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mercoledì 16 aprile 2014

I PREMI CHE CONTANO A CHI CONTA

Ciao a tutti, come va?
Lo scorso sabato a Los Angeles si è tenuta la cerimonia di premiazione dei GLAAD AWARDS 2014 (i premi che l'omonima associazione conferisce a chi - nel mondo dell'entertainment - si è distinto per il suo contributo nella rappresentazione non pregiudizievole dei personaggi LGBT), e visto che - tanto per cambiare - in Italia se ne è parlato poco e niente ora cercherò di compensare un po', ovviamente puntando l'attenzione su alcuni aspetti particolarmente interessanti per i lettori di questo BLOG. Comincio, ovviamente, comunicandovi il vincitore per la categoria comics... Che quest'anno sono stati gli Young Avengers...
Ovviamente la speranza è che, forte anche a seguito di questa gratificazione, la MARVEL trovi presto una nuova collocazione per i protagonisti della serie che recentemente sono rimasti orfani, per l'ennesima volta, di una pubblicazione a loro dedicata. Detto questo stavolta volevo ampliare un pochino la discussione e mostrarvi anche alcuni video della cerimonia, giusto per farvi capire meglio di cosa stiamo parlando. Ad esempio mostrandovi il momento in cui Ellen Page consegna il premio intitolato a Stephen F. Kolzak (un regista che ha passato l'ultima parte della sua vita a combattere l'omofobia e la discriminazione dei sieropositivi) all'attrice e produttrice transessuale Laverne Cox... Come potete intuire, anche se si tratta di una cerimonia tuttosommato modesta rispetto a quella degli Oscar o ai Golden Globe, si tratta comunque di un evento di tutto rispetto, condotto con eleganza e serietà, e che tutto sembra fuorchè una pagliacciata o una cosa improvvisata (e ogni riferimento alle - poche - premiazioni LGBT celebrate in Italia NON è puramente casuale). E questo può essere uno dei motivi per cui, ad esempio, Rita Moreno (un'attrice portoricana che - tra le altre cose - ha partecipato a West Side Story, vincendo pure un Oscar) ha presentato il premio Vanguard  che la GLAAD quest'anno ha voluto assegnare alla cantante Jennifer Lopez (in veste, però, di produttrice della serie TV The Fosters, che parla di una famiglia omogenitoriale)... Che ovviamente è stata ben contenta di ritirarlo personalmente, ricordando una sua zia lesbica a cui è sempre stata molto affezionata...
La cosa interessante dei premi GLAAD, come potete intuire, sta anche nel fatto che i vincitori hanno anche l'occasione di fare un discorso di ringraziamento in cui possono spaziare con calma, e dimostrare che - effettivamente - se hanno ricevuto dei premi così specifici un motivo c'è. Comunque, siccome sapete che sono un po' sadico, non vi stupirà se qui di seguito voglio ricordarvi come è stato il primo, e per fortuna unico, premio del genere che ha avuto luogo in Italia. Si chiamava Pegaso d'oro ed era stato "inventato" da Arcigay nel 2010... La "cerimonia" si è tenuta in una nota discoteca di Milano, in cui - evidentemente - il pubblico vociante sullo sfondo non era particolarmente interessato a quello che succedeva... Il premio in questione, quell'anno, andò ad Iva Zanicchi, per un ruolo che aveva intepretato in una fiction...
Premesso che dare un premio gay per un ruolo gay friendly (e non per una presa di posizione diretta), dal mio punto di vista, ha lo stesso senso di mettere in prigione chi ha intepretato il ruolo di un assassino, negli anni successivi il personaggio in questione ha dato prova in più occasioni di NON essere poi così gay friendly, ad esempio tramite un'intervista ad un sito cattolico in cui disse, tra le altre cose:

Credo che i cattolici debbano sempre pregare per tutti, ed una preghiera in particolare la rivolgo e va rivolta ai gay, perché possano trovare, se lo vogliono, la retta via“.

Oltretutto si parla di una persona che, negli anni in cui ha ricoperto il ruolo di europarlamentare, non ha mai speso una parola a favore dei diritti LGBT in Italia... E infatti qualcuno propose anche di ritirare il premio che le venne dato... Cosa che peraltro NON non venne mai fatta... In compenso il Pegaso d'Oro, presumo anche a seguito di questa figura barbina non venne mai più assegnato a nessuno... Mentre i premi GLAAD vengono portati avanti da venticinque anni. Credo che ognuno possa trarre le sue conclusioni, anche se poi la situazione delle associazioni LGBT in Italia è quella che è, e certi episodi incresciosi ne sono solo la diretta conseguenza.
Ovviamente questo non significa che le cose non possano cambiare, anche se EVIDENTEMENTE il problema, in Italia, è molto più a monte di quanto non sembri.
Magari un giorno ne parlerò meglio.
Alla prossima.

