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venerdì 14 dicembre 2018

TRATTAMENTI DIVERSI...

Ciao a tutti, come va?

Come potrete immaginare, se mi conoscete almeno un po', non potevo proprio fare a meno di dedicare un post a quello che sta succedendo dalle parti di Netflix in questo periodo, anche perchè questo è un blog che cerca di non fermarsi alle apparenze... Soprattutto quando le apparenze porterebbero a pensare che dietro a certe scelte non c'è alcuna logica.

E ovviamente mi sto riferendo al primo, traumatico, trailer del reboot in CGI che Netflix ha intenzione di dedicare ai cari vecchi Cavalieri dello Zodiaco... E da cui si evince chiaramente che Shun di Andromeda è stato trasformato da cavaliere in cavallerizza... Cosa, peraltro, spietatamente confermata anche dai produttori e da chi si è dovuto occupare - suo malgrado - della caratterizzazione grafica di questo cambiamento...

Tuttavia, per capire meglio cos'è successo, direi che potrebbe essere interessante inquadrare la situazione nel suo complesso, anche perchè dire - come in tanti hanno detto - che Netflix ha "corretto" un personaggio con caratteristiche che adesso verrebbero definite "bigender" per una malcelata forma di omofobia sarebbe riduttivo, e probabilmente sbagliato. Il discorso è un po' più complesso, ma credo che per prima cosa sia interessante analizzare un paio di produzioni che hanno debuttato su Netflix proprio in questo periodo.

In primo luogo è arrivata la tanto attesa (e temuta) rivisitazione di She-Ra, e dopo averla vista sia in inglese che in italiano penso di poter dire che l'esperimento può dirsi oltremodo riuscito sotto diversi punti di vista, non ultimo quello dell'inclusività LGBT.

Tecnicamente non si è trattato di un semplice remake, ma di una rivisitazione che oltre ad aggiornare la caratterizzazione grafica dei personaggi (rendendo anche questa molto più "inclusiva"), ha approfondito in maniera del tutto inedita le dinamiche psicologiche e caratteriali di ciascuno di essi, a partire da quelli che - negli anni Ottanta - erano considerati figure del tutto marginali. E questo, ovviamente, ha dato modo all'ideatrice Noelle Stevenson di inserire tutta una serie di tematiche a lei care, tra le quali - appunto - i sottotesti LGBT e la messa in discussione degli stereotipi e dei ruoli di genere...






Qualcuno ha rinfacciato a questa prima serie il fatto di essere troppo lenta, però bisogna dire che probabilmente questo ritmo era necessario per permettere di reintrodurre tutti i personaggi principali nel modo giusto, per decostruirli e ripresentarli al pubblico al meglio. E infatti, dopo aver visto tutte le puntate, la sensazione è che si sia trattato solamente di un succoso antipasto.

Tantopiù che la doppiatrice di Glimmer si è lasciata sfuggire che, in futuro, ci sarà modo di conoscere i due padri del giovane arciere Bow (CLICCATE QUI)... Che, fra parentesi, pur essendo uno dei personaggi principali della serie non viene mai messo al centro di rapporti "romantici" con le altre protagoniste. E le gelosie che scatena sono solo relative al fatto che è un "migliore amico" molto conteso... Dove potrebbe portare tutto questo ce lo dirà il tempo, anche se io qualche idea ce l'avrei...

Quindi direi che Netflix non vuole trascurare le tematiche LGBT nemmeno nelle sue serie animate, cosa che peraltro si era già intuita con il coming out di Shiro nell'ultima serie dedicata al remake di Voltron. Anche se a ben guardare il fatto che il suo grande amore Adam sia stato fatto morire (scatenando le ire del pubblico, e spingendo il produttore a fare delle pubbliche scuse, come potete leggere CLICCANDO QUI) potrebbe fornire qualche elemento supplementare per la teoria che andrò ad esporre fra poco.

E comunque, a riprova del fatto che la tematica LGBT in quanto tale non rappresenta un tabù nelle produzioni animate di Netflix, direi che c'è anche la distribuzione della miniserie satirico/umoristica/demenziale Super Drags (che è stata doppiata anche in italiano, anche se personalmente sono convinto che farla doppiare da delle vere drag queen sarebbe stato molto meglio)... Che sarà pure grottesca, volgare e sboccata, ma d'altra parte nasce proprio per essere politicamente scorretta, così come - spesso e volentieri - sono gli spettacoli in drag...

Quindi, anche in questo caso, direi che Netflix ha dimostrato di avere una certa apertura mentale... Inoltre, guardando al recente passato, nella serie Devilman Crybaby aveva dato una rappresentazione dell'omosessualità decisamente esplicita (CLICCATE QUI)...

Perciò il caso di Andromeda, che ha fatto ribollire i social e i siti specializzati come non mai, a questo punto sembrerebbe davvero inspiegabile. In questi giorni ho letto valanghe di commenti inferociti da parte dei fans della serie, e in particolare da parte di quelli gay, semplicemente sconvolti dal fatto che con un colpo di spugna si sia deciso di cancellare uno degli elementi più "inclusivi" e qualificanti della serie, e cioè la presenza di un protagonista maschile - forte e positivo - che però scardinava gli stereotipi di genere e che - nei fatti - ha aiutato generazioni di ragazzini a convivere serenamente con il loro lato femminile...

