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lunedì 29 febbraio 2016

UNA LUCE NEL BUIO...

Ciao a tutti, come va?

Proprio la scorsa settimana questo blog ha puntato l'attenzione sulle raccomandazioni del direttore editoriale della IMAGE, Eric Stephenson, e sul fatto che l'editoria italiana sembra avere imboccato il percorso opposto (CLICCATE QUI). Oggi temo di dover tornare sull'argomento, dopo l'ennesimo annuncio inquietante: l'arrivo di una copertina speciale di DYLAN DOG realizzata con uno speciale inchiostro fosforescente, che brillerà al buio!

Intendiamoci: non è la prima volta che DYLAN DOG è al centro di un'operazione di marketing. Nei primi anni Novanta, quando aveva raggiunto il picco di popolarità, si ritrovava in una quantità incredibile di prodotti... Tuttavia è bene precisare che quelle operazioni di marketing sfruttavano il marchio  DYLAN DOG per vendere di più, mentre in questo caso - al contrario - si cerca di sfruttare un'operazione di marketing per far vendere di più il fumetto chiamato DYLAN DOG...

Oggi si sa che DYLAN DOG non vende più come una volta, che il tanto atteso rilancio ha deluso le aspettative e che si sente la necessità di correre ai ripari... Tuttavia l'idea di una copertina speciale che brilla al buio, oltre ad essere pacchiana, potrebbe mettere in luce (bel gioco di parole, eh?) una serie di criticità che finora sono state ampiamente sottovalutate (e che valgono per il fumetto italiano in generale).

Come, ad esempio, il fatto che buona parte di chi gestisce e produce il fumetto popolare in Italia, ormai, è nata fra gli anni Sessanta e la fine degli anni Settanta, e ha finito per "formarsi" in una fase molto particolare della storia del fumetto, che è culminata con le speculazioni e le iniziative commerciali del fumetto americano della prima metà degli anni Novanta... Quelle che facevano vendere milioni di copie grazie a copertine speciali ed edizioni variant (per non parlare delle cards!)... Il tutto mentre gli autori erano considerati (o, più semplicemente, proposti dagli editori) alla stregua di semidei, geni assoluti, innovatori superlativi, ecc.

Più o meno in quel periodo, però, questa generazione italiana di aspiranti autori, redattori, sceneggiatori e curatori ha iniziato ad entrare nell'ambiente del fumetto professionale, e gradualmente non ha avuto più il tempo di seguire in maniera obbiettiva e costante lo sviluppo della situazione, le nuove tendenze, i nuovi approcci e tutto il resto. E, forse, non ha mai realizzato pienamente come la bolla speculativa dei primi anni Novanta (con tutte le sue strategie) si fosse rivelata tutta fuffa (o quasi), finendo per mandare in bancarotta la MARVEL e minacciando di affossare tutto il settore...

Altrimenti ora non ci ritroveremmo con una Bonelli che, per risollevare le sue sorti, punta alle copertine fosforescenti e alle edizioni variant per le fiere, e non avremmo nemmeno il problema di avere a che fare con autori che hanno qualche lieve problema di autostima strabordante (nonostante, in molti casi, i fatti smentiscano le presunte ragioni della loro grande autostima)...

Come se il tempo si fosse fermato ad un quarto di secolo fa, insomma.

Inoltre la sensazione è che chi gestisce il fumetto popolare italiano oggi, probabilmente, manchi di una vera visione di insieme o di una formazione adeguata per affrontare l'attuale fase storica... E soprattutto manchi di quell'intuito e di quella voglia di sperimentare che, una volta, faceva la fortuna del fumetto di casa nostra... Preferendo puntare sui nomi di richiamo piuttosto che sui contenuti, anche se poi questo "richiamo" non si sa nemmeno bene a cosa sia dovuto.

Prendiamo, ad esempio, la sceneggiatrice dalla storia con la copertina fosforescente di cui sopra, e cioè Paola Barbato. É nata nel 1971 e ha iniziato a collaborare con la Bonelli nel 1998, dopo aver inviato alcuni racconti inediti che avevano colpito la redazione. Da quel momento in poi la sua presenza come sceneggiatrice di DYLAN DOG è diventata più massiccia, e attualmente ha all'attivo una trentina di storie solo sulla serie regolare. La sua popolarità col tempo è cresciuta, ma nei fatti è molto difficile valutare in che misura sia stata lei a valorizzare DYLAN DOG (dopo l'abbandono di Tiziano Sclavi) e in che misura sia stato DYLAN DOG ad aiutare lei a diventare un "personaggio"...

E dico questo perchè tutte le volte che si è avventurata in progetti più personali ha fatto dei grossi buchi nell'acqua: la serie DAVVERO! per la Star Comics (CLICCATE QUI), la collaborazione all'ideazione di REAL LIFE per la Disney Panini (CLICCATE QUI) e diverse sceneggiature per la serie LE STORIE di Bonelli (di cui ho perlato di recente, e che è una delle serie meno vendute della casa editrice)... Io non ho niente contro Paola Barbato, ma penso che qualche interrogativo sia legittimo, anche perchè come scrittrice ha pubblicato dei romanzi thriller con vari editori importanti, ma guardacaso sono stati pubblicati TUTTI dopo che lei era diventata una prolifica sceneggiatrice di DYLAN DOG... E il suo unico soggetto televisivo è stato per una miniserie prodotta da SKY nel 2009 ("Nel Nome del Male"), anche in questo caso dopo che lei si era fatta un nome con DYLAN DOG... E guardacaso era una miniserie con risvolti horror...

Tutto un caso?

Eppure proprio a Paola Barbato verrà affidata una nuova miniserie Bonelli che debutterà quest'anno e che, tanto per cambiare, è già stata annunciata in pompa magna come un progetto rivoluzionario e imperdibile... E cioè UT, una specie di horror postapocalittico dai risvolti filosofici, che per la prima volta arriverà in contemporanea in edicola e fumetteria... Anche se in fumetteria avrà una copertina variant e pagine extra (e, presumo, un prezzo più alto)...