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lunedì 14 aprile 2014

FRANCOBOLLI E BOLLINI ROSSI

Ciao a tutti, come va?
Il Servizio Postale Finlandese ha appena annunciato che a partire dal prossimo settembre distribuirà 33 nuovi francobolli, alcuni dei quali celebreranno un'artista locale che forse qualcuno do voi potrebbe anche conoscere (sono ironico, ovviamente)... E cioè Tom of Finland...
La decisione è abbastanza curiosa, ma forse neanche tanto in un periodo in cui tutti comunica via e-mail, app e social network, e i francobolli stanno ormai diventando articoli da collezione. D'altra parte è comunque notevole il fatto che questo gesto simbolico sancisca definitivamente lo sdoganamento di quello che, alla faccia dei bigotti, è diventato uno degli artisti finlandesi più noti a livello internazionale.
Da notare che i suddetti disegni di Tom of Finland faranno compagnia ai dipinti del paesaggista Urpo Martikainen e alle foto urbane di Jaakko Tähti, che a quanto pare sono considerati nomi molto rappresentativi dell'arte finlandese... Nonchè a tutta una serie di vedute invernali e natalizie (cosa abbastanza scontata, in effetti, considerando il periodo in cui questi francobolli verranno distribuiti), a riprova del fatto che evidentemente Tom of Finland è diventato davvero qualcosa di cui la Finlandia tutta va orgogliosa, al pari dei suoi paesaggi.
La Finlandia non ha ancora una legge sui matrimoni paritari: il suo Parlamento inizierà a discutere della cosa solo nei prossimi mesi e, non so perchè, ma ho la sensazione che chi è a favore non potrà fare a meno di citare questa specie di eroe nazionale, che - molto metaforicamente - ha reso famosa la Finlandia solo da quando è stato "costretto" a pubblicare i suoi lavori negli Stati Uniti. Detto questo non ho potuto fare a meno di fare un collegamento con un episodio che proprio in questi giorni sta tenendo banco in Italia. Infatti, mentre in Finlandia l'arte omoerotica viene sdoganata anche dalle poste, dalle nostre parti siamo ancora alle prese con le censure preventive su un semplice nudo maschile. Il caso è quello di una fiction che ripercorre (presumo in maniera molto riveduta e corretta) la vita di Rodolfo Valentino, in questo caso intepretato da Gabriel Garko. A quanto pare l'emittente che la trasmetterà a deciso di tagliare una scena in cui l'attore rimane completamente nudo di fronte a uno specchio e lascia che si intravedano le sue virtù... Scena censurata strategicamente persino dalle riviste di gossip che hanno segnalato il caso...
Qualcuno potrebbe pensare che, in effetti, sarebbe stato strano se la censura non fosse scattata, ma personalmente credo che anche solo il fatto che ci siamo abituati a ragionare in questi termini sia molto indicativo di una situazione che ha preso una piega decisamente infelice... Visto che ormai viene da dare per scontato che siamo un paese bigotto, maschilista e omofobo, nonchè tenuto sotto scacco dalle lobby cattoliche, e che quindi sia normale che la visione di un corpo maschile nudo (più o meno invitante) debba ricevere questo tipo di trattamento.
E secondo me questo è un brutto segnale.
Alla prossima.

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venerdì 11 aprile 2014

NEWS DI CLASSE

Ciao a tutti, come va?
Considerando che in Italia non ne parla praticamente nessuno è giusto che, almeno su questo BLOG, ci siano dei costanti aggiornamenti su quello che produce la CLASS COMICS di Patrick Fillion, che nonostante continui ad essere una realtà a conduzione pressochè famigliare si conferma una casa editrice agguerrita  e determinata a proseguire il suo personale percorso di promozione dei fumetti omoerotici... Anche e soprattutto ora che può contare su una distribuzione digitale del suo materiale, che procede ormai parallelamente a quella cartacea.
In questo periodo, ad esempio, festeggia i dieci anni di uno dei personaggi a cui la CLASS COMICS ha dato più spazio, e cioè il demoniaco Deimos (un demone buono e perseguitato dai suoi colleghi che, a modo suo, ricorda tanto l'italico Geppo di bianconiana memoria), al quale dedica uno speciale con storie realizzate dagli autori più quotati della sua scuderia...

