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mercoledì 4 maggio 2016

BISOGNA PUR PROVARE...

Ciao a tutti, come va?

Dopo il solito papiro del lunedì oggi voglio limitarmi a segnalare un progettino di crowdfounding a tematica gay che arriva, una volta tanto, dall'Italia... E che coinvolge una factory tutta femminile, composta da nomi più o meno noti nell'ambito dei BOYS LOVE italiani. Il progetto in questione è la pubblicazione cartacea, e in italiano, del fumetto Samsara, che si può già leggere gratuitamente sulla pagina facebook che trovate CLICCANDO QUI...

Il tutto viene presentato nei dettagli nella pagina di raccolta fondi preparata su kickstarter (che trovate CLICCANDO QUI), quindi per conoscere meglio questa storia d'amore omosessuale a base di reincarnazioni vi rimando ai link che vi ho dato e a quello su PATREON (CLICCATE QUI), che offre la possibilità di accedere anche ad ulteriore materiale non censurato e più esplicitamente erotico...

Al di là di tutto, e al netto dei gusti personali, mi sembra interessante il fatto che, una volta tanto, questa raccolta fondi stia partendo da una cifra davvero bassa... Nel senso che l'obbiettivo su kickstarter è quello di raggiungere 500 euro, e cioè la cifra necessaria per stampare una prima tiratura della raccolta cartacea... E considerando che, in effetti, in Italia il mercato delle autoproduzioni a tematica gay (BOYS LOVE e non) è praticamentente tutto da ricostruire (dopo alcuni passi falsi che ci sono stati in passato), mi sembra la strategia migliore... Anche solo per incentivare il pubblico ad utilizzare una forma di produzione e distribuzione che in Italia non è ancora particolarmente diffusa, ma che - alla luce degli ultimi sviluppi della situazione attuale - potrebbe diventare a breve l'unica percorribile...

Dopotutto le fumetterie ormai stanno diventando il ripiego ufficiale per i grandi editori che non riescono più a farsi largo nelle edicole, e quindi stanno diventando un terreno sempre più difficile per le piccole autoproduzioni... Senza contare che, per tutta una serie di dinamiche che non starò a spiegarvi oggi, generalmente i siti e gli spazi web ufficiali sono diventati qualcosa di molto diverso dalle vecchie fanzine cartacee, e NON offrono un'adeguata panoramica del mondo delle autoproduzioni, con tutto quel che ne consegue in fatto di visibilità.

Quindi, per evitare di stroncare sul nascere tante promettenti carriere, le produzioni finanziate dal basso potrebbero presto diventare l'unica alternativa per quanti non riescono ad essere prodotti e promossi dalle case editrici tradizionali... Magari sfruttando al meglio le potenzialità dei social, e offrendo un ventaglio di proposte legate allo stesso progetto tramite diverse piattaforme di crowfounding...

Sicuramente il panorama generale sta cambiando, ma dopo una fase di assestamento e di "apprendimento" tutte queste nuove prospettive potrebbero riaprire una serie di porte che ormai sembravano chiuse per sempre...

Staremo a vedere.

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lunedì 2 maggio 2016

SEGRETI...

Ciao a tutti, come va?

Forse vi farà piacere che anche questa settimana sono riuscito a trovare degli spunti interessanti per fare un breve focus sulla situazione italiana...

E una volta tanto lo spunto è arrivato dalle amiche di mia madre, grazie alle quali mi è capitato fra le mani l'ultimo numero del mensile dedicato ai fans della soap spagnola IL SEGRETO... Che a quanto pare continua ad avere un grande seguito anche in Italia... Anche perchè in Italia c'è tutto un pubblico, diciamo dai gusti semplici, che magari non si ritrova nelle fiction americane, ma a cui negli ultimi anni non è stato offerto alcun prodotto che avesse un intreccio decente e qualche risvolto pulp... E diciamo pure che questa soap ha colmato un vuoto...

Ne parlo qui perchè il numero di aprile de IL SEGRETO MAGAZINE, in copertina, annuncia che il mensile ha avuto un record di vendite di tre milioni di copie... E considerando che parliamo di un mensile che fondamentalmente offre approfondimenti su una singola soap opera e sugli attori che la interpretano (e di cui in Italia non si sapeva assolutamente nulla prima che la suddetta soap opera fosse trasmessa), direi che è un dato abbastanza interessante... E lo sarebbe anche se le copie vendute fossero la metà, visto che gli editori di fumetti sostengono che le edicole sono un circuito distributivo che non funziona più...

Anche perchè, nel caso de IL SEGRETO MAGAZINE, parliamo di un prodotto editoriale fondamentalmente superfluo (visto che questa soap opera ha degli approfondimenti anche nei rotocalchi televisivi), e che - per riuscire a riempire la sua dose mensile di pagine - ricorre anche ad un fotoromanzo realizzato (senza grandi slanci creativi, per dirla con un eufemismo) adattando le sequenze principali della storia...

