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giovedì 12 luglio 2018

W LE SPOSE!

Ciao a tutti, come va?

Il 6 luglio 2018, su Cartoon Network USA, sono andati in onda gli ultimi episodi (per ora) della quinta stagione di Steven Universe. Spiegare in questa sede l'intricatissima situazione che si è sviluppata nei 152 (per ora) episodi di una delle serie animate cult degli ultimi anni non avrebbe molto senso, e rischierebbe anche di rovinare il gusto della sorpresa a quanti vorrebbero iniziare a recuperarla... D'altra parte gli ultimi episodi che si sono visti possono entrare a pieno titolo nella storia dell'animazione televisiva (e non solo), visto che per la prima volta hanno dato spazio alla celebrazione di un vero e proprio matrimonio omosessuale fra due dei personaggi cardine della saga (anche perchè fondendosi danno vita ad uno dei protagonisti principali della serie). Quindi è necessaria una brevissima introduzione...

In un universo colonizzato da gemme senzienti, ma rigidamente divise per caste, in grado di munirsi di un corpo di luce solida (solitamente di genere femminile), la nobile Zaffiro e la guerriera Rubino si sono innamorate e - per la prima volta - hanno sperimentato la fusione fra due gemme di tipo diverso. Dando vita a un terzo personaggio, la prode Garnet (che, molto saggiamente, in italiano non è stata tradotta come "Granato"), che assieme alle altre crystal gems ha deciso di opporsi alla colonizzazione della terra pianificata dai capi supremi delle gemme, i fortissimi diamanti. Migliaia di anni dopo il capo delle gemme che hanno respinto i diamanti, Quarzo Rosa, si innamora di un umano (spezzando il cuore alla sua partner storica, Perla) e decide di provare ad avere un figlio da lui, anche se questo - per una gemma - significa dissolversi per diventare parte integrante della sua progenie umana... Che, in questo caso, prende la forma dello Steven Universe del titolo.

Quando Steven entra nell'adolescenza comincia a manifestare i suoi poteri da gemma e inizia a partecipare alle missioni delle crystal gems, che si teletrasportano in tutto il mondo per rendere innoque le gemme che sono state corrotte nello scontro con i diamanti (diventando dei terribili mostri). Da questo momento in poi inizia a dipanarsi una trama su più livelli, in cui la vita di Steven in una tranquilla località di villeggiatura marittima - Beach City - si alterna ad una serie di imprese al di là dell'immaginazione, e di portata sempre più intergalattica, mentre i misteri relativi a Quarzo Rosa e alle altre gemme vengono pian piano rivelati (con colpi di scena che riescono a coinvolgere un numero crescente di fans di tutte le età). E tutto questo avviene mentre il numero dei personaggi e dei loro legami cresce esponenzialmente...

E in tutto ciò lo spirito LGBT friendly della saga acquista un peso sempre maggiore, stagione dopo stagione, sia in maniera diretta che attraverso una serie di metafore (come le fusioni di cui sopra, che da un certo punto in poi coinvolgono lo stesso Steven e la sua amica Connie, unendoli in un nuovo personaggio ermafrodito di nome Stevonnie). Tuttavia la legittimazione del legame fra Rubino e Zaffiro, che dopo un momento di crisi - dovuto ad una sconvolgente rivelazione - si ritrovano e decidono di sposarsi, è su un altro livello. Perchè è la prima volta che un una serie animata di Cartoon Network viene rappresentato un matrimonio fra due personaggi femminili di primo piano, perchè alla cerimonia è dedicata un'intera puntata di venti minuti in stile musical, perchè in occasione della cerimonia invertono il "genere" del look che adottano di solito e perchè - per la prima volta - Rubino e Zaffiro si scambiano un bacio sulle labbra...

E, soprattutto, perchè il tutto avviene in una serie animata che - pur avendo diversi livelli di lettura - mira principalmente ad un target di giovanissimi. E considerando che tutto questo avviene nell'episodio 23 della quinta stagione, e che in Italia prima della pausa estiva siamo arrivati all'episodio 12, il tutto dovrebbe essere disponibile anche sui nostri schermi il prossimo autunno. E considerando che dalle nostre parti le lievi censure subite dalla serie (che hanno riguardato più che altro il tono di certe battute) NON hanno mai toccato le relazioni sentimentali fra i personaggi, è altamente probabile che potremo vedere tutto quello che c'è da vedere... Anche perchè - fortunatamente - questo episodio arriverà a due anni dall'approvazione della legge italiana sulle Unioni Civili... E quindi NON c'è  davvero nessun motivo per cui il contenuto di questi ultimi episodi non dovrebbe essere presentato anche da noi...

