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venerdì 27 dicembre 2019

PER CHI SUONA LA CAMPANA?

Ciao a tutti, come va?

In vista del 2020 volevo fare una piccola riflessione partendo da un fatto di cronaca locale, che probabilmente molti di voi non hanno avuto modo di leggere. Dalle parti di Reggio Emilia un settantenne è stato circuito da una diciannovenne di Segrate, che fingendosi interessata all'acquisto della sua collezione di TEX è riuscita a circuirlo e a prosciugargli il conto. Per fortuna, dopo una denuncia, la situazione sembra essersi risolta. Maggiori informazioni potete trovarle CLICCANDO QUI.

Perchè inizio il post di oggi partendo da questa notizia? In realtà per due motivi. Il primo è perchè un po' la prova del fatto che, obbiettivamente, se una diciannovenne italiana del 2020 si dimostra interessata ad una collezione di TEX è perlomeno sospetto. E la seconda è che questa constatazione risulta molto interessante una volta che si incrociano alcuni dati emersi proprio in questi giorni. A partire dall'analisi certosina operata dal sito DIMEWEB, dedicato alle pubblicazioni della casa editrice Bonelli. In un lungo e dettagliatissimo articolo ha calcolato per filo e per segno quante sono state le pubblicazioni del 2019, quante le tavole inedite pubblicate, quante di queste direttamente per il mercato delle fumetterie/librerie e via dicendo. Potete leggerlo per bene CLICCANDO QUI.

A quanto pare, con la bellezza di 24.279 inedite, questo è stato probabilmente l'anno più prolifico di sempre, nonostante la crisi del settore e l'andamento non proprio entusiasmante di numerose proposte a cui le suddette tavole erano state destinate. Evidentemente l'intenzione era quella di invadere il mercato cercando di azzeccare almeno una nuova idea vincente e, al tempo stesso, spremere il più possibile i lettori affezionati. Nella graduatoria qui sotto troverete tutte le serie incolonnate per numero di tavole inedite pubblicate nel 2019. Nell’ultima colonna trovate la variazione rispetto alla posizione occupata nel 2018 e a fianco, quando necessario, un quadratino con scritto "RS", che sta ad indicare che il risultato ottenuto nel 2019, a livello di tavole pubblicate, e il migliore di sempre per il personaggio: il Record Storico. Il quadratino verde indica che il primato è stato battuto, se giallo, che è stato semplicemente eguagliato.

Ai primi posti, come vedete, si collocano ancora Tex, Zagor e Dylan Dog. Sempre nello stesso articolo sono state calcolate le tavole inedite realizzate nell'ultimo decennio per ciascun personaggio, e il risultato è quello che vedete qui sotto.

Anche in questo caso al primo posto restano Dylan Dog, Tex e Zagor, segno evidente che si tratta dei personaggi su cui la casa editrice ha voluto investire di più negli ultimi dieci anni. In un altro articolo,  presente sullo stesso sito, si è fatta un'analisi simile per quel che riguarda le pagine di sceneggiatura (CLICCATE QUI), facendo una classifica degli sceneggiatori più prolifici per quel che riguarda l'anno 2019. Anche in questo caso ci sono degli sceneggiatori che hanno superato il loro record personale.

Allo stesso modo è stata realizzata una classifica degli sceneggiatori più prolifici nell'ultimo decennio.

Quindi, se la matematica non è un'opinione, l'età media dei dieci sceneggiatori più prolifici del 2019 è di 59 anni e sette mesi, mentre l'età media dei dieci sceneggiatori più prolifici dell'ultimo decennio  arriva 58 anni e otto mesi. Se si fa la media fra i venti sceneggiatori più prolifici in Bonelli degli ultimi dieci anni le cose vanno un po' meglio, e si arriva a 52 anni e quattro mesi. Da notare che sette dei dieci sceneggiatori più prolifici del 2019 sono anche sette fra i più prolifici degli ultimi dieci anni, e che negli ultimi dieci anni fra i venti sceneggiatori più prolifici è presente una sola donna. E questo potrebbe dimostrare perlomeno una certa tendenza all'immobilismo, sia per quel che riguarda i contenuti che per quel che riguarda la forma mentis della casa editrice, nonostante negli ultimi anni abbia insistito molto per rimandare - perlomeno a livello di immagine - una certa idea di rinnovamento.

In tutto questo il sito fa notare anche che nell'ultimo anno è aumentata la quantità di pagine realizzate direttamente per il mercato delle librerie/fumetterie, passando dal 5,50% della produzione del 2018 al 8,65% del 2019, segno evidente che c'è anche una certa tendenza ad investire sempre di più in questo settore, dove peraltro abbondano anche le ristampe di lusso.