Ci sono state poi le schiere dei puristi nippofili e degli otaku tutti, che hanno gridato allo scandalo, anche perchè la presenza di Andromeda e di altri personaggi più femminei nella saga era anche il riflesso di tutta quell'estetica giapponese che - storicamente - celebra la bellezza androgina dei bei fanciulli, possibilmente con risvolti omosessuali, e cioè i "bishonen"(美少年). Quindi questi appassionati sostengono, probabilmente a ragione, che privare la serie del suo forte elemento bishonen vuol dire snaturarla.

E infine ci sono state schiere di appassionate di sesso femminile, inorridite dal fatto che, oltre al cambio di sesso in quanto tale, ora c'è di fatto un elemento femminile della squadra... Che scombussolerà tutte le loro dinamiche di identificazione e che di fatto rappresenterà un elemento estremamente disturbante dal punto di vista narrativo... E potenzialmente devastante. Anche perchè ci sono state schiere di fanciulle che negli anni si sono appassionate alla saga anche via dei suoi sottotesti omosessuali...

Quindi a che pro sconvolgere uno dei punti fermi della saga, elaborato dal mangaka Masami Kurumada fin dal 1986?

Alle domande incalzanti dei fans il produttore Eugene Son ha così risposto:

“La grande questione “perché cambiare Andromeda?”. Si tratta di una mia scelta. Quando abbiamo iniziato a sviluppare questa nuova serie, volevamo cambiare molto poco. Il soggetto di base di Saint Seiya, che lo ha reso molto amato, è ancora forte e funziona ancora  dopo trent’anni. L’unica cosa che mi preoccupava era che tutti i Cavalieri di Bronzo di cui fa parte Pegasus sono degli uomini. Ora, la serie aveva dei personaggi femminili forti, e questo si riflette nel gran numero di donne che sono appassionate del manga e della serie. Ma trent’anni fa era normale vedere un gruppo di ragazzi che combattevano per salvare il mondo senza ragazze intorno. Era la prassi. Oggi il mondo è cambiato. La normalità è vedere ragazzi e ragazze lavorare fianco a fianco. Siamo abituati a vederlo. Giusto o sbagliato, il pubblico può vedere un gruppo di soli uomini come un nostro tentativo di promuovere un’affermazione su qualcosa. E forse trent’anni fa vedere delle donne che tirano calci e pugni non era qualcosa di ipotizzabile. Ma oggi non è lo stesso. Ci sono molti personaggi femminili nel manga e nell’anime. Dovevamo prendere dei personaggi esistenti come Saori o Shunrei o Miho, dare loro dei poteri e farle diventare le nostre April O’Neil? Oppure dovevamo creare un nuovo personaggio femminile e farlo entrare nel team? Forse… ma non volevo creare un nuovo personaggio femminile che sarebbe apparso come una fastidiosa aggiunta… Quindi abbiamo parlato su Andromeda. Tutti erano d’accordo sul fatto che fosse un personaggio eccezionale. Quindi abbiamo pensato di cambiare l’originale Shun di Andromeda nella nostra interpretazione, dando vita a Shaun. Più lo sviluppavamo, più ne vedevamo il potenziale. Un grande personaggio con un grande look. Il concetto alla base di Andromeda non cambierà. Usa le catene per difendere se stessa e i suoi amici, una cosa che ha imparato dal suo fratello superprotettivo, che le ha anche insegnato a combattere. I fan più accaniti della serie sanno cosa succede ad Andromeda nel proseguimento della storia. Come apparirebbe tutto ciò se Andromeda fosse una donna? Ho pensato che sarebbe stata una cosa interessante da affrontare. Ma anche se so che è controverso, non lo vedo come un cambiamento del personaggio. Lo Shun originale è ancora un grande personaggio, ma questa è una diversa interpretazione. Se pensate che sia strano e non vi piace, lo capisco. Anche alla Toei sono stati in molti a chiedermi: “ma sei sicuro di questa cosa?”. Molti fan accaniti del personaggio lo amano molto. Ma spero che lo vorrete guardare lo stesso quando la serie sarà disponibile e farvi un’idea. So che molti di voi già lo odiano. Lo capisco e apprezzo la vostra passione per Seiya. Ma questo è ciò che farò. In ogni caso, questo è ciò a cui ho pensato quando l’ho suggerito e questo è il motivo per cui l’ho fatto. E penso che la nuova serie sarà molto divertente quando potremo parlare del cambiamento di Andromeda. Spero che vedrete la serie quando arriverà su Netflix nel 2019. Ma ripeto, se non siete interessati o se vi da fastidio capisco completamente il vostro punto di vista.”

Inutile dire che gli appassionati si sono sentiti ulteriormente presi in giro. Anche perchè la questione della quota femminile, in una serie del genere, non regge... Tantopiù che per avere quella quota - che comunque era rappresentata dagli altri personaggi femminili della serie - si è sacrificata la quota gay, o perlomeno quella gay friendly (e a questo punto sarà molto interessante verificare cosa succederà anche agli altri Cavalieri dello Zodiaco dai tratti più femminei).

Da notare che una strategia del genere era stata adottata anche nel film in CGI prodotto in Giappone nel 2014, quando il Cavaliere dello Scorpione divenne una donna. Però nel film "I Cavalieri dello Zodiaco - La leggenda del Grande Tempio" c'era effettivamente un problema di quote rosa, e comunque bisogna tenere presente che gli sceneggiatori scelsero di cambiare sesso al Cavaliere dello Scorpione, e non a quello - notoriamente più androgino - dei Pesci...

