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lunedì 20 ottobre 2014

BERSAGLIO CENTRATO !!!

Ciao a tutti, come va?
L'avreste mai detto che anche questo lunedì sarei tornato a parlare di fumetto italiano??? 
Io speravo di no, ma a quanto pare non ne posso proprio fare a meno, visto che Gianfranco Manfredi - lo sceneggiatore di Adam Wild - ha voluto commentare personalmente il post un po' affranto che ho dedicato alla sua ultima creazione e al mio sospetto che fosse rimasto "vittima" dell'eccessivo senso del pudore dell'editore (CLICCATE QUI)... 

E infatti il mio sospetto ha trovato conferma!

Gianfranco Manfredi, tramite facebook, mi ha scritto:

 "Ahah! bravissimo. Molto divertente e hai centrato il punto. Adam nella prima versione appariva nudo ed è stato castigato. Ti ringrazio per la tua recensione. Molto intelligente e acuta. Sulle pruderie, ci ho giocato molto, nella serie. In un episodio durante una cerimonia devono mettersi tutti nudi e i bianchi si coprono le pudenda. Poi c'è un altro episodio a Londra sulla morale vittoriana. Insomma... Visto che non potevo mostrare cazzi, almeno ho giocato sopra questa minchiata del comune senso del pudore. È una scoperta che nei fumetti Bonelli non appaiono cazzi? È una cosa che si sopporta... Racconta ben altre cose questa serie. Ci sono momenti deliranti, brutalitá fuori dai canoni, c'è persino un episodio umoristico. Adam Wild è un progetto piuttosto selvaggio."

Devo ammettere che i complimenti fanno sempre piacere, e quando arrivano da persone che tieni in debita considerazione fanno ancora più piacere. Tuttavia quello che mi fa più piacere è il fatto che le mie intuizioni erano giuste e che, per fortuna, in Italia c'è ancora uno sceneggiatore che ha l'onestà intellettuale di ammettere che, nel fumetto italiano del 2014, certe forme di censura esistono e dettano legge. 
Certo è molto bello che uno sceneggiatore riesca a ridere del fatto che gli abbiano "castigato" un'idea, anche perchè i problemi della vita sono altri, ma è ancora più bello che uno sceneggiatore bonelliano  si senta libero di dire che dal suo punto di vista tutti questi problemi di pudicizia non ci dovrebbero essere.... E che di certo non sono problemi suoi...
Semmai sono problemi di un editore convinto che la sua sua solidità e la sua forza si basino (anche) sul suo approccio "retrò", e quindi a prova di critiche, nei confronti di certi argomenti e situazioni. Nei fumetti che esplorano generi particolari ha osato qualcosina in più (ma giusto qualcosina), però è evidente che con l'avventura classica - che è un po' il suo tratto distintivo - non può e non vuole concedersi di sgarrare... E di mostrare un nudo integrale maschile, nemmeno di schiena, e nemmeno quando il nome di un suo personaggio, in italiano, si tradurrebbe "Adamo Selvaggio"..
Tuttavia c'è anche chi pensa (e io sono fra questi) che la forza della Bonelli, in realtà, sia sempre stata determinata dal fatto che ha improntato la sua strategia imprenditoriale sull'annullamento della concorrenza diretta, possibilmente sul nascere e in maniera pacifica... E cioè attirando i professionisti migliori e puntando su una potente rete distributiva. E infatti ora che ha molta concorrenza indiretta (come le serie TV disponibili 24h/24h, e gratuitamente, su internet), non le basta più cooptare gli artisti più bravi sul mercato e colonizzare capillarmente le edicole per prevalere, e inizia a perdere terreno... Soprattutto fra i giovani (che tra l'altro "ereditano" sempre meno la passione per i fumetti bonelliani da nonni, genitori e parenti vari). Anche perchè la concorrenza indiretta di cui sopra si fa molti meno problemi a mettersi in sintonia con i gusti reali del pubblico di oggi, e soprattutto con quelli del pubblico di domani. Ed è una questione di contenuti quanto di linguaggio, nel senso più ampio del termine.


Gianfranco Manfredi ammette che è difficile condividere (e forse anche comprendere) la politica Bonelli in fatto di senso del pudore, o altro, ma che si sopporta... Ovviamente uno sceneggiatore la sopporta perchè non ha alternative, ma il punto nodale è che un lettore potenziale che non la condivide non è affatto tenuto a sopportarla, men che meno al giorno d'oggi, perchè se ha una connessione internet di alternative per occupare il suo tempo libero ne ha davvero molte...


Forse, negli anni '30, i lettori italiani di Flash Gordon sopportavano volentieri le censure operate dall'editore Nerbini sugli originali americani per non urtare i benpensanti (e il Regime) dell'epoca, ma se lo sopportavano era perchè in quell'epoca non potevano fare altro... Ora, però, la situazione è completamente diversa... Per fortuna... E anche se dalle nostre parti aleggia ancora un certo "regime" culturale, i lettori potenziali non sono obbligati a rivolgersi solo ai prodotti che lo assecondano...

Quindi, al di là dei giochi di prestigio che Gianfranco Manfredi cercherà di fare per rendere Adam Wild interessante nonostante i vincoli imposti dall'editore, la sensazione è che se la Bonelli si ostinerà a percorrere questa strada prima o poi si impaluderà definitivamente, e non lo farà per mancanza di talenti e di idee, ma per la sua mancanza di elasticità e di coraggio su tutta una serie di questioni... Nonostante continui a sfornare nuovi personaggi... Che però nel lungo periodo non hanno quasi mai il successo sperato.
Se, per assurdo, Adam Wild fosse lasciato libero di andare in giro nudo nella sua serie  come e quando vuole, pur senza mostrare nudi frontali, sicuramente le sue storie non ne perderebbero in qualità (perchè lo sceneggiatore è bravo), ma certamente ne guadagnerebbero in popolarità e ironia... E quasi certamente anche in termini di vendite. Eppure l'editore reputa che sia meglio NON lasciarlo libero di esprimere un rapporto disinibito con la propria nudità...

