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venerdì 21 settembre 2018

PENE PER BATMAN

Ciao a tutti, come va?

La notizia di oggi è già diventata abbastanza virale, anche in contesti non prettamente fumettistici, però sembra che non sia stata analizzata in maniera approfondita, e quindi mi sembrava doveroso inquadrare meglio la situazione su questo BLOG... Anche perchè si tratta di una di quelle notizie che davvero non posso fare a meno di segnalare, dato che si parla della prima apparizione ufficiale - e a sorpresa - del pene di Batman (che davvero non si era mai visto dal 1936 ad oggi)!

Comunque è meglio andare per ordine. Qualche tempo fa vi avevo fatto notare che dalle parti della DC Comics sembrava che avessero iniziato ad adottare una politica più "filo governativa":  da una parte allineando i contenuti delle proprie pubblicazioni mainstream a standard più tradizionalisti e conservatori, e dall'altra riaprendo le porte a sottoetichette editoriali in cui concentrare i contenuti più alternativi e progressisti (se non sapete di cosa parlo CLICCATE QUI e QUI). Tuttavia sembra che abbia anche voluto lanciare una nuova sottoetichetta "adulta" in cui possono comparire anche progetti che coinvolgono i suoi personaggi più celebri, come ad esempio Batman. E infatti è proprio Batman che ha inaugurato la nuova linea editoriale chiamata "Black Label", con la miniserie Damned (e sotto questo marchio verranno pubblicati, a breve, altri due progetti a lui dedicati, ma sono stati annunciati anche dei fumetti di Superman e un titolo relativo alla storia "alternativa" dell'universo DC COMICS).

Alcune considerazioni preliminari: questa è una storia di Batman, ma è una storia di Batman ambientata in una realtà parallela a quella "ufficiale", tant'è che è tutta incentrata sulla morte del Joker e sulle sue implicazioni paranormali, che a quanto pare richiederanno l'aiuto di John Constantine e di altri personaggi esperti di magia...

Per chi non lo sapesse le realtà parallele, fumettisticamente parlando, sono un ottimo stratagemma per osare e sperimentare senza compromettere troppo la versione "ufficiale" di questo o quel personaggio, ed eventualmente per tornare sui propri passi senza conseguenze.  Quindi le tavole che mostrano il pene di Batman, in un certo senso, lo mostrano e al tempo stesso non lo mostrano... Anche se in effetti, più che mostrarlo, lo fanno intravedere in penombra...

In compenso le stesse tavole mostrano senza filtri il notevole lato B di Bruce Wayne...

Il che, comunque, rappresenta un svolta abbastanza epocale, perchè comunque si parla di un personaggio popolarissimo e non di un personaggio secondario o di un debuttante... Come ad esempio accadde negli anni Ottanta nel caso del Dr. Manhattan in WATCHMEN: uno dei primi casi di pene mai comparsi in un fumetto di supereroi americano, che oltretutto non aveva niente a che fare col circuito underground dei cosiddetti comix (dove i peni si vedevano da un bel po', ma questa è un'altra storia). Anche perchè, venendo distribuito solo in fumetteria, non doveva adeguarsi alle regole del Comics Code (che proibivano il nudo frontale, ad esempio)...

Il caso di Batman, però, è molto diverso. Anche solo per via del contesto storico-socio-culturale degli USA in questo momento. Senza contare tutte le implicazioni erotiche e implicitamente gay friendly di questa scelta grafica su un personaggio come Batman, che una volta tanto mette il corpo maschile sullo stesso piano di quello femminile. E, probabilmente, questo è uno dei motivi per cui i soliti tromboni si sono alzati gridando allo scandalo e al degrado. Anche se ovviamente, a questo punto, tutti si stanno chiedendo se si è trattato di una goccia nel mare, di una specie di test per verificare le reazioni del pubblico o di una vera e propria presa di posizione che verrà confermata negli altri titoli targati Black Label.

Questo, ovviamente, per ora non possiamo saperlo.

Tuttavia qualcosa, da queste tavole, si può intuire... E non mi riferisco al fatto che Bruce Wayne è circonciso e ha un pene di medie dimensioni...

Infatti un elemento importante, secondo me, è rappresentato dal fatto che gli attributi di  Batman si intravedono SOLO nell'edizione cartacea, e non in quella distribuita digitalmente. Infatti tutti quelli che hanno preferito procurarsi questo fumetto in versione elettronica si sono ritrovati di fronte a dei disegni debitamente OSCURATI... Come tradizionalmente accade nei fumetti mainstream di supereroi, anche se in realtà il Comics Code è stato formalmente abbandonato dalla MARVEL nel 2001 e dalla DC Comics nel 2011, anche perchè non aveva senso mantenerlo come standard in un mercato concentrato soprattutto nelle fumetterie...

