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mercoledì 4 dicembre 2019

E I BAMBINI...?

Ciao a tutti, come va?

Il mio ultimo post ha avuto più commenti del solito, forse anche perchè toccava delle questioni che di solito non si toccano. In particolare per quel che riguarda il discorso dell'accessibilità - economica e contenutistica - dei fumetti pubblicati in Italia in questo periodo. Un problema che, probabilmente, farà sentire il suo peso in maniera sempre più incisiva... E che, aggiunto a molte altre criticità (di cui negli ultimi anni ho parlato sempre più spesso), inevitabilmente farà scoppiare quella che - a tutti gli effetti - sembra delinearsi come una vera e propria bolla speculativa (peraltro gestita in maniera abbastanza goffa). Cosa succederà a quel punto davvero non saprei dirlo, ma qualcosa mi dice che lo scopriremo prima del previsto... Quindi teniamoci pronti.

Detto questo, manco a farlo apposta, negli ultimi giorni sono successe varie cose che mi hanno offerto nuovi spunti per approfondire il discorso. A partire dalla morte del grande Howard Cruse, un pioniere indiscusso dei fumetti underground a tematica gay, i cosiddetti Gay Comix (con la x). Una persona disponibilissima, oltre che un grande artista, con cui ho avuto il piacere di entrare in contatto anni fa, quando feci pubblicare alcune sue storie brevi nelle antologie HAPPY BOYS di Coniglio Editore (che lo mise anche in copertina).

Disgraziatamente l'editore non gli pago mai i 100 euro pattuiti per la storia pubblicata nel volume di cui vedete la copertina qui sopra (e nel volume precedente aveva addirittura accettato di pubblicare una sua storia gratis!). Perchè non gli siano stati dati non l'ho msi scoperto, ma per fortuna sul suo sito scrisse che aveva capito che la colpa non era stata mia. In compenso, dopo quell'episodio, non osai più contattarlo per delle collaborazioni editoriali, e adesso un po' me ne pento. Anche perchè, a parte la pubblicazione di "Figlio di un preservativo bucato" (che però rientrava nella linea Vertigo della DC Comics, e quindi era un caso a parte), nessun editore italiano pubblicò mai altre cose sue. Gay o meno. E la cosa è abbastanza imbarazzante, considerando che in Italia - soprattutto nel circuito delle librerie e delle fumetterie - ormai viene pubblicata la qualunque... E in molti casi si tratta di cose di un livello molto inferiore rispetto a quelle fatte da lui.

Oltretutto buona parte del suo materiale era realizzato in un raffinato bianco e nero puntinato, che non avrebbe neanche comportato grandi costi tipografici... In particolare mi viene da pensare alle storie di Wendel (di cui solo un episodio venne pubblicato in HAPPY BOYS AND GIRLS), che sarebbe stata una serie INTERESSANTISSIMA e ATTUALISSIMA, pur risalendo a parecchi anni fa. Un po' perchè le dinamiche dei gay americani degli anni Ottanta solo adesso sono diventate quelle dei gay italiani (il protagonista conviveva con il suo ragazzo e il di lui figlio, avuto da una precedente relazione etero, giusto per dirne una), e un po' perchè offriva un bello spaccato di storia LGBT (visto che gli episodi erano strettamente collegati alla realtà gay americana del periodo in cui erano ambientati).

Però l'autore ci ha lasciato prima che qualche editore italiano si facesse (di nuovo) avanti, e adesso non saprei nemmeno dire a chi sono passati i diritti di pubblicazione delle sue storie... Peccato davvero. Però direi che si tratta di una situazione abbastanza emblematica. Nel senso che negli ultimi dieci anni ci sarebbe stato tempo e modo di pubblicare Wendel, o altri personaggi LGBT di autori altrettanto validi, in edizioni assolutamente abbordabili e perlomeno accattivanti per quel grande pubblico potenziale gay friendly che non frequenta abitualmente fumetterie e affini...

Però, a quanto pare, nessuno ci ha mai pensato. Molto meglio puntare su idee trite e ritrite, e sul solito pubblico trito e ritrito, e magari - alle soglie del 2020 - continuare a puntare su formule che sarebbero state già datate una ventina d'anni fa... Sia quando si è grandi editori storici che quando si è nuovi editori rampanti... In particolare se l'intenzione è quella di puntare ad un pubblico più ampio...


