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martedì 16 gennaio 2018

RAGAZZI DI IERI E DI OGGI...

Ciao a tutti, come va?

Bighellonando su internet in questi giorni ho scoperto che su RAI GULP è ancora in corso di programmazione la serie animata ispirata ai fumetti di Martin Mystère (nome internazionale Martin Mystery), la co-produzione italo franco canadese del 2003 che proponeva le vicende "alternative" della versione sedicenne del personaggio, ufficialmente studente della Torrington Academy (in Canada), e in segreto agente speciale dell'organizzazione chiamata Centro, assieme alla sua amica Diana Lombard, al primitivo Java e all'alieno Billy (che nei fumetti non esiste). Chi si è perso le puntate dei sette giorni precedenti può recuperarle col servizio Rai Replay e comunque sul sito della RAI c'è una pagina dedicata a questa serie animata (CLICCATE QUI), dove sono disponibili quasi tutte le puntate (49 su 66 totali) divise in due stagioni (anche se le stagioni originali erano cinque).

La produzione della serie si è interrotta nel 2006, ma è stata più volte replicata in tutto il mondo, e a quanto pare il personaggio è diventato - nel suo piccolo - un classico nell'ambito delle serie occidentali che strizzano l'occhio all'animazione giapponese. Serie che, è bene ricordarlo, spesso non strizzano solo l'occhio in fatto di grafica, ma anche in fatto di trovate umoristiche, situazioni e fanservice... Sia per il pubblico maschile che per quello femminile, con conseguenti benefici anche per il pubblico omosessuale, ovviamente...

Grazie a questo lavoro di aggiornamento Martin Mystery è anche diventato l'unico personaggio nato in Bonelli a destare l'interesse di tutto quel sottobosco di artisti che su internet si divertono a reinterpretare i personaggi dei cartoni animati in chiave erotica... E il fatto che i lavori dei suddetti artisti si possano trovare ancora in rete con relativa facilità è abbastanza indicativo di quanto il personaggio abbia lasciato il segno nell'immaginario del pubblico... E di quanto sia ancora grande il suo ascendente. Anche perchè il personaggio era studiato proprio per essere accattivante e cool, ma anche con mille difetti che lo rendevano estremamente simpatico e "umano".

Quindi, ricapitolando: da quattordici anni in circolazione c'è una serie animata ispirata ad un personaggio Bonelli, che a tutt'ora viene replicata ed è disponibile legalmente per lo streaming in italiano sul sito della RAI (mentre in altre lingue è sparso ovunque nel web). Inoltre il suddetto personaggio alimenta ancora un discreto fandom giovanile in tutto il mondo, che peraltro sfocia anche nella parodia erotica, nelle fanart e ispira ancora dei cosplayer in più di un continente...


Per rendere meglio l'idea: il video che vedete qui sotto risale a due anni fa, e arriva da una manifestazione che si è tenuta in Francia... Prego notare l'ovazione del pubblico...


E in tutto questo tu, casa editrice Bonelli, per rilanciare i fumetti del personaggio originale (che ormai all'anagrafe ha più di settant'anni e vende sempre meno) gli dedichi una serie parallela in cui lo ringiovanisci  (?) a trentacinque anni facendolo ragionare ancora come un professore attempato e facendolo vestire come un pensionato di classe?

E nel frattempo, per cercare di riconquistare il pubblico dei giovani lettori, punti tutto su dei nuovi personaggi che, fondamentalmente, sono un terno al lotto? Devo ammettere che in tutto ciò qualcosa non mi torna, e mi sembra davvero strano che nessuno te l'abbia fatto notare prima di me... Così come mi sembra strano che tu non ti sia accorta di niente, anche alla luce del fatto che, presumo, una percentuale sui diritti di sfruttamento di Martin Mystery ti arriverà ancora ogni volta che la serie viene replicata... E se non arriva a te magari arriva al creatore del personaggio originale, visto che viene accreditato nella sigla di testa. Quindi perchè hai sempre fatto finta che questa serie non fosse mai esistita? Era troppo "giovane" per i tuoi standard?

Comunque il caso di Martin Mystery assume un particolare valore soprattutto considerando l'investimento che in questi ultimi anni è stato fatto sul progetto Dragonero Adventures, ovvero il mensile a colori dedicato alle avventure di Ian Aranill in versione quattordicenne, che a gennaio ha festeggiato la terza uscita. Un progetto che - molto probabilmente - se proseguirà su questa strada, si ritroverà presto in un vicolo cieco. Le cose da dire sono tante, e in parte confermano alcuni timori che avevo espresso in tempi non sospetti (CLICCATE QUI e CLICCATE QUI), mentre la lettura dei primi tre numeri suggerisce anche una serie di osservazioni supplementari.

Da che parte cominciamo?