 Perchè questa differenziazione, dunque? Sicuramente potrebbe essere dovuta al fatto che le piattaforme che vendono i fumetti in versione digitale, in particolare a livello di app per telefonia mobile, hanno una politica molto severa per quel che riguarda le censura degli organi genitali... Tuttavia potrebbe esserci anche un motivo supplementare.

Se i fumetti di supereroi non vendono più come un tempo è anche perchè le loro versioni digitali vengono regolarmente piratate e ridistribuite, praticamente in contemporanea con quelle vendute attraverso i canali regolari. Quindi se la DC Comics decide di offrire tramite la versione cartacea "qualcosa in più" potrebbe  non essere un'idea malvagia... Certo non impedirà di scansionare le immagini direttamente dalla copia cartacea per poi diffonderle, ma effettivamente potrebbe essere una buona carta da giocare. E se quel "qualcosa in più", ad esempio, fossero i dettagli piccanti di Batman e degli altri supereroi, e l'idea avesse successo, in futuro questa trovata potrebbe avere delle implicazioni molto interessanti... Anche perchè, effettivamente, potrebbe rivelarsi l'unica strategia con cui la MARVEL COMICS, di fatto, NON potrebbe mettersi in competizione...

Perchè dico questo?

Per farla molto breve: il massimo dirigente della MARVEL COMICS è un imprenditore che ha lavorato molto per entrare nelle grazie di Donald Trump, e questo si è riflettuto sulla politica della casa editrice e persino sugli incarichi al suo interno (CLICCATE QUI). Inoltre la MARVEL è di fatto un marchio DISNEY... E questo vuol dire che i suoi eroi devono restare, entro certi limiti, a prova di bambino... Tant'è che vengono promossi nei Disney Shop e nei parchi Disneyland di tutto il mondo...

E anche le produzioni collaterali della MARVEL, come i film e le serie animate, hanno finito per adeguarsi a questo standard... Al contrario di quanto è avvenuto nel caso della DC COMICS, che negli ultimi anni - a parte dei discutibili film per il grande schermo - ha realizzato una serie di produzioni animate dal taglio sempre più adulto e con allusioni sessuali sempre più esplicite... Perchè, EVIDENTEMENTE, un conto è fare parte della DISNEY e un conto è fare parte del gruppo WARNER...

Ovviamente, dalle parti della WARNER, i supereroi DC COMICS vengono messi anche al centro di produzioni per i più piccoli, ma c'è a monte una differenziazione delle produzioni a seconda del target di riferimento, e lo si vede nelle serie animate come nei fumetti... Tant'è che la casa editrice che mostra i fumetti col pene di Batman, e i film di animazione in cui Nightwing fa sesso con Harley Quinn, è la stessa che ha lanciato la serie animata TEEN TITANS GO... Che da poco ha debuttato anche al cinema...

 Ed è la stessa che, oltre a realizzare i fumetti di Scooby-Doo in versione classica, sta producendo quelli in cui gli stessi personaggi si muovono in una truculentissima realtà post apocalittica... In cui, tra l'altro, uno dei protagonisti è stato da poco ucciso trasformandosi in uno zombie demoniaco...


La MARVEL, al contrario, da qualche anno cerca di "livellare" il più possibile tutte le sue produzioni, stando molto attenta a non esagerare e a non compromettere il potenziale "per famiglie" di questo o quel titolo (tant'è che, pur avendo alle spalle un colosso dell'animazione come la Disney, non produce niente di paragonabile all'animazione "adulta" firmata DC COMICS).  Giusto per fare un esempio pertinente: nello stesso giorno in cui debuttava il fumetto che mostrava il pene di Batman, su X-Men GOLD 36 la MARVEL ha ritenuto necessario censurare il pube (avete capito bene: il PUBE) di un giovane mutante che veniva colpito da una pallottola dopo aver "scaricato" i suoi poteri (rimanendo completamente nudo).

Quindi direi che la situazione è abbastanza chiara... E se in un ipotetico futuro la DC COMICS verificasse che, perlomeno nella sua linea adulta Black Label, mostrare le parti basse dei propri personaggi più famosi potrebbe portarle un ritorno economico - e pubblicitario - supplementare, quasi certamente la MARVEL non avrebbe la possibilità di competere sullo stesso terreno... E questo potrebbe spingere la DC COMICS a puntare su questo genere di trovate sempre più spesso e - forse - in maniera sempre più esplicita (cosa che, a pensarci bene, con l'animazione sta già succedendo)...

