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venerdì 24 ottobre 2014

DI PELO IN PELO

Ciao a tutti, come va?
Come forse saprete la Francia è nota per essere una nazione che offre ampi spazi per quanti si vogliono cimentare nel mondo del fumetto e dell'illustrazione, ma sicuramente gli ultimi anni non sono stati molto favorevoli alla sperimentazione, perchè con la crisi economica generalizzata molte piccole case editrici sono state cannibalizzate da un mercato molto competitivo.

Ad esempio: la casa editrice H&O, che aveva provato a diventare l'editore di riferimento per i fumetti omoerotici in territorio francese non amplia il suo catalogo a fumetti da diversi anni. Certo in questo caso sarebbe interessante capire se è solo una questione di crisi o se piuttosto non si tratta di una politica poco oculata... Visto che questo editore faceva pagare 28 pagine a colori - che in molti casi erano la riedizione francese di prodotti già pubblicati in inglese - ben 10 euro, quando il costo di un cartonato francese a colori, con un formato più grande e almeno 48 pagine, si aggira sui 14 euro...
D'altra parte quando un editore specializzato in libri di narrativa si cimenta nel mondo del fumetto senza avere le competenze necessarie può succedere questo e altro.
In ogni caso in questo scenario non proprio esaltante può essere interessante notare che si sta creando un sottobosco fumettistico LGBT anche in Francia, che ha iniziato a farsi conoscere anche con il piccolo (ma partecipato) Salone del fumetto LGBT di Parigi, che ha debuttato proprio lo scorso giugno (CLICCATE QUI).
Fra le immagini che comparivano sulla locandina di questa manifestazione spiccava l'illustrazione muscle bear di Eric L. (che vedete nella foto qui sotto).
Il sorridente illustratore, probabilmente grazie anche al buon riscontro ottenuto in quell'occasione, ha deciso di raccogliere le sue migliori illustrazioni degli ultimi anni, ma scarseggiando gli editori disponibili ha pensato bene di sperimentare anche lui la produzione dal basso, attraverso il sito francese Bibliocratie. Il suo scopo era di raggiungere almeno 50 prenotazioni, ma a distanza di quasi due mesi dalla chiusura della sua raccolta folndi ha già superato l'obbiettivo... E questo è sicuramente un piccolo grande traguardo, considerando che non ha avuto modo di farsi troppa pubblicità...
Tuttavia se vi piace il genere e volete sostenere questo artista siete ancora in tempo per prenotare la vostra copia! Tutte le istruzioni le trovate CLICCANDO QUI. Da notare, nella pagina, i commenti entusiasti di chi ha scelto di fare la sua prenotazione, anche se il prezzo non è propriamente economico (18 euro per 52 pagine rilegate a caldo), che dimostrano che - potenzialmente - in Francia può esserci un pubblico affezionato anche per questo genere di iniziative editoriali... E in particolare per l'arte a tema muscle bear...
Probabilmente adesso non assisteremo ad un esplosione di artisti omoerotici francesi  che si danno alle autoproduzioni, ma sicuramente questo risultato è incoraggiante, e apre nuovi scenari anche in una nazione che - storicamente - considera la sua numerosissima (e curatissima) produzione a fumetti come uno dei fiori all'occhiello della propria produzione culturale... Evidentemente, però, anche nel suo affollatissimo panorama c'è ancora spazio per altro...
E infatti forse non è un caso se nel catalogo dei ragazzi francesi che da qualche anno portano avanti la fanzine DOKKUN (specializzata in bara manga francesi), hanno trovato spazio ben tre raccolte di illustrazioni omoerotiche (e se vi interessano potete ordinarle CLICCANDO QUI)




Ovviamente questo BLOG non mancherà di seguire gli sviluppi della situazione!
Anche perchè in Italia non lo sta facendo nessun altro...

Alla prossima.

mercoledì 22 ottobre 2014

GUERRA AI FRANCOBOLLI

Ciao a tutti, come va?
La notizia di oggi è di quelle che ci ricorda come, nei fatti, alcune delle nazioni più potenti del mondo sono gestite in maniera molto discutibile.