Tra l'altro la questione della nudità e della censura della stessa si poteva affrontare anche senza ricorrere al gonnellino... Magari prendendo spunto dai colleghi della MARVEL che ancora nel 2005 davano sfoggio di censure "bonelliane", come nella miniserie DEFENDERS: INDIFENDIBLE (di recente ristampata anche in italiano). Qui la potente maga Umar era stata raffigurata di schiena mentre si faceva una doccia molto sexy, tanto che i giochi di schiuma (e il fatto che tenesse le mani ben lontane dal corpo) non sono serviti a rendere l'immagine sufficientemente innoqua... Così qualche anonimo correttore è stato invitato disegnarle addosso (e male) una specie di bikini molto striminzito... Dimostrando, se non altro, che almeno negli USA la nudità femminile non ha corsie preferenziali...
Però negli anni sembra che ci sia stata un'evoluzione e nel 2012, su AVENGERS ACADEMY, il problema della nudità è stato risolto in maniera più onesta ed elegante, e cioè apponendo un baloon sui glutei del possente Ercole... E siccome questo è un BLOG serio vi faccio vedere di seguito le due versioni...

Può sembrare che fra i due tipi di censura ci sia poca differenza, ma in realtà ce n'è tantissima. Nel primo caso si censura proprio il fatto che il personaggio è nudo, nel secondo si censura solo la vista delle sue parti intime. E sapere con certezza se in certi contesti un personaggio è nudo o meno, in effetti, influisce sulla percezione che ne ha il lettore, ed anche sulla definizione della sua personalità. Inoltre, in ultima analisi, influisce anche sullo "spirito" di un fumetto o di una serie... E infatti ultimamente alla MARVEL si fanno molti meno problemi a dipingere Ercole come un gioviale semidio greco molto a suo agio senza vestiti addosso (anche se non viene mai raffigurato integralmente), anche solo per una questione di coerenza con le sue origini...
Ad ogni modo il caso di Adam Wild è particolarmente interessante, perchè proprio nello stesso periodo in edicola era presente Dylan Dog  337, in cui il protagonista (anche se in realtà non è il protagonista vero, ma una sua versione sintetica che ha conservato i suoi schemi cerebrali) viene mostrato completamente nudo, anche se con le opportune censure del caso...


Perchè ad Adam Wild è stato apposto un gonnellino e a Dylan Dog no? La prima risposta potrebbe essere che le due serie si rivolgono a un pubblico diverso, e che quello di Dylan Dog è di vedute più aperte, senza contare che Dylan Dog ultimamente vuole rinnovarsi e attirare nuovo pubblico, mentre Adam Wild vuole ottimizzare il pubblico "storico" dell'editore... Il che può anche essere vero, però secondo me la questione fondamentale è un'altra. In questo numero di Dylan Dog, e nei pochi altri albi Bonelli in cui sono comparsi personaggi maschili nudi, più o meno censurati, la loro nudità si deve a motivi di forza maggiore... Visite mediche, docce, apparecchi strani, metamorfosi mostruose o addirittura regni extradimensionali in cui i vestiti non potevano essere trasportati da chi li indossava, come nel caso di GEA...
C'è poi una casistica a parte che, dalle parti della Bonelli, rende tollerabile il nudo maschile, o perlomeno l'esibizione del corpo maschile senza particolari inibizioni... E cioè la presenza di un corpo femminile nudo (e molto meno censurato) nelle strette vicinanze. Nel senso che negli albi Bonelli la raffigurazione di un corpo maschile nudo, o di cui si suggerisce la completa nudità, sembra essere considerato un "male necessario" nella misura in cui serve a confermare l'appagante vita sessuale (rigorosamente etero) del suo proprietario. Come è avvenuto nel numero uno di RINGO (e cioè il sequel di ORFANI), ancora una volta messo in vendita in contemporanea con Adam Wild e il suo "necessario" gonnellino...
Il punto, probabilmente, è che nel caso di Adam Wild, l'esposizione del suo corpo non era dovuta a motivi di forza maggiore e non serviva a testimoniare la sua virilità: quindi lui sarebbe stato completamente nudo semplicemente perchè gli andava, o magari perchè faceva parte del suo stile di vita. E probabilmente questo messaggio è stato ritenuto incompatibile con l'etica della Sergio Bonelli Editore... Che pertanto ha reputato che fosse il caso di censurare sul nascere questo tipo di atteggiamento. 
Per tutta una serie di motivi molto interessanti da analizzare.
  • Il primo, forse, è che fondamentalmente si tratta di un editore che strizza l'occhio a un pubblico maschile e maschilista, per cui l'oggettificazione del corpo femminile va bene, ma quella del corpo maschile no.
  • Il secondo è che questo editore, tendenzialmente, sposa una cultura tutto sommato filocattolica, per cui la nudità completa in pubblico va vissuta con disagio, imbarazzo ed eventualmente sensi di colpa, e di certo non può essere promossa con disinvoltura dal protagonista di un fumetto serio.
  • Il terzo è che l'idea di un protagonista troppo a suo agio con la propria nudità in contesti maschili (peraltro dopo che si è appena scoperto che conviveva con un ragazzino di colore) porterebbe a tutta una serie di illazioni e supposizioni sulla sua sessualità.
  • Il quarto è che un personaggio dai risvolti naturisti sarebbe percepito come diseducativo dai lettori di una certa età (e cioè dal target a cui punta), che di conseguenza potrebbero abbandonarlo per motivi etici, senza peraltro promuoverlo presso i loro figli/nipoti.
  • Il quinto, e forse il più importante, è che in un paese dove la libertà di stampa è garantita molto relativamente, un editore visibile come Bonelli vive nella costante paura di offrire pretesti per essere preso di mira da qualcuno in vena di contestazioni e polemiche, con esiti imprevedibili...
E forse un po' di ragione ce l'ha, visto che a quanto pare addirittura la CODACONS non ha trovato di meglio da fare che contestargli il fatto che Tex bevesse birra e arrotolasse cartine di sigarette.
Tuttavia il nocciolo della questione è sempre lo stesso: se in Italia c'è un solo editore che produce fumetti di avventura si crea un cortocircuito tale per cui da un lato sarà libero di adottare tutte le politiche censorie che ritiene più opportune per tutelarsi (senza per questo avere paura di dare spazio alla concorrenza), ma dall'altro resterà l'unico editore-bersaglio se qualcuno vuole attaccare briga o cercare capri espiatori fra i fumetti di avventura... Rendendolo paranoico quel tanto che basta per spingerlo verso una sorta di "regime" editoriale che lo renderà sempre più prudente, e invitandolo ancora di più ad abusare del fatto che - non avendo concorrenza - può permettersi di censurare tutto quello che vuole senza perdere troppi lettori...