Ovviamente, per ora, queste rimangono solo delle ipotesi... Però non sono nemmeno così imverosimili, soprattutto considerando che negli USA si cercano sempre nuove strade per fare in modo che i fumetti restino competitivi con le altre forme di intrattenimento, continuando a stuzzicare l'interesse del pubblico...  E, se il pubblico dimostrasse di apprezzare la visione del pene di Batman (anche alla luce del cambio di percezione del corpo maschile che c'è stato negli ultimi anni, e dell'innalzamenro dell'età media dei lettori di fumetti), la situazione potrebbe prendere una piega molto interessante... E del tutto inconcepibile fino a poco tempo fa...

Quindi, a questo punto, non ci resta che stare a guardare (in tutti i sensi).

Alla prossima.

mercoledì 19 settembre 2018

PICCOLE FIERE E MEDIE RIFLESSIONI

Ciao a tutti, come va?

 Lo spunto per il post di oggi mi arriva dopo aver visitato l'ultima edizione di Modena Nerd, una delle (tante) manifestazioni fumettistiche medio-piccole che negli ultimi anni sono nate per venire incontro all'utenza che si definisce nerd, appunto. Anche se in effetti questa parola, in Italia, ha assunto un significato che originariamente non aveva. Nel senso che - teoricamente - si riferirebbe a chi ha una certa propensione per la tecnologia e non ha una grande vita sociale, finendo per ripiegare su passioni e interessi che la media delle persone (soprattutto nell'adolescenza) non ha. Quindi, se da una parte l'accostamento con i videogames ha senso, dall'altra la parola nerd non ha necessariamente implicazioni legate all'immaginario pop, ai fumetti, e via dicendo. E infatti nell'ambiente anglosassone - in questi casi - gli si preferisce il termine "geek",  che indica i super appassionati in senso lato, e in particolare quelli un po' eccentrici, e quindi include i nerd veri e propri e le altre categorie di persone che ingolfano le manifestazioni di un certo tipo (senza necessariamente essere appassionati di videogames e tecnologia)... E che, ovviamente, possono avere una vita sociale e relazionale più che dignitosa.

Nell'attesa che anche il termine "geek" si faccia largo nel nostro paese, con i soliti venti o trent'anni di ritardo, bisogna comunque prendere atto che avere delle manifestazioni che utilizzano il temine nerd nel loro nome è già un passo avanti (c'è anche un Bologna Nerd Show a febbraio, per gli interessati). Ad ogni modo, al di là dei cavilli linguistici, penso che - di tanto in tanto - sia importante anche cercare di analizzare la situazione partendo dalle manifestazioni meno imponenti, e non solo da quelle più importanti e frequentate.

Anche perchè, generalmente, quelle piccole sono anche quelle più "sentite" e che possono dare davvero il polso della situazione. Soprattutto considerando che ormai fiere come Lucca Comics & Games hanno assunto una dimensione prettamente turistica, che coinvolge tantissimo pubblico che, in realtà, non potrebbe essere affatto definito nerd o geek... E che in buona parte è composto da curiosi o, nella migliore delle ipotesi, da girellari nostalgici.

Fatto sta che, come vi dicevo, sfidando una calura e un'umidità di livello tropicale mi sono girato ben bene Modena Nerd, e non ho potuto fare a meno di pensare alcune cose. La prima è che, anche se il mondo del fumetto italiano ufficiale ha ancora tutta una serie di remore al riguardo, nel contesto prettamente nerd/geek integrare tematiche e autori LGBT senza particolari problemi è diventato abbastanza frequente, e forse persino scontato. Modena Nerd era divisa in due padiglioni: uno per i games e uno per tutto il resto, e in quest'ultimo un'ampia area era riservata agli autori che volevano autogestirsi un proprio spazio, vendendo tavole originali, firmando autografi, realizzando schizzi e promuovendo le loro pubblicazioni... Così, poteva capitare di vedere classici autori Bonelli a poca distanza da Samuel Spano e da tutto il suo materiale su NINE STONES...


E girato l'angolo ci si poteva imbattere in Jacoppo Camagni e Marco B. Bucci con Nomen Omen, magari a breve distanza da quale nome disneyano...

E questi non erano nemmeno gli unici autori presenti che di recente hanno tenuto alta la bandiera LGBT.

Quindi la sensazione è che in realtà il mondo del fumetto italiano, o perlomeno quella sua componente che gestisce e anima la parte più genuina di queste manifestazioni, sia molto meno bacchettona e più inclusiva di quanto sembrerebbe a prima vista... E passando dal padiglione più "geek" a quello più "nerd", direi che faceva la sua scena anche lo spazio occupato da La Gilda, il gruppo gioco LGBT di Bologna, che ormai nelle manifestazioni limitrofe è sempre più presente.

