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lunedì 31 marzo 2014

DIECI ANNI DI FATE...

Ciao a tutti, come va?
Proprio oggi, salvo imprevisti, verrà mandata in onda l'ultima puntata della sesta serie del cartone WINX CLUB, che nel 2014 festeggia i suoi primi dieci anni e che si conferma probabilmente il maggior successo italiano nel campo delle serie animate, rilanciandosi con una nuova serie mediamente ogni due anni (ma anche con film in digitale, musical e altro ancora)... E a quanto pare è già in lavorazione la settima stagione, a riprova del fatto che questo brand gode di ottima salute.
Salute che, invece, alla fine ha abbandonato il fumetto che - per qualche anno - era stato il competitor diretto di WINX CLUB, e cioè quello dedicato alle streghette (prodotte dalla Disney Italia) note come W.I.T.C.H.
Perchè torno a parlare di questa cosa su questo BLOG? Perchè in effetti il fatto che che WINX CLUB stia continuando a tagliare nuovi traguardi, mentre il progetto W.I.T.C.H. si è definitivamente concluso oltre un anno fa (a causa del crollo verticale delle vendite del fumetto e di tutti i prodotti annessi) non è del tutto scollegato dagli argomenti di cui tratto abitualmente.

A cosa mi riferisco?

Principalmente al fatto che la battaglia fra W.I.T.C.H. e WINX CLUB è stata un po' la battaglia fra due estetiche contrapposte, e - soprattutto - fra due diversi modi di rapportarsi con il mondo che ci circonda. E il fatto che abbia vinto il modello WINX CLUB è un dato interessante.

Entriamo un po' più nello specifico.
In entrambi i casi si tratta di prodotti che hanno voluto coniugare i manga avventurosi per ragazze (in stile Sailor Moon) con lo stratosferico successo di Harry Potter (e del suo magico mondo parallelo dove tutto è possibile), mixando nel frattempo quelli che una volta si chiamavano "romanzi di formazione" con le riviste "di tendenza" per giovanissime. Il tutto proponendo protagoniste multietniche per strizzare l'occhio al mercato globale. Qui, però, le similitudini finiscono.

La prima differenza che balza agli occhi confrontando le protagoniste di ciascuna serie è l'uso del colore. Laddove le WINX sono un'esplosione barocca di colori vivaci, le W.I.T.C.H. si limitavano a una combinazione un po' spenta di viola, indaco, verde e azzurro. Personalmente ho sempre pensato che le prime facevano venire in mente una discoteca gay e le seconde ricordavano un oratorio. Impressione ancor più accentuata se si confrontano acconciature, trucco, vestiti e persino le ali. Altro piccolo dettaglio: le W.I.T.C.H. non indossavano alcun tipo di accessorio, mentre le WINX hanno sempre fatto abbondante uso di fermacapelli, orecchini, tiare e altro (qualche volta persino campanellini/piercing sulle ali!), peraltro rinnovando il loro armamentario in ogni serie...
Obbiettivamente parlando le streghette della Disney Italia hanno sempre fatto la figura delle straccione, se confrontate alle loro colleghe. Delle straccione e delle bacchettone, visto che - in media - si sono sempre coperte molto di più, e la maggior parte di loro ha sempre fatto sfoggio di calzettoni integrali molto poco sexy, che nella loro serie animata (che si è fermata alla seconda stagione) sono diventati obbligatori anche per quelle che nel fumetto ne indossavano una versione ridotta...
Per non parlare poi dei tacchi e delle zeppe che le WINX hanno sempre portato anche nella quotidianità, e che le W.I.T.C.H. hanno sempre tenuto a debita distanza. Il che ci porta ad un altro punto fondamentale: le WINX all'inizio della loro saga sono già sedicenni, che si trasformano in fate sedicenni, mentre le W.I.T.C.H. sono delle bambine che si trasformano in adolescenti, il che - ovviamente - limita molto quello che possono fare con il loro corpo adolescenziale... Nel senso che alla Disney Italia si erano sicuramente posti il problema di limitare la libertà d'azione di bambine in corpi adulti, problema che lo Studio Rainbow ha evitato con le WINX, visto che non c'era niente di (troppo) strano a mostrare delle ragazze di quasi diciotto anni con abitini e atteggiamenti sexy anche nella vita di tutti i giorni...
Sexy, ma sempre con garbo e senza  mai superare la soglia della provocazione esplicita. E questo, probabilmente, è il punto nodale di tutto questo discorso. Nel senso che, di fatto, le WINX si sono rivelate delle vere e proprie portabandiera del "diritto al sex appeal", inteso anche come un modo per esprimere liberamente la propria personalità e attirare l'attenzione. E forse non è un caso se ricordano molto la femminilità estremizzata delle drag queen e di una certa parte del mondo transessuale. Comunque, al di là del contributo di eventuali artisti gay dello Studio Rainbow, la cosa è degna di nota anche perchè - alla fine - è stato questo modello a prevalere, rispetto a quello più "conservatore" proposto dalle streghette della Disney Italia... Nonostante queste fossero partite molto meglio, tant'è vero che - ad esempio - le WINX non hanno mai avuto una versione manga Made in Japan, mentre le W.I.T.C.H. sì...
Poi cosa è successo? É successo che chi seguiva le due serie ha capito che, mentre le W.I.T.C.H. erano fondamentalmente delle buone samaritane che si recavano in un mondo fantastico (e un po' tetro) ricco di insidie per compiere le loro missioni (generalmente improntate al sacrificio), tornando REGOLARMENTE alle loro banali vite da preadolescenti qualunque (con tanto di genitori opprimenti e conflitti preadolescenziali), le WINX vivevano REGOLARMENTE in un mondo magico ricco di glam e "favolosità" (che le rendeva ancora più "favolose" quando si trasformavano), senza doverlo necessariamente associare a momenti difficili, diventando nel frattempo sempre più indipendenti e realizzate. Senza contare che nel mondo delle WINX ci sono anche una quantità di bei ragazzi altrettanto sexy (e decisamente metrosexual), mentre le W.I.T.C.H. hanno sempre finito per accompagnarsi a dei ragazzini tuttosommato sciatti e poco accattivanti...
La presenza di maschi metrosexual è stato uno degli ingredienti che ha portato le WINX a stracciare le rivali nel giro di qualche anno? Io non lo escluderei... Come non escluderei nemmeno il fatto che chi ha progettato i personaggi della serie WINX CLUB si sia guardato molto bene attorno e abbia preso atto che non aveva senso ignorare una tendenza generale che, già nel 2004, era sotto gli occhi di tutti...
A questo punto, però, la domanda nasce spontanea: perchè la Disney Italia non si è adeguata in qualche modo e ha preferito condannare le W.I.T.C.H. a morte certa? Probabilmente la chiave di tutta la questione sta nel fatto che mentre le WINX nascono come prodotto animato da piazzare in tutto il mondo, le W.I.T.C.H. nascevano come un fumetto italiano che - prima di tutto - doveva rendere conto delle sue scelte al mercato italiano. E in particolare allo "spirito Disney italiano" (che NON è lo spirito Disney contemporaneo), con tutti i suoi veti. Di conseguenza la Disney Italia ha voluto (o dovuto) applicare alle W.I.T.C.H.,  che pure si sono ispirate al disinibito mondo dei manga per ragazze, tutto quel retropensiero che - di fatto - sta anche alla base della crisi del fumetto per ragazzi Made in Italy. Lo stesso retropensiero che - con tutti i suoi tabù - impedisce di trattare certi argomenti o anche solo di disegnare i personaggi in un certo modo o con certe caratteristiche. Un retropensiero che allo Studio Rainbow ha avuto un peso molto relativo, visto che le sue fatine - come dicevo - non sfigurerebbero nel corteo di un gay pride...
E d'altra parte non bisogna dimenticare che in buona parte del mondo l'estetica sessualmente disinibita e colorata, "da gay pride" insomma, viene vissuta con una certa familiarità (se non simpatia), cosa che forse spiega anche perchè le WINX continuano a godere di un un buon successo persino in nazioni come gli USA, che sfornano centinaia di serie animate ogni anno. E d'altra parte se le WINX hanno trovato spazio persino sul settimanale cattolico IL GIORNALINO è evidente che il loro modo di porsi è ormai da considerarsi nella norma (o quasi)...
Inoltre, piccolo e non irrilevante dettaglio, puntando tutto sull'estetica lo Studio Rainbow ha giocato d'astuzia, perchè ha creato una serie strabordante di messaggi subliminali e sottointesi narrativi intriganti senza per questo creare un prodotto moralmente censurabile. Di contro la Disney Italia si è posta anche una serie di vincoli estetici e contenutistici per non urtare la sensibilità di nessuno, cosa che - nel lungo periodo - ha portato le W.I.T.C.H. al tracollo. Morale della favola: forse dire che l'influsso della mentalità italiana ha condannato le W.I.T.C.H., mentre l'apertura mentale verso un contesto più internazionale (e smaliziato) mantiene in forma le WINX è un po' riduttivo, tuttavia questo aspetto della questione non è stato certo secondario...
Anche perchè mette in luce il fatto che - forse - in Italia le nuove generazioni iniziano ad avere gli stessi gusti e gli stessi punti di vista delle loro controparti traniere... E se, come loro, premiano un'estetica obbiettivamente più "gay oriented", e delle protagoniste consapevoli del loro sex appeal piuttosto che delle educande represse e castigate, forse è da vedere come un buon segno. Anche perchè, pur ponendosi come delle cubiste, le ragazze di WINX CLUB hanno sempre dimostrato di rappresentare valori solidi e psicologie sane (sfatando, in questo senso, ulteriori pregiudizi tipicamente italiani). Certo: sul fatto che poi il modello di femminilità proposto da WINX CLUB sia riduttivo e molto perfezionabile credo che siamo tutti d'accordo, ma questa è un'altra storia.
Alla prossima.

