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mercoledì 11 settembre 2019

NOSTALGIA CANAGLIA

Ciao a tutti, come va?

Ultimamente si parla molto di come nel nostro paese si sia fatto largo un clima di odio generalizzato verso le minoranze... O meglio: di come questo odio e questo livore siano stati in qualche modo legittimati, e di come la situazione che ne è derivata abbia innescato una reazione a catena che ha fatto emergere il lato peggiore della nostra società... Che magari, fino a qualche tempo fa, si sforzava di tenere a bada la sua aggressività e le sue frustrazioni. Forse è stato anche per questo che, dopo più di dieci anni di relativa calma, anche su questo blog qualcuno ha pensato bene che fosse il caso di lasciare un bel commento omofobo... Anzi, direi che ha lasciato proprio "IL" commento omofobo...

Siccome su questo blog arrivano tantissimi commenti che in realtà non sono altro che annunci pubblicitari, non è prevista la pubblicazione istantanea, in modo che io possa verificare quali sono quelli generati automaticamente e quali no. Il commento a cui mi riferisco, infatti, era stato inviato il 6 settembre alle ore 22.14, per commentare un mio vecchio post del 21 marzo 2016, in cui snocciolavo un po' di dati statistici e parlavo di come i fumetti italiani non li tenerssero in considerazione. Il post in questione è quello che trovate CLICCANDO QUI. Il commento, che purtroppo resta anonimo, è un po' forte, ma ve lo riporto integralmente qui di seguito perchè sarà un po' il centro della mia riflessione di oggi.

Comunque l'Anonimo autore omofobo mi scrive:

 "Luridi finocchi di merda!!! Ricordate che se non era per una coppia "eterosessista" ed "omofobica" voi a quest'ora non eravate qui al mondo a rompoere i coglioni con vostre ricole cazzate vittimistiche, e francamente il mondo sarebbe più contento oltre che un posto migliore!
BEI tempi quando i froci erano solo macchiette e barzellette da umiliare e ridicolizzare per una gradevole risata facile a buuon mercato, e le lesbiche erano considerate solo troie buone per i porno; oggi invece... pensano DAVVERO di valere qualcosa, di essere QUALCUNO, e quindi si inventano millemila teoremi pseudo-intellettuali, pseudo-filosofici, pseudo-esistenziali, pseudo-scientifici e perfino pseudo-spirituali, e non si rendono conto che risultano solo più ridicoli di prima!

Se volete incularvi fino a beccarvi l'AIDS fate pure, ma piantatela di farne un motivo d'orgoglio...

VIVA LA FIGA!!"


Devo essere sincero?

A suo modo questo commento è FAN-TA-STI-CO... Nel senso che in poche righe mette in luce cosa dà davvero fastidio al tipico omofobo di oggi. E, anche se non parla mai esplicitamente di fumetti, direi che traccia molto bene anche l'identikit del tipici fumettari omofobi, e in particolare di quelli italiani non più giovanissimi e un po' nostalgici (e più avanti spiegherò meglio il perchè lo penso)... E anche se, ovviamente, non lo condivido, devo dire che apprezzo l'onestà di chi l'ha scritto, visto che per anni mi sono dovuto sorbire gente che tirava fuori scuse di tutti i tipi per giustificare l'atteggiamento di certi lettori, autori ed editori (nonchè forum, gruppi Facebook e siti vari) nei confronti delle tematiche LGBT, quando in realtà era evidente che in molti casi il nocciolo della questione era proprio quello esplicitato dall'omofobo di cui sopra...


Ad ogni modo direi che il primo dato  interessante da analizzare è che questo commento arriva per un post scritto il 21 marzo 2016. Un post in cui parlo di DRAGONERO, DYLAN DOG e di alcuni dati statistici. Quindi, considerando che non si tratta di un post recente e che questo è un blog tutto sommato di settore, direi che i casi sono due: questo omofobo è arrivato a quel post perchè stava facendo una qualche ricerca su DYLAN DOG o DRAGONERO, oppure perchè stava facendo una ricerca sui dati statistici che avevo snocciolato in quell'occasione. In ogni caso ho dei seri dubbi sul fatto che sia finito su quel post per uno scherzo del destino...

E dato che, fra le righe, si capisce che non gli vanno molto a genio le mie osservazioni su DYLAN DOG e DRAGONERO, e che rimpiange i bei tempi in cui le rappresentazioni degli omosessuali erano ad uso e consumo dei maschi eterosessuali e omofobi, direi che si tratta di un appassionato di fumetti un po' attempato (e si capisce anche dall'italiano che usa). Probabilmente è arrivato da queste parti perchè è un lettore di DYLAN DOG o di DRAGONERO, e probabilmente ha vissuto la stagione d'oro dei tascabili erotici italiani: un genere in qui gli omosessuali erano rappresentati esattamente nella maniera che lui ha descritto.

Ora: per una strana forma di sincronismo è capitato che proprio in quei giorni andassi a curiosare sul blog ZERO IN CONDOTTA. Si tratta di un blog che recupera e condivide proprio le storie dell'epoca d'oro dei tascabili erotici italiani, talvolta ritraducendo in italiano le storie che recupera nelle edizioni che erano state pubblicate in altre nazioni (ebbene sì: questi fumetti venivano spesso esportati all'estero, con alterni successi). Comunque proprio il 6 settembre su quel BLOG era stata postata una storia tratta dalla serie LA POLIZIOTTA, e in cui - tanto per cambiare - gli omosessuali erano presentati come individui loschi e pericolosi, con tratti macchiettistici e sempre pronti a stuprare qualche povero ragazzo etero poco prudente. La storia a cui mi riferisco potete leggerla CLICCANDO QUI.

Ad ogni modo fra i commenti alla storia spicca quello di Sergio L.Duma, postato alle 11,31 del 6 settembre:

"Innanzitutto, complimenti ai traduttori! In effetti, questo è senz'altro uno degli episodi più torridi della serie, la trama ha un bel ritmo e risulta coinvolgente. Io poi ho sempre apprezzato il tratto di Angiolini, con quelle piacevoli influenze 'cartoon', e adoro la protagonista, disegnata con quella boccuccia alla Betty Boop che mi fa pensare a certi personaggi dei cartoni animati. Tuttavia, ogni volta che leggo La Poliziotta e altre serie simili, provo, insieme alla nostalgia, un pizzico di malinconia e anche di tristezza, poiché mi rendo conto che un fumetto così irriverente oggi, in questi tempi grami di politicamente corretto, non sarebbe pubblicato. Basti vedere ai gay rappresentati in questo episodio: uno è uno stupratore, gli altri che appaiono in seguito sono descritti alla stregua di molestatori, con atteggiamenti effeminati che li rendono macchiettistici. Si tratta certamente di stereotipi, ma comunque funzionali alla trama. Se un autore oggi farebbe una cosa del genere verrebbe sommerso di offese e contumelie, si parlerebbe di omofobia e magari si beccherebbe pure qualche denuncia. Ecco perché penso che in un certo senso oggi, per ciò che concerne la libertà espressiva in ambito artistico, invece di andare avanti, stiamo andando terribilmente indietro. Venendo alla mia consueta fissazioni per i rimandi e i collegamenti (non so quanto calzanti) non escludo che gli autori si siano ispirati a film come Quella Casa Vicino Alla Collina di Wes Craven che parlava proprio di un gruppo di stupratori che assalivano vittime indifese nei boschi e in ambienti isolati; e quanto al discorso dei gay, ho pensato a un film come Cruising di William Friedkin che, tra le altre cose, presentava gli ambienti omo come frequentati da tipi loschi, violenti e propensi alle molestie e agli estremismi sadomaso... chissà se c'è l'influenza, quindi, di un certo tipo di immaginario cinematografico... va bene, mi fermo qua... rinnovo i complimenti ai traduttori!"