E la cosa interessante, secondo me, è che situazioni come questa iniziano ad essere sempre meno isolate. Visto che, ad esempio, negli stessi giorni in cui si teneva Modena Nerd, dalle parti di Alessandria si teneva la manifestazione AleComics (che tra l'altro è una delle poche ad ingresso gratuito), dove Marco Albiero e Immanuel Casto presentavano (di nuovo) il gioco LGBT friendly WITCH & BITCH...

Quindi la sensazione è che una certa tendenza all'inclusività abbia iniziato a farsi largo anche nell'ambito delle manifestazioni di seconda fascia, diciamo, dove peraltro un certo tipo di prodotto può anche avere l'opportunità di essere più visibile... Senza che, al momento, ci siano state reazioni negative e/o proteste di qualche tipo, da parte del pubblico o degli organizzatori. E questo, considerando soprattutto il contesto italiano dell'ultimo periodo, non è un dato del tutto irrilevante.

E se non altro potrebbe dimostrare che la comunità più propriamente geek e nerd è tendenzialmente più portata ad avere un atteggiamento abbastanza aperto... Anche in manifestazioni che - effettivamente - hanno molti bambini fra i loro visitatori.

E i bambini, secondo me, sono un dettaglio importante anche sotto un altro punto di vista. Di bambini, a Modena Nerd, ce n'erano tanti, ma la la sensazione è che fossero lì più che altro per accompagnare i loro genitori...  Visto che nel padiglione "geek" - di materiale che in qualche modo poteva rientrare nel campo di interesse dei giovanissimi, ce n'era davvero pochissimo. Mentre nel padiglione "nerd", quello dei games e dei videogiochi, la situazione era del tutto opposta... Visto che ai tavoli dei giochi e davanti ai videogiochi (da quelli più recenti a quelli vintage, passando per i cabinati anni Ottanta), c'erano stuoli di bambini e ragazzini... Che magari si dilettavano a condividere la loro passione coi genitori...

E questo dovrebbe suonare come un campanello d'allarme abbastanza importante... Perchè dimostra che la comunità nerd, in Italia, si è struttarata a partire da gruppi di appassionati che sono anche in grado di capire come trasmettere la loro memoria storica e come coinvolgere le nuove generazioni, mentre la comunità geek è ancora fortemente condizionata dalle scelte dell'editoria e da tutta una serie di vincoli che - per tanti motivi - impediscono il ricambio generazionale... E non è solo una questione di fumetti. Questo dettaglio si è notato in particolare durante il concerto di Cristina D'Avena...

Se invece di guardare il palco di fosse guardato il pubblico, soprattutto nelle ultime file, si sarebbe notato che buona parte degli under dodici presenti si ritrovava a fare tutto fuorchè seguire il concerto e cantare le canzoni... Anche perchè è da almeno dodici anni che sui canali Mediaset i cartoni animati di cui Cristina D'Avena cantava le sigle hanno smesso di essere trasmessi con regolarità (tranne che nella fascia strettamente mattutina o nel cuore della notte), mentre è da anni che Mediaset non investe su nuove serie animate da trasmettere (soprattutto giapponesi), men che meno con una sigla di Cristina D'Avena... E dato che Cristina D'Avena è sotto contratto con Mediaset è abbastanza ovvio che per tantissimi bambini sia diventata, nella migliore delle ipotesi, "la tipa che cantava le sigle dei cartoni giapponesi che guardavano mamma e papà"... O qualcosa del genere...

E quindi si presentava questo panorama surreale, di adulti esagitati che canticchiavano i brani eseguiti sul palco, mentre i loro figli giocavano o guardavano altrove... O, peggio ancora, erano obbligati a fare le foto ai loro genitori che perdevano la cognizione del tempo e dello spazio, in un capannone dove il clima tropicale raggiungeva livelli che erano al di là del bene e del male...

Comunque il succo del discorso è che, se mi dovessi basare su quello che ho visto, mi verrebbe da pensare che se il ricambio generazionale nel mondo dei giochi e dei videogiochi - e quindi nel mondo "nerd" - non è un problema, mentre nel mondo più strettamente geek la situazione è diversa, non è solo una questione di abitudini e di tempi che cambiano.