Tutto questo sarebbe molto interessante da analizzare anche dal punto di vista psicologico... Perchè, a voler essere maligni, si potrebbe pensare che da una parte ci sono editori e autori che non si rassegnano all'idea del tempo che passa, e dall'altra che ci sono tanti ex giovani lettori degli anni Novanta, o giù di lì, che vogliono ancora gratificare il loro ego diventando autori ed editori  che puntano agli stili e alle idee che sono state il loro riferimento nell'adolescenza, ma che ora risultano inevitabilmente superate, con tutto quel che ne consegue. Anche perchè, ovviamente, nel frattempo  nessuno pensa al pubblico che risulta anagraficamente giovane oggi, ai suoi gusti e alle sue esigenze reali. Magari dando per scontato che i fumetti non gli interessano più, o che comunque certe generazioni non frequentano più le edicole. Spiegazione un po' semplicistica. Tantopiù che le edicole strabordano di gadget e articoli di interesse per i giovanissimi... Il problema è che, appunto, gli editori di fumetti che investono davvero su questo pubblico non ci sono più... E le edicole, poi, finiscono per adeguarsi.

E alcuni episodi recenti non fanno altro che confermare queste teorie. A seguito delle recenti polemiche sugli aumenti dei prezzi dei fumetti Panini che arrivano in edicola, la casa editrice è intervenuta con un comunicato stampa un po' surreale, in cui spiega che gli aumenti sono giustificati dalla vocazione ecocompatibile della casa editrice, dalla sua intenzione di mantenre alti i compensi dei collaboratori (?) e dagli alti standard qualitativi della carta e della stampa. Particolarmente interessante è stato poi l'accenno ai costi comunque più bassi rispetto alle pubblicazioni americane, dimenticando, però, che negli USA certi fumetti si devono produrre, mentre in Italia bisogna solo tradurli. E sottovalutando il fatto che negli USA un americano su due fa parte della classe media (CLICCATE QUI), e che negli USA un single che appartiene a questa categoria guadagna dai 26.000 ai 78.000 dollari all'anno, mentre una famiglia - diciamo - con due figli, ne guadagna dai 52.000 ai 156.000. Siamo proprio sicuri che la situazione sia del tutto paragonabile a quella italiana e possa essere utilizzata come giustificazione?

Io qualche dubbio ce l'avrei. Anche perchè il 32% degli italiani guadagna meno di 10.000 euro all'anno (CLICCATE QUI).

Ad ogni modo potete leggere il comunicato Panini integralmente CLICCANDO QUI. Siccome ci sono già state vagonate di proteste anche a seguito di questo comunicato, che a più di qualcuno è sembrato abbastanza farlocco, io preferirei concentrarmi su alcuni dati di fatto oggettivi. Il primo è che nell'estate del 2018 la Panini aveva già annunciato di avere l'intenzione di abbandonare gradualmente le edicole, causando una reazione inviperita da parte del Sindacato dei Giornalai... Che scriveva come il gruppo editoriale non avesse più il senso etico e impenditoriale degli editori del passato, e dichiarandosi letteralmente schifata dal suo atteggiamento. E se non ci credete potete leggere il comunicato qui di seguito.
Quindi, se si volesse essere un pochetto perfidi, verrebbe da pensare che certi aumenti di prezzo sono pensati anche nell'ottica di un minore investimento nel mercato delle edicole, per poter puntare sul più redditizio mercato dei collezionisti e delle edizioni di pregio. Magari dismettendo il comparto edicole, dopo aver portato il pubblico a disaffezionarsi. C'è qualcosa di illegale in tutto questo? Ovviamente no. Però, in realtà, è proprio in casi come questo che dovrebbe sorgere spontanea una domanda che, a quanto pare, nessuno si pone più...

E cioè: ai bambini chi ci pensa?

In  realtà, prima di tutto, sarebbe molto interessare capire se certe idee a proposito delle nuove generazioni rispondono a verità, o se è solo una narrativa di comodo, finalizzata più che altro a giustificare le incompetenze e gli interessi speculativi del mondo adulto. Certo parliamo di generazioni che hanno molta dimestichezza ANCHE con forme di intrattenimento che hanno poco a che fare con i fumetti, ma in realtà quanti fumetti sono pensati davvero per loro, e per le loro tasche?

Anche in questo caso qualche dato oggettivo può tornare utile. Lo scorso ottobre Save the Children ha diffuso dei dati impressionanti. In Italia sono oltre un milione e 260 mila i bambini che vivono in condizioni di povertà assoluta; negli ultimi dieci anni sono triplicati: passando dal 3,7% del 2008, pari a 375 mila, al 12,5% del 2018. Di questi bambini, 563 mila vivono nel mezzogiorno, 508 mila al nord e 192 mila al centro. Stesso trend anche per quei bambini e adolescenti che fanno parte della cosiddetta “povertà relativa”: nel 2008 erano 1.268.000 e a 10 anni di distanza sono aumentati a 2.192.000. Potete trovare maggiori dettagli CLICCANDO QUI.

Per rendere un po' meglio l'idea: nel 2018, in Italia, ben 453.000 bambini di età inferiore ai 15 anni hanno beneficiato di pacchi alimentari. Quanti di questi bambini potevano permettersi di spendere, diciamo, una decina di euro in fumetti ogni mese?

