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venerdì 20 luglio 2018

TENDENZE E CONTROTENDENZE...

Ciao a tutti, come va?

Proprio in questi giorni si sta svolgendo la San Diego ComiCon, probabilmente la manifestazione fumettistica più rappresentativa del mondo occidentale... Tant'è che è quella a cui - generalmente - sono riservati gli annunci più importanti nell'ambito dell'entertainment relativo all'immaginario pop. Come saprete, se seguite questo blog, è anche una di quelle che danno maggior spazio agli appuntamenti di approfondimento che in qualche modo coinvolgono il mondo LGBT, anche perchè è stata una delle prime manifestazioni fumettistiche al mondo a dare spazio a questi argomenti (fin dal 1988). Così, anche quest'anno, i volontari dell'associazione PRISM COMICS si sono dati da fare per realizzare una guida di venti pagine con l'elenco e le specifiche di tutti gli incontri che parlano di tematiche relative all'universo LGBT e/o danno spazio ai rappresentanti della comunità LGBT. Se volete darci un'occhiata vi basta CLICCARE QUI.

Inutile dire che anche solo l'idea di poter dedicare - come avviene in questi giorni a San Diego -  degli incontri ai fumetti queer per bambini o all'importanza della rappresentanza omosessuale fra i personaggi che appartengono a minoranze etniche, e qualcosa che in Italia (per ora) non è assolutamente concepibile. Soprattutto considerando il particolare periodo che sta vivendo il nostro paese. E infatti qualcosa mi dice che questa edizione di Lucca Comics & Games, se possibile, potrebbe avere un tono ancora più cripto-gay del solito. La cosa interessante, comunque, è che nonostante tutto alla San Diego ComiCon le notizie di interesse LGBT possono arrivare anche da incontri che, teoricamente, non dovrebbero affrontare l'argomento. Come ad esempio la conferenza di presentazione della settima stagione del reboot di Voltron, prodotta come sempre da Netflix. Infatti i produttori hanno annunciato il coming out di uno dei piloti, o meglio del capo della squadra, e cioè Shiro (quello che negli anni Ottanta venne ribattezzato Sven nel riadattamento occidentale della serie giapponese Golion, che poi pose le basi per il Voltron di Netflix), che tra le altre cose dovrebbe rivelare il nome di almeno uno dei suoi ex: Adam.

Non male, considerando che si parla del reboot di una serie cult che oggi ha anche un grande seguito fra il pubblico dei giovanissimi. E questo dimostra che forse, dopo un momento di sbandamento iniziale, il clima politico statunitense non si rifletterà in maniera così incisiva su tutto il mondo dell'entertainment, e sicuramente NON su quello delle produzioni televisive. Tant'è che Joss Whedon ha annunciato di voler riprendere in mano il suo cult "Buffy l'Ammazzavampiri" - che presumibilmente continuerà ad essere molto gay friendly - presentando una protagonista afroamericana. Come svilupperà il tutto ancora non ci è dato saperlo, ma sicuramente dovrà tenere conto dei progressi che ci sono stati nella rappresentazione del mondo LGBT negli ultimi quindici anni... E che tanto devono proprio alla serie originale di Buffy.

Tant'è che Greg Berlanti ha annunciato ufficialmente che la Batwoman che debutterà nel prossimo crossover dell'Arrowerse non si limiterà a dare un ulteriore tocco di colore e di "gayness" a questo universo narrativo (come è accaduto con Ray nel crossover della passata stagione televisiva), ma si lancerà subito in un proprio serial TV... Che diventerà il primo serial supereroistico con un protagonista dichiaratamente omosessuale nella storia della televisione. Non male. Soprattutto se si considerà che il canale CW ha annunciato che sta ancora cercando l'attrice giusta per il ruolo, visto che vorrebbe selezionarne una che sia lesbica dichiarata anche nella vita... Da notare che lo stesso canale televisivo sta facendo un casting per cercare un'attrice transgender per un personaggio di nome Nia Nal, che nel serial di Supergirl dovrebbe essere una giornalista d'assalto... Anche se i super esperti sicuramente si saranno accorti che Nia Nal è anche il nome di una supereroina che milita nella Legione dei Super Eroi (una squadra che si muove nel trentesimo secolo, e che ha già interagito con la  Supergirl televisiva), meglio nota come Dream Girl...

Staremo a vedere se si tratta di un'improbabile coincidenza oppure no. Sicuramente la sensazione è che la televisione (anche se ormai parlare di "televisione" è riduttivo, considerando la moltiplicità di piattaforme disponibili) rappresenti un territorio dove effettivamente è possibile sperimentare e osare di più rispetto al cinema. Anche perchè le grandi case di produzione cinematografica hanno una policy estremamente severa per quel che riguarda l'immagine "per tutti" che vogliono mantenere.

Così può anche capitare che il regista James Gunn, che è riuscito nell'incredibile compito di trasformare i due film sui Guardiani della Galassia in campioni d'incassi, venga licenziato dai MARVEL STUDIOS nel bel mezzo della preparazione del terzo capitolo... Per via di alcune battute ironiche a sfondo (relativamente) pedofilo che aveva fatto sul suo profilo Twitter una decina di anni fa!

