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lunedì 22 dicembre 2014

PER CHIUDERE IN BELLEZZA - 3

Ciao a tutti. come va?
Forse vi ricorderete che vi avevo promesso che i post del lunedì di questo dicembre sarebbero stati tutti dedicati a fare il punto della situazione sul fumetto popolare italiano, quello che arriva in edicola, e lo scorso lunedì - parlando della Disney Panini - vi avevo annunciato che sarebbe stato necessario un post a parte per aggiornarvi riguardo la serie REAL LIFE, sulla quale avevo espresso qualche perplessità già a partire dal primo numero (CLICCATE QUI).

Eccomi qui, quindi, a spiegarvi perchè e percome questo progetto ha confermato i miei dubbi e suo malgrado sta diventando l'ennesimo simbolo dello scollamento fra gli editori italiani che puntano al fumetto popolare e il loro pubblico potenziale.

Da che parte posso cominciare? Forse, in questo caso, è meglio cominciare dalla fine... E cioè dalla constatazione che in sette numeri, e cioè in sette mesi, fondamentalmente non è successo nulla... O meglio: non è successo nulla di quello che sarebbe dovuto succedere per dare modo a questo fumetto di mantenere le premesse che suggeriva con le sue copertine intriganti, le pose sensuali delle sue protagoniste e tutto il resto.
Per dirla molto in sintesi (anche se non ci vuole un grande impegno), negli ultimi mesi il misterioso Thomas si è divertito a giocare al gatto e al topo con le tre protagoniste, flirtando pesantemente con Alice (l'imbranata), Andrea (la nerd) e Amber Lee (la fashionista), che fondamentalmente erano sempre più cotte di lui... Al punto che probabilmente, arrivate al numero sei, sarebbero state disposte a vendere un rene (metaforicamente parlando) pur di scambiare un bacio con lui e avere l'esclusiva delle sue attenzioni...

E invece niente.

Gli unici baci che si vedono in questa serie sono quelli che le protagoniste immaginano, e può essere interessante notare che in questo fumetto, protagoniste a parte, non vengono raffigurati i baci o le effusioni di nessuno, nemmeno sullo sfondo, il che considerando che la storia è ambientata in una scuola superiore (per giunta inglese), è abbastanza surreale.

Tuttavia può anche essere interessante notare che, dopo che per sei mesi la tensione fra le tre protagoniste cresce, uno stratagemma di Thomas (dà appuntamento a tutte e tre nello stesso posto, ma lui non si presenta) le rende magicamente consapevoli del fatto che in realtà lui non è davvero interessato a nessuna delle tre, che forse le ha prese in giro dall'inizio e che piuttosto di farsi venire il sangue amaro per stare dietro a un personaggio del genere è meglio se diventano migliori amiche trullallero trullalà, rimettendo nel cassetto a tempo indeterminato le loro pulsioni sentimentali e sessuali... Con annessa competizione.

Forse sbaglio, ma credo che questo preciso momento abbia segnato il destino della serie, perchè - assieme alle illusioni d'amore delle tre amiche - si sono infrante anche le speranze delle lettrici di avere fra le mani una serie in grado di riflettere il loro essere adolescenti oggi... Che non vuol dire essere solo morbosamente dipendenti dai social network, ma anche provare sensazioni, sentimenti e desideri che vogliono concretizzarsi in un modo molto più tradizionale, se capite cosa intendo.

In effetti non escluderei che nei sette mesi intercorsi fra il primo e il settimo numero di REAL LIFE ci siano state molte lettrici che, a livello di esperienze pratiche, abbiano superato abbondantemente le inconcludenti vicissitudini delle tre spasimanti di Thomas... E, per dirla tutta, sarei portato a pensare che più di qualche lettrice abbia iniziato a pensare che se in sette mesi Thomas non ha scelto nessuna delle protagoniste, quando avrebbe potuto tranquillamente fare di tutto con tutte e tre, l'unica spiegazione plausibile è che in realtà Thomas sia gay.
Il che, in effetti, sarebbe l'unica cosa che potrebbe dare senso a tutta la vicenda, anche se OVVIAMENTE è una strada impraticabile in un fumetto Disney Panini, e pertanto la triste verità è che con questa serie l'editore ha confermato di essersi infilato nell'ennesimo vicolo cieco, perchè non può pretendere di mettere in piedi una serie adolescenziale credibile, peraltro ambientata in un contesto realistico, senza andare mai al sodo... E, anzi, studiando mille stratagemmi e scappatoie per dare una rappresentazione dei turbamenti e dei desideri adolescenziali che sia a prova di oratorio... Ad esempio presentando degli adolescenti per cui il massimo dell'intimità è rappresentato dal posare insieme in una foto da pubblicare sull'onnipresente social network che dà il nome alla serie..
La cosa più odiosa di tutta l'operazione, però, non è tanto il fatto che gli adolescenti presenti vivono in una realtà parallela dove le pulsioni sessuali non hanno mai sbocchi, anche sono tutti (o quasi) bellissimi e bellissime in maniera statisticamente inverosimile... La cosa più odiosa è che la serie, a partire dalle copertine molto intriganti, crea una serie di aspettative che vengono bellamente disilluse pagina dopo pagina e numero dopo numero. Creando un notevole effetto "pubblicità ingannevole" che sicuramente non sta aiutando la serie a spiccare il volo...

Anzi...

L'editore ha annunciato che a partire da gennaio 2015 la serie diventerà bimestrale, e questo non preannuncia niente di buono. Di certo non indica un grande successo di vendite, e più probabilmente significa che anche se sono già state preparate altre storie (che magari potrebbero concludere un primo arco narrativo) si vuole tentare di allungare i tempi per decidere meglio il da farsi, nella speranza che lasciando la copia in edicola per due mesi invece che per uno ci sia più gente che acquista ciascun numero... Così da rientrare nei costi di un progetto su cui si è investito molto e che, forse, ha già iniziato ad andare in perdita... Anche perchè, piccolo dettaglio, gli autori sono stati messi al lavoro non solo sul fumetto, ma anche sulla realizzazione di un vero e proprio social network fasullo (da cui si accede CLICCANDO QUI), dove i protagonisti principali postano "foto" e interventi vari... Interagendo fra loro, ma NON con i lettori in carne e ossa...

Ma alla Disney Panini pensavano davvero che con tutto quello che succede sui social network veri avrebbe avuto senso mettere in piedi una cosa del genere?

Oltretutto questa serie, che prima di debuttare ha richiesto tre anni di progettazione (sigh!), era nata per essere lanciata a livello internazionale senza aspettare gli eventuali riscontri sul mercato italiano, e troncarla di netto in Italia vorrebbe dire innescare una reazione a catena che potrebbe avere delle ripercussioni sgradevoli a livello marketing con i partner stranieri, anche perchè questa volta non c'è di mezzo solo la Disney, ma anche il marchio Panini (che ha una valenza internazionale e che deve stare attento ad eventuali danni d'immagine dovuti alla chiusura improvvisa di un progetto in cui si è speso).

A questo proposito potrebbe essere interessante notare che REAL LIFE, al momento, è pubblicata in Svezia, Norvegia, Spagna, Francia dalle rispettive Disney, ma nei paesi in cui la Panini e licenziataria dei fumetti Disney, a partire dal Regno Unito (che guardacaso è proprio dove la serie  REAL LIFE è ambientata) non è stata ancora lanciata... E questo lascia spazio a tutta una serie di domande (anche un po' inquietanti per la verità) sul rapporto che intercorre fra la multinazionale Panini e la redazione Disney italiana.