Ad ogni modo penso che il dato importante sia che questa serie contribuirà ulteriormente a ridefinire la percezione dell'omosessualità presso il pubblico dei giovani e dei giovanissimi,  negli USA come in Italia, con buona pace di chi si ostina a sostenere che certi argomenti non sono adatti per questo tipo di pubblico. E probabilmente, ora che Steven Universe ha rotto il ghiaccio, anche altri seguiranno il suo esempio... E non è da escludere che fra qualche anno le serie animate con questo tipo di contenuti saranno molto più diffuse rispetto ad oggi.

Staremo a vedere.

Nel frattempo pare proprio che - a sorpresa - di Steven Universe sia stata confermata anche una sesta stagione... Dalla quale è lecito aspettarsi ulteriori colpi di scena...

Alla prossima.

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martedì 10 luglio 2018

STORIA DI UN POEMA...

Ciao a tutti, come va?
Il post di oggi sarà un po' particolare, perchè - attraverso le vicissitudini (e le non vicissitudini) italiane di un certo manga - proverò ad analizzare come si è evoluta la percezione di un certo tipo di editoria a tematica omoerotica dalle nostre parti... Cominciamo dall'inizio. Nei primissimi anni Novanta il primo editore che provò a proporre seriamente i manga in Italia fu la Granata Press, grazie al supporto di una squadra di fanzinari bolognesi che successivamente si sarebbe fatta conoscere con il nome collettivo di Kappa Boys (dopo il lancio di Kappa Magazine con la Star Comics).  Siccome la Granata Press stava intercettando proprio gli adolescenti, e i giovani adulti, che erano stati segnati dagli anime trasmessi in Italia negli anni Settanta e Ottanta, il suo successo fu la proverbiale scoperta dell'acqua calda e così decise di lanciarsi anche in un'impresa abbastanza titanica... Soprattutto se si considera che in quel periodo internet era più che altro un'ipotesi. Infatti decise di pubblicare un poderoso volumone intitolato ANIME - Guida al Cinema di Animazione Giapponese, che praticamente elencava e recensiva TUTTA l'animazione giapponese prodotta dagli inizi al 1988... Qualcosa che neppure gli stessi giapponesi avevano mai osato fare...

Correva l'anno 1991 e in breve questo volume divenne un cult, anche perchè finalmente faceva chiarezza in un ambito che per tanti motivi l'Italia aveva vissuto in maniera convulsa e approssimativa... E oltretutto elencava anche tutte quelle produzioni che in Italia non erano mai arrivate, anche e soprattutto le più recenti (all'epoca) produzioni erotiche, che per forza di cose nel nostro paese non potevano più trovare spazio in TV... Non dopo la legge Mammì del 1990, che di fatto diede inizio a quel processo che portò alla progressiva estromissione degli anime dai palinsesti italiani (una cronologia degli eventi la trovate CLICCANDO QUI).

Ad ogni modo, fra i tanti titoli a sfondo erotico presenti nel volume di cui sopra, uno colpì in modo particolare l'immaginario degli appassionati (e delle appassionate) di quella generazione... E cioè la riduzione animata del manga Kaze to ki no uta (Il Poema del Vento e degli Alberi) di Keiko Takemiya , che era stata realizzata nel 1987. Il manga, pubblicato a partire dal 1976, era stato uno dei primissimi esempi di BOYS LOVE (anche se in realtà il vero capostipite fu Tōma no Shinzō, Il Cuore di Thomas, realizzato da Moto Hagio nel 1974), e diciamo che - dopo la citazione nel libro di Granata Press e alcuni brevi accenni su varie riviste e fanzine - divenne abbastanza leggendario nel giro degli appassionati, e in particolare fra i gay in boccio che cercavano disperatamente materiale nel quale potessero identificarsi di più. Giusto per farvi un esempio: nella rubrica degli annunci del numero 30 di MANGAZINE (dicembre 1993) era comparso l'appello disperato di un giovane appassionato di nome... Tiziano Ferro!