Ma sarà proprio così?

Forse, se da questo circolo vizioso non si esce, è solo questione di qualche anno (10? 15? 20?) prima che la situazione imploda in maniera irreversibile... Perchè se non si producono più fumetti in funzione dei gusti dei lettori, ma in funzione degli eventuali attacchi della CODACONS, dei puritani e di tutto l'universo mondo, i risultati prima o poi si vedranno, e non saranno buoni... Soprattutto in periodi di crisi economica e competizione multimediale...

Ovviamente ognuno è libero di fare come meglio crede, ci mancherebbe, però di solito le censure non sono mai un buon segno o un incentivo, e di certo non sono una garanzia di salvezza e buona salute.

Tra l'altro, per uno strano sincronismo, proprio nel mese del debutto di Adam Wild (e del suo gonnellino posticcio) in tutte le edicole è arrivato il numero 14 di FABLES, una ben nota serie della VERTIGO (il ramo "sperimentale" della DC Comics) "interpretata" dai protagonisti di favole e racconti popolari trasportati nel mondo reale. La RW LION la porta nelle edicole italiane adattandola al formato bonelliano, ma per fortuna è l'unica cosa "bonelliana" che si concede... Perchè, nel numero in edicola ora, è presente Mowgli (da I LIBRI DELLA GIUNGLA) che si spoglia completamente per lottare da pari a pari con un lupo... E non compare alcun gonnelino strategico...
Da notare che, al di là del nudo posteriore mostrato in tutto il suo splendore, nei nudi frontali si intravedono addirittura i genitali e un accenno di pelo pubico! E questo fumetto arriva nelle stesse edicole italiane di Adam Wild...

Quindi, visto quello che la Bonelli è stata "costretta" a fare, censurando Adam Wild con un gonnellino, i signori della RW LION sono degli spregiudicati? Dei dissennati? Dei provocatori? Degli sciagurati? 

O non sarà forse la Bonelli che si fa troppi problemi? Che vive fuori dal tempo? Che ha paura di rimettersi in gioco sul serio? Che non si guarda attorno e che invece di puntare su un pubblico davvero nuovo mantiene il suo solito approccio e i suoi soliti tabù, nonostante tutti i recenti proclami di rinnovamento?

Chissà...

Alla prossima.

venerdì 17 ottobre 2014

IL BELLO DELLE FIERE...