Il mondo dei games e dei videogames offre ANCHE prodotti in sintonia con i giovani e giovanissimi, e si regge su una rete di appassionati che si organizza partendo dal basso e che fa comunità attorno a progetti, idee e sessioni di gioco. Spesso le stesse case editrici di giochi nascono da gruppi di appassionati (che tante volte sono anche molto giovani) e sono molto ricettive verso le nuove idee, e le sperimentazioni. E questo "fare rete" implica anche una certa tendenza a lasciare spazio a tutti, anche quando si vuole creare uno spazio più spiccatamente LGBT... E infatti in Italia abbiamo La Gilda, ma - curiosamente - non abbiamo un suo corrispettivo più prettamente geek, che promuova la cultura e la socializzazione LGBT attraverso fumetti, animazione, annessi e connessi... Come ad esempio fanno alcune associazioni statunitensi che sono tanto "nerd" quanto "geek"... Mi viene da pensare, ad esempio, alla GeeksOut a New York, che da qualche anno organizza addiirittura una manifestazione fumettistica totalmente LGBT oriented, ma che organizza regolarmente anche incontri dedicati agli appassionati di giochi e videogiochi.

E il fatto che a Modena Nerd abbiano capito quanto fosse importante dividere simbolicamente i "nerd" e i "geek" in due padiglioni diversi direi che è abbastanza sintomatico. Gli interessi del mondo geek, in effetti, in Italia continuano ad essere gestiti e amministrati soprattutto "dall'alto", e senza considerare più di tanto i reali gusti del pubblico o l'evoluzione del contesto socio culturale italiano. Ed è un dato interessante, che dimostra fondamentalmente che - ad un certo punto - chi si occupava di games e vidoegames ha continuato a stare al passo coi tempi, mentre chi si occupava di fumetti - tendenzialmente - ha cominciato a fare in modo che la situazione si ripiegasse su se stessa. Perdendo gradualmente il contatto col pubblico, e soprattutto col pubblico potenziale (ad esempio quello LGBT e LGBT friendly) e con i giovanissimi di cui sopra... E infatti, ripeto, è stato estreamente interessante verificare che in una manifestazione come Modena Nerd fumetti per bambini non ce ne fossero, ma giochi e videogiochi per bambini sì... E in discreta quantità...

Quindi verrebbe da pensare che se la situazione in generale ha preso una certa piega, piuttosto che un'altra, forse non è stato proprio un caso.

Tant'è che, giusto per fare un esempio concreto e stare in tema di eventi modenesi, nell'edizione di Modena Play dello scorso Aprile - una manifestazione dedicata prettamente agli appassionati di GAMES (ne avevo accennato QUI) - LA GILDA aveva tre postazioni ed è stato organizzato persino un incontro che affrontava il tema dell'importanza di trattare temi LGBT attraverso le dinamiche dei  giochi di ruolo, anche da un punto di vista pedagogico, con tanto di psicologhe e psicoterapeuti. E se avete un'oretta di tempo il video dell'incontro ve lo posto qui sotto...

Giusto per ribadire che il mondo dei GAMES (e dei videogames), da questo punto di vista, è molto più evoluto rispetto a quello  del fumetto, se non altro per quel che riguarda l'Italia... Dove penso che, per dire una cosa molto banale, in una manifestazione dedicata nessuno si sia mai azzardato a proporre una conferenza sull'IMPORTANZA dei contenuti LGBT nei fumetti e sul loro eventuale ruolo pedagogico.

Intendiamoci: non sto dicendo che il mondo dei GAMES è tutto rose e fiori. Sicuramente abbondano anche in questo ambito le persone arroccate su posizioni sessiste e retrograde, però il margine di discussione e le possibilità di confronto sul tema sembrano molto più ampie... Anche perchè, come dicevo prima, la sensazione è che in questo ambito il ricambio generazionale non si sia interrotto. E non solo a livello di fruitori, ma anche a livello di produttori e ideatori.

Difficile dire se è nato prima l'uovo o la gallina, ma direi che facendo un confronto col mondo del fumetto - in senso lato - le differenze sono abbastanza lampanti.

E varrebbe la pena di rifletterci un po' sopra.

Alla prossima.

venerdì 14 settembre 2018

SPIDER-GAY

Ciao a tutti, come va?

É capitato abbastanza spesso che su questo blog segnalassi come il fumetto italiano, nel tempo, ha finito per mettere sempre più in evidenza una certa propensione ad offrire una rappresentazione "di comodo" delle città straniere... Londra, New York, Los Angeles... Spesso e volentieri sono state epurate da tutti quegli elementi che in qualche modo avrebbero rischiato di disturbare l'italico lettore, che magari restava legato ad una serie di sterotipi e pregiudizi tipici della sua cultura di appartenenza, p del suo background generazionale...  Ad esempio evitando di mostrare, soprattutto in maniera verosimile, la visibilissima realtà LGBT locale.

E, se leggete questo blog, saprete anche che in più di un'occasione mi sono soffermato a riflettere sul fatto che - considerando che viviamo in un un mondo sempre più globalizzato, queste scelte rappresentavano un boomerang, soprattutto per quel che riguarda la possibilità di un effettivo ricambio generazionale del pubblico.