Sia come sia da fuori si potrebbe avere la sensazione che il passaggio alla bimestralità sia una strategia finalizzata anche a monitorare l'andamento di REAL LIFE all'estero, perchè se altrove le cose andassero molto meglio rispetto all'Italia si potrebbe pensare di dare un seguito al progetto, magari in una forma diversa. Ovviamente io non posso sapere cosa accadrà, ma sono fortemente tentato di pensare che anche all'estero REAL LIFE non avrà un successo clamoroso, perchè ha dei limiti molto vistosi, che diventano ancora più evidenti in nazioni dove certi tabù tipicamente italiani sono stati superati da tempo.
Non per risultare ripetitivo, ma a parte il fatto che in Francia, Spagna, Svezia e Norvegia c'è un rapporto molto più disinvolto con la sessualità (e con l'omosessualità, che in REAL LIFE non trova alcuno spazio, e sicuramente non lo troverà mai), si tratta comunque di nazioni che culturalmente sono molto più affini alla Londra reale che non a quella - a misura di provincia italiana - ricreata in REAL LIFE... E ne sono ben consapevoli. Probabilmente chi comprerà REAL LIFE in queste nazioni, magari perchè intrigato/a dai disegni e dalle pose fashion, si renderà presto conto che è tutto fumo e niente arrosto, e che oltretutto non descrive la realtà degli adolescenti europei, men che meno a livello scolastico.
Infatti, anche volendo chiudere un occhio sulle scelte stilistiche di REAL LIFE, tutta la serie ha un impianto narrativo che non regge, perchè presenta gli adolescenti della London International High School come sessualmente disadattati e senza nessuno con cui aprirsi e/o confrontarsi seriamente su certi argomenti... Scelta che sicuramente è in linea con le lobby sessuofobe che dettano legge nel nostro paese, per cui sesso e sentimenti sono cose da vivere privatamente anche a costo di viverle con disagio, ma che cozza pesantemente con la realtà internazionale, che da anni prevede corsi di educazione sessuale e sentimentale in tutte le scuole. Nel Regno Unito, in particolare, l'educazione sessuale e sentimentale è OBBLIGATORIA dagli 11 anni in poi (e se non ci credete potete CLICCARE QUI) e presentare dei liceali londinesi come se si muovessero a tentoni in un contesto sessualmente repressivo, tipicamente italiano, probabilmente inciderà sulla verosimiglianza di REAL LIFE agli occhi dei lettori stranieri, e quasi certamente non lo renderà il successo internazionale che si sperava.

E questa è giusto la punta dell'iceberg, perchè un contesto adolescenziale e scolastico (ancor più se in una realtà metropolitana come Londra) offrirebbe tutta una serie di spunti che REAL LIFE evidentemente non vuol affrontare, e poichè quello che resta è una commedia sentimentale (anche se forse "drammone" sentimentale sarebbe una definizione più corretta) in cui non si arriva mai al dunque probabilmente il suo destino è segnato.

Comunque credo che REAL LIFE, nonostante tutto, sia importante perchè mette in luce tutte le criticità dell'edtoria a fumetti italiana degli ultimi anni. Vuole sperimentale e ha paura di osare, vuole essere moderna e non vuole indisporre la tradizione, vuole strizzare l'occhio ai giovani lettori e ha un occhio di riguardo per quelli all'antica... E ogni tanto vorrebbe persino ideare qualcosa di respiro internazionale, realizzando però dei prodotti pesantemente intrisi della peggio italianità...

E tutto questo avviene perchè la nostra editoria sa che in un paese come il nostro essere originali e coraggiosi può essere interpretato come un atto di eversione, che potenzialmente può scatenare il fuoco incrociato di chi resterebbe scandalizzato da alcune scelte e di chi si ergerebbe a paladino degli scandalizzati. Anche perchè dalle nostre parte i conservatori hanno degli appoggi importanti (vedi la chiesa cattolica, giusto per dirne uno), mentre i progressisti no. La sensazione è che questa propensione alla prudenza, che è entrata nel DNA dell'editoria italiana, stia facendo più danni che altro. E la cosa incredibile e che chi di dovere sembra non accorgersene, stupendosi ancora quando tutto il suo impegno nel non urtare la sensibilità di nessuno si traduce in un numero crescente di fallimenti commerciali...

E forse il problema è proprio questo: il successo arriva quando si riesce, se non a urtare, almeno a scuotere la sensibilità del lettore, nel bene e nel male, perchè in questo modo resta coinvolto da ciò che ha davanti. La sensazione leggendo quanto produce il fumetto popolare italiano ultimamente, invece, è che al massimo si provi timidamente a sfiorare quella che è la sensibilità del pubblico di oggi, ovviamente in relazione al target di riferimento. Così, ad esempio, REAL LIFE è un fumetto a tematica adolescenziale per ragazzine che però sta bene attento a non raggiungere nemmeno un terzo dell'impatto emotivo di un qualsiasi manga che punta allo stesso target... Col risultato di essere passato alla bimestralità nel giro di sette mesi.
In effetti analizzando REAL LIFE non ho potuto fare a meno di pensare ai fumetti americani della Archie Comics, anch'essi incentrati su personaggi adolescenti per un pubblico (anche e soprattutto)  preadolescenziale. Pur partendo da una base umoristica descrivono la realtà dei giovani di oggi in maniera molto più credibile e frizzante di REAL LIFE, tant'è che lo stesso Archie è da sempre conteso da più ragazze, e siccome è perennemente indeciso prova a frequentarle tutte... Senza farsi problemi a gratificarle con baci ed effusioni ad ogni appuntamento, anche se questo provoca inevitabili litigate, ripicche e altro.
Come avverrebbe nel mondo REALE.

E l'approccio sempre al passo coi tempi della Archie Comics, che a quanto pare tiene in conto la REALE sensibilità del suo pubblico di riferimento, ha fatto in modo che dal 2008 ad oggi il volume d'affari delle sue testate salisse del 726% per il mercato delle librerie e del 226% per il delicatissimo mercato delle fumetterie. Alla faccia delle minaccie di boicottaggio dopo l'introduzione di personaggi gay, matrimoni gay e altro ancora.

E tutto questo mentre in REAL LIFE un semplice bacio adolescenziale - peraltro assolutamente etero - viene ancora presentato come lo sconvolgente coronamento di uno straziante percorso iniziatico, infinitamente tortuoso e costellato da molteplici traversie... Tant'è che dopo sette mesi questo bacio non c'è ancora stato...
Manco si trattasse di un poema cavalleresco sulla ricerca del Sacro Graal.

Forse sbaglio, ma secondo me è tutto collegato.

Certo è che se all'alba del 2015 un fumetto italiano a base di adolescenti, che oltretutto si chiama REAL LIFE, si fa tutti questi problemi per un semplice bacio, tante cose acquistano magicamente senso... Come ad esempio il fatto che in edicola i fumetti italiani vendono sempre meno.

Alla prossima.

venerdì 19 dicembre 2014

BAT-PREGIUDIZI

Ciao a tutti, come va?
Più di qualche volta mi è stato rinfacciato il fatto che questo BLOG è un po' troppo esterofilo, ma il post di oggi potrà dimostrarvi che non è così, e che se deve apostrofare negativamente qualcuno non conosce confini.

Dico questo perchè con questo post credo di poter confermare che la DC Comics preferisce strizzare l'occhio al pubblico conservatore, altrimenti non si potrebbero davvero spiegare certe scelte editoriali e certe concessioni ai suoi sceneggiatori.

