fumetti per bambini, nonchè per promuovere le iniziative a fumetti che supportano le associazioni che lottano contro il bullismo scolastico (e se volete approfondire potete CLICCATE QUI).

Gli stand quest'anno erano oltre 50, a riprova del fatto che gli artisti, i piccoli editori e le autoproduzioni che hanno un occhio di riguardo per le tematiche LGBT, negli USA, alimentano ancora un sottobosco molto vivace. Potete trovare un elenco degli stand CLICCANDO QUI. Da notare che chi ha partecipato a una BENT-CON tende a ripresentarsi, e infatti anche quest'anno fra gli standisti - giusto per fare un nome - c'era Wendy Pini, nome cult del fumetto indipendente e creatrice della saga di ELFQUEST, che già dalla fine degli anni '70 non si faceva problemi a rappresentare elfetti guerrieri estremamente coraggiosi e risoluti, ma al tempo stesso sessualmente amancipati, anche in senso omo e bisessuale... 
E quest'anno ha voluto anche realizzare un disegno per l'asta benefica promossa durante la manifestazione...
Inoltre, altro piccolo e non irrilevante dettaglio, sono gli ospiti che di anno in anno diventano più importanti e numerosi. Quest'anno, ad esempio, fra scrittori (di fumetti, cinema e serie TV), fumettisti, artisti, produttori e quant'altro gli ospiti sono stati oltre un centinaio (l'elenco dei nomi noti e meno noti lo trovate CLICCANDO QUI), tra cui - giusto per fare un nome - c'era anche la scrittrice Anne Rice, ben nota per i suoi ambigui romanzi vampireschi... Per la quale è stato allestito un incontro con arredamento a tema...
E per finire c'erano i cosplay (una parte dei quali li vedete in questo post), che non essendo (almeno per ora) una delle attrattive principali della BENT-CON hanno dato una nota di colore senza rubare spazio alla manifestazione in quanto tale, che pian piano sta crescendo anche per numero di visitatori... Certo, per ora si tratta di numeri modesti rispetto alle manifestazioni fumettistiche più note, ma tutto considerato il trend in crescita è incoraggiante, e promette bene per il futuro.
Il punto fondamentale, però, è proprio che la BENT-CON non nasce per fare grandi numeri o per mettere in piedi un evento turistico, ma per offrire uno spazio di incontro e approfondimento per chi ama, produce e sostiene un certo tipo di fumetto, che in contesti più generalisti non ha le stesse opportunità. 
Da questo punto di vista, quindi, la BENT-CON è comunque un grande successo, perchè centra esattamente l'obbiettivo che si prefigge. Senza contare che, già solo con la sua presenza, lancia un segnale importante a tutto il mondo del fumetto e ai suoi appassionati. Un segnale che quasi certamente dall'anno raddoppierà con la FlameCon di New York.
Tutto questo per dire che, al di là dei contenuti, la BENT-CON è un ottimo esempio di quello che dovrebbe essere una manifestazione fumettistica, e cioè qualcosa con un'idea forte alla base e che mette al centro i contenuti... Anche perchè mettere in piedi una manifestazione faraonica solo per attirare turisti e offrire una vetrina commerciale che lascia quello che trova è abbastanza sconfortante... Nonostante gli incassi da record, la copertura mediatica e tutto il resto.
Oltretutto un'iniziativa come la BENT-CON ha anche il pregio supplementare di dimostrare che il linguaggio del fumetto può veicolare un messaggio di inclusione delle minoranze, con un potenziale tutto da esplorare per quel che riguarda il suo contributo alla costruzione di una società capace di dare spazio a tutti.


E forse, in ultima analisi, esplorare il potenziale positivo del linguaggio del fumetto e la sua capacità di creare un immaginario di riferimento comune, in grado di scardinare i pregiudizi e gli stereotipi, dovrebbe essere uno degli obbiettivi principali di TUTTE le manifestazioni fumettistiche, e SOPRATTUTTO di quelle più importanti. 

Cosa che, se seguite questo BLOG, avrete notato che succede abbastanza di frequente negli U.S.A., ma NON in Italia... E anche se da noi porsi questo genere di problema viene considerato perlomeno eccentrico, i fatti sembrano dimostrare che forse tanto eccentrico non è... E d'altra parte dalle nostre parti persiste ancora una mentalità abbastanza retrò, per cui TUTTO quello che ha a che fare con l'immaginario deve essere rivolto, in prima istanza, soprattutto ai bambini...
E questa, già da sola, è un'ottima scusa per NON provare nemmeno ad aprire UFFICIALMENTE le porte a certi argomenti e a certi spunti. Certo non è questione di vita o di morte, ma di certo non è neanche un buon motivo per fare i salti di gioia, soprattutto in una nazione - la nostra - che ultimamente non è certo nota per la sua modernità e i suoi progressi culturali...

Alla prossima.