Quindi, se mai ce ne fosse ancora bisogno, questi dati offrono ulteriori prove del fatto che il target di riferimento su cui investe di più la Bonelli, che resta la principale casa produttrice di fumetti in Italia, sta diventando sempre più maturo e, tendenzialmente, danaroso. Anche perchè, obbiettivamente, decine di migliaia di pagine realizzate ogni anno da uno squadrone di over 50 rampanti molto difficilmente sarà in grado di centrare i gusti delle nuove generazioni,  che oltretutto hanno un potere di acquisto molto relativo (ne ho parlato QUI). E fin qui niente di nuovo sotto al sole.

A questo punto, però, vi chiederete cosa c'entra tutto questo con la diciannovenne di Segrate e col signore di Reggio Emilia...

Per capirlo penso sia necessario condividere con voi i risultati dell'ultimo rapporto Istat su libri e lettori in Italia. Purtroppo l'Istat non fa un'indagine specifica per quel che riguarda i fumetti, e sicuramente il pubblico dei lettori di libri non si sovrappone perfettamente con quello dei lettori di fumetti, però in linea di massima le dinamiche che portano alla lettura in senso lato, e in particolare nel tempo libero, sono molto simili. Di conseguenza certi dati non andrebbero sottovalutati anche per quel che riguarda il settore dei fumetti (tantopiù che adesso hanno iniziato a colonizzare anche le librerie di varia).

Cosa dice, quindi, il report Istat che stato diffuso in questi giorni e che si riferisce al 2018? A quanto pare la quota più alta di lettori continua a essere quella dei giovani. La quota di lettori tra i 15 e i17 anni è pari al 54,5% nel 2018, in crescita rispetto al 47,1% del 2016. Tra uomini e donne c’è un divario rilevante. Nel 2018 la percentuale delle lettrici è del 46,2% e quella dei lettori è al 34,7%. Il divario si manifesta dal 1988, anno in cui risultavano lettori il 39,3% delle donne rispetto al 33,7% degli uomini. Nel 2018 si osserva tuttavia un aumento significativo di 4,2 punti percentuali tra imaschi da 25 a 34 anni. In assoluto, il pubblico più affezionato alla lettura è rappresentato dalle ragazze tra gli 11 e i 19 anni. La quota di lettrici scende sotto il 50% dopo i 55anni, mentre per i maschi è sempre inferiore al 50% in tutte le classi di età. Potete scaricare il report completo, con tabelle e grafici molto interessanti,  CLICCANDO QUI.

Quindi, a rigor di logica, se in Italia la maggior propensione alla lettura si riscontra nelle ragazze fra gli 11 e i 19 anni, perlomeno una parte degli investimenti produttivi di una casa editrice di fumetti che mira a rinnovare il suo pubblico e a rimanere sulla breccia dovrebbero andare in quella direzione. Anche perchè, a parziale conferma del fatto che questi sono dati abbastanza attendibili, basterebbe recarsi in una qualsiasi manifestazione fumettistica italiana per vedere la folla di ragazze presenti, in buona parte attirate dai manga (che, d'altra parte, sono un settore che offre tantissimi prodotti pensati proprio per il pubblico femminile in quella fascia d'età). Tuttavia questo pubblico, in Bonelli, non viene preso in considerazione... Così come non viene preso in considerazione da nessun editore di fumetti che arriva in edicola, per la verità (ma questo, forse, è anche un problema culturale).

Se si incrociano questi dati con quelli prodotti dall'Associazione Italiana Editori (AIE) nel suo rapporto annuale (che trovate CLICCANDO QUI), emergono ulteriori dati interessanti. Perchè se a livello percentuale coincidono abbastanza con quelli dell'Istat è anche vero che, essendo l'Italia un paese che sta invecchiando, emerge che in numeri assoluti (e cioè in termini di quantità), il picco di lettori si concentra nella fascia d'età 45/54 anni. E questo, effettivamente, potrebbe giustificare uno sforzo produttivo che nel breve periodo è finalizzato a tenersi buono questo determinato segmento... Anche perchè avendo un approccio di un certo tipo è molto più facile tenersi buoni i lettori dai 45 anni in poi, piuttosto che intercettare il pubblico più giovane. Anche se, ovviamente, non ci vuole un genio per capire che si tratta di un boomerang, che tornerà indietro a piena potenza quando le scorte di lettori cominceranno ad esaurirsi sul serio, per via del mancato ricambio generazionale...