Intendiamoci: scegliere un pubblico di riferimento, di per sè, è una scelta legittima, anche perchè ormai le case editrici di supereroi non sanno più cos'altro inventarsi per farsi concorrenza, e forse l'idea di differenziare il loro approccio su certe questioni può essere una risorsa supplementare.

Entro certi limiti, però.

Infatti sembra proprio che la DC Comics, pur di accativarsi un pubblico non propriamente aperto sulla questione LGBT, non si faccia grandi problemi a entrare in conflitto con i propri autori, o a spingerli in direzioni non propriamente gay friendly.

Se seguite questo blog, però, vi ricorderete che la DC Comics, più che nuovi lettori, con questa strategia è stata capace di calamitare nuove polemiche. Tutta pubblicità, certo, ma a discapito della qualità delle sue storie e della sua immagine pubblica.

In ordine sparso mi viene in mente il suo tentativo di mettere uno scrittore dichiaratamente anti gay sulle pagine di Superman (pericolo scongiurato da un'insurrezione popolare), il suo veto al matrimonio lesbico di Batwoman (che ha determinato l'allontanamento dei suoi autori), l'assassinio del fidanzato del Green lantern di Earth-2 dopo solo due numeri dalla sua introduzione, l'eterosessualizzazione di Wonder Woman, la desessualizzazione del costume di Star Sapphire quando è passato da una donna a un uomo e via discorrendo...

Tuttavia l'episodio forse più indicativo era stato l'allontanamento di Gail Simone da Batgirl poco prima che facesse debuttare la compagna di stanza transessuale della protagonista... Allontanamento annullato dalle proteste dei lettori, che hanno preteso che l'autrice potesse concludere naturalmente il suo ciclo di storie, comprensivo di introduzione dell'amica transessuale di Batgirl, Alysia Yeoh.
A quanto pare, però, la DC Comics si è sentita in dovere di compensare questa scelta così progressista, e così il nuovo team creativo di Batgirl, composto da Cameron Stewart, Brenden Fletcher e Babs Tarr, è stato lasciato libero di creare un avversario che si presenta come una specie di versione glitterata di Batgirl: malata di protagonismo, nonchè tendente al rapimento, all'omicidio e ad altre pratiche socialmente deprecabili...
Una specie di emulatrice, mitomane e psicolabile, che però si rivela essere... Una drag queen che all'anagrafe risponde al nome di Dagger Type!
Dagger Type
Dagger Type
Ora:  tecnicamente non c'è nulla di male a rappresentare persone LGBT in maniera negativa, anche perchè presentarle solo in maniera positiva sarebbe fazioso. Quello che disturba nel numero 37 della nuova serie di Batgirl, uscito da pochi giorni, è il fatto che Dagger Type è stato rappresentato ricorrendo a un ricco campionario di pregiudizi e stereotipi negativi (come l'isteria, il look eccessivo e il mascara sempre pronto a colare a causa delle lacrime facili di Type). Oltretutto anche l'atteggiamento con cui Barbara Gordon/Batgirl (e il suo gruppo di comprimari) si pone nei confronti di questo personaggio sembra studiato apposta per gratificare il pubblico che non vede di buon occhio drag queen e affini.
Il magazine online Autostraddle ha addirittura dedicato all'argomento un articolo dal titolo "Come Batgirl #37 ha distrutto un anno e mezzo di positiva rappresentazione delle persone trans in una sola pagina", precisando che "In questo ultimo numero, non solo gli scrittori giocano con alcuni elementi transmisogini molto pericolosi, ma buttano dalla finestra lo sviluppo del personaggio di Barbara Gordon e la trasformano da miglior amica ed alleata di una transgender, a transofobica definitiva".
Una recensione un po' spietata, ma in buona parte condivisibile... Anche se forse era il caso di sottolineare soprattutto il fatto che la DC Comics, ultimamente, è sempre pronta a porre il veto quando i suoi fumetti prendono una direzione troppo gay friendly, mentre non si fa problemi particolari se i suoi autori vanno in una direzione eccessivamente omofoba o eterosessista/maschilista.

Sia come sia gli autori si sono sentiti in dovere di rispondere alle polemiche via Twitter, precisando che:

"Stiamo ricevendo molti reclami per questo numero e leggiamo le vostre reazioni con grande preoccupazione. Potremmo andare avanti per giorni e giorni cercando di spiegare le nostre intenzioni per quest'albo e per il personaggio di Dagger Type, quali erano i nostri obbiettivi e quali no... Ma le nostre intenzioni non sminuiscono la legittimità delle vostre reazioni a questa storia. Queste reazioni sono oneste e sentite, e sussistono indipendentemente dalle nostre intenzioni creative, che comunque seguiranno la direzione prevista. Però prendiamo atto di avere ferito e offeso molti di voi, e per questo vorremmo porgervi le nostre sentite scuse. Siamo profondamente turbati dalle reazioni a questo numero e ne abbiamo fatto un punto di seria discussione tra noi. Ci aspettavamo un po' di polemiche sul personaggio, ma solo adesso realizziamo che la sua rappresentazione era fallata, per via di alcuni elementi della storia che hanno richiamato ai lettori quei meschini e fuorvianti pregiudizi che si associano al mondo drag e transgender con ambiguità. Siamo profondamente dispiaciuti per aver sconvolto i lettori che hanno creduto in noi, ma ci sentiamo in debito con quelli che si sono alzati per esprimere il loro punto di vista su storie come questa. I loro pareri ci porteranno verso dei ceontenuti migliori per tutti, per noi e per gli altri, sperando di alzare il nostro standard per il futuro. 
Saluti, Cameron Stewart, Brenden Fletcher, Babs Tarr".

Curiosamente la DC Comics non ha preso alcuna posizione ufficiale riguardo a tutta questa faccenda.
In compenso ha dovuto prendere atto che la testata dedicata a Batwoman ha perso diversi lettori da quando J.H. Williams e W. Haden Blackman se ne sono andati (o meglio: da quando non se la sono più sentiti di continuare una serie in cui l'editore gli aveva proibito il matrimonio lesbico della protagonista). Così, alla fine, l'editore ha annunciato che, dopo diversi anni di onorata carriera, la testata di Batwoman rientrerà nel novero di quelle che dovranno chiudere il prossimo anno...
Forse, avendo un approccio diverso, la DC Comics avrebbe potuto richiamare gli autori storici e concedergli di realizzare il tanto controverso matrimonio di Batwoman, visto che comunque l'alternativa era la chiusura della serie, ma ha preferito non farlo... E questo, in effetti, la dice lunga su tutta la questione.

Da notare che fra le testate che chiuderanno ci sarà anche quel GREEN LANTERN CORPS in cui è comparsa la nuova versione maschile di Star Sapphire (con il costume "castrato" per evitare che risultasse troppo "gay").
Certo, magari questo non dimostra che un approccio più gay friendly avrebbe salvato queste testate, ma se non altro tutto questo dimostra che adottare politiche restrittive riguardo alla questione LGBT non rappresenta automaticamente un salvagente per le vendite... Anzi...

Restiamo in attesa di verificare ulteriori sviluppi, anche se i presupposti dalle parti della DC Comics non sembrano particolarmente incoraggianti.

Alla prossima.

mercoledì 17 dicembre 2014

FILM INVISIBILI E CAMPANELLI D'ALLARME

Ciao a tutti, come va?
Giusto questa settimana debutta nelle sale un film di cui si parla molto: IL RAGAZZO INVISIBILE. In particolare se ne parla perchè sarà il primo tentativo da parte del cinema  italiano di trattare il tema dei supereroi dopo tanto tempo, peraltro ad opera di un regista conosciuto come Gabriele Salvatores.