Ora: considerando che UT vedrà ai disegni Corrado Roi, altro famosissimo nome legato a DYLAN DOG, la sensazione è che questa miniserie nasca più che altro per sfruttare il richiamo di due "pezzi grossi" della scuderia Bonelli (guardacaso entrambi legati a DYLAN DOG), e non per realizzare un fumetto che possa farsi largo da solo e intercettare un pubblico davvero nuovo.

Anche perchè la sinossi della miniserie è la seguente:

"L’umanità è scomparsa, quel che resta del pianeta è popolato da nuove specie simili all’uomo ma governate solo da bisogni primordiali. UT è una creatura elementare, feroce e infantile, incaricata dall’entomologo Decio di sorvegliare un antico sepolcro. Da lì un giorno emerge un individuo diverso da tutti gli altri. Si chiama Iranon, e non ricorda nulla di sé. La sua comparsa rompe gli equilibri, c’è chi lo teme, chi lo brama, chi vuole strumentalizzarlo per ragioni oscure. UT, incaricato di sorvegliarlo, lo accompagnerà di malavoglia, fino a quando tra i due non si stabilirà uno strano legame"

E, anche se non è bello giudicare un fumetto a priori, la sensazione è che ci si trovi davanti ad un prodotto "d'autore" e cioè di quelli concepiti per dare libero sfogo all'estro di un autore (dando per scontato che abbia un vasto seguito), piuttosto che per conquistare il grande pubblico potenziale che ormai si sta disperdendo sempre di più...

Niente di male, ma è di questo che la Bonelli (e il fumetto italiano in generale) ha davvero bisogno?
O non sarebbe forse il caso di riflettere seriamente sulle dinamiche che hanno portato al successo certi fumetti della casa editrice in passato?

Prendiamo ad esempio TEX... Adesso è ridicolo anche solo pensarlo, ma per diverso tempo è stato  un personaggio molto amato anche da stuoli di ragazzini (che oggi sono cresciuti e rappresentano ancora lo zoccolo duro del suo pubblico)... E in minor misura questo succedeva anche con Zagor...

Come è stato possibile?

Generalmente si tende a liquidare la questione dicendo che all'epoca non c'era niente di meglio, che la televisione non faceva concorrenza, che il western andava di moda e tutto il resto... Però questa analisi è estremamente superficiale, e non tiene conto di vari elementi. Il primo è che quando naque TEX (nel 1948) di concorrenza ce n'era già, anche se personaggi come Pecos Bill e Il Piccolo Sceriffo non sono più pubblicati da tempo...

Il secondo è che Tea Bonelli, che all'epoca gestiva la casa editrice, considerava TEX poco più che un esperimento, e concentrava tutte le sue energie su altri progetti come "Occhio Cupo"... Un personaggio di cui ora non si ricorda davvero nessuno...

Il terzo è che negli anni successivi ci fu una vera e propria invasione di fumetti western, spesso e volentieri aventi come protagonisti giovani sceriffi, ranger adolescenti e via discorrendo... Tutti personaggi in cui era obbiettivamente più facile che il pubblico giovane si identificasse... Perchè, allora, TEX è sopravvissuto - restando il fumetto mensile più venduto d'Italia - e loro no?

Inoltre, ampliando il discorso, è interessante notare come negli USA - che è la patria del mito del West - i fumetti western per ragazzini abbiano avuto una parabola molto più breve rispetto a quella italiana (e a quella di certe zone dell'Europa dell'Est o della Turchia), e anche questo dato antropologico non dovrebbe essere sottovalutato.

Non sono uno psicologo, ma credo che il grande merito (probabilmente involontario) di TEX sia stato quello di risultare un fumetto catartico, nella misura in cui riusciva a liberare il suo pubblico - soprattutto quello più giovane - da tutta una serie di angosce più o meno inconsce... E in particolare da quelle che avevano a che fare con il loro futuro prossimo.

Dite che sto straparlando? Che non ha senso? Proverò ad essere più chiaro...

TEX nasce nel 1948. I ragazzini di quel periodo, oltre a risentire ancora dei postumi della guerra, avevano ben poche certezze. E queste certezze erano che vivevano in una società con una scarsa mobilità sociale, che fondamentalmente ignorava le loro aspirazioni e che aveva già un futuro pronto per la maggior parte di loro. Nella migliore delle ipotesi avrebbero portato avanti l'attività di famiglia o, negli anni del boom, avrebbero trovato un posto fisso come impiegati o operai. Forse, se avessero potuto studiare, sarebbero potuti diventare liberi professionisti (medici, ingegneri o altro), ma la maggior parte di loro avrebbe studiato nella speranza di avere un tenore di vita migliore, e non per seguire una reale vocazione. Poi, poco dopo i vent'anni e/o non appena si fossero sistemati, avrebbero dovuto (e sottolineo DOVUTO) sposarsi e mettere su famiglia, spaccandosi la schiena (o altro) per mantenere moglie e figli (TANTI figli) in una società pesantemente patriarcale, in cui le donne avevano poche occasioni per contribuire al bilancio famigliare. Il tutto passando direttamente dalla famiglia d'origine a quella che avrebbero costruito, senza aver mai conosciuto realmente cose come la libertà e l'indipendenza. In poche parole sapevano già che la loro vita adulta li avrebbe ingabbiati senza scampo. Forse i più coraggiosi avevano messo in conto di emigrare all'estero prima di rimanere intrappolati in questo schema, ma la maggior parte no... E credo che sia stato proprio in questa ampia fascia di pubblico che TEX è riuscito ad attecchire meglio, continuando ad attecchire finchè il nostro contesto socioculturale non ha iniziato a cambiare.

In TEX tanti ragazzini proiettavano quel futuro che più o meno coscientemente sapevano che gli sarebbe stato negato, e che comunque non vedevano realizzato negli adulti rassegnati che li circondavano... E crescendo hanno continuato a proiettare in questo fumetto la vita che non hanno mai potuto avere. Tex era (ed è) un uomo maturo, ma nonostante tutto cavalcava libero in un West in cui i vincoli sociali avevano un peso relativo. Inoltre, e soprattutto, non era (e non è) legato a fidanzate frignone (come Capitan Miki, ad esempio, che vedete qui sotto) o a famiglie da mantenere...

