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lunedì 15 settembre 2014

VAPORI DI SPERANZA...

Ciao a tutti, come va?
Ultimamente avevo iniziato a credere che tuttosommato le fumetterie avessero iniziato a perdere la loro funzione di presidio informativo... Nel senso che pensavo che per essere aggiornati sulle novità basta avere una connessione internet e - al limite - andare in fumetteria per sfogliare le cose che hanno destato un certo interesse, per valutare un potenziale acquisto.

Invece mi sbagliavo.

Perchè può ancora capitare che andando in fumetteria ci si possa imbattere in qualcosa di cui non ha parlato nessuno e che, altrimenti, avrebbe continuato a rimanere sconosciuto. Dico questo perchè, del tutto casualmente, qualche giorno fa mi sono ritrovato a fare un giro in una fumetteria di Milano (una delle poche che, in Italia, hanno uno scaffale a tema gay e uno a tema erotico) e così sono venuto a conoscenza della pubblicazione di THE SPIRIT OF STEAM di Pasquale Celano (che il giorno dopo ho subito aggiunto su facebook per fare quattro chiacchiere su questa cosa)...
Da che parte comincio?
Dunque: la prima cosa che c'è da sapere è che Pasquale Celano più che un  fumettista professionista è un illustratore/animatore, quindi il suo tratto - al primo impatto - non risulta troppo adatto per una narrazione a fumetti (per giunta in bianco e nero), anche solo per il fatto che è assolutamente uniforme e rende tutto molto "piatto" e per il fatto che le sue anatomie sono molto reinterpretate. Tuttavia, se si supera la diffidenza generata dal primo colpo d'occhio e si inizia a leggere la storia, ci si ritrova immersi in un'atmosfera angosciante da film horror in salsa steampunk, ben ritmata e con personaggi tuttosommato interessanti. E la cosa più interessante è che anche se il protagonista è gay e questo fumetto viene pubblicato da un piccolo editore specializzato in fumetti erotici, la storia non è un pretesto per mostrare amplessi, ma semmai è vero il contrario. Cosa estremamente originale per un fumetto omoerotico realizzato in Italia e per di più distribuito in fumetteria.

Pasquale Celano mi ha detto che si è ispirato ad un racconto di Richard Matheson, e che ci ha imbastito sopra una storia che ha tenuto conto della sua passione per il mondo bear e per un certo tipo di narrativa (tant'è che il protagonista si chiama Jules Verne)... E infatti l'idea del giovane investigatore dotato di capacità paranormali che torna nel paese natio per indagare su alcuni misteriosi eventi non è rivoluzionaria, e proprio per questo risulta meritevole il fatto che qualcuno si sia impegnato per costruirci attorno una vicenda credibile e coinvolgente, e per la quale sono previsti già dei sequel (dove si dovrebbero approfondire i vari aspetti della realtà alternativa in cui si muove il protagonista), che ovviamente l'editore pubblicherà nel caso questo primo volume dovesse vendere quanto basta.
E qui arriviamo al punto più interessante di tutta la questione: l'editore.
L'editore che ha pubblicato THE SPIRIT OF STEAM si chiama E.F. EDIZIONI (cliccate QUI), ed è attivo da alcuni anni nella pubblicazione di titoli erotici, traducendo anche diversi titoli della statunitense EROS COMIX. Ora: in Italia ci sono sempre stati editori più o meno piccoli che hanno voluto puntare sull'erotismo, ma storicamente le tematiche gay sono sempre state evitate come la peste... Tuttavia in questo caso Pasquale Celano mi ha detto che si è proposto e - nonostante un po' di scetticismo - alla E.F. EDIZIONI hanno voluto provare a proporre qualcosa di gay, peraltro investendo i loro soldi in un volume di 132 pagine e lanciandolo al non proprio economico prezzo di 15 euro.


La cosa si può leggere in vari modi, ma di certo fino a qualche anno fa una cosa del genere sarebbe stata semplicemente inconcepibile. 

Cosa sta succedendo, quindi?

Forse, e dico forse, qualcosa sta cambiando e persino l'editoria italiana sta iniziando a valutare l'idea che il pubblico gay potrebbe rappresentare una risorsa interessante... Anche perchè, a meno che un piccolo editore italiano di fumetti non abbia i paraocchi, dovrebbe accorgersi che in Italia c'è un'editore che si chiama RENBOOKS e va avanti più che dignitosamente solo con titoli a tema LGBT, che oltretutto in qualche caso sono anche molto espliciti. 

Ovviamente posso sempre sbagliarmi, ma credo che se un piccolo editore italiano specializzato in erotismo eterosessuale ha valutato l'ipotesi di rivolgersi al pubblico gay la situazione si sta evolvendo.