Quindi cosa è passato per la testa di Eugene Son (foto sotto) e perchè Netflix gli ha dato carta bianca, anche se negli ultimi anni si è dimostrata estremamente aperta in fatto di animazione e tematiche LGBT? Credo che una risposta potrebbe arrivare dando un'occhiata proprio al curriculum di Eugene Son (che trovate CLICCANDO QUI)... E si possono ottenere altri dettagli sul suo percorso formativo CLICCANDO QUI, dove è riportata un'intervista rilasciata in occasione di una lezione tenuta alla New York Film Academy...

Per farla molto breve: si è diplomato in scrittura all'Università di San Diego, e si è fatto notare partecipando ad un concorso lanciato da un piccolo studio di animazione, con il soggetto per un cortometraggio incentrato su di un bambino che diventava super intelligente grazie a una sorgente magica... Dopodichè il suo agente (perchè, a quanto pare, negli USA tutti hanno un agente, anche quando sono alle prime armi) gli ha trovato un impiego come sceneggiatorie freelance per la serie animata delle Tartarughe Ninja del 2004, e da quel momento in poi non si è più fermato. All'attivo ha una grande quantità di episodi per numerose serie indirizzate ad un pubblico di ragazzini: A.T.O.M.: Alpha Teens on Machines, Ben 10, Storm Hawks, Ben 10: Alien Force, Zevo-3 e molti altri... Anche se col tempo il suo nome si è legato sempre più spesso alle più recenti serie animate della MARVEL, quelle successive all'acquisizione da parte della Disney. Quelle serie che, per inciso, hanno sempre avuto una certa tendenza a privilegiare il dinamismo, e la tipica leggerezza delle produzioni per bambini/preadolescenti maschi, alle trame con più livelli di lettura.

Le sue uniche esperienze in fatto di animazione giapponese, per ora, sono state la RISCRITTURA per il mercato americano di alcuni episodi delle serie  Battle B-Daman e Duel Masters (e del suo remake statunitense Kaijudo).
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Quindi, se per coordinare il nuovo progetto dei Cavalieri dello Zodiaco è stato scelto lui direi che Netflix - fin dall'inizio - aveva intenzione di puntare ad un target composto dal pubblico a cui Eugene Son si rivolge di solito, e cioè i tipici bambini/preadolescenti maschi americani iperattivi e un po' spacconi... Quelli che, molto semplicemente, non sono pronti (o non sono ritenuti pronti), per confrontarsi con le tematiche LGBT, e che vedendo un personaggio come Shun di Andromeda nella versione classica avrebbero potuto snobbare la serie animata... O peggio.

Anche perchè, altro piccolo dettaglio da non sottovalutare, bisogna ricordare che allo stato attuale è vero che l'animazione seriale americana ha iniziato a parlare più liberamente di omosessualità, ma lo ha fatto in produzioni che si rivolgevano alle bambine, alle ragazzine, agli adulti, al pubblico omosessuale/queer e ad un pubblico "misto"... Quello che apprezza le produzioni con più livelli di lettura, per intenderci, nelle serie umoristiche come in quelle avventurose/fantastiche.

Al momento, però, gli sconfinamenti LGBT nelle produzioni animate statunitensi che si rivolgono prevalentemente ai bambini/ragazzini maschi sono stati pari a ZERO. Quindi, se è vero che questo remake dei Cavalieri dello Zodiaco punta al suddetto target, non dovrebbe stupire nessuno la decisione di sostituire un guerriero bishonen, che indossa un'armatura rosa ispirata alla costellazione di una principessa incatenata, con un personaggio di sesso femminile...

Dopotutto è la stessa logica che aveva motivato una simile scelta da parte dei produttori del pilot di STAR STORM: una produzione dal vivo - sempre  ispirata ai Cavalieri dello Zodiaco - progettata negli USA all'inizio degli anni 2000... In cui il Cavaliere di Andromeda, ovviamente, era una lei.

Anche se paradossalmente, in quel caso, i risvolti omoerotici sarebbero stati comunque presenti (involontariamente) sotto altre forme...



In ogni caso, tornando a parlare del caso  che tiene banco in questi giorni (arrivando persino alla stampa nazionale), direi che - probabilmente - il problema nasce tutto da un errore di valutazione (e di target) che c'è stato a monte, perchè altrimenti Netflix, molto semplicemente, non avrebbe dato in mano il progetto ad una persona con il curriculum di Eugene Son.

Dopotutto per portare avanti il reboot di She-Ra è stata chiamata Noelle Stevenson, già sceneggiatrice di culto nell'ambito dei fumetti dai risvolti LGBT, mentre per Voltron era stato scelto Joaquim Dos Santos (foto sotto), che all'attivo ha le serie animate di Avatar e Korra... E che peraltro si è sentito in dovere di scusarsi col pubblico per la brutta piega che ha fatto prendere alla storia d'amore omosessuale di Shiro nella settima stagione...

Per Devilman Crybaby Netflix si è rivolta ad autori giapponesi di culto, mentre per Super Drags si parla di tre ideatori assolutamente "di parte", e cioè Anderson Mahanski, Fernando Mendonça e Paulo Lescaut (che vedete nella foto sotto, e che sul suo profilo facebook ha già preso abbondantemente per i fondelli l'idea di far cambiare sesso al Cavaliere di Andromeda).