Certo, dalle "foto dei lettori" pubblicate in ogni numero (come ad esempio quelle che vedete sotto), si evince che buona parte del pubblico si accontenta di poco, che per motivi anagrafici ha poca dimestichezza con il web e che probabilmente - perlomeno a livello di mensili di approfondimento sulla loro soap preferita - non ha mai avuto per le mani niente di meglio de IL SEGRETO MAGAZINE... Quindi diciamo pure che IL SEGRETO MAGAZINE fa un po' le veci di un sito internet per chi internet non lo usa, o non lo sa usare come si deve...

Perciò questi tre milioni di lettori, fondamentalmente, comprano IL SEGRETO MAGAZINE perchè gli piace IL SEGRETO, e perchè al suo interno trovano ciò che gli interessa e che probabilmente non hanno modo di trovare da altre parti. Quindi si può dire che IL SEGRETO MAGAZINE, nella sua imbarazzante pochezza, vende tre milioni di copie perchè offre ad uno specifico pubblico esattamente quello che cerca...

Sfruttando, ovviamente, la popolarità di una serie televisiva trasmessa giornalmente e adeguando la maggior parte dei suoi contenuti agli ultimi archi narrativi della serie, agli ultimi attori entrati nel cast, ecc. In parole povere vende tanto perchè si inserisce nella scia di una serie televisiva che piace tanto.

Parlo di tutto questo perchè, riflettendo su IL SEGRETO MAGAZINE, non ho potuto fare a meno di pensare che, per quanto modesto, è un ottimo esempio di prodotto editoriale crossmediale e in grado di sfruttare al meglio il rapporto con il pubblico di una produzione televisiva di successo... Un pubblico che, tra l'altro, è stato coltivato anche presentando tematiche relativamente "moderne", pur essendo IL SEGRETO ambientato in un paesino della campagna spagnola intorno al 1920.

Ad esempio: quando si scopre che l'insegnante di piano di una delle protagoniste non ricambia il suo amore perchè in realtà è omosessuale, il pretendente della ragazza organizza una missione punitiva nei suoi confronti... Alla fine è la sua allieva a salvarlo, fingendo di fare coppia con lui (dopodichè i due decidono di scappare insieme a Parigi)... Potete vedere la scena in lingua originale qui sotto...

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Quindi si può dire che, pur con tutti i suoi limiti, persino IL SEGRETO è una soap opera che non dimentica di rivolgersi al pubblico del 2016, e magari spera anche che l'eta media dei suoi protagonisti possa favorire l'avvicinamento di un pubblico non necessaramente composto da pensionate e casalinghe annoiate (anche se queste restano probabilmente la maggioranza)...

E infatti, anche a livello narrativo, IL SEGRETO utilizza una serie di strategie che hanno più a che fare con le fiction americane di ultima generazione che non con le soap opera e le telenovelas tradizionali... Basti pensare al fatto che mediamente muoiono una decina di personaggi ricorrenti in ogni stagione, fra incidenti, vendette, malattie e altro...

Insomma: se IL SEGRETO MAGAZINE ha tanti lettori, pur vivendo di luce riflessa, forse un motivo c'è... E più passa il tempo e più mi stupisco del fatto che formule di questo tipo non vengano applicate anche per rilanciare il settore del fumetto in Italia.

Mi spiego meglio.

Intanto nessuno ha mai pensato di intercettare le frange più giovani del pubblico che segue IL SEGRETO con un fumetto che in qualche modo ne riprendesse le atmosfere (ma lì forse, il problema sta anche nel fatto che in Italia NON abbiamo editori lungimiranti e sceneggiatori in grado di gestire fumetti di questo tipo)... Anche se non sarebbe male rinverdire la tradizione dei fumetti romantici che una volta, anche se nessuno se lo ricorda, in Italia vendevano benissimo... Perlomeno fino a quando la scena non gli è stata rubata dai fotoromanzi (ma questa è un'altra storia).



Tra l'altro, oggi che i fotoromanzi in Italia NON si producono più (la casa editrice LANCIO ha chiuso nel 2011, dopo la morte improvvisa del suo proprietario, e nessuno ne ha ereditato il vastissimo pubblico) ci sarebbe tutta una nicchia di mercato da riconquistare, ma ovviamente nessun editore italiano di fumetti ha mai valutato questa possibilità...

In secondo luogo la sensazione è che ormai ci sia una sorta di incomunicabilità fra chi produce fumetti e i prodotti multimediali che hanno più successo in questo periodo... Anche perchè altrimenti  non si spiegherebbe come sia possibile che tante case editrici italiane si ostinino a NON rielaborare sul serio gli elementi che hanno portato al successo serial TV, film, videogames e altro, limitandosi invece a prenderne spunto per poi "piegarli" alle esigenze della loro linea editoriale, anche se ormai è stato ampiamente dimostrato che questa strategia si sta rivelando più un limite che una risorsa...

Ovviamente non sto dicendo che il pubblico de IL SEGRETO MAGAZINE sia sovrapponibile a quello che, potenzialmente, potrebbe essere interessato alla lettura di una serie a fumetti, ma penso che alcune dinamiche che hanno portato al successo il primo si potrebbero applicare anche in ambito prettamente fumettistico...