Giusto per fare un esempio: una decina di anni fa collaboravo con un editore ben noto per le sue pubblicazioni erotiche, la Coniglio Editore, che mi permise anche di curare alcune pubblicazioni che si rivolgevano al pubblico gay, e tuttavia in quel caso mi venne richiesto espressamente di NON puntare sull'erotismo esplicito... Perchè temevano di darsi la zappa sui piedi da soli, o qualcosa del genere.

Ora evidentemente non è più così, seppur con qualche remora...

Poi, ovviamente, c'è il grosso problema che in Italia - di solito - chi è etero e ha un'attività imprenditoriale, in generale, quando pensa di rivolgersi alla clientela gay non si prende la briga di informarsi su come promuovere i suoi prodotti presso il pubblico gay, che ha i suoi tempi e i suoi modi. Oppure, all'opposto, ci sono imprenditori gay (o anche solo gay friendly) che solo per il fatto che sono gay (o anche solo gay friendly) pensano di avere le competenze per vendere ai gay qualsiasi cosa. E infatti il grande vantaggio della RENBOOKS è che, essendo gestita da persone gay e competenti nell'ambito dell'editoria, riesce ad andare incontro alle esigenze del suo pubblico potenziale sotto un po' tutti i punti di vista.

Di contro, se THE SPIRIT OF STEAM non è stato promosso da nessuna parte, presumo che alla E.F. EDIZIONI (che sulla sua pagina facebook ne annunciava l'uscita fin da aprile) si rientri nella categoria di quelli che pensano che non ci sono fumetterie e/o siti che boicottano i prodotti gay, che ci siano migliaia di gay che fanno pressing in fumetteria per avere novità sui prodotti gay e che basti pubblicare qualcosa di gay per fare si che si scateni automaticamente il passaparola... Magari appoggiandosi alle sole capacità promozionali degli autori. Senza bisogno di una campagna promozionale mirata (anche solo su internet, e magari attraverso la comunità bear).

D'altra parte sbagliare è umano.

La cosa positiva, comunque, è che nel 2014 una cosa come THE SPIRIT OF STEAM ha potuto vedere la luce anche in Italia, per giunta presso un editore che non aveva mai pubblicato niente del genere.

Ora staremo a vedere cosa succederà...

Alla prossima.

venerdì 12 settembre 2014

C'É CHI É CONTRO IL BULLISMO...

Ciao a tutti, come va?
L'autunno, generalmente, è il periodo dell'anno in cui il mondo del fumetto prova a rilanciarsi e a proporre nuove idee, e magari è anche il momento in cui cerca di calamitare l'attenzione con qualche iniziativa particolarmente speciale (anche se in effetti di eventi speciali, ormai, ne arrivano in tutti i periodi dell'anno).

Tuttavia c'è modo e modo di calamitare l'attenzione.

La MARVEL, a ottobre, ha deciso di sposare la causa della lotta al bullismo - anche perchè ottobre è considerato il mese della lotta al bullismo - proponendo per le copertine di alcuni dei suoi personaggi più popolari dei soggetti alternativi che vogliono lanciare un chiaro messaggio proprio contro il bullismo.
L'iniziativa è organizzata in collaborazione con l'associazione STOMP OUT BULLYNG (cliccate qui per il suo SITO), che da diversi anni promuove anche varie campagne educative contro l'omofobia, il razzismo e le discriminazioni che sono alla radice di un odioso fenomeno che - finalmente - inizia ad essere condannato fermamente.

Così ad ottobre diverse testate MARVEL legate al mondo degli AVENGERS e dei GUARDIANI DELLA GALASSIA avranno dei soggetti abbastanza particolari, come potete vedere qui sotto...




Qualcuno  magari potrebbe pensare che si tratta di un'iniziativa pacchiana e all'insegna del "politicamente corretto", che di fatto non basta a risolvere il problema... E in parte è così... Tuttavia si tratta anche di una presa di posizione netta da parte della casa editrice e dei suoi personaggi... Personaggi che ultimamente stanno godendo di una popolarità senza precedenti grazie a una serie di produzioni cinematografiche di successo...  E questo - probabilmente - può avere un certo tipo di impatto, soprattutto sui lettori più giovani.

Forse si tratta di un confronto masochista, ma leggendo di questa iniziativa non ho potuto fare a meno di pensare al fumetto italiano e al fatto che, pur non prendendo mai una posizione esplicita su certi argomenti, con la sua rappresentazione stereotipata dell'omosessualità - ad esempio - di certo non si impegna  per sradicare il bullismo, e in particolare quello omofobico.