Semmai Tex è legato ai suoi tre pards: il figlio Kit, il vecchio Kit Karson e l'indiano Tiger Jack... In un ideale consesso maschile da cui le femmine (e tutto il carico di vincoli che rappresentano) sono praticamente escluse... E sarebbe interessante anche analizzare come questa particolare struttura dei rapporti interpersonali di Tex possa avere avere avvicinato - col tempo - una particolare fetta di pubblico, che aveva necessità di sublimare i propri desideri omosessuali repressi... Facendoli passare per un sano apprezzamento delle amicizie virili...

D'altra parte é abbastanza chiaro come - in questi fumetti - il matrimonio fosse considerato da una parte un obbligo sociale e dall'altro la "morte" della libertà, tant'è che diverse serie western lanciate in quel periodo si sono concluse proprio con un numero "speciale" in cui i protagonisti sposavano le loro storiche fidanzate, più o meno petulanti... Tradizione mantenuta anche dall'ultimo superstite di quella generazione di eroi, e cioè il Comandante Mark, che concluse la sua corsa (iniziata nel 1966) con un bel matrimonio, nell'ormai lontano 1990... Come dire che col matrimonio, inevitabilmente, finisce il divertimento...

Il colpo di genio degli autori di Tex, in effetti, fu proprio quello di dargli l'occasione per compiere il suo dovere virile senza conseguenze: facendogli sposare un'indiana con cui procreare, ma rendendolo vedovo subito dopo (e molto saggiamente, aggiungo io). Dopodichè bastò far crescere suo figlio Kit in fretta e furia, così da fargli prendere la sua strada e renderlo un comprimario occasionale... Questo stratagemma dava modo a Tex di non disattendere le aspettative della società dell'epoca, usando poi il ricordo della moglie morta come pretesto per non farlo cadere in tentazione (anche perchè un Tex "farfallone" avrebbe fatto sorgere inevitabili complessi di inferiorità nel pubblico sessualmente castrato di quegli anni), ma senza compromettere la sua libertà e la sua indipendenza... Così avrebbe potuto affrontare sempre nuove avventure senza zavorre, prendendo tranquillamente a pistolettate il malfattore di turno...

E queste erano tutte caratteristiche che i suoi colleghi a fumetti NON avevano. Perchè tutti avevano fidanzate o fidanzatine più o meno limitanti, se non addirittura dei bambini a cui badare (come Il Grande Blek, che vedete qui sotto), e la maggior parte di loro era vincolata a queste responsabilità mese dopo mese...

Inoltre, per tutta una serie di motivi legati alla morale dell'epoca, le storie di questi personaggi cercavano di smorzare gli aspetti più violenti del contesto western, anche ricorrendo a trovate umoristiche e ad un taglio infantile decisamente fuori luogo, tant'è che spesso sfide e scontri finivano senza vittime... E infatti il Pecos Bill a cui accennavo prima non sparava nemmeno e si limitava ad usare il suo lazo, mentre i protagonisti più giovani erano tenuti a porsi come perfetti esempi di gioventù cristiana (ovviamente ed esclusivamente cattolica, tant'è che in questi fumetti non comparivano mai religiosi di fede protestante, che pure nel West abbondavano)... Magari contrapponendoli agli indiani selvaggi e pagani...

Invece il "ribelle" Tex, oltre a non abusare di risvolti umoristici, non aveva particolari pregiudizi verso i pellerossa e in particolare verso i navajo, che imparò a conoscere meglio - e di cui divenne membro onorario col nome di Aquila della Notte - dopo avere sposato una loro principessa (anche se in realtà fu praticamente costretto a farlo, per salvarsi la pelle). Inoltre, nel suo libro "Non son degno di Tex", Claudio Paglieri prova a contare quanti sono stati gli avversari che aveva freddato fino al 1997... Raggiungendo la ben notevole quota di 2410 vittime!

E comunque, a ben guardare, Tex aveva almeno un altro notevole merito. Mentre nella stragrande maggioranza delle serie western italiane i personaggi femminili erano (volutamente) intabarrati in camicioni e gonnelloni che dovevano renderli asessuati, le donne di TEX avevano ben altra caratura. Come ricorda il giornalista e critico cinematografico Gianni Canova (foto sotto) in un breve saggio pubblicato nel volume celebrativo "L'AUDACE BONELLI"...

Gianni Canova è nato nel 1954 e scrive:

"Io - lo confesso - ho sperimentato sulle pagine di TEX perfino le mie prime fantasie erotiche e i miei primi turbamenti onanistici: ricordo ancora vividamente l'impressione che esercitavano su di me le forme generose e i seni prosperosi di Satania, in uno dei primi albi di TEX. Non avevamo mica YouTube, noi ragazzini degli anni Cinquanta, né potevamo disporre di una TV prodiga di veline e letterine. Dovevamo accontentarci: e io - in anni in cui la prola "vergine" in TV era proibita anche se associata all'olio extra di oliva - mi accontentavo."

Quindi, in poche parole, Tex aveva successo anche perchè forniva ai ragazzini di quel periodo personaggi come Cora Gray, alias la sadica bandita Satania... Che, per stessa ammissione degli interessati, garantivano appaganti masturbazioni a tanti giovani eterosessuali in boccio...


E presumo che la stessa reazione si verificasse anche con qualche omosessuale, in quelle rare occasioni in cui Tex si toglieva la camicia e magari finiva vittima di qualche fantasioso torturatore...

Inoltre, e qui concludo, mentre gli eroi dei fumetti western italiani utilizzavano sempre esclamazioni fanciullesche (come il celebre "Caspiterina!" di Capitan Miki), e spesso inventate di sana pianta per non offendere davvero nessuno, Tex si presentava nella prima vignetta della sua primissima striscia imprecando "Per tutti i diavoli!"... Anche perchè, all'inizio, era stato presentato come un fuorilegge braccato dalla giustizia, e anche questo - a modo suo - lo rendeva un protagonista abbastanza atipico, e molto "umano", in un panorama di eroi western pieni di virtù...

Con gli anni, e con l'inasprimento delle critiche nei confronti del fumetto in generale, i contenuti di TEX sono diventati più moderati (e sono anche stati ritoccati nelle ristampe di quei primi, audaci, episodi), ma ormai il seme era stato piantato...