venerdì 28 marzo 2014

JEM IN ARRIVO...?

Ciao a tutti, come va?
Probabilmente la notizia che nell'ultima settimana ha monopolizzato più di tutte l'attenzione degli appassionati gay di immaginario POP è stato l'annuncio della messa in produzione del film dal vivo basato su di un cartone (e giocattolo) cult degli anni '80: Jem e le Holograms!
Come si presenterà la versione aggiornata di questo personaggio per il secondo decennio del 2000? Per ora si conosce solo il logo (che vedete qui sopra), alcune voci riguardo al soggetto e il team creativo che c'è dietro a questo rilancio: il giovane regista Jon M. Chu (G.I.Joe 2, Step Up 1 e 2...), il produttore discografico Scooter Braun (noto per essere anche in manager di Justin Bieber), il produttore cinematografico Jason Blum (Paranormal Activity) e lo sceneggiatore Ryan Landels (LXD)... I primi tre li vedete nel video seguente, mentre annunciano il progetto e invitano i fans di Jem a dare suggerimenti per lo sviluppo del tutto... Esortandoli addirittura a mandare dei video per entrare a far parte del cast!
Finora, a dire la verità, il contributo dei fans è stato abbastanza scarsino, come potete vedere andando sul sito ufficiale del film (CLICCATE QUI), ma in effetti la cosa non dovrebbe stupire più di tanto. Nel senso che si parla di un giocattolo/cartone cult degli anni '80, che a differenza di altri prodotti Hasbro (Transformers, G.I.Joe, My Little Pony...) non è mai stato rilanciato. Il che significa che il grosso dei suoi fans (che pure sono tanti) non ha l'età giusta per partecipare al casting di un film incentrato su ragazze (e ragazzi) nel fiore degli anni, o addirittura adolescenti. E fra quelli che restano forse non ce ne sono poi tanti che se la sentono anche solo di provare a partecipare ad un vero e proprio film. Inoltre non bisogna scordare che fra i fans di Jem ci sono davvero tanti maschi gay, mentre la maggior parte dei ruoli richiede questa storia sono femminili. Insomma: se chi sta portando avanti il film di Jem si aspettava vagonate di proposte forse non è stato proprio un genio... Tuttavia almeno un casting gli è arrivato dall'Italia, e guardacaso giusto per un personaggio che - fin dall'inizio - doveva rappresentare uno dei tocchi più "gay" della serie animata...
Ora: superata la sopresa, e l'eventuale entusiasmo, iniziale, quello che prevale è una certa perplessità riguardo a tutta l'operazione, che sembra davvero nata per cavalcare l'onda del recente successo dei remake cinematografici dei cult legati all'immaignario POP (dai supereroi ai giocattoli anni '80). Nel caso della Hasbro, in particolare, Jem era davvero l'ultimo brand di culto rimasto nel cassetto, quindi questo progetto era solo questione di tempo. Il problema, però, non è tanto nel bieco fine commerciale dell'operazione, ma nei modi in cui potrebbe essere portato avanti. Si sa ancora poco, ma quello che si sa non è esattamente entusiasmante. Partiamo dal soggetto: pare che in questa storia la protagonista sarà un'orfana adolescente che raggiungerà la fama grazie ai social network e a internet, e che assieme alle sue sorelle cercherà di scoprire in cosa consiste l'eredità di suo padre. Primo problema: nella serie originale Jem/Jerrica Benton era un giovane donna, che si ritrovava suo malgrado nel doppio ruolo di misteriosa cantante e menager rampante (con tanto di orfanotrofio femminile da gestire), e proprio il conflitto fra questi due mondi (entrambi affascinanti, ma molto diversi) dava forza alla sua psicologia, mentre si impegnava per diventare una donna forte ed emancipata. Se in questo film Jerrica sarà un'adolescente che si riduce a fare la cantante per riscattare una situazione miserabile  perderebbe molto fascino... Senza contare che su di lei peserebbe come un macigno il fantasma di Hannah Montana...
E in effetti Hannah Montana potrebbe avere già iniziato ad influire negativamente, visto che - presumo - sia stato proprio il suo ricordo (o meglio: l'esigenza di prendere le distanze dal suo ricordo) a spingere chi vuole mettere in cantiere il film di Jem a prendere le distanze da glitter, colori e giochi di luce vari. Il che sarebbe un errore mortale, ma potrebbe spiegare la scelta di un logo così "spento" e diverso da quello originale, nonchè la scelta di affidare il tutto allo stesso team creativo della serie LXD (The Legion of Extraordinary Dancers), una web serie a base di danza in cui la pur valida regia era caratterizzata da luci cupe, tanti grigi e una mancanza cronica di colori accesi... Se non ci credete date un'occhiata CLICCANDO QUI... Inoltre un altro dettaglio abbastanza inquietante è rappresentato dal fatto che, al momento, nello staff c'è una cronica carenza di creatività femminile... E considerando che il successo della serie animata era stato in buona parte merito della sceneggiatrice Christy Marx (che vedete sotto in versione anni '80) si tratta di una scelta piuttosto inspiegabile...
Forse si voleva evitare di creare qualcosa troppo "femminile" per conquistare anche il pubblico maschile? La speranza è che le cose non stiano davvero così, perchè in quel caso vorrebbe dire che il film di Jem sarà un flop annunciato, oltre che una bruttissima prova di maschilismo. Oltretutto, al momento, sembra che nel progetto non siano coinvolti nemmeno creativi gay dichiarati, e che non si voglia puntare nemmeno su un certo tipo di estetica, eccentrica e fluo (che caratterizzo il progetto originale). E anche in questo caso il sospetto è che a monte ci sia l'intenzione di non correre il rischio di realizzare un prodotto "troppo gay" per paura di giocarsi il pubblico non gay... Peccato solo che Jem sia diventata una serie cult anche perchè è stato uno dei cartoni più gay friendly mai prodotti in occidente, e poco importa se negli anni '80 una certa estetica era di moda, mentre ora è appannaggio (quasi) esclusivo delle drag queen e dei gay più esuberanti: se si snatura anche questo aspetto di Jem vuol dire davvero che non si vuole cogliere l'essenza del personaggio... Che peraltro continua ad ispirare alcune delle più famose drag queen americane (e non solo)...