Inoltre, bullismo omofobico a parte, non ho potuto fare a meno di pensare che l'unico fumetto italiano recente in cui i protagonisti sono dei ragazzini, e cioè il solito ORFANI, è stato di fatto una celebrazione della cultura del bullismo e dell'affermazione personale tramite la prevaricazione.
Poi, in effetti, si può giustificare il tutto con la questione delle esigenze narrative, dell'ambientazione, ecc... Tuttavia non posso fare a meno di pensare che, se da una parte il fumetto popolare italiano non osa mettere in discussione i punti fermi della cultura machista del nostro paese, per paura di essere criticato e suscitare polemiche, dall'altra non si fa problemi a mostrare dei ragazzini che fanno a botte per affermare la propria autorità e il proprio diritto a esistere... Quasi a voler legittimare il fatto che nella preadolescenza essere bulli e violenti è una sorta di necessità, per non correre il rischio di trasformarsi in vittime.

Il che, teoricamente, è pur sempre un punto di vista che non va censurato, però può essere interessante notare che questo punto di vista sulla questione ha trovato spazio, mentre altri no.

Sicuramente ORFANI non è stato fumetto con finalità pedagogiche, ma se è vero che i fumetti riflettono la cultura della nazione in cui vengono prodotti tutto questo mi fa pensare che forse non siamo messi molto bene... Anche perchè questo modo in cui ORFANI ha presentato le dinamiche della preadolescenza non ha suscitato alcuna polemica... Mentre qualcosa mi dice che se ORFANI avesse presentato due ragazzini che sotto le docce, invece di menarsi, avessero scoperto di essere attratti l'uno dall'altro si sarebbe scatenato l'inferno...

Alla prossima.

mercoledì 10 settembre 2014

RINNOVAMENTO?

Ciao a tutti, come va?
Nel caso non lo sapeste è da diverso tempo che l'attuale curatore di Dylan Dog, Roberto Recchioni, ha annunciato che il personaggio verrà drasticamente rinnovato a partire proprio dal numero di settembre, che non a caso in copertina presenta il protagonista nudo e in posizione fetale, per sottolineare la sua rinascita simbolica dopo il notevole calo di apprezzamento (e di vendite) che ha subito negli ultimi anni...
Non si è ben capito in cosa consisterà questa rinascita, a parte un riavvicinamento alle tematiche prettamente horror/metaforiche dei suoi primi (e più fortunati) anni e un certo rinnovamento negli schemi narrativi e nel cast dei comprimari storici (a partire dall'ispettore Bloch, che andrà in pensione). Pare che ci sarà anche un aggiornamento in senso letterale, ad esempio con l'introduzione degli smartphone, che - in teoria - dovrebbero servire a svecchiare il personaggio e a renderlo più attuale e coinvolgente per un pubblico giovane. Speriamo in bene. Tuttavia sta già circolando un'anticipazione della tavola che presenterà la nuova nemesi dell'indagatore dell'incubo, e che non promette niente di buono. Infatti in questa tavola il personaggio, che si chiama  John Ghost, viene presentato in una veste un po' audace, dopo aver consumato un rapporto a tre... Da cui è evidentemente emerso trionfatore...
Il punto è: con chi ha consumato questo rapporto? Alla sua sinistra c'è sicuramente una figura femminile, ma alla sua destra? Sembrerebbe proprio una giovane figura maschile di spalle, anche se potrebbe essere una figura femminile un po' androgina. In realtà potrebbe tornare utile studiare i dettagli sul pavimento: alla sinistra di John Ghost ci sono due scarpe col tacco, e alla sua destra (sul lato del presunto ragazzo) se ne intravede un'altra.

Quindi i casi possono essere fondamentalmente tre:
1) Si tratta di una donna mascolina.
2) Si tratta di un ragazzo che indossa scarpe da donna.
3) Si tratta di un ragazzo e il disegnatore Angelo Stano ha disegnato una scarpa di troppo, oppure quella non è una scarpa.

Il punto, però, è che in tutti e tre i casi passano dei messaggi non propriamente moderni.

Nel primo caso il messaggio che passa è che - nonostante le apparenze - è impossibile che in Dylan Dog possano essere raffigurati due maschi a letto assieme, nel secondo caso passa quello che per andare a letto con un uomo bisogna sentirsi donna e nel terzo caso il messaggio è che l'unico maschio con cui un vero uomo può fare sesso restando credibile (non dimentichiamo che questo è un nuovo  temibile avversario di Dylan Dog!) è un ragazzino un po' efebico (che quindi non può metterne in discussione la virilità, e di conseguenza la potenza).