Battute sicuramente infelici, ma che forse hanno prodotto una reazione spropositata... Anche se, effettivamente, bisogna considerare che a farle emergere è stato un noto attivista/cospirazionista repubblicano, Mike Cernovich... E probabilmente dalle parti dei MARVEL STUDIOS, e ancor più dalle parti dei WALT DISNEY STUDIOS (che hanno acquistato la MARVEL), hanno pensato che nel clima di caccia alle streghe attuale fosse necessario un provvedimento drastico. Per evitare complicazioni e magari qualche strumentalizzazione politica. Lo stesso approccio che, molto probabilmente, ha condizionato anche le scelte della casa editrice MARVEL negli ultimi tempi (CLICCATE QUI).

Anche se forse qualcosa, perlomeno a livello editoriale, sta iniziando a cambiare. Al di là del ritorno, a furor di popolo, della testata dedica ad Iceman/Uomo Ghiaccio (quello adulto, da non confondere con la sua controparte adolescente dislocata temporalmente), può essere interessante notare che questo mese la MARVEL ha deciso di offrire una rappresentazione più leggera ed esplicita della sua vita sessuale... Visto che è stato raffigurato mentre si riprende dai postumi di un'intensa notte di passione consumata con il nuovo acquisto del suo team, e cioè Pyro, su X-MEN GOLD 32...
Piccola nota a margine: il Pyro con cui Bobby Drake/Iceman si è dato alla pazza gioia non è il primo personaggio a portare questo nome (e cioè il criminale australiano St. John Allerdyce,
comparso nei fumetti nel 1981), che ispirò il personaggio che poi si è visto nel primo film della saga... Bensì il giovane Simon Lasker, che ha poteri di manipolazione ignea simili al suo predecessore (tutt'ora in attività, dopo una provvidenziale resurrezione), ma che ha debuttato come super criminale pochissimo tempo fa, e solo a seguito del lavaggio del cervello operato dal mutante Mesmero. Quindi, a differenza del primo Pyro (anche lui gay), questo ha la fedina penale relativamente pulita e non ha un passato compromettente (e da psicolabile) con cui fare i conti. Perciò la sensazione è che questa relazione, che peraltro in tanti auspicavano dopo aver visto il film del 2000, possa avere un seguito... E che l'introduzione di un nuovo Pyro, più giovane e positivo del precedente, non sia stata proprio casuale... 
Staremo a vedere.

Sicuramente se il tema della sessualità (e dell'omosessualità) fosse rappresentato in maniera più leggera anche nella nuova serie di Iceman non sarebbe male... Anche perchè è bene ricordare che essere omosessuali non è solamente una fonte di drammi esistenziali e turbamenti interiori.

Ovviamente è ancora presto per dire che la MARVEL ha intenzione di ritornare a puntare su una politica più inclusiva verso le minoranze, quindi bisognerà vedere cosa succederà nei prossimi mesi... Anche perchè di solito MARVEL COMICS e DC COMICS hanno spesso la tendenza a copiare le rispettive strategie... In maniera anche abbastanza imbarazzante. Tant'è che proprio in questi mesi entrambe le case editrici avevano programmato due matrimoni attesi da decenni (quelli di Batman e Catwoman,  e quello di Colosso con Kitty Pryde), ed entrambi sono andati a monte all'ultimo minuto... Anche se la MARVEL alla fine ha colto l'occasione per celebrare, a sopresa, il matrimonio fra Gambit e Rogue... E per loro è già pronta una nuova serie incentrata sulla loro vita matrimoniale...

E in effetti viene da chiedersi se questo "imborghesimento" di due personaggi storicamente "ribelli" come Gambit e Rogue non sia davvero una conseguenza del clima che - perlomeno ufficialmente - si respira negli USA da un po' di tempo a questa parte... Lo stesso clima che - forse - sta spingendo la DC COMICS a dirottare i suoi titoli maturi (leggi: non necessariamente a prova di conservatore) nella rinnovata linea VERTIGO e quelli più prettamente afroamericani nella risorta linea MILESTONE... 

Anche in questo caso staremo a vedere.

Certo è che, se le serie TV (e persino le serie animate) vanno in una determinata direzione e hanno successo, la MARVEL e la DC non possono permettersi di essere sempre e solo dei veicoli promozionali per l'immagine delle case di produzione cinematografica delle rispettive proprietà (la Disney per la MARVEL e la Warner per la DC). Altrimenti è abbastanza evidente che tutta una serie di vincoli e limitazioni potrebbero finire per compromettere una situazione editoriale che non è esattamente eccezionale sotto vari punti di vista. E che spesso ha messo al primo posto gli interessi promozionali e i ritorni di immagine di cui sopra.

Gli stessi che hanno fatto silurare James Gunn per dei cinguettii che risalgono a dieci anni fa, per intenderci.

Quindi sarà molto interessante vedere come verrà gestita la cosa nei prossimi anni.

Alla prossima.


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mercoledì 18 luglio 2018

ANIMAZIONI E DERIVAZIONI

Ciao a tutti, come va?

Proprio in questi giorni il settimanale giapponese Shonen Jump festeggia i suoi primi cinquant'anni, e lo fa con una copertina in cui il tradizionale mix di personaggi viene realizzato da vari autori di oggi che provano a disegnare alcuni personaggi che hanno fatto la storia della rivista... Come ad esempio Eiichiro Oda di One Piece che si cimenta con Goku di Dragon Ball, o Kōhei Horikoshi di My Hero Academia alle prese con Naruto...