Ho controllato l'indirizzo, ed è proprio "quel" Tiziano Ferro (che all'epoca aveva 13 anni, e da ciò se ne deduce che aveva iniziato a prendere coscienza di sè ben prima che iniziasse la sua carriera, ma questa è un'altra storia). Fatto sta che, anche se nessun editore osò mai pubblicare in italiano un manga incentrato sugli amori languidi e morbosetti che si consumavano in un collegio maschile della Francia ottocentesca, la Yamato Video decise comunque di distribuire in VHS la riduzione animata. Correva l'anno 1997, e quella VHS (assieme ad altri titoli proposti dalla Yamato, primo fra tutti "Il Cuneo dell'Amore"), fece conoscere anche in Italia il genere BOYS LOVE, alimentando una nicchia di pubblico che crebbe rapidamente (e in proporzione alla diffusione di internet).

Questo, evidentemente, fu uno dei motivi per cui in Italia alcuni editori si decisero finalmente a pubblicare manga di genere BOYS LOVE. Il primissimo tentativo fu portato avanti dalla Planet Manga nel 1999, con NEW YORK NEW YORK di Marimo Ragawa, anche se la prima casa editrice che puntò sul genere in maniera organica fu la Kappa Edizioni (l'etichetta indipendente fondata dai Kappa Boys), a partire da Kizuna di Kazuma Kodaka. Era il 2001 e iniziare a pubblicare questo genere in Italia non era esattamente semplice. Nel senso che oltre ai tipografi che si rifiutavano di stampare manga di un certo tipo, alle fumetterie che si rifiutavano di ordinarli e ad alcuni vistosi errori di marketing (come quello di proporli come manga gay, quando in realtà si trattava di fumetti a tema omoerotico che si rivolgevano al pubblico femminile), dalla seconda metà degli anni Novanta era partita una nuova crociata contro fumetti e animazione giapponese... Tant'è che,  giusto nel 2000, Dragon Ball venne accusato di promuovere la pedofilia, con tutta una serie di conseguenze che culminarono in sequestri giudiziari, accuse e controaccuse e - soprattutto - in una politica molto più oculata da parte degli editori italiani di manga... Senza contare le nuove restrizioni per le emittenti televisive, anche se quando Dragon Ball ritornò sulle reti Mediaset (nel 1996) era già stato completamente riadattato e ridoppiato, tagliando tutte le scene potenzialmente "pericolose" (che però in Italia arrivarono senza particolari problemi durante l'adattamento del 1989, più volte replicato da Junior TV)...

Giusto per farvi capire meglio come andavano le cose in quel periodo volevo ricordarvi che il 28 ottobre del 2000 l'associazione Cittadinanza Attiva fece sequestrare il manga di Dragon Ball, qualche giorno dopo il MOIGE denunciò Raidue perchè trasmetteva i film animati di Dragon Ball in prima serata e la Yamato Video subì una perquisizione con sequestro del magazzino l'8 novembre... Quindi direi che era abbastanza ovvio che con un clima del genere (che si sarebbe protratto ancora per diverso tempo), a nessuno venne mai in mente di proporre il manga di Kaze to ki no uta in Italia. Anche se, paradossalmente, la sua fama e la sua nomea di imprescindibile capostipite del genere BOYS LOVE si diffondevano sempre di più, anche solo perchè continuava ad essere citato in un numero crescente di saggi, articoli e pubblicazioni.

D'altra parte, a parziale discolpa degli editori italiani, bisogna anche dire che il suddetto manga non venne mai pubblicato, integralmente e ufficialmente, al di fuori del Giappone... Presumibilmente perchè i temi trattati, i toni utilizzati e l'età dei protagonisti, lo facevano considerare un titolo abbastanza rischioso per tutti gli editori occidentali... Soprattutto in un periodo storico in cui era in atto un certo dibattito sulla legittimità delle relazioni omosessuali anche fra adulti fatti e finiti.

E come se tutto ciò non bastasse era anche la stessa autrice a non voler concedere i diritti di pubblicazione al di fuori del Giappone...

Quello che è successo negli anni successivi, però, è abbastanza interessante.

Nel senso che da una parte internet ha contribuito a consolidare una certa nicchia di mercato per i BOYS LOVE, anche perchè nel frattempo avevano assunto una propria identita (distinta dal concetto di "fumetto gay"), e ha iniziato a rappresentare un canale distributivo e pubblicitario a parte... Che oltretutto mette in contatto diretto editori e lettori. Mentre dall'altra tutto quello che aveva a che fare con l'omosessualità ha iniziato ad essere progressivamente sdoganato. Il processo è stato lento e graduale, e in certi momenti quasi impercettibile, ma sicuramente se un adolescente della fine degli anni Novanta fosse magicamente proiettato ai giorni nostri noterebbe una situazione radicalmente diversa, anche se ovviamente le spinte contrarie non mancano.