E d'altra parte, dopo questa analisi, è facile intuire come Tex Willer fosse "l'uomo giusto al momento giusto"...

Il fatto che TEX abbia avuto (e continui ad avere) tanto successo anche in Turchia e nell'Europa dell'Est, piuttosto che in Brasile, a questo punto, è così strano? Secondo me no, visto che parliamo di sistemi socioculturali abbastanza repressivi, in cui per molto tempo le giovani generazioni hanno avuto le stesse prospettive castranti dei giovani italiani di qualche generazione fa (e in buona parte le hanno ancora).

Negli USA, invece, il mito del West ha funzionato nei fumetti per ragazzi - e solo parzialmente - fino agli anni Sessanta, quando la società ha iniziato a cambiare e quando i nuovi supereroi hanno iniziato a diventare i simboli di quella realizzazione del potenziale personale a cui ogni ragazzino americano aspirava: qualcosa che gli irreprensibili sceriffi e i monolitici cowboy non potevano più rappresentare...

Anche perchè, altro piccolo dettaglio, la narrativa western parte dal presupposto che - fondamentalmente - il contesto sociale non può essere cambiato o rivoluzionato (anche per via di alcuni precisi vincoli storici), e al limite può essere corretto laddove e possibile intervenire...

E se per i ragazzini americani questo contesto iniziava a risultare limitante e poco gratificante, per generazioni di italiani (ma anche di turchi, serbi, croati, brasiliani, ecc), prigionieri di una società tendenzialmente immobile e reazionaria, risultava paradossalmente tranquillizzante... Perchè forniva materiale per storie in cui un eroe come Tex dimostrava che si poteva rimediare a torti e misfatti senza dover necessariamente mettere in discussione (o magari modificare) la società e le sue regole, per quanto ingiuste e limitanti potessero risultare.

Personalmente ammetto che sarei molto curioso di verificare quanti dei lettori di TEX rispondono ancora a questo profilo psicologico, tuttavia è evidente che il profilo delle nuove generazioni si è gradualmente evoluto in altre direzioni. La maggior parte dei ragazzini di oggi sa bene che nel suo futuro non c'è più niente di certo e di predestinato, e probabilmente un fumetto come TEX - così come è impostato - non gli dice più nulla... Senza contare che per un ragazzino di oggi è quasi impossibile vedersi quarantenne, ed è semplicemente assurdo pensare che possa proiettarsi in un quarantenne vecchio stampo (e sessualmente asettico) come Tex Willer...

Il calo progressivo del ricambio generazionale per TEX, e per tutti quegli eroi "bonelliani" che si rifanno a lui in qualche modo, probabilmente parte da qui... Per poi riallacciarsi a tutto quel discorso di prospettiva conservatrice e "istituzionale" di cui ho parlavo più volte in questo blog. E a pensarci bene è abbastanza ironico, visto che il successo di TEX - come abbiamo visto - venne determinato dal fatto che a suo tempo era un personaggio decisamente anticonformista, innovativo e persino trasgressivo...

Anche per questo, quindi, è estremamente curioso che oggi la casa editrice di TEX stia cercando di rilanciarsi utilizzando strategie "Anni Novanta" fini a se stesse, e affidandosi ad autori che hanno una prospettiva "Anni Novanta" sul loro ruolo e sul loro pubblico...  Invece di analizzare concretamente quali sono i suoi punti deboli e quali potrebbero essere i suoi futuri punti di forza.

E dopotutto la domanda non è così complicata da formulare: che cosa, oggi, potrebbe risultare coinvolgente per il pubblico giovane al pari TEX nei suoi tempi d'oro (o al pari di DYLAN DOG, seppur per altri motivi, fra gli anni Ottanta e Novanta)?

Sicuramente servirebbe qualcosa che, per gli standard di oggi, risultasse altrettanto anticonformista, innovativo e trasgressivo. Qualcosa che fosse in grado di rispecchiare i giovani di oggi e le loro angosce suscitando un vespaio di polemiche, per intenderci. E cioè proprio quel genere di cosa che la Bonelli di oggi non farebbe mai...

Non quando è ancora così goffa e maldestra ogni volta che prova ad approcciarsi ad una tematica ormai scontata e banale come l'omosessualità, ad esempio... Al punto da considerarla ancora un argomento da trattare con le pinze e senza correre il rischio di infrangere una serie di stereotipi e luoghi comuni (possibilmente negativi), per paura di giocarsi il pubblico più maturo e tradizionalista... Anche a costo di mettere la museruola ai suoi autori e di censurarli pesantemente (come ho riportato diverse volte in questo blog).

Invece Tea Bonelli (la vedete qui sotto con il figlio Sergio, mentre faceva il servizio militare), che dirigeva la casa editrice quando si chiamava AUDACE, lasciò che TEX nascesse "diverso" da tutti i western di quel periodo e diede massima libertà ai suoi autori.

Anzi, per essere precisi, in un'intervista a Gianni Brunoro (comparsa su DIME PRESS n.11, aprile 1995) rivelò che:

"Sul piano professionale gli autori mi accettavano volentieri perché io ero sì severa sui tempi di consegna, cioè in quel settore in cui ero competente e ovviamente unica responsabile, ma non intervenivo mai a commentare i loro disegni e i loro soggetti, rendendomi conto che, su quel piano, ero pressoché totalmente impreparata."

E aggiunse che:

"La difficoltà più pesante che sentivo sulle mie spalle veniva dall'ostilità che a quell'epoca arrivava nei confronti dei fumetti da parte di tutti i giornali, dai benpensanti, dai genitori, dagli insegnanti, dagli educatori, e il preconcetto che accusava pesantemente queste letture di contribuire alla corruzione della morale giovanile non mancava di mettermi spesso in imbarazzo, al punto che, in parecchie occasioni, mi sentivo spinta a non rivelare quale fosse la mia professione"

Non so perchè, ma qualcosa mi dice che se Tea Bonelli avesse scelto di limitare la creatività dei suoi autori, e se avesse lasciato che i moralisti la condizionassero fin da subito nella scelta delle storie e degli autori da pubblicare (cosa che in effetti facevano gli editori suoi colleghi, che guardacaso oggi sono tutti estinti), a quest'ora noi non avremmo avuto nessun TEX e nessuna casa editrice Bonelli di cui parlare. 

