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mercoledì 23 luglio 2014

SAN DIEGO LGBT

Ciao a tutti, come va?
Se siete appassionati di fumetti a tutto tondo saprete che una delle manifestazioni fumettistiche più importanti al mondo è senz'altro la San Diego ComiCon, che come tutti gli anni si terrà nel cuore dell'assolata estate californiana. La fiera di San Diego è importante anche e soprattutto per il fatto che, oltre ad offrire una bella vetrina per i prodotti editoriali americani (con tutti gli annessi e i connessi), rappresenta un'importante cartina di tornasole per le tendenze del fumetto e dei prodotti multimediali legati all'immaginario pop contemporaneo... E infatti non è una caso se proprio in questa occasione vengono annunciate news e anteprime di tutti i generi.
Quindi, vista la natura della fiera, fa senz'altro piacere sapere che anche quest'anno gli incontri e gli appuntamenti che in qualche modo coinvolgono le tematiche LGBT sono tanti e tali che hanno richiesto, per l'ennesima volta, un'apposita guida (di ben dodici pagine, che potete scaricare e/o consultare CLICCANDO QUI), realizzata dall'associazione PRISM COMICS, che come ogni anno ha organizzato alcuni incontri (nonchè una presenza fissa e visibile col proprio stand).
Siccome ogni anno mi viene spontaneo fare un confronto con la desolante situazione di Lucca Comics & Games questa volta cercherò di trattenermi e di non infierire troppo, senza entrare troppo nel dettaglio degli eventi LGBT, delle presentazioni LGBT e delle sei (avete capito bene: sei) conferenze a tematica LGBT che si susseguiranno nel corso della manifestazione... E per quel che riguarda i cosplay LGBT confido che anche quest'anno lasceranno il segno...
In ogni caso più passa il tempo e più mi pare evidente che sia evidente l'assenza di un'associazione LGBT italiana specializzata nell'ambito dell'immaginario pop, e che magari si incarichi di ritagliarsi uno spazio - anche piccolo - nelle maggiori fiere del fumetto italiane. Tra l'altro, piccolo e non insignificante dettaglio, come ogni anno l'associazione PRISM COMICS offre la possibilità a tutti gli autori LGBT che non possono permettersi una vetrina alla fiera di esporre il proprio materiale (in cambio di una percentuale sugli eventuali guadagni)... A riprova del fatto che l'unione fa la forza.
Attendiamo che anche da noi qualcuno prenda esempio, magari senza aspettare la prossima generazione di appassionati.
E comunque, se siete fra i fortunelli che questo fine settimana saranno a San Diego per seguire questa cosa, inviatemi i vostri commenti, mi raccomando!
Alla prossima!

lunedì 21 luglio 2014

DRAGON BALL AL CIRCUIT FESTIVAL!

Ciao a tutti, come va?
Dopo tanti post impegnativi oggi volevo mantenermi leggero, e infatti vado a segnalarvi una notizia di quelle allegre e spensiarate... Forse anche voi saprete che da qualche anno in varie parti del mondo hanno iniziato ad andare di moda i circuit party, e cioè quelle iniziative che si rivolgono ai gay festaioli oltremisura e che riuniscono in un "circuito" diversi locali di una stessa città per garantire divertimento non-stop in maniera continuata (o quasi) per diversi giorni. In Europa (e non solo) uno di quelli più importanti è il Circuit Festival che si tiene in agosto a Barcelona, e che coinvolge anche parchi acquatici e quant'altro.
Cosa c'entra questo BLOG con un brulichio di gay palestrati e salterini? Generalmene poco, se non che il Circuit Festival 2014 ha messo in circolazione da qualche mese un video promozionale molto carino, che si ispira palesemente a Dragon Ball, o per meglio dire a Majin Buu, forse l'avversario più coriaceo comparso nell'intera serie...
Dite che sono impazzito? Guardate bene il video seguente e poi ditemi anche voi se può trattarsi solo di una coincidenza...
A parte il colore, passato da rosa ad azzurro, e qualche ritocchino qua e là, gli elementi in comune sono davvero molti (a partire dalla forma della testa e dagli sfiatatoi sulle braccia... Per non parlare del look shirtless con bracciali, e quei pantaloni che fanno tanto "sayan")... E secondo me i pubblicitari che hanno fatto questa scelta ci hanno pensato per bene, visto che Majin Buu e Dragon Ball sono entrati nel cuore dell'attuale generazione dei ventenni e trentenni gay, contribuendo peraltro a lanciare (o rilanciare) un certo tipo di ideale estetico... Che poi è quello che va per la maggiore nel suddetto Circuit Festival (che pullula di palestrati e amanti del fitness). Forse può sembrare una cosa da poco, ma la presenza di questo pseudo Majin Boo nello spot ufficiale dell'evento è un po' come dire che il mondo gay prende  ufficialmente atto del ruolo iconico di Dragon Ball e dei suoi personaggi, che negli anni - ed è inutile negarlo - hanno anche rappresentato una fucina di personaggi eroticamente stimolanti per generazioni di giovani gay in boccio...
Inoltre, a ben guardare, la serie ha presentato nel corso del tempo diversi personaggi visibilmente omosessuali e, anche se generalmente si trattava degli avversari dei protagonisti, non ha mai presentato la loro omosessualità come un elemento negativo in quanto tale, ma come una delle loro tante caratteristiche...
In qualche caso la serie ha reso addirittura evidente il loro palese disagio nei confronti delle eventuali avances dei personaggi femminili... Dando ai telespettetori con i primi pruriti gay un cartone animato che - in un certo senso - offriva dei riscontri alle loro sensazioni...
Nessuno stupore, quindi, nel fatto che dei pubblicitari in gamba (e presumo giovani e gay) abbiano scelto di ispirarsi a Dragon Ball per attirare il pubblico di riferimento del Circuit Festival, anche perchè siamo nel 2014 e sarebbe anche ora di aggiornarsi e di accantonare una volta per tutte certi pregiudizi che circondano il mondo dell'animazione e l'immaginario pop in generale...
C'è da notare, comunque, che mentre i nostri amici spagnoli hanno iniziato ad ispirarsi ai personaggi di Dragon Ball per pubblicizzare i loro eventi gay più importanti, le campagne pubblicitarie dei loro corrispettivi italiani mettono ancora in primo piano drag queen, paillettes e qualche generico cubista...
E questo dà un po' la misura del fatto che, forse, anche il mondo gay italiano risente in qualche misura dell'arretratezza generale del nostro paese, che anche in ambito gay non brilla per acume e apertura mentale...