Mediamente l'editoria italiana a fumetti asseconda il cambiamento in atto, piuttosto che farsene promotrice, e lo fa mantenendosi sempre indietro di qualche passo... Tuttavia penso che sia abbastanza significativo il fatto che in questi giorni la casa editrice J-POP abbia annunciato per questo autunno (forse per Lucca?) il cofanetto che presenta l'edizione italiana INTEGRALE di Kaze to ki no uta... Tra l'altro in un'edizione prestigiosa in cofanetto (ma successivamente si potranno acquistare anche i volumi singolarmente) che probabilmente giustificherà quasi trent'anni di attesa...

Al netto dell'opera in sè, e di quello che rappresenta per il genere BOYS LOVE, penso che sia importante valutare questo piccolo evento per quello che significa in rapporto all'editoria italiana. Nel senso che, probabilmente, è la dimostrazione che dalle nostri parti ci sono degli editori tutto sommato "generalisti" (J-POP non pubblica solo BOYS LOVE, anche se ne pubblica molti, e comunque è l'etichetta manga delle Edizioni BD) che stanno iniziando a mettere al centro le esigenze (e le richieste) del pubblico con cui si relazionano... Cercando di superare i vincoli e i tabù che hanno condizionato (e in parte condizionano ancora) i loro colleghi da decenni. E il fatto che venga dato alle stampe un titolo che uno zoccolo duro di appassionati avrebbe voluto leggere fin dai primi anni Novanta, senza mai riuscirci, direi che è un segnale di come i tempi (e gli editori) cambiano.

E anche di come i contesti culturali, mediamente, possono evolversi. Basta vedere la quantità di personaggi dichiaratamente (e attivamente) LGBT sono presenti nei serial TV di oggi, che peraltro sono disponibili su tantissime piattaforme diverse, rispetto alla situazione di qualche decennio fa... Quando, ad esempio, intere puntate di Buffy l'Ammazzavampiri non venivano trasmesse dall'unico canale televisivo che aveva la possibilità di farlo, perchè erano ritenute troppo gay friendly...

Intendiamoci: la situazione oggi è tutt'altro che idilliaca, e in questo periodo - in particolare - le recrudescenze conservatrici e retrograde non mancano, però è un dato di fatto che Kaze to ki no uta è stato annunciato come una qualsiasi altra iniziativa editoriale, e presumibilmente come tale verrà distribuito... E magari dimostrerà anche di avere un buon riscontro commerciale (anche se non si tratterà di un'edizione propriamente economica).

Quindi le cose possono cambiare, in parte sono già cambiate e sicuramente possono cambiare ancora. E questo succede anche e soprattutto se i lettori fanno rete, sono costanti nelle loro richieste e non si perdono d'animo. Evidentemente, prima o poi, qualcosa succede... Persino una cosa improbabile come la pubblicazione di Kaze to ki no uta in italiano.

E a questo punto non sarebbe male presentare l'iniziativa a Lucca Comics 2018 nel modo migliore, magari organizzando una bella conferenza sul tema BOYS LOVE, o magari sull'evoluzione del fenomeno in Italia... Chissà... Magari si potrebbe infrangere un altro tabù.

Ad ogni modo qualcuno dovrebbe avvisare Tiziano Ferro, anche perchè qualcosa mi dice che apprezzerebbe.

Alla prossima.

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venerdì 6 luglio 2018

GIOCHI PROIBITI

Ciao a tutti, come va?

A quanto pare il mese dell'orgoglio gay, quest'anno, ha portato almeno un paio di annunci abbastanza significativi nel mondo dei videogames, e ovviamente questo blog non poteva fare a meno di fare il punto della situazione. Soprattutto se si considera il ruolo che hanno i videogames nella formazione delle nuove generazioni e il peso crescente che questa forma di intrattenimento sta acquistando nell'ambito del tempo libero... E non solo per quel che riguarda giovani e giovanissimi.

La situazione, molto in sintesi, è la seguente. Il 20 giugno scorso, sul forum ufficiale del gioco di simulazione THE SIMS, un rappresentante della casa di produzione EA Games ha annunciato che ben sette nazioni hanno vietato il download della versione mobile del gioco (The Sims: Freeplay). Per la precisione si tratta di Cina, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Egitto, Oman, Kuwait e Qatar. Non sono state specificate chiaramente le ragioni di questa scelta, ma visto che si è parlato di "standard" locali, e di come per THE SIMS fosse importante restare un'esperienza di gioco inclusiva, e di quanto la casa di produzione sapesse che questo era importante per i giocatori, non ci è voluto un genio per intuire che - con ogni probabilità - la proibizione partiva dalla crescente politica LGBT friendly del gioco. Che tra l'altro gli è valsa il marchio "per adulti" in Russia.