Dergio L.Duma è uno scrittore, nonchè appassionato di fumetti e collaboratore di siti che si occupano di fumetti. Nelle sue recensioni  e nei suoi interventi non ha mai fatto mistero di una certa avversione per la recente apertura del fumetto internazionale nei confronti del mondo LGBT... Tant'è che avevo analizzato alcune sue esternazioni anche in passato (CLICCATE QUI, ad esempio).

Ovviamente non sto dicendo che  Sergio L.Duma e l'anonimo omofobo che ha commentato il mio vecchio post sono la stessa persona, però fondamentalmente hanno detto le stesse cose (pur utilizzando un registro molto diverso) e lo hanno fatto lo stesso giorno... E penso che questa singolare coincidenza metta in luce diverse cose su varrebbe la pena riflettere.

La prima è che c'è tutta una fazione di appassionati (italiani) di fumetti che è un po' in là con gli anni e che rimpiange l'epoca in cui l'unico modo in cui si potevano rappresentare gli omosessuali nei fumetti era in veste di stereotipo negativo, possibilimente confermando i peggiori timori e pregiudizi della società nei loro confronti. La seconda è che, fra di loro, ci sono delle persone che sono sinceramente convinte che quello fosse l'unico modo giusto di rappresentarli. Persone che non accettano il fatto che - dati alla mano - gli omosessuali sono molto più consapevoli, numerosi e socialmente rilevanti di quanto non si pensasse un tempo, e che per questo le cose stanno cambiando. Anche se poi, ovviamente, non essendo in grando di accettare la situazione per quella che è (per tanti motivi che richiederebbero un'analisi a parte), cercano di depotenziare con l'aggressività e con argomentazioni molto malferme chi è a favore del cambiamento in atto.

In particolare, quando sostengono che certi stereotipi erano funzionali alla trama, sarebbe davvero interessante capire come sono giunti a questa conclusione. Nel senso che, con particolare riferimento alla storia de LA POLIZIOTTA di cui sopra, non si capisce perchè gli omosessuali, stupratori o non, debbano essere stereotipati per essere credibili, e perchè mai questo paradigma dovrebbe essere valido anche oggi. Tra l'altro, se proprio si volesse essere obbiettivi, proprio nella storia in questione la presenza degli omosessuali non è funzionale alla trama, ma semmai è la trama che è stata forzata per dare modo di rappresentare una volta di più degli omosessuali in maniera negativa... 

Anche perchè tutto parte da una banda di stupratori eterosessuali che prende di mira le coppiette che si appartano, e che è capitanata da un omosessuale (!) che si occupa di abusare dei maschi mentre i suoi colleghi pensano alle ragazze... E ovviamente tramite il suo tatuaggio la protagonista, che si offre come esca, risale al localaccio gay di Los Angeles che lui frequenta, e che ovviamente straborda di gente effemminata, viscida e poco raccomandabile... Ad ogni modo andando nei pressi del locale la protagonista  rintraccia il capobanda, lo arresta e lo fa torturare alla stazione di polizia per fargli dire chi sono i suoi complici. Penso che già solo da questo si possa intuire quanto in realtà sia pretestuosa la trama, e quali sono i veri motivi per cui qualcuno potrebbe avere nostalgia di una trama di questo tipo. Che, tra l'altro, è tutto fuorchè irriverente. 
E ovviamente non è una questione di politically correct ( e semmai questo è un problema legato alla rappresentazione delle forze di polizia nei fumetti italiani). Nel senso che, al giorno d'oggi, non c'è scritto da nessuna parte che gli omosessuali non possano essere rappresentati in maniera negativa o che non possano fare una brutta fine. Probabilmente la grande differenza, rispetto ai tempi de LA POLIZIOTTA, è che adesso quelli non sono più dei prerequisiti essenziali. Inoltre, al giorno d'oggi, molta gente - omosessuale e non - non accetta più delle storie costruite ad arte per gratificare l'ego di chi è omofobo, prevenuto o magari nostalgico di un'epoca come quella che rimpiange la persona che ha lasciato il commento omofobo sul mio post qualche giorno fa...

Giusto per fare un esempio pratico: in questi giorni al cinema è arrivato il secondo capitolo del remake di IT, tratto dal tomo scritto da Stephen King nel 1986. Nel romanzo originale di parlava di omosessualità, omofobia e gay che purtroppo facevano una brutta fine. Ai tempi della storica miniserie televisiva del 1990 si pensò che certi contenuti non fossero adatti per la TV, e quei riferimenti non trovarono spazio. Oggi, invece, hanno trovato spazio al cinema. Anche se, come dicevo prima, i gay non fanno una bella fine. Però, in questo caso, trattandosi di un horror e di un elemento che effettivamente non viene collocato in maniera forzosa all'interno della storia, nessuno ha avuto niente da ridire...

In compenso, sul web italiano, molta gente si è risentita per il fatto che in diverse sale ci fossero state delle persone - perlopiù ragazzini - che hanno esternato il loro disgusto per le effusioni omosessuali presenti nel film e che hanno applaudito quano la coppia gay in questione ha incontrato il suo truculento destino. E probabilmente è questo il punto nodale. Al di là del fatto che la vera notizia NON è il fatto che in sala ci fossero dei ragazzini omofobi, ma il fatto che sul web italiano del 2019 ci sia stata una reazione di disapprovazione così forte nei loro confronti, direi che questo dimostra una volta di più che il nocciolo della questione non è tanto COME vengono rappresentati gli omosessuali, ma PERCHÉ sono rappresentati in un certo modo e SE vengono rappresentati in maniera abbastanza variegata. Visto gli gli omosessuali possono essere buoni e cattivi, belli o brutti, simpatici o antipatici, tristi o allegri, affascinanti o disgustosi... Esattamente come il resto dell'umanità...

E forse è proprio questo quello che spaventa di più gli omofobi: il fatto che chi si occupa di entertaiment inizia a rappresentarli e a trattarli ESATTAMENTE come il resto dell'umanità, senza puntare unicamente a ridicolizzarli, avvilirli o denigrarli... Come invece avveniva regolarmente nei bei tempi andati.

E qui sarebbe molto interessante ampliare il discorso, visto che nel nostro paese cinema e fumetto, purtroppo, si ostinano a strizzare l'occhio proprio ad un certo tipo di pubblico, senza peraltro trarne particolari benefici a livello di ricambio generazionale.  sono pronto a scommettere che di questo aspetto tornerò a parlare molto presto.

E voi cosa ne pensate?

Alla prossima.

venerdì 6 settembre 2019

DICHIARAZIONI E SITUAZIONI

Ciao a tutti, come va?

Avevo annunciato che questo blog sarebbe stato rilanciato, e nelle ultime settimane non è stato così: a quanto pare - per scaramanzia - sarebbe sempre meglio non fare certi tipi di annunci. Perchè poi, perlomeno nel mio caso, sembra che si inneschino dei meccanismi che vanificano le mie buone intenzioni. Detto questo sono ancora qui, e anche il blog. Quindi, se tutto va bene, questa potrebbe essere la volta buona....