E questa copertina, così apparentemente "banale", mi ha fatto riflettere una volta di più su quanto sia stretto il rapporto fra fumetto e animazione nel paese del Sol Levante. In particolare per quel che riguarda l'animazione televisiva. Inoltre mi ha fatto riflettere anche su un'altra cosa, solo apparentemente banale, e cioè sul fatto che la progressiva divisione dei manga per target di pubblico  ha portato anche alla progressiva divisione per target delle produzioni animate. E questo, evidentemente, ha contribuito non poco all'affermazione di un comparto industriale che gode ancora di ottima salute, perlomeno stando ai dati che il Ministero degli Affari interni e delle comunicazioni del Giappone ha pubblicato il mese scorso, nel suo rapporto “Analisi dello stato dell’espansione dei contenuti di trasmissione all’estero” nel 2016.

Secondo lo studio (CLICCATE QUI), il valore delle esportazioni di tali contenuti nell’anno fiscale 2016 era di 39,35 miliardi di yen (circa 358 milioni di dollari USA). Gli anime costituivano il 77,1% del totale e l’84,2% delle entrate derivanti dai diritti di trasmissione in particolare. Del totale, il 32,7% proviene dai diritti di merchandising, il 31,4% dai diritti di trasmissione, il 26,9% dai diritti di streaming su Internet, il 5,3% dalle ritrasmissioni, il 2,3% dai diritti di home video e l’1,4% da altro. A parte il 77,1% del totale dovuto agli anime, il 10,2% proveniva dai drama, il 9,7% dai programmi di varietà, lo 0,6% dai documentari e l’1,7% da altro.

Per regione, la composizione è la seguente: 58,7% per l’Asia, 27,2% per il Nord America, 8,0% per l’Europa, 1,6% per l’America Latina e il 4,6% per altre regioni. Gli anime costituivano la maggior parte del totale in Asia, Nord America ed Europa. Nel Nord America, gli anime costituivano quasi tutto il totale per la categoria trasmissione, e cioè il 95,3%. Il totale di 39,35 miliardi di yen è aumentato del 36% rispetto al numero dell’anno precedente, anche se l'indagine di quest'anno include anche i diritti per creare giochi, quindi è difficile fare un confronto attendibile.

Dati interessanti, che fanno riflettere sul reale potenziale dell'industria dell'animazione, in particolare quando riesce ad ottimizzare il suo rapporto con i manga da cui trae ispirazione nella maggior parte dei casi. E questo mi ha fatto riflettere su un'altra cosa apparentemente banale, e cioè sul perenne rinnovamento dell'industria fumettistica giapponese, che continua a sfornare personaggi e serie cult man mano che le generazioni si susseguono, riuscendo a seguire i gusti del pubblico man mano che si rinnova. Anche perchè, altro dettaglio molto banale, anche se i mangaka storici restano in attività le riviste che si rivolgono ad un pubblico giovane cercano sempre di dare spazio a professionisti giovani, con idee giovani e in sintonia con i gusti del pubblico che vogliono raggiungere.

Nel caso degli autori che ho citato all'inizio, ad esempio, Eiichiro Oda ha iniziato a realizzare One Piece quando aveva 22 anni e Kōhei Horikoshi ha debuttato a vent'anni, vincendo uno dei tanti concorsi che gli editori giapponesi  organizzano per scovare giovani talenti...

Il che, effettivamente, ha una sua logica.

E al tempo stesso rende particolarmente interessante il confronto con l'Italia. Dove il mondo del fumetto continua ad invecchiare sempre di più, soprattutto se si considera l'età media di chi gestisce e amministra il fumetto seriale (quello che una volta veniva definito "popolare" e che arriva nel grande circuito delle edicole). Un mondo che - mediamente - si rivolge ad un target sempre più maturo, e abituato ad un approccio che anno dopo anno risulta sempre più datato per gli standard a cui si sta abituando il pubblico giovane di oggi. E infatti giovani e giovanissimi, in Italia, non considerano più i fumetti come una forma di intrattenimento in grado di competere con quelle che vanno per la maggiore. Perchè in proporzione costano di più e perchè, a livello di contenuti, sono sempre meno in linea con il loro target di età e con i loro reali riferimenti culturali. Ovviamente non tutti i giovani e i giovanissimi la pensano così, e questo discorso non si può applicare a tutti i fumetti, ma si tratta comunque di una tendenza generalizzata.

Nessuna meraviglia, quindi, se il rapporto fra fumetto italiano e animazione è così difficile... Tantopiù che, nel frattempo, possono arrivare delle proposte che possono scompensare ulteriormente la situazione.

Ad esempio: in questi giorni è stato annunciato ufficialmente il più grande progetto di animazione televisiva Made in Italy degli ultimi anni: Adrian... E cioè la serie dedicata alla biografia (spostata in un futuro distopico) del cantante Adriano Celentano. Presentata ufficialmente in occasione dei Mondiali 2018, dopo una gestazione di quasi dieci anni, un passaggio di diritti (da Sky a Mediaset) e innumerevoli traversie produttive. Il tutto per una serie che consterà di 13 ore di animazione a cui, presumibilmente, verrà anche data una grande eco mediatica.
Una serie concepita da un cantante ottantenne (che ovviamente ha richiesto di essere adeguatamente ringiovanito), ideata graficamente dal fumettista Milo Manara (73 anni a settembre) e con le musiche di Nicola Piovani (73 anni). La revisione dei dialoghi è di Vincenzo Cerami (1940-2013) e degli allievi della scuola Holden, coordinati da Alessandro Baricco (60 anni). Di come la scuola Holden gestisce il suo approccio al fumetto ho parlato QUI, staremo a vedere se con con il mondo dell'animazione le cose andranno meglio.