Ah! Dimenticavo! In quell'intervista Tea Bonelli disse anche che:

"Fu importante la tempestività con cui, per esempio, dopo aver fatto calcoli su calcoli, chiudevo senza perder tempo le serie che avevano dato risultati magari appena negativi, per sostituirle subito con delle altre, sperando di azzeccare prima o poi la carta giusta"

Chi ha orecchie per intendere intenda.

Se ci fosse una Tea Bonelli anche oggi, probabilmente, la situazione sarebbe molto diversa.

Alla prossima.


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venerdì 26 febbraio 2016

ULTIME DA TOM...

Ciao a tutti, come va?

Siccome gli ultimi post sono stati belli sostanziosi oggi mi limito a segnalarvi un paio di notizie sfiziose che riguardano Tom of Finland... Visto che, a quanto pare, non è mai stato così iconico (nemmeno quando era in vita).

La prima notizia arriva dal Festival di Berlino che si è appena concluso. Anche se - perlomeno in Italia - nessuno ne ha parlato, in quell'occasione si è tenuta la prima conferenza stampa per presentare il film ufficiale dedicato alla vita di un'artista che, forse più di tutti, ha rivoluzionato l'iconografia omoerotica dello scorso secolo...

Ad ogni modo qui di seguito vi propongo la conferenza stampa, che ovviamente è tutta in inglese...

Ovviamente a questo punto la curiosità attorno a questa produzione sta aumentando...

Detto ciò colgo l'occasione anche per segnalarvi che a marzo verrà pubblicato anche un bel volumone fotografico che Michael Reynolds ha voluto dedicare alla casa americana in cui l'artista ha iniziato a vivere nella seconda parte della sua vita, e che ora è diventata un museo e la sede della Tom of Finland Foundation.

Il volume esplorerà nel dettaglio tutte le diciassette stanze della casa, e i dintorni della stessa, riportando aneddoti, particolari inediti e tutto quanto può servire per inquadrare meglio la vita di un'artista che sicuramente merita di essere conosciuto meglio.
La cosa curiosa, se vogliamo, è che questo bel volumone verrà pubblicato da una casa editrice italiana... O meglio: dalla divisione internazionale della Rizzoli, e cioè la Rizzoli International, anche se al momento non mi risulta che sia prevista un'edizione in lingua italiana.

Non che la cosa mi stupisca, ma comunque resta un dettaglio abbastanza indicativo.

Alla prossima.

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mercoledì 24 febbraio 2016

...CHI NE PARLA?

Ciao a tutti, come va?

Ormai chi si occupa di riportare news fumettistiche è tenuto a parlare anche di tutti i loro prodotti derivati (film, serial televisivi, cartoni animati, ecc) e delle persone che ci lavorano (registi, produttori, attori, ecc) con dovizia di particolari... Anche se è sempre più palese che, quando ci sono di mezzo alcuni argomenti (tipo quelli legati alla questione LGBT), vengono posti dei filtri molto odiosi e le omissioni sono evidenti....

Anche perchè, di solito, in Italia funziona che quando qualche personaggio legato al mondo del fumetto è coinvolto in notizie che riguardano il mondo gay, AUTOMATICAMENTE la notizia viene "declassata" e ritenuta di competenza esclusiva degli spazi "gay"... Che però in Italia sono del tutto impreparati ad affrontare adeguatamente argomenti e personaggi legati al mondo del fumetto, e così finisce che in Italia ci sono notizie che non si sa bene a quale ambito appartengano e non vengono diffuse per niente... Anche se sono decisamente interessanti.

Penso, ad esempio, al fatto che nessun sito italiano ha riportato l'intervista al regista gay dichiarato Bryan Singer in occasione del coming out di Iceman/Uomo Ghiaccio nei fumetti degli X-Men... Un'intervista realizzata da Entertainment Weekly (CLICCATE QUI), quindi non proprio un sito da niente, in cui tra l'altro il regista riferisce di un suo colloquio con Stan Lee (li vedete insieme qui sotto) in cui ha avuto conferma che EFFETTIVAMENTE Iceman/Uomo Ghiaccio era stato concepito come un omosessuale "fra le righe" fin dalla sua prima apparizione negli anni '60...

Certo si tratta di dettagli, e magari chi gestisce siti e blog di news è tenuto necessariamente a fare una selezione, tuttavia ci sono delle notizie la cui omissione risulta particolarmente odiosa, anche perchè sarebbero obbiettivamente UTILI per offrire una visione più globale su certe questioni anche presso il mondo dei fumettofili italiani.

In particolare, in questi giorni, mi ha colpito molto il silenzio dei siti di fumetti attorno al caso di Greg Berlanti (foto sotto), e cioè di quel produttore televisivo che negli ultimi anni è riuscito a rivoluzionare il concetto di serie supereroistica, tanto da costruire un vero e proprio universo narrativo interconnesso sul modello di quelli propriamente fumettistici... Con tanto di realtà parallele, incroci narrativi fra varie serie (e persino canali televisivi!) e tutto il resto.

Probabilmente senza il suo successo nemmeno la MARVEL si sarebbe lanciata in maniera così massiccia nel mondo delle serie televisive, e la stessa Warner Bros inizia a temere che i futuri progetti cinematografici legati ai supereroi DC Comics non possano reggere il confronto con i serial "Made in Berlanti".

Come ho già detto in un'altra occasione (CLICCATE QUI) Greg Berlanti è gay dichiarato, e sicuramente questo piccolo dettaglio ha fatto in modo che raccogliesse attorno a sè uno staff adeguatamente aperto su molti argomenti (compresi quelli legati all'omosessualità), che è stato sicuramente determinante nella realizzazione di serial dal taglio moderno e "verosimile"... Con conseguente apprezzamento da parte del pubblico...