Tutto parte dal grande successo che hanno avuto i tre francobolli realizzati dall'agenzia postale Itella per le poste finlandesi, e che riproducevano i dettagli di alcuni disegni di Tom of Finland. I suddetti francobolli hanno debuttato ufficialmente solo a settembre, ma pare che i preordini da tutto il mondo siano stati tanti e tali da mandare fuori uso il sito di Itella!
Questa serie di tre francobolli, però, adesso potrebbe mettere in atto una specie di crisi diplomatica. Come sapete la Russia dall'anno scorso ha approvato una legge anti-propaganda gay, di cui si è smesso di parlare (purtroppo), ma che a tutt'oggi serve fondamentalmente a legittimare una politica di repressione nei confronti della comunità omosessuale russa... Per tutta una serie di motivi che adesso sarebbe troppo lungo discutere, anche se viene spacciata come una forma di tutela nei confronti dei minori.
Fatto sta che un deputato russo, tale Vitaly Milonov (foto sotto), ha scoperto l'essitenza di questi francobolli, e si è sentito in dovere di prendere provvedimenti...
Così ha chiesto formalmente alle poste russe di bloccare tutta la corrispondenza destinata alla Russia che dovesse utilizzare questi francobolli, rimandandola al mittente, perchè questi francobolli sarebbero "fondamentalmente elementi di propaganda omosessuale, che è vietata nel nostro paese", e  ha anche chiesto ai vicini finlandesi "di astenersi dall'uso di questi francobolli per l'invio di lettere in Russia". Probabilmente il direttore generale delle poste russe, Dmitry Strashnov, asseconderà gli ordini che arrivano dall'altro... Ma cosa farà la Finlandia?

In realtà Itella aveva già fatto degli esperimenti a settembre, spedendo in Russia diverse lettere che utilizzavano i francobolli di Tom of Finland, e sono arrivate tutte a destinazione... Però è successo prima che Vitaly Milonov facesse scoppiare il caso.

Quel che è certo è che Tom of Finland è una specie di eroe nazionale per la Finlandia, ed è sicuramente uno dei suoi artisti più popolari, e di cui va più orgogliosa... Quindi non è detto che si asterrà dal replicare in maniera più o meno formale.

Quel che è certo è questo episodio mette in luce come, purtroppo, certe cose non cambiano mai e come l'arte - anche nel 2014, e in particolare quando si tratta di arte omoerotica - abbia ancora il potere di far discutere e di scatenare dei "casi", anche di portata internazionale.

Staremo a vedere cosa succcederà.

lunedì 20 ottobre 2014

BERSAGLIO CENTRATO !!!

Ciao a tutti, come va?
L'avreste mai detto che anche questo lunedì sarei tornato a parlare di fumetto italiano??? 
Io speravo di no, ma a quanto pare non ne posso proprio fare a meno, visto che Gianfranco Manfredi - lo sceneggiatore di Adam Wild - ha voluto commentare personalmente il post un po' affranto che ho dedicato alla sua ultima creazione e al mio sospetto che fosse rimasto "vittima" dell'eccessivo senso del pudore dell'editore (CLICCATE QUI)... 

E infatti il mio sospetto ha trovato conferma!

Gianfranco Manfredi, tramite facebook, mi ha scritto:

 "Ahah! bravissimo. Molto divertente e hai centrato il punto. Adam nella prima versione appariva nudo ed è stato castigato. Ti ringrazio per la tua recensione. Molto intelligente e acuta. Sulle pruderie, ci ho giocato molto, nella serie. In un episodio durante una cerimonia devono mettersi tutti nudi e i bianchi si coprono le pudenda. Poi c'è un altro episodio a Londra sulla morale vittoriana. Insomma... Visto che non potevo mostrare cazzi, almeno ho giocato sopra questa minchiata del comune senso del pudore. È una scoperta che nei fumetti Bonelli non appaiono cazzi? È una cosa che si sopporta... Racconta ben altre cose questa serie. Ci sono momenti deliranti, brutalitá fuori dai canoni, c'è persino un episodio umoristico. Adam Wild è un progetto piuttosto selvaggio."