In molti sapranno che il gioco è disponibile ormai dal 2000, e che già da allora era possibile che i personaggi "corteggiassero" persone del proprio sesso per andare a convivere (anche se il coinvolgimento romantico rimaneva inespresso). Quello che magari non tutti sanno è che negli ultimi anni THE SIMS ha dato una forte accelerata all'ampliamento delle opzioni relative a orientamento sessuale e identità di genere. Comunque potrebbe essere interessante fare una breve cronologia dell'evoluzione di queste opzioni.

THE SIMS 2 (2004)
Le coppie omosessuali diventano "visibili" (tramite la possibilità di scambiarsi effusioni di vario tipo) e il loro rapporto viene formalizzato, anche se non possono accedere al matrimonio.

THE SIMS 3 (2007)
Il matrimonio diventa possibile senza impedimenti legati al genere, e le coppie omosessuali ottengono il diritto di adottare dei figli.

THE SIMS 3: INTO THE FUTURE (2013)
In questa espansione ambientata in un remoto futuro le coppie omosessuali possono mischiare il proprio DNA in appositi centri e tornarsene a casa con un figlio biologico di entrambi.

THE SIMS 4 (2014)
Le coppie omosessuali vengono totalmente parificate a quelle eterosessuali, e vengono introdotte anche le famiglie poliamorose. Inoltre con l'aggiornamento del giugno 2016 è stato possibile superare le limitazioni di genere relative all'abbigliamento... O alle gravidanze. Visto che da quel momento in poi è stato possibile decidere se un personaggio poteva rimanere incinta (o fecondare il partner) a prescindere dal proprio genere...


Morale della favola: ora in THE SIMS è disponibile un ventaglio di possibilità che, evidentemente, lo rendono improponibile in contesti culturali che considerano impresentabile anche solo la "semplice" omosessualità. Soprattutto considerando che queste opzioni sono praticabili anche dai personaggi adolescenti... E che la casa di produzione continua a pubblicizzare il tutto come se fosse il suo fiore all'occhiello.

E questo, se non altro, dimostra che i videogiochi hanno un impatto culturale e formativo non da poco, soprattutto se si considera che possono avere una diffusione globale. Al momento non è ben chiaro se il divieto si potrà applicare anche alla versione di THE SIMS distribuita su supporto classico (e questo potrebbe spiegare perchè la casa di produzione ha preferito non alzare i toni della polemica), e comunque chi ha scaricato il gioco sul proprio cellulare potrà continuare a giocarci (anche se ovviamente non avrà più accesso agli aggiornamenti).

Staremo a vedere.

Di buono c'è che un altro videogame cult ha deciso di aprire le porte all'amore omosessuale, anche perchè sorvolare sulla questione nella nuova ambientazione non gli avrebbe fatto onore. Mi riferisco al nuovo capitolo di ASSASSIN'S CREED, ambientato ai tempi della Guerra del Peloponneso fra Atene e Sparta (431 a.C). ASSASSIN'S CREED: ODISSEY, infatti, esplorerà gli eventi che hanno coinvolto la millenaria lotta fra la Confraternita degli Assassini e l'Ordine dei Templari (o meglio: i loro precursori delle epoche più remote) ai tempi dell'Antica Grecia... Quando è opinione comune che la legittimazione dell'omosessualità avesse raggiunto uno dei suoi apici storici (anche se poi non è che le cose andassero proprio così)...

Il gioco sarà in vendita dai primi di ottobre, ma qualcosa mi dice che i cosplayer di tutto il mondo sono già all'opera per realizzare dei costumi fedelissimi fino all'ultimo dettaglio. Anche perchè i due protagonisti principali, gli spartani Alexios e Kassandra, si prestano molto... E il fatto che, questa volta, sarà possibile decidere se avranno relazioni eterosessuali o omosessuali sicuramente li renderà ancora più intriganti...