Ad ogni modo si intuisce già dal trailer che il tono sarà quello tipicamente autocelebrativo (e politicamente scorretto) dell'artista, che si riproporrà di nuovo in veste di guru esistenziale ed eroe ribelle (sigh!). Il tutto utilizzando l'animazione televisiva in maniera "adulta", come in Giappone si fa da molto tempo e negli USA da almeno un paio di decenni.

O perlomeno questo è quello che si intuisce.

Qual è il senso di questa operazione, oltre a quello di gratificare l'ego di chi l'ha ideata e di richiamare l'attenzione di tre o quattro generazioni di fans, cercando - forse - di incuriosire il pubblico generico e di utilizzare un linguaggio più moderno per rilanciare il cantante e il suo "messaggio" presso i più giovani? Difficile dirlo.

Quasi certamente un progetto del genere - nato "vecchio" - non farà bene all'animazione italiana in senso lato, e alla percezione di questa forma di entertainment nel nostro paese. E men che meno farà bene alla valorizzazione del suo rapporto col fumetto, che in questo caso si limita al coinvolgimento di Milo Manara per la caratterizzazione grafica... Anche perchè, come si diceva prima, è un progetto che nasce per mettere in risalto Adriano Celentano e il "personaggio" che ha fatto conoscere al pubblico negli ultimi sessant'anni.

D'altra parte se il rapporto fra animazione e fumetto italiano è così diverso rispetto a quella che si è venuto a creare in Giappone, o negli USA, non è solo per una questione di investimenti, quanto per una questione di contenuti e di approccio. Quanti e quali fumetti italiani, possono essere adatti per diventare una serie animata di successo, magari competitiva a livello internazionale e in grado di proseguire per più stagioni, coinvolgendo un pubblico trasversale?

Tradizionalmente le (poche) trasposizioni animate di fumetti italiani che vengono realizzate (anche e soprattutto attraverso coproduzioni internazionali) si rivolgono ad un pubblico prettamente infantile, non hanno un grande successo e si concludono dopo una sola stagione. Senza contare che, molto spesso, il successo di queste serie animate è proporzionale alle modifiche apportate al fumetto originale, di cui spesso viene mantenuto solo una parte del concept iniziale. Angel's Friends (trasmessa dal 2009), che ha all'attivo due serie di 105 episodi, uno special e un remake nel 2016  ne è un esempio. Tant'è che del fumetto pubblicato nel 2007 da Play Press non si ricorda praticamente nessuno...

Mentre la serie animata, in cui molti protagonisti sono praticamente irriconoscibili,  viene ancora replicata in una ventina di nazioni diverse... E qualcosa vorrà pur dire.

E d'altra parte non si tratterebbe nemmeno di un caso isolato. Basti pensare alla serie di Martin  Mistery (che ho citato più volte), che è andata avanti per tre anni (a partire dal 2003) con 66 episodi all'attivo...


E vari rimaneggiamenti rispetto al fumetto ci sono stati anche con W.I.T.C.H (due stagioni e 40 episodi, a partire dal 2004)... Perciò verrebbe da pensare che se in Giappone le serie animate tratte dai manga riprendono quasi alla lettera il contenuto dei suddetti (a partire dalle trame e dalle scelte grafiche degli autori), mentre con i fumetti italiani si rende necessaria un'opera di adattamento e revisione abbastanza importante, ci deve essere un motivo...


Anche la serie tratta da Monster Allergy, che graficamente riprende fedelmente lo stile del fumetto, è stata rimaneggiata in più punti... E forse non è un caso se è andata avanti per 52 episodi e 4 speciali, mentre la serie a fumetti si è arenata in edicola alla ventinovesima uscita... Ed è abbastanza ironico anche il fatto che la serie animata sia arrivata nel 2005, quando la serie a fumetti era già stata interrotta.


Ad ogni modo questo approccio sembra essere valido anche oggi, come si può intuire dalle differenze fra il concept grafico di Dragonero Adventures e quello della serie animata in produzione... Anche se si sono perse le sue tracce da un po', e in questi casi viene sempre il sospetto che si sia verificato qualche problema a livello di produzione... Ad ogni modo la speranza non muore mai.

In conclusione bisogna prendere atto che il rapporto fra fumetto italiano e animazione continua ad essere conflittuale, e se una produzione riprende alla lettera la sua fonte di ispirazione tendenzialmente diventa un prodotto molto di nicchia (come la serie di Corto Maltese) oppure si rivela un flop (come la serie in semi animazione dedicata ad ORFANI, che a quanto pare è stata già rimossa dalla coscienza collettiva).