La prima cosa che balza all'occhio è che non si capisce bene per chi è pensato il tutto... Nel senso che il concetto di pubblico "giovane" è un po' generico, visto che fra un lettore di - poniamo - otto anni e uno di quindici c'è già una discreta differenza. In questo caso la situazione è confusa, perchè Ian in queste storie dichiara di avere quattordici anni, quindi si presuppone che il fumetto sia pensato soprattutto per chi ha quella fascia d'età e si vuole identificare in un personaggio di quell'età (a meno che non ci siano diversi livelli di lettura, ma non è questo il caso), però le storie sembrano concepite per un pubblico che - al massimo - può arrivare a dieci anni. O meglio per un pubblico che AVEVA dieci anni una trentina di anni fa, visto che i bambini che hanno dieci anni nel 2018 sono già abituati a prodotti di tutt'altro genere, sia a livello di contenuti che di linguaggio... Voglio dire: Ian che impugna la sua nuova spada e dice che è "strabella" non ha senso...

E questo, a ben guardare, è il meno: le battute e le gag hanno uno stile che è fuori tempo massimo, e comunque sono troppo infantili per un contesto di questo tipo, così come le avventure all'acqua di rose e il clima da oratorio. Forse il fatto che questa serie sia stata lasciata completamente in mano a Stefano Vietti, che ha gestito delle storie fantasy per Il Giornalino (nota pubblicazione cattolica), ha avuto un certo peso e ha segnato per sempre il suo destino? Certo è che questa serie su Il Giornalino non ci starebbe male... Anche se è bene ricordare che negli ultimi anni Il Giornalino ha venduto sempre meno e adesso non ha più nemmeno una redazione sua (CLICCATE QUI), quindi non darei troppo per scontato che un certo tipo di approccio incontri ancora il gusto di un pubblico sufficientemente ampio...

Onestamente non saprei dire se le cose stanno davvero così, ma sicuramente se lo scopo di Dragonero Adventures era quello di conquistare un vasto pubblico giovanile la battaglia mi sembra persa in partenza... Non foss'altro perchè - presumo - per i giovani di oggi sia molto difficile identificarsi in avventurieri adolescenti che vivono in una sorta di infanzia prolungata, e anche un po' disadattata... E che oltretutto non interagiscono coi loro coetanei e, alla fine, non fanno niente di adolescenziale... Tantopiù che anche nelle (poche) occasioni in cui litigano fra loro il tono rimane sempre giocoso, leggero e inconsistente...

Ian, sua sorella Myrva e l'orco Gmor non hanno reali conflitti interiori, e men che meno ne hanno col mondo degli adulti: vivono praticamente isolati in un'idilliaca tenuta di campagna che dà all'ambientazione l'aspetto di un enorme campo scout senza pericoli reali, dove tutte le località hanno nomi buffi e innoqui e dove la loro voglia di avventura non ha mai conseguenze troppo negative. Le loro marachelle e i loro scatti, nella peggiore delle ipotesi, si concludono con qualche rimprovero bonario da parte del nonno di Ian e degli altri adulti, mentre anche i nemici più inquietanti si rivelano solo degli spauracchi che non rappresentano mai una vera minaccia per nessuno...


Inoltre per ora non si sono visti scontri reali, ferite, escoriazioni, contusioni e altro... Ed è una cosa abbastanza curiosa, visto che fra i giovani e i giovanissimi vanno ancora tantissimo serie animate come Dragon Ball, che li hanno abituati a vedere i protagonisti massacrati di botte e in fin di vita (o quasi)...

Per inciso: se i toni della saga rimarrano questi probabilmente non ci saranno grandi differenze rispetto alle parodie fantasy firmate Disney che si sono viste negli ultimi anni... Con la differenza che Dragonero Adventures nasce - presumo - con obbiettivi di tutt'altro genere, e sicuramente avrebbe tutt'altro genere di potenziale.

Prendiamo, ad esempio, un paio di argomenti che in questi tre numeri di Dragonero Adventures non sono stati toccati nemmeno di sfuggita: l'amore e la sessualità. Ha davvero senso in un fumetto per ragazzi del 2018 evitare accuratamente di affrontarli? Tra l'altro, in questo caso, essendoci di mezzo anche un personaggio che in età adulta sarà dichiaratamente omosessuale, e cioè Myrva, sarebbe stato estremamente interessante iniziare a lavorarci sopra fin da subito, anche solo per incuriosire il pubblico... E invece niente. Anzi: nelle schede dei personaggi (che altro non sono - evidentemente - che dei disegni preparatori e degli schizzi di riferimento abilmente riciclati) si accenna giusto al fatto che Myrva non ama gli abiti lunghi...