Lasciando per un momento da parte la questione dei minori che risultano cittadini stranieri (anche perchè di fatto risultano residenti in in Italia, e quindi nulla gli vieterebbe di leggere fumetti, se trovassero qualcosa di loro interesse), direi che lo scenario è abbastanza eloquente. I bambini poveri stanno aumentando anche in Italia, mentre i fumetti stanno diventando sempre più una forma di intrattenimento per chi è benestante, e spesso non sono nemmeno tarati sui gusti reali delle nuove generazioni.

E in effetti, a pensarci bene, mi rendo conto che nell'ultimo periodo mi è capitato abbastanza spesso di vedere dei bambini strattonati via a forza dai loro genitori quando si avvicinavano a qualche pubblicazione a fumetti troppo costosa... E che non sembrava avere un buon rapporto quantità/prezzo. Alle fiere come nelle edicole. E considerando che quelli che hanno la fortuna di avere una paghetta hanno anche altre spese, come possono risultargli accattivanti e competitive delle pubblicazioni come quelle che si sono viste nelle edicole italiane negli ultimi dieci/vent'anni?

Siamo seri...

Oltretutto una recente indagine OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha rivelato che, perlomeno fra i quindicenni italiani, stanno aumentando quelli che non sono in grado di comprendere quello che leggono, collocandosi qualche punto più in basso della media OCSE, appunto. Per maggiori informazioni potete CLICCARE QUI, e se volete consultare direttamente il sito OCSE potete CLICCARE QUI.

Sarebbe tanto interessante capire se e come questo stato di cose si riflette anche sulla comprensione dei fumetti da parte dei giovani italiani, e quanto gli editori dovrebbero tenerne conto prima di piazzare pubblicazioni poco accattivanti o scritte con un linguaggio (e utilizzando uno storytelling, e cioè una tecnica narrativa complessiva) che può risultare ostico per i neofiti. O comunque poco in linea con i gusti REALI del pubblico giovane.

Sicuramente viviamo in una realtà complessa, ma dare la colpa dell'attuale crisi editoriale solo ai ragazzini che non leggono più fumetti perchè, semplicemente, "non gli interessano" è davvero troppo comodo. Soprattutto se ormai è diventato impossibile trovare materiale davvero adatto ad un pubblico giovane e - soprattutto - in grado di venire incontro alle reali esigenze, soprattutto economiche, di una generazione che è molto meno fortunata di quanto non si direbbe a prima vista. E che sicuramente ha dei gusti molto diversi rispetto alla generazione che l'ha preceduta, anche se poi quest'ultima pretende comunque di decidere cosa è meglio per i più giovani... Per poi lamentarsi se le cose non vanno come spera.

Di esempi di questo tipo che ne sono stati tantissimi, negli ultimi anni, e parecchi li ho approfonditi anche su questo blog... Eppure nonostante vagonate di flop annunciati nessuno ha mai corretto davvero il tiro, tant'è che la situazione ha continuato a peggiorare...

Anche perchè, per dirla tutta, gira che ti rigira la "classe dirigente" dell'editoria a fumetti italiana è rimasta fondamentalmente la stessa da circa vent'anni, e qualcosa mi dice che se certi soggetti manterranno il loro ruolo decisionale (come è probabile che accadrà) per i prossimi venti, è molto probabile che da qui a un po' si profileranno degli scenari abbastanza inquietanti... A meno che non si verifichi un qualche miracolo, ovviamente.

Certo è che trasformare una forma di intrattenimento che trovava la sua forza nell'essere "povero" e sempre al passo coi tempi in un anacronistico bene di lusso, per poi lamentarsi se non funziona più come una volta, non è proprio geniale.

E comunque sono abbastanza sicuro che una nuova batosta arriverà se e quando qualche indagine statistica seria si occuperà di verificare quale è, attualmente, la percentuale di giovani italiani che non si identifica nel classico stereotipo dell'eterosessuale cisgender.
Alla prossima.

mercoledì 20 novembre 2019

BILANCINO DI FINE ANNO

Ciao a tutti, come va?

Devo ammettere che diventa sempre più complicato scrivere della situazione dei fumetti in Italia, anche perchè è lo stesso concetto di "fumetto pubblicato in Italia" che sembra volersi allontanare sempre di più dalla sua connotazione originale. Infatti da passatempo "povero", realizzato in economia e pensato per tutte le tasche  (e soprattutto per quelle dei ragazzini, agli interessi dei quali cercava sempre di venire incontro), ha iniziato ad imboccare la strada del prodotto elitario per collezionisti adulti con un bel conto in banca. E sarebbe tanto interessante capire perchè...