E magari di questo bisognerebbe tornare a parlare.

Alla prossima.

P.S. Sbaglio o nessun sito italiano di fumetti e/o manga ha ancora segnalato questo spot? Com'è possibile???

venerdì 18 luglio 2014

UN PROBLEMA ESISTE DAVVERO...

Ciao a tutti, come va?
Anche questo venerdì finisce che devo parlare della situazione italiana... 
Forse l'universo vuole mandarmi qualche messaggio? 
Chissà... 
Quel che è certo è che oggi non parlo di una pubblicazione italiana, ma di un noto sceneggiatore che ha voluto dire la sua sul dibattito nato sulla mia pagina facebook, in relazione ai commenti che ho segnalato nel mio post di lunedì.

Molto in sintesi: sulla mia pagina facebook si era arrivati a discutere dei motivi per cui gli editori italiani di fumetti popolari si fanno problemi a trattare vari argomenti (tra cui l'omosessualità)... Se per paura, autocensura, bigottismo o mancanza di libertà di stampa in Italia, anche perchè il sempre vigile Massimo Basili (che scrive per Pride e Fumo di China) aveva citato il caso di Gianfranco Manfredi (foto sotto), a cui Bonelli "sconsigliò vivamente" di inserire nella serie Magico Vento personaggi omosessuali realmente esistiti come Oscar Wilde ed Emily Dickinson...


Fatto sta che, siccome è amico di Massimo Basili su facebook, Gianfranco Manfredi ha intercettato il suo commento e ha voluto dire la sua su tutta la questione, anche perchè è uno sceneggiatore a tutto tondo e non si occupa solo di fumetti (infatti oltre ad avere all'attivo diversi romanzi ha scritto per la TV, il cinema e il teatro).

E così Gianfranco Manfrendi scrive che:

 "E' sicuramente vero che c'è un problema di libertà di stampa e di eccessiva prudenza editoriale, però c'è anche un problema di sensibilità e di maturità del pubblico. Non vale solo per le serie a fumetti, anche per quelle televisive. Se metti un macellaio assassino in un giallo per la TV, l'associazione italiana macellai protesta. Se metti un carabiniere corrotto, vai nelle rogne. In una serie Tv che scrissi negli anni 80/90 c'era un broker ai limiti della legalità. La Borsa ci negò l'autorizzazione a girare nei locali. Ho scritto un film sulla storia di un parlamentare "trasformista". Casini, al tempo presidente della Camera, ci negò l'autorizzazione a girare a Montecitorio. In Italia manca il senso dello spettacolo che c'è in America. Si offendono tutte le categorie. E anche i singoli. Se parli di un personaggio storico, i discendenti, anche lontani, possono accusarti di averlo messo in cattiva luce. Non si può lavorare serenamente stando sempre in mezzo alle cause. Può parere strano, ma è molto più facile ottenere autorizzazioni dalla Chiesa. L'autocensura è davvero l'ultimo dei problemi. Se si ambienta una storia fuori dall'Italia ci si può permettere di tutto e di più. Appena si affronta una storia italiana, è un calvario. Non è autocensura evitare di finire martirizzati per delle stupidaggini, per colpa di una mentalità stupida, socialmente diffusa e organizzata per corporazioni. Questa è la vera palude del paese, non solo la burocrazia. Personalmente sono stato attaccato pubblicamente perché in un giallo ambientato nella provincia italiana, un tizio che aveva lo stesso cognome del mio assassino (un cognome tra l'altro diffusissimo nella valle in cui era ambientato il romanzo) si è sentito tirato in ballo e mi ha accusato di avergli dato dell'assassino. Io non sapevo nemmeno come si chiamasse il tipo. Poi ho scoperto che era il cassiere della mia banca! Cambiato banca. Subito."

Morale della favola: dopo anni in cui parlo di una situazione anomala per quel che riguarda il fumetto italiano e i suoi contenuti, finalmente c'è uno sceneggiatore di fumetti italiani che ammette che ESISTE un problema di fondo, e che riguarda i media italiani in generale...


E questo, direi, che è un segnale importante (nonchè un motivo di sollievo per me, che a volte ho avuto il dubbio di essere un po' troppo paranoico).