Ad ogni modo, mentre restiamo in attesa dell'inevitabile valanga di fanart omoerotiche di Alexios che ci invaderanno da qui a breve, volevo fare giusto un piccolo appunto alla Ubisoft (che sicuramente non leggerà mai questo blog, ma se non lo facessi non sarei coerente). Premesso che comunque quello di ASSASSIN'S CREED: ODISSEY è un passo avanti positivo, e che comunque parliamo di videogiochi e non di saggi storici, magari varrebbe la pena ricordare che l'omosessualità non era diffusa e legittimata (entro certi limiti, e in determinate condizioni) solo nell'Antica Grecia, o magari nell'Antica Roma...

ASSASSIN'S CREED è una saga videoludica che copre tutta la storia dell'umanità, ed è diventata famosa grazie ai suoi (numerosi) capitoli ambientati nell'Italia del Rinascimento, quelli che hanno seguito le peripezie di Ezio Auditore... Un protagonista che tra l'altro era intimo amico di Leonardo da Vinci (che negli anni in cui è ambientato il videogioco era già stato formalmente accusato di sodomia). Però sulla questione della sua omosessualità, e sulle possibilità che avrebbe aperto (in particolare nei confronti di Ezio Aurditore), si è preferito glissare... Lasciando il tutto a livello di sottotesto, o magari di accenno da cogliere fra le righe... O magari delegando il tutto agli appassionati.




Anche se Leonardo Da Vinci, alla fine, è stato un personaggio ricorrente anche nei fumetti e nei romanzi tratti dalla saga... E questo avrebbe sicuramente concesso una libertà crativa maggiore rispetto al videogioco vero e proprio...

E Leonardo da Vinci non è nemmeno un caso isolato, se si considera anche l'universo espanso della saga (film, fumetti, ecc), finora sono comparsi una cinquantina di personaggi LGBT (CLICCATE QUI)... Però per poter arrivare all'opzione "relazione omosessuale" è stato necessario aspettare l'Antica Grecia nel capitolo del 2018. Certo bisogna anche ammettere che magari, fino a pochi anni fa, i tempi non erano poi così maturi per trattare la questione in maniera troppo esplicita... Però d'ora in poi non sarebbe male se alla Ubisoft si ricordassero che l'omosessualità è stata una costante nella storia dell'umanità, e che comunque offrirebbe una serie di sviluppi narrativi molto interessanti in tutte le epoche.

Ora bisognerà vedere se, nei futuri capitoli di ASSASSIN'S CREED, le cose cambieranno... Soprattutto considerando che questo potrebbe precludere alla distrbuzione in diversi mercati non proprio gay friendly, con conseguente conflitto di interessi.

Alla prossima.

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martedì 3 luglio 2018

INDIETRO TUTTA...

Ciao a tutti, come va?

Lo spunto per il post di oggi mi arriva dal Giappone, dove il 23 giugno si è conclusa l'ultima serie che si proponeva di aggiornare un personaggio a dir poco cult, e cioè la guerriera dell'amore Cutey Honey creata da Go Nagai nel 1973, che è unanimamente riconosciuta come il prototipo delle ragazzine che diventano super guerriere combattenti... Il titolo di questo ennesimo remake, per la cronaca, è Cutie Honey Universe.

Se vi chiedete perchè Cutie Honey, a differenza di altre serie di Go Nagai, in Italia non è diventata un classico la risposta è molto semplice: la sua serie animata da noi non venne mai importata. Anche perchè, all'epoca, venne ritenuta troppo sconveniente persino dall'emittente giapponese che la stava trasmettendo, che infatti ne interruppe la produzione senza che le fosse data una reale conclusione. E probabilmente è anche per questo motivo che il personaggio, in Giappone, è diventato un'icona pop e un simbolo di sensualità intergenerazionale.

Comunque, per quanti non fossero proprio ferrati in materia, Cutie Honey è una graziosa androide bionda, che grazie ad un meccanismo inserito al suo interno riesce ad incanalare non meglio precisate energie che possono trasformarla in chiunque voglia, donandole anche caratteristiche particolari assieme ad un look radicalmente diverso. Così di volta in volta può diventare combattente dai capelli rossi, hostess dai capelli verdi, modella dai capelli viola, cantante, pilota, reporter e via dicendo...

I suddetti poteri sono impiegati soprattutto per combattere una misteriosa organizzazione criminale, che ha evidenti connotati sovrannaturali, di nome Pather Claw. La suddetta organizzazione utilizza esclusivamente mostruose combattenti "potenziate", guidate dalla crudelissima Sister Jill (agli ordini dell'inquietante Panther Zora), mentre gli uomini sono considerati bassa manovalanza e utilizzano armi tradizionali. Di Cutie Honey sono state realizzate varie versioni manga (direttamente da Go Nagai o sotto la sua supervisione), cinque versioni animate (compresa quella di quest'anno) e tre film dal vivo (nel 2004, nel 2007 e nel 2016)...