Cioè... In realtà non ci vuole neanche tanta fatica per capirlo. Se da una parte è vero che la concorrenza delle nuove forme di intrattenimento - e in particolare di quelle di facile accesso per i giovani - è spietata, il fatto che chi pubblica fumetti non faccia nulla per risultare realmente competitivo con l'intrattenimento a basso costo, e - anzi - si stia orientando sempre di più verso la nicchia dei collezionisti danarosi, probabilmente tradisce altri tipi di problemi, più a monte. A partire dal fatto che chi si occupa di editoria a fumetti in Italia, provenendo perlopiù dal mondo dei collezionisti all'ultimo stadio e iniziando ad essere perlomeno "maturo", fa molta fatica ad immedesimarsi in qualcuno che non lo è, o che non ha determinate liquidità da investire nella carta stampata... O che, magari, non ha spazio per mettere insieme voluminose collezioni e forse non disdegnerebbe di leggere - perlomeno in prima  battuta - fumetti in un formato più "usa e getta", magari su carta poco pregiata e in una veste editoriale senza tante pretese. A patto di spendere somme accettabili. Come avveniva una volta un po' in tutto il mondo, e come avviene ancora - e con buoni riscontri - in Giappone...

A voler essere un po' perfidi verrebbe da pensare che, tra l'altro, molti degli ex lettori degli anni Sessanta/Settanta/Ottanta, dopo essersi fatti largo nel settore, abbiano anche iniziato a sentire il bisogno di gratificare il proprio senso di rivalsa nei confronti delle frustrazioni collezionistiche che hanno accumulato quando erano costretti ad accatastare giornaletti da poco... E così, adesso che hanno un ruolo decisionale importante, inondano il mercato di cartonati, edizioni prestigiose e albi che nella peggiore delle ipotesi vengono pubblicati su carta superpatinata. Tutte cose che loro per primi desidererebbero leggere e collezionare, e che si rivolgono a chi condivide il loro stesso punto di vista... Come ad esempio gli youtuber che pubblicano i video in cui raccontano come hanno speso più di 1700 euro in un solo giorno di Lucca Comics & Games... Qui sotto vi riporto un esempio a caso, ma ci sono parecchi appassionati che realizzano video in cui condividono il loro luuuuungo elenco della spesa... E non solo in occasione di Lucca.


Non che ci sia niente di male (e beato chi ha tanti soldi da spendere in fumetti e affini), ma nel lungo periodo tutto questo a cosa porterà? Non certo ad un cospicuo ricambio generazionale... Se, per fare un esempio banale, un ragazzino gay qualunque venisse a scoprire che in questa o quella serie compaiono personaggi LGBT che lo incuriosiscono, quante possibilità ci potrebbero essere che lui possa investire da subito la sua paghetta in un volume cartonato che costa più di 10 euro, quando magari non ha mai letto fumetti in vita sua? Meglio tenerla da parte per altro...

E quante possibilità ci sono che un ragazzino che vive in una famiglia con un reddito medio basso, inizi a collezionare una serie MARVEL (magari dopo aver conosciuto certi personaggi al cinema o in qualche serie TV) adesso che la Panini ha annunciato che gli albi di 24 pagine passeranno a 3.00 euro e quelli di 48 pagine a 5.00 euro?  Tra l'altro in un periodo in cui le serie MARVEL sono particolarmente cervellotiche e difficili da comprendere per i neofiti e per chi non segue molte serie alla volta... E oltretutto alcune di queste serie sono quindicinali!

Certo il fatto che le edicole stiano morendo non aiuta, e sicuramente il mercato delle librerie è in espansione, ma tutta questa propensione a trasformare i fumetti in un passatempo di prestigio (cosa che in Italia non è mai stato) e a coltivare la nicchia dei collezionisti danarosi, probabilmente, nasce anche da qualche disfasia concettuale più a monte... Forse dalla convinzione che pubblicando più cose, a un prezzo più alto, si può tamponare il calo del pubblico, dovuto a pregressi problemi gestionali e a contingenze varie?  Chissà... Sicuramente la volontà di mantenere stabile il fatturato a discapito del calo dei lettori c'è. E, se queste sono le soluzioni adottate, sembra tanto una dichiarazione di resa... Il punto è: quanto può essere ampio questo mercato dei collezionisti? E quanto si può giocare col fuoco prima di finire scottati? Oltretutto, richiedendo tanta liquidità per essere seguito, il mercato delle librerie e delle edizioni prestigiose non finirà per compromettere ulteriormente la situazione in edicola, facendo diventare la pezza peggiore del buco? Chissà...

Sicuramente non ha senso fare valutazioni nel breve periodo, e i prossimi anni saranno decisivi. Ragion per cui possono venire ancora in aiuto i dati relativi al fatturato che sono stati depositati dagli editori stessi. E dato che adesso sono già disponibili alcuni dati relativi al 2018 ho pensato di anticipare di qualche mese la mia analisi della situazione, che di solito arriva intorno a marzo. Contenti? Come sempre il mio sito di riferimento è quello di iCribis (CLICCATE QUI), quindi si tratta di dati ufficiali e non confuabili, e l'andamento del fatturato viene valutato prendendo come riferimento i due anni precedenti.