Il ragionamento di Gianfranco Manfredi, poi, è particolarmente valido se si parla di omosessualità, nei fumetti e nei media in generale. Sicuramente ANCHE la paura che una sua rappresentazione troppo esplicita, disinvolta o positiva possa scatenare reazioni estremamente negative nei lettori omofobi  (e nelle relative "corporazioni") e alla base delle situazioni che ho analizzato più volte in questo BLOG... Però forse anche c'è dell'altro.

Nel senso che, visto che vengono citati gli Stati Uniti, non posso fare a meno di pensare che, "senso dello spettacolo" a parte, nei fumetti e nei serial americani si possono snocciolare argomenti caldi e forti perchè se da un lato ci sono opposizioni feroci a certe "libertà", dall'altra ci sono delle contro-opposizioni ancora più feroci, nonchè una quantità di associazioni che si battono per la libertà di parola e di espressione a tutti i livelli... E se le associazioni non ci sono si creano movimenti di sensibilizzazione per ogni singolo caso (come è accaduto di recente all'Università di Charleston, per protestare contro i provvedimenti "punitivi" nei confronti di FUN HOME di Alison Bechdel)...



In Italia, purtroppo, questo non avviene, e gli editori si sentono fondamentalmente soli e indifesi quando vengono presi di mira... E d'altra parte se la libertà di parola è garantita dal primo emendamento della Costituzione americana, la Costituzione italiana la nomina solo all'art. 21. Qualcosa vorrà pur dire.

In poche parole: se Gianfranco Manfredi sostiene che gli italiani sono (anche) un popolo di bifolchi suscettibili e attacabrighe, e che fare l'editore di fumetti popolari in questo contesto è un po' come andare a lavoro cercando di attraversare un giardino privato pieno di cani da guardia pronti ad azzannarti al primo passo falso, io mi sento di aggiungere che dalle nostre parti non c'è nessuno che si prende la briga di mettere quei cani alla catena, o magari di infilargli una bella museruola... 
Magari per paura di essere morso a sua volta.


Oltretutto ambientare le storie fuori dall'Italia, in altre epoche storiche o in universi paralleli, è solo una soluzione parziale, perchè di certe cose non si può parlare nemmeno decontestualizzandole. Ad esempio: Dylan Dog vive a Londra, ma finora nessuno sceneggiatore ha osato fargli incontrare una sola coppia gay (o lesbica), men che meno sposata e men che meno con figli. Tutte situazioni che peraltro, nella Londra di oggi, hanno una crescente visibilità.... E d'altra parte Dragonero vive in un mondo fantasy in cui sembra che un incantesimo impedisca la manifestazione dell'omosessualità in tutte le sue forme, con buona pace dei tantissimi fans de IL TRONO DI SPADE (o GAME OF THRONES, se siete puristi), ad esempio, che ormai si aspettano (anche) questo genere di cose da un prodotto fantasy... E per quel che riguarda le epoche storiche basta guardare cosa è successo con UCCIDETE CARAVAGGIO!, di cui ho parlato recentemente, per capire che le cose non vanno meglio.

Tra l'altro, rileggendo l'albo con più attenzione, un vago accenno ai gusti sessuali di Caravaggio c'è. Durante un duello con un cavaliere di Malta l'artista ha la peggio e il suo avversario lo invita ad arrendersi, riferendosi con un certo disprezzo al fatto che non vale la pena che muoia per così poco, visto che ha "altre tele da imbrattare e giovinetti da sedurre"... E per tutta risposta Caravaggio gli tira una sassata.
Il punto, però, è che l'accenno viene fatto sotto forma di insulto, non per bocca del diretto interessato e comunque in un contesto particolare che lo rende estremamente ambiguo... Quel tanto che basta per non urtare la suscettibilità della "mentalità stupida, socialmente diffusa e organizzata per corporazioni" a cui allude Gianfranco Manfredi? In un fumetto italiano su Caravaggio, quindi, certe allusioni sono state ritenute tollerabili solo se presentate sotto forma di insulto?

Inquietante.

Evidentemente finchè le cose andranno avanti così la situazione non si evolverà.

O meglio: si evolverà nella misura in cui il pubblico potenziale dei fumetti italiani si rivolgerà sempre più spesso a forme di intrattenimeno più emancipate, come ad esempio i videogiochi di ultima generazione (dove, guardacaso, anche l'omosessualità viene rappresentata in modo diretto), portando gli editori tradizionali (e tradizionalisti) ad implodere dopo una lenta ed inesorabile perdita di lettori dovuta al mancato ricambio generazionale...



D'altra parte se un ragazzino di oggi può vedere davvero di tutto (nel bene e nel male) collegandosi a internet perchè dovrebbe affezionarsi a fumetti che - sempre più spesso - devono scendere a compromessi che li ingabbiano? Probabilmente un nuovo lettore si affezionerà solo se già condivide quei compromessi, e questo implica che - nel lungo periodo - un editore come la Bonelli finirà per diventare di riferimento solo per il pubblico che è già "allineato" ai compromessi sopracitati, o che è disposto a tollerarli suo malgrado, con conseguente riduzione del bacino dei lettori e relativo calo di vendite.

Quindi non ci sono scappatoie?
Se si va avanti così probabilmente no. 