Ciao a tutti, come va?
Si è da poco conclusa la New York ComiCon, e stanno già circolando le foto scattate ai migliori cosplay che si sono aggirati negli spazi della manifestazione. Siccome mi sembrava crudele non fare una piccola selezione da condividere con voi ho pensato di cogliere l'occasione per fare una breve riflessione su un argomento di cui si parla poco... E cioè l'utilità delle fiere di fumetto...
So che detto da me può sembrare davvero assurdo, ma la questione non è così peregrina se si pensa che, ad esempio, una Lucca Comics & Games - pur con le sue centinaia di migliaia di visitatori - lascia fondamentalmente quello che trova, mentre le maggiori fiere che si tengono negli USA, piuttosto che in Francia o altrove, tendono a lasciare il segno e comunque ad avere un ruolo più significativo...
Certo, le fiere del fumetto sono da considerarsi delle grandi vetrine commerciali, e l'occasione per mettere in contatto gli appassionati fra di loro e con gli autori e gli editori che alimentano le loro passioni... Senza contare l'importante ruolo che svolgono nella promozione degli editori meno popolari (sempre che possano permettersi uno stand) e delle autoproduzioni... Tuttavia c'è dell'altro, e non mi riferisco ai cosplay...
Le fiere sono importanti per annunciare novità e progetti, tuttavia non ho potuto fare a meno di notare che in Italia questo aspetto è molto meno rilevante rispetto a quanto avviene all'estero. Certo gli annunci e le presentazioni non mancano mai, ma si tratta quasi sempre di iniziative di cui si è già parlato in qualche modo, visto che da noi gli editori non sentono la necessità di aspettare le fiere per fare gli annunci... Soprattutto quelli più esplosivi... Semmai, da noi, le fiere sono importanti per avere in anteprima le novità che sono state già annunciate in precedenza...
E questo, forse, dipende dal fatto che gli editori italiani - fondamentalmente - hanno tutti più o meno una nicchia di mercato abbastanza esclusiva, e quindi da noi molto raramente due editori competono direttamente fra loro... E mancando una concorrenza diretta viene anche a mancare la necessità di attirare l'attenzione gareggiando con colpi di scena ecclatanti e annunci roboanti. Parlo, ovviamente, degli editori italiani che producono fumetti, invece di tradurli nella nostra lingua. Per quanti si limitano a riproporre in italiano materiale straniero il discorso è diverso, perchè il materiale che propongono è GIÀ conosciuto dalla maggior parte del loro pubblico potenziale tramite internet, quindi lanciare annunci roboanti puntando sull'effetto sorpresa non ha molto senso...
Quindi diciamo che, da questo punto di vista, da noi ha effettivamente più senso puntare su delle sobrie presentazioni, che magari hanno il loro punto di forza in qualche ospite importante, che magari e arrivato da molto lontano e che - durante la fiera - non manca di fare autografi allo stand del proprio editore di riferimento. Ovviamente in questo meccanismo non c'è nulla di male, tuttavia - al di là del fatto che in questo modo l'aspetto commerciale tende a prevalere sui contenuti - c'è una questione che in Italia viene ampiamente sottovalutata...
Certo le presentazioni dei singoli editori sono importanti, così come gli incontri con gli autori, ma nelle nostre fiere ormai sono del tutto assenti i momenti di confronto... Quindi, alla fine, chi va alle fiere non solo per girovagare fra gli stand, ma anche per ascoltare cos'ha da dire il mondo dell'editoria, si ritrova in balia di appuntamenti che - fondamentalmente - si riducono a qualcosa tipo "Come siamo bravi! Come siamo avanti! Quanto ci impegniamo per voi! Continuate a seguirci e non vi deluderemo mai!"... E anche se cambiano autori ed editori il mantra si ripete sempre uguale.
Sul sito di Lucca Comics, tra l'altro, oltre a mancare il programma con i vari appuntamenti (a poche settimane dell'evento), non si accenna minimamente alla possibilità di conferenze o tavole rotonde, anche se in questa occasione il concentramento di autori ed editori sarà pressochè unico... Mentre invece, se andate e vedere il programma della New York ComiCon (che, pur essendo a New York, ha molti meno visitatori rispetto a Lucca Comics) potete vedere un elenco ordinato di presentazioni, conferenze, approfondimenti (CLICCATE QUI)...
Può essere interessante notare che spesso le presentazioni non si riducono alla semplice promozione di questo o quel prodotto, ma possono anche essere lo spunto per analizzare argomenti di più ampio respiro (come la rappresentazione delle donne nei fumetti MARVEL o DC Comics, ad esempio), e comunque a New York viene dato spazio anche a conferenze a base di blogger, associazioni e siti vari che fanno il punto della situazione da un punto di vista molto indipendente...
Senza contare le tavole rotonde propriamente dette, che a New York hanno affrontato anche temi abbastanza spinosi, come la censura nei fumetti e dei fumetti... L'evoluzione dei supporti per il linguaggio del fumetto... O magari la questione LGBT nel fumetto americano... Quest'anno a New York ce n'è stata persino una sulla rappresentazione dei personaggi transessuali e una sul fenomeno dei crossplay, e cioè i cosplay che scelgono di impersonare characters del sesso opposto...
Questo approccio, al momento, sembra molto lontano dallo stile adottato dalle fiere italiane, in particolare in quest'ultimo periodo: alla fine, gli appassionati che le visitano possono trovare mille modi per essere gratificati, e sicuramente possono trovare mille ragioni per non mancare a Lucca Comics, ma rispetto ai loro colleghi di New York torneranno a casa con qualcosa in meno...
Certo l'ambiente delle fiere esercita un fascino irresistibile, e il fatto che un'intera cittadina come Lucca possa venire colonizzata dai fumetti e dai loro appassionati rende tutto molto allettante... Tuttavia la sensazione è quella di trovarsi di fronte a una manifestazione che manca di qualcosa di essenziale, visto che ogni editore tende a farsi i fatti propri e non ci sono spazi per una reale discussione, per approfondire argomenti scomodi e - magari - per confrontarsi... Cosa peraltro molto utile in un periodo di crisi come questo, in cui TUTTO il mercato dell'editoria sta avendo pesanti ripercussioni e molte edicole stanno iniziando a chiudere...
La domanda è: perchè? Sicuramente la risposta è articolata, ma proverei a riassumere la questione con un detto popolare: non svegliare il can che dorme... Nel senso che è abbastanza evidente che il fumetto italiano presenta tutta una serie di criticità irrisolte, di cui gli editori possono essere consapevoli a vari livelli, ma che si guardano bene dell'affrontare... Soprattutto in pubblico... Poniamo, per assurdo, che la Bonelli proponesse una tavola rotonda sulla rappresentazione della donna nei suoi fumetti: di cosa si ridurrebbe a parlare? Di figure costrette ad un ruolo secondario, ancellare e scenografico? Funzionale alle esigenze del lettore maschio? Del fatto che gli unici due personaggi femminili titolari di una serie Bonelli sono, rispettivamente, una macchina da guerra che va in giro completamente nuda e una criminologa così moderna da avere come riferimento estetico Audrey Hepburn...
E se la Panini/Disney dovesse partecipare ad una conferenza sul futuro dei fumetti digitali in Italia, ad esempio, come potrebbe giustificare il fatto che non è riuscita ad ottimizzare il suo mercato digitale ed è stata costretta a chiudere Panini Digits (il suo shop specializzato in fumetti digitali) nel 2013? O il fatto che Topolino, in versione digitale, è disponibile gratuitamente a chi si abbona al settimanale cartaceo, mentre chi vuole solo la versione digitale ha uno sconto di soli 18 euro rispetto all'abbonamento cartaceo? Che senso ha sottoscrivere un abbonamento cartaceo per avere un abbonamento digitale e pagare un abbonamento digitale quasi quanto un cartaceo? E se qualcuno cogliesse l'occasione per fare domande scomode sulla serie REAL LIFE, che prende spunto proprio dalle nuove tecnologie, ma della quale - GUARDACASO - non si sta parlando da nessuna parte...? Una serie incentrata sui social network che, però, ha una pagina facebook (CLICCATE QUI) con meno di 20 post in 6 mesi di attività, e che in tutto questo tempo ha collezionato meno di 200 like?
E quali meraviglie emergerebbero da un'eventuale conferenza a editori congiunti che avesse per tema la rappresentazione dei personaggi gay nel fumetto italiano di oggi? E se si tenesse una conferenza sul tema della libertà di espressione nel fumetto popolare italiano??? Se seguite questo BLOG potete intuire che il ritratto che ne emergerebbe sarebbe tutt'altro che lusinghiero... Quindi non stupisce che nelle fiere del fumetto italiano, che sono fondamentalmente eventi PROMOZIONALI, studiati anche per far fare bella figura agli editori che pagano suon di quattrini per avere interi padiglioni in esclusiva, non vengano proposte conferenze di questo tipo, ma una sequenza più o meno prevedibile di presentazioni in stile televendita...
E questi sono solo alcuni esempi: andando a spulciare con attenzione nel programma degli incontri della New York ComiCon 2014 ci sono decine di appuntamenti che nessuna fiera italiana oserebbe mai proporre, anche perchè metterebbero il luce tutti i limiti di un settore che da noi giace quasi completamente ripiegato su se stesso da anni... Anche perchè da noi i grandi editori di riferimento non hanno concorrenza, e senza concorrenza mancano gli stimoli necessari a rimettersi davvero in gioco.
E così, mancando le occasioni per fare confronto e autocritica, continuano a crearsi situazioni che impediscono al fumetto italiano di voltare pagina e di trovare il coraggio per sperimentare nuove strategie che potrebberlo salvarlo dal progressivo assottigliamento del pubblico...