Il che, ripeto, a livello di sottotesto avrebbe un senso se questo fosse un fumetto per ragazzi del 1988, o al massimo del 1998, ma non certo in un fumetto che - teoricamente - si dovrebbe rivolgere ai giovani lettori del 2018. Intendiamoci: se questo fosse un fumetto che si rivolge davvero a lettori molto piccoli, grossomodo a chi non è ancora entrato nella preadolescenza, tutto questo potrebbe anche avere senso (almeno in parte), ma a patto di utilizzare dei personaggi di quella fascia d'età. Con dei protagonisti entrati nell'adolescenza tutto l'impianto perde di credibilità e rischia di non accontentare più nessuno (tranne, forse, chi legge già Dragonero e magari cerca un modo per introdurlo ai propri figli). Tantopiù che anche questa volta al centro di tutto viene messo il "sense of wonder", dato dall'ambientazione, a discapito della caratterizzazione e della resa tridimensionale dei protagonisti (esattamente come nella serie regolare "per adulti"), col risultato di renderli fondamentalmente insipidi e privi di mordente.

Inoltre, a rendere il tutto ancora meno coinvolgente, ci pensa anche la situazione di partenza: Ian e Myrva qui sono i rampolli di una famiglia benestante e di gloriosa ascendenza, risiedono nella tenuta di campagna del nonno (dove Myrva ha persino una torre tutta per lei) e alla fine il loro scopo è quello di cercare avventure per ammazzare il tempo nell'attesa che si compia il loro eroico destino, per cui si stanno allenando... Un destino che peraltro tutti i lettori già conoscono, visto che le loro versioni adulte hanno la loro serie mensile già da qualche anno. Se almeno fossero partiti da una situazione di difficoltà o se la loro famiglia fosse caduta in disgrazia, il lettore si sarebbe potuto chiedere come hanno fatto a riscattarsi e avrebbe potuto tifare per loro... E invece niente. Calma piatta. Il che, probabilmente, li rende anche leggermente antipatici.

Forse sbaglierò, ma la sensazione è che con questi presupposti non ci sia un grande margine di successo, tantopiù che la tanto annunciata serie animata di Dragonero in versione adolescente si preannuncia già come qualcosa di DIVERSO rispetto a Dragonero Adventures, a partire da una caratterizzazione dei personaggi più moderna e aggressiva, in una parola accattivante (prego notare il tatuaggio di Gmor)...

A questo punto penso che sia interessante notare il fatto che qualche anno fa, quando la serie animata venne annunciata sui vari siti specializzati, venne data per buona la caratterizzazione di Dragonero Adventures (CLICCATE QUI), facendo pensare a un progetto realmente crossmediale, mentre allo scorso Forum dell'animazione di Tolouse - dove la serie è stata presentata ufficialmente per recuperare nuovi finanziatori e nuovi partner - i personaggi sono diventati quelli che vedete qui sopra... E anche il canovaccio è stato ritoccato (si parla anche di una diabolica Regina delle Tenebre, o qualcosa del genere). Segno evidente che dalle parti di Rai Fiction si sono accorti che il progetto, così come era stato proposto dalla Bonelli, non aveva grandi possibilità di conquistare il pubblico (e soprattutto gli investitori), anche a livello internazionale. Vorrà dire qualcosa?

Chissà... Sicuramente un cartone animato troppo DIVERSO dalla serie a fumetti rischia di penalizzarla più che sostenerla, e - considerando che la Bonelli risultava coinvolta nella produzione della serie animata fin da subito - una situazione del genere sarebbe un po' grottesca... Forse aveva dato per scontato che, mettendo in cantiere il fumetto almeno da tre anni, la produzione televisiva lo avrebbe preso come riferimento senza fiatare? Magari quando sono avvenuti i cambiamenti la macchina produttiva del fumetto era troppo avanti, e la frittata ormai era fatta? Forse gli autori del fumetto non sono voluti scendere a compromessi con la serie TV? Mistero...

Di sicuro considerando come alla Bonelli sono riusciti a perdere il treno di Martin Mystery (che, ripeto, è persino diventato un sex symbol, con tanto di fanart erotiche che - al di là del giudizio personale - attestano il suo status di icona presso il pubblico giovane) direi che tutto è possibile.

L'unica cosa certa in tutta questa storia è che altrove il fantasy per ragazzi a base di adolescenti viene sviluppato tramite fumetti di tutt'altro livello rispetto a Dragonero Adventures. Ad esempio in Francia c'è la saga di Angor, che tra l'altro graficamente ricorda molto Dragonero Adventures e i suoi protagonisti... Con la differenza che in questo caso si tratta di tre ragazzini di casta povera che non si rassegnano al loro destino e vengono coinvolti in un'avventura che potrebbe cambiarli per sempre.