Da che parte possiamo ricominciare? In realtà alcuni spunti interessanti, di recente, sono arrivati dal mondo del cinema. Anche perchè si tratta di spunti che poi sono stati elaborati e riportati dai media italiani mettendo in evidenza alcuni limiti abbastanza vistosi del nostro apparato culturale e del suo sistema informativo. Non che ci sia niente di nuovo, ma di tanto in tanto certe conferme possono aiutare a capire meglio come vanno le cose. Ad esempio: il 28 agosto il magazine Vulture ha pubblicato una lunga intervista al regista gay dichiarato Joel Schumacher (foto sotto). Negli ultimi giorni questa intervista è stata citata numerose volte, ma in pochi hanno riportato il link diretto alla versione completa, che voi potete trovare CLICCANDO QUI.

In questa intervista il regista, classe 1939, si è raccontato senza troppe remore, e dopo aver ammesso di avere avuto una vita sessuale decisamente frizzante (anche perchè ai suoi tempi, secondo lui, gli omosessuali non potevano fare dei veri progetti di vita, e si dedicavano solo al sesso), ha parlato della sua esperienza con Batman. Infatti, per quanti se lo fossero scordato, nel 1995 venne chiamato a dirigere il terzo film della saga cinematografica inaugurata da Tim Burton, e cioè Batman Forever, e poi venne anche confermato per dirigere il suo sequel Batman e Robin nel 1997.

Probabilmente il regista non era un grande esperto di fumetti, e il suo riferimento principale per i due film sembrava più che altro la serie televisiva degli anni Sessanta, così alla fine mise assieme due giocattoloni molto commerciali e senza particolari virtuosismi, e con un cast non propriamente azzeccato. Tant'è che le critiche negative furono tante e tali da portare al blocco delle produzioni cinematografiche di Batman fino al 2005. Ad ogni modo, nell'intervista di cui stiamo parlando, il giornalista ha chiesto al regista cosa pensava del fatto che i suoi film di Batman fossero stati accusati di essere troppo "gay", e del fatto che Batman e Robin sono considerati da sempre una "coppia gay".

Il regista, molto salomonicamente, ha affermato che certe critiche al film forse non ci sarebbero state se lui non fosse stato gay, e che comunque la leggenda di Batman e Robin coppia gay è nata a seguito delle accuse portate avanti negli anni Cinquanta, ed è stata alimentata dal bisogno della comunità gay di avere dei personaggi in cui identificarsi. Personaggi che, per lungo tempo, sono mancati, spingendo la suddetta comunità ad adottarne alcuni che in realtà non nascevano con quello scopo. Io aggiungerei che, ai tempi, erano parecchi i fumetti che lanciavano involontariamente dei sottotesti di un certo tipo, anche se al giorno d'oggi nessuno li cità più... Anche perchè Batman è ancora sulla breccia, mentre degli altri non si ricorda quasi nessuni, e quindi viene spontaneo andare ad analizzare sempre e solo le ambiguita che di tanto in tanto spiccavano nelle sue storie...




Che poi Batman e Robin siano diventati particolarmente iconici da questo punto di vista, e che qualcuno abbia iniziato a giocare molto su questa presunta ambiguità, direi che è sotto gli occhi di tutti. Però penso che sia altrettanto evidente come Joel Schumacher abbia espresso la sua opinione in maniera onesta, anche perchè nell'intervista racconta senza problemi di quando, ancora minorenne, aveva rapporti sessuali consenzienti con degli adulti, e si scaglia anche contro i bigotti che vedono molestie e abusi anche laddove non ci sono. Quindi, se avesse voluto dire che Batman e Robin erano omosessuali, probabilmente non avrebbe avuto problemi. Molto semplicemente è stato onesto, non ha voluto essere superficiale e ha inquadrato la situazione per quello che è. Anche se poi è stato molto prudente quando gli hanno chiesto se le voci sull'omosessualità di alcuni attori che ha diretto erano vere oppure no...

Tuttavia la cosa interessante è che, nei giorni successivi, anche in Italia è stato dato ampio risalto alla notizia enfatizzando il fatto che Joel Schumacher, di fatto, metteva una pietra tombale sul ruolo iconico di Batman e Robin (cosa che non ha fatto), sferrando un colpo mortale all'orgoglio della comunità gay. E ovviamente i giornali vicini ad una certa area politica, come ad esempio Libero, hanno evidenziato molto la cosa. Però anche buona parte dei media più generalisti hanno lanciato lo stesso tipo di messaggio, seppur con toni meno trionfalistici...

La cosa più interessante che emerge dalla lettura di questi articoli, comunque, al di là della superficialità e della faziosità che spesso caratterizza certi contenuti, è che si omette quello che è il dato di fatto più rilevante. E cioè che adesso la comunità gay non ha più bisogno di proiettare le sue aspettative in supereroi che non sono dichiaratamente omosessuali... Perchè da qualche anno a questa parte ce ne sono diversi che sono effettivamente gay o lesbiche (e persino trans), e che sono arrivati al grande pubblico anche tramite numerose produzioni televisive (anche animate). Alla MARVEL/DISNEY, tra le altre cose, stanno già lavorando alla serie TV dedicata alla nuova Miss America: una supereroina lesbica e latina, nata in una famiglia composta da due mamme. E la serie dovrebbe essere ospitata dal canale Disney+, alla faccia di chi pensa che questi temi non siano adatti ad un pubblico giovane.

Non ci vuole un genio per capire che alla MARVEL stanno pensando a qualcosa che possa fare concorrenza all'imminente serie TV di Batwoman, la più iconica supereroina lesbica della DC Comics... E questo la dice lunga su quella che è la situazione REALE, a discapito di chi "gioisce" per le dichiarazioni di Joel Schumacher su Batman e Robin (che comunque lasciano quello che trovano, visto che si parla di un regista che si è limitato a dirigere due film con questi personaggi più di vent'anni fa). Magari, se il punto focale di questi articoli era l'omosessulità dei supereroi, sarebbe stato interessante chiedere un'opinione anche della regista Chloé Zhao (classe 1982, che vedete sotto), che la MARVEL ha ingaggiato per dirigere il film THE ETERNALS.

Infatti in questo film è stata confermata la presenza, per la prima volta in un film di supereroi, di protagonisti dichiaratamente omosessuali. Ovviamente non si sa ancora in che termini la questione verrà affrontata, ma considerando che per aggiornare il franchise si è ritenuto opportuno modificare anche il genere, l'etnia e il presunto orientamento di alcuni personaggi dei fumetti originali (e di questo sicuramente tornerò a parlare), probabilmente sarà una produzione da tenere d'occhio.

Tuttavia, com'era prevededibile, negli  "approfondimenti" legati alle dichiarazioni di Joel Schumacher su Batman e Robin non è stata dedicata neanche una postilla a proposito della situazione ATTUALE, limitandosi a citarlo a proposito di due film che ha girato nel 1995 e nel 1997. Penso che sia abbastanza indicativo sotto molti punti di vista. Soprattutto se l'intezione era quella di filtrare il messaggio per "rassicurare" un certo tipo di pubblico.