E comunque in tutti e tre i casi non bisogna dimenticare che si tratta di un avversario, probabilmente diabolico e tutto il resto, e quindi passa anche il messaggio che la rappresentazione di un rapporto sessuale multiplo, a maggior ragione se con dei risvolti bisessuali, può essere "giustificata" solo quando viene consumato da un personaggio negativo e - presumo - con un'indole sottilmente perversa.

Da notare che nel comunicato stampa ufficiale John Ghost viene presentato come: "l'incarnazione di tutti i mali di oggi"... Aemh... E quindi alla Bonelli fare sesso a tre, o magari avere rapporti omosessuali e/o bisessuali, è considerato "un male di oggi"? Staremo a vedere... Anche se inizio a pensare che forse lo svecchiamento delle tematiche di Dylan Dog, nei fatti, sarà molto relativo.

In ogni caso se questi sono i presupposti per il rilancio di Dylan Dog sarà molto, ma proprio molto, interessante verificare come si realizzerà quella parte del sopracitato comunicato stampa in cui si legge che ora Dylan Dog si muoverà in:

"Una Londra contemporanea e multietnica, che spazia dai quartieri classici e turistici a quelli più in espansione come Southwark, con il suo grattacielo The Shard, o East London. È questa la Londra che non solo farà da sfondo alle avventure di Dylan Dog, ma ne sarà protagonista a tutti gli effetti". In un'intervista (CLICCATE QUI) Roberto Recchioni ha proprio detto che "cambieremo l’immagine di Londra: la tratteggeremo come la vede un ragazzo che atterra con un volo low-cost".

Sul serio?

Ovviamente non ho motivo di dubitare del fatto che questo annuncio sia veritiero, ma... Come la metteremo con la Londra del quartiere di Soho e i suoi locali gay e/o variamente trasgressivi? Con la Londra dei matrimoni gay e delle relative adozioni? Con la Londra delle coppie di giovani gay e lesbiche che non dissimulano nemmeno in pieno centro? Con la Londra dei Gay Pride e delle campagne contro l'omofobia che campeggiano sugli autobus?
Ammetto che sono molto, ma proprio molto, curioso di vedere se anche questo aspetto verrà preso in considerazione seriamente, anche se al riguardo ho dei serissimi dubbi. Soprattutto considerando il fatto che negli anni la Bonelli ha fidealizzato un certo tipo di pubblico molto tradizionalista e con posizioni tuttosommato retrograde su certi argomenti... E di certo non se lo vorrà giocare in nome di una rappresentazione verosimile di Londra...
Spero di ricredermi, ma se ci saranno scivoloni in questo senso, ovviamente, questo BLOG ne darà notizia... Anche se probabilmente quello che scriverò si perderà in un mare di commenti entusiasti da parte dei sostenitori storici di Dylan Dog, della Bonelli e di Roberto Recchioni... Che sicuramente non sono pochi e fanno la voce grossa, ma che nei fatti non sono neanche così tanti.

Perchè dico questo?

Roberto Recchioni ha annunciato che il suo ORFANI, come previsto, chiude col numero dodici, ma che ha già pronta una seconda stagione di altri dodici numeri, a cui seguirà - in teoria - anche una terza stagione. Fin qui tutto nella norma. Tuttavia ha annunciato anche che la seconda stagione ripartirà dal numero uno e che la serie non si chiamerà più ORFANI.

Qualcuno, ovviamente, sta già applaudendo al coraggio e all'originalità di questa iniziativa.

Però quando lavoravo a stretto contatto col mondo dell'editoria mi hanno spiegato che una delle strategie più classiche per rilanciare i prodotti che in edicola vendono poco (o comunque meno del previsto), è proprio quello di cambiargli nome e farli ripartire da uno. Per attirare nuovi lettori, certo, ma anche e soprattutto per ottenere più visibilità in edicola, nella speranza di migliorare le cose. Nel senso che un edicolante, soprattutto se ha poco spazio, tende a mettere in bella vista le cose nuove piuttosto che quelle che - col tempo - si sono dimostrate di scarso interesse per i suoi clienti...
Certo, la mia è solo un'ipotesi, e probabilmente nessuno la confermerà mai, ma di certo è molto curioso che qualcuno voglia cambiare il titolo a una pubblicazione se ha avuto buoni riscontri e se - sicuramente - può trarre vantaggio dal fatto che ha un nome riconoscibile da un vasto pubblico...