Forse è questo il contributo più prezioso che potrebbero dare le fiere del fumetto all'intero settore... Al di là della temporanea visibilità garantità da stand e manifestazioni che attirano centiniaia di migliaia di visitatori...

Però si tratta di un tipo di contributo che in Italia manca del tutto, o quasi.

E ognuno può trarre le sue conclusioni.

Alla prossima.

mercoledì 15 ottobre 2014

CHI É IL PIFFERAIO...?

Ciao a tutti, come va?
Forse vi ricorderete che lo scorso luglio aveva iniziato a circolare la voce che nel nuovo serial TV di FLASH avrebbero fatto la comparsa due personaggi dichiaratamente gay, anche se era stato rivelato solo il nome di David Singh (interpretato da Patrick Sabongui), il direttore del laboratorio della polizia scientifica della città di Central City. Siccome questo è un BLOG serio oltre a riportare l'annuncio avevo anche condiviso con voi le mie deduzioni riguardo a chi poteva essere l'altro personaggio (CLICCATE QUI), che proprio in questi giorni hanno trovato conferma... Infatti nel serial di FLASH comparirà anche l'ambiguo Pied Piper...
Quello che non potevo sapere è che per interpretare questo ruolo è stato scelto un giovane attore che si dichiara bisex, e cioè Andy Mientus...
La scelta di fare interpretare Pied Piper a lui è sicuramente interessante, visto che o può dare un'intepretazione più "personale" e credibile dei risvolti gay del personaggio. Tuttavia credo che ci sia sia anche un qualche risvolto volutamente pedagogico nella scelta di questo attore. Nel senso che, pur dichiarandosi bisex, ha scelto di stare avere un compagno fisso da diversi anni, l'attore di musical Michael Arden, e giusto lo scorso giugno hanno ufficializzato la loro intenzione di sposarsi...
Forse sono un idealista, ma qualcosa mi dice che i produttori di THE FLASH (che vi ricordo, in parte sono dichiaratamente gay) hanno scelto questo attore anche perchè ha un modo particolarmente sano e pulito di vivere il suo orientamento sessuale. Certo, in questi casi è molto difficile capire dove finisce il marketing e inizia la voglia di lanciare messaggi positivi (in particolare fra i giovani), ma - almeno in questo caso - quello che conta è che la suddetta scelta avrà comunque dei risvolti positivi sia dal punto di vista del marketing che da quello "sociale"... E se ogni tanto le due cose possono venirsi incontro tanto meglio.

Quello che dispiace è che la DC Comics, recentemente, ha confermato che gli universi narrativi dei suoi personaggi televisivi rimarranno vincolati ai canali che produrranno le varie serie, e che sicuramente NON avranno rapporti con l'universo cinematografico che - con tanta fatica (e pochi riscontri) - la DC Comics sta tentando di costruire sul modello di quello della MARVEL... Quindi non è affatto detto che le altre produzioni cinematografiche e televisive della DC Comics avranno la stessa impronta gay friendly di ARROW e THE FLASH (che sono prodotte dal canale The CW)... Dove persino le tematiche lesbiche vengono esposte con una certa dignità...
Ed è un peccato, perchè in questo modo - con un universo narrativo interconnesso come quello DC Comics - i pastrocchi e le delusioni sono davvero dietro l'angolo... E non solo dal punto di vista LGBT... Infatti è stata annunciata la produzione di una serie TV dedicata a Supergirl, la cugina di Superman, che però non avrà alcun legame con i film di Superman in corso di produzione...

Contenti loro...

lunedì 13 ottobre 2014

PUDORI SELVAGGI...

Ciao a tutti, come va?
Ormai il lunedì sta diventando il giorno dei post che parlano dei fumetti italiani... Giuro che non faccio apposta, anche perchè io non ho il potere di decidere i piani editoriali di nessuno. Men che meno di Bonelli Editore, anche se - tanto per cambiare - è ancora di questa casa editrice che devo andare a parlare. E il post di oggi è incentrato sull'ultima serie proposta da questo editore, e cioè il "classico" avventuroso Adam Wild...
E quasi mi vergogno a doverne già parlare in questo modo dal primo numero...
Da che parte comincio?