Forse l'unica alternativa sarebbe cambiare rapidamente e radicalmente strategia editoriale, prima che sia troppo tardi, ma in maniera reale e non solo superficialmente, differenziandosi non solo per "generi", ma anche per impostazione narrativa e contenutistica (cosa che, ad esempio, la Bonelli non sembra intenzionata a fare più di tanto)... Magari, nel caso della Bonelli, potrebbe significare un nuovo personaggio under 30, o magari under 20, in cui i giovani lettori occasionali possano davvero identificarsi (a differenza di quanto avviene con i protagonisti di ORFANI, ad esempio, che sono "giovani" solo anagraficamente), visto che tutti i suoi mensili (a parte ORFANI, che è quel che è) hanno protagonisti sulla trentina e oltre, tutti molto self-confident, "adulti" e impostati.

E magari chi vuole dare il via a questa rivoluzione dovrebbe munirsi di un (bravo) consulente legale in grado di suggerire come tutelarsi per essere liberi di esprimere ciò che si vuole, nei limiti della legalità e in tutta sicurezza... E soprattutto che sia in grado di reagire adeguatamente ad eventuali minaccie, che poi è un po' quello che hanno fatto gli editori di manga in Italia quando hanno iniziato a scrivere su ogni albo che i loro personaggi erano tutti maggiorenni, anche quando dichiaravano il contrario, e che comunque erano solo rappresentazioni grafiche: dichiarazione grottesca, ma necessaria per uscire dall'occhio del ciclone. 

Certo però che, se davvero gli editori di fumetti italiani che non toccano certi argomenti non lo fanno solo perchè sono prevenuti, ma SOPRATTUTTO perchè sono succubi di "una mentalità stupida, socialmente diffusa e organizzata per corporazioni", la situazione è persino peggiore di quel che sembra... E forse bisognerebbe che di questa cosa si parlasse un po' di più, e non solo su un piccolo e insignificante BLOG come questo. 

In ogni caso credo che tornerò a parlarne, perchè ci sono diversi punti che vale la pena approfondire.

Alla prossima.

mercoledì 16 luglio 2014

KEVIN HA UCCISO ARCHIE...???

Ciao a tutti, come va?
Mentre dalle nostre parti discutiamo ancora sull'opportunità o meno di accennare esplicitamente alla questione omosessualità in un fumetto che gira intorno a Caravaggio (sigh!), manco a farlo apposta devo segnalarvi che negli USA la Archie Comics si appresta a conquistare un nuovo primato mondiale... E cioè quello di sacrificare la vita del suo personaggio eponimo, e cioè proprio Archie Andrews,  facendogli intercettare un proiettile diretto a Kevin Keller! E, non essendo Archie un supereroe, non saranno possibili resurrezioni...
Tutto questo avviene sul numero di LIFE WITH ARCHIE di questo mese, che dovrebbe essere anche il penultimo della collana che approfondisce i due ipotetici futuri del protagonista adulto (uno in cui sposa la bionda Betty e uno in cui sposa la bruna Veronica). Ovviamente la sua morte avverrà in entrambe le linee narrative e segnerà la conclusione di una delle testate più "sperimentali" e audaci della Archie Comics (in cui, peraltro, anche Kevin Keller ha avuto modo di sposarsi).
Dalle anticipazioni fornite finora pare che il fatto che Kevin Keller sia gay non sia la (sola) causa del tentativo di assassinio sventato da Archie a costo della sua vita. Infatti pare che Kevin Keller, diventato Senatore, abbia intrapreso una campagna contro la libera circolazione delle armi nella città di Riverdale, dopo che un poco di buono aveva quasi ucciso suo marito... E pare che questo gli abbia procurato dei nemici, che ovviamente già non vedevano di buon occhio il fatto di essere rappresentati da un Senatore gay dichiarato e regolarmente sposato...
Essendo una serie dedicata a dei futuri ipotetici, ovviamente, questi fatti NON avranno ripercussioni sulla linea narrativa ufficiale, in cui i protagonisti sono adolescenti dei giorni nostri, e men che meno sulle linee narrative alternative (come quella horror di AFTERLIFE WITH ARCHIE), tuttavia a livello simbolico quello che avviene in questa serie è abbastanza  emblematico, visto che Archie Andrews non sacrifica la sua vita per Betty, Veronica o qualcun'altra delle sue storiche fidanzatine, ma per il suo amico gay Kevin Keller... In un numero che tocca, peraltro, diversi temi scottanti (come la detenzione delle armi negli USA). A costo di ripetermi vorrei ricordarvi che parliamo di un personaggio che negli USA è l'equivalente dei personaggi dei fumetti Disney in Italia, e che tiene banco da quasi ottant'anni... E infatti, per celebrare degnamente il suo trapasso, l'editore lancerà LIFE WITH ARCHIE 36 e 37 con una gran quantità di cover alternative, realizzate da artisti di tutto rispetto...








Che dire? Un finale col botto... In tutti i sensi... Che, se possibile, mette ulteriormente in risalto le differenze di impostazione del fumetto popolare americano rispetto alla sua controparte italiana. Certo, a voler essere obbiettivi è abbastanza evidente che una testata come LIFE WITH ARCHIE non poteva avere futuro, visto che buona parte del fascino di Archie è proprio nella sua natura farfallona, mentre il ruolo di maritino fedele e responabile gli stava decisamente stretto... Arrivati a questo punto le alternative erano solo tre: o farlo morire, o fargli vivere una noiosissima vita borghese, oppure trasformare LIFE WITH ARCHIE in una soap opera a base di relazioni extra coniugali, figli contesi, divorzi e altre amenità in stile BEAUTIFUL... E con due linee narrative separate, per giunta!