Così come è stata abbastanza indicativa la polemica nata attorno ad alcune dichiarazioni dell'attore Toni Servillo, che ha presentato al Festival di Venezia il primo film diretto dal fumettista Igor Tuveri (in arte Igort) e tratto dal suo romanzo grafico 5 É IL NUMERO PERFETTO. Durante un'intervista al sito di Repubblica assieme a Valeria Golino (che si è ben guardata dal ricordare che la sua esperienza con i "cinecomics" è iniziata con IL RAGAZZO INVISIBILE), Toni Servillo ha voluto precisare che questo film è tratto da una graphic novel e non da un fumetto, e che quindi da una parte ci sono fumetti di basso livello (e tanto per cambiare, ha citato Topolino e Paperino) da cui il cinema farebbe meglio a stare alla larga, e dall'altra ci sono graphic novel. L'intervista potete ascoltarla CLICCANDO QUI.

Ancora non possiamo sapere se l'esperienza di Igort in Italia avrà lo stesso successo di quella che ha avuto Frank Miller negli USA, però a quanto pare le dichiarazioni di Toni Servillo hanno indisposto parecchi appassionati italiani di fumetti, che ovviamente l'hanno presa sul personale. Il punto, però, è che al netto dei pareri soggettivi e della qualità del singolo prodotto, Toni Servillo probabilmnte ha toccato dei nervi scoperti. Nel senso che, obbiettivamente, con gli anni le scelte degli editori italiani in fatto di fumetti "popolari" (quelli pensati per un vasto pubblico, e che pertanto devono scendere a molti compromessi) e quelle di chi si è concentrato sui fumetti d'autore (che lasciano maggiore libertà creativa, e rivolgendosi a un pubblico più selezionato hanno meno vincoli) si sono differenziate in maniera sempre più evidente. Portando alla situazione attuale, e al fatto che c'è chi pensa che i "fumetti" siano una cosa e le "graphic novel" un'altra. Tant'è che in edicola, attualmente, non c'è niente di paragonabile a Corto Maltese, o ad ad altre produzioni di un certo tipo, che erano ben presenti in edicola fino agli anni Ottanta.

Però le cose non vanno così dappertutto.

Negli USA, ad esempio, la situazione è molto più sfumata. Tant'è che il già citato Frank Miller propose il suo noir SIN CITY in una confezione mainstream, e poi ne trasse i due film cult che hanno apprezzato anche quelli che non hanno mai letto il fumetto originale (e lo stesso è accaduto con 300). Questo, con i fumetti di Igort, non avviene.

E se volessimo fare un paragone relativo al momento attuale, direi che sarebbe molto interessante sottolineare che nello speciale che la MARVEL ha realizzato per celebrare i suoi primi 80 anni c'è stato spazio anche per una storia in cui Tempesta degli X-Men salva una bambina che sta attraversando il Mediterraneo, in modo che poi possa arrivare sana e salva a Riace...

Attualmente quante sono le possibilità che un fumetto italiano "popolare" possa toccare anche solo lontamente il tema degli sbarchi nel Mediterraneo, che pure dalle nostri parti continua ad essere uno degli argomenti più caldi degli ultimi anni? Sono cose che fanno riflettere. In compenso, la scorsa settimana, Topolino non ha potuto fare a meno di puntare di nuovo su una copertina dedicata alla promozione calcistica...

Sperando che non sia l'inizio di una nuova fase di totale sottomissione alle logiche commerciali dettate dalla promozione degli album di figurine Panini dei calciatori (che tanti danni hanno già provocato al settimanale), non ho potuto fare a meno di notare che, per una singolare coincidenza, la stessa settimana anche Le Journal de Mickey ha dedicato la copertina ai nipoti di Paperino... Che però erano alle prese con degli yo-yo... E anche questo mi ha fatto riflettere, visto che i campionati di calcio partono in Francia come in Italia, e anche in Francia il calcio è uno sport molto amato...

Comunque, tornando a bomba, anche se alla MARVEL ultimamente si è adottata una politica perlomeno AMBIGUA quando qualcuno prova a criticare l'attuale Governo statunitense (proprio nello speciale di cui sopra è stato eliminato un intervento del pluripremiato autore Art Spiegelman, perchè paragonava il Presidente Trump al Teschio Rosso), per via degli ingombranti legami dell'azionista di maggioranza della MARVEL con il Presidente Trump (legami di cui in questo BLOG parlo da anni, anche evidenziandone i risvolti più imbarazzanti, e se non ci credete CLICCATE QUI), la situazione non è paragonabile a quella italiana. Perchè nonostante tutto la MARVEL, così come la DC e le altre case editrici che negli USA sono considerate mainstream, per vie traverse non mancano mai di prendere spunto da temi scottanti ed eticamente sensibili... Col risultato che, pur essendo i fumetti MARVEL (e DC) meno liberi di esporsi rispetto a qualche anno fa, restano comunque anni luce avanti rispetto ai corrispettivi italiani... E comunque, se da una parte MARVEL e DC risultano più vincolate, dall'altra con il loro atteggiamento stanno favorendo l'emancipazione della concorrenza, che sta iniziando ad osare cose che fino a qualche anno fa nessuno avrebbe mai ritenuto possibili... E di questo, sicuramente, tornerò a parlare in futuro... Non foss'altro per la quantità di peni maschili e di sesso gay ESPLICITO che sta iniziando a comparire nei fumetti della IMAGE (prego notare la tavola qui sotto)... E badate che parliamo di fumetti fantasy che NON sono prettamente erotici...

Mentre gli autori che vengono scartati  da MARVEL e DC all'ultimo momento per i loro contenuti, ritenuti troppo "forti", trovano comunque delle sponde altrove... Come nel caso della serie SECOND COMING, che parla della partnership fra il supereroe Sun-Man e Gesù Cristo. Rinnegata dalla DC Comics dopo che era già stata annunciata sotto l'etichetta Vertigo, è stata poi pubblicata dalla giovane Ahoy Comics...

Quanti fumetti italiani mainstream (e non solo) oserebbero tanto? In edicola, magari? Quindi, in conclusione, anche se teoricamente Toni Servillo non ha ragione (e infatti ha ritrattato, e per sapere come potete CLICCARE QUI), bisogna prendere atto che in un certo senso ha saputo inquadrare la situazione molto meglio di tanti sedicenti esperti. Nella misura in cui dice che dalle nostre parti, ora come ora, c'è un fumetto - quello delle graphic novel - che prova ad affrancarsi dagli stereotipi e dai pregiudizi che hanno accompagnato il linguaggio del fumetto nel nostro Paese, mentre ce n'è un altro che fa ancora mota fatica ad emanciparsi. Anche perchè, aggiungo io, continua a puntare sul suo pubblico storico, che ha imparato ad "amarlo" anche per via di quegli stereotipi e quei pregiudizi, che erano un po' il riflesso dello scenario culturale e sociale in cui sono cresciute le vecchie generazioni. Il problema è che, anno dopo anno, il pubblico storico rischia sempre più di diventare l'unico pubblico disponibile in Italia... Con tutta una serie di conseguenze a catena che è facile immaginare...

E anche verificare.

Alla prossima!

mercoledì 14 agosto 2019

UNA LUCCA TROPPO GENDER?

Ciao a tutti, come va?
Con l'avanzare dell'estate, come da copione, cominciano a trapelare le prime indiscrezioni sul programma e sui contenuti di LUCCA COMICS & GAMES, e - come forse saprete anche voi - quest'anno il fronte delle polemiche si preannuncia già interessante e ricco di spunti di riflessione. Perlomeno a giudicare dal botta e risposta che c'è stato la scorsa settimana dalle parti del Comune di Lucca, durante la seduta congiunta delle Commissioni partecipate e cultura, dove erano presenti anche i vertici di Lucca Crea per parlare dell'edizione 2019 di Lucca Comics & Games. Perchè l'ente che organizza la manifestazione ha dovuto presentare il suo programma in Comune? Perchè, nel caso non lo sapeste, la più grande manifestazione italiana dedicata all'immaginario POP è gestita a monte dal Comune che la ospita, attraverso una partecipata.