Quindi  il succo di tutto il discorso è che, probabilmente, in questo caso l'idea di Netflix era quella di realizzare un remake dei Cavalieri dello Zodiaco che mirasse ad un target diverso da quello degli appassionati storici (che comunque hanno già a disposizione una produzione continua di anime e manga)... Proponendone una versione riveduta e corretta per un tipo di pubblico che - soprattutto negli USA - non è abituato a rapportarsi con personaggi di un certo tipo, men che meno in ruoli centrali. In particolare se poi "rischiano" di essere al centro di situazioni sessualmente ambigue...


Cavalieri dello Zodiaco a prova di bimbo? Epurati da ogni allusione e sottotesto, anche solo vagamente ambiguo, per evitare di far storcere il naso ai bambini/ragazzini che si sono abituati a produzioni "per maschietti" estremamente standarizzate? Probabile. Anche perchè questo spiegherebbe l'utilizzo di una serie tutta in CGI, che è molto più in sintonia con i giovanissimi rispetto all'animazione tradizionale (purtroppo).

Inutile dire che, personalmente, sono abbastanza convinto che Netflix abbia preso una cantonata e si sia giocata una bella occasione.

Anche se forse, molto semplicemente, non se l'è sentita di sdoganare per la prima volta certi temi in una produzione per bambini maschi... E a questo punto la domanda sorge spontanea: perchè non ci sono gli stessi problemi con le produzioni animate che si rivolgono alle bambine? Magari analizzerò meglio l'argomento in un altro post.

Alla prossima.

mercoledì 12 dicembre 2018

DA UN TRAPPER ALL'ALTRO...

Ciao a tutti, come va?

Nei giorni scorsi, perlomeno in Italia, l'attenzione si è concentrata molto su quello che è avvenuto in una discoteca di Madonna del Piano, dalle Parti di Ancona, dove il concerto del trapper Gionata Boschetti, in arte Sfera Ebbasta, si è trasformato in una tragedia con diversi morti e feriti. Pare che qualcuno abbia scatenato il panico innescando un fuggi fuggi generale - ancora prima che arrivasse il cantante - in una struttura totalmente inadeguata a gestire una situazione del genere (anche perchè in origine era un deposito di macchinari agricoli), soprattutto considerando che le persone presenti erano molte di più rispetto a quelle consentite. Al momento le indagini sono in corso, e si aggiungono sempre nuovi dettagli che fanno emergere un quadro generale abbastanza inquietante.

Perchè parlo di questo triste fatto di cronaca proprio su questo blog? Perchè, da un giorno all'altro, ha fatto risvegliare l'Italia - almeno momentaneamente - dal suo torpore... Facendole scoprire l'acqua calda, e cioè che il genere trap - con i suoi simboli, i suoi temi e i suoi artisti - è diventato un riferimento molto importante per le nuove generazioni, ma anche per le generazioni nuovissime... Dato che al concerto di cui sopra c'erano tantissimi minorenni e una delle vittime è stata proprio la madre di una ragazzina (bambina?) di undici anni, che aveva accompagnato la figlia in quella discoteca per assistere al concerto dalla mezzanotte in poi. E, al netto della tragedia in quanto tale (che sicuramente è grave e drammatica), questo episodio offre tantissimi spunti di riflessione interessanti anche per un blog come questo.

A partire dal fatto che per i ragazzini di oggi la parola "trapper" indica un cantante hip hop specializzato in un genere musicale che fa ampio uso di ritocchi elettronici e utilizza testi cupi e disincantati, che cercano di descrivere il disagio e l'angoscia delle nuove generazioni, e in particolare di chi è cresciuto in situazioni difficili (tant'è che la musica trap prende il nome dalle "trap house", gli edifici abbandonati in cui gli spacciatori di Atlanta creavano le loro basi operative, e infatti "trapper" - nello slang locale - significa proprio spacciatore)... Mentre per chi gestisce il mondo del fumetto popolare italiano - e parliamo di tutt'altra generazione - la parola "trapper" indica ancora i cacciatori di pellicce del vecchio west, con il loro iconico cappello di castoro e tutto il resto... Personaggi come Il Grande Blek, che in questo periodo viene riproposto come allegato alla Gazzetta dello Sport... E che, probabilmente, viene seguito SOPRATTUTTO da chi lo seguiva da piccolo e non aveva mai avuto il piacere di leggerlo a colori...
Pare che questa collana di ristampe si sia assestata intorno alle 20.000 copie vendute, e probabilmente questo viene considerato un buon riscontro, visto che pare ormai certo che il processo di spremitura degli ex bambini che leggevano i fumetti di Blek Macigno proseguirà con la ristampa di altri eroi di quel periodo... A partire da un altro famoso trapper a fumetti, e cioè il Comandante Mark (ma pare che sia in cantiere anche una ristampa del giovane ranger Capitan Miki)...

Ecco... Già solo dal significato completamente diverso che può avere la parola "trapper", passando da una generazione all'altra, direi che si può intuire quale ABISSO separa la generazione che gestisce e determina il fumetto popolare italiano di oggi dalle nuove generazioni... Quel pubblico che, per inciso, il fumetto italiano ha tentato di riagguantare - anche recentemente - con tutta una serie di iniziative che evidentemente, con queste premesse, NON potevano venire davvero incontro ai gusti dei ragazzini di oggi. Ed è interessante notare che, ad esempio, per le ristampe del Grande Blek 20.000 copie vendute siano considerate un traguardo interessante, mentre le canzoni di Sfera Ebbasta possono arrivare - solo su YouTube - a 60 milioni di visualizzazioni ciascuna... Nel giro di un solo anno...