Devo ammettere che i complimenti fanno sempre piacere, e quando arrivano da persone che tieni in debita considerazione fanno ancora più piacere. Tuttavia quello che mi fa più piacere è il fatto che le mie intuizioni erano giuste e che, per fortuna, in Italia c'è ancora uno sceneggiatore che ha l'onestà intellettuale di ammettere che, nel fumetto italiano del 2014, certe forme di censura esistono e dettano legge. 
Certo è molto bello che uno sceneggiatore riesca a ridere del fatto che gli abbiano "castigato" un'idea, anche perchè i problemi della vita sono altri, ma è ancora più bello che uno sceneggiatore bonelliano  si senta libero di dire che dal suo punto di vista tutti questi problemi di pudicizia non ci dovrebbero essere.... E che di certo non sono problemi suoi...
Semmai sono problemi di un editore convinto che la sua sua solidità e la sua forza si basino (anche) sul suo approccio "retrò", e quindi a prova di critiche, nei confronti di certi argomenti e situazioni. Nei fumetti che esplorano generi particolari ha osato qualcosina in più (ma giusto qualcosina), però è evidente che con l'avventura classica - che è un po' il suo tratto distintivo - non può e non vuole concedersi di sgarrare... E di mostrare un nudo integrale maschile, nemmeno di schiena, e nemmeno quando il nome di un suo personaggio, in italiano, si tradurrebbe "Adamo Selvaggio"..
Tuttavia c'è anche chi pensa (e io sono fra questi) che la forza della Bonelli, in realtà, sia sempre stata determinata dal fatto che ha improntato la sua strategia imprenditoriale sull'annullamento della concorrenza diretta, possibilmente sul nascere e in maniera pacifica... E cioè attirando i professionisti migliori e puntando su una potente rete distributiva. E infatti ora che ha molta concorrenza indiretta (come le serie TV disponibili 24h/24h, e gratuitamente, su internet), non le basta più cooptare gli artisti più bravi sul mercato e colonizzare capillarmente le edicole per prevalere, e inizia a perdere terreno... Soprattutto fra i giovani (che tra l'altro "ereditano" sempre meno la passione per i fumetti bonelliani da nonni, genitori e parenti vari). Anche perchè la concorrenza indiretta di cui sopra si fa molti meno problemi a mettersi in sintonia con i gusti reali del pubblico di oggi, e soprattutto con quelli del pubblico di domani. Ed è una questione di contenuti quanto di linguaggio, nel senso più ampio del termine.


Gianfranco Manfredi ammette che è difficile condividere (e forse anche comprendere) la politica Bonelli in fatto di senso del pudore, o altro, ma che si sopporta... Ovviamente uno sceneggiatore la sopporta perchè non ha alternative, ma il punto nodale è che un lettore potenziale che non la condivide non è affatto tenuto a sopportarla, men che meno al giorno d'oggi, perchè se ha una connessione internet di alternative per occupare il suo tempo libero ne ha davvero molte...


Forse, negli anni '30, i lettori italiani di Flash Gordon sopportavano volentieri le censure operate dall'editore Nerbini sugli originali americani per non urtare i benpensanti (e il Regime) dell'epoca, ma se lo sopportavano era perchè in quell'epoca non potevano fare altro... Ora, però, la situazione è completamente diversa... Per fortuna... E anche se dalle nostre parti aleggia ancora un certo "regime" culturale, i lettori potenziali non sono obbligati a rivolgersi solo ai prodotti che lo assecondano...