Morale della favola: in attesa di ulteriori sviluppi spero di sbagliarmi... In ogni caso non mancherò di aggiornarvi tramite il BLOG che vi offre i punti di vista che di solito agli altri sfuggono.
Alla prossima.

venerdì 21 marzo 2014

CONCORSO!

Ciao a tutti, come va?
Siccome in Italia non c'è una vera e propria rete di riferimento per l'arte gay, e meno che meno per i fumetti e l'illustrazione, capita molto spesso che magari ci siano delle iniziative interessanti che passano totalmente sotto silenzio, o che magari vengono a consocenza del pubblico quando è ormai troppo tardi. Il che è particolarmente odioso nel caso dei (pochi) concorsi artistici che nel nostro paese puntano du tematiche LGBT...

E in effetti sono venuto a conoscenza del concorso OMOFOLLIA con un certo ritardo, ma c'è ancora qualche giorno per partecipare ve lo segnalo voelntieri.
Vi riporto pari pari la presentazione dell'iniziativa qui di seguito:

 OMOFOLLIA - Paradossi della diversità


C'è tempo fino al 9 aprile 2014 per partecipare alla prima edizione del contest “Omofollia” dedicato all’illustrazione, promosso dall’associazione culturale Pessoa.
L’iniziativa è patrocinata da Arcigay Napoli (http://www.arcigaynapoli.org) e sostenuta da Editrice Gaia.
Il tema è Omofollia - Paradossi della diversità.
Possono partecipare tutti gli artisti e illustratori, senza limiti di età.
Il primo premio è una somma di denaro (a partire da) 100 euro e la progettazione grafica di una collana di letteratura per Editrice Gaia (http://www.editricegaia.it).

Il tema da sviluppare
Omofollia è una parola inventata, un’associazione di idee, un contenitore di concetti. Omofollia è un suono musicale pieno di contraddizioni: riporta all’omofobia per assonanza e ne rappresenta la conseguenza più disastrosa.
Come coesistono nella società l’uguale e il diverso? Chi è diverso per chi? Chi è diverso per cosa? Perché la fobia dell’uguale diventa persecuzione del diverso?
Lo stato perfetto fonda sulla diversità delle parti la sua carta vincente. Lo stato attuale fonda sull’uguaglianza delle parti l’omologazione più deleteria. La diversità e i suoi paradossi è il tema da approfondire. Oltre i luoghi comuni, la diversità diventa fonte di scoperta, sintomo della conoscenza, pura meraviglia.

Chi può partecipare?
Sono invitati a partecipare a livello internazionale tutti tutti gli artisti e illustratori, senza limiti di età, che, attraverso l'illustrazione, diano una rappresentazione dell’Omofollia, dell’uguale e del diverso, dei paradossi sulla diversità e delle sue persecuzioni.
Selezione delle opere
Le opere vincitrici andranno in mostra ad Angri(SA) nello spazio dedicato alle mostre temporanee dell’associazione culturale Pessoa, per la durata di tre settimane. La stampa delle opere selezionate sarà cura dell’associazione Pessoa, la quale si riserverà il diritto della conservazione e disposizione delle stesse.
Premi
Alla migliore opera verrà assegnata una somma di denaro che partirà da 100 euro e contratto per la realizzazione di copertine per una nuova collana di classici della letteratura per Editrice Gaia (http://www.editricegaia.it). Le altre opere selezionate per la mostra finale, fissata l’11 aprile 2014, avranno la possibilità di vendere l’opera durante l’evento e per l’intera durata della mostra. La mostra, inoltre, farà tappa nella sede di Arcigay Napoli, in occasione del trentennale del trentennale della sede storica del comitato Antinoo.

Cosa spedire?
La partecipazione prevede un costo di iscrizione di 5 euro e comprende la tessera associativa annuale del Pessoa (del valore di 5 euro) che permette la partecipazione a tutte le attività dell’associazione. Ogni autore o gruppo di autori può inviare da una a tre opere in riproduzione digitale, in formato digitale tif, jpg o pdf. Verrà selezionata una sola opera per autore.
Dove spedire?
L’opera o le opere vanno spedite al seguente indirizzo: pessoacollettivo@gmail.com La quota di iscrizione va consegnata: presso la sede dell’associazione Pessoa, in Via Crocifisso, 133 Angri(SA). In caso di impossibilità fisica nel pagamento della quota di iscrizione, contattare pessoacollettivo@gmail.com o la pagina fb ‘Pessoa collettivo’.
Contest online
Verrà indetto un contest online sulla pagina Facebook ‘Pessoa collettivo’, il quale influirà sulla selezione dell’opere destinate alla mostra finale. Il contest online sarà attivo a partire dal 28 marzo e verrà chiuso il 9 aprile. Coloro che manderanno le opere dopo la data di inizio del contest online (28 marzo) verranno comunque inserite nella selezione il giorno dell’invio dell’opera.
Modalità di preselezione e selezione finale
La selezione delle opere destinate alla mostra finale sarà soggetta al giudizio della giura di esperti e ai risultati del contest online. Per la selezione dell’opera migliore si prenderanno in considerazione il giudizio della giuria di esperti, i risultati del contest online e un sistema di votazione popolare attivo durante la serata della mostra finale.
Per ulteriori info contattare:
Pessoa collettivo (pagina Facebook) o scrivere a pessoacollettivo@gmail.com

Speriamo che siano in tanti a partecipare e che salti fuori qualcosa di bello!
Alla prossima.

mercoledì 19 marzo 2014

CENSURA OMOFOBA A SHINJUKU?

Ciao a tutti, come va?
In occidente circolano varie voci sul Giappone, soprattutto da quando è diventato di moda, e una di questa ce lo presenta come una nazione che ignora il concetto di "peccato" nel senso cattolico del termine, e di conseguenza sarebbe molto più aperto delle nazioni occidentali su varie questioni relative al sesso, compresa l'omosessualità.

In parte è vero e in parte no.