Si tratta di un confronto improprio? Considerando che si parla comunque di entertainment, e che ormai i media sono sempre più interconnessi e sempre più predisposti ad essere fruiti tramite gli stessi supporti (uno per tutti gli smartphone) direi di no... E comunque, una volta, quando c'erano dei generi musicali di successo fra i giovani, il fumetto italiano provava comunque a cavalcare l'onda... Dal Corrierire dei Piccoli ai tascabili erotici... Sia con fumetti che parlavano direttamente di musica, sia con  quelli che utilizzavano personaggi palesemente ispirati ai cantanti famosi...


Tutte strategie che, guardacaso, venivano utilizzate quando i fumetti vendevano bene, ma che adesso nessuno tenta più... Anche perchè, evidentemente, per parlare di argomenti "giovani" bisognerebbe essere giovani, o comunque sarebbe necessario impegnarsi per sintonizzarsi su quello che ai giovani interessa sul serio. E per una questione anagrafica, nonchè per una crescente propensione all'autoreferenzialità, chi produce fumetti italiani oggi - probabilmente - non si sognerebbe mai di creare un personaggio che in qualche potrebbe richiamare la scena della musica trap.

Anche perchè un fumetto del genere sarebbe inadeguato per chi ha meno di dieci anni, e indisponente per chi ne ha più di trenta...

Intendiamoci: il genere può piacere o non piacere, si può condividere o non condividere il mondo che c'è dietro la scena della musica trap, si può pensare che un ventiseienne dell'interland milanese che fa il verso ai trapper afroamericani di Atlanta sia imbarazzante oppure no, ma è evidente che se una discoteca di Madonna del Piano si riempie di  ragazzini e ragazzine - anche under 14 - per vedere un suo concerto che nemmeno si sa quando dovrebbe iniziare (visto che a mezzanotte Sfera Ebbasta si stava ancora esibendo a Rimini), vuol dire che il mondo dei giovanissimi è profondamente cambiato... E che, forse, considerarli alla stregua dei loro coetanei di venti, trenta o quaranta anni fa è semplicemente ridicolo.

E infatti, se ci si ostina a farlo, i risultati si vedono.

Proprio questa settimana è stata annunciata la chiusura del Messaggero dei Ragazzi, lo "storico" mensile cattolico per giovani e giovanissimi che era veniva pubblicato (e distribuito su abbonamento) ininterrottamente da 96 anni. Nel comunicato stampa che ne annunciava la chiusura, la Messaggero Sant’Antonio Editrice ha anche dichiarato che il passivo degli ultimi cinque anni ammontava a qualcosa come dieci milioni di euro...

In un'Italia in cui gli undicenni vanno matti per Sfera Ebbasta c'era ancora spazio per un mensile per ragazzi gestito dai frati francescani? Evidentemente no...

Ad ogni modo se la trap music va tanto di moda fra i giovani e i giovanissimi italiani, con tutti i suoi messaggi di disagio e disillusione, è evidente che c'è un ampio pubblico che percepisce queste sensazioni, anche in età molto giovane, e che sente il bisogno di esorcizzarle attraverso la musica...

E, forse, si tratta anche di un pubblico che pensa che i cantanti che raccontano certi disagi li abbiano vissuti sulla loro pelle, e che siano dei vincenti poichè li hanno superati, o perlomeno hanno imparato a conviverci. In poche parole personaggi come Sfera Ebbasta piacciono anche perchè, al di là delle loro produzioni, sono considerati dei modelli vincenti. Perchè si sono realizzati come individui, nonostante le avversità. Inoltre piacciono perchè, fondamentalmente, non sono ipocriti e raccontano senza filtri un mondo di brutture e volgarità di cui sono parte integrante, e con cui sono riusciti comunque a scendere a patti in qualche modo, magari facendo girare le cose a loro vantaggio. Un'interessante analisi del fenomeno la trovate  CLICCANDO QUI.

E comunque i cantanti trap, di fatto, non cantano nel senso classico del termine, ma si esibiscono in narrazioni ritmate. Quindi le dinamiche che innescano nel pubblico sono molto simili a quelle che si creano fruendo di altre forme di narrazione.

Perciò, al netto del fatto che non sapremo mai se i brani dei trapper italiani raccontano realmente le esperienze di chi li canta oppure no, penso che sia abbastanza evidente che - in un certo senso - i trapper cantanti hanno molte cose in comune con i trapper dei fumetti italiani. Molte di più di quanto non appaia a prima vista, se non altro dal punto di vista del loro rapporto con le rispettive generazioni di riferimento. Nel senso che, molto semplicemente, riescono a rappresentarle e a canalizzarle.

Anche perchè, ed è brutto dirlo, i giovanissimi di oggi sono cresciuti in un contesto in cui - perlomeno ufficialmente - in Italia l'intrattenimento di massa non offre niente che sia pensato nello specifico per chi ha fra i 10 e i 18 anni. O meglio: non offre nulla che non sia anche a prova di bambino e che non abbia un occhio di riguardo per il mondo adulto.

Basti pensare all'epurazione dalla televisione italiana delle serie animate giapponesi. E d'altra parte, restando in ambito musicale, se le sigle dei cartoni animati erano diventate un fenomeno di costume, è stato proprio perchè si trattava di brani che raccontavano - ed evocavano - storie di personaggi che riflettevano i desideri, le paure e le speranze della generazione che stava crescendo con loro. E infatti se una volta gli undicenni cantavano le canzoni dei cartoni animati giapponesi non era tanto perchè amavano Cristina D'Avena, o chi per lei, ma perchè amavano i personaggi di cui raccontava le storie con i sui brani...