Quindi, al di là dei giochi di prestigio che Gianfranco Manfredi cercherà di fare per rendere Adam Wild interessante nonostante i vincoli imposti dall'editore, la sensazione è che se la Bonelli si ostinerà a percorrere questa strada prima o poi si impaluderà definitivamente, e non lo farà per mancanza di talenti e di idee, ma per la sua mancanza di elasticità e di coraggio su tutta una serie di questioni... Nonostante continui a sfornare nuovi personaggi... Che però nel lungo periodo non hanno quasi mai il successo sperato.
Se, per assurdo, Adam Wild fosse lasciato libero di andare in giro nudo nella sua serie  come e quando vuole, pur senza mostrare nudi frontali, sicuramente le sue storie non ne perderebbero in qualità (perchè lo sceneggiatore è bravo), ma certamente ne guadagnerebbero in popolarità e ironia... E quasi certamente anche in termini di vendite. Eppure l'editore reputa che sia meglio NON lasciarlo libero di esprimere un rapporto disinibito con la propria nudità...

Tra l'altro la questione della nudità e della censura della stessa si poteva affrontare anche senza ricorrere al gonnellino... Magari prendendo spunto dai colleghi della MARVEL che ancora nel 2005 davano sfoggio di censure "bonelliane", come nella miniserie DEFENDERS: INDIFENDIBLE (di recente ristampata anche in italiano). Qui la potente maga Umar era stata raffigurata di schiena mentre si faceva una doccia molto sexy, tanto che i giochi di schiuma (e il fatto che tenesse le mani ben lontane dal corpo) non sono serviti a rendere l'immagine sufficientemente innocua... Così qualche anonimo correttore è stato invitato disegnarle addosso (e male) una specie di bikini molto striminzito... Dimostrando, se non altro, che almeno negli USA la nudità femminile non ha corsie preferenziali...
Però negli anni sembra che ci sia stata un'evoluzione e nel 2012, su AVENGERS ACADEMY, il problema della nudità è stato risolto in maniera più onesta ed elegante, e cioè apponendo un baloon sui glutei del possente Ercole... E siccome questo è un BLOG serio vi faccio vedere di seguito le due versioni...

Può sembrare che fra i due tipi di censura ci sia poca differenza, ma in realtà ce n'è tantissima. Nel primo caso si censura proprio il fatto che il personaggio è nudo, nel secondo si censura solo la vista delle sue parti intime. E sapere con certezza se in certi contesti un personaggio è nudo o meno, in effetti, influisce sulla percezione che ne ha il lettore, ed anche sulla definizione della sua personalità. Inoltre, in ultima analisi, influisce anche sullo "spirito" di un fumetto o di una serie... E infatti ultimamente alla MARVEL si fanno molti meno problemi a dipingere Ercole come un gioviale semidio greco molto a suo agio senza vestiti addosso (anche se non viene mai raffigurato integralmente), anche solo per una questione di coerenza con le sue origini...
Ad ogni modo il caso di Adam Wild è particolarmente interessante, perchè proprio nello stesso periodo in edicola era presente Dylan Dog  337, in cui il protagonista (anche se in realtà non è il protagonista vero, ma una sua versione sintetica che ha conservato i suoi schemi cerebrali) viene mostrato completamente nudo, anche se con le opportune censure del caso...