Poi ci sono progetti come quello di Adriano Celentano, in cui il fumetto rientra in maniera molto marginale e solo attraverso il contributo di un autore importante. E non è nemmeno l'unico caso, in realtà. Nel 2012 la RAI ha trasmesso una serie per ragazzi ispirata all'Odissea di Omero, ideata dal fumettista Massimo Rotundo, che - come spesso accade dalle parti della RAI - non ha avuto modo di essere valorizzata in maniera adeguata... Anche se a suo tempo vinse persino il Premio Kineo/Diamanti al festival del cinema di Venezia...

A proposito: se dopo aver letto questo post qualche editore volesse raccogliere in volume le illustrazioni, gli studi e i bozzetti che Massimo Rotundo ha realizzato per questa serie non sarebbe male...


Ad ogni modo, da tutta questa analisi, penso si possano sintetizzare alcuni concetti importanti.
Ad esempio che allo stato attuale il fumetto italiano NON è in grado di rappresentare una fonte di ispirazione importante per il mondo dell'animazione. A meno che non si faccia un tentativo di modificare e adattare i suoi contenuti, in maniera più o meno invasiva... Inoltre è un dato di fatto che per vedere dell'animazione italiana dal taglio "adulto" è stato necessario aspettare la (solita) alzata di testa di Adriano Celentano. Il tutto mentre in Giappone non solo i manga recenti sono considerati un'inesauribile fonte di ispirazione, ma si riesce persino a proporre in animazione la versione aggiornata di manga realizzati due o tre decenni fa. Come nel caso di BANANA FISH: un manga del 1985 che solo in queste settimane ha visto partire la sua versione animata... Che è riuscita ad adeguarsi ai tempi senza snaturare la trama originale.

Una trama che - è bene ricordarlo - ha anche dei risvolti (e dei protagonisti) esplicitamente gay. Cosa che probabilmente per l'animazione italiana, ripiegata com'è sul target prescolare e su una serie di preconcetti superati che derivano ANCHE dal mondo del fumetto italiano, sarebbe improponibile...

Comunque a proposito di animazione che si adegua ai tempi, rapporto animazione/fumetto e taglio gay friendly, credo che sarebbe ingiusto escludere da questo post un piccolo accenno all'animazione seriale statunitense degli ultimi anni. Anche perchè, a differenza di quella giapponese - che da sempre è divisa per target di pubblico - ultimamente ha imparato ad essere sempre più multitarget. Nel senso che, dietro ad una parvenza apparentemente semplice ed essenziale (e spesso infantile), diverse serie cercano di avere più livelli di lettura, per venire incontro ad un pubblico più ampio e trasversale. E, ultimamente, iniziano a considerare maggiormente anche il pubblico gay e gay friendly.

E di questo ho parlato molto spesso anche da queste parti.

La cosa interessante, però, è che questa tendenza ad essere gay friendly in maniera più esplicita potrebbe iniziare coinvolgere anche i reboot di alcuni personaggi cult. Dopo una lunga attesa, ad esempio, hanno iniziato a trapelare le prime immagini relative al reboot di She-Ra prodotto da Netflix... E la sensazione è che la protagonista verrà caratterizzata in maniera molto più androgina (o agender/bigender, come si dice oggi) rispetto alla versione degli anni Ottanta.


E il fatto che la produttrice della serie sia la ventiseienne Noelle Stevenson, attivista LGBT e lesbica dichiarata, nonchè ideatrice del fumetto cult Lumberjanes, fa pensare che Netflix avesse fin dall'inizio delle idee molto precise per il rilancio di questo personaggio... E che magari volesse agguantare il pubblico che - ad esempio - si è raccolto attorno a Steven Universe... O, più in generale, la crescente nicchia di mercato rappresentata dal pubblico LGBT friendly. Anche perchè ormai è da anni che vengono pubblicate ricerche che sostengono che le nuove generazioni sono molto più aperte (e interessate) nei confronti di certi argomenti, e sarebbe davvero sciocco continuare a fare finta di niente. Ad ogni modo la serie di She-Ra arriverà in blocco su Netflix a partire da novembre, e SICURAMENTE tornerò a parlarne qui.




Morale della favola: anche senza volere fare paragoni impietosi con il Giappone resta il fatto che - in fatto di animazione - negli USA si dà carta bianca alla fumettista Noelle Stevenson, mentre in Italia si dà carta bianca ad Adriano Celentano (ma giusto perchè i soldi ce li mette lui)...

Sicuramente varrebbe la pena di rifletterci un po' sopra.

Alla prossima.

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giovedì 12 luglio 2018

W LE SPOSE!

Ciao a tutti, come va?

Il 6 luglio 2018, su Cartoon Network USA, sono andati in onda gli ultimi episodi (per ora) della quinta stagione di Steven Universe. Spiegare in questa sede l'intricatissima situazione che si è sviluppata nei 152 (per ora) episodi di una delle serie animate cult degli ultimi anni non avrebbe molto senso, e rischierebbe anche di rovinare il gusto della sorpresa a quanti vorrebbero iniziare a recuperarla... D'altra parte gli ultimi episodi che si sono visti possono entrare a pieno titolo nella storia dell'animazione televisiva (e non solo), visto che per la prima volta hanno dato spazio alla celebrazione di un vero e proprio matrimonio omosessuale fra due dei personaggi cardine della saga (anche perchè fondendosi danno vita ad uno dei protagonisti principali della serie). Quindi è necessaria una brevissima introduzione...