Troppo complicato!

Molto meglio una morte eroica e coraggiosa, che probabilmente metterà la parola fine anche alle storie incentrate sulla vita coniugale di Kevin Keller (anche quelle troppo vincolanti, soprattutto per un personaggio gay con una vita editoriale tutta da esplorare nel presente).

E in effetti, a ben guardare, potrebbe anche essere che uno dei motivi che hanno spinto l'editore a concludere LIFE WITH ARCHIE in maniera un po' frettolosa sia stata la volontà di poter gestire nella maniera meno vincolata possibile il già annunciato rilancio di Kevin Keller, le cui storie ambientate nel presente hanno sicuramente un appeal (anche commerciale) maggiore di quelle relative ad Archie Andrews da adulto nel futuro... Storie che, peraltro, hanno sempre proiettato sul Kevin Keller del presente l'ombra di una vita matrimoniale fatta e finita (senza peraltro poter giocare con due matrimoni alternativi, come nel caso di Archie).

In ogni caso resta il fatto che per gli editori italiani porsi questo genere di problemi è pura fantascienza.

Alla prossima.

lunedì 14 luglio 2014

REAZIONI DA TEMERE?

Ciao a tutti, come va?
Vi anticipo che questo sarà un post un po' anomalo. Forse voi non lo sapete, ma in quanto amministratore di questo BLOG posso anche verificare dove vengono linkati i miei post più recenti che generano più traffico. Questo è molto interessante se voglio monitorare le reazioni ai miei post quando non vengono scritte direttamente a me. Il che, ogni tanto, mi offre l'opportunità di indagare sulla variegata umanità che non condivide quello che scrivo. Ad esempio: parlando dello speciale LE STORIE che Bonelli ha dedicato a Caravaggio ho potuto raccogliere un piccolo campionario di interventi interessanti, che vorrei sottoporre alla vostra attenzione...

Cominciamo da un certo GiJex (cliccate qui) nel topic "educazione omosentimentale" del sito http://www.netwargamingitalia.net/ (che penso si occupi di wargames), che riguardo al mio post scrive:

"ma io... ma veramente... ma con quale pedanteria... Ma l'autore di questa roba è proprio un frocio, ma nel senso più insultante ed insolente in assoluto. Come quell'altro FROCIO che ha scatenato una campagna nei confronti di will smith, omofobico perchè s'è rifiutato di baciarlo in bocca... !! Ebbasta, avete stancato..." 

Umh... Credo che in questo caso l'intenzione fosse quella di insultarmi, ma il risultato è stato un po' maldestro. Comunque ammetto che anche io a volte mi vedo un po' pedante. Il fatto è che ho sempre paura di dimenticarmi qualcosa o di non argomentare abbastanza, quindi mi lascio prendere la mano.

Comunque il suo commento ha avuto anche delle risposte:

"Ma quindi se il protagonista di un fumetto non si inchiappetta qualcuno diventa un fumetto omofobico? E se, orrore degli orrori, si vedono un uomo e una donna trombare (che cosa demodé) è doppiamente omofobico? Se questo è il substrato culturale, la legge sull'omofobia sarà davvero liberticida come alcuni sostengono." 
Pandrea

"Boh...mi sono rotto i coglioni di leggerlo dopo 8 righe. Uno che utilizza espressioni tipo "ostinata visione eteronormativa" e poi mi si perde in acronimi tipo "LGBT" (Laja, Gaja, Botta, Trotta? Lesbiche, Ghei, Bulli, Trote? ci sono arrivato: Lesbiche, Ghei, Bisessuali, Trannoni. Evvai! Sono entrato a pieno diritto nella modernità. Oppure no?)..."
Cohimbra

Nel frattempo un certo diavoletto tentatore (e lo dico in senso buono) che segue questo blog ha avuto l'idea di linkare il mio post sul forum di comicus, proprio nel topic dedicato a UCCIDETE CARAVAGGIO! (cliccate qui), generando il seguente botta e risposta:

"Mi sembra una delle critiche più assurde e fuori luogo mai lette negli ultimi cinque anni. Era perlomeno dai tempi di "camerata Corto Maltese" che non mi capitava di incontrare un tale travisamento delle qualità e delle finalità narrative di una storia."
 Alessandro di Nocera

"Ma in questo genere di storia sarebbero comunque sembrati pesanti e attaccati apposta per fare "scena", visto poi che Caravaggio e' piu' il pretesto della storia, che il protagonista..." 
 marco_sanfy00

"Premesso che non ho letto la storia... La recensione non fa altro che risaltare i limiti dei fumetti bonelli, che in certe atmosfere e temi preferisce proprio non addentrarsi. Non è certo De Nardo o lo sceneggiatore di turno. Detto questo ho appena acquistato la mia copia e sono curioso di arrivare fino in fondo."
Benjamin Linus