E, a questo proposito, il rapporto AIE dice anche un'altra cosa molto interessante: fra le persone che seguono serie TV c'è un maggiore interesse per la lettura. Ammetto che questo dato mi ha un po' spiazzato, ma a quanto pare oltre il 31% di chi segue serie TV si dichiara anche un lettore di libri cartacei! E, a quanto pare, c'è ancora un rapporto molto evidente fra le vendite di alcuni titoli e la programmazione televisiva. Il che dimostra che, effettivamente, anche al giorno d'oggi se una persona rimane conquistata da certi temi e certi contenuti in un determinato media può essere interessato a ritrovarli in un media di altro tipo. Passando dalle serie TV ai romanzi, ad esempio, e probabilmente anche ai fumetti... Se questi avessero un livello di accessibilità (economico e contenutistico) adeguato, e se sfruttassero il traino delle serie TV in modo appropriato... E non attraverso parodie disneyane o rielaborazioni furry, ad esempio.

Anche perchè non ha senso prendere serie TV che puntano ad un determinato tipo di pubblico tentando di trasformarle in qualcosa di appetibile per tutt'altro genere di pubblico, col risultato di non convincere nessuno e non centrare mai il bersaglio. E oltretutto non è detto che il pubblico che segue serie TV e legge libri sia necessariamente sovrapponibile a quello che segue le serie TV nazional popolari... Che, anzi, potrebbe rientrare nel gruppo benissimo nel gruppo di quelli che seguono serie TV e NON leggono. o comunque non leggono fumetti. Quelli che seguono le produzioni in stile Montalbano, per intenderci, che poi sembrano le uniche acui gli editori italiani hanno voluto puntare finora. In realtà, anche in questo caso, basterebbe guardarsi intorno a Lucca Comics & Games per verificare che le serie TV che interessano a chi legge fumetti e ama l'immaginario POP, soprattutto se sono giovani, sono di tutt'altro genere...

E qui si arriva al nocciolo della questione. Quali sono gli elementi che vanno per la maggiore nelle serie TV di ultima generazione, e che ne determinano il successo? Fondamentalmente tanta libertà creativa, tanta spregiudicatezza e tanta capacità di incanalare le paure e le speranze della nostra epoca, che viene rappresentata a tutto tondo, lasciando poi al pubblico il verdetto finale... Anche perchè se una serie non piace, con quello che costa produrre una serie TV davvero competitiva al giorno d'oggi, non la si rinnova per la stagione successiva, e si manda a spasso tutta la gente che ci ha lavorato fino a quel momento...

Quindi se, ad esempio, personaggi e tematiche LGBT funzionano e il pubblico dimostra di apprezzare il loro inserimento, diventano di tendenza e gli sceneggiatori fanno a gara per esplorare questo ambito nel modo migliore e più originale. E lo stesso discorso si può applicare a mille temi diversi. Si sperimenta senza porre particolari vincoli, e se un'idea funziona si incentiva. In questo modo si rinnovano le idee, si rinnova il pubblico e si rinnovano gli staff creativi. E, visto il ruolo sempre più determinante delle serie TV, gli altri media si adeguano, fumetti compresi. Anzi, il rapporto fra i vari media è talmente stretto che in Giappone succede regolarmente il contrario, e cioè sono i manga di tendenza che determinano il palinsenso televisivo, che poi influisce sul palinsenso televisivo internazionale e sulle scelte degli editori che pubblicano manga (e fumetti in senso lato) fuori dal Giappone...

Quindi, ritornando a quello che è successo a Reggio Emilia, la cosa incredibile non è tanto il fatto che un settantenne abbia davvero creduto possibile che una ragazza diciannovenne potesse essere interessata alla sua collezione di Tex, ma constatare quanto fosse SOSPETTA la cosa. Perchè nell'Italia di oggi nessun personaggio della casa editrice di Tex - e men che meno i suoi fumetti di punta - si rivolgono ad un pubblico composto da ragazze diciannovenni... Nonostante il fatto che questa casa editrice, nel 2019, abbia prodotto qualcosa come 24.279 pagine inedite. Così come è incredibile che, al netto delle capacità individuali, l'età media dei suoi sceneggiatori sia sempre più alta, con tutto quel che ne consegue anche in termini di allontanamento dal pubblico giovanile. Lo stesso pubblico che magari passa notti intere a seguire le sue serie TV preferite, e che forse sarebbe anche disponibile a convertire questa passione nella lettura di una serie a fumetti... Se solo ne trovasse una che potesse competere con loro, ovviamente. Cosa che però non succede. Ed effettivamente confrontare il modo con cui vengono affrontate le tematiche LGBT, e le questioni di genere, in questi contesti è un'ottima cartina di tornasole.


Così come, più banalmente, può servire analizzare come e quanto si parla di "giovani"... O perlomeno se si propongono dei personaggi in cui effettivamente il pubblico "giovane" può identificarsi, e non in senso strettamente anagrafico. E spulciando fra le famose 24.279 pagine inedite di cui sopra lo scenario non è propriamente incoraggiante. Anche perchè i paradigmi della casa editrice sono altri.