Siccome siamo in Italia, dove il pressapochismo e i facili entusiasmi sono all'ordine del giorno, mi sembrava doveroso fare un analisi di tutto questo progetto in base a quello che è emerso finora. Anche alla luce del fatto che i film (e le serie TV) di supereroi (americani) sono un genere in cui il pubblico gay si ritrova molto, peraltro con una crescente "complicità" da parte di produttori e registi.

Partiamo dall'inizio.

Perchè produrre in Italia un superhero movie, visto che ormai da decenni viviamo di cinepanettoni, commediole da niente, pipponi pseudointellettuali, film romantici e drammoni vari? Difficile rispondere, anche perchè il fumetto italiano NON ha una grande tradizione di supereroi propri, e i pochi che ha avuto non se li ricorda più nessuno. La prima risposta che viene da dare è che, molto semplicemente, visto che i film di supereroi sono un genere che ha molto successo, qualcuno ha pensato che valeva la pena di provare a raccogliere il loro pubblico abituale, magari puntando su un regista di richiamo anche per quanti non seguono abitualmente i film di supereroi, in modo da ottimizzare il risultato... Anche perchè si vocifera che questo film sia stato studiato anche in funzione di un'ipotetica serie di sequel.

Ovviamente può anche essere che Gabriele Salvatores, più semplicemente, volesse provare a cimentarsi col genere, ma non ci giurerei affatto, perlomeno a giudicare dalle interviste che ha rilasciato riguardo al film.

Qualche esempio? Del suo rapporto coi fumetti dice che:

"Dipende tutto dall'età, io sono cresciuto con Flash Gordon, che adesso magari non ricorda più nessuno (Nota: se Gabriele Salvatores frequentasse le fumetterie saprebbe che è stato ristampato proprio quest'anno, e con successo, dalle Edizioni Cosmo), con Corto Maltese del grandissimo Hugo Pratt, un maestro, a cui rubo ancora delle cose, e poi Bilal, Moebius, le storie di Metal Hurlant. Il fumetto o la graphic novel sono strettamente legati al cinema. I nostri protagonisti nel film si chiamano gli Speciali. Senza rivelarvi troppo, anche loro, nella tradizione classica dei film di supereroi, hanno una mutazione genetica causata dall'esterno. Non è niente di nuovo ma abbiamo scelto per il protagonista il potere dell'invisibilità: non vola, non spacca i muri, può solo scomparire."

E dei film di supereroi dice che:

"Non ho visto tutti i film di supereroi, e non tutti sinceramente mi piacciono. Alcuni molto, sicuramente Batman di Tim Burton, Il Cavaliere Oscuro di Nolan e il primo SpiderMan.”

Ora: senza nulla togliere a Gabriele Salvatores, ma se c'è una cosa che accomuna i registi dei superhero movie di successo (e spesso anche i loro produttori e sceneggiatori) è il fatto che sono intrinsecamente geek, che hanno un passato (e spesso un presente) da lettori di fumetti (di supereroi) e da frequentatori di fumetterie, e che spesso e volentieri sono fans dei personaggi che poi portano sul grande schermo. In parole povere sanno quello che fanno e sanno quali sono i punti di forza del genere, quelli che fanno presa sul pubblico, anche perchè loro stessi fanno parte di quel pubblico e a volte hanno avuto anche esperienze editoriali... Lo stesso Joss Whedon (regista di THE AVENGERS, che vedete nella foto sotto in fumetteria) ha scritto anche un ciclo dei fumetti degli X-Men, giusto per fare un esempio...
Gabriele Salvatores non è niente di tutto ciò, e nella migliore delle ipotesi SEMBRA che sia stato colpito favorevolmente da ALCUNI film di supereroi, di cui però ignora tutti i retroscena.

Forse sarò pessimista, ma questo è un primo dettaglio poco promettente.

Un secondo dettaglio che mi lascia perplesso è che i tre sceneggiatori messi all'opera sul soggetto (Alessandro Fabbri Ludovica Rampoldi Stefano Sardo) non sembrano avere alcuna esperienza diretta nel mondo del fumetto, men che meno in quello supereroistico. E anche questo non promette molto bene, visto che i superhero movie di maggior successo (in particolare quelli MARVEL) danno molta importanza a questo tipo di competenze... Joe Quesada (che vedete qui sotto a maneggiare martelli con Chris Hemsworth), ad esempio, oltre a scrivere e disegnare fumetti (ed essere passato da Direttore Editoriale della MARVEL a Capo della Divisione Creativa) collabora attivamente alla produzione del serial TV AGENTS OF S.H.I.E.L.D. (messo in piedi proprio da Joss Whedon) e di buona parte dei marvel movies in produzione...
Allora perchè per realizzare questo IL RAGAZZO INVISIBILE nessuno ha pensato di contattare, ad esempio, alcuni dei (pochi) sceneggiatori italiani che scrivono fumetti di supereroi per gli USA, anche solo per una consulenza? Non penso che, giusto per fare un nome, Matteo Casali (che ha all'attivo persino storie di Batman e della Justice League) si sarebbe tirato indietro di fronte a una proposta del genere... Invece è stato scelto un gruppo di giovani sceneggiatori quasi emergenti (per fare economia?), che finora si sono fatti conoscere per film (e qualche romanzo) di tutt'altro tipo. La cosa più vicina a un film supereroistico realizzata da Ludovica Rampoldi, ad esempio, è stato "La kryptonite nella borsa", dove - nella Napoli del 1973 - vivacchia un curioso personaggio convinto di essere Superman...
Niente di personale, ma i superhero movies sono un'altra cosa e spero vivamente che questa sceneggiatrice non sia stata scelta per l'esperienza in fatto di supereroi che ha maturato in questo film... Anche se, per come vanno le cose nel nostro paese, non lo escluderei.

Una terza cosa che mi ha lasciato perplesso è che per raggranellare gli otto milioni di euro necessari per girare questa pellicola sono stati coinvolti dei produttori che effettivamente non infondono ottimismo. Dietro le quinte abbiamo RAI CINEMA (e quando c'è di mezzo la RAI si sa che bisogna scendere a compromessi di tutti i tipi), la Indigo Films (che ha prodotto una quantità di film che non hanno mai sfondato al botteghino, men che meno fra i giovani, nemmeno quando poi hanno guadagnato premi importanti, come nel caso de LA GRANDE BELLEZZA) e la Faso Film, nota soprattutto per le sue commedie anni '80 (tipo IL RAGAZZO DI CAMPAGNA).

E anche il fatto che un progetto del genere non sia nato come co-produzione internazionale (cosa che, peraltro, avrebbe permesso di avere un budget maggiore) è alquanto sospetto.

Chissà...

Il campanello d'allarme più rumoroso, però, è rappresentato dal trailer, comprensivo di colonna sonora in stile Giffoni Film Festival...
Quello che sembra emergere, infatti, non è un film con più livelli di lettura, ma al massimo un film intimista a prova di bambini... O meglio: un film che EVIDENTEMENTE cerca di essere una metafora dell'adolescenza, cercando di toccare alcuni temi già visti, rivisti e stravisti, nei superhero movie (il ragazzino perseguitato dai bulletti, ad esempio, o l'associazione segreta che recluta le persone che manifestano superpoteri), sforzandosi però di non urtare una certa sensibilità tipicamente italiana, molto tradizionalista e abbastanza sempliciotta. Il che, paradossalmente, si traduce in un film che NON può sviluppare in modo compiuto quelle tematiche che rendono i superhero movie un successo.