E oggi parlerò un po' di chi la pensa come me.

Infatti, a parziale riprova del fatto che certi elementi sono diventati importanti per chi, effettivamente, si rivolge ad un pubblico prevalentemente giovanile e potenzialmente sconfinato, ci sono le scelte degli ideatori e dei programmatori dell'ultimo vidogame di Spider-Man per PS4, che ha debuttato circa una settimana fa.

Perchè dico questo? Perchè il suddetto gioco è - com'era prevedibile - ambientato in una New York ricostruita nei minimi dettagli (e che effettivamente fa abbastanza impressione), comprensiva di bandiere gay appese agli edifici e dipinte sui muri, così com'è nella New York reale...

Anche se questo, presumibilmente, renderà il videogame invendibile in Russia e in diverse altre parti del mondo, perlomeno in questa versione.

E devo dire che vedere Spider-Man che si muove con disinvoltura con le rainbow flag sullo sfondo - e magari trova anche il tempo di farci un selfie - fa un certo effetto... E direi che, romanticismo a parte, dimostra che gli utenti LGBT e LGBT friendly sono ormai considerati una fetta importante del mercato.


E direi anche che questa scelta acquista anche un particolare significato se si considera la diffusione del mercato dei videogames anche nel nostro paese... In cui spesso gli editori si lamentano del fatto che il pubblico giovanile sta iniziando a depennare i fumetti dalla lista de suoi interessi preferendo i videogiochi, anche se poi non hanno mai osato fare scelte di questo tipo.

Comunque, a ben guardare, questo non è il solo elemento gay friendly del gioco. Infatti, effettuando le opportune operazioni, è possibile sbloccare oltre una ventina di costumi ragneschi, provenienti dalle varie incarnazioni dell'eroe fumettistico e dei suoi epigoni (visto che adesso, nei fumetti MARVEL, Peter Parker ha diversi "imitatori"), e fra questi c'è una deliziosa tenuta "undies": un modo molto trendy per dire che in questo gioco Spider-Man può anche presentarsi in mutande...

In realtà, nei fumetti, Spider-Man si è ritrovato relativamente spesso alle prese con situazioni imbarazzanti di questo tipo, ma credo che sia la prima volta che vengono considerate come un elemento da inserire in un videogame di questo livello. Che, evidentemente, ha voluto puntare anche su una soluzione che per un certo tipo di pubblico risultasse sexy, e per un'altra parte di pubblico fosse comunque divertente. E in effetti questa è una strategia molto usata per risultare gay friendly senza "prevaricare" i gusti del pubblico eterosessuale, anche in altri ambiti dell'entertainment contemporaneo.

Ovviamente, a questo punto, prevedo valanghe di cosplayer esibizionisti alle prossime manifestazioni fumettistiche, anche perchè credo che questo potrebbe essere il costume di Spider-Man più economico di sempre. E se si presenteranno anche in Italia, magari a Lucca Comics & Games,  evidenzieranno ulteriormente la voragine che si sta creando fra la sensibilità del pubblico di oggi e un certo tipo di fumetto italiano che proprio non si vuole schiodare dalla sua impostazione "âgée", per dirla alla francese.

Detto ciò vi lascio con una sequenza "undies" del nuovo videogame di Spider-Man, anche perchè pare che questo look sia uno dei motivi per cui si internet stanno circolando tantissimi commenti di apprezzamento per i glutei sfoggiati dal protagonista in questa sua nuova versione videoludica...

E poi non dite che non vi voglio bene.
Alla prossima.

martedì 11 settembre 2018

FINALMENTE UN BACIO...

Ciao a tutti, come va?

Forse qualcuno di voi avrà notato che le celebrazioni per i settant'anni di TEX - uno dei più iconici rappresentanti del fumetto italiano - si stanno intensificando in vista del 30 settembre, ovvero il giorno del 1949 in cui debuttò il personaggio nelle edicole. Fra le altre cose sono previste una mostra al Museo della Permanente di Milano (dal 2 ottobre al 27 gennaio) e... Un album di figurine che celebra il personaggio e la storia della sua casa editrice.