Sia come sia tutto questo ci porta sempre al solito punto: un editore può svecchiare una serie quanto vuole, e può proporre tutte le miniserie innovative che gli passano per la testa, ma se non riesce a "catturare" il pubblico dei lettori occasionali non riuscirà mai a sfondare le mura che circondano il bacino dei suoi lettori abituali... Ampliandolo e rigenerandolo con costanza. Anche perchè il bacino dei lettori abituali dei fumetti popolari italiani è limitato e non si rinnova sul serio da quasi due decenni (anche a causa dell'eccessiva prudenza degli editori e della loro incapacità di stare davvero al passo coi gusti e le esigenze del pubblico potenziale)... E d'altra parte i lettori abituali che possono permettersi di seguire tutto sono sempre meno, innescando un circolo vizioso per cui ogni volta che Sergio Bonelli Editore, giusto per fare un esempio, lancia qualcosa di nuovo impone delle scelte e rosicchia lettori a qualche sua serie storica... Per poi lamentarsi del calo delle vendite, che nel tempo ha portato anche a una serie di chiusure più o meno repentine a partire dal 2000 (Mister No, Napoleone, Legs Weaver, Gregory Hunter, Jonathan Steele, Nick Rider...). Però, guardacaso, nel suo periodo d'oro la Sergio Bonelli Editore pubblicava sì e no sette/otto titoli al mese, più qualche ristampa...
Mentre le uscite che si contano sul suo sito per il mese di settembre 2014 sono ben ventitrè, oltretutto in un periodo di crisi economica che impone di tagliare le spese superflue, e in qualche caso anche quelle essenziali... Quindi se il suo pubblico di riferimento non si è ampliato di pari passo con l'espandersi delle sue testate il calo di vendite degli ultimi tempi è perfettemante comprensibile.

D'altra parte i lettori abituali dei fumetti popolari italiani sono stati abituati in un certo modo, e si aspettano un certo tipo di prodotto, mentre i nuovi lettori (che sicuramente partono come lettori occasionali) evidentemente cercano altro, soprattutto se dal loro punto di vista cose come il sesso a tre e la bisessualità non sono necessariamente "un male di oggi"... E riuscire ad accontentare entrambe le categorie di lettori è sempre più difficile, se non impossibile.

Forse andrebbe diversamente se si partisse dall'idea che per la nuova serie X non si deve cercare a tutti i costi di coinvolgere anche il numeroso pubblico della storica serie Y, presentando protagonisti, situazioni e dinamiche simili...  Perchè nel lungo periodo vuol dire darsi la zappa sui piedi.

Il discorso è complesso, ma qualcosa mi dice la strada da percorrere per rinnovare davvero il fumetto popolare italiano è ancora molto lunga e irta di ostacoli.

Alla prossima.

lunedì 8 settembre 2014

DALLA FINLANDIA CON AMORE

Ciao a tutti, come va?
Arriva settembre e si sente già odore di Lucca Comics & Games nell'aria, e a quanto pare (come ormai è tradizione) NON presenterà spazi che si rivolgono in maniera specifica al fumetto a tematica LGBT. Probabilmente, anzi sicuramente, verranno presentati fumetti a tematica LGBT dagli editori che li pubblicano, ma non mi risulta che siano in programma mostre, tavole rotonde o altro che vadano al di là della semplice promozione. E, come sempre, qualche interrogativo si pone, soprattutto se si prendono in considerazione le fiere del fumetto che si tengono nelle altre nazioni.
Ad esempio: proprio dal 5 al 9 settembre si tiene la ventinovesima edizione del Festival del Fumetto di Helsinki (il più grande evento fumettistico della Finlandia), che a quanto pare vuole mettere in risalto anche i fumetti a tema LGBT...
Niente di nuovo nel paese di Tom of Finland, direte voi, e in parte avete ragione... Tuttavia questa volta al centro dell'attenzione non ci sarà qualche autore statunitense o francofono, e nemmeno qualche mangaka... Bensì degli autori italiani!
Infatti dal 5 al 30 settembre la Katutaidegalleria – lo spazio espositivo appartenente al centro fumetto di Helsinki – ospiterà le tavole dei romanzi grafici italiani In Italia sono tutti maschi (di Luca de Santis e Sara Colaone) e In un corpo differente (di Fabio Sera)...

La mostra, curata da Nicole Brena e Sara Colaone è stata inaugurata il 6 settembre, durante la seconda giornata del festival, e racconta, attraverso una selezione di tavole tratte dai due libri, l’interessante lavoro di analisi e ricerca sulla storia e sull’evoluzione della società italiana che ha impegnato molti fumettisti italiani e attratto l’attenzione un grande numero di lettori.
Altro colpo messo a segno dal fumetto LGBT italiano (e in particolare da  In Italia sono tutti maschi, che è già stato tradotto in Belgio, Francia, Germania, Polonia e Spagna), che però - a quanto pare - nelle fiere del fumetto italiane viene ancora ampiamente sottovalutato... E non solo nelle fiere.