Se, ad esempio, anche in Italia ha molto successo il serial di GAME OF THRONES perchè non si elabora un fumetto fantasy in grado di cogliere le caratteristiche che lo rendono così accattivante, invece di proporre un semplice fumetto "bonelliano con ambientazione fantasy" come DRAGONERO? Perchè invece di cogliere e rielaborare le metafore esistenziali di THE WALKING DEAD, si è proposto qualcosa di "bonelliano" e tutto sommato insipido come LUKAS? Perchè leggendo ORFANI si aveva la netta impressione di NON leggere un fumetto che si ispirava al meglio dei videogames di ultima generazione, quanto all'immaginario giovanile - legato agli Ottanta e Novanta - del suo autore?

E la cosa un po' preoccupante è che nel prossimo futuro sembra che la situazione non sia destinata a migliorare... Anzi... In occasione del Napoli ComiCon l'editore Star Comics, ad esempio, ha annunciato che affiderà proprio a Roberto Recchioni, l'ideatore di ORFANI, la prosecuzione del suo primo progetto Made in Italy dopo diverso tempo... Ovvero una collana dedicata alle versioni a fumetti dei grandi classici della letteratura!

Per la precisione i primi titoli saranno: L’ISOLA DEL TESORO di Robert Louis Stevenson, (di Michele Monteleone e Oscar), UNO STUDIO IN ROSSO di Arthur Conan Doyle (di Giulio Antonio Gualtieri e Federico Rossi Edrighi), CUORE DI TENEBRA di Joseph Conrad (di Giovanni Masi e Francesca Ciregia) e VENTIMILA LEGHE SOTTO I MARI di Jules Verne (di Mauro Uzzeo, Francesco Francini e Valerio Befani).

Il tutto sarà il seguito della collana inaugurata nel 2015, sempre a cura di Roberto Recchioni, e dedicata ai maestri dell'horror, che ha visto due titoli dedicati a Dracula, uno al mostro di Frankenstein, uno al Dr. Jekill e Mr. Hide e per finire uno dedicato al classico Le Montagne della Follia.

Ora: al netto dell'importanza dei classici della letteratura, e a prescindere dalla bravura degli artisti coinvolti, penso che il fatto che una delle poche case editrici che in passato hanno provato a fare concorrenza alla Bonelli nel mercato dei fumetti popolari italiani, peraltro con un certo successo, si sia ridotta a proporre versioni a fumetti di classici letterari nelle sole fumetterie (e al prezzo di 15 euro per 112 pagine in bianco e nero) sia abbastanza indicativo di un settore che sta iniziando pericolosamente a ripiegarsi su se stesso...

Tra l'altro anche i recenti (e pochi) tentativi di realizzare progetti più crossmediali, nella speranza di coinvolgere un pubblico più ampio, finora si sono sempre rivelati abbastanza confusi e contraddittori. Prendiamo ad esempio il serial di cortometraggi satirici THE EDITOR IS IN, realizzato da Bonelli e SKY ARTE, che è partito in questi giorni...

In Italia si sa che chi utilizza la televisione rappresenta circa il 96,7% (CLICCATE QUI) di una popolazione stimata in 60.5 milioni di abitanti circa. Di questi quelli che possono usufruire di SKY sono stimati in circa 12.5 milioni (CLICCATE QUI), quindi diciamo pure che chi punta su SKY (anche) nella speranza di promuovere un fumetto "popolare" deve mettere in conto che ha accesso ad 1/5 del suo pubblico potenziale. A questo aggiungiamo il fatto che SKY ARTE rappresenta un canale di nicchia nella nicchia di SKY, e che il tono di THE EDITOR IS IN è totalmente avulso da quello dei fumetti da cui trae spunto... Anzi: a quanto pare è più vicino ad alcuni serial satirici statunitensi degli anni Novanta, come Space Ghost Coast to Coast, che rilanciavano vecchi personaggi di Hanna-Barbera ormai dismessi (perlomeno all'epoca) in chiave umoristica, trasformandoli nella parodia di loro stessi...

Quindi, in effetti, non so quanto possa fare bene ai personaggi Bonelli (che in teoria non sono ancora stati dismessi) essere rappresentati in un uno show di questo tipo... Semmai questa produzione può tornare utile a SKY, che può attirare nuova utenza fra i lettori dei fumetti Bonelli, ma questo è un altro discorso... Ad ogni modo potete trovare la sinossi degli episodi CLICCANDO QUI.

E comunque, sempre in tema di operazioni crossmediali che non sembrano nascere sotto una buona stella, sempre al Napoli ComiCon la Bonelli ha annunciato il progetto dell'adattamento a fumetti dei romanzi dello scrittore Maurizio De Giovanni, che portano avanti le vicende del Commissario Ricciardi... Che è dotato di poteri paranormali (percepisce gli ultimi istanti dei defunti), e li usa per indagare sullo sfondo della Napoli degli anni Trenta del Novecento. Il suo autore finora gli ha dedicato undici romanzi, e il personaggio è stato già trasposto a fumetti da Cagliostro Press nel 2011 e da Star Comics nel 2015... Senza ottenere grandi riscontri di pubblico, per la verità...