"Ma quali "limiti" di Bonelli?!
Questa è una storia drammatica e di avventura cappa & spada che ruota intorno a Caravaggio e al suo mondo, non una storia sulla verità e i misteri della vita dell'artista!
Il "critico" del blog è arrivato addirittura a sospettare che nel fumetto manchino le riproduzioni delle opere di Caravaggio "a sfondo omoerotico" per chissà quale forma di censura!
Ma all'inizio del racconto Villanova porta il sicario spagnolo a vedere La Madonna dei Pellegrini di Sant'Agostino e il Trittico di San Matteo a San Luigi de' Francesi, due luoghi di culto che distano poche centinaia di metri l'una dall'altro.
Poi, a La Valletta, vediamo Caravaggio mentre dipinge La decollazione di San Giovanni Battista, una delle tre opere maltesi dell'artista.
Poi c'è Il seppellimento di Santa Lucia a Siracusa e quindi Il David con la testa di Golia che rappresenta per Caravaggio un impressionante presagio di morte.
Il rigore storico e geografico degli autori è quindi altissimo.
Ma no! Per il "critico" bisognava soffermarsi sulle opere "di carattere omoerotico"!
Guardate, io sono un fiero sostenitore del movimento GLBT e delle sue istanze. Sono favorevole ai matrimoni gay, all'adozione di bambini da parte delle coppie omosessuali, a tutto ciò che è riconoscimento e difesa dei diritti civili degli omosessuali.
Ma quella di questo sito è una CAZZATA bella e buona che testimonia solo lo scarso valore critico, se non addirittura la malafede, di chi ci scrive." 

Alessandro di Nocera

"Si può non concordare con una recensione anche senza scendere nel turpiloquio e nell'offesa."
Rosencrantz

" Chiedo scusa. Ma il movimento GLBT è una cosa seria e sacrosanta che vede impegnati attivisti di forte spessore e caratura, molti dei quali grandi esperti di fumetto. Recensioni del genere sono un male per il movimento GLBT perché sono chiaramente pretestuose, propagandando una visione distorta (tra cui l'accusa di censura e di esaltazione dell'eterosessualità a discapito dell'omosessualità) dell'operato di una casa editrice importante, seria e sempre impegnata ad analizzare correttamente - attraverso la fiction - le questioni sociali del nostro tempo."
Alessandro Da Nocera

E comunque sul blog di comicus (cliccate qui) qualcuno ha avuto da ridire anche sul mio post dedicato a Omar in LUKAS:

"Certo che leggere un articolo contro lo stereotipo dei gay,con accanto uno che si copre il fringuello con la tovaglia, due amanti culturisti che si baciano/mangiano una mela insieme, due che limonano su di un pagliaio.....
all'arrivo dei "Finalmente! Il manga porno senza censure (con uno che gode nella vignetta).......ho chiuso.
E' come se io per ribadire che sono etero debba infilare in ogni post che scrivo un'immagine di Pamela Anderson che si rovista nell'intimo.
E poi mi lamento se mostrano delle donne oggetto nei film e fumetti."

Coltello Kid

Premesso che quando qualcuno sbrocca e alza i toni dà sempre l'impressione di essere stato punto sul vivo, quello che secondo me è interessante è che gli interventi - ad esclusione di quelli del primo forum che ho citato - arrivano da topic frequentati da persone che evidentemente sono solite seguire i prodotti Bonelli, e che quindi sono molto interessanti da analizzare per capire meglio il loro punto di vista sulla questione.

Da questi commenti quello che emerge è che gli elementi che riguardano la dimensione omosessuale di Caravaggio (o della sua epoca) sarebbero stati percepiti come una forzatura a prescindere, messi lì per "fare scena". Considerando che parliamo di un personaggio realmente esistito, che aveva perlomeno dei risvolti bisessuali e che - in questa storia - compare anche in compagnia di un suo possibile apprendista/amante, può essere interessante notare che l'eventuale "manifestazione" delle sue inclinazioni omosessuali, anche solo attraverso certi dipinti, sarebbe stata considerata un'ostentazione gratuita e forzata... Mentre, guardacaso, gli accoppiamenti del protagonista Pablo e il suo corteggiamento delle varie donnine che compaiono nella vicenda NON vengono comunque considerati un'ostentazione di eterosessualità messa lì "per fare scena", anche se non hanno alcuna utilità pratica ai fini della storia.

Questione di punti di vista, evidentemente

In secondo luogo è molto interessante notare come, per giustificare la mancanza della citazione dei dipinti più "compromettenti" di Caravaggio, mi viene rinfacciato che non potevano  fare parte dell'accurata ricostruzione storica degli eventi, visto che il solito protagonista Pablo non visita i luoghi in cui i suddetti quadri sono collocati e visto che il suo compito è di rintracciare Caravaggio e non di analizzare la sua arte. Tutto vero, ma il punto è che i luoghi visitati da Pablo, le persone che incontra e i discorsi che fa in questa storia sono stati decisi da uno sceneggiatore (seppur in funzione degli spostamenti di Caravaggio), che - per fare un esempio - se avesse voluto avrebbe potuto introdurre personaggi come Vincenzo Giustiniani, che sganciò ben 300 scudi perchè Caravaggio gli realizzasse il famoso Amor Vincit Omnia (usando come modello il suo garzone preferito, un certo Francesco "Cecco" Boneri, e che vedete qui sotto), che avrebbero potuto offrire l'occasione per affrontare questo aspetto di Caravaggio.  O, più banalmente, Pablo avrebbe potuto incrociare anche qualche prostituto che l'artista aveva usato per i suoi quadri, invece delle sole prostitute donne (che però, guardacaso, erano funzionali alla raffigurazione degli slanci sessuali del suddetto Pablo).
Sicuramente non era indispensabile, ma la storia ne avrebbe guadagnato in spessore e originalità, e mi sembra strano che uno sceneggiatore non ci abbia pensato, a meno che non abbia anche pensato che sarebbe stata una mossa troppo rischiosa da fare e ci abbia messo una croce sopra.
Particolarmente interessante è poi il commento di chi, per depotenziare quello che scrivo riguardo a Omar in LUKAS, non trova di meglio da fare che criticare "l'ostentazione" (sempre lei) presente nei banner pubblicitari di questo BLOG.