Con la maggior parte dell'animazione televisiva proposta nell'ultimo decennio è stato possibile creare una simile sinergia? Evidentemente no. E azzarderei l'ipotesi che se un certo tipo di animazione televisiva non fosse di fatto scomparsa (e se non si fosse persa nel mare magno di internet e delle offerte di Netflix, giusto per fare un esempio) e avesse continuato a lanciare sigle di un certo livello, magari abbinate a prodotti in grado di rispecchiare davvero le ultime generazioni, adesso gli undicenni le avrebbero "adottate" nella stessa misura in cui hanno adottato la musica trap.

Però le cose non sono andate così, ovviamente.

Tra l'altro, analizzando la situazione in un senso più ampio, credo che sia interessante notare che se da un lato l'editoria a fumetti italiana si è ormai scollegata dal mondo giovanile, dall'altra avrebbe ancora un grande potenziale da sfruttare nella misura in cui prendesse spunto dalle mode giovanili e riuscisse a compensare le loro lacune.

Analizzando la musica trap, ad esempio, si scopre che offre comunque una serie di punti di vista abbastanza limitati. Basti pensare alla reiterazione di un certo machismo di fondo, all'ossessione per un individualismo un po' esasperato, alla trasgressione e al disincanto totale intesi come metodi per fare proseliti sui social. Eppure i giovani, oggi, non sono solo quello. I giovani sono anche quelli che, ad esempio, si confrontano con un mondo dove l'universo LGBT fa sempre più parte della loro quotidianità (e, per inciso, i cantanti hip hop e i rapper gay dichiarati sono in aumento), così come il confronto fra tante culture ed etnie diverse. E sono quelli che hanno accesso a una serie di stimoli e di risorse che i loro predecessori non potevano neppure immaginare.

Se alcuni editori di fumetti italiani si rendessero conto di tutto questo, forse, si accorgerebbero che la risposta a molte delle loro domande sul pubblico dei giovanissimi, e la probabile soluzione per buona parte dei loro problemi, gli verrrebbe servita praticamente su un piatto d'argento.

Il problema è che, a quanto pare, sono troppo impegnati a confrontarsi sui bei tempi andati - senza peraltro aggiornarsi sul significato della parola "trapper" - per sedersi a tavola.

Alla prossima.

mercoledì 5 dicembre 2018

TEMPI MODERNI...

Ciao a tutti, come va?

Devo ammettere che, dopo oltre dieci anni di post che provano ad analizzare (anche) la situazione del fumetto italiano, continuo a stupirmi di come degli spazi molto più autorevoli di quello che amministro io (e di certo molto più seguiti) continuino a parlare della situazione senza approfondire troppo le questioni più scottanti e delicate. Certo, posso capire che - a differenza di me -  debbano rispondere a tutta una serie di interessi incrociati e vogliano conservare i migliori rapporti possibili con tutti coloro di cui vanno a parlare (anche in vista di possibili sbocchi professionali futuri e/o di qualche scoop in esclusiva), però il modo con cui riescono a glissare su una serie di questioni importanti non finirà mai di stupirmi...

Ultimo, ma non ultimo, il recentissimo annuncio (a sorpresa) dell'imminente messa in produzione di un film su Diabolik... Che dovrebbe essere pronro nel giro di un anno dopo che, dal 2012 all'altro ieri, i siti di cui sopra avevano periodicamente ricordato che SKY era in procinto di produrre una serie televisiva con lo stesso personaggio, a livello delle altre grandi produzioni seriali internazionali (e infatti il famoso trailer promozionale, che venne diffuso a suo tempo, prometteva scintille). Sul perchè, e sul percome, il progetto di SKY avesse iniziato a naufragare avevo esposto una teoria in passato (CLICCATE QUI)...

Una teoria che fondamentalmente si può riassumere nell'ipotesi che, analizzando meglio il personaggio, il suo potenziale e il suo attuale pubblico di riferimento, a SKY si siano accorti che il gioco non valeva la candela... E probabilmente hanno preso tempo finchè l'opzione sui diritti del personaggio non è venuta meno, così a quel punto hanno dato modo di farsi avanti a RAI CINEMA e ai Manetti Bros (i registi Marco e Antonio Manetti)... Che in questi giorni hanno dichiarato di essere al lavoro su questo progetto da due anni (e le ultime dichiarazioni, sempre meno convinte,  di SKY risalgono al settembre 2016... Che strana coincidenza, vero?).

Ora: i Manetti Bros sono noti per la loro vicinanza al cinema "di genere" italiano degli anni Settanta, e in particolare al cosiddetto poliziottesco, che sicuramente è un genere cult, ma che solo parzialmente si può sovrapporre a Diabolik... Soprattutto nel caso si volesse dare a Diabolik un taglio moderno per rilanciarlo sul serio presso il grande pubblico. Inoltre, a ben guardare, l'unica altra esperienza dei Manetti Bros con il fumetto, e cioè il film che nel 2000 venne dedicato a Zora la Vampira, fu un notevole flop... Nonostante il personaggio fosse un vero e proprio cult dei tascabili erotici degli anni Settanta/Ottanta... E infatti il film, che attualizzava la storia in chiave grottesco/demenziale/parodistica, non aveva praticamente niente a che spartire con il fumetto originale...