In un universo colonizzato da gemme senzienti, ma rigidamente divise per caste, in grado di munirsi di un corpo di luce solida (solitamente di genere femminile), la nobile Zaffiro e la guerriera Rubino si sono innamorate e - per la prima volta - hanno sperimentato la fusione fra due gemme di tipo diverso. Dando vita a un terzo personaggio, la prode Garnet (che, molto saggiamente, in italiano non è stata tradotta come "Granato"), che assieme alle altre crystal gems ha deciso di opporsi alla colonizzazione della terra pianificata dai capi supremi delle gemme, i fortissimi diamanti. Migliaia di anni dopo il capo delle gemme che hanno respinto i diamanti, Quarzo Rosa, si innamora di un umano (spezzando il cuore alla sua partner storica, Perla) e decide di provare ad avere un figlio da lui, anche se questo - per una gemma - significa dissolversi per diventare parte integrante della sua progenie umana... Che, in questo caso, prende la forma dello Steven Universe del titolo.

Quando Steven entra nell'adolescenza comincia a manifestare i suoi poteri da gemma e inizia a partecipare alle missioni delle crystal gems, che si teletrasportano in tutto il mondo per rendere innoque le gemme che sono state corrotte nello scontro con i diamanti (diventando dei terribili mostri). Da questo momento in poi inizia a dipanarsi una trama su più livelli, in cui la vita di Steven in una tranquilla località di villeggiatura marittima - Beach City - si alterna ad una serie di imprese al di là dell'immaginazione, e di portata sempre più intergalattica, mentre i misteri relativi a Quarzo Rosa e alle altre gemme vengono pian piano rivelati (con colpi di scena che riescono a coinvolgere un numero crescente di fans di tutte le età). E tutto questo avviene mentre il numero dei personaggi e dei loro legami cresce esponenzialmente...

E in tutto ciò lo spirito LGBT friendly della saga acquista un peso sempre maggiore, stagione dopo stagione, sia in maniera diretta che attraverso una serie di metafore (come le fusioni di cui sopra, che da un certo punto in poi coinvolgono lo stesso Steven e la sua amica Connie, unendoli in un nuovo personaggio ermafrodito di nome Stevonnie). Tuttavia la legittimazione del legame fra Rubino e Zaffiro, che dopo un momento di crisi - dovuto ad una sconvolgente rivelazione - si ritrovano e decidono di sposarsi, è su un altro livello. Perchè è la prima volta che un una serie animata di Cartoon Network viene rappresentato un matrimonio fra due personaggi femminili di primo piano, perchè alla cerimonia è dedicata un'intera puntata di venti minuti in stile musical, perchè in occasione della cerimonia invertono il "genere" del look che adottano di solito e perchè - per la prima volta - Rubino e Zaffiro si scambiano un bacio sulle labbra...

E, soprattutto, perchè il tutto avviene in una serie animata che - pur avendo diversi livelli di lettura - mira principalmente ad un target di giovanissimi. E considerando che tutto questo avviene nell'episodio 23 della quinta stagione, e che in Italia prima della pausa estiva siamo arrivati all'episodio 12, il tutto dovrebbe essere disponibile anche sui nostri schermi il prossimo autunno. E considerando che dalle nostre parti le lievi censure subite dalla serie (che hanno riguardato più che altro il tono di certe battute) NON hanno mai toccato le relazioni sentimentali fra i personaggi, è altamente probabile che potremo vedere tutto quello che c'è da vedere... Anche perchè - fortunatamente - questo episodio arriverà a due anni dall'approvazione della legge italiana sulle Unioni Civili... E quindi NON c'è  davvero nessun motivo per cui il contenuto di questi ultimi episodi non dovrebbe essere presentato anche da noi...

Ad ogni modo penso che il dato importante sia che questa serie contribuirà ulteriormente a ridefinire la percezione dell'omosessualità presso il pubblico dei giovani e dei giovanissimi,  negli USA come in Italia, con buona pace di chi si ostina a sostenere che certi argomenti non sono adatti per questo tipo di pubblico. E probabilmente, ora che Steven Universe ha rotto il ghiaccio, anche altri seguiranno il suo esempio... E non è da escludere che fra qualche anno le serie animate con questo tipo di contenuti saranno molto più diffuse rispetto ad oggi.

Staremo a vedere.

Nel frattempo pare proprio che - a sorpresa - di Steven Universe sia stata confermata anche una sesta stagione... Dalla quale è lecito aspettarsi ulteriori colpi di scena...

Alla prossima.

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martedì 10 luglio 2018

STORIA DI UN POEMA...

Ciao a tutti, come va?
Il post di oggi sarà un po' particolare, perchè - attraverso le vicissitudini (e le non vicissitudini) italiane di un certo manga - proverò ad analizzare come si è evoluta la percezione di un certo tipo di editoria a tematica omoerotica dalle nostre parti... Cominciamo dall'inizio. Nei primissimi anni Novanta il primo editore che provò a proporre seriamente i manga in Italia fu la Granata Press, grazie al supporto di una squadra di fanzinari bolognesi che successivamente si sarebbe fatta conoscere con il nome collettivo di Kappa Boys (dopo il lancio di Kappa Magazine con la Star Comics).  Siccome la Granata Press stava intercettando proprio gli adolescenti, e i giovani adulti, che erano stati segnati dagli anime trasmessi in Italia negli anni Settanta e Ottanta, il suo successo fu la proverbiale scoperta dell'acqua calda e così decise di lanciarsi anche in un'impresa abbastanza titanica... Soprattutto se si considera che in quel periodo internet era più che altro un'ipotesi. Infatti decise di pubblicare un poderoso volumone intitolato ANIME - Guida al Cinema di Animazione Giapponese, che praticamente elencava e recensiva TUTTA l'animazione giapponese prodotta dagli inizi al 1988... Qualcosa che neppure gli stessi giapponesi avevano mai osato fare...