Quindi il rinnovato interesse della Bonelli potrebbe spiegarsi giusto perchè, per questa serie di romanzi, è stata annunciata una fiction di prossima produzione per RAI FICTION... Quindi il progetto potrebbe rientrare nel tentativo di dare più spazio alla crossmedialità di cui sopra... Se non che - come da prassi - alla Bonelli hanno deciso di svilupparlo e gestirlo utilizzando le solite strategie "bonelliane"... Affidando, ad esempio, le sceneggiature di questa miniserie all'ematologo Claudio Falco (nato nel 1958), scrittore di Dampyr (serie che, vi ricordo, in due anni ha perso il 23% dei suoi lettori) e a Sergio Brancato (nato nel 1960), sociologo che in passato ha collaborato con la RAI (come Vice-Direzione Generale delle Nuove Tecnologie e come autore), ma che in fatto di fumetti ha all'attivo giusto una storia nell'antologia "Nero Napoletano"...

Infine alla versione Bonelli del Commissario Ricciardi parteciperà Paolo Terracciano (foto sotto), supervisore generale delle sceneggiature della soap partenopea UN POSTO AL SOLE, che non è più giovanissimo, ma che comunque con la sua presenza abbassa notevolmente l'età media degli sceneggiatori che seguiranno questo progetto... Anche se probabilmente non potrà fare miracoli per salvare una proposta che sembra già nascere con un taglio vetusto...

L'autore dei romanzi è nato nel 1958 (quindi va per i 60) e racconta di un trentenne che vive negli anni Trenta dello scorso secolo... Due sceneggiatori della serie (su tre) appartengono alla sua generazione, e anche ammesso che l'ipotetico serial TV cerchi di svecchiare le ambientazioni (si parla di Riccardo Scamarcio nel ruolo del protagonista) la miniserie a fumetti difficilmente si discosterà dalla media di quelle prodotte dalla casa editrice ultimamente... Inoltre il fatto che di mezzo ci sono due autori televisivi, ma NON di fumetti, non promette granchè bene...

Forse sbaglio, ma è molto improbabile che con queste premesse si riesca ad intercettare nuovo pubblico, anche se il proposito di questo progetto, che evidentemente è portato avanti in stretta collaborazione con la RAI, è soprattutto questo. D'altra parte se si crea un fumetto realizzato da over 50 e per un pubblico over 50 bisogna mettere in conto che molto diffilmente si potrà intercettare un pubblico di quell'età fra chi non è già un lettore di fumetti, mentre sarà quasi impossibile avvicinare nuovo pubblico fra i giovani lettori potenziali...

E qui si torna ancora al discorso che ho affrontato in diverse occasioni: se le case editrici sono gestite, amministrate e organizzate, da persone di una certà età che ragionano come persone di una certa età, quante possibilità hanno di raccogliere nuovo pubblico?

Se proprio si voleva fare qualcosa di crossomediale non avrebbe avuto più senso lanciare una miniserie a fumetti ispirata alla sit com ALEX & Co. prodotta da Disney Channel Italia, magari in tandem con Panini (anche perchè ormai Bonelli e Panini sono una grande famiglia allargata), e magari provando a lasciare fuori il più possibile la Disney Panini (che quando si occupa di prodotti per adolescenti fa solo pasticci)???

Tra l'altro, giusto per la cronaca, quelli di Disney Channel Italia (che non sono stupidi), mica hanno voluto affidarsi ai soliti autori televisivi italiani per realizzare una serie giovane e frizzante che avesse un taglio (e un successo) internazionale... E infatti, anche se i giovani interpreti sono tutti italiani, gli sceneggiatori (e le sceneggiatrici) sono per la maggior parte spagnoli (CLICCATE QUI)... E ovviamente hanno un'età media molto più bassa rispetto alla media degli sceneggiatori italiani (sia di quelli televisivi che di quelli di fumetti).

Sarà un caso?

Mhhh...

Proprio in questi giorni ha compiuto gli anni Marco M. Lupoi, il direttore editoriale della Panini (che saluto e a cui faccio gli auguri ^__^). La sua prima collaborazione come consulente editoriale e redazionale per una casa editrice fu nel 1985 per la Labor Comics, quando lui aveva vent'anni e si era fatto notare per le sue competenze nel mondo delle fanzine... E, anche se non penso ci sia bisogno di ricordarlo qui, il suo apporto poi si rivelò determinante per il rilancio dei fumetti MARVEL in Italia, soprattutto attraverso la Star Comics (e poi, ovviamente come direttore della Marvel Italia, e quindi con la Panini Comics).

Nei primissimi anni Novanta un gruppo di ventenni bolognesi, che aveva all'attivo giusto una fanzine autoprodotta, riuscì a portare i manga in Italia grazie al margine operativo che gli aveva concesso la Granata Press, e quando nel 1992 migrarono alla Star Comics - diventando i Kappa Boys - riuscirono nell'impensabile impresa di trasformare i manga in un fenomeno di costume anche in Italia.

E di esempi del genere, anche andando a ritroso, se ne trovano molti altri.

Eppure adesso quanti sono i ventenni che gli editori di fumetti italiani prendono in considerazione nel ruolo di consulenti editoriali? E soprattutto: quanti consulenti editoriali vengono presi in considerazione se non fanno già parte di un determinato ambito e/o di un determinato giro di conoscenze, che magari risale a dieci, venti o trenta anni fa???