Dati finanziari di Sergio Bonelli Editore S.p.a.:
L’ultimo bilancio depositato da Sergio Bonelli Editore S.p.a. nel registro delle imprese corrisponde all’anno 2018 e riporta un range di fatturato di 'Tra 6.000.000 e 30.000.000 Euro'.

Il fatturato di Sergio Bonelli Editore S.p.a. durante il 2018 è aumentato del 2.68% rispetto a 2016.


Dati finanziari di Panini Societa' Per Azioni:
L’ultimo bilancio depositato da Panini Societa' Per Azioni nel registro delle imprese corrisponde all’anno 2018 e riporta un range di fatturato di 'Sopra 30.000.000 Euro'.

Il fatturato di Panini Societa' Per Azioni durante il 2018 è aumentato del 41.37% rispetto a 2016.


Dati finanziari di 1000 Volte Meglio Publishing S.r.l.:
L’ultimo bilancio depositato da 1000 Volte Meglio Publishing S.r.l. nel registro delle imprese corrisponde all’anno 2018 e riporta un range di fatturato di 'Tra 300.000 e 600.000 Euro'.

Il fatturato di 1000 Volte Meglio Publishing S.r.l. durante il 2018 è aumentato del 16.64% rispetto a 2016.


Dati finanziari di Astorina S.r.l.:
L’ultimo bilancio depositato da Astorina S.r.l. nel registro delle imprese corrisponde all’anno 2018 e riporta un range di fatturato di 0.0.

Il fatturato di Astorina S.r.l. durante il 2018 è rimasto invariato rispetto al 2016.


Dati finanziari di Shockdom S.r.l.:
L’ultimo bilancio depositato da Shockdom S.r.l. nel registro delle imprese corrisponde all’anno 2018 e riporta un range di fatturato di 'Tra 600.000 e 1.500.000 Euro'.

Il fatturato di Shockdom S.r.l. durante il 2018 è diminuito del 13.01% rispetto a 2016.


Dati finanziari di Edizioni If S.r.l.:
L’ultimo bilancio depositato da Edizioni If S.r.l. nel registro delle imprese corrisponde all’anno 2018 e riporta un range di fatturato di 'Tra 600.000 e 1.500.000 Euro'.

Il fatturato di Edizioni If S.r.l. durante il 2018 è diminuito del 30.95% rispetto a 2016.


Poichè non tutti gli editori che arrivano in edicola hanno depositato i loro bilanci entro novembre, probabilmente ritornerò sull'argomento l'anno prossimo, con maggiori dati da analizzare, però credo che comunque questi possano essere molto interessanti, soprattutto se si confrontano con quelli di chi pubblica fumetti esclusivamente per le librerie e le fumetterie (o quasi)... Visto che tutti questi editori sembrano avere avuto una tendenza al rialzo.

Dati finanziari di Edizioni Star Comics S.r.l.:

L’ultimo bilancio depositato da Edizioni Star Comics S.r.l. nel registro delle imprese corrisponde all’anno 2018 e riporta un range di fatturato di 'Tra 6.000.000 e 30.000.000 Euro'.

Il fatturato di Edizioni Star Comics S.r.l. durante il 2018 è aumentato del 45.93% rispetto a 2016.


Dati finanziari di Edizioni Bd S.r.l.:
L’ultimo bilancio depositato da Edizioni Bd S.r.l. nel registro delle imprese corrisponde all’anno 2018 e riporta un range di fatturato di 'Tra 3.000.000 e 6.000.000 Euro'.

Il fatturato di Edizioni Bd S.r.l. durante il 2018 è aumentato del 46.15% rispetto a 2016.


Dati finanziari di Bao Publishing S.r.l.:
L’ultimo bilancio depositato da Bao Publishing S.r.l. nel registro delle imprese corrisponde all’anno 2018 e riporta un range di fatturato di 'Tra 3.000.000 e 6.000.000 Euro'.

Il fatturato di Bao Publishing S.r.l. durante il 2018 è aumentato del 14.83% rispetto a 2016.


Dati finanziari di Coconino Press S.r.l:
L’ultimo bilancio depositato da Coconino Press S.r.l nel registro delle imprese corrisponde all’anno 2018 e riporta un range di fatturato di 'Tra 600.000 e 1.500.000 Euro'.