Infatti casi come questo dimostrano che le tematiche LGBT, se affrontate in un certo modo, suscitano un certo interesse sovranazionale, che probabilmente non è circoscritto nell'ambito del politicamente corretto, quanto piuttosto nel desiderio - da parte della società e del mondo del fumetto - di conoscere meglio una tematica che per lungo tempo è stata "rimossa" dalla coscienza collettiva, e della quale si ignorano ancora le reali potenzialità fumettistiche.

Oltretutto non bisogna dimenticare che la comunità gay ha saputo radicarsi e globalizzarsi molto più di tante altre, soprattutto grazie a internet, ed effettivamente quello che in qualche modo ha a che fare con la cultura gay tende a diffondersi molto più facilmente attraverso il web, diventando virale a livello globale.

Ad esempio, giusto per stare in tema di Finlandia, questo è avvenuto con le opere dell'artista finlandese Mari Kasurinen (CLICCATE QUI).

Anche se è nata nel 1984 ultimamente sta dimostrando una certa passione per la moda vintage e si presenta sempre vestita in perfetto stile anni '50... E questo perchè, secondo lei, vivendo in una società in cui l'immagine è tutto bisogna saper comunicare esteriormente come ci si sente dentro. E probabilmente questa è una delle chiavi per interpretare quello che produce, e in particolare le sue sculture... A base di MY LITTLE PONY trasformati in icone pop.

In realtà lei si ispira al primissimo MY LITTLE PONY mai prodotto (prima ancora che la HASBRO decidesse di usare i colori arcobaleno per caratterizzare il suo brand più equino), forse perchè in questo modo può mettere ancora più in risalto le sue eccentirche personalizzazioni.
Comunque i suoi lavori, in buona parte, hanno dei risvolti deliziosamente queer, e molto spesso prendono spunto proprio dalle icone pop adottate dalla cultura gay.




La cosa interessante, però, è questa artista è diventata davvero virale su internet dopo che - in un impeto di patriottismo - ha realizzato un MY LITTLE PONY in versione TOM OF FINLAND...
Cosa, questa, che le ha permesso di iniziare a farsi conoscere anche al di fuori dell'ambiente prettamente artistico e al di là dei (suoi) confini nazionali. Come dire che trattare certi argomenti garantisce una visibilità che altri non garantirebbero... Non nella stessa maniera, comunque.

E d'altra parte se gli autori italiani esposti a Helsinki in questi giorni NON avessero trattato certi argomenti adesso - probabilmente - non avrebbero trovato posto in un festival finlandese del fumetto.

Con buona pace di chi, in Italia, pensa ancora che certi argomenti siano un tabù e che affrontarli in maniera troppo diretta potrebbe risultare controproducente.

Evidentemente le cose non stanno esattamente così.

Alla prossima.

venerdì 5 settembre 2014

ARTE AL BAR...

Ciao a tutti, come va?
Di solito col termine GAY BAR si intende un locale che si rivolge a un certo tipo di clientela, e non a un locale che - ad esempio - ha una "serata gay" alla settimana (cosa che va tanto di moda in Italia, ma che a me personalmente è sempre sembrata una "serata ghetto", finalizzata a sfruttare economicamente la clientela gay). In ogni caso un GAY BAR diventa tale quando almeno l'85% della clientela abituale è gay, e quando adotta strategie che servono ad attirare e fidealizzare questo 85% di clienti (assumendo personale gay ed in sintonia coi gusti della clientela, organizzando eventi di un certo tipo e prendendosi la briga di allontanare chi ha comportamenti omofobi).
Sia come sia, se un  GAY BAR è tale per tutta la settimana può anche permettersi di spaziare con una serie di proposte alternative, diventando un punto di riferimento e aggregazione anche per quelli che non vedono nella musica ad alto volume e nei fiumi di alcolici qualcosa di attraente e indispensabile
Dico questo perchè, ad esempio, a New York c'è un GAY BAR che si chiama This 'n That (TNT per gli amici, e per il sito ufficiale dovete CLICCARE QUI), che ha una proposta molto variegata (si va dal bingo al cabaret, oltre ai classici karaoke e Dj set), e tutti i venerdì propone anche una sessione di disegno dal vivo...
Cosa che, probabilmente, verrebbe considerata incomprensibile anche dai più quotati locali gay italiani. Eppure questo genere di iniziative a New York funziona bene, e il venerdì anima il TNT a partire dal preserale. I soggetti che si mettono in posa sono molto vari, ma ovviamente devono essere a tema: drag queen, go go boys muscolosi, attori di burlesque, sportivi in tutine aderenti e altro... Lo  scorso venerdì il tema del giorno è stato il serial ARROW (con la collaborazione della sempre attiva associazione Geeks Out), che è ormai riconosciuto come un cult gay... E qui di seguito potete vedere alcuni dettagli delle pose che sono state presentate durante la serata...