Nel senso che, se da una parte è vero che il Giappone non ha radici giudaico cristiane a cui rendere conto, è anche vero che negli ultimi secoli l'influsso delle culture occidentali si è fatto sentire, determinando  tutta una serie di norme censorie e di atteggiamenti "ufficiali" finalizzati ad allineare il Giappone con i suoi nuovi partner internazionali.

Così, al di là dell'odiosa norma sulla censura dei genitali (di cui ho parlato più volte), in diverse occasioni il Giappone "ufficiale" (e quindi quello che non è circoscritto al mondo dei manga e delle altre espressioni artistiche) ha dimostrato una certa chiusura  mentale per quanto riguarda la libera espressione e rappresentazione dell'omosessualità, in particolare quando si trattava di un'omoessualità non allineata a certi modelli tradizionali (come ad esempio quello dei giovani dai lineamenti femminei).

Ultima vittima di questo stato di cose, ma solo in ordine di tempo, è stato il mangaka Poko Murata, che aveva vinto il concorso indetto da una casa farmaceutca giapponese specializzata in trattamenti per pazienti sieropositivi: un suo lavoro avrebbe sovuto campeggiare in bella vista su di un cartellone pubblicitario per i primi sei mesi del 2014 (mentre un'altro autore sarebbe stato selezionato per il resto dell'anno).

Il disegno selezionato era quello che vedete qui sotto...


Il disegno, però, è stato giudicato "contrario alla moralità e all'ordine pubblico" da parte delle autorità, che hanno invitato l'artista a modificarlo per avere ancora la possibilità di esibirlo... E così il povero Poko Murata ha pensato che fosse il caso di coprire il personaggio più "provocante" della composizione... Il risultato potete vederlo qui sotto...
Tuttavia anche questo non è bastato, perchè le autorità hanno ritenuto che la sua dotazione genitale fosse ancora troppo in evidenza, e così alla fine è stata la ditta farmaceutica stessa ad oscurare il personaggio ammiccante che ha creato tanti guai... Anche se alla fine, devo ammetterlo, questo cartellone mi sembra davvero poca cosa rispetto a certi cartelloni pubblicitari che si sono visti appesi a Milano o rispetto a certi cartelloni che da qualche anno a questa parte di vedono abbastanza di frequente negli Stati Uniti...
Il che, in effetti, è abbastanza ironico, se si considera che il Giappone ha adeguato il suo sistema censorio agli standard occidentali di un secolo fa, senza però porsi mai il problema di aggiornarlo a quelli attuali... Di buono c'è che comunque, in Giappone, un numero crescente di artisti specializzati in manga e illustrazioni gay sta sposando la causa della prevenzione, e lo stesso Gengoroh Tagame - di recente - ha accettato di personalizzare le confezioni di preservativi distribuiti dall'Akta, un'associazione di volontariato che in Giappone si occupa di prevenzione nello specifico per la comunità gay...
Morale della favola: non è tutto oro quello che luccica, anche se in effetti bisogna considerare che - probabilmente - in Italia l'idea di una ditta farmaceutica che affida ad un disegnatore di fumetti omoerotici un cartellone pubblicitario che si rivolge ai gay sieropositivi e qualcosa che resta ancora nell'ambito della pura fantascienza...
Alla prossima.

lunedì 17 marzo 2014

DALLA NOTTE AL GIORNO

Ciao a tutti, come va?
Oggi volevo riallacciarmi parzialmente al mio ultimo post, in cui accennavo a come sia importante che anche in Italia riescano a trovare posto fumetti che mettono in discussione l'immagine della chiesa cattolica e dei suoi rappresentanti, sfidando tutta una serie di tabù che nel nostro paese sembrano particolarmente radicati. In realtà l'opera dei fumetti diventa particolarmente importante se si considera che da noi nemmeno l'arte ha il diritto di sfidare simbolicamente uno dei grandi poteri occulti del nostro paese. Dico questo perchè, con l'arrivo delle belle giornate, potreste anche avere voglia di fare un giro ad Amsterdam, e in quel caso potreste cogliere l'occasione per visionare una mostra che a Roma è stata pesantemente censurata, peraltro nell'indefferenza generale. Andiamo con ordine: lo scorso settembre a Roma ha aperto una nuova galleria d'arte, che si chiama L'OPERA (CLICCATE QUI) e che nella sua ingenuità pensava di attirare l'attenzione con una prima mostra volutamente provocatoria. Così ha organizzato una mostra collettiva in cui gli artisti Mauro Maugliani, Luis Serrano e Gonzalo Orquín hanno realizzato opere che dovevano raccontare la chiesa cattolica e le sue contraddizioni su temi come il matrimonio... E infatti Gonzalo Orquín (che è spagnolo, ma ha vissuto in Italia 10 anni), nonostante sia prevalentemente un pittore, aveva scelto di proporre anche un'installazione con delle foto scattate a coppie gay (e lesbiche) che si scambiavano un bacino nelle absidi di famose chiese romane... Immagini tipo queste...



Forse, però, di questa mostra non ne avete mai sentito parlare, e vi chiederete il perchè... In realtà la spiegazione non è poi così complicata: è successo che un paio di giorni prima dell’opening alcune delle foto del progetto di Orquín sono uscite sul sito web di Repubblica, e la cosa è arrivata fin dentro le austere stanze del Vicariato di Roma. “Cosa?” devono aver esclamato i monsignori “baci omosessuali negli absidi delle chiese romane? Dobbiamo fare qualcosa…”. E così, giusto per non smentirsi, gli alti prelati si son fatti scribacchiare dai loro azzeccagarbugli una diffida di quelle potenti, contenente i seguenti concetti: a) “le chiese sono luoghi privati e per fotografarle occorre un’autorizzazione”; b) “i gesti fotografati offendono la morale religiosa”.
Fatto sta che per evitare ritorsioni legali contenute nella diffida, con tanto di richieste di danni (il Vicariatus Urbis che chiede i danni ad una neonata galleria d’arte contemporanea?), gallerista, curatore e artista decidono effettivamente di oscurare l’opera e lo fanno, veloce veloce, in maniera “artistica”, con un intervento in total black che Orquín ha sovrapposto alle fotografie... Che alla fine si sono presentate così...
Potete CLICCARE QUI per farvi un'idea di cosa ne hanno pensato l'artista e il curatore...
Commenti?
La prima cosa che mi viene da dire è che tutta questa storia è passata completamente sotto silenzio, sia da parte dei siti gay (che evidente preferiscono dare la precedenza ad altro) e da parte delle associazioni LGBT italiane, che - tanto per cambiare - hanno dimostrato ancora una volta di avere più lacune di un pezzo di groviera. Io stesso, di tutta questa storia, ne sono venuto a conoscenza solo ora (mea culpa) consultando dei siti stranieri... E questo non va bene, perchè dimostra che forse, in Italia, siamo organizzati persino peggio di quanto non credessimo. Detto questo Gonzalo Orquín adesso potrà avere una piccola rivincita ad Amsterdam, e più precisamente alla galleria Mooi-Man (CLICCATE QUI).
La mostra è stata inaugurata il 9 marzo e dovrebbe proseguire fino all'11 maggio... Ovviamente senza l'intervento di alcuna istituzione religiosa a bloccare il tutto. Inoltre in questa occasione il bravo Gonzalo Orquín avrà modo di mostrare anche i suoi dipinti (che potete vedere CLICCANDO QUI)... Se poi siete anche un po' masochisti potete vedere qui sotto l'intervista (in inglese) che gli hanno fatto in occasione dell'apertura della mostra (dove si parla lungamente della censura subita in Italia e delle tristi conclusioni a cui è giunto l'artista)...
Comunque, siccome ad Amsterdam fanno le cose a puntino, hanno pensato che assieme ai suoi lavori si poteva cogliere l'occasione per esporre anche quelli di un altro artista, stavolta italiano, che in Italia non ha poi tante occasioni per essere valorizzato: Diego Tolomelli, probabilmente l'unico artista al mondo che realizza opere omoerotiche su vetrate...