Vediamo: la storia è incentrata su di un esploratore ribelle che vive nell'Africa del XIX secolo, una ventina d'anni dopo la morte di Livingstone. É di origini scozzesi ed è molto avanti per i suoi tempi, visto che rischia in prima persona per combattere cose come lo schiavismo, il traffico di avorio e tutti i tipi di sfruttamento. Ha anche le fattezze dell'attore Errol Flynn e questa scelta, anche a detta del suo creatore Gianfranco Manfredi, non è casuale, perchè Errol Flynn era uno spirito libero che rifletteva la sua energia e il suo indomito amore per la vita anche nei film che interpretava...
Molto bene.
Detto questo la storia, nel suo genere, è ben scritta e i disegni sono di buona fattura, ma... Fin da questo numero ci sono alcune cose che non tornano, e che fanno sospettare che anche in questo caso non si potrà sviluppare il pieno potenziale di un personaggio di questo tipo... Perchè evidentemente il suddetto "pieno potenziale" cozzerebbe pesantemente con il classico "spirito bonelliano".

Perchè dico questo?

Nell'introduzione il suo creatore scrive che:

"...Adam è un uomo libero e intende restarlo: libero tra gli uomini liberi. Nemmeno è così devoto alla sua missione da non sapersi concedere delle pause. Se può ubriacarsi, lo fa. Se vuole passare una serata in allegria, se la prende. Se trova una cascata va a farsi un bagno ristoratore. Adam, proprio perchè rischia la vita ogni giorno, non intende rinunciare a godersela. Questo è il nostro protagonista."

Eppure, anche se il ritratto che emerge è quello di uno spirito libero e disinibito, sembra che ci siano alcune libertà OVVIE che, stando in fumetto bonelliano, proprio non si può concedere.

Andiamo con ordine: Adam Wild, quando non è impegnato in esplorazioni o missioni di salvataggio, vive in un emporio isolato, su uno scoglio al largo di Zanzibar, assieme a un ragazzo di colore di nome Makibu. La storia inizia quando un nobile italiano, il Conte Molfetta, vuole assoldarlo per coronare il suo sogno di esplorare l'Africa Nera. Il Conte arriva di buon mattino, proprio mentre Makibu fa le pulizie e Adam Wild esce dalla sua stanza con i postumi di una sbronza, che - come al solito - vuole farsi passare gettandosi di corsa in mare...

Ora: come avrete notato anche se Adam Wild vive in un emporio sperduto e isolato, anche se non aspetta visite e anche se l'unica altra persona che vive con lui è di sesso maschile (e presumibilmente sono in confidenza)... Esce dal suo giaciglio indossando un pudico gonnellino per coprire pudicamente le sue virtù... Un gonnellino che, anche quando Adam Wild corre e salta, non fa intravedere neppure un minimo scorcio di natica...

Però la sequenza è solo all'inizio...

Infatti, nonostante il gonnelino sia legato con un nodino da niente, e peraltro solo su un lato, dopo l'impatto con l'acqua rimane ben saldo, permettendo al nostro eroe di riemergere senza la paura di mostrare nulla più del consentito... E, come se ciò non bastasse, quando esce dall'acqua prende una specie di asciugamano - strategicamente predisposto dal suo tuttofare Makibu - che si annoda ai fianchi dopo l'uso (molto ipotetico e sommario, visto che poi ha ancora i capelli zuppi)...

Per quale motivo?

Per educazione? Per non mettere troppo a disagio il suo ospite avvicinandolo con il solo gonnellino? Perchè il gonnellino bagnato era diventato troppo trasparente e aderente?
Chi lo sa...

Tra l'altro in quel periodo non esistevano nemmeno gli asciugamani di tessuto spugnoso come li conosciamo oggi, e - nella migliore della ipotesi - il nostro eroe stava utilizzando un asciugamano di cotone... Quindi di fatto si tiene addosso un panno di cotone zuppo di acqua di mare, senza che ne abbia alcuna reale necessità... Visto che a quanto ci risulta non si è mai tolto il famoso gonnellino.

Perchè?

Forse perchè la sua indole libera e selvaggia deve fare i conti con un eccessivo senso del pudore?

Comunque poco dopo scruta l'orizzonte e nota un'imbarcazione araba diretta al suo scoglio, che probabilmente porta degli schiavisti che vogliono regolare i conti con lui... Così corre subito dentro per armarsi e non farsi trovare impreparato...
E così nel giro di pochi istanti, e anche se i suoi aggressori non hanno certo intenzione di aspettare i suoi comodi, non se ne esce solo armato, ma munito di pantaloni (con la cintura ben stretta, mi raccomando!), stivali, cinturone e persino camicia (fortunatamente slacciata, altrimenti - nonostante il nome - di WILD non avrebbe avuto davvero più nulla)...
Probabilmente, se il Conte Molfetta non avesse tentato bloccare i manigoldi guadagnando alcuni minuti, Adam Wild avrebbe corso il concreto rischio di essere sorpreso mentre si stava rivestendo di tutto punto, magari con le mani impegnate ad allacciarsi la cintura, e la sua saga sarebbe finita ancora prima di iniziare...

La domanda è: perchè?

Perchè, considerando che era una questione di vita o di morte (e considerando che nell'emporio erano presenti due persone disarmate), non si è semplicemente messo il cinturone correndo fuori scalzo e con il solito gonnellino? Forse perchè per il tipico eroe bonelliano non sarebbe stato un comportamento dignitoso? Forse perchè era già stato mostrato seminudo troppo a lungo per gli standard bonelliani? O forse perchè, più semplicemente, si dà per scontato che in questo genere di fumetti - in considerazione del loro presunto pubblico di riferimento - più i maschi sono vestiti e meglio è?

Mistero!

Quel che è certo è che, quando più avanti Adam Wild (debitamente travestito) va a punire uno schiavista, le tre schiave del suo harem sono raffigurate mentre riposano dopo avere compiuto il loro "dovere", con natiche a favore di pubblico, seno che si intravede e un bel nudo integrale posteriore multiplo (seppur in lontananza)...

Tutto un caso?
La domanda suona un poco retorica, ma qualcosa mi dice che in questa serie i nudi maschili saranno alquanto improbabili, anche se il contesto sarebbe favorevole e il protagonista, IN TEORIA, non dovrebbe farsi certi problemi.