Ad ogni modo se la serie animata originale è stata ritenuta tanto trasgressiva era sia per via della sensualità della protagonista (che durante le trasformazioni restava nuda per alcuni istanti, ed era messa regolarmente al centro di situazioni piccanti), sia per via degli abbondanti ammiccamenti lesbici, e in particolare per quelli relativi al collegio cattolico che Cutie Honey frequentava facendosi passare per una ragazza qualunque. Collegio in cui abbondavano studentesse e professoresse lesbiche che avevano un debole per lei... Anche se Go Nagai aveva inserito questo elemento in maniera molto grottesca, enfatizzandone gli aspetti comici (ad esempio disegnando la professoressa Alphonne coi baffi).

Questo elemento, nelle serie animate successive, si era un po' perso (assieme alle allusioni al cristianesimo)... Anche se nella serie di 3 OAV Re: Cutie Honey (2004), la dolce Natsuko (che nel manga originale e nella prima serie animata era la migliore amica di Cutie Honey, nonchè sua compagna di stanza in collegio... Che lasciava intuire solo un vago interesse romantico per la protagonista) era diventata una poliziotta e lasciava intendere che il suo interesse non era esattamente platonico, tant'è che alla fine della saga era evidente come le due formassero una coppia.

Ad ogni modo si parla comunque di una serie pensata direttamente per l'home video, e a distanza di quattordici anni era inevitabile che le cose si evolvessero... Soprattutto dopo il recente rifacimento relativamente gay friendly di Devilman, altro personaggio cult di Go Nagai, prodotto da Netflix (ne ho parlato QUI). E infatti in Cutie Honey Universe, che ha preso spunto da tutte le serie precedenti (rimanendo però fedelissima all'idea originale e persino alla caratterizzazione anni Settanta, a partire dall'abbigliamento), l'elemento lesbico è risbucato fuori in maniera palese... Quanto inaspettata. Nel senso che è vissuto con totale spontaneità e senza alcuna connotazione grottesca o trasgressiva... A partire dalla relazione fra Cutie Honey e Natsuko, che prende forma puntata dopo puntata... Fino a concretizzarsi con un vero e proprio anello di fidanzamento...

Non prima che Natsuko abbia avuto l'occasione di avere un appuntamento con un'algida - quanto irresistibile - agente speciale... Che in realtà è Sister Jill sotto mentite spoglie.

Comunque, alla fine, Natsuko dice chiaro e tondo a Cutie Honey che la ama... Anche se purtroppo il loro idillio non è destinato a durare... In compenso in questa serie può succedere che le loro professoresse lesbiche vengano sorprese ad amoreggiare nel parco del collegio...

O che venga mostrato il gineceo in cui tutte le aspiranti guerriere di Panther Claw  restano in attesa che la loro amatissima Sister Jill le scelga e le trasformi in feroci mostruosità... Un gineceo dove le reclute trovano sempre il modo per ammazzare il tempo...

O, ancora, viene fatto vedere come le "boss" più mascoline del collegio di Cutey Honey si facciano servire e riverire dalle altre studentesse, nell'attesa di riuscire a strappare un appuntamento alla protagonista...

O magari come, nel gran finale, il potere dell'amore di Cutie Honey venga condiviso anche dai protagonisti maschili della serie...

Non prima, però, che si siano travestiti da Cutey Honey (con tanto di protesi) nel tentativo di confondere i suoi nemici...

Il tutto in una serie che, in Giappone, è passata in televisione (tra l'altro su tre canali diversi contemporaneamente). Giusto per confermare che, evidentemente, le serie animate giapponesi si stanno evolvendo - e non poco - anche per quel che riguarda la rappresentazione di certi temi. Anche perchè, originariamente, una serie come Cutie Honey NON nasceva per presentare gli amori lesbici con l'accento positivo e disinvolto della serie Cutie Honey Universe. E presumo che questo nuovo approccio non sia casuale...

Tuttavia, al di là di questa segnalazione, penso che parlare della serie di Cutie Honey che si è vista in questi mesi ci aiuti a capire meglio anche quello che sta succedendo in Italia. Dove non solo la televisione in chiaro ha ormai rinunciato ad avere una ricca programmazione di anime, ma dove i vincoli e le direttive che si sono fatte largo negli ultimi anni stanno impedendo di replicare tutta una serie di titoli cult, che guardacaso stanno iniziando ad animare un vero e proprio mercato parallelo nelle edicole.