Ora: come professionista è molto gettonato (CLICCATE QUI per il sito del suo studio), ma a livello di arte omoerotica potete immaginare anche voi che, perlomeno dalle nostre parti, non ha avuto molte occasioni per essere valorizzato. Ed è un peccato. Motivo in più per andare a conoscere meglio il suo lavoro se passate ad Amsterdam entro maggio. E, siccome questo BLOG fa quello che può per rendere culturalmente appaganti i vostri viaggi, vi segnalo anche che, presso la galleria d'arte CNCPT13, verrà esposta anche una bella mostra dedicata all'illustratore americano REX (dal 4 aprile al primo maggio)...
Siccome non mi piace sparare sulla croce rossa eviterò di dilungarmi in commenti caustici. Mi limito a dire che, in una situazione particolare come quella che stiamo attraversando adesso, in Italia i fumetti rischiano davvero di essere uno dei pochi media in grado di garantire un margine di libertà espressiva (degno di questo nome) su diversi argomenti, e non è poco.
Quello che dispiace è che, anche e soprattutto da buona parte del mondo LGBT italiano, continuino ad essere considerati qualcosa di marginale importanza, ed è un peccato, visto che il loro potenziale è molto più grande di quel che sembra.
Alla prossima.

P.S. Non tutto il male viene per nuocere, comunque. Manco a farlo apposta il Vescovo di Lucca ha appena mostrato segnali di apertura (CLICCATE QUI). Considerando che in Italia i Vescovi sono sempre dei trend setters per le loro città mi auguro che la Fiera di Lucca Comics & Games lo prenda in debito conto...

venerdì 14 marzo 2014

A OGNUNO LA SUA PARROCCHIA

Ciao a tutti, come va?
Visto che tutti stanno festeggiando il primo anniversario dell'insediamento del Papa corrente, ho pensato che poteva essere interessante fare un post che avesse in qualche modo a che fare con l'argomento. La prima notizia che sono felice di comunicarvi è che la Panini ha deciso di pubblicare in italiano (incredibile a dirsi) la bella saga in tre volumi LE PAPE TERRIBLE (che italiano verranno raccolti in un'unica uscita). Per chi avesse la memoria corta trattasi della spregiudicata rivisitazione della biografia di Papa Giulio II, noto per la sua crudeltà e per le sue inclinazioni omosessuali... Che nel fumetto in questione (scritto da Alejandro Jodorowsky e disegnato da Theo Caneschi) vengono rappresentate in maniera decisamente esplicita...



Di questo fumetto, a suo tempo, ho parlato molto, quindi in questa sede mi limito a dire che in italiano verrà intitolato IL PAPA SCELLERATO e che dovrebbe arrivare in fumetteria ad aprile (non si sa ancora con quale copertina). Probabilmente, nonostante l'argomento scabroso e scomodo, è altamente probabile che non susciterà l'interesse dei media (come invece è avvenuto in Francia), visto che da noi la stampa ha un approccio ancora molto primitivo all'argomento "fumetti" e se non si tratta di "fumetti" che arrivano in edicola si tende semplicemente ad ignorarli. Troppa fatica farsi una formazione specifica sull'argomento, evidentemente. La pubblicazione di questo volume in italiano contribuirà a confermare - se ancora ce ne fosse bisogno - che le mille paranoie degli editori e delle fumetterie italiane sull'opportunità di dare spazio al tema "omosessualità" sono totalmente prive di fondamento? Probabile. Ovviamente questo non significa che dopo l'arrivo de IL PAPA SCELLERATO cambieranno idea, visto che il problema è a monte e in una più generale percezione dell'omosessualità (ancor più se legata a temi religiosi) come una potenziale fonte di guai di vario tipo... Anche grazie al fatto che dare spazio all'argomento, di fatto, pone chi lo fa in aperto conflitto proprio con le lobby religiose del nostro paese, anche se nessuno osa parlarne apertamente. In altre nazioni, dove evidentemente la percezione dell'omosessualità e del suo rapporto con la religione è vissuto in maniera diversa, le cose possono andare molto diversamente.
Ad esempio: il simpatico e prolifico sceneggiatore Dale Lazarov, noto per i suoi "no word comics" (fumetti che si "leggono" senza l'uso di testi), ora si è lanciato sul mercato dei fumetti digitali e, proprio in forma digitale, sul numero 2 della sua serie BULLDOGS, ha scelto di presentare una deliziosa storiella pornografica sulle libidini di due preti bear...
Potete acquistare questa storia (e tutte le altre messe in vendita da Dale Lazarov in versione digitale) CLICCANDO QUI. Ora: devo ammettere che i preti, per me, sono l'antitesi della fantasia erotica, tuttavia credo che questa storia così sfacciatamente (e realisticamente) dissacrante abbia un certo significato simbolico. Nel senso che, fino a qualche anno fa, non si sarebbe proprio potuta vedere, e se anche qualcuno l'avesse pubblicata in nazioni più aperte della nostra, di certo in Italia non l'avrebbe pubblicata NESSUNO. Dale Lazarov sta a Chicago (che è un altro universo rispetto all'Italia), però visto che si tratta di un fumetto digitale (per giunta senza parole) il suo potenziale comunicativo a livello globale non è da sottovalutare. Comunque, a riprova del fatto che dalle nostre parti non è tanto semplice pubblicare fumetti in cui si parla di sesso e religiosi, volevo farvi notare che - nonostante il grande successo di Robert Kirkman anche da noi (con Walking Dead, ad esempio) - nessun editore italiano ha ancora osato pubblicare la sua serie BATTLE POPE (che risale addirittura al 2000)...
Visto che, per ovvi motivi, pochi di voi sapranno di cosa sto parlando vi riassumo brevemente che questa serie (di quattordici numeri), racconta di Papa Osvaldo Leopoldo II, un pontefice disilluso, alcolizzato e sessodipendente che - suo malgrado - si trova alle prese con la fine del mondo e con l'apertura dei cancelli dell'inferno. Dio gli fornisce poteri da supereroe e un super corpo, con tanto di super apparato genitale, per poter fronteggiare il nemico, e manda suo figlio Gesù a fargli da assistente (nonchè da compagno di stanza, per tenerlo sotto controllo)... Anche se questo non fa cambiare le poco edificanti abitudini del Papa in questione...