Questo decennale, in effetti, mi dà l'opportunità di fare un breve focus sulle ultime novità proposte da questo editore, ma anche fare qualche riflessione a margine. Andiamo con ordine, e partiamo dalle ultime novità: intanto si è conclusa con il terzo numero - e dopo anni di attesa - la saga degli universitari di THE INITIATION  (di Fraser e Hawk), ed è arrivato il secondo numero dello spionistire RIDEHARD (di Alexander), nonchè un nuovo capitolo delle origini del supereroe nudista NAKED JUSTICE (dello strabravo Jacob Mott), a riprova del fatto che - seppur con tempi biblici - alla CLASS COMICS c'è l'intenzione di portare  sempre avanti i progetti messi in cantiere...
In questo periodo, però, ci sono stati anche tanti debutti interessanti, come ad esempio la serie MANSON di Enzo, incentrata su un un ragazzo italo americano di New York con una vita sessuale molto frizzante, che per arrotondare fa l'escort...

La cosa interessante di questa serie è che l'autore fa partire tutto dal fatto che, a discapito del suo successo col sesso, il protagonista vive ancora con una madre che non lo tollera e vuole correggerlo a tutti i costi con l'aiuto di tutti i parenti... Anche se poi le cose non andranno esattamente come vorrebbe lei...
Altro titolo che sembra presentarsi in maniera molto accattivante è il fantasy post apocalittico PLANET OF MACHOS del bravissimo Rubo...

Rubo, che vive e lavora a Barcellona, tra l'altro è anche un illustratore apprezzabile... Di cui mi auguro che qualcuno, prima o poi, si premuri di realizzare un bell'ART BOOK, visto che se lo merita tutto...





Forse sbaglierò, ma sospetto che questo fumetto sarà una delle cose più interessanti mai prodotte dalla CLASS COMICS...
Infine concludo questa breve carrellata segnalando l'uscita del secondo albo che la casa editrice di Patrick Fillion dedica ai prorompenti disegni di Hotcha (che a dispetto del nome è italiano, e da anni si è fatto conoscere per le sue parodie omoerotiche di Dragon Ball e altri manga di successo), e che qualche anno fa aveva fatto la sua bella figura con lo science-fantasy Draken...

Morale della favola: se la CLASS COMICS , che vi ricordo essere stata fondata nel 1995, tiene ancora botta e continua ad attirare artisti perlomeno interessanti un motivo deve pur esserci. Tuttavia dopo tutto questo tempo la sensazione è che non sappia ancora sfruttare pienamente il potenziale che ha per le mani. Intendiamoci: è evidentemente un'editore che gioca tutto sul sesso esplicito e sull'ostentazione genitale, e se questo è il suo stile nessuno può avere nulla da ridire, ma la sensazione è che ad oggi il suo punto debole siano le sceneggiature e l'approfondimento psicologico dei personaggi. Certo non è semplice affrontare questa questione se, diciamo, su un albo di una quarantina di pagine ce ne sono almeno trenta che devono raffigurare amplessi o scene erotiche, ma è puer vero che gli albi di supereroi hanno sempre avuto sempre lo stesso problema con i combattimenti, e nonostante tutto sono stati capaci di sfornare storie e personaggi molto interessanti...
Quindi forse potrebbe essere interessante iniziare a valutare l'ipotesi di proporre qualcosa che - pur senza rinunciare al sesso - sia in grado di approfondire anche altri aspetti della narrazione... O che magari presenti il sesso in maniera più intrigante e meno sfacciata... Perchè alla lunga questa ipertrofica sovraesposizione genitale non è detto che mantenga alta la tensione erotica... Anzi...
Oltretutto la sensazione è che, affidando buona parte delle storie ad artisti che si occupano sia dei disegni che delle trame (che magari in questo caso sono considerate un elemento secondario), non si tenga conto del fatto che un buon disegnatore non sempre è in grado di scrivere storie all'altezza dei suoi disegni...
Detto questo devo ammettere che il materiale della CLASS COMICS, così com'è oggi, ce lo vedrei piuttosto come complemento di un ipotetico magazine che si occupasse di erotismo gay a 360°, piuttosto che come perno di serie a fumetti che escono con cadenza annuale (o giù di lì) e mi stupisce molto che negli USA nessuno abbia mai pensato di mettere in piedi una cosa del genere. Ovviamente nulla mi vieta di sognare che un giorno, magari, in Italia ci sia qualcuno disposto a progettare una cosa del genere... E se da noi una cosa del genere avvenisse entro il 2050 sarebbe già una conquista, credo...
Detto questo trovo che sia davvero emblematico il fatto che sui siti italiani che si occupano di fumetti non ce ne sia mai stato uno, e dico uno, che abbia accennato alla CLASS COMICS... Anche solo di sfuggita.
D'altra parte ammetto che, visti i presupposti, mi avrebbe stupito il contrario.
Alla prossima.
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giovedì 10 aprile 2014