Il fatturato di Coconino Press S.r.l durante il 2018 è aumentato del 9.48% rispetto a 2016


In realtà, considerando i dati disponibili anche per il biennio 2014/2016 (e che trovate CLICCANDO QUI), si può avere un'idea più precisa dell'andamento dei fatturati di alcuni editori negli ultimi quattro anni, e considerando la situazione a partire dal 2014 la classifica (per ora parziale), sarebbe la seguente:

1000VOLTE MEGLIO                     +2,29%

ASTORINA                                       -1,59%

BONELLI                                          -7,82%

SHOCKDOM                                   -13,01%

EDIZIONI IF                                    -48,58%


E purtroppo bisogna prendere atto che le case editrici che vanno meno peggio sono quelle che negli ultimi quattro anni hanno ritoccato i loro prezzi di copertina. La Bonelli, ad esempio, nel 2017 ha aumentato i prezzi delle sue testate di 20, 30 o 40 centesimi, a seconda della loro popolarità. E, per la cronaca, c'è stato un ritocco di ulteriori 40 centesimi anche l'estate scorsa. Mentre Alan Ford della 1000voltemeglio è arrivato a costare 5 euro ogni mese (e parliamo di un tascabile in bianco e nero). L'Astorina, nel 2015, aveva fatto aumentare  il prezzo di tutte le pubblicazioni di Diabolik di 30 centesimi, e altri 30 centesimi sono stati aggiunti lo scorso luglio. Quindi dire che l'aumento, o la stabilità, di fatturato degli editori che sono andati meglio negli ultimi quattro anni coincide con una ripresa delle vendite, e del settore in generale, non ha molto senso...

Purtroppo non ho i dati della Panini nel biennio 2014/2016, ma penso che sia interessante notare che, secondo il sito ReportAziende (CLICCATE QUI), dopo annate un po' preoccupanti le cose per la casa editrice siano migliorate... Il che rende ancora più curioso il fatto che i prezzi di buona parte delle loro pubblicazioni siano stati ritoccati proprio in questo momento. Segno, forse, che al di là dei problemi di contrattura del mercato per gli albi spillati ci sia anche dietro una qualche strategia di altro tipo.

Anche se in realtà, essendo la Panini un colosso nell'ambito delle figurine, può anche essere che il miglioramento delle entrate e del fatturato sia stato determinato anche e soprattutto da quel comparto... Chi può dirlo? Certo è che, se così' fosse, viene da chiedersi perchè gli introiti non siano stati ripartiti in modo tale da potenziare anche i settori più a rischio, come quello degli spillati dei supereroi. D'altra parte, non avendo la minima idea di come vengano prese certe decisioni in Panini, immagino che sia inutile fare altre congetture. Quel che è certo è che nelle librerie e nelle fumetterie non sono presenti molte alternative economiche ai cartonati e agli spillati "di lusso", manga a parte, e questo di sicuro non è un bene per il settore nel suo insieme.

In particolare in Italia, dove - a livello di intrattenimento popolare e non "di nicchia" - si fa molto poco per rilanciarlo sul serio presso del nuovo pubblico. Basti pensare all'ultima collana di allegati proposta dal Corriere dello Sport, e cioè la riproposta di alcuni fumetti di guerra inglesi che in Italia vennero pubblicati nella Collana Super Eroica fino alla fine degli Anni Ottanta... Mio nonno, che era nato nel 1915 e ci ha lasciato nel 2009, ne era un grande appassionato...

Mio nonno, però, ai tempi lo leggeva perchè era pubblicato in volumetti supereconomici, e infatti quando iniziavano ad essere troppi  passava mia nonna per raccoglierli e buttarli via senza tanti complimenti. Altri tempi, sotto tutti i punti di vista. E anche rivedere questo titolo in edicola, per giunta in una versione lussuosa per collezionisti, ha tanto il sapore di una bandiera bianca che si alza...


Anche se, per quieto vivere, nessuno ne parla in questi termini, o quasi.

Per quanto tempo la situazione potrà andare avanti a queste condizioni? E quali scenari si apriranno da qui a un po', soprattutto se la gestione dei fumetti in Italia continuerà ad essere appannaggio di persone che non riescono più a pensarci in termini di "prodotto per tutte le tasche"? E che non hanno la minima idea di quali potrebbero essere i gusti e le esigenze reali dei ragazzini, o dei bambini, che adesso possono permettersi di scegliere fra un mare di intrattenimento che punta direttamente ai loro gusti e al contesto in cui vivono?

Per la metà del 2020 dovrebbe uscire un nuovo videogame, Tell Me Why, in cui due gemelli adolescenti devono venire a capo dei misteri della loro vita e del loro passato... E uno dei due è un ragazzo FtM (cioè transgender da femmina a maschio). Per realizzarlo la Dontnod Entertainment ha chiesto il supporto dell'associazione GLAAD e per doppiarlo ha coinvolto un vero attore FtM. Probabilmente il gioco debutterà su Xbox mentre in Italia le ristampa di Super Eroica saranno ancora in corso di pubblicazione.

Sembra incredibile che le due cose possano avvenire nello stesso momento storico, vero?

Non so perchè, ma ho la sensazione che i nodi verranno al pettine prima del previsto.

Alla prossima.

martedì 5 novembre 2019

LUCCA EVOLUTION?

Ciao a tutti, come va?