Adesso che Robert Kirkman sta diventando un autore di culto anche in Italia qualcuno oserà mettere le mani su questa miniserie? Non so perchè, ma ho qualche dubbio. Intendiamoci: ultimamente in Italia si inizia timidamente a fare satira religiosa a fumetti in maniera un po' più sciolta, ma sempre utilizzando un registro comico abbastanza soft e senza confrontare direttamente la religione con la sessualità, visto che evidentemente è ancora considerato un accostamento potenzialmente pericoloso per chi osa farlo. Probabilmente parlare di sesso e religione, per un editore italiano medio, rappresenta ancora una scelta coraggiosa. Quindi tanto di cappello alla Panini per IL PAPA SCELLERATO.
Ci vorrà ben altro per cambiare le cose, ma se non altro questi piccoli segnali fanno ben sperare per il futuro.
Alla prossima.

mercoledì 12 marzo 2014

PRESENTIMENTI NON TANTO BRUTTI?

Ciao a tutti, come va?
A seguito del mio intervento in risposta al post di Giuseppe Di Bernardo (editor Star Comics) si è sentito di intervenire anche Diego Cajelli (che vedete nella foto sotto), lo sceneggiatore dell'imminente one-shot  FOOD FIGHTER, incentrato sulle avventure di Chef Rubio.
Diego Cajelli mi scrive:

"Ciao!
Sono Diego, lo sceneggiatore di Chef Rubio-Food Fighter.
A dire il vero, io ti avevo lasciato un commento quando avevi fatto un post su Long Wei parecchio tempo fa, questo:
Clicca Qui
Ma, dato che non avevo ricevuto alcuna risposta ho pensato che non ti interessasse avere un dialogo.
(Tra l'altro non hai nemmeno fatto un post dopo l'uscita della serie, per smentire i "pregiudizi" che avevi avuto prima di leggere il fumetto. Ma non è un problema, ognuno ha il suo modo di gestire il proprio blog)
Venendo a Food Fighter...
La questione, per me, è tutta nel rispetto delle persone. Quando ho deciso di inserire un personaggio gay nel plot di Food Fighter l'ho fatto perchè era utile a livello di trama e per la caratterizzazione dinamica tra i vari personaggi. Era utile anche a livello di collocazione nella realtà contemporanea, era utile per il "mondo", perchè nel mio "mondo" i gay ci sono, esistono, fanno parte della vita quotidiana, mia e di altre persone. Per me è naturale, e non vedo perchè non dovrebbe esserlo anche in una realtà immaginaria come quella del fumetto.
Però, tornando al discorso del rispetto che dicevo prima, ragionando da etero avevo ben chiaro il rischio di usare involontariamente degli stereotipi, o peggio, delle macchiette.
Che cosa ho fatto?
Ho ricalcato il personaggio su un mio amico. Quel personaggio è esattamente com'era quel mio amico anni fa, quando eravamo "giovini".
E ti assicuro, non ricalca alcun stereotipo, anzi...
Questo è quanto.
Spero che la tua moderazione dei messaggi faccia passare queste mie righe e ti auguro una buona giornata!"


Caro Diego Cajelli, intanto grazie per aver considerato questo BLOG per la seconda volta. Alla tua risposta su Long Wei non ho dato seguito perchè nel frattempo volevo seguire la serie e capire un po' meglio dove e come andasse a parare. A breve sicuramente condividerò un'analisi a posteriori, nella quale si vedrà se smentirò i miei pregiudizi oppure no (chissà... Chissà... Chissà...). Anche se, nel caso di Long Wei, più che di pregiudizi si trattava di perplessità sull'impostazione del progetto così com'era stato presentato (quindi più che un problema di pregiudizi miei si trattava di un problema dell'ufficio stampa, che metteva in luce alcuni elementi che mi hanno portato a trarre determinate conclusioni). Il che, in teoria, è anche il problema che sto notando con Food Fighters. Nel senso che solo ora sto apprendendo ufficialmente, da te che sei lo sceneggiatore, che in Food Fighter c'è un personaggio gay, visto che da nessuna parte si è accennato alla cosa, men che meno al fatto che (come nel caso del protagonista) si tratta di un personaggio ispirato ad una persona realmente esistente. Se questa informazione fosse stata diffusa assieme alle altre sicuramente avrei impostato i miei post in un'altra maniera. Piccolo suggerimento: in vista del debutto del fumetto mandate questa informazione a qualche sito e blog di informazione gay. Sicuramente vi farete pubblicità presso un pubblico che di solito non segue siti di informazione fumettistica, e se il suddetto personaggio andrà oltre gli stereotipi vi porterà tanti lettori in più (è successa la stessa cosa con Gea di Luca Enoch). In ogni caso grazie per la netta presa si posizione e del chiarimento, che male non fa. Un vero peccato che generalmente nei siti e nei blog italiani che parlano di fumetti non ci sia quasi mai occasione di fare esprimere gli autori su questi argomenti, a differenza di quello che accade nei corrispettivi siti e blog in lingua inglese (e non solo). Sia come sia ora ora la curiosità di leggere Food Fighter è aumentata (presumo anche da parte di chi segue questo BLOG).
Quindi presumo che qualche lettore in più ve lo siete già guadagnato.
Ovviamente, a questo punto, anche le aspettative cresceranno, a vostro rischio e pericolo (^__^).

Detto questo è già la seconda volta in due settimane che qualcuno mi sfida a non censurare i commenti che arrivano ai miei post... Guardate che se a volte compaiono pochissimi commenti non è perchè li censuro io, ma perchè questo BLOG è seguito da gente che preferisce non intervenire... Sigh... Sigh... Sigh...

In ogni caso se qualcuno ha da commentare non si faccia problemi.
Alla prossima!

lunedì 10 marzo 2014

TAGAME RIMANDATO AD APRILE

Ciao a tutti, come va?
L'idea di essere in un villaggio globale sempre più interconnesso, grazie anche alla condivisione di passioni come quella per il fumetto, è molto gradevole, ma ogni tanto può capitare che questa idea debba ancora scontrarsi con di piccoli imprevisti burocratici.
E questa volta a farne le spese è stato Gengoroh Tagame, e presumibilmente gli appassionati che si erano tenuti liberi per le date in cui era previsto il suo arrivo in Europa, magari per farsi fare un disegnino autografato da lui.
Tutto è cominciato con l'uscita del secondo volume cartonato che l'editore tedesco Gmuender ha deciso di dedicare ai lavori del nume tutelare del bara manga (gia tradotte tutte, in italiano o in francese, ma curiosamente non ancora in inglese)...
Il lancio del volume, previsto per marzo, evidentemente sta dimostrando che l'interesse per questo autore sta crescendo in tutte Europa, visto che - dopo diversi viaggi a Parigi - stavolta era stato invitato come ospite a firmare dediche a Berlino, nella libreria Prince Valiant (la più antica della città, che trovate CLICCANDO QUI), e a Londra, nel gay shop Prowler (CLICCATE QUI). E il tutto mentre, sempre a Berlino ci sarà la prima esposizione tedesca dei suoi lavori, presso la galleria d'arte Xavierlaboulbenne (CLICCATE QUI).
Il tutto avrebbe dovuto essere impreziosito dalla presenza di Gengoroh Tagame in persona... Che però, all'ultimo momento, ha dovuto posticipare tutto a data da destinarsi... Per via di un non meglio precisato problema burocratico a livello di visti internazionali e altre amenità del genere. Se tutto va bene, però, il viaggio sarà solo posticipato ad aprile.
Poco male, quindi.
Il problema vero è che in Italia, che peraltro è stato uno dei primi paesi occidentali a pubblicare i suoi fumetti, non si è mai organizzata una mostra a lui dedicata... Anche perchè dalle nostre parti non mi risulta che ci siano gallerie d'arte o altri tipi di spazi adatti (e disponibili) ad ospitare i suoi lavori.
E d'altra parte, a differenza che Francia, Germania e Regno Unito, in Italia non è mai stata allestita nemmeno una mostra dedicata a Tom of Finland, e probabilmente se questa lacuna accomuna proprio questi due artisti un motivo c'è.
Attendiamo fiduciosi che le cose possano cambiare (anche se l'infelice e disgraziatissima congiunzione socio/economico/culturale in cui troviamo non sembra particolarmente favorevole).
Intanto si può sempre prendere un volo charter per Londra o Berlino...
Alla prossima.

venerdì 7 marzo 2014

BRUTTI PRESENTIMENTI 2?