Col rischio di mandare tutto in tilt...

Prendiamo ad esempio una delle scene che non possono mai mancare nei superhero movie: la scena shirtless. Molto goffamente si è cercato di piazzarla anche in questo film, ma essendo incentrata su un tredicenne abbastanza gracile (anche se nella scena è di spalle e non fa vedere il suo riflesso, dato che è invisibile) fa tutto un altro effetto, e risulta quasi fastidiosa...
Nei superhero movie questo tipo di scena viene inserita (anche) per trasformare la prestanza fisica dei suoi protagonisti in uno stimolo erotico e/o omoerotico che faccia crescere il loro appeal sul pubblico... Pertanto ne IL RAGAZZO INVISIBILE risulta una forzatura, anche senza volerci vedere necessariamente qualcosa di perverso (come sostiene qualche commentatore del trailer su youtube).

Tuttavia guardando questa scena shirtless (che hanno pure voluto piazzare nel trailer) non ho pututo fare a meno di pormi una domanda...

E se la scelta di utilizzare un protagonista di tredici anni per questo film di supereroi, fosse stata dettata anche dal fatto che sceglierne uno più grandicello avrebbe implicato una serie di scelte stilistiche "difficili"?

Cercherò di spiegarmi meglio: chi segue questo blog ha avuto modo di leggere le mie analisi dei superhero movie e dei serial TV a tema, che volenti o nolenti finiscono per lanciare una serie di messaggi omoerotici e/o gay friendly più o meno espliciti... Anche solo per il fatto che i registi giocano molto con la sensualità dei loro protagonisti maschili (e NON femminili, una volta tanto), fra tute attillate, primi piani suadenti, scene shirtless e una serie di precise scelte stilistiche e registiche finalizzate a rendere i supereroi ANCHE delle icone erotiche e omoerotiche...
E per rendersene conto basta guardare i poster promozionali di ARROW, che in effetti rispecchiano abbastanza la filosofia di cui sopra (e i contenuti della serie)..


Insomma: questi film (e telefilm), da qualche anno, sono diventati il manifesto della bellezza e della prestanza fisica maschile, un tipo di bellezza e prestanza da Fitness Magazine che però è assolutamente in linea con l'estetica gay. Di conseguenza i superhero movie sono diventati  una specie di affermazione dei modelli di riferimento gay, e del fatto che i gusti "gay" in fatto di corpo maschile (e di esibizione/valorizzazione dello stesso) possono iniziare ad essere compresi e condivisi anche da chi gay non è.

La domanda è: tutte queste cose avrebbero potuto trovare spazio in un film italiano?

Se in un film italiano di supereroi ci fosse stato un bel giovanotto sulla ventina (o magari sulla trentina), palestrato, atletico e tutto il resto, gestito come in un superhero movie classico americano, con scene shirtless, primi piani sensuali, tutine attillate, momenti erotici SENZA la presenza di una figura femminile nei pressi (finalizzata a giustificarli/inquadrarli in senso eterosessuale)... Il film avrebbe trovato dei produttori in Italia? O avrebbe scatenato delle polemiche da parte di chi ci avrebbe visto dei messaggi troppo poco allineati col tipico machismo italiano? Qualche politico avrebbe colto l'occasione per dire che era troppo "gay"? Qualche giornalista avrebbe detto che istigava all'omosessualità?
Non lo sapremo mai... E non lo sapremo mai perchè il protagonista è un tredicenne al di sopra di ogni sospetto, che peraltro quando indossa la sua tutina da supereroe è francamente ridicolo e risulta praticamente asessuato... Senza contare che sembra la giovane spalla di Diabolik o di qualcuno dei suoi innumerevoli cloni degli anni '60 e '70 (e anche qui si potrebbero fare diverse ipotesi su come qualcuno, che evidentemente di fumetti non capisce granchè, potrebbe aver pensato che con questo raffinato - sigh! -stratagemma si poteva calamitare anche il pubblico di Diabolik)...
Tutto questo, però, mi porta ad una seconda, e più inquietante, domanda: e se il fatto di avere un protagonista tredicenne non fosse la causa della mancanza di certe scene, ma la conseguenza di una precisa volontà di non inserirle...?

Si è forse cercato di produrre volutamente qualcosa che fosse il meno "compromettente" possibile, sia dal punto di vista estetico che contenutistico? O forse il cinema italiano è talmente intriso di pregiudizi e paure omofobe da agire in questo modo senza neppure esserne consapevole?

Quel che è certo è che, effettivamente, anche questo stravolgimento di alcune delle caratteristiche tipiche dei superhero movie è perlomeno sospetto.

Tra l'altro un protagonista molto giovane è anche un'ottima scusa per NON affrontare una serie di argomenti "delicati" e a rischio polemica (Corruzione? Traffico di stupefacenti? Omicidi?), visto che in Italia potrebbe risultare inopportuno accostare argomenti "seri" al tema supereroistico. Dopotutto, rientrando nel cinema "fantastico", secondo una certa mentalità italiana "per bene" (che tutti si ostinano ancora a corteggiare) un film del genere DEVE NECESSARIAMENTE essere un prodotto a prova di minori, tant'è che IL RAGAZZO INVISIBILE viene distribuito (non a caso, penso) proprio sotto le feste di Natale, il classico periodo dei film per i più piccoli e per le famiglie del Mulino Bianco.
Poco importa se, effettivamente, un supereroe tredicenne potrebbe contribuire ad affrontare argomenti scottanti (abusi in famiglia, spacciatori minorenni, situazioni disagiate, ecc) da un punto di vista inedito: in Italia una cosa del genere è probabilmente impossibile, perchè nel nostro paese il cinema NON può permettersi di essere realmente destabilizzante, perchè vorrebbe dire criticare (o addirittura sfidare) il "sistema" Italia, e di conseguenza chi lo amministra e chi lo supporta... E siccome da noi chi lo amministra e/o supporta ha le mani in pasta con tutte le case di produzione più importanti e/o con tutti i distributori cinematografici il cerchio si chiude, e si spiega perchè allo stato attuale il nostro cinema non può osare quello osa il cinema americano, men che meno in un film di supereroi.
Inoltre la giovane età del protagonista de IL RAGAZZO INVISIBILE è funzionale anche alla mancanza di scene di azione e di combattimento (che avrebbero richiesto una professionalità che il cinema italiano, al momento, non è in grado di offrire a livello di personal trainer, stuntmen, effetti speciali e altro)... Scene molto importanti nell'economia di un film del genere, ma per le quali un regista come Gabriele Salvatores, nonostante il suo Oscar, sarebbe stato del tutto impreparato... Quindi molto meglio evitarle, magari con la scusa di avere un protagonista tredicenne, che non sarebbe comunque funzionale a questo tipo di scene.

Certo potrebbe essere solo una coincidenza, ma se non fosse così?