DRUIDI E LICANTROPI IN CERCA DI FONDI

Ciao a tutti, come va?
Nel momento in cui scrivo mancano sei giorni alla conclusione della raccolta di prenotazioni che la Northwest Press sta organizzando per finanziare la pubblicazione dell'edizione completa di FEARFUL HUNTER, tramite il sempre utile sito Kickstarter (CLICCATE QUI).
Si tratta della storia del complicato rapporto fra un druido e un licantropo, in un mondo dark fantasy ispirato alla mitologia celtica (che però si sovrappone al nostro) ad opera di Jon Macy. Al momento il progetto non ha ancora raggiunto la cifra stabilita (10.000 dollari), però non manca tantissimo al traguardo e comunque bisogna considerare il fatto che non si tratta di un fumetto inedito, visto che era già stato pubblicato a capitoli qualche anno fa, grazie anche ai fondi guadagnati con la vittoria del premio annuale messo in palio dalla PRISM COMICS per finanziare i fumetti a tema lgbt.
Quindi, tutto considerato, se si riuscisse a raggiungere anche solo la cifra minima sarebbe una specie di doppia vitttoria. A margine di tutta questa cosa, però, credo che sia interessante notare che nella presentazione del progetto il direttore della Northwest Press (che al momento è anche il suo unico impiegato) Zan Christensen ci confida che è da circa un annetto che ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla sua piccola casa editrice (che in effetti sta diventando un punto di riferimento importante per tanti artisti LGBT che si autoproducevano fino all'altro ieri), e anche se deve ancora stringere la cinghia si sente di dire che è sulla buona strada per ampare solo di quello... Anche se al momento - non avendo un altro lavoro di copertura - non può permettersi di rischiare il suo piccolo budget per ristampare una cosa che si è già vista neanche tanto tempo fa...
Molto saggio! Però se il pubblico dimostrasse che può sostenerlo a prescindere dal suo budget sarebbe un ulteriore passo avanti per l'emancipazione del fumetto LGBT. Attualmente la Northwest Press ha un catalogo di tutto rispetto (CLICCATE QUI) e sicuramente mi darà ancora modo di continuare  a segnalarla su questo BLOG, nell'attesa che - prima o poi - le sue produzioni migliori riescano ad avere un'edizione italiana, magari con REN BOOKS. L'unico problema è che negli USA c'è tutta una nicchia di mercato per le produzioni indipendenti e alternative, che in Italia non si è mai formata sul serio...
Comunque la speranza non muore mai.
Alla prossima.

mercoledì 9 aprile 2014

MESSAGGIO SUBLIMINALE ?

Ciao a tutti, come va?
Oggi, ad volevo puntare l'attenzione sulla campagna promozionale del nuovo film degli X-MEN. Come sapete i film di questa serie, oltre ad avere aperto le porte ai superhero movie, sono anche considerati un cult da parte della comunità gay, che li ha da subuto considerati una metafora della propria condizione. Merito anche del regista dei primi due titoli, e cioè Brian Synger, che ci ha messo del suo (e ha fatto coming out anche grazie al grande successo di questi film). Comunque Brian Synger torna alla regia per questo quinto capitolo della saga, che probabilmente sarà quello con la maggior quantità di attori gay dichiarati (finora), e sicuramente i pubblicitari di Hollywood vorranno ottimizzare l'attrattiva che questa situazione può esercitare sulla comunità gay, magari in maniera un po' sottile... Ad esempio con il poster che vedete qui sotto...
Un semplice spettatore del film ci vede solo Shawn Ashmore/Iceman e Ellen Page/Kitty Pryde, che nel terzo film avevano iniziato a flirtare (anche se nei precedenti Shawn Ashmore/Iceman aveva iniziato una frequentazione con Anna Paquin/Rogue), e pertanto non ci troverebbe nulla di particolare...