Di Greg Berlanti ho già parlato in diverse occasioni, ma i siti italiani che si occupano di fumetti e derivati ne hanno parlato molto più spesso di me, visto che col passare degli anni sta diventanto una specie di Stan Lee delle produzioni televisive... Facendo avvicinare, e riavvicinare, tantissime persone ad un genere fumettistico che - per la verità - in televisione ha avuto successo solo quando veniva stravolto e/o reinterpretato pesantemente. E infatti il grande merito di Greg Berlanti è stato proprio quello di rielaborare e attualizzare i supereroi della DC Comics mantenendone lo spirito originale, e addirittura provando a riproporre delle soluzioni narrative identiche a quelle che hanno fatto la fortuna dei loro fumetti.

Quindi, giustamente, di lui si parla molto anche sui siti specializzati italiani... Anche se dalle nostre parti si è sempre omesso che lui è gay dichiarato ed è felicemente accoppiato con il calciatore Robbie Rogers (li vedete qui sotto assieme al presidente Obama). D'altra parte in questo caso si può obbiettare che certi dettagli hanno più a che fare col mondo del gossip che con quello del fumetto, e che se si evita di parlarne non è per una questione di pregiudizi o di omofobia...

Tuttavia, se Greg Berlanti è diventato così importante anche per il pubblico italiano, forse un sito davvero senza pregiudizi avrebbe potuto accennare brevemente al fatto che, dopo essere stato il "padre" dei nuovi serial TV dei supereroi DC, è appena diventato anche il padre del piccolo Caleb Gene Berlanti... Che è nato il 18 di febbraio, grazie - ovviamente - alla maternità surrogata...

E infatti quello che mi ha lasciato un po' sgomento è che su nessun sito fumettistico italiano, e in particolare quelli che si dilungano regolarmente in apprezzamenti sull'operato di Greg Berlanti, si sia parlato del piccolo Caleb, anche solo per fare le congratulazioni al neopapà... Quando magari i suddetti siti riportano una serie impressionante di notizie frivole e al limite del superfluo. Se Greg Berlanti avesse avuto una famiglia "tradizionale" e un bambino "tradizionale" le cose sarebbero andate diversamente?
Non so perchè, ma ho questa sensazione...

Anche perchè il tema dell'omogenitorialità e della maternità surrogata, in questi giorni, è particolarmente dibattuto... E fare i complimenti a Greg Berlanti avrebbe voluto dire prendere una posizione al riguardo. Cosa che i siti italiani che parlano di fumetti, legati come sono agli editori del nostro paese e a tutta una serie di interessi incrociati più a monte, non si permettono di fare nemmeno quando ci sono di mezzo notizie "gay" molto più soft.

Nel frattempo tanti auguri al piccolo Caleb, perlomeno da parte di questo blog :-)

Ad ogni modo un'altra omissione dai risvolti LGBT, proprio in questi giorni, ha coinvolto Dave Bautista, il campione di wrestling che sta interpretando Drax il Distruttore nei film MARVEL de I GUARDIANI DELLA GALASSIA.

Lui non è gay, ma ha ripreso pesantemente il pugile Manny Pacquiao, a seguito di alcune sue dichiarazioni omofobe (ha paragonato gli omosessuali agli animali e via discorrendo, e questo - per fortuna - ha fatto in modo che molti dei suoi sponsor gli dessero il benservito)... E la cosa interessante è che le proteste di "Drax il Distruttore" sono state così sentite perchè sua mamma è lesbica, e adesso avrebbe una gran voglia di prendere Manny Pacquiao a calci nel sedere  (CLICCATE QUI)!

Alla faccia di chi pensa che i figli di genitori omosessuali manchino di carattere...

Anche in questo caso non si tratta di una notizia inerente ai fumetti e alle relative produzioni cinematografiche in senso stretto, però - dato che coinvolge un personaggio legato più al mondo dei cinefumetti che al mondo gay - chi sarebbe tenuto a segnalarla???

Sinceramente non ho una risposta, ma in mancanza di un'associazione italiana per la promozione del fumetto LGBT provo a rimediare io :-)

Alla prossima.

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lunedì 22 febbraio 2016

CONSIGLI PREZIOSI...

Ciao a tutti, come va?

Negli USA, fra le tante convention fumettistiche che si tengono ogni anno, ce n'è una un po' particolare, perchè si rivolge a chi i fumetti li vende: la ComicsPro (CLICCATE QUI). In poche parole rappresentanti di fumetterie, circuiti di distribuzione e case editrici si incontrano e si confrontano per fare il punto della situazione e adottare le migliori strategie per valorizzare il mercato del fumetto.

Niente male davvero, ed è un peccato che in Italia non si sia mai riuscito ad organizzare niente del genere (anche se, lo ammetto, la cosa non mi stupisce affatto).

L'ultima edizione si è tenuta qualche giorno fa e uno degli interventi più interessanti è stato quello del direttore editoriale della IMAGE, Eric Stephenson (foto sotto), che dal 2008 a oggi è riuscito a trasformare la casa editrice in una fucina di buone idee e nuovi talenti, proponendo fumetti di tutti i tipi e per tutti i gusti... Che stanno continuando a incassare il plauso di pubblico e critica...

E infatti oggi la IMAGE è al terzo posto nella classifica delle vendite USA, dopo i colossi MARVEL e DC (che però, è bene precisarlo, ora sono di fatto succursali di Disney e Warner Bros, con tutti i benefici che questo comporta, anche a livello di promozione e iniziative collaterali).

Nel suo discorso, che potete trovare tradotto in italiano CLICCANDO QUI, fondamentalmente ripercorre la storia del fumetto americano dagli anni '50 in poi, cercando di mettere a fuoco gli insegnamenti che si possono trarre dalle esperienze passate per non ricommettere più gli stessi errori... Come ad esempio una certa tendenza a ripiegare sul passato per andare sul sicuro, la propensione a iniziative "speciali" che nel lungo periodo fanno più danni che altro, l'incoraggiamento del collezionismo fine a se stesso e della speculazione (proponendo copertine e edizioni speciali, ad esempio)... Per non parlare dell'incapacità di notare quando ci sono nuove fasce di pubblico da coltivare, soprattutto sfruttando nuove idee e nuovi talenti... Perchè, in estrema sintesi, secondo lui sono le nuove idee il vero motore dei fumetti.