Tutte le più grandi manifestazioni mondiali, con cui ogni anno Lucca prova a competere, sono gestite da società messe in piedi da appassionati, che con gli anni hanno saputo trasformare degli eventi di portata locale in eventi di interesse globale. É così per le grandi manifestazioni statunitensi e giapponesi, e per buona parte di quelle europee. L'unica, parziale, eccezione è rappresentata da  Angoulême, dove il Festival è gestito da una S.r.L. che deve collaborare col Comune, ma che ne resta indipendente, anche a livello di contabilità (tant'è che gli scontri fra la S.r.L e il Comune non sono mai mancati). Ho parlato più nel dettaglio di questa situazione in diverse occasioni (ad esempio QUI e QUI). In realtà, per dire le cose come stanno, bisognerebbe ricordare che quando il Salone del Fumetto arrivò a Lucca era gestito da un'associazione di appassionati. Infatti è stata una delle più antiche manifestazioni di questo tipo (naque nel 1966) e solo nel 1968, per gestirla in maniera più formale, chi la organizzava costituì l'associazione IMMAGINE (il logo lo vedete sulla copertina del catalogo realizzato per i primi trent'anni della manifestazione). Quindi, per i primi due anni, l'evento era stato organizzato addirittura da un gruppo informale...

IMMAGINE era presieduta da Rinaldo Traini (che è morto lo scorso 4 giugno, alla bella età di 88 anni). Rinaldo Traini non era proprio l'ultimo dei nerd, e infatti arrivò a IMMAGINE dopo che - nel 1960 - venne incaricato, dall'Istituto di Pedagogia dell'Università di Roma, di creare un Archivio Internazionale della Stampa a Fumetti. Dopodichè, dal 1965, divenne anche un apprezzato editore, con la casa editrice Comic Art. Fatto sta che, alla fine degli anni Ottanta, il Comune sembrò finire i finanziamenti, tant'è che l'edizione del 1988 saltò, e dal 1989 fu necessario costituire una nuova realtà: l' Ente autonomo Max Massimino Garnier (un nome scelto in memoria di un cartoonist molto popolare per i suoi fumetti e, soprattutto, per i personaggi che aveva creato per vari caroselli televisivi assieme a Paul Campani). 

Questo ente raccoglieva anche diverse amministrazioni comunali, tra cui quella di Lucca, e in questo modo fu possibile proseguire la manifestazione, e trovare i fondi necessari per qualche altro anno. Fino a quando, nonostante la crescente popolarità dell'evento, il Comune disse che non riusciva comunque a finanziare la manifestazione tramite l'Ente. Nel 1994, dopo che il Comune fece ritardare di un giorno l'inizio della manifestazione, per via di una serie di mancati controlli, IMMAGINE pensò che la misura fosse colma, e decise di lasciare l'Ente e di concentrarsi sull'organizzazione di manifestazioni simili a Roma, a partire da Expocartoon (che però fece una brutta fine, facendo fallire Rinaldo Traini e mandandolo in depressione, ma questa è un'altra storia). Gradualmente l'Ente venne fagocitatò dal Comune e si trasformo in una partecipata alle sue dirette dipendenze nel 2000, quella che adesso si chiama Lucca Crea. E casualmente, da quel momento in poi, i finanziamenti non sono mai mancati e l'evento si è trasformato nella gigantesca sagra POP che conosciamo oggi.

A pensare male verrebbe persino la tentazione di ipotizzare che, quando il Comune ha iniziato a fiutare i benefici che sarebbero derivati dalla sua diretta gestione  dell'evento, abbia cercato deliberatamente di estromettere chi l'aveva ideata (e magari non era interessato a puntare sui suoi risvolti più turistici/folkloristici/commerciali). Ovviamente non sapremo mai dove sta la verità (anche se all'epoca le allusioni al riguardo, sulle riviste e sulle fanzine, furono molteplici), ma sicuramente quello che sappiamo è che l'organizzazione della manifestazione, oggi, è una diretta emanazione del Comune e delle sue dinamiche interne... E che quindi deve rispondere delle sue scelte anche in sedi che, generalmente, sono del tutto estranee a chi organizza manifestazioni di questo tipo. Questa anomalia è diventata particolarmente evidente proprio la scorsa settimana, per l'appunto, quando Lucca Crea - dopo avere esposto il programma - ha dovuto rendere conto ai consiglieri dell'opposizione di uno spettacolo teatrale ispirato al romanzo grafico Cinzia, di Leo Ortolani... Che ha avuto un grande successo di pubblico e critica, e che racconta l'esperienza di vita della transessuale più famosa del fumetto italiano (anche perchè è nata sulle pagine del popolarissimo RAT-MAN).

In realtà dovrebbe trattarsi di un musical, e a quanto pare Leo Ortolani aveva detto di avere pensato a questo fumetto come ad un musical anche in tempi non sospetti (CLICCATE QUI). Fatto sta che, come ampiamente riportato dalla stampa nazionale e dagli spazi dedicati al fumetto, nel Comune di Lucca qualcuno ha invocato - di nuovo - lo spauracchio della "deriva gender", e qualcun altro ha anche avuto da ridire sul fatto che, fra tanti temi legati alle sfaccettature del concetto di "umanità" (che dovrebbe essere il filo rosso di questa edizione, intitolata BECOMING HUMAN) si sia scelto di dare spazio propro a questo. Alludendo, in maniera neanche tanto velata, ad una presunta faziosità della manifestazione (e del Comune), e al pericolo insito nello sdoganare certi argomenti con leggerezza... Comunque, se volete maggiori dettagli, potete CLICCARE QUI. Fatto sta che il direttore generale Emanuele Vietina e il presidente di Lucca Crea Mario Pardini (foto sotto), non erano - evidentemente - nella posizione di difendere a spada tratta la legittimità delle loro scelte, o di rispondere per le rime, e si sono limitati a rassicurare i presenti sulle loro buone intenzioni e sul fatto che - in realtà - l'impatto del musical sarà del tutto irrilevante e marginale...

Da notare che, per giustificarsi, Emanuele Vietina ha detto che: 

"Quest’anno con l’idea di mettere al centro l’umanità si è inteso invitare il nostro mondo, a ritrovarsi nei festival, momenti in cui le persone possono confrontarsi dal vivo, durante una stagione in cui la cultura poggia prevalentemente sui linguaggi virtuali e digitali.
In occasione del 500º anniversario della morte di Leonardo da Vinci, il tema mette al centro la prospettiva postumanista: come l’informatica e le biotecnologie stanno cambiando la natura umana. Partendo da grandi riferimenti come Akira, Blade Runner, V per Vendetta, che con la loro riflessione ci conducevano verso il 2019 prossimo venturo, abbiamo voluto ampliare il dibattito, e da un immagine che ci invita ad abbracciare la diversità, prime fra tutte quelle dei media e delle identità che compongono Lucca Comics & Games, ci è venuto naturale affrontare anche la tematica del non binarismo di genere."

E quindi è riuscito a dimostrare che, probabilmente, lui per primo ha le idee un po' confuse.