Sicuramente ora le fanzine cartacee non esistono più, ma esistono siti, blog (coff... coff...), e molti altri spazi che possono attestare il livello di competenza e di preparazione di un potenziale collaboratore con delle idee interessanti... Eppure sembra che questa strada non sia più ritenuta praticabile. Forse perchè si teme che lasciare posto alle facce nuove possa mettere a rischio la posizione di chi nuovo non è più?

O forse perchè mediamente i siti di oggi - a differenza delle vecchie fanzine - dicono tutti le stesse cose, e perlopiù si limitano a segnalare news e a recensire in maniera tendenzialmente entusiastica chiunque?

Certo la contrazione del mercato non aiuta, ma penso sia evidente che da almeno una ventina d'anni a questa parte i nomi nuovi nelle redazioni, soprattutto nell'ambito del fumetto popolare (e non solo), sono diventati estremamente rari... E oggi i collaboratori sui vent'anni che hanno ruoli importanti sono praticamente inesistenti.

Che ci sia un legame col fatto che i fumetti italiani non stanno attraversando esattamente il loro periodo più felice, soprattutto a livello di ricambio generazionale?

Se negli anni Ottanta e Novanta, invece di dare spazio ai redattori ventenni, gli editori si fossero fossilizzati sui loro collaboratori storici, quelli degli anni Sessanta e Settanta ad esempio, adesso quale sarebbe lo scenario? E soprattutto: ci sarebbe ancora una scenario???

Chissà...

Quel che è certo è che i tre milioni di coppie vendute da IL SEGRETO MAGAZINE dimostrano che le edicole, volendo, sono un circuito distributivo che funziona ancora... Se ci sono dei motivi validi per farlo funzionare.

Ovvio che se l'offerta dei fumetti si appiattisce e/o non risulta più competitiva con quella messa a disposizione d altri canali (uno su tutti il web), le edicole finiranno per essere sempre meno frequentate dalle nuove generazioni, con buona pace di chi spera di rilanciare il fumetto italiano continuando a puntare su un esercito di sceneggiatori/redattori sulla sessantina e/o incapaci di interfacciarsi con i giovani di oggi.

Quegli stessi giovani che, magari, hanno delle idee molto più aperte rispetto agli editori su tutta una serie di argomenti... E che, forse, hanno già verificato che nelle soap opera che seguono le loro mamme e nonne si trattano argomenti che, nei fumetti italiani, non si possono nemmeno sfiorare....

Come ad esempio la maternità surrogata, progettata dal figlio di Brooke e dalla sua moglie transessuale nella serie BEAUTIFUL...

Una serie che, per inciso, anche in Italia continua ad essere trasmessa nel primo pomeriggio.
E ognuno tragga le conclusioni che crede.

Alla prossima.

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venerdì 29 aprile 2016

INTERPRETAZIONI...

Ciao a tutti come va?

Oggi volevo mostrarvi come sia possibile sfruttare un personaggio dei fumetti diventato icona pop in maniera diametralmente opposta, anche se in entrambi i casi il tutto è - evidentemente - partito da un recentissimo  rilancio cinematografico...

Forse i più intuitivi di voi avranno capito che mi riferisco a Wonder Woman, che ha avuto il suo battesimo cinematografico in BATMAN V SUPERMAN, nella versione molto guerresca interpretata da Gal Gadot...

Siccome l'occasione fa l'uomo ladro, anche nel mondo dell'alta moda qualcuno ha pensato di sfruttare questo rilancio, e così Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, della casa di moda italiana Valentino, si sono ispirati alla supereroina DC Comics per creare abiti e accessori da donna... Che sono già stati presentati, ma che saranno disponbili a partire dalla prossima estate, anche perchè così nel frattempo si potrà valutare al meglio cosa acquistare... Dato che i prezzi non saranno esattamente per tutte le tasche...

Le scarpe che vedete qui sotto, ad esempio, costano 975 $...

La borsetta qui sotto costa 4875 $...

Per avere addosso tutto quello che vedete sulla modella qui sotto bisognerebbe spendere circa 14.000 $...

E per vestirsi come si vede qui sotto bisognerebbe spendere sui 32.000 $ (dei quali 25.000 per la sola giacca)...

Parere personale: mi sembra evidente che chi ha progettato questa linea di moda non ha la mai letto sul serio un fumetto di Wonder Woman, non ne conosce lo spirito ed è convinto che basti riprendere un motivo decorativo stellato (che peraltro nei fumetti e al cinema Wonder Woman non usa praticamente più) per creare qualcosa di originale e pertinente al personaggio... E così il risultato finale risulta più appropriato per una linea di moda ispirata ad un noto tipo di biscotti, piuttosto che ad un'icona pop a fumetti...

Soprattutto considerando i colori tendenti al crema e al cioccolato utilizzati per buona parte di questi capi...

E a rendere ancora più forte il contrasto con il personaggio originale ci hanno pensato le opere dello street artist romano SOLO, che nell'ambiente è noto per i suoi murales dedicati a Wonder Woman e che è stato chiamato a realizzare delle opere dedicate a Wonder Woman anche in occasione della presentazione di questa linea di moda a Milano e a Roma (e prossimamente a New York)...