Inoltre il film si rivolge prima di tutto al circuito italiano, con tutti i suoi pregiudizi e i suoi limiti, veri o presunti che siano... E non escluderei che chi è dietro a questo progetto abbia pensato che era meglio iniziare con un film che non osasse troppo, magari riservandosi di fare qualche piccolo passo avanti negli eventuali sequel... Che però potrebbero arrivare solo in caso di un buon successo di pubblico di questo primo tentativo...
Il problema, però, è che il pubblico italiano, e soprattutto il vasto pubblico che negli ultimi anni si è appassionato ai supereroi, è sempre più preparato ed esigente, e non si lascia abbindolare facilmente... Tra l'altro è abbastanza evidente che nella locandina del film si cerca di fare apparire il protagonista più grande di quanto non sia, con l'evidente intento di calamitare l'attenzione di un pubblico più ampio, che non andrebbe mai a vedere un film su un supereroe tredicenne... E comunque se il pubblico potenziale di un superhero movie vede una locandina palesemente ispirata a Superman e Arrow, ma dopo aver pagato il biglietto non trova nemmeno un decimo di quello che si aspetta, molto facilmente recensirà negativamente il film, e inizierà a farlo via smartphone ancora prima di uscire dalla sala, innescando una reazione a catena dagli esiti facilmente prevedibili...
E tutto questo con buona pace di un regista premio Oscar... Che però non sembra avvezzo a questi meccanismi e probabilmente non è a conoscenza del fatto che - tanto per dirne una - il solo potere dell'invisibilità, nei fumetti di supereroi, non è esattamente cool... Anzi... C'è tutta una saggistica, relativa in particolare alla Donna Invisibile dei Fantastici Quattro, secondo cui questo potere nasceva proprio per qualificare quei personaggi che di fronte al pericolo non potevano fare altro che nascondersi... Un potere che,  nel caso della Donna Invisibile, era addirittura visto come una metafora della condizione femminile nella società dei primi anni '60... Tant'è che il suo impatto e le sue applicazioni, nel corso del tempo, aumentarono di pari passo coi diritti delle donne.
Ovviamente potrei essere del tutto fuori strada e IL RAGAZZO INVISIBILE potrebbe rivelarsi un capolavoro, capace di sdoganare i supereroi nel cinema italiano, inaugurando una nuova primavera per il cinema di genere nel nostro paese e tutto il resto... Ma al riguardo ho dei seri, serissimi, dubbi.

Tantopiù che, a quanto pare, anche i tre albi che la Panini ha voluto realizzare in vista del debutto del film non hanno entusiasmato particolarmente critica e pubblico, segno che forse - alla base - non c'era un'idea proprio eccezionale...
Ammetto che da appassionato storico di supereroi, pur non avendo ancora visto il film, ho un bruttissimo presentimento... E ci sono davvero troppe cose che non mi tornano...

Comunque in questi giorni si vedrà se ho ragione oppure no: se lo andrete a vedere al cinema mi saprete dire se ho preso una cantonata oppure no. Io, nel dubbio, penso proprio che non ci andrò.

Alla prossima.

lunedì 15 dicembre 2014

PER CHIUDERE IN BELLEZZA - 2

Ciao a tutti, come va?
Nel 1936, la 205° squadriglia della Regia areonautica (12° Stormo della 3ª Squadra Aerea), adottò come stemma 3 sorci verdi irti sulle zampe posteriori. Tale squadriglia fu la prima ad utilizzare i moderni e potenti (a quel tempo) trimotori Savoia Marchetti S.M.79 (equipaggiati con tre motori ALFA ROMEO 126 RC34 da 750 CV con 14 cilindri) che vennero utilizzati spesso per gareggiare in varie competizioni internazionali.
Fu proprio per la popolarità di questa squadriglia, che spesso dava prova di superiorità, affidabilità e potenza, che nacque il modo di dire "ti faccio vedere i sorci verdi", come per dire "sto per umiliarti", "sto per batterti", "sto per sconfiggerti", ma sempre in un contesto di competizione sportiva.

In Italia, però, sembra proprio che qualcuno riesca a vedere i sorci verdi senza bisogno di avversari, e anche i paperi. 

Qualche mese fa, su questo blog, avevo giusto parlato di come mi sembrasse che nel comportamento della Disney Panini ci fossero delle anomalie, dovute al fatto che stava adottando delle strategie un po' bislacche per tentare di riguadagnare lettori, presentandole però come rivoluzioni, innovazioni, ritorni eccezionali e quant'altro.

Siccome in quell'occasione dissi che se c'erano dei problemi (CLICCATE QUI) non potevano essere tamponati da semplici operazioni di facciata, ancor più se temporanee, ricevetti una serie di contestazioni (anche aspre) sia in questa sede sia su altri spazi internet frequentati dai sostenitori (anche se in certi casi "tifosi" sarebbe un termine più appropriato) della casa editrice e delle sue strategie, ma me l'aspettavo.

Quello che non mi aspettavo era di avere una conferma così veloce delle mie ipotesi.
All'inizio dell'estate la Disney Panini aveva annunciato il sequel delle avventure di PK su Topolino (che ormai era arrivato a vendere poco più di 51.000 copie a settimana) e la ricerca di nuovi disegnatori per le storie Disney, senza contare il nuovo gadget estivo (che quest'anno era addirittura la pistola laser di PK!)... Tutte notizie che avevano contribuito a riavvicinare i lettori, tant'è che, dopo un rialzo delle vendite nei mesi di maggio e giugno, a luglio - col ritorno di PK e con il gadget da montare - c'è stato un vero e proprio botto.
I dati ufficiali, resi disponibili dalla ADS, non lasciano dubbi:
  • marzo 51.600 copie a settimana
  • aprile  51.500 copie a settimana
  • maggio 60.500 copie a settimana
  • giugno 66.200 copie a settimana
  • luglio 227.300 copie a settimana
227.300 copie!!! Un vero e proprio trionfo. Forse non il milione di copie alla settimana che si raggiunse nei primi anni '90, ma di certo un ottimo risultato, che non si otteneva da tempo! Tant'è che siti e riviste specializzate avevano già iniziato ad annunciare che Topolino era tornato a vendere, che l'operazione PK era stata un successo, che finalmente si poteva stappare lo spumante e tutto il resto... Anche perchè, anche ammesso che ci fosse stato un forte traino dovuto a PK, al gadget e a tutto il resto, SICURAMENTE alcuni lettori agganciati (o riagganciati) con questa strategia non si sarebbero riallontanati, dando per scontato che avrebbero riscoperto la "magia" di Topolino, la qualità dei suoi fumetti e tutto il resto...
O perlomeno che non si sarebbero riallontanati così in fretta...