Il pubblico gay, invece, ci vede:

a) Ellen Page, fresca fresca di un coming out che ha commosso youtube (e non solo).

b) Shawn Ashmore che in questo film si è fatto crescere una barba favolosa, seguendo il trend che va per la maggiore nella comunità gay di oggi.

c) Due personaggi che nei fumetti, in diverse occasioni, hanno alimentato voci sulla loro presunta bisessualità.

d) Un attore noto sex symbol gay (le foto fake omoerotiche sono davvero tantissime, e qualche foto/sequenza soft senza veli l'ha fatta per davvero), che nei film degli X-Men è passato dal fare coppia con un'attrice bisessuale dichiarata (Anna Paquin) a una che da poco si è dichiarata lesbica (Ellen Page)... Ed è anche un attore che ha un fratello gemello (Aaron) che ha fatto la parte del gay nel cult PROM QUEEN...


Forse sbaglio, ma se io fossi un pubblicitario farei bene attenzione anche a questo tipo di dettagli nella scelta della composizione dei cartelloni pubblicitari di un film del genere... Che evidentemente lancia molti più ammiccamenti di quanto non sembri a prima vista. La sensazione che il potenziale gay friendly dei film degli X-Men sia molto sfruttabile commercialmente, però, sembra farsi largo anche presso i pubblicitari che non lavorano direttamente alla promozione del film... Ad esempio quelli che hanno curato lo spot per la catena di fast-food Carl’s Jr., che non solo hanno scelto come testimonial Mystica (che nei fumetti è dichiaratamente bisessuale), ma l'hanno resa protagonista della scena che vedete qui sotto...
Un caso? A me sembra molto improbabile... Penserei piuttosto ad un sottile messaggio subliminale che si rivolge proprio al tanto ambito target omosessuale. A riprova del fatto che ormai è ampiamente sdoganato ed è ritenuto estremamente prezioso, soprattutto in tempi di crisi economica... Perlomeno in nazioni dove non si preferisce tenere delle fette di salame davanti agli occhi (tipo la nostra, tanto per dirne una).
Voi che ne pensate?
E comunque è altamente probabile che in questo senso anche altre scelte di questa pellicola non siano state casuali. Come quella ti chiamare l'attore messicano Adam Canto per il ruolo di Sunspot...
E il giovane Booboo Stewart per quello di Warpath...
E queste sono solo alcune delle new entry che - assieme ad alcuni sex symbol che avevano già fatto strage di cuori nei film precedenti - probabilmente trasformeranno questo film in un (nuovo) serbatoio di fantasie più o meno spinte per il pubblico omosessuale che prenderà visione... Con conseguente allungamento della fila davanti ai cinema.
Certo: la cosa importante è che il film sia ben fatto a prescindere dal valore estetico degli interpreti, ma sicuramente anche questo fattore è stato tenuto in debita considerazione... E d'altra parte se nei film precedenti gli attori fossero stati bravissimi, ma totalmente privi di sex appeal, il destino della saga cinematografica sarebbe potuto essere molto diverso.
E sicuramente sarebbe stato diverso se non si fosse puntato, a livello più o meno subliminale, sul messaggio gay friendly della saga.
Per fortuna, però, le cose sono andate come sono andate.
Alla prossima.

mercoledì 2 aprile 2014

I GIOCHI SONO IMPORTANTI...

Ciao a tutti, come va?
Anche se sono anni che tengo questo BLOG, e mi dovrei essere abituato a verificare come il resto del mondo sembri - talvolta - davvero un altro pianeta rispetto all'Italia, devo ammettere che continuo a stupirmi delle situazioni in cui mi imbatto cercando notizie da condividere con voi. Ad esempio leggendo quello che è successo la scorsa settimana alla Game Developer's Conference, che quest'anno si è tenuta a San Francisco. Praticamente si trattava di una serie di incontri rivolti, nello specifico, a chi si occupa di sviluppare videogames, per fare il punto della situazione e raccogliere le idee. Tra le altre cose c'è stato il lungo intervento conclusivo di Manveer Heir della BioWare (foto sotto), il cui nome forse non vi dirà molto, ma che è uno dei principali ideatori della saga di MASS EFFECT (molto apprezzata anche per i suoi risvolti gay)...