Ed effettivamente in questa saga, che ha diversi livelli di lettura, gli adolescenti sono adolescenti effettivi, con i loro pregi e i loro difetti... E soprattutto con i loro conflitti interiori, le loro insicurezze, i loro drammi e i loro sensi di colpa... Nonchè i loro primi amori e le loro "prime volte"... In poche parole si tratta di un racconto di formazione e il tutto è reso ancora più intrigante dal fatto che i ragazzi entrano in possesso di alcuni antichi medaglioni che possono trasformarli in adulti fatti e finiti. E siccome questo è un fumetto realistico la prima cosa che fa il giovane Corky (che in effetti sembra il fratello segreto di Ian Aranill), appena è lontano da occhi indiscreti, è controllare le sue dimensioni intime da adulto... Perchè questo è quello che farebbe un qualsiasi adolescente reale al posto suo...

Ovviamente Angor non è una lettura per bambini molto piccoli, ma i suoi protagonisti sono adolescenti e NON bambini, quindi risulta coinvolgente e pepata al punto giusto per gli adolescenti che oggi sono abituati ai serial TV di ultima generazione... Quindi, in sintesi, non c'è il rischio che si sentano presi in giro. Cosa che però potrebbe avvenire con Dragonero Adventures, se accidentalmente fosse acquistato da un lettore occasionale dai dieci anni in sù... Perchè, molto semplicemente, in Dragonero Adventures vedrebbe degli adolescenti presentati e trattati come dei bambini.

E comunque non è neanche detto che tutti i lettori potenziali dai sei ai dieci anni si possano ritrovare in un progetto che, evidentemente, non tiene in considerazione quello a cui li hanno abituati le serie animate degli ultimi dieci anni almeno... Anche dal punto di vista dei risvolti omosessuali, ad esempio.

Ovviamente posso essere ancora smentito in maniera clamorosa, però continuo ad avere la sensazione che Dragonero Adventures andrà avanti soprattutto grazie al supporto degli ex ragazzini (finchè non si stuferanno di seguire una serie di questo tipo, ovviamente), piuttosto che conquistando le simpatie di quelli che sono ragazzini effettivi in questo momento. E il dubbio è proprio che a monte siano state messe al primo posto le esigenze e le aspettative degli ex ragazzini, per poter contare fin da subito sul solito zoccolo duro di lettori... Con tutta una serie di conseguenze a catena che potrebbero diventare molto evidenti a breve.

Chissà...

Sicuramente in tutta questa storia viene davvero da chiedersi a che serve riporre tante speranze nei giovani lettori che potrebbe portare Dragonero Adventures quando, a tutt'ora, nessuno è stato capace di ottimizzare quelli che avrebbe potuto portare Martin Mystery negli ultimi quattordici anni...

E questo porta a tutta una serie di riflessioni inquietanti, che magari esplorerò in un altro post.

Alla prossima.

venerdì 12 gennaio 2018

INTANTO IN GIAPPONE...

Ciao a tutti, come va?

Siccome è da un po' che non parlo di Giappone oggi volevo dedicare un post al vento che soffia dall'Oriente in questo inizio 2018... E che a quanto pare è un vento che porta segnali di cambiamento...

Partiamo dal fatto che, in generale, anche in Estremo Oriente (seppur a vari livelli e facendo le dovute distinzioni) si sta iniziando a rimettere in discussione il modo di considerare l'omosessualità, anche per via di una globalizzazione galoppante che - per fortuna - è capitanata da nazioni e culture che hanno sdoganato l'argomento e che hanno dimostrato coi fatti di non volerlo relegare ai margini della coscienza collettiva. Oltretutto il fatto che in Australia siano da poco arrivati i matrimoni omosessuali, dopo un lungo dibattito, sicuramente ha contribuito a sensibilizzare ulteriormente tutta l'area limitrofa. E d'altra parte il Giappone resta l'unico paese del G7 a non avere una forma di riconoscimento nazionale per le coppie omosessuali, e la situazione sicuramente inizia ad avere un certo peso sull'opinone pubblica...

Ovviamente, siccome in questi casi la società civile arriva sempre prima, e anche alla luce del fatto che in Giappone il rapporto con la sessualità non è tarato dal senso di colpa cristiano, sembra proprio che qualcosa si stia sbloccando anche a livello di intrattenimento pop, e una volta tanto non si tratta dei BOYS LOVE per ragazze e di tutti i loro prodotti derivati. Infatti a marzo il canale NHK proporrà una miniserie live in tre parti tratta dal fumetto di Gengoroh Tagame IL MARITO DI MIO FRATELLO (pubblicata anche in Italia da Panini).