Allo stato attuale non sappiamo se l'evento si farà ancora, o se verrà spostato dal Teatro del Giglio (qualche anno fa venne annullato uno spettacolo di Immanuel Casto all'ultimo momento, e proprio per una questione di "contenuti" ritenuti inappropriati per quella location), tuttavia questa vicenda è davvero emblematica. Stendendo un velo pietoso sulle argomentazioni relative alla "teoria gender", e al senso di pericolo legato alla legittimizione "ufficiale" delle tematiche LGBT in un contesto da "sagra popolare" quale è quello di LUCCA COMICS & GAMES, quello che spaventa davvero sono le dinamiche messe in luce da tutta questa vicenda. Nel senso che questo episodio ha dimostrato che, se e quando prova a valorizzare certi contenuti, Lucca Crea rischia costantemente di beccarsi dei richiami e delle tacite accuse "politiche" (con tutta una serie di conseguenze difficili da valutare) da parte di quelli che, in ultima istanza, sono i suoi datori di lavoro. E che, evidentemente, non hanno niente a che fare col mondo del fumetto o con il mondo dell'immaginario pop degli ultimi anni. Anche perchè, se così fosse, saprebbero che le tematiche LGBT sono diventate un elemento imprescindibile della narrativa popolare di oggi, perlomeno a livello internazionale. E non solo per quel che riguarda i fumetti, ma anche nelle serie TV e nelle produzioni animate, dove ormai è difficile tenere il conto dei personaggi LGBT e dei loro coming out (l'ultimo in ordine di tempo, probabilmente, è stato quello di Aqualad nella terza serie animata di Jung Justice)...

Il tutto mentre - per la cronaca - i due episodi animati della serie animata di RAT-MAN in cui compare Cinzia non sono mai andati in onda in TV, e sono usciti solo su DVD. E parliamo di una serie che comunque è stata pesantemente "ritoccata" rispetto al fumetto da cui è stata tratta. Anche perchè in caso contrario la RAI non l'avrebbe mai prodotta...

Ad ogni modo il risvolto più imbarazzante di tutta questa vicenda, forse, sta proprio nel fatto che il fumetto italiano ha ancora pochissimi personaggi LGBT fra cui scegliere chi potrebbe ispirare una qualche iniziativa collaterale... Il che, presumo, abbia favorito Cinzia. Anche se, cercando di analizzare la situazione nel suo insieme, viene anche da chiedersi perchè - per parlare di tematiche LGBT - LUCCA COMICS & GAMES abbia pensato di presentare un musical dedicato a Cinzia Otherside, quando nella manifestazione non è mai stata ospitata una mostra dedicata alla storia del fumetto LGBT o anche solo una misera tavola rotonda dedicata a questo argomento specifico. O anche solo un piccolo LGBT corner in cui raccogliere le pubblicazioni e le presentazioni a tema. Considerando che questo resta l'anno del cinquantennale della rivolta di Stonewall, e il fatto che il tema della manifestazione di quest'anno dovrebbe essere proprio l'inclusività, viene davvero da chiedersi perchè si sia scelto di puntare solo su di un musical dedicato ad un personaggio transessuale, ma non per i motivi esposti dai consiglieri di opposizione del Comune di Lucca. Nel senso che, effettivamente, è un po' sospetto il fatto che di tutto l'universo LGBT l'unica rappresentanza ufficiale in programma, per ora, sia quella fornita dal musical di Cinzia...

Forse perchè si è pensato che la transessualità, tutto sommato, viene considerata meno spiazzante e più "divertente" dell'omosessualità pura e semplice? Magari perchè, a livello più o meno inconscio, viene associato (erroneamente) al mondo colorato e baraccone delle drag queen? Forse perchè un musical resta qualcosa di meno impegnativo e meno serio rispetto ad una presa di posizione più netta e dai risvolti più "culturali", come sarebbe potuta essere l'organizzazione di qualche evento che puntasse l'attenzione sulla dimensione LGBT della manifestazione, che pure esiste? Sono tutte domande che non posso fare a meno di pormi... Anche perchè, mentre a Lucca si discute ancora dei pericoli della teoria gender, la prossima settimana a New York parte la nuova edizione della FLAME CON (CLICCATE QUI), una manifestazione dedicata nello specifico ai risvolti LGBT dei fumetti e dell'immaginario POP...

In buona parte delle principali manifestazioni del mondo, e ne parlo spesso su questo blog, le iniziative e gli incontri a tematica LGBT stanno diventando tante e tali da rendere necessaria la compilazione di guide specifiche con tutti gli eventi e gli ospiti che riguardano questo particolare ambiro. Quindi, a pensarci bene, quello che succede a Lucca assumerebbe dei contorni abbastanza ridicoli, se non fossero così drammatici. Oltretutto, siccome i guai non vengono mai soli, se queste sono le obiezioni che sono emerse in pieno agosto, non è da escludere che la situazione possa peggiorare, visto che quest'anno la manifestazione rischia di sovrapporsi alla prossima campagna elettorale. E se l'ultima volta, in campagna elettorale, c'è stato chi se la prendeva con la Disney solo perchè aveva ventilato l'ipotesi di dare un taglio gay friendly a FROZEN 2, cosa potrebbe accadere se qualcuno decidesse di cogliere la palla al balzo, e di puntare il dito contro il musical di Cinzia a Lucca?

Davvero non saprei. Tuttavia sarei portato a pensare che quello che è successo dimostra una volta di più che la situazione è quella che è, e che - in questo caso - non sia proprio possibile affidarsi all'organizzazione di LUCCA COMICS & GAMES per cambiare le cose, anche perchè sono abbastanza sicuro che queste critiche (e tutta l'eco mediatica che hanno avuto) avranno anche delle conseguenze in futuro. Soprattutto se chi gestisce Lucca Crea ha in programma di mantenere la sua posizione a prescindere dal susseguirsi delle amministrazioni comunali della città.

Quindi, ora più che mai, è evidente che per proporre e organizzare questo tipo di iniziative - e per togliere le castagne dal fuoco a Lucca Crea - l'unica soluzione potrebbe essere quella di mettere insieme un'assiciazione finalizzata alla promozione della cultura LGBT nell'immaginario POP, che poi si prenda la briga di proporre eventi di un certo tipo a LUCCA COMICS & GAMES o altrove.

Il problema è che gli anni passano, ma all'orizzonte non si vede niente del genere. Non in Italia, perlomeno. E inizio davvero a credere che sia un problema di natura culturale, ancor prima che organizzativo. Senza contare che a causa di alcune dinamiche tipicamente italiane, nell'ambito di queste manifestazioni, l'unico ambito che si sta rivelando favorevole all'emersione di un certo tipo di pubblico rimane quello dei GAMES (e del perchè e del percome ho provato a parlare nel post che trovate CLICCANDO QUI)...

E questa situazione ha delle implicazioni che, purtroppo, non sono molto positive... Visto che, in questo modo (GAMES a parte), la rappresentanza e i contenuti LGBT in questo tipo di manifestazione resta ufficialmente invisibile. E considerando che la capofila delle manifestazioni italiane deve stare attenta a non fare passi falsi, per paura di ritrovarsi di fronte qualche politico che agita lo spauracchio del "gender", è evidente che - in Italia - la promozione di certi temi non arriverà da chi organizza direttamente questo tipo di manifestazione. Tra l'altro in un momento storico in cui TUTTE le minoranze possono essere utilizzate come un potenziale capro espiatorio. 