Nell'ora che gli è stata concessa, Manveer Heir ha pensato bene di prepararsi un bel discorso che ha intitolato "Misoginia, razzismo e omofobia: come si pongono i videogames?" e nel quale ha voluto snocciolare alcuni punti secondo lui molto importanti. Molto in sintesi ha detto che, visto che ora l'industria dei videogames è diventata un caposaldo dell'intrattenimento, ha delle responsabilità che in futuro si faranno sentire sempre di più.
Secondo lui i videogames occidentali hanno seri problemi a rapportarsi con la rappresentazione delle minoranze, che vengono rappresentate poco e male, a partire dalla comunità LGBT, anche se il sesso femminile in generale non se la passa tanto meglio.
 
"Certi stereotipi negativi influenzano il modo di pensare e di trattare gli altri nel mondo reale , contribuendo a perpetuare le ingiustizie sociali che si verificano nei contronti delle minoranze"."Spesso gli sviluppatori di giochi giustificano misoginia , sessismo e altre ingiustizie sociali sostenendo che si tratta di una questione di realismo... Dobbiamo smettere di usare questa scusa, soprattutto quando la maggior parte dei nostri giochi sono giochi con ambientazioni fantastiche... O con molte liceze storiche. La questione, piuttosto, è quale peso dare al realismo, soprattutto se lo si rappresenta in maniera semplicistica".


"Dovremmo usare le potenzialità dei videogames per far vivere ai giocatori certi problemi in prima persona, per fargli comprendere la natura di certi problemi attraverso componenti narrative che si traducono in quelle dinamiche di gioco che possono sensibilizzare le coscienze in maniera più profonda di tutti gli altri media" 

 
Dopo aver fatto diversi esempi interessanti (ad esmepio quello di un gioco in cui un soldato gay viene scoperto e deve portare avanti la sua missione guadagnandosi nel contempo la fiducia dei commilitoni),
Manveer Heir ha ripetutamente esortato i suoi colleghi  a contribuire al cambiamento, invitandoli a riflettere sulla questione, per poi estendere la riflessione in tutti i loro ambiti lavorativi, per avere il supporto necessario quando arriverà il momento di inserire certi temi e rendere l'universo dei videogames più inclusivo. Per rendere migliori gli sviluppatori e il loro pubblico.

Alla fine il suo discorso è stato accolto da due minuti di applausi... Segno evidente che ha toccato un argomento che stava a cuore a tutti.



Ora:  è abbastanza improbabile che adesso, di punto in bianco, verremo invasi da videogames inclusivi e senza stereotipi, però è comunque interessante verificare che si è ufficialmente aperta una discussione sull'argomento, e che evidentemente il suddetto argomento è abbastanza sentito (non foss'altro perchè buona parte dei videogames occidentali sono sviluppati in nazioni in cui la comunità LGBT ha fatto molti passi avanti a livello di riconoscimenti e visibilità). Comunque la crescente importanza del rapporto fra videogames e comunità LGBT sembra essere sempre più evidente, tant'è che si è da poco conclusa la prima stagione della serie LOOKING, incentrata su un gruppo di amici gay di San Francisco e che vede nel ruolo di protagonista principale proprio un programmatore di videogames (intepretato dall'attore gay dichiarato Jonathan Groff)...
La seconda serie è già stata annunciata, segno evidente che gli ascolti hanno premiato la prima, con tutto ciò che ne consegue. Magari prima o poi la vedremo anche in Italia... Chissà...
Alla prossima.

lunedì 31 marzo 2014

DIECI ANNI DI FATE...

Ciao a tutti, come va?
Proprio oggi, salvo imprevisti, verrà mandata in onda l'ultima puntata della sesta serie del cartone WINX CLUB, che nel 2014 festeggia i suoi primi dieci anni e che si conferma probabilmente il maggior successo italiano nel campo delle serie animate, rilanciandosi con una nuova serie mediamente ogni due anni (ma anche con film in digitale, musical e altro ancora)... E a quanto pare è già in lavorazione la settima stagione, a riprova del fatto che questo brand gode di ottima salute.
Salute che, invece, alla fine ha abbandonato il fumetto che - per qualche anno - era stato il competitor diretto di WINX CLUB, e cioè quello dedicato alle streghette (prodotte dalla Disney Italia) note come W.I.T.C.H.
Perchè torno a parlare di questa cosa su questo BLOG? Perchè in effetti il fatto che che WINX CLUB stia continuando a tagliare nuovi traguardi, mentre il progetto W.I.T.C.H. si è definitivamente concluso oltre un anno fa (a causa del crollo verticale delle vendite del fumetto e di tutti i prodotti annessi) non è del tutto scollegato dagli argomenti di cui tratto abitualmente.