Ciao a tutti, come va?
Forse sbaglio, ma la mia sensazione è che generalmente gli editor italiani non frequentino questo BLOG, visto che nonostante tutti i post che gli dedico non ricevo mai alcun commento, nemmeno indignato (come invece accade su altri siti e blog). Certo, c'è anche la possibilità che passino di qui e non reputino questo BLOG degno di essere commentato. Poi, però, può capitare che qualche editor arrivi dalle mie parti, presumo cercando notizie e recensioni su quello che produce, e si prenda anche la briga di scrivere due righe per commentare un post... E non posso fare a meno di dare risalto alla cosa...
 Nella fattispecie questa volta è capitato a Giuseppe Di Bernardo, editor di Star Comics e ideatore del fumetto che prossimamente la Star Comics dedicherà a Chef Rubio (immagine sottostante)...

Al suddetto fumetto avevo dedicato un post a dicembre, intitolandolo "BRUTTI PRESENTIMENTI", che potete leggere CLICCANDO QUI. Al suddetto post (e ai relativi commenti) Giuseppe Di Bernardo, in fase - giustamente - promozionale, ha pensato di intervenire col seguente messaggio:

"Salve!
Alcune puntualizzazioni.
Questa NON sarà una serie, ma un numero singolo da libreria ed edicola di 144 pagine.
Sul fatto che la Star non ne imbrocchi una, beh.... questione di gusti. L'avete letto "Suore Ninja"? La Star Comics ha toccato un argomento molto rischioso con questa mini serie che ha avuto un primo episodio dal titolo "Zombie Gay in Vaticano". Non voglio farvi spoiler, ma vi consiglio di darci un'occhiata. Food Fighter tratterà in qualche modo l'argomento gay? Leggetelo. Potreste avere delle sorprese ;) 


Giuseppe Di Bernardo"

Bene... Bene... Bene... Caro Giuseppe Di Bernardo, non ci conosciamo ed evidentemente non hai mai sentito parlare di me, altrimenti non avresti commentato un mio post con tanta facilità senza temere le conseguenze (sono ironico, ma neanche tanto... UAH... UAH... UAH...). Perchè da questo commento, per quanto breve, mi fai intuire molte cose interessanti. Il post era di dicembre, e ancora non era chiaro che il fumetto sarebbe stato un numero unico, ma questa tua precisazione, unita al fatto che citi le "Suore Ninja" presupponendo che su questo BLOG non se ne sia parlato, e precisando addirittura che il primo episodio si intitolava "Zombie Gay in Vaticano" (premurandoti di non dirci altro per non fare spoiler) indica due cose. La prima è che probabilmente non segui questo BLOG (cosa legittima, per carità), la seconda - forse un po' più grave - è che se finora non ti ci sei imbattuto vuol dire che non hai mai cercato "fumetti gay" su google, perchè in quel caso avresti visto che questo BLOG è nella prima pagina di risultati, anche prima di REN BOOKS. Intendiamoci: nessun editor è obbligato a cercare "fumetti gay" su google, però se non fa questa ricerca vuol dire che non pensa sia il caso di approfondire l'argomento, e se non pensa che sia il caso di approfondire l'argomento... Poi diventa magicamente chiaro perchè quando ha modo di inserirlo nei fumetti che gestisce l'effetto non è quello sperato. Con rispetto parlando.

E infatti delle SUORE NINJA su questo BLOG ne ho parlato fino alla nausea, analizzando per filo e per segno quali sono stati i motivi che - forse - hanno determinato un successo inferiore alle aspettative... Tipo il fatto che il punto di forza del numero autoprodotto a Lucca non erano le suore, ma gli zombi gay in Vaticano, con la parola "GAY" in bella vista (a differenza di quanto avvenuto sulla copertina della versione Star Comics della stessa storia). Altro non aggiungo per non ripetermi.

Riguardo al tuo ultimo, sibillino, accenno alla possibilità che in Food Fighter ci possano essere allusioni all'argomento gay... Sai, vero, che adesso io e tutti i lettori di questo BLOG (che non sono mai meno di 450 al giorno) aspettiamo solo che questo albo esca per commentarlo con occhio superattento? E che se presenterà qualcosa di improprio/stereotipato/sgradevole qui potrebbe arrivare un post così atomico da rendere radiattivo chi lo legge?
Bene... Bene... Bene...

Attendiamo con mooooooolta ansia, a questo punto...