Un discorso assenatissimo e ricco di spunti importanti, soprattutto considerando che proviene da una persona che è riuscita a rilanciare benissimo una casa editrice che era in pieno declino.


Se non che, leggendolo, non ho potuto fare a meno di pensare che in Italia sta succedendo esattamente il contrario di quello che lui auspica, perlomeno quando ci sono di mezzo editori che si rivolgono alla grande distribuzione (quella delle edicole) e che producono prevalentemente fumetti italiani.

La situazione, attualmente, è la seguente: nelle edicole italiane gli editori che pubblicano la maggior parte dei fumetti italiani sono quattro, e più precisamente Disney Panini, Bonelli, 1000voltemeglio (ex Max Bunker Press) e Astorina.

Infatti questi editori, da soli, rappresentano un buon 85% del materiale italiano che punta alla grande distribuzione. Una volta le cose erano diverse, ma ora i restanti editori che arrivano in edicola propongono soprattutto materiale straniero, salvo rare eccezioni (che in buona parte sono ristampe di materiale già visto).

La Panini (non Disney) pubblica pochissimi fumetti italiani (come Rat Man o gli "speciali" legati ad eventi cinematografici come "Il ragazzo invisibile" o "Lo chiamavano Jeeg Robot"), mentre la Star Comics (dopo una notevole serie di flop) ha chiuso ufficialmente il suo reparto italiano nel 2014, e fa uscire solo pochi speciali - o serie limitate - di tanto in tanto.

Poi vanno aggiunte alcune piccole realtà più o meno sperimentali (come Menhir Edizioni e Shockdom) e gli editori che - salvo rarissime eccezioni - ristampano fumetti italiani già pubblicati in passato o magari pubblicati da italiani all'estero (Mondadori, Cosmo Editoriale).

C'è poi il caso, un po' anomalo, dell'Aurea editoriale, che oltre a pubblicare (sempre più raramente) sui suoi periodici antologici fumetti di autori italiani (in particolare dopo la conclusione - e la delusione - dell'esperimento Long Wei), produce fumetti per l'Italia affidandoli ad autori stranieri (come nel caso di Dago, che viene realizzato per l'Italia da autori sudamericani).

E per finire ci sono realtà editoriali che non sono facili da collocare, come Il Sole di Carta, che sta ristampando la serie per preadolescenti di Isa e Bea (che risale al 2002), e la stampa cattolica (con Il Giornalino, il Messaggero dei Ragazzi, ecc), che però viene distribuita principalmente nei circuiti cattolici (quindi parlare di grande distribuzione è molto relativo).

C'è da notare che un buon 50% del materiale italiano che pubblicano tutti questi editori ogni mese è costituito da ristampe, e già di per sè questo dettaglio dovrebbe essere abbastanza indicativo del fatto che dalle nostre parti non ci sia esattamente una corsa alle novità...

E, per estensione, la volontà di coltivare un pubblico "nuovo".

Se poi si vanno ad analizzare alcune notizie che sono state diffuse proprio in questi giorni, ciò che emerge è proprio la negazione dei propositi enunciati da Eric Stephenson.

Da che parte comincio?

Premesso che nel fumetto italiano ogni volta che si parla di "novità" e "nuovi autori" bisogna sempre mettere in conto che gli editori mettono comunque al primo posto le esigenze del loro pubblico "storico", con tutto quel che ne consegue, è abbastanza evidente che tanti lanci e rilanci annunciati in pompa magna negli ultimi anni non sono andati come si sperava...

E così, nell'evidente tentativo di recuperare lettori, la Bonelli farà  scrivere a Tiziano Sclavi una nuova storia di DYLAN DOG, mentre il disegnatore Giorgio Cavazzano tornerà a disegnare per TOPOLINO... Niente di male, per carità, ma la sensazione è che si stia tentando di tappare una ruota bucata con una gomma da masticare. Un po' perchè non sarà una storia scritta da Tiziano Sclavi o disegnata da Giorgio Cavazzano a fare riavvicinare il pubblico storico in pianta stabile (e tantomeno a conquistarne di nuovo), e un po' perchè si tratta di palesi operazioni di facciata... Tantopiù che gli autori coinvolti avevano deciso da tempo di abbandonare un certo tipo di collaborazione e, anche se sono stati convinti in qualche modo a tornare sui loro passi, non è detto che abbiano realmente la voglia di farlo... E le cose fatte controvoglia, generalmente, non portano niente di buono.

Ad ogni modo, anche in questa occasione, per tentare di fare andare meglio le cose ci si rivolge di nuovo al passato... Il tutto mentre sia la Disney Panini che la Bonelli stanno commettendo sempre più di frequente un altro degli errori elencati da Eric Stephenson, proponendo edizioni "speciali" da fumetteria, raccolte di lusso, ristampe per collezionisti di albi usciti meno di un anno prima e via dicendo...

Senza contare le operazioni di marketing palesemente fini a se stesse, in cui ormai TOPOLINO è diventato maestro, anche se - a quanto pare - al peggio non c'è mai fine...

Partiamo da un dato fatto: la Panini è diventata il nuovo editore italiano di Asterix, a partire dall'ottobre 2015... Tuttavia, prima di passare il testimone, la Mondadori (che ne pubblicava i volumi e le ristampe fin dal 1968) le ha giocato uno scherzetto non da poco: infatti ha fatto pubblicare TUTTI i volumi di Asterix come allegati del Corriere della Sera, a partire dal dicembre 2014, in una pregevolissima edizione economica... Che ovviamente è andata a ruba.

Questo, però, ha fatto in modo che la nuova edizione Panini, a distanza di meno di un anno dalla pubblicazione di Asterix col Corriere della Sera, risultasse del tutto superflua... Con conseguenti pile di volumi invenduti nonostante i diritti di pubblicazione pagati profumatamente... Quindi che fare?

Pensa e ripensa, quei geniacci che gestiscono a monte l'azienda Panini (perchè mi rifiuto di pensare che questa idea possa essere nata spontaneamente in una redazione seria, o addirittura nella mente di qualche autore di lungo corso), hanno pensato di calare Topolino nei panni di Asterix in una storia di prossima uscita, per la quale sono stati convocati autori di sicuro richiamo (Tito Faraci e Silvia Ziche) che tenteranno di rendere perlomeno passabile una forzatura pubblicitaria bella e buona...