La trovata dell'album di figurine, comunque, acquista un significato particolare se si considera che non si tratterà di un album che - per essere completato - richiederà l'acquisto delle bustine in edicola (come da tradizione). Infatti le varie figurine saranno ripartite fra le pubblicazioni Bonelli dei mesi di settembre e ottobre.  Per la precisione stiamo parlando delle pubblicazioni elencate qui sotto.
  • Tex n. 695 in edicola il 7 settembre
  • Dragonero n. 64 in edicola l’8 settembre
  • Tex Classic n. 41 in edicola il 14 settembre
  • Tex Nuova Ristampa n. 437 in edicola il 15 settembre
  • Nathan Never n. 328 in edicola il 19 settembre
  • Tex Magazine in edicola il 22 settembre
  • Tutto Tex n. 570 in edicola il 25 settembre
  • Tex Classic n. 42 in edicola il 28 settembre
  • Dylan Dog n. 385 in edicola il 29 settembre
  • Julia n. 241 in edicola il 2 ottobre
  • Zagor n. 690 in edicola il 3 ottobre
  • Dampyr n. 223 in edicola il 4 ottobre
  • Maxi Tex n. 23 in edicola il 5 ottobre
  • Tex n. 696 in edicola il 6 ottobre
  • Dragonero n. 65 in edicola il 9 ottobre
  • Martin Mystère n. 359 in edicola il 10 ottobre
  • Tex Classic n. 43 in edicola il 21 ottobre
  • Tex Nuova Ristampa n. 438 in edicola il 16 ottobre
  • Nathan Never n. 329 in edicola il 19 ottobre
  • Tutto Tex n. 571 in edicola il 24 ottobre
  • Tex Classic n. 44 in edicola il 26 ottobre
  • Dylan Dog n. 386 in edicola il 27 ottobre

Quindi mi sembra abbastanza evidente che questa iniziativa, più che celebrativa, potrebbe essere di natura promozionale. Nel senso che, probabilmente, con questo stratagemma si spera di dirottare un po' del pubblico delle testate più seguite verso quelle che non ha mai provato, o che magari aveva smesso di acquistare da un po'. Se poi l'idea di puntare tutto sullo spirito collezionistico degli ex bambini, che si scambiavano le figurine a scuola, ha davvero senso non sta a me dirlo.

Ad ogni modo è abbastanza evidente che questa iniziativa NON si rivolge ai bambini attuali, dato che dall'elenco di cui sopra sono state escluse le testate della linea YOUNG, forse anche per il fatto che l'editore ha valutato che si trattava di un binario morto già prima pianificare l'idea dell'album di figurine. Oppure, più semplicemente, perchè considera il pubblico YOUNG completamente separato da quello delle testate in formato più tradizionale, e vuole mantanere bene separate le due cose (anche perchè, probabilmente, non vuole correre il rischio che qualche bambino finisca per leggere contenuti ritenuti poco adatti, con tutte le ripercussioni del caso).

Se è vera la teoria dei binari morti, comunque, potrebbe spiegare l'assenza delle figurine su tutte quelle testate per le quali i beninformati vociferano la chiusura imminente... Da Mercurio Loi a Morgan Lost, passando per Le Storie. Spicca anche l'assenza di Deadwood Dick, ma forse in quel caso potrebbe dipendere dal fatto che l'etichetta Audace, di cui fa parte, vorrebbe proporsi in maniera particolarmente "impegnata", e magari si è pensato che coinvolgerla in un'operazione a base di figurine avrebbe potuto comprometterne la reputazione sul nascere.

Chissà...

Sia come sia, forse non è proprio un caso che i festeggiamenti di TEX - e il rilancio promozionale di tutte le pubblicazioni Bonelli tramite l'album di figurine di TEX - stiano coincidendo anche con un punto di svolta abbastanza importante nelle vicissitudini di DRAGONERO. Anche perchè è l'unica serie Bonelli inaugurata meno di dieci anni fa a cavarsela in maniera più che dignitosa, e farla beneficiare di un ulteriore rilancio sfruttando l'onda lunga dei festeggiamenti di TEX potrebbe essere un'idea abbastanza interessante. E così il numero di settembre, il primo con le figurine in allegato, coincide anche con l'epilogo della saga delle Regine Nere, che dal punto di vista narrativo potrebbe rappresentare un punto di partenza abbastanza favorevole per eventuali nuovi lettori.

E questo potrebbe essere uno dei motivi per cui, nel numero di questo mese, è accaduto qualcosa che ha (anche) il sapore di un'operazione di marketing pensata per svecchiare un po' i toni della serie e per accalappiare nuovi lettori occasionali. Infatti dopo cinque anni, 64 numeri, vari romanzi, supplementi speciali, giochi di ruolo, atlanti, app per smarphone e altro ancora, finalmente si è deciso di raffigurare un bacio di Myrva, la sorella del protagonista. Un personaggio a cui, finora, non era mai stato concesso di manifestare in maniera così diretta il proprio orientamento sessuale, anche se era noto perlomeno dall'epoca del primo romanzo (e parliamo del 2014).