A cosa mi riferisco?

Principalmente al fatto che la battaglia fra W.I.T.C.H. e WINX CLUB è stata un po' la battaglia fra due estetiche contrapposte, e - soprattutto - fra due diversi modi di rapportarsi con il mondo che ci circonda. E il fatto che abbia vinto il modello WINX CLUB è un dato interessante.

Entriamo un po' più nello specifico.
In entrambi i casi si tratta di prodotti che hanno voluto coniugare i manga avventurosi per ragazze (in stile Sailor Moon) con lo stratosferico successo di Harry Potter (e del suo magico mondo parallelo dove tutto è possibile), mixando nel frattempo quelli che una volta si chiamavano "romanzi di formazione" con le riviste "di tendenza" per giovanissime. Il tutto proponendo protagoniste multietniche per strizzare l'occhio al mercato globale. Qui, però, le similitudini finiscono.

La prima differenza che balza agli occhi confrontando le protagoniste di ciascuna serie è l'uso del colore. Laddove le WINX sono un'esplosione barocca di colori vivaci, le W.I.T.C.H. si limitavano a una combinazione un po' spenta di viola, indaco, verde e azzurro. Personalmente ho sempre pensato che le prime facevano venire in mente una discoteca gay e le seconde ricordavano un oratorio. Impressione ancor più accentuata se si confrontano acconciature, trucco, vestiti e persino le ali. Altro piccolo dettaglio: le W.I.T.C.H. non indossavano alcun tipo di accessorio, mentre le WINX hanno sempre fatto abbondante uso di fermacapelli, orecchini, tiare e altro (qualche volta persino campanellini/piercing sulle ali!), peraltro rinnovando il loro armamentario in ogni serie...
Obbiettivamente parlando le streghette della Disney Italia hanno sempre fatto la figura delle straccione, se confrontate alle loro colleghe. Delle straccione e delle bacchettone, visto che - in media - si sono sempre coperte molto di più, e la maggior parte di loro ha sempre fatto sfoggio di calzettoni integrali molto poco sexy, che nella loro serie animata (che si è fermata alla seconda stagione) sono diventati obbligatori anche per quelle che nel fumetto ne indossavano una versione ridotta...
Per non parlare poi dei tacchi e delle zeppe che le WINX hanno sempre portato anche nella quotidianità, e che le W.I.T.C.H. hanno sempre tenuto a debita distanza. Il che ci porta ad un altro punto fondamentale: le WINX all'inizio della loro saga sono già sedicenni, che si trasformano in fate sedicenni, mentre le W.I.T.C.H. sono delle bambine che si trasformano in adolescenti, il che - ovviamente - limita molto quello che possono fare con il loro corpo adolescenziale... Nel senso che alla Disney Italia si erano sicuramente posti il problema di limitare la libertà d'azione di bambine in corpi adulti, problema che lo Studio Rainbow ha evitato con le WINX, visto che non c'era niente di (troppo) strano a mostrare delle ragazze di quasi diciotto anni con abitini e atteggiamenti sexy anche nella vita di tutti i giorni...
Sexy, ma sempre con garbo e senza  mai superare la soglia della provocazione esplicita. E questo, probabilmente, è il punto nodale di tutto questo discorso. Nel senso che, di fatto, le WINX si sono rivelate delle vere e proprie portabandiera del "diritto al sex appeal", inteso anche come un modo per esprimere liberamente la propria personalità e attirare l'attenzione. E forse non è un caso se ricordano molto la femminilità estremizzata delle drag queen e di una certa parte del mondo transessuale. Comunque, al di là del contributo di eventuali artisti gay dello Studio Rainbow, la cosa è degna di nota anche perchè - alla fine - è stato questo modello a prevalere, rispetto a quello più "conservatore" proposto dalle streghette della Disney Italia... Nonostante queste fossero partite molto meglio, tant'è vero che - ad esempio - le WINX non hanno mai avuto una versione manga Made in Japan, mentre le W.I.T.C.H. sì...