Potrebbe esserci un rischio di questo tipo anche nel caso di Diabolik? Non lo escluderei... Di sicuro, anche solo per una questione di budget, si tratterà di una produzione lontana anni luce dai cinecomics che sbancano regolarmente il botteghino. E questo non è necessariamente un bene, perchè un personaggio come Diabolik, per essere reso "presentabile" al grande pubblico di oggi, necessiterebbe ANCHE di una discreta quantità di effetti speciali e di un casting mica da ridere... Con tanto di controfigure acrobatiche e tutto il testo... E anche ammesso che i Manetti Bros abbiano recuperato a un prezzo stracciato le scenografie che SKY aveva iniziato a preparare per la serie TV di Diabolik, non è detto che siano in grado di utilizzarle al meglio...

In un'intervista del 2017 (CLICCATE QUI) Mario Gomboli, attuale direttore della casa editrice del personaggio, diceva che:

 "Sono andato a vedere il plastico di Dante Ferretti a Cinecittà nel capannone dove hanno girato Gang of New York e sono enormi: la main street di Clerville è lunga 250 metri; il porto è una piscina di 170 metri per 80, una cosa faraonica."

Quindi, considerando che sarebbe stato uno spreco di tempo e denaro rottamare il suddetto plastico (assieme a chissà cos'altro), è abbastanza probabile che ai Manetti Bros sia stato passato il pacchetto completo da SKY (per rientrare almeno in parte dell'investimento iniziale)... Ad ogni modo nella stessa intervista Mario Gomboli raccontava di come i diritti cinematografici e quelli televisivi di Diabolik non possono essere ceduti a due soggetti diversi, quindi direi che è abbastanza sicuro che, a questo punto, la serie TV di Diabolik non si farà più...

E questo è il motivo per cui parlo di tutta questa storia su questo blog: se con la serie di SKY ci sarebbe stata, forse, qualche reale possibilità di attualizzare il personaggio e il contesto di Diabolik in un'ottica più gay friendly dal taglio internazionale, direi che con il film dei Manetti Bros questa speranza sarà definitivamente disillusa. Non foss'altro per il loro tradizionale stile citazionista e parodistico (il film di Diabolik farà il verso a quello di Mario Bava degli anni Sessanta???) e per il fatto che in questo nuovo film c'è lo zampino di 01 Distribution, che di fatto è RAI CINEMA... E, a proposito di pellicole di ispirazione fumettistica, voi tutti vi ricordate del bel lavoro che aveva fatto RAI CINEMA coproducendo Il Ragazzo Invisibile, vero? In caso contrario CLICCATE QUI.

E comunque, siccome perseverare è diabolico, a febbraio 2019 ci sarà anche un nuovo supereroe "per bambini" all'italiana coprodotto da RAI CINEMA, e cioè Copperman (una specie di Iron Man de noaltri, che si muove sui rollerblade ed è interpretato da Luca Argentero)... Di cui sicuramente tornerò a parlare...

Forse pecco di pessimismo, ma qualcosa mi dice che dal film di Diabolik non potremo aspettarci molto di più...

E così il fumetto italiano avrà perso un'altra occasione per rinnovarsi e rilanciarsi presso un nuovo pubblico.

Cosa, questa, che purtroppo accade sempre più spesso... Anche se non è sempre necessario che ci sia di mezzo qualche produzione cinetelevisiva realizzata in maniera approssimativa.

La cosa interessante è che, finalmente, anche chi di dovere inizia a subodorare che qualcosa non va più per il verso giusto. Meno di una settimana fa, ad esempio, aveva fatto discutere un post comparso sul profilo facebook di Moreno Burattini, attuale curatore di Zagor... E cioè quello che vedete qui sotto.

In realtà penso che sia evidente come al netto di quello che pensa Moreno Burattini, il successo di un fumetto dipenda ANCHE da quanto è fantastico... E, magari, dal fatto che c'è un problema di incompatibilità fra l'idea di "fantastico" di chi è nato dal 2000 in poi e quella di "fantastico" che può avere uno sceneggiatore di 56 anni che è "cresciuto" assieme alla generazione di lettori, in buona parte suoi coetanei, a cui si rivolge... Una generazione che, per forza di cose si assottiglierà sempre di più, anno dopo anno...

D'altra parte "la gente" andrebbe coinvolta quando è ancora giovane, proprio per evitare situazioni come quella in atto e garantire un minimo di ricambio generazionale. Quel ricambio che, guardacaso, ha iniziato a rallentare man mano che rallentava il ricambio generazionale nelle redazioni...

Tutto ciò premesso è pur vero che esiste un problema di visibilità del media fumetto. Dovuto anche al progressivo abbandono delle edicole. Però devo ammettere che ogni volta che leggo sfoghi come questo non posso fare a meno di chiedermi come sia possibile che, mancanza di autocritica a parte, sia ancora così difficile prendere atto del fatto che - nonostante le apparenze - il mondo sia in perenne cambiamento, e che chi non si adegua prima o poi tenderà ad estinguersi.

Si chiama selezione naturale.

Se le edicole chiudono, perchè "la gente" preferisce leggere le notizie e il gossip sullo smartphone, e non le considerà più un posto dove andare a curiosare fra i fumetti (anche perchè pensa che non ci siano poi così tanti fumetti fra cui vale la pena di andare a curiosare), non basta più avere un sito online e un profilo facebook per farsi conoscere... Men che meno dalla generazione dei millenials e dei post millenials (la Z generations). Una volta era il lettore potenziale che andava a cercare in edicola qualcosa per passare il tempo, ma negli ultimi anni il paradigma è cambiato completamente.