Non è la prima volta che in Giappone viene realizzata una miniserie ispirata a manga con protagonisti omosessuali, ma è sicuramente la prima volta che ne viene realizzata una che pone l'accento su temi come i matrimoni, l'affido dei bambini e la dimensione "famigliare" delle persone gay. Il tutto con un piglio realistico e senza i fronzoli da manga per ragazze, per intenderci. Potrebbe sembrare una cosa banale, ma tanto banale non è. Ad ogni modo ruolo di Yaichi sarà interpretato da Ryuta Sato e ad interpretare Mike (il vedovo del fratello gemello di Yaichi) sarà Baruto Kaito, ex lottatore di sumo e attualmente praticante di arti marziali miste di origine estone (li vedete qui sotto).

Maharu Nemoto interpreterà la piccola Kana (nipote di Yaichi), mentre Yuri Nakamura sarà Natsuki, la madre di Kana. Gengoroh Tagame, che è stato invitato sul set, si è detto molto soddisfatto di come i lavori stanno procedendo, anche se per ovvi motivi non ha potuto fare foto. Qualche anno fa una cosa del genere, obbiettivamente, sarebbe stata perlomeno improbabile anche in Giappone.

Tuttavia a confermare il fatto che, forse, in Giappone si sta risvegliando l'interesse per un'interpretazione più moderna delle tematiche omosessuali, c'è anche il fatto che è stata annunciata la prima serie animata dedicata al manga Banana Fish di Akimi Yoshida, che è stato realizzato fra il 1985 e il 1994 (nei primi anni del 2000 ha avuto anche un'edizione italiana, sempre per la Panini). Come e perchè venga ripescato a distanza di ventitrè anni dalla sua conclusione può avere a che fare col fatto che questo poliziesco è ambientato negli Stati Uniti e che uno dei protagonisti è un giovane omosessuale dichiarato dal taglio molto moderno (che guardacaso è anche il soggetto dei teaser che si sono visti finora)?

Tra l'altro questa serie, che si vedrà sul canale Fujy TV, verrà gestita da uno staff di tutto rispetto: Hiroko Utsumi (Free!) dirigerà la serie per lo Studio MAPPA, mentre Hiroshi Seko (Ajin, Mob Psycho 100, Inuyashiki Last Hero) si occuperà di stendere la sceneggiatura e Akemi Hayashi (Fruits Basket, Peacemaker, Doukyusei - Compagni di classe -) del character design. In teoria la serie animata viene presentata come una celebrazione dei quarant'anni di carriera della mangaka che ha ideato la storia originale, ma penso che sia evidente che se la serie animata di Banana Fish arriva solo ora (peraltro necessitando di un lavoro supplementare di aggiornamento) il quarantennale di Akimi Yoshida è più che altro una coincidenza. Più probabilmente in Giappone si sta sviluppando un diverso tipo di interesse - più inclusivo - nei confronti dell'omosessualità... Non più intesa come una tematica di interesse prettamente feminnile, ad esempio.

A riprova di questo teoria penso sia il caso di citare perlomeno l'ultima serie dedicata al Devilman di Go Nagai, quella coprodotta da Netflix, e cioè DEVILMAN CRYBABY... Che si è posta il non facile obbiettivo di aggiornare il mito di Davilman per le nuove generazioni, quando era già stato sviscerato (è il caso di dirlo) in tutti i modi possibili e immaginabili nei decenni scorsi. Quest'ultimo progetto, evidentemente, cerca di prendere gli elementi più incisivi dalle varie incarnazioni di Devilman (c'è spazio persino per le autocitazioni, visto che nella serie si vede che in TV danno ancora il cartone animato di Devilman degli anni Settanta). Che ci fossero sottotesti omosessuali fra i due protagonisti principali lo si intuiva fin dalla prima versione del manga nel 1972, ma secondo me l'elemento interessante di questa serie è la presenza dell'omosessualità come un elemento perfettamente integrato nel contesto narrativo... A partire dal sabba orgiastico in cui il protagonista si fonde col demone Amon, e in cui sono presenti diverse coppie gay e lesbiche che amoreggiano spudoratamente sullo sfondo, nell'indifferenza generale.

Inoltre c'è almeno un comprimario dichiaratamente gay, che viene mostrato quando piange per la perdita del suo compagno e quando amoreggia con quelli nuovi, con tanto di rapporti anali presentati in soggettiva...





Inoltre c'è anche modo di accennare al fatto che esiste una pornografia gay che conta - anche economicamente - quanto quella etero... Tant'è che si intuisce che i fotografi che cercano modelli per video e foto di un certo tipo non si fanno alcun problema al riguardo...

Ci terrei a ribadire il concetto che si tratta di una serie cult di Go Nagai (quello di Mazinga e Goldrake, per intenderci), e che si tratta della prima serie di Devilman nata da una cordata internazionale (tant'è che in anteprima mondiale viene presentata su Netflix, con tanto di versione italiana rilasciata in contemporanea). E vorrei ribadire anche che NON si tratta di una serie gay, o di BOYS LOVE per ragazze, ma di un horror caratterizzato da un'escalation di squartamenti e situazioni raccapriccianti di ogni tipo, e in cui - ovviamente - la sessualità etero ha il peso maggiore. Però, forse anche perchè c'era di mezzo Netflix, questa volta si è potuto parlare liberamente ANCHE di omosessualità. E si è scelto di farlo presentandola per quello che è, e integrandola nella trama come un qualsiasi altro tema di fondo...