mercoledì 5 marzo 2014

DISNEY A DUE VELOCITÁ

Ciao a tutti, come va?
Oggi il mio post parte da una notizia interessante che arriva dagli U.S.A. e che riguarda la Disney in senso lato. Infatti la Walt Disney Company ha deciso che non finanzierà più l'associazione dei boy scouts americani...
Come mai? Molto semplice: non è più disposta a tollerare la politica repressiva dell'associazione dei boy scouts nei confronti dell'omosessualità. Infatti ha trovato che la recente revisione del regolamento dei boy scouts sia stata una presa per i fondelli.
La suddetta revisione ritirava l'interdizione automatica dei giovani gay dichiarati dai gruppi scout, ma solo a patto che garantissero di non essere sessualmente attivi (nel senso di non avere una vita sessuale, intendo), e comunque confermava che raggiunta la maggiore età questi soggetti sarebbero stati comunque allontanati. Pare proprio che questa cosa, alla Walt Disney Company di oggi, proprio non sia andata giù (anche perchè sa bene che il suo bacino di utenti gay e pro-gay è più ampio del suo bacino scouts e pro-scouts), ed ha agito di conseguenza. La presa di posizione, in realtà, non stupisce più di tanto, visto che proprio l'anno scorso nel serial Good Luck Charlie è comparsa la prima famiglia omogenitoriale Made in Disney...
Il tutto mentre i Gay Days nel parco di Walt Disney World sono una ricorrenza sempre più partecipata...
Senza contare tutta una serie di aperture più o meno evidenti nei confronti del mondo gay, della sua estetica e dei suoi riferimenti culturali. Probabilmente è solo questione di tempo prima che in qualche film Disney compaia un personaggio omosessuale (dichiarato), ma il punto fondamentale è che - evidentemente - la Walt Disney Company è un'azienda che punta al futuro e al progresso, senza rendere conto delle sue decisioni a chi ha una mentalità retriva e bigotta (o, più banalmente, analizzando quali sono le tendenze della società). D'altra parte, finora, questa apertura mentale e questa voglia di rinnovamento sono state le chiavi del suo successo.
E la questione gay è solo la punta dell'iceberg.
Per questo è sempre più stupefacente notare come chi gestisce i fumetti Disney in Italia non abbia la minima intenzione di avere lo stesso approccio, con tutto quel che ne consegue.
Partiamo da un dato di fatto: a differenza di quello che accade con altri editori italiani di fumetti, i dati di vendita di Topolino sono resi noti dall'ADS (il centro di Accertamento Diffusione Stampa, a cui ci si può iscrivere gratuitamente per visionare i suddetti dati), grazie al quale è stato possibile realizzare un grafico impietoso del suo calo di vendite in edicola dal 2004 al 2011...
Il settimanale è passato da  219.974 copie a settimana a 85.743, ma scartabellando le tabelle ADS il calo è proseguito anche negli anni successivi. All'inizio del 2013 vendeva circa 58.000 copie alla settimana, che sono diventate circa 52.000 a novembre dello stesso anno. A dicembre, probabilmente con l'effetto Natale, è risalito, ma solo a quota 56.775.
I dati di inizio 2014 non sono ancora noti, ma visto che nemmeno il passaggio alla Panini ha determinato qualche cambiamento rilevante nella politica del settimanale, è improbabile che si sia verificata un'impennata improvvisa nelle vendite.
Anche perchè Topolino adotta le stesse strategie di marketing di trent'anni fa, ad esempio dedicando un numero speciale a Sanremo e ai suoi conduttori in versione paperinizzata...
Idea simpatica quanto volete, ma tremendamente scontata, banale e priva di appeal per quanti non sono già cultori delle classiche trovate del settimanale Topolino... E sono sempre meno, a giudicare dai dati di vendita sopra esposti. E, forse, sono sempre meno perchè sono sempre meno i bambini che si appassionano davvero a Topolino, impedendo da diversi anni quel ricambio generazionale che è sempre stato la forza di questo settimanale... Nonchè la forza del marchio Disney nel suo insieme.
Il fatto è che i bambini e i preadolescenti di oggi hanno tutta una serie di stimoli che i loro colleghi di dieci o venti anni fa non avevano, e sicuramente sono diventati molto più esigenti, anche in fatto di umorismo. Soprattutto grazie alle serie televisive americane (comprese quelle Disney) si sono abituati ad un umorismo più complesso, caustico e multisfaccettato di quello che offre Topolino... E soprattutto si sono abituati ad un umorismo che prende spunto dalla realtà, senza particolari tabù e senza un sottotesto necessariamente buonista... E questo lo hanno capito persino alla MATTEL, visto che con la nuova serie in CG Barbie Life in the Dreamhouse hanno mandato definitivamente in pensione la classica Barbie perfettina e profumella, caratterizzando la protagonista e i suoi comprimari in una maniera deliziosamente "umana" e nevrotica, e rendendoli peraltro consapevoli di essere delle bambole di plastica!
Stesso discorso hanno fatto i creativi della HASBRO, che sono stati capaci di rilanciare il brand MY LITTLE PONY con una serie animata che è diventata da subito (caso più unico che raro) un cult intergenerazionale...
E, guardacaso, in entrambi i casi c'è stato spazio per ammiccamenti e sottointesi LGBT, che hanno reso estremamente popolari questi prodotti anche presso la fascia di pubblico LGBT e i suoi simpatizzanti... Peraltro a livello internazionale. Conoscendo la Walt Disney Company non mi stupirei se in questo momento stesse lavorando alla creazione di qualcosa che possa competere direttamente con Mattel e Hasbro sullo stesso terreno, anche se basta guardare i suoi ultimi film per capire che è da diverso tempo che ha sposato questa filosofia (così come l'hanno sposata tutti coloro che producono animazione per bambini)... Tant'è vero che il protagonista maschile di Frozen, Kristoff, in originale è stato doppiato dall'attore (e cantante) gay dichiarato Jonathan Groff, che nelle interviste del film parla anche della questione delle unioni gay e dell'apporto che il suo personaggio può dare all'integrazione della comunità gay...
Quindi la domanda (retorica) é: perchè Topolino e derivati, in Italia, si ostinano a battere una strada diametralmente opposta? Considerando che in edicola non hanno concorrenti diretti, non gli viene il dubbio che se continuano a perdere colpi forse sono loro a sbagliare strategia? Perchè non accettano il fatto che magari dovrebbero aprire le porte a qualcosa di nuovo?
Perchè Topolino viene prodotto in Italia, e si comporta di conseguenza.
E non mi riferisco necessariamente alle tematiche LGBT.
Della questione ho già parlato in altre occasioni, e cercherò di non ripetermi, però questa ostinazione sembra proprio voler confermare da una parte la paura di sfidare i poteri conservatori del nostro paese (e la loro influenza sulla mentalità italiana), e dall'altra l'incapacità di guardarsi attorno sul serio e in maniera obbiettiva, rimettendosi seriamente in discussione. Il tutto non puntando più di tanto sulle novità per non giocarsi i lettori storici, affezionati all'approccio classico italo-disneyano.
Tuttavia, in un momento storico difficile come questo,  un buon fumetto periodico - che è un passatempo tuttosommato economico - dovrebbe guadagnare lettori invece di perderli, e se Topolino si avvia verso le 50.000 copie settimanali (entro fine 2014?) forse sarebbe il caso di fare una seria autocritica... Che però, incredibilmente, non arriva.
Pare che alla Panini stiano pensando di rinnovare il parco autori e i collaboratori di Topolino, nella speranza di fargli riprendere quota, ma se non si cambia la filosofia alla base del settimanale, andando oltre i confini del suo tradizionale orticello, probabilmente non ci saranno grandi miglioramenti. Finché Topolino continuerà ad avere un occhio di riguardo verso un certo tipo di lettori "tradizionalisti" e non più tanto giovani, verso un certo senso estetico, una certa morale e un certo umorismo (sempre più datato), proiettandosi verso un passato "sicuro" che di fatto non c'è più, le cose non cambieranno e i nuovi lettori non arriveranno. Perlomeno finchè chi gestisce Topolino non sarà consapevole dello scarto generazionale (e culturale) che c'è stato negli ultimi anni fra i classici lettori di Topolino (e, diciamolo pure, quello che era una volta "l'italiano medio") e il nuovo pubblico potenziale dei personaggi Disney (cioè i bambini dai sei anni in su), che sta crescendo a pane, Disney Channel e Youtube, in un contesto sempre più multiculturale e globale... Abituandosi fin da subito a una serie di contenuti che hanno superato da tempo i limiti che si autoimpone Topolino...
Oltretutto, se io fossi la Walt Disney Company, al di là del problema delle vendite, inizierei ad interrogarmi sull'utilità di un prodotto come Topolino, proprio perchè di fatto è ormai molto lontano dallo "spirito Disney" contemporaneo e rappresenta un universo a sè stante e autoreferenziale (nonchè retrogrado sotto molti punti di vista), e quindi sempre meno sfruttabile commercialmente.
Il problema, forse, non si poneva quando le alte vendite ogni settimana garantivano un certo ritorno - presumo -  anche alla Walt Disney Company, ma se i lettori continueranno a scendere sono portato a credere che, nel lungo periodo, potrebbero esserci delle decisioni drastiche da parte dei boss americani, anche perchè voci di corridoio dicono che la Walt Disney Company ha dei grossi piani per l'Italia nei prossimi anni, e non mi sto riferendo ai fumetti...
Per ora la Walt Disney Company ha messo la produzione italiana sotto l'ombrello della Panini, ma cosa succederà se anche in Panini avranno paura di cambiare le carte in tavola?
Staremo a vedere.