Ovviamente non sto dicendo che tutti i lettori dei fumetti Bonelli sono così, ma credo che sia proprio per la paura di reazioni di questo tipo - e del fatto che possano essere la maggioranza - che la Bonelli va con i piedi di piombo su certi argomenti, o comunque non osa entrare in conflitto con chi potrebbe in qualche modo sentirsi urtato, o perlomeno contrariato, da una rappresentazione troppo disinvolta dell'omosessualità maschile... Che magari, da certi lettori che pure si dichiarano a favore della causa LGBT, verrebbe vista come una specie di invasione di campo... Con conseguente reazione da tifoseria. E se questo avviene in fumetto dedicato a Caravaggio, che è un personaggio storico e un precursore dell'arte omoerotica moderna (che continua ad omaggiarlo anche oggi), è tutto dire...



A parziale discolpa della Bonelli e del fumetto popolare italiano, comunque, c'è da dire che il fumetto - inteso come forma di intrattenimento non solo per bambini - è diventato importante (e remunerativo) nella cultura di massa italiana negli anni del Boom, quando editori come Bonelli e Astorina fornivano intrattenimento di facile fruizione a individui spesso di scarsa scolarizzazione, e che spesso non avevano finito le scuole dell’obbligo... Ora, anche se le cose sono in parte cambiate, la filosofia degli editori di fumetti "popolari" è rimasta la stessa, e cioè agguantare quanti più lettori possibili in una nazione che continua ad essere caratterizzata da un tasso di scolarizzazione e partecipazione culturale inferiore alla media europea (cliccate qui), nonchè da una certa arretratezza generalizzata in vari ambiti (non ultima la percezione delle donne e delle persone omosessuali), da un'età media sempre più alta e da un fuggi fuggi generale dei giovani a cui questa situazione inizia a stare stretta (che, guardacaso, sono spesso quelli più scolarizzati). E, ovviamente, per tenersi buono il lettore-tipo di una nazione del genere una casa editrice che punta sui grandi numeri ne asseconderà i tabù e i pregiudizi, piuttosto che stimolarlo a superarli... E nel frattempo, giusto per sicurezza, ammiccherà ai suoi (presunti) punti deboli classici in maniera più o meno raffinata...


Questione di strategie, anche se poi - paradossalmente - accade che far notare l'assenza di qualche risvolto esplicitamente omosessuale in un fumetto dedicato a Caravaggio viene percepito, dai suddetti lettori-tipo, come una critica pretestuosa e fuori luogo.

Ovviamente una casa editrice è fondamentalmente un'impresa commerciale e non un istituto pedagogico con obbiettivi formativi, tuttavia se tanto mi dà tanto meglio sarebbe cambiare la definizione da "fumetti popolari" a "fumetti populisti".

Voi cosa ne pensate?

Alla prossima.

P.S. A questo punto attendo fremente che la Bonelli dedichi un fumetto a Michelangelo o a Leonardo... Giusto per curiosità...

venerdì 11 luglio 2014

CARAVAGGIO CENSURATO?

Ciao a tutti, come va?
Giuro che non lo faccio apposta, ma sembra che da un po' di tempo a questa parte i post del venerdì non possano proprio fare a meno di coinvolgere il mondo del fumetto italiano... E generalmente non per tesserne le lodi. Tanto per cambiare oggi mi ritrovo (di nuovo) a parlare di un albo Bonelli, ma se non altro in questo caso si tratta di un albo "fuori serie" e non propriamente bonelliano, che però non smentisce l'approccio bonelliano riguardo alla questione LGBT... E, se possibile, riesce a renderlo ancora più evidente nella sua ostinata visione eteronormativa della realtà. E stavolta penso di poterlo dire con una certa cognizione di causa, visto che l'albo in questione ruota attorno al pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio, meglio noto come Caravaggio (1571-1610)...
Questa storia autoconclusiva, molto in sintesi, narra degli ultimi giorni dell'artista dal punto di vista di un cacciatore di taglie spagnolo, Pablo, assoldato da un Cardinale proprio per eliminarlo. Infatti Caravaggio aveva un pessimo carattere, e oltre ad essere una persona sregolata e tendente alle risse si era fatto molti nemici anche fra gli alti prelati che non vedevano di buon occhio il suo approccio alle rappresentazioni sacre, ritenute troppo realistiche e ricche di sottotesti "scomodi".
Alla fine la figura di Caravaggio resta abbastanza sullo sfondo, mentre il filo conduttore sono le riflessioni che suscitano i suoi dipinti nell'animo del suo aspirante carnefice Pablo, che alla fine decide di salvarlo, ma non può fare nulla per impedire che la malaria abbia la meglio sull'artista ormai stremato dalle sue fughe e dalle sue traversie.
L'idea di incentrare un albo della serie antologica LE STORIE su Caravaggio non è malvagia, così come non è stata malvagia l'idea di dedicargli un albo speciale tutto a colori, anche per dare modo ai suoi dipinti di essere inseriti digitalmente nel fumetto senza perdere il loro cromatismo... Cosa che, però, ha messo subito in risalto il fatto che non è stato utilizzato, e nemmeno citato, nessuno dei dipinti di Caravaggio che aveva soggetti velatamente omoerotici...