Senza nemmeno utilizzare i tipici accenti stereotipati e/o eccessivi e/o umoristici e/o grotteschi che hanno accompagnato spessissimo  l'omosessualità maschile nelle produzioni giapponesi che non si rivolgono nello specifico alle amanti dei BOYS LOVE, anche recentemente (qui sotto vedete un personaggio della saga di One-Punch Man, giusto per rendere l'idea)...

E probabilmente anche questo ha contribuito a dare alla serie un taglio molto internazionale, contemporaneo e giovane, cosa che EVIDENTEMENTE era studiata dall'inizio, tantopiù che in questa serie internet e i social sono davvero molto presenti... E c'è persino modo di inserire un cameo dell'attuale inquilino della Casa Bianca...

Comunque, tornando al succo del discorso, la sensazione è che anche in Giappone sia in corso un cambio di rotta, che si inizia ad evidenziare anche nelle produzioni televisive legate all'immaginario pop e ai manga. E se questo cambiamento inizia ad essere evidente persino nell'ultima versione di Devilman forse è lecito aspettersi altre sorprese nel prossimo futuro.

Staremo a vedere.

Alla prossima.

lunedì 8 gennaio 2018

SUPEREROI CON SUPERPROBLEMI (A MONTE)...

Ciao a tutti, come va?

Gabriele Salvatores lo aveva annunciato già da un po', e a quanto pare è una persona che mantiene le promesse. Infatti nelle sale è appena arrivato il sequel de IL RAGAZZO INVISIBILE, ovvero IL RAGAZZO INVISIBILE - SECONDA GENERAZIONE. In realtà sarebbe dovuto uscire sotto le feste di Natale, ma probabilmente visti i risultati del primo capitolo, uscito nelle sale a cavallo del Natale 2014, il distributore deve avere pensato che fosse meglio puntare al periodo che va dalla Befana in poi. Incrociando le dita e tutto quello che poteva incrociare, probabilmente...

Nel senso che, dati alla mano, il primo capitolo - che pure era stato promosso in tutti i modi possibili e immaginabili, e annunciato come il ritorno dei "cinefumetti" italiani (SIGH!) - aveva incassato cinque milioni di euro su un costo di produzione che si aggirava intorno agli otto, ai quali - presumo - bisognerebbe aggiungere i costi di distribuzione e promozione. Tecnicamente si è trattato di un flop clamoroso, perlomeno in Italia. E probabilmente nel mercato dell'home video e nel resto del mondo non dev'essere andato molto meglio (anche perchè tutta questa distribuzione internazionale non l'ha avuta, alla fine), anche se forse - e dico forse - potrebbe essere andato un po' meno  peggio a livello di diritti televisivi (e di altro tipo).

In ogni caso non è certo diventato un blockbuster e gli unici due riconoscimenti internazionali che ha ottenuto sono stati quello di miglior film per ragazzi al Minsk International Film Festival Listapad (un Festival bielorusso, che di solito promuove i titoli prodotti dalle ex repubbliche socialiste) e l'European Film Academy Young Audience Award 2015, di cui la produzione va molto fiera. Ovviamente nessuno si è premurato di ricordare che gli altri due film in lizza per il premio (assegnato da una giuria europea di giovanissimi spettatori) erano You're ugly too, un film irlandese che parla di un'orfanella in affido e My skinny sister, un film svedese che racconta la storia di una ragazzina bulimica. Roba allegra, insomma. Così come nessuno si è premurato di ricordare che il regista del primo film, Mark Noonan, è nato nel 1982 e che la regista del secondo, Sanna Lenken, è nata nel 1978... E che per entrambi si trattava del primo film per il cinema. Quindi tanti complimenti per il premio, ma considerando che Gabriele Salvatores è nato nel 1950, che fa film dal 1983 e che ha vinto pure un Oscar... Ognuno tragga le sue conclusioni.

Inoltre, altro piccolo dettaglio, IL RAGAZZO INVISIBILE nasceva come progetto crossmediale, visto che in contemporanea al film venivano proposti il romanzo ufficiale e una miniserie integrativa realizzata dalla Panini. Però anche in questo caso le cose non devono essere andate proprio benissimo, dato dal 2014 a oggi il lato crossmediale non è più stato portato avanti, e solo ora - a cavallo del secondo film - si parla di un nuovo romanzo e di una nuova miniserie a fumetti... Quindi più che di un progetto crossmediale si dovrebbe parlare di una strategia promozionale a cavallo della distribuzione dei due film. E la cosa è particolarmente interessante perchè - effettivamente - una serie a fumetti ufficiale che coprisse gli eventi intercorsi fra il primo e il secondo film avrebbe avuto un suo perchè... Però, a quanto pare, dopo i risultati de IL RAGAZZO INVISIBILE hanno tirato tutti i remi in barca, in attesa di un eventuale rilancio attraverso il secondo film...