E bisogna farsene una ragione.

Il punto nodale è che chi gestisce il fumetto in Italia sta conservando la sua posizione da diversi decenni, e dall'interno della sua bolla non ha la percezione del cambiamento in atto e probabilmente inizia a non essere più in grado di valutare la situazione in maniera obbiettiva... Anche perchè, probabilmente, non ha i mezzi per farlo.

Faccio un esempio pratico. C'è un mio amico che è appena stato assunto da una Creative Media Agency, specializzata nel fare da tramite fra le aziende e il pubblico dei millenials e dei post millenials. Il mio amico è stato assunto in qualità di Junior Content Coordinator: in parole povere deve occuparsi di comunicazione (principalmente tramite i social network), rivolgendosi nello specifico alle nuove generazioni. Infatti il candidato per la sua posizione doveva avere competenze anche per quel che riguarda il cinema, le serie TV e le cose che fanno REALMENTE tendenza fra i giovani in generale. La sua tesina di Laurea in Lingue (prima di fare un master in "Marketing, Communication and Digital Strategy), consegnata quest'anno, si intitolava MAHŌ SHŌJO: ORIGINI, EVOLUZIONE E RIVOLUZIONE DI UN ARCHETIPO. In parole povere si è laureato con una tesina sulle maghette giapponesi di manga e anime...

L'età media di chi lavora nell'azienda che lo ha assunto è di 28 anni, ma anche se il mio amico rientrava in quella fascia d'età era convinto che per quel tipo di lavoro fosse ritenuto troppo vecchio, o perlomeno inadeguato, visto che comunque avrebbe dovuto rivolgersi ad un target che in buona parte è più giovane di lui. Alla fine è stato assunto comunque, ma considerando il contesto era una cosa tutt'altro che scontata.

Ovviamente io non posso sapere cosa accade nelle redazioni delle maggiori case editrici italiane di fumetti, ma anche solo considerando l'età media di chi ci lavora mi verrebbe da pensare che situazioni di questo tipo siano molto improbabili... Anche perchè sono contesti in cui anche chi è anagraficamente più giovane degli altri, spesso, viene preso in considerazione solo nella misura in cui si adegua agli standard della redazione.

E poichè gli standard delle suddette redazioni NON sono gli standard dei millenials e dei post millenials... Ecco... Diciamo che la situazione nel suo insieme assume una certa coerenza di fondo. Anche perchè qualcosa mi dice che termini come "Junior Content Coordinator" in certe redazioni non siano esattamente all'ordine del giorno. Anche se è una figura professionale che esiste ed è abbastanza ricercata (e, se non ci credete, provate a fare una ricerca su Google).

Probabilmente, quando si parla di case editrici di fumetti italiani, i piani editoriali e le strategie promozionali si discutono ancora in riunioni di redazione che si consumano fra professionisti che hanno superato la soglia dei trent'anni da moltissimo tempo, e che probabilmente non si sono mai nemmeno posti il problema di tenersi realmente aggiornati. Forse anche perchè davano per scontato che lo zoccolo duro dei lettori storici si sarebbe preoccupato di trasmettere la passione per questo o quel personaggio, o per il fumetto in generale, alle nuove generazioni...

Il che, magari, poteva anche accadere una volta... Quando non c'erano internet e gli smartphone, ad esempio... Però ora i tempi sono cambiati, e il ciclo si è  in buona parte interrotto.

Quindi direi che, a questo punto, sarebbe opportuno che tutti avessero un Junior Content Coordinator competente... Sempre che non vogliano perdere il contatto con le nuove generazioni, ovviamente.

D'altra parte, però, i miracoli non li fa nessuno... E se si producono fumetti che NON sono realmente in linea con i gusti del pubblico di oggi nessun Junior Content Coordinator sarà mai in grado di risollevare le vendite dei fumetti italiani. Questo, però, presuppone che chi di dovere abbia l'intuito e il coraggio necessario per dare spazio a idee e produzioni realmente innovative e che siano competitive non solo nell'ambito dei fumetti, ma in quello dell'entertainment in generale. E a livello internazionale.

Se, giusto per fare un esempio, le tematiche LGBT sono trattate con sempre maggiore disinvoltura in una crescente quantità di produzioni per giovani e giovanissimi, è evidente che un fumetto italiano che non fa altrettanto (o che magari tratterà lo stesso argomento con troppo pudore, o magari con diffidenza, con un approccio superato o peggio) farà più fatica ad entrare davvero in sintonia con le nuove generazioni...

Se, giusto per citare ancora Zagor, si pensa che per rilanciarlo basti proporre qualche crossover ogni tanto (magari con qualche altro personaggio Bonelli in disuso) o riscrivere le sue origini in una miniserie di prossima pubblicazione, senza attualizzarlo sul serio... E continuando ad evitare accuratamente di trattare determinati argomenti e situazioni sulle sue pagine, per non indisporre il pubblico più stagionato... Quante possibilità ci sono che possa prestarsi ad un reale ricambio generazionale?

Molto poche, probabilmente... E infatti anche per questo sarà molto interessante verificare come verrà portata avanti la partnership con la DC Comics (di cui ho parlato QUI)...

Ad ogni modo qualcosa mi dice che gli spunti di riflessione per questo blog, da qui a un po', potrebbero persino aumentare.

Alla prossima.