E a questo proposito, a prescindere dal discorso LGBT, sarà molto interessante verificare quanti eventi nel programma di quest'anno coinvolgeranno in qualche modo le minoranze etniche e religiose, ad esempio. Anche se temo che, giapponesi a parte, saranno ampiamente trascurate.

Ad ogni modo, se fossi nei panni del Comune di Lucca, più che del musical di Cinzia mi preoccuperei di tutta quella marea di iniziative che la manifestazione mette insieme un po' a caso, 
rimandando l'idea di non prendersi troppo sul serio, e soprattutto di non prendere troppo sul serio il mondo del fumetto e i suoi appassionati. Qualche esempio? Le locandine speciali organizzate in occasione della partnership con radio DEEJAY, che adesso è la radio ufficiale della manifestazione... E che ovviamente presentano i conduttori di spicco in versione supereroi... Con conseguenti risultati kitch (in particolare per quel che riguarda personaggi ultrasessantenni che vogliono ancora essere un punto di riferimento per i gggggiovani e non si rassegnano al tempo che passa, come Pasquale Di Molfetta - in arte Linus - che tra l'altro il mese scorso ha dovuto prendersi una pausa proprio a causa degli acciacchi dell'età)...


Proprio quel genere di iniziative che, nel lungo periodo, non fanno granchè bene al fumetto in generale e allo spirito della manifestazione, che rischia di essere sempre più evento folkloristico e sempre meno iniziativa culturale...

Morale della favola: questa è la situazione attuale, e tutto considerato non è propriamente incoraggiante. Voi cosa ne pensate?

Alla prossima.

martedì 6 agosto 2019

STIMOLI ESTIVI?

Ciao a tutti, come va?

Iniziavo a pensare che questa estate ci saremmo risparmiati la celebrazione dei bei tempi andati che viene ciclicamente portata avanti dalla Gazzetta dello Sport, e invece - a sopresa - mi sono dovuto ricredere. Nel senso che, ormai da diversi anni, il quotidiano utilizza il periodo estivo per proporre delle operazioni incentrate sull'epoca d'oro degli anime giapponesi in Italia, e questa volta ha pensato bene di andare sul sicuro, puntando su due pezzi da novanta come Goldrake e l'Uomo Tigre. Rispettivamente con un modello da costruire in sessanta uscite e con una raccolta di DVD che raccoglie le prime due serie animate in ventinove appuntamenti settimanali... Iniziativa che, tra l'altro, aveva già proposto nel 2012. E questo prova che, probabilmente, stanno iniziando a raschiare il fondo del barile anche loro.

Ogni volta che prendo atto di operazioni come queste non posso fare a meno di pensare che più passa il tempo e più queste operazioni diventano lo specchio di un contesto più ampio, in cui da una parte c'è la generazione degli ex bambini (solo i maschi tra l'altro) degli anni Settanta/Ottanta che viene spremuta all'inverosimile, mentre dall'altra ormai sembrano essere svanite tutte le speranze di riproporre determinate serie nei palinsesti attuali e/o di ricominciare a valutare l'ipotesi di puntare di nuovo sulle serie giapponesi per conquistare i giovani e i giovanissimi, possibilmente con dei nuovi titoli da proporre sul digitale in chiaro.

La situazione dovrebbe essere ormai chiara a tutti: è dalla seconda metà degli anni Ottanta che le norme della regolamentazione televisiva sono diventate progressivamente più rigide, e impediscono di fatto la riproposta di determinati titoli storici e/o di titoli più recenti con un taglio di un certo tipo. A meno che i contenuti non siano pesantemente censurati, ma dato che al giorno d'oggi sarebbe impossibile sfuggire all'occhio attento degli appassionati si risolve il problema alla radice, non trasmettendo più nuove serie e facendo una drastica selezione di quelle già trasmesse in passato. E così personaggi come Goldrake e l'Uomo Tigre sono diventati un po' il simbolo di un mondo che non c'è più...

E allo stesso tempo sono diventati una fonte di guadagno per chi vuole puntare sugli adulti nostalgici, e possibilmente senza problemi economici, visto che alla fine la raccolta dell'Uomo Tigre costerà 277 euro e il modello di Goldrake (che però sarà alto ben 70 cm) ben 594 euro. Non che ci sia niente di illecito, ma è evidente che questo genere di operazione si rivolge ad un target molto specifico, dato che certi personaggi sono diventati dei perfetti estranei per le nuove generazioni.

Generazioni che, dal punto di vista dell'animazione giapponese, ormai, si ritrovano con i canali in chiaro che hanno un offerta risicatissima, e perlopiù composta dalle serie più "innoque" trasmesse fra gli anni Ottanta e Novanta. E da qualche serie più recente legata a giochi di carte, videogame e affini.

E ovviamente non bisogna dimenticare che, per via della regolamentazione attuale, i pochi tentativi di proporre qualcosa di nuovo e potenzialmente appetibile sono stati fatti puntando su fasce orarie inverosimili. Certo è anche vero che il modo con cui i giovani, e giovanissimi, usufruiscono dell'intrattenimento è cambiato rapidamente, e loro per primi preferiscono rivolgersi direttamente a internet, o alle piattaforme come Netflix, in misura crescente. Però è anche vero che determinate passioni si diffondono anche attraverso il coinvolgimento di pubblico occasionale, e non solo rivolgendosi a chi sa già come orientarsi, cosa cercare e quale serie provare.

Quindi, anche se con modalità profondamente diverse, gli anime hanno abbandonato da tempo il loro ruolo di intrattenimento di massa, per trasformarsi in una passione per una nicchia più o meno ampia di pubblico, composta in buona parte da nostalgici e da chi - in effetti - aveva scoperto queste produzioni quando ancora circolavano sulle emittenti generaliste. E a questo proposito può essere interessante notare che, ad esempio, l'insurrezione popolare che c'è stata contro Netflix a giugno, a proposito del ridoppiaggio di Neos Genesis Evangelion, sia partita proprio da quelli che già conoscevano la serie col doppiaggio storico, visto anche su MTV a partire dal 2000...

E questo è un dettaglio interessante, perchè il responsabile del ridopiaggio - Gualtiero Cannarsi - non era esattamente alle prime esperienze, e tutti i suoi voli pindarici durante gli adattamenti dei film di animazione giapponesi distribuiti al cinema dalla Lucky Red (tra cui i classici dello studio Ghibli), non avevano mai suscitato un tale sollevamento popolare. Tant'è che adesso è stato rimosso dal suo incarico su Netflix, ma non da quello presso la Lucky Red (e, se vi può interessare, adesso so per certo che a Netflix hanno chiamato delle persone che hanno lavorato in Mediaset prima del 2000, visto che una di loro - che conosco di persona - mi ha avvisato via messaggio ^__^).

Ad ogni modo: perchè coni film distribuiti da Lucky Red non era successo tutto questo pandemonio? In primo luogo perchè non c'era la possibilità di confrontarli con doppiaggi precedenti, e in parte perchè - obbiettivamente - il pubblico che segue il cinema di animazione giapponese della Lucky Red è molto meno numeroso di quello che ha conosciuto Neos Genesis Evangelion tramite MTV. E anche questo dovrebbe essere un dettaglio abbastanza indicativo dell'importanza della TV generalista a cui mi riferivo prima. La stessa importanza che, evidentemente, ha avuto nella quasi totale disapprovazione del remake dei Cavalieri dello Zodiaco prodotto da Netflix.