E siccome questo è un BLOG serio qui sotto potete vedere i risultati degli artisti che hanno partecipato a questa iniziativa (e vi garantisco che eseguire dei disegni dal vivo in poco tempo e in condizioni non ottimali è tutt'altro che semplice)...

Comunque alla fine sono stati tutti contenti, e la serata è servita anche a dare un piccolo contributo alla scena artistica newyorkese... Certo si è trattato di un piccolo evento di cui non resterà probabilmente traccia in nessun libro di storia dell'arte, ma penso che offra diversi spunti di riflessione interessanti su come può essere diverso il concetto di GAY BAR fra New York e una qualsiasi grande città italiana. Certo si parla di realtà diverse, con una storia diversa e una mentalità diversa, però non posso fare a meno di chiedermi perchè proprio in Italia, in cui TUTTE le grandi città hanno una storia artistica importante e qualche scuola d'arte, NESSUN locale gay sia mai stato anche solo sfiorato dall'idea di organizzare una cosa del genere. D'altra parte è anche vero che in Italia il concetto di arte è molto relativo, e probabilmente viene relegato un po' troppo ai munumeti, all'architettura e ai dipinti famosi... E forse, ma la mia è solo un'ipotesi, il fatto che in Italia il concetto di arte sia associato in buona parte all'arte religiosa cattolica ha contribuito a renderlo istintivamente alieno a quanti si occupano della comunità LGBT italiana dal punto di vista ricreativo... Ed è un peccato.

Staremo a vedere se e quando le cose potranno prendere un'altra piega anche da noi.

Alla prossima.

mercoledì 3 settembre 2014

I BARA MANGA NON ESISTONO!