Cosa succederà nei prossimi anni, se la situazione non cambierà? Sicuramente le prospettive non sono molto incoraggianti, anche perchè è altamente probabile che se la casa editrice più produttiva e influente d'Italia confermerà la sua vocazione vagamente geriatrica, fra dieci anni l'età media degli sceneggiatori più produttivi, e quella del pubblico, sarà ancora più alta... Così come sarà più ampio il divario con il pubblico giovanile.

Anche perchè, negli ultimi dieci anni, la concorrenza - in edicola - è praticamente scomparsa. Cosa porterà il 2020? Lo scenario non sembra molto promettente, per la verità... E d'altra parte se chi è chiamato a risolvere la situazione è, in una certa misura, parte integrante del problema, le prospettive rimarranno le stesse degli ultimi dieci anni...

Ovviamente la speranza, a questo punto, è che accada qualcosa di completamente inaspettato, che faccia smuovere le acque e che rivoluzioni tutto quanto...

Restiamo in fiduciosa attesa.

Alla prossima.

martedì 17 dicembre 2019

(RI)TENTAR NON NUOCE...

Ciao a tutti, come va?

Dopo alcune settimane in cui mi sono concentrato sul fumetto italiano, e sugli esiti abbastanza inquietanti delle sue ultime strategie, ammetto che oggi ero un po' dibattuto... Dovevo continuare a fare la lista delle nuove operazioni editoriali che,nel lungo periodo, contribuiranno ad affossare ulterioremente il settore oppure era meglio parlare di altro? Ammetto che la tentazione di analizzare l'ennesima ristampa di ZAGOR (questa volta cartonata) che arriverà con il Corriere della Sera, o magari accennare alla nuova edizione limitata del supplemento di TEX (alla modica cifra di 64,90, e questa è la QUARTA edizione limitata della stessa storia, che si differenzia solo per la copertina!), era molto forte... Così come non mi dispiacerebbe scrivere due righe sul perchè la serie CANI SCIOLTI (quella in cui si è parlato della rivolta di Stonewall), non concluderà il suo percorso in edicola... Però poi mi sono detto che non avrei aggiunto niente di nuovo alle riflessioni delle ultime settimane (anche se  sarebbero state ulteriormente confermate)... E così ho pensato che poteva essere più interessante puntare lo sguardo altrove, e magari verso spunti di riflessione un po' più freschi e positivi...
Ad esempio poteva essere interessante fare una breve panoramica su quello che sta succedendo dalle parti del fumetto e dell'illustrazione omoerotica, dopo l'affondamento delle strategie editoriali tradizionali... Che ha avuto fra le sue vittime illustri anche editori storici come la tedesca Gmuender e i gay magazine giapponesi, che tenevano banco da decenni. Obbiettivamente è stato un brutto colpo, però bisogna prendere atto di come, lentamente, stia riprendendo piede una certa voglia di sperimentare e di non arrendersi. Magari cercando qualche nuova forma di sinergia con le nuove tecnologie e magari con gli stessi social, per verificare se - oltre ad essere una minaccia - possono essere anche una risorsa. Come ad esempio nel caso della pubblicazione dell'antologia BogossBook, curata dal francese David Foissard...

L'idea era quella di ritentare la carta dell'antologia di illustrazioni omoerotiche, una formula tanto cara alla defunta Gmuender, ma questa volta partendo da una raccolta fondi su Kickstarter, dopo aver raccolto diverse decine di illustratori noti anche sul web. La raccolta è andata bene (raccogliendo quasi 20.000 euro sui 14.000 necessari) e il progetto è felicemente andato in porto. E così adesso, anche per chi non ha partecipato alla raccolta fondi, è possibile ordinare il volume sia in edizione digitale che in edizione cartacea sul sito ufficiale (CLICCATE QUI). Considerando che fra le decine di autori presenti ci sono anche diversi "nomi noti" italiani (l'elenco completo lo trovate CLICCANDO QUI), questa pubblicazione potrebbe avere un significato simbolico abbastanza interessante, tantopiù che alcuni di questi artisti italiani (Giopota, Jacopo Camagni...) portano avanti anche una carriera nel fumetto più mainstream...

In questa antologia non trovano posto illustrazioni particolarmente esplicite (anche perchè immagino che si sia trattato più che altro di un esperimento), ma direi che il solco nel quale si inserisce è abbastanza chiaro. Quindi sarà interessante verificare se segnerà la ripresa di un tipo di pubblicazione che sembrava ormai estinta. C'è da dire che, effettivamente, di resurrezioni improbabili in questo periodo ce ne sono state anche altre. Ad esempio quella dello storico magazine statunitense DRUMMER, fondato nel 1975 a Los Angeles e dedicato ai gay amanti del sesso kinky, e in particolare al sesso son sfumature leather...