La domanda é: il rilancio ci sarà? Il secondo capitolo sarà davvero meglio del primo e avrà i toni più adulti lungamente annunciati? A giudicare dal trailer (lo vedete qui sotto) e dalle prime recensioni, in realtà, sembra che si tratterà di un nuovo buco nell'acqua, e probabilmente le cose andranno anche peggio rispetto alla prima volta, dato che tutta la gente che è già rimasta delusa da questo progetto non è detto che gli conceda una seconda possibilità. Inoltre in questi tre anni è verosimile pensare che gli estimatori delle produzioni a tema supereroistico siano aumentati, anche solo per il moltiplicarsi dei serial televisivi a tema, e che abbiano raffinato i loro gusti di conseguenza... Con buona pace di una produzione che non si capisce bene con che criterio sia stata portata avanti, a partire dalla scelta degli attori... Che continuano a risultare molto poco credibili nel loro ruolo.
  L'attore protagonista, in particolare, con gli anni sta assumendo una fisicità sempre più androgina, e sarebbe molto più adatto a ruoli di tutt'altro genere, o comunque ad un personaggio caratterizzato in tutt'altra maniera... Anche perchè il suo sguardo perennemente serio e imbronciato - in cui si sforza di comunicare un perenne tormento interiore - finisce per renderlo involontariamente comico. Senza contare che le doti recitative del cast non sono in linea con una produzione di questo tipo, e probabilmente - per salvare il salvabile - non sarebbe stato male far doppiare il tutto. I registi italiani che scimmiottavano i film di genere americani fra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta, inventando sottogeneri come il peplum, il poliziottesco e lo spaghetti western, se non altro, avevano l'umiltà di riconoscere che se i loro attori avevano la presenza fisica, ma scarseggiavano su altri fronti, un bel doppiaggio poteva aiutare... Gabriele Salvatores, ovviamente, non ha quell'umiltà, anche perchè viene dai film d'autore, e i risultati sono quelli che sono (anche perchè gli attori di questo film scarseggiano anche in fatto di presenza scenica).

Se fossi malevolo potrei dire che IL RAGAZZO INVISIBILE e il suo sequel, più che altro, sono operazioni commerciali che a monte nascono per monetizzare anche in Italia un filone che attualmente sta ottenendo grandi riscontri, senza però averne i mezzi e senza essere gestite da persone che sanno davvero come gestire l'argomento. Qualcosa di simile - nell'approccio - non tanto ai peplum, agli spaghetti western e ai poliziotteschi degli anni Settanta, quanto ai cosiddetti film "d'imitazione" realizzati in Italia negli anni Ottanta... E cioè, ad esempio, i film fantasy che vennero prodotti in abbondanza dopo il successo internazionale di Conan il Barbaro, o quelli post apocalittici arrivati dopo Mad Max, o ancora quelli a base di cyborg arrivati dopo Terminator...



Come? Dite che non avete idea dei film di cui parlo, anche se ne sono stati girati un centinaio? Ecco... Se non avete mai sentito parlare di questi film di serie C un motivo c'è. E credo che sia lo stesso motivo per cui - fatte le dovute proporzioni - fra una trentina d'anni nessuno si ricorderà più de IL RAGAZZO INVISIBILE... Con la differenza che i suddetti film avevano meno pretese e un cast che era fisicamente adeguato al genere di riferimento (tra l'altro doppiato in maniera dignitosa), con tanto di locandine in stile videogame anni Ottanta in grado di attirare il pubblico a cui puntavano, mentre IL RAGAZZO INVISIBILE è quello che è (comprensivo di locandine che non sono nè carne nè pesce).



Inoltre i suddetti filmoni a basso budget, che miravano soprattutto a fare soldi nel mercato home video internazionale, erano molto meno vincolati rispetto a IL RAGAZZO INVISIBILE, che oltre ad avere tutta la zavorra tipica delle produzioni italiane per ragazzi deve rendere conto dei suoi contenuti alla RAI che lo ha coprodotto assieme alla Indigo Film (che coi supereroi non c'entra assolutamente nulla, ma che dopo l'Oscar per La Grande Bellezza continua a sperare di fare "il colpaccio" con i supereroi "d'autore", evidentemente... A meno che non fosse tenuta a dare un seguito a IL RAGAZZO INVISIBILE per degli obblighi contrattuali presi in precedenza, e questo spiegherebbe molte cose).