Di alta moda non me ne intendo, ma per quel che vale la mia opinione penso che questa sia giusto un'operazione commerciale, gestita per altro con una certa superficialità, finalizzata ad ottimizzare il potenziale interesse attorno alla nuova Wonder Woman cinematografica... Peraltro senza fare un gran servizio al personaggio in quanto tale, che di certo con una simile linea di moda non viene valorizzato... Men che meno nella sua accezione di icona queer ed gay friendly.

Cosa che, per fortuna, sta avvenendo su altri fronti.

Non troppo tempo fa lo scrittore Grant Morrison ha voluto mettere mano a Wonder Woman, o meglio: ha voluto realizzare un reboot (e cioè un rilancio a partire da zero) del personaggio, sfruttando una delle numerose realtà alternative di cui è composto il multiverso fumettistico della DC COMICS. Per la precisione si tratta di Earth One, che una volta era il nome dato all'universo narrativo principale della casa editrice, ma che dopo una serie di sconvolgimenti multi-spazio-temporali è diventato il nome di una delle più recenti dimensioni alternative in cui si muovono i personaggi della DC COMICS (mentre l'universo narrativo ufficiale ora è denominato New Earth).

Fatto sta che Grant Morrison con Wonder Woman - Earth One ha voluto riprendere molti elementi - anche estetici - della primissima versione di Wonder Woman (quella degli anni Quaranta), attualizzandoli e cercando di allineare il suo originale spirito trasgressivo e velatamente erotico al contesto di oggi...

Il risultato finale si è concretizzato in una Wonder Woman molto legata alle sue radici, ma estremamente moderna, che non trascura l'apporto che tanti autori hanno fornito negli ultimi settant'anni (o le sue origini legate alla mitologia greca), ma che ha un occhio di riguardo per tutti quegli aspetti del personaggio che ultimamente erano rimasti sullo sfondo...

Perlomeno da quanto il suo creatore William Moulton Marston passò a miglior vita nel 1947, e da quando i tempi erano diventati troppo smaliziati per continuare a concedere quelle allusioni sessuali a lui tanto care... E infatti Grant Morrison ha deciso proprio di ripartire dalle idee e dalla vita del creatore dell'Amazzone, che viveva in una famiglia poliamorosa ed era un appassionato di sottomissioni, bondage e di tutta una serie di eccentricità sessuali ed estetiche che col tempo nelle storie di Wonder Woman si erano un po' perse...

E infatti in Wonder Woman - Earth One viene aggiornata anche la storica spalla delle prime avventure di Wonder Woman, Etta Candy, così come si presentava nelle prime storie: maliziosa, volgarotta, caciarona, rotondetta e a capo di un sorellanza universitaria che si presta a molte interpretazioni...

Con buona pace delle raffinatissime Amazzoni, che non hanno molta dimestichezza con la sua femminilità da drag queen...

E in una recente intervista, che trovate CLICCANDO QUI, Grant Morrison (foto sotto) dice chiaro e tondo che nei successivi capitoli di Wonder Woman - Earth One ha tutta l'intenzione di approfondire proprio lo spirito queer e sessualmente liberato della protagonista e del suo cast di comprimari...

E in altre interviste specifica (cliccate QUI e QUI) che, in questa sua versione di Wonder Woman, l'isola delle Amazzoni da cui la protagonista proviene ha ampiamente sdoganato le relazioni lesbiche e poliamorose, anche perchè nel corso di 3000 anni sono state praticamente inevitabili, considerando che si parla di una comunità isolata di donne immortali...

Morale della favola: Grant Morrison vuole tornare alle radici del personaggio, e a quanto pare sta avendo dei buoni riscontri di pubblico e critica (anche perchè altrimenti non avrebbe già annunciato i capitoli 2 e 3 di questa saga)... A questo punto sarà molto interessante verificare come deciderà di approfondire certi risvolti di Wonder Woman, anche perchè la sua Wonder Woman si muove in un contesto "alternativo" che garantisce molte più libertà narrative...

Alla faccia di chi pensa che Wonder Woman sia solo un marchio funzionale a piazzare costosi abiti pieni di stelline... Peccato solo che, soprattutto dalle nostre parti, si preferisca mettere più in risalto gli abiti di Valentino che non le nuove strade percorse dal personaggio che - in teoria - li ha ispirati...

D'altra parte le mode vanno e vengono, ma Wonder Woman c'è da più di settant'anni... E un motivo ci sarà.

Alla prossima.

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mercoledì 27 aprile 2016

C'É POSTO PER TUTTI...

Ciao a tutti, come va?

Generalmente quando si parla di fumetto e di industria del fumetto, nel senso classico del termine, si tende a sovrapporre i due concetti e a far coincidere la salute di uno con quella dell'altra, ma forse ora bisognerebbe entrare in un nuovo ordine di idee...