Perchè ad Adam Wild è stato apposto un gonnellino e a Dylan Dog no? La prima risposta potrebbe essere che le due serie si rivolgono a un pubblico diverso, e che quello di Dylan Dog è di vedute più aperte, senza contare che Dylan Dog ultimamente vuole rinnovarsi e attirare nuovo pubblico, mentre Adam Wild vuole ottimizzare il pubblico "storico" dell'editore... Il che può anche essere vero, però secondo me la questione fondamentale è un'altra. In questo numero di Dylan Dog, e nei pochi altri albi Bonelli in cui sono comparsi personaggi maschili nudi, più o meno censurati, la loro nudità si deve a motivi di forza maggiore... Visite mediche, docce, apparecchi strani, metamorfosi mostruose o addirittura regni extradimensionali in cui i vestiti non potevano essere trasportati da chi li indossava, come nel caso di GEA...
C'è poi una casistica a parte che, dalle parti della Bonelli, rende tollerabile il nudo maschile, o perlomeno l'esibizione del corpo maschile senza particolari inibizioni... E cioè la presenza di un corpo femminile nudo (e molto meno censurato) nelle strette vicinanze. Nel senso che negli albi Bonelli la raffigurazione di un corpo maschile nudo, o di cui si suggerisce la completa nudità, sembra essere considerato un "male necessario" nella misura in cui serve a confermare l'appagante vita sessuale (rigorosamente etero) del suo proprietario. Come è avvenuto nel numero uno di RINGO (e cioè il sequel di ORFANI), ancora una volta messo in vendita in contemporanea con Adam Wild e il suo "necessario" gonnellino...
Il punto, probabilmente, è che nel caso di Adam Wild, l'esposizione del suo corpo non era dovuta a motivi di forza maggiore e non serviva a testimoniare la sua virilità: quindi lui sarebbe stato completamente nudo semplicemente perchè gli andava, o magari perchè faceva parte del suo stile di vita. E probabilmente questo messaggio è stato ritenuto incompatibile con l'etica della Sergio Bonelli Editore... Che pertanto ha reputato che fosse il caso di censurare sul nascere questo tipo di atteggiamento. 
Per tutta una serie di motivi molto interessanti da analizzare.
  • Il primo, forse, è che fondamentalmente si tratta di un editore che strizza l'occhio a un pubblico maschile e maschilista, per cui l'oggettificazione del corpo femminile va bene, ma quella del corpo maschile no.
  • Il secondo è che questo editore, tendenzialmente, sposa una cultura tutto sommato filocattolica, per cui la nudità completa in pubblico va vissuta con disagio, imbarazzo ed eventualmente sensi di colpa, e di certo non può essere promossa con disinvoltura dal protagonista di un fumetto serio.
  • Il terzo è che l'idea di un protagonista troppo a suo agio con la propria nudità in contesti maschili (peraltro dopo che si è appena scoperto che conviveva con un ragazzino di colore) porterebbe a tutta una serie di illazioni e supposizioni sulla sua sessualità.
  • Il quarto è che un personaggio dai risvolti naturisti sarebbe percepito come diseducativo dai lettori di una certa età (e cioè dal target a cui punta), che di conseguenza potrebbero abbandonarlo per motivi etici, senza peraltro promuoverlo presso i loro figli/nipoti.
  • Il quinto, e forse il più importante, è che in un paese dove la libertà di stampa è garantita molto relativamente, un editore visibile come Bonelli vive nella costante paura di offrire pretesti per essere preso di mira da qualcuno in vena di contestazioni e polemiche, con esiti imprevedibili...
E forse un po' di ragione ce l'ha, visto che a quanto pare addirittura la CODACONS non ha trovato di meglio da fare che contestargli il fatto che Tex bevesse birra e arrotolasse cartine di sigarette.
Tuttavia il nocciolo della questione è sempre lo stesso: se in Italia c'è un solo editore che produce fumetti di avventura si crea un cortocircuito tale per cui da un lato sarà libero di adottare tutte le politiche censorie che ritiene più opportune per tutelarsi (senza per questo avere paura di dare spazio alla concorrenza), ma dall'altro resterà l'unico editore-bersaglio se qualcuno vuole attaccare briga o cercare capri espiatori fra i fumetti di avventura... Rendendolo paranoico quel tanto che basta per spingerlo verso una sorta di "regime" editoriale che lo renderà sempre più prudente, e invitandolo ancora di più ad abusare del fatto che - non avendo concorrenza - può permettersi di censurare tutto quello che vuole senza perdere troppi lettori...

Ma sarà proprio così?

Forse, se da questo circolo vizioso non si esce, è solo questione di qualche anno (10? 15? 20?) prima che la situazione imploda in maniera irreversibile... Perchè se non si producono più fumetti in funzione dei gusti dei lettori, ma in funzione degli eventuali attacchi della CODACONS, dei puritani e di tutto l'universo mondo, i risultati prima o poi si vedranno, e non saranno buoni... Soprattutto in periodi di crisi economica e competizione multimediale...