Poi, però, sono arrivati i dati ADS dei mesi successivi a luglio :
  • agosto 63.500 copie a settimana
  • settembre  53.000 copie a settimana
  • ottobre 49.500 copie a settimana
In parole povere a soli tre mesi dal boom è stata superata - al ribasso - la tanto temuta soglia psicologica delle 50.000 copie a settimana, che poi era uno dei motivi per cui si era tentato di rilanciare Topolino ricorrendo alle storie di PK e a varie operazioni di marketing che - evidentemente - non sono servite allo scopo. Anzi: da luglio a settembre si sono persi sui 170.000 lettori, portando il venduto di ottobre al di sotto della media che si voleva alzare... Io non sono un editore, ma credo che questi numeri siano abbastanza sconvolgenti, anche se - guardacaso - a parte questo blog non ne sta parlando davvero nessuno...
Cosa è successo?
Probabilmente il picco di luglio si è manifestato per una congiunzione favorevole determinata da una campagna pubblicitaria ben congegnata, dal gadget e - soprattutto - dall'effetto nostaglia degli ex lettori di PK... Ex lettori ormai grandicelli che, in realtà, non avevano alcun interesse collaterale a proseguire la lettura di Topolino una volta conclusa la nuova miniserie di PK... E comunque, anche se PK fosse diventato un personaggio fisso (cosa improbabile, visto che era stato concepito proprio per essere un'alternativa ai fumetti di Topolino), difficilmente avrebbero continuato a seguirlo come quando erano bambini. Per il semplice fatto che - pur con tutti i suoi pregi - PK è un prodotto che non ha abbastanza livelli di lettura per stuzzicare un trentenne di oggi... E forse neanche un bambino, visto che - come ho già avuto modo di dire in un altro post - quando PK debuttò i bambini italiani erano abbastanza digiuni di supereroi, mentre adesso sono fans sfegatati dei filmoni, dei telefilm e dei cartoni della MARVEL, e facilmente potrebbero percepire PK come un prodotto derivato, che per tanti motivi non può competere con l'originale... Anche perchè si autoimpone una serie di vincoli che i supereroi veri non hanno, pur rivolgendosi (anche) a un pubblico di giovanissimi... Tant'è che, se vi capita di vedere i film in programmazione nelle rassegne natalizie per i bambini di quest'anno, ci troverete facilmente anche I GUARDIANI DELLA GALASSIA...
E comunque è probabile che anche i lettori adulti di Topolino abbiano la sensazione di ritrovarsi sempre più spesso alle prese con storie che sono omaggi/parodie/satire di qualcos'altro, o in cui i personaggi sono addirittura la parodia di se stessi e/o non hanno più il carattere definito di qualche decennio fa... Quando, ad esempio, Paperino era davvero sfortunato e caratterialmente rappresentava un pessimo esempio da seguire... Il tutto grazie anche alla reinterpretazione degli autori italiani, che - non sentendosela di riprendere tale e quale lo stile degli autori americani - avevano estremizzato (e in parte ritoccato)  il modello originale per adattarlo meglio ai gusti e alla sensibilità dei lettori italiani, cosa che negli ultimi anni si è persa... Assieme a vagonate di lettori che probabilmente non sanno cosa farsene di un Paperino che ha varie identità segrete ricorrenti (dall'agente segreto Doubleduck al classico Paperinik), tutte eroiche e supercool (senza contare le varianti delle stesse, come appunto è il caso di PK o di Paperinik in versione Ultraheroes)...
Eppure il fatto che qualche anno fa il lancio negli USA (patria dei supereroi) del nuovo Paperinik versione PK e degli Ultraheroes si sia rivelato un flop avrebbe dovuto mettere in guardia anche la Disney Panini in Italia riguardo ai danni collaterali dovuti al perseguimento di simili strategie, visto che anche da noi i supereroi stavano entrando direttamente nell'immaginario di grandi e piccini - sul modello USA - senza bisogno di essere mediati dai personaggi Disney...
Inoltre è interessante notare che queste operazioni, in cui le personalità dei personaggi di punta vengono regolarmente stravolte (anche a livello di espressività e linguaggio non verbale), nel lungo periodo finiscono per depotenziarli e snaturarli, con conseguente disaffezione del pubblico. E infatti quando negli anni '90 la Disney americana ha tentato la carta dei giustizieri mascherati con una serie animata ha preferito creare un papero nuovo di zecca, e cioè Darkwing Duck, piuttosto che rischiare di compromettere Paperino o altri nomi noti... Scelta in effetti molto saggia, considerando che le parodie sono un terreno minato (e che Darkwing Duck è finito molto presto nel dimenticatoio).
Invece alla Disney Panini hanno continuato a sfruttare i loro personaggi in funzione delle mode del momento (e, a volte, del passato), dimenticando un dato fondamentale: i supereroi (o le altre categorie narrative a cui Paperino e soci si ispirano sempre più spesso) non "giocano" a interpretare un ruolo che non gli è proprio, mentre i personaggi Disney sì... Quando la loro forza, quella che ha prodotto le loro storie migliori, nasceva sempre da una spiccata personalità, che in alcuni casi risultava persino sgradevole, ma in cui il lettore poteva riflettere se stesso e il proprio mondo. Magari ritrovando alcune dinamiche della vita reale.

E qui arriviamo al punto nodale.

Forse per ricatturare pubblico la Disney Panini dovrebbe tornare ad usare la fantasia per rappresentare la realtà... E se la realtà che ci circonda in questo periodo è angosciante, incerta e popolata da loschi figuri che si spartiscono il potere alle spalle dei problemi della gente comune, mentre l'integrazione delle minoranze e il bullismo sono temi all'ordine del giorno, è di quello che dovrebbe parlare, seppur con gli opportuni filtri... Mettendo il tutto a confronto con dei personaggi dalla personalità ben definita, e non certo con dei figuranti multiuso che ritoccano carattere e personalità a seconda del contesto in cui si trovano e della storia in cui vengono inseriti.
A questo proposito può essere interessante ricordare che alla fine degli anni '70, quando i robottoni e la fantascienza giapponese diventarono un trend di grande successo, la Mondadori (che all'epoca gestiva i fumetti Disney in Italia) emise una circolare in cui invitava gli autori di Topolino a realizzare storie in cui i personaggi Disney si ritrovassero  alla prese con avventure che in qualche modo riprendevano quei temi... Cosa che puntualmente fecero, puntando però sugli spunti delle storie e su alcune scelte estetiche, e non sullo stravolgimento dei personaggi... Offrendo al tempo stesso umorismo, avventura, satira e quelli che oggi chiameremmo "fan-service"... Come avvenne, ad esempio, nel classico di Giovan Battista Carpi "Zio Paperone e le criminose imprese dei gufo-robot"...

Forse quello che servirebbe per risollevare le sorti di Topolino sarebbero proprio delle storie che, come quelle degli anni d'oro, fossero in grado di non snaturare i personaggi a cui il pubblico si è affezionato, offrendo però più livelli di lettura, per le varie fasce di pubblico (di oggi) che sperano di coinvolgere... Quello che, tra l'altro, fanno praticamente TUTTE le serie animate umoristiche di successo degli ultimi vent'anni, anche quelle che ufficialmente si rivolgono ai più piccoli (comprese quelle "per bambine")...

Però tutto questo con Topolino non avviene, anche se il prezzo da pagare sono 170.000 lettori in tre mesi. La domanda è: perchè?

Ovviamente si possono solo azzardare delle ipotesi.

La prima è che la Disney Panini, per quanto incredibile possa sembrare, non sia consapevole di quello che sta succedendo e delle reali esigenze del suo pubblico potenziale. Il che potrebbe spiegare perchè, ad esempio, ha lanciato un concorso per trovare un nuovo disegnatore (anche se di disegnatori ne ha in abbondanza), ma non dei nuovi sceneggiatori (cosa che le sarebbe tornata molto più utile).

La seconda ipotesi è che in realtà l'editore sappia bene di essersi infilato in un vicolo cieco, ma non abbia il coraggio di rimettersi in gioco sul serio. Un po' per paura di perdere lo zoccolo duro di quei lettori che si sono ormai abituati (adattati?) a un certo modo di gestire i personaggi Disney e un po' perchè ha paura delle eventuali polemiche che - in Italia - potrebbero generare storie con sottotesti più impegnati e legati all'attualità... In cui, tra l'altro, i personaggi Disney dovrebbero inevitabilmente prendere una posizione, scontentando quei lettori che non la condividono.