La rivista riservava uno spazio fisso anche al fumetto e all'illustrazione, e nel tempo lanciò una discreta quantità di artisti di culto, tant'è che lo stesso Gengoroh Tagame ha ammesso che i fumetti ospitati da questa rivista sono stati una delle sue grandi fonti di ispirazione, a partire da quelli dall'inglese Bill Ward (1927-1996): un artista che - tanto per cambiare - è rimasto del tutto inedito in Italia... E che purtroppo non è più stato ristampato dopo la sua morte (anche perchè, tecnicamente, dopo la sua morte non si sa bene a chi siano passati i suoi diritti di pubblicazione).

Fatto sta che la rivista cartacea chiuse nel 1999, e quest'anno qualcuno ha pensato bene di provare a riportarla in vita, sia in versione digitale che in versione stampata. Riprendendo la numerazione esattamente da dove era stata interrotta (CLICCATE QUI). E la cosa interessante è che dal numero 216 torneranno anche i fumetti... E per la precisione si tratterà dei fumetti realizzati da Stephen Sadowsky, apprezzato artista che abitualmente lavora per editori come Marvel, Dc e Image...
E a quanto mi risulta è la prima volta che un autore di fumetti che collabora con i grandi editori di supereroi, e che ovviamente è gay dichiarato, si cimenterà in un fumetto omoerotico in cui sarà libero di dare fondo alle sue fantasie più sfrenate... E considerando che i suoi disegni "per tutti" e le sue commissioni tradiscono già una notevole carica erotica (vi faccio vedere un assaggio qui sotto), ammetto che sono molto curioso di vedere cosa salterà fuori...










Per completezza vi faccio vedere anche quello che dovrebbe essere il protagonista della serie omoerotica a cui sta lavorando per la nuova versione di DRUMMER...

E già che ci sono vi faccio vedere anche un paio di foto che ritraggono lo stesso Stephen Sadowsky, dopo che  ha vinto il titolo di Mr. Ruff, un concorso che si tiene annualmente nel weekend di Pasqua dalle parti di Vancouver (in Canada) e che ha anche dei risvolti benefici (maggiori informazioni le trovate QUI)...

Detto ciò devo ammettere che sono molto curioso di verificare se il suo caso potrebbe fare da apripista per altri autori con la vocazione del fumetto omoerotico... E comunque, se questo progetto per DRUMMER proseguisse, non sarebbe male se qualche editore italiano si facesse avanti con lui per pubblicare il suo nuovo lavoro nella nostra lingua...

E, a proposito di autori poliedrici, penso che per chiudere in bellezza questa breve carrellata di idee stimolanti e rincuoranti, potrei puntare l'attenzione sul David Cantero, un autore di cui non parlavo da un po'... Anche se effettivamente ha continuato la sua carriera di disegnatore omoerotico, ad esempio con la  CLASS COMICS di Patrick Fillion: un altro autore che, nonostante i tempi difficili, continua imperterrito nel suo progetto di portare avanti un universo narrativo a base di amplessi focosi, in buona parte consumati fra supereroi dotati di peni equini...

Tuttavia non è per parlare dei progetti con i personaggi ideati dalla CLASS COMICS che oggi ho citato David Cantero... Infatti l'autore pagnolo ha pensato bene di coinvolgere in uno dei suoi progetti personali (autorprodotto per la Spagna e prodotto da CLASS COMICS per il mercato internazionale in lingua inglese) il modello Yesu Toro, che sul  suo profilo Instagram ha oltre 205.000 followers, e che ha dato a David Cantero la possibilità di raccontare la sua "sfortunatissima" vita di icona omoerotica... Sempre alle prese con fans assatanati, amori non corrisposti e un mondo gay dipinto con tratti talmente assurdi e surreali da risultare effettivamente molto credibile... Qui sotto lo vedete mentre è intento a leggere la sua biografia a fumetti...

Non è la prima volta che si vedono operazioni di questo tipo, anche se di solito mettevano al centro attrici porno o icone erotiche eterosessuali per un pubblico di lettori eterosessuali. Anche in Italia ne abbiamo avuti diversi esempi, perlomeno fino alla fine degli anni Novanta...


Però questa dovrebbe essere la prima volta che si tenta qualcosa di simile in epoca post social, puntando su un personaggio molto seguito su Instagram e per giunta in chiave gay. Oltretutto con i risvolti eroticomici tipici dei fumetti di David Cantero. Quindi ammetto che, anche in questo caso, sono molto curioso di verificare come andranno le cose...