In questo caso, in particolare, penso che sia stato molto evidente il fatto che senza la visione della serie originale da parte di un vasto pubblico - grazie alla trasmissione su diverse reti private - difficilmente le modifiche proposte avrebbero suscitato tanta indignazione. E sicuramente il pubblico non avrebbe avuto modo di notare l'eliminazione di tutte le sottotrame "queer" che caratterizzavano la serie originale, tanto da arrivare al punto di cambiare il sesso ad uno dei protagonisti principali, e solo perchè non si presentava come un maschio nel senso canonico del termine (CLICCATE QUI).

Quale è stato il contributo di questa serie nella formazione dell'ampio pubblico che ha potuto seguirla grazie alla trasmissione in TV? Quanti giovani telespettatori hanno iniziato ad avere una mentalità più aperta ed inclusiva (o ad avere maggiore autostima, nel caso degli omosessuali in boccio), grazie all'ampia diffusione di questa serie? Quanti hanno potuto affinare i loro gusti con un prodotto di questi tipo? Secondo me varrebbe la pena rifletterci, anche perchè - soprattutto negli ultimi anni - i palinsesti hanno accelerato il loro processo di involuzione.

La serie Animaniacs, ad esempio, negli anni Novanta era trasmessa nella fascia preserale della RAI, mentre in questi giorni viene trasmessa alle 2.00 di notte su Italia Uno... Forse perchè siamo arrivati al punto in cui persino una serie di questo tipo può essere ritenuta poco adatta ad altre fasce orarie? Magari anche a causa di un titolo che, al giorno d'oggi, può essere considerato troppo allusivo dalle masse di analfabeti funzionali che i canali generalisti cercano di corteggiare? O magari perchè, pur essendo un cartone "umoristico" è ritenuto troppo intelligente e "sottile" per gli standard dei bambini attuali?

Davvero non saprei, però - a proposito di intelligenza - può essere interessante uno studio che è stato pubblicato di recente sul sito dell'American Economic Association. Se vi interessa lo potete scaricare CLICCANDO QUI. Molto in sintesi si deduce che la qualità calante del servizio televisivo italiano - trascinato al ribasso dalle TV commerciali - ha determinato un abbassamento generale del livello cognitivo del pubblico che ne fa uso abitualmente. In particolare per quel che riguarda il pubblico che ne fa uso fin dalla più tenera età.

In realtà lo studio mette in relazione una programmazione in grado di abbassare il livello cognitivo del pubblico, e il suo senso critico, con la strumentalizzazione politica della televisione commerciale. Tuttavia penso che sia interessante notare che, dai dati esposti nelle tabelle, si intuisce che il processo di indebolimento cognitivo, in particolare nella fascia di pubblico che adesso ha meno di dieci anni e in quella compresa fra i 10 e i 24, coincide con la progressiva sparizione di un certo tipo di animazione dai palinsesti televisivi generalisti, e in primo luogo proprio dell'animazione seriale giapponese. A beneficio di una con contenuti molto più poveri ed elementari. Tutta una coincidenza?

In attesa di ulteriori studi su questo argomento, se mai verranno fatti, penso comunque che sia abbastanza evidente che se un certo tipo di intrattenimento finisce per abbassare il livello del pubblico, che a quel punto finirà per assuefarsi ad un certo tipo di contenuto, entrando in un gorgo da cui sarà molto difficile uscire. Anche perchè nel frattempo chi vorrà coltivare i propri interessi su un altro livello cercherà forme di intrattenimento alternative: su internet o sulle piattaforme di ultima generazione, ad esempio. Polirazzando in maniera molto radicale i vari tipi di pubblico. E questo ragionamento si può applicare alle forme di intrattenimento in senso generale, e quindi anche al fumetto. Un contesto in cui, in parte, la TV generalista ha il suo corrispettivo nel circuito delle edicole. Anche perchè, per i motivi di cui sopra, nelle edicole i nostalgici risultano un target più appetibile rispetto a quello dei giovani lettori potenziali. Dove per giovani, ben inteso, si intendono gli under 24 effettivi e non i "giovani" in senso lato..

Però sarebbe importante notare che, se da una parte è vero che la qualità dell'offerta è diminuita scatenando un gioco al ribasso, è anche vero che a monte c'era comunque un base molto solida di lettori/telespettatori di poche pretese e che apprezzavano già forme di intrattenimento di un certo tipo, vuoi perchè avevano una bassa estrazione culturale, vuoi perchè avevano imparato a raffinare i loro gusti in un'epoca in cui non era pensabile che fumetti e televisione potessero proporre intrattenimento di un certo livello. Un pubblico che, probabilmente, anche quando ha avuto a disposizione animazione e fumetti di un certo tipo, non aveva gli strumenti per andare oltre ad una lettura molto superficiale. E che probabilmente, a conti fatti, non ha risentito più di tanto del cambiamento che si è verificato negli ultimi trent'anni, quando cose come Goldrake e l'Uomo Tigre sono inziati a diventare un tabù televisivo, per intenderci. Anche se, paradossalmente, sono ancora molto ben radicati nell'immaginario collettivo... E chi ha visto la sfilata del carnevale di Follonica quest'anno sa a cosa mi riferisco...

Probabilmente ad un certo punto chi gestiva il mondo dell'entertainment italiano per ragazzi si è trovato di fronte a un bivio: o continuare a proporre cose "intelligenti" e stimolanti, indisponendo i poteri forti e chi spingeva per un indebolimento del livello cognitivo medio, oppure cercare di tirare avanti nel modo meno complicato possibile, cercando di portare a casa lo stipendio nel modo meno rischioso e impegnativo possibile. Puntando quindi sul pubblico che non aveva tante pretese: sia su quello "storico". composto dai nostalgici, che su quello che si è formato di recente, assuefacendosi al clima culturale di quest'ultimo periodo. Anche perchè i soldi guadagnati con i prodotti intelligenti e stimolanti valgono quanto quelli guadagnati con i contenuti piatti e inconsistenti.

E direi che la situazione attuale dimostra quale sia stata la scelta prevalente.

Poi, a ben guardare, almeno per quel che riguarda l'animazione televisiva, certe tematiche e certi spunti - mi riferisco in particolare ai temi etici e alla questione LGBT - riescono comunque a intrufolarsi anche in molte produzioni statunitensi che hanno contenuti prevalentemente umoristici e/o infantili... Però, ovviamente, non è la stessa cosa. Anche perchè, in un clima di analfabetismo funzionale dilagante, poi non è detto che certi spunti vengano colti, o che vengano colti nel modo giusto.

E comunque, come si vede in particolare nel caso del fumetto, se per decenni si preferisce andare sul sicuro, ripiegando sui lettori che non richiedono grandi stimoli (o magari sui nostalgici sempre più in là con gli anni), la partita è persa in partenza... Visto che adesso chi vuole leggere un fumetto non lo fa più solo per passare il tempo, dato che di passatempi alternativi e gratuiti ne avrebbe quanti ne vuole, ma lo fa proprio per cercare quel coinvolgimento che magari non trova altrove. Ad esempio nella TV generalista di oggi, con tutti suoi tabù.

Forse il fumetto italiano avrebbe già la soluzione per tutti i suoi problemi, ma ha troppa paura di utilizzarla perchè a monte è gestito da persone che si sono a loro volta assuefatte al clima generale, senza rendersene nemmeno conto? Chissà...

Alla prossima.