Ora: qualcuno potrebbe ribattere che forse non erano indispensabili nell'economia della storia. Vero. Tuttavia il fatto che Caravaggio sia diventato celebre ANCHE per i suoi santi fanciulli, i suoi giovani contadini e i suoi angeli voluttuosi, per i quali utilizzava modelli che - almeno in alcuni casi - si ipotizza siano stati anche suoi amanti, è una delle chiavi di lettura della sua arte e della sua persona... Nonchè del fatto che avesse tanti protettori altolocati, visto che - se pure non si è mai capito in che misura Caravaggio fosse omosessuale e/o bisessuale - sembra abbastanza certo che fossero omosessuali i Cardinali e i nobili che gli hanno commissionato alcuni dei suoi dipinti più celebri, e che - guardacaso - in più di un'occasione lo hanno tirato fuori dai guai.


Tuttavia in UCCIDETE CARAVAGGIO! si accenna solo ai suoi protettori, ma non al florido sottobosco omosessuale di cui facevano parte i mecenati del tempo, o anche solo al fatto che Caravaggio utilizzava come modelli dei protituti (anche giovanissimi), oltre che delle prostitute.
In compenso, essendo questo un fumetto popolare italiano e per giunta bonelliano, era quasi scontato che indugiasse sulla potenza sessuale del protagonista Pablo, che - tanto per cambiare - non solo si spupazza le  prostitute modelle di Caravaggio, ma è talmente bravo che le fa uscire pazze nonostante la loro navigata professionalità...
Ammetto che, anche con tutta la buona volontà, faccio molta fatica a capire il senso di questi intermezzi, anche se forse tutto nasce dall'esigenza di "ravvivare" un fumetto che - vista la tematica - correva il rischio di risultare poco intrigante per il tipico lettore bonelliano, che tuttavia può essere sempre rincuorato dalla vista di due poppe al vento... E che, evidentemente, ama identificarsi in un protagonista che colleziona passere come fossero francobolli (e d'altra parte lo sceneggiatore di questa storia è noto anche per il suo contributo a Dylan Dog, se capite cosa intendo)...
La cosa che però mi ha lasciato perplesso in modo particolare è stata la presenza, al fianco di Caravaggio, del suo apprendista e modello Leonello Spada, che già secondo il biografo Carlo Cesare Malvasia (1616–1693) era un suo "compagno di dissolutezze", nonchè "molto vicino al suo cuore"... Eppure in UCCIDETE CARAVAGGIO! il momento più intimo che i due condividono è un attacco di malaria del pittore, che il suo apprendista cerca di attenuare con un decotto... E, onde fugare ogni possibile sospetto del lettore bonelliano medio, Leonello Spada si rivolge a Caravaggio chiamandolo "amico mio"...
E, per intenderci, in tutte le sequenze in cui compare, Leonello Spada non sembra particolarmente preoccupato per la sorte di Caravaggio, nonostante la malaria e tutto il resto... In parole povere, e in perfetto stile bonelliano, per capire che forse i due hanno condiviso più di un decotto e un laboratorio di pittura è necessario consultare wikipedia.
Che dire? Senza nulla togliere a UCCIDETE CARAVAGGIO! non si può certo dire che lo sceneggiatore Giuseppe De Nardo (classe 1958, che vedete nella foto qui sotto) abbia sviluppato al meglio il potenziale di una storia di questo genere, e men che meno il potenziale narrativo di un personaggio come Caravaggio, anche solo per il fatto che ne ha omesso alcuni risvolti abbastanza importanti della sua personalità...
E in effetti leggendo questa storia si ha la netta sensazione che trasudi di tutte quelle caratterische tipicamente "bonelliane" finalizzate ad accontentare solo un certo tipo di pubblico, anche se gli spunti per coinvolgere un pubblico ben maggiore (e più variegato) non sarebbero mancati. Inoltre risulta abbastanza frustrante il fatto che tutta la questione omosessulità sia stata praticamente rimossa, probabilmente pensando di fare la cosa migliore per favorire il successo commerciale di questo prodotto (che, in effetti, costa ben 6 euro e tratta un argomento un po' anomalo per il fumetto popolare italiano).

E forse è in quel "pensando di fare la cosa migliore" che sta il problema.

Sia come sia anche questa volta ci troviamo di fronte a un fulgido esempio di occasione mancata e a una bella rappresentazione di come i nostri media riflettano i limiti di una certa cultura italiana che ancora detta legge e che non sembra voler rivedere le sue convizioni (e d'altra parte anche nello sceneggiato che la RAI ha dedicato a Caravaggio nel 2008 di certe cose si preferisce non parlare).

Peccato.

Soprattutto considerando che stavolta la suddetta cultura ha pensato bene di piegare alle sue esigenze anche Caravaggio e la rappresentazione della sua epoca... E la cosa triste è che, nonostante tutto, sono pronto a scommettere che presto il web sarà invaso da recensioni entusiastiche per la rivistazione moderna del personaggio, per l'audacia dell'esperimento, per il contributo alla riscoperta dell'uomo dietro l'artista e tutto il resto...

Beata ingenuità.

Alla prossima.