Se è vero che due coincidenze sono un indizio e tre sono una prova, mi verrebbe da pensare che quella che si sta verificando è una specie di reazione allo scatafascio editoriale che ha travolto la scena editoriale "classica" anche dal punto delle pubblicazioni omoerotiche... Che si sono ritrovate a competere con l'offerta pressochè infinita (e totalmente gratuita) del web. Quindi è abbastanza logico che chi vuole fare un tentativo per reinserirsi nel mercato voglia riprovare partendo proprio da una maggiore sinergia con il web e con chi ne fa uso...

Lasciando a rantolare chi non è stato in grado di adeguarsi ai tempi, ovviamente.

Staremo a vedere cosa accadrà da questo momento in poi, anche perchè questi segni di vita non erano affatto da dare per scontati.

Alla prossima.

lunedì 9 dicembre 2019

RIFLESSIONI POSTUME

Ciao a tutti, come va?

Io ho il problema di essere poco avvezzo agli atteggiamenti di circostanza. Credo che questo dipenda dal mio modo di interpretare il concetto di coerenza. Se una cosa non mi va giù, nella maggior parte dei casi, continua a non andarmi giù a prescindere dalle circostanze. E a volte questo determina un po' di riprovazione, perchè rischio di passare per quello cinico e insensibile. O magari per una persona poco intelligente, che si preclude delle possibilità solo perchè si ostina a non omologarsi. In realtà, da questo punto di vista, proprio non so vendermi bene.

Fatta questa doverosa premessa, una notizia che oggi mi offre diversi spunti di riflessione è la dipartita dello sceneggiatore Federico Memola, a soli 52 anni per via di una brutta malattia (anche se lui ci scherzava sopra, e diceva che aveva lo stesso nome di un segno delo Zodiaco). E vorrei precisare che tutto quello che scriverò da questo momento in poi non vuole mancare di rispetto a lui, alla sua situazione, alla sua famiglia o a chiunque si sentirà preso in causa. Io ho avuto a che fare con lui solo in una manciata di occasioni, quando ancora collaboravo all'organizzazione di alcune manifestazioni fumettistiche a Piacenza, quindi l'ho conosciuto solo in maniera superficiale e non ho alcun motivo per provare astio verso di lui. Però leggendo i commenti, le condoglianze, le elegie funebri e le biografie che sono circolate negli ultimi giorni non ho potuto fare a meno di fare alcune considerazioni, che vorrei condividere con voi.

Considerazione numero uno: anche se le case editrici con cui ha collaborato in passato, i suoi colleghi, gli spazi online dedicati al fumetto e persino i quotidiani nazionali lo ricordano come un grande professionista e ne parlano in termini di grande perdita per il fumetto italiano, è un dato di fatto che da anni nessuno gli offrisse più dei grandi spazi. Attualmente lavorava sull'adattamento di alcune leggende delle Dolomiti, ma i tempi in cui collaborava a ZONA X (chiusa nel 1999), lanciava Jonathan Steele con la Bonelli (dal 1999 al 2004) e lo rilanciava con la Star Comics (dal 2004 al 2009) erano ormai lontani.

Nel 2010 aveva tentato di rilanciarsi con la Planeta DeAgostini (e ricordo bene che quando ne parlava era convinto di avere fatto "il colpaccio" della sua vita), per un nuova serie dedicata a Harry Moon (che aveva debuttato in volume con 001 Edizioni, nel 2006). Però quel progetto è caduto nel vuoto dopo una manciata di numeri. Così come non ha avuto seguito la serie Rourke, con cui tentò di riproporsi in Star Comics dopo la chiusura di Jonathan Steele. E con Jonathan Steele, comunque, provò anche a farsi avanti con un terzo reboot nel 2012, per i tipi di Kappalab, ma l'esperimento si concluse dopo tre volumetti.

Evidentemente più il tempo passava e meno le sue idee incontravano i favori del pubblico necessario per portarle avanti. L'ultima volta che si è visto su una pubblicazione periodica è stato una decina di anni fa su IL GIORNALINO, quando lavorò su Gray Logan, un personaggio ideato da Stefano Vietti, e poi sul fantasy medioevale Roland, in sei puntate.

Nel frattempo aveva tentato di dare nuova vita ai suoi personaggi tramite crowdfunding, piattaforme digitali e via dicendo, ma senza grandi riscontri. Ad ogni modo, considerando che di solito, quando un autore mette radici in Bonelli, non se ne va fino alla fine dei suoi giorni, verrebbe anche da pensare che la sua sfortuna sia iniziata proprio quando è passato alla concorrenza, osando persino rilanciare un personaggio da lui ideato proprio per la casa editrice più influente d'Italia... Che guardacaso, da quel momento in poi, non gli ha dato altre occasioni. Da notare che, come ammesso dallo stesso Federico Memola (in un'intervista che trovate CLICCANDO QUI), quando lavorava in Bonelli riusciva a portare avanti i suoi progetti perchè aveva l'appoggio di Decio Canzio. Decio Canzio (1930-2013) è stato un autore di fumetti assunto come direttore editoriale in Bonelli dai primi anni Ottanta fino al 2006 (lo vedete qui sotto).