Poi cosa è successo? É successo che chi seguiva le due serie ha capito che, mentre le W.I.T.C.H. erano fondamentalmente delle buone samaritane che si recavano in un mondo fantastico (e un po' tetro) ricco di insidie per compiere le loro missioni (generalmente improntate al sacrificio), tornando REGOLARMENTE alle loro banali vite da preadolescenti qualunque (con tanto di genitori opprimenti e conflitti preadolescenziali), le WINX vivevano REGOLARMENTE in un mondo magico ricco di glam e "favolosità" (che le rendeva ancora più "favolose" quando si trasformavano), senza doverlo necessariamente associare a momenti difficili, diventando nel frattempo sempre più indipendenti e realizzate. Senza contare che nel mondo delle WINX ci sono anche una quantità di bei ragazzi altrettanto sexy (e decisamente metrosexual), mentre le W.I.T.C.H. hanno sempre finito per accompagnarsi a dei ragazzini tuttosommato sciatti e poco accattivanti...
La presenza di maschi metrosexual è stato uno degli ingredienti che ha portato le WINX a stracciare le rivali nel giro di qualche anno? Io non lo escluderei... Come non escluderei nemmeno il fatto che chi ha progettato i personaggi della serie WINX CLUB si sia guardato molto bene attorno e abbia preso atto che non aveva senso ignorare una tendenza generale che, già nel 2004, era sotto gli occhi di tutti...
A questo punto, però, la domanda nasce spontanea: perchè la Disney Italia non si è adeguata in qualche modo e ha preferito condannare le W.I.T.C.H. a morte certa? Probabilmente la chiave di tutta la questione sta nel fatto che mentre le WINX nascono come prodotto animato da piazzare in tutto il mondo, le W.I.T.C.H. nascevano come un fumetto italiano che - prima di tutto - doveva rendere conto delle sue scelte al mercato italiano. E in particolare allo "spirito Disney italiano" (che NON è lo spirito Disney contemporaneo), con tutti i suoi veti. Di conseguenza la Disney Italia ha voluto (o dovuto) applicare alle W.I.T.C.H.,  che pure si sono ispirate al disinibito mondo dei manga per ragazze, tutto quel retropensiero che - di fatto - sta anche alla base della crisi del fumetto per ragazzi Made in Italy. Lo stesso retropensiero che - con tutti i suoi tabù - impedisce di trattare certi argomenti o anche solo di disegnare i personaggi in un certo modo o con certe caratteristiche. Un retropensiero che allo Studio Rainbow ha avuto un peso molto relativo, visto che le sue fatine - come dicevo - non sfigurerebbero nel corteo di un gay pride...
E d'altra parte non bisogna dimenticare che in buona parte del mondo l'estetica sessualmente disinibita e colorata, "da gay pride" insomma, viene vissuta con una certa familiarità (se non simpatia), cosa che forse spiega anche perchè le WINX continuano a godere di un un buon successo persino in nazioni come gli USA, che sfornano centinaia di serie animate ogni anno. E d'altra parte se le WINX hanno trovato spazio persino sul settimanale cattolico IL GIORNALINO è evidente che il loro modo di porsi è ormai da considerarsi nella norma (o quasi)...
Inoltre, piccolo e non irrilevante dettaglio, puntando tutto sull'estetica lo Studio Rainbow ha giocato d'astuzia, perchè ha creato una serie strabordante di messaggi subliminali e sottointesi narrativi intriganti senza per questo creare un prodotto moralmente censurabile. Di contro la Disney Italia si è posta anche una serie di vincoli estetici e contenutistici per non urtare la sensibilità di nessuno, cosa che - nel lungo periodo - ha portato le W.I.T.C.H. al tracollo. Morale della favola: forse dire che l'influsso della mentalità italiana ha condannato le W.I.T.C.H., mentre l'apertura mentale verso un contesto più internazionale (e smaliziato) mantiene in forma le WINX è un po' riduttivo, tuttavia questo aspetto della questione non è stato certo secondario...
Anche perchè mette in luce il fatto che - forse - in Italia le nuove generazioni iniziano ad avere gli stessi gusti e gli stessi punti di vista delle loro controparti traniere... E se, come loro, premiano un'estetica obbiettivamente più "gay oriented", e delle protagoniste consapevoli del loro sex appeal piuttosto che delle educande represse e castigate, forse è da vedere come un buon segno. Anche perchè, pur ponendosi come delle cubiste, le ragazze di WINX CLUB hanno sempre dimostrato di rappresentare valori solidi e psicologie sane (sfatando, in questo senso, ulteriori pregiudizi tipicamente italiani). Certo: sul fatto che poi il modello di femminilità proposto da WINX CLUB sia riduttivo e molto perfezionabile credo che siamo tutti d'accordo, ma questa è un'altra storia.
Alla prossima.