Anche perchè non ha alcun senso che venga realizzata la parodia a fumetti di una parodia a fumetti, peraltro sforzandosi di fondere - anche graficamente - due personaggi assolutamente iconici... Anzi: in questo modo si viene a creare qualcosa che si potrebbe definire tranquillamente uno stupro creativo, abbastanza offensivo sia per i lettori di Topolino che per quelli di Asterix.

E, con questi presupposti, non mi stupirebbe se questa operazione finisse per fare più danni che altro.

Nel frattempo anche l'editore Astorina ha deciso di rilanciare Diabolik con una serie in formato comic book, dal titolo DK, in cui propone una rielaborazione del personaggio e del suo cast di comprimari, a colori e sfruttando il formato per realizzare tavole più dinamiche... Peccato, però, che l'innovazione di questa proposta sia tutta qui... Visto che, pur tentando di presentarsi in maniera più audace e dinamica rispetto a quella della serie tradizionale (e graficamente l'obbiettivo può dirsi raggiunto), questa versione di Diabolik non è altro che una rielaborazione dei canoni e delle idee che caratterizzano la serie fin dal 1961... Con tutto il suo carico di formalità e anacronismi, e una buona dose di deja vù......

Tant'è che, nonostante il progetto sia nato con la speranza dichiarata di offrire una (nuova) ribalta internazionale al personaggio, per stessa ammissione dell'editore il primo (e per ora unico) paese che ha iniziato a tradurlo nella sua lingua è stato... La Bielorussia!

Qualcosa vorrà pur dire, e di questo sicuramente tornerò a parlare nel dettaglio in futuro.

Comunque che dire dell'ultimo editore di fumetti prevalentemente italiani che arriva in edicola? Ormai la 1000voltemeglio (ex Max Bunker Press) pubblica SOLO i fumetti di Alan Ford (con l'inedito e due ristampe, come Diabolik) e qualche occasionale ristampa di altre serie sceneggiate da Luciano Secchi... Che tiene le redini del personaggio fin dal 1969. Niente di illegale, ma Luciano Secchi va per i 77 anni e tutta l'attività fumettistica della casa editrice si regge sulle storie che scrive o ha scritto lui...

L'unico tentativo che c'è stato di far realizzare una nuova serie basata su un suo personaggio di successo "appaltandolo" alla Mondadori, e cioè Kriminal (CLICCATE QUI), è finito in un nulla di fatto... E nessuno ne parla più (anche se era stato annunciato ufficialmente già nella Lucca Comics & Games di due anni fa). Doveva essere una versione davvero moderna e innovativa di Kriminal... Una sorta di sequel adatto ai palati contemporanei, tant'è che erano stati coinvolti degli autori che avevano lavorato negli USA su progetti di un certo spessore, e guardacaso non se ne è fatto ancora nulla.

Forse l'editore (la Mondadori) ha pensato che fosse troppo audace? Luciano Secchi voleva avere un maggiore ruolo decisionale ed è entrato in conflitto con i nuovi autori? In effetti a suo tempo avevo scritto che temevo che un Kriminal in versione attualizzata potesse creare dei conflitti di interesse (CLICCATE QUI), soprattutto se gli autori avessero voluto toccare certi argomenti... Ci avevo visto giusto? Sono stati invitati a rielaborare alcune cose per trovare un compromesso, e questo ha rimandato l'uscita del progetto a tempo indeterminato ?

Staremo a vedere...

Sicuramente è indicativo il fatto che nelle edicole italiane viene distribuita una serie tascabile che fa proprio il verso a Diabolik e agli altri antieroi "neri" degli anni '60  e '70... Si chiama IL MORTO, è pubblicata dalle Edizioni Menhir e penso che sia abbastanza evidente che NON è una serie particolarmente innovativa...E, anzi, nasce proprio per essere un omaggio (molto soft, per la verità) ad alcuni fumetti che appartengono ad un passato sempre meno recente...

Morale della favola: se Eric Stephenson fosse a conoscenza di tutta questa situazione italiana cosa ne penserebbe? Non so perchè, ma ho la sensazione che la prenderebbe come un ottimo esempio di tutto quello che, dal suo punto di vista, NON bisognerebbe fare per garantire un futuro al fumetto... Anche perchè qualcosa mi dice che, prima di tutto, Eric Stephenson ci farebbe notare che il fumetto italiano non ha assolutamente capito che puntare a vari tipi di pubblico è ormai diventato un elemento essenziale...  Soprattutto se è un pubblico che si è avvicinato al fumetto di recente.

In qualità di direttore editoriale per la IMAGE, ad esempio, Eric Stephenson ha sempre puntato molto sulle tematiche LGBT... E in alcuni casi ha lasciato che fossero uno degli elementi portanti di alcune serie della sua casa editrice e della sua politica editoriale in senso lato (visto che di recente la IMAGE ha promosso anche una raccolta fondi per le lotta all'omofobia, con cui ha raccolto oltre 250.000 dollari)...

E con queste premesse, forse, Eric Stephenson farebbe garbatamente notare agli editori italiani che tutte le persone che in quest'ultimo periodo stanno andando in piazza per difendere i diritti gay (Piazza Duomo a Milano si è riempita giusto ieri) possono essere viste come dei lettori potenziali che gli editori di casa nostra scelgono deliberatamente di non considerare...

Lettori che possono rappresentare una speranza in più, e che forse potrebbero essere anche una buona fetta dei lettori di domani... Sempre che si voglia dare un futuro ad un panorama editoriale ormai rantolante e completamente ripiegato su se stesso, ovviamente...

Che altro aggiungere?

Personalmente sono abbastanza convinto che continuando così, senza togliersi le proverbiali fette di salame dagli occhi, non si andrà molto lontano... E che finchè non si lascerà spazio a nuove idee, nuovi autori e nuovi approcci si continuerà a piangere sul latte versato...

E così io continuerò a scrivere post tragicomici sullo stato del fumetto italiano...

Con buona pace dei consigli di Eric Stephenson.

Alla prossima.

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