Federico Memola se n'è andato dalla Bonelli prima che Decio Canzio si ritirasse e passasse il testimone a Sergio Bonelli stesso. Sergio Bonelli, però, non aveva mai sopportato i fumetti fantastici. Probabilmente se lui fosse rimasto in vita una serie come Dragonero (che è iniziata nel 2013, e cioè due anni dopo la sua dipartita) non sarebbe mai stata lanciata con la sua casa editrice. E presumibilmente non era nemmeno felicissimo di quello che era successo con Jonathan Steele, anche perchè l'unico precedente vagamente simile si riferisce a Ken Parker, che però prosegui le sue storie altrove con il benestare di Sergio Bonelli che poi riassorbì definitivamente il personaggio nel 1994 . Ognuno tragga le conclusioni che crede, ma forse il fatto che Federico Memola non abbia più lanciato personaggi con la Bonelli non è stato proprio un caso. Se poi dovessi esprimere un parere personale, a costo di risultare inopportuno, mentre ho avuto a che fare con Federico Memola nelle edizioni di FullComics (l'ex festival del fumetto di Piacenza) a cui avevo collaborato, diciamo che ho avuto modo di conoscere meglio alcuni dietro le quinte a alcuni meccanismi che muovono il fumetto italiano. E quello che ho scoperto non mi è piaciuto.

Vorrei tanto entrare nei dettagli, ma visto che dovrei fare nomi e cognomi di persone ancora vive e/o in attività preferisco passare oltre. Diciamo solo che in quell'occasione ho scoperto che la meritocrazia, in certi ambiti, ha un peso molto relativo. E che i meriti sono determinanti perlomeno quanto l'impegno profuso per entrare nelle grazie delle persone giuste, che ti fanno entrare nei giri giusti e ti aprono le porte giuste. Anche perchè, se poi si esce dalle suddette grazie, le alternative non sono molte. Comunque se certi meccanismi non sono cambiati, e sinceramente non penso che lo siano, buona parte della situazione in cui versa il fumetto italiano oggi aquista più senso. E probabilmente si capisce meglio anche la progressiva sparizione di Federico Memola da una certa scena fumettistica. La stessa scena in cui tanti suoi colleghi sono rimasti senza colpo ferire, nonostante i loro nomi siano collegati a dei flop molto più imbarazzanti dei suoi (che comunque, con Jonathan Steele, era andato avanti per 118 mesi di fila, mentre tutte le altre serie Bonelli nate dal 1999 in poi si sono fermate prima di raggiungere quel traguardo).

E comunque bisogna anche considerare che, dato che chi ha trovato posto presso certe case editrici non si schioda più (e non viene fatto schiodare) finisce inevitabilmente per bloccare il ricambio, e l'aggiornamento, degli autori e delle idee. La cosa interessante è che in realtà lo stesso Federico Memola è la prova che, fino a qualche decennio fa, non era così che funzionava. Lui ha iniziato a scrivere storie e serie per la Bonelli quando aveva 26 anni e ha lanciato Jonathan Steele quando ne aveva 32. Adesso quanti sono gli autori fra i 26 e i 32 anni a cui viene affidata la realizzazione di un progetto editoriale di ampio respiro per le edicole?

Però, ovviamente, ci sono altre riflessioni che vorrei condividere. Più pertinenti con i temi che tratta questo blog. Infatti il caso di Jonathan Steele ha rappresentato un ottimo esempio di come l'abito non fa il monaco, e probabilmente ha rappresentato un importante punto di rottura fra il fumetto popolare e quel ricambio generazionale che ormai è diventato la pietra filosofale dell'editoria italiana a fumetti.

Federico Memola propose le avventure fantapoliziesche di un ragazzo poco più che ventenne, elegante e scanzonato, ambientate in una realtà alternativa in cui coabitavano magia e tecnologia del prossimo futuro. Il tutto con un registro abbastanza frizzante e facendo pensare che si potesse trattare di un protagonista davvero innovativo e alternativo (in tutti i sensi). Infatti, almeno all'inizio, questa serie solleticò l'interesse anche di un ampio pubblico omosessuale che - beata ingenuità - iniziava a sperare di vedersi rappresentato in qualche modo da lui. Anche perchè rientrava in un certo canone "metrosexual", che ai tempi andava per la maggiore nella comunità gay italiana. Tantopiù che il protagonista lavorava gomito a gomito con due avvenenti e procaci colleghe con cui, almeno all'inizio, non sembrava intenzionato a imbastire relazioni di un certo tipo.