Certo una storia sola è un po' poco per giudicare, ma i presupposti non sembrano essere proprio esaltanti...

La cosa curiosa è che alcuni disegni preparatori, circolati mesi fa, hanno mostrato anche degli studi del personaggio completamente nudo... Studi che, peraltro, sembrano fatti proprio per la sequenza iniziale del primo numero...
E questo fa sorgere il sospetto che la richiesta di coprire le virtù del protagonista sia arrivata (dall'editore?) in un secondo momento, il che spiegherebbe anche la funzione dell'asciugamano... Nel senso che forse, inizialmente, era stato previsto che Adam Wild sarebbe dovuto correre fuori dall'emporio completamente nudo, e una volta riemerso gli sarebbe servito qualcosa per coprirsi mentre conversava con il Conte, come ad esempio l'asciugamano con cui si era asciugato sommariamente... Certo: essendo un animo libero e "selvaggio" non si sarebbe dovuto porre questo problema, ma in questo caso se lo sarebbe posto per non correre il rischio di indisporre eccessivamente un potenziale finanziatore, e questo sarebbe stato un comportamento coerente...
Se così fosse l'editore - dopo aver realizzato che in quella sequenza Adam Wild era troppo "adamitico" - potrebbe avere chiesto di censurare con un gonnellino le vignette in cui il protagonista era completamente nudo senza pretendere che venissero rifatte anche quelle in cui si metteva ai fianchi l'asciugamano...
Il che renderebbe tutto più sensato...

Dite che sono troppo sospettoso? Che ho preso una cantonata?
Anche questo è possibile, ma in realtà spero di no, perchè in un fumetto datato 2014 l'idea che un personaggio del genere - di quelli "self confident", come si dice oggi - senta la necessità di mettersi un asciugamano ai fianchi senza essere neppure nudo è persino più imbarazzante dell'ipotesi di una censura arrivata dall'alto...
In ogni caso staremo a vedere se anche nei prossimi numeri il nostro eroe continuerà ad essere così pudico...

E se, tanto per gradire, si sentirà in dovere di aggirarsi sempre vestito di tutto punto al fianco di carovane di indigeni africani che indossano lo stretto indispensabile nel soffocante caldo africano...

Comunque, a proposito di indigeni africani, in questo numero Adam Wild trova anche il tempo di salvare alcuni bantu, e ovviamente quando li recupera nella nave degli schiavisti non ne trova nemmeno uno che non abbia addosso qualcosa per coprirgli le pudenda, mentre - guarda un po' - la loro principessa (debitamente incatenata e a cui è stata apposta una maschera di ferro) indossa una camicia che "laggiù" lascia scoperte le sue nudità... Tanto per cambiare con un'inquadratura a favore di pubblico...
Tra l'altro questa volitiva principessa, che si chiama Amina, accompagnerà Adam Wild nel lungo viaggio che sta progettando con il Conte Molfetta assieme ai suoi bantù, visto che il nostro eroe ha bisogno di gente esperta e di fatto si vuole assicurare che i bantu tornino al loro villaggio senza incidenti. Sia come sia Gianfranco Manfredi ha già annunciato che l'agguerrita Amina diventerà la donna di Adam Wild...
Da notare che, guardando ancora gli studi dei personaggi, c'è una certa differenza fra il concept iniziale del personaggio e quello con cui si presenta ai lettori. Infatti all'inizio il suo look rispecchia di più i lineamenti e la moda delle genti di lingua bantu, con i caratteristici capelli annodati, mentre la versione definitiva comparsa nel primo numero è più simile a una cantante afro americana R&B appena passata dall'estetista (e con un filo di make up).
Perchè? Perchè un personaggio femminile  troppo "afro" non sarebbe risultato abbastanza accattivante per il pubblico italo-bonelliano? Tra l'altro spulciando fra le preview si scopre che Amina finirà per indossare una specie di due pezzi...
Mentre tradizionalmente le donne bantu, dall'Etiopia meridionale fino allo Zululand, anche se sono principesse quasi sempre si presentano con il seno scoperto... Quindi perchè la nostra bella Amina non fa altrettanto? Forse perchè per il tipico lettore bonelliano, che ha una formazione culturale e religiosa di un certo tipo, e una visione limitata delle donne, una principessa sempre in topless sarebbe stata ritenuta troppo volgare? Troppo provocante, forse? O forse troppo EMANCIPATA sessualmente??? Chissà...



D'altra parte Amina non poteva presentarsi in maniera meno che pudica... Visto che dovrà diventare il grande amore del protagonista, nonchè il salvagente di tutta la serie... Infatti senza di lei Adam Wild si sarebbe avventurato  in una lunga missione esplorativa composta di soli uomini, e questo avrebbe determinato delle situazioni molto poco bonelliane, soprattutto in considerazione del fatto che abbiamo a che fare con un maschio alfa che si presenta come uno che "proprio perchè rischia la vita ogni giorno, non intende rinunciare a godersela"...

Tra l'altro la presenza di una donna SICURAMENTE contribuirà a giustificare il fatto che tutti i maschi della carovana NON si lasceranno andare (nè si spoglieranno) mai più di tanto, per non mancarle di rispetto. Inoltre la presenza della bella Amina salverà anche l'eroe da eventuali ipotesi sulla sua amicizia con il giovane Makibu, che tra l'altro ha solo diciotto anni ed è in debito con Adam Wild per averlo affrancato dalla schiavitù... Il che lasciava spazio a una relazione in perfetto stile Batman e Robin, se capite che intendo...
Ora:  è evidente che Gianfranco Manfredi ha studiato questa serie per renderla interessante nonostante i PROBLEMI di libertà di espressione che - anche secondo lui - ha il fumetto popolare italiano (CLICCATE QUI), però la sensazione è che questa serie finirà per soffocare sul nascere tanti spunti interessanti e "moderni", che potrebbe sfruttare nonostante nasca per omaggiare l'avventura nel senso più classico del termine.