Cosa succederebbe, ad esempio, se Paperopoli subisse un'invasione di profughi extraterrestri e il Sindaco chiedesse a tutti i paperopolesi di ospitarne almeno uno? Zio Paperone trasformerebbe il suo deposito in un centro di prima accoglienza oppure no? E se quegli extraterrestri si nutrissero solo di denaro? I paperopolesi sarebbero disposti a investire parte del loro stipendio per mantenerli? E Zio Paperone che farebbe?
Comunque, giusto per dimostrare che non sono un pazzo a ipotizzare storie di questo tipo su Topolino, volevo ricordare che anni fa venivano pubblicate sul serio, suscitando in qualche caso anche una scia polemica. Avvenne, ad esempio, con la storia di Romano Scarpa "Ciao, Minnotchka!", realizzata all'indomani della caduta del muro di Berlino, che presentava una netta presa di posizione nei confronti dei regimi comunisti (che in quella sede diventariono "unionisti", "ugualisti", o qualcosa del genere). In quel caso gli strascichi di polemiche (che trovarono spazio anche su diversi quotidiani e settimanali, e a cui si interessarono anche figure politiche di spicco) fecero in modo che la storia non fosse mai più ristampata fino alla recente edizione dell'opera omnia di Romano Scarpa in allegato al Corriere della Sera...

Questo però non toglie che quella storia trovò spazio su Topolino nel 1992, proprio in uno dei periodi di maggior successo della testata... Un caso?

Sia come sia la terza ipotesi che mi viene in mente è che, più semplicemente, la Disney Panini sia davvero convinta che i fumetti che produce sono quelli più adatti ai lettori italiani di oggi: disimpegnate, sottilmente banali, con un linguaggio e un'ironia a prova di età prescolare e una serie di spunti che cercano di scimmiottare al meglio (o alla meno peggio) i trend di maggior successo... In parole povere pensa che le storie, in un certo senso "facili", che produce riflettano brillantemente il pubblico italiano degli ultimi anni e le sue esigenze (il che, a ben guardare, non è esattamente un complimento), che non ha senso cambiare linea editoriale e che se ha perso lettori non è un problema suo, ma è tutta una questione di cause esterne e indipendenti dalla sua volontà... La crisi economica, internet, i videogames...

Sigh!

Ovviamente posso sempre sbagliare, ma io continuo a pensare che i fumetti Disney italiani di oggi abbiano un enorme potenziale inespresso, e che il suo editore dovrebbe smarcarsi quanto prima dalle (brutte) abitudini che caratterizzano oggi il fumetto italiano da edicola, con tutti i suoi tabù e i suoi timori... Che poi sono anche le ragioni che lo stanno portando a una lenta estinzione.

Eppure le storie Disney rappresenterebbero un serbatoio interessantissimo per affrontare una gran quantità di argomenti non banali, e senza particolari sforzi, persino toccando indirettamente i temi LGBT, che di certo sarebbero più interessanti dell'ennesima parodia di Star Trek o delle storie che si riallacciano a qualche programma della RAI, magari con tanto di versioni Disney dei loro conduttori  (perchè sempre la RAI, poi? Perchè ha l'esclusiva sulla trasmissione dei cartoni Disney? Boh!)...

Perchè, quindi, non fare una bella storia in cui qualche assistente sociale decide che è arrivato il momento di togliere la tutela legale di Qui, Quo e Qua a Paperino, perchè non rappresentano una famiglia tradizionale? O magari una storia in cui Paperoga deve assolutamente trovare un lavoretto e finisce per sostituire momentaneamente la cantante più popolare del momento, rapita da un malvivente che poi cercherà in tutti i modi di smascherarlo e di esporlo al pubblico ludibrio?
E se un compagno di scuola di Tip e Tap (che magari potrebbero cogliere l'occasione per rinnovare il loro look) fosse vittima di bullismo e i due chiedessero consiglio allo zio Topolino per dargli una mano, scoprendo che la vittima non ha mai osato parlare in casa dei suoi problemi per paura di deludere le aspettative del padre?

E inserire qualche personaggio secondario un po' alternativo nelle indagini di Topolino? Tipo una guardia del corpo massiccia e muscolosa con una passione per la floricoltura e le decorazioni floreali?

Di spunti ce ne sarebbero davvero tanti senza presentare direttamente famiglie omogenitoriali e coppie di fatto (cosa che comunque sarebbe auspicabile, prima o poi, visto che la Disney in america ha già iniziato a farlo nelle sue serie TV e probabilmente è solo questione di tempo prima che inizi a farlo anche nelle produzioni animate... Anzi: io azzarderei l'ipotesi che stia aspettando giusto il momento in cui i matrimoni gay saranno legali in tutti gli Stati Uniti per fare la sua mossa al riguardo).

Il punto però è che, per come siamo messi in Italia adesso e per come ragionano gli editori italiani del nostro paese,  probabilmente nel 2015 chi di dovere continuerà a preferire l'emoraggia di lettori piuttosto che una presa di posizione netta  e un cambio di rotta più in linea con la sensibilità del pubblico reale di oggi... Che, stando ai dati ADS, evidentemente non è più in sintonia con le scelte di Topolino.

Certo sotto le feste di Natale ci sarà il classico recupero, ma da febbraio in poi cosa si potrà fare, ancora, per invertite la tendenza?

Probabilmente nulla, perchè ormai le hanno provate tutte e l'unica cosa che potrebbero fare alla Disney Panini sarebbe cambiare radicalmente strategia... Cosa che non faranno mai.

Valentina De Poli, attuale direttrice di Topolino, in una recente intervista ha dichiarato che:

"Nel caso di Topolino, un punto di forza da considerare è certamente la tradizione Disney; non credo di dire nulla di nuovo se affermo che Disney in Italia è un brand fortissimo - lo confermano tutte le ricerche di mercato -, per cui rappresenta in un certo senso una garanzia. Se vado in edicola e c’è Topolino, sono sicuro di quello che compro."

E forse è proprio questo il problema: se chi gestisce Topolino pensa davvero che il suo punto di forza sia soprattutto il marchio Disney, che oggi si riferisce ad una serie di popolarissimi prodotti multimediali che hanno davvero poco a che spartire con lo spirito del settimanale prodotto in Italia (per tutta una serie di motivi che sarebbe troppo lungo elencare qui), allora si spiegano tante cose...

Forse la Disney Panini (in maniera non dissimile dalla Bonelli) si sente in dovere di mantenere una sorta di "profilo istituzionale", e di conseguenza si è autoconvinta che la strada che sta percorrendo è l'unica possibile... Per non giocarsi la reputazione, per non contrariare alcune lobby di potere e per non compromettere il suo buon nome davanti a stuoli di genitori che da Topolino si aspettano fondamentalmente una lettura innocua... E "innocuo", riferito alla stampa italiana in generale, è un aggettivo perlomeno ambiguo, e di certo non è sinonimo di accattivante.

La cosa ironica, però, è che se la Disney Panini si fa mille problemi a interagire con il mondo reale, il mondo reale non si fa problemi a sfruttare la Disney Panini senza che lei batta ciglio. Giusto questo mese un noto partito politico ha pubblicato sulla sua pagina facebook una campagna che sfruttava (presumo senza autorizzazione) proprio alcuni personaggi Disney...
Però, a quanto pare, al momento dalla Disney Panini non è partita alcuna diffida formale (come invece avvenne da parte della Mondadori quando, guardacaso, lo stesso partito pensò di sfruttare Asterix per i suoi scopi).

Forse a Topolino sono messi così male che non hanno voluto compromettere questa occasione per avere un po' di pubblicità in più in questo periodo così difficile? Non ci è dato saperlo...

Quello che sappiamo è che, evidentemente, se il settimanale a fumetti più venduto d'Italia perde migliaia di lettori da un numero all'altro c'è qualcosa che non funziona.

La strada che sta percorrendo Topolino, di questo pesso, dove lo porterà? A 40.000 lettori alla settimana entro il 2016? A 10.000 entro il 2018?

Comunque la mia analisi di fine anno della Disney Panini non finisce qui: REAL LIFE merita un nuovo post a parte, che arriverà a breve.

Alla prossima.