Ovviamente ognuno è libero di fare come meglio crede, ci mancherebbe, però di solito le censure non sono mai un buon segno o un incentivo, e di certo non sono una garanzia di salvezza e buona salute.

Tra l'altro, per uno strano sincronismo, proprio nel mese del debutto di Adam Wild (e del suo gonnellino posticcio) in tutte le edicole è arrivato il numero 14 di FABLES, una ben nota serie della VERTIGO (il ramo "sperimentale" della DC Comics) "interpretata" dai protagonisti di favole e racconti popolari trasportati nel mondo reale. La RW LION la porta nelle edicole italiane adattandola al formato bonelliano, ma per fortuna è l'unica cosa "bonelliana" che si concede... Perchè, nel numero in edicola ora, è presente Mowgli (da I LIBRI DELLA GIUNGLA) che si spoglia completamente per lottare da pari a pari con un lupo... E non compare alcun gonnelino strategico...
Da notare che, al di là del nudo posteriore mostrato in tutto il suo splendore, nei nudi frontali si intravedono addirittura i genitali e un accenno di pelo pubico! E questo fumetto arriva nelle stesse edicole italiane di Adam Wild...

Quindi, visto quello che la Bonelli è stata "costretta" a fare, censurando Adam Wild con un gonnellino, i signori della RW LION sono degli spregiudicati? Dei dissennati? Dei provocatori? Degli sciagurati? 

O non sarà forse la Bonelli che si fa troppi problemi? Che vive fuori dal tempo? Che ha paura di rimettersi in gioco sul serio? Che non si guarda attorno e che invece di puntare su un pubblico davvero nuovo mantiene il suo solito approccio e i suoi soliti tabù, nonostante tutti i recenti proclami di rinnovamento?

Chissà...

Alla prossima.

venerdì 17 ottobre 2014

IL BELLO DELLE FIERE...