Poi, però, questo personaggio si rivelò molto meno originale di quanto sembrasse, dimostrandosi oltretutto un eterosessuale assolutamente nella norma. Inoltre gli elementi fantastici iniziarono ad essere talmente numerosi e sovraesposti da risultare banali e scontati, perdendo quasi tutto il loro fascino. Anzi: alla fine contribuirono ad appiattire il tutto e a mettere in evidenza la scarsa capacità di Federico Memola di definire personaggi realmente "umani" in cui cui il pubblico avrebbe potuto identificarsi. E soprattutto la sua incapacità di raccontare personaggi "giovani" e aggiornati in senso lato, e non solo graficamente. Probabilmente Federico Memola aveva avuto il merito di introdurre nuovi elementi e nuove ambientazioni in un contesto fumettistico stantito, e magari ammiccando ad un certo tipo di manga o di narrativa di genere (la Stirpe di Elan su Zona X è stata la prima saga fantasy vista in Bonelli), però ho sempre avuto l'impressione che ai suoi personaggi mancasse quel qualcosa capace di entrare davvero nel cuore del pubblico. A volte farcire le storie di elementi fantastici può compensare altre lacune, soprattutto se rappresentano una novità, ma altre volte no. E in ogni caso lo stesso Jonathan Steele, al netto dell'empatia che creava col pubblico, non era nè carne nè pesce: il pubblico se ne accorse abbastanza presto e le vendite calarono. Quindi venne tentato il trasloco/reboot con la Star Comics (prima che la Bonelli lo sospendesse), ritoccando il contesto e alcuni elementi della trama, ma conservando gli stessi difetti che stavano segnando il destino della serie in  precedenza. E con il terzo reboot, le cose non sono andate diversamente.

Vorrei precisare che non ne sto facendo una colpa, anche perchè probabilmente Federico Memola - in quel contesto - ha fatto il meglio che poteva e sapeva fare, e comunque non era tenuto ad avere l'intuito e la lungimiranza necessarie per capire quello che stava succedento. Tuttavia Jonathan Steele è stato uno dei primi e più evidenti esempi di come il fumetto italiano non fosse più in grado di seguire i cambiamenti della società a cavallo del nuovo millennio. E di come i suoi autori, fondamentalmente, iniziassero a perdere il contatto con il pubblico, realizzando fumetti "popolari" da una prospettiva "autoriale", e cioè prendendo come riferimento se stessi e non il pubblico a cui avrebbero potuto rivolgersi. Anche perchè già agli inizi del 2000 si iniziavano a manifestare i mutamenti che avrebbero portato alla situazione attuale. Cambi di prospettiva sempre più radicali, riferimenti culturali che si modificavano, modelli sociali che si evolvevano, scenari di genere e orientamento sessuale che si moltiplicavano: tutte cose che negli successivi sarebbero diventate sempre più evidenti a tutti i livelli. E adesso la sensazione è che il fumetto popolare stia perdendo definitivamente il treno. La cosa un po' triste è che ad un certo punto lo stesso Jonathan Steele fece qualche goffo tentativo di adeguarsi (fuori tempo massimo), come ad esempio quando tentò di toccare l'argomento omofobia nel 2009 (ne ho parlato QUI), con esiti abbastanza imbarazzanti.


D'altra parte la strada del declino del personaggio era già stata imboccata da tempo. Jonathan Steele - per vari motivi - avrebbe potuto rappresentare una svolta importante, ma non lo fece. Forse anche perchè il suo autore è stato uno di quelli che, ad un certo punto, non è più riuscito a staccarsi dai suoi riferimenti pop anni Ottanta/Novanta, quelli della sua esperienza nerd di quel periodo, per imboccare nuove strade. E la cosa un po' triste è che quello che è successo negli anni successivi ha ampiamente dimostrato che il mondo del fumetto italiano, o perlomeno quello che dovrebbe mirare al grande pubblico, non ha imparato la lezione... Anche perchè certe dinamiche interne a certi ambienti tutto fanno fuorchè spingere autori ed editori a fare tesoro degli errori altrui, o anche solo a prenderne coscienza mettendoli di fronte alla realtà.

Ad ogni modo ho notato anche un altro dettaglio.

L'autore si è spento nel dicembre 2019.
La prima serie di Jonathan Steele iniziava nel 2020.

Speriamo che adesso qualcuno non stia già pensando di speculare su questa cosa, visto che in tempo di guerra ogni buco e trincea.

Alla prossima.