C'è voluta la Guerra delle Regine Nere (le matriarche degli elfi neri), con lo sconvolgimento geopolitico del continente fantasy in cui si sviluppa la serie, e poi ancora battaglie epocali e tragedie di tutti i tipi... Però, alla fine, Myrva ha potuto ricongiungersi alla sua apprendista/compagna Aija, che fortunatamente è scampata alle tragedie della guerra come lei... E così, finalmente, le due si abbandonano ad un bel bacio appassionato.
Alla buon'ora.

Comunque è abbastanza interessante notare come l'orientamento sessuale di Myrva sia stato fatto emergere gradualmente, e a piccolissime dosi. Prima con dei sottonintesi, poi attraverso i romanzi (per testare il pubblico degli appassionati senza rischiare di "compromettere" la saga a fumetti), e infine con allusioni e discorsi sempre più diretti, che sono culminati in questa inaspettata, quanto benvenuta, esternazione pubblica. E questo potrebbe essere interpretato come una segnale positivo, che fa ben sperare per il futuro.

Anche se poi, analizzando la situazione con più attenzione, bisogna anche prendere atto che - tanto per cambiare - negli albi Bonelli questo tipo di esternazione è concessa giusto alle coppie di donne - possibilmente con un fisico da modella - e praticamente mai alle coppie di uomini... Che al momento, nel continenete dell'Erondàr, ancora non sembrano essersi manifestate. Anche se, come da tradizione, non mancano mai le allusioni al sesso eterosessuale, o comunque all'estetica che tradizionalmente il fumetto italiano associa ad esso. E infatti, anche in questo numero di Dragonero, abbiamo la raffigurazione di una bella conversazione post coito del protagonista... Con tanto di capezzolo femminile che si intravede fuggevolmente, e che fa sempre molto "erotico d'autore"...

Certo è che, se ci sono voluti oltre cinque anni per mostrare il primo bacio di Myrva in questa serie, probabilmente l'attesa per vedere due prodi guerrieri alle prese con una dichiarazione d'amore, magari mentre sono raffigurati in una scena post coito, potrebbe essere ancora molto lunga...

E qui, penso, sia uno dei punti nodali del discorso: quanto tempo è disposto ad aspettare il pubblico? E non mi riferisco solo ai segnali di apertura verso la questione LGBT, ovviamente (anche se spesso sono un'ottima cartina di tornasole).

L'esperienza insegna che quando una serie di questo tipo arriva ad un punto di svolta, o ad un riassetto generale del contesto che prelude ad un nuovo inizio, possono anche avvicinarsi nuovi lettori, ma quelli che l'hanno seguita fino a quel momento tendono a fare un bilancio e a valutare se continuare la propria collezione oppure no.

E non è sempre detto che il bilancio sia positivo.

Quindi direi che, se pure DRAGONERO se l'è cavata bene fino a questo punto, ora che molti nodi narrativi sono venuti al pettine, il suo reale appeal sul pubblico potrà iniziare ad essere valutato in maniera più attendibile. Nel senso che, se questo è il punto ideale per iniziare a collezzionarlo è anche un buon punto per smettere di acquistarlo.... Quindi bisognerà vedere come andranno le vendite dal numero 65 in poi, e quante persone - ad esempio - valuteranno in maniera non proprio positiva il fatto che, in una serie fantasy partita nel 2013, sia stato necessario aspettare tanto tempo per vedere un bacio lesbico... O magari un cambiamento effettivo nello status quo dell'ambientazione. O, ancora, in quanti avranno apprezzato il fatto che il protagonista sia rimasto fondamentalmente fedele allo standard del tipico eroe bonelliano, così come fedele agli standard della casa editrice è rimasto buona parte dell'impianto narrativo e della caratterizzazione dei personaggi.

Non che ci sia niente di male, di per sè. Però è anche vero che chi era appassionato di fantasy quando la serie è iniziata, o magari si è appassionato al genere proprio dopo aver conosciuto DRAGONERO, negli ultimi cinque anni sicuramente avrà avuto modo di affinare i suoi gusti e di confrontarsi con produzioni che - molto semplicemente - non risentivano della zavorra di una casa editrice che trova in un western settantennale la sua serie di punta e, più o meno direttamente, il suo primo riferimento stilistico.

Sono tutte cose da tenere in considerazione.

Anche perchè, in effetti, bisognerebbe capire se la la saga delle Regine Nere era prevista fin dall'inizio o se tutti i cambiamenti che ha innescato sono stati pianificati per ravvivare un saga che - forse - aveva già iniziato a perdere il suo ascendente sul pubblico.

Sicuramente a questo punto bisognerà verificare anche se il bacio di Myrva rimarrà una goccia nel mare, o se preluderà a un maggiore ampliamento di vedute all'interno della serie.. Perchè molte cose si capiranno anche da questo.

Staremo a vedere.

Alla prossima.