Ciao a tutti, come va?
Si è da poco conclusa la New York ComiCon, e stanno già circolando le foto scattate ai migliori cosplay che si sono aggirati negli spazi della manifestazione. Siccome mi sembrava crudele non fare una piccola selezione da condividere con voi ho pensato di cogliere l'occasione per fare una breve riflessione su un argomento di cui si parla poco... E cioè l'utilità delle fiere di fumetto...
So che detto da me può sembrare davvero assurdo, ma la questione non è così peregrina se si pensa che, ad esempio, una Lucca Comics & Games - pur con le sue centinaia di migliaia di visitatori - lascia fondamentalmente quello che trova, mentre le maggiori fiere che si tengono negli USA, piuttosto che in Francia o altrove, tendono a lasciare il segno e comunque ad avere un ruolo più significativo...
Certo, le fiere del fumetto sono da considerarsi delle grandi vetrine commerciali, e l'occasione per mettere in contatto gli appassionati fra di loro e con gli autori e gli editori che alimentano le loro passioni... Senza contare l'importante ruolo che svolgono nella promozione degli editori meno popolari (sempre che possano permettersi uno stand) e delle autoproduzioni... Tuttavia c'è dell'altro, e non mi riferisco ai cosplay...
Le fiere sono importanti per annunciare novità e progetti, tuttavia non ho potuto fare a meno di notare che in Italia questo aspetto è molto meno rilevante rispetto a quanto avviene all'estero. Certo gli annunci e le presentazioni non mancano mai, ma si tratta quasi sempre di iniziative di cui si è già parlato in qualche modo, visto che da noi gli editori non sentono la necessità di aspettare le fiere per fare gli annunci... Soprattutto quelli più esplosivi... Semmai, da noi, le fiere sono importanti per avere in anteprima le novità che sono state già annunciate in precedenza...
E questo, forse, dipende dal fatto che gli editori italiani - fondamentalmente - hanno tutti più o meno una nicchia di mercato abbastanza esclusiva, e quindi da noi molto raramente due editori competono direttamente fra loro... E mancando una concorrenza diretta viene anche a mancare la necessità di attirare l'attenzione gareggiando con colpi di scena ecclatanti e annunci roboanti. Parlo, ovviamente, degli editori italiani che producono fumetti, invece di tradurli nella nostra lingua. Per quanti si limitano a riproporre in italiano materiale straniero il discorso è diverso, perchè il materiale che propongono è GIÀ conosciuto dalla maggior parte del loro pubblico potenziale tramite internet, quindi lanciare annunci roboanti puntando sull'effetto sorpresa non ha molto senso...
Quindi diciamo che, da questo punto di vista, da noi ha effettivamente più senso puntare su delle sobrie presentazioni, che magari hanno il loro punto di forza in qualche ospite importante, che magari e arrivato da molto lontano e che - durante la fiera - non manca di fare autografi allo stand del proprio editore di riferimento. Ovviamente in questo meccanismo non c'è nulla di male, tuttavia - al di là del fatto che in questo modo l'aspetto commerciale tende a prevalere sui contenuti - c'è una questione che in Italia viene ampiamente sottovalutata...
Certo le presentazioni dei singoli editori sono importanti, così come gli incontri con gli autori, ma nelle nostre fiere ormai sono del tutto assenti i momenti di confronto... Quindi, alla fine, chi va alle fiere non solo per girovagare fra gli stand, ma anche per ascoltare cos'ha da dire il mondo dell'editoria, si ritrova in balia di appuntamenti che - fondamentalmente - si riducono a qualcosa tipo "Come siamo bravi! Come siamo avanti! Quanto ci impegniamo per voi! Continuate a seguirci e non vi deluderemo mai!"... E anche se cambiano autori ed editori il mantra si ripete sempre uguale.
Sul sito di Lucca Comics, tra l'altro, oltre a mancare il programma con i vari appuntamenti (a poche settimane dell'evento), non si accenna minimamente alla possibilità di conferenze o tavole rotonde, anche se in questa occasione il concentramento di autori ed editori sarà pressochè unico... Mentre invece, se andate e vedere il programma della New York ComiCon (che, pur essendo a New York, ha molti meno visitatori rispetto a Lucca Comics) potete vedere un elenco ordinato di presentazioni, conferenze, approfondimenti (CLICCATE QUI)...
Può essere interessante notare che spesso le presentazioni non si riducono alla semplice promozione di questo o quel prodotto, ma possono anche essere lo spunto per analizzare argomenti di più ampio respiro (come la rappresentazione delle donne nei fumetti MARVEL o DC Comics, ad esempio), e comunque a New York viene dato spazio anche a conferenze a base di blogger, associazioni e siti vari che fanno il punto della situazione da un punto di vista molto indipendente...
Senza contare le tavole rotonde propriamente dette, che a New York hanno affrontato anche temi abbastanza spinosi, come la censura nei fumetti e dei fumetti... L'evoluzione dei supporti per il linguaggio del fumetto... O magari la questione LGBT nel fumetto americano... Quest'anno a New York ce n'è stata persino una sulla rappresentazione dei personaggi transessuali e una sul fenomeno dei crossplay, e cioè i cosplay che scelgono di impersonare characters del sesso opposto...