Infatti, a sorpresa, per il mese di luglio è prevista una nuova serie allegati de La Gazzetta dello Sport, con i DVD della serie completa di Ken il Guerriero...

Anche se la serie completa era già stata allegata allo stesso quotidiano nel 2013! Il che fa supporre che questa riedizione sia arrivata a grande richiesta...

E, a quanto pare, alla Gazzetta si sono resi conto che la riproposta degli anime classici in DVD è una cosa seria e con un ampio pubblico, visto che - sempre a luglio - inizierà a proporre anche i DVD con la serie completa di Kyashan il ragazzo androide... Che tra l'altro ha avuto da poco un'edizione in blu-ray, senza contare le numerose ristampe in DVD nel corso degli anni.

Se si vuole vedere il lato positivo tutti questi allegati possono contribuire a non condannare all'oblio collettivo delle serie che NON possono più essere replicate dalla televisione italiana (a meno che non si voglia incorrere in multe e provvedimenti), anche se sicuramente restano accessibili agli appassionati e a chi sa usare internet. Se però si valuta la situazione nel suo insieme, il successo di queste iniziative dimostra anche quanto sia ampia la porzione di popolazione che è rimasta ancorata alle serie della sua infanzia, e che non sembra interessata ad aggiornarsi e ad ampliare i suoi orizzonti. Anche perchè, è bene precisarlo, non gliene viene data la possibilità. Non attraverso la televisione e le piattaforme più accessibili, se non altro.

Certo c'è internet e, in minore misura, Netflix, vvvvid e simili, però presuppongono che il fruitore potenziale sappia cosa cercare e come cercarlo, e comunque non è detto che tutti siano propensi a visionare serie in lingua originale con sottotitoli. E il risultato è che l'animazione giapponese contemporanea, salvo rarissimi casi, si sta trasformando in un fenomeno di nicchia, mentre i numerosissimi nostalgici vengono vezzeggiati e coccolati con la riproposta continua di serie che hanno non meno di venti o trent'anni...  Perlomeno fino a quando la loro generazione non lascerà il posto a chi non ha mai visto Ken il Guerriero in televisione... Dopodichè, probabilmente, le cose cambieranno ancora e non necessariamente in meglio.

Il tutto mentre, paradossalmente, in Giappone continua ad essere prodotta animazione che cerca di stare al passo coi tempi e che ha un occhio di riguardo verso temi che negli anni Settanta e Ottanta erano solo accennati, o cumunque non erano messi sotto una luce necessariamente positiva. Tant'è che, giusto per fare un esempio, Ken il Guerriero in Italia è diventato (anche) il simbolo di un certo modo di affermare la virilità e l'eteronormatività sull'effeminatezza e tutti i suoi annessi e connessi... E se non ci credete potete dare un'occhiata ai commenti che su youtube vengono regolarmente postati sotto ai video estratti dalla sua serie... In particolare quelli che riguardano avversari dai tratti e dai modi femminei o quelli che propongono situazioni vagamente omoerotiche...

Quindi diciamo che le innumerevoli serie giapponesi che NON stanno arrivando al grande pubblico italiano, e che probabilmente non ci arriveranno mai, allungheranno la lista delle occasioni mancate... Quelle occasioni che avrebbero potuto contribuire ad attualizzare un certo tipo di immaginario legato al mondo dell'animazione giapponese, e magari a formare nuove generazioni più tolleranti e mentalmente elastiche. E il caso di Cutie Honey Universe è solo la punta dell'iceberg. Fra pochi giorni in Giappone debutterà la tanto attesa versione animata di Banana Fish, e cioè un anime poliziesco avente come protagonista un ragazzo omosessuale... Una volta tanto senza risvolti prettamente boys love e con un'impostazione molto realistica...

Considerando che, da noi, Detective Conan di recente è stato replicato dalle 3.00 del mattino in poi, direi che è molto improbabile che questa serie in Italia possa arrivare in televisione e con una collocazione adeguata... Eppure sarebbe proprio di prodotti come questo che la nostra televisione, e il nostro pubblico, avrebbe bisogno.

Anche perchè continuare ad andare avanti con la testa perennemente rivolta indietro, nel lungo periodo, non è molto salutare...

E qualcosa mi dice che tornerò presto anche su questo argomento.

Alla prossima.