La cosa ironica è che, volendo, l'unico modo in cui questo film avrebbe davvero potuto distinguersi e valorizzare la fisicità del protagonista sarebbe stato quello di trattare argomenti che un film italiano per ragazzi non sarà mai libero di trattare, visto che Ludovico Girardello (e cioè "il ragazzo invisibile") sarebbe stato molto adatto - ad esempio - ad interpretare il ruolo un ragazzo transgender, bigender, gender queer o magari agender... O perlomeno  per vestire i panni di un personaggio sessualmente atipico.

Cosa che ovviamente non avviene, visto che l'obbietivo di questi film è quello di rielaborare (male) tutta una serie di clichè dei film di supereroi che ormai hanno fatto il loro tempo, senza osare più di tanto. Anche perchè, evidentemente, non si tratta realmente di una produzione che parla dei giovani e del loro mondo, ma di come il regista interpreta i disagi dei giovani di oggi, e il loro concetto di "dark" (SIGH!)... Senza avere i mezzi e le competenze per farlo, soprattutto attraverso un genere che non fa parte del suo background culturale.

E penso che l'abisso che c'è fra IL RAGAZZO INVISIBILE e le produzioni supereroistiche di ultima generazione sia diventato ancora più evidente negli ultimi anni, sopratutto per quel che riguarda la varietà dei toni e dei temi trattati da parte dei serial americani. Che effettivamente, in alcuni casi, possono anche essere d'aiuto per i giovani in difficoltà.

Probabilmente sapete tutti che nei serial DC Comics prodotti da Greg Berlanti ha debuttato da poco The Ray, che non è il primo superere gay dichiarato di questo universo narrativo, ma che è il primo a muoversi in una realtà parallela dominata dai nazisti, e infatti viene presentato mentre è imprigionato in un campo di concentramento con tanto di triangolo rosa...

Probabilmente saprete anche che nel primo ciclo di episodi in cui compare (il crossover Crisi su Terra X) c'è stato anche modo di fargli trovare l'amore e di sottolineare la cosa con una serie di baci appassionati. E il messaggio è stato rafforzato dal fatto che l'attore che interpreta The Ray (Russel Towey) e quello che interpreta il suo nuovo amore Citizen Cold (Wentwort Miller) sono omosessuali dichiarati.

Se poi siete fans delle serie di Gerg Berlanti sarete a conoscenza anche della miniserie animata che fa da prequel e che spiega come ha fatto The Ray ad ottenere i suoi poteri, e che di fatto è la prima serie animata trasmessa in TV avente come protagonista un supereroe dichiaratamente gay...

Quello che forse non sapete è che, al di là del sostegno che tutto questo può dare ai ragazzini gay in difficoltà quando cercano modelli e segnali di apertura nei loro confronti, la produzione di The Ray ha pensato bene di collaborare con l'associazione Trevor Project, che dal 1998 porta avanti diverse attività per prevenire il rischio di suicidio nei giovani LGBT... E così The Ray è anche diventato il primo supereroe  che fa da testimonial per un'associazione di questo tipo.
Quindi diciamo che  The Ray, oltre ad essere proposto come un supereroe nel senso moderno del termine vuole anche essere la prova che i supereroi possono ancora avere un valore simbolico e lanciare dei messaggi importanti, soprattutto per i giovani e i giovanissimi. Ovviamente partendo dal presupposto che siano gestiti da chi sa cos'è un supereroe e cosa può rappresentare, soprattutto nel 2018, al di là dei gusti personali.

Morale della favola: è altamente probabile che il secondo capitolo de IL RAGAZZO INVISIBILE rappresenterà l'ennesima occasione sprecata, con l'aggravante di essere un secondo tentativo che poteva fare tesoro degli errori del primo. Per non parlare del fatto che può contare su un lancio che copre oltre trecento sale e sull'appoggio della RAI (che, ad esempio, ha mandato in onda il primo capitolo poco prima che venisse distribuito il secondo)... Nel primo fine settimana ha incassato 915.000 euro, mentre il primo capitolo arrivò a 660.000 euro scarsi, però è anche vero che se la dovette vedere con il debutto dell'ultimo capitolo de Lo Hobbit e con quello di Big Hero Six, mentre il nuovo film ha una concorrenza meno diretta... E probabilmente può contare non tanto su chi ha visto il primo film e vuole vedere come va avanti la storia, quanto su chi NON l'ha mai visto e negli ultimi tre anni si è appassionato al mondo dei supereroi...

Staremo un po' a vedere cosa accadrà... E qualcosa mi dice che dovrò tornare a parlarne.
Se non altro, almeno questa volta, i siti di fumetti italiani sono più circospetti e non si sono lasciati andare a facili entusiasmi, e questo e positivo.

Alla prossima.