Ciao a tutti, come va?
Oggi vorrei iniziare confessandovi un dubbio che non ho mai confessato a nessuno, per paura di passare per un megalomane. Quando nei primi anni del 2000 avevo iniziato a fare recensioni di fumetti a tematica gay per il sito Gay.It gli unici manga giapponesi a tema omoerotico di cui si aveva notizia erano i BOYS LOVE per ragazze, che all'epoca erano più che altro conosciuti col termine SHOUNEN AI, e YAOI nel caso di produzioni più esplicite.
Si sapeva dei fumetti di Gengoroh Tagame e di pochi altri suoi colleghi, ma in occidente non c'era un termine per definirli, se non BOYS LOVE per gay, o qualcosa del genere. Poi, un giorno, su un saggio dedicato alla sessualità nel Giappone contemporaneo (si intitolava JAPAN UNDERGROUND, edito da Castelvecchi) mi sono imbattuto in vari termini che in Giappone erano l'equivalente dell'aggettivo "gay", e fra tutti "BARA" mi sembrava quello che stava meglio vicino alla parola manga, e così ho cominciato a chiamare i manga gay BARA MANGA, anche se in Giappone questa definizione non esisteva (laggiù questi prodotti vengono definiti Gay Comics o MEN LOVE).
Era il 2006. Poi ho iniziato ad utilizzarlo su questo blog e da allora in poi il termine BARA MANGA ha cominciato a circolare un po' dappertutto in riferimento ai manga gay per gay... Sicuramente si tratta di una coincidenza, e sono sempre in attesa che qualcuno mi provi che il termine BARA MANGA era utilizzato in occidente anche prima del 2006, però ho sempre avuto l'agghiacciante sospetto che qualcuno abbia ripreso la mia definizione e l'abbia trasformata in un termine di uso corrente in tutto l'occidente, anche se di fatto mi serviva semplicemente per avere una definizione che non mi facesse ripetere tutte le volte come e perchè si trattava di manga diversi dai BOYS LOVE, e di certo non pretendevo di inventare un neologismo fumettistico (*__*)...  Dico questo perchè i ragazzi che in Francia portano avanti la fanzine DOKKUN, specializzata in bara manga realizzati in Francia, ha da poco pubblicato un interessante volumetto che raccoglie le interviste che hanno fatto a ben ventisei mangaka specializzati in bara manga, e che si intitola proprio IL BARA NON ESISTE...
Nel senso che il termine BARA è una parola ombrello che alla fine non definisce un genere di fumetto, ma più che altro una cultura che ruota attorno ad un certo tipo di fumetto omoerotico, quello per il pubblico gay. A quanto mi risulta è la prima volta che in occidente viene realizzata una raccolta di interviste agli autori di questo tipo di manga, e anche se le domande sono molto semplici le risposte multiple sono estremamente interessanti per farsi un'idea di quanto è variegato il mondo degli autori di bara manga. Si va da chi lo considera la sua unica fonte di sostentamento a chi gli dedica tutti i giorni le ore libere che gli rimangono dopo l'orario d'ufficio (e qualcuno, come Go Fujimoto, prima viveva solo con i manga e poi ha preferito cercarsi un lavoro principale diverso), c'è chi lo vive senza problemi e chi non vuole assolutamente che si sappia in giro e via discorrendo...
Anche i tempi e i modi con cui questi artisti si sono affacciati alla pubblicazione dei loro lavori sono estremamente vari (fanzine, siti internet, riviste, autoproduzioni...), però praticamente tutti sono d'accordo sul dire se hanno scelto questo genere di fumetto è perchè sono gay e - molto banalmente - si identificano in questo tipo di manga... Che può sembrare una cosa banale, ma in realtà non lo è affatto, nel senso che è la prova che per raccontare certe storie e situazioni in maniera convincente bisogna comunque sentirle proprie. Anche perchè un conto è introdurre un personaggio gay sullo sfondo e un conto è renderlo protagonista affrontandone gli aspetti intimi, comprensivi di sensazioni, emozioni, sentimenti e - soprattutto - risvolti sessuali.
Comunque il mosaico che emerge da IL BARA NON ESISTE... è davvero molto interessante, e contribuisce a diradare le tenebre su un contesto che finora era sempre rimasto molto misterioso, anche perchè generalmente le riviste di critica e approfondimento fumettistico si guardano bene dal diradare le nebbie intorno ad un sottegenere che punta su maschioni allupati e in vena di accoppiamenti multipli. Eppure, forse perchè lo staff di DOKKUN è composto da aspiranti fumettisti, può essere interessante notare che sono molte anche le domande tecniche e pratiche, da quelle sui materiali usati a quelle sulla situazione del mercato, il che rende questo libricino ricco di spunti interessanti a prescindere dall'argomento trattato...
Ovviamente, e la cosa non mi stupisce, in Italia non lo ha ancora segnalato nessuno, e non penso che sia solo per il fatto che è in lingua francese... Siccome ne rimangono ancora poche decine di copie vi consiglio di acquistarlo subito (CLICCANDO QUI), se vi interessa, anche perchè in questi casi non si sa mai se e quando ci sarà una ristampa. Comunque credo che la cosa più interessante che emerge da queste interviste incrociate è che non c'è una visione univoca del settore da parte dei ventisei intervistati, per i quali si va dall'ottimismo più poetico al pessimismo più terra terra, come nel caso di Gengoroh Tagame... Secondo cui il settore delle riviste gay in Giappone è in un periodo di profonda crisi e non lo stupirebbe se da un giorno all'altro dovessero tutte chiudere... Portandosì dietro i bara manga (che, vi ricordo, in Giappone di solito vengono pubblicati prima di tutto su queste riviste)... E questo probabilmente è uno die motivi per cui da settembre proprio Gengoroh Tagame debutterà con il suo primo manga a tema gay "per tutti"...
C'è da dire, comunque, che la (relativa) crisi delle pubblicazioni gay in Giappone era prevedibile. Nel senso che sono nate come dei mallopponi da 250 pagine mensili (e oltre), che servivano per pubblicare annunci di incontri e foto erotiche (nei limiti imposti dalla censura giapponese), e poi notizie di attualità, racconti e manga. In un paese ipertecnologico come il Giappone una rivista gay, per quanto curata, non può competere con il web, soprattutto in fatto di notizie, annunci ed erotismo... Ed è ovvio che se manterrà la formula tradizionale di dieci o vent'anni fa non potrà che perdere lettori senza conquistarne di nuovi.
Quindi cosa potrebbe accadere ai bara manga, proprio ora che iniziano a  farsi conoscere anche fuori dal Giappone?
Buona domanda... Gli scenari possibili sono molti ed è ancora prematuro parlarne, però può essere indicativo il fatto che anche Gengoroh Tagame parteciperà alla prossima antologia di pin-up realizzata dalla CLASS COMICS di Patrick Fillion...
E qui sotto potete vedere un assaggio della sua versione di Deimos, uno dei personaggi su cui Patrick Fillion ha sempre puntato di più...
Questo vuole dire che gli autori di bara manga integreranno sempre più spesso la loro produzione in Giappone con le produzioni editoriali realizzate per il mercato straniero? Difficile dirlo, perchè si tratta di formati e strategie editoriali estremamente diverse, ma è sicuramente un'ipotesi molto affascinante... Staremo a vedere cosa accadrà in futuro, anche se qualcosa mi dice che, con o senza le riviste gay che li hanno fatti conoscere, i bara manga sono comunque entrati in una nuova fase... Decisamente più globalizzata.

Alla prossima.