Questo approccio, al momento, sembra molto lontano dallo stile adottato dalle fiere italiane, in particolare in quest'ultimo periodo: alla fine, gli appassionati che le visitano possono trovare mille modi per essere gratificati, e sicuramente possono trovare mille ragioni per non mancare a Lucca Comics, ma rispetto ai loro colleghi di New York torneranno a casa con qualcosa in meno...
Certo l'ambiente delle fiere esercita un fascino irresistibile, e il fatto che un'intera cittadina come Lucca possa venire colonizzata dai fumetti e dai loro appassionati rende tutto molto allettante... Tuttavia la sensazione è quella di trovarsi di fronte a una manifestazione che manca di qualcosa di essenziale, visto che ogni editore tende a farsi i fatti propri e non ci sono spazi per una reale discussione, per approfondire argomenti scomodi e - magari - per confrontarsi... Cosa peraltro molto utile in un periodo di crisi come questo, in cui TUTTO il mercato dell'editoria sta avendo pesanti ripercussioni e molte edicole stanno iniziando a chiudere...
La domanda è: perchè? Sicuramente la risposta è articolata, ma proverei a riassumere la questione con un detto popolare: non svegliare il can che dorme... Nel senso che è abbastanza evidente che il fumetto italiano presenta tutta una serie di criticità irrisolte, di cui gli editori possono essere consapevoli a vari livelli, ma che si guardano bene dell'affrontare... Soprattutto in pubblico... Poniamo, per assurdo, che la Bonelli proponesse una tavola rotonda sulla rappresentazione della donna nei suoi fumetti: di cosa si ridurrebbe a parlare? Di figure costrette ad un ruolo secondario, ancellare e scenografico? Funzionale alle esigenze del lettore maschio? Del fatto che gli unici due personaggi femminili titolari di una serie Bonelli sono, rispettivamente, una macchina da guerra che va in giro completamente nuda e una criminologa così moderna da avere come riferimento estetico Audrey Hepburn...
E se la Panini/Disney dovesse partecipare ad una conferenza sul futuro dei fumetti digitali in Italia, ad esempio, come potrebbe giustificare il fatto che non è riuscita ad ottimizzare il suo mercato digitale ed è stata costretta a chiudere Panini Digits (il suo shop specializzato in fumetti digitali) nel 2013? O il fatto che Topolino, in versione digitale, è disponibile gratuitamente a chi si abbona al settimanale cartaceo, mentre chi vuole solo la versione digitale ha uno sconto di soli 18 euro rispetto all'abbonamento cartaceo? Che senso ha sottoscrivere un abbonamento cartaceo per avere un abbonamento digitale e pagare un abbonamento digitale quasi quanto un cartaceo? E se qualcuno cogliesse l'occasione per fare domande scomode sulla serie REAL LIFE, che prende spunto proprio dalle nuove tecnologie, ma della quale - GUARDACASO - non si sta parlando da nessuna parte...? Una serie incentrata sui social network che, però, ha una pagina facebook (CLICCATE QUI) con meno di 20 post in 6 mesi di attività, e che in tutto questo tempo ha collezionato meno di 200 like?
E quali meraviglie emergerebbero da un'eventuale conferenza a editori congiunti che avesse per tema la rappresentazione dei personaggi gay nel fumetto italiano di oggi? E se si tenesse una conferenza sul tema della libertà di espressione nel fumetto popolare italiano??? Se seguite questo BLOG potete intuire che il ritratto che ne emergerebbe sarebbe tutt'altro che lusinghiero... Quindi non stupisce che nelle fiere del fumetto italiano, che sono fondamentalmente eventi PROMOZIONALI, studiati anche per far fare bella figura agli editori che pagano suon di quattrini per avere interi padiglioni in esclusiva, non vengano proposte conferenze di questo tipo, ma una sequenza più o meno prevedibile di presentazioni in stile televendita...
E questi sono solo alcuni esempi: andando a spulciare con attenzione nel programma degli incontri della New York ComiCon 2014 ci sono decine di appuntamenti che nessuna fiera italiana oserebbe mai proporre, anche perchè metterebbero il luce tutti i limiti di un settore che da noi giace quasi completamente ripiegato su se stesso da anni... Anche perchè da noi i grandi editori di riferimento non hanno concorrenza, e senza concorrenza mancano gli stimoli necessari a rimettersi davvero in gioco.
E così, mancando le occasioni per fare confronto e autocritica, continuano a crearsi situazioni che impediscono al fumetto italiano di voltare pagina e di trovare il coraggio per sperimentare nuove strategie che potrebberlo salvarlo dal progressivo assottigliamento del pubblico...

Forse è questo il contributo più prezioso che potrebbero dare le fiere del fumetto all'intero settore... Al di là della temporanea visibilità garantità da stand e manifestazioni che attirano centiniaia di migliaia di visitatori...

Però si tratta di un tipo di contributo che in Italia manca del tutto, o quasi.

E ognuno può trarre le sue conclusioni.

Alla prossima.