Correva l'anno 1991 e in breve questo volume divenne un cult, anche perchè finalmente faceva chiarezza in un ambito che per tanti motivi l'Italia aveva vissuto in maniera convulsa e approssimativa... E oltretutto elencava anche tutte quelle produzioni che in Italia non erano mai arrivate, anche e soprattutto le più recenti (all'epoca) produzioni erotiche, che per forza di cose nel nostro paese non potevano più trovare spazio in TV... Non dopo la legge Mammì del 1990, che di fatto diede inizio a quel processo che portò alla progressiva estromissione degli anime dai palinsesti italiani (una cronologia degli eventi la trovate CLICCANDO QUI).

Ad ogni modo, fra i tanti titoli a sfondo erotico presenti nel volume di cui sopra, uno colpì in modo particolare l'immaginario degli appassionati (e delle appassionate) di quella generazione... E cioè la riduzione animata del manga Kaze to ki no uta (Il Poema del Vento e degli Alberi) di Keiko Takemiya , che era stata realizzata nel 1987. Il manga, pubblicato a partire dal 1976, era stato uno dei primissimi esempi di BOYS LOVE (anche se in realtà il vero capostipite fu Tōma no Shinzō, Il Cuore di Thomas, realizzato da Moto Hagio nel 1974), e diciamo che - dopo la citazione nel libro di Granata Press e alcuni brevi accenni su varie riviste e fanzine - divenne abbastanza leggendario nel giro degli appassionati, e in particolare fra i gay in boccio che cercavano disperatamente materiale nel quale potessero identificarsi di più. Giusto per farvi un esempio: nella rubrica degli annunci del numero 30 di MANGAZINE (dicembre 1993) era comparso l'appello disperato di un giovane appassionato di nome... Tiziano Ferro!

Ho controllato l'indirizzo, ed è proprio "quel" Tiziano Ferro (che all'epoca aveva 13 anni, e da ciò se ne deduce che aveva iniziato a prendere coscienza di sè ben prima che iniziasse la sua carriera, ma questa è un'altra storia). Fatto sta che, anche se nessun editore osò mai pubblicare in italiano un manga incentrato sugli amori languidi e morbosetti che si consumavano in un collegio maschile della Francia ottocentesca, la Yamato Video decise comunque di distribuire in VHS la riduzione animata. Correva l'anno 1997, e quella VHS (assieme ad altri titoli proposti dalla Yamato, primo fra tutti "Il Cuneo dell'Amore"), fece conoscere anche in Italia il genere BOYS LOVE, alimentando una nicchia di pubblico che crebbe rapidamente (e in proporzione alla diffusione di internet).

Questo, evidentemente, fu uno dei motivi per cui in Italia alcuni editori si decisero finalmente a pubblicare manga di genere BOYS LOVE. Il primissimo tentativo fu portato avanti dalla Planet Manga nel 1999, con NEW YORK NEW YORK di Marimo Ragawa, anche se la prima casa editrice che puntò sul genere in maniera organica fu la Kappa Edizioni (l'etichetta indipendente fondata dai Kappa Boys), a partire da Kizuna di Kazuma Kodaka. Era il 2001 e iniziare a pubblicare questo genere in Italia non era esattamente semplice. Nel senso che oltre ai tipografi che si rifiutavano di stampare manga di un certo tipo, alle fumetterie che si rifiutavano di ordinarli e ad alcuni vistosi errori di marketing (come quello di proporli come manga gay, quando in realtà si trattava di fumetti a tema omoerotico che si rivolgevano al pubblico femminile), dalla seconda metà degli anni Novanta era partita una nuova crociata contro fumetti e animazione giapponese... Tant'è che,  giusto nel 2000, Dragon Ball venne accusato di promuovere la pedofilia, con tutta una serie di conseguenze che culminarono in sequestri giudiziari, accuse e controaccuse e - soprattutto - in una politica molto più oculata da parte degli editori italiani di manga... Senza contare le nuove restrizioni per le emittenti televisive, anche se quando Dragon Ball ritornò sulle reti Mediaset (nel 1996) era già stato completamente riadattato e ridoppiato, tagliando tutte le scene potenzialmente "pericolose" (che però in Italia arrivarono senza particolari problemi durante l'adattamento del 1989, più volte replicato da Junior TV)...