Alla fine sono riuscito a passare (brevemente) dalle parti di Lucca Comics & Games anche quest'anno, e questa volta ho più cose da dire rispetto al passato... O perlomeno ho delle cose diverse da dire. Anche se in effetti, per ora, è ancora presto per scrivere che l'edizione di quest'anno rappresenterà davvero un punto di svolta. Solo il tempo potrà rispondere a questa domanda, probabilmente... Anche se il mio spietato sguardo indagatore ha cercato di cogliere quanti più indizi possibili...

Comunque, venendo al sodo, penso di poter dire senza paura di essere smentito che questa è stata l'edizione più LGBT friendly di sempre, perlomeno a giudicare da alcuni segnali diffusi fra i padiglioni. In un lontano passato c'erano stati segnali di apertura (ricordo, ad esempio, il Premio a Ralf Konig nel 2006... Praticamente un'era geologica fa), e sicuramente in anni più recenti ci sono stati editori che hanno puntato sui contenuti LGBT e/o che si sono definiti dichiaratamente LGBT oriented... Però, per quel che mi ricordo, è la prima volta che negli stand hanno iniziato ad intravedersi delle rainbow flag vere e proprie... Negli stand degli editori come nella self area (ovviamente perchè certi stand presentavano fumetti di un certo tipo)...


Per anni questo era rimasto un tabù, anche e soprattutto da parte degli editori che avevano dei curatori editoriali LGBT, o addirittura che avevano SOLO curatori editoriali LGBT. Ricordo bene diverse discussioni a questo proposito e la giustificazione, generalmente, era che il pubblico generalista non era pronto, che il pubblico LGBT si sarebbe tenuto alla larga per non risultare troppo riconoscibile o che un'eccessiva ostentazione di certi simboli in quel contesto sarebbe stata più dannosa che altro... Direi che, a distanza di qualche anno, la situazione può dirsi cambiata sotto molti punti di vista... Tantopiù  che c'era chi ostentava anche delle gigantografie di autobiografie transgender a fumetti... E parliamo della Feltrinelli Comics, che oltretutto debuttava a Lucca proprio quest'anno!

Un'altra cosa che mi ha colpito abbastanza sono state le fascette promozionali... Ecco: questa volta c'è stata un po' una gara a chi promuoveva il suo fumetto LGBT con la fascetta più appariscente e ostentando l'introduzione dell'attivista più riconoscibile e prestigioso... E ammetto che non mi sarei mai aspettato di vedere a Lucca Comics & Games delle fascette con rainbow flag così visibili e/o che riportavano i nomi di Imma  Battaglia e Vladimir Luxuria... Eppure ci sono state!


E nemmeno mi sarei aspettato che certi titoli di riferimento per il fumetto LGBT avrebbero finito per essere ristampati da editori diversi da quelli con cui hanno debuttato: soprattutto considerando che tecnicamente non sono editori che sposavano una determinata causa, come invece era avvenuto nel caso dei loro predecessori...

E, soprattutto, dopo anni e anni di vuoto non mi sarei mai aspettato di vedere in programma delle conferenze che affrontavano la tematica LGBT a vario titolo... Anche perchè, oltre alle tre che avevo segnalato nel mio post precedente (che oltretutto sono state molto partecipate, e in alcuni casi erano talmente partecipate che il sottoscritto non è nemmeno potuto entrare), ce ne sono state altre sul superamento dei tabù nei fumetti o su come il fumetto sia importante per affrontare tematiche socialmente impegnate e delicate... E quest'ultima, in particolare, che era incentrata (anche) sulla presentazione del recente fumetto che la DC Comics ha dedicato alla nuova versione gay di Svicolone (ne avevo parlato QUI e QUI), mi ha stupito per i modi e i toni (corretti) con cui si è parlato di omosessualità e omofobia... E persino l'incontro sull'evoluzione dei manga BOYS LOVE e yuri  ha offerto degli spunti nuovi...

E in ogni caso non bisogna dimenticare che, per la prima volta, a Lucca Comics & Games si è tenuta una tavola rotonda sulla situazione del fumetto LGBT in Italia, attraverso l'esperienza dei suoi esponenti di ultima generazione... Purtroppo io non ero fisicamente presente, ma penso di poter dire che si è trattato di un passo avanti importante, soprattutto considerando che questo incontro è stato messo in piedi dalla manifestazione stessa...


E ovviamente, come ogni anno, fra gli stand ci si poteva imbattere in tante novità LGBT friendly... Anche se in alcuni casi erano un po' meno valorizzate che in altri. Ad ogni modo direi che è evidente come, in un modo o nell'altro, qualcosa sia davvero cambiato, altrimenti non mi sarei mai ritrovato nello stand della Bonelli un volume cartonato con sopra scritto STONEWALL... Anche se si trattava della riedizione della mestissima storia scritta da Gianfranco Manfredi per la serie CANI SCIOLTI (di cui ho parlato QUI).