Anche perchè, fondamentalmente, le case editrici tradizionali hanno sempre svolto un ruolo di mediazione importante fra chi i fumetti li produce e chi ne fruisce, promuovendo e distribuendo fumetti in cambio di una percentuale di guadagno più o meno onesta... E magari lanciando e valorizzando autori di talento. Tuttavia se questa funzione di mediazione, grazie a internet, sta venendo meno non vuol dire che il fumetto in quanto tale debba necessariamente risentirne, o che i fumettisti di talento non possano essere valorizzati in maniera diversa...

Anche perchè, per dire le cose proprio come stanno, anche se l'approdo presso qualche casa editrice importante è considerato tradizionalmente un sogno per molti autori, non è detto che poi il rapporto di collaborazione si riveli così idilliaco. Un po' a tutte le latitudini, infatti, si possono rintracciare storie di fumettisti sfruttati, sottopagati, vilipesi e circuiti in vario modo facendo leva sulla loro passione e la loro speranza di fare carriera...

Inoltre, in contesti dove il fumetto per lungo tempo non ha mai goduto di grandi riconoscimenti pubblici e di una legittimazione ufficiale, come ad esempio l'Italia, le storie di case editrici che si sono approfittate del loro ruolo abbondano. Autori a cui non venivano riconosciuti i diritti sulle ristampe, altri che venivano sottopagati con ritardi paurosi e altri ancora che non venivano pagati affatto... La stessa casa editrice Bonelli, ad esempio, al netto del fatto che ha sempre pagato, non è che fosse proprio un esempio di virtù.

Il fumettista Marcello Toninelli, in calce a un post del blog di Sauro Pennacchioli (CLICCATE QUI) che approfondisce il ruolo di Gallieno Ferri nella creazione di Zagor, rivela che:

"Alla Bonelli (che allora aveva ancora vari nomi e ragioni sociali, come Dime Press e Altamira... finché Luigi Bernardi non spiegò a Bonelli che in quel modo non poteva scaricare la perdite di quelle più deboli su quella più forte, e pagare così meno tasse) non esistevano contratti. Tutto si faceva (come nelle altre case editrici, d'altronde) sulla base di accordi "amichevoli" e strette di mano. Si narra dell'abitudine di Sergio, a fine anno, di passare personalmente nelle case dei collaboratori di Tex, da Galep a Ticci e suppongo tutti gli altri, a lasciare un ricco assegno a mo' di gratifica natalizia, da buon padrone riconoscente qual era. A cambiare le cose fu Alfredo Castelli, che già da anni impegnato sul fronte dei diritti degli autori, quando propose alla Bonelli il suo Martin Mystère, chiese anche che venisse firmato un preciso contratto, che poi diventò il modello di tutti i successivi contratti. Da sceneggiatore, quel marpione di Alfredo fece mettere nel contratto che il creatore del personaggio era lui e lui solo (relegando così automaticamente il creatore grafico, Giancarlo Alessandrini, nel ruolo di mero "esecutore" grafico). Nel contratto si stabilivano i rapporti in caso di interruzione della serie (se per scelta dell'editore, l'autore poteva far proseguire immediatamente la pubblicazione del personaggio da un altro editore - come successe poi per Jonhatan Steele - e se per scelta dell'autore, questo non poteva pubblicare altrove il personaggio per almeno due anni), e si diceva che, oltre ai normali compensi stabiliti dall'editore per sceneggiatori e disegnatori dei normali numeri della serie, in caso di ristampe l'autore (il solo Castelli, dunque) avrebbe ricevuto un compenso nella sua qualità di creatore, e che il resto della cifra stabilita dall'editore sarebbe stata ripartita metà e metà tra sceneggiatore e disegnatore del singolo numero. Come si vede, Castelli faceva la parte del leone, portandosi a casa più di metà della torta. La proposta cadde sul terreno più favorevole, essendo Sergio stesso sceneggiatore, e sceneggiatori tutti i redattori della casa editrice: Canzio, Sclavi ecc. C'era un'altra interessante clausola: fino a un certo numero di copie vendute, gli emolumenti si fermavano qui, ma se la pubblicazione avesse avuto "successo", l'editore avrebbe pagato ulteriori diritti d'autore (al solo "creatore", naturalmente). Se non ricordo male il "break even point" stabilito era di ottantamila copie. Se la cifra è giusta, suppongo che Castelli non abbia mai riscosso granché da questa clausola. Ma non era così per altri. Il contratto, in un modo o nell'altro, cominciò a girare nell'ambiente. Lo pubblicò lo stesso Castelli in uno storico numero di "If" del sodale Gianni Bono? O furono i "mascalzoni" de "L'Urlo" a pubblicizzarlo? Non ricordo, e ha poca importanza. Fatto sta che tra gli autori girava. Ora, immaginiamoci il buon Gallieno Ferri, il cui Zagor all'epoca vendeva intorno alle 90.000 copie, ma in passato credo avesse toccato anche le 200.000, come dovette essersi sentito "derubato"! Specialmente se, come si evince dalla tua documentata ricostruzione e analisi "letteraria", di Zagor lui non era davvero un mero "esecutore grafico", ma quantomeno ci aveva apportato idee a piene mani, magari poi mediate con l'editore. Se anche a lui fosse stato riconosciuto a suo tempo un contratto come quello concesso a Castelli, quanti soldi gli sarebbero spettati negli anni in qualità di "creatore" (sia grafico che letterario) del personaggio? Come si vede, la richiesta di essere riconosciuto come creatore grafico e quantomeno co-creatore letterario del personaggio, a quel punto non era più solo una questione di principio, ma comportava anche un giusto e corposo esborso di diritti d'autore. Quello che Bonelli tirò fuori di tasca in quell'occasione, sicuramente in modo forfettario, per placare la giusta ira di Ferri, probabilmente non lo sapremo mai; l'entità della cifra, a questo punto, potrebbero ancora dircela solo qualche parente di Ferri o l'amministratore della Bonelli, Terzaghi. Ma, naturalmente, non ha alcuna importanza."