Giusto per farvi capire meglio come andavano le cose in quel periodo volevo ricordarvi che il 28 ottobre del 2000 l'associazione Cittadinanza Attiva fece sequestrare il manga di Dragon Ball, qualche giorno dopo il MOIGE denunciò Raidue perchè trasmetteva i film animati di Dragon Ball in prima serata e la Yamato Video subì una perquisizione con sequestro del magazzino l'8 novembre... Quindi direi che era abbastanza ovvio che con un clima del genere (che si sarebbe protratto ancora per diverso tempo), a nessuno venne mai in mente di proporre il manga di Kaze to ki no uta in Italia. Anche se, paradossalmente, la sua fama e la sua nomea di imprescindibile capostipite del genere BOYS LOVE si diffondevano sempre di più, anche solo perchè continuava ad essere citato in un numero crescente di saggi, articoli e pubblicazioni.

D'altra parte, a parziale discolpa degli editori italiani, bisogna anche dire che il suddetto manga non venne mai pubblicato, integralmente e ufficialmente, al di fuori del Giappone... Presumibilmente perchè i temi trattati, i toni utilizzati e l'età dei protagonisti, lo facevano considerare un titolo abbastanza rischioso per tutti gli editori occidentali... Soprattutto in un periodo storico in cui era in atto un certo dibattito sulla legittimità delle relazioni omosessuali anche fra adulti fatti e finiti.

E come se tutto ciò non bastasse era anche la stessa autrice a non voler concedere i diritti di pubblicazione al di fuori del Giappone...

Quello che è successo negli anni successivi, però, è abbastanza interessante.

Nel senso che da una parte internet ha contribuito a consolidare una certa nicchia di mercato per i BOYS LOVE, anche perchè nel frattempo avevano assunto una propria identita (distinta dal concetto di "fumetto gay"), e ha iniziato a rappresentare un canale distributivo e pubblicitario a parte... Che oltretutto mette in contatto diretto editori e lettori. Mentre dall'altra tutto quello che aveva a che fare con l'omosessualità ha iniziato ad essere progressivamente sdoganato. Il processo è stato lento e graduale, e in certi momenti quasi impercettibile, ma sicuramente se un adolescente della fine degli anni Novanta fosse magicamente proiettato ai giorni nostri noterebbe una situazione radicalmente diversa, anche se ovviamente le spinte contrarie non mancano.

Mediamente l'editoria italiana a fumetti asseconda il cambiamento in atto, piuttosto che farsene promotrice, e lo fa mantenendosi sempre indietro di qualche passo... Tuttavia penso che sia abbastanza significativo il fatto che in questi giorni la casa editrice J-POP abbia annunciato per questo autunno (forse per Lucca?) il cofanetto che presenta l'edizione italiana INTEGRALE di Kaze to ki no uta... Tra l'altro in un'edizione prestigiosa in cofanetto (ma successivamente si potranno acquistare anche i volumi singolarmente) che probabilmente giustificherà quasi trent'anni di attesa...

Al netto dell'opera in sè, e di quello che rappresenta per il genere BOYS LOVE, penso che sia importante valutare questo piccolo evento per quello che significa in rapporto all'editoria italiana. Nel senso che, probabilmente, è la dimostrazione che dalle nostri parti ci sono degli editori tutto sommato "generalisti" (J-POP non pubblica solo BOYS LOVE, anche se ne pubblica molti, e comunque è l'etichetta manga delle Edizioni BD) che stanno iniziando a mettere al centro le esigenze (e le richieste) del pubblico con cui si relazionano... Cercando di superare i vincoli e i tabù che hanno condizionato (e in parte condizionano ancora) i loro colleghi da decenni. E il fatto che venga dato alle stampe un titolo che uno zoccolo duro di appassionati avrebbe voluto leggere fin dai primi anni Novanta, senza mai riuscirci, direi che è un segnale di come i tempi (e gli editori) cambiano.

E anche di come i contesti culturali, mediamente, possono evolversi. Basta vedere la quantità di personaggi dichiaratamente (e attivamente) LGBT sono presenti nei serial TV di oggi, che peraltro sono disponibili su tantissime piattaforme diverse, rispetto alla situazione di qualche decennio fa... Quando, ad esempio, intere puntate di Buffy l'Ammazzavampiri non venivano trasmesse dall'unico canale televisivo che aveva la possibilità di farlo, perchè erano ritenute troppo gay friendly...

Intendiamoci: la situazione oggi è tutt'altro che idilliaca, e in questo periodo - in particolare - le recrudescenze conservatrici e retrograde non mancano, però è un dato di fatto che Kaze to ki no uta è stato annunciato come una qualsiasi altra iniziativa editoriale, e presumibilmente come tale verrà distribuito... E magari dimostrerà anche di avere un buon riscontro commerciale (anche se non si tratterà di un'edizione propriamente economica).

Quindi le cose possono cambiare, in parte sono già cambiate e sicuramente possono cambiare ancora. E questo succede anche e soprattutto se i lettori fanno rete, sono costanti nelle loro richieste e non si perdono d'animo. Evidentemente, prima o poi, qualcosa succede... Persino una cosa improbabile come la pubblicazione di Kaze to ki no uta in italiano.

E a questo punto non sarebbe male presentare l'iniziativa a Lucca Comics 2018 nel modo migliore, magari organizzando una bella conferenza sul tema BOYS LOVE, o magari sull'evoluzione del fenomeno in Italia... Chissà... Magari si potrebbe infrangere un altro tabù.

Ad ogni modo qualcuno dovrebbe avvisare Tiziano Ferro, anche perchè qualcosa mi dice che apprezzerebbe.

Alla prossima.

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