E il tutto mentre la presenza del genere BOYS LOVE continua ad essere costante, così come le autoproduzioni ch eadesso si ispirano... Cosa che, in effetti, sembra dimostrare che uno zoccolo duro continua a resistere anche in Italia da almeno una ventina d'anni a questa parte... E anche questo è un dato interessante su cui varrebbe la pena riflettere.




Così come nell'area GAMES continuava ad essere visibile la presenza de LA GILDA di Bologna (l'associazione dei gaymers bolognesi)... E di tutto quell'ambito di giochi da tavolo/di ruolo/di strategia che puntano sulle tematiche LGBT e dintorni...

Quindi, dopo aver raccontato tutte queste cose (e senza ripetere le cose di cui avevo già parlato nel post precedente, come ad esempio il musical dedicato a Cinzia), ha senso dire che finalmente le cose sono tutte sistemate e che stiamo entrando in una nuova era in cui le tematiche LGBT inizieranno ad essere sdoganate e affrontate abitualmente a Lucca Comics & Games? Possiamo iniziare a dormire sonni tranquilli, consapevoli del fatto che persino Dylan Dog si è unito civilmente con il fido Groucho?

OVVIAMENTE NO!

Anzi, io sono abbastanza convinto che a questo punto sarà particolarmente importante tenere alta la guardia. E se avete ancora cinque minuti provo a spiegarvi il perchè:

1) Innanzitutto non bisogna dimenticare che il tema di Lucca Comics & Games di quest'anno erano le varie sfaccettature del concetto di umanità. E quindi si prestava molto alla promozione delle minoranze (tant'è che quest'anno ha avuto un certo peso anche il tema dei migranti). Fermo restando che la questione LGBT è entrata in una fase di maggiore inclusione sociale a prescindere da Lucca Comics & Games, bisognerà verificare se l'approccio inclusivo di quest'anno rappresenta l'inizio di qualcosa di più strutturato oppure se si è tattato di una gentile (e temporanea) concessione nei confronti di un tema che, in realtà, non viene ancora considerato imprescindibile dall'immaginario pop di oggi. Quindi bisognerà vedere assolutamente cosa succederà dall'anno prossimo in poi...

2) Della questione LGBT si è parlato, ma si è parlato entro certi limiti e utilizzando determinati toni. Quindi la sensazione è che, teoricamente, il discorso sia stato mandato avanti senza voler portare alla luce questioni troppo scomode o spinose. Per quieto vivere? Per parlarne meglio in futuro? O forse perchè non si volevano lasciare strascichi, sapendo già che dalla prossima edizione non se ne sarebbe parlato più? Questo andrà verificato, ma il fatto che in Italia manchino delle associazioni che si occupano di promuovere il dibattito attorno alla questione LGBT nelle manifestazioni come Lucca Comics & Games continua ad essere un problema. Perchè poi la gestione del suddetto argomento viene delegata esclusivamente a chi le organizza, con tutte le eventuali conseguenze del caso.

3) Il fatto che ci siano tanti editori che stanno iniziando a cavalcare l'onda LGBT è positivo, ma la sensazione è che lo stiano facendo un po' a tentoni... E in diversi casi continuando a puntare su determinati luoghi comuni. In alcuni casi ho avuto proprio la sensazione che qualcuno di loro abbia voluto puntare sull'argomento perchè fa tendenza, e senza preoccuparsi della qualità intrinseca del prodotto... E scegliendo comunque di non spingersi troppo oltre, per paura di sbilanciarsi troppo (perchè nessuno propone più i bara manga in italia? E i fumetti di Ralf Konig?). E questo, nel lungo periodo, potrebbe rappresentare un boomerang, con o senza rainbow flag.

4) Come è possibile che, con tanti nomi di richiamo internazionale che erano presenti e che avrebbero avuto tante cose da dire sul tema LGBT, gli incontri sul tema abbiano coinvolto solo autori italiani? A Lucca erano presenti Rebecca Sugar (l'ideatrice di Steven  Universe) e Chris Claremont (che ha reinventato gli X-Men)... Possibile che a nessuno sia venuto in mente di coinvolgerli in un dibattito sui temi e i sottotesti LGBT nell'immaginario pop statunitense??? Mistero!

Quindi, per quel che vale il mio giudizio, non me la sento di promuovere o bocciare questa edizione di Lucca Comics & Games, ma di rimandarla all'anno prossimo per vedere come si comporterà... Il che, considerando come ne parlo di solito, è già un notevole progresso.

Staremo a vedere... Anche perchè il mondo del fumetto, e dell'immaginario pop, non è circoscritto a Lucca, e comunque era e resta una manifestazione con un taglio folkloristico e da sagra cittadina che presta il fianco a molte critiche, a prescindere dal discorso LGBT...

Sia come sia staremo a vedere cosa succederà, e nel frattempo possiamo sempre provare a guardare al bicchiere mezzo pieno.

Alla prossima.