In parole povere per colmare un vuoto contrattuale si è dato il via ad un meccanismo non proprio funzionale al dinamismo e al rinnovamento dell'industria del fumetto, che ha portato alla situazione attuale... Con un ambiente gestito da poche persone che a vari livelli accentrano tutto da decenni, e con tutte le conseguenze del caso (non ultimo il mancato ricambio generazionale dei lettori)... E badate bene che qui si parla di una casa editrice che in Italia è sempre stata considerata una specie di Terra Promessa per quanti volevano vivere grazie alla loro passione per i fumetti: nella galassia delle case editrici medio piccole, che le sono sempre girate attorno, le cose potevano (e possono) andare molto peggio.

Siamo davvero sicuri che meccanismi di questo tipo, siano quello che serve al benessere del fumetto nel senso più ampio del termine? Io qualche dubbio ce l'ho... E quello che si sta verificando con sempre maggiore frequenza sullo scenario globale mi porta a pensare che le nuove strade da percorrere ormai siano altre.

Di esempi potrei portarne tanti, ma oggi mi sembrava pertinente citarvi il caso della Toril Orlesky (foto sotto), che proprio in questi giorni sta promuovendo (con successo) la sua raccolta fondi su kickstarter per la pubblicazione in un unico volume del webcomic che l'ha fatta conoscere (CLICCATE QUI)...

La cito a titolo di esempio perchè - al di là del fatto che è un'autrice molto giovane (al momento ha 24 anni) - il suo fumetto, che porta avanti dal 2013 e che si chiama HOTBLOOD!, è particolarmente originale: infatti è ambientato durante la Guerra Civile americana (siamo intorno al 1880) di una realtà parallela... Dove esseri umani e centauri convivono e possono dare il via anche ad appassionate relazioni gay interspecie...

L'idea di un western/fantasy a sfondo gay, che a prima vista potrebbe sembrare alquanto astrusa, tanto malvagia non deve essere, dato che l'obbiettivo della raccolta fondi su kickstarter era di raggiungere quota 25.000 dollari... E a distanza di 18 giorni dalla conclusione di questa campagna la cifra è già stata raddoppiata. Considerando che si tratta comunque di una ristampa omnibus di materiale che Toril Orlesky aveva già pubblicato in altra forma, e che è disponibile gratuitamente su internet, direi che è un risultato molto interessante...

Anche perchè mette in luce tutto il potenziale del web a fronte dei limiti dell'editoria tradizionale: quante case editrici se la sarebbero sentita di investire 50.000 dollari nella pubblicazione di un fumetto del genere? Per giunta dando carta bianca ad una giovane fumettista praticamente esordiente? Probabilmente se Toril Orlesky avesse voluto affermarsi attraverso il mercato tradizionale il suo percorso sarebbe stato molto più complesso, e se avesse avuto la sfortuna di nascere in Italia (senza avere accesso a internet) probabilmente adesso avrebbe già appeso la matita al chiodo...

E invece il suo caso, probabilmente, conferma che siamo entrati davvero in una nuova fase per chi aspira a diventare autore (o autrice) di fumetti, e che EVIDENTEMENTE c'è un mercato praticamente infinito da esplorare... Soprattutto per chi è "giovane" e sente di avere idee fresche da condividere.

Oltretutto Toril Orlesky dimostra di avere una certa dimestichezza con il web in senso lato. Infatti oltre a mettere gratuitamente a disposizione il suo fumetto HOTBLOOD! (CLICCATE QUI), ed oltre a promuovere la raccolta fondi su kickstarter, attualmente può essere finanziata anche tramite il sito PATREON (CLICCATE QUI) e vende a parte delle storie "speciali" in cui i suoi personaggi concretizzano in maniera esplicita le loro passioni (CLICCATE QUI)...

Quindi non stupisce più di tanto il fatto che l'obbiettivo dichiarato della raccolta fondi su kickstarter, al di là della pubblicazione del primo ciclo di HOTBLOOD!, sia quello di raggiungere quota 80.000 dollari per iniziare a produrre senza intralci la seconda stagione dello stesso!


Riuscirà l'intraprendente Toril Orlesky nel suo proposito in soli 18 giorni?

Staremo a vedere... Certo è che, se un fumetto western a base di centauri gay che si innamorano (ricambiati) di esseri umani riuscisse a raggiungere 80.000 dollari di donazioni nel giro di un mese, ci sarebbe davvero molto su cui riflettere...

Alla prossima.

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