Perchè anche se Adam Wild esplorerà un'Africa in buona parte incontaminata, e costellata di culture diversissime e lontane anni luce da quella europea, inevitabilmente questa serie finirà per essere schiava del tipico senso del pudore (e della morale) italiano, e in particolare bonelliano. Quindi è altamente probabile che in Adam Wild le culture africane, da quelle più strettamente tribali a quelle arabe, verranno filtrate pesantemente onde evitare varie situazioni scomode... A partire dai vari modi di vivere la nudità e la sessualità in quell'epoca e in quei luoghi...




Così, anche se Adam Wild incontrerà tantissimi arabi sul suo cammino, non si potrà accennare neanche lontanamente al rapporto fra cultura araba e omosessualità... E men che meno si parlerà di come in alcune etnie africane l'omosessualità fosse ampiamente tollerata e sostenuta (perlomeno fino a quando i giovani non dovevano sposarsi)... Per non parlare del mondo dei riti sessuali (con tanto di si culti fallici) che permeano l'Africa, e che spesso hanno dei risvolti non propriamente eterosessuali.

Adam Wild, quasi certamente, non ne parlerà.

E questo è particolarmente ironico se si pensa che proprio Errol Flynn (1909-1959), che amava viaggiare, si era imbattuto in un bordello unicamente maschile dalle parti di Marrakech e - anche nei castigatissimi anni '50 - aveva dichiarato che dal suo punto di vista ciascuno doveva essere libero di procurarsi il piacere nel modo che preferiva... E a sostegno della sua opinione aveva pure citato l'Antica Grecia (CLICCATE QUI).
Tra l'altro, parlando di Errol Flynn, sarebbe bene ricordare che buona parte del suo carisma, con cui conquistava le platee di tutto il mondo, gli derivava dal fatto che aveva una carica sessuale decisamente sopra le righe... E che le sue tre mogli non gli hanno mai impedito di sfogare le sue libidini con schiere di donne di tutte le età (anche se aveva un debole per quelle molto giovani, tanto che venne anche accusato di aver sedotto alcune minorenni). Nella sua autobiografia sostiene di aver passato fra le 12.000 e le 14.000 notti a fare sesso, e di avere iniziato alla tenera età di dodici anni con un'amica di sua madre... E, giusto per non farsi mancare nulla, a scuola venne espulso diverse volte anche per via dei guai a sfondo sessuale in cui si cacciava (in un'occasione venne persino sorpreso mentre faceva sesso con la lavandaia del suo istituto)...
Il fatto è che Errol Flynn aveva un rapporto molto spontaneo e primitivo col sesso, e la cosa gli derivava dal fatto di essere nato e cresciuto in contesti relativamente "selvaggi" (vedi un po' le coincidenze!) fra la Tasmania, l'Australia e la Nuova Guinea fino ai vent'anni, quando si trasferì in Inghilterra e poi venne notato da Hollywood. Sul fatto che abbia sfogato tanta esuberanza sessuale anche con partner del proprio sesso si è scritto molto, ma non ci sono prove. Quello che si sa è che, nonostate il suo successo amoroso, amasse anche fare il voyeur e si divertisse un mondo a spiare di nascosto gli oggetti del suo desiderio... Tant'è che nella sua villa posizionò tutta una serie di spioncini, pertugi segreti e finti specchi per non perdersi nulla, ma proprio nulla, delle sue numerose ospiti...
Io non sono davvero nessuno per dare lezioni di sceneggiatura, ma credo che - al giorno d'oggi - ispirarsi al vero Errol Flynn piuttosto che ai ruoli che interpretava sarebbe stata una scelta accattivante e vincente sotto molti punti di vista... A maggior ragione se si voleva tratteggiare un personaggio libero e selvaggio, nel senso più umano del termine. Invece Adam Wild è destinato in partenza ad accasarsi, e presumibilmente ad essere fedelissimo... E sicuramente vivrà tutta la sua vita fumettistica con un certo pudore, all'insegna dei bei tempi di una volta (che in realtà non sono mai stati tali, se non per la mentalità ipocrita dell'italietta perbenista e provinciale in cui la Bonelli naque e prosperò). Il tutto in un'Africa desessualizzata come nella miglior tradizione tarzaniana (e se oggi, in un'epoca in cui la sessualità non viene più sublimata, Tarzan non è più molto popolare qualche motivo ci sarà).
D'altra parte, anche in questo caso, la sensazione è che Adam Wild non sia una serie studiata per conquistare nuove fasce di pubblico, ma per convogliare quel che rimane di quelle vecchie (anche in senso anagrafico)... Che magari da un fumetto di avventura ambientato nell'Africa del XIX secolo si aspettano certe cose, e non altre... E che forse sono anche la ragione per cui in questo primo numero Adam Wild si è presentato munito di gonnellino strategico, mentre - giusto per fare un esempio - Wolverine al cinema affronta l'argomento del risveglio mattutino molto più sportivamente...

Però è evidente che il pubblico a cui punta Adam Wild NON è quello che va a vedere Wolverine al cinema, ma il pubblico bonelliano più tradizionale: quello con un'eta medio alta e una formazione di un certo tipo... Un pubblico che è convinto che mostrare delle natiche maschili, evidentemente, sia sconveniente anche nel caso di personaggi disinibiti e selvaggi, e che - al contrario - pensa che la vista di qualche seno e gluteo femminile in più, anche solo di sfuggita, offra sempre e comunque un valore aggiunto.

Anche questa è una scelta legittima, per carità, però sembra proprio che la serie di Adam Wild sia destinata, paradossalmente, a diventare un ottimo esempio di come il fumetto popolare italiano sia tuttora vittima di una forma di schiavitù molto più subdola e coriacea di quella affrontata dal suo protagonista.

Peccato davvero.